Buona giornata!

Nessuno è mai sconfitto fino a quando la sconfitta non viene accettata come realtà. (Napolèon Hill)

La Morra, iniziativa di solidarietà Serata a teatro per portare malati e disabili a Lourdes

«Sossì o r’è pròpi ën carvé» si diceva qualche anno fa quando le cose si ingarbugliavano e non c’era più freno all’ipocrisia e alla spudoratezza, quando qualcuno diceva e faceva cose che nessuno si sarebbe mai aspettato. Un «carnevale», di quelli non programmati, non segnati sul calendario, in cui dietro una maschera rispettabile si nascondeva ogni genere di bassezza. Di questo modo di fare e di essere, di come tanti oggi usino l’astuzia per farsi strada in un mondo che guarda sempre più all’apparenza e alla superficialità parla «Carvè», lo spettacolo scritto da Oscar Barile, con il giovane attore albese Paolo Tibaldi sul palco con l’aiuto della compagnia de Il nostro teatro di Sinio, per un divertente scambio di battute con l’autore del testo. La commedia va in scena domani alle 21 a La Morra, nel salone polifunzionale, per una serata all’insegna non solo della comicità e delle risate, ma anche della solidarietà. L’ingresso è infatti a offerta libera e tutti i fondi raccolti saranno destinati all’Unitalsi di Alba per aiutare persone ammalate, disabili e chiunque sia in difficoltà a partecipare al pellegrinaggio a Lourdes.

Volontario barelliere «Sono stato volontario barelliere Unitalsi per diverse stagioni estive – racconta Tibaldi

-. Da qualche anno, il periodo dei pellegrinaggi a Lourdes corrisponde a quello lavorativo e così non ho più potuto partecipare. Quando mi è stato chiesto se era possibile esibirmi per l’associazione ho accettato volentieri. Non è la prima volta che la compagnia di Sinio lo fa ed è bello che il teatro si faccia veicolo non solo di intrattenimento, ma anche di beneficenza. L’educazione al servizio di volontariato è da sempre molto sentita sul nostro territorio. A me l’ha insegnata mio nonno».

Nel testo in scena domani, il giovane Paolo fa riflettere su incongruenze e superficialità del quotidiano, con uno smaliziato Oscar che lo incalza e non gliene perdona neppure una, assumendo a poco a poco il ruolo della sua «cattiva coscienza». «Uno spettacolo – dice Tibaldi che vorrebbe essere un inno alla tradizione e una dedica ai luoghi del cuore, ovunque siano. Ma anche alle persone, che possono talvolta diventare a loro volta luoghi del cuore».

 

Torino, 19 agosto 2017

 Carissimi,

Paolo Tibaldi ci ha invitato al prossimo spettacolo con Oscar Barile:  “Domenica 20 Agosto a La Morra, sempre alle 21.00… si torna in scena con “Carvé”, una commedia piemontese scritta da Oscar Barile; un testo che è un gioiellino.

Una dedica ai luoghi del cuore, qualunque essi siano, e alle persone che a loro volta possono diventare i nostri luoghi del cuore”. (Paolo Tibaldi)

E’ un mezzo alternativo di rendere il mondo più “piacevole a vivere”: una riflessione popolare sulle nostre piazze.

Dopo ho messo un articolo tratto da “Bollettino Salesiano” su la comunicazione digitale. Non dico altro. Tutta la mia vita lavorativa è stata in “crisi”. Ho sempre avuto molti rapporti sociali che ora stanno “sparendo”, lo stesso lavoro è molto più individualista. Se ora ci sono degli spiragli ottimisti è grazie alla mia generazione, nata negli anni cinquanta/primi anni sessanta. Chi è in pensione o oltre i settant’anni non ha più voglia e tempo di mettersi in gioco e poi subentrano i malanni della vecchiaia ma questi possono capitare a qualsiasi età. Solo dieci anni fa il commentare questo articolo con altre persone era più facile che attualmente. Comunque la tecnologia mi ha aiutato e continua ad aiutarmi moltissimo ma bisogna continuare ad essere attivi e lavorare con persone come Oscar e giovani come Paolo, per citare chi ho menzionato in questa lettera.

Pino Pellegrino, l’autore dell’articolo, è un anziano di circa 80 anni, che parla anche su Radio Maria ed era professore di don Fredo Olivero, come vedete tutto è relativo, non dare mai per scontato, quello che è nero può diventare rosso o viceversa, l’importante è vivere con “amore” come dice Papa Francesco.

Bollettino Salesiano – settembre 2017 di Pino Pellegrino

 La comunicazione digitale (la comunicazione tramite i cellulari, i tablet, gli smartphone etc.) è ormai un dato di fatto planetario. Dobbiamo fermarci un attimo e riflettere- Non ci è lecito stare alla finestra e guardare il nuovo che avanza. E’ un dovere interpretarlo.

La comunicazione digitale farà comparire le emozioni? Saremo ancora capaci di arrossire? Avremo sempre più anaffettivi? L’umano è in via di estinzione?

Insomma la posta in gioco è altissima. Ecco il perché del nostro intervento che vuole sostenere l’ambivalenza dei mezzi della comunicazione digitale. Si: i vari momenti ai quali abbiamo accennato possono ferire pesantemente l’uomo-umano o possono spingerlo ad una più rapida fioritura.

In breve: la comunicazione digitale ha una doppia faccia: una tenebrosa ed una luminosa.

Incominciamo con questa:

La faccia luminosa

La comunicazione digitale permette d’essere connessi con il mondo intero in mondo reale.

 

La comunicazione digitale offre conoscenze pressochè infinite.

 

La comunicazione digitale rende più facile la vita.

 

La comunicazione digitale permette di intrecciare legami con un numero illimitato di persone, può stimolare il dialogo.

 

Sono alcuni vantaggi (appena, appena accennati) di cui dobbiamo essere grati ai vari strumenti digitali. Quindi sarebbe da miopi guardare con occhio ostile il mondo del Web.

E’ piacevole ammetterlo: la comunicazione digitale ha la sua bella faccia luminosa!

 

Ma – va aggiunto subito – anche quella tenebrosa.

 

La faccia tenebrosa

 Un primo pericolo è quello dell’indebolimento del rapporto sociale.

I  cellulari, i tablet…connettono, ma non mettono in relazione! Nel mondo digitale siamo “solitari interconnessi”, come sostiene il più famoso sociologo Zygmund Bauman.

Il mondo digitale, poi, può portare all’appiattimento della riflessione.

 L’enorme quantità che il mondo del Web offre non può ingolfare i cervelli! Nessuno può negare che oggi gli stimoli mentali siano esageratamente superiori a quanti possano essere assimilati. Di qui la pericolosissima superficialità che troppe volte si sposa con l’arroganza.

A proposito di ciò che siamo dicendo è significativo il titolo di uno degli ultimi lavori del sociologo Franco Ferrarrotti: “Un popolo di frenetici informatissimi idioti”.

 I media digitali indeboliscono la volontà.

 E’ vero che facilitano la vita, ma la rendono meno vivace. Per fare una ricerca basta cliccare su Google. Per contattare un amico che si trova dall’altra parte del mondo c’è Skype. Per organizzare una serata, è sufficiente inviare un centinaio di messaggi con wattzap. Tutto comodo, tutto facile, la volontà può anche continuare a dormire. Basta avere le dita che funzionino!

Il furto è gravissimo, se continua ad essere vero che solo la volontà firma i successi!

Altro pericolo del digitale: può favorire il sorpasso del virtuale sul reale:

I dati parlano chiaro: il numero dei bambini che sanno navigare in Internet è di gran lunga superiore di quelli che sanno allacciarsi le scarpe.

Finalmente la comunicazione digitale porta alla perdita della scrittura a mano libera.

