Buon proseguimento!

Solidarietà: ”Un’utopia necessaria. Scardina barriere, demolisce la nuda logica del potere costruisce legami. Il principio di solidarietà è l’antidoto a un realismo rassegnato che non lascia speranze, che non lascia diritti”. (Stefano Rodotà)

 

Abbiamo religione a sufficienza per farci odiare, ma non abbastanza per farci amare l’un l’altro. (Jonathan Swift)

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Concerto alla Crocetta il 2 dicembre 2017

La scienza è conoscenza organizzata.

La saggezza è vita organizzata.  (Immanuel Kant)

 

 

Torino, 20 novembre 2017

 

Carissimi,

 

oggi sono stato a pranzo da xxxxxxx, c’erano anche la figlia e una nipote, un’adolescente molto intelligente che avevo fotografato quando era piccola. Mi han fatto il cuscus e poi mi ha portato a conoscenza del concerto alla Crocetta il 2 dicembre: dal 1990 ho iniziato a fotografare, era il giovedi, i famosi giovedi della Crocetta di don Alessio che mia mamma conosceva e gli piaceva quando parlava e l’ho sempre accompagnata a messa, ora, nel bene e nel male, stanno continuando anche se le “condizioni attuali sono e stanno cambiando moltissimo”.

Poi mi sono incontrato con xxx, stata in Nica ed in Vietnam con me, ora abita in campagna a Berzano San Pietro. Anche a lei sono morti i suoi e anche lei ha problemi come me. Poi sono passato da xxxxx all’ospedale che il xxxx gli ha fatto “cilecca”. I suoi amici gli sono tutti vicino: un bel gruppo, non solo per fare la grigliata. Tutte le persone che conosco sono semplici. Perché pensiamo che ognuno può fregarci? Ogni giorno può essere l’ultimo, siamo tutti sul viale del tramonto, essere l’un per l’altro, aiutarci nei fatti, accettare le mie proposte che ho scritto sul blog si avrà tutti da guadagnare. Parlando con xxx ho detto cosa mi hanno proposto per l’alloggio. E lei: “Ma allora gli conviene vendere e…”. Ed io guardando xxxx: “già, ha ragione, voglio andare in Nica perché è un poco un psicoterapeuta e poi costa troppo, potrei andare in Brasile passando dal Nica, ma dal Nica costa come da Torino”.

E xxx: “Ma si avanzano due giorni”. Potrebbe essere una soluzione tanto più che da xxx ho avuto una motivazione per andare a Rio da xxx e il suo compagno. Chissà? I miei tre angeli decideranno. Dio vede e provvede!

Torno a casa, a piedi, perché c’era sciopero dei tram, molto traffico, in venti minuti ero a casa.

E’ una settimana che non vado al Ciabot, e neanche questa settimana, domani e mercoledi sono libero da “lavori esterni”, devo fare alcune commissioni allora ho telefonato a Pierfranco, ha un’auto libera, la prendo e faccio una scappata a Prachiors e passo anche a Bra. Andare con il Bus mi costa molto meno ma come mi ha detto l’altro giorno xxx: “Daniele i soldi te li porti nella bara?”. Intanto devo vivere, e poi se avanzeranno dei soldi ho già deciso cosa farne.

Tempi di Fraternità

La ricerca della verità è più preziosa del suo possesso. (Albert Eistein)

 

Torino, 20 novembre 2017

 

Carissimi,

 

vi presento “Tempi di Fraternità” ed il mio impegno/diario con il periodico. E’ uno dei pochi giornali che stà reggendo. A me è utilissimo soprattutto per le “riflessioni”, ci si impiega circa due ore a leggerlo. Per le notizie ci sono altri periodici. Sarebbe interessante per i giovani, che sono pochi gli interessati che hanno tempo di leggerlo e poi i giovani ora hanno molte più opportunità di  noi per essere critici e costruttivi.

 

Cari Lettori/Gentili Lettrici della newsletter,

 

–  È stata aggiornata l’agenda di appuntamenti ed eventi – http://www.tempidifraternita.it/applicazioni/agenda/agenda.php

–  È possibile leggere i numeri arretrati fino al mese di dicembre 2016  http://www.tempidifraternita.it/public/archivio_gio/indice_gio.htm

In attesa di migliorare l’archivio e di mettere in linea tutta la produzione del mensile (al momento c’è la produzione da dicembre 2009 a dicembre 2016)

 

– Allego il sommario del numero in stampa

 

Per le modalità di abbonamento consultate il sito alla pagina http://www.tempidifraternita.it/segreteria/abbonamenti.htm

 

Sono graditi indirizzi, cartacei e/o email, di persone interessate a TdF. Invierò loro un paio di numeri come copia saggio; grazie.

 

Cordialmente

Giorgio Saglietti

 

 

SOMMARIO DICEMBRE

 

EDITORIALE

 

  1. Monaca – Buon Natale, se potete

pag. 3

La redazione – Parliamo un po’ di noi

pag. 4

CULTURE E RELIGIONI

 

  1. Vavassori – Vangelo secondo Matteo (57)

pag. 7

LISISTRATA

 

  1. Codrignani – La Paideia

pag. 5

IL MONDO VISTO DAGLI OCCHI DEI GIOVANI

pag. 21

PAGINE APERTE

 

  1. Orizzonti – Mettere alla prova è meglio che incarcerare

pag. 10

  1. Rasero – La Corte Europea ha condannato l’Italia

pag. 12

  1. Monaca – Tina Anselmi, ad un anno dalla morte

pag. 14

  1. Meschi – Particolarismo e Autosufficienza

pag. 16

  1. Arnoldi – Antigone e Creonte – Resistenza e potere

pag. 17

  1. Baratta – Eppur si stupiscono

pag. 20

  1. Scagliotti – Hoang Sa, Truong Sa la cua Viet Nam

pag. 22

  1. Berzano – Ricordando

pag. 28

  1. Borghi – Ideologia Gender e Chiesa cattolica panamense

pag. 29

… E LA SPERANZA CONTINUA …

pag. 30

ELOGIO DELLA FOLLIA

pag. 32

 

EDITORIALE

BUON NATALE, SE POTETE

di Gianfranco Monaca

 

Una carissima amica (e abbonata) mi ha telefonato la sua indignazione per come è stato celebrato il quattro novembre al suo paese. È stata un’occasione per una riflessione natalizia, dopo di che gli auguri hanno preso tutt’un altro significato. Abbiamo cominciato con il “presepio” e siamo arrivati alla “strage degli innocenti”.

 

… continua sul numero a pag. 3 …

 

Tempi di Fraternita’

donne e uomini in ricerca e confronto comunitario

Autorizzazione del Tribunale di Torino n. 2448 dell’11/11/1974

Direttore responsabile Angela LANO

sito web: http://www.tempidifraternita.it

posta: tempidifraternita@tempidifraternita.it

 

Abbonamento

– normale         € 30 (estero € 50)

– sostenitore    € 50 (solo Italia) più un abbonamento omaggio alla persona segnalata (risparmio € 10)

– via e-mail       € 20 formato pdf (fornire codice fiscale)

 

Abbonamenti cumulativi – solo Italia

– ADISTA con TdF                 € 92 (risparmio € 13)

– CONFRONTI con TdF        € 69 (risparmio € 11)

– ESODO con TdF                  € 52 (risparmio € 6)

– MOSAICO DI PACE e TdF            € 54 (risparmio € 6)

 

MEZZI DI PAGAMENTO

  • conto corrente postale 29466109 intestato a TEMPI DI FRATERNITA’ via Garibaldi 13 – 10122 TORINO
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Gli abbonamenti scadono a dicembre: chi sottoscrive un nuovo abbonamento durante l’anno è autorizzato a versare la quota in proporzione alla rimanente durata dell’anno (*); in ogni caso per chi dovesse abbonarsi a prezzo pieno verso fine anno (abbonamento nuovo) gli verrà assegnata d’ufficio la scadenza a dicembre dell’anno successivo con abbuono degli ultimi numeri.

 

 

Tempi di Fraternità

 

Collaborazione con Daniele

 

Torino, maggio 2011

 

Carissimi

 

Verba volant, scripta manent: cioè le parole volano e gli scritti restano sentenziavano gli antichi.

 

E questa raccolta di collaborazioni di trent’anni a “Tempi di Fraternità” ormai è storia. Con la “Tecnologia” che avanza, la storia si ripete,  ma oggi  ancora  di più: bastano dieci anni per far diventare “storia”. Sono ormai 15 anni che ho stilato la prima pagina della rubrica,  “Dal mondo ai Semi”, sei anni il mio primo diario, dieci anni il mondo a Torino, dovrei aggiornarle, anche solo logisticamente, magari farne un’altra serie con altre foto e altre parole  ma sarebbe un’altra cosa, questa è storia, un ricordo che, oggi,  che ci lasciamo prendere sempre di più dal quotidiano, riguardare le vecchie foto, il fermarsi un momento, ci fa capire quanta strada abbiamo fatto in così poco tempo, e davanti a scenari odierni di guerra ci fa pensare che c’era già chi l’aveva ipotizzato: piccoli passi che bisogna percorrere, non ci sono altre strade…“Semi di Speranza”che ora con questo “recupero della memoria”,  li vedo  germogliare…e poi a me  ricordano, con rimpianto e nostalgia, gli anni passati con  mia mamma, quando mi organizzavo i  lavori non facendogli mancare mai niente.

Questi quindici anni sono un mio “cammino”, se riuscite a leggere tutto, capite quanta strada ho fatto per uscire dal “lutto”, come mi ha detto una mia amica: “Daniele tanti al tuo posto  spendono molti soldi dallo psicologo”, o altri: “Chi l’avrebbe detto che saresti uscito!” ma vale sempre quella frase che mi ha scritto un amico: “Daniele dopo tanti campi di lavoro che hai fatto per gli altri te ne aspetta ora uno molto lungo dedicato a te, che riuscirai a farlo grazie agli amici che hai attorno”.

 

Purtroppo sono ricordi che non torneranno più e bisogna, partire dalla cenere, da questi semi per guardare avanti  come stà scritto nella mia casa di campagna (la dacia come la chiamano i russi la loro seconda casa) in una frase di Giò Ponti: “Mi interessa lo splendore del passato ma ancora di più mi interessa lo splendore del futuro”. Il futuro è sulle strade del mondo, l’incontro con gli altri, perché solo insieme riusciremo a creare un futuro più sereno; avere voglia di crederci, di mettersi in gioco e, chissà, “riallacciare” qualche rapporto di collaborazione tra di noi.

 

In questo dvd  ho raccolto le mie esperienze di un periodo della mia vita, la collaborazione con “TDF”, è stata continua quando non potevo più fare  viaggi lunghi. Sono piccole esperienze di solidarietà, alcune si sono evolute, altre non esistono più però tutte  significative.

Quando ho smesso di scrivere qualcuno mi domandò: e ora cosa fai? Mi aspetta molto lavoro, riprendere i viaggi e i lavori fatti in precedenza, ho già oltre dieci anni di collaborazione con l’Ufficio Migranti di Torino e poi la vita continua con “purtroppo” sempre  più problemi sociali e a chi manca lavoro dice “per fortuna”…tutto è relativo a questo mondo; e poi posso anche  pensare a me stesso, a riposarmi, a leggere un libro, o bagnarmi i piedi sulla rugiada del mattino nel mio Ciabot,  a prendere la vita con più calma e osservare le stagioni che passano!

 

1987: Stand di TDF a Torino Esposizione con Erminia Circosta, la cascina di Albugnano,

1985: Raniero La Valle, Paolo Naso, Piercamillo Pizzamiglio, Tempi di Fraternità story,

1989: Mons. Bettazzi e Vattimo

1993: Funerale al camposanto di Elio Taretto

1996: La cascina ad Albugnano, messa con don Ermes Segatti

1998: Luigi Manconi al Centro Gesuiti di Corso Stati Uniti a Torino con don Oreste Favaro,

di Torino in corso Stati Uniti

2000: Mohamad Yunus alla Facoltà di Economia in corso U. Sovietica a Torino, laurea ad honorem

2002: 17 ottobre Giulietto Chiesa

2004: Compleanno di Andreina e Ausilia, a Penseglio con Padre Stefano e Piercamillo con mostra storica, redazione a casa di Davide, Cascina Penseglio,

2005: Presentazione del libro di Catte Cifatte, Battesimo di Cecilia, mons. Ersilio Tonini a “Missioni Consolata” in Torino, Vita di Tdf, Serata di Bruno Marabotto: Raccontare il Novecento,

2006:  9 aprile delle Palme a Penseglio, Il Barcaiolo del Madagascar, don Paolo Farinella, 90 anni di Mons. Bettazzi con Giangranco Monaca e Andreina Cafasso, nel 2016 ha avuto la cittadinanza bolognese,  marzo riunione redazionale allargata al Sereno Regis,

2007: 8 novembre, presentazione libro Andreina Cafasso, 9 settembre bimba Saglietti,

incontro con il teologo Paolo De Benedetti e don Oreste Favaro,

2008: gennaio Giovanni Franzoni, 13 e 19 aprile e 29 maggio Davide Pelanda,

2010: 29 novembre bimbo Saglietti, 16 ottobre redazione Tdf, 25 dicembre bimbi Saglietti,

ricevuta regalo per Matteo di Penseglio,

2011: 29 gennaio con l’Imam, 6 febbraio con Tartaglia, 8 luglio con Elsa Bianco, 1 ottobre redazione Tdf, 8 marzo da Giorgio Saglietti,

2012: Ricordo di Elio Taretto, ricordo di Alberto Tridente, don Paolo Farinella,

2013: Viandanti Mario Arnoldi, 24 ottobre Belgravia libro Davide, 1 dicembre ricordando Elio,

21 settembre Giulietto Chiesa, 24 marzo Eucarestia ad Albugnano,

2014: libro “Poveri ma chi”, 16 e 30 marzo incontri ad Albugnano, Rita Levi Montalcini,

2015: ad Albugnano Padre Testa e Giovanni Franzoni a Opportunanda

2016: a Cuneo in ricordo di Luciano Jolly, Episodio di Davide Pelanda,

2017: Deriù ad Albugnano, Video di Adriana Zarri (Rai Storia), riunione del 22 aprile al Centro della Pace di Rivoli (Cascine Vica)

 

LE COMUNITA’ DI BASE

 

1985: Convegno annuale

1997: Eucarestia di Natale

2006, 2010, 2015: Franco Barbero e l’Associazione “Viottoli

2008: Comunità di via Germanasca a Torino (con Elio Mosso di Sant’Andrea)

2010: Le Comunità Cristiane di Base (Via Germanasca, Torino)

2010: Convegno annuale (video)

2011: 7 maggio Padre E Vavassori

2011: Eucarestia a Piossasco

2013: 9 marzo, Incontro regionale con don Fredo Olivero

2016 2011 2015: Associazione Viottoli con don Franco Barbero al Gay Pride

 

Tracce di percorsi comunitari

Concordato perché contro –  delle Comunità di Base

 

 

GIANFRANCO MONACA

 

2006: E piantala con l’arte

2007: E per filo e per segno

2008: E per filo e per segno

2013: Giampiero Monaca film

2014: Universi Diversi

 

 

Libri a cura dell’Editrice Cooperativa “TEMPI DI FRATERNITA’’ (in biblioteca)

 

“Partecipazione sociale e nuove forme religiose” di Luigi Berzano – 1975

“Il Battesimo” tra tradizione e rinnovamento – 1979

“Lotta e Conversione” di Pablo Richiard – 1980

“Massa Meriba” – 1980

“Quando i fratelli se ne vanno” della Comunità di Franco Barbero – 1980

“Mons. Romero” – di Placido Erdozain – 1981

“Hacia una Iglesia renovada por la pratica de la Solidaridad” – 1983

“Il Vento di Dio” – 1985

COMITATI di SOLIDARIETA’ “OSCAR ROMERO” 1983/1987

“Più grande del nostro cuore”di Franco Barbero – 1987

“Essere semplici è possibile” della Comunità di Base di Lucento Franco Barbero – 1987

“Oltre la confessione, chiamati a vita nuova” – 1988

“Mensile Festivo dei Laici” – 1988

“Nel tempo di Isaia” di Antonio Giolo e Brunetto Salvarani – 1991

“Solidarietà con” di Taretto, Bavazzano, Cammelli, Ricciarelli – 1994

“Il Vangelo dei Nomadi” – 1997

“Ho ascoltato il grido” 1989

“Il Giubileo  di ogni giorno” – di Franco Barbero – 1999

“Sul cammino di Emmaus” – 2003

“Paura del Concilio” – 2003

“Voci di donne in un Hamman” di Angela Lano – 2002

“La questione Femminile nell’Islam” di Angela Lano – 2004

“L’autorità delle donne” di Maria Caterina Cifatte – 2005

“Camminando sulle strade degli uomini” di Padre Ottavio Fasano – 2012

“Quella cena a Lisbona” di Gianfranco Monaca – 2016

“Trent’anni dopo” di Mario Arnoldi – 1999

Cajorata 1   Orizzonti brevi, Carena Jolly Rabbia Tavella – Mille 2014

Cajorata 2 Confini sottili,  Carena Jolly Rabbia Tavella – 2015

Il politico dimezzato, Luciano Jolly

La superficie delle cose, Anonimo genovese

 

 

 

Libri a cura di Davide Pelanda

 

“Tempo tiranno” di Davide Pelanda – 2013

“La fede nel piatto” di Paola Bizzarri e Davide Pelanda

“Parola delle Fedi: Acqua” di Davide Pelanda

“Mondo recluso: vivere in carcere in Italia oggi” di Davide Pelanda

“La Chiesa e i rifiuti” di Davide Pelanda

“Il Cavaliere dell’Arcobaleno” di Davide Pelanda

Dio in piazza Rossa di Luigi Sandri

 

Psicanalisi del Cristianesimo di Luigi De Paoli

 

1999: Le tre Marie

Vittorio Alfieri di Gianfranco Monaca

 

Fotografia di Perez Esquivel nel dicembre 1986

 

“L’impegno Cristiano per la Pace e la

Giustizia” di Erminia Circosta.

 

Mostra fotografica  “Alla Raccolta del caffè” da Marvin in via Lagrange, 45 a Torino

Dall’8 al 28 aprile 1986

 

Foto di Managua al Parco Velasque – 1983 con un articolo di Gerard

 

 

L’arrivo di Gigi e Patrizia Eusebi dal Brasile  – settembre 1990 Ben tornati a Gigi e Patrizia!

 

Da queste colonne diamo il più caloroso e fraterno “Ben tornati” ai nostri due amici e co-redattori appena rientrati dal Brasile dopo tre lunghi anni di servizio volontario tra gli indios di Roraima,

Auguri per un felice reinserimento, in attesa di una rinnovata collaborazione redazionale.

 

Convegno “Oscar Romero”: interventi, documenti, testimonianze ed interviste del IV incontro

internazionale “Oscar Romero”

Torino 5-8 maggio 1983

 

Agape

 

Europa-Terzo Mondo (settembre 1981)

 

Dal 1 agosto al 8 agosto si è svolto ad agape l’annuale campo “Europa Terzo Mondo”. Ho partecipato anch’io al seminario. Con questo scritto non voglio fare una relazione, perfetta giornalisticamente, anche perché non le capacità necessarie, ma solamente fare una piccola cronaca di cosa è stato il campo. Sono impressioni molto semplici. Non sono un poeta e neppure uno scrittore. Abbiate pazienza se talvolta non so esprimermi bene.

Il tema scelto quest’anno è stato “L’immigrazione dal Terzo Mondo in Europa”. Dopo una lunga serie di campi Europa-Africa, Agape ha sentito la necessità di allargare gli incontri alla problematica “Europa Terzo Mondo”. Il seminario si è svolto con la presenza diretta di immigrati e organizzazioni che si occupano del problema. Gli immigrati presenti provenivano da ogni paese, dall’Europa all’Africa, dall’Asia all’America, da Haiti (dove attualmente è presente una dittatura da due generazioni). Parecchie organizzazioni, nazionali e straniere, hanno partecipato al seminario (tra quelle italiane c’erano la federazione CGIL-CISL-UIL Milano Ufficio internazionale, Cesil centro di solidarietà immigratori.

La settimana ad Agape è iniziata con un’unica relazione introduttiva su “Il fenomeno migratorio nell’attuale fase di sviluppo capitalistico di Mario Cordero, un’economista sociologo residente da dodici anni in Francia e insegnante all’Università di Grenoble. La sua relazione è stata abbastanza teorica e di conseguenza non molto discussa. Si sono formati sette gruppi di studio sull’emigrazione su diversi aspetti. In ogni gruppo erano presenti organizzazioni, esperti, emigranti di diversi paesi. Ogni campista ha partecipato al gruppo di suo interesse. I titoli dei temi sono stati:

1)        Situazione legislativa in Europa e linee di tendenza.

2)        Inserimento nella società dei paesi di accoglimento.

3)        Problemi sociali e culturalu, etc.

4)        Aspetti politici ed economici del fenomeno migratorio sia in riferimento ai paesi di origine che dei paesi di accoglimento con particolare rilievo ai problemi del mercato del lavoro.

5)        Risposte dei pubblici poteri, partiti politici, forze sindacali e movimenti singoli al problema   dell’immigrazione.

6)        Politica del rientro: problemi sociali e politici (nuovi tipi di cooperazione fra Stati?)

7)        Il lavoratore rifugiato politico: aspetti legislativi e politici. Questi gruppi sono stati interessanti ed ognuno ha fatto una relazione. Le relazioni sono state tutte lette e discusse durante l’assemblea generale alla fine del seminario. Sarebbe stato interessante, anche a detta di alcuni campisti, riuscire a fare un documentario che rispecchiasse tutte le relazioni dei gruppi da inviare, almeno, ai giornali della sinistra, ma purtroppo non è stato possibile perché il documento sarebbe venuto di troppe pagine. Si cercherà nel più breve tempo possibile, di pubblicare tutti gli atti i uno dei prossimi fascicoli dei quaderni di Agape. Verrà inviata una copia ad ogni partecipante, e potrà essere divulgata in ogni ambiente.

E’ stato un seminario molto dibattuto, ma non abbastanza, perché  per ampliare tutto il problema, non sarebbe bastata una settimana.

Gli emigrati non vengono solo in Europa ma vanno anche in altri continenti. Si è affrontato la situazione dei due paesi: sia di quello che riceve gli emigrati che quello di partenza; il ruolo dei partiti, dei sindacati europei e le legislazioni attuali.

In Italia non c’è una vera e propria legislazione: le disposizioni attuali sono delle circolari emesse dal Ministero degli Interni.

Proposte di legge ci sono ma ad ogni legislazione vengono ridiscusse in Parlamento e talvolta cambiano. L’emigrazione coincide nei tempi antichi con la tratta degli schiavi. La causa è il solito problema politico: da una parte ci sono gli sfruttati, gli emarginati, la gente che soffre. Dall’altra parte gli sfruttatori che detengono il potere e che vivono alle spalle degli sfruttati.

Infatti i beneficiari dell’emigrazione, innanzitutto sono le multinazionali, ma anche le piccole imprese. Bisognerebbe controllare queste aziende e gli stessi operai che lavorano all’interno. Bisogna impegnarsi per una buona applicazione delle disposizioni legali vigenti e presentare delle proposte di legge che collimano con le esigenze degli emigrati e degli operai italiani.

Bisogna inoltre fornire agli emigrati anche una preparazione tecnica in modo che possano tornare al loro paese di origine e contribuire così allo sviluppo del proprio paese..

Quanto accennato sono solo alcuni punti degli argomenti trattati nei gruppi di lavoro e nell’assemblea plenaria.

“Situazione economica e fame nel mondo” e “Lo sfruttamento economico, dei paesi sottosviluppati, da parte dei paesi sviluppati e cosiddetti industrializzati” , sono le due proposte fatte nell’assemblea finale per il prossimo campo “Europa Terzo Mondo”.

Ufficiosamente, da parte di alcuni campisti, è stata fatta la proposta di dedicare il prossimo campo all’America Centrale.

Per chi vuole saperne di più richieda ad Agape gli atti del seminario “Europa Terzo Mondo”

 

 

Rilanciata da Gubbio la solidarietà con l’America Latina (novembre 1981)

 

Dal 1 al 4 ottobre a Gubbio si è svolta una manifestazione di solidarietà con i popoli dell’America Latina per la conquista e l’allargamento della democrazia organizzata dal Comune di Gubbio, dalla Provincia di Perugia, dalla Regione Umbria, dalla Lega Internazionale per i Diritti e la Liberazione dei Popoli e dal Cespi (Centro Studi problemi Internazionali).

 

L’idea di base della manifestazione è stata quella di creare un momento d’incontro tra le organizzazioni politiche latinoamericane per poter discutere i numerosi problemi interni e contemporaneamente, rilanciare anche sul piano nazionale, la solidarietà con i popoli in lotta perché si affermi la democrazia nei loro paesi.

La manifestazione è iniziata con l’inaugurazione della settimana di solidarietà il pomeriggio del 1 ottobre. Ha partecipato, con una rappresentanza del Comune di Gubbio, della Provincia e della Regione Umbra anche Hortensia Allende, vedova del presidente cileno Salvador Allende, assassinato nel ’73. Si sono svolte tre tavole rotonde sull’America Latina e sui rapporti tra l’Europa e l’America Latina. Hanno partecipato rappresentanti di diversi paesi e di alcuni movimenti di liberazione nonché militanti di alcuni comitati di solidarietà.

Il 28 settembre sono iniziati da parte dei ragazzi delle scuole, i lavori per la realizzazione di alcuni murales. I migliori sono stati premiati l’ultimo giorno della manifestazione da Hortensia Allende.

In Gubbio sono state allestite quattro mostre latinoamericane informative. Davanti alla segreteria del convegno sono stati messi alcuni pannelli con esposte delle foto sulle situazioni attuali del Nicaragua e del Salvador.

Una mostra organizzata dal Circolo Amerindiano sull’America Latina, divisa in due settori. Un primo settore con esposti in vendita i “Las Arpilleras”, quadretti di stoffa creati dal popolo cileno contro la dittatura di Pinochet; la protesta popolare raggiunge anche l’arte. Nel secondo settore si poteva leggere su pannelli tutta la storia dell’America Latina.

Una terza mostra documentativa sull’America Latina dove si potevano consultare fascicoli e libri latinoamericani. Infine un’esposizione di fotografie sulle Filippine e sul Salvador.

Nelle ore serali si sono svolti concerti musicali e poesia latinoamericana di artisti che han partecipato anch’essi al convegno. Nell’ultima serata hanno suonato gli Inti Illimani.

Ci sono stati diversi problemi di tipo organizzativo. La pubblicità del convegno è stata fatta molto in ritardo, sia nazionalmente che a livello locale. La gente di Gubbio avrebbe potuto partecipare molto di più. Il comitato organizzatore aveva rivolto un invito alle famiglie di Gubbio perché potessero ospitare durante i giorni del convegno un latinoamericano. In realtà come Gubbio dove la gente è abbastanza ospitale e disponibile la manifestazione avrebbe potuto essere molto più sentita e partecipata dalla popolazione.

Alle tavole rotonde han partecipato pochissimi eugubini; per non dire quasi nessuno. Ai concerti la popolazione ha partecipato di più ma non troppo a parte l’ultima sera durante il concerto degli Inti Illimani. Durante i dibattiti è stata presentata la situazione nell’America del Sud. Si è constatato che, purtroppo, attualmente non basta più denunciare le ingiustizie per mobilitare l’opinione pubblica.

L’uomo della strada non s’interessa a questo tipo di problematiche.

I partecipanti a questo tipo di manifestazione sono quasi sempre gli stessi militanti della sinistra, e dei comitati di solidarietà.

Il rappresentante della Bolivia ha presentato la situazione del suo paese. In Italia manca informazione e la realtà boliviana si fa sempre più tragica.

Il Brasile invece sembra che stia cambiando. Il Presidente Figuereido ha avuto un lieve collasso.

Al suo posto provvisoriamente è stato nominato presidente un civile, per la prima volta dopo 17 anni. Ufficialmente però il presidente del Brasile è sempre il generale Figuereido. All’interno del Brasile si stanno formando diversi movimenti politici e sindacali con una classe operaia sempre più attiva. Sui giornali comincia a esserci più libertà di stampa e l’alfabetizzazione non è più carente.

Manuel Reyes del Salvador, a nome del Fdr ha denunciato la tragica realtà salvadoregna. L’Fdr ha tentato una mediazione politica ma la giunta civile-militare l’ha rifiutata. Anche la  sessione del Tribunale Permanente dei Popoli ha presentato una mediazione alla giunta salvadoregna ed anche questa è stata rifiutata. Il massacro, il coprifuoco continuano. Davanti a queste situazioni ogni cittadino dovrebbe reagire prendendo una posizione di parte. Il console del Nicaragua, Oreste Pappi ha presentato la difficile situazione nicaraguense; la grave crisi economica che aumenta sempre di più ha fatto in modo che il governo è stato costretto a dichiarare lo stato d’emergenza economico.

Giulio Girardi ha sottolineato l’esperienza del popolo nicaraguense. E’ la prima volta che i Cristiani hanno partecipato alla lotta di liberazione, come protagonisti. Naturalmente continuano ad essere impegnati nella vita politica del paese.

E’ stata ribadita la proposta fatta alla marcia della pace di Perugia e Assisi, della raccolta di firme per chiedere di dare il premio Nobel della Pace ’82 al popolo del Nicaragua.

Il Convegno è terminato con l’ultimo dibattito sui rapporti tra l’Europa e l’America Latina.

La crisi è mondiale e quindi la risposta per agire deve essere mondiale. Di questa crisi approfitta attualmente il capitale mondiale il quale risponde oggi con il riarmo.

Termina la discussione il presidente della “Lega”, lasciando però aperto il problema. Tocca a ogni militante, partecipare al convegno, trarre le conclusioni, e portare avanti in modo concreto il discorso nella propria realtà (scuola, fabbrica, ecc.).

Questo scritto vuole essere solo una cronaca. Pertanto mi rendo disponibile a chiunque volesse saperne di più sula manifestazione.

 

Un campo per la Pace (febbraio 1982)

 

Dal 26 dicembre al 1 gennaio si è tenuto ad Agape l’annuale campo invernale dedicato quest’anno alla pace. E’ stato organizzato tenendo conto dei numerosi giovani al di sotto dei vent’anni che avrebbero partecipato al campo. Quindi si è cercato di dare a loro più informazioni possibili sulla questione. A mio parere, quindi, il campo non è stato eccezionale; sono state fatte delle relazioni il cui contenuto conoscevo già, perché letto precedentemente da vari giornali.

Alla fine del campo è stato stilato un documento che, probabilmente verrà pubblicato in uno dei testi della Claudiana oppure su uno dei quaderni di Agape.

Ad ogni modo è pur sempre positivo che oltre centocinquanta persone si trovino insieme per discutere di questo problema.  Perché ognuno nel proprio ambiente (sindacato, scuola, fabbrica, ecc.) porterà ciò che ha recepito al campo.

“Costruire la pace oggi” è il titolo dato al seminario. E’ stato strutturato in tre momenti fondamentali. Tre relazioni introduttive che hanno offerto una panoramica generale dell’argomento.

Una tavola rotonda su “Obiettivi politici reali del movimento per la pace in Europa che ha evidenziato le diverse posizioni di partiti e sindacati. Hanno partecipato Rinaldo Bontempi del Consiglio Regionale del Piemonte, Claudio Canal del Comitato per la Pace, Francesco Saija del direttivo di DP di Messina, Aldo Ferrero del Comitato Esecutivo di Agape e Alberto Tridente dell’FLM.

I lavori dei gruppi si sono proposti di approfondire le questioni e di favorire la socializzazione delle esperienze.

I temi dei gruppi sono stati cinque: 1) Difesa e sicurezza e società. 2) Tensione tra i blocchi e minacce di guerra oggi. 3) Movimenti pacifisti e non violenti. 4) Chiesa e pace.

5) Nucleare militare e civile.

La prima relazione introduttiva è stata fatta da Giorgio Rochat, professore di storia moderna a Torino su “L’equilibrio mondiale da Hiroshima ai giorni nostri”. Essa è stata l’introduzione al campo, in cui sono esposti i rapporti internazionali attuali. “…attualmente c’è molta disinformazione. Il punto di partenza dell’attuale situazione è la fine della seconda guerra mondiale, con l’Usa e l’Urss che acquistano un ruolo emergente. Sia da una parte che dall’altra c’è la consapevolezza degli alti costi di una guerra. Le armi, probabilmente, non verranno mai usate ma vengono costruite per mantenere una certa sicurezza. Da parte americana nascono armi sempre più sofisticate. Le armi atomiche sono meno costose delle armi convenzionali…” E’ stato chiesto a Rochat qual è il ruolo delle Chiese nel contesto attuale. Ha risposto che non è abbastanza preparato sul tema ma ha accennato che anche la Chiesa ha delle responsabilità nel mondo.  La seconda relazione è stata “L’industria militare italiana oggi”, fatta da Alberto Tridente, ex segretario nazionale FLM dimessosi tre mesi fa per dedicarsi di più ai rapporti internazionali. “…I sindacati si sono dedicati al problema molto in ritardo. L’Italia è uno dei piccoli costruttori e esportatori di armi. Essa non ha un’autonomia tecnologica del settore. Le nostre armi non sono le più avanzate, quindi vengono vendute al Terzo Mondo. Non essendo in grado di acquistare  materiale più sofisticato siamo purtroppo costretti a venderle ai regimi razzisti. Il governo italiano e le forze italiane sono impegnate perché questa esportazione avvenga, soprattutto perché ne trae beneficio il paese.

Sono state presentate in parlamento delle proposte di deputati di diversi partiti, in modo da poter controllare di più il commercio delle armi…

Dobbiamo cercare di disinnescare questo ingranaggio, come ha fatto Mons. Romero nel Salvador, prendendo nelle omelie una posizione politica a vantaggio del popolo…”. Egli ha affrontato il problema partendo dall’Etica Cristiana. “….Le Chiese Cristiane hanno un ruolo importante ma si svegliano troppo tardi. Esse sono corresponsabili nell’istituire una società basata sulla giustizia. I cristiani hanno le stesse responsabilità degli altri uomini.  Essi non devono cadere nelle posizioni di privilegio in cui si trovano. Prima della teologia della pace si è sviluppata una teologia della guerra.

Nella storia della Chiesa c’è stata talvolta una giustificazione della guerra. Dopo la prima guerra mondiale sono incominciati i movimenti per la pace. Noi viviamo in un tempo in cui si è prodotta una cultura del terrore con ovvie conseguenze psicologiche”.

In una delle sere del campo si è svolto lo studio biblico del Deuteronomio 14, 21-29 introdotto da Saverio Merlo.

Questo Documentario è stato proiettato da Canale 5  ma non lo è stato dato dalla Rai.

“…Quando ho scelto di occuparmi di problemi internazionali mi sono accorto che non c’è alcuna differenza da quelli nazionali. Il problema del contadino in Bolivia è sullo stesso piano dell’operaio in cassa integrazione in Italia. Il Sindacato deve impegnarsi sempre più nei rapporti tra Nord e Sud, nelle multinazionali che hanno anche la sede in America Latina…” ha detto Alberto Tridente nel suo ultimo intervento.

 

 

DA GINEVRA A COMISO (marzo 1982)

 

In occasione della ripresa dei negoziati sul disarmo generale completo fra USA e URSS, si è svolta a Ginevra il 23 gennaio una marcia europea della pace. Purtroppo è stata pochissimo pubblicizzata, anche all’interno della sinistra; al contrario della manifestazione di Roma del 24 ottobre 1981 che due mesi prima la si stava già preparando. E’ stato un nostro grave errore che non dovrebbe più capitare; avremmo potuto essere almeno un milione di persone da tutta l’Europa, invece di essere solo in diecimila. Ad ogni modo è pur sempre significativo che diecimila persone abbiano sfilato nelle vie del centro di Ginevra fino al Palazzo delle Nazioni Unite; in una realtà come la Svizzera dove di manifestazioni non se ne fanno molte, un corteo ha pur sempre un peso sul meccanismo della politica mondiale. Hanno marciato rappresentanti di diversi paesi europei.

I più numerosi sono stati gli spagnoli e gli italiani. Da Torino siamo andati in trecento militanti; pochi gli svizzeri e i tedeschi. Hanno partecipato anche il Fronte del Sahara Occidentale, ancora in lotta per la propria indipendenza, e una delegazione di italiani.

Numerosi sono stati anche i comitati di solidarietà per il Salvador. Alla fine della manifestazione in piazza delle Nazioni Unite, hanno parlato il rappresentante di Solidarnosc e il rappresentante europeo dell’FDR-FMLN. Dunque, almeno nelle manifestazioni internazionali bisognerebbe partecipare molto di più. E se su alcuni giornali e in alcuni ambienti non se ne parla di queste manifestazioni, noi come cristiani militanti dobbiamo fare in modo che queste informazioni vengano dette. Il prossimo appuntamento pacifista per tutti: il 3-4 aprile con la grande manifestazione europea a Comiso.

 

Torino: Un progetto di solidarietà per la Bolivia (settembre 1983)

 

Ci sono troppe differenze: dai grattacieli del centro città alle baracche della periferia. Passeggiando per le strade, osservando le vetrine si può vedere di tutto: dai televisori a colori ai videoregistratori, dagli stereo agli elettrodomestici,ogni varietà di stoffa e cibo. I prezzi sono altissimi. Possono acquistare solo gli stranieri o qualsiasi persona in possesso di dollari: che a loro volta cambiano a mercato nero il quale è molto alto. Il mercato monetario ufficiale per un dollaro di circa 200 pesos, quello nero 800 pesos. Tutti cambiano a mercato nero, a parte gli operai, perché non sono in possesso di dollari a meno che commercino coca. E’ moltissima la coca che esce dalla Bolivia, anche in valigie diplomatiche, gira per tutta l’America fino ad arrivare in Europa a prezzi incredibili. In aeroporti nascosti dell’Amazzonia atterrano aerei per prelevare la coca in cambio di dollari.

L’università è carissima. Sono pochi i giovani che la frequentano. La maggior parte sono di famiglia borghese; altri riescono a pagarsi gli studi vendendo la coca. Il salario di un operaio, come il minatore, tradotto in lire è di circa trentacinquemila lire al mese. La vita costa come in Italia, quindi l’operaio non ha neanche di che vivere. Il sindacato è abbastanza forte: ha conquistato alcune migliorie per gli operai, in dieci anni di costituzione, come le ferie annuali che sono di quindici giorni.

La Bolivia, economicamente è tenuta in piedi grazie alla coca e al mercato nero monetario. Il governo chiude gli occhi su queste cose perché in questo modo entrano nel paese dollari. E’ risaputo che all’interno della stessa banca Nazionale è in giacenza della coca. E’ per questa realtà che noi gruppo Bolivia “Solidarietà ‘83” lottiamo portando la solidarietà ad un popolo oppresso da millenni; dove vive  ancora allo stato primitivo sulle Ande a 4000 metri con gli Alpaca e i Lama dimenticato da ogni governo che si è si è succeduto.

Durante il nostro soggiorno abbiamo avuto contatti con il sindacato operaio, contadino e minerario. Abbiamo vissuto tra la gente, condiviso il lavoro quotidiano. Siamo stati in miniera per vedere le condizioni in cui i boliviani lavorano, e non sono certo piacevoli. A 32 anni sono degli uomini finiti, con la silicosi sulle spalle.

In quest’anno cercheremo di rimanere collegati con l’Associazione Aymarà; sia economicamente per vendere le maglie che fanno; sia politicamente, per far conoscere, tramite la documentazione esistente, la realtà boliviana.

E’ un paese che è sempre stato sfruttato, dagli spagnoli prima e da dittature dopo. Ora sono alcumi mesi che c’è un governo civile ma occorre molto tempo e molta solidarietà militante perché in Bolivia e in tutto il Sudamerica ognuno abbia il suo fabbisogno quotidiano.

 

Chi desidera approfondire quanto ho scritto, sono disponibile a quanti vorranno contattarmi. Quanti sono interessati all’iniziativa, possono incontrare il gruppo “Bolivia” al martedi sera, alle ore 21 presso la parrocchia Santa Maria Goretti in via Actis, 20 – Torino.

 

Gruppo Bolivia in un “banchetto di sensibilizzazione”                                                                    Gente in attesa alla stazione degli autobus

 

 

Vietnam: la guerra non è finita? (giugno 1985)

 

“Riporteremo il Vietnam all’età della pietra”. E’ un affermazione del presidente americano Jonhson riportata nell’opuscolo di Gigi Eusebi “Vietnam: la guerra non è finita?”.

Il libretto è frutto del lavoro compiuto da un gruppo di torinesi che è stato all’inizio di quest’anno, nel paese del Sud-Est asiatico.  L’affermazione fotografa  perfettamente il tentativo di colonializzazione americana in Vietnam,descritto nel libro in modo semplice e preciso.

Il volumetto è diviso in diverse sezioni: storia, l’oggi, la gente, religione, lingua, economica, territorio. E’ stato pubblicato alla fine di aprile, nel decennale della liberazione dagli invasori americani.

Rispetto ai fiumi d’inchiostro versati dai giornali per ricordare (o seppellire) l’avvenimento, si differenzia notevolmente nelle sezioni dedicate alla situazione del paese nel dopoguerra, fino alla realtà odierna. Ho notato che quasi tutti i servizi apparsi sui giornali in queste settimane, dedicate al Vietnam, non erano che un pretesto per ricordare i valorosi marines e i loro drammi psicologici e fisici attuali; affossavano frettolosamente le scelte di un paese che vive drammaticamente un dopoguerra durissimo.

L’Occidente non ha digerito il tradimento degli ideali del ’68 che avevano attribuito al Vietnam il ruolo di ultimo baluardo della lotta antimperialista.

L’opuscolo di G. Eusebi vuole superare questo “scoglio emotivo” ed andare oltre, cercando di capire problemi e situazione in prima persona, non nascondendo gli errori del nuovo governo vietnamita.

A mio avviso è una pubblicazione il cui scopo è di aprire un dibattito, cercare il dialogo, sia per comprendere certe scelte sia per conoscere la reale situazione del paese.

Ma come ci si può fermare all’informazione dei mass-media, spesso di parte e in mala fede: è necessario verificare discutendo. (S.C.)

 

 

VIETNAM  Una mostra a confronto   (Tdf di aprile 1986)

 

Dal 13 al 26 aprile 1987 nella sala mostre dell’Informagiovani presso l’Assessorato della Gioventù in via Assarotti, 2 a Torino dal lunedi al venerdi con orario continuato dalle ore 9 alle ore 18,30 verrà esposta la mostra fotografica:

VIETNAM ’86. UN VOLTO GIOVANE IN UN PAESE CHE CRESCE.

Reportage di Orlandina Cacciatori, Gianni Corio, Daniele Dal Bon, Alfredo Ponzio.

Sono quattro fotografi non professionisti dell’area torinese che hanno scelto con il “reportage” uno strumento di comunicazione visiva adatto alle loro esigenze di informazione sulle contraddizioni di realtà sociali in movimento, soprattutto nei paesi in via di sviluppo.

Le immagini proposte i questa mostra nascono da un’esperienza di viaggio attraverso il Vietnam effettuato con un gruppo di torinesi nell’agosto dell’86, in collaborazione con l’Acra (l’Associazione di Cooperazione Rurale in Africa e America Latina). Esse hanno lo scopo di presentare, senza ambizioni, uno scorcio della società vietnamita prendendo spunto dall’esperienza quotidiana del popolo: lavoro, vita famigliare, religione e cultura. Lo scopo di queste immagini di quotidianità, è quello di stimolare una verifica ed un confronto con quelle, ancora negli occhi di tutti, del periodo della guerra.

Ci si augura che la mostra possa costruire un approccio con la storia più recente di un popolo che in passato tanto ha fatto parlare di se e che, con tutte le sue contraddizioni, stà cercando di percorrere una strada.

 

 

Servizio Biblico

 

Morire assassinati solo perché poveri e contadini (aprile 1990)

 

Testo di Ignacio Illacuria ripreso in una sua conferenza e apparso su “Missioni Oggi”.

 

 

 

VIETNAM: VENTI ANNI DALLA FINE DELLA GUERRA

 

(TDF aprile 1997)

 

Il 20mo anniversario della caduta di Saigon, secondo gli americani, o della Liberazione della città di Ho Chi Minh secondo i patrioti vietnamiti.

– Un po’ di storia. Nel 1887 il Vietnam, dopo l’istituzione di un protettorato francese sul Tonchino, venne inglobato (unitamente alla Cambogia e al Laos) nell’Indocina francese.

Il regime coloniale imperniato su una dura repressione militare radicalizzò le forze politiche sociali e intellettuali del Paese. Nel 1930 si costituì il Partito Comunista Indocinese sotto la direzione di Nguyen Al Quoc, il futuro Ho Chi Minh.

A partire dal 1942 i comunisti vietnamiti organizzarono un Fronte Nazionale per la liberazione del Vietnam (Viet-Minh), che intraprese la resistenza armata. Il 2 settembre 1945, dopo il crollo del Giappone che aveva occupato il Paese, il Viet-Minh ne proclamò l’indipendenza come Repubblica Democratica del Vietnam. Un anno dopo i francesi aprirono lo ostilità dando inizio alla guerra in Indocina, protrattasi fino al 1954, quando la sconfitta di Diem Bien Phu e la successiva conferenza di Ginevra suggellarono l’indipendenza del Vietnam, diviso tuttavia in due tronconi, in attesa delle elezioni generali: al nord la Repubblica Democratica e al Sud la zona di occupazione francese.

Ma le pressioni esercitate soprattutto dagli Usa, subentrati alla Francia nel controllo della regione e orientati a contenere la diffusione dei regimi comunisti in Asia, congelarono  la situazione e, dopo l’instaurazione nel Sud del Paese di un governo anticomunista (con capitale Saigon), ebbe inizio una seconda guerra, durata vent’anni che vide da una parte il Vietnam settentrionale e i guerriglieri sud vietnamiti (Vietcong) e dall’altra il governo di Saigon sostenuto dagli Usa.

La vittoria, avvenuta il 30 aprile 1975, portò all’unificazione del Paese, costituito in Repubblica Socialista del Vietnam, connotata da una forte egemonia comunista e da un progressivo allineamento al blocco sovietico e all’adesione al Comecon.

Nel 1979 le truppe vietnamite sono penetrate in Cambogia (ritirandosi solo dopo oltre dieci anni nel 1990), ponendo così termine al regime di terrore instaurato dai comunisti Pol Pot (Kmer rossi) e dando luogo ad una delle più anomale situazioni della diplomazia internazionale, che nell’ottica di isolamento di cui il Vietnam è stato vittima dal 1975, vedevano gli Usa e la Cina schierati a fianco degli stessi Kmer rossi e del principe Sihanouk contro gli invasori vietnamiti.

Prima il sogno infranto dei rivoluzionari di creare una società fondata sull’uguaglianza, poi l’isolamento internazionale, l’assenza di democrazia, quindi il blocco degli aiuti provenienti dall’area socialista e l’espulsione dai paesi dell’Est di decine migliaia di lavoratori e studenti, hanno contribuito a fare del Vietnam uno dei Paesi più poveri dell’Asia, a dispetto della favorevole posizione geografica, dei suoli e della proverbiale generosità degli abitanti.

Nel decennio 1880-1990 il Vietnam ha gradualmente avviata una politica riformatrice in economia (ancora oggi prevalentemente agricola), puntando a forme di funzionamento tipiche di un’economia di mercato, così da attirare capitali stranieri per gli investimenti, presupposto indispensabile per un processo di sostenuto sviluppo economico, di cui al momento si vedono scarsi risultati. Nel 1989 Nguyen Van Linh lanciò da “doi moi”, il rinnovamento vietnamita, il cui effetto fu il parziale riconoscimento della proprietà privata. In quell’anno, mentre in Europa si assiste al crollo regimi comunisti, il Vietnam apre le porte ai capitali stranieri, che vengono subito ad affiancarsi al sostanzioso gettito finanziario “Viet Khieu”, la diaspora vietnamita.

Prende così forma l’economia di mercato socialista, un programma che in pochi anni ha quasi raddoppiato il tasso di crescita del prodotto interno lordo del Paese. In pari tempo, l’inflazione è crollata dal 68% del 1991 al 5% del 1993.

Il 3 febbraio 1994 il presidente americano Clinton ha fatto cadere l’embargo economico sul Vietnam. Da allora molte cose sono cambiate, lungo le strade, nell’informazione, nella pubblicità che è molto aumentata. Il consumismo è cresciuto anch’esso e sembra che questo non dispiaccia alla gente vietnamita. Per ora solo la parte vecchia della città di Hanoi sembra immutata, coi suoi grandi viali alberati sui quali è bellissimo passeggiare.

Le gru invece sovrastano Saigon che è assediata dai cantieri, come pure dall’aumento delle cabine telefoniche, dalle pensiline degli autobus, da veicoli di ogni tipo di mercanzia. Dappertutto tutti si danno da fare, vendono, offrono, commerciano, riparano qualsiasi cosa. In pochi anni il mezzo di trasporto più utilizzato è diventato la motocicletta, al posto delle vecchie biciclette.

Molti edifici sono stati ristrutturati diventando uffici, centri direzionali e banche: tutto questo fa ancora aumentare gli investimenti stranieri perché, come dice Nguyen Quan Sang: “Se non apriamo le porte agli stranieri non avremo capitali per lo sviluppo. Anche la rete di comunicazione ferroviaria ha subito un forte impulso. Sembra davvero un grande successo economico, ma il progresso non pare ben ripartito.

L’introduzione del capitalismo ha divaricato la società tra un’esigua minoranza che sguazza nel denaro del libero mercato e una maggioranza di contadini che il libero mercato strangola e fa andare verso una povertà via via maggiore.

Il Vietnam è uno dei paesi più poveri del mondo; il reddito procapite è di 200 dollari e un rapporto della Banca Mondiale stima il 51% della popolazione al di sotto della soglia di sussistenza, soglia fissata a 2100 calorie al giorno.

La metà dei bambini soffre di malnutrizione cronica. La povertà nelle campagne stà favorendo come altrove il preoccupante fenomeno dell’inurbamento, che porta con sé la disoccupazione, la criminalità, la prostituzione anche infantile.

Le spese per la salute pubblica, un tempo a carico dello stato, da legittimo orgoglio nazionale (la mortalità infantile ad esempio si è fortemente ridotta negli ultimi anni), è diventata ormai un lusso insostenibile. Un giorno di ricovero costa 2000 dong (quasi due dollari), un’operazione di appendice 50.000 dong, senza contare che i pazienti devono provvedere autonomamente alle medicine. Anche per l’educazione scolastica le cose non vanno meglio: il rapporto denuncia un crescente tasso di evasione scolastica nelle campagne.

In conclusione il Vietnam è una nazione ricca di umanità ed in piena espansione economica. Stà cercando la difficile mediazione tra la fedeltà alla propria ideologia e le leggi di mercato.

Ma la strada sembra lunga e difficile….

 

IL VIETNAM IN NUMERI

 

Superficie:               332.000 Kmq

Popolazione             74 milioni di abitanti

Densità                     195 abitanti per Kmq

Tasso di natalità         32%

Tasso di mortalità      0.9%

Speranza di vita         64 anni

Tasso di alfabetizzazione: 82%

Reddito medio            200 dollari Usa

Lingua                         Vietnamita Hannamita

Etnie                             Vietnamiti (84%), cinesi, hoa, tay, kmer, moung, nung, minoranze “montagnards” (banher, jorai, rhade, chame)

Capitale                           Hanoi (2.7000.000 abitanti)

Forma dello stato             Repubblica democratica popolare a partito unico

Religioni principali          Buddismo (del “grande veicolo”, Mahayana, Taoismo, Confucianesimo, Caodeismo, Cristianesimo, Animismo

Valuta                               Dong, circa 14.000 Dong per un dollaro

Fuso orario                        sei ore avanti rispetto all’Italia

 

 

L’umanità deve fare un esame di coscienza  a cura di Andreina Cafasso

 

(giugno/luglio 2003 articolo tratto da una mia videoregistrazione)

 

Mons. SABBAH, patriarca cattolico di Gerusalemme, è stato a Torino ed ha incontrato giornalisti e pubblico torinese presso le Missioni Consolata il 10 aprile 2003. All’incontro, introdotto da don Fredo Olivero, hanno partecipato anche cristiani ortodossi e copti ed alcuni palestinesi.

Mons. Sabbah ama il suo popolo, ma non per questo odia il nemico. Egli stesso è nato nella guerra che si trascina in Palestina dal 1948, anno in cui si è costituito lo Stato di Israele, ad oggi. Guerra che, come tutti sanno, verte sul fatto che due popoli si contendono la stessa terra.

Prima di quella data convivevano pacificamente in Palestina comunità cristiane, musulmane, palestinesi ed ebree. Il primo e massiccio esproprio è stato subìto dai palestinesi con l’ occupazione, da parte del neo costituito Stato d’Israele, del 78 % del loro territorio, mentre la Giordania, Stato arabo, fu ben lieta di annettersene il 22 %. Con la guerra del ’67, anche il restante 22 % venne occupato da Israele, mentre sia i palestinesi, sia gli Stati arabi continuavano a non riconoscerne l’esistenza. Tuttavia, nel 1988 e nel 1991, con gli accordi di OsIo, i palestinesi ed il mondo arabo riconobbero l’esistenza dello Stato d’Israele, ma rivendicaronola restituzione del 22 % del territorio della Palestina con la nascita di un loro Stato ed in questo furono appoggiati da una dichiarazione delle Nazioni Unite. I palestinesi chiedono solo questo: avere uno stato ed un territorio, una piccola parte di quello che possedevano prima del 1948. Ma gli israeliani dicono che non è ancora il momento, parlano di attentati da parte dei palestinesi e ne definiscono i rappresentanti non credibili. Ora, dice mons. Sabbah, come si può trattare, se a priori si definisce non credibile la controparte?

Gli attentati nascono dalla situazione di occupazione: se si porrà fine all’occupazione e se i palestinesi avranno un loro Stato, gli attentati dei combattenti (è troppo facile definirli terroristi, quando il terrore è quotidianamente provocato dai soldati regolari di Israele) cesseranno e gli israeliani avranno la sicurezza che desiderano. Finché c’è occupazione ci saranno sempre forme di resistenza. La sicurezza è indispensabile per i due popoli, ma essi l’avranno insieme.

Quali speranze?

 

La convivenza è possibile e lo dimostra la presenza di un milione di palestinesi che vivono nello Stato d’Israele, con passaporto israeliano, con possibilità di votare (ed infatti 13 rappresentanti palestinesi sono stati eletti al Parlamento israeliano), insomma senza gravi problemi. Si aspetta e si spera in una nuova leadership israeliana, poiché da questa dipende la soluzione di questo decennale conflitto, senza dimenticare che i governanti sono eletti dal popolo, almeno nei paesi cosiddetti democratici, e che il popolo israeliano, se veramente vuole pace e sicurezza deve esprimersi in questo senso.

 

La pace è possibile?

 

Deve essere possibile. Chi crede in Dio crede che Dio ha voluto la pace e noi che crediamo in Dio crediamo nella pace. Sentiamo dire che per due generazioni non ci sarà pace, ma speriamo che

Dio ce la doni prima. Nella situazione in cui siamo, portiamo avanti la volontà di Dio: quel che non possiamo fare noi lo farà Dio, lui sarà il vincitore. Con questa fede, riusciamo a sopravvivere.

La guerra in IRAQ non doveva essere fatta. Chi decide che in uno Stato c’è una minaccia per l’umanità? Chi ha il diritto di punire il male? Se al più forte si permette di decidere, ci sarà la

guerra di tutti contro tutti. Solo se uno Stato è attaccato ha il diritto e il dovere di difendere la vita e la libertà dei cittadini, doni di Dio.

In questa guerra il mondo islamico ha visto un attacco dell’Occidente, molti hanno identificato l’Occidente col Cristianesimo, ma le grandi manifestazioni per la pace e soprattutto le

parole forti del Papa contro la guerra, ripetute in ogni occasione, hanno fatto sì che non si vedesse in essa una guerra di religione, ma solo una guerra di interessi e di potere. Si parla di diritti umani, ma si agisce per interessi. Devono nascere nuovi rapporti.

L’umanità deve fare un esame di coscienza Non si combatte il terrorismo solo militarmente. Bisogna domandarsi quale sia la causa che l’ha fatto nascere.

Ad esempio, in Palestina la situazione economica è difficilissima. Solo il 30 % dei lavoratori può contare su un reddito fisso; gli altri, pur sforzandosi di uscire dalla situazione di povertà, vivono di guadagni saltuari o di sussidi concessi da varie istituzioni o Chiese. Praticamente, si è confinati nei territori occupati, i permessi di uscita sono concessi solo ad arbitrio degli israeliani; quando c’e il coprifuoco, le strade sono deserte e non si può andare a scuola né al mercato e tutto questo improvvisamente. C’è impotenza economica. Ma nello stesso tempo crescono i poveri nella società israeliana, molti cominciano a soffrire della situazione anche in Israele.

La guerra in Iraq porrà la questione palestinese in secondo piano?

Il conflitto israelo-palestinese è passato tante volte in secondo piano, ma verrà posto in primo piano se ci sarà una volontà seria di pace tra i governanti di Israele, che hanno la situazione in mano. Oggi come ieri le sofferenze permangono: ciò che cambia è l’attenzione del mondo, che può esserci o può venire meno ed è molto importante non farei sentire soli.

 

Si ringrazia per la videoregistrazione l’Ufficio Pastorale Migranti.

 

 

Premio per la pace 2005 a don Gino Piccio

 

Voluto dalla consulta per la pace, la giustizia e la cooperazione internazionale del Comune di Casale Monferrato.

 

A Don Gino Piccio: per l’attività educativa e di formazione umana, civile, sociale e religiosa che da decenni propone in tutta Italia, dalle colline del Monferrato alle zone terremotate, divenendo punto di riferimento di centinaia di giovani e adulti che sono alla ricerca di grandi ideali, di grandi sogni e di grandi progetti per cui valga la pena di spendere la propria vita. Grazie al metodo Paulo Freire, educatore e sociologo brasiliano, la liberazione integrale dell’uomo è diventata per don Gino e il gruppo della Cascina G di Ottiglio la strada per contribuire alla costruzione di un mondo di pace.

 

 

Quando nasce un bambino è una speranza in più nel mondo…per un mondo più vivibile!

 

Sono nati Martina e Stefano, nipoti rispettivamente di Giorgio Saglietti e di Andreina Cafasso, collaboratori da sempre della Cooperativa e della rivista. Ai neo nonni ed ai genitori gli auguri più vivi da parte di tutti noi di “Tempi di Fraternità”.

 

 

Ricordando Elio

 

Stò scrivendo durante i giorni di commemorazione dei defunti, quando in campagna si scaldavano le caldarroste e si recitava il rosario con i parenti e noi piccoli a dire: che noia…! Un modo per ricordare i bei tempi passati in cui, forse, eravamo più semplici, più poveri e vivevamo proprio nella sobrietà e la domenica, se andavamo dal macellaio a comprare il bollito, questi chiedeva se c’era qualcuno malato…

 

Sono passati quattordici anni da quando è mancato Elio Taretto. Ho conosciuto Elio negli anni ottanta durante i primi gruppi di solidarietà del Piemonte insieme con don Fredo Olivero, don Ermes Segatti e Padre Gianfranco Testa (che attualmente sono direttore dell’Ufficio Pastorale Migranti, responsabile Cultura della Diocesi di Torino, missionario in Colombia in un progetto con i ragazzi di strada).

Con Elio ci siamo subito affiatati, ascoltava tutti e con tutti dialogava, ad ognuno dedicava un po’ del suo tempo. La prima volta che l’ho visto ero entrato nella riunione di “TDF” al quarto piano di corso Palermo 102: ero arrivato da Rivoli col mio motorino tutto scassato a portare il resoconto di viaggio dell’incontro dei gruppi sull’America Latina a Gubbio e il seminario Europa-Terzo Mondo ad Agape. E’ stato un incontro molto bello, mi ha accolto come se ci fossimo sempre conosciuti, e poi abbiamo parlato dei vari viaggio fatti insieme come a Madrid nei gruppi “Oscar Romero”.

Purtroppo il tempo è stato tiranno e con gli anni non ci siamo frequentati molto, ma era un amico sempre pronto ad ascoltare e parlare, smettendo quello che stava facendo. Quando alla domenica pomeriggio lasciavo mia mamma in campagna per ritornare a Torino, passavo per Albugnano, anche se per pochi minuti: ci scambiavamo le varie notizie della solidarietà; poi le mie giornate erano sempre pienissime, tra il lavoro alla LDC, il lavoro della solidarietà, e poi di corsa in campagna ad aiutare mia mamma e mia sorella. Non ho avuto più tempo per passare da Elio fino a quella sera di dicembre del 1993 quando mi ha telefonato Erminia dicendomi: “…Ah, è mancato Elio!…” . Qualcuno mi disse: “Ora la comunità e il giornale chiudono…”Invece continuano più di prima con un gruppo di persone affiatate e sempre pronte a portare a termine i propri impegni: il suo seme stà germogliando ora e “dall’altra parte della strada” insieme a tutti i nostri morti ci aiutano nel nostro quotidiano.

Mia sorella mi diceva: “Daniele, non approfittare troppo perché i morti che conosci sono sempre di più e si stancano anche loro ad aiutarti…” Speriamo che non si stanchino e poi Dio esiste, lo vedo ne vari avvenimenti che accadono nella vita, tutto ha un fine e una meta, nulla capita per caso, solo che i tempi di Dio non sono i nostri e sempre i suoi progetti non li comprendiamo o li capiamo troppo tardi.

 

 

GRAZIE, GIOVANNI (ottobre 2008)

 

Il 6 agosto di quest’anno è mancato Giovanni Allemani d’infarto, mentre era in vacanza in montagna a Gressoney in Val d’Aosta. Nel mese di gennaio su TDF aveva scritto  l’ editoriale “I padroni della città: perché trasformare le città con grattacieli e centri commerciali?”. Era il coordinatore dei comitati spontanei di quartiere negli anni 70 quando si trovavano a Torino in via Assetta, e poi nelle Acli, nel quartiere e nella parrocchia di Barriera di Milano fino agli ultimi anni dove ha collaborato con don Fredo Olivero all’Ufficio Pastorale Migranti di Torino allo sportello della casa alla ricerca di un’abitazione per  stranieri che non l’hanno.

L’ultimo giorno prima che lui partisse per la montagna ci siamo (salutati alla Chiesa di San Rocco di Torino e mi aveva detto: “Daniele, dammi il tuo  numero di telefono, così appena posso ti telefono e tu mi vieni a trovare..”

L’anno scorso aveva, tra le altre cose, organizzato una serata per i 35 anni della “Camminare Insieme” di Michele Pellegrino nel quartiere Barriera di Milano. E sono in questi anni che l’ho conosciuto; quasi ogni giorno ci  incontravamo in via Ceresole al Migranti e si è instaurata subito un’amicizia. Si parlava degli avvenimenti quotidiani: politici e sociali, su come stava andando la politica e cosa si dovrebbe e si avrebbe potuto fare.  Morto un papa, ne fanno un altro, “…siamo tutti necessari e nessuno indispensabile…” diceva sempre mio padre prima di morire, io avevo vent’anni…

Anche in questo, lo sportello continua, il comitato troverà un sostituto ma non sarà più come prima, è un ricominciare daccapo, eppure sono segni che dobbiamo continuare a lavorare per chi ha bisogno, magari con più difficoltà perché ci vengono a mancare dei riferimenti, ed è questo il modo migliore di ricordarlo, fare le cose che avrebbe voluto fare  lui e che non è più riuscito a fare, diceva don Franco Del Piano: “Ragazzi, cosa non sono riuscito a fare  fatelo voi…” e mia mamma me lo ripeteva sempre…. Grazie!

 

Dall’incontro di Madrid

un più vasto movimento

di solidarietà.

 

La pratica della Solidarietà è un segno profetico

 

 

CENTROAMERICA SOLIDARIETA’

 

Un futuro di pace nella libertà (Dicembre 1986)

 

Il clamoroso scandalo dell’ ”Irangate” nel quale sono coinvolti in questi giorni lo stesso presidente degli Stati Uniti, Ronald Reagan, e i suoi più stretti collaboratori, dimostra ancora una volta quale sia la reale volontà di pace di questa amministrazione nei confronti del Nicaragua e di tutto il Centroamerica. Vendita di armi ad un popolo già dissanguato da anni di guerra, l’Iran, per finanziare col ricavato i famigerati “contras” del Nicaragua, che da anni stanno cercando di destabilizzare questo piccolo e tanto martoriato paese che chiede solo di essere lasciato in pace.

Eppure l’attuale amministrazione nordamericana, dopo aver già stanziato più di cento milioni di dollari a sostegno di questa  non dichiarata guerra al Nicaragua, ricorre ancora ad altri sotterfugi per trovare altri fondi, violando le sue stessi leggi nazionali.

Sempre con le armi, pochi anni fa aveva invaso improvvisamente e illegalmente la piccola isola di Grenada, mentre con ingenti quantità di armi continua a sostenere ogni giorno l’attuale governo salvadoregno che, nonostante il terremoto, rifiuta ogni trattativa di pace con il Fronte di liberazione nazionale; e sempre con dollari e armi sostiene l’attuale governo del Guatemala, dove, sotto un’apparenza democratica, vengono sempre più calpestati i più elementari diritti umani. Viene dunque spontaneo chiederci come sia possibile che si realizzi la pace in quest’area centroamericana dove da secoli ormai, cioè dalla conquista spagnola in poi, si continua spargere il sangue dei poveri, e soprattutto degli indios, resi schiavi nella loro terra così fertile e ricca di risorse.

Noi occidentali, insieme al popolo nordamericano, abbiamo un grande debito da pagare verso questi popoli affamati dal nostro attuale benessere!

“Queremos la paz!”, “Vogliamo la pace!” essi hanno gridato al papa stesso in visita a Managua; ma lo hanno gridato a tutto il mondo cristiano e a tutta l’umanità. Nonostante tutto, l’ora della pace per loro non è ancora arrivata perché le loro terre fanno troppo gola al grande Faraone del Nord che continua a impiegare dollari e armi per tenerli schiavi e uccidere i loro figli.

Per questo le Comunità Cristiane del centroamerica, testimoni di quanto stà accadendo perché fanno parte dello stesso popolo, ci scrivono per farci sentire questo grido di dolore che giunge ormai fino al cielo, come quello degli ebrei nella schiavitù dell’Egitto.

Esse fanno appello alla nostra sensibilità umana e alla nostra solidarietà cristiana. Tutti possiamo fare qualcosa unendo il nostro sforzo con quanti  già lo stanno facendo in Europa e nel mondo intero, per costruire con loro questo futuro di pace e di libertà e la carica rivoluzionaria del suo popolo.

 

San Romero d’America Elio Taretto con Erminia Circosta e il Vescovo di San Salvador Mons. Rivera y Damas nella festa di San Giovanni Bosco a Valdocco in Torino nel 1988.

 

Sono otto anni che il nostro fratello e vescovo Oscar Arnulfo Romero è stato ucciso a San Salvador «tra il tempio e l’altare», anzi nel momento culminante del servizio all’altare.  Molte cose sono passate da quel giorno e molte cose sono ormai chiarite sui retroscena di quel delitto. Ma purtroppo una cosa fondamentale non si è ancora verificata per il suo popolo, e cioè quella pace e quella riconciliazione «tra fratelli», per le quali egli ha dato tutto sè stesso accettando lucidamente di versare il proprio sangue. Le notizie che ci giungono in questi giorni da El Salvador sono atti di una inaudita recrudescenza della spirale di violenza e revisione per le strade e in tutti i settori della società civile, tanto da riportare la situazione ai tempi peggiori degli anni ’80: quelli appunto del tempo di Romero, per intenderei. Tanto che lo stesso arcivescovo di S.Salvador, mons. Rivera y Damas, è stato a sua volta recentemente minacciato di morte.

Lo abbiamo incontrato sereno … ma anche un po’ preoccupato, nei giorni scorsi a Torino, mentre si aggirava tra la gente nel cortile dei salesiani di Maria Ausiliatrice, durante le celebrazioni – del centenario di Don Bosco.  «E questo processo di pace, monsignore, sta andando avanti o si è fermato?»

– «Sì – ci ha risposto – forse stavolta qualcosa si sta muovendo … Credo proprio di sì».

Non so se parlasse per darsi coraggio, perchè nonostante gli accordi di Esquipulas II che avrebbero dovuto aprire prospettive di pace in tutto il centroamerica, in realtà proprio nella patria del vescovo martire la pace sembra allontanarsi sempre più. Eppure c’è qualcuno che leggendo più a fondo nella realtà di questo paese, intravvede proprio lì, nel «purgalcito de america» la speranza più forte e consistente di tutto il centroa merica. Nonostante l’accresciuta conflittualità che sembra rendere ormai disperata la situazione, c’è chi osa affermare in base ad analisi serie e documentate, che la grande speranza sta oggi proprio nella straordinaria maturazione della coscienza sociale e politica del popolo salvadoregno. E per «popolo» intendiamo non tanto il Fronte di Liberazione (anche se è una realtà molto importante, quanto gli uomini, le donne, i bambini. … la gente comune insomma, quella che incontri per le strade, sui mercati ecc. Si tratta di una constatazione che non solo ci coglie di sorpresa ma che ci costringe a pensare alle reali cause di una

tale maturazione, e a quanto possano aver influito in tutto questo lungo e travagliato processo di maturazione, l’azione e la testimonianza di un vescovo come Romero che tanto amava questo popolo, e di

quanti come lui hanno portato avanti fino in fondo il proprio impegno di fedeltà alla causa degli ultimi.

Sarà bene non dimenticare le sue ultime affermazioni: «So che morirò … ma risorgerò nel mio popolo».

In realtà di questi martiri e di questo tipo di «popolo» oggi il potere ha paura. Non per nulla ritorna a reprimere in maniera vergognosa, senza alcun ritegno. In questi anni a nulla sono valsi tutti i tentativi per eliminare il contagio e ostacolare la continuità della memoria pacifica ma sovversiva di Oscar Romero. Il suo è un martirio le cui conseguenze sono troppo difficili da tamponare, perchè ormai da troppi anni è entrato nella carne e nella vita di un popolo che lo ha saputo assumere come prassi quotidiana _ di

morte e di risurrezione. Ed è perciò anche alla luce di questa storia biblica rivissuta nella

propria carne che il popolo salvadoregno si è forgiato. In forza di questa esperienza concreta egli ha saputo scoprire il segreto per resistere sia all’ oppressione militare che agli squadroni della morte… nella speranza sempre rinascente che il «terzo giorno» arriverà anche per Lui. Preparandoci dunque a celebrare il più degnamente possibile l’ottavo anniversario del martirio di questo santo vescovo e del suo popolo che conti nua con forza ammirevole a portare la propria croce, sarà forse opportuno sforzarci di aprire i nostri occhi per capire meglio il senso delle cose….

 

 

Natale 1998: la gioia di celebrare assieme

 

Ormai da molti anni, come Comunità Cristiana di Base di Torino, ci incontriamo la sera del 24 dicembre, vigilia di Natale per celebrare insieme l’eucarestia. Anche quest’anno ci siamo incontrati; eravamo circa sessanta persone tra grandi e piccoli ed è stata una grande gioia rivedersi e rivedere fratelli e sorelle che da tempo non incontravamo.

Come facciamo da anni nelle nostre eucarestie mensili, abbiamo celebrato senza prete;  negli anni abbiamo maturato la decisione che non sarebbe stato giusto sospendere la celebrazione eucaristica solo perché non avevamo a disposizione il sacerdote, abbiamo maturato questa scelta anche supportati da studi biblici e teologici. Chi partecipa alle nostre eucarestie, tutti sono invitati, si rende conto che non siamo supponenti, sicuri di avere trovato la “nuova via; cerchiamo, molto umilmente di percorrere il nostro sentiero di fede, rispettando quello degli altri.

E questo era il clima che si respirava la sera del 24; la preghiera, la condivisione, i canti, i simboli, i gesti ci hanno aiutato ancora una volta a metterci sulla strada che Gesù ci ha indicato.

Abbiamo un grande bisogno di questo aiuto reciproco; riflettendo sull’anno che si è concluso si è constatato come nel mondo siano stati pochi gli atti di fraternità, di solidarietà e di amore e invece molti e terribili gli atti opposti. Ecco che, per continuare a sperare che l’amore veramente vincerà sulla morte, per continuare ad essere testimoni di questo amore abbiamo bisogno dei fratelli e delle sorelle. “Perché se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome, io sono in mezzo a loro (Mt 18,20)

E’ importante che l’eucarestia fissata per il 17 gennaio sia anche l’incontro del Coordinamento regionale di “Noi siamo Chiesa” perché le iniziative sono utili, i confronti necessari, ma “spezzare il pane” insieme è indispensabile.   (Giovanni Baratta)

 

 

Natale 1999: come è bello, come dà gioia  che i fratelli stiano insieme

 

Io vado a Pristina…  (pubblicato su “Vita” di ,maggio e “Tdf” di giugno luglio 1999)

 

e a Belgrado perché non posso limitarmi ogni giorno all’indignazione di fronte alla brutalità della guerra che vede anche il mio Paese e l’Europa intera coinvolti.

 

So che il futuro della Pace nel nostro continente dipende anche da me, dalle iniziative che anche personalmente riuscirò a mettere in campo.

 

Troppo poco ancora si stà facendo per curare, sostenere e lenire le sofferenze di tutti coloro che sono stati feriti nel corpo e nell’anima dalla guerra del Kossovo, ed io farò tutto ciò che posso per sostenere, anche personalmente, tutte le iniziative umanitarie.

 

Però so che finchè non taceranno le armi non sarà rimossa la causa prima del dolore di centinaia di migliaia di fratelli kosovari e serbi.

 

Per questo, forte solo del potere dei senza potere e della mia testimonianza personale, voglio andare a dire ai responsabili del governo della Federazione Jugoslava che la Pace non può nascere da una escalation di violenza e brutalità contro popolazioni inermi; voglio gridare ai responsabili dei governi dei paesi della Nato che la libertà e la giustizia non possono essere frutto di violenza.

 

Con la sola forza disarmata della mia testimonianza chiedo che i responsabili delle nazioni in conflitto riprendano con vigore e fiducia la strada del dialogo e del negoziato. E chiedo che l’Onu diventi il perno di ogni iniziativa di pace.

 

Non posso rimanere a guardare, dopo due mesi di violenze e sofferenze; con gesto personale voglio costruire da subito un futuro di pace per noi e per i nostri figli e per tutti i popoli d’Europa.

 

Per questo ho deciso di dare la mia disponibilità a partecipare all’invasione pacifica del Kossovo insieme con tutti coloro che vogliono la pace.

 

Io andrò a Pristina e a Belgrado testimoniando con la forza della non violenza che la pace è possibile, adesso.

 

Ricordiamo che la campagna “Io vado a Pristina” è promossa dal settimana “Vita” ed è sostenuta dall’Ong CESVI.

Il viaggio, della durata circa di una settimana, parte da Bari il 14 giugno.

Al 23 maggio gli aderenti sono giù cinquemila.

 

Hanno aderito anche tre redattori di “Tempi di Fraternità”: Chiara Giacometti, Davide Pelanda e Daniele Dal Bon.

 

Segreteria organizzativa: tel. 02.5796961 fax. 02.551090397

Numero verde: 800.036.036 – e-mail: vitarm@flashnet.it

Tel. 01131.83.725 – 0338.3481187

e-mail. daniele.dalbon@flashnet.it

Il Ruolo delle CEBS in  Brasile

La preziosa testimonianza di Luis Tenderini (ottobre 1990)

 

Come San Francesco, oggi

 

Al Sermig incontro tra Michel e  Colette con Andreina Cafasso

ed Ernesto Olivero: I CLOCHARD (febbraio 2001)

 

Incontro a Torino presso “Missioni Consolata” con Angela Lano e don Nandino Capovills.

novembre 2008)

 

 

 

La terra che non c’è, neanche in cartolina

 

Non voglio lottare con le armi, come il Che. Voglio lottare scrivendo articoli e parlando con voi. Queste parole sono di Jihad, un giovane con la “bocca scucita” che ha parlato con il cuore aperto a don Nandino Capovilla, referente di Pax Christi per la Palestina, una tra le tante testimonianze raccolte in Palestina. Queste storie sono poi diventate un libro, “Bocche scucite”.

La frase mi stupisce e mi impressiona per il fatto che è stata pronunciata non da un imbonitore di folle, un demagogo, ma da un perseguitato rinchiuso in un campo profughi, un reietto, un emarginato della società israeliana. Come ci comporteremmo noi nei confronti di un invasore se ci scacciasse dalla nostra patria e ci rinchiudesse entro i confini in un campo profughi?

Noi spesso ci immaginiamo gli arabi con il mitra, carichi fino ai denti di munizioni, giovani che tirano le pietre contro le giuste sentinelle israeliane, paurosi terroristi che si potrebbero far saltare in aria da un momento all’altro. Ma quanto c’è di vero in questi pregiudizi?

Grazie all’incontro “Essere cristiani in Terra Santa” svolto nel mese di ottobre presso l’Istituto

Missioni Consolata di Torino, ho potuto capirne di più sulla situazione dei palestinesi in Medio Oriente ascoltando le testimonianze degli ospiti della tavola rotonda.

Le diverse interpretazioni riferiscono tutte di una popolazione, quella palestinese, sottomessa

ed emarginata dallo Stato d’Israele. Non ci sono scontri tra religioni sebbene esse siano

molte e inconciliabili tra loro. I cristiani hanno imparato da millenni di convivenza ad

essere amici con i musulmani e instaurare un rapporto di alleanza, in vista della situazione

politica di tensione che ormai si respira nella zona palestinese da più di cento anni. Da quando,

cioè, l’ideologia sionista, fondata da Herzl, non ha suggerito al popolo ebraico che forse era giunto il momento di crearsi uno stato proprio, chissà perché, proprio dove c’erano già delle popolazioni che coltivavano la terra e ci abitavano, i palestinesi appunto, che allora erano sotto l’Impero Ottomano. Si potrebbe forse giustificare il sionismo dicendo che, effettivamente, era quella la “terra promessa” e che quindi, riconquistando un lembo di territorio in quella zona, il popolo ebraico, tormentato dai sovietici e dai tedeschi antisemiti, avrebbe potuto avere un isolotto di libertà e pace.

Solo che lo Stato d’Israele non è stato creato con l’approvazione della popolazione che lì risiedeva – non rispettando quindi il principio di autodeterminazione dei popoli – quella striscia di terra l’ha praticamente comprata pezzo per pezzo dalla Gran Bretagna, che probabilmente aveva interessi nella formazione di una pseudo-colonia nel Medio Oriente. Ma perché comprato? Semplicemente perché non esisteva lo Stato della Palestina, ma solo la popolazione palestinese. Quindi gli Ottomani, per motivi economici, vendettero orto per orto il territorio agli ebrei.

Il quadro storico, come si sa, è sempre più complesso di come lo si possa descrivere in poche righe, ma il concetto è che, a poco a poco, lo Stato d’Israele, finanziato dall’occidente, si allarga a discapito della popolazione autoctona spingendo i nativi sempre più ai confini delle

zone abitabili fino ad oggi, periodo in cui è tornato di moda il muro dell’apartheid: ben 700

chilometri di lunghezza!

Il fatto tragicomico, poi, è che, oltre a non essere in nessun modo considerati come degli

esseri degni di calpestare la stessa terra – e per questo sono una garanzia i check-point -, i

palestinesi sono a volte addirittura ignorati e considerati inesistenti dagli israeliani.

A dimostrazione di questo è emblematico un aneddoto raccontato da Gianluca Solera, coordinatore

del network Anna Linch per il dialogo tra le culture, presente al dibattito: «Appena arrivato in Palestina, incontrai un soldato israeliano al check-point di Qalandiya che mi disse: “Che ci vai a fare di là? Non c’è niente da vedere”». Anche queste piccole frasi aiutano a riflettere. Probabilmente quel soldato sarà solo uno dei tanti figli di una generazione educata

alla “norma morale” del disprezzo, dell’indifferenza, del razzismo.

Solera ha addirittura parlato di pareti di cemento lungo le strade di Israele dipinte di verde

per farle apparire colline. Al di là delle barriere non si vede nulla: questo non è per isolare

le case circostanti dai rumori della strada, ma un vero e proprio atto di esclusione, un voler

rimuovere dagli occhi della gente qualcosa. Ma che cosa? Le case ed i villaggi dei palestinesi.

Ma ci sarà pure un ritorno all’umanità, un briciolo di benevolenza o quanto meno di pietà

verso un popolo così sciagurato, costretto a riempirsi cisterne d’acqua perché gli unici rifornimenti

che possono arrivare sono dallo Stato israeliano? Cisterne che, attraverso i militari, vengono crivellate di colpi d’arma da fuoco. Ebbene, siccome la storia insegna pure ad essere misericordiosi, soprattutto dopo aver passato una delle sciagure peggiori che la memoria umana possa ricordare, gli ebrei hanno deciso che i cristiani palestinesi possono andare una volta all’anno, a Natale, a pregare a Gerusalemme. Più in generale, tutti i palestinesi possono seppellire i loro defunti nel paese di

origine, anche se si trova nel centro dello Stato di Israele. Quanta magnanimità d’animo! Addirittura, dopo questa gentilissima concessione concessione, ci sono anche donne incinte che vorrebbero partorire entro i confini. «Non è possibile passare, bisogna fare i dovuti controlli», direbbe il soldato del check-point. «Mia moglie sta per partorire!» direbbe invece il marito della

donna. E molto frequentemente la moglie partorisce davanti all’indifferenza della sentinella:

un primo figlio, morto nella strada polverosa, uno dei due gemelli, quello che ha vissuto

almeno il tempo di cadere dal ventre della madre, l’altro è morto direttamente in pancia.

Sono queste le situazioni che si verificano al check-point, le barriere che assieme ai muri dovrebbero, secondo il governo israeliano, offrire protezione ad entrambe le popolazioni.

Anche i pellegrini che vanno con i viaggi organizzati in Palestina ritengono che il muro

offra una sorta di protezione ai visitatori. Essi non capiscono che non è tutta la popolazione

al di là del muro ad essere pericolosa, solo frange estremiste che purtroppo si contendono il

governo del paese. È innegabile che noi occidentali abbiamo dei pregiudizi verso le popolazioni

arabe, ma di sicuro non è colpa nostra. Come il militare che chiede a Solera che cosa

ci vada a fare “di là” perché è stato educato e martellato ripetutamente da concetti che non

prevedevano il rispetto del prossimo, così pure noi siamo indirizzati alla xenofobia da un’informazione che non si occupa di andare a fondo in questa questione così delicata. Due esempi

su tutti: sulle cartine che vengono date ai pellegrini campeggia solo la scritta STATO

D’ISRAELE e non compare mai la Palestina; inoltre, qualora si voglia inviare ad un amico

una lettera dall’Italia alla Palestina, con su scritto “Palestina”, questa non arriverebbe mai.

Oppure, se si trova un postino diligente verrebbe rispedita al mittente con una bella croce

rossa. Motivo? La Palestina non esiste! (Andrea Delcorso)

 

Iraq: quale futuro per i cristiani?

 

a cura di Daniele Dal Bon con la collaborazione di Andreina Cafasso

 

Giovedi 29 gennaio 2009 alle ore 21 ho partecipato ad un incontro pubblico presso la Fondazione Feyles in via Maria Vittoria a Torino.La conferenza di mons. Shlemun Warduni aveva come tema: “Iraq: quale futuro per i cristiani?”. Il testo è tratto dalla registrazione, e non è stato rivisto dall’autore. Monsignor Warduni, vescovo a Baghdad, laureato in teologia e filosofia in ambito pedagogico, pubblicista, ha un impegno pastorale mirato, poiché si occupa della catechesi nella teologia filosofica.

 

Nella chiesa Caldea la storia è molto ricca: quando San Tommaso Apostolo obbedì alle parole del Signore: andate e predicate il Vangelo, partì e arrivò a questa nostra patria, la Mesopotamia, nella terra di Abramo. (Magari ci fosse la Pace perché tutti voi possiate venire a visitare queste terre, dove corrono le acque del Paradiso Terrestre, il Tigri e l’Eufrate, dove c’è la Torre di Babele, la città di Babilonia). Qui cominciò a predicare San Tommaso e ad evangelizzare tutti quelli che hanno creduto nel Signore. E da allora la Chiesa Caldea brillò di apostolato, di cultura. È fiera dei suoi membri che hanno edificato in questa terra, poiché il sangue dei martiri è come il seme che, gettato nella terra, porta frutto. Sono stati tanti i nostri martiri al punto che talvolta scorreva

il loro sangue per la strada, se ricordiamo le persecuzioni che ci sono state. I cristiani irakeni hanno arricchito la cultura mondiale.

I cristiani caldei sono arrivati fino in Cina, in Mongolia e il loro numero è arrivato anche a 80 milioni.

Adesso il 75 per cento piange per i suoi figli, dispersi in tutto il mondo. I cristiani Caldei non

sono accettati, anche se arrivano buone notizie attestanti le loro pratiche religiose.

Gli irakeni cercano di vivere la loro fede, malgrado le guerre e le persecuzioni, con una grande

fiducia nel Signore sostenendo con aiuti e con grande gioia e speranza i loro compaesani arabi.

Il numero dei cristiani purtroppo sta diminuendo in Iraq: quanti erano e quanti sono?

Sessant’anni fa erano quasi un milione. Ora, penso, circa quattrocentocinquantamila, non si sa di preciso. Noi diciamo di non lasciare il paese, ma loro dicono che rimanendo si rischia di essere sequestrati. C’è stato l’embargo ed ora l’ultima guerra che ancora non è finita, autobombe, sequestri e l’insicurezza dovuta anche alla mancanza di infrastrutture.

Voi potete stare senza elettricità per un giorno con la temperatura di 50 gradi d’estate?

Noi abbiamo comprato il generatore ma non c’è petrolio in Iraq, si trova solo al mercato nero. Pensare che l’Iraq è una terra molto ricca, oltre al petrolio produce datteri che possono

sfamare tutto l’Iraq, però le piante sono state distrutte dalle bombe.

Con l’archeologia e il turismo religioso, si può vivere molto bene. In tutte le nostre montagne ci sono monasteri che se sono stati presi dai curdi sono tutti diventati luoghi musulmani oppure distrutti. I curdi sono anche feroci. A Bassora avevamo 137 monasteri, in Turchia delle grandi diocesi, adesso abbiamo appena 60/70 famiglie cristiane turche.

Giovani di 10/15 anni che prima facevano il militare sono senza futuro.

I bambini vivevano sotto uno stato di paura e adesso? Ora quando si esce di casa non si è sicuri di rientrarci sani. Una volta la macchina, dietro a me, è scoppiata colpita da venti pallottole a solo 10 metri da me che guidavo, e sono rimasto illeso. I musulmani mi hanno portato a casa ed uno è rimasto vicino alla mia macchina, e vedendo che ero vestito da vescovo, mi hanno detto che grazie alla croce la Madonna mi ha salvato.

I cristiani mettono in pratica sempre la parola del Signore, quella che dice: “Quello che fate ai più piccoli dei fratelli l’avete fatto per me”. E fanno il bene per quello che possono, anche per i nemici, così dicono Paolo e Gesù. Così abbiamo vissuto durante la guerra.