 Il danno può sembrare marginale. No, non lo è affatto. Tutti i competenti sono convinti che la perdita dell’uso della scrittura a mano libera abbia anche effetti psicologici perché questa aiuta ad elaborare più in profondità i concetti e a ricordarli con maggior sicurezza; in una parola, la scrittura a mano libera aiuta il cervello.

Abbiamo materiale più che sufficiente per aprire il dibattito e far sentire la nostra opinione sulla tanto chiacchierata comunicazione digitale.

 

 

 

 

 

 

 

 

alla scuola popolare La Ghiaia

Di una cosa sono convinto: un libro deve essere un’ascia per il mare ghiacciato che è dentro di noi. (Franz Kafka)

 

Torino, 17 agosto 2017

 

Carissimi,

 

sono tornato alla Ghiaia e fotografato i cartelli/ricerche che han fatto le ragazze che li hanno dedicato anche a me per averle aiutate nell’abbonarle a “La Stampa”

 

E poi un bel pensiero di don Fredo Olivero dopo la messa di San Rocco.

Da parte mia sono a posto, un piccolo mdi salute che per me sono da solo è grande, allora domani vado a Torino. Mia mamma 40 anni fa diceva a mia sorella: “Siamo più soli a Prachiors che Torino”. I tempi cambiano, la tecnologia ci fa sentire meno soli, siamo tutti sulla stessa barca ma io che ho sempre vissuto a Torino, quando apro la finestra ho il mondo davanti.

 

CARE TUTTE E TUTTI

 

anche quest’anno abbiamo ricordato in molti la festa del giovane Rocco defunto  a 32 anni

Vorrei ricuperare il suggerimento di non farci gli auguri ma DI ESSERE NOI AUGURIO concreto per chi  ci incontra

Il messaggio di oggi potremmo riassumerlo così:

 

La felicità, per Gesù, non consiste in quel che si riceve, ma in quel che si è capaci di donare: “Si è più beati nel dare che nel ricevere” (At 20,35). Se la felicità dipende da quel che si riceve, si rischia di consumare l’esistenza sempre amareggiati, perché gli altri non hanno saputo rispondere ai bisogni, ai desideri per i quali si è atteso invano una risposta. Ma se la felicità consiste invece in quel che si dona, questa può essere possibile, immediata e piena; anzi, più si dà e più si è felici, perché il Padre non si lascia vincere in generosità, e regala vita a chi dona amore (“Con la misura con la quale misurate sarà misurato a voi; anzi, vi sarà dato di più”, Mc 4,24; Lc 12,31).

Siate Augurio per tutti!

Fredo Olivero

Biblioteca del Tempo in vendita

Biblioteca del Tempo

Prachiors (dal greco “Prato Chiuso”)

 

OPEN HOUSE  (casa aperta)

al Ciabot di Mamma Rita

 

Per l’uomo, l’avvenire è più importante dei passato e del presente.

La storia è destinata a ripetersi. Nel passato si vedono problemi simili: simili, mai uguali, ai nostri. Il passato è un buon maestro per aiutarci nel nostro presente ed illuminare il nostro futuro.

 

TANTE FOTO, TANTE STORIE

 

OGNI FOTO HA QUALCOSA DA RACCONTARE

 

“Cortometraggi statici”. Foto che parlano da sole, presentano la vita delle persone nella loro quotidianità,

 

…una piccola biblioteca cartacea e “multimediale” dove si possono organizzare dei momenti d’incontro, visionare l’archivio fotografico permanente. Un piccolo Ciabot contadino vissuto nella memoria, con una biblioteca contenente, circa 1000 volumi e un archivio digitale di circa centomila immagini: dei “cortometraggi statici” dove le foto parlano da sole. Un museo fotografico analogico e digitale.

 

..in un’area verde di vigneti e delle colline del Roero (tra il Monferrato e le Langhe nella  terra del vino genuino, di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio) sorge in un’area ricca di richiami storici un “Ciabot” in cui ognuno può trascorrere una serata in allegria, dei momenti di riflessioni, di silenzio, alcuni giorni di pace e serenità,  un incontro di solidarietà tra amici come una riunione, una grigliata, una mostra fotografica;  creare delle occasioni di incontro e di dialogo, un piccolo centro studi; una casa a disposizione per gestire, proporre e realizzare attività a carattere naturalistico e di solidarietà,  un punto di riferimento sociale.  Un Centro di ritrovo per delle escursioni sui sentieri del Roero che attraversano le caratteristiche Rocche, un luogo che potrebbe aiutare ad aumentare l’attenzione verso il territorio a delle iniziative attorno, nei confronti delle azioni positive che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Una casa a gestione solidale che si “potrebbe vivere” insieme avendo reciproci diritti e doveri nel senso civile ed usuale del termine ma “soprattutto” dal punto di vista etico, avendo in comune delle disponibilità. Vivere dell’essenziale attraverso il  baratto come ad un tempo che fu, con a disposizione la tecnologia di oggi. Molti stanno vivendo con il baratto, con lo scambio, grazie ad internet con i suoi numerosi siti. Ed i vecchi lavoratori? Come i taxisti, e gli autotrasportatori. Ma ci si chieda: si può combattere una rivoluzione culturale ed economica con i vecchi argomenti di un mondo che va a scomparire? Non sarà il caso di anticipare il futuro anziché opporvisi?

Stò pubblicando, come post “le mie esperienze” (all’interno di ognuna il mio patrimonio fotografico) incominciando da “Essere” aggiornato, che è stato il libro pubblicato nel 2010 in cartaceo. Sul blog come potete vedere sulla prima pagina ci sono tre settori:

 

1) Seguimi nel mio viaggio

 

2) Vi presento il mio blog (da aggiornare)

 

3) Liber, lo scaffale dove scriverò tutti i “titoli” dei libri della mia “Biblioteca del Tempo” che sono soprattutto sulla memoria e poi aggiungerò le “mie esperienze che a “richiesta” verranno stampate con le foto, è un lavoro per il futuro, qualsiasi utente come uno studente che deve fare una tesi, cercando un libro, attraverso i motori di ricerca, soprattutto Google, viene sul mio blog e così se è vicino al “Ciabot” invece di andare in una biblioteca nazionale viene alla “Biblioteca del Tempo” dove potrà visitare il piccolo museo contadino, fotografico, digitale/analogico/ ed è un piccolo centro studi nel Roero in mezzo alle vigne dove potrebbe fermarsi qualche giorno per riposare.

 

Pubblicato l’elenco della mia “Biblioteca del Tempo”, se desiderate leggere alcune esperienze mi scrivete. Aggiungo i miei recapiti:

 

danieledalbon@yahoo.it

vagabondodellasolidarieta@gmail.com

danieledalbon2014@libero.it

 

 

Note logistiche:

 

Per arrivarci in auto: prendere la strada per Carmagnola, alla rotonda grossa di Carmagnola girare per Alba, al bivio per Bra girare a sinistra, per Ceresole d’Alba, al Bivio per Alba girare a sinistra per Monteu Roero; dopo Monteu Roero, una serie di tornanti e si arriva ad un distributore Ies, girare a destra dopo il distributore per SAnna e Canton di Sandri, dopo circa 300 metri sulla sinistra potrete vedere il Ciabot: una casa prefabbricata degli anni settanta rivestita in muratura. (telefono 338.34.81.187).

Per arrivarci in bus: linea Torino/Alba, scendere a Canale nella prima piazza, camminando prendere  la strada per Monteu Roero, dopo 3 chilometri, ad una rotonda, sulla sinistra c’è un distributore Ies, girare a sinistra dopo la rotonda per S.Anna Canton di Sandri, dopo circa 300 metri sulla sinistra potrete vedere il Ciabot: una casa prefabbricata degli anni settanta rivestita di muratura. (telefono 338.34.81.187).

Per arrivarci in treno: linea Torino/Bra con il Servizio Ferroviario Metropolitano e scendere a Sommariva del Bosco e da lì prendere un taxi (ma non è conveniente, costa circa 30 euro), telefonare e vengo a prendervi, sono circa venti chilometri.

 

 

Proposta economica

 

Le spese del progetto comprensive della mia esperienza in casa, l’archivio fotografico digitale, la biblioteca di autori sulla memoria, i viaggi fatti, l’arredamento (un museo contadino e fotografico di un passato che fu, e un arredamento moderno a norma) sono 344000,00 euro (febbraio 2015) che sono le spese sostenute in oltre quarant’anni vivendo dell’essenziale: è un “piccolo fondo” dedicato a mia mamma, al mio babbo e sopratutto a mia sorella Anna Maria che ha vissuto per questa casa e che “probabilmente” sarebbe venuta ad abitarci in periodi più lunghi durante la pensione.

Il tutto è in vendita “come asta benefica” rivolta a persone che “credono che l’impossibile venga possibile”. Il ricavato servirà per aiutare altre persone che fanno più fatica a credere che l’impossibile venga possibile”.

 

Tutto è relativo diceva Einstein. E’ fondamentale “l’amicizia” che spesso prendiamo come “conoscenza”, anche su questo mia mamma mi ha insegnato. E deve esserci un minimo di ideale comune, mettendo in pratica ciò che disse don Oreste Benzi nel 1972: “Tu sei mio fratello quando sei ammalato e quando stai bene, quando hai un tormento di coscienza e quando hai un problema terra terra. Quando mi incontro con te, non mi incontro con un pezzo di te, ma con te tutto intero per quello che sei in quel momento”. Nel caso d’immobili fare come ha iniziato don Oreste nelle sue case famiglia che lo sono diventate dopo un periodo di famiglia affidataria: (Esempio: un affitto a riscatto dato a chi è capace di pagare un esborso iniziale di dieci milioni e rate mensili di 100-120 mila lire al mese per circa vent’anni fino alla copertura del costo totale. Aggiungo che bisogna essere “amici” e come mi ha detto Claudia alla mia affermazione che quando sarò vecchio l’avrei chiamata lei mi ha risposto: “Ma Daniele noi ci vogliamo bene!” Un discorso difficile da capire perché purtroppo o per fortuna abbiamo tutti la pancia piena. Solo chi non ha tante alternative lo capisce. Se io continuo nel mio impegno è perché non ho alternative, anche se ho le spalle coperte, avendo avuto una famiglia dove ho vissuto per cinquant’anni vivendo dell’essenziale risparmiando e dicendomi “…per adesso vado avanti così. Bisogna iniziare quando si hanno ancora le spalle coperte.

Il progetto è un modo di dare aiutare alcune persone (circa 200 mila euro) ed il rimanente è stato dato “quasi tutto in solidarietà”: praticamente vivo con il “fondo”.

 

Mia sorella Anna Maria è morta da oltre vent’anni. Mi ricordo come fosse ieri. Avevamo ancora passato le vacanze natalizie insieme, con lo scambio dei doni. Mi ha sempre aiutato, e continua ora, in un’altra dimensione. Nei giorni in cui si è ammalata erano pochi gli assistenti “domiciliari”. Solamente la Faro telefonò quando lei ormai era mancata. Ho utilizzato le sue risorse, come quelle di mia mamma e mio padre, nella ristrutturazione della casa di campagna, per vivere e “viaggiare/lavoro/solidarietà”. Qualche settimana fa ho visitato la Comunità di Nomadelfia: potrei andare a vivere in una di queste comunità. Non avendo “eredi” diretti ho creato “un fondo” che potrebbe essere una “bancarella della solidarietà” per sostenere le attività di un’Associazione come potrebbe essere la “R.aVi.” che aiuta le persone ammalate, sole in difficoltà.

 

E’ terminata in questi giorni la ristrutturazione del Ciabot a Monteu. Ora è a posto, purtroppo sono solo, un operaio senza pensione, un disoccupato che ha scelto di lavorare all’Ufficio Migranti della Diocesi di Torino (con don Fredo Olivero) ed incomincia ad essere molto “oneroso” da parte mia.

 

E’ un piccolo museo contadino/fotografico/multimediale, un salotto culturale dove si possono visionare alcuni libri passandoci alcune ore in pace e serenità con la possibilità di trascorrere anche la notte. Il blog è un modo di fare conoscere questa esperienza oltre alla mia “esperienza di solidarietà/volontariato, dare voce a chi non ha voce”.

 

Non mi conviene possedere l’auto, quindi non potrò più partecipare alle vostre riunioni però sono disponibile ad ospitarvi in qualsiasi momento organizzando degli eventi. Ed ogni evento posso acquistare dieci copie, e poi vi invito a venirmi a trovare, a prendere un caffè, una merenda sinoira.

 

Le librerie saranno chiuse, per dare un esempio, la “Elle Di CI” da 20 librerie del 1960 ne è rimasta solo una che chiuderà alla fine di quest’anno.

Il futuro sarà dei “Salotti culturali”, delle librerie/incontro/aggregazioni, come tu stai già facendo a san Donato e Neviglie.

 

Un modo di collaborare è di aiutarmi: “al mio progetto a pagare le spese mensili: con un accordo definito si potrebbe fissare per vent’anni la durata,  dopo di che il Ciabot sarebbe di proprietà di chi mi ha appoggiato”.

 

 

La vendita del Ciabot

 

Inserzionista:  Privato

Prezzo:  160.000 €     Tipo Immobile:  monolocale

Mq:  48           Classe energetica:  A+

Comune:  Monteu Roero

 

DESCRIZIONE

 

La casa di 48 metri quadri più altrettanti a piano terra come garage e cantina è stata risanata, ricoperta di muratura, (nei tempi passati le ristrutturazioni sono sempre state legate all’attività dell’ uomo con un ciabot per gli attrezzi agricoli nei campi) in economia, mantenendo la struttura, per un recupero della memoria, una bioarchitettura, rispettando e valorizzando l’ambiente circostante e le generazioni passate…dove l’aia era la vita della famiglia, anche con poca terra ci si ritrovava nelle sere d’inverno…volto alla preservazione, al recupero e alla valorizzazione del patrimonio edilizio tradizionale del territorio. rendendola a norma ed ecosostenibile a risparmio energetico con pannello fotovoltaico, cucina a induzione, boiler elettrico con un giardino di circa 1000 metri quadrati.

E’ a sud, al confine con la strada comunale di Monteu Roero. A circa 300 metri sulla provinciale nell’orario scolastico è possibile prendere il bus per arrivare a Sommariva Bosco e prendere il Servizio Ferroviario Metropolitano fino a Torino (partenza ogni mezz’ora dalle 5,50 alle 20,50).

Oppure a tre chilometri si può prendere il bus da Canale. A 300 metri c’è una farmacia. A 400 metri un negozio di Commestibili.

 

 

Ad Alba, la Biblioteca del Tempo

Pace agli uomini e alle donne di buona volontà,

alle ragazze e ai ragazzi di buona volontà,

a tutti i bambini di buona volontà…..

A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore.

A chi saluta ancora con un bacio.

A chi lavora molto e si diverte di più.

A chi va in fretta in auto, ma non suona ai semafori.

A chi arriva in ritardo ma non cerca scuse.

A chi è felice il doppio quando fa a metà.

A chi si alza presto per aiutare un amico.

A chi ha l’entusiasmo di un bambino, ma pensieri da uomo.

A chi vede nero solo quando è buio.

A chi non aspetta Natale per essere buono.