La prima guerra con l’Iraq, per il Kuwait e l’embargo: questa è la guerra più terribile perché ci strangola poco a poco.

E l’ultima guerra questa in cui viviamo. Cosa abbiamo visto nella nostra vita? Abbiamo aperto le nostre chiese, le nostre case a chi aveva bisogno del nostro aiuto.

Col nostro patriarca, mons. Filone, stavamo vicino ai nostri parroci che stavano vicino coi loro fedeli e cercavamo di incoraggiarli.

Molti cristiani cercano di andare altrove e vivere con tranquillità e serenità, un numero molto grande sono emigrati e continuano a farlo malgrado i consigli della Chiesa, però la realtà insicura li spinge ad andarsene verso una garanzia di una vita e di un lavoro futuro. Bisogna aiutarli.

Abbiamo pregato come comunità cristiane, ortodosse e protestanti. La maggioranza sono caldei cattolici, gli ortodossi e i protestanti sono il 25 per cento. Gli armeni e gli ortodossi

sono il 2 per cento. Famiglie neolatine e diverse comunità evangeliche sono il 2 per cento.

Le sette protestanti sono un problema, sono arrivate nell’ultima guerra e cercano di fare emigrare le persone e creare adepti. Questo ci fa soffrire, sono arrivati a battezzare i nostri cristiani, noi che siamo cristiani da 2000 anni e questo impoverisce le nostre chiese, quindi è un dolore di più per la

chiesa.

Nell’Islam non si può evangelizzare, e quando ci vedono fare ciò i musulmani si scandalizzano, perché ci accusano di protagonismo in un paese musulmano.

Poi gli americani sono venuti e hanno occupato il nostro collegio e abbiamo potuto trasferirlo al nord.

E ringraziamo Dio che abbiamo potuto vivere in questi due anni insegnando con i libri che potevamo avere.

In Iraq esiste un ordine maschile e uno femminile, più di 45/50 parrocchie a Baghdad e nel resto del paese. Abbiamo bisogno di tanti aiuti, sociali, economici ed in modo particolare nel campo della sicurezza.

I nostri bambini chiedono di essere sostenuti, i nostri ragazzi guardano i loro diritti che sono calpestati. Cercano amici per costruire insieme un futuro, le donne cercano un compagno

per vivere insieme ma non trovano nessuno a causa dell’emigrazione.

Dicono alla comunità internazionale: dove è la giustizia? Dove possiamo rivolgerci per la nostra vecchiaia e la nostra malattia? Non vogliamo l’oro nero ma vogliamo la pace. Prendete questo e dateci pace e fateci gustare la nostra vita.

Preghiamo Dio buono che ci liberi da questa situazione, dalla nostra sofferenza e voi aiutate il nostro paese in tutti i modi.

Dove c’è la guerra, l’odio e il rancore c’è l’inferno. Chi nega l’inferno venga un poco in Iraq per sperimentarlo. Come nella Terra Santa. Bisogna condannare tutte le guerre. E dare tutte le possibilità per salvare la cultura dell’amore nella quale l’uomo si potrebbe salvare. Certamente in questi ultimi mesi le bombe, i kamikaze, e altre cose sono un poco diminuiti, però bisogna sempre resistere. I cristiani in Iraq vivono in un domani oscuro, a causa degli attacchi, devono lasciare le

loro case e scappare via oppure dare le loro figlie ai capi di questi terroristi.

Più di 2500 famiglie hanno lasciato le loro case, ora la maggior parte di esse sono già ritornate grazie all’esercito che ha potuto mettere un poco di ordine.

Ma le ferite esistono ancora. Allora come possono vivere i cristiani in questa particolare situazione? Cercano di vivere Cristo nella loro vita quotidiana. Una vita difficile che, malgrado

tutte le difficoltà, deve essere fedele ai principi cristiani.

La sofferenza dei fratelli cristiani è anche la sofferenza di tutte le Conferenze Episcopali che hanno alzato la loro voce per gridare all’ingiustizia. Vedete veramente la situazione

tragica dei vostri fratelli!…

 

In viaggio nel vento

 

Perseguitati e diversi da sempre, tutti hanno paura dei rom ma nessuno li conosce.

 

Incontro con l’Imam di Torino

 

Sabato 29 gennaio 2011, la redazione di Tempi di Fratetnità si è incontrata con l’Imam di Torino, Khounati Abdelaziz, per una chiacchierata sui temi di attualità politica e religiosa, nella sede del Centro Sereno Regis in via Garibaldi a Torino.

Abbiamo percorso insieme vent’anni di storia della comunità islamica di Torino. Riportiamo il resoconto dell’incontro, non rivisto dall’Imam.

 

 

 

 

Dal Mondo della Solidarietà

Semi di Speranza

Il Mondo a Torino

E la speranza continua…

 

 

DAL MONDO DELLA SOLIDARIETA’/SEMI DI SPERANZA 1996/2010

 

1)  1996 novembre “Scuola Popolare La Ghiaia”

2)  1996 dicembre “Grupo Pe No Chao” (gruppo con i piedi per terra)

3)  1997 gennaio “Con i bambini di Pusthan”

4)                                 “Sono nate le banche del tempo!

5)  1997 febbraio “Il Gruppo Progetto: un ponte verso il Brasile”

6)  1997 marzo “Il Triciclo”

7)  1997 aprile “La Ragnatela della Solidarietà”

8)  1997 maggio “La Comunità di Sant’Andrea”

9)  1997 giugno/luglio “Don Giovanni Lisa”

10) 1997 agosto/settembre “Don Silvio Ruffino”

11) 1997 ottobre “Adozione a distanza con la Comunità di Sant’Andrea”

12) 1997 novembre “Con don Piero Nota in Guatemala e il Gruppo Ceiba”

13) 1997 dicembre “Don Luigi Pescarmona in Brasile”

14) 1998 gennaio “Padre Miguel Ramero in Brasile e la Comunità di Mambre”

15) 1998 febbraio “Aumentano le banche del tempo”, “Il Ciabot di Mamma Rita”

16) 1998 marzo “Don Giovanni Lisa in Brasile e la Casa dell’Adolescente”

17) 1998 aprile “ Bambini a Berzano San Pietro con la Scuola Popolare La Ghiaia”

18) 1998 maggio “Cooperativa Della Rava e della Fava”

19) 1998 giugno/luglio “ Centro Interculturale di Torino”

20) 1998 agosto/settembre “Don Domenico Burzio in Brasile”

21) 1998 ottobre “L’Associazione Pantarei con Don Ernesto Vavassori”

22) 1998 novembre “Cooperativa Artimestieri di Cuneo”

23) 1998 dicembre “Cooperativa Il Ponte di Giaveno”

24) 1999 gennaio “Associazione Enzo B di Torino”

25) 1999 febbraio “Associazione Robe dell’Altro Mondo” con Maria Zuanon

26) 1999 marzo “La Comunità per tossicodipendenti Nikodemo”

27) 1999 aprile  “Don Renato Chiera in Brasile”

28) 1999 maggio “La Cascina” a San Rocco di Castagnaretta

29) 1999 giugno/luglio “Cooperativa di Carcadè in Kenia con Piero Botta dell’Aes (Ong)

30) 1999 agosto/settembre “Le Ong del Cocis a fianco dei profughi del Kossovo”

31) 1999 ottobre “Insieme con Serbi, Croati, Musulmani e Italiani” con don Renzo Scapolo

32) 1999 novembre “Casa Carosio in Kenia” con l’Unifam Giovanni Carello

33) 1999 dicembre “Rete Lilliput: gettare la rete” Inserto delle 33 iniziative presentate

Mostra fotografica e impegno di Daniele Dal Bon

34) 2000 gennaio “Cooperativa La Ringhiera”

35) 2000 febbraio “Associazione Educativa R.E.S.P.I.RO.)

36) 2000 marzo “Cooperativa RO&RO” in territorio del Roero

37) 2000 aprile “Cooperativa Baobab”

38) 2000 maggio “Un progetto al femminile”

39) 2000 giugno/luglio “Un pasto per i bambini di El Limon in Guatemala”

40) 2000 agosto/settembre “Rete Radiè Resch”

41) 2000 ottobre “Peace Link”

42) 2000 novembre “Associazione volontari rientrati”

43) 2000 dicembre “L’Aquilone” – “Ricordo di Elio Taretto”

44) 2001 gennaio “La nostra Africa” Associazione con Isa Albalustro

45) 2001 febbraio “Associazione Uai Brasil”

46) 2001 marzo “Insieme per la pace” Gruppo Intereligioso

47) 2001 aprile “C.A.T.” Gruppo Alcolisti in Piemonte

48) 2001 maggio “Re.Te. Organismo non governativo di tecnici per la Cooperazione

49) 2001 giugno/luglio “La Casa per la non Violenza” di Verona

50) 2001 agosto/settembre “La Casa dei Giovani di Libera”

51) 2001 ottobre “Centro Studi Sereno Regis” di Torino

52) 2001 novembre “La Cooperativa Della Rava e Della Fava”

53) 2001 dicembre “Cooperativa Quetzal – Commercio Equo e Solidale”

54) 2002 gennaio “Asai: Associazione Salesiana di Animazione Interculturale”

55) 2002 febbraio “Ufficio Pastorale Migranti di Torino”

56) 2002 marzo “Nova: per vivere l’adozione”

57) 2002 aprile “Associazione di Aiuto Fraterno OAFI/1 con Padre Piazza)

58) 2002 maggio “Gruppo Handicap e Sviluppo”

59) 2002 giugno/luglio “Verso Sud: Associazione Culturale che guarda verso il Sud”

60) 2002 agosto settembre “Associazione Volontari per l’Handicape”

61) 2002 ottobre “Associazione Volontari ABIO”

62) 2002 novembre “Associazione AURORA, l’alba di un nuovo giorno”

63) 2002 dicembre “Associazione Opportunanda”

64) 2003 gennaio “La Cooperativa Il Ponte ha aperto altre botteghe”

65) 2003 febbraio “Associazione Culturale Alma Mater”

66) 2003 marzo “Rete Lilliput”

67) 2003 aprile “Scuola Popolare La Ghiaia: in Italia a Berzano San Pietro”

68) 2003 maggio “Scuola Popolare La Ghiaia: in Italia l’Aquilone dedicato a Elio Taretto”

69) 2003 giugno/luglio “Scuola Popolare La Ghiaia in Brasile con Jocimar e Vera”

70) 2003 agosto/settembre “Scuola Popolare La Ghiaia in El Salvador con Catalina”

71) 2003 ottobre “ Scuola Popolare La Ghiaia in Honduras”

72) 2003 novembre “Collettivo Azione Pace Onlus”

73) 2003 dicembre “La Città Invisibile ma virtuale: alcuni siti sulla Pace”

74) 2004 gennaio “Associazione La Ragnatela: un nuovo sogno da realizzare”

75) 2004 febbraio “Unifam – Ong e Associazione Mahila Maldals in India”

76) 2004 marzo “Associazione San Martino”

77) 2004 aprile “Scuola Popolare La Ghiaia in Honduras con i bambini del Porvenir”

78) 2004 maggio “Cooperativa La Ringhiera” in memoria di Elio Taretto

79) 2004 giugno/luglio “Dove si trovano i cattolici stranieri a pregare a Torino”

80) 2004 agosto/settembre “Mag 4 – Strumenti di finanza etica e di Economia Sociale”

81) 2004 ottobre “Adotta un progetto con Padre Ottavio Fasano a Capo Verde”

82) 2004 novembre “Associazione Amami – con Padre Kizito Sesana”

83) 2004 dicembre “World Prayer – per la pace, oltre le differenze”

84) 2005 gennaio “Identità e Differenza – Un Centro per le Culture”

85) 2005 febbraio “Arcidiocesi di Nyeri in Kenia –  ai giovani africani di Nanyucky”

86) 2005 marzo “Casa di Santa Barbara ad Alba”

87) 2005 aprile “La solidarietà va lontana: vent’anni con don Lisa”

88) 2005 maggio “CVA – Centro Volontari Assistenza a Canale d’Alba”

89) 2005 giugno/luglio “Progetto Iraq con don Fredo Olivero e Luigia Storti”

90) 2005 agosto/settembre “Associazione S.O.S. Salute e Sviluppo di Buttigliera Alta”

91) 2005 ottobre “Associazione di Volontariato in Eritrea – Dodici Ceste – “

92) 2005 novembre “ADMO Associazione Donatori Midollo Osseo” (iniziano i pensieri)

93) 2005 dicembre “Casa Natura nel Roero” con Canale Ecologia

94) 2006 gennaio “Associazione di Volontariato Nida in Perù a Cuzco”

95) 2006 febbraio “Rita e Carla consorelle con gli Zingari a Torino”

96) 2006 marzo “Associazione ABIO”

97) 2006 aprile  “Associazione ADRICESTA (Donazione cellule staminale, ricerca, staminali)

98) 2006 maggio  “Associazione Marianella Garcia”

99) 2006 giugno/luglio “Comunità di Mambre”

100) 2006 agosto/settembre “La Ghiaia: Radici e le Ali, Emergency, Variopinti, Agriturismo,

101) 2006 ottobre “Mais: Progetto del Basurero in Guatemala

102) 2006 novembre “Associazione K.A.T. Alma Terrawan” in Bolivia

103) 2006 dicembre “Sermig con Ernesto Olivero”

104) 2007 gennaio “L’Associazione San Martino ha 10 anni di cammino”

105) 2007 febbraio “Associazione Legamondo: vino solidale”

106) 2007 marzo “Progetto Benin Chiara Luce Badano”

107) 2007 aprile “Associazione Apsara – un aiuto in Asia”

108) 2007 maggio “CCM – Il Comitato di Collaborazione Medica”

109) 2007 giugno/luglio “Associazione Capdver – Padre Ezechiele Ramin”

110) 2007 agosto/settembre “Associazione l’Altro Pallone”

111) 2007 ottobre “Pastorale Migranti Torino: il week-end dell’amicizia”

112) 2007 novembre “Associazione Alice nello specchio con Gigi Eusebi)

113) 2007 dicembre “Associazione Amami con Padre Renato Kizito Sesana”

114) 2008 gennaio “Associazione Libero Mondo” del Commercio Equo e Solidale

115) 2008 febbraio “Adozione a distanza in Brasile della Comunità di Sant’Andrea”

116) 2008 marzo “Associazione Bip-Bip Onlus prevenzione traumi cranici e spinali”

117) 2008 aprile “Progetto Iraq con don Fredo Olivero della Pastorale dei Migranti”

118) 2008 maggio “Unifam, organismo non governativo, progetto in Vietnam”

119) 2008 giugno/luglio “Amici della Guinea Bissau”

120) 2008 agosto/settembre “Africa…Mission Possible! con Elia Viola”

121) 2008 ottobre “Casa San Giuseppe con Gigi Eusebi”

122) 2008 novembre “Progetti con i Saharoui a cura del Cric Ong di Reggio Calabria”

123) 2008 dicembre “Burundi Centre Jeunes Kamenge con don Claudio Marano”

124) 2009 gennaio “Associazione Opportunanda con Suor Giacomina Tagliaferri”

125) 2009 febbraio “Associazione Enzo B in Romania”

126) 2009 marzo “da Scuola popolare La Ghiaia, Salvador, Brasile, gli auguri)

127) 2009 aprile “L’Aquilone: Una casa per sognare”

128) 2009 maggio “Revisione di vita al Ciabot di Mamma Rita”

129) 2009 giugno/luglio “Associazione Libera a Napoli”

130) 2009 agosto/settembre “Con don Giovanni Lisa in Brasile”

131) 2009 ottobre “Con don Luigi Pescarmona in Brasile”

132) 2009 novembre “L’Aquilone, una casa nuova per i bambini ad Albugnano”

133) 2009 dicembre “La Ragnatela in Nicaragua”

134) 2010 gennaio “Emergency con don Gino Strada”

135) 2010 febbraio “Camilliani di Haiti”

 

 

IL MONDO A TORINO

 

1) 1998 ottobre “Comunità Peruviana” 136

2) 2008 ottobre “Comunità Filippina” 137

3) 2008 novembre “Comunità Brasiliana” 138

4) 2008 dicembre “Comunità Peruviana” 139

5) 2009 gennaio “Comunità Boliviana” 140

6) 2009 febbraio “Comunità Latinoamericana” 141

7) 2009 marzo “Comunità Albanese” 142

8) 2009 giugno/luglio “Comunità Romena” 143

9) 2009 novembre “Ufficio Pastorale Migranti” 144

10) 2009 dicembre “Comunità Ortodossa” 145

11) 2010 febbraio “Quartiere multietnico di Porta Palazzo, Sermig con Padre Kizito) 146

12) 2010 aprile “Primo sciopero degli stranieri a Torino”                                               147

13) 2010 maggio “Festa dei Popoli alla Parrocchia del Redentore a Torino                      148

14) 2010 settembre “Lo Sbarco di Barcellona”                                                                  149

15) 2010 ottobre “Viviamo tutti in un mondo multietnico”

 

 

E LA SPERANZA CONTINUA…

 

1) 2013 ottobre “Scuola Popolare La Ghiaia”  150

2) 2013 novembre “Jocimar e Vera in Brasile”              151

3) 2013 dicembre “Con i bambini di Pusthan di El Salvador”             152

4) 2014 gennaio “Il Gruppo Progetto”                                                  153

5) 2014 febbraio “Associazione La Ragnatela”                                    154

6) 2014 marzo “Comunità di Sant’Andrea”                                          155

7) 2014 aprile “L’Apy – 30 anni con don Lisa”                                    156

8) 2014 maggio “Auguri di speranza di Lina”                                       157

9) 2014 giugno/luglio “Don Pescarmona in Brasile”                             158

10) 2014 agosto/settembre “Padre Miguel Ramero e Don Piero Nota”   159

11) 2014 ottobre “Associazione Volontari Monteacutese”                       160

12) 2014 ottobre “Marianella Garcia: un libro di Anselmo Palini”           161

13) 2015 novembre “Diario di viaggio dal Nicaragua”                              162

14) 2015 dicembre “Associazione La Ragnatela nicaraguense”                 163

15) 2015 gennaio “di ritorno dal Nicaragua”, articolo di Pierangelo Rocco  164

16) 2015 febbraio “arrivederci Nicaragua, se Dio vuole!”                             165

17) 2015 marzo “Esclusi: nelle periferie esistenziali con Papa Francesco” Fredo N. Capovilla 166

18) 2015 aprile “Ritorno a Teofilo Otoni in Brasile”  167

19) 2015 maggio “Aiuti a progetti concreti in Brasile”  168

20) 2015 giugno/luglio “Libro Oscar Romero di Anselmo Palini”  169

21) 2015 agosto/settembre “Libro Famiglie Amputate” con Carlotta Saletti Salza e F. Olivero 170

22) 2015 ottobre “Ottimismo Brasiliano: Arturo Paoli”   171

23) 2015 novembre “Expo: una proposta alla gente”        172

24) 2015 dicembre “Pace in Bosnia”                                 173

25) 2016 gennaio “Cuba: quale futuro? La globalizzazione 174

26) 2016 febbraio “La festa dei popoli e l’inaugurazione dell’Ufficio Migranti Torino” 175

27) 2016 marzo “Il cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti” di Marina Lomunno con l’esperienza di don Domenico Ricca.  176

28) 2016 aprile “Info Comune” network    177

29) 2016 ottobre “Italiani d’Albania” e “Albania Terra dell’Uomo nuovo”   178

30) 2016 novembre “Don Piero Gallo Prete Cittadino”                                   179

31) 2016 dicembre “Un viaggio eretico nell’Italia che cambia” di Marco Revelli        180

32) 2017 gennaio, “Associazione Ra.Vi, per ricominciare a vivere                               181

33) 2017 febbraio, “Un mondo senza plastica”                                                               182

34) 2017 marzo, Associazione di Volontariato “La casa dei ricci”                                 183

35) 2017 giugno/luglio “Il Manicomio dei Bambini” di Alberto Gaino                          184

36) 2017 agosto/settembre “Orizzonti internazionali su Torino” di D.Marucco              185

37) 2017 novembre “A.P.L.I. Associazione Plesso Lesi Italiana”                                   186

 

 

Dal Mondo della Solidarietà

 

Novembre 1996/1

 

Con questo intervento, e ringrazio la redazione per avermene dato la possibilità, inizio una serie di interventi fotografici di presentazione di alcune esperienze sociali affinchè vengano conosciute, nella speranza che siano di stimolo per incontrarci nella realizzazione di iniziative comuni.

Ogni esperienza che viene presentata è innanzitutto educativa: si vuole formare degli uomini prima ancora di costruire delle strutture. Attorno ad ogni iniziativa ci sono molti volontari e simpatizzanti che collaborano perché credono che un mondo più giusto cresca attraverso l’educazione.

 

 

 

Comunità Popolare “La Ghiaia”

di Berzano San Pietro (At)

 

Nata nel 1974 la Comunità La Ghiaia si è caratterizzata fin dall’inizio come una grande famiglia affidataria. Ha accolto ragazzi adolescenti che provenivano da difficili situazioni famigliari.

Nacque all’interno della famiglia affidataria, la scuola popolare, improntata a metodi di presa di coscienza della realtà, di partecipazione, di dialogo, di proposta di cambiamento. Maestro, in questa scuola, non è soltanto il laureato o il diplomato, ma ciascuno con la propria creatività e con la comunicazione di quanto ha scoperto. Così ognuno impara sempre da tutto e da tutti.

La scuola ha la fortuna di poter attuare quella condivisione che rende concreta la comunicazione, passando attraverso la vita di tutti i giorni. E’ un progetto di fede nell’uomo, in un mondo più giusto e in un Dio incarnato impegnato nella storia. Avendo accolto anche ragazzi provenienti dall’America Latina e dall’America Centrale sono state realizzate delle pubblicazioni sul Centro e Sud America e sono nati due progetti, uno a Recife in Brasile e l’altro a Pusthan in Salvador.

 

Per collaborare a questi progetti educativi:

 

Scuola Popolare La Ghiaia

14020 Berzano S. Pietro (AT)

tel.  011 – 9920743

 

 

Dicembre 1996/2

 

GRUPO PENO CHAO (gruppo con i piedi per terra) L’educazione di strada tra le vie di Recife

 

Il gruppo, espressione della società civile, ha scelto di agire nell’area dell’educazione di strada con i bambini e gli adolescenti che vivono e/o dormono sulla strada, loro spazio di sopravvivenza.

Nella regione di Recife risulta esserci la più alta percentuale di poveri di tutto il Brasile; nel 1990 questi rappresentavano il 40% del totale dei residenti.

Si vuole creare un ambiente favorevole per ogni bambino e bambina cercando di creare buoni rapporti con le famiglie.

Per contatti e collaborazioni contattare:

 

Vera Bellato e Jocimar Borges

Rua Catulo de Paixao Cearense, 798

Apto 02 Jardin Atlantico Olinda PE

Cep 53000

 

Referente:

Scuola Popolare La Ghiaia

14020 Berzano S. Pietro (AT)

tel.  011 – 9920743

 

 

 

 

 

Gennaio 1997/3

 

 

CON I BAMBINI DEL PUSTHAN!

 

Pusthan: un villaggio indigeno nel Salvador: Catalina e Santos, dopo essere stati presso la scuola popolare “La Ghiaia”, hanno messo su una scuola materna per i bambini del proprio villaggio: è un progetto che si svilupperà diventando in seguito una scuola per ragazzi legalmente riconosciuta.

Ci dicono Catalina e Santos: “…i bambini e le bambine lavorano sui banchetti, colorano con i pennarelli che alcuni di voi hanno preparato ed altri hanno portato fin qui. Anche i genitori collaborano coltivando l’orto vicino alla scuola così i bambini possono avere un pasto assicurato…

Si è formata un’associazione di genitori che potranno organizzare diverse iniziative nella comunità indigena…”

 

Referente:

 

Scuola Popolare La Ghiaia

14020 Berzano S. Pietro (AT)

tel.  011 – 9920743

 

 

Febbraio 1997/4

 

Aiutiamoci a scambiarci favori…

SONO NATE LE BANCHE DEL TEMPO

 

Nell’era dell’informatica e degli scambi su internet si torna al baratto. La banca del tempo si basa su una formula ampiamente collaudata nei Paesi del Nord-Europa.

 

Il tempo è denaro si sa. E allora il modo migliore di impiegarlo è depositarlo in banca.

 

La Banca del Tempo funziona come un vero e proprio istituto di credito dove però invece del denaro si custodiscono le ore libere: ognuno all’atto dell’iscrizione riceve “un conto-corrente-tempo” e un “libretto di assegni-tempo” che potrà utilizzarlo ogni qual volta richiederà o metterà a disposizione di altri una determinata prestazione.

E, in pratica, uno scambio reciproco di attività che assumono valore solo in base al tempo impiegato a compierlo: ad esempio oggi lavo i vetri ad un’anziana per due ore, domani ho la possibilità di usufruire di una lezione di inglese per altre due ore.

 

Le proposte dei gruppi e delle comunità che presento sulle pagine di TDF sono in quest’ottica di interscambio. Ormai sono quasi vent’anni che sono impegnato nella solidarietà e devo ringraziare tutti gli amici che mi hanno aiutato e continuano ad aiutarmi.

 

Osservatorio della Rete Nazionale della

BANCA DEL TEMPO

via Marconi, 67/2

40122 Bologna tel. 051 – 245825

 

LA BANCA DEL TEMPO

via Andrea Costa, 30

40122 Sant’Arcangelo di Romagna

tel. 0541 – 624305

 

LA BANCA DEL TEMPO

Corymbus

via Massetana Romana, 56

53100 Siena

 

BANCA DEL TEMPO

via Appia Nuova, 522

00188 Roma

 

BANCA DEL TEMPO

c/o UIL Pensionati

via Garibaldi,46/O

43100 Parma

 

BANCA DEL TEMPO

via Cividale, 19

35100 Padova

 

BANCA DEL TEMPO

c/o Municipio

Sportello Informagiovani

via Europa, 23

20028 San Vittore Olona (MI)

 

Campagna del Baratto solidale

c/o Casa dei diritti sociali

via Principe Amedeo, 138

00185 Roma

 

ORSETTI SCAMBIATORI

c/o Paolo Patruno

via Meucci, 11

40138 Bologna

 

Associazione BANCA DEL TEMPO

via San Giorgio, 19

10023 Chieri (TO)

 

LA BANCA DEL GRATUITO

c/o don Vincenzo Solazzi

via Guarnieri, 11

61032 Fano (PS)

 

BANCA DEL TEMPO

via Norberto Rosa, 13a

10154 Torino tel 011 – 204 757

 

 

Febbraio 1997/5

 

IL GRUPPO PROGETTO:

un ponte verso il Brasile

 

Il “Gruppo Progetto” è uno dei frutti dell’educazione alla mondialità coltivata nella Parrocchia Santa Maria Goretti in via Actis, 20. E’ attivo dal 1985 e consta di una ventina di persone; gli incontri sono quindicinali il giovedi sera.

La finalità principale del gruppo è quella di promuovere nella Comunità Parrocchiale e nella città una presa di coscienza delle cause che provocano i problemi del Terzo Mondo.

Per questo promuove momenti di riflessione e preghiera e valorizza strumenti semplici di informazione come audiovisivi, mostre, lettere di missionari, testimonianze dirette e viaggi di conoscenza. Da parecchio tempo il gruppo è in contatto con alcuni missionari albesi che operano in Brasile e vengono finanziati progetti di solidarietà “con” e “per” la gente.

Il “Gruppo Progetto” invita coloro i quali fossero interessati a queste problematiche a mettersi in contatto con i referenti del gruppo stesso: l’invito è aperto a tutti.

 

 

Referenti:

 

Stefania e Patrizia Damilano  tel. 011-713452

Maddalena e Sergio Diatto  tel. 011-797677

Sede: Parrocchia Santa Maria Goretti  via Actis, 20 – Torino, tel. 011-7794827

 

 

 

Marzo 1997/6

 

TRICICLO

 

A Torino si è aperto venerdi, 22 novembre 1997 un “Centro pilota per il riuso, il riciclo e l’educazione ambientale.

La maggioranza dei cittadini è consapevole della gravità della crisi ambientale e sociale che investe il mondo intero. Cresce il divario tra paesi ricchi e paesi poveri così come tra ricchi e poveri all’interno di ciascun paese. L’ambiente è sempre più degradato.

Nelle regioni del nord industrializzato assistiamo ad una continua crescita dei consumi e della produzione di rifiuti. Quella cultura del riuso che caratterizzava la nostra società contadina ha lasciato il posto ad una cultura del consumo indiscriminato che avvia alla distruzione in discarica grandi quantità di materiali ancora potenzialmente utili.

Il Cisv (Comunità, Impegno, Servizio, Volontariato), un organismo non governativo di cooperazione internazionale in attività dal 1961, che in Africa ed in America Latina sostiene la realizzazione di programmi di sviluppo e in Italia promuove iniziative di informazione e di educazione alla mondialità e col rispetto dell’ambiente.

 

Ora ha ideato e fondato “Triciclo”, “Centro pilota per il riuso, il riciclo e l’educazione ambientale” nell’area metropolitana torinese.

Il progetto si articola in diverse iniziative a carattere sia operativo che educativo dislocate sul territorio della provincia di Torino ed è articolato nel seguente modo:

 

– Raccolta, trasporto, cernita e vendita di oggetti e materiali usati;

 

– Mostra-museo sul tema della riduzione dei consumi del riuso e del riciclo:

 

– Corsi sulle tecniche di riparazioni e di restauro;

 

– Centro di documentazione;

 

– Programmi didattici presso le scuole;

 

Il centro pilota è patrocinato e cofinanziato dall’Assessorato dell’Ambiente della Provincia di Torino e del Comune di Grugliasco.

Gli utili ricavati dalla vendita verranno destinati a finanziare progetti di cooperazione allo sviluppo del Cisv. Questa iniziativa non solo è valida sotto il profilo economico, ma  propone una nuova via per gli aiuti ai Paesi in via di sviluppo. Non sprecare è inoltre un fatto  sopratutto etico: gettando i nostri oggetti usati rischiamo di gettar via anche un po’ della nostra cultura.

 

Il mercato dell’ usato è aperto il sabato dalle ore 10,00 alle ore 18,00 (orario continuato) in via Regaldi, 7/11   10154 Torino    tel. 011/247.63.11

 

 

 

Carissimi,

 

ormai è più di un anno che regolarmente, sulle pagine di “TDF”, presento i vari gruppi che sono impegnati, da alcuni anni, in iniziative educative in cui ognuno di noi possa condividere in uguale misura i beni della terra, secondo lo spirito di educatori noti come don Lorenzo Milani e Paulo Freire, scomparso recentemente. Silenziosamente in vari luoghi tante persone lavorano per gli stessi motivi. Dobbiamo fare emergere il più possibile le esperienze positive, in modo che la gente sappia trarre degli insegnamenti ed i giovani possano avere degli esempi riguardo a dei valori in cui credere lungo il percorso della loro vita: molti gruppi, piccoli e grossi, talvolta non coordinati tra di loro. Si tratta di buttare l’amo per cercare di creare una ragnatela unita.

Noi della redazione di “Tempi di Fraternità” vi invitiamo a farci conoscere e pubblicare tutte le esperienze (piccole e grandi) che conoscete e che esistono nel variegato mondo del volontariato. Siamo anche disponibili ad andarli a trovare ed eventualmente organizzare un incontro in cui presentare il nostro giornale. Da parte mia, sono ancora più interessato, perché fa parte del mio progetto di vita. Non solo conoscerli personalmente ma realizzare degli strumenti informativi da far conoscere e proporre. La pagina in cui presento i gruppi non deve diventare una “mia” rubrica ma essere uno spazio per la solidarietà, il volontariato, l’ambiente ecc., è anche un’occasione per conoscerci, ed iniziare/continuare in una collaborazione concreta e una condivisione fraterna.

Allora aspetto le vostre proposte e segnalazioni…e naturalmente al più presto….

 

 

Aprile 1997/7

 

La ragnatela della solidarietà

 

Associazione di volontariato

Dal disagio di casa nostra all’impegno nel terzo mondo

 

La Cooperativa “La Ragnatela” nasce nel 1984 per tentare di offrire piccole risposte a chi vive situazioni di disagio ed emarginazione e quale segno di impegno, solidarietà e condivisione da parte dei propri soci e simpatizzanti, sia con il terzo mondo di casa nostra (comunità alloggio, centri di accoglienza, mensa per stranieri, momenti aggregativi per ragazzi) sia quello comunemente inteso come tale in progetti di solidarietà (Nicaragua e Filippine).

 

 

Un momento comunitario della Cooperativa durante la celebrazione Eucaristica.

 

Stand durante la manifestazione sul

Volontariato a Torino.

 

Per informazioni e collaborazioni.

 

La Ragnatela (Francesco Rocco)

Corso Moncalieri, 494/8

Tel. 011.6611034

 

 

 

Maggio 1997/8

 

Questa è l’ottava esperienza che presento sulle pagine di Tempi di Fraternità.

Tutte le iniziative che vengono presentate sono progetti educativi mirati cui

partecipo attivamente.

 

La Comunità di Sant’Andrea

 

La chiesa di Sant’Andrea è retta dal prete-operaio Silvano Bosa; insieme con la parrocchia di S.Remigio serve 14 mila abitanti. I frequentatori assidui sono circa il 7-8%, molti di più se vengono considerati anche coloro che richiedono i sacramenti. Sono molti i gruppi e le iniziative presenti tra la gente nella comunità; bambini, giovani e anziani si ritrovano tutti insieme alla celebrazione eucaristica domenicale delle ore 10,30, cui partecipano tra gli altri don Isidoro Parietti e don Fredo Olivero,

Dal 1987 la comunità promuove l’adozione a distanza, per lasciare ad ogni popolo i suoi figli.

In particolare c’è un rapporto privilegiato con un asilo brasiliano situato a Teofilo Otoni, nel Minas Gerais, in appoggio alle animatrici Suor Zoè e Graciela.

 

Informazioni, contatti e collaborazioni:

Comunità di Sant’Andrea

Via Torrazza Piemonte, 25

10127 Torino

Tel/Fax 011-6053672

 

Nelle immagini un momento della celebrazione eucaristica nella notte della Domenica della Palme ed una delle iniziative della comunità.

 

 

Giugno- Luglio 1997/9

 

Don Giovanni Lisa – Imparare a produrre insieme

una proposta di vita per il futuro

 

Aprender, Produzir, Juntos  nel 1984 in “Teofilo Otoni”, nel Minas Jerais, in Brasile, per opera di don Giovanni Lisa, missionario albese diocesano, prende via il progetto “Imparare a produrre insieme”, un’operazione di formazione al lavoro che tiene conto della domanda locale e che sfocia in un’attività cooperativistica produttiva con i ragazzi pre e adolescenti. Dopo 13 anni questa esperienza si realizza in varie attività: meccanica, pietre preziose, falegnameria, sartoria, pasticceria, artigianato, etc.

 

E’ una proposta che si ispira ad una pedagogia concreta, che vuole preparare i ragazzi per la vita che potranno svolgere una volta terminata la scuola; nessuno deve pensare di essere maestro dell’altro, ognuno è maestro e allievo allo stesso tempo nei confronti dell’altro.

Molti gruppi e persone in Italia appoggiano questa difficile realtà: continuano a credere che, nonostante tutto, le cose potranno cambiare in meglio se ciascuno di noi darà qualcosa di sé a ciascuno degli altri.

 

Per informazioni e collaborazione:

 

Gruppo Progetto

c/o Parrocchia Santa Maria Goretti

Via Actis, 20

Tel. 011-713452 (Patrizia e Stefania)

 

Don Giovanni Lisa, apJ,  Cap, 344 39.800.000 Teofilo Otoni, Minas Jerais Brasile Tel. 0039-335214215

 

 

 

Agosto Settembre 1997/10

 

Il Nord Est: Missione di frontiera,

Missione Torinese

 

 

Don Silvio Ruffino, presente a Luis Domingues, nel Nord  Est del Brasile dal 1991, svolge la sua attività pastorale non solo nel centro della città, ma anche nei villaggi vicini.

E’ impegnato, oltre che nell’attività pastorale, anche nel sostegno di iniziative di solidarietà: scuole materne, officine meccaniche e di falegnameria, trasporti con autocarro. L’obiettivo è di accompagnare queste iniziative nel percorso verso l’autogestione e l’autonomia.

In collegamento con la Caritas brasiliana sono stati avviati nuovi progetti con il sistema dei “fondi rotativi”: il finanziamento per l’acquisto di attrezzature per la pesca, di asini per il trasporto, di tegole per la sostituzione dei tetti di paglia viene restituito mediante quote periodiche e con modalità sostenibili, eventualmente anche in natura. In questo modo i fruitori vengono responsabilizzati e la restituzione permette ad altre famiglie di ottenere aiuti.

Attraverso l’Ufficio Missionario Diocesano di Torino viene inoltre portata avanti l’Adozione internazionale a distanza per i bimbi delle famiglie più bisognose.

Le iniziative di sostegno da parte dei gruppi di solidarietà collegati a queste iniziative si propongono di fornire un contributo per rispondere ai bisogni fondamentali, rimanendo però coscienti che non si possono risolvere situazioni così drammatiche.

In ogni caso queste iniziative servono a sensibilizzare maggiormente la popolazione locale per un graduale passaggio dal secolare assistenzialismo ad un processo di auto sviluppo.

 

Per informazioni e collaborazione:

 

Gruppo Progetto

c/o Parrocchia Santa Maria Goretti

(Stefania e Patrizia)

Via Actis, 20

Tel. 011-713452

 

 

Ottobre 1997/11

 

ADOZIONE A DISTANZA

per lasciare ad ogni popolo i suoi figli

Un asilo a Teofilo Otoni (Brasile)

 

Ci dice Don Silvano Bosa, del comitato Brasile della Comunità di Sant’Andrea:  Il Brasile è grande 28 volte l’Italia e conta circa 150 milioni di abitanti di cui…

– 63 milioni di minorenni al di sotto dei 18 anni pari al 47% dell’intera popolazione brasiliana e di questi il 70% è poverissimo.

– 36 milioni di minorenni in situazioni precarie, pari al 57% del totale, dei minori: vivono in    situazioni precarie;

– 7 milioni di minorenni sono  abbandonati.

 

A Teofilo Otoni esiste da alcuni anni un asilo, in brasiliano “creche”, che attualmente raccoglie 120 bambini figli di ragazze madri e di prostitute che cercano di uscire dalla loro drammatica situazione ed un gruppo organizzato di donne (movimento della donna emarginata) che lavora sul territorio di Teofilo Otoni a sostegno delle famiglie e delle donne  in difficoltà. Nel loro cammino di liberazione

queste realtà sono aiutate da Suor Zoè’ e da alcune volontarie laiche.

Dal 1987 la Comunità di S.Andrea si è fatta carico di progetti e del cammino di queste donne emarginate e ha coinvolto anche molti gruppi e famiglie di diverse parti d’Italia. Grazie alla molta solidarietà, l’impegno si è allargato oltre che a favore dei bambini abbandonati, anche su altri versanti. Pertanto gli obiettivi a cui miriamo sono:

 

UNIRCI nel  cammino di queste donne per difendere il diritto alla vita dei bambini che vivono in condizione impossibili, senza sradicarli dalla loro realtà, sostenendo e organizzando le stesse famiglie ed altre del quartiere. Per questo parliamo di “Adozione internazionale a distanza per lasciare ad ogni popolo i suoi figli”.

 

SOSTENERE il cammino della “Casa delle ragazze” iniziativa che si prefigge di portare avanti un lavoro preventivo alla prostituzione minorile che coinvolge sopratutto ragazze dai sette ai quindici anni. Molte di esse arrivano alla casa con esperienze sessuali premature o incinte, altre chiedono l’elemosina o vagabondano nei quartieri della città.

 

CREARE contro informazione sul Brasile e sul rapporto Nord-Sud del mondo, Sud che continua a diventare sempre più povero a causa dello sfruttamento dei paesi occidentali, del debito estero, della presenza ricattatoria delle multinazionali, dei governi locali spesso incapaci di scelte coraggiose per avviare una vera politica della terra, della casa, dei servizi. Non possiamo però non denunciare lo scarso impegno dei paesi occidentali a farsi carico di cammini di solidarietà.

 

Suor Zoè ci ha scritto: “Ringrazio l’Italia, gli amici della Comunità di Sant’Andrea e tutti i fratelli che sono molto lontani come spazio geografico, ma molto vicini al cuore del popolo brasiliano e del popolo di Teofilo Otoni”.

Il 26-27-28 settembre è stato organizzato un incontro dedicato al decennale di questa iniziativa.

 

Per informazioni e collaborazioni contattare:

 

Comunità di Sant’Andrea

Via Torrazza Piemonte, 25

10100 Torino

Tel. 011-6053672 (Don Silvano Bosa)

 

 

 

Novembre 1997/12

 

In Guatemala con

don Piero Nota ed il Gruppo Ceiba

 

Alla periferia della capitale, Città del Guatemala, vi sono grosse baraccopoli in cui la gente vive ai limiti della sussistenza.

Una delle zone più povere ed emarginate è la colonia El Limon, dove, dal 1985, vive un sacerdote torinese Fidei Donum, don Piero Nota. In collaborazione con il gruppo Abele e gli educatori locali è nato da alcuni anni un progetto di prevenzione del disagio giovanile che si propone, attraverso la costruzione di “reti sociali” ed il lavoro di strada, di “ricucire il disgregato tessuto sociale”. L’obiettivo è di promuovere le persone senza renderle dipendenti ed aiutarle a capire che loro possono, che valgono e che sono capaci.

Lavorare in modo che la gente venga presa in considerazione come protagonista e non come oggetto. Sono stati coinvolti parecchi giovani e adulti in vari corsi professionali (taglio e cucito, pasticceria, falegnameria, corsi scolastici, uno studio dentistico, ecc.) verso un’autonomia futura.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Gruppo di Appoggio Guatemala

al Gruppo Ceiba e a

don Piero Nota

Giorgio e Dina Variara

Piazza D.L. Bianco, 10

10137 Torino

 

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Dicembre 1997/13

 

Brasile: fra liberismo

e miserabili senza terra

 

L’82% dei contadini vive lavorando il 13% delle terre coltivabili, mentre lo 0,82% dei latifondisti mette a coltura il 44% delle terre coltivabili. 38 milioni di abitanti delle zone rurali sopravvivono con un reddito inferiore alla soglia di povertà, sopravvivono cioè convivendo quotidianamente con la fame. Sono in atto 5.767 conflitti per la proprietà di terre di dubbia proprietà, che coinvolgono 5.740.000 persone. Negli ultimi dieci anni sono state assassinate quasi 1.000 persone. Infine, in Brasile, 166 milioni d’ettari coltivabili non sono coltivati.

In una situazione così squilibrata, che produce fame, marginalità e disperazione, nella diocesi di Guarabira, nello stato nordestino di Paraiba, è stata costituita la Commissione Pastorale della Terra, di cui Padre Luis Pescarmona è l’assistente e l’animatore. C’è bisogno di tutto ciò che necessita per aiutare i contadini a vivere sulla propria terra organizzandosi insieme.

 

Dalla lettera di Padre Pescarmona:

 

“Dove abiti”, hanno domandato a Gesù. “Venite e vedete” è stata la risposta. Per noi la risposta è spaventosa. La maggior parte della nostra gente non “abita”, non “risiede”, ha appena un luogo dove “si arrangia”…La casa è lo spazio della vita, luogo di sogni e di speranza.

Chi non ha sogni ha incubi, manca un nido per la speranza. Per questo abbiamo milioni di ragazzi di strada, che vivono (è vivere?) sulla strada. Ma questo no è ancora il peggio”

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Padre Luis Pescarmona

Cx 17

58200 Guarabira – Pb – Brasile

Tel. 0055.83.2712930

 

Referente:

Gruppo Progetto (Stefania e Patrizia)

c/o Parrocchia Santa Maria Goretti

Via Actis, 20

10146 Torino

Tel. 011713452

 

 

 

Gennaio 1998/14

 

 

Una Parrocchia di frontiera: Padre Miguel Ramero

della Comunità di Mambre

 

La Comunità di Mambre è un progetto di vita vissuto all’insegna della riflessione biblica, dello studio di ricerca dei valori religiosi e culturali dei popoli indigeni del continente latino-americano e della solidarietà con i Movimenti popolari di Curitiba in cui risiede Padre Miguel Ramero col quale si collabora attraverso un progetto popolare cofinanziato dal MAIS, organismo non governativo, Movimento per l’Autosviluppo, l’Interscambio e la Solidarietà e dall’Unione Europea.

 

Padre Miguel Ramero opera ormai da decenni nel quartiere Xaxim di Curitiba, capitale dello stato brasiliano del Paranà, in qualità di parroco. Ciò non avrebbe nulla di straordinario se la parrocchia di Padre Miguel non si fosse trasformata negli anni, in una centrale attivissima di coscientizzazione, sostegno, aiuto morale e materiale, in un ambiente come quello brasiliano i cui squilibri sociali ed economici, purtroppo, non hanno bisogno d’essere descritti.

Racconta Padre Miguel: “Il progetto è iniziato nel 1980, quando la gente ha sentito la necessità di organizzarsi per opporsi alla dittatura militare. E’ nato così il Centro di Formazione (Cefuria) del quale sono state promosse numerose organizzazioni e che attualmente coordina un gran numero d’iniziative sociali, assistenziali, religiose, secondo un modello che si potrebbe definire di “democrazia diretta”…arrivederci a presto, per il momento coraggio, so che anche per voi italiani le cose non sono facili in campo politico ed economico, questo progetto neoliberale rende la vita difficile per tutti. Io credo che quanti hanno la fede e la speranza radicata nel cuore, supereranno ogni ostacolo ed ogni barriera fino alla vittoria finale!…

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Comunità di Mambre

Via San Martino, 8

12022 Busca ((Cn)

Tel. 0171 – 943407

 

 

Febbraio 1998/15

 

Aumentano le Banche del Tempo!

 

Ne abbiamo già parlato un anno fa sulle pagine di TDF ma in un anno sono aumentati i punti di riferimento. Ci pare cosa utile presentarvi l’indirizzo aggiornato.

 

Osservatorio della Rete Nazionale

della BANCA DEL TEMPO

Via Marconi, 67/2

40122 Bologna

 

“BANCA DEL TEMPO”

Via Andrea Costa, 30

Sant’Arcangelo di Romagna

 

BANCA DEL TEMPO

Corymbus

Via Massetana Romana, 56

53100 Siena

 

BANCA DEL TEMPO

Via Appia Nuova, 522

00181 Roma

 

BANCA DEL TEMPO

c/o UIL Pensionati

Via Garibaldi, 46/D

43100 Parma

 

BANCA DEL TEMPO

Via Cividade, 19

Padova

 

BANCA DEL TEMPO

c/o Municipio

Sportello Informagiovani

Via Europa, 23

San Vittoria Olona (MI)

 

Campagna del Baratto Sociale

c/o Casa dei Diritti Sociali

Via Principe Amedeo, 138

00100 Roma

 

ORSETTI SCAMBIATORI

c/o Paolo PATRUNO

Via Meucci, 11

40138 Bologna

 

Associazione

BANCA DEL TEMPO

Via San Giorgio, 19

10023 Chieri (TO)

 

LA BANCA DEL GRATUITO

c/o don Vincenzo SOLAZZI

Via Guarnieri, 11

61032 Fano (PS)

 

BANCA DEL TEMPO

Via Norberto Rosa, 13A

10100 Torino tel. 011 – 204757

 

BANCA DEL TEMPO

c/o AUSER

Corso Trieste, 23

Borgo San Pietro

Moncalieri (TO) tel. 011 – 4617912

 

BANCA DEL TEMPO

c/o Biblioteca Comunale

10055 Condove (TO) tel. 011 – 9631390

 

BANCA DEL TEMPO

Via Carlo Emanuele III, 34

12100 Cuneo tel 0171 – 67888

 

BANCA DEL TEMPO

c/o Acli

Via Dante

Fossano (CN

 

…Ora con “internet” che predomina sono molti i siti di riferimento; basta cliccare su un qualsiasi motore di ricerca…da parte mia presento, fuori programma,  una mia iniziativa “personale” secondo la logica del baratto…

 

 

Marzo 1998/16

 

Brasile: Don Giovanni Lisa e la

CASA DELL’ADOLESCENTE

 

Nel mese di agosto-settembre è stata presentata l’iniziativa dell’APY di don Giovanni Lisa a Teofilo Otoni in Brasile, ora invece viene presentata la realizzazione più recente che è la “Casa dell’Adolescente”, una struttura che ospita ogni giorno  45° giovani e giovanissimi, dai sette anni di età in su. La proposta educativa della “casa” si ispira ad una pedagogia concreta, che prepari i ragazzi alla vita reale che dovranno affrontare ben presto. Lo scopo non è quindi solo quello di offrire una formazione professionale utile per inserirsi positivamente nella vita lavorativa, ma propone un progetto di vita responsabile e globale. Nella “casa dell’adolescente”, come nell’intero complesso dell’APJ, nessuno è solo maestro o solo allievo, ognuno è maestro e allievo nei rapporti con gli altri.

Nella “casa” tuttavia i ragazzi sono divisi da gruppi che svolgono diverse attività guidati da un insegnante animatore. I lavori dei gruppi hanno talvolta anche risvolti immediatamente produttivi, ma il tentativo è quello di stimolare soprattutto la creatività dei ragazzi ed il loro desiderio di “fare”.

Numerose sono le opportunità offerte: disagio, ceramica, fabbricazione di cestini, oggetti in cuoio e legno…ma non mancano le attività ludiche e quelle sportive, in particolare è assai praticato il calcio, sport nazionale brasiliano.

Insieme viene consumato anche un pasto a base di riso e verdure, per molti di loro è l’unico della giornata.

Sono importanti gli scambi fra quanti si sentono di condividere il loro impegno, pur vivendo in Italia.

Ma anche senza viaggiare si può essere utili: i terreni per costruire le case, il riso, i fagioli, i quaderni, le macchine per le attività lavorative hanno un costo…; anche far conoscere queste realtà e questi sforzi è un modo per condividerli.

L’Adozione a distanza è un modo aiutare questi ragazzi perché la speranza e che possano tornare a sorridere…L’impegno è per contribuire mensilmente per un anno.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e aiuti:

 

Don Giovanni Lisa e

Giorgio Benedetto e Graziella Franco

Corso Torino, 67/2

10024 Moncalieri (To)

Tel. 011.6610806

 

Per i versamenti:

 

c/c postale n. 37378106 intestato a:

Parrocchia Madonna di Fatima

Via Oristano, 8 – 10133 Torino

Scrivendo sulla causale: “Adozione a distanza

Brasile Teofilo Otoni di don Giovanni Lisa”

Verrà inviata la fotografia del bambino adottato.

 

 

Aprile  1998/17

 

Studiare, leggere, discutere, lavorare, giocare

INSIEME a Berzano San Pietro

 

 

A Berzano San Pietro, un paese sulle colline piemontesi, nei locali della parrocchia, vicino alla Chiesa della Trinità , durante le vacanze estive del ’97, è nata una iniziativa comunitaria e interculturale, con il coordinamento di Simona, una educatrice della Scuola Popolare “La Ghiaia”. Il progetto è diventato permanente continuando tutti i pomeriggi.

Si vuole offrire ai bambini italiani e stranieri uno spazio nel quale siano garantiti accoglienza, un pranzo caldo, possibilità di gioco; dove siano seguiti nei compiti, dove vengono offerti stimoli attraverso riflessioni, discussioni e laboratori vari come tessitura e pittura e dove avvenga un reale interscambio culturale.

Viene svolta anche una scuola d’italiano per genitori stranieri e un’attività formativa per gli adolescenti. Inoltre, la Casa Parrocchiale è aperta a tutta la comunità due mattine alla settimana per offrire un servizio a tutti coloro, soprattutto persone anziane, che hanno bisogno di informazioni, consigli, commissioni.

 

Per informazione, contatti

e collaborazioni:

 

Scuola Popolare “La Ghiaia”

(Simona e Lina)

14020 Berzano San Pietro (At)

Tel. 011.992.00.36

 

 

Maggio 1998/18

 

Cooperativa della Rava e della Fava

 

In Italia “le botteghe del Terzo Mondo” si stanno diffondendo a macchia d’olio. Sono già oltre cento. Il fatturato della Cooperativa Terzo Mondo (CTM) di Bolzano, la prima in Italia, dai 300 milioni di fatturato dell’89 ora è oltre i 130 miliardi in tutta l’Europa.

La Cooperativa Della Rava e della Fava nasce nel 1980, ad Asti, la prima “bottega terzo mondo” della città. In realtà., in quel lontano anno, un gruppo di cinquanta persone fondò la cooperativa di consumo “Della rava e della fava”, con l’intento di offrire uno sbocco ai contadini della zona che lavorassero le loro terre con metodi e tecniche dell’agricoltura biologica.

Negli anni a seguire la porta della bottega si è aperta anche per i prodotti dei contadini di paesi lontanissimi come ad esempio i contadini messicani della cooperativa Uciri, i contadini nicaraguensi Agrocafè ed i contadini boliviani del Ceibo.

 

Per chi vuole sapere gli indirizzi di tutte le botteghe può contattare la redazione. E’ allo studio un viaggio di conoscenza tra tutte le botteghe per un contatto personale, e una conoscenza reciproca realizzando eventualmente, insieme, degli strumenti informativi (audiovisivi, opuscoli).

 

Per informazioni, contatti e

collaborazioni:

 

Cooperativa della Rava e della Fava

Via Carducci, 66

14100 Asti

Tel. 0141.354061

 

 

Giugno – Luglio/19

 

Un centro interculturale per ogni cittadino

 

A Torino in via Frattini 11 da un anno è aperto il Centro Interculturale: aperto a tutti i cittadini impegnati a costruire l’evoluzione democratica della città attraverso lo sviluppo di relazioni solidali che favoriscano la promozione delle culture presenti.

Si rivolge a tutti i cittadini disponibili a confrontarsi sui temi di interesse comune per la città, a tutti coloro che vogliono incontrare le culture dei paesi lontani presenti, oggi, a Torino.

E’ un luogo d’incontro, d’interscambio culturale e favorisce le relazioni, le collaborazioni riconoscendo a ogni cittadino il diritto di esprimere la propria cultura.

 

Dalla presentazione del Centro di Ugo Perone, Assessore per le Risorse Culturali:

“…il centro convive con l’insegnamento delle 150 ore per gli stranieri, con l’Ufficio Pace e Cooperazione Internazionale e con la Consulta dei cittadini stranieri a Torino..”

 

Il Centro propone: attività di formazione rivolte a animatori e associazioni, attività culturali, centro di documentazione, attività antropologiche, geografiche, storiche e letterarie, produzioni di materiali e organizzazione di convegni, seminari, laboratori ed eventi culturali, pubblica inoltre un periodico che viene inviato a chi ne fa richiesta.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Centro Interculturale

Via P. Frattini, 11

10137 Torino

Tel. 011-4429700

 

 

 

Agosto-Settembre 1998/20

 

Tanta terra senza gente,

tanta gente senza terra.

 

E questo il dramma vissuto da milioni di famiglie di contadini espulse dal campo e ricacciate dalle città. A cinque secoli dalla conquista e ad oltre un secolo dall’indipendenza in Brasile non è stata ancora realizzata la Riforma Agraria, vessillo sbandierato da vecchi e nuovi regimi in epoca di elezioni.

Al dramma dei SEM TERRA si somma quello dei piccoli produttori agricoli a cui, la riforma dello stato sociale, ha sbarrato ogni via di accesso ai finanziamenti agevolati e all’assistenza tecnica. In questa situazione la loro permanenza nella terra diventa sempre più difficile.

L’intervento dell’Associazione Regionale delle Micro Cooperative di Produzione Agricola (ARMICOPA) nella regione di Teofilo Otoni ha come obbiettivo principale quello di offrire ai piccoli produttori assistenza giuridica, tecnologie e strumenti indispensabili per la loro permanenza nella terra.

Don Domenico Burzio (missionario della diocesi di Alba) è il coordinatore delle cooperative presenti sul territorio.

A questo scopo è nato un gruppo di appoggio all’iniziativa in collaborazione con il Mais (Movimento per l’Autosviluppo, l’interscambio e la solidarietà).

 

Per informazioni, contatti

e collaborazioni:

 

Gruppo Terra Viva

Via Statale, 26

Frazione Cinzano

12069 S.Vittoria d’Alba (Cn)

Don Agostino Garabello

tel. 0172 – 479104

 

 

 

 

Ottobre 1998/21

 

L’ASSOCIAZIONE PANTA REI

 

Don Ernesto Vavassori, nativo di Ciserano in provincia di Bergamo, parroco di Vidracco e di Issiglio (To), ha voluto la Casa famiglie per donne malate di HJV

 

Ci dice Padre Ernesto:

 

Panta Rei è il nome di una nuova associazione costituita nel novembre del 1997 con alcuni volontari attorno al progetto di Villa Gianotti a Cuceglio in provincia di Torino: una casa famiglia per ragazze in AIDS conclamato, in fase di remissione da infezioni opportunistiche. Panta rei, dal greco, significa letteralmente “tutto scorre”. E un nome scelto per indicare mutamento, evoluzione, cammino aperto in avanti, quindi anche apertura al nuovo, ai diverso, soprattutto se si tratta di realtà personali. È un nome che vuole indicare anche fiducia in ogni persona, in noi prima ed in coloro che incont re remo per imparare a rispondere alle sfide della vita, aiutandoci insieme ad esprimere una risposta di senso alle situazioni ed alle storie personali.

Non ha più senso essere volontari qual-che volta, ogni tanto, alcune ore, il volontari ato deve diventare un ‘abitudine, nel senso etimologico del termine, un “ha bitus “, cioè una mentalità, uno stile di rapporto. È un sogno, di là da venire. Ma sognare mi permette di non disperare e di andare avanti, nonostante tutto.

C’è bisogno di pazienza, collaborazione e umiltà…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Padre Ernesto Vavassori e

Associazione PANTA REI

Via Pezza, 13

10090 Cuceglio (Torino)

tel. 0124 – 32014

22  Novembre 1998

 

 

 

Novembre 1998/22

 

ARTIMESTIERI: una cooperativa “no profit”

 

Artimestieri è una cooperativa che opera nel cosiddetto “terzo settore” dell’economia: una esperienza di solidarietà e una azienda dove si incontrano le ragioni dell’uomo e quelle della produzione. Da quasi dieci anni produce una vasta gamma di “mobili ecologici” definizione che è sempre impegnativo spiegare.

Le motivazioni sono molteplici, e tutto non è certamente riconducibile al solo uso di una vernice più o meno naturale come finitura. Un mobile si può definire ecologico quando è “a basso costo ambientale” e quando è studiato per contribuire al benessere complessivo di chi ne farà uso.

La cooperativa è attenta a questi aspetti ed ha dato vita ad una consolidata gamma di articoli; realizza inoltre, su misura, armadi a muro, cucine e arredamenti per negozi.

E’ nostra intenzione realizzare un centro dedicato alla bioarchitettura dove, insieme con l’offerta di mobili e prodotti per la casa ecologica, saranno avviate iniziative di formazione alla bioarchitettura, rivolte anche al mondo della scuola.

 

Per informazioni, contatti

e collaborazioni:

 

Cooperativa Sociale “ARTIMESTIERI”

Via Partigiani, 13

12012 Boves (Cuneo)

Tel/fax. 0171 – 388998

e-mail: artimes@ircser.it

 

 

Dicembre 1998/23

 

Un ponte equo e solidale tra il Sud e il Nord

 

Il commercio equo e solidale ormai è sempre più diffuso, con un fatturato di miliardi. I prodotti del commercio equo e solidale provengono da 33 paesi dell’Africa, America Latina e Asia e sono il frutto del lavoro di cooperative e comunità organizzate. La vendita attraverso la rete del commercio equo e solidale fornisce la possibilità di poter lavorare e, molto spesso, sopravvivere, evitando lo sfruttamento insito negli iniqui rapporti economici tra i Paesi industrializzati del Nord e quelli poveri del Sud.

Nel 1989 un gruppo di persone ha ideato e costituito la Cooperativa “Il Ponte” di Giaveno.

Non esisteva un gruppo precostituito, anzi; persone di provenienza diversa con esperienze maturate in campi anche molto distanti, hanno accolto la proposta proveniente, da altre botteghe Terzo Mondo già esistenti in Italia, di creare a Giaveno un nuovo punto di riferimento del Commercio Equo e Solidale: altri seguiranno…

Ci dice Maria Teresa Messidoro, una dei responsabili della cooperativa: “Il giro d’affari ormai è ampio, noi fatturiamo circa 300 milioni all’anno e siamo esclusivamente senza fini di lucro. Vengono acquistati prodotti alimentari e non, dalle cooperative dei paesi in via di sviluppo ad una giusta retribuzione come per i contadini messicani della cooperativa Uciri, i contadini nicaraguensi Agrocafè ed i contadini boliviani del Ceibo…”

 

“Nessuna strada ha condotto nessuna carovana fino a raggiungere il suo miraggio. Ma solo i miraggi hanno messo in moto le carovane”.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Cooperativa “Il Ponte”

Piazza Papa Giovanni, 4

10096 Giaveno (To)

Tel/fax. 0119364611

E-mail: ponte@lakesnet.it

 

 

 

 

Gennaio 1999/24

 

Associazione ENZO B.

una proposta sul territorio metropolitano

 

Dal maggio 1998 sono comparsi nei comuni aderenti al Consorzio Chierese per i Servizi (ICS) cassonetti simili a grossi armadi per la raccolta degli in-dumenti usati: una delle tante iniziative, in cui si vuole riciclare, distogliendo dallo stoccaggio in discarica, alcune decine di tonnellate annue di abiti dismessi; realizzare l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate in tutte le fasi di raccolta degli abiti usati. Sostenere alcune iniziative di solidarietà sociale con la devoluzione da parte dei proventi, all’associazione “Enzo B” e ad “Amnesty International”. Gli abiti provenienti dalle raccolte vengono spediti, con carro ferroviario, a Prato dove vengono smistati ed avviati ai mercati dell’Asia, dell’Africa e del Nord e Sud America. L’iniziativa è promossa dal Consorzio nato nella primavera del 1992 per iniziativa di un gruppo di cooperative sociali che da anni operano nell’area metropolitana di Torino: attualmente sono presenti 28 cooperative e una associazione: la ENZO B.    L’associazione “ENZO B” nasce con l’intento di supportare i percorsi terapeutici e riabilitativi per i minori inseriti nella comunità ed avviare progetti di accoglienza temporanea per donne sole con figli in età infantile. La comunità è stata avviata nell’ area di proprietà comunale confinante con il parco Colonnetti all’interno del quartiere Mirafiori Sud, situata tra via Artom e via Vigliani, linea di confine tra il disagio e la normalità cittadina di un quartiere periferico, nato sulla scia occupazionale delle grandi industrie.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

(Andrea ed Elena)

Associazione “Enzo B”

Via Onorato Vigliani, 104

10135 Torino

Tel. 011.341451 – 011343407

 

 

Febbraio 1999/25

 

Associazione per Il commercio equo e solidale

Un piccolo passo alla portata di tutti, per costruire un mondo migliore…

 

Ci dice Maria, una volontaria dell’Associazione:

 

I Paesi del sud del mondo producono materie prime e generi alimentari a prezzi bassissimi per le industrie ed i consumi dei Paesi del Nord de inondo. Ciò perpetua uno stato di sottosviluppo e di subordinazione a strategie ed interessi decisi altrove. In Africa, America Latina ed Asia, gruppi di produttori si sono organizzati comunitariamente e lottano per ottenere canali di di informazione e diffusione  alternativi per i loro prodotti: il commercio equo e solidale è lo strumento per rapporti commerciali diretti e compensi remunerativi. Le merci vengono acquistate non solo in base al loro prezzo, ma considerando soprattutto questi aspetti: assenza di sfruttamento infantile, condizioni di lavoro, migliori compensi e servizi sociali per chi produce, produzione rispettosa dell‘ambiente e  contatti commerciali senza intermediazione orientata al profitto, trasparenza nel calcolo dei prezzi”.

L’Associazione “Robe dell’altro mondo” è nata a Chieri dall’interesse di un gruppo di persone che desiderano approfondire il rapporto tra il Nord ed il Sud del Mondo, senza scopo di lucro, si basa esclusivamente sul volontariato ed ha tra i suoi obiettivi:

sensibilizzare su un diverso rapporto economico con i paesi poveri.

 

  • promuovere azioni che tendano ad eliminare le forme di sfruttamento.

 

 

  • destinare gli utili a progetti di sviluppo del terzo inondo.

 

La nostra associazione è nata nel territorio di Chieri in collaborazione con altri gruppi presenti. Attraverso l’informazione con la gente vengono venduti prodotti provenienti dal Sud del terzo mondo nella nostra bottega sita nel centro di Chieri e periodicamente vengono organizzati dei punti vendita di solidarietà in altri luoghi con l’appoggio di alcuni volontari.

Per i soci viene stampato un giornalino (appoggiato alla cooperativa Tempi di Fraternità), una piccola cosa che non intende certo sostituirsi alle riviste specializzate ma dare visibilità alle iniziative e agli avvenimenti che riguardano l’Associazione».

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Robe dell’altro mondo

via Vittorio Emanuele, 33

Chieri

Tel. 01194 24911

 

 

Marzo 1999/26

 

La Comunità di NIKODEMO

l’inizio di una nuova vita per chi fa più fatica

 

Ci dice Suor Lucia coordinatrice della comunità:

 

La Comunità terapeutica Nikkodemo per il recupero di tossicodipendenti, è nata come espressione pastorale del Parroco, del Consiglio Pastorale della Parrocchia SS. Trinità di Nichelino, in intesa con le Figlie della Carità di San Vincenzo de’ Paoli ed in concerto con collaboratori volontari. Suo obbiettivo è affrontare la situazione umana e culturale ad altissimo rischio vissuta dalla gioventù dell’area distrettuale coinvolta nella sindrome della tossicodipendenza attraverso un programma terapeutico riabilitativo che considera il giovane come l’autentico protagonista del proprio recupero e come maturazione integrale della sua persona e dei propri compagni.

L’insieme delle risorse che offre oggi l’Associazione comprendono:

– un centro di preaccoglienza presso la Comunità di Misobolo a San Giorgio Canavese.

– cascina della Vita Nuova: una comunità terapeutica alla periferia di Nichelino con  15 posti, con annessa una piccola scuola grafica.

– una comunità di reinserimento sita in Stupinigi con 6 posti.

– Presidio a Chateau Beaulard, Oulz, per stage e vacanze.

Le equipe tecniche sono costituite da medici psichiatrici, psicologi, educatori e istruttori. Vi e’ inoltre uno staff amministrativo e gestionale, integrato da volontari ed obiettori di coscienza.

In un prossimo futuro la comunità verrà trasferita in luoghi più’ spaziosi.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Suor Lucia – Comunita’ di Nikkodemo

Via del Castello, 15

10042 Nichelino (Torino)   Tel. 011/623806

 

Comunità di Misobolo

10090 San Giorgio Canavese  (Torino)

 

 

 

Aprile 1999/27

 

BRASILE: salviamo I BAMBINI

diamo un mestiere ai ragazzi di strada

(dalla strada alla vita)

 

Ci scrive Padre Renato Chiera:

 

Sono un missionario italiano che da quasi 20 anni lavora in Brasile e da 14 si occupa di ragazzi di strada o in stato di abbandono. Scrivo da Nuova Iguacù, grande periferia di Rio, una delle regioni più contradditorie, povere e violente del Brasile e forse del mondo, con circa sei milioni di persone.

I ragazzi e le donne soffrono qui, come in tante altre parti del mondo per una struttura socioeconomica che concentra la ricchezza nelle mani di un numero sempre più ristretto di persone condannando masse intere a un lento genocidio.

Il Brasile è l’ottava potenza economica del mondo, ma è al settantesimo posto come livello di vita e uno dei peggiori paesi nella distribuzione delle ricchezze: un ricco ha più di 50 poveri insieme.

Ha come presidente Fernando Henrique Cardoso che fu perseguitato ai tempi della dittatura, ma che per essere eletto si è appoggiato alle destre e ha imboccato la strada del neoliberismo, che con la legge feroce della ricerca del sempre maggiore profitto genera sempre più esclusi e alimenta povertà e disoccupazione. Ieri si parlava di ragazzi di strada, oggi si parla di popolazioni di strada con famiglie intere nella strada perchè impossibilitate a pagare l’affitto e anche il mangiare.

Aumentano i sequestri (in questi giorni solo a Rio ci sono ben 12 persone sequestrate) come forma per ridistribuire la ricchezza, aumenta il traffico della droga, i bambini vanno in strada in età sempre più tenera, formando un esercito sempre maggiore di candidati a morte precoce.

Solo a Rio si parla di 20.000 bambini e ragazzi impiegati nel mondo della droga. Non abbiamo più dati sulle stragi di bambini perchè la polizia non li fornisce più, ma il numero di ragazzi aumenta in forma spaventosa. Qualche mese fa 5 ragazzi sono stati uccisi a Belford Roxo perchè non avevano 0,55 centavos (700 lire) per pagare il pullman. In questa realtà di morte vogliamo far nascere la vita e la speranza. Per questo 14 anni fa ho cominciato ad accogliere bambini e ragazzi nella mia casa, ed è nata così la Casa do Menor per dare casa, affetto e vita a questi ragazzi.

E’ un lavoro durissimo, ma affascinante. Ne abbiamo già salvati tanti, ma dobbiamo salvarli tutti.

Torino, 13 maggio 2017

 

Stasera sono stato a Carrù sulle Langhe dove l’associazione “Casa do Mernor” ha organizzato una festa brasiliana. Ero mai stato a Carrù, una cittadina non tanto grossa, mi sono piaciuti i buoi con l’aratro all’inizio del paese su una rotonda vicino ad una “panchina gigante” come monumento. E’ stata una bella festa brasiliana dove si è respirato un po’ di Brasile, mi sembrava di esserci davvero, aperitivo solidale per sostenere le iniziative del monregalese “grande padre Renato Chiera”. Avevo presentato l’associazione nel 1999 nella rubrica dedicata alla solidarietà nel 1999. Erano tre anni che era morta mia sorella. Il mio pensiero era di impegnarmi qualche anni in  Italia in “TDF” per poi partire.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Don Renato Chiera – In Brasile:

Casa Do Menor

Sào Miguel Arcanjao

Estrada Do Ambat 73

26147 – 390 Miguel Couto

Nova Iguacù  – Rio de Janeiro  (Brasile)

 

In Italia:

Don Renato Chiera

Via Roracco, 51

12089 Villanova (Mondovì) (Cuneo)  Tel. 0174.16.98.439

Ufficio di Cuneo: Tel. 0171.489251

E-mail: segreteria@casadomenor.org

 

 

 

Maggio 1999/28

 

Associazione LA CASCINA

una proposta sul territorio con e per la gente

 

Dal novembre ’96 presento in questa rubrica, senza la pretesa di voler essere esaustivo, alcune esperienze di solidarietà; è un viaggio senza fine, che è iniziato con i vari gruppi dove sono coinvolto, per continuare tra le varie realtà. Un servizio e una speranza per un mondo più giusto.

 

Arrivando nella piazza principale di Rocco Castagnaretta, dopo Cuneo, da una parte s’innalza il campanile della chiesa parrocchiale, che ha fatto da punto di riferimento per me che arrivo per la prima volta. Dall’altra parte della

chiesa è aperta una cartolibreria: “La Cascina” dell’associazione omonima.

 

Ci dice Franco, uno degli educatori, attualmente mentre serve in negozio:

 

“Dell’associazione fanno parte alcuni educatori e una decina di persone con handicap.

E’ un centro diurno: di mattino arrivano le persone con pulmino del comune e si fermano tutto il giorno assieme agli operatori (educatori e obiettori). In centro del paese dalla cartoleria e a circa un chilometro di distanza c’è una vecchia cascina dove si lavora raccogliendo e dividendo la carta, coltivando le fragole, stampando e confezionando  dei piccoli opuscoli, depliant per ditte e privati.

Gli operatori sono stipendiati, anche se molto è il lavoro volontario; agli utenti invece è corrisposto un piccolo stipendio settimanale (anche per gratificarli) tenendo conto che riscuotono

tutti la pensione. Si lavora insieme, dal lunedì e al venerdì; e poi è importante anche il tempo libero, cercare di valorizzarlo il massimo.  ’associazione organizza gite, feste in occasione delle festività e delle vacanze durante l’anno. E’ un’attività radicata sul territorio, la gente conosce gli operatori, vanno a comprare, aiutano le attività materialmente e finanziariamente, ogni anno con alcuni prodotti una percentuale viene destinata a  progetti di solidarietà. Viene stilato un giornalino che serve da collegamento ed informazione per la gente. E’ in collaborazione con la Comunità di Mambre che è stata già presentata da “TDF”. Ora è in progetto una nuova cascina che verrà realizzata appena possibile.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Associazione “La Cascina”  (c/o carlolibreria – Franco)

Via De Monte, 15

12110 San Rocco di Castagnaretta (Cuneo)

Tel. 0171.49.24.41 (cartoleria)         –            Tel. 0171.49.24.04  (cascina)

 

 

Giugno-Luglio 1999/29

 

Commercio equo e solidale

una cooperativa del Sud del Mondo

 

Il progetto di Ng’uuru Gakirwe è nato per rendere più coltivabile la regione ai piedi del Monte Kenya, nella diocesi di Meru in Africa. La possibilità di lavorare con qualche facilitazione, per i contadini, è un deterrente alla fuga verso la città e al conseguente ingrossarsi delle bidonvilles.

In questa zona l’AES (organismo non governativo di Padova) in collaborazione con la diocesi di Meru, ha cominciato nel 1983 un progetto d’irrigazione di 3000 ettari di terreno, di proprietà di circa 450 famiglie, per aumentare la produzione d’alimentari ed il conseguente reddito alle famiglie.

La conseguenza di questo progetto è stata la ricerca di un mercato in cui vendere i prodotti da reddito in eccedenza ed a questo punto si è inserita la proposta del commercio equo e solidale.

Si è individuato il carcadè come primo prodotto, si sono aggiunti la camomilla, la citronella ed il tè.

La compravendita degli alimentari è seguita da una cooperativa, la Meru Herbs, che lavora in collaborazione con il progetto idrico. Nella sede della cooperativa lavorano stabilmente una ventina di persone che si occupano della confezione, contabilità e gestione degli acquisti della materia prima. A queste si aggiungono 20-100 donne per l’essiccamento e la preparazione del carcadè.

La cooperativa rispetta i canoni di giustizia, democrazia trasparenza ed equità tipici del commercio equo e solidale.

Questo progetto s’inserisce nella regione come scelta alla vendita agli intermediari delle grosse multinazionali che spesso ingaggiano i contadini fissando prezzi d’acquisto molto bassi.

 

Il carcadè è un Ibisco, famiglia delle Malvacee che cresce in Sudan, Etiopia e Kenya e viene usato come bevanda rinfrescante durante il giorno o come calda tisana di sera. Il fiore di carcadè contiene vitamine e gli acidi citrico, malico e tartarico ma non contiene alcun principio eccitante. Il carcadè è l’ideale sostituzione del tè e caffè nei casi di neuropatici, uricemici, nei bambini e nei vecchi.  Le seguenti proprietà’ terapeutiche. Attivazione della secrezione epatica e della secrezione gastrica, diuresi abbondante, azione sedativa, saporifera, antiuricemica, anticoagulante del sangue, azione antisettica intestinale.

I fiori come vengono raccolti, vengono messi a seccare al sole su reti metalliche, una volta completato il processo d’essiccamento i petali vengono separati a mano dal resto dei fiori e poi confezionati prima in sacchetti di plastica saldati ad una estremità e poi in sacchetti di carta, una volta inscatolati in grandi cartoni, i sacchetti di carcadè sono pronti per la spedizione.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Andrea BOTTA

P.O. Box , 14343

Nairobi        Kenya         Africa

 

AES  (Centro di Collaborazione Comunitaria)

Via Locatelli, 5

35100 Padova

 

 

 

Agosto-Settembre 1999/30

 

LE ONG DEL COCIS SONO AL FIANCO DEI PRUFUGHI DELLA

GUERRA DEL KOSSOVO

 

Le ONG del COCIS sostengono i popoli balcanici e le organizzazioni della società civile in Kossovo, Albania e Macedonia non solo con programmi di emergenza, ma sopratutto con la determinazione a ricostruire.

 

Interventi già programmati in zona di guerra:

–          Assistenza ai profughi, sopratutto bambini e donne

–          Raccolta di prodotti essenziali

–          Sostegno alimentare, medico, psicologico

–          Adozioni a distanza

 

Venite ad aiutarci:

 

Ong aderenti al COCIS già operative nelle zone di affluenza dei profughi:

 

CESVI

Via Pignolo, 50 – 24100 Bergamo – Tel. 035.243990 – Fax. 035.243887 – E-mail: cesvi@una.org

 

COSPE

Via Slataper, 10 – 50134 Firenze – Tel. 055.473556 – Fax. 055.472806 –

E-mail: mc8008@mclink.it

 

CRIC

Via Monsolini, 12 – 89100 Reggio Calabria – Tel. 0965.812345 – Fax. 0965.812560

E-mail: cricit@tin.it

 

GVC

Villa Aldini, Via dell’Osservanza, 35/2 – 40136 Bologna – Tel. 051-585604 – Fax. 051.582225

E-mail: gvc.ong@dada.it

 

Ong presenti nell’area con altri progetti o che si stanno attivando per contribuire

APS, C.so Regina Margherita, 163-10144 Torino- Tel.011.4374936 Fax 011.4375267 E-mail: aps@arpnet.it

 

ASMO Via G.Giminiani, 71 – 03012 Anagni –  Tel e Fax 0775.739233  E-mail: asmomail@tin.it

 

CHILDCARE  Via SS.Annunziata, 7 – Taranto – Tel. 099.7772348  Fax 099.8296601 E-mail: childcare@deor.com

 

CIES  Via Merulana, 198 – 00185 roma – Tel. 06.77264611 Fax 06.77264628  E-mail: cies@cies.it

 

NEXUS  Via Marconi, 69 – 40122 Bologna – Tel.051.294775  Fax 051251055  E-mail: er_nexus@er.cgil.it

 

ORLANDO  Via Galliera, 8 – 40121 Bologna – Tel. 051.233863  Fax 051.263460  E-mail: cddbo@orlando.women.it

 

SCI  Via G.Cardano, 135 – 00146 Roma  – Tel. 06.5580.661  Fax 06.5585268  E-mail. Md4338@mclink.it

 

Figure di volontari richieste:

Artigiani (idraulici, carpentieri, elettricisti, etc.), medici, paramedici e tutti quelli che vogliono dare una mano in sede per organizzare gli aiuti!

 

Oppure manda il tuo contributo (deducibile fiscalmente ai sensi della legge 49/87):

 

CONTO CORRENTE 11766 intestato a COCIS, c/o BANCA ETICA,

Piazzetta Forzatà 2/3,  35137 Padova, ABI 5018 – CAB 12100

 

I Salesiani di Don Bosco con il Volontariato Internazionale per lo Sviluppo (VIS) hanno messo a disposizione le proprie strutture per fare fronte alle esigenze diaccoglienza.

 

Per informazioni: Tel. 06.5130253      Fax 06.5130276  E-mail: vis@volint.it

 

 

 

Ottobre 1999/31

 

Un’esperienza di solidarietà fra Serbi, Croati, Musulmani…e Italiani

 

Ci dice don Renzo Scapolo:

 

L’associazione Sprofondo è nata il 25 luglio 1994, a Como. L’ha fondata un gruppo d’uomini e donne, la maggior parte al di sotto dei trent’anni, che hanno rischiato più volte la vita pur di “mettersi in mezzo” ai contendenti, fin dall’inizio della guerra, nell’ex-Jugoslavia.

Ha due sedi stabili: a Valmorea (Como) e a Saraievo. E’ aperta a tutti coloro che vogliono impegnarsi concretamente per la sviluppo pace e dei diritti degli individui e dei popoli. Dopo aver svolto per alcuni anni la missione nelle parrocchie di Camerlata e Valmorea vicino Como ed in Argentina, nel ’95 sono arrivato nell’ex Jugoslavia dove ho vissuto gli ultimi anni del conflitto civile con la disperazione e la morte che più volte mi ha guardato da vicino.

L’associazione porta un efficace e significativo nome: Sprofondo-costruttori di ponti: oltre a distribuire beni di prima  necessità cerca di promuovere il lavoro riabilitando le famiglie, unite in associazioni, non in modo assistenziale ma creando dei progetti quotidiani  riportandole verso una vita indipendente. Le stesse persone che beneficiano degli aiuti mettono a disposizione il loro tempo per altri che abbisognano. La fiducia cresce nelle persone e tra le persone, siano esse musulmane, serbe,  croate o italiane, e fa vedere loro meno lontano il momento in cui quel cupo incubo della guerra sarà finito.

Il cammino, soprattutto ora, è sempre di più in salita, soprattutto per quelle persone che il conflitto ha posto ai margini: i profughi, gli anziani, gli ammalati e i bambini. C’è bisogno di un aiuto per tornare a sperare.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

In Bosnia:

Don Renzo Scapolo

Ul. Zagrebacka, 18

71000 Saraievo BiH

Tel/Fax: 00387/71/446885 – 444225

E-mail: sprof_sa@bih.net.ba

 

In Italia:

Associazione SPROFONDO

Via IV Novembre, 13

22070 Valmorea (Como)

Tel.: 031/806026 – Tel.Fax: 031/807884

E-mail: sprofond@tin.it

 

 

 

 

Novembre 1999/32

 

Nascerà in Mozambico la casa d’attesa “Maria Carosio”

 

 

Ci dice Giovanni Carello, dell’Unifam:

 

Il Mozambico è il paese più povero del mondo, secondo la graduatoria stilata ogni anno dalla Banca Mondiale. Il reddito pro-capite è sempre quello di quindici anni fa: 80 dollari l’anno.

Dal punto di vista sanitario il problema centrale è costituito dalle malattie trasmissibili, cioè quelle provocate dai batteri, parassiti e virus. La popolazione vive dispersa nelle campagne, perciò i dispensari periferici devono servire abitanti che distano diversi chilometri. Nell’ambito della salute materno-infantile ciò porta gravi conseguenze: è difficile per le gestanti ad alto rischio arrivare in tempo ad un ospedale per subire un parto cesareo. Troppo spesso muoiono entrambi, mamma e bambino, altre volte solo il feto. Il modo migliore per ovviare a questa mancanza sarebbe quello di costruire delle case d’attesa accanto ad un ospedale con chirurgia per le gestanti le quali sarebbero ospitate prima dell’insorgere dei problemi pre e post-parto.

Accogliendo l’appello di Padre Marchesini, l’Unifam, organismo non governativo, ha deciso di finanziare la costruzione di una sala d’attesa, da dedicare a Maria Carosio, ostetrica, sostenitrice dell’Unifam dalla sua fondazione e come tale ancora oggi, alla bell’età di 93 anni.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

UNIFAM

Corso Giovanni Lanza, 100/D

10133 Torino

Tel. 011.660.27.93      Fax. 011.660.27.98

E-mail: unifam@teleion.it  CCP: 11356102

 

 

 

Dicembre 1999/33

 

Rete di Lilliput per un’economia di giustizia

“GETTARE LA RETE”

Un patto tra campagne, associazioni e arcipelago

dei gruppi locali per una strategia lillipuziana

 

E’ stata appena lanciata – attraverso un appello pubblicato su Nigrizia e Equonomia la “Rete di Lilliput”, ovvero una proposta di collegamento tra le varie campagne ed i gruppi impegnati sui vari temi dell’economia secondo giustizia. Questa iniziativa è promossa dal tavolo delle campagne, che ne raccoglie diverse attualmente attive.

 

Ci propone Padre Zanotelli da Korogocho:

 

Come nella Bibbia…la rete lillipuziana era già stata vista in maniera profetica da quell’uomo che si faceva chiamare Daniele e che era un oppositore del re Antioco IV, vissuto verso il 165 a.C. Egli racconta di una statua che i potenti dei suoi tempi avevano fatto costruire in rappresentanza di Nabucodonosor e di tutti gli imperi, da quello babilonese, a quello persiano, a quello greco.

La leggenda tramanda che si trattava di una statua enorme che incuteva timore. Tuttavia aveva un difetto: i suoi piedi erano di argilla. Bastava che dalla montagna si staccasse un sassolino e che scendesse a valle acquistando nel frattempo velocità, per gettare la statua a terra.

Ecco di cosa abbiamo bisogno: di un sassolino che cominci a razzolare e che ne muova tanti altri nella sua corsa verso il fondo valle. Questo sassolino non va inventato, occorre solo mettersi in rete per far uscire allo scoperto il sottobosco dei gruppi impegnati. Basta trasformare questo sottobosco in un movimento, in un soggetto politico capace, finalmente, di ripercuotersi sulle scelte economiche di questo sistema fino a riscrivere le regole del suo funzionamento.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Nigrizia

Missionari Comboniani

Vicolo Pozzo, 1

37129 Verona

Tel. 045.8003534

http//www.nigrizia.it

http//www.comboniani.or

http//www. redazione@nigrizia.it

 

Fabio Lucchesi per il Coordinamento Nazionale tel. 058/961368  Fax. 0583/331070

E-mail: amfut@tin.it

 

Centro Nuovo Modello di Sviluppo (Francesco Gesualdo)

Funziona come sportello operativo sulla Rete di Lilliput

Via Della Barra, 32

36019 Vecchiano (Pisa)

Tel. 050.826354

Fax. 050.827165

E-mail: coord@cnms.it

 

Andrea Saroldi per Torino

COCORICO’

E-mail: cocorico@inrete.it

http//www.pages.inrete.it/cocorico

 

La proposta completa dell’iniziativa, firmata dai primi aderenti, può essere consultata sui siti:

http//village.flashnet.it/users/fn214017

 

http//www.grattanews.com

sompdos.htm

 

 

 

Daniele Dal Bon, nostro collaboratore da molti anni, ci ha chiesto di allegare a questo numero di “Tempi di Fraternità” un foglio che, oltre ad specificare le mille iniziative di solidarietà che ne è protagonista, indicasse anche lo spirito che anima questa scelta di vita. Ringraziamo Daniele per l’amicizia e la testimonianza che quotidianamente ci offre.

 

La redazione di “Tempi di Fraternità” (dicembre 1999)

 

Questo messaggio nasce per iniziare una collaborazione: una rivoluzione, un cambiamento dei nostri stili di vita: lasciare stare i nostri preconcetti e andare verso l’altro, il diverso, per conoscerci e vivere in un mondo più giusto…

 

E’ importante recuperare la relazione di un tempo. Di amicizia. Non isolarci. Come si dice ora sempre più frequentemente, “globalizzando” la solidarietà. Per scambiare esperienze e lavorare assieme…per poter condividere non sempre con cattive notizie, ma anche con quelle buone.

 

 

Una finestra sul mondo: Per un futuro di condivisione

 

Carissimi,

 

alcuni di voi mi conoscono da anni, altri no, se non per la penultima pagina di “Tempi di Fraternità”: ormai da alcuni anni presento ogni mese una iniziativa. Da un anno ormai è possibile leggerla anche in rete sul mio sito: http://village.flashnet.it/users/fn214017/

 

E’ il mio viaggio nella solidarietà: è un modo di conoscere e di far conoscere alcune realtà significative, dopo dieci anni di viaggi per il mondo: alcune foto sono esposte in una mostra permanente a Torino nel Centro di Accoglienza in via Vignale 4, presso la mensa festiva per stranieri.