A tutti coloro che donano con gioia se stessi

 

Alba, 12 agosto 2017

 

ad Alba  venerdì 9 giugno 2017 presso la sala conferenza della Banca d’Alba, in via Cavour, alle ore 17, un evento polivalente capace di coniugare l’allegria canterina del piccolo coro di Valle Talloria, preparato da Simona Colonna, l’arte  spontanea degli alunni seguiti dalla mitica maestra Giovanna, la solidarietà per le giovani studentesse del progetto “Tutte a scuola” che il CIFA di Torino segue in Etiopia e dai sempre più numerosi collaboratori della rivista Langhe.

Una bella cittadina, Alba, zona residenziale come la zona Crocetta a Torino, 30 mila abitanti con 30 banche. Ora c’è il Servizio Ferroviario Metropolitano con in un’ora e 20 minuti si è a Torino sostando in alcuni paesi.  Paese di Beppe Fenoglio, dopo la guerra, Alba si è liberata da sola con la sua gente.

 

E ora vi presento il mio progetto della “Biblioteca del Tempo” (AIRBNB?)

 

Biblioteca del Tempo

Prachiors (dal greco “Prato

Chiuso”)

OPEN HOUSE  (casa aperta)

al Ciabot di Mamma Rita

Per l’uomo, l’avvenire è più importante dei passato e del presente.

La storia è destinata a ripetersi. Nel passato si vedono problemi simili: simili, mai uguali, ai nostri. Il passato è un buon maestro per aiutarci nel nostro presente ed illuminare il nostro futuro.

 

TANTE FOTO, TANTE STORIE

OGNI FOTO HA QUALCOSA DA RACCONTARE

“Cortometraggi statici”. Foto che parlano da sole, presentano la vita delle persone nella loro quotidianità,

…una piccola biblioteca cartacea e “multimediale” dove si possono organizzare dei momenti d’incontro, visionare l’archivio fotografico permanente. Un piccolo Ciabot contadino vissuto nella memoria, con una biblioteca contenente, circa 1000 volumi e un archivio digitale di circa centomila immagini: dei “cortometraggi statici” dove le foto parlano da sole. Un museo fotografico analogico e digitale.

..in un’area verde di vigneti e delle colline del Roero (tra il Monferrato e le Langhe nella  terra del vino genuino, di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio) sorge in un’area ricca di richiami storici un “Ciabot” in cui ognuno può trascorrere una serata in allegria, dei momenti di riflessioni, di silenzio, alcuni giorni di pace e serenità,  un incontro di solidarietà tra amici come una riunione, una grigliata, una mostra fotografica;  creare delle occasioni di incontro e di dialogo, un piccolo centro studi; una casa a disposizione per gestire, proporre e realizzare attività a carattere naturalistico e di solidarietà,  un punto di riferimento sociale.  Un Centro di ritrovo per delle escursioni sui sentieri del Roero che attraversano le caratteristiche Rocche, un luogo che potrebbe aiutare ad aumentare l’attenzione verso il territorio a delle iniziative attorno, nei confronti delle azioni positive che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Una casa a gestione solidale che si “potrebbe vivere” insieme avendo reciproci diritti e doveri nel senso civile ed usuale del termine ma “soprattutto” dal punto di vista etico, avendo in comune delle disponibilità. Vivere dell’essenziale attraverso il  baratto come ad un tempo che fu, con a disposizione la tecnologia di oggi. Molti stanno vivendo con il baratto, con lo scambio, grazie ad internet con i suoi numerosi siti. Ed i vecchi lavoratori? Come i taxisti, e gli autotrasportatori. Ma ci si chieda: si può combattere una rivoluzione culturale ed economica con i vecchi argomenti di un mondo che va a scomparire? Non sarà il caso di anticipare il futuro anziché opporvisi?

Stò pubblicando, come post “le mie esperienze” (all’interno di ognuna il mio patrimonio fotografico) incominciando da “Essere” aggiornato, che è stato il libro pubblicato nel 2010 in cartaceo. Sul blog come potete vedere sulla prima pagina ci sono tre settori:

1) Seguimi nel mio viaggio

2) Vi presento il mio blog (da aggiornare)

3) Liber, lo scaffale dove scriverò tutti i “titoli” dei libri della mia “Biblioteca del Tempo” che sono soprattutto sulla memoria e poi aggiungerò le “mie esperienze che a “richiesta” verranno stampate con le foto, è un lavoro per il futuro, qualsiasi utente come uno studente che deve fare una tesi, cercando un libro, attraverso i motori di ricerca, soprattutto Google, viene sul mio blog e così se è vicino al “Ciabot” invece di andare in una biblioteca nazionale viene alla “Biblioteca del Tempo” dove potrà visitare il piccolo museo contadino, fotografico, digitale/analogico/ ed è un piccolo centro studi nel Roero in mezzo alle vigne dove potrebbe fermarsi qualche giorno per riposare.

 

Pubblicato l’elenco della mia “Biblioteca del Tempo”, se desiderate leggere alcune esperienze mi scrivete. Aggiungo i miei recapiti:

 

danieledalbon@yahoo.it

vagabondodellasolidarieta@gmail.com

danieledalbon2014@libero.it

 

 

Note logistiche:

 

Per arrivarci in auto: prendere la strada per Carmagnola, alla rotonda grossa di Carmagnola girare per Alba, al bivio per Bra girare a sinistra, per Ceresole d’Alba, al Bivio per Alba girare a sinistra per Monteu Roero; dopo Monteu Roero, una serie di tornanti e si arriva ad un distributore Ies, girare a destra dopo il distributore per SAnna e Canton di Sandri, dopo circa 300 metri sulla sinistra potrete vedere il Ciabot: una casa prefabbricata degli anni settanta rivestita in muratura. (telefono 338.34.81.187).

Per arrivarci in bus: linea Torino/Alba, scendere a Canale nella prima piazza, camminando prendere  la strada per Monteu Roero, dopo 3 chilometri, ad una rotonda, sulla sinistra c’è un distributore Ies, girare a sinistra dopo la rotonda per S.Anna Canton di Sandri, dopo circa 300 metri sulla sinistra potrete vedere il Ciabot: una casa prefabbricata degli anni settanta rivestita di muratura. (telefono 338.34.81.187).

Per arrivarci in treno: linea Torino/Bra con il Servizio Ferroviario Metropolitano e scendere a Sommariva del Bosco e da lì prendere un taxi (ma non è conveniente, costa circa 30 euro), telefonare e vengo a prendervi, sono circa venti chilometri.

Lettera agli amici – riflessioni – Buone Vacanze

Impara a scrivere le tue ferite nella sabbia ed a incidere nella pietra le tue gioie.

Prenditi del tempo per vivere!

 

Durante l’era glaciale molti animali morirono per il freddo. I ricci se ne accorsero e decisero di unirsi in gruppo e aiutarsi. In questo modo si proteggevano, ma le spine di ognuno ferivano i compagni più vicini che davano calore. Perciò decisero di allontanarsi e iniziarono a congelare e a morire. Così capirono che o accettavano le spine del compagno vicino oppure sparivano dalla terra e morivano in massa.  Con saggezza decisero di tornare tutti insieme. In questo modo impararono a convivere con le piccole ferite che un compagno vicino può causare, dato che la cosa più importante era il calore dell’altro. In questo modo sopravvissero… Morale della Favola: Le relazioni migliori non sono quelle con delle persone perfette, ma quelle nelle quali ogni individuo impara a vivere. con i difetti degli altri e ad ammirarne le qualità.