 

Dalla presentazione della mostra…

 

Dal Kenya al Brasile, dal Vietnam al Nicaragua, per tanti paesi e città del Terzo Mondo, seminando il seme della fratellanza: è il costante impegno che caratterizza questo

“vagabondo” della solidarietà.

 

Un’esperienza che non ha significato se non è condivisa con gli altri.

 

Un’esperienza che Daniele vuole offrire a chi chiede di conoscere e continuare a proporre iniziative di solidarietà nell’ampio mondo del volontariato.

 

Tutto questo movimento sotterraneo ha bisogno di un salto di qualità, di una rete e di un collegamento, di una partecipazione reciproca che può anche significare reciproco sostegno.

 

Non abbiamo niente da nascondere, stiamo lavorando nel nostro piccolo per un mondo migliore, dove  ognuno abbia una vita dignitosa.

 

Daniele partecipa attivamente al lavoro di vari gruppi: ”, “Scuola Popolare La Ghiaia”, “Comunità di Sant’Andrea”, “Gruppo Progetto”, “Gruppo Appoggio Guatemala”, le redazioni “Tempi di

 

La Cooperativa “La Ragnatela” è nata per tentare di offrire piccole risposte a chi vive situazioni di disagio ed emarginazione sia con il “terzo mondo” di casa nostra, che con quello comunemente inteso. Daniele collabora con noi da molti anni, ora vogliamo che il suo impegno diventi più stabile e duraturo: è una scelta che lui ha sollecitato.

Vuol dedicare la sua vita in un coordinamento tra i gruppi dei quali fa parte e documentarne i progetti  “per” e “con” la gente. Per noi può  essere una possibilità di far sentire un “pizzico” della nostra  presenza nei vari gruppi.

Un primo passo per lasciarsi poi coinvolgere concretamente.

 

Voi siete collaboratori fedeli e generosi, chiediamo di aiutarci a trovare amici disposti a condividere con Daniele questo suo progetto di vita e a suggerirgli forme e iniziative che gli permettono di mantenersi autonomo e ne garantiscono la continuità. E’ gradita la vostra partecipazione ai progetti dell’associazione e dei gruppi nei quali Daniele s’impegna per una collaborazione comune affinchè la sofferenza degli altri non rappresenti più’ una realtà d’indifferenza, ma sia motivo di riflessione ed impegno per tutti noi.

Pensando a Daniele ci sembra opportuno collegargli ciò che dissero tre protagonisti della storia:

 

Martin Luther King: “non temo il rumore dei violenti, temo il silenzio dei giusti, è tempo di aprire le finestre sulla vita che non fa rumore, ma segna la storia vera degli uomini”.

 

San Giovanni Bosco: “La nostra vita è troppo breve. Bisogna fare in fretta quel poco che si può prima che la morte ci sorprenda”.

 

Madre Teresa di Calcutta: “La carità comincia oggi. Oggi qualcuno sta soffrendo…La nostra opera è per oggi…Oggi: noi abbiamo solo oggi per far conoscere e amare Gesù, per servirlo…Oggi non aspettiamo domani. Domani potrebbe non venire”.

 

Poche parole che vogliono riassumere il modo con cui oggi Daniele vuole scavare nell’animo di tutti noi, con la sua insistenza e provocatorietà.

 

Gli amici della “Ragnatela” assieme a Daniele

E-mail: daniele.dalbon@flashnet.it

 

Dedico questo mio impegno di vita a mia sorella Annamaria che con il suo silenzio, la sua sensibilità, il suo coraggio di vivere la malattia, mi è sempre stata di stimolo e di incoraggiamento.

 

 

 

Gennaio 2000/34

 

Cooperativa LA RINGHIERA

Alla ricerca di un tetto anche per gli immigrati

 

Ci dice Padre Stefano:

 

L’emigrazione è un fenomeno che deve essere regolarizzato con norme sagge, ma non lo si può impedire in assoluto. Decenni fa riguardava tante famiglie (anche del Piemonte) che se ne andavono per il mondo (circa 60 milioni di oriundi nel mondo!) . E’inutile litigare con la storia.

Ci siamo riuniti in Cooperativa “La Ringhiera”proprio per offrire un tetto ed una dignità agli immigrati, sopratutto ai nuclei famigliari. La cooperativa è nata a Torino a fine novembre 1990 ed è costituita da una singolare mescolanza di Frati Capuccini e di laici, uniti insieme nello stesso intento: che è quello di acquistare allogetti, monolocali, mansarde sopratutto nella zona vecchia di Torino (dove appunto ci sono ancora alloggi con lunghe ringhiere sul cortile), ristrutturarli secondo le norme igienico-abitative ed affidarli ad emigrati, dietro a un rimborso spese mensile.

La cooperativa si fa pure garante presso proprietari della gestione del loro alloggio per un periodo concordato attraverso un “comodato”, assumendosi pesi e responsabilità della gestione.

Circa il rapporto soci-ospiti della Cooperativa, i soci si impegnano ad accompagnare gli ospiti nelle loro difficoltà di inserimento e creano momenti di incontro comune, con scambi, dibattiti, condivisioni, per poter crescere insieme e conoscersi reciprocamente.

Osiamo prefigurare, fin d’ora, una società che sa crescere assieme anche nelle differenze e tenta di calare il sogno nella realtà di ogni giorno, non solo in teoria o sui libri.

Osiamo sognare nel nostro piccolo, di dare dignità di persona agli immigrati, considerandoli soggetti di diritti e di doveri; non  respingendoli e insistendo sulle devianze di alcuni di loro,

favoriamo la loro crescita umana e civile.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

Via Drovetti, 5

10138 Torino    tel. 011.43.43.884 – 011.43.43.264 (Marilena Fantinuoli)

Coordinatore: Padre Stefano Campana – Monte dei Cappuccini – Tel. 011.66.04.414

 

 

Febbraio 2000/35

 

Associazione Educativa R.E.S.P.I.R.O.

 

Ricercare nuove tematiche tali da coinvolgere la popolazione per rendere vivo il proprio territorio

Educare i bambini, futuri cittadini, a migliorare la vita salvaguardando l’ambiente

Sperimentare ogni giorno cose nuove, orientare il proprio sguardo ed imparare a “vedere”

Partecipare attivamente alla vita della comunità

Ideare pensare, elaborare con l’entusiasmo dei giovani e l’esperienza degli anziani

Raccontare dopo il “boom” delle immagini ridare dovuta importanza al racconto

Osservare guardare attentamente ciò che ci circonda

 

Ci dicono Maria e Roberta, volontari dell’associazione:

 

Perchè l’associazione Respiro? Per offrire ai bambini uno spazio fisico e psicologico, rispettoso delle loro individualità, in cui esprimersi attraverso varie attività di gioco, di studio, di espressione libera e di socializzazione.

Per offrire agli adulti (genitori, nonni…) la possibilità di ripensare insieme il loro rapporto con i bambini, troppo spesso complicato dalle difficoltà di ogni genere che caratterizzano la vita di oggi.

Perchè il Ludobus come partenza? Per la sua caratteristica di “Spazio mobile” può garantire lo scambio delle esperienze raggiungendo anche i più piccoli paesi rurali.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Associazione Educativa R.E.S.P.I.R.O

Piazzale Aldo Moro, 1

12060 Belvedere Langhe (Cn)

Tel. 0173.78127 Maria

Tel. 0335.6945620

Jean Pierre

Tel. 0335.5912819 Roberta

Fax. 0173.7890003

E-mail: respiro@ett.it

 

 

Marzo 2000/36

 

RO&RO:

Una cooperativa per le comunità locali

sul territorio del Roero

 

Ci dice Valentino presidente della cooperativa:

 

Il progetto nasce dalle relazioni e dagli scambi che sono nate tra le persone coinvolte in  varie  attività sociali e culturali del territorio del Roero.  Ne fanno parte operatori sociali, volontari, educatori, insegnanti.  Il gruppo RO&RO è il frutto di più matrici: un’area socio educativa per favorire attività per giovani e ragazzi,  un’area ricreativa per favorire la socializzazione, un’area culturale per promuovere iniziative volte al recupero dell’identità locale e un’area per la sviluppo proprio territorio.

Il Progetto RO&RO per realizzare gli obiettivi  ha attivato una cooperativa sociale di tipo A per i servizi rivolti alla persona e una cooperativa sociale di tipo B per promuovere un’esperienza lavorativa che preveda al suo interno l’inserimento, come soci lavoratori, di almeno il 30% di soggetti definiti “svantaggiati”. (A volte sono persone che fanno tutto il cammino, da ex tossicodipendente in comunità  alla cooperativa di tipo A  per  inserirsi eventualmente nella B come lavoratore o animatore di gruppi.  Partecipando alla segreteria del progetto si viene a conoscenza di varie iniziative: corsi di computer, pittura, danza, internet e associazioni culturali come  Andar per Roero, Le Masche…. Tra volontari, simpatizzanti, dipendenti sono circa 90 persone…impegnate nel progetto…tutti giovani che hanno voglia di lavorare e darsi da fare collaborando insieme…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

GRUPPO  RO&RO – Progetto Culturale

Piazza Trento e Trieste, 21

12043 Canale (Cn)

Tel. 0173.97.93.43

 

Da alcuni mesi questa stessa pagina si può visionare anche in rete insieme con alcune esperienze di solidarietà “con” e “per” la gente in Nicaragua, Brasile, Guatemala…

E’ possibile accedere ad altri siti della solidarietà cercando di far emergere l’ampio mondo del volontariato in una futura, eventuale collaborazione.

 

Sito internet:

http://village.flashnet.it/users/fn214017

 

 

 

 

Aprile  2000/37

 

BAOBAB:

Per un commercio equo e solidale

 

 

Ci dice Andreina, una volontaria della cooperativa:

 

E’ una cooperativa senza fini di lucro costituita a Torino nel 1992 per diffondere il Commercio Equo e Solidale. Importa prodotti artigianali e alimentari direttamente da lavoratori di Paesi del Sud del Mondo garantendo ad esse il pagamento di un prezzo equo; opera nel settore dell’informazione mirando a sviluppare nel consumatore del nord una diversa coscienza del rapporto con i Paesi in Via di Sviluppo.

Finora Baobab ha operato attraverso una struttura permanente, il negozio di via Saluzzo e attraverso esperienze diverse sul territorio cercando di costruire nel tempo una capillare rete di vendita indipendente dalla cooperativa formata da quei gruppi, associazioni che per autofinanziamento desiderano vendere i prodotti del Commercio Equo e Solidale prendendoli in conto vendita usufruendo di sconti particolari, ed è proprio quest’ultima  la via che intendiamo potenziare.

Baobab (dal nome di una grossa pianta tropicale) ha un rapporto diretto con i Paesi produttori, ovvero non si serve di intermediari economici; tale rapporto è basato non solo sulla compravendita di prodotti, bensì anche su periodiche visite di verifica delle condizioni dei lavoratori, al fine di assicurarsi che non vi sia sfruttamento da parte di alcuno, cioè che venga pagato un prezzo equo nell’ottica della solidarietà. Tali visite costituiscono un necessario e utile momento di confronto tra noi e le cooperative di produttori.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Via Saluzzo, 83/e – Torino (dietro piazza Nizza) – Tel. 011/669.03.92

Orario di apertura: il lunedi dalle 14 alle 19,30

Dal martedi al sabato dalle 9,30 alle 19,30 (orario continuato)

 

 

 

Maggio  2000/38

 

Un progetto al femminile

…non ci accontentiamo di star bene tra noi,

ma vogliamo che i nuovi arrivati si trovino bene con noi…

 

Ci dice Lidia, coordinatrice dell’Associazione: Siamo un gruppo di volontarie che dal 1987 svolgono attività d’accoglienza e assistenza e siamo state colpite dalle specifiche difficoltà che le donne straniere vivono nell’impatto con la nostra società. E’ nata così l’esigenza d’interventi mirati, oltre all’ascolto e all’accoglienza, per aiutarle a diventare persone attive nella nostra società e cultura: nel 1992 nasce Un Progetto al Femminile e nel 1997 si costituisce in associazione. Vogliamo radicare nei partecipanti valori quali: la serietà nell’impegno, la correttezza e l’onestà nel comportamento, la puntualità e la responsabilità sul lavoro e la competenza specifica nei diversi settori. Il tutto nel rispetto delle varie identità etniche culturali in un rapporto d’amicizia, scambio, confronto, dialogo e di fiducia reciproca. Le donne che seguiamo, in maggioranza nigeriane ed albanesi, provengono da un’esperienza di prostituzione coatta. L’associazione lavora in collaborazione con i centri d’accoglienza presenti in città e con l’Ufficio Stranieri del Comune.

Il progetto consiste nel fornire competenze di base per accedere alle attività domestica e d’assistenza agli anziani; favorire la socializzazione e l’integrazione attraverso incontri organizzati e animati dalle stesse donne, svolgere lezioni d’italiano.

Sono diversi i volontari che partecipano al progetto ma ne occorrono sempre: dedicando qualche ora del proprio tempo insegnando italiano, taglio e cucito, cucina, pulizia etc. secondo le necessità dell’associazione.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Associazione di Volontariato Socioculturale e di

Promozione Umana

Piazza Giovanni XXIII, 26 – 10137 Torino

Tel. 011/30.95.026 – Tel. 011.30.95.979

E-mail: parr.redentore@torino.chiesacattolica.it

 

 

Giugno – Luglio 2000/39

 

Un pasto al giorno per i bambini di El Limon

Una baraccopoli di Città del Guatemala dove è missionario

Don Piero Nota

 

Ci scrive don Piero Nota:

 

Abbiamo 12.000 bambini/e in tutto il territorio della parrocchia Cristo Nostra Pace. Principalmente però noi ci riferiamo a 3.000 bambini che vivono nel quartiere El Limon, nella baraccopoli Candelaria e Nostro Signore di Esquipulas.

La prima difficoltà per la sopravvivenza dei bambini è la povertà. I ragazzi/e più grandi provano a formare nuove famiglie: però molte si disgregano e le poche che resistono devono affrontare seri problemi di sfruttamento, fame e malattia.

La parrocchia stà avviando la pastorale dei bambini: formare e coltivare, come obiettivo principale, una spiritualità cristiana, accompagnare la loro organizzazione e animare il protagonismo infantile e difendere i diritti umani dei bambini.

Ora stiamo organizzando un gruppo di padri e madri di famiglia con i quali assumeremo la responsabilità della gestione delle risorse. Sarà il gruppo con il quale decideremo l’impostazione e la crescita di questo lavoro. Le madri ci stanno chiedendo di costruire un asilo dove insegnare e accompagnare negli studi i bambini/e.

Per ora stiamo costruendo i muri esterni. Abbiamo comprato una stufa industriale e si continua a cucinare alimenti per 40 bambini. Per la mensa le madri pagano 20 centesimi di dollaro (circa 400 lire) per pasto, che vengono utilizzati per comprare legna, gas e i condimenti che servono per la mensa. Vorremmo variare il menù includendo carne, uova, verdura e frutta.

Contiamo su molti aiuti (Caritas Diocesana, Mlal, ecc.) per il finanziamento degli alimenti, costruire l’edificio e recintare il terreno…”

 

 

 

Per informazioni, contatti

e collaborazioni:

 

Gruppo di Solidarietà c/o Mauro Marinari

Via Dei Mille, 29

Rivalta di Torino

Tel. 011.9046479

 

Con il patrocinio del Comune di Rivalta di Torino.

 

 

Agosto – Settembre 2000/40

 

Rete Radiè Resch

Associazione di Solidarietà Internazionale

 

Ci dicono Stefano e Michela, volontari dell’Associazione:

 

E’ un’associazione di solidarietà internazionale fondata nel 1964 dal giornalista e scrittore Ettore Masina. Radiè Resch era il nome di una bambina palestinese che morì di stenti in un tugurio di Nazareth, mentre la sua famiglia attendeva, in seguito a uno dei primi progetti della Rete, l’assegnazione di una casa. a Rete si impegna a realizzare un tipo di sviluppo che appoggi anche la crescita culturale e la coscientizzazione popolare. Si propone di realizzare un interscambio di amicizia, di valori ed esperienze per la crescita reciproca, nella convinzione che per costruire giustizia e pace sul pianeta occorre un profondo cambiamento nei paesi ricchi; diventare noi stessi fonte di informazione e mezzo di sensibilizzazione, mettere in discussione i nostri stili di vita, per renderli il meno possibile funzionali a quei meccanismi e verificare dove sono liberamente scelti e dove, invece, tendiamo a subirli.

La struttura della rete vuole essere il più possibile agile e non burocratica. Anche per questo non ha sedi proprie: luogo di incontro e di lavoro sono le abitazioni degli aderenti, centri culturali, sale parrocchiali etc. Ogni due anni la Rete tiene un Convegno nazionale, nel quale l’impegno si rinsalda nel confronto con le testimonianze dirette dei “poveri che fanno la storia”.

Ogni tre mesi esce il “Notiziario della Rete Radiè Resch”, il notiziario di informazione su attività e tematiche della rete; è curato dalla Rete di Pistoia con la collaborazione di tutti.

Il gruppo di Torino appoggia particolarmente il progetto di “Vila Esperança”, un progetto e uno spazio culturale per gli abitanti delle periferie di Goias in Brasile.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

Gruppo di Torino

Michela e Stefano Tarsia

C.so Belgio, n. 28 – 10153 Torino –   tel. 011/88.51.54

Internet: http://www.alma.it/retetorino

 

Rete di Alessandria:

c/o Pier Luigi Bolognini

v.Marconi 13

15044 Quargnento (AL)

tel 0131/ 21.96.38

fax 0131/ 21.95.55

 

Rete di Casale:

c/o: Ghilardi Giuseppe

Via Piccaluga, 9

15033 Pontestura (AL)

 

Ottobre 2000/41

 

PEACELINK

Perché la telematica per la pace?

 

Il mondo cambia, nell’era telematica, multimediale,  aumentano le opportunità di pace e di solidarietà…adeguarci per un servizio di tutti senza creare esclusione sociale…

 

PERCHÉ LA TELEMATICA PER LA PACE?

 

“Perché è tempo di imparare a fare cose nuove, e se non piace la parola specialisti, a diventare bravi artigiani. Spetta quindi agli artigiani della Pace il compito di usare ogni mezzo non violento per giungere ovunque ed essere presenti con un’azione di pace e una testimonianza di impegno umano”

“Perché se informazione e potere sono veramente sinonimi nel mondo  attuale, decentralizzazione e creazione di reti sono i nuovi sinonimi della vecchia utopia che si chiama DEMOCRAZIA” don Tonino Bello

 

Ci dice Alessandro Marescotti, presidente di Peace Link, via e-mail:

 

…c’era una volta un gruppo di pacifisti. Centinaia di chilomentri li  separavano. Abitavano a Palermo, Taranto, Roma, Livorno, Genova, Bergamo… Per incontrarsi dovevano prendere il treno o l’aereo, pagare albergo e ristorante, rinunciare ai propri impegni familiari o di lavoro.  Era questo il costo economico e umano per mantenersi in contatto permamente, dialogare in gruppo, collaborare. Una volta era cosi’.  Oggi – con la modica spesa di 200 lire – si possono mantenere in contatto permanente, giorno per giorno, senza spostarsi da casa. Come? Mediante PeaceLink.  E’ infatti il nuovo collegamento telematico nazionale  sulla pace e i diritti umani. “PeaceLink” – tradotto in italiano – significa “collegamento di pace”. Telematica è invece l’invio e la ricezione di informazioni mediante i computers e tramite la rete telefonica.  “Con PeaceLink viaggiano le informazioni, non le persone. Ogni presa telefonica di casa può essere la porta d’accesso al pianeta telematico”, afferma Massimiliano Taggi, uno dei promotori della Rete Non violenta di Informazione, e aggiunge “Con  PeaceLink possiamo dare informazioni in tutta Italia in meno di 24 ore”. Dal 1992 PeaceLink opera in rete e fuori da essa per dare voce a chi non ha voce. E’  un’associazione di volontariato dell’informazione che utilizza gli strumenti della telematica per promuovere la pace, la nonviolenza, i diritti umani, la liberazione dei popoli oppressi, il rispetto dell’ambiente e la libertà di espressione.. La rivoluzione telematica è cosi’ iniziata anche per chi ha scelto di essere “costruttore di pace”. Se si pensa che un mensile pacifista impiega un mese e mezzo fra la stesura degli articoli e la ricezione postale delle riviste, in “meno di 24 ore”  costituisce una sorta di superamento del muro del suono per il movimento pacifisti. Le idee della pace sembrano voler lanciare una sfida di velocità ed efficienza alle idee della guerra. Computers pacifisti e computers della Desert Storm:  la gara e’ iniziata, per opposti fini. L’affaccio di Rete PeaceLink su Internet consente di far viaggiare i messaggi non solo nell’ambito nazionale ma anche internazionale. Anche un missionario da Nairobi o un giornalista da San Francisco possono perciò partecipare – attraverso le mailing list di  Internet – alle computer conference di Rete PeaceLink, ricevendo dall’Italia informazioni di prima mano in tempi rapidi.  La rete può diventare quindi uno strumento per la pace e la solidarietà….. Ma quello per cui vale la pena lottare è la speranza che Davide, armato solo di un personal computer e di un modem, riesca finalmente a far crollare Golia. È bello vedere come da un computer portatile fatto circolare nelle scuole, nei sindacati, nelle case della gente comune, possa partire un vento di speranza. È bello rivendicare uno spazio di libertà “in rete” per la cultura della pace e della nonviolenza, per una informazione libera e non soggetta alle logiche di mercato. La telematica ci permette di essere editori e produttori delle nostre informazioni e di dare ad altri la possibilità di esserlo…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Alessandro Marescotti

portavoce Associazione PEACELINK

casella postale 2009

74100 Taranto – ITALIA

E-mail:  a.marescotti@peacelink.it

Sito – http://www.peacelink.it

 

 

Novembre 2000/42

 

ASSOCIAZIONE NAZIONALE RETE VOLONTARI RIENTRATI

 

Dal coordinamento della rete…:

 

Perché la rete?

 

PERCHE’ all’incontro Nazionale di Verona ‘98 in tanti abbiamo espresso il desiderio di voler continuare a trasmettere in Italia gli ideali per i quali siamo partiti…ci siamo contati ed è emerso che in Italia siamo più di 13000 Volontari Internazionali Rientrati! E vogliamo aumentare il peso politico del movimento del volontariato internazionale…

 

SIAMO una Rete di Volontari Rientrati – nata grazie all’iniziativa ed al sostegno della Federazione Organismi Cristiani Servizio Internazionale Volontario (Volontari nel mondo – FOCS1V) – costituita da persone che hanno svolto un Servizio Internazionale in spirito di gratuità… che è aperta a tutti i Volontari Rientrati da un servizio nei tanti paesi del Sud del Mondo e persegue obbiettivi propri agendo in una prospettiva di disponibilità, di massima collaborazione….

 

VOGLIAMO contribuire alla costruzione della pace, della giustizia e della salvaguardia dell’ambiente in tutto il Mondo, valorizzare il patrimonio di esperienze,.costruire una struttura di raccordo e comunicazione, realizzare l’aggregazione, la conoscenza e lo scambio tra gli stessi Volontari Rientrati; valorizzare i valori e le originalità appartenenti alle culture che abbiamo incontrato e di cui ci siamo arricchiti, sostenere in modo unitario la promozione, diffusione e gestione di campagne di sensibilizzazione, promuovere il volontariato internazionale; essere fonte di riflessione per le ONG…

 

Vi informiamo che si terranno una serie di incontri regionali per preparare l’Assemblea Nazionale che si terrà il 3 dicembre 2000 in occasione della Giornata Mondiale del Volontariato celebrata ogni anno il 5 dicembre.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

Associazione Nazionale RETE VOLONTARI RIENTRATI

Via San Francesco di Sales, 18

00165 Roma

Tel.: 06/60.76.706

Fax.: 06/68.72.373

E-mail: Volontari.Rientrati@tiscalinet.it

Web – http//:web.tiscalinet.it/Volontari Rientrati

 

 

Dicembre 2000/43

 

Ricordo a cura della Redazione

 

Il 1 dicembre 1993 Elio ci ha lasciati. A sette anni di distanza sentiamo sempre più forte che mai la sua presenza, e spesso ci accorgiamo di quanto sia stata e sia importante l’esperienza di amicizia, di fraternità e di impegno che ci ha legati. E se, nonostante la nostra debolezza, continuiamo a esprimerci, a lottare, a cercare di essere presenti con la parola e la testimonianza, vuol dire che Elio non ci ha lasciati.

 

L’AQUILONE

 

Nel giugno 2000 è sorto a Pino d’Asti il Centro di Formazione Interculturale “L’Aquilone, intestato a Elio Taretto. Il Centro accoglie bambini e e bambine italiani e stranieri della scuola elementare e media.

Il Centro propone quotidianamente attività varie, laboratori creativi, giochi, spazi di condivisione tra i bambini e le famiglie in una prospettiva interculturale di riconoscimento e valorizzazione delle diverse identità culturali.

Durante l’anno scolastico i bambini giugngono al Centro dopo la scuola, per pranzo, e rimangono tutto il pomeriggio: durante l’estate il Centro è aperto tutto il giorno, dal lunedi al venerdi.

In questo anno scolastico 2000-2001 stiamo organizzando laboratori di lettura e scrittura, teatro, logica, educazione alla pace, psicomotricità e yoga, computer, pittura ed espressioni artistiche, musica e canto, cucina.

Vorremmo che questa casa diventasse un punto di riferimento per la nostra zona, per le situazioni di disagio che qui sono numerose; un luogo sereno in cui i bambini possano crescere insieme facendo  belle esperienze di condivisione e anche i loro genitori possano trovare un luogo che sentano proprio, per incontrarsi e confrontarsi sulla difficoltà della vita, sul lavoro, sull’educazione dei figli, sui diversi modelli culturali.

Per realizzare questi sogni siamo disponibili a confrontarci con esperienze di altri gruppi, ad accogliere

idee e suggerimenti.

Presso il Centro sono anche iniziate attività di scuola popolare per la preparazione ad esami di licenza elementare, media e di scuola superiore; c’è la disponibilità ad accogliere gruppi di giovani e ad organizzare incontri formativi.

 

L’Aquilone, Centro di Formazione

Interculturale Elio Taretto

Via Albugnano, 5

10020 Pino d’Asti

Tel. 001995-25448

 

 

Gennaio 2001/44

 

La nostra Africa

un impegno concreto con la gente

 

Ci racconta Isa:

 

dal 18 agosto al 8 settembre ho vissuto a Macalder in Kenia,  insieme a Marì dove le suore della carità dell’Immacolata Concezione d’Ivrea (chiamate più semplicemente Ivrea Sisters) hanno un asilo e un dispensario. Questa missione dista da Nairobi circa 600 chilometri ed è vicina al Lago Vittoria ed al confine con la Tanzania, dove, sempre le stesse suore, hanno un asilo a Tarime, in fase di ampliamento e ristrutturazione poiché possiedono alcuni containers.

Suor Damiana, l’unica suora italiana insieme alle due tanzaniane, si dedicano ai bambini e/o malati  della tribù Luo, residente nella zona in capanne sparpagliate, e spesso molto distanti le una dalle altre. Il centro più vicino è Migori a 17 chilometri, ma considerata la strada sterrata e per lunghi tratti  pressochè impraticabile se non con grandi acrobazie con la Tojota è raggiungibile in circa 2 ore. Gli ospedali locali sono a pagamento. Suor Damiana è ostetrica, ma naturalmente cerca di venire incontro il più possibile a tutte le esigenze dei malati, spostandosi anche settimanalmente, insieme ad alcune aiutanti del posto, in alcune zone per le vaccinazioni ai bambini e le visite alle donne incinte, avitaminosi, vermiciosi e malaria colpiscono i bambini/e, e l’Aids i loro genitori. Essendoci la poligamia, quest’ultima malattia si diffonde rapidamente. Poiché secondo la tradizione, quando muore il marito, la capanna deve essere abbandonata, Suor Damiana si preoccupa pure, con i pochi soldi che le arrivano dalla congregazione o da amici e amiche, di comprare sacchi di cemento, tetti di lamiera, mais, zucchero, etc. per aiutare la gente che si rivolge alla missione.

Quante volte al giorno abbiamo ascoltato: “Sister! Sister!” Purtroppo la nostra splendida esperienza si è conclusa tragicamente con la morte, a causa della malaria, dell’amica Marì, dopo due settimane dal nostro rientro. Lei ha condiviso con la gente di Macalder (Kenia) perfino la malattia e la morte.

Nel testamento ha lasciato scritto di non celebrare la sua persona, ma di portare avanti i progetti, “i sogni” che aveva, compresi quelli d’aiuto per questa missione africana: ci eravamo impegnate a dare una mano sia alla suore di Tarime per il loro asilo, che  a Suor Damiana per le necessità della sua gente: i nostri sogni non devono morire!

 

Se volete darci una mano potete contattare me oppure i figli di Marì.

Isa Albalustro: tel. 011.62.61.93

Milesi Travella Silvia e Simone: tel. 011.31.72.92

Febbraio 2001/45

 

 

UAI Brasil

Associazione di volontariato che opera

nello Stato brasiliano del Minas Gerais in Brasile

 

 

Ci dicono alcuni volontari dell’associazione tra cui Bice, Claudio, Elio, Sergio:

 

L’associazione UAI BRASIL è formata da volontari che operano  in Italia dove promuovono la sensibilizzazione sui problemi del Brasile dando la possibilità alla gente di contribuire a risolvere questi problemi; vengono organizzati incontri, feste, proiezioni di diapositive anche per raccogliere i fondi necessari per la realizzazione di progetti sanitari ed educativi in loco.

Ultimamente ha costruito e gestisce un Centro Diurno (Casa Nazarè) per bambini dai 6 ai 10 anni in un sobborgo della città di Teofilo Otoni. Questo centro e gli altri progetti dell’Associazione vengono finanziati in gran parte tramite l’adozione a distanza dei bambini (460 “famiglie adottanti”) e le donazioni ricevute.

 

Le adozioni, le adesioni al progetto educativo o qualunque altra forma di solidarietà alle iniziative possono essere concretizzate sul: C/C bancario N. 2010147/16 intestato a UAI BRASIL presso la Cassa di Risparmio di Torino (CRT) Agenzia N.7 Via Nizza, 148 – ABI 06320 – C.A.B. 01007

Oppure sul C/C postale N. 12532107 intestato a UAI BRASIL

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Tel. 011.44.28.211 (Don Gianmario)

Tel. 011.39.70.667 (Elio)

Tel. 011.89.86.906 (Alexandra e Claudio)

Tel. 011.64.70.445 (Bice)

E-mail: cieffe@hotmail.com

 

Nuovi recapiti:

 

Associazione Uai Brasil

per una solidarietà senza confini

presso Centro Servizi VSSP

Via Toselli, 1 – 10129 Torino

telefono: 0115816617

fax: 0115816660

cellulare. 333/7004278

Andrea Valterza  3495044183

Uai Brasil

Web: http://www.uaibrasil.it

e-mail: info@uaibrasil.it

 

telefono: 0115816617

fax: 0115816660

cellulare. 333/7004278

Andrea Valterza  3495044183 andrea.valterza@inwind.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marzo  2001/46

 

 

Gruppo Interreligioso INSIEME PER LA PACE

Religioni in dialogo per costruire la pace: ascolto, silenzio, gesti, riflessioni

 

Abbiamo partecipato lo scorso anno ad un incontro di preghiera

del gruppo che si è presentato:

 

…siamo un gruppo interreligioso, formato da appartenenti a diverse tradizioni religiose presenti a Torino. Siamo nati nel 1996 in occasione del 10 anniversario dell’incontro per la pace ad Assisi. Le tradizioni religiose a cui apparteniamo sono: baha ‘i, buddhismo, cristianesimo, ebraismo, hinduismo, islam.

Abbiamo proseguito questo cammino con incontri a cadenza mensile caratterizzati dalla comunicazione, dall’ascolto e dal confronto sulla concezione e i vissuti di pace di ciascuna tradizione.

Siamo sorretti dalla convinzione che la pace è valore, fermento, istanza presente in ogni fede e cultura, anche se riconosciamo che le religioni non sempre sono state nella storia vie per la pace.

La pace si presenta come bene capace di trascendere le differenze, senza annullarle, poiché riguarda ogni uomo, tutti gli uomini e tutti i popoli, senza distinzione.

Non c’è infatti futuro vivibile senza un’etica planetaria condivisa.

L’impegno è quello di crescere insieme in questa consapevolezza, nella coscienza che la pace, come ogni parola autentica può e deve incarnarsi nella vita personale e collettiva.

L’obiettivo vorrebbe anche essere quello di esprimere un segno fragile ma sincero di speranza a Torino, città multietnica, multiculturale e multireligiosa. Il desiderio è che

 

questo cammino, nato con semplicità da poche persone appassionate, possa allargarsi a tutti quelli che lavorano per la giustizia e la pace.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Centro Studi Sereno Regis

 

Via Garibaldi, 13 –   10122 Torino

Tel. 011.53.28.24 Fax. 011-515800   —    Tel. 335.6600768 (Caterina Flora)  caterinaflora@libero.it

Mirando Gerbotto tel. 011.5621405   – Teresella Parvopassu  tel. 011.4474572

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aprile 2001/47

 

I Club degli Alcolisti in Trattamento

verso un Futuro di Sobrietà e di Pace

 

Ci dicono Pier Cesare e Mario, due volontari del club:

 

Il Club (C.A.T. “Club Alcolisti in Trattamento”) è un’associazione privata costituita da un gruppo di famiglie con problemi alcolcorrelati che ha  come obiettivo il non bere (chiudere per sempre con l’alcool) e cambiare stile di vita.

Fondatore dei Club è stato il prof. Vladimir Hudolin, psichiatra croato esperto di fama internazionale sui problemi alcolcorrelati,  che ha introdotto il metodo dei C.A.T. in Italia, a Trieste, nel 1979. Oggi, dopo 20 anni si contano circa 2500 realtà sul territorio nazionale.

Il Club usa particolari medicine: la solidarietà, l’amicizia, l’amore. Al club partecipano le persone con problemi alcolcorrelati, i familiari e le persone che accompagnano  coloro che vivono da soli.

Il nostro metodo di lavoro coinvolge strutture, operatori e volontari preparati su queste specifiche problematiche. E’ un lavoro complesso, rivolto all’intero nucleo famigliare, che affronta l’alcolismo sotto tutti gli aspetti.

Il Club è una comunità multifamiliare. Lo scambio delle esperienze, la discussione in gruppo dei problemi, la solidarietà e l’aiuto reciproco tra persone che hanno vissuto situazioni simili, il festeggiare insieme i risultati positivi ottenuti, sono alcuni dei momenti comuni di questo cammino senza alcol. Tutti aiutano tutti. Aiutare gli altri vuol dire aiutare anche se stessi.

 

Il Club non cambia il mondo ma dove c’è Club il mondo cambia!

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

A.C.A.T. Associazione Club Alcolisti in Trattamento

Alba Langhe Roero

Corso Michele Coppino, 40/F

12051 Alba (Cn)  Tel. 0173.33.590

Pier Cesare Negro Tel. 0173.28.53.04 – Tel. 0335.57.34.519

Mario Nizza Tel. 0173.90.213 – Tel. 0338.36.34.910

 

 

Maggio  2001/48

 

RE.TE. Associazione di tecnici per la

Solidarietà e la Cooperazione Internazionale

 

 

Ci dicono tra gli altri Nino, Giorgio,  Mario, Flavia:

 

E’ una Organizzazione Non Governativa (ONG) riconosciuta idonea dal Ministero degli Affari Esteri. Le attività dell’Associazione, senza fini di lucro, si articolano in progetti e servizi di consulenza tecnico-scientifica diretti prevalentemente alle comunità, alle cooperative, alle istituzioni democratiche nei Paesi in Via di Sviluppo: Nicaragua: El Salvador, Bolivia, Bosnia, Mozambico, Burkina Faso, Senegal, Mali.

RE.TE. è associata al COCIS (Coordinamento delle Organizzazioni Non Governative per la Cooperazione Internazionale allo Sviluppo). Il COCIS è una federazione di ONG italiane di orientamento laico.

Nell’impostazione delle loro attività nei Paesi in Via di Sviluppo le ONG del Cocis, escludono forme assistenziali e intervengono congiuntamente ai partners locali, fornendo le risorse umane, i materiali, le competenze tecniche e metodologiche necessarie al decollo e all’autonomia dei singoli programmi, al di fuori di una logica di mercato.

 

“La nostra visione dello sviluppo è basata sulla centralità della persona” (Re.Te./Cocis)

 

Chi volesse partecipare all’elaborazione e alla realizzazione dei progetti di Re.Te. può contattare direttamente l’associazione oppure contribuire versando una quota relativa ai progetti in atto sui conti correnti indicati.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Via G. Di Vittorio, 11

10095 Grugliasco (To)

Tel. 011. 77.07.388/398

Fax. 011.77.07.410

E-mail: rete@arpnet.it

 

c/c bancario n. 113255 del San Paolo/Imi-ag.4-Torino-abi01025-cab01004 intestato a Re.Te.Ong

c/c postale n. 23136104 intestato a Re.Te. Ong

 

 

Giugno-Luglio 2001/49

 

In questo numero si racconta l’esperienza della Casa per la Nonviolenza di Verona. L’attività dei volontari è rivolta a sviluppare e diffondere una cultura di pace e di nonviolenza. La Casa dispone di una biblioteca di tremila volumi specializzata sui temi della solidarietà, dell’ecologia e del rapporto Nord – Sud.

 

 

LA CASA PER LA NON VIOLENZA

per costruire una cultura di pace e di non violenza!

 

Ci dice Stefano, uno dei volontari:

 

“…La Casa per la Nonviolenza è stata aperta nel 1988 dal Movimento Nonviolento (associazione fondata da Aldo Capitini nel 1961) ed ospita anche altre associazioni che operano nell’area nonviolenta-ecologista. E’ una struttura aperta al pubblico e, grazie all’impegno dei volontari delle singole associazioni è in grado di erogare molti servizi di particolare interesse e di pubblica utilità: una biblioteca di oltre tremila volumi specializzata sui temi della pace, della solidarietà, dell’ecologia e del rapporto Nord-Sud. Una rivisteria con oltre 300 riviste italiane e estere catalogate; un archivio storico dei gruppi a Verona; un sistema informatizzato per la ricerca dei titoli ed un archivio fotografico per la consultazione (audiovisivi vari prodotti). Nel 1994 è nata l’associazione “Amici della Casa per la Nonviolenza”.

Viviamo in una cultura di violenza: la violenza delle guerre nelle città, la violenza economica che provoca ogni giorno la morte di migliaia di bambini mentre si spendono miliardi per gli arsenali militari: la violenza ci circonda. E’ ora di invertire la rotta e di costruire una cultura della nonviolenza, nel proprio ambiente: organizzare incontri ecumenici, essere una voce attiva contro le ingiustizie e cercare di risolvere i conflitti in modo pacifista…aiutare le diversità ed incoraggiare il rispetto tra le culture in tutte le strutture della società…”

 

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha risposto ad un appello dei premi Nobel per la pace viventi e ha proclamato il 2000 “anno per una cultura di pace” e gli anni 2001-2010 “decennio internazionale per una cultura di pace e nonviolenza per i bambini del mondo”.

 

Presso la Casa viene realizzata (come redazione, composizione e stampa) la rivista “Azione Nonviolenta” che è disponibile a ricevere vari contributi. Abbonandosi alla rivista o associandosi all’associazione (la Casa ha subito recentemente una necessaria ristrutturazione edilizia) è un modo concreto per diffondere una cultura di pace e non violenza.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Casa per la Nonviolenza

Via Spagna, 8

37123 Verona

Tel. 045/8009803 – Fax. 045/8009212

E-mail: azionenonviolenta@sis.it  Web: http://www.nonviolenti.org

 

 

Agosto – Settembre 2001/50

 

Dalle terre siciliane recuperate alla legalità dello Stato: la Casa dei Giovani e Libera

 

Nell’ottobre del 2000 siamo andati al “Salone del Gusto” in Torino dove erano presenti molti stand di ristoranti, agriturismi, alimentari. Tra tutti una piccola bancarella significativa: la Casa dei Giovani, che fa pare dell’Associazione Libera, dove vendevano olio prodotto e confezionato in proprio.

 

Dalla presentazione del depliant:

 

La Casa dei Giovani opera dal 1983 ed è presente sul territorio nazionale con tre Centri Residenziali, sei Centri di Accoglienza, un Laboratorio Artigianale e due Progetti volti al reinserimento socio lavorativo di ex-tossicodipendenti. Da oltre quattro anni si dedica al problema della riduzione al danno e dell’attenzione, operando a Palermo attraverso Unità Mobili di Strada e un Centro di Prima Accoglienza a bassa soglia.

Nel 1999 il Ministero delle Finanze ha affidato alla Casa dei Giovani un fondo sito in Castelvetrano (TP), confiscato al capo della mafia siciliana Bernardo Provenzano.

In questo terreno, da anni abbandonato, questi giovani, stanno tentando di creare una vera e propria moderna azienda, un oleificio, che ha già prodotto un olio di straordinaria qualità, denominato Libera.

Nel fondo lavorano sotto la guida di un agronomo nove ex tossicodipendenti cui sono state assegnate altrettante borse di lavoro focalizzando in tal modo l’impegno civile e politico che queste terre recuperate dallo Stato alla legalità ora favoriscono e rappresentano.

La Casa dei Giovani è una delle realtà che aderiscono a Libera, che è nata nel 1995 ed è un’associazione di associazioni che raccoglie oltre 700 gruppi nazionali e locali con riferimenti in tutte le regioni italiane: per sconfiggere la mafia è necessaria anche un’opera di promozione sociale favorendo progetti di inclusione intervenendo con percorsi educativi.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Casa dei Giovani

Villa Palagonia

90011 Bagheria (Palermo)

 

Uffici amministrativi:

Corso Umberti I, 65 – Palermo

Tel. 091.903068- 904426

E-mail:  casadeigiovani@tin.it

 

 

 

Ottobre  2001/51

 

 

CENTRO STUDI SERENO REGIS

l’insegnamento di Gandhi per un futuro di pace, equo e sostenibile

 

Nel centro della città di Torino nella centrale via Garibaldi, via pedonale, da alcuni anni ha sede il Centro Studi “Sereno Regis”, ora in fase di ristrutturazione, un punto di riferimento per gruppi, comitati e tutti coloro che si impegnano per un futuro di pace, equo e sostenibile.

 

Ci dice Nanni Salio, coordinatore del Centro Studi:

 

Il Centro Studi è stato costituito formalmente nel 1982 su iniziativa del Movimento Internazionale della Riconciliazione (MIR) e del Movimento Non Violento (MN), attivi nella nostra regione sin dalla seconda metà degli anni Sessanta.

E’ una ONLUS (Organizzazione Non Lucrativa di Utilità Sociale) che promuove programmi di ricerca, educazione e azione sui temi della partecipazione politica, della difesa popolare non violenta, dell’educazione alla pace e all’interculturalità, della trasformazione nonviolenta dei conflitti, dei modelli di sviluppo, delle energie rinnovabili e dell’ecologia; dispone di una biblioteca libraria e multimediale oltre ad un archivio storico.

Dopo la prematura scomparsa di Domenico Sereno Regis, avvenuta nel 1984, il Centro fu intitolato alla sua memoria per sottolineare la continuità di impegno sui temi della nonviolenza, della partecipazione e dell’obiezione di coscienza.

Nel corso degli anni il Centro Studi ha promosso varie iniziative culturali e avviato numerose ricerche in collaborazione con alcuni dei più significativi centri di ricerca per la pace: si propone infatti come una struttura aperta alla collaborazione con altre organizzazioni e movimenti di base tra cui il mensile “Tempi di Fraternità” di Torino.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Centro Studi Sereno Regis

Via Garibaldi, 13

10122 Torino

Tel. 011.53.28.24 * Fax. 011.515.80.00

E-mail: regis@arpnet.it

Web: http://www.arpnet.it/regis

 

La non violenza per lottare

La non violenza per servire

 

Ti darò un talismano. Ogni volta che sei nel dubbio o quando il tuo io ti sovrasta, fai questa prova: richiama il viso più povero e più debole che puoi avere visto e domandati se il passo che hai in mente di fare sarà di qualche utilità per lui. Ne otterrà qualcosa? Gli restituirà il controllo sulla sua vita e sul suo destino? In altre parole, condurrà all’autogoverno milioni di persone affamate nel corpo e nello spirito? Allora vedrai i tuoi dubbi e il tuo io dissolversi (M.K.Gandhy)

 

 

Novembre 2001/52

 

La cooperativa “Della Rava e Della Fava”

con “Hundugu” – Kenya

 

Ci dice Paolo della Cooperativa:

 

La cooperativa “di consumo” nasce principalmente dall’esigenza di migliorare la qualità della vita, offrendo ai consumatori la possibilità d’acquistare al giusto prezzo generi alimentari sani e genuini, locali e non, coltivati  secondo i principi dell’agricoltura biologica e biodinamica. Si propone di creare posti di lavoro nei vari settori in cui la Cooperativa è impegnata: produzione di prodotti agricoli, loro trasformazione, vendita.

La scelta cooperativistica non è casuale, in quanto tende al profitto collettivo e sollecita maggiore collaborazione e reale partecipazione alla volta della cooperativa stessa.

 

La “Cooperativa Della Rava e Della Fava” nasce nel 1987 ad Asti, la prima “bottega terzo mondo” della città. In realtà, in quel lontano anno, un gruppo di cinquanta persone fondò la cooperativa di consumo, con l’intento di offrire uno sbocco ai contadini della zona che lavorassero le loro terre con metodi e tecniche dell’agricoltura biologica.

Negli anni a seguire la porta della bottega si è aperta anche per i prodotti dei contadini di paesi lontanissimi come ad esempio i contadini messicani della cooperativa Uciri, i contadini nicaraguensi Agrocafè ed i contadini boliviani del Ceibo e attualmente con un’organizzazione non governativa africana in Kenia “Undugu” nata nel 1978 con l’obiettivo di affrontare la difficile situazione di emarginazione dei bambini di strada di Nairobi insegnando loro un mestiere di cui potessero vivere, attraverso degli educatori di strada, promozione di attività commerciali e insegnamento di corsi di formazione nella propria sede: vengono realizzati in sede e da gruppi di persone, piccoli oggetti di artigianato che dopo vengono esportati e venduti sul mercato internazionale, tra cui la cooperativa “Della Rava e Della Fava” che si fa promotrice finanziando il progetto. E’ una opportunità lavorativa di collaborazione, sia al nord che al sud, una speranza per un futuro più giusto.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Cooperativa della Rava e della Fava

via Carducci, 66

14100 Asti

Tel/Fax: 0141.354061

E-mail: ravafava@oasi.asti.it

 

 

 

Dicembre 2001/53

 

Commercio Equo: una realtà in crescita

ad Alba la “Quetzal ci fa meno schiavi del consumismo e

più attenti ai problemi drammatici degli ultimi del mondo.

 

Ci dice Tonino Siragusa, presidente della Cooperativa:

 

La leggenda del Quetzal viene dal Centro America e parla di un uccello variopinto che tornerà a cantare solamente quando tutti gli uomini saranno liberi.

La cooperativa Quetzal con i suoi 150 soci è nata nel 1992 sull’esperienza della preesistente associazione e grazie all’iniziativa dei diversi gruppi di solidarietà operanti nell’albese. A questi si aggiunsero persone provenienti da esperienze di volontariato soprattutto in ambito ambientale è si arrivò all’impostazione originale (molto simile all’attuale) di bottega di commercio equo e solidale e di alimentazione biologica: i nostri obiettivi sono di una promozione del commercio equo in città e la sua diffusione sul territorio; la sensibilizzazione dell’opinione pubblica su tematiche quali rapporti Nord/Sud, consumo critico,   finanza etica etc; agire da elemento di livellamento verso il basso dei prezzi del biologico in modo da allargare il più possibile la base dei consumatori;

Dopo i primi anni di notevoli difficoltà, e nei quali è stato fondamentale il sostegno anche economico dei soci. dal quinto anno in poi la cooperativa ha cominciato a produrre dei piccoli utili, ovviamente destinati alla copertura delle perdite precedenti.

.Dal 1993 siamo soci del consorzio CTM altromercato che è la centrale d’importazione a cui ci affidiamo prevalentemente. Occasionalmente ci appoggiamo anche ad altre centrali come Robe dell’altro mondo di Recco e a botteghe che fanno importazione diretta come il Ponte di Giaveno o la Bottega della Solidarietà di Sondrio. Dal 1999 Quetzal intrattiene rapporti diretti di importazione e gemellaggio con realtà del Brasile (APJ di Teofilo Otoni – bigiotteria) e del Bangladesh (Woman Training Center di Khulna – tessuti ricamati).

 

Sul fronte delle iniziative culturali crediamo che un’esperienza importante sia la rassegna di film africani ‘Altri film, altri paesi’, giunta alla quarta edizione, che riscuote ogni anno un notevole riscontro.

Dal 2000 al fianco di Quetzal opera l’associazione culturale “Verso Sud” che ha la finalità di sostenere iniziative di formazione e informazione con progetti educativi rivolti alle scuole.

Dall’aprile del 2001 il negozio si è trasferito nella nuova sede di corso Langhe 17, dove vorremmo dare ulteriore spazio all’artigianato,ed in particolar modo ai nostri progetti. Inoltre è allo studio l’allestimento di un centro di documentazione su commercio equo e rapporti nord sud a cui potranno far riferimento tutti coloro che vogliono approfondire questi temi.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Quetzal

Corso Langhe 17/c ALBA (CN)

Tel/Fax 0173/290977

 

 

 

Gennaio 2001/54

 

ASAI: Associazione Salesiana Animazione Interculturale sulle strade di San Salvario per superare la paura del diverso

 

Nel quartiere centrale di Torino vicino alla stazione ferroviaria di Porta Nuova è nato l’Oratorio dei Popoli, un’ iniziativa dell’Associazione Asai, che opera dal 1995 a Torino  in collaborazione con l’Ufficio Migranti.

 

Ci dice Sergio Durando, coordinatore dell’associazione:

 

Il lavoro e la passione educativa verso i minori nasce nell’oratorio San Luigi di via Ormea 4 dove è stata creata nel 1994 l’Asai (Associazione Salesiana Animazione Interculturale), e dove ha avviato i suoi primi interventi sul territorio, rivolti ai giovani, alle famiglie, con una particolare attenzione agli immigrati e agli adolescenti.

Ora ha aperto la sua nuova sede in via Sant’Anselmo, per rispondere ad un bisogno d’aggregazione  che i giovani del quartiere esprimono, ma che non riescono a vedere soddisfatto dalle pochissime strutture presenti sul territorio. Una sede di quasi 300 mq. che vede incontrarsi adolescenti di nazionalità diverse per partecipare alle attività di doposcuola, animazione e laboratori di video/fotografia, informatica, percussioni, chitarra, pittura, teatro, scuola di ballo, accoglienza di comunità etniche, corsi di lingua italiana per stranieri, gite e giornate sportive ed una casa per minori in via Santorre di Santarosa in Torino.

L’enorme risorsa, che consente la realizzazione delle attività, è rappresentata dal volontariato. I volontari sono ragazzi del quartiere che hanno frequentato l’oratorio e che hanno deciso di “fermarsi a dare una mano”, sono obiettori di coscienza che continuano a lavorare anche dopo il termine del loro servizio civile, oppure di studenti universitari che svolgono il loro tirocinio presso l’Associazione, e successivamente, talvolta, continuano a prestare la loro opera gratuitamente; sono i genitori di alcuni dei ragazzi che diventano volontari. Alcuni volontari tra cui delle famiglie hanno fatto nascere delle associazione/attività sportive, culturali come la “Banca del Tempo”, cineforum, conferenze, cene etniche…

Si intende creare un luogo d’incontro aperto anche a giovani e adulti alla ricerca di uno spazio dove sia possibile recuperare relazioni sociali e raccogliere stimoli culturali. L’intento è di fornire un’opportunità d’aggregazione ai giovani del quartiere e non solo: trasformare la paura del diverso, in fiducia basata sulla conoscenza e sull’amicizia.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

ASAI – Via Sant’Anselmo, 27

10125 Torino

Tel/Fax: 011.65.71.14

E-mail: asai2000@yahoo.com

 

E-mail: asai@inwind.it

Sito: http://www.asai.it

 

 

Febbraio 2002/55

 

UFFICIO PASTORALE MIGRANTI

Una risposta al disagio degli immigrati

 

Ci dice Don Fredo Olivero, responsabile dell’Ufficio Migranti:

 

“E’ un progetto che va oltre l’assistenza. Non più aiuti assistenziali ma lavorare per il futuro.

Negli ultimi anni nei nostri uffici sono passati oltre ventimila persone e non riusciamo più a venire incontro alle esigenze di tutti. Cerchiamo di spiegare che l’aiuto in denaro a volte non risolve il problema. Cerchiamo di aiutarli ascoltandoli, consigliando sui servizi presenti sul territorio in un dialogo reciproco.

L’Ufficio Migranti è un organismo pastorale costituito dall’Arcivescovo di Torino con statuto specifico (26 marzo 1990) per favorire l’evangelizzazione dei migranti. I settori di azione indicati nello Statuto sono cinque: migranti stranieri, italiani all’estero, Rom (zingari), personali dei circhi, addetti alla navigazione. In quanto organismo pastorale, opera senza fini di lucro: il sostegno alle iniziative e ai progetti promossi dal Servizio e il reperimento delle risorse umane ed economiche ricade sulle comunità ed istituzioni ecclesiali e sui progetti organizzati più attenti a queste problematiche.

Opera in collaborazione con i Comuni, la Provincia di Torino e la Regione Piemonte su progetti specifici che possono essere cofinanziati. Partecipa al Coordinamento delle Caritas e Migrantes del Nord Italia ed al Coordinamento Caritas sulla “tratta delle donne immigrate a fini di prostituzione”.

 

 

Per informazioni, contatti ecollaborazioni:

 

Ufficio Pastorale Migranti

Via Ceresole, 42

10155 Torino

Tel. 0112462092 – 0112462443

Fax. 011202542

 

Orario: dal lunedi al venerdi 9,00/12,00 – 14,30/17

Chiuso mercoledi pomeriggio

E-mail:  serviziomigranti@torino.chiesacattolica.it

Sito web: http://www.torino.chiesacattolica.it/migtranti

 

 

Marzo 2002/56

 

NOVA

Nuovi orizzonti per vivere l’adozione

 

Ci dicono alcuni volontari dell’Associazione:

 

Nova è un’associazione di famiglie adottive che dal 1984 opera nel campo delle adozioni internazionali.

Siamo dei volontari che operano in difesa dei diritti dell’infanzia, articolando il proprio impegno in due direzioni: il sostegno a progetti tesi ad evitare l’abbandono e a migliorare le condizioni di vita dei bambini, e l’adozione quale ultima ed inevitabile soluzione.

Promuoviamo pertanto corsi di formazione per coppie disponibili all’adozione internazionale.

Curiamo la fase post-adozione, l’inserimento dei bambini nelle nuove realtà sociali.

Organizziamo mostre, seminari e convegni per confrontarci sui temi dell’infanzia e dell’adozione.

Gestiamo alcuni progetti di sostegno a distanza per dare a tanti bambini/ragazzi la possibilità di vivere realtà altrimenti negate consentendo loro di restare nella famiglia d’origine, nel proprio paese. Attualmente seguiamo  a distanza parecchi bambini in Perù, Messico, Madagascar, Brasile, Kenia ed Etiopia.

 

Chiediamo un impegno a tutti coloro che vorranno collaborare, di aiutarci finanziariamente attraverso i nostri gruppi cui potete chiedere l’indirizzo alla segreteria centrale; e mantenere con la famiglia, o con il referente del bambino una corrispondenza (scambi di foto e notizie) per stabilire un contatto affettivo e culturale oltre che di aiuto economico che purtroppo (causa della mancanza dell’efficiente sistema postale) a volte prima di ricevere una risposta possono trascorrere anche alcuni mesi.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Ente autorizzato all’adozione Internazionale

Associazione di Volontariato (Onlus)

 

Sede nazionale:

 

Via G. Di Vittorio, 11 – 10095 Grugliasco (Torino)

Tel. 011.770.75.40 – Fax. 011.770.11.16

E-mail: segreteria@associazionenova.org – Sito: http://www.associazionenova.org

 

Eventuali sottoscrizioni possono essere fatte sul Conto Corrente Postale n. 23500101 intestato a Nova Solidarietà oppure Conto Corrente Bancario n. 3025 intestato al Nova presso la Rolo Banca 1473 Ag. 200

Via Rizzoli, 34 – Bologna – CAB 2400 – ABI 3556.8 – Sede di Bologna Tel. 051.36.08.25

 

 

 

Aprile 2002/57

 

 

OAFI-I  Organizzazione di Aiuto Fraterno-Italia

…un sogno nelle nostre mani!

 

 

Ci dicono tra gli altri Maurizio, Franco, Paola, Giancarlo, Azzurra etc.

 

L’associazione, è un’iniziativa di Padre Piazza,  nasce con il desiderio di lavorare in stretta unione di spirito e di intenti con l’Organizzazione di Aiuto Fraterno – organizzazione non governativa con sede in Salvador Bahia Brasile, che vive ogni giorno con entusiasmo il progetto di aiutare i bambini e i giovani in difficoltà, a riacquistare la dignità e la fiducia in se stessi, persa a causa dell’emarginazione o di precarie condizioni sociali e famigliari.

 

 

Maurizio Irrera, presidente dell’Oaf Italia ci dice:

 

Padre Clodoveo Piazza s.j., gesuita di origine milanese, missionario in Brasile da più di 20 anni, è conosciuto e amato in tutta l’America Latina per il suo lavoro a favore dei bambini e dei giovani di strada o in situazione di grave disagio e rappresenta un modello e una speranza per i bambini e i giovani in difficoltà in tutto il mondo.

E’ Co-redattore della legge federale brasiliana “Estatuto da Criança e do Adolescente”, una delle leggi che nel mondo meglio esprime i diritti dei minori, gestisce a Salvador de Bahia quest’opera (Organizaçao de Auxilio Fraterno) che, oltre ad una struttura di accoglienza per ragazzi abbandonati, dà lavoro – tra gli uffici e le officine produttive – a 700 persone, mentre nelle aule del suo centro professionale ruotano per seguirne gratuitamente i corsi più di 1500 ragazzi al giorno.

Padre Piazza, è stato premiato dal Sermig come “Artigiano della pace” per il 1999, ed è stato indicato da Maria Pia Bonanate (autrice di “Preti” – ed. Rizzoli, 1999) come “uno dei 12 apostoli in

cammino sulle strade del mondo”.

 

Ci dice Padre Piazza: La nostra associazione è aperta a “tutta quella categoria strana di persone che non si è quasi mai preoccupata di sapere dove stà il confine tra il possibile e l’impossibile e che per questo ha fatto avanzare l’umanità.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

OAF – Organizzazione di Aiuto Fraterno Italia – “OAF-I” Onlus

Corso Marconi, 7 – 10125 Torino – Tel. 011.66.99.513 – Fax. 011.65.08.053

Internet: http://www.arpnet.it/oaf

 

Eventuali sottoscrizioni sul C/C postale n. 15316151 oppure sul conto corrente bancario n. 26.01.00.260 Abi 08530.8 Cab 010009 intestato alla Banca di Alba Torino

 

 

 

Maggio 2002/58

 

Gruppo HANDICAP E SVILUPPO (Torino)

OLTRE OGNI BARRIERA

 

Per superare l’handicap e promuovere l’interscambio e

lo sviluppo equo e solidale tra i Nord e i Sud del mondo

 

 

Ci dice Emilio, presidente dell’Associazione:

 

Il Gruppo Handicap e Sviluppo si è costituito a Torino nel 1991 ed è formato da persone disabili e non disabili, interessate ad operare nel settore dell’handicap e dello sviluppo in un’ottica non assistenzialistica ma centrata sul coinvolgimento e protagonismo di soggetti, gruppi, enti, etc e per un riequilibrio tra paesi poveri e ricchi, in vista di una società globale multietnica, equa e solidale. Ha come obiettivo la creazione di una rete di scambi culturali e di esperienze su diversi modelli, tecnologie e metodologie finalizzate alla riabilitazione e integrazione sociale, tra le Associazioni di disabili italiane e quelle di Paesi in via di sviluppo, nell’ottica della solidarietà e della cooperazione internazionale. Vuole offrire delle possibilità di lavoro per quelle donne e quegli uomini che i signori della guerra hanno voluto handicappati, per ridare un futuro dignitoso e da protagonisti.

Vi aderiscono anche professionisti (fisioterapisti, architetti, operatori culturali etc.) disponibili a condividere le loro conoscenze e professionalità per costruire insieme agli stessi soggetti emarginati una rete di informazioni, collaborazioni e progetti tesi a migliorare, partendo dal basso, la qualità della vita per tutti, nel Sud come nel Nord del mondo. Infatti l’associazione collabora con altri gruppi aventi le stesse finalità: come l’Associazione Nicaragua Nicaraguita, Promozione del Commercio Equo e Solidale, Pratica e Sviluppo della Finanza Etica, Campagna contro le mine antipersona.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

c/o Centro Docum. Pace – Ecologia –

Informahandcap5

Corso Cincinnato, 15

10151 Torino

Tel. 011/44.38.523   –  Fax. 011/44.38.521

E-mail: ahs@arpnet.it

Sito: http://www.arpnet.it/ahs

 

Eventuali sottoscrizioni: sul CCP n. 33756107 intestato a Emilio Giugiaro.

 

 

 

 

giugno/luglio 2002/59

 

 

VERSO SUD Associazione culturale

Un’associazione che guarda verso “il sud”

 

Ci dicono alcuni volontari tra cui Maria:

 

E’ un’Associazione culturale che promuove la solidarietà civile, culturale e sociale. Ha la specifica finalità di sostenere e rafforzare a livello informativo, formativo ed educativo una cultura basata sul rispetto dei diritti umani e su un solidale rapporto con le culture e le popolazioni altre.

L’apertura verso il mondo, nella convinzione che la Terra è di tutti, ci interroga e ci stimola.

Il gruppo che abbiamo formato, residente ad Alba in provincia di Cuneo,  è partito dalla voglia di condividere idee, riflessioni, progetti ed azioni sul tema dell’interculturalità, è di tradurla nella nostra quotidianità in comportamenti più attenti verso il “Sud”, anche quello che è vicino a noi.

Tra gli obiettivi a cui vorremmo lavorare ci sono il diritto all’informazione critica e l’attenzione alle persone.

 

Come?

 

Promuovendo percorsi didattici di mondialità e interculturalità nelle scuole, interventi di sensibilizzazione nei gruppi, nelle associazioni, nelle parrocchie.

Sostenendo concretamente e promuovendo il commercio equo e solidale in collaborazione con la Cooperativa Quetzal locale. e collaborando con altre associazioni di volontariato e di solidarietà.

Creando cultura ed opinione mediante la realizzazione di attività specifiche come corsi di cucina etnica, proiezione di film africani, spazi di confronto ed informazioni rivolti alla gente.

 

Il nostro è uno spazio aperto di azione e riflessione, tutti possono partecipare.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Gruppo di Solidarietà “Verso Sud”

c/o Cooperativa Quetzal

Corso Langhe 17/c ALBA (CN) Tel/Fax 0173/290977.

Coordinatrice del gruppo: Maria Altamura – Tel. 0173.28.23.

 

 

 

 

Agosto/Settembre 2002/60

 

Volontari con “IL SORRISO”

Associazione per l’handicap

 

Ci dicono Michela, Mimmo, Paola, Nicoletta tra alcuni volontari…

 

L’associazione “IL SORRISO” è stata fondata per aiutare disabili residenti nei Comuni di Nichelino, Vinovo, Candiolo, oggi circa 300 persone di varie età.

L’aiuto che l’Associazione, legalmente costituitasi nel 1999, si è proposta di offrire è un supporto agli handicappati e alle loro famiglie ad integrazione – e non sostituzione – di quello che le strutture pubbliche offrono.

Ci siamo accorti che la presenza in famiglia di un disabile, fisico o mentale, rappresenta un modo nuovo, diverso, complesso ma soprattutto inatteso di vivere la vita quotidiana, in quanto ci si trova all’improvviso ad affrontare problematiche poco conosciute e con varie sfumature

Il nostro aiuto potrà quindi essere dal semplice disbrigo di pratiche burocratiche nelle strutture pubbliche, alla segnalazione di eventuali terapie nuove, alla creazione di un punto di aggregazione.

Quest’ultima attività è rivolta soprattutto ai soggetti più adulti che, non frequentando più la scuola, spesso si trovano ad essere completamente isolati. I momenti di socializzazione avranno anche lo scopo di stimolare le capacità residue dei disabili. Sono obbiettivi sicuramente importanti e difficili da raggiungere: il tempo a disposizione di ciascuno dei volontari non è molto, ma, procedendo per gradi, confidiamo di crescere numericamente (siamo circa in 50 persone)  e di poter offrire un valido aiuto.

Il primo obbiettivo è stata la raccolta di fondi da destinare all’acquisto di un mezzo di trasporto da usare principalmente per accompagnare i portatori di handicap al nuovo Poliambulatorio A.S.L. 8 di Nichelino ed agevolare così l’effettuazione di analisi, terapie fisioterapiche, visite, etc.

Questo sogno è stato realizzato e il servizio di trasporto è partito da alcuni mesi coprendo però attualmente solo tre mattine la settimana. Scarseggiano per il momento autisti e volontari per coprire l’intera settimana, mattina e pomeriggio, ed estendere il servizio eventualmente anche a visite nei vari ospedali.

Per la raccolta dei fondi necessari per assicurazione volontari, benzina, manutenzione mezzo etc. sono state previste iniziative quali la mostra (con vendita) di cartoline, oggetti artigianali come dono per la festa della mamma, concerti, spettacoli teatrali. Fino ad ora non è stato mai chiesto nessun contributo in denaro alle persone trasportate all’ASL, ma possiamo continuare così senza contributi fissi? Oltre alle quote annuali dei soci ci si affida alla generosità di chi vuole effettuare dei versamenti sul conto corrente dell’Associazione.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Segreteria “Associazione il Sorriso”

C/o Chiesa San Vincenzo de’ Paoli

Viale Kennedy, 28

10042 Nichelino (Torino)   – Tel. 011.62.72.880

Orario: lunedi e venerdi: dalle 9,30 alle 11,30

Conto corrente n. 3209707 – ABI 6320 – CAB 30650

 

 

 

Ottobre 2002/61

 

 

ABIO: http://www.volontari cercansi…

Associazione per il bambino in ospedale

 

ABIO cresce perciò ha sempre bisogno di volontari/e…anche di te!

 

Isa ci dice:

 

sono volontaria ABIO ormai da quattro anni, da quando sono andata in pensione, ho frequentato,infatti, il secondo corso di formazione.

Qui a Torino ABIO festeggerà in primavera i cinque anni di attività. E’ presente in alcuni reparti del Regina Margherita, ma anche nelle pediatrie dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri e del Martini. A Milano, invece, dove è stata fondata nel 1978 ABIO ha ormai acquisito un’esperienza più che consolidata (ben 27 anni!). Siamo arrivati con l’ultimo corso tenuto ad ottobre, a superare i duecento volontari, ma parecchi turni rimangono ancora scoperti, soprattutto le fasce orarie del mattino (9,30-12,30) e quelle del primo pomeriggio (15-18) perché chi è impegnato con il lavoro è disponibile dalle 18 alle 21. Dal 2006 l’associazione proverà a tenere due corsi di formazione al Mauriziano (dove ABIO è nato qui a Torino), dalle 20 alle 22  una volta alla settimana, un corso in primavera e un altro in autunno.

L’impegno richiesto ai volontari è di tre ore alla settimana.

E’ gratificante, ed impegnativo nello stesso tempo, intrattenere i bambini con il gioco, più faticoso ascoltare in silenzio lo sfogo di qualche genitore angosciato. In entrambi i casi però sappiate che riceverete più di quanto avete donato.

Lo dico per esperienza diretta.

 

Se vuoi essere dei nostri, prova a contattarci!

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Abio Torino, sede operativa

Via San Domenico, 13 bis – 10122 Torino

Tel e Fax:  011/43.61.889 – Cellulare 339/12.38.475 – Tel. 011/31.35.506

E-mail: abiotorino@interfree.it    –   http://www.abiotorino.org

 

 

 

 

 

Novembre 2002/62

 

ASSOCIAZIONE “AURORA”

alba di un nuovo giorno…

 

Il sogno che si avvera: dignità, casa

e lavoro per le ragazze di strada

 

Ci dicono, tra gli altri volontari, Giovanni, Grazia e Franco:

 

Perché “Aurora”? Perché la prostituzione è una realtà da affrontare, perché è una condizione imposta da gente senza scrupoli e per uscire da questo incubo c’è bisogno di solidarietà, comprensione e volti amici.

L’obbiettivo dell’Associazione “Aurora” nata all’interno del gruppo Caritas, del gruppo Missionario e Migrantes è dare speranza, possibilità di reinserimento, di riscatto alle ragazze di strada in una società che le ha tradite, umiliate, svuotate di valori, tentato di annientare la loro personalità, isolandola e creandola un mostro per assoggettarla senza contrasti di voleri di gente senza scrupoli.

 

Dignità, Casa, Lavoro è il grande progetto.

 

Dignità fatta di amicizia, incontri regolari sulla strada (ogni settimana), ascolto, fiducia, solidarietà alla persona, riscoperta di valori comuni: la pace, la libertà, l’uguaglianza, la preghiera dando l’opportunità in ogni incontro di leggere in inglese, i testi della liturgia domenicale.

 

Casa: sistemazione decorosa in ambiente sano con supporto di amicizie vere, leali, disinteressate, sincere.

 

Lavoro: formazione lavoro per acquisire abilità manuali, ritmo, impegno, fiducia nelle proprie possibilità, per poter essere inserite in ambienti lavorativi di produzione o servizi.

Il risultato inizia ad essere soddisfacente, perché vedendo le altre che hanno raggiunto l’obbiettivo di dignità-casa-lavoro aumenta in loro la forza di fare altrettanto.

 

Noi come volontari dell’Associazione continueremo a fare il possibile, perché sempre più ragazze possano riavere il loro nome di battesimo, la loro dignità di donne ed essere persone libere di scegliere i percorsi più consoni per aiutare le loro famiglie di origine.

 

ABBIAMO BISOGNO DEL TUO AIUTO!

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Associazione “AURORA” Alba di un nuovo giorno (O.N.L.U.S.)

Via Carlo Alberto, 3

12060 Pollenzo – Bra – (Cuneo)

Tel. 0172. 45.81.10

 

 

Dicembre 2002/63

 

 

ASSOCIAZIONE “OPPORTUNANDA”

cultura e iniziative nella realtà del disagio

 

 

Ci dice Giacomina, la coordinatrice dell’Associazione:

 

L’associazione Opportunanda nasce a Torino, come gruppo spontaneo, nel gennaio 1994 per dar vita al giornale di strada “La città invisibile”.

Nel 1995 assume veste giuridica come Associazione di Volontariato con l’obiettivo di intervenire per il miglioramento delle condizioni di vita delle persone “Senza Dimora”.

Nel novembre 1997 partecipa “all’Emergenza Freddo” con l’intento di offrire alle persone “Senza Dimora” l’opportunità di acquisire una dimensione abitativa.

Nel 1998 gestisce per il Comune di Torino delle convivenze guidate ospitando 35 persone.

In collaborazione con i Servizi svolge azioni di accompagnamento sociale, segue persone di disagio, favorisce momenti di socializzazione nella propria sede; ogni attività mira a far emergere le capacità nascoste di ogni persona e dare ad esse, nei limite del possibile, un proprio spazio.

 

Si propone di promuovere iniziative di sensibilizzazione e informazione, progettare e sperimentare forma di intervento finalizzate ad una vita autonoma, dare voce e visibilità alle persone senza dimora.

 

Le proprie attività consistono in un centro di documentazione sulla realtà dell’esclusione sociale; in una redazione di un giornale di strada sensibile alle tematiche del disagio con la partecipazione diretta e attiva di persone che vivono tale situazione; consulenza e formazione per studenti e operatori del settore; mappatura dei servizi esistenti sul territorio; gestione e sperimentazione di progetti volti a migliorare le condizioni abitative e lavorative.

 

 

Per contatti, informazioni e collaborazioni:

 

Associazione OPPORTUNANDA

Via Sant’Anselmo, 21

10125 Torino

Tel./Fax. 011/650.73.06

E-mail: opportun@arpnet.it

 

 

 

 

Gennaio 2003/64

 

 

La COOPERATIVA “IL PONTE”

ha aperto altre botteghe…

per un “commercio equo e solidale” per tutti…

 

Ci dice Maria Teresa Messidoro, una volontaria tra i fondatori della cooperativa:

 

Il Ponte è una cooperativa SENZA scopo di lucro, per la promozione e diffusione dei prodotti del commercio equo e solidale con i Paesi del Terzo Mondo, oltre che per uno sviluppo sostenibile, rispettoso dell’uomo e dell’ambiente.

Nata nel 1989 a Giaveno ha sempre mantenuto un rapporto previlegiato con il Centro America appoggiando vari progetti popolari. Attualmente ha aperto  le botteghe ad Avigliana, Rivoli, Settimo, Pinerolo,  in provincia di Torino, spazi dove lavorano molti volontari di cui alcuni stipendiati: una possibilità per lavorare nel grande arcipelago del “no profit”.

Da alcuni anni il Ponte ha dato vita ad un progetto d’importazione diretta di artigianato da El Salvador, secondo i criteri del commercio equo e solidale, con Casa Las Artesanias: una organizzazione non governativa salvadoregna che da quasi 30 anni si adopera per garantire una vita dignitosa ai settori meno fortunati del paese.

Inoltre da anni il Ponte appoggia sia economicamente che politicamente progetti di educazione popolare: in questo momento riteniamo importante sostenere il progetto di scuola popolare di San Francisco Echeverria in El Salvador finanziando un educatore e acquistando del materiale didattico per una classe.

 

Per contatti, informazioni e collaborazioni:

 

Coop. di Giaveno – via Pacchiotti, 35 – tel. 011/93.64.611 – Fax. 011/93.76.466

E-mail: coop.ilponte@tiscalinet.it

 

 

Coop. di Avigliana – Piazza Conte  Rosso, 1 – Tel. 011.93.11.288

Coop. di  Rivoli – Via Santa Croce, 1 – Tel. 011.95.36606

Coop. di Pinerolo – Via Diaz, 15 – 10100 Torino

 

 

 

Febbraio 2003/65

 

Centro Interculturale ALMA MATER

Un luogo amico capace di sviluppare e sostenere attività culturali, sociali ed economiche delle donne

 

 

Ci dicono alcune volontarie del Centro Interculturale:

 

La storia inizia nel 1990 di un gruppo della Casa delle Donne di Torino e un gruppo di donne migranti che danno l’avvio di un progetto ambizioso: la costruzione di un centro interculturale delle donne. Con l’impegno comune di donne native e migranti, e grazie al sostegno del Comune di Torino e di molte altre associazioni femminili il centro “Alma Mater” (dal nome dell’edificio, ex scuola, che lo ospita) si apre nel dicembre 1993.

L’Alma Mater è una casa, uno spazio, dove si sono intrecciati, non solo uno, ma molti progetti e desideri delle varie donne che hanno lavorato per costruirlo e dalla molte che continuano a progettare e riprogettare assumendosene e condividendone le responsabilità.

Molte attività si sono e stanno realizzando: accoglienza, accompagnamento e mediazione culturale, laboratorio di lingua italiana, consultorio giuridico, spazio bimbi/e, centro di documentazione, banca del tempo, laboratorio di taglio e cucito, ristorazione etnica, ricerca di nuove opportunità di lavoro, collaborazione domestica, compagnia teatrale multietnica, incontri culturali, Ricerche, pubblicazioni e documentazione video.

Attualmente in collaborazione con la Ong Rete e la Coap è appoggiato un progetto in Bolivia con le donne popolari.

 

 

Informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Centro Interculturale delle Donne

Alma Mater

Via Norberto Rosa, 13/a

10100 Torino

Tel. 011.24.67.002 – Fax. 011.20.56.133

Internet – http://www.arpnet.it/alma

E-mail – alma@arpnet.it

 

Il Centro è aperto dal lunedi al venerdi, dalle 9,00 alle 18,00

 

 

 

 

Marzo 2003/66

 

http://www.retelilliput.org

 

Regalati la rete

Una campagna per sostenere il futuro di Rete Lilliput

Nel 2003 Rete Lilliput si impegna con forza per un’alternativa possibile.

 

 

Dalla pagina web:

 

Campagne e mobilitazioni per un mondo in cui le incontenibili pretese del WTO siano sostituite da un’economia solidale e di giustizia; in cui il crescente degrado ambientale venga eliminato da uno stile di vita più sereno, armonioso e leggero; in cui la pace duratura sia la normalità e non solo un’utopia per cui lottare. Coerentemente allo spirito lillipuziano, tanti piccoli esseri che uniti imprigionano il gigante, la costruzione della Rete dovrà essere il risultato di un impegno condiviso e partecipato e di uno sforzo comune, anche finanziario.

 

Molti sono i motivi per visitare il sito: per conoscere le date delle future iniziative su tutto il territorio nazionale: contro la guerra, comunicati stampa, appelli di vari organismi. E’ possibile iscriversi alle liste locali e a quella nazionale, ai gruppi tematici, poter leggere vari documenti estremamente interessanti come ad esempio quello sul Mai, sulle manipolazioni genetiche oppure cercare nel proprio motore di ricerca ciò che  interessa oltre naturalmente a poter accedere a vari

link amici. Cerchiamo di aiutarci a collegarci sempre di più non creando dei doppioni ma piuttosto un tassello in più per realizzare quel mondo più giusto dove ognuno di noi possa vivere con pari dignità.

Costruisci un’alternativa concreta insieme a Rete Lilliput. Aiutala con il tuo impegno. Sostienila con una donazione: Il versamento può essere effettuato con causale “Regalati la rete” sul c.c. 113500 intestato al Centro Nuovo Modello di Sviluppo – Rete Lilliput c/o Banca Etica ABI 05018  CAB 12100.

Sito –  http://www.retelilliput.org

 

Rete di Lilliput

 

E’ l’insieme di varie associazioni e persone che lottano per la giustizia che si sono uniti in rete (dall’idea di Padre Zanotelli di oltre un anno fa) per proporre cambiamenti concreti nella società e nelle politiche di governo. Si sono organizzati vari coordinamenti regionali dandosi appuntamenti operativi periodici.

Dal 6 all’8 ottobre 2000 si è tenuta la prima Assemblea della Rete a Marina di Massa dove si è potuto conoscersi, confrontarsi in gruppo ed in assemblea  ed è emersa la necessità di cercare nuovi stili di vita basati sulla “sobrietà” dove il benessere si può contrapporre al “volere a tutti i costi” del consumismo, dove la violenza si può contrapporre “all’occhio per occhio – dente per dente”, nonostante le dure battaglie che ci attendono nell’immediato futuro, a cominciare dal prossimo appuntamento dei G8 a Genova che si terrà nel luglio 2001.

Per vivere la Rete di Lilliput ha bisogno della vita di tutte le persone, unite in vari coordinamenti con le tante che la arrichiscono, migliaia di uomini e donne hanno iniziato a camminare con la consapevolezza che la propria specificità può diventare l’azione comune per un presente ed un futuro migliore.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni: http://www.retelilliput.i

 

 

 

Aprile 2003/67

 

Da questo numero vogliamo presentare gli aggiornamenti di cinque progetti che continuano autonomamente con l’ausilio di molti volontari, giovani che hanno studiato presso “La Ghiaia”: in Brasile, in El Salvador ed in Honduras.

 

 

La Ghiaia: un’esperienza di scuola popolare

1 – in Italia

 

Ci dice Lina (educatrice):

 

La Scuola popolare è nata nel 1975 a Berzano San Pietro, in provincia di Asti per un’esplicita richiesta, per il bisogno che esprimevano i ragazzi presi in affidamento alla famiglia che vive in questa cascina. Subito dopo ha tentato di rispondere alla domanda di adulti analfabeti intenzionati a conseguire la licenza elementare e media e giovani che, per motivi economici, avevano interrotto gli studi dopo la licenza media.

In questi ultimi anni la scuola popolare è stata aperta anche a giovani latinoamericani per preparare maestri popolari che, tornando ai loro paesi d’origine possono creare centri di alfabetizzazione. A partire dagli interessi, dalle persone e dalle situazioni si è cercato di costruire percorsi didattici che vanno ben al di là del “programma ministeriale”. La scuola ha tentato di partire non da grandi analisi teoriche per arrivare alla realtà, ma dalla realtà del quotidiano per giungere all’elaborazione di diverse teorie e per acquisire la capacità di interiorizzazione e di astrazione.

 

Ci dice Roberta, a nome degli studenti:

 

Noi lavoratrici e lavoratori, che ci troviamo a studiare alla Ghiaia per conseguire la maturità e per seguire i corsi universitari desideriamo ringraziare tutte le amiche e gli amici volontaria che collaborano dedicandoci del tempo per seguirci nelle lezioni, fornendoci libri e materiale didattico.

La nostra esperienza prosegue ed è anzi più attiva che mai, perché molti di noi devono conseguire la maturità per conservare il posto di lavoro o per accedere ai corsi di riqualificazione.

Siamo italiani e stranieri e abbiamo sempre il problema delle lingue, per cui se qualcuno tra gli amici ci potrà aiutare in inglese sarà molto ben accetto.

La metodologia della scuola popolare, ci permette di tentare  di capire in modo critico i problemi nazionali e internazionali e di prepararci per essere in grado di dimostrare che un altro mondo è possibie.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Scuola Popolare “La Ghiaia” (Lina)

14020 Berzano San Pietro (Asti)

Tel. 011.992.00.36

e-mail: s.pop.laghiaia@virgilio.it

 

 

 

Maggio 2003/68

 

 

La Ghiaia: un’esperienza di scuola popolare

2 – in Italia

 

In ricordo di Elio Taretto: il Centro Interculturale L’AQUILONE

 

 

Ci dice Simona: (educatrice)

 

A settembre sono ricominciate le attività pomeridiane dopo un’estate molto intensa durante la quale abbiamo accolto circa 20 bambini ogni giorno, tra i quali moti piccoli da 0 a 4 anni.

Il Centro è stato un servizio per molte mamme sole che hanno lavorato tutta l’estate e non avrebbero saputo a chi affidare i bambini.

Grazie all’ospitalità di Rita e delle sue consorelle, suore del Sacro Cuore, abbiamo anche trascorso in luglio una settimana di vacanza a Genova con i bambini.

La casa di Pino d’Asti è ancora più accogliente e raccolta dopo i lavori di ristrutturazione della cucina: ringraziamo voi che avete collaborato in diversi modi. Dall’inizio dell’anno scolastico i bambini arrivano per l’ora di pranzo e trascorrono il pomeriggio insieme: giocano e studiano. Noi cerchiamo di accompagnarli affinchè crescano confrontandosi e riflettendo su ciò che accade intorno a noi. I primi bambini che avevamo accolto ora sono grandi, alcuni frequentano già le scuole superiori con impegno e entusiasmo. Angelo ha compiuto tre anni e frequenta la scuola materna. Camilla a febbraio lo raggiungerà . Rosario prepara la quarta elementare, ha superato molte difficoltà e stà imparando con successo.

I bambini a Natale hanno realizzato un albero di Natale alternativo, hanno appeso cartoncini che riportano i problemi della gente anziché le palline colorate.

Siamo stati tutti impegnati nella campagna di Emergency “via l’Italia dalla guerra”. Convinti che la pace si costruisce giorno per giorno con l’impegno coerente, continuiamo a lavorare insieme a voi sperando che i bambini non debbano pagare sempre le conseguenze delle nostre responsabilità.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Centro Interculturale L’Aquilone

14020 Pino d’Asti (Asti)

Tel. 011.992.54.48 (Simona)

e-mail: s.pop.laghiaia@virgilio.it

 

Giugno/Luglio 2003/69

 

 

La Ghiaia: un’esperienza di scuola popolare

3 – in Brasile

 

GRUPO PE’ NO CHAO: l’educazione di strada a Recife

 

Ci dicono Jocimar e Vera (educatori di strada):

 

Il gruppo di Appoggio Mutuo “Pè No Chao” è un’espressione della società civile senza fini di lucro che agisce sull’area dell’educazione di strada dall’agosto del 1994, nelle strade della città di Recife, svolgendo azioni educative con i bambini e gli adolescenti che vivono e/o dormono sulla strada, ossia che fanno della strada il loro spazio di sopravvivenza.

 

Come sa da tempo chi è collegato con noi via e-mail, stiamo organizzando un viaggio in Italia con un gruppo di ragazzi, dovremmo essere lì tra maggio e giugno 2003.

Con questo viaggio ci proponiamo una serie di esperienze centrate sull’apprendimento interculturale nelle espressioni artistiche, nelle metodologie applicate fra ragazzi ed educatori italiani e brasiliani. Intendiamo offrire la possibilità ai bambini del gruppo “Pè No Chao” di conoscere le diverse realtà di un mondo lontano e allo stesso tempo vicino per la grande solidarietà che si è sviluppata in questi anni.

Desideriamo che gli amici italiani conoscano il percorso pedagogico che abbiamo fatto insieme.

Siamo convinti che questa iniziativa potrà promuovere un maggiore e diretto rapporto tra i ragazzi di Recife e i loro coetanei italiani. Questa è la speranza che ci ha indotti a sognare questo viaggio, i gruppi di Verona, Saronno, Reggio Emilia, Ivrea, Romano Canavese, Lauriano e la Ghiaia vi informeranno circa le date precise e l’organizzazione delle settimane.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Scuola Popolare “La Ghiaia”

14020 Berzano San Pietro (Asti)

Tel. 011.992.00.36

e-mail: s.pop.laghiaia@virgilio.it

 

 

 

Agosto/Settembre 2003/70

 

La Ghiaia: un’esperienza di scuola popolare

4 – in Salvador

 

Ci dice Catalina (educatrice):

 

Pusthan è un villaggio indigeno che sorge alle falde del vulcano Izalco, il famoso “Volcan Pueblo”, 15.000 abitanti di cui 3.000 minori di 15 anni lavorano nei cafetales, le donne creano  prodotti artigianali che sono costrette a vendere a basso prezzo. Non esisteva una scuola materna: dopo aver studiato a “La Ghiaia”, con il suo aiuto abbiamo aperto una scuola per dare uno spazio ai bambini e ai loro genitori che possono collaborare (nell’orto, nella cucina, etc.) anche loro.

Con il vostro aiuto in questi anni la nostra comunità  ha compiuto un cammino che le ha cambiato volto. Man mano che ci rendiamo conto di ciò che accade nel mondo tormentato da guerre, carestie, malattie infettive e soprattutto da ingiustizie vi siamo sempre riconoscenti per avere scelto di accompagnare questa esperienza.