 

Carissimi,

 

Buone vacanze! (A chi le fa). Non le faccio, sono sempre stato in vacanza. Nei tempi che furono viaggiavo durante i mesi invernali. Ad agosto, stavo a casa, c’erano i miei che andavano in campagna e allora stavo due giorni con loro e tre giorni a Torino. Alla morte di mia mamma ho voluto “mettere a posto” tutto quanto ci “dicevamo” e che lei spesso mi diceva che non gli interessava fare. Non ci siamo sposati né io e né mia sorella, forse, aspettando la morte di mia mamma che era già anziana: gli piaceva stare in campagna ma stava molto bene a Torino. Diceva: “Abbiamo un alloggio grosso, con tanto sole e delle piante che arrivano all’ottavo piano!”. E poi mi chiedeva sempre chi aveva telefonato, se c’era posta. Alla fine di agosto mi chiedeva: “Daniele, quando torniamo a Torino che riprendiamo il tran-tran della normalità!”. Ed effettivamente stò bene anch’io, sono nato, cresciuto, la sala è stato il mio “primo studio”, il mio trampolino di lancio, come si suol dire, dove ho iniziato a lavorare, dai Salesiani da don Pietro, don Serra, scattavo le foto ai bambini alle serate dei sabati sera all’Oratorio della Crocetta. Poi venivamo a casa mia, Serra ed io a sviluppare e lui usciva di casa in punta di piedi alle tre di notte per non farsi sentire dai miei. Sono andato a lavorare da Foto Bertazzini (Nulla sfugge al mio obiettivo), ho fotografato la Juve, il Toro, Matrimoni, Battesimi e facevo lo sviluppatore di camera oscura, avevo imparato al Paravia, Bodoni alla fine degli anni sessanta, le piazze erano piene di studenti, operai che manifestavano. Non andammo a scuola una mattina, andammo al cinema, all’Ideal di piazza Statuto, vedemmo, “Il medico della Mutua” con Alberto Sordi, uno dei tanti film “verità” che fece. Il preside telefonò anche a mia mamma dicendole che avevamo “tagliato” da scuola”. E lei: “A Daniele gli ho sempre detto che quando ci fossero stati dei subbugli, delle manifestazioni, di venire a casa subito!”. C’era il Movimento Studentesco con Marco Boato, Lotta Comunista, Lotta Continua, le Acli con Beppe Reburdo.  Al Politecnico c’erano sempre manifestazioni contro una “scuola di classe”. Si arrivo ad avere aperta l’università da ogni “ramo scolastico” con una legge provvisoria chiamata “Sullo”, legge che durò oltre quarant’anni”.

 

Ho messo due riflessioni che potete leggere e l’inizio dell’articolo di Domenico Quirico. Non c’è più bisogno di viaggiare per vedere, con un clik su google si può visitare tutto. Però c’è bisogno di informarsi, per conoscere, sapere per non dire cosa ha scritto Domenico Quirico: “Che non sapevamo, che credevamo”.

L’altro giorno sono stato a trovare don Piero Nota in vacanza a Villar Pellice, dove abitano molti valdesi spinti dalla politica centinaia di anni fa. Ci sono andato perché gli ho portato la sua posta elettronica. Posso spedirla ma, incontrandosi,  ci siamo confrontati. Lui ha vissuto molti anni in Guatemala con una salute precaria. Ora non esiste più una politica di servizio, di destra, di sinistra, mi ha detto: “Il mondo è diviso in due: ricchi e poveri, dobbiamo schierarci!”.Le foto sono state scattate a Villar Pellice, le ultime sono con don Piero Nota che come ci siamo salutati e rientrato nel suo residence di villeggiatura”. Grazie don Piero per la tua amicizia!

Ieri sera sono andato a cena da Sandra, Console del Vietnam, ad aiutare a mettere ordine nel suo ufficio. Anche qua non c’è bisogno che vada, possiamo telefonarci per confrontarci. Loro stessi si muovono pochissimo a trovare gli amici di un tempo. Sono stato a pranzo da don Stefano Rosso, salesiano teologo. Posso benissimo rimanere senza auto, vendendola avrei un buon ricavo che “investirei”, in un anno l’ho usata, e starmene a casa tranquillo e finire i miei lavori. Mi scade l’assicurazione a novembre quando Oscar inizia a fare meno spettacoli. Donato quest’anno ha organizzato meno “serate”. Per avere i libri posso invitare lui, gli amici e a venire a trovarmi ed organizzare una “serata al Ciabot” a visitare il Museo Contadino e la Biblioteca del Tempo che è in vendita.

Non ho la pensione e i rimborsi sono molto meno, i risparmi sono finiti, devo vendere le case. A Torino ho già avuto una richiesta ma ho anche una “buona richiesta di affitto”. In campagna ora (risolto alcuni problemi burocratici) dovrei avere delle richieste buone. In passant qualcuno mi ha fatto una “richiesta di affitto”, ma alla mia risposta di sederci a tavolino mi ha snobbato.

La crisi è forte, i poveri la sentono di più. Il pensiero unico ci fa capire che noi, “classe media” non siamo poveri e allora ci comportiamo come se fossimo ricchi, ma se vogliamo stare a galla, dobbiamo sognare, metterci in qualche modo insieme, altrimenti…(vale sempre quella poesia di Brech del 1800):

 

E poi al termine il programma di “Nostro Teatro di Sinio”

 

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.»  (Bertolt Brecht – Berlino 1932)

 

Da “La Stampa” del 12 agosto 2017 di Domenico Quirico

 

Che fine fanno quelli che rimandiamo indietro, il popolo dei barconi che le motovedette libiche «salvano» prima che entrino nel nostro mare: quelli per cui inizia il vero viaggio, che è al di fuori di se stessi? I migranti che evaporano nel nostro limbo di disattenzione, che non sono per noi più migranti, un figliol prodigo senza la casa in cui ritornare? A quale destino li consegniamo, noi che abbiamo cessato di dare? Per questo sono venuto in Libia, a cercare una risposta. Il mestiere che faccio non è discutere se una politica è efficace o no, è semplicemente raccontare quali sono le conseguenze della politica sugli esseri umani. Alla fine di tutto, ogni volta, c’è sempre una scelta morale. Poi deciderete, ma dovete sapere qual è il prezzo che fate pagare. Non potrete dire: ignoravo tutto, credevo, mi avevano detto. Vi racconterò allora dove ho incontrato i migranti salvati. Se non mi credete, è facile verificare. I centri libici per i clandestini, dunque. È lì che ho sentito l’odore dei poveri.

 

Domenica 13.08 – Rocca Ciglié – Strì

Lunedì 14.08 – (nell’ambito della “Notte delle masche” a Sinio): Oscar Barile e Marilena Biestro “feat” amici della compagnia in “Abbiamo visto le masche”

Martedì 15.08 – Sinio – Teatro in piazza – Strì

Venerdì 18.08 – Santo Stefano Belbo – Carvé

Domenica 20.08 – La Morra – Carvé

Lunedì 21.08 – Castelletto Uzzone – Scapadacà

Mercoledì 23.08 – Cortemilia – Gin e Gena

Venerdì 01.09 – Gallo Grinzane Cavour – Strì

Lunedì 04.09 – Canove di Govone – Marìjte e peu … grigna

Venerdì 15.09 – S.Albano Stura – Tant o r’é fòl

Sabato 14.10 – Roreto di Cherasco – Strì

Sabato 21.10 – Alba – Fondazione Ferrero – Carvé

Sabato 28.10 – Monastero Bormida – Strì

Sabato 11.11 – La Morra – Strì

Sabato 02.12 – Trana (To) – Gin e Gena

Sabato 09.12 – Monastero Bormida – Carvé

Sabato 16.12 – Bra (Teatro del Poi) – Carvé

Sabato 10.02.2018 – Caraglio Teatro Civico – Strì

Sabato 03.03.2018 – ore 21 – Teatro Sociale – Tòte Vigiòte (la nuova commedia in prima assoluta – si può prenotare sin da ora qui su facebook o tel. 0173263990 – 0173613420 – 3341392727)

Un appello di Padre Zanotelli!