Per questo Natale ci siamo augurati la pace nel mondo, noi non ci stanchiamo di faticare per costruire un mondo più giusto perché sappiamo che anche voi siete impegnati in questo progetto.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Scuola Popolare “La Ghiaia”

14020 Berzano San Pietro (Asti)

Tel. 011.992.00.36

e-mail: s.pop.laghiaia@virgilio.it

 

 

Ottobre 2003/71

 

La Ghiaia: un’esperienza di scuola popolare

5 – in Honduras

 

Ci dicono Quita e Sergio, (educatori):

 

Il progetto educativo “El Porvenir” in Honduras è una zona collinare boschiva a 50 chilometri da San Pedro Sula, lontano dai fiumi e dai rischi di alluvione.

Abbiamo voluto costruire un centro educativo che garantisca nido, scuola materna e mensa ai bambini garantendo a loro e alle famiglie un ambulatorio e una farmacia.

Coinvolge anche gli adulti nel centro offrendo anche dei corsi di alfabetizzazione. Durante il 2002 abbiamo fatto il possibile per proseguire con le mamme le attività con i bambini. Abbiamo iniziato un programma di promozione della comunità e di formazione dei responsabili per riformulare la proposta  socio-educativa e darle un nuovo impulso. E’ necessario un lavoro più organico e continuativo con le famiglie, perché esse vivono in una situazione di tale miseria e abbandono che non è facile motivarle ad un’esperienza educativa. Infatti a tre anni dal loro insediamento nella zona nulla è stato fatto dal comune per collegarli ad una strada, per allacciare acqua, luce e telefono, per mandare un medico e aprire una scola pubblica.

Il nostro piccolo centro si trova a dover supplire a tutte le esigenze, ma richiede la presenza continua di qualcuno di noi per risolvere i conflitti che in tale situazione facilmente si possono verificare. Continuate a sostenerci con la vostra amicizia: è il più bel dono per noi.

 

Tra i nostri Sogni appassionati c’è il Sogno della Speranza:

Speranza che l’uomo riscopra l’Armonia persa con la Natura

Speranza che la lotta per la Vita vinca sulla lotta per la Morte

Speranza che TUTTI possiamo imparare a SOGNARE come il bambino,

che non è più con noi fisicamente, perché fu sterminato oltre 2000 anni fa.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Scuola Popolare “La Ghiaia”

14020 Berzano San Pietro (Asti)

Tel. 011.992.00.36

e-mail: s.pop.laghiaia@virgilio.it

 

 

 

 

Novembre 2003/72

 

Un appello Damjan, Nebojsa e Ana

a cura del CAP – Collettivo Azione Pace Onlus

 

Ci dice Vincenzo La Montagna, presidente del collettivo:

 

Il CAP – Collettivo Azione Pace Onlus nasce nel 1993 durante le guerre nei Balcani con l’emergenza dei campi profughi. Tra le molte attività che svolge sia in Italia che all’estero, negli ultimi anni il CAP si è specializzato nel fornire aiuto a minori stranieri con problemi sanitari provenienti dalla ex Jogoslavia. In particolare si occupa di:

  1. a) agevolare le pratiche burocratiche per il soggiorno in Italia presso la Questura, il Tribunale dei Minori, l’assistente sociale, ecc;
  2. b) provedere direttamente al trasporto di minore e genitore o indirettamente tramite altri enti associazioni (es. SFOR) per i controlli post-operatori;
  3. c) garantire sistemazione abitativa e vitto per minore e genitore durante il soggiorno a Torino;
  4. d) fornire una presenza costante anche per attività di ricreazione e di svago per il minore e il genitore durante i lunghi soggiorni in Italia.

 

In questi ultimi anni l’associazione ha seguito e continua a seguire:

–          Emir. 16 anni bosniaco, leucocemico trapiantato di midollo osseo a Torino.

–          Nemanija, 8 anni, serbo, trapiantato di fegato e reni a Torino.

–          Neven, 16 anni, croato, operato al femore e anca a Genova.

Da giugno 2003 altri tre minori, già arrivati in Italia, hanno bisogno di aiuto.

–          Damjian, 5 anni, bosniaco, attualmente dializzato, in attesa di trapianto di rene; cui necessitano 38.000 euro che non dispone, in quanto bosniaco, di una Convenzione per le cure mediche.

–          Nebojsa, 8 anni, attualmente dializzato, in attesa di trapianto di rene, necessita di 4.000 euro.

–          Ana, 15 anni, serba, attualmente dializzata, in attesa di trapianto di rene, necessita di 4.000 euro.

 

La nostra associazione porta avanti altre iniziative come l’asilo di Josipdol; quest’estate un gruppo di noi è stato impegnato in un campo estivo di animazione con l’obiettivo di formare un nuovo gruppo di animatori che nell’estate del prossimo anno possa auto organizzarsi in completa autonomia.

In Italia abbiamo partecipato a manifestazioni della Pace, alla Tre giorni del Volontariato a Torino e organizzato una cena multietnica che prevedeva ben 16 piatti alla cifra di soli 6 euro.

Quest’ultima iniziativa è stata significativa e utile ed ha contribuito a raccogliere fondi per la nostra associazione.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

Collettivo Azione Pace Onlus

Internet: http://www.caponlus.org

E-mail: enzolamo@tin.it

Cell. 329.34.33836

Per eventuali sottoscrizioni:

Banca Etica ABI: 05018 CAB: 12100

c/c n. 104981 intestato a Collettivo Azione Pace Onlus

 

 

 

 

Dicembre 2003/73

 

LA CITTA’ “INVISIBILE” ma “VIRTUALE”:

alcuni siti da consultare per il nostro impegno.

 

Ci sembra fare cosa utile segnalarvi alcuni suggerimenti di siti informativi sulla pace, solidarietà, volontariato, etc. Da tenere sotto controllo quando volete conoscere e/o sapere delle informazioni alternative dal mondo del volontariato per un altro mondo possibile.

 

Siti Pacifisti

 

http://www.peacelink.it

“Telematica per la Pace”, associazione di volontariato che collabora con altri.

http://www.unimondo.org  Tematiche sociali e terzomondiste.

http://www.nonviolenti.org  del Movimento non violento, on-line la rivista “Azione non violenta”.

web.tiscali.it/traduttoriperlapace

libera associazione di traduttori di ogni paese e nazionalità.

http://www.bandieredipace.org

è il sito che invita ad esporre le bandiere sui balconi e sostiene la campagna “Fuori l’Italia dalla guerra” cui fanno parte altri organismi.

http://www.fermiamolaguerra.it

è il sito che propone mobilitazioni contro la guerra in Iraq e per la pace e la giustizia in Medio Oriente.

http://www.unponteper.it

nata come campagna contro la guerra, si è costituita in associazione per continuare nell’attualità.

 

Siti di Documentazione sulla Pace

 

http://www.arpnet.it/regis

è il sito del Centro Studi Sereno Regis di Torino.

http://www.regione.toscana.it/pace

è il sito Sistema Regionale Toscana che diffonde molta documentazione.

http://www.provincia.venezia.it/esodo

sito del Centro della Pace (e della rivista Esodo) di Venezia.

http://www.cppp.it

del Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti diretto da Daniele Novara.

http://www.comitatopace.it

del Comitato per la Pace del magentino.

http://dex1.tsd.unifi.it/ig/it/infdex.htm

del Centro di filosofia del diritto internazionale e della politica globale.

http://www.attac-cuneo.it

è il sito di Cuneo dove si possono trovare notizie, collegamenti e attività svolte.

 

Siti di Contro-Informazione

 

http://www.megachip.info

dell’associazione Megachip Onlus.

http://www.infoguerre.com

è un’agenzia stampa in francese.

http://www.warnews.it

è una cronaca degli attuali conflitti armati nel mondo.

http://www.disinformazione.it

più di 250 pagine di web di notizie “oltre la verità ufficiale.

http://www.ilportofranco.org

articoli presi dalle più svariate fonti, iniziative, etc.

http://italy/indymedia.org

è una rete gestita collettivamente per una narrazione della verità.

http://www.informationguerrilla.org

“Independent people against media hypocrisy” (in italiano).

http://www.sherwood.it

sito di controinformazione sui conflitti, movimenti, sui diritti di cittadinanza e sull’America Latina.

http://www.e-left.it

controinformazione politica e culturale.

http://www.promiseland.it

è il sito di un’associazione che intende promuovere argomenti non di facile reperibilità.

http://www.alternatives.ca

sito canadese (in francese).

http://www.republique.ch

sito svizzero (in francese).

http://www.carta.org

del periodico cartaceo, a cura de Il Manifesto.

http://www.banchearmate.it

bloccare l’iniziativa di legge sulle armi.

 

Siti Informativi più generali

 

http://www.internazionale.it

sito on.line dell’omonima rivista cartacea.

http://www.feltrinelli.it

al collegamento Pace appare la biblioteca e vari contributi contro la guerra.

http://www.monde-diplomatique.fr

sito on-line dell’omonima rivista (in francese).

http://www.ilmanifesto/MondeDiplo/

versione italiana dell’omonima rivista francese.

http://www.retelilliput.org

è una rete di associazioni e gruppi impegnati nel volontariato.

http://www.reteblu.org

interessante il dossier sulla guerra in Irak.

http://www.misna.org

è il sito della Missionary service news agency, degli Istituti

Missionari Italiani.

http://www.emergency.it

dell’associazione omonima cui fa parte il dottor Gino Strada

 

 

Gennaio 2004/74

 

Un nuovo sogno da realizzare

Associazione La Ragnatela

 

Ci dice Francesco, dell’Associazione:

 

Come simbolo dell’Associazione si è scelto la ragnatela per indicare che la solidarietà deve necessariamente espandersi, allargarsi, creare altra solidarietà.

Una Solidarietà che, come una ragnatela, tesse sempre nuovi rapporti, occupa nuovi spazi,

coinvolge gruppi e singoli per condividere un impegno sociale e culturale che permetta, ai più

poveri ed ai più svantaggiati, di pensare e realizzare un futuro diverso e migliore.

Le attività e i progetti in Italia, in Nicaragua ed in Africa, nascono dalla rielaborazione di un

lavoro svolto nel campo del disagio giovanile e della solidarietà sociale, attraverso l’impegno quotidiano in tutti quei settori e con tutte quelle persone che incontriamo quotidianamente:

ragazzi abbandonati, famiglie disperate, giovani ormai incanalati sulla strada della delinquenza, adulti schiavi dell’alcool e della droga, anziani abbandonati e popoli del sud del mondo

sfruttati ed ancora oggi schiavizzati dalle potenze economiche.

Tutte queste persone e situazioni sono accomunate da un unico e comune denominatore: la

povertà e la mancanza di speranza. Per noi sono i “compagni di strada”. Il nostro impegno consiste soprattutto nell’attivare risorse, cercando di sfruttare principalmente quelle locali. Si vuole far capire che gli interventi o i cambiamenti culturali devono autogenerarsi, e che la popolazione locale deve essere protagonista di questo percorso di crescita delle risorse, che può

favorire il superamento di situazioni di disagio ed emarginazione. Non devono quindi pensare

che questi cambiamenti arrivino in modo gratuito dall’esterno.

Crediamo che sia fondamentale la territorialità di ogni intervento e la promozione di strategie

di lavoro di rete nella valorizzazione della specificità di ciascuno e dei valori di cui è portatore.

Diventa sempre più necessario coinvolgere la comunità locale nel ragionare sui problemi,

nell’individuare le possibili soluzioni, nel tentare delle risposte. Persuasi, che progettare

sia prima di ogni cosa, la capacità di disegnare un sogno e di condividerlo, forti dell’esperienza

passata, dei tentativi fatti, degli errori commessi, degli obiettivi raggiunti.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione “La Ragnatela”

Corso Moncalieri, 494/8

10100 Torino

Tel. 011.66.12.083 – 348.23.12.566

(Francesco Rocco)

Web: http://www.la-ragnatela.it

e-mail: associazione@la-ragnatela.it

 

 

 

Febbraio  2004/75

 

Allevamento animali da latte

UNIFAM: India – Mahila Mandals

 

Ci dice Giovanni Carello (presidente dell’Unifam):

 

Le donne formano un gruppo silenzioso, di spettatrici passive. Infatti non conoscono la loro

forza e i loro carismi, né esistono vere organizzazioni per le donne; non possono alzare la voce,

né protestare. Le donne subiscono ingiustizie e atrocità; questo sconvolge tutto il loro modo di

vivere, sia nei villaggi, sia nelle città. Le donne costituiscono la metà della popolazione

dell’India. Paragonandole agli uomini, esse non sono fonti significative di reddito, poiché

svolgono lavori di casa o lavori non retribuiti; il 90% sono anche analfabete. La società è per lo

più patriarcale, dominata dagli uomini, i quali vanno avanti e progrediscono grazie alla religione, alle scuole, ai libri, al codice. Le donne hanno perciò sviluppato un senso di inferiorità e di sottomissione e la grande disuguaglianza continua. Vengono considerate cittadine di secondo ordine se non peggio. Un bimbo è considerato una fonte di guadagno mentre una bimba una

fonte di spese. Perciò si chiede una grande somma come dote per il matrimonio. Per raggiungere una condizione di parità tra gli uomini e le donne ci vorrebbe un’educazione con l’incoraggiamento a superare il senso d’inferiorità. Il numero di donne nella vita pubblica non

ha avuto un grosso aumento, in gran parte a causa degli uomini che non perdono occasione per

denigrare le donne e sfruttarle sessualmente. Una ragazza deve dipendere prima dal padre,

poi dal marito e infine dal figlio. Questo nega alle donne l’indipendenza e la dignità umana. Il

lavoro svolto dalla donna non viene valutato e il matrimonio è essenziale per la sua sicurezza e

protezione. La sorte delle donne nei villaggi è peggiore perché non solo sono analfabete ma

ignorano anche i loro diritti. Subiscono discriminazioni in tutti i campi. Devono subire una doppia discriminazione: innanzitutto per essere donna ed in secondo luogo per vivere in un ambiente dove le ingiustizie sociali fanno parte della vita. Le tendenze e le tradizioni della società e gli avvenimenti di oggigiorno presentano un quadro deludente per il loro futuro. Alla grande maggioranza delle donne viene ancora negato il diritto alla proprietà, anche se si tratta della madre o della sorella. Lo scopo del nostro progetto è di acquistare e allevare animali da latte (bufale) per superare la povertà. Le donne attraverso un’organizzazione femminile potranno lavorare tutto l’anno, pagare debiti e pagare mutui, pensare alla famiglia. In questo modo la

condizione sociale delle donne sarà migliorata.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

UNIFAM onlus

Via Verolengo, 149/A, 10149 Torino

Tel. 011.453.08.30 – Fax. 011.956.42.01

http://www.unifam.it

e-mail: associazione@unifam.it

 

 

Marzo  2004/76

 

ASSOCIAZIONE SAN MARTINO

 

C i dice Matilde Caffaro, una volontaria dell’Associazione:

 

L’Associazione San Martino è nata da un gruppo di amici nel 1996 che prestano la propria opera in modo completamente gratuito e si prefigge, con le proprie attività, di operare per il rispetto della dimensione umana e religiosa di ognuno.

I finanziamenti derivano dalla partecipazione alle attività: le varie attività saranno condivise con i partecipanti; ogni attività viene realizzata grazie alla preziosa e disinteressata collaborazione di molti amici che mettono a disposizione lavoro di strutture nonché dalle quote associative annuali.

L’opera della San Martino è prettamente rivolta al territorio di Torino su progetti finalizzati all’accoglienza in una casa comunità di donne immigrate sole, in stato di gravidanza o con bambini in tenerissima età, collaborando alla ricerca di un lavoro e di un’abitazione autonoma che consenta loro di vivere con dignità nel nostro Paese. Aiuta attraverso borse di studio ragazzi iscritti alla scuola media superiore con gravi problemi famigliari.

L’Associazione inoltre collabora con il popolo Eritreo, attraverso l’opera in loco dei Padri Cappuccini. Ha finanziato lo scavo di un pozzo per l’approvvigianamento  di acqua potabile destinata a 150 famiglie nella zona montana di Embaliho – Mehlab; tramite l’opera di Padre Andrea Gazo, si occupa di progetti mirati alle esigenze della comunità giovanile di Padre Agatangelo ed al sostentamento di un gruppo di orfani di guerra ad Asmara.

 

Per informazioni, contatti,

collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione San Martino Onlus

Via Balme, 18

10143 Torino

e-mail: matildecaffaro@yahoo.it

 

 

Aprile 2004/77

 

Honduras: ragazzi sulla strada al Porvenir

 

La Scuola Popolare La Ghiaia ci ha mandato gli auguri di Natale e ci ha raccontato la difficile situazione che si vive al Porvenir.

 

Il progetto del Porvenir stà attraversando momenti molto delicati e difficili per la grave situazione di abbandono e di violenza che vive tutto l’Honduras.

Quita ci ha raccontato che, nonostante tutte le richieste rivolte al Comune di Choloma, non

sono stati effettuati gli allacciamenti della luce e dell’acqua, per cui molte famiglie se ne sono andate. Solamente 10 delle famiglie che inizialmente avevano preso dimora al Porvenir sono rimaste nelle loro case. Tutti gli altri hanno deciso di andarsene per la mancanza di questi

servizi di base. Continua a non esserci il medico, l’unico spazio sociale a disposizione della

gente è il nostro centro, che si è limitato ad offrire la scuola materna

e la mensa. Il luogo è però abitato da un grande numero di persone: si tratta di gruppi, famiglie,

disperati che non sanno dove andare e che, per un periodo, mentre cercano casa, si stabiliscono a El Porvenir. Questo movimento di persone rende instabile e provvisorio anche tutto il lavoro che si

può fare con i bambini e con le loro famiglie, tuttavia Quita e gli altri operatori sono molto determinati a continuare per dare almeno un riferimento alle persone che passano da questo luogo. La cosa peggiore è che in quest’ultimo anno è aumentata molto la violenza: bande di ragazzi arrivano al Porvenir, irrompono nelle case, rubano e ammazzano.

L’intera famiglia di una delle mamme collaboratrici è stata così sterminata, si è salvato solo

il bambino che si trovava al Centro nel momento dell’agguato. Gli educatori non sanno quale sia

stato il movente di tale delitto, la gente è tutta impaurita, ma di notte al buio, capita di tutto.

Abbiamo valutato con Quita il rischio che corrono le persone impegnate nel progetto e abbiamo

pensato che sarebbe opportuno che una istituzione appoggiasse l’opera; gli educatori cercheranno

di contattare la Caritas o qualche Ong, ma è molto difficile che qualcuno se ne faccia carico.

Avrebbero bisogno di medicine, ma non trovano neppure più medici disponibili ad andare una volta alla settimana al Centro proprio per la violenza che imperversa.

È sicuramente molto difficile lavorare in questa situazione, la gente non è radicata, non sente di

appartenere alla comunità e quindi, a parte le 10 famiglie dei primi abitanti, è difficile organizzare la vita sociale. La gente è molto delusa, chiede la scuola elementare per numerosi bambini che crescono analfabeti, ma c’è veramente bisogno di un appoggio istituzionale serio.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

Scuola Popolare “La Ghiaia”

14020 Berzano San Pietro (Asti)

Tel. 011.9920436

e-mail: s.pop.laghiaia@virgilio.it

 

 

Maggio 2004/78

 

Cooperativa LA RINGHIERA

Alla ricerca di un tetto anche per gli immigrati

 

Nel numero scorso di “TDF”, marzo, è stata presentata l’iniziativa in memoria di Padre Celestino Taretto, nella quale i contributi raccolti verranno devoluti alla cooperativa “La Ringhiera”, che è stata presentata su queste stesse pagine quattro anni fa. Ci sembra utile ripresentarla…

 

Ci dice Padre Stefano:

 

…il nostro scopo è di acquistare piccoli appartamenti, monolocali, mansarde soprattutto nella

zona vecchia di Torino (dove appunto ci sono ancora alloggi con lunghe ringhiere sul cortile),

ristrutturarli secondo le norme igienico/ abitative ed affidarli ad emigrati, dietro ad un

rimborso spese mensile…la cooperativa si fa pure garante, presso i proprietari, della gestione del loro alloggio per un periodo concordato attraverso un “comodato”, assumendosi pesi e responsabilità della gestione…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

Padre Stefano Campana

Via Giardino, Monte dei Cappuccini

Torino – Tel. 011.66.04.414

giugno/luglio  2004/79

 

Dove si trovano i cattolici

stranieri a pregare a Torino

 

Ci sembra di fare cosa utile segnalare gli indirizzi delle comunità straniere nella città di Torino dove e quando si incontrano a pregare: un’opportunità di  trovarsi insieme e  realizzare attività comuni.

 

R0MENI CATTOLICI (Lingua Rumena)

Chiesa Parrocchiale Madonna del Carmine – Via del Carmine, 3

Messa festiva: ore 8 e ore 11 – giorni feriali ore 18

Responsabile: Giorgio Miclaus gmiclaus@libero.it

 

LATINOAMERICANI (Lingua Spagnola)

Chiesa dell’Istituto Figlie di Maria Ausiliatrice – Via Campiglione, 5

Messa festiva: ore 10,30

Responsabile: don Piero Ottaviano tel. 011.434.00.81

Referente: Suor Assunta Bergamini tel. 011.38.539.55

 

FILIPPINI (Lingua ufficiale TAGALOG e INGLESE)

Chiesa San Giovanni Battista – Corso Vittorio, 3

Messa festiva: ore 12

Responsabile: don Giovanni Benna tel. 011.65.90.696

 

NIGERIANI (Lingua inglese): ECMENICA

Cappella Istituto Sacra Famiglia – Via Feletto, 10 – Celebrazione Ecumenica

Messa festiva: ore 10,30

Responsabile: Padre Mfoi Damas tel. 339.60.85.132 damasalexi@yahoo.it

 

BRASILIANI

Cappella Istituto Missioni Consolata – Corso Ferrucci, 12

Messa al sabato ore 16 (mensile)

Referenti: Suor Ludovica Perotti, Suor Valenziana Olivieri  tel. 011.24.62.092

Celebrante: Padre Renato Martino  tel. 011.44.00.400

 

ALBANESI  Comunità Cattolica e Giovani

Centro Andrea – Cappella dell’Istituto “La Salle” – Via Lodovica, 14

Incontro con Messa: ore 10, domenicale per giovani in albanese e italiano

Referenti: Fratel Egidio tel. 011.819.52.55 – Padre Polizza tel. 011.52.24.221

 

AFRICANI FRANCOFONI

Chiesa S.Anna – Via Consolata, 20

Messa festiva: ore 10,30. Catechesi dopo la messa

Referente: Padre Manolo Grau mgrau@libero.it

 

COMUNITA’ LATINO AMERICANA (Lingua spagnola)

Chiesa Gesù Crocefisso – Via Giaveno, 39

Parroco: don Francesco Oddenino

Messa Festiva ore 11

Referente: Padre Bernardo Bono tel. 011.44..00.400

 

COMUNITA’ ANGLOFONA AFRICANA ed ALTRI (Lingua inglese)

Chiesa Confraternita di San Rocco – Via San Francesco d’Assisi, 1

Messa Festiva: ore 11,15 – Catechesi e coro: venerdi ore 21.

Referenti: Padre Peter Kilisara  tel. 333.633.82.47 – kilisara@tiscali.it

Padre Damas Mfoi  tel. 339.60.85.132 – damasalexi@yahoo.it

 

COMUNITA’ POLACCA

Chiesa San Giorgio – Via Barrili, 12

Messa in polacco: la prima e la terza domenica del mese ore 10,30

Referente: don Tomass Klmczak  tel. 348.062.09.73

Suore Missionarie Cristo Re   te. 011.304.24.28

 

MINORI DI DIVERSA NAZIONALITA’ e FAMIGLIE (Asai)

 

Inoltre si ritrovano: giovani adolescenti stranieri di diverse nazionalità con famiglie

Presso l’ASAI – via Sant’Anselmo, 27

Giorni d’incontro:  al lunedì e al sabato

Referente: Sergio Durando tel. 011.24.62.092

 

 

Per Informazioni, contatti, collaborazione e per saperne di più:

 

UFFICIO PASTORALE MIGRANTI

Via Ceresole, 42 – 10155 Torino

Tel. 011/24.62.092 – 011/24.62.443

Fax. 011/20.25.42

E-mail: migranti@diocesi.torino.it

http://www.diocesi.torino.it/migranti

 

 

 

Agosto/Settembre  2004/80

 

MAG 4: Strumenti di finanza etica

e di economia sociale

 

Una proposta ricca di valori e di garanzie per il futuro deve individuare le idee su cui si possono costruire nuovi modelli, nel rispetto della persona, nella valorizzazione della diversità

e nella consapevolezza che la Terra è oggi un unico grande villaggio dove tutto ciò che succede

interagisce.

 

…per creare un sistema economico dove i risparmi facciano nascere solidarietà lavora da molti anni il Gruppo Mag. Le cooperative indicate a fianco, in collaborazione con la Mag 4 Piemonte e con il CTM Altromercato, fanno raccolta di prestito sociale finalizzato a sostenere i progetti del settore nonprofit: Commercio Equo e Solidale con i Paesi del Sud del Mondo, cooperative di solidarietà sociale, associazioni legate alla tutela dei diritti umani, della difesa dalla salute e dell’ambiente etc…Ciascuno di noi può aprire un deposito di risparmio presso queste cooperative. Aiutiamoci e aiutiamole a diffondere una cultura di economia solidale

 

 

Coop. Sociale San Donato e Coop. Sociale La Tenda

Via Gaglianico, 22 – Torino

Tel. 011/77.64.397

 

Coop. Sociale I.SO.LA. /Equamente

Via Fratelli Vasco, 6b – Torino

Tel. 011/81.79.041

Via Pianezza, 12 – Collegno (TO)

Tel. 011/41.50.706

 

Coop. Il Ponte

Via Pacchiotti, 35 – Giaveno (TO)

Tel. 011/93.64.611

Piazza Conte Rosso, 1 – Avigliana (TO)

Tel. 011/93.11.288

Via Santa Croce, 1 – Rivoli (TO)

Tel. 011/95.36.606

Via Diaz, 15 – Pinerolo (TO)

Tel. 0121/77.888

 

Coop. Quetzal

Corso Langhe, 17 – Alba (CN)

Tel 0173/29.09.77

 

Coop. Della Rava e Della Fava

Via Carducci, 66 – Asti

Tel. 0141/35.40.61

Piazza Gioberti – Canelli (AT)

 

Coop. Camminare insieme

Via Fontanelle, 6 – Cuneo

Tel. 0173/34.44.00

 

Coop. Lo Pan Ner

Corso Lancieri, 13/E – Aosta

Tel. 0165/23.92.91

 

Coop. Raggio Verde

Via G. Mazzini, 12 – Cossato (BI)

Tel. 015/92.55.84

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Cooperativa Mag4 Piemonte

via Brindisi, 15

10152 Torino

Tel. 011/52.17.212 – Fax. 011/43.58.053

Internet: info@mag4.ithttp://www.mag4.it – oltre ai recapiti delle cooperativedel gruppo Mag4

 

 

Ottobre 2004/81

 

ADOTTA UN PROGETTO

Pensa che ogni uomo è tuo fratello

Un’iniziativa di Padre Ottavio Fasano

 

Le isole di Capo Verde sono dieci schegge nell’Oceano Atlantico al largo delle coste del

Senegal, sferzate dai venti e martoriate dalla siccità: per questo motivo, i Capoverdiani vivono una

costante lotta per la sopravvivenza. Qui dal 1947 i Frati Cappuccini sono impegnati nella:

 

Formazione religiosa, Scuole Materne, Formazione Professionale alberghiera e infermieristica…

 

Catechesi per gi adulti con le Comunità di Base (tipiche dell’America Latina) e con altri numerosi

progetti, ai quali tutti sono chiamati a collaborare:

 

  1. Radio Nova: nata nel dicembre 1992, dal 1999 trasmette 24 ore al giorno.
  2. Cisterne: Nella costante siccità dell’isola è importante approfittare con cisterne delle piogge che

possono cadere nei mesi di luglio e agosto.

 

Formazione: religiosi capoverdiani. Siamo convinti che il miglior servizio alla Chiesa capoverdiana

sia quello di far crescere il numero di religiosi e sacerdoti locali.

 

  1. Centro Socio Sanitario S.Francesco: l’opera in costruzione, situata all’interno di un’area di

20.000 mq, comprende la costruzione di 5 blocchi distinti.

 

  1. La tua solidarietà consiste inoltre nell’adottare a distanza un bambino/a, versando un contributo

mensile.

 

  1. Regalati un libro: Crocevia dell’Atlantico Sud

– Libro più VHS: Nell’Anima, Poesie di Padre Ottavio Fasano

 

Il nuovo dialogo tra i popoli per costruire la pace passa attraverso la solidarietà, nella convinzione che l’umanità è una sola”.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Padre Ottavio FASANO

Centro Missioni Estere Frati Cappuccini

A.M.S.E.S. onlus

Via Cesare Battisti, 103

12045 Fossano (Cuneo)

 

Tutti i contributi sono fiscalmente deducibili

 

 

Novembre  2004/82

 

AMAMI

 

Un’iniziativa di Padre Renato Kizito Sesana

 

Padre Kizito, Missionario Comboniano e già direttore del mensile Nigrizia. In Kenya è stato

fondatore di New People e di un agenzia stampa di notizie africane. È collaboratore di varie

testate e fondatore e direttore di Radio Waumini, emittente voluta dalla Conferenza Episcopale

Kenyana. Attualmente vive a Nairobi, in Kenya, presso il Centro di Kivuli. Dal 1995 si reca regolarmente tra i Nuba del Sudan realizzando con loro progetti di aiuto alle popolazioni locali.

Amani, che in kiswahili vuol dire pace, è un’associazione laica e una Organizzazione non governativa riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri. Amani si impegna particolarmente a favore delle popolazioni africane seguendo due regole fondamentali:

 

  1. a) curare lo sviluppo di un numero ristretto di progetti, in modo da poter mantenere la sua azione volontaria per limitare i costi;

 

  1. b) affidare ogni progetto ed ogni iniziativa sul territorio africano solo ed esclusivamente a persone del luogo:

 

Le principali attività di Amani sono le due case di accoglienza, Kivuli e la Casa di Anita per i

bambini e le bambine di strada di Nairobi e la difesa del popolo Nuba in Sudan vittima di un

vero e proprio genocidio. Inoltre Amani sostiene in Zambia il Mithunzi Centre, un progetto per i bambini di strada di Lusaka, che consiste in una piccola scuola in Kenya nel poverissimo quartiere di Libera e una compagnia di giovani attori che lavorano per una cultura di pace attraverso la mediazione dei conflitti: l’Amani People Theatre.

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Amani onlus – ONG

Via Gonin, 8 – 20147 Milano

Tel. 02/48.95.11.49 – 02/41.21.011

Fax. 02/45.49.52.37

 

Internet: http://www.amaniforafrica.org

e-mail: amani@amaniforafrica.org

 

Eventuali versamenti: c/c postale n. 37799202 intestato ad Amani onlus via Gonin, 8 20147 Milano

oppure sul c/c bancario n. 00000050310 Banca Popolare

Etica CIN G – ABI 05018 – CAB 12100, ricordando di

scrivere la causale del versamento e l’indirizzo completo.

Nel caso dell’adozione a distanza è necessario versare 26 euro mensili almeno per un anno.

 

 

 

 

Dicembre  2004/83

 

WORLD PRAYER

per la pace – oltre le differenze

 

Una veglia di pace per giovani di varie etnie: italiani, rumeni, sudamericani, africani, insieme

con canti e preghiere in varie lingue; mensilmente al giovedì alle ore 21 a Torino nella Chiesa

di San Rocco in via San Francesco d’Assisi, 1

 

Volontariato giovani… tanti modi per trasformare il mondo. La veglia di preghiera è organizzata

dall’Associazione “Amici di Lazzaro”…

 

“… è un gruppo di 80-90 giovani dai 18 ai 35 anni di varia estrazione, d’ispirazione cattolica

ma vi collaborano anche giovani di diversa estrazione che condividono gli ideali dell’associazione… l’ideale è il desiderio di andare incontro a tutte quelle persone che vivono situazioni di sofferenza, emarginazione e disagio. Non si può solo guardare. Siamo chiamati ad aprire il cuore, il portafoglio, la casa e il nostro tempo libero. E a farlo con fede in Gesù. Da qui il nome Amici di Lazzaro, che è il povero citato da Gesù nei Vangeli. Anche la preghiera e la fede in Gesu-Dio sono bisogni che i poveri mostrano di sentire e desiderare fortemente. I poveri ci insegnano tanto e forse potremmo dire che spesso sono loro l’associazione e noi le persone aiutate.

È uno scambio alla pari. Da amici…

Tutti i martedì sera ci troviamo nell’atrio della stazione Porta Nuova di Torino… tra operatori

e volontari per incontrare e accompagnare le persone che vivono momenti di disagio: ragazze costrette alla prostituzione, persone in difficoltà (per loro abbiamo anche uno sportello

in una nostra sede), persone senza casa. Siamo impegnati in attività di animazione con bimbi di strada torinesi, corsi di italiano per stranieri, raccolta di alimenti e materiali per i nostri poveri, in progetti all’estero, adozioni a distanza e a “distanza ravvicinata”, in campi di lavoro all’estero, nella World Prayer (veglia di preghiera)…

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione “Amici di Lazzaro”

Tel. 340.481.74.98

e-mail: info@amicidilazzaro.it

Sito: http://www.amicidilazzaro.it

 

 

Gennaio 2005/84

 

Identità e Differenza

Un Centro per le Culture

 

Dal 1° al 10 ottobre si è tenuta l’annuale manifestazione di “Identità e Differenza”.

Da oltre dieci anni viene organizzata nella città di Torino dal Centro Interculturale che prima aveva

sede in via Frattini nella zona di Mirafiori e ora in corso Taranto, all’interno della ex scuola Corelli,

quartiere di Torino dove ci sono state massicce ondate di immigrazione. La manifestazione

per molti anni si è svolta nel centro storico di Torino, mentre negli ultimi due nella stessa sede

del Centro con vari incontri, dibattiti, stand di associazioni che operano con gli stranieri.

Quest’anno sono aumentati gli incontri come quello sulla “Mediazione

Interculturale nei Servizi” organizzato dalla “Casa di Carità Arti e Mestieri” e il Laboratorio

“parole narrate in una città che cambia” Altri volti, altre storie dal mondo dell’Asai, un’associazione

educativa che lavora sul territorio di San Salvario, la zona centrale di Torino.

Tra le mostre significativa è quella sul dialogo interreligioso; “Le Mani in Pasta”, della Scuola Parini di Torino, in cui viene presentato un corso di cucina per stranieri; “ Con occhi e mani di donna”, un progetto di cooperazione tra l’Associazione “Alma Mater”, l’Organizzazione Non Governativa Rete e l’Associazione Kat di tessitura boliviana. Il Centro Interculturale della Città di Torino è un luogo d’incontro, confronto, conoscenza, formazione e scambio culturale aperto alle associazioni e ai singoli cittadini. Oltre all’annuale manifestazione “Identità e Differenza”, vengono

promosse una rassegna cinematografica, “Mondi lontani, mondi vicini” ed un progetto rivolto

alle scuole medie superiori per sensibilizzare i giovani sul problema della vita in carcere.

Oltre a vari progetti sull’emigrazione ed integrazione sono disponibili anche degli spazi

per mostre, riunioni e incontri, un sito internet per approfondire l’interculturalità, un’agenzia

d’informazioni e un archivio per le comunità straniere.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Centro Interculturale

Corso Taranto, 160 – 10154 Torino

Tel.: 0114429700 – 0114429719

http://www.comune.torino.it/cultura/intercultura

centroic@comune.torino.it

 

 

 

 

Semi di speranza

 

 

Febbraio  2005/85

 

Arcidiocesi di Nyeri

Un aiuto ai giovani africani di Nanyuki in Kenia

 

Da questo numero la rubrica cambia nome. Parleremo sempre di Iniziative di solidarietà, di

volontariato, di progetti con e per la gente visti come semi di speranza nel mondo in cui viviamo.

Sono ormai 85 gli incontri con le realtà di base che abbiamo ospitato sulla rivista.

 

 

Ci dice il missionario Joseph Zencher:

 

…Il Rural Training Centre Nanyuki è un’ opera diocesana della diocesi di Nyeri – Kenia. Il centro è stato aperto nel 1987 quale centro agricolo e professionale per la gioventù di Nanyuki. Nanyuki ha circa 100 mila abitanti. La città è situata sulle pendici del Monte Kenia ad un’altitudine di circa 2000 metri. Il centro ha la capacità di ospitare circa 100 giovani per i corsi professionali. Gli istruttori sono africani locali. Il centro offre ai giovani la possibilità di preparazione sia per lavorare in proprio che essere assunti da imprenditori locali. Dal 1987 ad oggi sono passati circa 1200 giovani i quali sono tutti rimasti nella loro terra natia come agricoltori, artigiani,

leaders; coinvolgendo e lavorando con migliaia di abitanti locali per migliorare la loro situazione

sociale….

…Lo scopo ora è di contribuire finanziariamente alla riabilitazione di giovani abbandonati,

emarginati, nullatenenti che popolano la baraccopoli di Marengo e Likii nella città di Nanyuki – Kenia, dando loro la possibilità e la speranza di una vita migliore attraverso una formazione morale mirando ad una dignitosa autosufficienza attraverso una occupazione artigianale.

Il programma ha lo scopo di essere una risposta alla richiesta delle Autorità locali ed ecclesiali specialmente nel nostro distretto di Laikipia, dove i giovani per lo più la maggioranza, non hanno nessuna speranza, in nessun settore, data la povertà dello stesso distretto.

Il gruppo di 40 giovani che ora è informazione professionale, morale e civica ed in varie attività compresa quella sportiva, procede con interesse e determinazione, mirando alla concretizzazione

del periodo di formazione quale “trampolino di lancio” per la loro vita futura, non basato sull’accattonaggio bensì sulla autonomia economica loro e della propria famiglia attraverso il

lavoro delle loro mani, della loro iniziativa, del loro senso di responsabilità di uomini coscienti e volenterosi.

 

La microrealizzazione si articola su due impegni:

 

  • Preparazione morale, professionale e civica di 40 giovani: questo è il nostro impegno;
  • L’impegno finanziario per l’acquisto dell’attrezzatura artigianale per questi giovani, è nelle mani della provvidenza, della vostra solidarietà e condivisione.

Tutti insieme con buona volontà, giungeremo a rendere felici questi 40 giovani: in noi, hanno posto tutta la loro speranza!…

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Joseph Zencher – Direttore R.T.C.

Catholic Mission,

P.O. Box 86 – Nanyuki (Kenia)

In Italia:

Rev. Don Carlo Rotondo – Cagliari

Dr. Nicola Santamaria – Torino –

tel. 3473174020

santamaria@sanpaoloimi.co

 

 

Marzo 2005/86

 

Casa di Santa Barbara

Un centro di accoglienza nella città di Alba

 

Ci dicono Anna e Franco Foglino:

 

…Nel ’96, quando fummo in pensione la nostra parrocchia aveva ricevuto in lascito una casa con l’impegno di destinarla ad accoglienza. Il parroco chiese se c’era una famiglia disponibile a gestirla; e noi che in tanti anni sognavamo di avere un condominio per l’accoglienza fummo

pronti alla disponibilità e così ci trasferimmo nella nuova residenza dove ci hanno accompagnato anche due suore luigine; nel frattempo i nostri figli hanno preso il volo e sono rimasti con noi una zia e una nonna. Uno dei criteri dell’impostazione fu “la normalità”: non grandi mezzi o

personale dipendente ma un condominio qualunque, caratterizzato dall’impegno di coloro che lo abitano ad una convivenza serena e solidale… sul terreno dove sorgeva la vecchia casa fu costruito un moderno palazzo e di questo ci venne assegnata “una scala” sulla quale si affacciano dieci

minialloggi ed una sala d’incontri che presto è diventato l’undicesimo minialloggio per

necessità. Li abbiamo arredati con mobili di recupero. Tante persone hanno contribuito

all’allestimento dei minialloggi.

Abbiamo deciso di accogliere persone che abbiamo definito “in temporanea difficoltà” e, siccome ad Alba non c’era nulla per l’accoglienza femminile, abbiamo privilegiato le necessità delle donne…

Chi sono le persone in “temporanea difficoltà”? Coloro che per i motivi più disparati attraversano un momento particolare della vita e da sole fanno fatica a riprendersi: ragazze-madri, donne separate con figli o no, donne straniere sole, giovani uscite dalle comunità terapeutiche…

Ci siamo preoccupati anche degli aspetti legali ed abbiamo utilizzato un’Associazione già costituita che si chiama: Il Campo… è uno spazio senza recinzione, che offre terra buona, dove ognuno può fiorire nella sua unicità sentendosi accolto, custodito, stimato e perdonato…viviamo la speranza

per uno spazio di contemplazione feriale e sulla strada. Feriale perché il Vangelo deve essere intessuto nella quotidianità e nella semplicità della vita e, sulla strada, perché le vie di Dio attraversano la storia che viviamo”. Speranza per uno spazio di Fraternità, Accoglienza e

amicizia. In questo sogno ci siamo riconosciuti.

Dall’inizio sono passate oltre cento persone. Desideriamo che sia la casa della Comunità Parrocchiale e che si senta tutta responsabile di questa esperienza e già stiamo pensando

che fra un po’ di tempo un’altra famiglia possa prendere il nostro posto…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Franco e Anna Foglino

Via Santa Barbara, 4/2

12051 Alba (Cn), tel. 0173.36.47.44

e-mail: foglino@tiscalinet.it

 

Iscritta al Registro del Volontariato Regionale.

i è costituita come associazione nel 1998 ma ha cominciato ad operare in modo spontaneo nel 1978 con le finalità poi inserita nello statuto:

Promuovere la crescita culturale, civile e religiosa dei suoi membri. Attraverso forme di vita comunitaria,  di condivisione e di aiuto reciproco.

Mediante l’accoglienza, la solidarietà e il servizio al prossimo. Il Campo una comunità che si apre come uno spazio libero, senza recinzioni, come spazio e dono, che chiede di essere riconosciuto e accolto con un atto di fede nell’altro e in Dio Fonte ispiratrice della nostra vita è il Vangelo di Gesù

È la bellezza del mondo spirituale. Che da Lui ha attinto la linfa vitale. Viviamo la Speranza che il “Campo” sia uno spazio di fraternità.Che si esprime nella condivisione della vita, nella ricerca culturale e religiosa, nel dialogo, nell’ascolto, nell’aiuto vicendevole, nella valorizzazione delle differenze come fonte di ricchezza, nella capacità di fare festa insieme. Viviamo la speranza che il “campo” sia uno spazio di amicizia

Che offre terra buona dove ognuno può fiorire nella sua unicità, sentendosi accolto, custodito, stimato, amato, incoraggiato e perdonato, perché il suo volto possa risplendere nella sua originale bellezza. Viviamo la speranza che il “campo” sia uno spazio di accoglienza.

L’accoglienza ricevuta ci rende capaci di accogliere. Spezzando il pane della ricerca,  della speranza e del bene. Con quelli che incrociano il nostro cammino. Con quelli che mancano di affetto e consolazione.. E che attendono qualcuno a cui dar mano, per far fronte alla vita,

 

Se vuoi darci una mano telefona a:  0173-364744 –  0173-364672 – 0173-283551

 

 

Aprile 2005/87

 

La solidarietà va lontano…20 anni con don Lisa…

 

A.P.J. imparare a produrre insieme:

una proposta per un futuro migliore!

 

Ci scrive don Giovanni Lisa: (Missionario italiano, della Diocesi di Alba)

 

…L’Associazione A.P.J. è nata nel 1984, assieme a un gruppo di educatori, iniziando con un piccolo gruppo di ragazzi/e. Gli Obiettivi dell’iniziativa A.P.J. sono di stimolare l’ambiente,

nel suo insieme, affinchè prenda coscienza della sua realtà, con le responsabilità che sono di competenza di ogni uomo della società. A questo fine l’A.P.J., se continuerà ad avere successo nel suo tentativo, potrà diventare uno dei segni indicatori che è possibile uscire dalle strettoie del sottosviluppo, di previlegiare la scelta della gioventù, come area di attuazione, affinchè essa diventi protagonista del cambiamento.

A.P.J. imparare a produrre insieme: una cooperativa in cui ognuno con le proprie possibilità possa camminare con le proprie proprie gambe. Attualmente con la Casa dell’Adolescente: l’adozione a distanza internazionale, i vari settori della cooperativa (pietre preziose, falegnameria, taglio e cucito, serigrafia); si sono aggiunti un centro terapeutico per tossicodipendenti, un’area

pedagogico-produttiva della Casa dell’Adolescente, orti famigliari insieme alle Case famiglie. Sono oltre 800 persone tra operatori, volontari, ragazzi che sono impegnati nella struttura…

vorrei scrivere a tutti voi personalmente per ringraziarvi dell’aiuto che ci date… vi conforti la certezza che la solidarietà è una delle virtù più profondamente cristiane o anche semplicemente

umane. Amare e aiutare i ragazzi che vivono lontano, senza possibilità di conoscerli faccia a faccia (se non in una foto), amarli solo perché sapete che sono vite umane in pericolo ed indifese, far sì che in qualche modo entrino a far parte della vostra famiglia e fare tutto questo senza cercare pubblicità o ricompensa, questa è una scelta che vi fa diventare degni di vivere in questo mondo… una scelta che fa crescere anche la vostra famiglia… un forte abbraccio da tutti noi…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Centro Missionario Diocesano

Piazza Monsignor Grassi, 9

12051 Alba (Cuneo)

Tel. 0173/22.31.34

E-mail: missionario@alba.chiesacattolica.it

Giorgio e Graziella Benedetto

Via Torino, 67

10024 Moncalieri (Torino)

Tel. 011/66.10.806

 

 

Maggio 2005/88

 

C.V.A. Centro Volontari Assistenza:

con le mani e con il cuore, un aiuto tra la gente

 

Ci dice la signora Grosso,

presidente dell’Associazione di Canale:

 

Ci sono molte richieste di aiuto in denaro immediato, per questo ci siamo organizzati a fare un banco di ristoro in occasione dei mercatini dell’usato. Con questo ricavato riusciamo a coprire le piccole richieste di spese per medicinali, visite specialistiche, qualche mensa per bambini, spese per il pulmino etc.

Altro impegno del centro è la scuola di alfabetizzazione per gli extracomunitari che viene svolta due volte alla settimana da alcuni volontari.

Ci troviamo come associazione (solo il direttivo) per accordarci. Per le altre iniziative come il mercatino e l’assemblea dei soci sono tutti invitati.

Due volontari, Dario e Giovanna, sono addetti al trasporto per i prodotti del Banco Alimentare che vengono distribuiti il quarto venerdi di ogni mese. Vengono recuperati i mobili usati, portati in un locale sottochiesa dove vengono distribuiti a chi li richiede.

A turno i volontari si prestano ad assistere gli utenti dell’ospedale e del pensionato/anziani e vengono segnalati i casi più urgenti.

Abbiamo anche comprato un pulmino usato per il trasporto di mobili e di viveri (è costato 500 euro).

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

 

Centro Volontari Assistenza Canale

Presso Elvira Grosso – via Roma – 12043 Canale (Cn)

 

Ad Alba offrono anche un servizio sanitario:

 

C.V.A. via Pola, 12 – Tel. 0173/34063

12051 Alba (Cn)

E-mail: cvalba@tiscalinet.it

Web: http://www.areacom.it/assben/CVA/default.html

 

 

 

 

 

 

Giugno/Luglio 2005/89

 

Io ho un nuovo amico,

un sacerdote caldeo iracheno

.

 

Ci dicono don Fredo Olivero e Luigia Storti, referenti del progetto:

 

…il progetto è nato nell’estate del 2004 quando per la prima volta la Diocesi di Torino ha ospitato un sacerdote cattolico caldeo che vive in Irak.

Il bisogno era quello di conoscere e confrontarsi con una realtà, quella della guerra all’Iraq e delle sue conseguenze, attraverso il contatto con chi l’aveva vissuta.

I resoconti fattici da Padre Douglas Y. Shamshoon Al Bazi e l’interesse dimostrato da molti nostri concittadini nei confronti della sua esperienza di vita e di fede, ci hanno convinti che fosse arrivata l’ora di agire.

Non volevamo più essere solo “spettatori passivi” di una tragedia, non volevamo più spendere solo parole di comprensione o di incoraggiamento, ma metterci in gioco in prima persona e trovare il modo di aiutare praticamente chi stava vivendo dei momenti estremamente difficili.

Nel 2004, grazie a questo progetto, abbiamo sostenuto 10 sacerdoti cattolici caldei di Baghdad ma non vogliamo e non possiamo fermarci qui.

I bisogni sono tanti e per questa ragione abbiamo deciso di rinnovare il nostro sostegno anche per il 2005…Abbiamo bisogno del tuo aiuto per continuare a farlo e continuare a dar loro sostegno, speranza e..nuovi amici…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

don Fredo Olivero e Luigia Storti

Ufficio Pastorale Migranti

Via Ceresole, 42

10155 Torino

Tel. 011.24.62.092

migranti@diocesi.torino.it

http://www.migranti.torino.it

 

Agosto/Settembre 2005/90

 

 

S.O.S. Salute e Sviluppo:

DA BUTTIGLIERA ALTA A…IL MONDO

 

 

Ci dice Maria Teresa Monte, responsabile dell’associazione:

 

…dal 1995 lavoriamo quotidianamente per far vivere il nostro progetto: quello di salvare dallo spreco tante attrezzature, soprattutto sanitarie, che da noi verrebbero rottamate perché ritenute superate per le esigenze della nostra società, e che invece possono essere ancora molto utili

Le realtà del Terzo Mondo, infatti, non solo mancano di queste attrezzature, ma non sono in grado di sostenere i costi di gestione e di manutenzione di apparecchiature tecnologicamente più avanzate.

Il gruppo è nato nel 1995, quando due di noi andarono a lavorare per un mese nel piccolo ospedale di Canoro, nel nord del Burkina Faso. Alcune escursioni in altre strutture sanitarie permisero di constatare la mancanza di attrezzature: letti, armadi, apparecchi diagnostici. Ad Avigliana in quel periodo l’ospedale era stato trasferito,  quindi il materiale era stato abbandonato. Il collegamento tra le due realtà fu immediato; mesi di trafile burocratiche lunghe…ora il materiale si trova in Burkina Faso. Sul modello di questa operazione, da allora, abbiamo concluso molte decine di azioni di recupero, riabilitazione e invio di materiali sanitari, ma non solo. Anche macchine da cucire e stoffe, scarpe e lana, alimenti, automezzi, computer, biciclette…: tutto ciò che qualcuno ha voluto e vuole donarci è stato destinato a chi si è rivolto a noi con una richiesta d’aiuto: in Gambo (Etiopia), in Mozambico, Francois, un medico camerunese…Nei progetti futuri: in Georgia, in Benin, in Cameroun, in Albania, a Capo Verde…nel corso dell’anno proponiamo numerose iniziative per far crescere la cultura della solidarietà attorno a noi

Lavoriamo insieme per far vincere la solidarietà…nozze, lutti, battesimi, prime comunioni…sono occasioni per proporre ad amici e famigliari di devolvere un’offerta ad uno dei progetti con la gente più povera…

 

“Quello che facciamo noi è una goccia in un mare di necessità,

ma è ciò che può dare significato alla nostra vita” Vuoi darci una mano?

Mettiti in contatto con noi!

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

S.O.S. Salute e Sviluppo – Banco Tecnologico Sanitario Onlus

Via Capoluogo, 18

10090 Ferriera di Bottigliera Alta (Torino)

Tel/Fax: 011/93.42.705

E-mail: sos.salute@libero.it

 

Sito: tessituraeoltre@it

 

Eventuali offerte e sottoscrizioni che sono fiscalmente deducibili:

 

 

 

Ottobre 2005/91

 

 

…DODICI CESTE… associazione di volontariato in collaborazione con la Fondazione San Zeno (VR)

 

ERITREA: ADOTTA UNA TESSITRICE E IL SUO PROGETTO

 

Poi Gesù prese i cinque pani e i due pesci, alzò lo sguardo al cielo e li benedisse, li spezzò e li diede ai suoi discepoli perché li distribuissero alla gente. Tutti mangiarono a sazietà e dei pezzi avanzati si portarono via dodici ceste. (Lc. 9, 16-17)

 

E’ IL MIRACOLO DELLA CONDIVISIONE:

ha creato un modo diverso per distribuire l’economia.

 

Ci dicono Bruno e Marilena:

 

…Dopo una guerra di liberazione durata trent’anni e una lunga siccità che impoverisce sempre più il Paese, le donne eritree sono quelle che portano il peso maggiore di una situazione drammatica.

L’unica loro risorsa è il LAVORO. Intendiamo aiutarle ad organizzarsi in piccole cooperative, a valorizzare le loro capacità produttive e accompagnarle verso l’autonomia produttiva evitando di incappare nelle maglie dello sfruttamento e della speculazione.

A Saganeiti, una piccola cittadina del Sud del Paese, un gruppo di donne ha ricevuto una formazione  specifica per produrre, con i loro telai a mano, manufatti di alta qualità. Ora ci impegnamo ad aiutarle a formare una prima cooperativa pilota con un progetto che le accompagnerà per due anni.

Vi chiediamo di adottare questo progetto con una quota mensile di 30,00 Euro, da sottoscrivere individualmente, con la famiglia, con un gruppo di amici.

La vostra non sarà un’elemosina, ma un aiuto concreto ad un gruppo di donne che desiderano prendere in mano il loro futuro e quello dei loro figli e delle loro figlie.

Riceverete non solo uno scambio di foto e di lettere, di storie da un paese lontano, ma anche parte di quanto le donne potranno produrre grazie alla tua sensibilità e solidarietà.

Sarete partecipi e costantemente informati dell’andamento del progetto, se vorrete, potrete anche fare un viaggio e andare a trovarle, sicuri di ricevere un’accoglienza molto calorosa…

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Bruno e Marilena GIACCONE

Frazione Serravalle, 176 (Bricco Tampone)

14020 Asti

Tel. 0141/29.41.84 – 29.48.36

E-mail: dodiciceste@tin.it

 

Per eventuali contributi:

C.C. n. 31172/6 Cassa di Risparmio di Asti Ag. 3

ABI  06085

CAB 10303

Con la causale: adotta una tessitrice

 

 

Novembre 2005/92

 

Da questo numero viene presentato un pensiero per una vita più serena da vivere insieme. Altri pensieri potrete leggerli su http://www.peacelink.it in tematica sociale a “Le pagine di Daniele Dal Bon”.

 

ADMO – Associazioni Donatori Midollo Osseo

 

Ci dice Candida, una volontaria:

 

…Il midollo osseo, o sangue midollare, è un fluido contenuto in alcune ossa del nostro corpo, ricco di cellule staminali emopoietiche che hanno il compito di produrre i globuli rossi, i bianchi e le piastrine che troviamo nel sangue circolante. Il midollo osseo non è midollo spinale e viene prelevato dalle ossa piatte del bacino di un donatore, solo in caso di totale compatibilità

con un malato in attesa di trapianto. In Italia circa 1000 persone ogni anno, di cui quasi la metà bambini, potrebbero trovare beneficio da una donazione di cellule staminali a cui, in molti casi, non vi è alternativa per continuare a vivere. Il donatore può essere cercato tra i fratelli ma

la compatibilità si verifica una volta su quattro. È necessario quindi ricercare donatori

volontari disponibili al sangue midollare. Nel 2001 è stata approvata la Legge n°52 per il riconoscimento del Registro Nazionale italiano dei donatori di midollo osseo

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni

e per saperne di più:

 

ADMO

Associazione Donatori Midollo Osseo

“Rossano Bella” Regione Piemonte onlus

Via Cavour, 4 – 10069 – Villar Perosa (To)

Tel/Fax: 0121.315666

E-mail: admopiemonte@admo.it

Per eventuali sottoscrizioni: c/c postale n° 34123109

 

 

 

Dicembre 2005/93

 

In questo mese la rubrica compie nove anni; era appena  mancata mia sorella, ora è mancata mia mamma lasciandomi solo a camminare tra le esperienze di solidarietà che sono sul nostro territorio…E’ terminata una piccola casa in Nicaragua in loro nome “perché i miei cari possano continuare a vivere negli occhi dei bambini”.

 

UNA CASA NATURA nel Roero:

un investimento oggi per le generazioni future…

 

Ci dice Dario Novo (presidente di Canale Ecologia):

 

…”Casa Natura”, la struttura predisposta dall’associazione Canale Ecologia in regione Via Lunga presso la zona dell’ex  tiro s volo. Ha ottenuto contributi dalla Cassa di Risparmio, dal Comune di Canale e da vari enti e privati cittadini. Si trova sopra Canale, prima di Cisterna nell’oasi di San Nicolao “Roca Tajà”.

E’ un punto di riferimento didattico, soprattutto per le scuole, relativo alla realtà delle Rocche nei diversi aspetti di flora, fauna e composizione geomorfologica del territorio. Una casa a disposizione di tutti per gestire, proporre e realizzare attività a carattere naturalistico…con possibilità di pernottamento…

Centro di ritrovo per escursioni sui sentieri del Roero che attraversano le Rocche.

Luogo per iniziative specifiche di abbinamento natura-turismo-cultura-enogastronomia con i soggetti partner interessati: Enoteca del Roero, Pro Loco, etc.

Il costo dell’intero progetto è di 40.000 euro che saranno impiegati per l’acquisto, spese notarili e i lavori di agibilità della casa.

E’ aperta una campagna per l’acquisto di azioni in comproprietà simbolica di Casa Natura a 10 euro per azione: investi anche tu nell’ambiente, sarà uno dei migliori investimenti che porteremo in dote alle generazioni future….l’Associazione vuole interessare tutte le persone sensibili alle tematiche ambientali, per investire una porzione di natura incontaminata, che diventerà una ricchezza per i nostri figli e nipoti…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Dario Novo (presidente), Tonino Povero, Paolo Destefanis, Teobaldo Pinsoglio, Manuela Quaglia, Mino Gorgerino, Francesco Murru, Adriana Garelli, Giulio Cauda, Paolo Gambone, Enrico Faccenda, Claudio Ferrero, Benedetto Mas Gianni, Giovanni Bosio.

 

Canale Ecologia presso

Dario Novo

Via Monteu Roero, 98

12043 Canale (Cn)

Tel. 0173/95,462

e Gino Scarsi

Via Mombirone, 23

12043 Canale (Cn)

Tel. 0173/97.95.11

 

 

 

Gennaio 2005/94

 

Associazione di volontariato NIDA ninasinvisiblesdelosandes

“Un aiuto al CAITH di Cuzco – Perù”

 

 

Isa e Maria sono state in Perù e raccontano:

 

…Chi è Vittoria Savio? Una volontaria di Chieri, che vive in Perù da circa 30 anni; ora è a Cusco al Caith (Centre de Apojo Integral a lay Trabajadores del Hogar) casa-famiglia fondata nel 1992 insieme ad altri amici peruviani tra cui Josefa, ex domestica di origini andine per dedicarsi alla promozione umana e culturale delle ragazze “invisibili”, le bambine che emigrano dalla campagna alla città per lavorare in case altrui con la speranza di poter studiare e riuscire a vivere con dignità.

E’ aiutata da anni a portare avanti i suoi numerosi progetti di solidarietà da un gruppo di amici/che  chieresi e dall’associazione Nida (ninas invisibles de los andes) di Carmagnola perché Vittoria ha insegnato lì diversi anni. Ma le necessità sono tante ed i soldi sempre insufficienti.

Da Vittoria è possibile andare ad alloggiare per fare del turismo responsabile, in quanto da Cusco ci sono itinerari interessantissimi raggiungibili con i mezzi pubblici locali.

“Le ragazze invisibili delle Ande”, hanno fatto scaturire nel gruppo una forte volontà, di  poterle dare una mano anche a diecimila chilometri di distanza…

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione Nida c/o Maresita Tagini-Brandino

Via San Francesco di Sales, 174 – 10022 Carmagnola (To)

Tel. 011/972.74.98 – Cellulare. 335.788.21.46

Fax.  011/971.63.97

E-mail: ass.nida@libero.it

 

Indirizzo in Perù: caith@terra.com.pe

 

Per eventuali sottoscrizioni: c.c. bancario della filiale chierese

della BNL intestato a Vittoria Savio ABI 10005 – CAB 30360

 

Per il Turismo Responsabile rivolgersi a:

 

Maria Zuanon tel. 3497206529  E-mail: robedellaltromondo@libero.it

 

 

 

Gennaio 2006/95

 

UNA SCELTA CON I POVERI e PER I POVERI

 

In uno dei passati numeri di “TDF” in una lettera alla redazione della nostra collaboratrice Silvana Vergnano è stato presentato il problema dei Rom a Torino. Vogliamo presentare un’esperienza di condivisione con loro di Rita e Carla: uno dei tanti “semi di speranza” che nella loro semplicità danno significato al nostro impegno…la scelta dei più poveri è un segno della nostra epoca: da Madre Teresa all’Abbè Pierre, da Suor Emanuelle a Maddalena di Spello, da don Benzi che aiuta le prostitute a uscire dal giro alla Comunità di Sant’Egidio che si occupa dei barboni, da Chiara Amirante che riempie la sua casa di sbandati alla Stazione Termini di Roma alla Comunità di Fratel Ettore alla stazione Centrale di Milano…

 

Ci dicono Carla e Rita:

 

…noi siamo a Torino con i Rom, prima al Campo Arrivore; ora nel nuovo insediamento costruito dalla Città di Torino in via Germagnano: tutte casette singole uguali tra di loro che all’apparenza sembrano belle ma poi non si presentano funzionali. Una camera più il servizio che per noi che siamo in due va bene ma per le famiglie numerose non sono soddisfacenti.

Al campo dell’Arrivore era una “favella” ma ognuno si era costruito la sua casa con uno spazio davanti mentre qua  è più omologato…non vogliamo fare grandi cose ma semplicemente vivere con la gente, parlare con loro nelle loro esigenze quotidiane condividendo la loro vita attendendo che siano loro a crescere con il loro impegno, chiedere alle istituzioni ciò che necessita per una vita dignitosa…e intanto la vita continua…un’esperienza di vita di camminare con la gente nel Segno di Gesù Cristo…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Rita e Carla

Via Germagnano

10100 Torino

Tel. 011/22.43.727 tel. 3393463439

 

Quanti conoscono la parola “Porrajmos”? Nella lingua dei Rom significa “divoramento” e indica la persecuzione e lo sterminio che il Terzo Reich attuò nei loro confronti.

 

Durante la seconda guerra mondiale vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo e dei suoi folli di dominazione razziale. La storia è una storia dimenticata e offesa dalla mancanza di attenzione di storici e studiosi: ancora oggi la documentazione risulta frammentaria e la relazione dei fatti lacunosa.

 

 

Marzo 2006/96

 

ABIO – Associazione per il bambino in ospedale

ABIO cresce perciò ha sempre bisogno di volontari/e…anche di te!

 

Isa ci dice:

 

Sono volontaria ABIO ormai da quattro anni, da quando sono andata in pensione e ho frequentato il secondo corso di formazione. Qui a Torino ABIO festeggerà in primavera i cinque anni di attività. È presente in alcuni reparti del Regina Margherita, ma anche nelle pediatrie dell’ospedale Santa Croce di Moncalieri e del Martini. A Milano, invece, dove è stata fondata nel 1978, ABIO ha ormai acquisito un’esperienza più che consolidata (ben 27 anni!). Siamo arrivati con l’ultimo corso tenuto ad ottobre, a superare i duecento volontari, ma parecchi turni rimangono ancora scoperti, soprattutto durante le fasce orarie del mattino (9,30-12,30) e quelle del primo pomeriggio (15-18) perché chi è impegnato con il lavoro è disponibile di norma dalle 18 alle 21. Dal 2006 l’associazione proverà a tenere due corsi di formazione al Mauriziano (dove ABIO è nato qui a

Torino), uno in primavera e l’altro in autunno, dalle 20 alle 22 una volta alla settimana.

L’impegno richiesto ai volontari è di tre ore alla settimana.

È gratificante ed impegnativo nello stesso tempo, intrattenere i bambini con il gioco, più faticoso

ascoltare in silenzio lo sfogo di qualche genitore angosciato. In entrambi i casi però sappiate che

riceverete più di quanto avete donato. Lo dico per esperienza diretta.

La riunione del primo corso ABIO si terrà il 27 febbraio alle ore 20 presso l’ospedale Mauriziano di Torino, sala Carle.

 

Se vuoi essere dei nostri, prova a contattarci!

Per informazioni, contatti e collaborazioni e per saperne di più:

 

Abio Torino, sede operativa

Via San Domenico, 13 bis – 10122 Torino

Tel e Fax: 0114361889 – Cellulare 3391238475

abiotorino@interfree.ithttp://www.abiotorino.org

 

Aprile 2006/97

 

UN BUCO NEL MURO: ADRICESTA (Associazione Donazione Ricerca Italiana Cellule Staminali Trapianto e Assistenza)

 

Ci dice Silvana Varaldi, una volontaria dell’associazione:

 

…è un’associazione costituita a svolgere opera di sensibilizzazione per diffondere la conoscenza alla donazione di cellule staminali; sostenere l’organizzazione delle strutture ospedaliere aiutando a migliorare l’assistenza sanitaria e sociale; sostenere le attività delle “Cell-Factory”.

Nel promuovere l’iniziativa “Un buco nel muro” progetto indirizzato a sconfiggere la solitudine dell’isolamento dei ricoverati presso i reparti di oncoematologia pediatrica, chirurgia pediatrica e trapianti. Nello specifico il progetto si propone tramite internet di varcare la soglia dell’isolamento per i piccoli pazienti ricoverati in camere sterili, inaccessibili ad un contatto umano (se non con un genitore alla volta).

 

E’ prevista la dotazione di strumenti e sistemi di comunicazione tecnologicamente avanzati che, ricorrendo anche a telecamere collegate ad internet, potranno alleviare il senso di solitudine per chi è costretto a vivere in piccole camere per diversi mesi, lontano dai suoi punti di riferimento abituali, quali la famiglia, gli amici e la scuola…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Adricesta onlus

c/o  ASL Pescara

Via Renato Paolini, 47

65124 Pescara

Tel/Fax: 085/42.93.089    Direct  333.1167376

E-mail: adricesta@alessandropreziosi.tv

 

Per eventuali sottoscrizioni:

Banca Popolare di Milano Ag. 334 – Roma C/C 1155 – ABI 5584 – CAB 3225

Conto corrente postale: 57004889

 

Gruppo piemontese

C/o Silvana Varaldi

Via dei Rivalba, 3

14022 Castelnuovo Don Bosco (At)

Tel. 338.4314787

E-mal: silvana@astigianaautotrasporti.it

 

 

 

 

 

 

 

Maggio 2006/98

 

ASSOCIAZIONE

“MARIANELLA GARCIA VILLAS” onlus

 

Ci dice Enza D’Agosto, coordinatrice dell’associazione:

 

L’Associazione “Marianella Garcia Villas” nasce ufficialmente il 20 gennaio 2005, da un gruppo di persone che condividono la passione per il Centro e Sud-America. Ma partiamo dall’inizio: dopo anni di interessi, impegno e passione per il Salvador e tutte le tematiche riguardanti il Sud del Mondo, volevo intraprendere un viaggio che mi portasse a conoscere direttamente la realtà e la quotidianità salvadoregna. Sono partita un po’ all’avventura e come mio unico riferimento un nome: Benito Tobar parroco della Colonia la Palma, quartiere periferico della capitale

San Salvador. Arrivata all’aeroporto in una sera di tempesta ho trovato ad attendermi Benito con un cartello su cui aveva scritto il mio nome e, da quel momento iniziammo il cammino di conoscenza e fiducia reciproca. Fui ospitata in una famiglia nella Colonia La Palma alla

periferia della capitale, dove imparai ad ascoltare, decifrare, condividere la vita quotidiana della

famiglia e della colonia con momenti di paura per la violenza della strada e difficoltà a comunicare

in una lingua studiata in modo approssimativo. Rimasi in Salvador quattro settimane.

Rientrata in Italia mi posi degli obiettivi: studiare lo spagnolo e prenotare il prossimo volo aereo

per le successive ferie estive.

I primi mesi del 2001 furono tragici per il Salvador a causa del terremoto e, tenendomi sempre in

contatto telefonico con Benito, elaborammo un progetto d’emergenza per aiutare le famiglie più

povere colpite dal sisma. I primi contributi arrivarono da privati e dall’Associazione Fondo di Solidarietà di Bra, utilizzati da Benito per costruire abitazioni provvisorie ed un servizio di aiuto psicologico. Il cammino salvadoregno continuò nei due anni successivi, sfociando nel 2004 in un viaggio di organizzazione ed elaborazione di progetti a lungo termine, culminati con la fondazione

dell’Associazione dedicata a Marianella Garcia Villas, una delle persone più rappresentative di un passato salvadoregno di lotta e giustizia, purtroppo dimenticata e caduta nel vortice del consumismo. L’Associazione fonda le sue basi sugli ideali per i quali Marianella lottò e sull’amicizia che lega i soci fondatori senza la quale non avrei potuto iniziare il cammino… su

questi progetti:

  1. a) in Salvador a sostenere gli studi di bambini e ragazzi salvadoregni con 13 euro mensili;
  2. b) finanziare una scuola di carpenteria meccanica, per i ragazzi del barrio Ciudad-Delgado in El Salvador;
  3. c) raccolta medicinali e fondi per sostenere due piccoli Centri di salute al servizio dei più poveri;
  4. d) sostenere con le realtà locali, l’istituzione di corsi di formazione per le donne più emarginate del Barrio El Limon in Città del Guatemala.

 

Per informazioni, contatti

e collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione “Marianella Garcia Villas” onlus

Presso Enza D’Agosto

Viale Principi di Piemonte, 18

12048 Sommariva del Bosco (Cn)

Tel. 334.314.53.76

E-mail: info@guasal.it sito: http://www.guasal.it

Per eventuali sottoscrizioni:

Conto Corrente postale n. 62905369 intestato a

“Associazione Marianella Garcia Villas”

 

 

Giugno 2006/99

 

Comunità di Mambre

 

Un progetto comune di formazione tra associazioni italiane e brasiliane per cercare di cambiare la realtà nella formazione di nuovi cittadini

 

Ci dicono Renzo e Piera della Comunità di Mambre:

 

…L’esperienza della Comunità di Mambre parte con quattro obbiettivi: una vita comunitaria come tentativo di sperimentare una sobrietà di vita, una solidarietà basata su relazioni più strette, forme di lavoro che permettano l’inserimento di persone disagiate. Un approfondimento del discorso di fede, un’accoglienza, nella convinzione che mettendo in comune energie, capacità, tempo e redditi si possano aprire degli spazi di condivisione con persone che cercano un appoggio per vivere.

Animazione socio-culturale, attraverso attività di incontro e di dibattito in particolare sui temi della pace, della giustizia sociale, della solidarietà e della non violenza….

 

…In questa epoca di globalizzazione, l’impegno per instaurare relazioni sempre più strette fra il Nord e il Sud del pianeta ha condotto queste associazioni e organizzazioni sociali a dare vita ad un progetto comune di formazione che, a partire da un’analisi delle trasformazioni socio-economiche che percorrono il mondo attuale, si impegni nella ricerca di uno stile di società giusta, democratica, solidale, multiculturale.

Con questo progetto desideriamo inoltre consolidare le relazioni tra Nord e Sudi che già sono venute crescendo in questi ultimi tempi….incentivare una interazione ancora maggiore attraverso esperienze di scambio; appoggiando la formazione politica di una nuova generazione di militanti;

rafforzando i movimenti popolari e le organizzazioni della società civile; sostenendo le iniziative che promuovono il superamento dell’esclusione sociale…

Il Progetto nasce a Cuneo per iniziativa della Scuola di Pace di Boves, della Commisione Cultura Diocesi di Cuneo, della Comunità di Mambre e a Curitiba in Brasile per iniziativa di alcuni centri popolari che da anni propongono momenti di formazione e di lotta animando la società brasiliana come il Cefuria, Cepat, Mst (Centri di formazione e movimenti popolari)…

 

Queste associazioni hanno deciso di lavorare insieme su uno specifico progetto formativo con la collaborazione attiva e il sostegno di gruppi, associazioni e istituzioni operanti sui rispettivi territori…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Comunità di Mambre

Frazione San Martino, 68

12022 Busca (Cn)

Tel. 0171/94.34.07

E-mail – mambre@lillinet.org

 

Scuola di Pace

Via Marconi, 2

12012 Boves (Cn)

Tel. 0171/38.82.27

Fax. 0171/38.00.91

(da lun.pom. a sab.matt. ore 9-12 e 15-18) E-mail: santos_dilani@lillinet.org

 

 

Agosto/Settembre 2006/100

 

Il 25 luglio alla Ghiaia (Scuola Popolare) sono stati presentati tre semi di speranza…

 

 

Le radici e le ali

 

… è una cooperativa che fonda la sua esistenza sull’attività produttiva agricola partendo dal lavoro che alcuni dei soci già svolgono in questo settore ma intende perseguire anche scopi educativi, formativi e di sperimentazione in cui l’ambiente, la solidarietà, l’apertura e la relazione tra le culture devono avere un ruolo importante. La partecipazione a questo progetto è finalizzata anche alla ricerca di un’alternativa al modello economico dominante fondato sullo sfruttamento dell’uomo e dell’ambiente. Guidati da questa utopia, nel tentativo di riaffermare i valori originari del movimento cooperativistico della solidarietà e del mutuo appoggio, vorremmo superare la condizione di produttori – consumatori passivi ed inconsapevoli per divenire soggetti consci di ogni fase del processo produttivo, ispirati da un atteggiamento responsabile verso l’ambiente e le sue risorse…. La cooperativa “Le Radici e le Ali” svolge attività di lavorazione e vendita di carni bovine, suine, salumi e miele. I prodotti che proponiamo provengono dalle aziende dei nostri

soci che praticano agricoltura e allevamento biologici.

La vendita dei nostri prodotti avviene su ordinazione presso lo spaccio della cooperativa, siamo anche disponibili ad effettuare consegne per i gruppi d’acquisto più lontani…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Agriturismo “Bella Ciao”

14020 Berzano San Pietro (Asti) Tel. 011.992.00.36

e-mail: info_leradicieleali@yahoo.it

 

 

 

Emergency

 

è un’organizzazione umanitaria indipendente, neutrale e non politica, nata per fornire assistenza alle vittime civili delle guerre e delle mine antiuomo. In tutte le sue strutture si occupa della formazione del personale locale. Fornisce assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità nelle zone di guerra. Promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani e anche un po’ di speranza. È la sola forza della solidarietà.

 

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Via Meravigli, 12/14 – 20123 Milano

Tel. 02/881881 – fax. 02/86316336

Via dell’arco del Monte, 99/a – 00186 Roma

Tel. 06/688151 – Fax 06/68815230

Sito: http://www.emergency.it E-mail: info@emergency.it

 

Gruppo di Asti c/o Paola Pavese

Strada Boscodonne, 23/B – 14052 Calosso (Asti)

tel. 0141853487 – 3485131104 e-mail:emergencyasti@libero.it

 

Per sottoscrizioni:

c/c.p. n. 28426203

intestato a:

Emergency ONG onlus

via Orefici, 2

20123 Milano

 

 

Variopinto

 

Per ogni Uomo deve esistere un futuro, anche in una Terra che sembra aver perso la

Speranza: il Rwanda Da 13 anni l’Associazione senza scopo di lucro “Variopinto”

appoggia progetti umanitari (case famiglie, borse di studio, scuole etc.) e sostiene iniziative per la diffusione di una cultura di giustizia e solidarietà tra gli uomini, senza alcuna distinzione

di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica…

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Variopinto c/o Elisa Canfora

Via Mozart, 5 – 20021 Bollate (MI)

Tel. 347/4226658 http://www.variopinto.org

info@variopinto.org elisapress@yahoo.it

 

Eventuali offerte: Associazione di volontariato Variopinto

c/o Banca Intesa sede di Limbiate (Mi)

BBAN: U 03069 33260 000013801151

 

 

Ottobre 2006/101

 

“Il progetto del Basurero”

la raccolta differenziata in Guatemala

 

 

Ci dice Ferdinando Sibona (Presidente del Mais):

 

…Lo smaltimento dei rifiuti rappresenta sicuramente il problema ambientale più urgente da risolvere, soprattutto nel Sud del Mondo. Affrontare questa emergenza vuol dire sensibilizzare le persone, soprattutto i più giovani, a ridurre la produzione di rifiuti, e non solo nei Paesi più poveri.

“Almas del Basurero” illustra la degradante situazione della discarica della zona 3 di Città del Guatemala. Qui adulti e minori, riciclando o riutilizzando i rifiuti, realizzano una sorta di “raccolta differenziata” che garantisce loro la sopravvivenza.

Si è tenuta a Torino, agli Antichi Chiostri, in via Garibaldi 25, la mostra fotografica di Tony Martin su “L’infanzia rubata nella discarica di Città del Guatemala” rivolta soprattutto

ai giovani, studenti delle scuole elementari, medie e superiori e si è proposta quindi

di stimolare docenti a cogliere i suggerimenti utili a compiere questo processo in tutte

le discipline: osservando la situazione di degrado estremo che coinvolge il quotidiano di

molte famiglie, i visitatori hanno potuto mettere a confronto le diverse realtà del riciclaggio dei rifiuti e approfondire le tematiche relative al lavoro minorile nei Paesi in via di sviluppo, anche attraverso conferenze e dibattiti con i responsabili dei progetti MAIS.

Dal momento che l’educazione ambientale ha come obiettivo principale quello di formare negli individui una nuova coscienza del rapporto esistente tra l’ambiente e l’uomo, la scuola

senza dubbio rappresenta il luogo privilegiato per generare comportamenti più corretti, in armonia

con l’ambiente fisico, sociale e individuale. Il Progetto del BASURERO è promosso dal M.A.I.S., una organizzazione non governativa (O.N.G.) di Cooperazione Internazionale che realizza progetti mirati a favorire la democrazia economica e sociale nel sud del mondo, cooperando con enti ed organismi. Mais sostiene lo sviluppo della

produzione e dell’organizzazione delle popolazioni coinvolte, in particolare i piccoli produttori, i bambini, le donne, favorendo l’emergere delle potenzialità presenti sul posto.

Inoltre, promuove l’interscambio di esperienze sia all’interno dei paesi in cui opera che tra nord e sud del mondo. Le aree di intervento in cui opera e ha operato sono: Guatemala, Cuba, Bangladesh, Senegal, Egitto, Mozambico, Nicaragua, El Salvador, Brasile…

I progetti sono finalizzati a: Sostenere la produzione e la commercializzazione agricola.

Sviluppare l’organizzazione comunitaria e dei servizi primari (acqua, scuole, medicina naturale).

Appoggiare l’educazione e la formazione di bambini e adolescenti.

Sostenere piccole attività produttive e commerciali in ambito urbano.

Sostenere adozioni a distanza di ragazzi/i e favorire gemellaggi tra scuole italiane e straniere.

Inoltre MAIS svolge in Italia una costante azione di informazione e divulgazione sulle problematiche Nord-Sud attraverso le attività legate all’Educazione allo Sviluppo.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

MAIS Movimento per l’Autosviluppo, l’Interscambio e la Solidarietà

Via Saluzzo, 23 – 10125 Torino

Tel. 011/65.79.72 – Fax. 011/65.59.59

E-mail: mais@arpnet.it

Sito web: http://www.arpnet.it/mais

 

 

Novembre  2006/102

 

in BOLIVIA: K.A.T.

associazione KHUSKA ALMA TERRAWAN:

un progetto che continua con le proprie gambe

 

 

KAT è un’associazione di donne boliviane, che conta quaranta socie, fondata da due donne di Sucre che dopo alcuni anni di lavoro in Italia sono ritornate in patria  come beneficiarie (progetto di rientro) e come responsabili dell’attuazione del progetto Warmi Nawiwan (Con gli occhi delle donne). Tale progetto è stato finanziato dall’Unione Europea per il biennio 2000-2003 e gestito dalla ong torinese R.E.T.E.(a giugno RETE ha festeggiato i vent’anni di impegno: è un’organizzazione di cooperazione internazionale  con progetti in Italia, nei Balcani, in Maghreb, nel Sahel, in Africa del Sud e in Centro e Sud America. e dall’ALMA TERRA, attualmente l’associazione boliviana ne garantisce la continuità.

 

Sono stati fondati due centri di formazione dove si tengono corsi di taglio e cucito, maglieria e corsi di autostima, diritti, salute sessuale e riproduttiva, corsi di tessitura tradizionale e di colture orticole in serra.

Il progetto ha l’obiettivo principale di riunire le donne indie che migrano dalla campagna alla città.

 

Il Centro Alma Mater inizia l’8 marzo del 1990;  è un luogo di aggregazione tra donne migranti che vivono a Torino ed un punto di riferimento che aiuti ad affrontare i problemi sull’emigrazione. E’ un luogo d’incontro per le donne provenienti da ogni parte del mondo, un luogo di formazione, un luogo per sperimentare e far emergere le capacità e competenze di ciascuna.

Sono disponibili servizi di accoglienza, un consultorio giuridico, insegnamento della lingua italiana, uno spazio bimbi, accompagnamento al lavoro, un centro di documentazione, banca del tempo, cucina multietnica, laboratori di sartoria etc…è un luogo che si impegna a costruire un nuovo progetto etico-politico volto a dare effettivo spessore al concetto di dignità umana e di giustizia sociale.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione Alma Terra

Associazione Interculturale delle Donne

Alma Mater

Via Norberto Rosa, 13/a  10154 Torino

Tel. 011/2467002 – Fax. 011/2056133

E-mail: alma@arpnet.it

Web: http://www.arpnet.it/alma

 

Asociacion de Mujeres

“Khuska Alma Terrawan (Kat)

Calle Simeòn  Roncal, 74

Barrio Obrero, Sucre- Bolivia

Tel. 00591/4/6427576 – Fax 46912532

E-mail: retebo@mara.scr.entelnet.bo

Web: http://www.katbolivia.org

 

Rete ong

Via G. Di Vittorio, 11

10095 Grugliasco (To)

Tel. 011. 77.07.388/398

Fax. 011.77.07.410

E-mail: rete@arpnet.it

 

Per eventuali sottoscrizioni:

 

–          c/c bancario n. 113255 del San Paolo/Imi-ag.4-Torino-abi01025-cab01004 intestato a Re.Te.Ong

–          c/c postale n. 23136104 intestato a Re.Te. Ong

 

 

Dicembre 2006/103

 

SERMIG: la pace vincerà se dialoghiamo!

Perché nulla vada perso!

 

E con questo numero siamo a 10 anni, 103 le esperienze che abbiamo ospitato sulle pagine di “TDF” Fino a quando ci sarà bisogno di seminare speranza? Risposta non c’è (diceva sempre mia mamma), era una vecchia canzone di Bob Dylan della nostra gioventù…

 

Ci dice Ernesto Olivero (animatore del Sermig):

 

…dobbiamo aprire gli occhi, sulle realtà negative di cui siamo testimoni, con la volontà di cambiare, cominciando noi per primi. Bisogna investire tempo, capacità, risorse nel cercare nuove idee che possano migliorare lavoro, cultura, istituzioni internazionali, convivenza tra i popoli, rapporto con la natura, cercare nuove strategie pacifiche che possano sradicare le ingiustizie, le violenze, le guerre. Le idee dei giovani sono importanti e possono far camminare la pace.

Ad ottobre del 2002 a Torino e due anni dopo ad Asti sono state organizzate due appuntamenti mondiali dei giovani della pace: noi adulti, noi educatori dovremmo amare di più i giovani e non aver paura di parlare loro con serietà e severità delle responsabilità che devono assumersi. Noi lo diciamo “per il loro bene”, ma ci crediamo a tal punto che vorremmo fossero i giovani stessi i nostri maestri e che, ad ascoltarli fossero i vostri sindaci, i vostri parlamentari, i vescovi…

Perché nulla vada parso, il materiale che noi accantoniamo sovente può ancora servire a qualcun altro. Tutte le cose hanno un senso, se siamo in grado di darglielo.

Abbiamo bisogno di persone di buona volontà come riparatori, cuochi, contadini, apicoltori etc e materiale vario come indumenti, alimenti, attrezzi agricoli, elettrodomestici, cancelleria, attrezzature sanitarie.

Operiamo con progetti di sviluppo a medio e lungo termine, aiuti materiali immediati e denaro frutto della restituzione per coinvolgere le strutture economiche e le comunità presenti sul territorio.

Il gruppo RE.TE (Restituzione Tecnologica) valuta e orienta le soluzioni più appropriate. Ogni cosa dipende da chi sa farsi “Provvidenza” per offrire risposte al bisogno di speranza.

Senza l’aiuto di tanti piccoli tutte le nostre attività si fermerebbero.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

SERMIG

Fraternità della Speranza

Piazza Borgo Dora, 61

10152 Torino

Tel. 011/43.68.566

Fax 011/52.15-571

E.mail: sermig@sermig.org

Sito   http://www.sermig.org

 

Gruppo Mondialità: Re.Te – Restituzione Tecnologica

CIS – Cooperativa Internazionale Per lo Sviluppo

Per eventuali sottoscrizioni: c.c.p. n. 29509106 intestato a SERMIG.

 

 

Gennaio 2007/104

 

10 anni di cammino:

L’ ASSOCIAZIONE SAN MARTINO

 

Ci dice il presidente Pierfranco Botto:

 

Correva l’anno 1996: un gruppo di amici, che si incontrava da anni e che aveva già collaborato in modo informale per offrire sostegno e amicizia ad alcune famiglie bosniache, con parenti ricoverati al CTO su un progetto del Comune di Torino, in un giorno di novembre decise di costituirsi in associazione con l’intento di allargare la propria amicizia a persone straniere in arrivo nel nostro Paese.

 

Così nacque l’Associazione San Martino. Nei dieci anni trascorsi l’associazione è stata un punto di riferimento per donne straniere in difficoltà, per le quali ha gestito una comunità di accoglienza, ha collaborato nella ricerca di lavoro e di alloggio e nella costruzione di una rete di rapporti.

 

Contemporaneamente, in collaborazione coi Cappuccini eritrei, ha finanziato la costruzione di un pozzo e di un asilo ad Asmara ed ha sostenuto varie adozioni a distanza.

Ha sostenuto alcune donne peruviane nella realizzazione della festa di Natale per i bambini di un villaggio Inca in Perù ed ha erogato alcune borse di studio in Italia ed in Perù.

 

Sabato, 16 dicembre 2006 a Torino presso l’Istituto Sant’Anna, in occasione dell’incontro annuale, prima di Natale, l’Associazione festeggerà il decennale, insieme a molte famiglie, provenienti da vari Paesi del mondo, ormai diventate amiche, secondo il progetto iniziale dei fondatori.

 

Per informazioni, e collaborazioni:

 

Associazione SAN MARTINO

Via Balme, 18

E-mail: ass.sanmartino@tiscali.it

 

 

 

Febbraio  2007/105

 

VINO AD ALTO GRADO….SOLIDALE:

associazione LEGAMONDO

 

un modo di collaborazione “attiva”

tra i paesi del Sud e i Paesi del Nord”

 

dal volantino….