 

La tendenza della civiltà indiana è di elevare l’essere morale, quella della civiltà occidentale di propagre l’immoralità. (M.K. Gandhi)

 

 

Torino, 10 agosto 2017

 

Carissimi,

 

mi è arrivato un appello da Padre Zanotelli, residente nel quartiere Sanità di Napoli. Il mio viaggio della vita continua. Oggi sono stato da Sandra, console onorario del Vietnam. Il Consolato chiude per ferie domani

 

 

Condividete e fate in modo che gli italiani sappiano cosa sta veramente vivendo gran parte della popolazione africana.

 

Appello di padre Alex Zanotelli* ai giornalisti italiani:

 

«Rompiamo il silenzio sull’Africa.

Non vi chiedo atti eroici, ma solo di tentare di far passare ogni giorno qualche notizia per aiutare il popolo italiano a capire i drammi che tanti popoli africani stanno vivendo

 

Scusatemi se mi rivolgo a voi in questa torrida estate, ma è la crescente sofferenza dei più poveri ed emarginati che mi spinge a farlo. Per questo, come missionario e giornalista, uso la penna per far sentire il loro grido, un grido che trova sempre meno spazio nei mass-media italiani, come in quelli di tutto il modo del resto.

 

Trovo infatti la maggior parte dei nostri media, sia cartacei che televisivi, così provinciali, così superficiali, così ben integrati nel mercato globale.

 

So che i mass-media , purtroppo, sono nelle mani dei potenti gruppi economico-finanziari, per cui ognuno di voi ha ben poche possibilità di scrivere quello che veramente sta accadendo in Africa.

 

Mi appello a voi giornalisti/e perché abbiate il coraggio di rompere l’omertà del silenzio mediatico che grava soprattutto sull’Africa.

 

È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa) ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga.

 

È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

 

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni.

 

È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa.

 

È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai.

 

È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

 

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi.

 

È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa , soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi.

 

È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia , Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’ONU.

 

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile.

 

È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi. (Lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!).

 

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi.

 

Questo crea la paranoia dell’“invasione”, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi.

 

Questo forza i governi europei a tentare di bloccare i migranti provenienti dal continente nero con l’Africa Compact , contratti fatti con i governi africani per bloccare i migranti.

 

Ma i disperati della storia nessuno li fermerà.

 

Questa non è una questione emergenziale, ma strutturale al sistema economico-finanziario. L’ONU si aspetta già entro il 2050 circa cinquanta milioni di profughi climatici solo dall’Africa. Ed ora i nostri politici gridano: «Aiutiamoli a casa loro», dopo che per secoli li abbiamo saccheggiati e continuiamo a farlo con una politica economica che va a beneficio delle nostre banche e delle nostre imprese, dall’ENI a Finmeccanica.

 

E così ci troviamo con un Mare Nostrum che è diventato Cimiterium Nostrum dove sono naufragati decine di migliaia di profughi e con loro sta naufragando anche l’Europa come patria dei diritti. Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio. (I nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?).

 

Per questo vi prego di rompere questo silenzio-stampa sull’Africa, forzando i vostri media a parlarne. Per realizzare questo, non sarebbe possibile una lettera firmata da migliaia di voi da inviare alla Commissione di Sorveglianza della RAI e alla grandi testate nazionali? E se fosse proprio la Federazione Nazionale Stampa Italiana (FNSI) a fare questo gesto? Non potrebbe essere questo un’Africa Compact giornalistico, molto più utile al Continente che non i vari Trattati firmati dai governi per bloccare i migranti?

 

Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi. Diamoci tutti/e da fare perché si rompa questo maledetto silenzio sull’Africa.

 

*Alex Zanotelli è missionario italiano della comunità dei Comboniani, profondo conoscitore dell’Africa e direttore della rivista Mosaico di PaceImmagine1

Nostro Teatro di Sinio

L’uomo politico pensa alle prossime elezioni, l’uomo di stato alle prossime generazioni.

(Alcide De Gasperi)

 

Torino, 7 agosto 2017

 

Carissimi,

 

la Compagnia “Nostro Teatro di Sinio” continua la sua tournè. Purtroppo non posso più seguirla assiduamente per semplici motivi/pratici logistici. Sono stato a Champeyre dove ha recitato il grande Paolo Tibaldi. Sono arrivato tardi ma c’era ancora la festa. Ci sono andato perchè stata la prima volta. Da Saluzzo, Pasco, Venasca, circa 80 chilometri, all’inizio della Val Varaita, residente gli occitani. Non solo l’Italia è bella ma tutte le sue regioni, i suoi paesi come Champeyre cui pubblico alcune foto assieme alla recita di Fenoglio: vederla è un motivo in più per leggerlo.

Ora è estate, sono tutti in vacanza. Pochi vengono a vedere il mio blog “italiani” perché sono in vacanza, vengono dall’America.

Vi metto il programma di “Nostro Teatro di Sinio”.

 

Ho terminato la ristrutturazione del Ciabotto con il fotovoltaico: oggi ha prodotto circa 13000 kw e dalla fine di giugno 177.000.

 

Associazione Nostro Teatro di Sinio

via Regina Margherita 6

tel 0173.613420/263990 – fax 0173.2638237 http://www.prolocosinio.it

 

Grazie, Roddino, come sempre siete stati fantastici e ci siamo sentiti a casa. Grazie a Daniele Dal Bon per le belle foto. Appuntamento a tutto il pubblico per le prossime date in programma

 

Mercoledì 9 agosto, ore 21, a Sinio, nella raccolta piazzetta Cirio (via Cavour 18), si riparte con Carvé (e un piccolissima parte sarà anche anticipata domani, martedì 8 agosto sulla piazzola della Strada Romantica loc. Stornello sempre di Sinio, per i partecipanti alla camminata di Turismo in Langa (partenza dalla piazza ore 20,45). Vi aspettiamo numerosissimi come sempre e poi…..

Giovedì 10.08 – S.Donato di Mango – Carvè

Domenica 13.08 – Rocca Ciglié – Strì

Lunedì 14.08 – (nell’ambito della “Notte delle masche” a Sinio): Oscar Barile e Marilena Biestro “feat” amici della compagnia in “Abbiamo visto le masche”

Martedì 15.08 – Sinio – Teatro in piazza – Strì

Venerdì 18.08 – Santo Stefano Belbo – Carvé

Domenica 20.08 – La Morra – Carvé

Lunedì 21.08 – Castelletto Uzzone – Scapadacà

Mercoledì 23.08 – Cortemilia – Gin e Gena

Venerdì 01.09 – Gallo Grinzane Cavour – Strì

Lunedì 04.09 – Canove di Govone – Marìjte e peu … grigna

Venerdì 15.09 – S.Albano Stura – Tant o r’é fòl

Sabato 14.10 – Roreto di Cherasco – Strì

Sabato 21.10 – Alba – Fondazione Ferrero – Carvé

Sabato 28.10 – Monastero Bormida – Strì

Sabato 11.11 – La Morra – Strì

Sabato 02.12 – Trana (To) – Gin e Gena

Sabato 09.12 – Monastero Bormida – Carvé

Sabato 16.12 – Bra (Teatro del Poi) – Carvé

Sabato 10.02.2018 – Caraglio Teatro Civico – Strì

Sabato 03.03.2018 – ore 21 – Teatro Sociale – Tòte Vigiòte (la nuova commedia in prima assoluta – si può prenotare sin da ora qui su facebook o tel. 0173263990 – 0173613420 – 3341392727)

“Sagre paesane e ristoranti possono crescere insieme” Le Pro loco favorevoli ad un confronto: “Se vogliamo c’è spazio per tutti”

Solo nel silenzio maturano le cose grandi della vita: la conversione, l’amore, il sacrificio, la morte. (Tonino Bello, vescovo)

 

Torino, 30 luglio 2017

 

Carissimi,

 

Uniamoci, collaboriamo, mettiamo insieme ciò che unisce, il tempo libero deve servire a “questo”.