 

…L’associazione “Legamondo” è attiva nel torinese da circa 10 anni nel campo dell’educazione all’intercultura ed alla promozione di progetti di sviluppo nel sud del mondo…da alcuni anni sosteniamo finanziariamente le scuole dei centri di Nedialpoun e Jamgany in Burkina Faso e Madagascar. Proponiamo di aderire all’iniziativa “Vino ad alto grado solidale”. L’iniziativa ha come obiettivo di finanziare l’acquisto di materiale didattico per le scuole dei nostri centri scolastici: con soli 10 euro è possibile acquistare un kit didattico per i ragazzi che frequentano la scuola e garantire così un futuro di speranza per questi nostri amici africani..

Il nostro piccolo sogno è quello di riuscire a raccogliere tra i produttori Piemontesi circa 1000 bottiglie di vino da vendere ad un prezzo simbolico (5/8 euro) e poter permettere così da far accedere agli studi circa 500 bambini. Le bottiglie saranno messe in vendita durante alcune manifestazioni locali munite di una sovraetichetta recante il logo dell’iniziativa e la descrizione dell’azienda che le ha donate…

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione Legamondo

Vicolo Parrocchia, 8

10077 San Maurizio Canavese (Torino)

E-mail: legamondo@inwind.it

Tel. 3387586626 – 3490732769

 

 

Marzo 2007/106

 

Progetto Bènin “Chiara Luce Badano”

 

Mons. Nestor Assorba si mantiene in continuo contatto con la Postulazione per la Causa di Beatificazione della Serva di Dio, ci comunica che in riferimento alla seconda parte del Progetto, nella località di Bohicon, le autorità del Comune vedono con molto favore l’iniziativa intrapresa e hanno concesso le autorizzazioni richieste. Proseguono quindi i lavori per la costruzione delle case-famiglia destinate ad accogliere bambini in condizione di abbandono o di estrema necessità.

Le offerte pervenute vengono tempestivamente inviate a Mons. Nestor Assogba.

Le modalità per contribuire alla realizzazione di quest’opera di solidarietà  sono le seguenti:

 

Utilizzare il nuovo C.C.P. n. 70598958 intestato ad Associazione Luce D’Amore Onlus  – Piazza Duomo, 9 15011 Acqui Terme.

 

Si può inoltre versare l’offerta presso la Caritas Diocesana, piazza Duomo, 4 15011 Acqui Terme, oppure presso il Servizio Diocesano Terzo Mondo, via Arcivescovado, 12 – 10121 Torino

 

L’importo dell’offerta versata è detraibile nella dichiarazione dei redditi

 

Chiara Badano, una ragazza morta per un male incurabile nel 1990. E’ in atto una causa di beatificazione. Sono disponibili per la conoscenza varie pubblicazioni dedicate a Chiara.

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazione e per saperne di più:

 

Maria Grazia Magrini

e Mons. Luigi Maritano

Piazza C.L.N. , 231 Bis

10123 Torino

E-mail: mariagrazia.magrini@tin.it

 

 

Aprile 2007/107

 

APSARA: un aiuto in Asia

 

Dal volantino della fondazione:

 

…siamo un gruppo di amici, con esperienza diretta in Asia, particolarmente in Cambogia e in Vietnam, che hanno dato vita alla fondazione APSARA per contrastare l’ingiustizia che produce povertà nel mondo.

L’Apsara è una ninfa celeste cambogiana che vive per la gioia degli dei e degli umani: presa a simbolo dell’arricchimento derivante all’umanità tutta dalla diversità di razze, culture e religioni.

La fondazione, senza fini di lucro, persegue esclusivamente finalità di tutela dei diritti civili soprattutto di coloro che ne sono esclusi, promuovendo e sostenendo iniziative proprie e di terzi, con riferimento soprattutto alle popolazioni dell’Asia.

L’Obiettivo è di migliorare la qualità della vita delle popolazioni che vivono in condizione di disagio e di emarginazione sociale; promuovere la centralità e la dignità della persona e delle relazioni interpersonali; rafforzare la formazione e la protezione di gruppi più a rischio; tutelare e curare la salute degli emarginati; cooperare i programmi di sviluppo culturale.

La priorità è data a piccole iniziative locali che spesso possono realizzare un lavoro in profondità con aiuti finanziari anche limitati, ma che difficilmente sono presi in considerazione dalle grandi istituzioni.

Attualmente i progetti in atto sono in Vietnam, India e Cambogia per i malati di Aids, per lo sviluppo comunitario rurale e urbano, l’accompagnamento e la formazione di studenti e animatori, e la costruzione di opere sociali…

 

Per informazioni, contatti, collaborazione e per saperne di più:

 

Associazione APSARA

Viale Gorizia, 40/A

31015 Conegliano (Treviso)

Tel. 0039.0438.24744

E-mail: apsara@email.t      info@fondazioneapsara.cor

Web: http://www.fondazioneapsara.com

 

Per eventuali contributi e sottoscrizioni:

 

CCP n. 59362996 IT 94 E ABI07601   CAB 12000

CB: Credit Suisse n. 24460 ABI 03089  CAB 01600

intestati a Fondazione Apsara Onlus

 

 

Maggio 2007/108

 

Comitato di  Collaborazione Medica

 

Ci dice Michele Battaglia dell’associazione:

 

Il Comitato Collaborazione Medica (CCM) è un Organismo Non Governativo di cooperazione internazionale e una ONLUS. Nato a Torino nel 1968, opera principalmente nel settore sanitario. Nel 1972 ha ottenuto dal Ministero Affari Esteri l’idoneità per la gestione di programmi di cooperazione nei Paesi in Via di Sviluppo. I suoi principi ispiratori sono i valori di solidarietà ed equità, rispetto delle varie culture, valorizzazione delle risorse umane e promozione dell’auto sviluppo, indipendentemente dalla matrice religiosa, nazionalità o categoria sociale dei beneficiari. Lo scopo del CCM è migliorare lo stato di salute delle popolazioni nelle aree in cui interviene, assicurando loro un’adeguata assistenza sanitaria, sia tramite il sostegno delle strutture sanitarie presenti sia, in rari casi, attraverso interventi di emergenza.

Il sostegno del CCM si svolge attraverso la messa in funzione di servizi di medicina e chirurgia, la formazione del personale locale, vaccinazioni di donne e bambini, l’identificazione di gravidanze a rischio, controllo di epidemie, l’educazione sanitaria e la fornitura di acqua potabile. Il CCM opera attualmente in Africa (Sudan, Etiopia, Kenya, Somalia, Uganda, Burundi, Mali e Marocco) e in Centro America (Guatemala). I principali problemi sanitari nei Paesi a basso reddito sono legati a malattie trasmissibili quali polmonite, diarrea, tubercolosi, HIV/AIDS e complicazioni da parto.

Le attività del CCM, in Italia e nei PVS, sono rese possibili grazie ai finanziamenti ricevuti sia dalle istituzioni pubbliche nazionali ed internazionali, sia dall’autofinanziamento. L’apporto derivante dalle offerte dei privati cittadini (soci, sostenitori e simpatizzanti), dei gruppi di appoggio, delle fondazioni e delle aziende è infatti componente fondamentale senza la quale verrebbe a mancare la linfa necessaria allo svolgimento di tutte le attività previste dai nostri progetti.

 

Al centro dell’Africa c’è un cartello che segnala l’equatore

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

Comitato di Collaborazione Medica

Via Ciriè, 32 E

Tel. 011/660.27.93    –    Fax. 011-383.94.55

Sito: http://www.ccm-italia.org.       E-mail: ccm@ccm-italia.org

 

Per eventuali sottoscrizioni:

Conto Corrente Postale 13404108

CCM – Corso G. Lanza 100

Torino

 

Conto Corrente Bancario N. 14994

San Paolo IMI Agenzia 2 – Torino

ABI 01025   CAB 01002

 

 

 

 

Giugno 2007/109

 

CAPDEVER

Centro Afro di Promozione e Difesa della Vita

Padre Ezechiele Ramin

 

Ci dice Padre Ferdinando Caprini (coordinatore e psicologo dell’associazione)

 

…Padre Ezechiele Ramin, nostro patrono, missionario comboniano, martire con 32 anni della causa dei poveri senza terra e degli indios, ucciso in Roraima, Brasile il 24 luglio 1985.

Di lui Padre Ettore Frisotti, grande missionario della causa afro in Salvador, scrisse “davanti alla vita stroncata violentemente di padre Ezechiele, per me fu chiaro: alla causa afro dedicherò tutta la mia vita”.

 

…riscattiamo 400 bambini e adolescenti in situazione di rischio, nel progetto educativo Motumbaxè Mirim, perché possano avere un buon sviluppo biologico, psicologico, sociale e spirituale a partire dalle loro radici africane e cristiane.

…terapie comunitarie, famigliari, massaggi, aromaterapia, piante medicinali, regressione, gruppi di auto-aiuto, autostima, coscienza etnica e corporale, biodanza, intervento contro le droghe per i dipendenti e le famiglie.

…promuoviamo azioni e manifestazioni contro la fame per la sicurezza alimentare, per la salute, la scuola, casa, fogne. Rinforzando associazioni popolari, organizzando gruppi culturali, artistici, sportivi, etnici. Fermiamo cooperative e gruppi di rendita.

Lottiamo per ottenere politiche di economia solidale e di inclusione sociale di tutti gli esclusi, specialmente degli afrodiscendenti.

…formazione di avvocati Popolari e Agenti Sociofamiliari per difendere e promuovere tutti i diritti umani e combattere la discriminazione razziale e le altre discriminazioni…

…abbiamo 30 avvocati popolari e agenti socio-famigliari, animatori preparati per difendere e promuovere tutti i diritti dei più poveri e combattere la discriminazione razziale e altre discriminazioni.

…28 educatori di doposcuola, alfabetizzazione di bambini, adolescenti e adulti per aiutare nella socializzazione le persone escluse delle favellas dalla scuola e dal lavoro.

…30 terapeuti comunitari per aiutare nella salute fisica e mentale per mezzo della terapia sistemica, massaggi, aramoterapia, erbe medicinali, gruppi di auto-aiuto, aiuto contro le droghe, auto-stima, coscienza corporale ed etnica.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

CAPDEVER- CENTRO AFRO DE PROMOÇÃO

E  DEFESA DA VIDA  “Pe Ezequiel Ramin”

(centro Aro di Promozione e Difesa della Vita)

Rua Manoel Bispo 54    SUSSUARANA 41215-740 Salvador – BA

71- 3306.4592  71-91929733 e-mail:  ferdicapri@bol.com.br  capdever@bl.com.br

 

 

 

 

 

 

Agosto/Settembre 2007/110

 

 

L’ALTRO PALLONE

un altro calcio insieme, è possibile

 

Ci dice Michele Papagna (volontario dell’associazione):

 

…esistono altri modi di “partecipazione sportiva”: da anni si sono sviluppate azioni di sensibilizzazione, di denuncia, di critica. Mondi diversi, fatti di vera passione sportiva, di cooperazione dal basso, di impegno antirazzista, di aggregazione giovanile, di valori etici, di giustizia sociale, di tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Al sud come al nord, nelle periferie del mondo, esistono altri mondi…altri mondiali…

Altri Mondiali sono due campagne:

–          campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento del lavoro infantile e minorile ovunque e soprattutto nella produzione di accessori per lo sport.

–          campagna di sostegno per uno sport  equo, popolare e solidale.

L’altro pallone è il premio annuale alternativo al Pallone d’oro e contro il pallone duro; è il riconoscimento simbolico destinato a coloro che, nel corso dell’anno, si sono distinti nel mondo dello sport per azioni di solidarietà a tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, l’omonima associazione è affiliata all’Uisp che si adopera nelle periferie del sud e del nord del mondo per uno sport equo, solidale e popolare, contro il razzismo, per l’integrazione, la multiculturalità,  lo sport come strumento di coesione sociale e di  partecipazione…

 

L’altro pallone è anche l’associazione che si occupa di sport come strumento di aggregazione sociale giovanile, cooperazione decentrata e lotta all’esclusione sociale  nelle periferie metropolitane…al Forum Sociale Mondiale di Nairobi 2007 è stata organizzata insieme ai ragazzi locali e con l’Associazione “Libera” una maratona tra gli “slum” per i diritti di base, quattordici chilometri attraverso le “bidonvilles”, una corsa per rafforzare il messaggio di pace e di speranza, contro la miseria e le sofferenze, un esempio  “per un mondo possibile”….

 

 

Per informazioni,  contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione “Altro Pallone”

Via Angera, 3

20125 Milano

Tel. 02/67574325 – Fax. 02/67574322

Sito – http://www.altropallone.it

E-mail – altropallone@altropallone.it

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottobre 2007/111

 

INDOVINA CHI VIENE A CASA?

il week-end dell’amicizia…

 

…Troppi ragazzini stranieri nelle “nostre” scuole? E allora, invitiamoli a pranzo. In occasione della Pasqua passata la Pastorale dei Migranti ha promosso l’iniziativa “Indovina chi viene a cena” un invito, rivolto alle famiglie torinesi, ad ospitare un compagno o un amico straniero dei propri figli durante il fine settimana (compagno di scuola dei figli, amico di oratorio o di giochi nel quartiere) per fargli trascorrere un sabato ed una domenica in un clima di amicizia, per una conoscenza reciproca. Tutte le famiglie ospitanti sono coperte da una polizza assicurativa.

 

“…L’obiettivo è di favorire il dialogo fra bambini ma soprattutto tra genitori – spiega don Fredo Olivero – a fronte del tentativo di alcuni istituti di selezionare gli ingressi dei ragazzi nelle proprie strutture, e creare di fatto le condizioni per una scuola di serie A e una di serie B, riservata a stranieri e alle persone in difficoltà…”

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni

e per saperne di più:

 

Don Fredo Olivero  f.olivero@diocesi.torino.it

Sergio Durando  sergidurando@hotmail.com

 

Arcidiocesi di Torino

Ufficio Pastorale Migranti Torino

Tel. 011/24.62.092 – 24.62.443

Fax. 011/20.25.42

Sito: http://www.migranti.torino,it

 

 

Novembre 2007/112

 

ALICE NELLO SPECCHIO

 

Ci dicono Saverio Sileci (presidente), Ilaria Giraudo (vice-presidente) e Gigi Eusebi (collaboratore):

 

La Cooperativa sociale ALICE NELLO SPECCHIO nasce nel 1985 con lo scopo di realizzare e gestire strutture di tipo occupazionale per soggetti portatori di handicap psichici, fisici e sensoriali, gestendo strutture preventive, riabilitative e terapeutiche per coloro che per motivi di salute, familiari, sociali ed ambientali, necessitino di servizi socio-assistenziali. Tale scopo viene inizialmente perseguito, presso il cascinale con maneggio di cavalli sito ai confini del parco di Stupinigi. Nei primi anni ’90, i lavori di costruzione del primo tratto del raccordo autostradale Torino-Pinerolo rendono difficile lo svolgimento delle attività della cooperativa, che di colpo si trova ad avere una collocazione paragonabile a quella di un distributore di benzina su una autostrada. L’attività prosegue unicamente per quanto concerne progetti individuali di riabilitazione psico-sociale per pazienti psichiatrici del Servizio di Salute Mentale di Orbassano. Nel ´99 la cooperativa prende in locazione un negozio in via Montemagno, 29 a Torino (zona Motovelodromo). Qui si trovano oggi l´ufficio e una bottega di Commercio Equo e Solidale, la “Bottega di Alice”, dove si possono trovare tra l´altro (unico punto vendita della città al momento) i detersivi “Lympha”, la prima linea equa e solidale di questo tipo, con ingredienti derivati da una palma brasiliana chiamata babaçu.

 

La Cooperativa Alice nello Specchio collabora attualmente con:

 

L’Associazione di Turismo Equestre “Dottor Verde” di Ceresole d’Alba, per le attività sportive e riabilitative che necessitano dell’uso del cavallo. Presso tale Associazione si sono avviate anche le prime esperienze di intervento con modalità di “CRISIS FARM” .

 

Singole famiglie o agriturismi che praticano l’ospitalità rivolta a minori o pazienti psichiatrici all’interno del programma di Ospitalità Supportata ed Etero familiare della cooperativa stessa.

 

Ha preso anche corpo il progetto di avvio di un circolo culturale (“L´Uovo di Colombo”), come luogo di incontro per:

– momenti formativi a carattere riabilitativo e socioterapeutico rivolti agli utenti psichiatrici ospiti in alcuni gruppi appartamento realizzati nella zona

– attività di formazione permanente per operatori

– iniziative culturali nei campi di interesse della Cooperativa: arte, psicologia, ecologia.

 

per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Saverio Sileci, Ilaria Giraudo,

via Montemagno, 29 – Torino  Tel. 011-8193157.

 

 

Dicembre 2007/113

 

Questo mese la rubrica compie 11 anni e sono 112 le esperienze che abbiamo ospitato sul giornale. Era appena mancata mia sorella a causa di un male incurabile. Ho iniziato il mio impegno accompagnato da mia mamma con mia sorella e mio padre “dall’altra parte della strada”: ora sono tre anni che sono tutti e tre “dall’altra parte”, che mi guidano verso l’eternità in un mondo di pace ma nel frattempo iniziamo a “seminare speranza” e costruire un po’ di pace da queste nostre pagine finchè saremo chiamati anche noi a raggiungerli: è solo questione di tempo….

 

AMANI

 

si chiama ADOZIONE A DISTANZA…MA LORO TI SENTIRANNO VICINO

 

 

Ci dice Padre Renato Kizito Sesana

 

…Amani vuol dire, in kisawili,, “Pace”, è un’associazione laica ispirata e fondata tra gli altri da me. E’ un’organizzazione non governativa, riconosciuta dal Ministero degli Affari Esteri, che guida le sue attività attraverso due principi:

 

  1. a) garantire una struttura organizzativa snella, così da contenere i costi a carico dei donatori.
  2. b) privilegiare l’affidamento e la gestione di ogni progetto e di ogni iniziativa sul territorio africano a persone qualificate del luogo. Molti degli interventi di Amani, infatti, sono stati direttamente ispirati dalla comunità di Koinonia. http://www.koinoniakenia.org

 

A Nairobi i bambini di strada sono tra i sessanta e i centoventimila. E’ pensando a loro che è nato il centro di Kivuli. Con il passare degli anni, la casa di accoglienza si è trasformata in un vero e proprio centro sociale a disposizione di tutte le persone povere dei quartieri Riruta e Kawangware.

Kivuli  ospita residenzialmente circa 60 bambini e cura le crescita e l’educazione di altri 70, che vivono con le loro famiglie nei quartieri attorno.

Il centro, inoltre, è un punto di riferimento per gli adulti delle baraccopoli vicine per il suo dispensario medico, i laboratori artigianali, la scuola di informatica e l’associazione sportiva Amani Yassets sport Club: gli stessi bambini crescono  professionalmente…

in vari quartieri sono nate delle case famiglie….

La parola Kivuli vuol dire rifugio, e i bambini di Nairobi ne hanno bisogno. Ma hanno bisogno anche di un luogo che sia per loro una  concreta possibilità di costruirsi un futuro. E per questo che Amami in Italia e Koinonia in Africa continuano il loro impegno….

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

AMANI Onlus Ong Sede legale e amministrativa

Via Gonin, 8 – 20147 Milano – tel. 02/4121011

 

Sede operativa

Via Tortona, 86 – 20144 Milano

Tel. 02/48951149 – Fax. 02/45495237 Codice fiscale 97179120155

Sito – http://www.amaniforafrica.org

E-mail: amani@amaniforafrica.org

 

Eventuali sottoscrizioni:

sul c/c postale n. 37799202 intestato ad Amani Onlus – via Gonin, 8 – 20147 Milano

 

sul c/c bancario 000000503010 Banca Popolare Etica ABI 05018 – CAB 12100 – CIN G –

 

 

 

Gennaio 2008/114

 

La rete del commercio equo e solidale si allarga sempre di più ed ormai è un’impresa dove dà lavoro a molte persone sia all’estero che in Italia: per un mondo più giusto possibile…è un’economia solidale a misura d’uomo…

 

La Cooperativa LIBERO MONDO

 

Ci dice Emanuele Giordana (Presidente della Cooperativa):

 

…libero Mondo è una Cooperativa Sociale di tipo B, nata nel maggio 1997 dalla naturale evoluzione dell’Associazione di Volontariato Tsèdaqua.

Oltre ad una cooperativa sociale è  una centrale di importazione che acquista direttamente in 27 paesi del Sud del Mondo, da 90 organismi di produttori.

E’ una centrale di distribuzione in tutta Italia di prodotti artigianali (più di quattro mila referenze costanti), di prodotti alimentari equosolidali (circa 270 referenze) e biologici di cooperative sociali (circa 80 referenze.

E’ un insieme di laboratori di traformazione (la pasticceria e di pasta biologica). Oltre il 90 per cento dei prodotti alimentari trasformati sono confezionati nei nostri laboratori di cooperativa sociale.

E’ una cooperativa che fa informazione e sensibilizzazione attraverso progetti con Ong, incontri, conferenze e relazioni, schede e libretti informativi sui produttori del Sud, collaborazioni per tesi di laurea.

E’ un insieme di Botteghe del Mondo: due botteghe di vendita diretta al pubblico a Bra (Cn) e a Carmagnola (To).

Aderisce a IFAT International Federation of Alternative Trade: organismo internazionale di commercio equo e solidale che unisce importatori e produttori.

Fa parte Dell’Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale (Agices) come socio fondatore.

E’ dell’Associazione italiaNat’S, con l’obiettivo di appoggiare e promuovere i Movimenti dei bambini lavoratori.

E’ uno strumento di finanza etica: tramite quote e prestiti sociali…

 

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

LIBEROMONDO

Cooperativa sociale

Via Savigliano, 15

12062 Roreto di Cherasco (Cn) Italia

Tel. 0172.48.91.69      Fax. 0172.49.90.74

www. liberomondo.org

progetti@liberomondo.org

Emanuele Giordana presidente tel. 348.0945560

 

 

 

 

Febbraio 2008/115

 

ADOZIONE INTERNAZIONALE A DISTANZA…

…Per lasciare ad ogni Popolo i suoi FIGLI

della Comunità di Sant’Andrea

 

Alcune persone dopo essere state in Guatemala e Nicaragua la scorsa estate propongono i progetti che hanno visitato:

 

 

 

 

“Il BASURERO” di Città del Guatemala”

 

Il basurero della zona 3 di Città del Guatemala è la più grande discarica del Centro America e dà lavoro a più di 3000 persone. Intere famiglie si dedicano al recupero e alla separazione dei rifiuti portati dal camion all’interno della discarica.

Questo progetto, seguito dal Mais di Torino mira al recupero e alla formazione dei ragazzi che vivono nella zona 3. Attraverso il lavoro si vuole dare ad una decina di ragazzi l’opportunità di apprendere un mestiere. Nel pomeriggio frequentano dei corsi scolastici e delle attività sportive.

 

“EL LIMON” di Città del Guatemala

In questo quartiere degradato Don Piero Nota ha operato per più di vent’anni dando vita a diverse realtà: un pre-scolare, una mensa per più di 100 bambini, una piccola scuola, una biblioteca e molte attività sportive.

 

“CENTRO PROFESSIONALE” di Coban in Guatemala

Sorto con lo scopo di dare una formazione integrale e professionale a giovani dell’area rurale per migliorarne le condizioni di vita. Il centro è costituito da laboratori (falegnameria, tessitura, sartoria, etc.) e una zona agricola e di allevamenti.

 

“SALINAS GRANDE” e “CASONA” a Leon in Nicaragua seguiti da Pierangelo Rocco del Mlal di Verona.

Progetti di sviluppo nel settore dell’economia sociale (coltivazioni diversificate, allevamento di suini…).  Ci hanno chiesto di collaborare al finanziamento di strutture sportive per l’aggregazione dei giovani e di fornire materiale per laboratori di cucito e pittura per persone diversamente abili.

 

“IL PRE-ESCOLARE” del Barrio Larreinaga di Managua in Nicaragua, seguito dall’Associazione La Ragnatela di Moncalieri. La scuola materna è nata come luogo di accoglienza a base volontaria per permettere a bambini delle famiglie più bisognose del barrio uno spazio educativo e ludico.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

Franco e Flora PERRI

Via Onorato Vigliani, 196 – 10127 Torino

Tel. 011.6061227

E-mail: franco.perri@alice.it

Isa Albalustro      tel. 011.626193

Marina e Battista Pruneddu   tel. 011.6406361

 

I contributi si possono inviare  con assegno non trasferibile direttamente in comunità oppure su vaglia postale indicando l’agenzia 48 di Torino in via O.Vigliani n. 144  con la causale: progetti Guatemala, Nicaragua; o versamento su conto corrente postale n. 63123913   intestato alla Chiesa di S.Andrea – Gruppo Brasile – ONLUS Via Torrazza Piemonte n. 25 – 10127 Torino

o mediante bonifico bancario sul conto corrente n. 100000061032 intestato a Chiesa di S.Andrea – Gruppo Brasile – Onlus presso Intesa San Paolo – Agenzia 19 Torino, via O.Vigliani, 145b codice IBAN IT08 X030 6909 2121 00000061 032 con la causale: progetti Guatemala, Nicaragua, avendo cura di far trasmettere il proprio indirizzo sulla ricevuta di versamento.

 

 

 

 

 

Marzo 2008/116

 

meglio un uovo oggi che una frittata domani

Associazione Bip Bip Onlus

 

Ci dice la signora Sig.ra Anna Bottizzo:

 

…Questo è il nostro obiettivo, ed è realizzabile con poche, semplici precauzioni che dovrebbero diventare abitudine di vita. Il nostro lavoro, il nostro impegno è proprio in questa direzione: comunicare che pochi, semplici gesti salvano una vita, spesso la tua…

 

…L’Associazione Nazionale  BIP BIP Onlus nata nel 2004, è un’organizzazione senza scopi di lucro e di utilità sociale che si occupa della prevenzione dei traumi cranici e spinali,  rappresenta l’evoluzione in ambito nazionale del progetto preventivo omonimo sviluppato nel 1996 al fine di coagulare gli interessi delle figure professionali che operano su pazienti, traumatizzati   cranici e spinali,  dalla prevenzione alla riabilitazione e comunque al reinserimento sociale.

La mission dell’Associazione è la prevenzione dei traumi cranici e spinali  di I e II Livello (secondo la classificazione dell’OMS).

 

L’Associazione si è realizzata grazie all’apporto sia di persone che lavorano “sul campo”( si tratta di operatori non formati specificamente nella prevenzione ma impegnati nelle varie fasi del trattamento dal primo soccorso del trauma sino alla rianimazione alla riabilitazione), sia di persone esterne impegnate in campo sociale come insegnanti, istruttori di guida, educatori etc..

Si è pertanto sviluppato un programma di prevenzione NAZIONALE del trauma cranico e spinale….

 

L’obiettivo è quello di:

– Informare, usando un taglio diretto, ricco dell’esperienza del personale medico e paramedico. Con l’aiuto di chi è più esperto nell’arte della comunicazione (psicologi, riabilitatori, pedagoghi, pubblicitari) si è cercato di modulare la complessità del messaggio ed il tono del linguaggio adattandolo ai vari interlocutori.

– Modificare i comportamenti ( per effetto di una corretta informazione )

– Diminuire l’incidenza dell’evento traumatico.

– Diminuire l’entità del danno quando l’evento si verifica.

– Istituire una sorveglianza epidemiologica del trauma cranio spinale.

 

Si è creata una redazione che attraverso un sito web sta diventando il punto di comunicazione e di informazione sulle attività della Associazione.

L’altro compito redazionale è quello di navigare tra le numerose attività di prevenzione attive nel mondo per imparare e cercare punti di contatto.

A questo aggiungiamo la presenza in numerose manifestazioni sportive e culturali come punto di contatto ( nelle immagini presentate).

L’Ufficio è il centro di controllo di tutti i moduli operativi, che mantiene ed alimenta le informazioni tra gli stessi e con il pubblico, raccoglie i feed-backs che derivano da questa attività.

L’Associazione Nazionale Bip Bip Onlus è l’unico chapter europeo della  ThinkFirst Foundation. (USA  http://www.thinkfirst.org )….

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione Bip Bip Onlus

Per la prevenzione dei traumi cranici e spinali

C.F.  97646720017

Segreteria: Via Zuretti, 29 – 10126 Torino

Tel: 011.6933676 . Fax: 011.6933730

Cellulare 349.2549629

E-mail: info@bip-bip.org.

Sito:  http://www.bip-bip.org

 

 

 

Aprile 2008/117

 

Ho un nuovo amico,

un sacerdote Caldeo Iracheno

 

Ci dice don Fredo Olivero,

dell’Ufficio Pastorale Migranti:

 

“La terra dove la gente seppellisce i propri morti ed è obbligata a dimenticarli subito per fare posto nei propri ricordi a quelli che ancora ci saranno.”

 

Questa frase, riadattata da una famosa canzone di Hassam Al-Rassam, descrive la ancora tragica situazione irachena. Una situazione comune a tutto il paese, ma che è particolarmente sentita dalla sua componente cristiana che, in quanto minoranza, vive ogni morte come un ennesimo tentativo di sradicarla dalla terra di Abramo dove ha avuto origine.

 

I tragici avvenimenti che in questi anni hanno colpito paesi e comunità nel mondo  hanno spostato l’attenzione dei mezzi di informazione dall’Iraq ma anche i recenti attentati che hanno avuto come obiettivo molti luoghi di culto cristiani (quattro a Baghdad, tre a Mosul e due a Kirkuk nel gennaio 2008) anche se pianificati accuratamente per non fare vittime, testimoniano come la vita degli iracheni cristiani sia ancora difficile e piena di pericoli.

 

Per questa ragione l’UFFICIO PASTORALE MIGRANTI dell’ARCIDIOCESI DI TORINO rilancia, per il QUINTO ANNO CONSECUTIVO il progetto

 

“Io ho un nuovo amico, un sacerdote Caldeo Iracheno” volto a sostenere economicamente dieci giovani sacerdoti di Baghdad. Il progetto, gestito da Don Fredo Olivero, e dal sacerdote caldeo Padre Douglas Dawwod (Al Bazi) ha dato in questi anni non solo un sostegno economico a questi sacerdoti ma un altrettanto importante sostegno morale a testimonianza di un impegno che va oltre l’emergenza.

 

Per aiutare i sacerdoti caldei di Baghdad chiedi informazioni a:

 

Don Fredo Olivero

Ufficio Pastorale Migranti Arcidiocesi di Torino

Via Ceresole 42

10155 Torino

011 2462443

f.olivero@diocesi.torino.it

 

o utilizza:

CCB 000000665206

ABI 03069 CAB 01125

CIN L    IBAN IT84 L030 6901 1250 0000 0665206

BIC TIT22085 c/o Intesa San Paolo

 

 

Maggio 2008/118

 

sotto l’albero di Sambuco

 

 

Ci dice Giovanni Carello, presidente dell’associazione:

 

….l’Unifam, Organizzazione non governativa,  quarant’anni in attività per aiutare i più poveri…”La conoscenza delle situazioni drammatiche di miseria ed ingiustizia che umiliano milioni di persone nel mondo non ci permette di accettare né tollerare uno stile di vita basato sul consumismo e sullo spreco; pertanto l’Unifam, intende diffondere il valore della sobrietà e della essenzialità come segno di condivisione nei confronti dei popoli oppressi ed impoveriti dal nostro progresso e come autentica alternativa di vero e umano sviluppo globale….è stato realizzato un libro di fiabe a cura di Daniela Boglione, accompagnatrice naturalistica, collaborando con alcuni parchi con attività didattiche, che ha scritto la parte riguardante le notizie biologiche e le curiosità; Franco Carena, pittore a autore di libri che trattano le esigenze della vita, che ha realizzato i tanti bei disegni e Silvio Marengo, Medico Veterinario, che ha raccolto e scritto le favole. E’ un libro per ragazzi ma anche per adulti avendo nei propri testi un messaggio di vita che merita che sia diffuso nei vari ambienti e poi il ricavato è devoluto all’associazione Unifam.

 

Chi fosse interessato all’acquisto del libro può contattare Giovanni Carello in orario di ufficio

(tel. 011/95.64.201) o collegarsi al sito dell’associazione. http://www.unifam.it

 

L’Unifam ha progetti in Africa e in Asia.

Per contatti, informazioni, collaborazione e per saperne di più:

 

UNIFAM

Unione contro la fame nel mondo

Organizzazione non lucrativa di utilità sociale

Via Verolengo, 149/A – 10149 Torino

Tel. 011/453.08.30 – 011/956.42.01

Fax. 011/95.64.182

CCP 11356102 – Banca Carige CC 39880

Rivoli – ABI 06175 – CAB 30870

 

http://www.unifam.it  E-mail: associazione@unifam.

 

 

 

 

Giugno/Luglio 2008/119

 

Associazione AMICI DELLA GUINEA BISSAU  onlus…quelli con l’Africa in testa

 

Ci dicono tra gli altri Emanuela Bossi, e Paolo Candiani volontari:

 

…La Guinea Bissau è uno dei paesi più poveri della Terra, ed è considerato dall’Onu Quarto Mondo.

Siamo un gruppo di amici che dal 1985 si interessa delle sorti di un villaggio (Ingorè) della Guinea Bissau, un piccolo stato dell’Africa occidentale, confinante con il Senegal e la Guinea Conakry, e

si espande per circa 36.000 Kmq. Tormentato dalla povertà e dalla miseria. Ognuno di noi, con la propria professione e le proprie capacità pensa alla realizzazione di nuovi progetti: piccoli ma sostanziali interventi atti a migliorare le condizioni di vita della popolazione. In ospedali, centri di salute, pozzi e serbatoi idrici, Asilo, scuola materna e scuola, ponti radio, centri di accoglienza…e poi l’Adozione a distanza internazionale che è una forma di sostegno economico volta a garantire ai bambini e ragazzi dei “paesi poveri” beni primari come cibo, vestiti, medicinali, istruzione ed educazione. E’ uno strumento di solidarietà semplice che, da un lato garantisce a tanti bambini un avvenire migliore nella propria terra, dall’altro stimola il sostenitore a rendersi sensibile alle necessità di tanti popoli meno fortunati e aprire il cuore ai bisognosi del mondo…

Dopo una guerra durata dal 1999 al 2001, una guerra inutile ma cruenta e sanguinosa che ha messo in ginocchio il popolo già provato.

La popolazione è allo stremo, in questi anni di pace si è cercato invano, di riprendere a vivere…il popolo cerca con coraggio e tenacia, di migliorare le proprie condizioni: nei nostri viaggi abbiamo constatato l’entusiasmo e la voglia di ricominciare, ma è ancora più difficile!

La nostra associazione vive di volontariato, questo ci permette di operare a costo zero. I soldi raccolti con le offerte e le varie inziative (come concerti nelle immagini presentate oltre ad immagini del paese) vengono interamente devoluti a progetti.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

http://www.amiciguineabissau.org

Emanuela Bossi – Tel. 0331632193

Paolo Candiani  –  Tel. 0331342895 – cell. 3357597608

 

Per Eventuali sottoscrizioni:

Causale: Adozioni a distanza Associazione Amici della Guinea Bissau onlus

Numero Conto postale 64548944  Banca Fideuram Cod. Abi 3296 – Cod. Cab 1601

Numero conto Bancario 66245697

IBAN IT78Q03296016010000662445697

 

 

 

 

 

 

 

Agosto/Settembre 2008/120

 

 

AFRICA…MISSION POSSIBLE!

 

Ci dice Elia Viola (un volontario dell’associazione):

 

…la nostra associazione nasce nel 2001 a Brandizzo vicino a Torino come ente non commerciale senza scopo di lucro, ma operiamo sul territorio già da una decina d’anni, autonomamente e in collaborazione con altre associazioni. Ci proponiamo di sensibilizzare la gente che ci circonda sulle problematiche dei Paesi del Terzo Mondo, con lo scopo di raccogliere le risorse finanziarie da inviare a Padre Gaston, sacerdote missionario di Lubumbashi (in Congo) con un milione circa di abitanti. Qui Gaston coordina le attività pastorali e gestisce le missioni e le opere che laici e religiosi han realizzato nel corso degli anni e che noi sosteniamo finanziariamente grazie a raccolte fondi effettuate in occasione di svariate iniziative come la Scuola professionale Citè Des Jeunes, la  Scuola Materna Odary, il dormitorio Bakanja Ville, e l’orfanotrofio Laura Macunia.

La Repubblica Democratica del Congo, ex Zaire, è uno dei più grandi e più poveri paesi africani.

Potenzialmente ricchissimo di risorse minerarie e agricole, il paese è stato saccheggiato prima dalla colonializzazione belga, poi dalla dittatura trentennale di Mobutu e infine, negli anni ’90, dagli eserciti dei paesi vicini e dalle bande mercenarie, che hanno sostenuto e incoraggiato la guerra civile e le guerriglie interne per accaparrarsi le ricchezze di questo paese….oggi 213 bambini su mille, più di uno su cinque, non arrivano ai cinque anni, e il 16% dei bambini è in stato di grave malnutrizione acuta, cioè a rischio di morte per fame. Un adulto su 4 è analfabeta, la metà dei bambini congolesi non va a scuola o comunque non la completa….

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Africa…Mission Possible!

Presso MOSCHINI

Via Prati Neivati, 2

10032 Brandizzo (Torino) – Tel. 3402852362 – 3493800198 – 3496195935 – 3479254393

http://www.africamissionpossible.it   africa.mp@libero.it

 

 

Ottobre 2008/121

 

Casa San Giuseppe

La quiete della montagna per un riposo davvero solidale

 

Ci dice Gigi Eusebi, responsabile della coop. sociale Le Cinque Stagioni di Torino:

 

 

Case solidali che cercano e trovano idee:

 

…a Pragelato, comune piemontese posto a oltre 1.500 metri di altezza e a dieci km. dal Sestriere, località che ha ospitato durante le ultime Olimpiadi invernali di Torino 2006 le gare di salto con gli sci e fondo, è attiva dal mese di marzo una casa per ferie e incontri gestita da due cooperative di uno dei principali Consorzi di Cooperative Sociali del Piemonte, KAIROS.

Le cooperative sociali Kairos Casa e Le Cinque Stagioni, una rivolta alla gestione di appartamenti per utenti svantaggiati, l’altra preposta a inserimenti lavorativi e promozione di progetti di economia solidale, hanno avviato un’attività di turismo sociale che punta a proporre ospitalità eticamente caratterizzata a persone interessate, oltre che spazi turistici perfettamente attrezzati a disposizione di gruppi, associazioni, famiglie, singoli ed  insiemi di persone con difficoltà sociali o economiche.La Casa, che ha mantenuto il nome originale, San Giuseppe, è di proprietà di una congregazione di suore Giuseppine, che ha ceduto la gestione dell’attività alla cooperazione sociale torinese.

La casa dispone di 50 posti letto, con camere singole, doppie o a più letti, dotate di bagno privato e telefono. La casa è stata completamente ristrutturata, dispone dei servizi di pernottamento, prima colazione o pensione completa, bar, sala giochi, sala incontri, giardino, solarium, tv via satellite, connessione wireless, non ha barriere architettoniche e si propone di valorizzare un turismo rispettoso dell’ambiente, della cultura e della gastronomia locale….

 

 

Per prenotazioni, contatti e per saperne di piu:

 

– Casa San Giuseppe – La quiete della montagna per un riposo davvero solidale

Via Roma, 36 – Pragelato – tel. 0122-78996  – http://www.casasangiuseppe.org (in allestimento)

– Marco Gaudio – Coop. Sociale Kairos Casa: tel. 335-1432456

E-mail: casasangiuseppe@consorziokairos.org

 

Per maggiori informazioni sulla parte progettuale:

– Gigi Eusebi – Coop. Sociale Le Cinque Stagioni:  luis.eusebi@libero.it – (011-8981609)

 

 

 

Novembre 2008/122

 

Una luce nel deserto: ZAGHARIT

 

Escuela 27 de Febrero, recupero della cultura Saharawi e rafforzamento delle attività economiche tradizionali.

 

…Il progetto “Zagharit” nasce dalla collaborazione tra l’Ong italiana CRIC (Centro Regionale di Intervento per la Cooperazione), l’Unione Nazionale delle Donna Saharawi (U.N.M.S.) e la Scuola 27 febbraio.

L’azione si inserisce nella strategia di sviluppo dell’U.N.M.S., promuovendo il miglioramento delle condizioni di vita delle donne saharoui e il loro sviluppo sociale ed economico.

In particolare il progetto intende difendere il ruolo sociale delle donne saharoui e sostenere i percorsi di formazione attraverso la creazione di corsi professionali permanenti.

Si vuole anche sostenere varie forme autonome di organizzazione femminile come attività artigianali e il recupero della memoria storica delle donne attraverso la ricerca e la raccolta delle tradizioni orali con l’intento della diffusione a livello locale e internazionale della cultura sawaroui. I locali della Scuola 27 febbraio sono stati ristrutturati per un centro di informatica e archivio multimediale; Corsi di formazione come teoria e pratica di guida, informatica, tessitura, cucito e maglieria; Laboratori Artigianali come tessitura e cucito; Dormitorio per le allieve.

La realizzazione di una ricerca antropologica, su cultura e tradizioni delle donne saharoui (lingua, religione, musica e letteratura) portata avanti dalle stesse donne saharawi, è finalizzata alla produzione di una pagina web e di un cd rom, che saranno utilizzati come materiale didattico nelle scuole saharoui e tradotti in altre lingue per favorire la divulgazione della cultura e della causa saharoui.

L’avviamento della produzione artigianale attraverso i laboratori, il sostegno alle cooperative di produzione, i corsi di formazione, il miglioramento della qualità dei prodotti, saranno finalizzati alla promozione della commercializzazione dei prodotti in canali locali ed internazionali…

 

Per contatti, collaborazioni e per saperne di più

ed eventualmente sostenerlo economicamente:

 

CRIC – Centro Regionale d’Intervento per la Cooperazione

UNMS  – Uniòn Nacional de Mujeres Saharoui

Escuela 27 Febrero

Campi dei Rifugiati Saharoui Tindouf – Algeria

 

Via Monsolini, 12 – 89121 Reggio Calabria

Tel. 0965.812345/6

Fax. 0965.812560

E-mail: info@cric.it            grazia.valenzano@cric.it

Web – http://www.cric.it

 

 

Dicembre 2008/123

 

BURUNDI

il Centre Jeunes Kamenge

 

Ci scrive Padre Claudio Marano, Saveriano, direttore del Centro, via e-mail:

 

…in Burundi considerato per la sua forma e per la sua posizione il cuore del grande continente nero, scoppia nel 1993 la guerra civile tra hutu e tutsi che conterrà in poche settimane più di 300.000 vittime e si prolungherà “a bassa intensità” fino ai giorni nostri. Il cuore del conflitto viene individuato nella periferia della capitale Bjumbura dove l’odio interetnico prende forma, con machete e Kalashnikov, in un massacro fratricida. In mezzo alla violenza nasce contemporaneamente un “laboratorio di democrazia”, il Centre Jeunes Kamenge che, diffondendo una pedagogia al dialogo, al rispetto e alla collaborazione, entra nel cuore dei giovani e li trasforma. Tra gli incubi passati e i sogni futuri, i giovani diventano protagonisti della propria storia: riscoprono la loro forza ed incominciano ad inventare “soluzioni di cuore” per girare definitivamente la pagina della violenza e scrivere quella della pace. Plasmando calore e colore in centinaia di attività multiformi, ricostruiscono la solidarietà collettiva: solo questa può restituire loro, e a ciascun essere umano, la dignità di vivere e quotidianamente insegnano a tutti coloro che entrano in  contatto, una pedagogia all’apertura e all’interculturalità finalizzata  a promuovere una nuova “mondialità positiva”, in cui le differenze non vengono considerate come barriere, bensì come ricchezze e dove persone coraggiose scelgono la “libertà responsabile dell’Altro” per costruire concretamente una grande famiglia democratica…. Il Centre Jeunes Kamenge  è un luogo d’incontro in cui conta 30.000 giovani iscritti di tutte le etnie, religioni, situazione sociale e posizione politica diverse impegnati in innumerevoli progetti di alfabetizzazione, animazione e pace e riconciliazione. Assieme agli animatori i giovani imparano a vivere insieme, a lavorare insieme e a sperare insieme….

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Centre Jeunes Kamenge

Burundi – Bjumbura

Padre Claudio Marano

 

Per eventuali sottoscrizioni:

 

Gruppo Kamenge Piacenza – onlus   Banca Piacenza   Agenzia 2

Codice IBAN: IT15  OØ51  5612  619C   CØ19  ØØ12  315

 

Al momento della dichiarazione dei redditi (persone fisiche e giuridiche) basta mettere la propria firma sotto la dicitura “Per il Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e delle fondazioni”  ed indicare il codice fiscale del Gruppo Kamenge di Piacenza 91Ø8368Ø339

 

Padre Claudio Marano, direttore del Centre Jeunes Kamenge, è il garante di tutte le operazioni finanziare attuate attraverso il Gruppo Kamenge di Piacenza.

 

 

Gennaio 2009/124

 

ASSOCIAZIONE OPPORTUNANDA

Cultura e iniziative nella realtà del disagio

 

Ci dice Giacomina (coordinatrice dell’Associazione):

 

L’Associazione OPPORTUNANDA nasce a Torino, come gruppo spontaneo, nel gennaio 1994 per dar vita al giornale di strada “La Città Invisibile”; nel 1995 assume veste giuridica come Associazione di Volontariato con il duplice obiettivo di intervenire nel miglioramento delle condizioni di vita delle persone “Senza Dimora” e di “promuovere, organizzare, gestire

iniziative di rappresentanza e di tutela dei cittadini senza dimora a partire dai diritti fondamentali…”. Ha sede in Torino, nel quartiere di San Salvario, noto soprattutto per i conflitti

sociali, ma meno per le sue fervide potenzialità. L’Associazione per svolgere le sue attività ha attualmente alle sue dipendenze un operatore. Collabora alle attività dell’associazione

un’assistente sociale che ha maturato esperienza nell’ambito dei Senza Dimora. La filosofia dell’associazione è quella di valorizzare anche coloro che provengono dall’area del disagio e che nel lavoro migliorano la loro qualità di vita; per la loro esperienza passata, risultano utili nell’approccio con chi vive attualmente la vita di strada.

I soci volontari sono di varia provenienza: ricercatori universitari, operatori sociali, psicologi, privati cittadini e una parte consistente di persone che provengono dal mondo dei senza

dimora. Si è voluto dare questa fisionomia all’associazione fin dal suo nascere e sembra importante mantenerla come rapporto paritario e come possibilità di far emergere una progettualità

dal basso. Le attività dell’Associazione sono:

La casa. L’associazione, che è in continuo contatto con le persone in difficoltà, italiani e stranieri, senza fissa dimora o che provengono dal giro dell’alcool, gestisce alcune abitazioni per

progetti di convivenza guidata.

Il centro di ascolto, molto frequentato e utilizzato ed è una porta aperta sulla strada tutte le mattine, dal lunedì al venerdì.

Un centro diurno dove tutti possono sempre passare e trovare chi li accoglie e chi gli offre bevande calde e cibo per la colazione. Si possono leggere i giornali, quotidiani o altri periodici e si possono incontrare altre persone e socializzare tutti insieme organizzando anche gite esterne.

Un centro di documentazione con raccolta di materiale autobiografico e saggistico sulla realtà della esclusione sociale..

Corsi di alfabetizzazione, di cucina, di cucito, pulizie locali, ed informatica.

Viene venduto il giornale di strada “La città invisibile” che è anche una fonte di reddito per gli utenti dell’associazione: su ogni copia venduta c’è una percentuale che va al venditore.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

Associazione OPPORTUNANDA

Via Sant’Anselmo 21, 10125 TORINO

Tel.-Fax: 011.650.73.06

e-mail: opportunanda@interfree.it

 

 

Febbraio 2009/125

 

 

I PROGETTI DELL’ASSOCIAZIONE ENZO B

IN ROMANIA

 

L’Associazione Enzo B è stata già presentata su “TDF” alcuni anni fa  quando è nata;  avevo conosciuto don Toni Revelli, assistente spirituale dell’associazione.

Dal 2004 “Enzo B” ha ritenuto di dover estendere il proprio impegno anche verso i bambini che, nel mondo, versano in condizioni di abbandono, ottenendo il riconoscimento di Ente Autorizzato per le Adozioni Internazionali. Opera in tale ambito in quattordici Paesi dell’Africa e in Vietnam.

Ho reincontrato l’Associazione durante una serata musicale organizzata a favore di  un progetto Rumeno nella chiesa di San Rocco a Torino dove è commissario don Fredo Olivero, direttore dell’Ufficio Migranti Torinese.

 

L’Associazione Enzo B nasce nel 1991 a Torino su iniziativa di un gruppo di famiglie, con l’intenzione di operare senza fini di lucro nel campo del disagio e della solidarietà sociale. Le famiglie dell’Associazione da oltre dieci anni, sperimentano una scelta di vita comunitaria, basata sull’accoglienza, sulla condivisione di una scelta di apertura ai problemi dei soggetti più deboli.

A Torino, nel quartiere di Mirafiori Sud, l’Associazione ha realizzato, a tal scopo, un vero e proprio villaggio della solidarietà, composto da un centro per l’accoglienza di madri in difficoltà con minori a carico e, in collaborazione con la cooperativa L’Altra Idea, un centro di riabilitazione equestre rivolte a persone diversamente abili, oltre ad una comunità per il recupero di minori e giovani adulti tossicodipendenti.

 

Enzo B sta realizzando in Romania un ampio intervento a favore dello sviluppo sociale ed economico della Romania, in particolare nel Distretto di Iasi, nel nord.est della Romania.

Intende proporre un modello di agricoltura sociale che favorisca il riemergere di valori che sono alla base del mondo rurale: l’accoglienza, il dono, la reciprocità, il rispetto per l’ambiente e per la natura. La valorizzazione delle risorse agricole del territorio, quindi, come strumento di riconciliazione dei giovani con la propria terra e realtà sociale in modo che valorizzi le risorse locali e crei legami di amicizia, solidarietà e scambio con l’Italia.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione Enzo B Onlus

Via Onorato Vigliani, 104 – 10135 Torino

Tel. 011/39.10.370 – Fax. 011/341.341

info@enzob.org   http://www.enzob.org

 

c/c postale n. 67460410

Banca Regionale Europea c/c n. 12060

Agenzia Torino 4 – ABI 06906 – CAB 01004  – CIN V

IBAN IT63V0690601004000000012060

 

 

Marzo 2009/126

 

Gioia e speranza per un futuro verso

l’essenzialità e la sobrietà

 

Dalla “Scuola Popolare La Ghiaia” (che per me è una famiglia) abbiamo ricevuto questa bella lettera di Natale. I suoi progetti sono già stati presentati alcune volte su “TDF” in questi anni. Vogliamo pubblicarla per portarvi a conoscenza che continuano con la gioia, la speranza e l’entusiasmo che sono più forti della preoccupazione di un futuro che per molti aspetti appare buio per tutti…

 

Carissimi e carissime

 

vi immaginiamo tutti impegnati ad affrontare i problemi che la grave crisi economica causa ad ognuno di noi, alle nostre famiglie e, ancor di più, alle persone a noi care, emarginate per diverse ragioni. In questo contesto impegnativo vogliamo inviarvi la lettera delle educatrici di Pushtan e darvi notizie dei progetti che, nonostante la crisi, avete continuato ad appoggiare e a rendere possibili. Vi auguriamo ogni bene e ci auguriamo che la crisi ci insegni l’essenzialità e la sobrietà. Noi proseguiamo nelle nostre attività quotidiane: adulti lavoratori e lavoratrici sono impegnati per la maturità e alcuni per i corsi universitari. Abbiamo sempre bisogno di insegnanti volontari… Vale la pena di continuare a lavorare con chi, provato dalla vita dura, ha voglia di capire, di guardare ciò che accade con occhio critico e di prepararsi per contribuire a cambiare la realtà. Un abbraccio affettuoso dalla famiglia della Ghiaia.

 

Da Pushtan (El Salvador)

 

Vogliamo che vi giunga il nostro augurio per Natale e per l’anno nuovo. Il 2008 è stato un anno molto duro: la crisi che colpisce tutto il mondo ha portato ancora più fame, malattie e morti tra i poveri. Abbiamo fatto di tutto, con il vostro aiuto che da tanti anni ci accompagna, per garantire

almeno ai bambini del villaggio tre pasti: la colazione, il pranzo e la merenda. Abbiamo faticato molto: il mais che costava 10 $ al quintale, quest’anno è costato 20 $. I fagioli da 50 $ sono passati a 100 $; tutto costa il doppio, il riso, lo zucchero…Purtroppo ciò che più costa sono le medicine, durante la stagione umida ci si ammala di frequente: ad agosto per la polmonite sono morti molti

anziani, anche alcuni neonati e bambini. È stato un lutto tremendo per la comunità. Il problema è che il medico prescriveva le medicine, poi però la gente non aveva i soldi per comprarle. Veniva somministrato solo il “hacetaminofen” (che corrisponde alla nostra tachipirina) e non risolveva

il problema, ci voleva l’antibiotico. È per questo che siamo molto felici che la Scuola Popolare La Ghiaia abbia pensato di dar inizio a un piccolo progetto sanitario. Sappiamo che è un momento difficile, ma se riuscissimo a contrattare un medico anche solo 1-2 giorni la settimana e comprare

le medicine sarebbe già molto per il nostro villaggio. Questo servizio coprirebbe anche il fabbisogno delle comunità vicine: Tageuluslán, Canelo, Casamaluco, El Cerrito, Sisimetepot, Sabana San Juan, Catalpa, Cacamaya, El Sapote, El Shaparron, Arenas, Carrisal… Noi avremmo

già una stanza che potrebbe essere adibita a consultorio, i genitori la metterebbero a posto, per cui il progetto costerebbe poco. Per ora noi ci accontenteremmo di questo, sarebbe già una salvezza per le nostre comunità, si avvererebbe un sogno che fin dal ’91 avevamo in mente.

Il 2008 è stato anche bello: 110 bambini hanno frequentato il “Colegio la Nueva Esperanza” con gioia e con profitto. Hanno giocato, si sono divertiti, hanno imparato molto e si sono alimentati bene grazie al vostro aiuto, alla vostra fedeltà che ormai dura da 17 anni.

Dora Alicia in agosto si è laureata in scienze dell’educazione, specializzazione Scuola per l’infanzia. Mandiamo alla Ghiaia le foto, la fotocopia della laurea e il dischetto con la tesi. Marco Tulio, Raul Humberto, Juan Carlos e Roxana Beatriz continuano all’università e nel tempo libero ci aiutano nella scuola, nella coltivazione della terra e nella cura degli animali. Anche loro vi ringraziano tanto per le borse di studio che state sostenendo, questi bei risultati non sarebbero possibili senza il vostro aiuto. Ciò che state facendo per la nostra comunità è proprio molto utile. Vi auguriamo di cuore ogni bene. E un caro saluto dalle educatrici di Pushtan.

 

Dal Brasile con Jocimar e Vera, una coppia di educatori di strada.

 

Riceviamo il meraviglioso giornalino “Eco da periferia” dal quale apprendiamo le attività che Vera, Jocimar e gli altri educatori stanno svolgendo. Il loro è sempre un lavoro interessante, incisivo e mirato. Potete trovare notizie su: http://www.myspace.com/ecodaperiferia. Martina è di nuovo

andata a lavorare con loro, resterà a Recife almeno per un anno, la sua presenza sarà di grande aiuto.

 

Dall’Aquilone

(dedicato a Elio Taretto, fondatore di “Tempi di Fraternità)

 

Le attività continuano. Il progetto coinvolge circa 40 bambini e adolescenti dai 2 ai 18 anni, continua a essere vivo il rapporto con alcuni dei primi bambini che abbiamo seguito ormai circa dieci anni fa e che ora sono grandi, li accompagniamo nello studio, questa per noi è una

grande gioia. Non vediamo l’ora tutti quanti di incominciare i lavori nella nostra nuova

casetta. Aspettiamo di concludere l’acquisto della casa che abbiamo dovuto ritardare poiché è improvvisamente morto l’anziano proprietario e dobbiamo attendere che la sorella concluda le pratiche di successione, ma dovremmo quasi esserci. Grazie di cuore a tutti coloro che

hanno contribuito a questo nostro sogno: siete stati molti e generosi, questa casa è anche vostra, ricordatelo! Rinnoviamo l’invito a venirci a trovare quando lo desiderate, durante l’estate dovremmo essere nel pieno dei lavori, chi di voi potrà darci una mano sarà il benvenuto.

Vi abbracciamo forte e vi aspettiamo Bambini/e, ragazzi/e, educatrici dell’Aquilone.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Lina Ferrero, Simona Negri – Cascina Ghiaia

14020 Berzano San Pietro (Asti) – Tel. 331.124.74.01

Eventuali sottoscrizioni: c/c postale n.20886289 intestato a Negri

Simona – via Albugnano 5 Pino d’Asti

c/c Cassa di Risparmio di Asti Filiale di Castelnuovo

IBAN: IT 22 X 06085 47380 000000020554

intestato a Associazione di Cultura Popolare Esperanza Onlus

Vi ricordiamo che i contributi devoluti alle Onlus sono deducibili.

 

 

Aprile 2009/127

 

UNA CASA PER SOGNARE

 

A dicembre si è commemorato il quindicesimo anniversario della scomparsa del fondatore della nostra rivista, Elio Taretto, che aveva dedicato a tutti un proprio spazio. Abbiamo presentato

alcuni anni fa “L’Aquilone” il suo centro della Pace che è stato dato in comodato ad un gruppo di bambini della Scuola Popolare La Ghiaia coordinato dalla psicologa Simona Negri.

Ora Simona fa un grosso passo come ci scrive nella lettera che abbiamo ricevuto:

 

Circa dieci anni fa l’Associazione Esperanza Onlus ha organizzato, prima a Berzano San Pietro poi a Pino d’Asti, vicino a Castelnuovo don Bosco, il centro interculturale “L’Aquilone”: è una casa per i bambini italiani e stranieri che abitano in zona. Oggi coinvolge circa 30 bambini e bambine di diverse provenienze.

Durante l’anno scolastico i bambini arrivano per pranzo e rimangono tutto il pomeriggio, alcuni anche alla sera e a dormire. Durante l’estate il Centro è aperto tutti i giorni e offre ai bambini proposte di laboratori, giochi, attività creative e gite. Durante l’estate 2007 il Centro è rimasto aperto sempre, anche ad agosto per venire incontro alle esigenze lavorative delle famiglie e ha coinvolto circa 40 bambini e adolescenti tra 1 e 16 anni.

In questi anni di attività l’Aquilone è diventato sempre di più un punto di riferimento per le famiglie in difficoltà che in questa zona sono sempre più numerose: in molte famiglie c’è solo la mamma con anche due o tre figli e senza reti familiari di sostegno. La fonte principale di lavoro per queste mamme è l’assistenza agli anziani con turni di lavoro molto lunghi, dal mattino presto alla sera tardi, spesso anche la notte, il Centro garantisce la copertura di questi turni per cui è aperto sempre. La partecipazione al Centro è gratuita proprio per permettere a tutti di beneficiare di questo servizio.

La sede del Centro l’Aquilone è in una grande casa che l’Associazione Esperanza Onlus ha a disposizione temporaneamente in comodato gratuito.

In questi anni di lavoro con i bambini ci siamo resi conto di quanto sia importante per loro avere una casa raccolta e accogliente in cui ritrovarsi quando non possono stare con le loro famiglie.

Abbiamo pensato così di acquistare una casa in cui poter progettare più a lungo termine. Abbiamo trovato un rustico da ristrutturare vicino a Castelnuovo: è in una posizione più comoda rispetto a Pino ed è molto grande. Il costo sarà di circa 70.000 € per l’acquisto, ci sono poi i costi di ristrutturazione perché c’è proprio tutto da fare…

Ci piacerebbe che sognaste con noi, che questa casa diventasse un punto di riferimento per le famiglie della zona ma anche un luogo di incontro perché persone e gruppi possano dare vita a nuove iniziative a favore di quanti sono più in difficoltà, una casa a disposizione di gruppi di giovani che cercano uno spazio per i loro incontri e così via…

Veniteci a trovare, vi faremo vedere la casa e ascolteremo le vostre idee, consigli e suggerimenti.

A partire dalla primavera, ci saranno molti lavori pratici da fare, chi avrà tempo sarà il benvenuto!

Ci rivolgiamo in particolare a gruppi di giovani, come scouts, parrocchie e a quanti desiderino contribuire materialmente alla realizzazione dei lavori necessari perché il sogno di una casa per molti che hanno bisogno di un punto di riferimento diventi realtà.

Chi volesse contribuire economicamente può farlo con versamenti sui conti correnti:

c/c postale n.20886289 intestato a Negri Simona via Albugnano 5 Pino d’Asti

c/c Cassa Risparmio di Asti Filiale di Castelnuovo IBAN: IT 22 X 06085 47380 000000020554 intestato a Associazione di Cultura Popolare Esperanza Onlus

L’Associazione Esperanza è Onlus e perciò i contributi devoluti sono deducibili.

Per l’Associazione Esperanza, Simona Negri

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Simona Negri – L’Aquilone via Albugnano 5 Pino d’Asti

Tel 338 7194726

aquilone.simo@tiscalinet.it

 

 

Maggio 2009/128

 

In questo mese ci è stato chiesto di descrivere la piccola esperienza, a cui partecipo, di una revisione di vita. Si tratta di un piccolo gruppo di coppie e singoli che frequentano la Comunità di Sant’Andrea di Torino e collaborano in varie iniziative di solidarietà, come l’Adozione a distanza a Teofilo Otoni in Brasile con don Giovanni Lisa o la solidarietà con l’Iraq con don Fredo Olivero.

È un piccolo contributo che può servire anche ad altri.

 

REVISIONE VITA AUTUNNO 2008

 

Come promesso a dicembre, abbiamo pensato di pubblicare sul sito ciò che sta avvenendo nel gruppo di revisione di vita che da tre anni si incontra, scegliendo di volta in volta la casa nella

quale incontrarsi.

 

Le persone sono un po’ cambiate nel corso degli anni, ma attualmente il gruppo è composto da : Rosa e Elio, Antonio e Arianna, Massimo e Gemma, Gabriella e Carlo, Lorenzo e Claudia, Michi e Elio,Daniele,Renata.

Tutte si trovano volentieri a riflettere sulla propria vita per poi confrontarsi con la Bibbia o  testi di altre tradizioni religiose.

Seguiamo il metodo di revisione di vita della GIOC, di cui Massimo e Gemma sono esperti.

Durante il primo incontro ognuno racconta una situazione di vita che lo ha particolarmente colpito o che ha sollevato dei problemi di difficile soluzione e si sceglie una questione.

Nel secondo  incontro  si approfondisce il problema e ognuno cerca di riportare una situazione analoga di esperienza quotidiana collegandolo alla propria vita; si ricercano insieme le cause e le conseguenze.

Nel terzo ci si confronta con la Bibbia cercando un’azione da intraprendere nella propria vita per  riflettere e lasciarsi modificare in qualche modo nell’ambito della propria esistenza.

Durante gli incontri è importante  dare ascolto a tutti, facendo in modo che ognuno non si senta obbligato ma abbia il suo spazio di intervento, in modo da non fare una discussione su idee diverse, ma confrontarsi e riflettere sulla propria vita.

Nel primo incontro ad ottobre abbiamo con difficoltà scelto l’argomento delle “paure”, poiché altri come quello sull’arrivismo nel campo del lavoro o altre storie di separazioni e cambiamenti erano ugualmente  interessanti  da approfondire.

Nel secondo incontro, a novembre vengono esplicitate dai presenti vari tipi di paure:

–          le paure ataviche di perdere la salute, di invecchiare, di perdere la fiducia nella vita e di perdere la vita stessa

–          le paure nei confronti dei figli, di come vivranno, di come si inseriranno nel lavoro, di come vivranno i loro affetti

–          le paure sociali, riguardanti la crisi economica, la corruzione dei politici, la perdita della democrazia, la poca solidarietà diffusa nel vivere sociale, le grandi difficoltà di nostri amici più sfortunati di noi e dei paesi del sud del mondo

–          la paura manipolata dal Potere per vincere le elezioni e poi taciuta dai massmedia come se ad inizio anno fosse preoccupante e in seguito fosse diventata marginale nella opinione pubblica

–          si sottolinea l’aspetto positivo che può avere la paura, che può portarci a reagire, a cambiare le cose, oppure quello negativo, di bloccarci impedirci di cambiare, di vivere pienamente

–          le paure fisiologiche come la malattia, l’invecchiare, la morte ecc. e le paure che inibiscono , bloccano l’azione, il buon utilizzo delle proprie doti .

 

Nel terzo incontro, quello di dicembre, ognuno porta la scelta di un brano della Bibbia con una propria riflessione in merito. Alcune riguardano:

– la tempesta sulla barca: la paura è l’opposto della fede, della fiducia in Gesù /Cristo/ e nella vita

–  la paura iniziale di Adamo nella Genesi

– la parabola dei talenti, perché la paura va superata con il coraggio di mettere a frutto i propri talenti, senza curarsi del giudizio degli altri

– la citazione nel Corano della predizione della discendenza smisurata di Abramo come antidoto della paura

– dal Tao te ching: la saggezza orientale dice che le cose più difficili del mondo,  come l’affrontare le paure, prendono il via da cose facili

– anche Cristo ha avuto paura nell’orto del Getsemani

Carlo ci raccomanda il libro “Madre paura”di R.Balbi : tutti siamo figli della paura , ma la vera paura è “aver paura della paura” perché non diventa una madre feconda. Ci blocca ci priva del coraggio per cambiare le situazioni.

Alcuni poi sottolineano che il tema della paura, ha risvegliato storie difficili della propria vita che sottolineano la diversità e l’angoscia di alcuni vissuti.

Il percorso, soprattutto l’ultimo incontro ci è parso molto ricco e significativo e ci lasciamo con il desiderio di trovarci nuovamente a riflettere insieme sulla nostra vita.

La revisione ci appare ancora come un’occasione utile per riprendere in mano la propria vita da protagonisti, al di là delle proposte dei media o di riflessioni puramente intellettuali.

 

“Un essere umano cui manchi l’esperienza della paura è certamente un essere incompleto; l’emozione cui diamo questo nome è infatti un elemento insostituibile e permanente della nostra vita. Lungo l’intero corso della nostra esistenza siamo tenuti per mano dalla paura: talvolta essa ci domina, talvolta siamo noi che la dominiamo, ma essa è sempre al nostro fianco”

(da Madre Paura pag.10)

 

 

 

 

 

 

 

Giugno/Luglio 2009/129

 

E tu da che parte stai?

La pace comincia da casa nostra a Napoli

 

Carissimi,

 

Sabato 21 marzo sono stato a Napoli alla manifestazione contro la mafia organizzata da “Libera”, nata il 25 marzo del 1995 con l’intento di sollecitare la società civile nella lotta alle mafie, a promuovere legalità e giustizia. Da quindici anni, il 21 marzo, viene organizzata una manifestazione

in una città e vengono letti tutti i nomi delle vittime della mafia che sono incredibilmente tanti.

Io ho partecipato in questi anni per tre volte a Torino; quest’anno, quando la Tavola della Pace di Perugia mi ha invitato http://www.perlapace.it, ho deciso di andare a Napoli, prendendo l’aereo al mattino e ritornando alla sera, anche perché in serata avevo un incontro del gruppo biblico.

Sono state coinvolte tutte le scuole, quindi hanno partecipato molti giovani, in iniziative organizzate dal 19 marzo al 21 marzo. Molto ben organizzato, con un servizio d’ordine fatto dai giovani, tessere per lo staff, tessere per il servizio Stampa. La manifestazione è partita da Largo Diaz ed ha percorso tutto il lungomare arrivando in piazza del Plebiscito davanti al Municipio dove sono stati letti i nomi delle vittime e fatti alcuni seminari. Alla sera un concerto per tutti.

Ho fatto tutto il corteo, partendo dall’inizio dove ho incontrato don Luigi Ciotti, è iniziato alle 10 puntuali e la coda ha cominciato a sfilare quando era quasi mezzogiorno, (circa 150 mila persone?).

Presenti giovani di tutte le età, ragazzini delle elementari, organizzati anche in bande musicali e giocolieri di strada. Il solito banchetto di sensibilizzazione su Libera e il Consorzio Acque ha distribuito bottigliette di acqua gratis per tutti. Giovani e meno giovani che si uniscono insieme ci danno speranza di vivere un mondo più giusto per tutti, e di questi tempi in cui ognuno pensa a se stesso non è poco.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni

e per saperne di più:

 

Associazioni, nomi e numeri contro le mafie

Via Quattro Novembre, 98

00187 Roma

Tel. 06/69770301/2/3

Fax. 06/6783559

libera@libera.it http://www.libera.it

 

Caro Daniele, certo che andiamo!!! Partiamo oggi così possiamo partecipare anche alla cerimonia che ci sarà in Duomo a Napoli questa sera alle 18:30 per i familiari delle vittime (partiranno 4 pullman da Perugia). In effetti è vero che non abbiamo mandato altre mail a riguardo ma abbiamo aggiornato quotidianamente il sito http://www.perlapace.it, mettendo le news sulla manifestazione sempre nella home page. Ciao Ivetta Luciani

 

 

 

 

 

 

 

Agosto/Settembre 2009/130

 

In BRASILE con don Giovanni Lisa

 

Don Giovanni Lisa è più di trent’anni che vive in Brasile, dagli anni 70, dopo essere stato rettore del Seminario di Alba, professore alla Cattolica di Milano e parroco a Pollenzo, vicino a Bra.

Don Lisa ha cominciato con gli insediamenti di terra, l’autocostruzione di case a Teofilo Otoni, poi nell’84, la creazione della cooperativa produttiva A.P.J. Aprender Produzir Juntos (Imparare a produrre Insieme), dove si sono organizzate anche le adozioni a distanza e fare in modo che ci fossero dei contributi continuativi. Molti gruppi e persone singole lo hanno e continuano ad aiutarlo.

A Torino vive una coppia, Giorgio e Graziella Benedetto, che era parrocchiana di don Lisa a Pollenzo, in provincia di Cuneo. Questa coppia in questi anni tra le conoscenze e gli

amici della parrocchia del Fioccardo, è riuscita ad organizzare diverse adozioni a distanza per la Casa dell’Adolescente. Di questo ho parlato ampiamente su “TdF” nel mese di aprile.

L’APJ nasce nel 1984. È una sorta di scuola alla don Milani, antiautoritaria, dove nessuno è solo maestro o solo allievo nei rapporti con gli altri. Propone dei progetti di formazione lavoro che, tenendo conto della domanda di mano d’opera locale, si concretizzano in attività produttive di tipo cooperativistico affinchè raggiungano l’autosufficienza. I settori sono organizzati in forma di piccole imprese, il metodo di conduzione è fondato sul dialogo e la partecipazione di tutti.

La Casa dell’Adolescente vede coinvolti oltre cinquecento ragazzi; direttamente e indirettamente quasi duemila persone. Funge da completamento alla scuola statale, molto carente, offrendo una sorta di doposcuola costituito da varie attività: laboratori artigianali, assistenza nello svolgimento dei compiti, gioco, sport, momenti formativi e spirituali. Si rivolge ai ragazzi a rischio, quasi di strada, con famiglie spesso inesistenti e con problemi di violenza, droga e prostituzione nel quartiere in cui vivono. Nella casa dell’adolescente i ragazzi consumano anche un pasto, per molti di loro l’unico della giornata. La casa è finanziata attraverso le adozioni a distanza.

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

Giorgio e Graziella Benedetto

Via Torino, 67 – 10024 Moncalieri (Torino) tel. 011.6610806

 

Casa Emmaus

Rua Amadeu Onofre, 205

Casella postale 344

CEP 39802083 Teofilo Otoni MG Brasil

Tel. (39). 333.522.80.83

Fax (39). 333.522.80.15

apjuntos@apjuntos.org.br

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ottobre 2009/131

 

BRASILE

una “adozione” ed un generatore

per la comunita

di don Luigi Pescarmona

 

Padre Luigi Pescarmona, è coordinatore della Pastorale della terra, da oltre trent’anni lavora con i contadini in Brasile; nei numeri scorsi di TDF ho presentato ampiamente i suoi progetti.

Perché non aiutarlo nella sua comunità Talita (dall’arabo e significa rifugio)? Cerca di garantire un processo di inclusione, integrazione delle adolescenti escluse dalla convivenza sociale – familiare,

tramite l’accoglienza e la formazione (fino ai 18 anni) cercando di ricomporre i vincoli familiari e sociali con nuovi valori. Attualmente vengono accolte ventisette ragazze adolescenti, a tempo pieno, tutte in situazione “a rischio” ed inoltre vengono aiutate molte altre in diverse situazioni.

Alcune sono in “adozione a distanza”, ma molte altre aspettano un aiuto!

Attualmente è necessario un generatore di corrente perché molto spesso la luce viene a mancare, compromettendo le attività. Contiamo sulla generosità dei lettori.

 

 

 

Novembre 2009/132

 

E con questo mese sono tredici anni che collaboro a questa pagina. “Tutto quello che inizia finisce” diceva mia mamma, ormai scomparsa da oltre cinque anni. Allora era appena mancata mia sorella e con tanto entusiasmo avevo iniziato a collaborare a “TdF”: avevo smesso di viaggiare, quindi mi

ero prefissato di incontrare le varie realtà di solidarietà a Torino. Ora che ho ripreso a viaggiare, forse è meglio chiudere. “Continua anche alternando con il Mondo a Torino e i diari” mi hanno detto in redazione.

 

L’Aquilone: una casa

nuova per i bambini

 

Ciao!

Siamo i bambini “dell’Aquilone”, desideriamo raccontarvi di noi. L’Aquilone è una grande casa che si trova a Pino d’Asti. Qui vi sono tre educatrici che si occupano di noi bambini che veniamo un po’ da tutto il mondo. Noi bambini andiamo all’Aquilone per tanti motivi, alcuni di noi ci abitano proprio perché non possiamo vivere con le nostre famiglie, altri ci vanno quando i loro genitori lavorano (molti di noi vivono solo con la loro mamma) o solo per stare insieme a giocare.

Tutti i bambini che lo desiderano possono venire, è gratis, così tutti se lo possono permettere. Le nostre famiglie aiutano provvedendo al cibo necessario perché mangiamo tutti insieme.

All’Aquilone giochiamo, dipingiamo, facciamo teatro, balliamo, facciamo i compiti ma soprattutto viviamo insieme tante ore al giorno, mangiamo insieme tutti i giorni e così impariamo a essere amici, ad aiutarci nelle difficoltà, a essere felici insieme per le cose belle che accadono, scopriamo

che nel mondo ci sono tante abitudini diverse, tanti modi diversi di fare le stesse cose e che tutti meritano rispetto e considerazione. L’Aquilone è aperto tutti i giorni, estate e inverno: quando

c’è scuola ci arriviamo con lo scuolabus e poi i nostri genitorici vengono a prendere quando finiscono il lavoro e a volte è tardi… sono anche le dieci di sera! D’estate ci passiamo ancora

più tempo perché non c’è scuola e ospitiamo anche bambini di Torino che vengono qui in vacanza con noi perché a casa loro sarebbero soli. Andiamo in piscina, facciamo delle piccole gite, dei laboratori; quest’estate per esempio abbiamo dipinto i piatti, abbiamo imparato a fare collane, bracciali e orecchini per il mercatino di ferragosto a Castelnuovo.

Abbiamo una grande novità da condividere con voi. Ora la Nostra casa è a Pino d’Asti (è dedicata a Elio Taretto prematuramente scomparso nel dicembre del 1993. È bello ricordarlo

sulle pagine di questa rivista, che lui ha fondato e ancora adesso sentiamo che ci guida nel nostro cammino di speranza, di giustizia e di pace). Ce la stanno prestando da quasi dieci anni degli amici molto generosi, ma noi siamo sempre di più e così gli adulti che si occupano di noi hanno pensato di comprare una casa grande con tanto verde, l’hanno trovata

vicino a Castelnuovo, a Nevissano. È una casa molto bella ma è tutta da aggiustare, è per questo che ci rivolgiamo a voi e chiediamo il vostro aiuto. Vi ringraziamo tanto per la vostra attenzione. Un forte abbraccio, veniteci a trovare, vi aspettiamo!

I bambini e bambine dell’Aquilone

 

È possibile contribuire al progetto con versamenti sul c/c postale n. 20886289 intestato a:

Negri Simona – via Albugnano, 5 – Pino d’Asti oppure sul c/c bancario intestato a

Associazione di Cultura Popolare Esperanza Onlus presso la Cassa di Risparmio di Asti –

Filiale di Castelnuovo don Bosco IBAN: IT22X 06085 47380 000000020554

L’Associazione Esperanza si trova a Berzano San Pietro e coordina il progetto del Centro l’Aquilone e altri progetti educativi in America Latina.

L’Associazione è una Onlus e pertanto i contributi devoluti sono deducibili. È possibile anche devolvere il 5 per mille indicando nella dichiarazione dei redditi il numero di codice

fiscale dell’Associazione: 92018340056

 

Per informazioni, contatti e collaborazioni:

 

L’Aquilone – Centro di Formazione Interculturale Elio Taretto

Via Albugnano, 5 – 14020 Pino d’Asti Tel. 011.9925448

e-mail: aquilone.simo@tiscalinet.it

Simona Negri 338 7194726

Rossella Arcoria 349 2128116

 

 

Dicembre 2009/133

 

Un regalo di Natale diverso

 

Caro Daniele, eccoti “il pezzo” che presenta la richiesta di aiuto per il bimbo in attesa di trapianto. Non ho messo il titolo perchè l’ho scritto per il nostro giornalino, vedi tu come stralciare eventualmente solo il pezzo che parla del caso. Lo trovi in allegato. Grazie, se diffondi la richiesta di aiuto. Bruna

 

Incontri, incontri, incontri, moltissimi non solo con i collaboratori divisi per area (due pre-escolar-pueblito, becas, centro cultural con accademia di musica e di folklore, area psicologica e di sviluppo umano, con gli universitari impegnati nel doposcuola e nell’animazione sportiva, pastori di diverse denominazioni evangeliche, odontoiatre per riattivare la clinica dentale, …), ma anche con la gente la più svariata che viene a chiederci dell’Italia, dei padrini, se li conosciamo personalmente, se possiamo trasmettere tutta la loro riconoscenza per l’apporto che offrono ai loro figli tramite il quale alcuni sono già arrivati all’università.

C’è davvero commozione nei loro occhi, così pure si legge speranza…

E voglio proprio parlarvi di un incontro segnato dalla SPERANZA. È quasi sera, la notte in Nicaragua arriva come una tenda che chiude il sipario del dì in pochi istanti, sono quei pochi attimi

di un tramonto infuocato e arriva alla casa las 4 palmas un papà giovane.

Si siede in attesa che terminiamo una delle ennesime riunioni di verifica. Come molti, esprime un atteggiamento di pazienza infinita. Non conosciamo il motivo della sua venuta, diciamo inattesa

e, secondo le logiche della programmazione, fuori orario, nello stesso tempo nessuno gli dice di ritornare in orario di ricevimento, ma anzi di accomodarsi.

Dopo non molto ci avviciniamo per chiedergli il motivo della visita; estrae un plico dallo zaino che portava con sé: è la descrizione della situazione di suo figlio, nato a marzo del 2005, affetto da una grave malformazione cardiaca che compromette anche i polmoni. È inoperabile e “la unica alternativa de sobrevida seria un transplante cardiopulmonar”, così dice il referto del cardiologo della brigata internazionale Surgeons of Hope. L’ospedale infantile di Managua ha preso contatto con diversi centri per mettere in lista di attesa il piccolo.

Anche un ospedale spagnolo ha dato la sua disponibilità. “Ora dobbiamo trovare i soldi per il viaggio, per la permanenza, stiamo chiedendo a tutti, … e dalla parrocchia ci hanno segnalato

la vostra associazione, e … abbiamo paura che se ci chiamano, non possiamo partire perché…” e qui questo giovane padre non termina la frase, un groppo gli soffoca le parole.

Non è possibile che si debba rinunciare ad una speranza di vita per motivi di denaro. Senza troppo riflettere gli garantiamo che, qualora gli arrivasse la “chiamata”, immediatamente sarebbe potuto partire, perché i soldi la Ragnatela glieli avrebbe dati.

Riflettevo: stiamo già pensando ai regali di Natale, perché non immaginare che tra i regali che molte volte riempiono gli spazi delle nostre case, non si possa pensare ad un regalo che riempie

“solo” il nostro cuore, ma che ha gli occhi vispi e allegri di Kevin Alexander, per noi quest’anno il Gesù Bambino in carne e ossa.

 

Chi desidera approfondire, può rivolgersi a Bruna al numero 340 2779675 – bruna.moriondo@libero.it

 

Mi permetto già segnalare come inviare la donazione

La Ragnatela della solidarietà – onlus

C/c postale iban: IT60 T076 0101 0000 0003 0329206

Intesa SanPaolo iban: IT66 F030 6901 1871 0000 0000065

Unicredit Banca iban: IT22 I020 0801 1170 0000 2281813

segnalando la causale.

 

 

 

Gennaio 2010/134

 

15 anni di EMERGENCY

Un’esperienza di medicina

INCONTRO CON GINO STRADA

19 novembre 2009 – ore 21 – Teatro Nuovo – Torino

 

 

Adotta Emergency – Adotta un ospedale: ogni 3 minuti curiamo 1 persona. Da 15 anni.

Adottare un ospedale di Emergency significa sostenere tutte le sue attività e garantire

ai pazienti tutta l’assistenza necessaria, in paesi dove il diritto alla cura è spesso negato.

 

Il 19 novembre sono andato al Teatro Nuovo (Torino)  dove ho partecipato alla serata  dedicata ai 15 anni di “Emergency”,  ha visto il pieno, molti giovani sia tra il pubblico che tra lo staff e al banchetto in cui distribuivano materiale informativo. E’ iniziata con un’introduzione di Ilda Curti, assessore al Comune di Torino: “…appartengo ad una generazione che non ha vissutola guerra…ora ci troviamo ad affrontare conflitti che disturbano il nostro vivere civile…” Ha seguito Sergio Chiamparino, sindaco di Torino: “…il sistema sanitario piemontese è di alta qualità..”.

E dopo ha cominciato il suo intervento Gino Strada, un pubblico molto attento ed educato che si è alzato applaudendo sia all’inizio che alla fine della relazione. Inizialmente un piccolo pensiero in silenzio rivolto a Teresa, moglie di Gino, vicepresidente di Emergency, mancata alcuni mesi fa da un male incurabile.

La relazione si è svolta con una bella proiezione in power point. Mi ricordo quando si usavano le diapositive e c’è n’era sempre una storta o sporca. Che bella cosa è la tecnologia, dovrebbe aiutarci anche a cambiare in meglio il mondo o come dice Gino: “…lasciare questo mondo alle future generazione migliore di quello che abbiamo trovato…non saccheggiarlo e che poi ci pensano altri a rifarlo…15 anni di  medicina che  non vuole essere  di parte, d’impegno per la gente… La maggioranza delle nostre vittime sono state colpite da mine…Abbiamo visto tutta la sofferenza dei feriti in cui abbiamo medicato: sfortunati perché colpiti ma fortunati perché al momento di essere feriti erano vicino ad un ospedale. Le mine possono stare ferme per decenni, disseminate nel territorio, sono come delle semplici pietre, dei sassi, (io le ho fotografate e  sembrava una strada di pietre),  inesplose che esplodono quando qualcuno ci mette un piede sopra…si crea un esercito di mutilati, chi perde le mani perde anche la vista…l’Italia è il quarto produttore mondiale di mine nel silenzio più totale delle istituzioni sindacali e politici….circa il 60%  è adulto che non ha mai partecipato a conflitti, il 30% sono bambini e il 7% combattenti…sono dati che ci fanno riflettere sulla guerra. Abbiamo messo  in piedi dei centri chirurgici in Camboglia, Iraq; in Afghanistan un centro di vaccinazioni ed è l’unico ospedale che raccoglie i feriti…e abbiamo messo su dei centri di soccorso…

Ho visto un ragazzo cieco con le stampelle accompagnato da suo padre cieco e pure lui con la stampella (una malattia che è ereditaria: vedendo questa foto siamo stati indignati. Ci siamo impegnati a fornire nuove protesi e nuovi apparecchi. Abbiamo voluto dare una formazione ai pazienti, ai medici e agli infermieri: una informazione di base. E poi abbiamo visto delle cooperative dove chi lavorava non erano degli handiccapati ma persone che avevano una loro dignità. E poi abbiamo aperto degli ambulatori pediatrici perché  dei  bambini non potevano avere delle terapie mediche perché tutto il sistema sanitario è allo sfascio: in questi lavorano oltre tremila persone. “Emergency” è piccola l’, non ha molte risorse, il consenso viene dai cittadini ed ognuno dà secondo le proprie possibilità. Noi c’è l’abbiamo messa tutta. Abbiamo imparato sulla guerra il modo di lavorare in medicina. Nel secondo conflitto mondiale il 65% erano civili; i bombardamenti a tappeto sulle città e la bomba atomica del 1945, che è unità delle più atrocità e stupidità senza fine,  il 45% delle vittime sono civili e il 30% sono bambini.

Dal 1946 ad oggi 166 sono stati i conflitti grossi ed ognuno non è la soluzione ma il problema…

Nel 2008 sono stati 4 milioni le spese militari di ogni giorno che portano via risorse; se non ci fossero ogni persona si troverebbe il proprio reddito raddoppiato e potrebbe pensare al suo futuro.

Abbiamo stampato una maglietta “Io non ti denuncio” perché abbiamo una idea diversa della medicina… i principi della Dichiarazione Universale dell’Uomo sono oggi più che attuali ed è una vergogna che non sono attuati: gli ospedali trasformati in aziende sanitarie per accontentare il profitto e la speculazione di qualcuno. Questo è uno dei più grandi crimini sociali del mio paese soprattutto nella regione che ho abitato da molti anni e che stà vicino al Piemonte…

Abbiamo fatto un manifesto sulla Dichiarazione Universale per tutti. Con gli stessi soldi delle spese militari, ambasciate protette, la guerra in Afghanistan avremmo potuto finanziare 600 scuole.

Il diritto di essere curato è per tutti.

Abbiamo aperto un poliambulatorio a Palermo che, inizialmente era per i migranti mentre poi è stato aperto a tutti: sei persone retribuite e 90 volontari. C’è tutto un popolo disagiato che non ha l’accesso all’assistenza medica e abbiamo deciso di intervenire. Un ospedale ci potrebbe essere anche a Torino per la gente che ha diritto di essere curati?