Sono passati 16 anni da “Genova 2001” Si parla della morte di Carlo Giuliani, della polizia che ha caricato ma non si parla delle idee che erano ciò che stiamo vivendo ora. Non ho frequentato molto perché ero a casa con mia mamma; iniziavo a stare su internet, ho visto a Seattle, a Genova sembrava di essere un paese latinoamericano. Proviamo a fare marcia indietro almeno con il pensiero. Tra di noi si viene a pensare: “E’ bello essere ignorante!”. Lo diceva già mia sorella.

 

 

Da facebook del Consigliere Regionale Monica Cerutti:

 

castello-di-annone

 

AD ASTI I COMUNI FANNO SQUADRA PER FAVORIRE L’INCLUSIONE

Fa più notizia un sindaco che dice “non voglio i migranti” rispetto alla decisione di un gruppo di Comuni di condividere un percorso di accoglienza e inclusione? Questa volta voglio rispondere di no. Il protocollo che è stato firmato ieri ad Asti è il segno che qualcosa si sta muovendo.

 

Siamo a Castello di Annone, il piccolo Comune che ospita il secondo centro di prima accoglienza della Regione Piemonte che, dopo due anni, è finalmente aperto. Quando abbiamo pensato che quella struttura fosse adatta a ospitare i migranti appena giunti in Piemonte abbiamo subito dovuto fare i conti con alcune resistenze. Alcune legittime, perché come ripeto spesso è normale avere paura di quel che non si conosce, altre di carattere burocratico. Poi sono cominciati i lavori, il centro è stato aperto e oggi vengono avviate le prime collaborazioni tra istituzioni per facilitare l’accoglienza e l’inclusione.

 

Ieri la Prefettura di Asti ha sottoscritto insieme ai Sindaci di Castello di Annone, Azzano d’Asti, Castagnole Monferrato, Cerro Tanaro, Refrancore e Rocchetta Tanaro e a un Delegato del Comitato di Asti della Croce Rossa Italiana un protocollo di intesa finalizzato per sperimentare e condividere forme di integrazione dei richiedenti asilo tra più Comuni appartenenti ad un unico ambito territoriale. In che modo? Avviando attività di volontariato civico da parte dei richiedenti asilo. La chiamano condivisione intercomunale delle attività di integrazione dei migranti. Un modello che potrà estendersi ad altre realtà locali della provincia. Successivamente si è anche riunita la “cabina di regia” sul fenomeno migratorio alla quale hanno partecipato il Presidente della Provincia, i Sindaci e i rappresentanti del Comune di Asti e degli altri Comuni ed Enti titolari dei progetti SPRAR e i responsabili degli Enti gestori dei servizi socio-assistenziali del territorio.

 

Ecco un bell’esempio di come si deve governare il fenomeno migratorio senza tensioni e senza creare polemiche. I migranti possono essere una risorsa e lo dimostra il fatto che a Castello di Annone si sta pensando a costruire con loro un progetto di riqualificazione dell’ex caserma dove è ospitato il centro.

 

Superare le paure a volte può essere difficile, ma quel che ne deriva è stupendo!

Lettera agli amici: A Castino

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e…

(Etty Hillesum)

 

Torino, 30 luglio 2017

 

Carissimi, ieri Castino un bell’incontro con Salcio, Fenocchio e Carbone: ho comprato suoi tre libri, sono arrivato in tardo ritardo, pochi minuti per conoscere altra gente ed insieme continuare il nostro cammino anche se su sponde diverse: un bel gruppo, la Proloco paesana… mi hanno invitato alla festa patronale giovedi 10 agosto ad un pranzo langarolo in mezzo alle contrade di Castino.

E ora che “inauguro” la mia “Biblioteca del Tempo” al Ciabotto anche ieri mi hanno detto: “Tua mamma sarà contenta”, non sono andato ieri da Paolo ma mi aveva già detto a suo tempo: “Daniele hai già fotografato molto, ora ci sono i giovani”. E poi alla mia risposta affermativa aveva aggiunto: “hai ragione, metti ancora il fotovoltaico e poi…”

Aggiungo un articolo pubblicato su “La Stampa” del 29 luglio 2017 scritto dalla dott. Maria Teresa Martinengo su la testimonianza delle due suore che sono andate via dal Campo Zingari di via Germagnano a Torino: conosco da sempre Rita e Carla per la loro presenza, testimonianza tra gli zingari, li ho viste la prima volta nel 1990 al campo Arrivore quando il Comune di Torino voleva già allora sgomberare il campo.

La Stampa del 29 luglio 2017

Suor Rita e suor Carla hanno lasciato l’insediamento dopo 38 anni “Campi rom abbandonati, costrette a mollare” Le religiose: “In via Germagnano serve la presenza delle forze dell’ordine e degli educatori”

«Vi chiudiamo dentro, così non andate via. Se ve ne andate questo campo non sarà più come prima», ha detto un capofamiglia rom a Rita e a Carla. Ma loro, le suore Luigine che hanno vissuto 38 anni nei campi nomadi di Torino, con le lacrime agli occhi un mese fa hanno lasciato la loro casetta di via Germagnano. «Avremmo voluto restare, ma la nostra età e le condizioni del campo non lo permettevano più», raccontano le religiose, sorelle, 78 e 77 anni. Una frase a testa, con serenità e malinconia insieme, le suore Luigine che ai sinti e ai rom hanno dedicato la vita, dando una mano con i bambini, con le medicazioni, con la burocrazia, raccontano: «La nostra è stata e continua ad essere, perché siamo già tornate più volte, una presenza di amicizia, condivisione di vita». Dal 1979 in via Lega, tra i sinti, poi all’Arrivore, gli ultimi quindici anni in via Germagnano. «Ma il campo comunale di via Germagnano, dove vivono 30 famiglie con la residenza, da cinque-sei anni vive un momento brutto. L’abbiamo detto in Comune: l’abbandono in cui versa è un segnale negativo per i rom prima di tutto». Le suore, che raramente si sono espresse in tutti questi anni, ammettono che «le pietre lanciate di notte contro la roulotte di un poveretto da ragazzi, sono il segno che mancano i genitori, che non c’è più autorevolezza». La scuola è trascurata. «I ragazzi non ci vanno, i genitori non insistono. Il pulmino che li portava non c’è più e per le famiglie è difficile accompagnarli: se li mettono sul furgone capita che appena usciti dal campo prendano la multa. Poi, l’impressione è che il diploma di terza media venga dato con una facilità che non è educativa». Rita e Carla hanno pianto. «Saremmo rimaste, ma non aveva più senso stare in un posto di cui non si cura più nessuno. Per un po’ ci siamo fermate a pensare alla proposta che i sinti di via Lega, di fronte a via Germagnano, ci hanno fatto. Ci volevano di nuovo con loro, si sarebbero accollati la spesa per comperarci una casa mobile. Ma alla nostra età non avrebbe avuto senso. Così abbiamo accettato la casa che don Ciotti ci ha offerto», spiega Rita. «Certo – aggiunge la sorella, guardandosi intorno nell’appartamento dove si trovano provvisoriamente – per noi co