Con la dichiarazione del 1948 e la guerra che ha distrutto l’Europa si pensava che fosse arrivato un periodo felice, di pace, trent’anni di fratellanza. Il  pittore Pelizza di Volpedo  che aveva raffigurato il “Quarto Stato”, era un quadro di speranza, ora l’autore si rivolterebbe contrQuella scritta che avevo letto nei campi di concentramento “Mai più” era una speranza, invece ci furono altri due milioni e mezzo di morti. La guerra impedisce la vita. Per tutti è considerata una soluzione,  i governi si domandano quante truppe mandare, invece crea problemi…sono delle isole felici come l’ultima che ho conosciuto è l’ospedale delle Molinette a Torino dove Teresa ha vissuto gli ultimi tre mesi. Ebbene in una giungla d’asfalto in cui viviamo ho trovato nei medici e nel personale dell’ospedale un’ umanità e professionalità straordinaria e non è da poco…sono delle piccole speranze che aiutano ad andare avanti…

 

Emergency compie 15 anni

 

Dal primo intervento di un team di chirurghi, durante la guerra civile in Ruanda, si è allargato il campo d’ intervento fino alla creazione di un Centro regionale di cardiochirurgia di alta qualità in Sudan, passando per alcuni dei paesi più disastrati al mondo: Cambogia, Iraq, Sierra Leone, Sudan, Repubblica Centrafricana,

Afghanistan. Si interviene dalla chirurgia di guerra all’ostetricia, perché vittime di guerra non sono solo i feriti, ma anche tutti coloro che a causa della guerra vedono negato il diritto fondamentale ad essere curati. Dal 1994 a oggi, Emergency ha offerto cure a oltre 3 milioni e mezzo di persone proponendo un modello di intervento umanitario che ha nella qualità, nell’uguaglianza

e nel rispetto i suoi fondamenti.

Emergency è un’organizzazione umanitaria indipendente che offre cure medico-chirurgiche alle vittime della guerra, delle mine antiuomo e della povertà.

Tutte le strutture di Emergency sono progettate, costruite da staff internazionale specializzato, impegnato anche nella formazione del personale locale.

Dal 1994, anno della fondazione, fino al 2008 (ultimo bilancio approvato), il totale delle risorse finanziarie impiegate nelle attività di Emergency è stato di 153.416.177 €, con un’incidenza massima dei costi di gestione del 7,95%.

 

Emergency

 

Via Gerolamo Vida, 11 – 20127 Milano

Tel. 02881881 – Fax 0286316336

Via dell’Arco del Monte, 99/A – 00186 Roma

Tel. 06688151 – Fax. 0668815230

info@emergency.ithttp://www.emergency.it

 

Sono intervenuti all’incontro Mercedes Bresso, Presidente della Regione Piemonte, Ilda Curti, Assessore alle Politiche per l’integrazione del Comune di Torino e personale medico

torinese che collabora con Emergency, tra cui Piero Abbruzzese, Primario di cardiochirurgia presso l’Ospedale infantile Regina Margherita di Torino, che collabora con il Centro Salam di cardiochirurgia di Khartoum.

 

 

Febbraio 2010/135

 

UN AIUTO AI CAMILLIANI DI HAITI

 

Sono stato una notte ad Haiti nel 1992, mentre ritornavo da Cuba: per avaria l’aereo è atterrato, il tempo di percorrere alcune strade del centro e fotografare i giovani pieno di brio e speranza. Allora non avevo ancora il telefonino, allora a telefonare dall’albergo che sarei arrivato il giorno dopo. Ho conosciuto padre Adolfo alcuni anni mentre gestiva una comunità per ragazzi stranieri “Madiam; aveva partecipato in uno dei numerosi incontri sull’Africa che aveva organizzato don Fredo Olivero. Alcuni giorni fa a Torino in piazza Castello hanno fatto un banchetto per raccogliere fondi per le loro attività che sono state danneggiate gravemente dal terremoto.

E da parte mia una prossima meta potrebbe nuovamente essere Haiti…

 

Attualmente l’Ordine dei Camilliani è presente in più di trenta Paesi (tra l’altro un mio prozio era camilliano) 13 sono le Province religiose, una ventina le Missioni, i religiosi circa 1.100, più di 200 le case. Da più di dieci anni i Religiosi Camilliani della Provincia piemontese hanno avviato un’intensa attività missionaria in Haiti, Georgia ed Armenia.

L’Ordine fondato da S.Camillo testimonia al mondo, con il suo carisma specifico, l’amore sempre presente di Cristo verso gli infermi. I religiosi, sacerdoti e fratelli, professano con voto i consigli evangelici della castità, povertà ed obbedienza e, secondo il carisma, emettono un quarto voto, con il quale si consacrano al servizio dei malati anche con il rischio della vita. I Camilliani svolgono, ovunque, il ministero dell’assistenza ai malati, rispondendo alle sempre nuove esigenze del mondo della salute e sono impegnati nell’assistenza spirituale in molte istituzioni di cura pubbliche e

private e nell’animazione della pastorale sanitaria delle chiese locali.

 

Frase missionaria del Fondatore

 

Vedi fratello mio, per amore di questo mio Cristo crocifisso e delle sue membra, gli infermi,

io camminerei notte e giorno per tutto il mondo. (S. Camillo de Lellis)

 

Ebbe vita difficile, perse la mamma ancora adolescente, seguì le orme del padre, capitano di ventura, arruolandosi nelle varie guerre, che a quei tempi infestavano la penisola. Le circostanze lo portarono a Manfredonia, ridotto all’indigenza, fu costretto a chiedere l’elemosina. Entro nei francescani e poi nel 1582 instituì la Compagnia dei Servi degli Infermi contraddistinta dalla croce rossa sul petto

 

A Porta u Prince funziona da più di cinque anni il centro sanitario San Camillo che comprende un poliambulatorio completamente attrezzato che riceve una media di 150 pazienti al giorno, una sala operatoria ed alcuni reparti di degenza (100 posti letto), una sala per la fisioterapia, un centro nutrizionale ed un centro di formazione. Accanto al centro sanitario si trova il Foyer Bethlèem, una sala per la fisioterapia, un centro nutrizionale ed un centro di formazione. Accanto al centro sanitario si trova il Foyer Bethlèem, una struttura che accoglie bambini disabili, abbandonati dalle loro famiglie. I Camilliani (tre religiosi, una religiosa e tre suore di San Camillo “Ministre degli Infermi”) sono impegnati in vari programmi d’aiuto alle famiglie più povere della zona con forniture di alimenti, vestiario, medicinali ed il sostegno economico per la scolarizzazione dei bambini.

 

In Armenia gestisce un ospedale con 22 ambulatori sparsi sul territorio.

In Georgia accolgono e curano i malati presso il policlinico “Redemptor hominis”

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Segretariato missioni camilliane

Via Mercanti, 28 – 10121 Torino

Tel. 011.5628093

E-mail: segretariato.missioni@h-sancamillo.to.it

 

 

 

 

IL MONDO A TORINO

 

Torino multietnica: uniti nella preghiera  (Tdf aprile 1998)

 

Nella parrocchia di San Gioacchino in corso Giulio Cesare, l’ultimo sabato del mese alle ore 16 è officiata una messa in lingua portoghese per i brasiliani residenti a Torino che vogliono parteciparvi.

 

Nella parrocchia dei Santi Pietro e Paolo in via Saluzzo 25 bis, ogni domenica alle ore 18,30 si celebra una messa in lingua inglese rivolta alle/agli immigrati filippini residenti a Torino.

 

Presso l’istituto Madre Maria Mazzarello in via Cumiana 2, da quattro anni ogni domenica alle ore 11,15, si celebra una messa in lingua spagnola per i sudamericani che abitano a Torino. La maggioranza dei partecipanti proviene dal Perù. Ogni domenica, dopo la celebrazione, è possibile acquistare piatti tipici del Perù, contribuendo così al finanziamento di iniziative di sostegno al gruppo stesso.

 

 

 

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Ottobre 2008 – Il mondo a Torino/1

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Con questo numero cominciamo una nuova rubrica: un viaggio a Torino nelle varie comunità religiose e non che da anni frequentiamo.

 

 

 

 

FILIPPINI: SANTACRUZAN 2008

 

Domenica 1 giugno, ho preso il tram da casa mia con la mia borsa fotografica, ho già incontrato  alcuni ragazzi filippini, allegri, vivaci, e pieni di ottimismo e speranza. Io vivendo nel quartiere della Crocetta di Torino, che è un  quartiere vecchio, ho da rallegrarmi, quando vedo giovani pieni di entusiasmo; se in tram sono carico, se c’è qualcuno che mi chiede se ho bisogno di aiuto è uno straniero.

Arrivo alla chiesa di San Giovannino Bosco, salesiana, dove ha sede, da parecchi anni, la comunità filippina, tutte le domeniche a mezzogiorno viene celebrata la messa in inglese dal loro assistente salesiano don Benna. Negli ultimi due anni con le nuove leggi sull’emigrazione sono aumentati molti ricongiungimenti famigliari;  infatti ho potuto notare tanti ragazzi e giovani che gli altri anni non c’erano.

 

Mi dice don Benna, salesiano:

 

…tutte le domeniche a mezzogiorno la messa, alcuni avvenimenti nell’arco dell’anno come a Natale, Capodanno e Pasqua e a maggio la Santacruzan: una manifestazione che avviene per le strade del quartiere di San Salvario dopo la messa;  l’evento si propone di far conoscere alla Società Piemontese i valori fondamentali delle tradizioni e della cultura filippina, ricostruendo nell’ambiente piemontese, l’atmosfera, i colori, i suoni ed i sapori del “Santacruzan”, momento di aggregazione sociale e religiosa popolarissimo nel mondo filippino, la tradizione racconta che un vecchio frate, circa tre secoli fa, all’inizio della predicazione cristiana nell’arcipelago asiatico, vide in sogno le più graziose ragazze del villaggio portare fiori alla Santa Vergine e proclamò il “Flores de Mayo”. Da allora i filippini, soprattutto nel mese di maggio, recitano il rosario, portano fiori alla Madonna e festeggiano con la solenne processione “Santacruzan”. Nella “Santacruzan” le giovani fanciulle trasformate in eleganti regine sfilano con i loro consorti sotto archi fioriti precedendo la Regina Sant’Elena, madre di Costantino il Grande, e commemorando il ritrovamento della vera Santa Croce a Gerusalemme. Questo corteo è soprannominato “il seguito della Nostra Signora” e precede l’effige della Santa Vergine ornata di fiori…e tutti gli anni viene ripetuta sia nelle Filippine che negli altri paesi cui sono residenti i filippini.

 

Quest’anno è stata fatta in chiesa, per il tempo incerto. La messa è stata celebrata da sacerdoti e diaconi filippini, tra cui don Benna e dal direttore dell’Istituto Salesiano.

Dopo la processione tutti nel salone sotto la chiesa per una merenda ed uno spettacolo di canti, scene, lotteria e la premiazione finale dei carri cui hanno partecipato alla processione.

Ormai mi conoscono tutti, saluti, abbracci,  un grazie per rivedere le foto sul cd come tutti gli anni ed un arrivederci al  prossimo anno alla Cruzada 2009…

 

Se qualcuno vuole collaborare o saperne di più sulla comunità:

 

Don Giovanni Benna, SDB

The Filipino Chaplainig of Turin

Corso Vittorio Emanuele, 11 – 10125 Torino

Tel. 011.659.06.09 – Fax. 011.659.06.22

E-mail: sdb.sangiovanni@infinito.it

 

 

 

 

Novembre 2008 – Il mondo a Torino/3

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Un viaggio a Torino nelle varie comunità, religiose e non, che da anni frequentiamo.

E’ gradita la segnalazione di altre comunità

 

Festa Junina e lo spettacolo di Quadrilha

 

Domenica 15 giugno 2008 sono andato nel quartiere di Mirafiori Nord a Torino, dove negli anni 60-70 la prima immigrazione è arrivata a pochi passi dalla Fiat Mirafiori e dalla mitica via Artom. Mi ricordo che alla sera, quando posteggiavo l’auto, mi raccomandavo a tutti i santi per ritrovarla poco dopo. Qui, in questo quartiere attorniato da case popolari, c’è la Fucina del Lampadiere, un circolo popolare, in via Fratelli Garrone 61/80: e qui si è organizzata la festa brasiliana; già prima di entrare musiche, balli, e canti si sentivano da lontano. Una bella brasiliana cucinava prodotti tipici.

Lo spettacolo di Quadrilha con il gruppo Warà na Roca e giovani, anziani che insieme cantavano e ballavano.

Mi dicono che la festa Junina è uno degli appuntamenti tradizionali più sentiti e partecipati in tutto il Brasile. Parte centrale e immancabile dei festeggiamenti è il ballo della Quadrilha, una danza figurata di coppia, di origine francese, derivata dalle “contro danze” inglesi e portata dalla Corona in Brasile nel XIII secolo. Originariamente limitata ai saloni dell’aristocrazia, si è via via diffusa fra il popolo fino a diventare una delle espressioni più tipiche del folklore brasiliano e uno dei momenti più sentiti dai brasiliani, che vi hanno partecipato con entusiasmo, dando origine a vere e proprie competizioni con squadre che si sfidano nell’elaborazione delle coreografie più originali e coinvolgenti.

 

Per maggiori informazioni: http://www.wara.it

 

 

Dicembre 2008 – Il mondo a Torino/4

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Senor de los Milagros

(Il  Signore dei Miracoli)

 

Domenica 19 ottobre come tutti gli anni mi appresto ad andare alla Comunità Peruviana dove oltre alla Messa seguirà la processione per le vie di Torino. Si trova tutte le domeniche alla messa di mezzogiorno dalle suore di Maria Mazzarello in via Cesana. Nei primi anni la processione era in Borgo San Paolo. Quest’anno per la prima volta nel Duomo di Torino, è caratteristico ora che poi il centro è quasi isola pedonale. Quest’anno era poi la domenica ecologica quindi me ne sono andato in autobus.

“Il Signore dei miracoli” è il patrono del Perù. Mi dicono:

 

“Una serie di fatti straordinari sono andati ad accrescere il fervore dei limenòs e di tutti i peruviani per l’immagine sacra del Signore dei Miracoli.

Racconta la storia che il 13 novembre 1655 uno spaventoso terremoto colpì la città di Lima riducendo in macerie i palazzi e chiese, inclusa la modesta abitazione di fango, su cui un abitante di colore, anni prima aveva dipinto l’immagine del Signore Crocefisso. Ma nello stesso tempo in cui il terremoto distruggeva ogni cosa si manifestò il miracolo: il sisma rispettò il muro dove l’antico schiavo angolano aveva immortalato il Signore;  questo bastò affinché il popolo cominciasse a venerarle l’immagine. Trentadue anni dopo, il 20 ottobre del 1687, un maremoto distrusse Callao, e scosse la capitale fino alle fondamenta distruggendo la piccola cappella che era stata innalzata in onore della miracolosa immagine, eccetto l’altare maggiore, lasciando intatto un’altra volta il Signore della Croce.

Quel tragico giorno di trecento anni fa fece si che per la prima volta si portasse in processione una copia dipinta ad olio del Signore dei Miracoli, e si stabilì di ripetere la processione tutti gli anni il 18 e 19 ottobre non solo in Perù ma nelle città dove vivono i peruviani come Torino e Milano. Sono questi i fatti raccontati dalla tradizione e dalla storia, oltre ad altri straordinari accaduti, che hanno fatto si rafforzasse la già solida fede verso il venerato Signore dei Miracoli. Alle spalle del Signore dei Miracoli rimane impresso l’eterno sorriso della Vergine delle Nuvole.”

 

La messa è molto partecipata con canti in spagnolo celebrata dal vescovo peruviano mons Bambarem, dal parroco del Duomo e da Don Fredo Olivero, direttore dell’Ufficio Pastorale Migranti”.

Una grossa statua su un grande carro  trascinato da venti uomini tutti sincronizzati tra di loro.

Alcune migliaia di persone hanno percorso le vie del centro per arrivare poi alla cerimonia conclusiva nella Chiesa di San Domenico. C’era anche una banda musicale italiana che ha intonato sia l’inno nazionale italiano che quello del Perù.

 

 

Gennaio 2009 – Il mondo a Torino/5

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Un piccolo pezzo di mondo boliviano

 

Domenica 3 agosto sono andato in via Arimondi, all’Educatorio della Provvidenza, in zona

Crocetta, vicino a casa mia; ricordo che nello stesso edificio, trent’anni fa, ho frequentato alcune

classi elementari e medie Montessori. In questa domenica afosa, in occasione del 183° Anniversario

dell’indipendenza della Bolivia, si è svolta una festa in ricordo del 6 agosto 1825, data in cui la Bolivia diventò indipendente, libera e sovrana. Si è festeggiato con danze, musiche e piatti tipici

della nazione sudamericana e con variegate rappresentazioni della cultura latino-americana.

Un piccolo pezzo di mondo boliviano, che mi ha fatto ricordare il viaggio che ho compiuto oltre vent’anni fa in occasione del progetto “Solidarietà 83” del Comune di Torino.

Il viaggio aveva come obiettivo la costruzione di un centro polifunzionale nell’alto di La Paz.

Tra gli altri hanno partecipato il Dott. Domenico Bertero Gutierrez, Console Generale della Bolivia a Torino, Don Fredo Olivero, Responsabile Ufficio Pastorale Migranti Torino, varie associazioni tra cui America Unida, Inti Llaqta, Koricancha, Ass. es mi Tierra:, Illariy, Le Ande.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Associazione ACUBOL con Ass. Speranza

Via Buscalioni, 21 – 10152 Torino

Cell.333-1650458/329-0811691

E-mail: acubol@bolivia.com

Sito: http://www.acubol.it

 

 

 

 

Febbraio 2009 – Il mondo a Torino/6

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Comunità Latinoamericana

 

Tutte le domeniche alle 12,30 nella parrocchia di via Cialdini dei Missionari della Consolata, dove

è parroco Padre Francesco Bernardi, vi è la messa celebrata da padre Ugo Pozzoli, direttore delle riviste “Missioni Consolata” e “Amico” oltre che della Scuola per l’alternativa.

Domenica 21 dicembre è stata una grande festa organizzata in occasione del Natale. Mi sono incamminato verso la chiesa, da casa mia è abbastanza vicino, quando ero

giovane adolescente andavo spesso a piedi ad acquistare i francobolli nell’Ufficio delle Missioni.

La messa è iniziata con i canti spagnoli con un coro che indossava i costumi tipici dell’America Latina. Padre Ugo, pur essendo un italiano, sa ormai perfettamente lo spagnolo, anche perché ha vissuto alcuni anni in America Latina. Conosce quindi, oltre la lingua, anche la mentalità e sa essere molto concreto nell’omelia che tocca aspetti della realtà che viviamo.

Significativa la distribuzione dei doni, ognuno un simbolo, offerti a Padre Ugo e a Padre Bernardi.

Dopo la messa tutti nel salone a festeggiare con uno spettacolo preparato dalla comunità ed un pranzo (anzi pranzi) tipico dei paesi latinoamericani: su ogni piatto, una specialità colombiana, boliviana, peruviana. I bambini sono stati vestiti da Babbo Natale e hanno cantato alcuni canti insieme ad altri.

Quindi un altro piccolo pezzo di mondo latinoamericano quasi al centro di Torino. Quando entri ti assale la speranza, essendo la persone estroverse, simpatiche, allegre, molto giovani. Questo ci aiuta a capire che vale la pena vivere, che quando ci sono giovani e bambini il mondo è sempre pieno di speranza ed è bello vivere nell’essenzialità e nella sobrietà.

In momenti di crisi come stiamo vivendo ci dovrebbe far ripensare al nostro modo di vita.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più contattare:

 

Don Padre Ugo Pozzoli

Missioni Consolata

Corso Ferrucci, 14

10100 Torino

pozzoli@missionariconsolata.it

 

 

Marzo 2009 – Il mondo a Torino/7

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

La Comunità Albanese

 

Domenica 18 gennaio 2009 a Torino mi sono recato all’incontro mensile della Comunità albanese presso la Chiesa di San Michele in via Giolitti, 44 all’angolo di  via Calandra. Non conoscevo questa chiesa però ci sono passato tantissime volte soprattutto trent’anni fa, quando avevo iniziato a lavorare come fotografo nello Studio Fotografico “Comm. Luigi Bertazzini” situato proprio in via Calandra. A Torino gli albanesi sono 15.000. Prima della messa un incontro per scambiarsi le notizie con Fratel Egidio e poi la messa celebrata da don Pelizza, salesiano e direttore della rivista “Dimensioni Nuove” che è stato in Albania per alcuni anni e quindi conosce perfettamente la lingua locale. Dopo la messa un piccolo momento conviviale tra tutti. Soltanto alcune volte si trovano in questa chiesa, prima si riunivano al Centro Andrea in Largo Tabacchi, dove ora c’è una mensa e sulla precollina in via Santarosa presso la sede dei Fratelli Cristiani, sede che conoscevo avendo partecipato alcune volte ai loro incontri.

Tutti gli anni la comunità albanese di Torino, insieme con quelle di Cuneo, Asti e Alessandria, si incontra alla fine di aprile a Castiglione Tinella nel Cuneese al Santuario del Buon Consiglio.

Noi italiani abbiamo spesso partecipato alla festa della Madonna del Buon Consiglio, ma gli

albanesi sono molto più devoti. Questo incontro, per il quale viene predisposto da Torino un servizio di autobus, è un’occasione per ritrovarsi con tutta la comunità albanese piemontese. Si partecipa alla processione paesana, alla messa e ad un momento conviviale.

Il momento viene ripetuto in altre occasioni in paesi limitrofi come Asti e Alba.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

  1. Guinicelli 4, Torino

gazetafjala@yahoo.it    dove viene anche pubblicato in poche  copie un giornale in lingua albanese

 

 

Giugno – Luglio 2009 – Il mondo a Torino/8

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

La Comunità Romena

 

E’ domenica mattina e sono vicino alla chiesa della Consolata, nella quale molti torinesi vanno a messa; a mia mamma piaceva sempre andarci e ricordava sempre a me e mia sorella: “Quando siete in giro, passate alla Consolata!”. Ebbene, vicino alla Consolata, in via del Carmine all’angolo con

via Bligny (tra l’altro andavo a scuola nei paraggi in un edificio in cui ora si trova l’Archivio Storico del Comune di Torino) si trova la chiesa del Carmine, in cui si radunano tantissimi romeni (è la prima e numerosa comunità straniera italiana). Già per la strada si incontrano e parlano scambiandosi notizie e informazioni sui loro problemi.

Quando poi cerchiamo di entrare in chiesa per la messa delle 11 è quasi impossibile, se non facendosi strada a spallate. È pienissimo: ci sono oltre mille fedeli, stipati come in una scatola di sardine. Il sacerdote cattolico, referente della comunità rumena, è uno dei primi che è venuto a Torino: io l’ho conosciuto nei vari incontri dell’Ufficio Pastorale Migranti con cui collaboro.

La messa per la comunità romena si celebra tutte le domeniche. Presso la chiesa del Carmine, in

alcuni giorni della settimana, è anche operante un centro di riferimento pastorale con uno sportello per le consulenze.

Per contatti:

 

Chiesa Parrocchiale Madonna del Carmine

Via del Carmine, 3 – tel. 011 436 9525 – 338 906 3051

Messa festiva ore 11 con Padre Giorgio Miclaus

e-mail: gmiclaus@libero.it

Referente: Eugen BULAI

consulenze: lunedì 17.30-19 mercoledì 15-19

 

Fratia

Associazione Sociale Culturale Lega Romeni d’Italia

Corso Giulio Cesare, 29 bis

10152 Torino

Tel/Fax. 011/23.59.090

e-mail: info@fratia.ithttp://www.fratia.it

 

 

Novembre  2009 – Il mondo a Torino/9

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

L’UFFICIO PASTORALE

MIGRANTI DI TORINO

 

Barriera di Milano è un quartiere che è sempre stato d’immigrazione. Dopo la guerra sono arrivati i primi immigrati dal Veneto, dal Sud dove andavano a lavorare alla Grandi Motori. La parrocchia “Nostra Signora della Pace”, (dove io sono stato battezzato, anche i miei genitori quando  sono arrivati a Torino sono andati ad abitare in piazza Bottesini, pagando un affitto di tre mesi a fondo perduto in una casa ricostruita con i fondi  della guerra)  è stata testimone di conflitti sociali e di speranze. Siamo tutti immigrati di origine.

Ora su queste strade si possono trovare uomini e donne provenienti da diversi paesi, uniti dal profondo significato di poter realizzare un loro progetto di vita futura migliore di quella che hanno lasciato. Sono i più ricchi quelli che vengono, o almeno coloro che possono permettersi un viaggio e una prima permanenza nel paese. In via Ceresole, un ex edificio scolastico inserito tra le case popolari del Comune di Torino, dal 2000 c’è l’Ufficio Pastorale Migranti animato da don Fredo Olivero, impegnato nell’immigrazione da oltre vent’anni.

Dalle otto del mattino,  fino a sera una lunga coda di stranieri che vengono a chiedere informazioni e a cercare un lavoro come operaio, come colf o badante oppure a frequentare i corsi d’italiano che sono sempre numerosi. Nel centro e ad esso collegati  operano oltre 50 tra operatori, collaboratori e volontari in colloqui mirati ed in  un rapporto personale in cui si cerca, nel limite del possibile d’instaurare un minimo di amicizia nei vari servizi   a disposizione: Casa lavoro, Consulenza, Inps, Microcredito, Corsi di lingua e di orientamento professionale, Servizi per la ricerca di un lavoro, un Centro di Psicologia, una Biblioteca di formazione e una Biblioteca Multimediale con circa centomila immagini e mille video sull’immigrazione cui collaboro io da alcuni anni.

E’ bello, quando al mattino prendo il tram per andare all’Ufficio Migranti, incontrare molti giovani tra cui stranieri oltre ad anziani. Se ho un pacco o  voglio sedermi,  mi chiedono se ho bisogno di aiuto. Certo i giovani stranieri sono già uomini fatti che hanno vissuto intensamente, mentre i giovani italiani sia liceali che universitari sono ancora dei ragazzi. Percorrendo corso Giulio Cesare, in mezzo al mondo, passando davanti alla parrocchia che mi ricordo, quando avevo tre anni  mia mamma mi portava a spasso dicendomi di non attraversare la strada che c’era pericolo: erano i primi attraversamenti della vita. “Ora hai attraversato l’oceano quante volte?”: mi disse dopo tanti anni.  Si, c’è il mondo in queste strade, dal ristorante cinese al Kebab marocchino, donne magrebine che nel loro vestito si affrettano a portare i bambini a scuola o fare la spesa e nell’attesa vanno all’Ufficio Migranti e danno il latte al bambino più piccolo. Dobbiamo abituarci ormai ad un  mondo  multietnico e da parte mia non ho più bisogno di viaggiare: il mondo è a Torino.

 

Per partecipare ci si può rivolgere a:

 

Via Ceresole, 42 – 10155 Torino

Tel. 011/24.62.092 -24.62.443

Fax. 011/20.25.42

E-mail: migranti@diocesi.torino.it     Sito: http://www.migranti.torino.it

 

ORARIO: dal lunedi al venerdi

Ore 8/12 – 13,30/17,00

Mercoledi ore 8/12

Pomeriggio: chiuso

 

Mezzi pubblici utili: bus  51 – 46 – 75 – 50  tram 4

 

 

Dicembre 2009 – Il mondo a Torino/10

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

… nella Comunità Ortodossa …

 

Sabato 11 ottobre prendo il tram per partecipare al Battesimo del bimbo di Florina (rumena, ex badante di mia mamma, i rumeni a Torino sono quasi 50.000), da Padre Lucian Rosu della Chiesa di Santa Croce in via Accademia Albertina, 11. Già all’ingresso molte persone in attesa. E stata interessante la cerimonia durata oltre un’ora: c’erano cinque bambini con i loro padrini, il battesimo si è svolto mediante immersione totale per tre volte come Gesù Cristo che morì e dopo tre giorni resuscitò. L’indomani il consueto culto, che secondo la regola è d’obbligo parteciparvi: non si può perdere una partecipazione per tre volte consecutive. In teoria, come noi, che secondo la Dottrina della Chiesa, dovremmo andare a messa tutte le domeniche.

Tutti gli anni, ad aprile, gli ortodossi (a Torino sono quasi 35.000) celebrano la loro Pasqua, ed è molto sentita sia da coloro che vanno nei luoghi di culto che da coloro che la festeggiano in casa con i loro amici e parenti. Alcuni anni fa ho partecipato anch’io alla loro funzione nei giardini di via Giolitti, vicino alla Chiesa.

Padre Lucian ha presieduto le celebrazioni: una settimana cominciata con le funzioni della domenica sera, proseguita con la lavanda dei piedi, poi la lettura dei Vangeli, la Messa nel sepolcro, la processione e la veglia in piazza Cavour.

A mezzanotte si è celebrata la risurrezione di Cristo con l’accensione della Luce. “Venite a prendere la luce”, rivolto a tutti i fedeli. Ogni fedele riceve una candela e l’accende alla fiammella del sacerdote.

Sono candele di cera pura che vengono dalla Romania e da un monastero del Kossovo: è il lavoro delle api e le api sono il simbolo di purezza e di verginità.

Sono state delle occasioni straordinarie per scoprire le tradizioni venute dall’Est e che ora appartengono alla città. È interessante attraversare Torino e scoprire i vari luoghi con persone straniere: sentirmi come loro, essere uno di loro, aiutarsi l’un con l’altro, perché poi nella vita quotidiana, siamo tutti nella stessa barca… (come diceva sempre mia mamma).

Ci sono molte comunità e chiese ortodosse orientali a Torino e provincia. Si può leggerne l’elenco sul sito dell’Ufficio Migranti di Torino: http://www.migrantitorino.it

 

Metto il recapito di quella dove ho partecipato:

 

Parrocchia Ortodossa Romena dell’Esaltazione della Santa Croce

(Patriarcato di Romania) c/o Chiesa di Santa Croce

piazza Carlo Emanuele II – 10123 Torino

(ingresso da Via Accademia Albertina, 9)

Divina Liturgia: domenica ore 10:30 – Mattutino dalle ore 9:30 e mercoledì

ore 9:00 – Vespro e catechesi: martedì ore 19:00

Ufficio dell’Olio Santo: ultimo venerdi del mese ore 19:00

Inno Acatisto: tuti gli altri venerdi ore 19:00 Parroco: Padre Lucian Rosu

 

 

Febbraio 2010 – Il mondo a Torino/11

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Nel quartiere multietnico di Porta Palazzo:

1 dicembre 2009 incontro con Padre Kizito

19 dicembre 2009  ricordo di 45 anni di attività del Sermig

 

Squarciamo il buio dell’odio, della fame, della guerra, dell’ingiustizia, dell’egoismo…

 

Ormai a Torino viviamo in un mondo multietnico. Al mattino quando esco di casa saluto i miei vicini di pianerottolo, una coppia argentina, i nonni di lui erano di Agrigento. Al terzo piano incontro una coppia brasiliana di Porto Alegre. Esco e mi consegna “La Stampa”, un iraniano da tre anni in Italia. Mi chiede scusa se è arrivato in ritardo, mi chiede come stò e mi dice che cerca di fare un giro diverso per portarmi il giornale prima che esco. Se qualche giorno che non ci vediamo mi chiede se va tutto bene. Poi se prendo il tram, sul 4,  quasi tutti stranieri, giovani e anziani. Se prendo l’auto al semaforo incontro un marocchino che mi chiede se voglio pulire i vetri, un rom di dargli una moneta, e poi faccio da spettatore di una coppia latinoamericana  giocoliere mentre attendo che il semaforo da rosso diventa verde. Nella ristrutturazione della mia casa ecologica lavorano una squadra di romeni. L’ex badante di mia mamma che ogni tanto mi aiuta nei lavori di casa è rumena.

Arrivo all’Ufficio Migranti dove già alle otto del mattino una lunga fila di stranieri in attesa per essere ricevuti allo sportello. Io occupandomi del centro di documentazione, a volte scatto alcune fototessere per i richiedenti  di asilo politico. A pranzo tutti insieme, operatori e volontari si mangia in un pasto multietnico.

Poi, al pomeriggio, era martedì 1 dicembre, ho preso il tram,  e sono andato nel quartiere di Porta Palazzo dove ormai c’è tutto un mondo. Dalle bancarelle di frutta e verdura, abbigliamento gestite da cinesi, oggetti tipici latinoamericani e africani oltre a tutti gli oggetti di consumo che usiamo anche noi. Inoltre supermercati e ristoranti cinesi,  i caratteristici “kebab”. Mi ricordo che vent’anni fa ero andato a fotografare il mercato delle cianfrusaglie: ora gli italiani sono stati sostituiti dalla maggior parte dagli stranieri. Vicino alla stazione degli autobus c’erano i bagni pubblici, quando ero piccolo, non avevamo la macchina, mio padre ha comprato l’auto quando sono stato promosso in prima elementare, e per andare dai nonni in campagna  in Borgata Bertolla che ora è città,  mia mamma e mia sorella prendevano l’autobus, mio padre ed io il motorino. Al posto dei bagni ora c’è un locale marocchino (con il ristorante, il bagno turco e un salone per delle serate culturali).

 

Qui a Porta Palazzo dal 1983 è nato l’Arsenale della Pace e tra le varie attività per i giovani una serie di incontri sul confronto e il dialogo, il 1 dicembre alle 18,30 è stato invitato Padre Renato Kizito Sesana kizito@maf.or.ke  per una conferenza ed un incontro di preghiera, ero andato a trovarlo nel suo centro per i giovani  di “Kivuli” a Nairobi in Kenia: il suo punto di riferimento in Italia è l’associazione Amani Onlus Ong via Tortona 86, Milano 20144 Tel. 02 48951149 – 02 4121011 amani@amaniforafrica.org      http://www.amaniforarica.org

 

Mi dice Kizito… la forza della vita oltre l’inferno: l’esperienza dei giovani africani che negli slums lottano contro la miseria e il degrado….ho lavorato molto nel Sudan colpito da una guerra civile sanguinaria. Però i giovani che ho conosciuto e che ho ospitato al “Kivuli” hanno una vita dignitosa e nonostante tutto ciò che vivono credono nel futuro. Mi ha detto un amico giornalista che  se noi, con tutto quello che abbiamo ci troveremmo in un balzo una mattina al posto loro saremmo persi invece loro hanno la capacità di lottare, di vivere e ogni giorno scendere in città percorrendo lunghe distanze  (a volte anche a piedi) per andare a lavorare.

 

Come da noi in campagna agli inizi del novecento, poi negli anni 60 è arrivato il benessere…noi non  abbiamo la forza di volontà che hanno in tutta l’Africa, la fiducia nel futuro per una vita dignitosa e il senso di ospitalità che hanno. Il nostro centro vuole dare questo ai giovani, che vengano stimolati ad essere creativi. Casi che sono stati dallo psicologo e non si sono risolti mentre quando sono venuti da noi a imparare un lavoro, una formazione culturale, ad essere creativi e responsabili di se stessi e degli altri, a volte gli stessi ragazzi sono diventati educatori,  si sono organizzati per un loro futuro migliore del passato…nonostante  da dove sono venuti…

 

Sabato 19 dicembre 2009 alle ore 17,30 all’Arsenale della Pace,  il Sermig sermig@sermig.org

http://www.sermig.org   http://www.giovanipace.org ha presentato  il bilancio di 45 anni di attività (1964 – 2009)  a servizio della pace, della giustizia, dei giovani e di chi è in difficoltà.

Un video (regia M. Dotta) ha riassunto le ultime sfide: “L’Arsenale dell’Incontro:  il dialogo con l’Islam  in terra di Giordania attraverso il servizio ai più deboli: bambini e giovani diversamente abili”.

– l’Arsenale della Speranza di San Paolo e l’iniziativa “La Foresta che  cresce”: il  popolo della strada che attraverso azioni concrete si rende  protagonista e promotore del proprio cambiamento e del cambiamento della città;

– l’Arsenale della Pace di Torino e i nuovi progetti nel quartiere di  Porta Palazzo: l’apertura di un asilo nido – “ Il nido del dialogo  alleva la pace” – come luogo di incontro, di crescita e di scambio per le famiglie del nostro quartiere; l’Arsenale della Piazza per giocare e studiare insieme sperimentando che l’integrazione è possibile.

– la preparazione all’Appuntamento Mondiale Giovani della Pace  (L’Aquila, 28 agosto 2010), cui io ho partecipato negli incontri precedenti a Torino ed Asti.

– E’ stata inoltre presentata la campagna  di raccolta fondi: “La Borsa o la  Vita – azioni di pace che rendono cento volte tanto”, per sostenere i  progetti e le attività del Sermig.

 

Ho conosciuto Ernesto Olivero quando lo avevamo invitato in un incontro all’Oratorio Salesiano della Crocetta come Operazione Mato Grosso:  ero adolescente. Partecipavamo ai primi campi di lavoro per guadagnare qualcosa e inviarlo nelle spedizioni in America Latina.  E poi nel 1974 le marce della pace; a Santa Teresina con Gozzini e La Valle.  Quanta acqua è passata sotto i ponti. Sono passati oltre 30 anni e continuiamo a dire le stesse cose forse con più maturazione ma il mondo ha avuto un cambiamento? Bè tecnologicamente senz’altro, alcuni giovani hanno risposto in positivo ma quanto resta ancora da fare!?

 

Mi dicono: Il Sermig è  una fraternità dove giovani, coppie di sposi e famiglie, monaci e monache dedicano la propria vita al prossimo per amore di Dio, cercando di vivere il Vangelo.

Siamo nati nel 1964 da un’intuizione di Ernesto Olivero. Il nome Sermig – Servizio Missionario Giovani – Fraternità della Speranza sintetizza i grandi sogni condivisi: sconfiggere la fame con opere di giustizia e di sviluppo, vivere la solidarietà verso i più poveri e dare una speciale attenzione ai giovani cercando insieme a loro le vie della pace.

L’Arsenale della Pace è nato a Torino nel 1983 e nel 1996 a San Paolo in Brasile, grazie al lavoro gratuito di migliaia di giovani e di volontari che hanno trasformato un ex arsenale di guerra, una fabbrica di armi, in un monastero metropolitano, aperto 24 ore su 24. E’ l’Arsenale dei giovani, dell’accoglienza ai poveri, della cultura e del dialogo, della formazione alla musica e all’arte. Una casa dove si può rimanere in silenzio e ascoltare il respiro del mondo.

E’ un punto d’incontro tra le  persone di cultura, di religione e di appartenenza politica diversa per conoscersi, dialogare, correggersi, crescere, camminare insieme. E’ un riferimento per i giovani che hanno voglia di dare un senso alla propria vita. E’ una casa aperta a chi cerca un soccorso: madri sole, carcerati, stranieri, persone che hanno bisogno di cure, di casa, di lavoro. E’ un luogo dove ognuno può restituire qualcosa di se: tempo,  professionalità, beni spirituali e materiali.

Il risultato? Milioni di persone aiutano milioni di persone.

Tra le mura dell’Arsenale viene offerta una formazione per i giovani: settimane di condivisione per singoli e gruppi, attività didattica musicale, dibattiti e confronti, scuola per artigiani e restauratori.

Servizi di accoglienza per giovani, studenti e donne e uomini in difficoltà.Un poliambulatorio medico.

Realizzazione di progetti di solidarietà nei Paesi in via di Sviluppo. Offrendo soluzioni adeguate ai bisogni di popolazioni povere nel Mondo.

 

Ogni giorno offriamo ospitalità notturna a diciassettemila  persone, distribuiamo quattromila pasti, effettuiamo cento visite mediche. Ogni anno cinquantamila giovani si avvicinano alla nostra realtà:

Abbiamo realizzato in ottantanove paesi del mondo duemilatrecento interventi di solidarietà e progetti di sviluppo, cento missioni di pace.

Tutto questo grazie a quanti accettano di condividere tempo, capacità, risorse, denaro e scelgono di restituire qualcosa di proprio per offrire concrete risposte di speranza e senza l’aiuto di queste persone non ci sarebbero nessuna attività….

 

Sermig – Arsenale della Pace

Piazza Borgo Dora, 61

10152 Torino

Tel. 011/4368566 – Fax. 011/5215571

c.c.p. 29509106 intestato a Sermig

 

 

Aprile 2010 – Il mondo a Torino/12

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

PRIMO MARZO 2010:

primo sciopero degli stranieri

 

Il tam tam via internet, è iniziato da parecchi mesi. Se uno andava sul sito sotto segnalato poteva leggere di molte iniziative, dibattiti e manifestazioni che si sono svolte; però molti stranieri non vanno su internet, quindi non ne sono venuti a conoscenza.

Secondo la mia opinione l’iniziativa non è riuscita a coinvolgere la gente di strada, come ha fatto il popolo viola.

A Milano e Roma il 1° marzo c’è stata una grossa manifestazione ma a Torino solo un sit-in; il 27 febbraio, a San Salvario, c’è stata una grossa festa quale sono seguiti vari concerti africani e il 1° marzo la manifefestazione si è svolta davanti a Porta Nuova.

Comunque ci sono andato, anche perché abito vicino. È sempre bello vedere ogni tipo di nazione: un mondo tutto variopinto tra vestiti e lingue e senza muoversi dalla città.

È stato anche un modo d’incontrarsi, per conoscersi e collegarsi per future iniziative e verso la nascita di un grande movimento di migranti nazionale ed internazionale; per scongiurare una possibile guerra tra poveri con un razzismo ed una intolleranza sempre più difficile. Donne e uomini che hanno arricchito l’Italia con la loro cultura e il loro lavoro: sono una risorsa e noi abbiamo bisogno di loro, che contribuiranno a pagare le nostre pensioni, che assistono i nostri vecchi e assisteranno noi in futuro, puliscono le nostre case e lavorano nelle nostre fabbriche e nelle nostre

campagne; se non ci fossero gli stranieri tanti imprenditori non avrebbero potuto mettersi in proprio, anche nel nostro Piemonte. Purtroppo come tutte le cose arriva anche il male che bisogna gestire, come dice un detto romeno: “Ogni bosco ha il suo marcio”.

 

Per informazioni, contatti, collaborazioni e per saperne di più:

 

Collettivo Immigrati Auto-organizzati di Torino Tel. 3771870977

e-mail: immigrati.organizzati@gmail.com

Pagina web: http://immigrati.organizzati.over-blog.org

 

Coordinamento migranti e realtà antirazziste torinesi

coord.antira.to@gmail.comhttp://www.1marzotorinese.org

 

Dal Volantino:

 

No al Razzismo – italiani e stranieri insieme.

Un’occasione per affermare che

diritti diseguali = meno diritti per tutti.

 

Siamo immigrati e italiani, donne e uomini, accomunati dal rifiuto del razzismo, dell’intolleranza

e della chiusura che caratterizza il presente italiano.

Siamo indignati per le campagne denigratorie e xenofobe che, in questi ultimi anni, hanno portato

all’approvazione di leggi e ordinanze lontane dal dettato e dallo spirito della Costituzione.

Quanto avvenuto a Rosarno non è un drammatico evento imprevedibile ma è l’epilogo di una situazione di degrado, violenza e totale assenza di intervento delle istituzioni pubbliche che dura da anni e che esplode, non a caso, nell’anno del cosiddetto “pacchetto sicurezza”.

Condanniamo e rifiutiamo gli stereotipi e i linguaggi discriminatori, il razzismo di ogni tipo e,

in particolare, quello istituzionale, l’utilizzo strumentale del richiamo alle radici culturali

e della religione per giustificare politiche, locali e nazionali, di rifiuto ed esclusione.

Per il 1° marzo proponiamo un fiocco giallo da appuntarsi che esprimerà una scelta pubblica

antirazzista e che potrà essere il logo delle varie iniziative.

Sogno un Piemonte che rimanga fedele alla sua storia: terra di accoglienza e di rispetto delle diversitá. La nostra identità è fatta di tutte le nostre storie.

È questa la sfida dell’integrazione! Sogno che il mio compagno di banco non debba

smettere di studiare non appena compirà 18 anni, solo perché non è nato in Italia e perché le leggi sul permesso di soggiorno e quelle sulla cittadinanza lo costringono a mettersi a lavorare per potersi guadagnare il rinnovo dei documenti.

 

Io ho un sogno

 

Non abbiamo alternative. Dobbiamo convivere con gli stranieri, integrarci a vicenda, vivere nel

dialogo e nella tolleranza, tutti sulla stessa barca, (come diceva sempre mia mamma)

dobbiamo essere uguali con gli stessi diritti e doveri nella diversità, non integrarli come siamo

noi con gli stessi consumi e stili di vita, ma tutti vivere per una sobrietà ed una essenzialità in un

mondo diverso, possibile, e non come i messaggi mediatici ci presentano.

 

 

Maggio 2010 – Il mondo a Torino/13

Diario di viaggio nelle comunità straniere

a cura di Daniele Dal Bon

Un viaggio a Torino nelle varie comunità

 

LA FESTA DEI POPOLI

 

Dal 1993 l’Ufficio Pastorale Migranti organizza tutti gli anni la “Festa dei Popoli” a dicembre e la Giornata dei Migranti a novembre. Poi dal 1995 l’ha organizza don Fredo Olivero come responsabile dell’Ufficio, e dal 1996 la documento io fotograficamente. Poi nel 2004 è stata sospesa la Giornata dei Migranti e dal 2005 la Festa dei Popoli dal 26 dicembre di ogni anno è passata al 6 gennaio con la presenza dell’Arcivescovo di Torino Severino Paletto. Ultimamente si è svolta solo più con la messa al mattino mentre quando era al 26 dicembre (via, via cambiando destinazione), al mattino la messa e al pomeriggio la rappresentazione teatrale di tutte le comunità immigrate che nei primi tempi non erano molte come adesso. Io ero sempre di corsa, Fredo mi diceva: “Se puoi e vuoi fare le foto…” e andavo, lasciando mia mamma che non gli mancasse niente, a scattare alcune foto…nel 2000 si è anche organizzato il “Giubileo degli Stranieri” presso la parrocchia Madonna della Salute…di via Vibò.

 

 

Andrea Delotto, uno dei tanti insegnanti volontari e amico della Ghiaia ha organizzato, da Barcellona  dove si trova lo sbarco e Daniele è andato per tutti noi.

 

Diario di viaggio/12

http://www.losbarco.org

giugno 2010

 

di ritorno dallo sbarco di Genova

 

Cari amici,

 

Allora dopo due mesi che sono tornato dal Salvador riprendo l’aereo, anche  se breve è sempre stancante.

Il giorno prima ho fotografato ancora la festa di San Giovanni al Fioccardo, il pranzo dai miei parenti, passato al camposanto dalla mia famiglia, prenotato il biglietto del bus per Malpensa (altrimenti non sarei partito come mi aveva detto Alina due giorni prima che era venuta ad aiutarmi a lavare le tende) e poi in serata alla riunione dell’Associazione “Marianela Garcia” dove  sono andato in Salvador: nello stesso giorno mi ha scritto Isabel dicendomi che è aumentata molto la violenza.

Sono arrivato a casa alle 23,30, prendendo l’autostrada per essere più veloce, scaricato  le foto sul

computer e mi sono messo a dormire per due ore.

All’una e mezza sveglia, colazione con latte, pane e marmellata e poi via verso l’autostazione; mezz’ora a piedi, non c’era molto traffico, vivendo in un quartiere vecchio residenziale non c’è molta delinquenza, qualche giovane ogni tanto che andava in bici.

Arrivato all’autostazione alle due e mezza, c’era già gente che aspettava: l’80% stranieri, ho aiutato una cubana, che era stata accompagnata dal marito, a portare il bagaglio. Mi ha chiesto se andavo a Cuba.

Ora la strada per Malpensa è tutta autostrada, arriva direttamente all’aereoporto  che è stato ristrutturato ed ingrandito, da perdersi nei vari corridoi e sale.

 

Erano quattro anni che non ci  andavo, l’ultima volta era in ristrutturazione insieme all’autostrada. Arrivato ho fatto il chec-in: l’airbus delle 7,30 della Deutsche Lufthansa Ag, che dovrebbe arrivare dopo un’ora e 20 minuti: alle 8,50. Ho trovato un viaggio ad un costo minore del treno, per partecipare alla crociera insieme agli italiani (oltre 400).

Una curiosità: andata e ritorno in aereo costa quattrocento euro. Il treno fino a Barcellona solo andata 193 euro. Sono proprio fortunato, mia sorella mi diceva che dovevo chiamarmi: “fortunello”. Un mio amico mi ha detto: “Non preoccuparti Daniele per il tuo futuro che sarai fortunato…”

Per Barcellona non è necessario il passaporto: basta la carta d’identità.

Prima di partire, mentre aspettavo, ho telefonato ad Andrea avvisandolo della mia partenza: l’ho svegliato perché era andato a dormire tardi per la festa che avevano organizzato  il giorno prima. Mi ha detto di telefonargli quando sarei arrivato: è un italiano che lavora a Barcellona come maestro elementare che ho conosciuto da Lina alla Scuola Popolare “La Ghiaia”: mi ha trovato un posto.

L’aereo è partito con   mezz’ora di ritardo, l’hostess, ha detto che c’è stato un incidente su strada.

Il personale dell’aereo è passato consegnandoci un pacchetto contenente: uno yogurt, una brioche, una caramella, caffè ed acqua. E’ la prima volta che viaggio con questa compagnia.

Arrivato a Barcellona, c’erano 38 gradi, è un buon clima, l’inverno è sui 10 gradi;  ho preso il bus per la città (costo di cinque euro). Ho telefonato ad Andrea  (tel. 0034931843012) e ci siamo dati appuntamento per le 20 al porto per lo “imbarco” con la “Nave dei diritti”.

Ho fatto il turista girando con il turist-bus alla modica spesa di 29 euro al giorno (due giorni 22 euro). Per la lingua non ho avuto problemi perché c’è lo spagnolo castigliano anche se è diverso da quello latinoamericano. Parlano il catalano che è un poco come il nostro piemontese perché  è la lingua ufficiale che, innanzitutto, si insegna, a scuola.

Caratteristiche la case, i palazzi degli uffici, molti in stile gotico. Mi è piaciuta una frase che diceva: “ogni pietra ha la sua storia”. A Barcellona c’è il più grande monumento dedicato a Cristoforo Colombo: nel mondo sono 64..

Come pranzo ho mangiato in un ristorante un piatto di cozze e macedonia di frutta con caffè: il tutto per 18 euro. Ho incontrato molti turisti di ogni paese: c’era molto traffico per le strade.

Barcellona ha tre milioni di abitanti; è un punto di passaggio per molte navi e di transito per le crociere turistiche.

Certo che è bello con l’euro in tutta Europa, si può circolare liberamente senza cambiare, pare che la vita costi come in Italia, gli affitti sono molto cari: un appartamento di camera e cucina costa sui 700 euro. Anche qui dipende dai quartieri più o meno residenziali.

Poi mi sono incamminato per essere alle 20 al porto dove ho incontrato Andrea con la sua famiglia, con la ragazzina che avevo conosciuto, ora ha  quattordici anni compiuti lo stesso giorno dell’arrivo a Genova, un fratellino di sei anni.

 

E’ una nave di linea Tangeri/Barcellona/Genova, del 1991, eravamo sui 500/600 persone del gruppo “La Nave dei diritti”, in più altrettanti che facevano la traversata normale: gente che erano andati a trovare la famiglia. Prima di entrare nella sala d’imbarco, che l’attesa è stata  lunga, è stato rotto un salvadanaio dove  sono state raccolte le varie sottoscrizioni di questi mesi.

E’ partita alle due e mezza impiegando più di 18 ore contro l’una e venti minuti dell’aereo ed è passata una notte tranquilla con mare calmo. Io avevo una poltrona ma ne ho poi trovato quattro libere vicino e allora mi sono coricato; anche perché alcuni si erano sdraiati sul pavimento, sia  noi che quelli dell’equipaggio, gente che ritornava o veniva in Italia per lavorare. E’ tutta una vita sulla nave con il bar/ristorante, la discoteca e i negozi in cui si trova di tutto per ogni necessità oltre alla cappellina e la moschea dove i musulmani si fermano a pregare cinque volte al giorno. Tanti emigranti tra cui gli italiani hanno fatto la traversata per andare in America a trovare lavoro: era la nave della speranza. Infatti ora le navi di linea ne esistono sempre meno se non come crociera turistica. Una curiosità: tra l’equipaggio ho conosciuto un ragazzino che abita a Sommariva Bosco in via Principe di Piemonte, 16 vicino alla sede dell’Associazione “Marianella Garcia”.

Il mondo è proprio piccolo anche nella vita di tutti i giorni.

 

Come siamo saliti sulla nave ognuno ha occupato il suo posto. Un gruppo si è messo a suonare sul ponte: io sono andato a dormire; intanto le attività sono poi iniziate verso le 10 della mattinata.

Questa “Nave dei diritti” è un’iniziativa che ha dimostrato che un mondo diverso è possibile, che si può cambiare, che non tutto è perduto, pensando ai nostri nonni durante la guerra ora noi abbiamo molte più possibilità di quelle che avevano loro. E’ nata da un’idea di Andrea una domenica

pomeriggio che era andato a fare una passeggiata in motorino, poi ne ha parlato con gli altri… e da cosa nasce cosa. Hanno contattato la direzione della nave sia per i costi che la disponibilità e le autorità e i giornali di Genova e Barcellona: pochi giorni prima è stata fatta una conferenza stampa.

Un sito internet ha amplificato l’iniziativa però solo se ognuno s’iscriveva al sito altrimenti non ne veniva informato. Io ho conosciuto Andrea attraverso Lina della Scuola Popolare nei miei impegni come una buona parte dei partecipanti dello sbarco: conoscevano Andrea personalmente. Quindi una strada è questa, quella del contatto ed impegno personale, la più lunga e la più difficile ma non ci sono alternative. La solidarietà si fa tra la gente, tra i popoli, incontrandosi viaggiando, ed è venuto fuori all’assemblea finale tra tutti sul ponte.

Per me è stata un’esperienza come quando facevo le marce della pace a Roma, Ginevra. Poi per  oltre 10 anni non ho più partecipato: ora mi trovo con altre persone a fianco, un’altra generazione impegnata, potrebbero essere i miei figli anche se l’età è eterogenea; bè io sono nato da genitori non più giovani quindi faccio parte di una generazione di mezzo.

Alle 10 sul ponte e per tutta la giornata con un ludobus di un’associazione toscana con alcuni giochi dove hanno intrattenuto per tutta la giornata innanzitutto i bambini e poi gli ospiti.

In una delle sale si è svolto il dibattito sull’acqua tra cui la presentazione del referendum, contemporaneamente nella sala proiezione un ciclo continuo di video sociali soprattutto sull’emigrazione realizzati da varie persone..

In sala discoteca un concerto e scene di teatro continue. In una sala Daniele Contardo, un cantautore che è venuto a Barcellona in bicicletta impiegando sei giorni.  Ha detto che il viaggio bisogna assaporarlo, non è importante quanto tempo ci si impiega ma come lo ci si impiega, per gli incontri che si fanno. Questo è vero, io preferisco viaggiare in tram o a piedi e se lo faccio in macchina cerco di fermarmi in varie tappe  per “incontrare” gli altri. Bello lo slogan della “Nave dei diritti” che lo si può leggere sul sito: “Abbiamo bisogno di noi”.

Si è creato un buon clima tra tutti, affiatati e con voglia di fare delle cose insieme: attenti agli altri. E soprattutto  non perdere la memoria che ci hanno lasciato i nostri genitori: lasciando il mondo migliore di come l’abbiamo trovato. Ci siamo lasciati dicendoci “arrivederci alla prossima…!”

E’ stato anche un modo di sensibilizzare la gente che ci stava attorno.. Infatti ci chiedevano cosa facevamo, perché lo facevamo e da chi eravamo pagati: tutto auto finanziati. Purtroppo non c’erano precari e disoccupati, anche queste cose non tutti possono farle…se non si ha un minimo di disponibilità finanziaria…

Alle 13  ci siamo trovati tutti sul ponte per la commemorazione dei caduti in mare per ricordare le vittime del Mediterraneo che sono morte durante la traversata: un minuto di silenzio introdotto da Andrea e poi simbolicamente sono stati buttati dei fiori nel mare, pochi minuti dopo si sono visti i delfini che saltellavano a mangiarli.

Una pausa per il pranzo, chi un panino al bar, chi aveva la borsa del picnic e poi i bambini ed altri a dipingere “Colorare lo sbarco”,  i vari striscione per il corteo di quando saremmo arrivati a Genova..

Al pomeriggio in una delle sale il dibattito sull’emigrazione. Hanno continuato alcuni concerti, spettacoli di strada ed i video.

Poi alle 17 tutti sul ponte per fare un minimo di assemblea dove ci sono stati i vari ringraziamenti da parte di Andrea e alcuni interventi. Una testimonianza per far capire che questo mondo è possibile cambiarlo ed in questo caso l’Italia…un’esperienza nata e realizzata da amici che dimostra  che si può organizzare, che tutto è possibile…in Italia ora esiste un tumore con le sue varie cellule cancerogene che possono espandersi in altri paesi e poi non ci sarà più nessun paese immune…

siamo noi che possiamo cambiare con la nostra conoscenza… E’ stata letto un interessante intervento di uno straniero che vive nei Cie.

 

E’ stata fondata l’Associazione “L’altra Italia di Barcellona”…per una memoria, ciò che i nostri padri hanno fatto e noi abbiamo il dovere di non perdere, di tenere questa memoria storica…ai nostri figli che magari non si ricorderanno neanche più questi due giorni. A questo scopo si racconterà l’esperienza e la storia di questi italiani che vogliono un’Italia migliore in un libro. Il gruppo di Bruxelles ne curerà il coordinamento.i volti e le voci: il racconto e le immagini di questa impresa avventurosa e possibile. E ai più anziani

si è dimostrato che il loro impegno di tanti anni è positivo, è un seme che stà germogliando.

 

Siamo ancora qui e non contino sulla nostra stanchezza, perché noi trasmetteremo questi valori alle prossime generazioni. Quando un uomo è interessato solo al privilegio e al potere, tutto finisce con la sua morte. Chi invece parla di etica, di uguaglianza, di dignità dell’uomo non muore mai, perché acquista futuro con quelli che raccolgono la sua lotta.

 

Uno sguardo da lontano

Sono un ufficiale degli alpini in pensione e vent’anni fa decisi di terminare i miei anni nelle isole Galapagos: se i miei tanti anni me lo permetteranno, sarò con voi “uno dei mille”.

 

Un bagaglio di diritti

A noi tocca protestare e gridare forte, la nostra rabbia ma soprattutto la nostra volontà di cambiare. Non abbandoniamo questa terra, difendiamo la Costituzione, non lasciamoci portare via i nostri diritti. Facciamo in modo che la legalità, sia ancora e sempre la parola d’ordine

 

Quando sbarcheremo

Non posso leggere nel futuro, non sono uno stregone, ma mi limito a dire: speriamo che abbiate fortuna, e che alla fine di tutto questo possiate dire che qualcosa è cambiato. O che almeno abbiate la speranza che qualcosa cambierà.

 

Mi imbarco anch’io

Mi imbarco con il cuore aperto, con il proposito di emozionarmi e condividere con tanti altri un coro di voci. Mi imbarco perché l’Italia ha bisogno di un nuovo credo, lontano dalla religione, lontano dalla politica e fondato sulle persone. Mi imbarco perché credo nella forza della società civile.

 

…per capire meglio, confrontarci, quindi provare a reagire. Siamo convinti che ci siano migliaia di esperienze di resistenza, di salvaguardia del territorio, di difesa dei diritti, della salute, di servizi pubblici di qualità. E che vadano sostenute.

Sarà la nave dei diritti, che ricorderà la nostra Costituzione e la sua origine, laica e pluralista, la centralità della libertà e della democrazia vera, partecipata, trasparente: dai luoghi di lavoro alle scuole, ai quartieri, ai servizi, al territorio.

È un grido di aiuto e solidarietà, che vogliamo unisca chi sta assistendo da fuori a un imbarbarimento pericoloso a coloro che già stanno resistendo e non devono essere lasciati/e soli/e.

http://www.losbarco.org

 

Bella quella scritta su una maglietta dell’Associazione “AltraItalia” con i tre pupazzi:

vedo, sento, parlo, resisto.

 

Dopo una merenda con un panino e prosciutto per tutti e la marmellata per i bambini, vino come bevanda. Abbiamo cominciato ad andare sui ponti per prepararsi a scendere dove il personale ci ha dato la precedenza.

Verso le 20 siamo usciti dalla nave con un fazzoletto rosso, per ricordare lo sbarco dei mille garibaldini ed alcuni con un cerotto in bocca (legge bavaglio). Ad attenderci c’erano altrettante persone, una lunga fila di gente tra cui  la polizia che ci domandava con interesse del perché di questa manifestazione.

E’ suonata la caratteristica sirena e anche quello del guardacosta. All’uscita  tra gli altri c’era il Sindaco di Genova, don Andrea Gallo con la sua comunità,  poi in corteo si è andati verso la piazza dell’Aquarium dove si è svolta la festa. Alla domenica  quattro piazze tematiche hanno animato la città offrendo  prospettive e progetti grazie alla partecipazione di gruppi, associazioni, comitati  che hanno rappresentato una grande “mappa dei diritti”.

Io che inizialmente volevo andare solo il sabato all’arrivo oppure solo alla domenica; ho deciso di andarci durante il viaggio ed ho fatto bene, perché la gente, l’amicizia, l’organizzazione è nel viaggio dove si tessono altri rapporti per continuare nello stesso impegno in paesi diversi e capire che non siamo soli. Anche se i maggiori quotidiani ne hanno parlato poco, solo

chi era collegato ad internet  ne è stato informato. I “mass-media  hanno dato poche notizie.

quindi “quanta strada e quanto lavoro ci resta da fare”.

E poi io non sono più giovane e due giorni senza dormire nel proprio letto sono tanti, un terzo non c’è l’avrei fatta, certo che se avessi ancora mia mamma e mia sorella…che la fede mi dice che continuano ad aiutarmi e lo fanno ma non è la stessa cosa soprattutto nelle cose pratiche…

Un’ultima cosa: questa iniziativa è laica con persone  amiche credenti ma la maggior parte no, e questo è bello perché vuol dire che si può fare qualcosa anche fuori dagli stessi parametri

Ho preso il treno interregionale per Torino alle 22,30 ed anche sul treno ho incontrato una coppia, lei italiana, lui peruviano che lavorano a Barcellona. Ho avuto un bel colloquio, sono venuti a Torino a trovare la loro famiglia con la scusa dello “ sbarco”: si fa tutti così, mediare, mettersi insieme, andare di comune accordo….dimostrando che un mondo diverso è possibile!

 

 

 

Ottobre 2010 – Il mondo a Torino/14

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Questa pagina non è stata pubblicata nel numero scorso perché ci è sembrato giusto dare spazio a “Lo sbarco”, un’iniziativa non conosciuta da coloro che non sono collegati ad internet. E’ il saluto di Daniele che da questo numero, dopo quattordici anni cessa l’impegno con la   sua rubrica.

 

Novembre 2010 – Il mondo a Torino/15

Diario di viaggio nelle comunità straniere

 

Viviamo ormai in

un mondo multietnico:

siamo tutti cittadini del mondo!

 

In questo ultimo mese ho partecipato a vari avvenimenti nella città di Torino, ed in, ognuno stranieri che manifestavano anche loro con noi con gli stessi ideali.

 

Dopo essere tornato dal Salvador il 22 aprile, una serata dedicata al Senegal. Il 25 aprile il pellegrinaggio alla Madonna del Buon Consiglio della Comunità Albanese.

Il 29 aprile all’Environment Park una danza vietnamita.

Il Primo Maggio, festa del lavoro. Il 9 maggio a Porta Palazzo festa dell’Associazione Papa Giovanni con canti, balli e vendita di prodotti tipici locali.

Il 13 maggio all’Istituto Giulio la mostra “Verso il Maghreb” preparata dagli studenti che sono stati alcuni giorni in Marocco.

Dal 14 al 18 maggio a Sommariva Bosco “la fiera del Miele” dove ho accompagnato nei vari incontri in Piemonte le due coordinatrici salvadoregne che conosco. Ho accompagnato pure don Piero Nota, un missionario che era in Guatemala, e don Giovanni Lisa e don Piero Tibaldi missionari in Brasile che si fermano qualche giorno in Italia ad incontrare i vari gruppi che li appoggiano. Il 22 maggio manifestazione degli studenti contro la “Riforma Gelmini”.

E il 30 maggio la Cruzada Filippina da dodici anni sfila per le strade del quartiere San Salvario e per finire venerdi 4 giugno dalle 19 alle 21 uno spettacolo itinerante per le vie di Porta Palazzo dove hanno partecipato ragazzi di strada africani, cinesi con le loro famiglie oltre naturalmente ad italiani tra ragazzi ed educatori.

 

Ho cominciato a collaborare tutti i mesi a “Tdf” quattordici anni fa: era appena morta mia sorella, avevo alle spalle dieci anni di viaggi nei progetti di solidarietà soprattutto all’esterio. Anche se avevo detto a mia mamma che avrei continuato a viaggiare e lei mi aveva risposto: “rimango qua ad aspettarti!”, non ho più viaggiato per otto anni e nei momenti di tempo libero ho girato nelle varie comunità sul territorio.  Erano i primi stranieri che arrivavano, i romeni erano ancora extracomunitari. Ormai siamo un tutt’uno: tutti sulla stessa barca. Tante esperienze di solidarietà ho incontrato. Ho cominciato con il presentare le mie piccole sette iniziative del viaggio del 1995. Avevo proposto alla redazione una rubrica per sei mesi, sono andato avanti oltre dieci anni…

“…tutto quello che inizia finisce.”mi diceva mia mamma. I tempi cambiano e anche le idee diminuiscono e poi ora ho ricominciato a viaggiare come un tempo: è questa la mia vita, il

“vagabondo della solidarietà” come mi ha soprannominato Pierangelo. Me l’ho diceva già mia sorella all’inizio che avevo cominciato a viaggiare: Daniele fatti un minimo di contributi e poi fa il “freelance”. Un freelance che non ricava denaro personalmente,  ma ci guadagna la solidarietà.

Lavoro non manca, soprattutto quello gratuito, chi ha tempo e voglia….

Grazie, non è un addio ma un arrivederci con altre iniziative e su altre pagine…

 

Daniele Dal Bon

 

Daniele nostro collaboratore da molti anni, conobbe Elio nella redazione di corso Palermo a Torino, oltre ai vari gruppi di solidarietà conosciuti, ha iniziato dal 2006 dei diari di viaggio: viaggi che rappresentano un poco il suo cammino di maturazione e di elaborazione del lutto, dopo due lutti famigliari succeduti in otto anni: chi li ha letti ha un’idea del  cammino psicologico che ha fatto.  Non è un giornalista, né uno scrittore, vuole semplicemente condividere i suoi pensieri con gli amici, tra l’altro invia agli stessi amici periodicamente una lettera e-mail:  dimostra che con la “buona volontà” e la “costanza e la perseveranza” si possono raggiungere gli obiettivi che ci si prefigge, senza “sponsor”, senza padroni, ma solo  con l’ausilio  di amici come è stata l’iniziativa dello “Sbarco” pubblicata nel numero di agosto/settembre su “Tdf”.

Sarebbe interessante se anche qualcun altro volesse condividere la propria  esperienza di vita. Siamo riconoscenti per la collaborazione avuta da lui in questi anni e lo ringraziamo se vorrà continuare. Dopo aver presentato 148 (!!) progetti in 15 anni, Daniele termina la pubblicazione.

A lui la riconoscenza della redazione.

 

Gli amici della redazione di “Tempi di Fraternità”

 

 

 

 

 

…e la speranza continua…

 

…e la speranza continua…ottobre 2013/1

 

con Lina alla Scuola

Popolare della Ghiaia

 

Dal numero di ottobre riprendo a scrivere. Ora è un periodo di “crisi” per tutti, si riesce a stare a galla perché si è volontari, le uniche spese sono le tipografiche e le postali.

Sono passati tre anni da quando ho cessato di scrivere “Semi di speranza” e “Il Mondo a Torino”: in undici anni ho presentato 148 iniziative di solidarietà  e dodici diari di viaggio/progetti.

In questi tre anni ho continuato il mio impegno in redazione e il mio lavoro con don Fredo Olivero dell’Ufficio Pastorale Migranti di Torino dove sono presenti oltre mille video sull’emigrazione/solidarietà oltre a circa centomila immagini in digitale.  Inoltre collaboro con l’Associazione “Arvangia” (significa: rivincita) che offre la possibilità  agli anziani di  testimoniare alle nuove generazioni  un tempo di tribolazioni che hanno vissuto, perché ricordare il passato ti amplia il futuro.

Cosa scrivere su “TDF”? Mi è venuta l’idea di ripercorrere le esperienze che ho presentato in  questi anni, aggiungendo il mio “pensiero che fa parte del mio essere”. cosa è rimasto e sopratutto cosa fanno, in questi momenti.

Vent’anni sono molti, i ragazzi di allora  hanno trenta/quaranta anni, è la nuova generazione. Noi che siamo sui sessanta, stiamo guardando indietro, stiamo facendo un bilancio della nostra vita; tanti miei colleghi sono in pensione da qualche anno.  Sono ancora molte le persone e i gruppi   che continuano  a sperare in un mondo più giusto.  Come ha detto in un incontro in Italia, nelle Langhe, Frei Betto: “…ci saranno tanti mondi diversi possibili, non un solo mondo, saranno le comunità contadine, indigene, a realizzare quei mondi diversi, che abbiamo sempre creduto e che continuiamo a sperare.

Nel 1996 avevo cominciato con la Ghiaia a Berzano San Pietro (At): Nata nel 1974 la Comunità Ghiaia con Lina Ferrero, che dopo alcune esperienze di volontariato in Argentina e in Italia si è sposata ed è venuta abitare a Berzano,  si è caratterizzata fin dall’inizio come famiglia affidataria. Ha accolto ragazzi adolescenti che provenivano da difficili situazioni famigliari. Nacque all’interno della famiglia, la scuola popolare, improntata su metodi di presa di coscienza della realtà, di partecipazione, di dialogo, di proposta di cambiamento. Maestro, in questa scuola, non è soltanto il laureato o il diplomato, ma ciascuno con la propria creatività e con la comunicazione di quanto ha scoperto.

Negli anni ’70 – ’80 è stato redatto un giornale sulla lotta di liberazione in Salvador, un progetto in Brasile con i ragazzi di strada, in Honduras e in Salvador una piccola scuola indigena.  E’ nata  una “casa per bambini” a Castelnuovo Don Bosco. (Li avevo tutti presentati in questi anni su queste pagine).

I tempi cambiano e anche le persone. I progetti sono autonomi. Lina è rimasta vedova, i figli sono sposati e ormai sulla soglia dei 78 anni, continua coerentemente la sua vita di sempre, sobria ed essenziale, come insegnante della scuola popolare ed educatrice di due ragazzi “difficili”; che sono venuti in cascina che avevano vent’anni, ora ne hanno cinquanta.

 

Lina Ferrero La Ghiaia 14020 Berzano San Pietro (Asti) – Tel. 3311247401

 

 

 

…e la speranza continua….novembre 2013/2

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GRUPO PENO CHAO

(gruppo con i piedi per terra)

 

Carissimi,

 

nel dicembre del 1996 dopo  la Comunità/Scuola Popolare La Ghiaia ho presentato uno dei progetti della comunità: Jocimar e Vera  dopo essere stati alla scuola sono andati a Recife a lavorare con i ragazzi di strada per la città. Sono stato in Brasile a trovarli per tre volte: nel 1992,93 e 95. Poi sono ritornati in Italia alcune volte con i ragazzi presentando degli spettacoli.

 

Il gruppo Pè no Chao lavora da 18 anni a Recife, città tra le più importanti e povere del Nord Est brasiliano, e capoluogo del Pernambuco. A Recife, nelle periferie (favelas)  dove opera  il Pè no Chao, è in costante aumento il numero di persone che vivono  in condizioni d’indigenza e, contemporaneamente, cresce in modo preoccupante  l’indice di criminalità. Particolarmente grave è l’aumento della delinquenza tra i minori e gli adolescenti. Qui la violenza di strada si combina con l’impossibilità di accedere ai servizi di base – casa, acqua potabile e servizi igienici – e con la

mancanza di cibo. Il gruppo Pè No Chao è oggi composto da educatori e sociologi, che per combattere la marginalità sociale e la devianza, insieme ai problemi  caratteristici dell’adolescenza, ha cominciato a lavorare intorno ai luoghi di ritrovo  dei bambini di strada di Recife. Le attività che hanno trovato maggior consenso tra i ragazzi sono state quelle legate all’espressione dei propri pensieri e dei propri desideri attraverso la musica (Rap, Hip, Hop), la danza (breakdance) e i graffiti. Parallelamente alle attività svolte con i ragazzi, Pè No Chao si occupa anche di sensibilizzare la popolazione e la società civile sul problema dei bambini di strada  e sull’importanza della scolarizzazione come metodo per uscire dalla povertà.

E’ un progetto che si autofinanzia con molti aiuti tra cui la Comunità Valdese e continua con molti ragazzi ed educatori.

 

Lina Ferrero La Ghiaia 14020 Berzano San Pietro (Asti) – Tel. 3311247401

 

 

…e la speranza continua…dicembre  2013/3

 

CON I BAMBINI DI PUSTHAN in El Salvador!

 

Carissimi,

 

nel gennaio del 1997 avevo presentato l’altro progetto della scuola popolare La Ghiaia: con i bambini di Pusthan in El Salvador, una piccola scuola indigena con due educatrici dove  una aveva studiato alla  Ghiaia….i bambini e le bambine lavorano sui banchetti, colorano con i pennarelli che alcuni di voi hanno preparato ed altri hanno portato fin qui. Anche i genitori collaborano coltivando l’orto vicino alla scuola così i bambini possono avere un pasto assicurato…Si è formata un’associazione di genitori che potranno organizzare diverse attività nella comunità indigena… perché i bambini possano crescere insieme.  Ci sono andato nel 1995 e c’era solo un’aula; poi ci sono ritornato nel 2010 e ho trovato molti bambini e animatori, che alcuni erano bambini quando li avevo visti. E con l’arrivo del cellulare è più comodo ad organizzarsi.  E’ diventata una scuola legalmente riconosciuta.

E’ un progetto autonomo anche se gli amici di Lina lo aiutano ancora molto.

 

Riporto la lettera di Lina che aveva inviato per gli auguri di Pasqua dopo aver ricevuto lo scritto da Pusthan.

 

“In questo momento di crisi profonda, di sconcerto e di spaesamento generali non è facile neppure prendere carta e penna e scrivere a chi ha condiviso un cammino di sogni e di speranze per augurarvi buona Pasqua.

Tuttavia ci sembra importante cercare un senso, dare un senso alle parole forse abusate, perciò l’augurio abituale acquista oggi un grande significato: è la fiducia rinnovata in un passaggio dal vecchio al nuovo, dalla critica alla proposta, dallo scoraggiamento all’impegno.

Buona Pasqua dunque, e buon cammino a tutte e a tutti, con affetto, da parte della scuola popolare, della scuola indigena di Pusthan”

 

Lina Ferrero La Ghiaia 14020 Berzano San Pietro (Asti) – Tel. 3311247401

 

 

…e la speranza continua…gennaio 2014/4

 

IL GRUPPO PROGETTO

 

Carissimi,

 

Sedici anni fa avevo presentato due iniziative in un mese; i bambini di Pusthan che li ho presentati il mese scorso; e poi avevo raccolto una serie di indirizzi della Banca del Tempo.  Erano nate in quegli anni, internet era appena iniziato. A Torino solo le associazioni avevano una mail. I privati pagavano l’accesso: il mio abbonamento al “provider” costava centocinquantamila lire all’anno. Adesso è gratis, basta cliccare su un motore di ricerca “banche del tempo” e vengono fuori molte iniziative.

 

Il mese scorso è stato presentato il libro “Tempo Tiranno” di Davide Pellanda. L’ho d’un fiato, anche se quello che dice  lo sappiamo, dobbiamo solo  metterlo in pratica, però Davide avendo il dono della scrittura è stato agile a presentare la sua esperienza e il modo che ognuno di noi dovrebbe vivere nell’essenzialità e nella razionalità: questo libro è una delle tante iniziative concrete che sono nate in questi anni: speranze positive che forse “potrebbe” essere il nostro futuro.

 

Il mese di febbraio del 1997 ho presentato il Gruppo Progetto: …uno dei frutti dell’educazione alla mondialità coltivata nella Parrocchia Santa Maria Goretti in via Actis, 20. E’ attivo dal 1985 e partecipavano una ventina di persone; la finalità principale del gruppo è quella di promuovere nella Comunità Parrocchiale e nella città una presa di coscienza delle cause che provocano i problemi del Terzo Mondo. Per questo promuove momenti di riflessione e preghiera e valorizza strumenti semplici di informazione come audiovisivi, mostre, lettere di missionari, testimonianze dirette e viaggi di conoscenza. Da parecchio tempo il gruppo è in contatto con alcuni missionari albesi Giovanni Lisa e Luis Pescarmona che “abitano” ancora in Brasile.

 

Attualmente molte persone si sono sposate, al gruppo sono rimasti pochi che tengono i contatti con i missionari quando vengono in Italia e ogni anno è stato presentato un progetto alla Quaresima di Fraternità di Torino. I figli nati che hanno circa vent’anni studiano, sono iscritti all’università e, sono impegnati, se non come i loro genitori, ma aiutandosi l’un con l’altro, con i loro coetanei.

 

 

…e la speranza continua…febbraio 2014/5

 

Associazione “La Ragnatela”: un aiuto ai bambini nicaraguensi:

il sogno sognato insieme diventa realtà

 

Cari amici,

 

nel marzo ‘97 avevo presentato il “Triciclo” che era aperto da dieci anni: un centro pilota per il riuso, il riciclo e l’educazione ambientale nell’area torinese; quella cultura del riuso che caratterizzava la nostra società contadina ha lasciato il posto ad una cultura del consumo indiscriminato che avvia alla distruzione in discarica grandi quantità di materiali ancora potenzialmente utili. Dopo quasi vent’anni, l’associazione, continua l’impegno di sempre, promuovendo insieme al Cisv (organismo non governativo) iniziative di informazione e di educazione alla mondialità.

 

Poi avevo stilato una lettera di collaborazione a voi, rileggendola potrei riscriverla allo stesso modo.

La tecnologia ci permette di continuare il nostro “lavoro” sul sociale a “cifre irrisorie”.

 

Nell’aprile ’97 avevo presentato la cooperativa “La Ragnatela”: dal disagio di casa nostra all’impegno nel terzo mondo, nata nel 1984 per tentare di offrire piccole risposte a chi vive situazioni di disagio ed emarginazione e quale segno di impegno, solidarietà e condivisione da parte dei propri soci e simpatizzanti, sia con il terzo mondo di casa nostra (comunità alloggio, centri di accoglienza, mensa per stranieri, momenti aggregativi per ragazzi) sia quello comunemente inteso come tale in progetti di solidarietà (Nicaragua e Filippine). Ha chiuso definitivamente nel 2004.

 

La Ragnatela, ora è in Nicaragua, in un medio/quartiere di Managua, adozione internazionale a distanza, quattro asili, case per persone in difficoltà, un parco giochi, una biblioteca,  un centro dentistico, un “pueblito” (sei case) per donne in difficoltà. Due centri di aiuto psicologico, l’Accademia di musica e ballo. Io ho aiutato e che, chissà, che non ci passi la mia pensione. E’ un progetto “laico” gestito dai nicaraguensi.

 

Progetto “Abya Yala – Madre Terra

 

Donne, uomini, bambini che vivono una realtà dove il progresso sembra regalare benessere a tutti, in Italia;

Donne, uomini e bambini che vivono nella ricerca di questo progresso e del suo illusorio benessere, in Nicaragua.

Italia-Nicaragua: per ognuno il lavoro di ogni giorno, le speranze e le illusioni, le gioie e le sofferenze, per ognuno un grande sogno: cercare e dare significato al proprio esistere con un impegno reale di reciproca solidarietà.

Un’avventura ed un cammino dove i compagni di viaggio sanno che solamente con la disponibilità, la comprensione, il rispetto reciproco, la generosità, una grande solidarietà, un profondo sentimento di giustizia “Il sogno sognato insieme diventa realtà”.

 

…si uniscono a noi quelle centinaia di bimbi, ragazzi, giovani, con le loro famiglie, che da Voi sono sostenuti attraverso le adozioni e non solo. Il progetto, con le sue aree operative, continua il suo cammino in modo molto soddisfacente. Quanto sarebbe bello che tutti voi potreste venire ad osservare da vicino, qui a Managua, visitando gli asili, il parco, i centri culturali, il pueblito e soprattutto i “becados” e i loro numerosi parenti. Sappiate che sarete bene accolti e ne ritornereste arricchiti in umanità. I nostri collaboratori, qui a Managua si stanno veramente impegnando, hanno maturato molto la loro consapevolezza nello sforzo quotidiano a favore dei fratelli più poveri…

 

Per informazioni: tel. 335.5850467  (Francesco)  www. Unsognocondiviso.it

 

 

…e la speranza continua…marzo 2014/6

 

Comunità di Sant’Andrea

Carissimi,

 

nel maggio del ‘97 avevo presentato la comunità di Sant’Andrea con don Silvano Bosa e don Fredo Olivero; tra le molte iniziative c’era l’adozione a distanza in Brasile a Teofilo Otoni con suor Zoè.

 

Ora dopo anni don Silvano da dieci anni è parroco di San Giulio d’Orata a Torino e don Fredo Commissario della Chiesa di San Rocco nel centro storico di Torino.

 

In comunità rimangono alcuni giovani e alcune famiglie, la messa alle 10 celebrata da

don Toni Revelli.

La comunità continua con l’adozione a distanza in Brasile, cosituendosi in onlus, e oltre al Brasile aiuta l’India e il Kenia con suor Maria Teresa Olivero (sorella di don Fredo).

Aiuta alcuni amici torinesi per generi di prima necessità e di aiuto per pagare le bollette.

 

Informazioni, contatti e collaborazioni:

Comunità di Sant’Andrea

Via Torrazza Piemonte, 25

10127 Torino

Tel/Fax 011-6053672

e-mail:  otoniteofilo@libero.it

Don Silvano: 3474253596

conto corrente postale: 63123913 intestato a Chiesa di S.Andrea – Gruppo Brasile Onlus

con la causale: adozione a distanza.

 

 

…e la speranza continua…aprile 2014/7

 

In Brasile:

APY – Imparare a produrre insieme

30 anni a Teofilo Otoni

 

Nell’aprile 1997 ho presentato don Giovanni Lisa con la sua cooperativa produttiva e la casa dell’adolescente con l’adozione a distanza: l’Apy è nata nel 1984, quest’anno è il suo trentesimo

compleanno, ci sono stato l’ultima volta nel 2008. Invecchiamo tutti, io compreso, e mi vedo in fotografia su queste stesse pagine, quasi vent’anni fa, poi dopo i sessanta la salute incomincia ad andare in tilt e così anche per don Lisa che ora l’Apy non è più il suo progetto originale. Molte adozioni dall’Italia hanno cessato, è una cooperativa/associazione “produttiva”, un “organismo” con aiuti anche locali. Don Lisa, pur essendo sempre il presidente non segue più l’attività quotidiana a causa della propia salute.  C’è un suo gruppo dirigente che negli anni è cambiato. E’ un’iniziativa che cammina con le “proprie gambe”.

 

E’ un’operazione di formazione al lavoro che tiene conto della domanda locale e che sfocia in un’attività cooperativistica produttiva con i ragazzi pre e adolescenti. Dopo 13 anni questa esperienza si realizza in varie attività: meccanica, pietre preziose, falegnameria, sartoria, pasticceria, artigianato.

 

E’ una proposta che si ispira ad una pedagogia concreta, che vuole preparare i ragazzi per la vita che potranno svolgere una volta terminata la scuola; nessuno deve pensare di essere maestro dell’altro, ognuno è maestro e allievo allo stesso tempo nei confronti dell’altro.

 

Le offerte sono sempre “accette” e per continuare a collaborare con loro è possibile contattare il Centro Missionario Diocesano di Alba. Il nipote di don Lisa e la sua famiglia sono su facebook e vivono a Teofilo Otoni. Sono in contatto; mi auguro di poterci “ritornare” quest’anno per il trentesimo compleanno.

 

 

 

…e la speranza continua…maggio 2014/8

 

Don Silvio Ruffino, auguri di speranza di Lina

 

Carissimi,

 

nel mese di agosto del 1997 avevo presentato la missione di don Silvio Ruffino nel nord est del Brasile. In questa nuova rubrica, con la quale ritorno sui miei passi, mi accorgo che non sto più scrivendo le stesse cose. In tre mesi avevo presentato tre esperienze: ora in tre mesi ne affronto il doppio. Vuol dire che il mondo è cambiato, e sta cambiando così rapidamente che non si riesce più a starci dietro. Dalle foto vedete che il Brasile è migliorato (ci sono stato nuovamente nel 2008) però c’è una povertà diversa, i problemi sociali sono gli stessi che abbiamo noi.

Don Silvio Ruffino è stato presente a Luis Domingues, nel nord est del Brasile, dal 1991 al 2011; ha svolto la sua attività pastorale e ad iniziative di solidarietà: scuole materne, officine meccaniche e di falegnameria, trasporti con autocarro. L’obiettivo era di accompagnare queste iniziative verso un percorso di autogestione e di renderle autonome.

 

Che cosa fare? Riporto gli auguri di Lina e aggiungo che proprio in questo momento dobbiamo

guardarci attorno, e vedere chi sta peggio e, se non possiamo aiutare, almeno far conoscere le loro

difficoltà cercando di coordinarci per non dispedere “energie positive”

 

…salutarci e scambiarci gli auguri a Pasqua è un’occasione per confermare la continuità della nostra amicizia e dell’impegno solidale oggi più che mai necessario. Ci fa bene riflettere sulla Resurrezione quando la morte degli ideali, dei sogni, dei progetti imperversa ovunque, mentre le guerre mietono migliaia e migliaia di vittime innocenti; quando sulle nostre strade muoiono persone per futili motivi e sulle nostre case troppe donne per la violenza inconsulta.

Crediamo necessario che ognuno di noi sappia “risorgere” affinché risorga la nostra società, risorgano il rispetto, l’onestà, l’impegno e la speranza. Per questo è importante per noi la vostra amicizia.

 

 

…e la speranza continua…giugno/luglio 2014/9

 

Don Pescarmona in Brasile

 

Carissimi,

 

don Pescarmona trent’anni fa lavorava in Brasile negli insediamenti con i contadini senza terra:

L’82% dei contadini vive lavorando il 13% delle terre coltivabili, mentre lo 0,82% dei latifondisti mette a coltura il 44% delle terre coltivabili. 38 milioni di abitanti delle zone rurali sopravvivevano con un reddito inferiore alla soglia di povertà, sopravvivevano cioè condividendo quotidianamente con la fame. Erano in atto 5.767 conflitti per la proprietà di terre di dubbia proprietà, che coinvolgevano 5.740.000 persone. Infine sono state assassinate quasi 1.000 persone, e 166 milioni d’ettari coltivabili non erano coltivati.

In questi anni Don Pescarmona ha istituito una casa di formazione per le bambine in difficoltà; le terre che erano in conflitto ora sono quasi tutte lottizzate e ogni famiglia ha una casa; le foto che ho scattato nel 2008 quando sono stato in Brasile lo testimoniano.

 

 

…e la speranza continua…agosto/settembre   2014/10

 

Padre Miguel Ramero e don Piero Nota

 

Cari amici,

 

nel 1998 avevo presentato Padre Miguel Ramero in Brasile e don Pietro Nota in Guatemala. Tutti hanno lavorato con la gente in collaborazione con dei progetti di cooperazione non governativi.

 

Padre Miguel continua l’attività con i poveri a Curitiba con i circa 80 anni di età e 50 di ministero sacerdotale.

 

Don Piero Nota è tornato in Italia, anche lui ultraottantenne, con la famiglia che viveva insieme:  sono stati espulsi dal paese per motivi politici.

 

Come ho detto la volta scorsa, la “globalizzazione” a reso il mondo “piatto”, più piccolo e forse più gestibile per poterci lavorare insieme in un dialogo “reciproco” dove siamo tutti “connessi” (per parlare in gergo giovanile) perché va bene essere collegati ma dobbiamo anche essere “connessi” tra di noi, moralmente, senza pregiudizi  Dobbiamo guardarci attorno, molti hanno bisogno anche solo di essere ascoltati e a volte ci sono persone che da mesi non vediamo, forse dovremmo ritornare a telefonare con un telefono fisso come si faceva un tempo e scrivere una lettera oppure una cartolina durante le feste: per motivi economici alcune cose come telefonare costa molto meno. La posta cartacea è sempre costata “abbastanza”, solo che “oggi” ad ogni cosa che si fa esiste “un’alternativa conveniente”.

 

 

…e la speranza continua…agosto/settembre   2014/11

 

L’ Associazione Gruppo Volontari Monteacutese

 

…è un Associazione Gruppo Volontari Monteacutesen’associazione nata sul territorio aiutando le persone in difficoltà, lavorando in progetti educativi scolastici organizzando incontri, serate e attività con la gente.

 

Ascolta il tuo cuore e tendi la mano – Associazione Gruppo Volontari Monteacutese

 

Il mezzo può essere paragonato ad un seme, il fine ad un albero, e tra mezzo e fine vi è solamente lo stesso inviolabile nesso che c’è tra il seme e l’albero.  (Gandhi)

 

Via Umberto I, 31 – 12040 Monteu Roero (Cuneo) – Giorgio Occhetti tel. 338 4226584

Claudia Gioietti  tel. 389 5891965

 

 

 

…e la speranza continua…ottobre 2014/12

 

un libro di Anselmo Palini

su Marianella Garcia Villas

 

Carissimi,

 

nell’aprile del 2006 avevo presentato l’Associazione Marianella Garcia di Sommariva del Bosco, che continua la collaborazione nei progetti che aveva iniziato in El Salvador. Fin dalla nascita ha promosso un libro su “Marianella Garcia”. Ora ne vuole presentare un altro ad ottobre a Sommariva del Bosco in provincia di Cuneo. Si tratta del libro di Anselmo Palini, che vive e lavora in provincia di Brescia. È docente in materie letterarie nella scuola superiore; nei suoi studi ha approfondito soprattutto i temi della pace, dell’obiezione di coscienza, dei diritti umani, della non violenza; più recentemente ha preso in esame le problematiche connesse con i totalitarismi e le dittature del XX secolo, approfondendo in particolare le testimonianze di chi si è opposto a tali sistemi.

Il libro è presentato da Raniero La Valle, che ha dedicato la vita su questi temi. Ha circa 80 anni è docente, giornalista, scrittore; negli anni ottanta era stato eletto parlamentare come indipendente nelle liste del PCI, quando Matteo Renzi era ancora un bebè. Forse le generazioni più

giovani non sanno che c’erano molte persone che credevano, dicevano e si comportavano in modo alternativo, giusto e solidale e che continuano a farlo come Raniero: tutti i mesi scrive su “Rocca” della Cittadella di Assisi. La postfazione è di Linda Bimbi, docente, con diversi

libri al suo attivo, molto attiva nel mondo della solidarietà.

Ho letto il libro, percorre tutta la storia di Marianella Garcia, nata nel 1948 da famiglia medio borghese e assassinata nel 1983 per la sua attività sociale e politica. Negli anni ottanta vigeva una dittatura ed era in corso una guerra civile molto cruenta in El Salvador. Poi, con gli accordi di

pace degli anni novanta, i tempi si sono addolciti. Ora il presidente è un esponente del FMLN (Fronte Farabundo Martì) che aveva partecipato alla lotta di liberazione ed ora non solo per il Salvador ma per tutta l’America Latina c’è aria di speranza, piccoli passi positivi che possono cambiare il mondo anche solo per i numerosi giovani e adolescenti che ci vivono.

Si sa che i giovani hanno voglia di “crescere in fretta” e quindi di “mettersi in gioco”; non per niente ho intenzione di vedere di persona i mutamenti in atto. Mi piacerebbe viverci per un certo periodo e, a Dio piacendo, dovrei partire fra due mesi.

 

Associazione “Marianella Garcia Villas” onlus

Presso Enza D’Agosto

Viale Principi di Piemonte, 18

12048 Sommariva del Bosco (Cn)

Tel. 334.314.53.76

E-mail: info@guasal.it – sito: http://www.guasal.it

 

Per eventuali sottoscrizioni: Conto Corrente postale n. 62905369 intestato a:

“Associazione Marianella Garcia Villas”

 

Anselmo Palini

 

Marianella Garcia Villas

«Avvocata dei poveri, difensore degli

oppressi, voce dei perseguitati

e degli scomparsi»

 

Prefazione di Raniero La Valle,

postfazione di Linda Bimbi

in memoria di Gigi De Simone,

amico del popolo salvadoregno

Editrice AVE – pp. 272 – € 12,00

 

Fondazione Apostolicam

Actuositatem

Via Aurelia, 481 – 00165 Roma

http://www.editriceave.it

info@editriceave.it

Fondazione Lelio e Lisli Basso Issoco Fondo Marianella Garcia

 

 

…e la speranza continua…novembre 2014/13

 

Diario di bordo dall’altra parte dell’Oceano

 

Carissimi,

 

è già passato un anno da quando ho ripreso a scrivere. Quando leggerete questa copia, probabilmente sarò dall’altra parte del mondo, in America Latina, come prima tappa il Nicaragua: paese del Centro America sull’Equatore con una temperatura estiva tutto l’anno. Due stagioni, una secca e una delle piogge: il giorno e la notte durano dodici ore. Le serate sono lunghe, le riunioni si fanno alle 18, andare a dormire a mezzanotte è come andare a dormire alle 2 in Italia, alle 5 sveglia con gli autobus e le auto in viaggio, i bambini con i carretti che vendono i giornali, gelati. E’ stato il mio primo viaggio in America Latina trent’anni fa con Padre Gianfranco Testa e don Fredo Olivero per partecipare  ad un campo di lavoro quando esisteva molta solidarietà per aver rappresentato una speranza nella crescita di un mondo solidale, soprattutto per l’iniziativa “Solidarietà ’82 del Comune di Torino. Ora, con la crisi “economica”, l’aumento dei problemi sociali il Nicaragua è un paese come tanti, ogni giorno nella quotidianità per la lotta alla vita; ci sono ritornato altre volte: è il mio punto di riferimento dove stò collaborando alla realizzazione di progetti di solidarietà attraverso l’Associazione “La Ragnatela”. Il Nicaragua, dove vivrò, sarà molto impegnativa come prima sosta visto che è prevista una carestia di alimenti verso il 2015, a causa di mancanza di piogge, quindi di colture andate male o non riuscite, in questo anno 2014.

Il Brasile si riprenderà dopo il baratro del mondiale di calcio, ho intenzione di andarci ad incontrare don Lisa con la sua iniziativa che quest’anno compie trent’anni.

 

In Bolivia, un nuovo progetto del Mais che dovrebbe chiudere quest’anno, El Salvador a Pusthan dove c’è il progetto scolastico della Ghiaia e Isabel con il Movimento delle Donne; Cuba che proprio in questi giorni ci è andata a vivere una mia amica, un paese che dopo vent’anni mi piacerebbe visitarlo insieme a Santo Domingo, Haiti, Panama e Costarica.

Ora pare che molte iniziative siano autonome, è interessante vedere come stanno camminando con le proprie gambe, perché sono i giovani che possono cambiare il mondo. Ed io andarci a vivere per un periodo più o meno lungo “potrebbe” essere un modo di capire .

“Quando ritorni?”  Mi hanno chiesto. Questi viaggi non sono organizzati, quindi non ci sono limiti, e poi proprio stasera dei vecchi amici insegnanti mi hanno detto: “E’ molto bello, partire liberi senza scadenza”. Nel 1995, 18 anni fa il viaggio era durato tre mesi, per ritornare dopo un mese a sviluppare le foto e trovare mia mamma e mia sorella ammalata. Ora non ho più nessuno  che mi aspetta, devo fare più bene possibile in memoria dei miei, mia mamma che una volta prima di partire mi ha pagato il viaggio con un “buono fruttifero” e mia sorella a dirmi: “Daniele avevo ancora questi dollari…”

 

Se vi fa piacere, internet permettendo potete seguirmi sul mio blog come già altri stanno facendo;  quest’ anno sono stati circa dodicimila accessi,  e su questa pagina come “diario di bordo”.

 

Email:danieledalbon2014@libero.it

BLOG – https://danieledalbon.wordpress.com/

Tel. 338.34.81.187 (con segreteria telefonica)

 

 

…e la speranza continua…dicembre 2014/14

 

 

Associacion Te La Rana De La Solidariedad:

in sueno che nos reune

 

(Associazione “La Ragnatela”: un aiuto ai bambini nicaraguensi:

il sogno che riunisce)

 

La cooperativa “La Ragnatela”, già presentata nel 97 e nel febbraio di quest’anno: dal disagio di casa nostra all’impegno nel terzo mondo, nata nel 1984 per tentare di offrire piccole risposte a chi vive situazioni di disagio ed emarginazione e quale segno di impegno, solidarietà e condivisione da parte dei propri soci e simpatizzanti, sia con il terzo mondo di casa nostra (comunità alloggio, centri di accoglienza, mensa per stranieri, momenti aggregativi per ragazzi) sia quello comunemente inteso come tale in progetti di solidarietà (Nicaragua e Filippine). Ha chiuso definitivamente nel 2004. Ora costituita in associazione è in Nicaragua, in un medio quartiere a Managua, vicino al quartiere Don Bosco, adozione internazionale a distanza, quattro asili, case per persone in difficoltà, un parco giochi, una biblioteca,  un centro dentistico, un “pueblito” (sei case) per donne che hanno subito violenza. Due centri di aiuto psicologico, l’Accademia di musica e ballo. Ho aiutato  molto che hanno messo anche una targa dedicata a me per riconoscenza. Francesco lo dice sempre: “..sono i soldi dei poveri italiani, non piovono dal cielo…”. E’ gestito dai nicaraguensi, in un’associazione riconosciuta in loco. Francesco da quando avevano comprato la casa ci venivano anche tre volte all’anno. Ora solo più una volta. Tutta la gestione è in mano a loro, non ancora definitivamente, ma ci si arriverà. E’ un progetto laico, nato dalle loro esigenze, e per noi è un modo di cambiare la realtà nell’interscambio in cui  crediamo e non ci riusciamo nel nostro paese. E poi Francesco Rocco e sua moglie Bruna Moriondo vengono da un’esperienza di vita nel sociale, laici,  che per lavorarci hanno lasciato uno stipendio più che garantito; e non sono preti!

 

Se volete collaborare con noi:

 

Associazione La Ragnatela                                         http://www.la-ragnatela.it

BLOG:WWW.UNSOGNOCONDIVISO.IT

La Ragnatela della Solidarietà Onlus

Conto corrente postale IBAN – IT60T0760101000000030329105

Banca Prossima IBAN – IT95E0335901600100000063928

Unicredit Banca – IBAN – IT0910200801117000110047495

Francesco Rocco 0039 335 5850467 – 0039 340 2779675 / 011 6612083  Bruna

 

 

…e la speranza continua…gennaio 2015/15

 

DI RITORNO DAL NICARAGUA

 

Carissimi,

 

Sono tornato dal qualche giorno, chi mi ha seguito sul blog sa le mie impressioni e sensazioni, ho rivisto Pierangelo, un volontario che vive in Nicaragua da oltre trent’anni, collaboratore delle Comunità di Base e all’inizio di “Tempi di Fraternità”. Ci siamo confrontati e oltre ad avermi ha fatto i complimenti di tutto il mio archivio che anche lui conosce chiedendomi “…quando muori a chi va?…”; mi ha detto che ora è importante “fare memoria” e riflettere e fare riflettere, come facciamo noi di “TDF” e dare delle “alternative” che non sia una omologazione dove siamo coinvolti tutti.su.

Mi ha passato un articolo che aveva scritto alcuni mesi fa, è  realista, non ci sono tante strade da percorrere, l’America Latina  è il continente della speranza, l’ho scrivevo già trent’anni fa:

 

CRISI, UNA OPPORTUNITA’ PER RIDANZARE LA VITA

 

Oggi si parla spesso di crisi economica sociale, politica e ambientale. Alcuni analisti prospettano catastroficamente una crisi terminale del sistema, altri, meno pessimisti, parlano di crisi ciclica,  altri ancora di crisi di civiltà, di quella occidentale basata solo sui consumi, ma oggi siamo di fronte alla possibilità di un vero sviluppo per le popolazioni latino americane. Noi intendiamo per sviluppo, non tanto e solo la crescita economica, parola magica del vecchio sistema occidentale, quanto un processo dinamico che migliori la qualità della vita delle persone, che migliori il vivere in armonia con la natura e che si basi su una reale democrazia fatta di diritti umani, economici e sociali. L’America Latina ha la possibilità di costruire il proprio cammino di sviluppo, di ripensare ad una economia che serva alle persone, al bene comune, mettendo al centro la dignità umana e il lavoro. Una economia consapevole che la crescita infinita è impossibile dove le risorse non sono infinite. La sfida attuale dell’America Latina, ci sembra sia quella di saper costruire uno sviluppo sociale ed economico in funzione delle necessità primarie delle persone, facendo del mercato un mezzo e non un fine. Bisogna pensare ad uno sviluppo compatibile con le risorse del pianeta e che guardi soprattutto agli indicatori sociali e ambientali: salute, istruzione, solidarietà, rispetto della natura. Qualcuno può obiettare che queste sono belle intenzioni ma nel concreto cosa fare?

A me piace la frase: “Agire localmente e pensare globalmente”. La natura ci insegna che le gocce d’acqua continue, con il tempo e la tenacia, possono scalfire, anche il granito. Bisogna seminare, in Italia come da noi, il proprio territorio con esperienze di socialità per una economia nuova che sostituisca la competitività con la cooperazione, che non produca solo consumi ma beni e servizi che migliorino la qualità della vita delle persone per un buon vivere per tutti. In una civiltà occidentale chiusa nel circolo vizioso di produrre per consumare e consumare per produrre, è importante che ci riprendiamo il diritto di indignarci, di gridare che non è giusto né umano che, ancora oggi, muoiono ogni anno 15 milioni di bambini per fame e malnutrizione!

Il nostro impegno solidale, delle piccole formiche, dimostra che è possibile costruire, anche in Italia, una cultura di reciprocità e di diritti uguali per tutti. Fintanto che saremo capaci di godere di un bel tramonto, di stupirci di fronte alle montagne innevate, fintanto che sapremo guardare con dolcezza i fiori del campo e sapremo indignarci di fronte all’esclusione dei più deboli, sono certo che un “Mondo Nuovo” è ancora possibile e necessario. (Pierangelo Rocco)

 

 

…e la speranza continua…febbraio 2015/16

 

Arrivederci Nicaragua, se Dio quiere!

 

Carissimi,

 

sono tornato da un mese dal Nicaragua per la nona volta, trentadue anni dalla prima.  Ho già scritto tre volte in questa rubrica . C’è chi scrive e “analizza” meglio di me, quindi le mie sono solo semplici impressioni. Il mondo è cambiato, soprattutto dopo “le torri gemelle del 2001” e  “il subprime del 2008”: la globalizzazione ha reso il mondo “piatto” dove non esiste più un primo mondo e un terzo ma si divide in paesi sviluppati e paesi emergenti. La tecnologia ha reso il mondo uguale in tutto: nel lavoro, nei cibi, nei vestiti e nei costumi. Anche i ragazzi in Nicaragua hanno lo smartphon (magari senza credito, ma questo anche in Italia). Grazie alla tecnologia ho potuto telefonare in Italia e comunicare via internet allo stesso modo come nella mia casa italiana; con i bancomat e le carte di credito sono possibili tutte le operazioni bancarie.  Non ci sono più guerre come negli anni ottanta, gli autobus moderni hanno la biglietteria automatica. Nei ristoranti i camerieri ti servono con i guanti: c’è  più igiene. Negli ultimi anni varie attrattive turistiche, la sanità è migliorata, l’alfabetizzazione in peggioramento. Uno stipendio medio è sui trecento cordova, il dollaro è a 27,50. Per alcuni europei, con il cambio favorevole, “potrebbero” vivere in Centro America con la loro “pensione” anche per il “clima” politico favorevole, di certo essendo un paese giovane hai  più speranza per un futuro  che non in Europa. In Nicaragua presidente è Daniel Ortega, sandinista ma ormai è un “sistema” che decide che non ci rendiamo conto neanche noi. Ho letto un’analisi del famoso teologo latinoamericano Leonardo Boff in cui diceva che  stà capitando  la “rivoluzione dei ricchi” che con l’informazione dei giornali che hanno a disposizione ci “stanno omologando nel pensiero unico”. Non abbiamo altre alternative se non lavorare con le associazioni popolari oppure in politica da cercare di “annacquare” le scelte economiche utili alla popolazione come ad esempio in Nicaragua il Parco Velasques o il Malecon dove nel 1982 c’erano dei Murales, espressione dei poveri, e che nel 1990 sono stati cancellati, ora al loro posto è stato costruito un ristorante e un parco giochi per bambini. Potete vedere dalle foto pubblicate in questo mese come il paese è cambiato: i “semi” del dopo “Somoza” sono statti gettati, come scrive Boff: “…il Vangelo anticipa la rivoluzione dei ricchi a proprio uso, ma dopo ci sarà la rivoluzione per tutti…” come dice anche il Vangelo. Bisogna diversificare, non potranno più esserci fabbriche, un modo di lavorare come un tempo, le nuove tecnologie “potranno” occupare tutti nel lavoro e nel tempo libero ma prima dobbiamo capire che dobbiamo vivere dell’essenziale, con quel poco che ci basta. Anche andando a vivere in Centro America, che potrebbe essere più facile, dal cambio, dalla situazione politica, dal clima, però dobbiamo stare con la gente con gli stessi loro problemi sociali come nel nostro paese, nelle dovute proporzioni mettendosi sempre dalla loro parte,  anche se è più difficile vivere perché non abbiamo gli “anticorpi” che hanno loro.

 

 

…e la speranza continua…marzo 2015/17

 

“Esclusi nelle periferie esistenziali

con Papa Francesco”

 

Interessante la presentazione del libro, iniziata con una proiezione di foto con il sottofondo musicale “La storia siamo noi…” di Nandino Capovilla e Betta Tusset e il coordinamento di don Fredo Olivero presso la libreria delle Editrici Paoline in via della Consolata a Torino. I trenta posti a sedere sono stati tutti occupati, è venuto anche Pierangelo, volontario da trent’anni in Nicaragua, a salutare don Fredo che mi ha presentato agli impiegati del negozio come suo fotografo ufficiale da  quarant’anni. Gli autori Nandino e Betta sono di Pax Christi e da sempre lavorano nel sociale, Nandino, parroco lavora per la pace in Palestina. Tra gli altri, molti amici di don Fredo, volontari, tra cui anche un “senza fissa dimora” che nel suo intervento ha spiegato la differenza tra un senza fissa dimora che può capitare a tutti e un barbone, un accattone. Ha sottolineato che le persone all’interno delle associazioni che gestiscono i dormitori, sono un elite; aggiungo non solo i dormitori ma anche le associazioni come ho riscontrato in varie occasioni, all’Italia e all’estero. Bisogna vivere “con”, “per” e “come” la gente, come cerco di fare io, saperla ascoltare e capire i loro problemi come hanno fatto gli autori nel libro: dando del proprio tempo per ascoltarli e lasciare raccontare la loro vita che come noi abbiamo bisogno di essere ascoltati per raccontare:

 

“…Ma che cosa sono queste periferie di cui continua a parlare papa Francesco?…”

Se lo chiedeva Gaetano mentre usciva di casa per andare al “servizio del caffelatte” nella sua nuova parrocchia, in un quartiere multietnico di una nebbiosa città del Nord.

Se lo chiedevano ogni domenica i volontari che avevano promosso quell’iniziativa, spinti dal desiderio di accogliere davvero chi si affollava sul sagrato della chiesa con il palmo della mano teso verso tutti.

Hanno risposto proprio loro, i senza casa: narrando storie di dolore, abbandono e privazione, ma anche di speranze mai sopite: “Siamo le periferie dell’umanità: è da noi che dovete ripartire”.

Un libro per dare voce a chi è generalmente ritenuto “scarto della società”, per superare la fatica del “cristiano parrocchiale” a vivere appieno la gioia del Vangelo, per riflettere sulla rivoluzionaria chiamata a “uscire fuori” proveniente dalle parole di Papa Francesco.

 

Nandino Capovilla

Betta Tusset

 

Nelle periferie esistenziali con

PAPA FRANCESCO

Prefazione di Cècile Kyenge

Postfazione di Virginio Colmegna

 

 

…e la speranza continua…aprile 2015/18

 

Ritorno a Teofilo Otoni in Brasile

 

Carissimi,

 

ritornato dal Nicaragua mi sono fermato tre mesi in Italia e poi sono ritornato in Brasile dopo sei anni che ci ero stato. Non è il viaggio di vent’anni fa. Tutto è cambiato a partire dalla tecnologia, non più rulli foto da sviluppare. Non taccuini per scrivere ma un blog in rete virtuale in tempo reale. Neanche più il biglietto aereo l’ho acquistato online con un numero di prenotazione e poi dopo vent’anni tutto cambia compresi noi. Guardavo in chiesa a Teofilo Otoni un cartello catechistico di Guerrino Pera (il mio capo alla Ldc bravo pittore e grafico  e il mio pensiero mi portò  quando sviluppavo le diapositive . Ecco oggi non sarebbe più possibile lavorare con gli adolescenti e le diapositive, ci riderebbero dietro. A noi piacerebbe non cambiare mai, essere sempre bambini, avere una mamma, un papà, ma purtroppo non è sempre così come mi disse padre Giovanni: “…dobbiamo accettare la vita…”.

Queste sono riflessioni buttate in rete ogni giorno come mi venivano in mente, un ponte con voi lungo 10000 chilometri e grazie alla tecnologia si può anche telefonare come fino a Giaveno.

Il viaggio non è solo un’esperienza ma fa parte di un cammino; è ed per quello che troverete altre notizie che fanno parte del mio lavoro.

 

 

 

…e la speranza continua…maggio 2015/19

 

Aiuti all’Infanzia, all’Adolescenza e alla formazione in Teófilo Otoni

 

Carissimi,

 

Ormai è stato detto di tutto sul Brasile e lo stato del mondo. Ora è necessario “concretizzare”. Lavorare con i ragazzi /adolescenti e sulla formazione degli animatori. In Brasile ci sono molti asili: la maggioranza dei bambini alla sera torna dalla sua famiglia; sono dei “doposcuola”, in pochi si fermano la notte. Il Brasile è un continente: non basta una vita per visitare tutti i progetti di solidarietà. Ho vissuto un mese a Teófilo Otoni e ne ho visti alcuni, di cui vi porto a conoscenza. Essendoci meno ragazzi in strada, ci sono problemi esistenziali che il capitalismo ha portato tutto il mondo: droga, consumismo, il cellulare, etc.

I miei amici in Brasile sono gli animatori delle associazioni – gli alternativi, diremmo noi che ai loro figli, e non solo – perché talvolta sono insegnanti, psicologi – cercano di trasmettere una semplicità umana, ricca di sfumature e di vitalità, vivendo in una casa “aperta al mondo”.

empi di fraternità Essere entusiasti, e mantenere inalterata la voglia di lottare per cambiare qualcosa e dare un’opportunità di vita migliore alla gente del proprio Paese per creare un altro mondo possibile.

Associazione per l’Adolescente Espaço Adolescente (espacoaadolescente@gmail.com) di Teófilo Otoni, dove ho contattato Marcileine, una psicologa che ha lavorato vent’anni all’APJ da don Lisa. Centro per l’Educazione per l’Infanzia e l’Adolescente di Pavao: ho contattato Suor Antonina della Congregazione delle Suore della Neve; amusa23@hotmail.com Casa Nazareth dell’Associazione Uai Brasil di Torino dove, nel 1995, ho conosciuto Anna Maria Poggio che è arrivata in Brasile a Teófilo Otoni e si è fermata per alcuni anni. info@uaibrasil.ithttp://www.uaibrasil.it Vi operano, tra gli altri, Andrea e don Gianmario.

 

Don Sergio Stroppiana, missionario di Alba, che continua con il Centro di Educazione al Lavoro: Casa Paroquial 39980-000 Cahoeira de Pajeu Minas Jerais – Brasile.

E poi, c’è “l’APJ – Aprender Produzir Juntos” imparare a produrre insieme, una associazione locale, fondata l’8 luglio del 1984 da Padre Giovanni Lisa per l’educazione preventiva, la formazione professionale, la partecipazione alla politica. Perché in America Latina talvolta gli stessi cattolici sono militanti sindacali e politici. C’è l’esigenza di fare “memoria” delle “caminhadas” di un popolo che sta facendo un suo cammino: “camminando si apre il cammino: mons. Pedro Casaldaliga”.

 

APJ – Aprender Produzir Juntos Rua Osvaldo Barbosa – Teófilo Otoni/MG tel. (33) 35228015 apjuntos@apjuntos.org.br http://www.apjuntos.org.br

 

 

…e la speranza continua….giugno/luglio 2015/20

 

Oscar Romero: “Ho udito il grido del mio popolo”

Un libro di Anselmo Palini

 

“… non credo nella morte senza resurrezione: se mi uccidono , risusciterò nel popolo salvadoregno”

Il murale allestito all’aeroporto di San Salvador durante la presidenza di Mauricio Funes

Mi sembra ieri quando stavo andando alla riunione del Comitato Salvador con Maria Teresa Messidoro, che stavo accompagnando, perché non possedeva un’auto. Avevamo appena saputo dell’assassinio di mons. Romero, in spagnolo “rosmarino, il futuro delle testimonianze”: sono passati trentacinque anni, sono due generazioni. Molti ragazzi nati negli anni novanta ignorano i fatti di Romero, del Salvador, è come se parlassi arabo, fortunatamente non tutti, anzi, la mia speranza è in questa generazione, affinché voglia mettersi in gioco per un progetto di vita. Il professor Anselmo Palini, docente di materie letterarie, dopo il libro di Marianella Garcia, ha scritto su mons. Romero. E scritto proprio per coloro che ignorano i fatti e i ragazzi nati in questi anni. Riprende le sue omelie e la storia del Paese e mi sono riconosciuto nell’ultima parte, perché è stato il mio impegno per il Salvador. E poi la guerra civile scoppiata dopo la morte di Romero fino agli accordi di pace del 1992. Ecco l’importanza della memoria, dello scrivere, per mettere a disposizione. Il professore Palini, attraverso tutti i documenti che ha reperito, ha saputo scrivere un libro storico, agile, che si legge tutto d’un fiato. Ho già letto due libri su Mons. Romero in   questi anni: di Placido Erdozàin (prete salvadoregno) del 1981 e di Ettore Masina (giornalista) del 2011,

che sono serviti ad Anselmo a scriverne uno oggi. È un aiuto per chi lavora nella solidarietà, leggendolo si conosce Romero, che già nel 1982, quando andai in Nicaragua, per la gente era un Santo. Ho incontrato Padre Testa in questi giorni ad Albugnano. Quando mi ha salutato mi ha detto: “Mi trovo a dire le stesse cose che dicevamo trent’anni fa”. Aggiungo che sembra di ricominciare daccapo nel nostro impegno. Sono andato a salutare il professor Anselmo a casa di un’amica e come dedica mi ha scritto: “A Daniele con l’augurio di continuare a percorrere le strade della pace e della solidarietà”. Con questa frase mi ha dato speranza ed incoraggiamento nel continuare nel mio impegno. Ora tocca alla mia generazione stimolare i giovani affinché non diventi tutto solo storia e leggenda.

 

 

…e la speranza continua….marzo 2015/21

 

Famiglie amputate

 

Il 25 aprile ci ricorda che la strada da fare per la giustizia e l’uguaglianza sociale è ancora lunga, ma qualcuno l’ha tracciata per noi, dobbiamo solo dimostrarci di essere degni.

 

Carissimi,

 

36 anni fa è scoppiato Cernobil. Mi ricordo come fosse ieri. Era stato chiuso lo zoo di Torino, Sindaco era Cardetti, socialista, non più vivente, eletto dopo Novelli,  A gennaio a Torino aveva nevicato molto, molte manifestazioni sull’obiezione fiscale, mi stavo preparando per il viaggio in Vietnam, c’erano ancora mia mamma e mia sorella, avevano appena raccolto l’insalata nell’orto, era molto bella, l’hanno buttata via perché i nostri politici ci avevano detto attraverso i “mass media” di non mangiare verdura dell’orto.

Due mesi fa sono andato a sentire Carlotta  presso la libreria delle Paoline dove ha presentato il suo ultimo lavoro sui Rom. L’ho conosciuta oltre vent’anni fa, nel 1990, mentre animava una scolaresca di bambini zingari al campo Arrivore di Torino. Ora è sposata con due bambini. Ha il pregio di scrivere e lavorare sulle sue esperienze vissute.

 

Le adozioni dei minori dal punto di vista dei Rom mantenute dai genitori dei bambini allontanati nei confronti degli operatori, i modi di affrontare i passi procedurali del percorso giudiziario da parte delle famiglie, ma, sopratutto, le modalità dei genitori e dei famigliari di mantenere vivo il legame Il volume tratta la tematica relativa agli allontanamenti e alla adozioni di bambini rom, concentrando l’attenzione sul punto di vista delle famiglie d’origine dei bambini adottati, quindi sulla partecipazione delle famiglie al percorso giudiziario che porta all’adozione, a partire dal momento in cui il bambino viene allontanato. E’ un lavoro che indaga k vissuti, le emozioni, le storie personali, le modalità comunicative con il bambino. Si tratta di un lavoro, dunque, che va nel profondo della vita delle persone, andando a toccare emozioni che spesso vengono partecipate solo con il silenzio.

Carlotta Saletti Salza ha ottenuto il dottorato di ricerca europeo presso l’Università Jaune I di Castellòn de la Plana (Spagna) e ha insegnato Antropologia culturale presso le Università di Torino e di Verona. Ha svolto prolungate ricerche etnografiche fra i rom in Italia e in Bosnia e, in particolare, ha condotto approfondite  indagini sul fenomeno della adozioni di bambini rom nel nostro Paese. E’autrice di numerose pubblicazioni, tra cui Bambini del campo nomadi (Roma 2003),

Evocare: “toccare” i morti (Roma 2010) e “Dalla tutela al genocidio” (Roma, 2010).

 

 

 

 

 

 

 

 

…e la speranza continua…aprile 2015/22

 

OTTIMISMO BRASILIANO: Arturo Paoli

 

Torino, 6 marzo 2013

 

Carissimi,

 

quest’anno Arturo Paoli ha compiuto cento anni: era dell’età di mia mamma. L’ho incontrato nel 1983 al convegno dei gruppi di solidarietà Romero nella Parrocchia Santa Maria Goretti a Torino, poi a Rio de Janeiro nel 1987 e ancora dopo ma non ho più trovato la foto.

 

Carissimi, è morto ARTURO PAOLI all’età di 102 anni. Era un profeta che viveva con la gente mettendosi sullo stesso loro piano. Due anni fa aveva compiuto 100 anni ed avevo stilato uno scritto che riporto sul blog, allora non l’avevo ancora e comunicavo solo con le lettere agli amici. Era dell’età di mia mamma. L’ho incontrato nel 1983 al convegno dei gruppi di solidarietà Romero nella Parrocchia Santa Maria Goretti a Torino, poi a Rio de Janeiro nel 1987.

Erano gli anni settanta, vedevo le diapositive dei bambini con la pancia gonfia, le favellas sulle palafitte; don Giovanni Lisa, don Luigi Pescarmona, don Domenico Burzio, don Agostino Garabello, don Bruno Quazzo, don Lino Flori, don Gino Novo con altri missionari come don Franco Delpiano (salesiano) sono andati in Brasile. Era appena finita la dittatura. Il lavoro con la gente, gli insediamenti di terra perché ognuno abbia il suo pezzo ed una sua casa. Ancora adesso non esiste la riforma agraria. Durante il cambiamento sono nate varie associazioni e  cooperative di lavoro oltre a governi che, a volte hanno aiutato la gente.

I giovani stanno crescendo per diventare dei futuri leader per “decidere” del loro presente e del loro futuro. Molte cose sono state fatte, grazie anche alla solidarietà internazionale. Ora il mondo con le dovute proporzioni è “piatto”, tutto uguale; siamo tutti su una stessa barca. Il Brasile ha il pregio di avere molti giovani “ottimisti” pronti a mettersi in gioco. La globalizzazione è positiva ma anche negativa perché tutti i problemi sociali che abbiamo noi vengono esportati in tutto il mondo, lo stesso sistema economico con uguali valori; fortunatamente i missionari e i volontari laici hanno seminato bene, le stesse cose che dicevano loro ora le dice Papa Francesco: c’è tanta speranza.

 

 

…e la speranza continua…novembre 2015/23

 

Expo: una proposta alla gente

 

Carissimi,

 

sono stato all’Expo: organizzazione ottima, prendo il tram sotto casa mia fino a Porta Susa, prendo il treno e scendo a Rho-Expo: comprende tutta l’area  fino a Milano.  E’ come entrare nel mondo, iniziando con il detector alla dogana. Il costo del biglietto è alto (39 euro), vengono fatti vari sconti,  i costi  di realizzazione dell’evento sono stati enormi; a parte la contraddizione di aver costruito su terreni coltivabili,  facendo delle strutture senza pensare a cosa serviranno, in teoria, ma già si pensa di rivenderli a prezzi di edificazione. A luglio i biglietti venduti erano stati 24 milioni, per pareggiare i costi bisogna venderne 28. Molti stranieri, non molti italiani.

E poi i prodotti delle multinazionali hanno trovato il loro spazio insieme a delle “finte” bancarelle dei mercati di un tempo. E’ un modo per “sensibilizzare” la gente “ordinaria” ad un nuovo modello di sviluppo. Vedere un piccolo mondo, non sappiamo niente degli arabi se non che sono terroristi. All’Expo possiamo vedere un’alternativa, i vari paesi (ogni stand ha un rappresentante della nazione con un interprete) che presentano le loro iniziative. Molti volontari giovani che hanno trovato nell’Expo una possibilità di fare esperienza, poteva essere una possibiltà di dare lavoro a chi non ne aveva, ma i costi sarebbero stati maggiori.

 

La gente ordinaria pensava che fosse stata una fiera come quella di Cuneo, quindi anche se noi avremmo voluto un expo differente, più coerente, contestando l’attuale,  anche con quello che dice il Papa, non siamo riusciti a coinvolgere l’opinione pubblica, nelle varie esperienze. L’Expo è come il Salone del Libro o il Meeting di Rimini: è di elite, per gente che già sa ed è sensibile, e che spesso non è il caso che ci vada perché le stesse cose viene a saperlo e anche più esaustivamente: oggi con internet ancora meglio, perché non ci si muove di casa. Ci sono andato io per vedere come avevano organizzato e poi avevo il biglietto gratis.

 

Non saremo certo noi a cambiare il mondo, ma questo è un modo e  uno stimolo di far pensare come vivere meglio  con più giustizia.

Non saremo certo noi a cambiar il mondo ma bisogna porre le “basi” per un cambiamento. Adesso non servono le grandi contestazioni ma bisogna fare e proporre “scelte” insieme con coloro che decidono lasciando stare i nostri pregiudizi e le nostre idee: l’unica strada percorribile, è “annacquare” le scelte politiche ed economiche .

 

Mi è arrivata una lettera di Davide che è in vacanza in Francia a proposito degli sceicchi arabi:

 

Pensate che fino a ieri ho soggiornato in un campeggio a circa un chilometro da questa villa e da questa spiaggia. Vallauris sta proprio attaccato ad Antibes dove da tre anni a questa parte vado in vacanza . La cosa incredibile è che è del tutto normale incontrare nei paesi come nelle città come Nizza o Cannes sceicchi con automobili di gran lusso, vederli alloggiare in alberghi a 5 stelle, vederli scendere dai loro panfili attraccati davanti a Cap d’Antibes con le loro mogli velate… E il ministro Hollande lo ha fatto solo per interessi economici della Francia : un’alleanza militare ed energetica con la monarchia del Golfo che vale 11 miliardi di euro. All’inizio di giugno sono stati firmati contratti per la consegna di 30 Airbus e 23 elicotteri da trasporto, oltre la costruzione di due centrali nucleari. E intanto una petizione sulla piattaforma Change.org che è diventata virale. In una settimana ha raccolto oltre 119 mila firme. «La spiaggia di Mirandole è pubblica», si legge nel messaggio inviato al presidente Hollande. «Il suo accesso non deve essere limitato al solo re saudita ». Ma anche a Torino il sindaco Fassino ha organizzato un convegno sull’economica dei paesi arabi, anche qui per interessi puramente economici della città di Torino e forse del Piemonte che vuole fare scambi “proficui” economici come la Francia di Hollande?

 

Ormai mezza Costa Azzurra è venduta agli Emirati Arabi ed all’Arabia Saudita!!!!E chi ci dice, come da più parti si mormora, che questi personaggi non finanzino il terrorismo!!!

 

 

…e la speranza continua…dicembre 2015/24

 

Pace in Bosnia

Carissimi,

 

agli inizi degli anni novanta è caduto Tito, presidente della ex Jugioslavia, sono scoppiate le guerre tra i vari paesi. In Italia, soprattutto nel bresciano,  sono nate molte iniziative di solidarietà per la pace. Molte persone sono andate in Bosnia, Croazia a portare vestiti e viveri. Tra loro c’era Elio Taretto, capuccino, fondatore di “Tempi di Fraternità”. Questo mese riccorre il 32’ anniversario per la sua dipartita all’età di 58 anni. Il mio impegno dipende anche da lui, erano molte le domeniche che tornando dalla campagna  passavo a salutarlo prima di andare da Lina della Ghiaia; era un profeta, guardando gli avvenimenti ora penso che li stava già vivendo, nel modo che ne parla in questo momento Papa Francesco.

Oggi in tutta la ex Jugoslavia sono nate delle associazioni e organismi che lavorano con la gente in contatto con “noi”. Perché la globalizzazione non è solo negativa ma è positiva pe coordinarci su gli stessi ideali di giustizia: siamo tutti sulla stessa barca.

Il ragazzo che ho ospitato in questi mesi, universitario, è andato in Bosnia in un progetto giovanile in collaborazione con una di queste associazioni: attività tra adolescenti locali e italiani. Hanno organizzato una mostra che è stata allestita ad Alba all’HZONE, come l’Informagiovani di altre città.

“…l’Associazione per l’Ambasciata della democrazia locale a Zadovici nasce nel 1996. Alla base del progetto c’è l’iniziativa spontanea di un gruppo di pacifisti riuniti nel Coordinamento Bresciano Iniziative di Solidarietà nel 1992, all’epoca della guerra in Bosnia Erzegovina, aveva comiciato a realizzare operazioni di soccorso e aiuto umanitario a favore della popolazione civile, e allo stesso tempo ad accogliere in Italia profughi e sfollati. Negli anni, il progetto si è allargato coinvolgendo oltre a Brescia anche i territori di Alba e Cremona, configurando come una struttura che vede al suo interno la collaborazione tra gruppi del volontariato e della società civile, ong, enti locali italiani ed europei ed organizzazioni internazionali.

Il lavoro dell’Associazione in Bosnia-Erzegovina e in Italia è articolato in macro-settori e aree specifiche di intervento, all’interno delle quali si sviluppano percorsi, attività e progetti.

La cittadina bosniaca di Zavadovici è, durante la guerra, una delle tante Sarajevo dei Balcani, multietnica, e sotto assedio, non assurge agli onori delle cronache ma vive ugualmente momenti drammatici. Da un legame di amicizia nasce la solidarietà tra le diverse comunità, vengono avviate le prime attività di emergenza in Bosnia, e contemporaneamente comincia la fase dell’accoglienza in Italia dei profughi e delle vedove. Il periodo della guerra segna purtroppo episodi tragici anche per i pacifisti: nel Maggio del 1993, sulla strada dei Diamanti, tra Bugojno e Gornj Vakuf, un convoglio di aiuti umanitari diretto a Zavidovici viene attaccato da una banda paramilitare. Muoiono Guido Puletti, Fabio Moreni e Sergio Lana. L’Associazione si trova ad affrontare una situazione di grave crisi. Si decide di continuare, e di approfondire l’azione umanitaria, aprendo nel contempo l’intervento anche ad altri settori e ad altre esperienza della società civile italiana…”

 

Associazione STRANIVARI

stranivari@hotmail.it

https://www.facebook.com/STRANIVARI

http://www.stranivarialba.sitialba.sitiwebs.com

tel. 39 347.2229077 (Alice) – 39 338.7335521 (Veronica)

 

ADL Cooperazione Migrazioni Formazione Associazione per l’Ambasciata della Democrazia Locale a Zadovici – Onlus – Impresa Sociale

Sede Bosnia and Herzegovina

Omladinska, 10 72220 Zavidovici

Tel/Fax 38732877008

Idazavidovici@aldaintranet.org

Ambasada Lokaine Demokratije Zavidovici

Sede Italia

Via dei Mille, 18 – 25122 Brescia

 

 

 

 

…e la speranza continua…gennaio 2016/25

 

CUBA: Quale futuro? La globalizzazione!

 

Carissimi,

 

Sono appena arrivato da Cuba dopo essere stato dieci giorni.  Sono tornato dopo ventidue anni. Allora ero stato insieme a Giulio Girardi, teologo, il quale diceva che: “Cuba è un laboratorio politico”. Aveva ragione; è il fuoco che arde sotto la cenere. Avevo messo il titolo“

Cuba: quale futuro?”  all’articolo che avevo scritto per la rivista “Missioni Consolata”. Ora ho aggiunto “globalizzazione” perché saremo noi con i nostri comportamenti a decidere la strada per Cuba. Un ragazzo italiano oggi mi ha detto: “Noi possiamo scegliere cosa comprare e non comprare!”. Loro no. I più giovani vedono nell’Europa e negli Stati uniti un luogo dove poter avere un futuro migliore. Per fare un esempio il cellulare da loro costa sui 250 dollari. Parecchi lo possiedono ma l’hanno avuto in regalo da amici europei o statunitensi.

Questo artefatto porta le stesse conseguenze che ha provocato qui,

Cuba ha rappresentato una speranza per l’America Latina, per tutto il mondo e soprattutto per noi. l Faccio parte di quella generazione che ha visto Cuba un “paradiso”, dove non c’erano le favelas sulle palafitte e i bambini con la pancia gonfia, dove trionfavano le dittature che erano un cappello per le multinazionali le quali ora vogliono prendere il sopravvento sul mondo intero.

 

Si vedeva allora un paese dove era facile vivere semplicemente, un paese statalizzato, ognuno aveva il   fabbisogno necessario, insegnanti, politici, docenti, medici a Cuba avrebbero trovato il loro habitat. La vecchietta e l’uomo della strada devono vivere secondo quello che dice loro la burocrazia, e questo a nessuno piace, ma è l’unico modo per “educare” la popolazione, Ora lo dice anche Papa Francesco e tanti sacerdoti, che bisogna vivere più semplicemente, che la priorità è quella di occuparsi dei poveri: ma oggi non c’è più la paura del comunismo, che ti divideva l’alloggio con altri oppure  ti prendeva le mucche nella stalla, come si diceva nelle nostre campagne.

Siamo arrivati al dunque: vivremo con meno anche perché non avremo i soldi per comprare, quindi  bisogna vivere dell’essenziale, rinunciare al superfluo. Il mondo è tutto uguale, stessi principi, stessi negozi, stessi vestiti. A Cuba il commercio è contenuto, ci sono negozi   soprattutto di abbigliamento femminile: è difficile trovare quello maschile come scarpe da ginnastica, magliette firmate o anche semplici mutande.

C’è una nuova moneta (il cuc) che la gente chiama ancora pesos. Gli stipendi sono triplicati ma con un potere d’acquisto basso, come da noi è capitato con l’euro. Un buon stipendio è sui 20 pesos mensili. Ho cambiato100 dollari,  mi hanno dato 85 pesos, in albergo ho speso 25 euro al giorno con prima colazione, la cena e uno spuntino.

Una nota significativa: nel 1991 in una settimana, partecipando ad un seminario con Giulio Girardi e visitando i rifugiati salvadoregni avevo speso lire 2.300.000 più 700000 per le spese fotografiche. Oggi in una settimana, in quella che è stata una vacanza di “lavoro”, avendo fatto circa 500 foto digitali, ho speso circa 1000 euro.

Ora ci sono le case “particolari” che offrono pensione a prezzi vantaggiosi, in bassa stagione costano quanto in albergo.

Ora è inverno, 30 gradi ma piove spesso, a gennaio arriva la stagione secca. Girare per Cuba è  bello, non c’è delinquenza, con la gente fai amicizia ed è contenta di essere fotografata. Ci sono molte chiese come istituzione, dai cristiani agli evangelici, molta vita pastorale tra la gente. Significativa la processione nella città vecchia dell’Havana fino alla cattedrale.

Infine internet: ci sono   difficoltà di collegamento, ma funzionerà meglio perché hanno messo in commercio una card in wifi che costa 3 pesos per un’ora di utilizzo.

Il viaggio a Cuba è stato utile per rivedere i nostri schemi mentali che vanno adattati alle nuove situazioni. I cubani c’insegnano che la vita è bella: essi dipingono le pareti con meravigliosi murales, l’arte è vissuta quotidianamente nelle strade e dona ai passanti la leggerezza delle persone libere. Cuba cambierà, anzi sta già cambiando!

 

 

…e la speranza continua…febbraio 2016/26

 

 

La festa dei popoli e l’inaugurazione dell’Ufficio

Migranti di Torino

 

Guardando le fotografie è stata molto significativa la cerimonia di domenica scorsa al Santo Volto: sono 23 anni che viene organizzata, in locali diversi, ma sempre con l’obiettivo di “crescere insieme” in una nuova società multiculturale. Purtroppo ogni cambiamento è una porta   che si apre sul futuro ma nello stesso tempo è una ferita, la crisi ha fatto si che duemila stranieri nell’anno scorso ritornassero nel proprio paese. Altri sono rientrati nei loro ambienti. Guardando le foto si ha una lettura della realtà, le persone che sono cresciute, che sono cambiate. E’ la vita, da accettare, e continuare insieme per un mondo più giusto.

 

Domenica 17 gennaio alle ore 15 si inaugura la nuova sede dell’Ufficio Pastorale Migranti in via Cottolengo 22 a Torino con il Vescovo di Torino mons. Cesare Nosiglia e il direttore Sergio Durando. Mi ricordo quando don Fredo Olivero ha iniziato a lavorare con gli stranieri alla fine degli anni settanta in una piccolo ufficio della Cisl in via Barbaroux, poi nel 1982 l’allora Sindaco Diego Novelli ha aperto l’Ufficio Stranieri in via del Carmine, 12: erano due sale e due impiegati. Poi nel 1994 Don Fredo è andato all’Ufficio Stranieri della Diocesi di via Principi d’Acaya, per aprire poi una nuova sede nel 2000 in via Ceresole: arrivavano i primi stranieri. Le collaborazioni con le associazioni di solidarietà, le comunità immigrate, le parrocchie e soprattutto l’Asai, che lavorava nell’oratorio Salesiano di San Giovannino dove era presidente Sergio Durando, che ebbi modo di conoscerlo nella festa con i Filippini (con don Giovanni Benna) nell’ottobre del 1999 quando arrivò il cardinale Severino Poletto. Quanta acqua è passata sotto i ponti e sono solo vent’anni: una generazione: http://www.migrantitorino.it, 011/24.62.092.! E l’Ufficio Migranti è la porta della città per gli stranieri, un punto di appoggio, un aiuto, un coordinamento tra le comunità immigrate ed italiane: un tutt’uno, come sarà il nostro futuro.

 

 

 

…e la speranza continua…marzo 2016/27

 

 

IL CORTILE DIETRO LE SBARRE:

IL MIO ORATORIO AL FERRANTE APORTI

 

E’ Pasqua, tanti piccoli segni di risurrezione si trovano quotidianamente: basta guardarsi e soffermarsi attorno, come il Natale, è sempre Natale, il momento di ricominciare una vita nuova.

I giorni festivi predefiniti sono un’occasione per ricordarcelo.

Ho letto il libro di Don Domenico Ricca, salesiano, lo conosco da quarant’anni, ero un ragazzino, lui assistente all’oratorio di Valdocco con i ragazzi in difficoltà, non erano stranieri, erano italiani della prima immigrazione, gli animatori iniziavano a svolgere il servizio civile, iniziavano i comitati di quartiere; si era di “sinistra”, io che provenivo dall’oratorio della Crocetta ne vedevo la differenza soprattutto nella partecipazione con la gente, con i ragazzi, gli animatori. Lavorammo insieme a Lagnasco a raccogliere frutta ed era già schierato con i poveri, dove mancava giustizia.

Il libro racconta l’esperienza di trentacinque anni con testimonianze di ragazzi, genitori, animatori, giudici, si viene a conoscere, come dice lui: “…al Ferrante Aporti ho più imparato che insegnato…”. Tra l’altro è stato tutore dei due ragazzi di Novi Ligure, di Serena, un genitore gli ha chiesto: “…ma dove abbiamo sbagliato?…” …ai giovani dico: non fatevi spegnere la speranza perché sarà quella che porterà anche noi alla vittoria…. E agli adulti direi: smettetela di trascurare i giovani”. Trentacinque anni, quando Torino è cambiata, soprattutto nella cultura, nel sociale, iniziando dalla giunta Novelli, da don Fredo Olivero, che, forse, è l’unico che ha memoria di ciò che è stato fatto con gli zingari, i barboni, gli stranieri perché ci ha lavorato con loro.

Dice l’autrice, Marina Lomunno, giornalista de “La Voce del Popolo”: “…il libro non è un inchiesta ma vuole essere una testimonianza, di chi il carcere lo vive ogni giorno..”. Dice don Domenico chiamato Mecu da sempre: “…ho imparato che nella vita bisogna scegliere da che parte stare e da queste esperienze si possono leggere le realtà sociali, i cambiamenti culturali, gli accadimenti della politica. Una lettura dalla quale deve emergere con chiarezza da che parte stare. Dalla parte di quelli che hanno avuto meno…e poi raccontare, avere memoria come faceva mia mamma, che aveva la quinta elementare, piaceva raccontare la sua vita durante la guerra, fino a che la facevamo smettere perché l’avevamo già sentito…” Io mi sono riflesso nel libro, ho visto la mia esperienza, siamo stati anche insieme in una festa tra ragazzi e zingari nel lontano 1986 al Ferrante Aporti. Fosse adesso non potrei entrare, ci sono entrato perché c’era il sindaco Giorgio Cardetti ed ero già amico di don Fredo Olivero. Tra tutti i discorsi che si fanno è importante l’amicizia, don Mecu ha creato delle “reti” di collaborazione tra tutti, in connessione, multitasking si direbbe ora, ma trent’anni fa internet era molto agli inizi, Come ha detto Peiretti l’altra sera ricordando Nanni Saglio: “…dobbiamo continuare ad essere amici….”come cerco di fare io nei miei “impegni”. Unico neo di don Mecu, pur conoscendosi da anni mi ha sempre, in senso benevole, snobbato, non si è mai soffermato a parlarmi, forse è anche lui “elitario” come tanti altri salesiani, forse aveva troppo da fare, io non sono una persona in difficoltà, e non sono neanche un educatore che lui potrebbe collaborare quindi ognuno “per la sua strada” verso una meta comune e condivisibile. Grazie Mecu, comunque,   per il tuo lavoro e per la tua testimonianza.

 

Marina Lomunno

“Il Cortile dietro le sbarre: il mio oratorio al Ferrante Aporti”

Elle Di Ci – Euro 14,90

 

 

 

…e la speranza continua…aprile 2016/28

 

Informiamoci attraverso internet: una proposta

 

Forse questa pagina è l’ultima volta che la occupo. Da alcuni mesi non so cosa riportare, fin’ora ho scritto ciò che ho vissuto. Ci sono tanti “semi di speranza” che non si riesce a seguire e a leggere da parte vostra: anche se scendono gli abbonamenti, il giornale è impegnativo, ci vogliono almeno due ore a leggerlo. Abbiamo tutti delle idee, ma se le mettono in pratica gli altri, invece quello che manca è proprio “l’operaio”, quello che coordina, scrive, e corregge.

In questa pagina voglio “pubblicizzare” il mio blog, semplice dal punto di vista tecnico, che è una lettera agli amici che mando da quasi quarant’anni, e poi una informazione da “internet”, che viene spedita a chi gli interessa, pubblico alcune notizie.

 

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TAVERNA COMUNALE A CASETTA ROSSA

 

Raccogliere intorno a una tavola persone che leggono e fanno Comune insieme: l’ambizione delle Taverne comunali è nota e sperimentata in diversi spazi sociali romani. Domenica 6 marzo sarà Casetta Rossa, a Garbatella, ad ospitare, una nuova Taverna e offrire così un sostegno alla nostra fragile avventura di comunicazione indipendente. L’appuntamento è alle 18 con l’incontro “Il tempo del petrolio deve scadere“ per ragionare con il Coordinamento nazionale No Triv e ad altri del referendum del 17 aprile, ma anche di alternative al dominio delle energie fossili. Alle 20 tutti e tutte a tavola (evento facebook). Per partecipare alla cena viene proposta una quota/donazione di 15 euro (10 per i bambini): è indispensabile prenotarsi scrivendo a info@comune-info.net

 

L’ILLUSIONE DEL PROGRESSO È FINITA

 

In nome dell’occupazione abbiamo devastato territori, legami sociali e saperi contadini. Politica e sindacato hanno responsabilità enormi. La critica allo sviluppo vista da un paesino della provincia di Taranto, amato da Pasolini

ANTONIO CASTRONOVI

 

UN MODO NUOVO DI STARE INSIEME

 

Per Célestin Freinet l’apprendimento è un processo di ricerca permanente, un farsi relazione, un percorso esplorativo capace di produrre interrogativi e di mettere in comune saperi. Ma “questa pedagogia della vita e dell’incontro – ricorda Alain Goussot – ha anche una dimensione etica e politica: rappresenta l’esperienza concoreta di un nuovo modo di stare insieme – fraterno e non competitivo –, una critica radicale al modello capitalista della concorrenza sfrenata e dell’individualismo egocentrico lesivo della dignità umana e del principio di giustizia…”

 

 

COLTIVIAMO INSIEME UN MONDO DIVERSO

 

Sono 58 i Gas di tutta Italia che aderiscono alla iniziativa “Adesso pasta!”. In pratica i Gas programmano con largo anticipo i propri fabbisogni e assicurano una fornitura minima di 2.000 euro all’anno per confezioni familiari da 3 kg e altri formati e prodotti. In tal modo i costi di produzione, confezionamento e distribuzione possono essere ottimizzati e il prezzo dei prodotti praticato può essere contenuto. Ad esempio 500 gr di pasta integrale di semola di alta qualità (macinata a pietra ed essiccata a bassa temperatura) di grano duro bio può arrivare a 1,29 euro. Miracoli della “disintermediazione”, del confronto diretto e, soprattutto, dal rapporto di reciproca fiducia e amicizia che si è instaurato nel tempo tra i cooperatori e i gasisti. In periodici incontri informativi si discutono i piani di sviluppo, gli investimenti, l’utilizzo degli utili, le decisioni di investimento e si confrontano i bilanci gestionali. Il dogma tipico dell’economia capitalistica secondo cui vi sarebbe sempre un conflitto di interessi tra cittadino consumatore e produttore viene superato PAOLO CACCIARI

 

COMUNITÀ MIGLIORI

 

“L’agricoltura che abbraccia la solidarietà, la biodiversità salvaguardata tramite la cucina, la cooperazione sociale che riscopre il valore della terra: cosa sono se non contatti virtuosi?… Gli importatori del commercio equo anni fa si resero conto che era necessario sposare il biologico, pena l’affievolimento dell’equità che perseguivano; la finanza etica presta denaro soprattutto alla cooperazione sociale, perché è nell’economia delle relazioni che la persona occupa il centro e non è un numero all’interno di un bilancio. Ancora: sempre più l’alimentazione si sposta verso una dieta vegetariana o vegana… Il cammino è appena iniziato: la progettazione di tutti i beni e gli stessi materiali prima o poi nasceranno già con la prospettiva che tutto dovrà essere riciclato e recuperato… Pulsa ancora forte il desiderio del sogno e della speranza in una comunità migliore… FABIO GAVELLI

 

L’AGRICOLTURA CONTADINA PUÒ SALVARE IL MONDO

 

“Ormai non possiamo dire che non ci sono più le mezze stagioni perché non ci sono più neanche quelle intere. Eppure, a parte chi viene colpito direttamente e in modo violento da un qualsiasi evento eccezionale di turno, sembra che la cosa non ci riguardi affatto… Tutta la comunità scientifica concorda sul riconoscere che il caos climatico è provocato da un surplus di emissioni di gas serra derivanti da attività umane… La produzione industriale del cibo – ricorda Giovanni Pandolfini di Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni – è responsabile delle emissioni per una percentuale che va dal 47 al 55% delle emissioni totali… Il modello di agricoltura contadina agroecologica costituisce una alternativa concreta all’agricoltura industriale petrolifera senza contadini ed è già realizzata in molte zone del mondo… L’agricoltura contadina con pratiche agroecologiche oltre a contribuire al raffreddamento del pianeta spezza la catena di potere che determina la stretta relazione fra crisi ambientale e crisi sociale ed è portatrice sana autodeterminazione dei territori e ricostruzione di comunità territoriali che tendono all’autogoverno dal basso e il mutuo soccorso. L’autodeterminazione alimentare attraverso l’agricoltura contadina è la vera soluzione alla crisi climatica globale… ”

GIOVANNI PANDOLFINI

 

 

SAPER STARE CON I BAMBINI E LE BAMBINE

 

Capacità di gestire le proprie emozioni, competenze nel condurre un gruppo di bambini: sono queste, secondo Daniele Novara (Centro Psicopedagogico per la Pace e la gestione dei conflitti di Piacenza) alcune delle condizioni, troppo spesso sottovalutate, per gestire bambini e bambine. Una riflessione a proposito degli arresti di maestre di asilo nido e scuola dell’Infanzia

DANIELE NOVARA

 

COSTRUIRE RELAZIONI SOCIALI OGNI GIORNO

 

Abbiamo bisogno di mettere in discussione, a cominciare dalla scuola, quella che «lo psichiatra e filosofo franco-argentino Miguel Benasayag chiama “il mito dell’individuo” e Christopher Lasch “l’epoca dell’Io minimo”, il tempo nel quale ognuno pensa di potersi costruire da solo – scrive Alain Goussot – a prescindere da relazioni e legami. In questo senso ogni processo educativo è un processo relazionale, comunicativo e transazionale che produce conoscenza: conoscenza sul mondo, del mondo, di se stesso e dell’altro, capacità di entrare in sintonia con l’altro e con se stesso accettandosi con tutte le proprie contraddizioni… »

ALAIN GOUSSOT

 

 

 

…e la speranza continua…ottobre 2016/29

 

Italiani d’Albania

 

E poil’8 aprile del 2016 una presentazione del libro di William Bonapace, insegnante, siamo stati insieme in Nicaragua nel 1982. William e don Fredo alcuni fa sono stati in Argentina in un convegno con l’allora vescovo ora Papa Francesco.

Ho letto il libro: una bella testimonianza. Dopo quarant’anni (nel 1976) ho letto il libro che mi avevano regalato gli amici del gruppo Operazione Mato Grosso Crocetta. Interessante, conferma ciò che ho già detto, la lettura della storia si fa con le immagini, sono dei richiami, altrimenti bisognerebbe leggere libri e con i se e con i ma non si cambia la storia ma ci si aiuta a capire il come e il perché della storia.

Nei primi anni ’90, migliaia di albanesi sbarcarono sulle coste pugliesi in cerca di un futuro migliore.Tra loro c’erano anche numerosi italiani abbandonati al di là dell’Adriatico alla fine della Seconda guerra mondiale.Il volume ricostruisce le loro vicende umane e la storia del tormentato rapporto tra l’Italia e l’Albania del XX secolo.

 

…con la presa del potere da parte di Enver Hoxha nel novembre del 1944 gli italiani furono definiti e considerati come collaborazionisti e genericamente fascisti e di conseguenza sottoposti in uno stato di terrore…

 

Albania Terra dell’Uomo Nuovo

Gilbert Mury

Gabriele Mazzotta Editore

 

“Italiani d’Albania” Edizioni Isral – Città del Sole

Un libro di William Bonapace

 

 

 

 

…e la speranza continua…novembre 2016/30

 

a cura di Daniele Dal Bon

BLOG – https://danieledalbon.wordpress.com/

Email: vagabondodellasolidarieta@gmail.com

 

Sarebbe ora che il cibo e la vita naturali non fossero più

un lusso per la maggior parte delle persone,

ma cominciassero ad essere la base della salute del popolo e

sopratutto l’alternativa al modello di vita capitalistico

 

 

 

Don Piero Gallo, prete cittadino

 

Don Piero Gallo avrei potuto incontrarlo nel 1991 quando sono andato in Africa a trovare Mirella del CCM (Centro Collaborazione Medica). Era lì, in quel Paese difficile da viverci. Mi piacerebbe ritornarci ma sarà difficile per le condizioni attuali.

Nel 1992 l’ho incontrato nella parrocchia di San Salvario a Torino, durante gli incontri con Padre Zanotelli.  Ora è andato in pensione e ha scritto un libro “autobiografico” sulla sua esperienza. È giunto nel quartiere quando incominciavano ad esserci i primi stranieri. Interessante la sua biografia perché è un poco la storia di Torino. Ha iniziato negli anni settanta nella piccola chiesetta della “Resurrezione” di corso Taranto dove hanno iniziato anche don Fredo e don Adelino, salesiano, che conoscevo perché allora collaborava con noi dell’Operazione Mato Grosso. Era la prima immigrazione che arrivava, le proteste studentesche, le lotte sindacali, il protagonismo operaio, il terrorismo.

L’esperienza in Kenia era difficile ma più facile di altri paesi africani. Potevi telefonare con facilità con una tessera prepagata. Al ritorno in Italia nel 1992 l’esperienza con i primi migranti, il coordinamento con i politici, le associazioni.

Nel libro riflette su cosa dovrebbe essere un prete per svolgere al meglio il suo ministero in una società complessa come la nostra, sottolinea l’importanza di una vita pubblica per i sacerdoti, invitati a essere sempre di più cittadini a pieno titolo e a rendere le parrocchie centri dove si sperimentano la solidarietà e l’impegno sociale, oltre che luoghi di formazione cristiana e umana.

È un leader, ma spesso i buoni leader perdono i contatti con la gente. Don Gallo invece ha vissuto con la gente incontrando i politici, senza paura di coinvolgersi: con la consapevolezza che oggi, un prete, debba innanzitutto «costruire comunità». Con gesti semplici: la messa in inglese, gli appelli per l’iscrizione dei bambini all’anagrafe, i dibattiti sull’accoglienza. In un centinaio di pagine, don Gallo riassume la sua esperienza e traccia un ritratto possibile del sacerdote oggi. «Prete e cittadino», però, non è solo un saggio per religiosi, ma il racconto di un borgo che cambia, sotto lo sguardo premuroso del suo pastore che in quegli anni è stato, don Piero appunto, con la contraddizione di voler essere sempre “in primo piano” che, forse, contraddizione non è.

Un libro, una storia, per comprendere meglio il presente, e ricordando il passato, “inventando” il futuro. Le immagini sono un “richiamo” alla storia e forse a capire alcuni perché…

…e la speranza continua…dicembre 2016/31

 

 

Cuore, mio cuor, che cosa ti succede?

Che cosa mai ti opprime così forte?

Oh quale strana, quale nuova vita!

Davvero non ti riconosco più.

Bandito tutto quel che prima amavi

Bandito ciò per cui ti rattristavi,

pace, lavoro dileguàr d’incanto…

Oh cuore, come sei venuto a tanto?

 

(J. Wolfgang Von Goethe,

Neue Liebe,neues Lehen)

 

 

Marco Revelli: Non ti riconosco,

un viaggio eretico nell’Italia che cambia

 

 

Carissimi,

 

SABATO 5 NOVEMBRE 2016 alle ore 18 presso l’agriturismo GIACINTO GALLINA in loc.

  1. Maurizio 6 a S.Stefano Belbo, è proseguito il ciclo VOCI DAI LIBRI, promosso dalla Biblioteca Cesare Pavese e dal Comune di S. Stefano Belbo, Marco Revelli, figlio di Nuto Revelli, l’autore de “Il mondo dei vinti” ci ha presentato il suo ultimo libro “Non ti riconosco”. Inizia con la frase che ho messo su questa pagina. Conosco Franco da anni, insegna “Scienza della politica” all’Università del Piemonte Orientale. In questi ultimi anni ha scritto vari libri, nel 2002 ha partecipato alla “Scuola per l’Alternativa” di Missioni Consolata in corso Ferrucci a Torino. Non volevo andarci, ero in zona, un domani non guiderò più. E poi non cè bisogno né che faccio le foto e né un articolo. Ormai basta “digitare” su un qualsiasi motore di ricerca che si trova di tutto. Neanche andare in Nicaragua, in Brasile, poi con gli amici che ho, mi posso documentare abbastanza bene. E’ importante la “testimonianza”, l’esperienza locale della gente, che nonostante tutto cerca di continuare a vivere, lottare.

Il viaggio parte da Torino, vedendo fabbriche che diventano supermercati, negozi da “Vendo oro” diventano “Compro oro”; autostrade che sono percorse da pochissime auto, esperienze come quella del Bresciano, un “mega Disneyland, Las Vegas”, nato negli anni sessanta: morto, si vedono solo gli uccelli che vanno a cantare.

E poi attraversa tutta l’Italia per passare a Gioia Tauro, che ormai è la mafia che comanda, va in Sicilia, termina il viaggio a Lampedusa, dove i morti ci sono, però ha avuto un accompagnatore che gli ha fatto incontrare la gente che vive, si impegna per un mondo più giusto, come l’industriale che ha la scorta ed è cosciente che prima o poi verrà fatto fuori; oppure il carabiniere che ha meno di trent’anni e si mette parlare della politica, della storia d’Italia serenamente. Mi sono “riconosciuto” nel libro, conosciamo Marco per avere collaborato insieme. Il leggere ci fa capire che non siamo soli a non capire, a non riconoscersi.

Marco, nel suo viaggio per l’Italia ha incontrato la “gente” che lavora, nonostante tutto, che non si perde di coraggio, perché negli ultimi tre anni nel Nord Est ci sono stati più di cinquecento suicidi, centomila giovani sono andati all’estero, ogni anno le varie forze di guerra, italiane ci costano 20 Miliardi (55 milioni al giorno) Non è una contraddizione con le fatiche quotidiane? Marco ha trovato un enorme umanità tra la gente in questo viaggio, ed è quello che trovo anch’io nel mio impegno. Viaggiare con la gente e soprattutto con coloro che si sono impegnati nel mondo della “solidarietà”: non lasciare spegnere la candela della pace. L’introduzione del libro termina con una frase di Daniel Libeskind, architetto: “considerarsi parte di una fine è già l’inizio di qualcosa”. Siamo in un “cambiamento” dove la tecnologia ci aiuta ad ottimizzarlo rendendo il mondo più piccolo e gestibile, certo siamo in tanti, la convivenza è difficile ma quando ci si accorda è molto bello e possiamo dire che: “è possibile vivere in un mondo più giusto!” La serata è già un mondo positivo, gente che “parla della stessa lingua”, che è sulla stessa lunghezza d’onda” però già il “mettersi tutti insieme”, tra l’altro ho conosciuto degli amici di Oscar, dell’Arvangia, una mia vicina di condominio a Torino, c’è tanta speranza, è la speranza che non delude!

 

Marco Revelli

NON TI RICONOSCO

Un viaggio eretico nell’Italia che cambia

Einaudi – pp. 250 – Euro 20,00

 

Con molta stima e amicizia Marco

 

 

 

 

 

 

…e la speranza continua…gennaio 2017/32

 

a cura di Daniele Dal Bon

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Email: vagabondodellasolidarieta@gmail.com

 

Non c’è nulla di più difficile da intraprendere, di più pericoloso da gestire e di più insicuro da raggiungere dell’iniziativa di avviare un nuovo ordine di cose (Niccolò Machiavelli)

 

R.aVi. per ricominciare a vivere

 

“Un seme di speranza” Accompagnandoci verso una nuova società

 

Carissimi,

 

Domenica 13 novembre 2016 alle ore 17 nella Chiesa di San Rocco a Torino, dove don Fredo Olivero tutte le domeniche alle 10 celebra la messa, Lautaro Acosta, violino e Alfredo Castellani, pianoforte ci hanno regalato un concerto a favore della R.aVi., associazione a sostegno delle donne colpite da cancro al seno. Alcune donne che hanno vissuto l’esperienza del cancro al seno, sostenute dal dott. Claudio Coluccia ed accompagnate dalla sensibilità e dall’esperienza medica ed infermieristica del day hospital di senologia delle Molinette, hanno costituito il 19 dicembre 2000 (da 16 anni a sostegno delle donne colpite da cancro al seno) l’Associazione R.aVi. al fine di offrire a se stesse ed alle altre uno spazio per “Ricominciare a vivere”, per offrire testimonianza e sostegno alle donne colpite dal cancro al seno accompagnandole durante tutto il percorso, con un aiuto morale e pratico per affrontare i molteplici problemi connessi a questa patologia. Promuovere una maggiore conoscenza della malattia e delle relative cure. Sensibilizzare gli operatori socio-sanitari, l’opinione pubblica, le autorità sulle problematiche connesse alla malattia, in rete con altre Associazioni presenti sul territorio. Formare, con specifici corsi, un gruppo di donne già operate al seno per affiancare e sostenere coloro che vivono la medesima esperienza, dalla diagnosi alla riabilitazione fisica e psichica.

Predisporre incontri, dibattiti, iniziative scientifiche, congressi, attività editoriali, attività ricreative e corsi per esprimere la propria creatività. Non potendo dare anni alla vita, diamo vita ai nostri anni.

Ora una nota personale. Mia sorella Anna Maria è morta da vent’anni. Mi ricordo come fosse ieri. Avevamo ancora passato le vacanze natalizie insieme, con lo scambio dei doni. Mi ha sempre aiutato, e continua ora, in un’altra dimensione. Nei giorni in cui si è ammalata erano pochi gli assistenti “domiciliari”. Solamente la Faro telefonò quando lei ormai era mancata. Ho utilizzato le sue risorse, come quelle di mia mamma e mio padre, nella ristrutturazione della casa di campagna, per vivere e “viaggiare” e per “solidarietà”. Qualche settimana fa ho visitato la Comunità di Nomadelfia: potrei andare a vivere in una di queste comunità. Non avendo “eredi” diretti ho creato “un fondo” che potrebbe essere una “bancarella della solidarietà” per sostenere le attività dell’Associazione “R.aVi.” o di una similare.

 

Per informazioni: tel. 0116334288 – 3409272873/ 3485828018 Sito: http://www.associazioneravi.it e-mail: associazione.ravi@gmail.com

 

…e la speranza continua…febbraio 2017/33

 

a cura di Daniele Dal Bon

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Email: vagabondodellasolidarieta@gmail.com

 

Non è la storia che si ripete: è l’uomo che è sempre uguale.

 

 

Un mondo senza plastica

 

Beppe Aimo, nato nelle Langhe, ha vissuto tra Moncalieri e il paese natio. Laureato in chimica nel 1977 presso l’Università agli Studi di Milano, ha svolto la sua professione all’Ospedale “Molinette” di Torino. Nel 2012 si è laureato in lettere all’Università di Torino con una tesi dal titolo “La Chimica nell’opera di Primo Levi”, scrittore torinese che ha esercitato anche lui la professione di chimico.

“Cosa succede all’umanità se all’improvviso scompare la plastica? Aimo descrive in un diario il tentativo di un professore di sopravvivere al tragico “TXF” del 2025, “quando i sacchetti di plastica dovrebbero cessare di esistere” nella solitudine, con il resto del mondo probabilmente molto ostile. Un mondo capace di antiche “crudeltà “preistoriche” pur di non estinguersi. Si ritorna così ad uno stato di primigenio, homo homini lupus”.

Il libro è romanzato, di fantascienza, chiaro il messaggio: il mondo sarà di chi saprà condividere. Il protagonista, dove mi sono ritrovato, è un insegnante. Rimasto solo, morta sua mamma, suo nonno, ha vissuto otto anni con suo padre nel periodo quando è tornato nel paese di origine in Langa nella vecchia casa di campagna abbandonata da anni. Poi nell’agosto del 2025 scoppia il “TXF”: facendo “morire” tutto ciò che è di plastica, allora è tutto un “corri, fuggi” per la sopravvivenza. Chi ha risparmi, forse, riesce a sopravvivere e ad aiutare. E racconta la sua vita sotto forma di diario in valle, cercando nei boschi la verdura, qualche lepre, un cinghiale, lui un non violento, aveva fatto il servizio civile ma avendo ereditato un fucile da suo nonno ha preso il porto d’armi altrimenti avrebbe dovuto restituirlo ai carabinieri oppure farlo disinnescare che è quello che gli avevano consigliato. Essere solo è negativo ma positivo perché si ha solo se stessi da preoccuparsi. Si pone degli interrogativi, come sarà possibile tornare indietro con la tecnologia di oggi, il fare le cose giuste che spesso sono la convenienza di ognuno; riflette sul dare e l’avere che è sempre esistito. si domanda come potrebbe essere il futuro per i suoi amici più giovani, per i bambini; il diario smette di scriverlo in una sera mentre stava nevicando sulle Langhe, e non si capisce il perché. Secondo me viene fuori il discorso della solidarietà, l’interscambio, vivere con amore, fare le cose che ci piacciono, senza guardare cosa ci si può guadagnare.

E’ trent’anni che si parla di essenzialità, sobrietà, la decrescita felice: un mondo senza plastica è un po’ un paradosso però nella crisi mondiale che stiamo vivendo, le piccole esperienze che reggono lo sono perché vivono dell’interscambio collettivo e poi è un poco la mia esperienza, vivendo tra la città e la campagna, il confronto quotidiano di ogni giorno, risparmiando sulle piccole cose con gli amici, come ha fatto il protagonista del libro di Aimo.

 

“- Possibile che tu vieni ancora a parlarmi di Carabinieri? Di leggi? Ma come fai a non renderti conto che non c’è più nessuna legge? Che l’unica legge è quella della sopravvivenza, cioè quella del più forte?

 

Ho riflettuto che sia il silenzio assoluto che il buio assoluto sono condizioni artificiali artificiali. La natura parla, la natura canta, la natura è viva. Non esiste in natura il silenzio, se non, forse, in condizioni estreme, e anche il buio è un’eccezione rara, presuppone assenza di luna e stelle invisibilizzate da una spessa coltre di nubi.

Io non ho paura; né dei rumori, né del silenzio; né della luce, né del buio; né della solitudine; ma mi chiedo:

Sarà così buio su tutta la terra? E ancora: Tornerà di nuovo la luce?

 

Piacerebbe confrontarmi con gli amici che ho vissuto in questi anni nel mondo della solidarietà.

 

Beppe Aimo

Un mondo senza plastica

http://www.arabafenicelibri.it

Euro 17,00

 

 

 

…e la speranza continua…marzo 2017/34

 

a cura di Daniele Dal Bon

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Non devi mai fare qualcosa per

avere l’approvazione di qualcuno.

Devi invece fare ciò che ti fa star bene con te stesso;

e aiutare chi non ti può ricambiare. (L’autore)

 

 

25 grammi di felicità

Associazione di Volontariato La Casa dei Ricci

 

Il mese scorso sono stato a Corneliano nel Roero in Corso Riddone 3 dove l’Associazione “La Casa dei Ricci” ha allestito una bancarella con tanti gadget a tema Riccio, con informazioni, brochure, iniziative e altro ancora, con un pranzo vegetariano: nel pomeriggio musica dal vivo, balli e intrattenimenti con Evita, direttamente da Borbona vicino ad Amatrice, che ha raccontato la sua storia dell’incontro con la ricetta Giulia e ha parlato per conto dell’Associazione Amatrice 2.0 fondata dai ragazzi colpiti dal terremoto. L’Associazione “La casa dei Ricci” è stata gemellata con loro per aiutarli nella raccolta fondi per la ricostruzione.

Ho letto il libro “25 grammi di felicità”. Scritto da Massimo Vacchetta con Antonella Tomaselli che ha aiutato Massimo a “riportare” le sue emozioni. Massimo da molti anni è un veterinario, si è appassionato alla cura dei ricci malati abbandonati nel loro habitat per diversi svariati motivi come perdita di peso che se non pesano mezzo chilo non riescono a passare l’inverno. Ha iniziato con un primo riccio, poi con altri fino a costituire un’associazione di recupero e una volta guariti affidarli come adozione a distanza a dei volontari. E scrive la sua storia, le difficoltà incontrate.

E’ un libro di solidarietà, un messaggio di speranza, un sogno, scritto con il cuore, al termine scrive:  “…è immerso nel lavoro del mio ospedalino mi sbatto per alleviare le pene di ricetti lesi, investiti, affamati, e ci provo a ridare loro un pezzo di esistenza altrimenti negata. Ecco bisogna coinvolgere il cuore. In ogni azione. Vorrei tanto che questa mia passione fosse come una malattia virale, contagiosissima, che si diffondesse il più possibile e che accendesse sentimenti belli in ogni dove. Così ognuno farebbe qualcosa per aiutare gli altri, che siano ricci, bambini, anziani o alberi. Se ognuno facesse la propria parte le gocce nel mare formerebbero, insieme, oceani e cieli. E un mondo più bello.

Aggiungo che l’Associazione a Corneliano si è incontrata con la popolazione al “Teatro Vekkio”, una vecchia cascina che viene data alle associazioni per le proprie iniziative di solidarietà, invece di costruire condomini e supermercati si è pensato al sociale. Da parte, con “internet” non è più necessario scrivere più di tanto perché c’è la possibilità di conoscere e sapere: è necessario presentare le iniziative dove siamo coinvolti noi perché, i nostri rapporti di amicizia ci fanno crescere in una rete solidale.

 

Associazione di Volontariato

La Casa dei Ricci

Via Regina Margherita, 1

12060 Novello – Cuneo Tel. 337352301

ninnaeisuoiamici@libero.it

 

http://www.lacasadeiricci.it

Centro Recupero Ricci “La Ninna”

 

Massimo Vacchetta con Antonella Tomaselli

25 grammi di solidarietà

Come un piccolo riccio può cambiarti la vita

Sperling & Kupfer  Euro 17,00

 

 

 

…e la speranza continua…giugno/luglio 2017/34

 

a cura di Daniele Dal Bon

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Email: vagabondodellasolidarieta@gmail.com

 

 

Se oggi il male è ancora così forte e diffuso

è anche perché le ingiustizie si sono

alleate con le nostre omissioni. (Luigi Ciotti)

 

 

Il manicomio dei bambini

 

 

Carissimi,

 

Sono stato alla presentazione del libro di Alberto Gaino “Il manicomio dei bambini” all’Asai in via Genè e dopo alcuni giorni alla Chiesa di San Giuseppe in via dei Mercanti a Torino.

Conosco Alberto perché aveva svolto il servizio civile al Gruppo Abele ed era “cronista” a “Stampa Sera”. Una prima parte del libro presenta alcune realtà “istituzionali” come “Villa Azzurra” e la “Pagliuca” dove venivano “relegati” i bambini “difficili” e racconta come venivano trattati. E’ un lavoro di documentazione di una vita, gli ultimi due anni è stato impegnato nella stesura del libro. I primi articoli che scriveva non glieli pubblicavano, anche perché gli avvenimenti attuali da scrivere erano sempre molti: il terrorismo, le manifestazioni: uno dei pochi che scriveva su questo argomento era Gabriele Ferraris dell’Espresso, ricordo perché ai tempi leggevo già il periodico. Erano gli anni ottanta quando furono chiusi i manicomi.

La seconda parte racconta la situazione oggi; che malgrado una “rete” di volontari, persone, comunità, gruppi, “forse” stanno accadendo gli stessi fatti che in proporzione è peggio, per gli utenti che in maggioranza sono stranieri e quindi con difficoltà di lingua e culture diverse.

Il libro termina con delle esperienze “positive”, che nonostante tutto, il “nostro impegno” è un continuo seminare che prima o poi “germoglierà”.

Il presentare il libro in luoghi “mirati” è perché   da questi luoghi stanno nascendo le prime esperienze straniere che ormai siamo alla “seconda generazione” e andando verso “la terza”.

Occuparci di questi argomenti è sempre stato non facile, non sono molte le persone che scrivono e i giornali che pubblicano. Ora con internet, avere un blog in contatto con fb etc. arriva a tutti e se poi “ci leggono gli stessi amici” è una scommessa vincente con “oneri minori”.

Cosa si cerca, basta digitare un motore di ricerca. Sono molto meno i “rapporti umani”. Ho il rimpianto di quando c’erano le diapositive e tutti mi telefonavano per averle duplicate. Si lavorava in “gruppo, insieme” per “tirare fuori un messaggio.

 

Questi incontri sono delle scommesse, né perse né vinte. Conta sentirsi in sintonia e ritrovarsi insieme su temi importanti su dove abbiamo lavorato, dopo alcuni anni, e che nonostante tutto, anche se ci sono meno rapporti umani, veniamo a sapere che esiste sempre una “rete”. Questa è la scommessa: il coordinarci ora che la nostra vita stà terminando per lasciare il “testimone” ai nostri figli che se non saranno impegnati come noi si aiuteranno tra amici e parenti.

 

 

Il Manicomio dei bambini

Storie di istituzionalizzazione

Edizioni Gruppo Abele – Euro 15

gaino.alberto@gmail.com  su facebook

 

 

 

…e la speranza continua…agosto/settembre 2017/185

 

a cura di Daniele Dal Bon

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Orizzonti internazionali a Torino

 

 

Alcune persone vedono le cose per come sono e si chiedono: “Perché”?

Io oso sognare cose che non sono mai state e dico: “Perché no?”    (George Bernard Shaw)

 

 

Carissimi,

 

Questa è la n. 185’ esperienza che pubblico su “TDF” da l’ottobre del 1996. Cambiato due volte titolo, due volte numerazione e in due periodi omesso la numerazione. Ho voluto ricordarlo perché effettivamente sono “molte” le esperienze presentato, talvolta ripetute e ripubblicate aggiornate. Comunque sono esperienze “piccole”, positive con la “gente”. Con la tecnologia che ci supera non è necessario pubblicarle: basta digitare su un qualsiasi “motore di ricerca” che si ritrovano i testi e soprattutto le foto, di bassa risoluzione. Ma è importante capire, conoscere, viaggiare, andare da chi lavora per e con la gente e soprattutto capire che “non tutto è oro quello che luccica”.

E’ 50 anni che è morto don Milani, di una ricca famiglia ebrea. Ci sono andato nel 2006 dopo più di dieci anni che non viaggiavo più. La rubrica avrebbe dovuto essere pubblicata su “TDF” invece ne ho fatto solo una “Lettera agli amici”. Nell’ occasione era stata organizzata la marcia della pace. Pubblico ora le mie impressioni di dieci anni fa. Aggiungo che moltissime “esperienze che ho pubblicato” sono il seme di don Milani. Francuccio Gesualdo del “Centro Nuovo Sviluppo della Pace” era un suo allievo.

 

Per motivi di famiglia non ho potuto partecipare a queste iniziative per alcuni anni. È come se avessi fatto un sogno e mi fossi risvegliato ora. È passata una generazione, altri giovani, altre persone, studenti, gruppi di scout, molti stranieri. Ho sentito gli stessi slogan che si sentivano un tempo, ora con un entusiasmo diverso; ho visto meno partiti, più organizzazione civile e no-profit, con un volontariato che negli ultimi anni è aumentato.

Mi ritrovo con un’altra generazione, potrebbero essere i miei figli; è positivo che altri continuino l’impegno per la pace, ma sembra di ricominciare daccapo con le stesse cose che dicevamo trent’anni fa. Sono andato a rileggermi un articolo scritto tanti anni fa: ecco, potrei riscrivere oggi le stesse cose. Beh, di positivo c’è che molti, che erano impegnati con me, hanno continuato a lavorare in organizzazioni Onlus o in enti locali anche dovendo gestire una famiglia, una professione, una casa.  Un amico mi disse: “tu sei sempre Daniele, sono pochi che continuano con lo stesso impegno e coerenza come te”.  Forse sono stato un eterno adolescente ma poi, a causa di gravi motivi di famiglia, non ho fatto scelte di vita radicali, sempre rinviando a tempi migliori.

Forse ora è il momento di farle …

 

…Daniele non guardare il passato, il futuro è davanti a te. Hai solo il dovere quotidiano. E’ il momento di fare le tue scelte….(Azzurra)

 

Ora è necessario leggere, approfondire e soprattutto “mettere in pratica” modificando il nostro stile di vita.  Ho letto ora due libri che danno un idea della storia vissuta:

 

Orizzonti internazionali a Torino

a cura di Dora Marucco e Cristina Accornero

Donzelli Editore Euro 30,00

 

E poi “Piano piano, corso di avvicinamento alla lingua italiana per adulti stranieri”, presentato durante il Festival Migranti di Alba, Edizioni Guerini Studio/Fondazione Migrantes Euro 16,50 di Michela Borio e Patrizia Ricker. Il Festival è terminato con l’intervento di Fredo Olivero assieme a Carlo Petrini:  “sarà il nostro stile di vita a cambiare dove potremmo vivere tutti insieme…”

 

Aggiungo il libro di Luca Ricolfi “Sinistra e popolo, il conflitto politico nell’era dei populismi, Longanesi, euro 16,90.

 

Sono utili per conoscere, capire il passato, il presente ed “inventare” futuro. La storia non si fa né con i sè e né con i ma, però aiuta capire dove stiamo andando. E soprattutto parlarsi tra di noi, confrontarsi, riprendere in mano la “politica” che manca anche nelle nostre riunioni: quello che ho ascoltato in “trent’anni” nelle varie “esperienze” che ho visitato.

 

 

 

e la speranza continua…novembre 2017

 

a cura di Daniele Dal Bon

BLOG – https://danieledalbon.wordpress.com/

Email: vagabondodellasolidarieta@gmail.com

 

Ci impegniamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo

su misura, ma per amarlo. (Don Primo Mazzolari)

 

 

 

Associazione Plesso Lesi Italiana

 

 

Carissimi,

 

Sabato 17 giugno alle ore 21 il teatro comunale di Monforte d’Alba, era pieno, in occasione di “Gin e Gena” cui il ricavato è andato all’Apli. Oscar mi ha menzionato e fatto “applaudire” mettendomi sullo stesso piano degli attori e dei tecnici: “Gira per tutto il Piemonte e fotografa anche voi mettendovi sul suo blog”: Mi fa da “cassa da risonanza”, presentando il mio impegno, che è un seme di speranza nella gratuità. Ha detto che conosco molte associazioni, oltre 180, e la prossima volta verrà presentata anche la Aply: associazione Plesso Lesi Italiana. Sono stati illustrati i propri scopi e le finalità ed ha avviato una raccolta fondi a sostegno delle attività svolte, in occasione di “Gin e Gena” con ingresso libero ad offerta.