Due sorelle Suor Rita e suor Carla sono suore Luigine, una congregazione nata nel 1915 ad Alba. Dal 1979 sono vissute prima tra i sinti e poi tra i rom della ex Jugoslavia

me per i rom è difficile abituarci a una casa. Il campo è un’altra vita. Al mattino presto là c’era sempre qualcuno che gridava se volevamo un caffè…». I problemi sono arrivati dai prepotenti. «Cinque-sei anni fa è arrivata gente che minacciava, bruciava le case, poi le occupava. Ora piazzano i camper dentro l’area, se ci sono controlli se ne vanno. Alcune famiglie in regola se ne sono andate. Noi – tengono a ribadire – non siamo andate via per i rom, ma per l’abbandono: nonostante questa situazione

MARIA TERESA MARTINENGO La storia

Il piano è articolato. Si basa su scadenze e regole che – è bene dirlo subito – non sarà per niente facile far rispettare. Eppure proprio su questi paletti Chiara Appendino e la sua giunta – che l’hanno presentato ieri sera in circoscrizione 6 – si giocano una fetta non irrilevante di credibilità, soprattutto con quei residenti che sul cambiamento targato Cinquestelle hanno scommesso, credendo che alcuni problemi irrisolti da anni sarebbero stati affrontati. Nel prossimo anno il Comune proverà a risolvere – o quanto meno tamponare l’emergenza rom, mettendo in regola le baraccopoli in cui vivono circa 1.500 persone, la metà irregolari. Lo farà attraverso un regolamento che come cardine ha un provvedimento inedito: chi vive nei campi dovrà essere autorizzato. Il permesso avrà validità di un anno e potrà essere rinnovato. Potrà anche essere revocato: in quel caso, entro tre giorni, la persona dovrà abbandonare il campo.Regole da rispettare Il tentativo è abnorme: riportare nei confini della legalità quel che si muove ai margini, spesso molto al di fuori. Eppure la scelta della sindaca e degli assessori che hanno lavorato al progetto – Unia, Finardi, Schellino – è questa. L’autorizzazione a stare nei campi potrà essere concessa solo a chi è in regola sul territorio, che sia italiano, comunitario o extra comunitario. I nomadi non dovranno avere provvedimenti di allontanamento da altre aree sosta della città, morosità, condanne per specifici reati. Dovranno pagare 600 euro l’anno e mandare i figli minorenni a scuola. Non potranno ospitare persone non autorizzate, accendere roghi, introdurre veicoli senza documenti di circolazione, realizzare opere abusive, allacciarsi abusivamente a luce e acqua. In parallelo la Città attiverà percorsi di inclusione. Lo farà tentando il confronto: ogni campo avrà tre rappresentanti. Individuarli sarà un’impresa. Ma questo è il progetto. Che prevede anche, nella primavera del prossimo anno, di spostare le famiglie Korakanè in via Germagnano da strada dell’Aeroporto dove si trovano ora in condizioni disumane, tra faide etniche e religiose. Nel frattempo, tra agosto e ottobre, partiranno la pulizia dei due insediamenti e gli abbattimenti.

Organici da rafforzare Nel piani di Appendino questi paletti servono a tracciare una linea di confine tra chi vuole essere partecipe di un percorso di inclusione e chi invece Il regolamento messo a punto dalla giunta Appendino Ci vorrà un permesso per vivere nei campi rom Tassa di 600 euro l’anno e obbligo di mandare a scuola i minorenni

Trasloco Il piano prevede nella primavera del prossimo anno, di trasferire le famiglie Korakanè in via Germagnano da strada dell’Aeroporto dove si trovano ora in condizioni disumane, tra faide etniche e religiose

REPORTERS

ANDREA ROSSI Retroscena

1.500 nomadi

Nei quattro campi di Torino si stima vivano circa 1.500 persone

non intende rispettare le regole. Nella sua ottica le baraccopoli sono una situazione che da troppo tempo si trascina e non è più sostenibile, né per chi ci abita né per i residenti nelle zone circostanti. La vera sfida sarà fare in modo che queste regole non restino lettera morta. Perché non accada servirà un impegno straordinario da parte delle forze dell’ordine, a cominciare dai vigili. Non sarà agevole assicurare il rispetto delle nuove norme. Servirà rafforzare la sorveglianza, effettuare sopralluoghi costanti per controllare documenti, persone, eventuali ospiti, veicoli. Si dovrà intensificare il contrasto a chi brucia rifiuti. Tutto ciò richiede uomini e mezzi, e questa è la sfida che hanno davanti a sé la sindaca e il neo assessore alla Sicurezza Finardi. Negli ultimi tempi il Nucleo nomadi dei vigili ha vissuto una pesante emorragia: è passato da 45 a 28 addetti e potrebbe ulteriormente assottigliarsi visto che pendono altre domande di trasferimento. Una fuga che il comando non riesce ad arginare, non potendo trasferire d’imperio agenti in un nucleo di cui si fa parte su base volontaria.

E poi una testimonianza/ricordo sulla morte  di Miguel D’Escoto, il prete  che era negli anni ottanta nel governo Sandinista del Nicaragua.

Il 6 e l’8 giugno sono morti Francois Houtart e MiguelD’Escoto. Ho incontrato Houtart in El Salvador nel 1994 ad un convegno della Teologia della liberazione. Professore di sociologia all’Università di Lovanio aveva lasciato l’Europa per traferirsi in America Latina dove ha lavorato con molti esponenti di spicco di quel mondo. Esperto al Concilio Vaticano II aveva partecipato alla stesura della Gaudium et spes. Impegnato con il movimento della JOC da esse aveva assunto il metodo: Vedere, giudicare ,agire. Castro lo chiamò come consultnte per l’incontro con G.P.II a Cuba nel 1998. Tra i suoi alunni ci sono stati Karol Woitila, Camilo Torres, Frei Betto.

Miguel d’Escoto, gesuita, sostenne la rivoluzione sandinista contro la dittatura di Somoza, insieme ai monaici di Solentiname in Nicaragua. Ho incontrato Miguel nel 1985 durante il mese di digiuno e preghiera svolto in tuoo il Nicaragua per songiurare l’invasione USA. Insieme  ad E. e F. Cardenal ricopri l’incarico ministeriale nel governo Nicaraguense. Sfuggi ad un attentato degli Usa che gli avevano fatto arrivare un Brandy avvelenato che mostrava a tutti.  Ho un foto con lui scattata proprio in una delle serate più calde di quel periodo. Ebbe rapporti con i fratelli Boff, francescani del Brasile che pure ho incontrato, impegnati anch’essi in quello storico periodo accanto alle masse oppresse dal capitalismo usa e internazionale.

Accanto a loro, posso ricordare Giulio Girardi, Giovanni Franzoni, e tanti altri compagni di viaggio e maestri degli anni del post-concilio.

Questa notizia vuole essere un ricordo per non dimenticare che il Vangelo deve essere incarnato nella storia. don Franco Corbo

Buona giornata!

 

 

Non dobbiamo morire,

ma prima di noi

assistiamo alla morte degli altri,

lenta e improvvisa, sempre ingiusta,

infame e orrenda.

Chiarita che contro la morte

Nulla possiamo,

non abbiamo altro da fare

che stare attenti e donarci

un attimo di bene e uno per gli altri.

Possono essere persone care

o persone sconosciute, poco importa,

quello che è rubare il seme del

bene e piantarlo sulle facce della

gente” (Franco Arminio)

 

Io sono stato lì e continuo a credere che fu il migliore dei tempi, che fu il peggiore dei tempi: fu tempo di saggezza e follia; fu un’epoca di fede, incredulità; fu una stagione di fulgore, di tenebre; fu la primavera della speranza, fù l’inverno della disperazione”. (Charles Dickens)

 

Carissimi,

 

…bisogna credere che la storia non è solo una confusa sommatoria di individui che si distinguono tra loro solo per i modi di vivere e consumare. …Bisogna unirsi, accettare letture diverse, capaci di spezzare il pane insieme; e donarlo al mondo… (Giulio Vittorangeli dell’Associazione Italia Nicaragua)