 

Se il tuo braccio non si muove più fai girare il mondo attorno al tuo braccio.

 

Associazione Plesso Lesi Italiana è un’associazione apolitica e persegue esclusivamente finalità di solidarietà sociale, non ha fini di lucro e opera nel campo della tutela dei diritti civili e del lavoro delle persone con lesioni di plesso brachiale.

 

Cosa è il plesso brachiale rappresenta la rete nervosa proposta all’innervazione (sia sensitiva che motoria), dell’arto superiore, che controlla i muscoli della spalla, del braccio, del gomito, del polso, della mano e delle dita. Una lesione al plesso brachiale rappresenta un evento che cambia la vita di una persona. L’incidente è l’evento che lo ha determinato, spesso ha causato anche un politrauma ma la lesione del plesso brachiale spesso è più difficile da gestire, sia dal punto di vista medico, sia da quello psicologico.

 

Le cause di una lesione del plesso brachiale sono principalmente riconducibili a incidenti stradali in moto o balistici. In questi casi si può verificare uno stiramento, una compressione o l’avulsione dei nervi. Esistono inoltre le lesioni da parto chiamate paralisi ostetriche.

 

…per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita. (Papa Francesco)

 

A.P.L.I. Associazione Plesso Lesi Italiana

http://www.iragazzidelplesso.it

info@iragazzidelplesso.it

ramona.b76@gmail.com

 

 

Diario di viaggio

 

 

 

Gennaio 2017

 

Carissimi, alcune informazioni e degli “imput”: ormai è stato detto tutto e il contrario di tutto: è il momento delle scelte. La Stampa stà pubblicando delle “memorie”: oggi è arrivata agli anni settanta, cui ha già pubblicato il libro degli anni sessanta. Sarà che sono i miei anni, la mia adolescenza, quando ho iniziato a lavorare non sono stati belli; mi domandavo, quando andavo a lavorare: come sarà il mio futuro?

 

E mi rispondevano: “pensa a farti i contributi, a risparmiare che così potrai continuare a vivere dignitosamente”. La mia vita è passata, ma i giovani di oggi, senz’altro troveranno un mondo migliore però dovranno essere “molto equilibrati” per poter vivere. Con la tecnologia di oggi tutto costa meno ma ci sono molte “spese” in più. Bisogna vivere nella “sobrietà, accontentarsi” come ha detto all’angelo Papa Francesco o oggi Marco Deriu o altri che hanno scritto.

 

Fredo, molto bella l’omelia con l’introduzione. Voglio metterle in un file unico tutte insieme oltre al resto. Domani ad Albugnano c’è Deriu che ho conosciuto vent’anni fa in Alfazeta. Se è bello, che dovrebbe essere, faccio un salto ma solo alla relazione del mattino e poi di nuovo a casa al lavoro.

 

 

Mercoledi, 27 aprile 2016 ore 16,30

 

Sala Vinaj Palazzo San Giovanni via Roma, 4 a  – Cuneo

 

 

RICORDER MO LUCIANO JOLLY

 

Laboratorio Scrittura Creativa Uriel

MenteInPace

BioDiversity

Agedo Cuneo

Esseoesse.net.onlus

Arcigay

Associazione Armenia

 

Laboratorio Siddharta

Ingresso libero

 

Il Politico dimezzato – Edizioni Siddharta

Cajorata Orizzonti brevi – Editrice Mille

Cajorata 2 confini sottili – Primalpe

La superficie delle cose – Silver Press

 

Grazie Fredo

Bravo , infatti si é impegnati a volte piú di prima col vantaggio peró di poter scegliere

Bene ho letto incontro Comunità di base Troverai Maria Zuanon                        Certo come anch io

Ottimo il vino che mi hai regalato Condiviso oggi con i miei vicini di pianerottolo che mi hanno invitata a pranzo insieme ad altra comune amica Buon rientro Attento alla nebbia Ciao Isa

 

Ciriè, 1 giugno 2016

 

Credo che occorra dare un senso a tutto quello che ci accade. Se ben ricordi anni fa ho scritto per TDF di un fatto che mi ha cambiato la vita. Si trattava semplicemente di una storta che mi ha

portato, con vari passaggi, o occuparmi di cooperazione internazionale. Auguri Giorgio Bianchi

 

Stamattina me ne è capitata una che ha senso condividere con gli amici

 

Stamattina me ne è capitata una che ha senso condividere con gli amici. Alle 8.00 stavo uscendo dal panettiere della mia città, Ciriè (provincia di Torino), ho attraversato la strada per raggiungere la mia autovettura parcheggiata vicino ad un marciapiede in regolare parcheggio con strisce bianche, sta vo percorrendo una decina di metri per arrivarci all’auto quando, per colpa del marciapiede sconnesso, sono caduto rovinosamente nella corsia di transito accanto al marciapiede stesso ed ho battuto violentemente la spalla sinistra, fortunatamente non la testa!! Il caso ha voluto che una signora molto anziana dietro di me mi soccorresse e mi accompagnasse ad un bar lì vicino dove la barista allertava il 118 e l’ambulanza poco dopo mi portasse in ospedale. Dalle radiografie è stato accertato che non c’è nulla di grave: contusione alla spalla, 3 giorni con braccio al collo con tutore e antidolorifico per bocca. Scherzando il barelliere sull’ambulanza mi ha detto: “Meno male che ne parliamo!! Vuol dire che non ha avuto nessun trauma cranico!! E che è vivo!!”.

Subito ho pensato alla vecchietta che mi ha soccorso: se fosse capitato a lei? Magari si sarebbe rotta qualcosa , data l’età! E poi tutti i conoscenti che ho incontrato (anche il barelliere!! ) mi hanno suggerito: “Fai denuncia contro il Comune! Contro il Sindaco! Prima però fai le fotografie del marciapiede, perchè poi lo asfaltano!!”. Già! Siccome domenica 5 giugno anche nel nostro Comune si vota per l’elezione del sindaco, da oltre un mese stanno asfaltando tutte le strade che portano in centro città! E di domenica lavorano per fare le strisce pedonali e quelle per i parcheggi!! Meno che i marciapiedi!! Quelli sono tutti completamente da rifare!! Non ce ne è uno sano, ogni 2 o 3 metri si rischia di cadere!! A chi mi suggeriva di fare le fotografie avrei dovuto rispondere che ne avrei fotografati almeno una cinquantina in quelle pietose condizioni!! E siccome il sindaco deve/dovrebbe tutelare la salute di ogni cittadino la voglia di una denuncia ci starebbe tutta!! Sì, sì mi recherò presto a farla dai Vigili Urbani, con tanto di referto del Pronto Soccorso, poi vedremo!! o comunque che saranno tempi lunghi per avere qualche risultato!! Ho saputo invece che l’attore Lino Toffolo è proprio morto per essere caduto a Venezia in situazione analoga alla ia ed aver battuto violentemente la testa! Qualche tempo fa ciò succedeva anche ad un anziano di Torino!! Cari futuri sindaci, fate memoria di queste cose per il vostro futuro responsabile operato!!!

Davide Pelanda

 

… tutto ha un senso, perchè…”se non ha senso il sasso, non hanno senso neanche le stelle” (diceva il Matto a Gelsomina nel film “La Strada” di Fellini).

 

Havana, 9 dicembre 2015

 

Carissimi,

 

e termino qua a Cuba, non essendoci internet ho potuto finire, un altro lavoro: Tempi di Fraternità, avevo iniziato con Elio Taretto nel 1988 a Torino in corso Palermo, ci arrivavo con il mio motorino, dopo avere lavorato alla LDC, poi quando è morto nel 1993 proposi alla redazione una collaborazione,  ma non mi dettero soddisfazione, nel 1995 appena tornato dal viaggio in America Latina e Centro America durato tre mesi, tornando in Italia dopo un mese per i miei e sviluppare i rulli, chiesi un aspettativa alla Ldc per poterci andare, incontrai Giorgio Bianchi da Lina che mi disse: vieni tu a presentare le esperienze della solidarietà che hai vissuto! Era appena morta mia sorella, mia mamma aveva 82 anni, la Ldc stava “contenendo i costi”; non viaggiavo più per non lasciare mia mamma da sola, non sapevo cosa fare, proposi un viaggio nei gruppi della solidarietà con l’intenzione che al termine “avrei spiccato il volo”, che sarei cresciuto, e ripartito verso altri orizzonti ed intanto stò terminando l’archivio fotografico.

 

 

2012

 

cari amici da oggi ho anche io un blog!! ci ho messo un po’ di tempo per aprirlo, ma ce l’ho fatta. grazie anche allo stimolo che mi ha dato mio figlio più grande nel costruirlo. Certo, non ha una grafica delle migliori…ho cominciato col pubblicare un mio testo a puntate sul… TEMPO!! spero vi piaccia!!

 

http://www.davidepelanda.blogspot.it/2012/11/occhio-agli-orologi-sciolti-1-puntata.html#comment-form

 

Dicembre 2012

 

Caro Elio,

 

Percorrendo  la strada  da Asti a Chivasso ad un certo punto si arriva al bivio dove si gira a sinistra per andare alla Comunità Emmaus di Penseglio dove ha vissuto diversi anni  Elio Taretto, fondatore della nostra “Tempi di Fraternità”; sono passati ormai 19 anni da quando  Erminia mi ha telefonato dicendomi della sua scomparsa (ormai sono  due anni che è morta anche lei,  aveva collaborato molto con Elio nei comitati di solidarietà e soprattutto nella traduzione dal portoghese oltre alle comunità di base).

Erano gli anni ottanti, Elio partecipava ai comitati di solidarietà; alla domenica tornando dalla campagna dopo aver lasciato mia mamma e ma sorella mentre andavo da Lina passavo da Elio dove ci confrontavamo con le ultime novità internazionali. Era uno che si interessava alla fotografia, ci teneva alla memoria e mi incoraggiava sempre a fotografare e a realizzare strumenti informativi per la gente. Sono stato con lui al Convegno “Oscar Romero” a Madrid, avevo  uno dei primi videoregistratori VHS, si era entusiasmato  vedere il video realizzato al convegno; in seguito   aveva pubblicato  gli atti, leggevo i suoi bellissimi editoriali e al giornale ha lasciato un “seme” che ora stà germogliando: dopo 19 anni siamo un  gruppo di amici  che credono nel proprio impegno. A suo tempo Brunetto il nostro direttore aveva detto: “TDF è il vero miracolo italiano!” E altri amici nel 1993: “adesso la comunità e il giornale chiudono”. Noi siamo la prova  che a volte la storia può andare in direzioni diverse.

Ora i tempi cambiano,  stà a noi portare avanti cosa lui credeva, come mi ha detto il figlio di uno di noi: “Tocca a voi darci delle proposte per noi….”In un mondo in cui c’è molto male bisogna “globalizzare” anche la solidarietà, creare dei semi di speranza, far conoscere esempi positivi; facebook potrebbe essere un’occasione di comunicare con la gente in modo che non solo parli di calcio, di giochi, inserimento di foto di compleanni ma parlare anche di politica, progetti alternativi, avere sempre voglia di capire,  confrontarsi, non dare nulla per scontato, verso un mondo più giusto in modo che i nostri giovani abbiano  delle opportunità  anche positive e poi come ha detto Jolly in un nostro editoriale precedente, come prima cosa da fare: “…la coerenza innanzi tutto non deve mai mancare…”

 

Pubblicato nel mese di dicembre 2012

 

IL SINDACALISTA FIM Alberto Tridente è morto a 80 anni.

L’ho conosciuto in uno dei campi di studio “Europa Terzo Mondo” alla Comunità di Agape nel 1980. Poi nel 1987 sono stato alla Comunità di Penseglio e lì l’ho fotografato nella foto che presento. E’ sempre stato impegnato, coerente con quanto diceva e si è dedicato  alla solidarietà negli anni ottanta dove l’ho frequentato nei vari incontri che partecipavamo. E’ stato anche europarlamentare presenziando le commissioni estere. Era umile, era uno che lavorava “per la gene e con la gente”.

 

Da “La Stampa” del 25 luglio 2012

 

Il giorno 24 luglio è mancato Alberto Tridente. Lo annunciano la moglie Anna e il figlio Omer. Funerali giovedì 26 luglio 2012 presso il Tempio Crematorio del Cimitero Monumentale, corso Novara 137, Torino. – Torino, 24 luglio 2012

La CISL di Torino e del Piemonte, la FIM di Torino e del Piemonte, la Fondazione Vera Nocentini ricordano Alberto Tridente indimenticabile Sindacalista della FIM di Torino e Nazionale, instancabile organizzatore dei lavoratori torinesi degli anni ‘60. Sei stato un grande esploratore sindacale sostenendo i lavoratori in tanti paesi del mondo. Grande Alberto per quello che ci hai dato e con il patrimonio di idee e di motivazioni che lasci, continueremo a camminare insieme.

La sua storia di importante sindacalista, soprattutto negli anni in cui i diritti dei lavoratori erano negati e si dovettero costruire dal nulla, dice tanto ma non tutto della sua umanità e della sua dedizione a confrontarsi ed impegnarsi con gli altri e per gli altri; della sua amicizia che metteva a disposizione soprattutto di chiunque avesse bisogno di sostegno; del suo ottimismo che rifletteva tanto la sua origine di povero ed operaio, quanto il suo convincimento che l’impegno sindacale e la solidarietà cristiana sono riferimenti decisivi per il possibile riscatto sociale e per la resistenza ad ogni sofferenza. Per questo Alberto Tridente continuerà a vivere nel ricordo e nel cuore dei tanti che gli hanno voluto bene. Alberta, Aloia, Antoniazzi, Avonto, Baglioni, Baretta, Bellisario, Benaglia, Bentivogli, Berretta, Biondo, Brenna, Brighi, Burzio, Buzzigoli, Cal, Caprioli, Carlevaris, Carniti, Castrezzati, Cavazzuti, Caviglioli, Cazzaniga, Cella, Celestino, Chiarle, Colombo, Cuevas, Dealessandri, Dellacqua, Marucco, Farina, Ferigo, Gabaglio, Gheddo, Gilardi, Guerisoli, Italia, Lauria, Liverani, Lizza, Mainardi, Melai, Manghi, Marini, Migone, Morese, Negarville, Pavan, Pelos, Perego, Revelli, Romagnolli, Rota, Sala, Sansone, Santini, Serafino, Scotti, Spagnolo, Spreafico, Stoppini, Tortora, Tosco, Viviani, Vizio, Zabaldano.

La Camera del Lavoro di Torino piange È morto un vecchio leone del sindacalismo torinese e italiano, leader della Fim e della breve stagione della Flm: Alberto Tridente stroncato in pochi mesi dal cancro. Aveva 80 anni e per tutta la sua lunga vita è stato accanto ai lavoratori. Non solo quelli del suo Paese, ma del mondo. Tra i suoi amici c’era Luis Iniacio Lula da Silva, il mitico presidente del Brasile operaio arrivato a dirigere uno dei grandi Paesi paesi emergenti Iscritto alla Fim dal 1959, Tridente entra due anni dopo nella segreteria dei metalmeccanici della Cisl di cui diventa segretario generale dal 1968 al 1973. La sua stagione d’oro è stata quella della Flm torinese. Un periodo breve che ha cementato gruppi dirigenti che non si poi mai dispersi pur nella diaspora degli anni successivi. Al Congresso nazionale della Fim del 1981 lascia ogni incarico e tre anni dopo, nel 1984 è eletto consigliere regionale del Piemonte e successivamente, nel 1989, parlamentare europeo come indipendente nelle liste di Democrazia Proletaria. Ma la politica per Tridente non era solo quella nelle istituzioni. Per lui l’impegno è proseguito negli Anni ‘90 in attività di volontariato con Ong, in particolare Re.Te. Ha lavorato in Brasile con Lula, ma ha anche insegnato alla Unam brasiliana e all’Università di Torino. E poi i viaggi per vedere e capire: così nel Maggio francese, così in Medio Oriente (Israele e Palestina), l’Asia (Giappone e India) America Latina. Da poco è uscito il suo libro autobiografico «Dalla parte dei diritti », Rosenberg & Sellier. E con altri compagni della sua lunga milizia ha fondato il sito a tratti critico nei confronti della linea Cisl «www.sindacalmente. org».

 

DON ANDREA GALLO

 

(18 luglio 1928 – 22 maggio 2013)

 

Prete degli ultimi, prete di strada

“Comunque è vero, sono comunista.

Non dimentico mai la Bibbia

e il Vangelo. E non dimentico mai quello

che ha scritto Marx”

 

Carissimi,

 

sono stato alla Comunità di San Benedetto verso la fine degli anni ’90 con gli amici di “Tempi di Fraternità”. Siamo rimasti in contatto e mi ha scritto anche una bella lettera alla morte di mia mamma. Poi nel giugno del 2011 l’ho rivisto all’arrivo dell’iniziativa  “dello sbarco di Genova” provenienti da Barcellona.

 

Ultimo saluto a Don Andrea Gallo: Genova 25 maggio ore 11,30

 

Sabato 25 maggio a Genova ore 11,30 presso la chiesa del Carmine in via Brignole De Ferrari 3, si svolgerà la cerimonia funebre di Don Andrea Gallo. A celebrare la messa saranno il cardinale Angelo Bagnasco e Don Luigi Ciotti. Al termine sul sagrato interverranno il sindaco Marco Doria e Moni Ovadia. Alle 10 dalla Comunità di San Benedetto via San Benedetto 12, partirà il corteo funebre per accompagnare Don Andrea alla chiesa del Carmine.

Alle 16 a Campo Ligure, paese dove vive gran parte della sua famiglia, si terrà una funzione in forma più ristretta presso la parrocchia di Piazza Vittorio Emanuele. Subito dopo la salma sarà accompagnata al cimitero locale.

 

Venerdì 24 maggio dalle ore 21 nella chiesa di San Benedetto si terrà la Veglia, occasione per chi lo volesse, di salutare Don Andrea in modo più personale.

Su desiderio di Don Gallo la Comunità chiede di non portare corone o fiori, si potrà rendere omaggio attraverso il c/c della Comunità: Banca Etica IBAN IT86J0501801400000000138289, oppure c/c postale n. 15149164.

 

Don Gallo: card. Bagnasco, venerdì a Genova presiederò funerali

Roma, 22 mag. (Adnkronos) – “Conto di presiedere il rito funebre per don Andrea Gallo, a Genova venerdì pomeriggio, una volta conclusa in mattinata a Roma l’assemblea generale della Cei”. E’ l’impegno che auspica di poter mantenere il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza episcopale italiana, rivolgendosi ai giornalisti vaticanisti e ricordando la figura di don Andrea Gallo, il prete genovese scomparso oggi. “Ero andato a trovarlo una settimana fa e stava benino -riferisce il cardinale Bagnasco- abbiamo preso un caffè in piedi, recitato l’Ave Maria e poi gli ho dato la mia benedizione. Era certamente deperito, molto magro ma lucido e sereno, pur consapevole della sua difficile situazione di salute. Poi, durante i lavori dell’assemblea generale della Cei, sono stato informato che le sue condizioni stavano precipitando, fino alla triste conclusione di oggi”. Bagnasco sottolinea l’impegno di don Gallo nella sua comunità, “di cui era non solo il fondatore ma il punto di riferimento ideale. Diverse volte l’ho incontrato come arcivescovo di Genova in questi ultimi 6 anni. Fra noi il dialogo era sempre molto chiaro, di amicizia e affetto non mancando di affrontare anche quelle situazioni che talora potevano creare perplessità. Il mio rapporto con Andrea Gallo -conclude Angelo Bagnasco- era un rapporto rispettoso e soprattutto fraterno”. (22 maggio 2013 ore 21.32)

Segreteria tecnica nazionale delle Comunità cristiane di base  c/o CdB di San Paolo

Via Ostiense, 152/B – 00155 – Roma segreteria@cdbitalia.ithttp://www.cdbitalia.it

Le Comunità cristiane di base (CdB) hanno accolto con profondo dolore la morte di don Andrea Gallo ed esprimono la loro solidale vicinanza ai famigliari e alla comunità di san Benedetto al porto. Più volte nella loro storia le CdB hanno condiviso con don Andrea e la sua comunità luoghi e valori comuni, riconoscendo nella sua azione pastorale e sociale la pratica di un cristianesimo profetico che mostra il Dio di Gesù nella liberazione delle persone oppresse, impoverite, discriminate, umiliate.  Siamo stati con lui nella pratica di una fede laicamente vissuta, nella difesa della Costituzione antifascista, nel costante impegno per una società più giusta, più conviviale.  Ci mancherà il suo sorriso, la sua sterminata fiducia, la forza del suo vangelo vissuto sulla strada ma la sua generosa testimonianza resta per le CdB un appello ed una speranza per un futuro migliore.

Le Comunità cristiane di base Roma, 23 maggio 2013

 

Albugnano, 1° dicembre 2013

 

ELIO TARETTO

E’ VIVO

 

20° anniversario di P. Elio Taretto Cappuccino

 

Carissimi,

 

Il 1° dicembre 2013 saranno 20 anni che P. Elio Taretto è mancato. Noi della Comunità Emmaus vorremmo condividere con tutti gli amici che lo hanno conosciuto un momento di ricordo comunitario presso la nostra comunità alla Cascina Penseglio di Albugnano.

Ci troveremo alle 10,00 per uno scambio fraterno ricordando la sua figura e la sua testimonianza di francescano per la pace e la solidarietà. Seguirà la celebrazione dell’Eucarestia. Chi non può partecipare, può inviare un pensiero o un ricordo che sarà condiviso con gli altri.

Se vorrete potrete fermarvi a condividere la mensa con noi.

E’ gradita una conferma della vostra presenza al n. 011/9920841 o a terraegente@libero.it.

Vi aspettiamo numerosi, a presto.

La comunità di Emmaus di Albugnano

 

PER UN CAMMINO COMUNITARIO DI PACE

 

“IL SIGNORE VI DIA PACE!”

Ringraziamenti a don Gianni e a voi. Al Signore.

Un’altra sera di condivisione.

Stasera un invito a dire le cose più intime, più profonde, qualcosa di più di una cena…

Certo il cibo, il mangiare è necessario, ma in certi momenti ci si rende conto che c’è                                        qualcosa di più importante qualcosa che ci renda sereni dentro, che dia significato a tutto il resto: a tutto ciò che facciamo: il senso della vita. (Condividere cose che ci possono saziare, e rendere sereni dentro…ma anche fuori, nei nostri rapporti con noi stessi, con gli altri, con la vita.)..E poi una prospettiva, una risposta al nostro bisogno di vivere e dare un      senso alla nostra esistenza.

Per tutto questo ha senso essere comunità cristiana ma anche fare qualcosa di più.

Parliamo allora della pace: il dono della pace ”Il Signore ti dia Pace”. Questo è il saluto specifico francescano.

Non solo assenza di guerra, la possibilità di vivere una vita piena di gioia profonda, di armonia, di realizzazione personale e per tutti . La possibilità di poter vivere in un mondo più ricco di umanità, di speranza, di sostegno reciproco, di prospettive di vita più bella e più degna per tutti.

Shalom = pace = pienezza di vita e di amore.

Esiste questa pace?

Quando ritorno in queste valli mi assalgono i ricordi belli ma molto traumatici. La guerra, il terrore, i morti (giovani), la resistenza, le speranze e le prospettive deluse.

Quante sofferenze…per nulla? Giovani, famiglie, bambini…Ci eravamo illusi? Forse siamo rimasti in superficie.

E oggi siamo di nuovo li: – a livello locale nazionale e internazionale

Di nuovo le guerre, i massacri, gli odi razziali, le pulizie etniche, i campi di concentramento…

Di fronte alla realtà, si scopre che la pace è qualcosa di più profondo, di serio e va costruita in un altro modo per dare una risposta di armonia a tutto l’insieme, dove si possa realizzare il più pienamente possibile, e dove i rapporti tra le persone siano sempre più ricche e non più povere di umanità. La pace quindi è impegno, sforzo, educazione ai rapporti, approfondimento personale e comunitario.

Non basta lavorare, faticare, guadagnare, mangiare…Realizzare il mio piccolo benessere…

Il Regno di Dio non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo (Rom.14-17,19).

Si tratta quindi di un dono di Dio, ma che va costruito insieme con una educazione continua personale e comunitaria, superando una mentalità egoistica, chiusa, centrata su noi stessi. E’ necessaria una nuova mentalità che, senza dimenticare noi stessi, inizia però dall’attenzione agli altri, ai bisogni degli altri.      (Elio Taretto, senza luogo e senza data)

Relazione al Convegno Acli (Pra Catinat – 1990)

 

L’ambiente: complessità e risposte possibili Fede e vita.

 

Naturalmente suppongo tutta l’analisi nella complessità del problema ambiente.

Dall’esplosione che questo ha avuto con gli aspetti più disumani derivanti da un’ errata concezione di sviluppo, a tutte le conseguenze di dissesto di una sana concezione di vita, dal lavoro, dai rapporti sociali, di quelli interpersonali e internazionali.

Intendo dire in modo particolare, da una concezione di vita basata essenzialmente sull’interesse, il profitto, lo sfruttamento, la concezione del valore come produzione e consumo (usa e getta; produrre per consumare..).

Tra queste conseguenze, lo sradicamento non solo di individui, ma di intere masse dal loro ambiente naturale di vita, a quello più artificiale e sovente artificioso, con frequente, profonda crisi di valori, perdita della propria identità e ricerca affannosa di modelli di vita spesso inadatti  e soprattutto non confacenti a molti strati di persone, con conseguente crescita da un lato di sviluppo e benessere economico e dall’altro di crescita di crisi della persona e della fascia del disagio di cui sicuramente parlerete nel corso successivo (v. schema di lavoro 2° corso).

 

E’ chiaro a questo punto che noi non possiamo parlare dell’ambiente a se stante, senza collegarlo intimamente al problema della persona, delle persone, dei modelli di vita, di crisi dei valori.

Non nel senso che quelli passati siano stati tutti buoni, e oggi non ce ne siano più, o siano tutti cattivi. Non nel senso che questa crisi ha segnato e segna in modo particolare il nostro tempo e le nostre generazioni. Motivo per cui è avvenuto e ancora sta avvenendo, che molti, tra cui anch’io e anche noi, siamo partiti alla ricerca di nuovi modelli di vita che rispondessero più profondamente alle nostre esigenze di uomini e di donne, di credenti, sia come dimensione personale che in quella comunitaria.

E’ partendo da questa premessa che posso inquadrare il senso della nostra esperienza di vita dalla quale mi si è pregato di partire, proprio per esprimere un frammento di proposta  e risposta concreta e possibile alla crisi che investe la società attuale nel suo complesso, e la questione ambiente in modo particolare.

Vi dirò subito che il problema ambiente non lo abbiamo percepito in tutta la sua complessità subito in partenza. E’ stata comunque una componente determinante fin dall’inizio, ma si è poi maggiormente chiarito e ampliato lungo il percorso, fino a diventare oggi un aspetto sul quale stiamo giocando gran parte della nostra impostazione di vita e le scelte che via via stiamo facendo.

Questo per dire che, se già non lo avete pienamente acquisito – come penso – esso è destinato a diventare un aspetto fondamentale e speriamo beneficamente sovvertitore dell’attuale sistema di vita e di sviluppo sempre più caratterizzato come società dei consumi. E credo che su questo problema è destinato a misurarsi qualsiasi tentativo di serio cambiamento personale o comunitario che voglia porsi come indicazione e testimonianza valida e seria per un futuro non solo di sopravvivenza, ma in grado di recuperare tutta la dignità possibile e la ricchezza di contenuti di cui la società attuale ha enormemente bisogno per uscire dai suoi enormi – dico enormi – problemi.

 

La nostra esperienza

 

Gli inizi della nostra esperienza risalgono a circa 25 anni fa. E’ prima la storia di un semplice gruppo, uno come tanti, gente di parrocchia, di associazioni, o addirittura senza storia associativa. Qualcuno però proviene da movimenti cristiani un po’ più strutturati. Tutti piuttosto stretti nei vecchi clicè, sensibili ai cambiamenti ai cambiamenti in atto, attenti alle conseguenze sui soggetti più deboli e decisi a ricercare tentativi di soluzione a stretto, medio e lungo termine.

C’è prima il bisogno immediato: dare risposte il più possibile rapide ed efficaci alle situazioni estreme, di emergenza.

Poi ci sono i bisogno di rapporto, interpersonali, di amicizia, di affettività, di cultura, in un ambiente segnato da leggi economiche e di lavoro sempre più dure e caratterizzate dallo sfruttamento: mancanza di casa, di servizi, di attenzione alla persona, alla famiglia, alla dignità umana. Situazioni frequenti e quasi indescrivibili. Si potrebbe dire “robe da terzo mondo”.

E’ quello il tempo in cui i ricchi e le multinazionali di oggi si sono fatte le ossa, hanno messo le premesse degli attuali fatturati, sulla pelle dei poveri di casa nostra.

Oggi continuano a farseli sulla pelle di altri poveri un po’ più lontani.

Dopo un po’ di anni di tentativi di risposte sempre molto limitate in questo caos umano e sociale, maturiamo l’idea di comunità.

Tanto per capirci siamo negli anni di Pellegrino e maturano le linee a livello diocesano della “Camminare insieme” – ’67-’68.

Esplodono per la prima volta le grosse contraddizioni di un sistema segnato dalla violenza- contestazione e repressione quotidiana -.

Prima nostra reazione : ci costituiamo come comunità (da gruppo a comunità) ed entriamo più a fondo nel sistema per esperimentarlo più dall’interno, dalla parte di chi lo subisce.

Seconda reazione: maturiamo come persone e come comunità cristiana un’analisi più approfondita delle contraddizioni, e nasce l’idea di una risposta più globale al sistema di vita: scelta di un ambiente più libero dai condizionamenti strutturali per realizzare insieme una nuova qualità della vita. Nasce la scelta agricola come nuovo spazio più libero e creativo.

Entriamo in un tipo di avventura molto dura che ci porterà  però gradualmente a capire sempre di più l’essenzialità del rapporto uomo-natura, l’urgenza di recuperare i valori fondamentali del rispetto dell’ambiente, della terra e della creazione nel suo complesso.

A mano a mano che la nostra esperienza procede cresciamo nella presa di coscienza del degrado ambientale provocato dal trionfo della chimica e dall’uso indiscriminato dei pesticidi e diserbanti che sono alla base di un certo modo di produrre cose basilari e superflue per l’alimentazione della gente e perciò anche la base per la crescita di malattie da inquinamento, la base per lo sfruttamento e l’impoverimento dello stesso terreno, e causa determinante dell’inquinamento ambientale.

Causa di insorgenza di malattie a non finire… data anche la componente dell’ignoranza tra la gente che lavora in campagna, o che pur lavorando part-time, non percepisce ma è portata a trascurare la serietà del problema. L’importante è produrre e smerciare.

Di qui noi abbiamo maturato la serietà e l’urgenza dell’impegno da parte di tutti sul problema ecologico per la cui soluzione occorrerebbe sempre più sviluppare un’opera di forte coscientizzazione perché tutti si sentano coinvolti e responsabili di avviare un cambiamento di stile di vita…per la salvezza di tutti.

E’ chiaro che ciò comporta un cambiamento del modo di concepire la vita secondo l’impostazione classica, secondo cui l’interesse materiale e il profitto devono essere sempre e costantemente al primo posto, e anche come concezione dei rapporti tra le persone. Il che fa spesso dimenticare il valore della persona in se, al di là delle cose che possiede o che produce..

 

Mentre il contatto con la natura e un nuovo rapporto di vita e di lavoro, porta a un maggior

equilibrio nella psiche della persona e da uno stimolo e un aiuto notevole alla crescita della persona nella suam capacità di valutazione dei problemi stessi. Tanto più quando questo tipo di vita viene svolta costantemente attraverso un’impostazione di vita comunitaria dove ciascuno è posto nella necessità di esercitare e sviluppare la propria capacità e i propri carismi attraverso il sistema della reciproca utilità e del servizio.

C’è poi la scoperta di tutto ciò che costituisce il problema della sopravvivenza, sia come salute per noi e sia come possibilità di sviluppare nuovi rapporti di rispetto e collaborazione tra le persone . Da tutto ciò emerge a poco a poco la linea della solidarietà come rapporto urgente e indispensabile con i nostri fratelli più poveri la cui liberazione e salvezza è strettamente legata alla nostra stessa salvezza umana e cristiana. Ad esempio la questione della salvezza dell’Amazzonia e dei suoi abitanti originari, le minoranze etniche indigene estremamente espressive di questo stretto rapporto di interdipendenza. Solidarietà, quindi come via obbligatoria alla giustizia e alla pace. Come Cristiani = tutti figli di Dio = unica famiglia.

Nuovi valori, nuova cultura: Solidarietà, Giustizia, Pace, Nonviolenza, Salvaguardia del Creato.

Emergono perciò gradualmente nuovi valori su cui costruire la nostra vita individuale e comunitaria.

Nuova espressione di comunità cristiana, impegnata a fianco di tutti coloro che lavorano alla costruzione di un nuovo tipo di realtà sociale, attraverso un nuovo stile di vita.

L’emergere di una nuova spiritualità, caratterizzata da maggiore attenzione verso gli altri, più tenerezza verso i poveri, considerati non più oggetto, ma soggetti e più rispetto per la creazione.

 

  1. a) La terra come fonte di vita e di educazione. Un rapporto vitale e non strumentale.
  2. b) Problema di cultura e di maggiore considerazione dei popoli così detti “sottosviluppati”.

 

Da tutto ciò risulta sempre più nitida e impellente la nuova vocazione del cristiano e di ogni comunità cristiana: luogo di incontro, di presa di coscienza e di maturazione su questi valori fondamentali che ci riportano a un senso profondo di vita.

Comunità Cristiana come luogo di aggregazione, di affinamento, di sensibilità, di approfondimento di rapporto tra fratelli e creature di Dio.

Il compito a lavorare per la nuova creazione secondo cui: Anche la creazione è stata sottoposta a schiavitù e geme con le doglie del parto in attesa della manifestazione dei figli di Dio (Rom. 8).

 

Bibliografia: Balducci:     L’uomo planetario

  1. Battistella: Quale 2000?

Piccolo e bello

 

 

IL PANE E’ RIMASTO FRA LE MACERIE ricordi della marcia pacifista a Mostar

 

Nel “Libro” si legge che Lui “sarà chiamato Principe della Pace”, e che – per assicurare la permanenza del Suo sacrificio per noi e fra noi – “prese del pane… e disse:questo è il mio corpo”.

Parole che racchiudono il cuore di Dio e svelano il suo amore per l’uomo di sempre.

Parole che noi – piccolo gruppo di “Beati i Costruttori di Pace” – sentiamo riecheggiare come u  ritornello nel nostro intimo, mentre lentamente, in processione, camminiamo lungo la strada di Mostar.

Siamo pochi: un Vescovo, alcuni Sacerdoti, Frati, Suore: 21 in tutto. Chi con il camice bianco, chi con il saio. In mano i simboli della pace, e nel cuore il desiderio forte di gridare con la nostra vita l’orrore della guerra e la nostalgia della pace.

In Cattedrale – dalla parte Croata della città – incontriamo il Vescovo Monsignor RAKKO PERIC. L’incontro si svolge in cripta, perché la cattedrale è distrutta. Qui preghiamo, dialoghiamo, ascoltiamo.

La pace e la riconciliazione sembrano un miraggio, un sogno, una realtà lontana anni luce!

Credere in azioni di pace, porre segni concreti come questo che stiamo vivendo noi, sembra sempre di più un’utopia.

“Dobbiamo invitare tutti a credere nella logica della non-violenza!… credere in queste utopie, perché solo così l’ONU della gente può crescere e realizzarsi..”: avevo nelle orecchie e nel cuore il ricordo di questo grido di Don Tonino Bello, vescovo e profeta di pace.

Continuando il cammino, andiamo al convento dei Frati Minori che si trova sul fronte croato. Le raffiche di mitra, gli spari, le granate si susseguono quasi ininterrottamente. Riparati dal muro del chiostro ci sembra di vivere nell’incubo di un brutto film dell’orrore: Il guaio è che non si tratta di film, ma di realtà.

Il convento è semidistrutto. Della chiesa – che, come testimoniano le foto, un tempo era di un fine stile gotico – resta in piedi solo il campanile e un pezzetto di muro: ma anche questi sono solo rovine. In questo convento vivono 5 Frati Minori: “Resteremo qui fino alla fine” ci dicono. Non hanno paura, ma si muovono con molta attenzione, piegati in avanti e correndo nei tratti più esposti, evitando le finestre, ecc. “Finché siamo qui, possiamo dare conforto e coraggio a chi viene a rifugiarsi da noi”, ci dicono, e distribuiscono gli aiuti “Caritas” ammucchiati in un angolo del chiostro.

Poi, i Frati ci accolgono nel loro refettorio posto nel sottosuolo. Le alte finestre con i vetri roti o mancanti, e la penombra dovuta alla continua mancanza di elettricità, fanno da austera cornice alla frugalità del pasto.

Parliamo a lungo della guerra e delle sue atrocità. Come può l’uomo arrivare a tanto?

Così – con piena consapevolezza del pericolo – il nostro desiderio si fa sempre più determinato: desideriamo con la nostra vita unire le vite che sono al di qua e al di là della Neretva” e, passando il ponte vecchio, penetrare nella parte musulmana di Mostar, questa città ormai da troppo tempo divisa.

Gli spari continuano, la gente ci guarda con un misto di venerazione e di incredula curiosità. Con l’aiuto del comandante croato, oltrepassiamo la linea del fronte. E’ venerdì 1° ottobre 1993.

Non mi sarei mai immaginata di andare così “dentro” la guerra! Barricate, macerie, volti smagriti e occhi sbarrati di giovanissimi militari goffamente abbracciati ai loro fucili.

E usciamo al dilà delle barricate. Ci troviamo così in mezzo ai due fronti contendenti. Procediamo adagio, pregando. Teniamo alta la bandiera con tutti i colori dell’arcobaleno e con la scritta PACE. In mano, ben visibile, un grosso pane con la scritta MIR in rilievo.

Scendiamo verso il ponte vecchio. sulla strada solo macerie e desolazione. Ad un tratto veniamo

fermati con l’intimidazione del fuoco da parte musulmana. Ci buttiamo a terra in quell’inferno di

distruzione, sgomenti e ingenuamente increduli. Infatti l’azione era stata preparata e concordata con ambo le parti nella sede ONU di Medjugorje e con comunicazioni dirette fino all’ultimo momento. Allora: cosa non ha funzionato? Forse uno di quei cambiamenti improvvisi, tipici della guerra… O forse un difetto di comunicazione interna…Non sappiamo. Spari e consigli di tornare indietro, ci fanno prendere la decisione di ritornare nei camminamenti della linea croata.

Ma il pane è rimasto lì, sulla strada, fra le macerie. Ben visibile la scritta in rilievo “MIR”, pace.

“Questo è il mio corpo”. Appunto. Il suo corpo che continua ad essere rifiutato, flagellato, ferito dalle pallottole e dalle schegge di granata, imprigionato, torturato, combattuto, crocifisso. E MIR (Pace) è il Suo Nome sempre vilipeso, bestemmiato, boicottato, posposto al Mammona della vergognosa ricchezza procurata con il commercio delle armi.

Con poche ore di differenza, sul ponte del fiume Miljacka a Sarajevo, un altro piccolo gruppo di “Beati i Costruttori di Pace” porta avanti un’analoga manifestazione. Per loro il fuoco delle mitragliatrici non è stato solo un’intimidazione. E Gabriele Moreno Locatelli, 34 anni, di Brescia, è caduto. Come altri prima di lui, ha capito il valore dell’esistenza come un rischio che può cambiare il mondo e costruire una nuova umanità. I fiori che portava e il pane sono rimasti lì, fra le macerie. “E’ il mio corpo dato per voi”.

Sono queste le azioni di diplomazia popolare, dell’ONU delle genti. Un’utopia?

Mi viene da pensare che – dopo Cristo _ anche Francesco d’Assisi ha percorso questa strada: la sola capace di costruire un’alternativa di pace là dove trionfa la logica della guerra e della morte.

Quel pane, lì fra le macerie continua a gridare il suo MIR, pace. Mentre il Suo corpo caduto qui, fra queste macerie di umanità ferita e uccisa dalla non-pace, aspetta di risorgere a un mondo più vero, più giusto, più fraterno.

Il comunicato stampa dei Beati i costruttori di Pace del 3 ottobre, si conclude così: “La scelta di questa iniziativa da parte del clero, vuole essere un’assunzione di responsabilità come Chiesa, perché si smascherino i costruttori e i commercianti di morte e la pace possa diventare la realizzazione storica della Parola e del desiderio di vita di Dio”.

 

Sr Carla Leonelli fmm

Francescana Miss. di Maria

 

Carissimi amici della Comunità di Albugnano, a vent’anni dalla sua morte improvvisa, che ci sconvolse, Elio è nella memoria del cuore specialmente dei più anziani, come me, che lo hanno conosciuto e frequentato. Ci fu testimone di una viva tensione al rinnovo evangelico conciliare della chiesa, lavorando con la gente della vita quotidiana, costruendo la vostra continuità comunitaria che è una delle cellule vive del popolo evangelico. Al di là della collaborazione operativa, non sempre possibile in pratica,  c’è una rete spirituale tra noi e tanti altri. Siamo grati a Elio, che è presente nel nostro impegno, a sostenerci. I morti “vivono in Dio”  (Luca 20,38), e ci fanno strada. Vi ringrazio di aiutarci tutti ad averlo ancora vicino, davanti, in cammino.

Un abbraccio, Enrico. Enrico Pejretti

 

Carissimi  è incredibile, ma son già passati 20 anni da quando Elio è tornato al Cielo.

ricordo ancora la vostra incredibile telefonata che mi informava di quanto accaduto.

Sicuramente grazie anche alla sua protezione la Comunità ha continuato il suo cammino e continua ad essere punto di riferimento per tanti vicini e lontani. e quanti amici/che in questi anni sono stati accolti nella casa del Padre da Elio, l’elenco è sempre più lungo e difficile ricordarli tutti.  Nuovi amici si sono avvicinati e avvicendati per continuare la missione avviata tanti anni fa,

Come potete immaginare vorrei tanto essere con voi a ricordare Elio, ma purtroppo sarò ancora bloccata in casa, spero vogliate scusarmi e considerarmi idealmente unita a voi.

Vi chiedo ancora la cortesia di salutare tanto da parte mia gli amici comuni. un forte abbraccio a tutti voi, figli, nipoti e ovviamente Carla e Remo.

A sentirci presto e vederci, spero, nell’anno nuovo. Mirella

 

Non so se io e Ausilia potremo esserci il 1 dicembre ma cercando un pensiero o un ricordo da condividere con voi sono andato a rileggermi l’articolo che avevamo scritto sul nostro periodico subito dopo la sua morte. Mi sembra ancora attuale, difficile aggiungere altro. Fatene l’uso che riterrete più opportuno. Di noi probabilmente sarà presente Maria. Vi ricordiamo sempre con affetto. Ausilia e Silvano

 

La morte improvvisa e inaspettata di Elio Taretto ci ha molto scosso. Con questo cappuccino atipico e la sua Comunità  di Penseglio, le nostre vite si erano intrecciate più volte in questi 25 anni.

Lo conoscemmo in una frazione di Pragelato, il Grand Puy, dove alcuni di noi avevano organizzato un campo estivo per i ragazzi della parrocchia. Loro avevano una casa vicino alla nostra, frequentata da moltissimi giovani. Era il mitico ’68, l’aria del rinnovamento stava investendo, oltre la società, anche la Chiesa. La loro spiritualità, l’immediatezza, il calore umano, ci attirarono immediatamente. Li frequentammo nella loro sede di via Mercadante. La comunità si chiamava EMMAUS, e dietro l’esempio dell’Abbè Pierre fu l’antesignana della raccolta di carta e stracci per i poveri; noi l’aiutavamo nella cascina vicino all’autostrada per Milano.

Erano anni entusiasmanti e difficili. La presa di coscienza del valore di una fede incarnata nel sociale e nel politico era tumultuosa. Nella comunità si organizzarono corsi di sociologia e si fecero scelte, per quei tempi coraggiose per i credenti. Alcuni di noi si “distaccarono”, per impegnarsi nel

comitato spontaneo di quartiere ci corso Taranto, un insieme di caseggiati abitati da immigrati, allora senza servizi e con una chiesa di legno. Qui incontrammo la cultura comunista, iniziammo a fare esperienza di lotta sociale e politica, e su questo ci dividemmo da Elio e dalla sua comunità.

Noi avevamo fretta, volevamo rotture, radicalismi, le prudenze non erano ancora nel nostro bagaglio.

Passarono alcuni anni, non molti per la verità, sette o otto, ma era come se fosse passato un secolo in noi e nella società. Noi a Chieri, nella scia del dissenso cattolico, tentavamo la costruzione di una comunità cristiana di base, per la riappropriazione della parola e dei ministeri, per una chiesa

dal basso, per una chiesa povera a e dei poveri. Su questi temi  ritrovammo Elio.

Con la comunità si erano trasferiti a Pino d’Asti a fare gli agricoltori e gli animatori anche politici, in una terra e tra gente marchiata dal moderatismo della prevalente cultura  cattolica.

Elio aveva rivitalizzato un giornale, “Tempi di Fraternità”, che era diventato un foglio di riflessione teologica e di solidarietà con tutti gli sfruttati, foglio in cui ci riconoscevamo.

Gli chiedemmo di aiutarci nelle riflessioni bibliche che facevamo ogni settimana in comunità e da cui traevamo alimento per la nostra vita di fede. Avevamo lasciato un Elio prudente e trovammo un Elio radicale.

Per qualche anno venne da noi, ritagliando il tempo tra i suoi mille impegni: il giornale, il consiglio comunale di Pino d’Asti, la solidarietà con il terzo mondo e con i più poveri, che intuimmo, doveva essere stato il veicolo per questa sua radicalità e rivisitazione moderna del messaggio di Francesco.

Forse su questo ci furono delle incomprensioni, noi eravamo probabilmente troppo tiepidi per lui. Ci lasciammo con amicizia, questa non mancò mai, sapeva unire alle spigolosità del carattere un’attenzione e un’ascolto personale che sono rari. Ci vedevamo di tanto in tanto, coinvolti negli stessi eventi e sempre dalla stessa parte, e anche senza lunghi discorsi ci capivamo, come accade tra chi si conosce da lungo tempo.

 

Elio, nostro fratello nel cammino

Abbiamo conosciuto Elio verso la fine degli anni ’60, in occasione di un incontro nazionale della Gioventù francescana a Peschiera del Garda. Non ricordiamo, dopo tanti anni, il tema motivo dell’incontro, ma sicuramente si parlò (ritorna alla memoria in particolare un bellissimo giro di esperienze, dove Paolo si trovò accanto ad Elio) di cose grandi e belle, di progetti e di impegni di vita da condividere in ambito comunitario. Ritornammo a casa pieni di tanti bei propositi e felici di aver trovato nuovi amici a Torino. Da allora non ci siamo più persi di vista. Elio e la “sua” Fraternità divennero un importante punto di riferimento per le nostre scelte future, dal matrimonio alla crescita delle figlie, dal lavoro alla vita della comunità a Firenze. Attraverso loro capimmo il valore e l’importanza del confronto fraterno per sperimentare, nella concretezza della quotidianità, il significato vero del “camminare insieme”. E proprio il “camminare insieme” è stata la caratteristica umana e spirituale che, più e prima di altre, ha testimoniato – a parer nostro ma non solo, crediamo – il nostro amico e fratello Elio. Ogni volta che ci vedevamo con lui e gli amici della Fraternità Emmaus (ancora una volta il cammino!) e vivevamo la gioia dello stare insieme, era chiara la percezione di continuare (loro più che noi) a fare un passo dopo l’altro lungo la strada della condivisione fraterna e della testimonianza del Vangelo di Gesù. Nella sua innata e sana inquietudine di uomo e di credente in Gesù risorto, Elio è stato il compagno di strada che si è spinto in avanti per tracciare il percorso da seguire, fatto di scelte e di servizio (i poveri e gli impoveriti, la comunità, la vita e il lavoro in campagna, la pace e la giustizia).

L’ultima nostra esperienza fatta con Elio fu il Corso di formazione su “Educazione alla solidarietà con il Sud del Mondo”, che realizzammo a Pino d’Asti dal 27 al 31 maggio 1992 con il contributo di alcune associazioni fiorentine e piemontesi e di noti esperti a livello nazionale. Da questa esperienza fu poi tratto il libro “Solidarietà con”, che fu pubblicato un mese dopo la morte di Elio (gennaio 1994). Facemmo in tempo ad inserirvi un suo ricordo che titolammo “Il cuore degli umili”. Dal momento che il libro, com’è noto a chi ha seguito nel tempo le vicissitudini della nostra Cooperativa Editrice Tempi di Fraternità, fu fisicamente stampato ma non uscì sul mercato (la morte di Elio sconvolse un po’ tutto e tutti!), ci sembra giusto, a venti anni dalla sua scomparsa, riportarne qui alcuni brani.“Elio era un uomo umile nel senso letterale della parola: viveva non da esteriore protagonista delle varie vicende ma piuttosto da uomo che favorisce e sorregge l’attività degli altri, così come fa la parte fertile della terra. Una dote questa evidentemente naturale, acuita dalla vocazione francescana, che lo faceva essere sensibile ed attento alle difficoltà degli altri, specie degli ultimi e dei più svantaggiati. Negli ultimi tempi la sua inquietudine maggiore e il suo impegno prevalente si erano rivolti alla guerra nei paesi della ex Jugoslavia e alla necessità dell’educazione alla pace. La partecipazione alla marcia pacifista del piccolo gruppo di religiose e religiosi lungo la strada di Mostar, l’evidenza della brutalità delle armi ed il successivo bombardamento e crollo del vecchio ponte della città, segno di una remota unità distrutta, avevano toccato profondamente il cuore di Elio: non solo forse il cuore di carne, ma soprattutto il centro della coscienza e dei sentimenti più intimi e delicati. ….. Nel suo ultimo articolo sul numero di novembre ’93 di Tempi di Fraternità, Elio scriveva: Ora che il ponte è crollato tutto diventa più difficile. Ma nel nostro cuore è rimasto uno struggente segno di pace. Per questo tenteremo su altri ponti… non più fatti di pietra, ma di cuori umani. Aiutateci anche voi. Ne riparleremo prossimamente.”  Il riferimento al cuore, quale sede della memoria e dell’umanità più vera, è dunque la strada che ci ha tracciato e lasciato il nostro amico e fratello Elio allorquando è entrato nella profondità del mistero. Ricordando le guerre che sono avvenute in questi venti anni e leggendo questi suoi ultimi pensieri, viene quasi la tentazione di ritenerli utopistici e fuori dalla realtà. Ma non è così, la strada è ancora lunga e non dobbiamo perdere la speranza nella giustizia e nella pace.

Pur nelle difficoltà e nelle contraddizioni del vivere quotidiano, vogliamo credere che questa debba essere la nostra responsabilità nei confronti di Elio e di tutti coloro che non sono più con noi: tenere un posto per loro nel nostro cuore caldo di vivi, mantenerci vivi per contribuire a scaldare un mondo altrimenti freddo e triste. Con affetto e gratitudine Angiolina Capello&Paolo Bavazzano

 

Giovedì 8 novembre 2007

 

Sabato, tra le altre cose, sono andato alla mostra di Gianfranco Monaca a Costigliole durante la fiera del Paese: “Per filo e per Segno” immagini 1950/2007.E’ stata allestita nel vecchio granaio del castello, molto suggestivo, è aperta fino al 25 novembre. Tra i vari quadri, quello che mi è piaciuto di più è un grappolo d’uva tra due mani che vanno verso il cielo, è uno scambio di lavoro tra noi e Dio (in quanto credenti) oppure alla natura per chi non lo è

Auguri, Daniele! Non ho ricevuto o non ho potuto aprire. Non so. Se mi mandi qualcosa  segnala in oggetto se no non riesco a vedere tutto quello che arriva. Grazie. GM

Sei sempre un vulcano! Auguri Gian Isa Giampiero

 

alle ore 21.30 presso al libreria Massena 28, in via Massena 28, Torino sarà presentato il libro  “Come l’acqua che scorre” di Luisa Rinaldi.

Il libro narra di un’esperienza di vita e un fatto di cronaca. L’autrice entra in una setta guidata da un gesuita ed è l’inizio di una brutta avventura costellata di violenze non solo psicologiche. Il libro è però anche la storia di un recupero della capacità critica soggettiva. Ne parlano con l’autrice il poeta e scrittore Carlo Molinaro e la prof. Andreina Cafasso.

 

 

INVITO a COSTIGLIOLE d’ASTI

 

PER FILO E PER SEGNO

immagini

1950-2007

 

60 opere di Gianfranco Monaca esposte dal 9 al 25 novembre 2007 nell’antico granaio del castello, (Il castello è facimente visibile dalla strada Asti-Isola

Costigliole-Canelli. Per la toponomastica é piazza Vittorio Emanuele,

ma non lo sa quasi nessuno. Benvenuto. GM

grazie all’ospitalità della famiglia dei tappezzieri Caligaris, in occasione della manifestazione “Barbera, gusto del territorio” (9-12 novembre 2007) organizzata dal Comune di Costigliole d’Asti, quattro giornate di degustazioni e incontri.

La mostra sarà inaugurata dal Sindaco, prof. Luigi Solaro, sabato 10 novembre ore 10,30 e sarà aperta al pubblico dal lunedì al sabato 9,00/ 12,00 e 15/00-19,00; Domenica 10.30/12,30 e 16,00/19,00

 

Caligaris Tappeti

Piazza Vittorio Emanuele II, 7-8

14055 Costigliole d’Asti

Tel. 0141.966561 – fax. 0141.962635

http://www.caligaristappeti.com

 

Comune di Costiglione – Ufficio Manifestazioni

Via Roma, 5

Tel. 0141.961661 – Fax. 0141.961868

http://www.costigliole.ithttp://www.cantinavini.it

commercio@costigliole.it

 

Giampiero Monaca – grafico

Via Roero, 74

14100 Asti – tel. 0141.351728

arte.grafica@prpmotus.it

 

Buongiorno,

grazie per la vostra attenzione. Non mi permetto di disturbare un amico per chiedergli, come si dice, “due rughe di presentazione”, perché si potrà pensare che, se è un amico, non sarà stato sincero per motivo di amicizia. Non lo potrò chiedere a un nemico, perché non ne ho (che io sappia), e neppure a un critico d’arte, perché non mi permetterei mai di definirmi “artista”, e poi perché la presentazione vera e propria consiste nel mettere in mostra i miei lavori: al massimo potrò cercare di dare qualche risposta alle domande che spesso mi vengono rivolte in simili circostanze.

Una zia, maestra, che credeva che io avessi talento mi mandò durante le vacanze di seconda e terza liceo “ a lezione “  da Giovanni Rosa (la mamma avrebbe preferito la musica, ma il maestro Baroncini non riuscì a farmi superare la fase del solfeggio).

Al Poli era Teonesto Deabate che teneva il corso di disegno dal vero e mi diede ventinove perché – diceva – il trenta non lo avrebbe dato neppure a se stesso, al massimo lo avrebbe dato a qualche ragazza. Tutto il resto era un fai da te motivato dalle più sorprendenti circostanze. Avevo forse sedici anni quando il titolare della storica Gelateria Lupi mi commissionò un cartello pubblicitario per una sua specialità, la torta gelo “Sogno d’Asti”, che fu anche il compenso per il lavoro svolto. Giorgio Pronzato (compagni di scuola fin dalla prima media) che aveva mediato l’affare con il signor Gherzi, il gelataio, mi procurò poi l’incarico di un cartello pubblicitario di un prodotto UCIC (fui compensato con una cassetta di tempere sintetiche, una novità: le tempere finirono ma la cassetta c’è ancora, contiene una piccola collezione di dischi in vinile da 45’) e l’ideazione della grafica per i contenitori di alcune vernici. Mi ritrovai a creare il bozzetto per il manifesto ufficiale della diocesi per il congresso eucaristico del 1952 (ufficialmente attribuito a Giovanni Rosa per ragioni di prestigio) ma soprattutto mi venne affidata dal preside Cazzani la cartellonistica delle recite del liceo. Matricola di architettura con Giovanni Bo, più che studiare insieme – mentre sentivamo – i pompieri giocare a bocce nella caserma di via Scarampi – facevamo lunghe conversazioni:  aveva fatto il liceo artistico e mi arricchiva. Con Sergio Barletta il sodalizio nacque nelle vacanze con il Don Bosco, a Vinadio nel ’48, e non si interruppe neppure quando lui se ne andò a Roma alla buona ventura: a lui devo la lunga lezione di Saul Steinberg. Nel ’54 scrissi il mio primo articolo di argomento artistico: fu per il giornalino degli studenti del Classico, intitolato Controfigura, illustrato da Barletta e prodotto e ciclostilato da Umberto Allemandi (la predestinazione). Anche da Amelia Platone, Valerio Miroglio e Eugenio Guglielminetti ricevetti molte suggestioni, ma non mi fu indifferente l’aria della Promotrice e soprattutto il calore umano e l’entusiasmo di Giovanni Arri jr. con la sua ammirazione per i grandi paesaggisti astigiani (Rosa mi aveva fatto iscrivere fin dal ’51, per partecipare a una mostra dell’”arte in vetrina”, e a me toccò la Premiata Drogheria Durando in corso Alfieri). Un altro campo invece è l’illustrazione didattica per i ragazzi che mi fu chiesta fin dal ’55 da don Lino Baracco per le pubblicazioni dell’Università Cattolica di Milano, poi dalla Fabbri Editori per la collana della Pizzorni, dal giornale “Per Noi”, dalla Editrice LDC.

Nel mio periodo belga – dal Sessantacinque al Settanta – partecipai più volte alla rassegna Travailleurs immigrès et arts plastiques, e l’Ufficio Centrale per l’Emigrazione Italiana realizzò un manifesto con un mio dipinto in quadricromia.

Ma anche inventare etichette per i vignaioli incontrati tra le cascine in collina non lascia indifferenti, o lavorare l’argilla e fare terrecotte con i ragazzi e poi i presepi per gli amici. Francesco Coppo, che con Emiliano Serra e Kurt Belluta aveva aperto la galleria La Fornace davanti al Politeama, mi invitò ad allestire una personale nel ’73, quando Omega Edizioni pubblicò il mio Bestiario intimo (conservo una lunga lettera di apprezzamento di Umberto Eco) con la prefazione di Guglieiminetti, un articolo di Valerio Miroglio e uno di Silvia Taricco, che ammirava molto un ritratto di Isa che fu selezionato per un premio Enal nazionale.

Altra personale alla “Fornace” qualche anno dopo, e alla Promotrice all’inizio Ottanta, con i collages delle storie bibliche pubblicate da LDC e da Vogel Verlag in Germania. Poi la collaborazione con Manassero per i “rebus di Junior Dental”,  con Elio Archimede per Il Torchio, con Gianni Goria e Giovanni Borello per la Doujia e l’Idearegalo, con Giovanni Boana per la Storia di Asti quasi una contro storia e Vittorio Alfieri, e dal ’97 L’Elogio della follia per Tempi di Fraternità, Attenzione immigrati, Grand Hotel Giubileo.

Dal 2004 La Satira profETICA, mostra itinerante delle satire alferiane – pressoché sconosciute – tenta di mettere insieme il testo letterario classico e l’immagine dell’attualità.

 

Alfieri non è mai neutrale e mi procura talvolta l’antipatia dei bigotti.

Persino l’avvocato Goria mi ha chiesto spesso dei “pupazzetti” per i succulenti menù da offrire ai suoi commensali accademici mi avrebbe ricambiato con signorili abbuffate ma dovette rinunciare: gli diedi un grosso dispiacere quando gli dissi che sono vegetariano. A Paolo Debenedetti ho offerto il cartellone del convegno che l’associazione “Biblia” ha tenuto ad Asti nel 2005. TOB MUT: “buona è la morte”.

Talvolta qualche mio lavoro è ritenuto degno di entrare nell’arredo di case amiche, e per me è il premio più bello.

In sostanza, una gran confusione che fa a pugni con quello che vorrebbero i critici di gran mestiere, una linea di sviluppo sempre coerente e riconoscibile (secondo la loro logica). Del resto, sulla critica d’arte Miroglio aveva ideato il suo spietato “Eidocalamus” che così descrive nel “Bollettino della Vittoria” n. 3 del maggio 1986: “si tratta di un cilindro sul quale ruotano dieci pensierini lapidari sottratti ad autorevoli critici d’arte. Gli anelli possono essere ruotati a caso oppure mediante lancio di dadi. Ogni anello è dotato di numerazione. Le combinazioni ammontano a dieci miliardi (10 alla decima)” e, assommate a caso a formare un articolo lungo o breve, si adattano perfettamente a tutte le esigenze.

Riportato in “Parola d’artista”, Asti 1992.

Se qualcuno tentasse di mettere tutto in ordine cronologico, troverebbe la contemporaneità delle tecniche più diverse. Penso che la libertà d’espressione passi anche da qui. I temi? Dal sociale al puro cromatismo, alla vignettistica in bianco e nero. Non mettiamo limiti alla Provvidenza.

Uno che fa delle cose che rientrano – senza offesa – nelle arti visive, non può fare a meno di augurarsi che qualcuno le veda. Un amico mi ha detto un giorno che occorre avere l’umiltà di presentarle al pubblico, mettendosi in condizione di accettarne il giudizio.

Con una riserva: che la coscienza critica è innanzi tutto quella dell’autore…

 

Gianfranco Monaca   astensis@libero.it

 

2008

 

Presentazione del libro di Giovanni Franzoni – I BENI COMUNI

 

La terra  di Dio (1973); Farete riposare la terra (1996); Anche il cielo  di Dio (2000)

EDUP – 2007, pp. 330, € 30,00.

presso Libreria “Torre di Abele”, via Pietro Micca 22 – Torino

venerdi ¬ 25 gennaio 2008 ore 17.30

 

Con Giovanni Franzoni sarà presente Enrico Peyretti

 

Presentazione del libro al Bar Basaglia, via Mantova, 34 a Torino il 13 febbraio 2008 alle ore 22 dopo lo spettacolo di presentazione.

 

Davide Pellanda

‘A MUNNEZZA

Ovvero la globalizzazione dei rifiuti

Prefazione di Maurizio Pallante

 

C’è chi profetizza che, se va avanti così, l’uomo del ricco occidente avrà bisogno di almeno quattro pianeti per depositare i rifiuti che produce. Perché di rifiuti ne abbiamo tanti…che non sappiamo più come smaltirli, dove metterli, che farne!!!

Da Nord a Sud, da Est ad Ovest del mondo, tutti abbiamo lo stesso problema. Persino nello spazio degli astronauti c’è l’immondizia! I famosi detriti spaziali, orbitanti assieme alle navicelle, agli Shuttle americani o alle Soyuz russe. Anche questo è un problema frutto della globalizzazione?

I rifiuti sono anch’essi globalizzati?

Un libro di grande attualità, visto ciò che stà succedendo in Italia.

 

Davide Pellanda è insegnante e giornalista freelance presso numerose testate nazionali e piemontesi.

Ha portato nella scuola progetti di educazione alla legalità, multiculturalità e interreligiosità e ha tenuto corsi di giornalismo per studenti e insegnanti. Ha curato Acqua, Emi, 2006.

 

Maurizio Pallante svolge attività di ricerca e divulgazione scientifica sui rapporti tra ecologia, economia e tecnologia.

Attualmente è collaboratore del Ministro per l’Ambiente sull’efficienza energetica.

 

Ed. Sensibili alle foglie, pp 208, 14,00 euro

Borgata Valdiberti, 3

12063 Dogliani (Cn)

Tel. E Fax.:  0173/74.24.17

E-mail: sensibiliallefoglie@tiscali.it

Torino, 19 aprile 2008

Presentazione del libro “A monnezza” di Davide Pellanda alla

Torre di Abele in via Piero Micca, 22.

 

Con lo spettacolo di Interezza

 

 

Libreria “La Torre di Abele”

Via Pietro Micca, 22

Torino

Tel. 011.537777 – fax. 011/5920723

e-mail: torre.abele@tiscali.it

http://www.gruppoabele.org

 

Interezza

info@interezza.it

 

Carissimi amici, vi annuncio che dal 19 luglio 2010 cioè tra appena 12 giorni cambieremo casa!!!

Il nostro nuovo indirizzo sarà come potete leggere sempre nella firma in calce a tutte le mail d’ora in avanti.

Andremo in una bella cascina ristrutturata su due piani, immersa nel verde davanti dietro e di lato

Una curiosità: sapete perchè si chiama località Volpe? perchè ci hanno detto i vicini, quasi tutti contadini anziani, che lì di notte e al mattino presto più di una volta si sono viste volpi da sole o con cucciolata: uno spettacolo!!!

Peccato che chi ha galline si lamenta perchè la volpe gliele uccide!!

Segnatevi dunque il nostro nuovo indirizzo postale!! Soprattutto se volete scriverci lettere, cartoline di auguri, inviarci pacchi, pacchetti, libri e quant’altro ritenete inviarci!!!

Volevo anche  segnalarvi che dal 17 luglio per una settimana buona staccherò il pc da internet e lo porterò a fare una “visita di controllo” (verifica virus ecc…) . Per cui per un po’ non potremo visionare regolarmente la posta elettronica. Portate pazienza!!! Inviatene il meno possibile per evitare di intasarci la casella!!

Grazie mille dell’attenzione!! Buona serata!! Buona estate!! Davide&co……..

 

Firenze,20 novembre 2013

 

Grazie Lucia per il meditativo di Elio. Come ho già detto a Camillo domenica sono impegnata in comunità a Pinerolo per l’Eucarestia ma non sai quanto sarei venuta volentieri a questa giornata in ricordo di Elio. Mi lega a voi il percorso di fede ma anche tanti bei momenti passati in cascina con voi, Sergio e Mattia. Quanta nostalgia per quei momenti! Spero anch’io di potervi incontrare presto. Domenica sarò con il cuore con voi e ricorderò Elio e tutti voi nella nostra Eucarestia.  Un abbraccio grande anche da parte di Mattia.

Franca Barbieri

 

El primero de diciembre a 20 años de la partida de nuestro hermano Elio lo tendremos presente , en la Eucaristía en la parroquia que atiendo. Mi pensamiento de hermano y la oración que aquí hagamos les acompaña a ustedes en la visita a su tumba , agradecidos a el y a Dios por todo lo que Elio hizo aquí en la tierra, como buen discípulo de Jesús de Nazareth y para que su vida resucitada desde la casa del Padre, nos siga acompanando a nosotros pecadores en este camino complicado y aveces oscuro , pero con la lampara de la fe.  Elio sigue con nosotros .

Saludos y abrazos . Su hermano . Benito

 

Il primo dicembre sono 20 anni dalla partenza del nostro fratello Elio lo terremo presente nella Eucarestia nella parrocchia che seguo. Il mio pensiero di fratello e la preghiera che faremo qui vi accompagni nella visita alla sua tomba, ringrazio voi e Dio per tutto quello che Elio è stato qui sulla terra, come buon discepolo di Gesù di Nazareth e perché la sua vita risuscitata nella casa del Padre, ci segua accompagnando noi peccatori in questo cammino complicato e spesso oscuro, però con la lampada della fede. Elio continua con noi.  Saluti e abbracci. Benito Tobar dal Salvador

 

A tutti gli amici delle

Domeniche sui “PERCHÈ DELLA FEDE”

(Cascina Penseglio – Albugnano)

 

Con rammarico devo comunicarvi che non mi sarà più possibile animare gli incontri alla Cascina Penseglio. Il prolungarsi della malattia (e della inabilità) del parroco della nostra parrocchia di Chivasso fa sì che tutto il carico pastorale cada sulle mie spalle: nominato provvisoriamente Amministratore parrocchiale dal Vescovo di Ivrea, con tutti gli impegni che ruotano soprattutto attorno alla domenica (V. Messe – Battesimi – Matrimoni).

Personalmente rimango nella convinzione che presso il popolo di Dio ci sia bisogno dei momenti di approfondimento della fede “alla Penseglio”; essendo io impossibilitato, mi auguro che comunque in voi resti non solo il rimpianto, ma anche il desiderio di tale approfondimento, il che vi faccia ricercare altrove occasioni – persone – modalità per attuarlo. Il Signore mantenga viva in voi questa salutare ricerca.

Sono ancora vivo per ora, grazie a Dio e quindi potete sempre trovarmi personalmente in quel di Chivasso.

Grazie perché siete stati in questi anni miei compagni di viaggio con fedeltà e amorevole attenzione.

 

Con affetto

  1. Stefano Campana

 

Grazie Padre Camillo, per la telefonata che non aspettavo e che ha risvegliato in me tanti ricordi di persone, di luoghi, di eventi.

Il giorno del funerale di Padre Elio, mi trovavo anch’io a Albugnano, fra la sua gente, i suoi amici

 

E sono passati 20 anni!  mio Dio come corre il tempo e quanto è importante riempirlo bene, seminando amore.

Celebriamo oggi la festa liturgica di tutti i Santi dell’Ordine Serafico. Tutti.

E fra loro mi piace vedere anche Padre Elio:  la polvere della guerra sull’abito , e  nel cuore gonfio la presenza di tanti poveri Cristi incontrati sulle strade della vita.

Padre Elio, fedele al messaggio evangelico, fedele alla costruzione di una società veramente umana; fedele alle aspettative degli emarginati, dei poveri, indifesi, senza voce, maltrattati, e di quelli i cui diritti umani vengono  violati.

Come il nostro carissimo Don Tonino, così P.Elio, Moreno,  e tanti altri “Profeti”, muoiono. Ma il fuoco coraggioso della loro parola e della loro testimonianza , resta.

Tocca a noi continuare ad  “intingere” la nostra candela nella fiamma della profezia  senza lasciarci vincere dal pessimismo, “senza lasciarci rubare la speranza” (come dice il nostro grande Papa Francesco) , ma sicuri che un mondo nuovo e pacifico ,solidale con tutte le “tribù, lingue, popoli e nazioni” , sta già nascendo sulle rovine provocate da guerre disastrose.

Domandiamo al Signore, gli uni per gli altri,  di lasciarci sempre quella famosa “ala di riserva” che ci fa volare uniti, con la fiducia  di chi sa di avere nel volo  come partner Dio stesso! (cf. don Tonino)

Il 1° dicembre sarò unita a voi nella preghiera e nel ricordo di Padre Elio.

Cordiali, fraterni auguri di PACE E BENE.

Sr carla leonelli, (francescana missionaria di Maria)

Piazza G.Paolo II , 27040 CAMPOSPINOSO

 

 

PENSIERI E RIFLESSIONI PER ELIO

 

Le mie parole per ricordare Elio suonano semplici, familiari, quasi poco enfatiche, eppure sincere… Elio è stato per me un “maestro di vita”, esempio e testimonianza. Quando ero bambina, i miei genitori erano soliti sottolineare il valore dell’essere Cittadini del Mondo, cristiani nel senso culturalmente più laico, eppure concreto, perché, mi dicevano, Non devi seguire le ritualità vuote, non devi seguire le bandiere ma devi essere testimone, dimostrare che quello che professi realmente fai; e pure mi dicevano, Non crediamo in una Chiesa fatta da luoghi dedicati alla preghiera, ma in una chiesa costruita dalle persone, che degli spazi chiusi non hanno bisogno, perché è nel Mondo che vivono ed è proprio qui che devono trovare le risposte… Sono cresciuta lontana dalle ortodossie vuote, sono cresciuta dentro le realtà fatte anche di ambivalenze rispetto ai credo religiosi; compiute le mie scelte, oggi sento una grande distanza da una Istituzione ed ancora sogno l’Utopia che un giorno fu per me quella condivisa con molti amici a Pino prima, a Penseglio dopo, nel virtuale sentirci vicini quindi, poco testimoniato per l’assenza di una frequentazione reale. Oggi resta a tutti noi una eredità pesante e responsabilizzante, resta quell’Utopia, che ha bisogno di trasformarsi in Realtà, perché possa dare i suoi frutti; la Comunità esiste ancora, eppure penso a quanto ci siamo allontanati dai pensieri di Elio, penso anche a quanto poco oggi accade di vedere testimoniato quel credo religioso, cristiano, che dovrebbe spingere tutti noi ad esserci nella realtà viva, piuttosto che leggere e raccontare (raccontarsi). Ero perplessa se mandare a voi queste mie righe, sentivo l’ambivalenza di una distanza, che non vuole essere lontananza, sentivo anche l’assurdità di un virtuale che non è testimonianza, eppure vorrei le mie parole per Elio potessero arrivare a tutti voi, vorrei pensare che tutti noi, ciascuno dove è e dove può testimonia l’eredità di Elio, testimonia laddove incontra persone autentiche, insieme alle quali rilanciare le sfide che lui stesso un tempo ha lanciato.

Vorrei esprimere una preghiera laica, che possiamo sentire l’eredità dell’impegno alla testimonianza, che diviene azione di partecipazione alla Società. Emanuela Bavazzano

 

Impossibilitati a partecipare, assicuriamo la nostra presenza spirituale nel ventennale della dipartita del fratello Elio che rimarrà sempre nel nostro cuore, oltre alla nostra quarantennale amicizia con la vostra fraternità.

Il Signore di tutte le misericordie ispiri sentimenti di pace e di unità

di cui Elio si fece attivo interprete e di cui il mondo ha tanto bisogno. Bruno e Marilena

 

Associazione culturale

Grugliasco Comunità Sostenibile

L’Allegria stà arrivando!

 

“Istruitevi perché abbiamo bisogno di tutta

La vostra intelligenza

Agitatevi perché avremo bisogno di tutto

il vostro entusiasmo

organizzatevi perché abbiamo bisogno di tutta

la vostra forza” (Antonio Gramsci)

 

L’associazione Grugliasco Comunità sostenibile (GCS) nasce da un progetto condiviso da un gruppo di cittadini grugliaschesi che, uniti dagli stessi ideali, ha deciso di creare uno spazio di incontro, socializzazione e dialogo, nel quale poter elaborare idee, confrontarsi, creare iniziative e realizzare progetti.

 

La voglia e il desiderio di impegnarsi per migliorare il posto dove viviamo sono il motore dell’Associazione, che attraverso il proprio operato ha il desiderio di contribuire fattivamente a tale miglioramento.

 

L’associazione si riconosce nei principi e nei valori fondamentali espressi dalla costituzione italiana repubblicana e antifascista. Si dichiara in aperta opposizione a ogni forma di dittatura, di discriminazione, di impedimento o limitazione alle libertà di espressione e di opinione, di sfruttamento e costrizione. Opera nell’intento di veder attuata la democrazia reale e partecipata di tutti i cittadini. Riconosce la vita dell’essere umano come unica ed inalienabile dai suoi diritti di nascita. Intende diffondere la coltura e la pratica della sostenibilità (produzione e consumo9, della solidarietà, della giustizia sociale, della democrazia, della lacità e della sovranità popolare.

 

Associarsi a GCS significa condividere questi ideali e credere fortemente nella possibilità di costituire un nuovo modello di società, basato sul rispetto e la tutela della dignità dell’uomo e dell’ambiente in cui vive. Vuol dire anche mettersi in gioco, aver voglia di confrontarsi, raccontarsi e dibattere in una nuova forma di socializzazione volta all’accrescimento costante di ogni partecipante e dell’associazione stessa.

 

Gli associati sono la vera forza del GCS: essi sono chiamati a partecipare in maniera attiva e propositiva alle sue iniziative e a tutto ciò che sarà orientato verso la possibilità di vedere concretizzarsi una vera Comunità Sostenibile!

 

La Biblioteca popolare – Il Faggio Rosso

 

I libri rappresentano una fonte di memoria e di informazioni scritte, di circolazione e scambio delle idee a cui negli ultimi anni si è affiancata la tecnologia digitale e della rete internet. Leggere non deve essere considerato un compito, bensì un’opportunità e un’azione quotidiana per coltivare riflessioni, sviluppare idee e mantenersi intellettualmente attivi fin dalla tenera età.

 

Ecco perché Grugliasco Comunità Sostenibile ha creato la Biblioteca popolare “Il Faggio Rosso”.

 

La Biblioteca è lo strumento adatto per rinnovare la positività della cultura, del civismo, dell’impegno civile e della consapevolezza di essere inseriti nella polis e di praticare tutti politica in quanto cittadini della nostra comunità, della Repubblica Italiana e del Mondo.

 

I libri di cui si è dotata la Biblioteca appartengono a tutti i generi, dalla narrativa alla storia, dall’ecologia all’arte, dalla scienza alla poesia. Oltreché libri che trattano la materia della sostenibilità domestica, del riciclo e del fai-da-te; fumetti per tutte le età e libri per ragazzi. Un ampio spazio è poi dedicato ai bambini con un’area lettura colorata e organizzata per ospitare i più piccoli.

La biblioteca Popolare è il punto principale al quale l’Associazione svilupperà ulteriori progetti ed attività. Quelle già programmate sono:

–          Centro di raccolta libri usati;

–          Consultazione e prestito di libri e riviste;

–          Presentazione di libri e incontri con gli autori;

–          Dibattiti, incontri e cicli tematici di approfondimento sociale, culturale e politico;

–          Laboratori per bambini;

–          Laboratorio di lettura per non vedenti;

–          Corso di formazione civile, politica e culturale;

–          Laboratori/percorsi su educazione e formazione alla cittadinanza per giovani e studenti;

–          Cineforum d’impegno civile;

–          Post-scuola e ripetizioni popolari;

–          Spazio per gruppi di studio e di lavoro per studenti e laboratori artigianali e di autoproduzione.

 

La Biblioteca è aperta nei seguenti orari

LUNEDI – MERCOLEDI – VENERDI  ore 17.00-19,30 / 20,30-23,30

 

Grugliasco Comunità Sostenibile

Via La Salle, 22 – Grugliasco (To)

Tel. 366/4178480 – 3384781359

grugliasco.sostenibile@gmail.com

 

 

Esercitare la sovranità popolare

 

La sovranità popolare garantita dalla nostra Costituzione può essere esercitata in molte forme. Oltre alle istituzioni, ad ogni livello, oltre alle formazioni sociali, sindacali e politiche nelle quali si svolge la vita e si sviluppa la personalità dei cittadini, i Costituenti avevano previsto anche la possibilità, per le persone, di organizzarsi e di proporre leggi d’iniziativa popolare.

 

L’Associazione Grugliasco Comunità Sostenibile intende quindi essere non solo un luogo di aggregazione e di incontro, ma vuola anche farsi promotrice e sostenitrice di tutte le iniziative legate alla democrazia partecipata.

 

Grugliasco Comunità Sostenibile fa parte e promuove il lavoro dei seguenti gruppi: Comitato per la Difesa della Resistenza e della Costituzione; Salviamo il Paesaggio; Movimento Notav; Consulta Antifascista Permanente di Grugliasco; Campagna Endecocide; Comitato Inceneritore.

L’Associazione aprirà ulteriori collaborazioni per tutti quesi soggetti che perseguano quegli obiettivi atti al miglioramento della società  sul piano culturale, ambientale, economico, sociale e istituzionale, e con tutti coloro i quali intenderanno promuovere progetti e attività affini GCS.

 

 

 

 

Torino, 22 settembre 2013

 

Carissimi,

 

Interessante la serata organizzata da un gruppo di giovani dalla neo nata biblioteca a Grugliasco alla periferia di Torino con la presentazione del libro di Giulietto Chiesa:

 

Invece della catastrofe – perché costruire un’alternativa è ormai indispensabile.

Editrice PM –euro 17,50

 

Ho conosciuto Giulietto Chiesa oltre dieci anni fa alla Scuola per l’Alternativa di Missioni Consolata a Torino. Anch’io dico che dobbiamo organizzarci noi, non c’è niente da inventare,

effettivamente, come ha detto Papa Francesco c’è pericolo di una terza guerra mondiale e la sua preparazione sono tutte queste piccole guerre locali.  E questa serata è un altro gruppo che si organizza. Giulietto non ha detto niente di nuovo; le cose le avevo già sentite da lui oltre dieci anni fa e le stesse già altri le avevano dette. Il problema e che oltre al mondo anche la gente cambia, i “compagni” e i “cristiani. Un esempio: Mi ricordo che quando ero ragazzino leggevo “Ragazzi 2000” e mia sorella “Dimensioni Nuove. I salesiani nelle loro filmine Don Bosco presentavano i problemi del’uomo, erano all’avanguardia. E ora? E i compagni nelle feste dell’Unità?

L’altro giorno sentivo Radio Maria e un sacerdote alla fine del discorso:…la democrazia è in pericolo, non dimentichiamo che Hitler e Mussolini suo tempo avevano la maggioranza dietro…..

 

Giulietto Chiesa è uno dei noti giornalisti italiani. Esperto di politica internazionale, studioso della comunicazione, nel 2010 ha fondato il laboratorio politico Alternativa di cui è presidente.

 

Quello che non ci dicono è che la catastrofe finanziaria, climatica, energetica è imminente.

Quello che non ci dicono è che una serie di grandi guerre incombe su di noi e cui sarà chi si giocherà il tutto per tutto, tra disinformazione e sospensione della democrazia, per continuare a a detenere in abbondanza ciò che per gli altri scarseggerà.

Quello che non ci dicono e che la soluzione non può che dipendere da noi.

 

Torino, 22 settembre 2013

 

Cari amici,

 

mi è arrivato questo articolo di una conferenza di un testimone in Calabria sulla Paletina.

A me pare interessante. Nel 1984 è andata mia sorella, nel 1990 ci sono andato io e a me un salesiano don Puddu mi aveva detto queste cose che è scritto in questo articolo.

 

Certo ora bisogna organizzarsi come ha detto Giulietto Chiesa ieri sera a Grugliasco. Questa

Serata come altre è un modo di organizzarsi insieme visto che non c’è nessuna forza politica che lo fa. L’unico che ha capito la gravità della situazione è papa Francesco: stà cambiando molto ai vertici ma poi nelle diocesi, alla base?

 

TUTTI I COLORI DEL ROSSO di Giulietto Chiesa

 

Carissimi,

 

vi porto a conoscenza una riflessione di Giulietto Chiesa, alcuni non condivideranno perchè di parte e troppo pessimista. Forse non abbiamo ancora toccato il fondo però il non condividere è perchè ormai siamo tutti in un “pensiero unico”. Chi non condivide perchè è in pensione o imprenditore ma i giovani e i dipendenti che pagano sulla propria pelle almeno ci fanno una riflessione…Ho conosciuto Giulietto Chiesa 13 anni fa nella Scuola per l’Alternativa in Missioni Consolata, a proposito che stanno pensando e facendo coloro che hanno partecipato e organizzato quell’evento.

L’ho rivisto a Grugliasco due anni fa insieme ad un gruppo di giovani imegnati del paese. E loro cosa fanno?

 

TUTTI I COLORI DEL ROSSO

News Letter del 6 gennaio 2015

http://www.puntorossoblog.com

2015: PANE AL PANE E VINO AL VINO di Giulietto Chiesa

Una previsione facile: il 2015 sarà sicuramente peggiore del 2014. In compenso sarà migliore del 2016. Abbiamo finito l’anno sotto il segno del patto di stabilità. Che è quello che precede la stabilità definitiva, il rigor mortis, l’immobilità che accompagna la dipartita. Il Paese è allo sfacelo: industriale, tecnologico, organizzativo, morale. Il Jobs act è espressione misteriosa nei suoi dettagli esecutivi, ma chiarissima nel suo significato finale, nel “vettore di uscita”: licenziamenti sempre più facili, introduzione per legge del diritto dei padroni di licenziare i dipendenti. E, cosa ancora più strategicamente importante: eliminazione di fatto della contrattazione collettiva. Così ogni lavoratore è solo contro chi gli dovrebbe dare lavoro. Cioè impossibilitato a difendersi. In questo modo un’altra fetta importante del reddito nazionale sarà trasferita dai più poveri ai più ricchi. Ovvio che “crescere”, in questa prospettiva, sarà impossibile, poiché la massa di denaro che viene sottratta ai più poveri equivarrà a ridurre la massa di denaro destinata ai consumi (essendo evidente che i più ricchi non potranno, neanche se volessero, spendere il troppo che hanno a disposizione).

Che equivale a tagliare il ramo su cui si è seduti. Ma aspettarsi da questi signori una visione strategica è come sperare nella Befana. Tutti potrebbero capirlo, ma il fatto è che la gente comune non ha letto Aristotele, e quindi non sa che è impossibile che chi è troppo ricco “segua i dettami della ragione”. Chi è ricco vuole sempre essere “più ricco”. Solo i poveri pensano che si accontenterebbero se fossero ricchi: appunto perché non sono ricchi! I dati lo dimostrano. Nell’ultimo decennio il 10% del reddito nazionale è stato prelevato dalle tasche dei più poveri per andare ai più ricchi. E non basta perché ne vogliono ancora di più. Una specie di bulimia invincibile. Renzi è il loro uomo. L’hanno portato al potere con il consenso del 40% degli italiani. Non è vero per niente, ma questo lo pensano tutti. In primo luogo i giornalisti e i commentatori. In realtà Renzi l’ha scelto meno del 20% degli italiani. Ma, in virtù della legge elettorale, il suo potere è praticamente assoluto.

Ecco perché il 2015 sarà peggiore del 2014: perché gli italiani non hanno letto Aristotele (“La Politica”), laddove dice che “le Costituzioni rette sono quelle che hanno di mira il bene comune”. A parte l’espressione comica dell’”avere di mira” che fa venire in mente un cecchino, che sta sparando sul “bene comune”, è chiaro cosa Aristotele intendeva dire: tenetevi una Costituzione Retta, se già ce l’avete, altrimenti vi verrà data una Costituzione Storta, che è quella che ha di mira l’estensione della ricchezza e del potere dei più ricchi. E’ proprio quello che è accaduto: avevamo un Costituzione Retta, e ce la siamo fatta scippare. Non c’è già più, sostituita da una Costituzione Storta. Dove la gente non ha più non solo un reddito accettabile, ma nemmeno gli strumenti per difendersi. La gente, le masse, sono state trasformate in individui isolati, in monadi sole, che si specchiano nello schermo di un computer, o di un televisore. Epicuro, l’inventore dell’idea di monade, è morto da tempo e non c’è nessuno che spieghi alle genti che, se vogliono liberarsi, dovranno aprire una finestra e guardare fuori da se stessi. Sembra – stando a uno studio di Tullio De Mauro – che un discreto 40% di italiani (che sanno tutti leggere e scrivere) non sia più in grado di capire bene quello che legge e, soprattutto, quello che vede in tv. Così tu credi di comunicare, ma nessuno ti capisce. Altro che finestre da aprire!

Che fare nel 2015? Cambiare il vocabolario odierno e tornare a quello di prima. Quello con cui fu scritta la Costituzione Retta del 1948. Per esempio, con quel vocabolario si potevano dire cose semplici e comprensibili. Come questa: i nani proprietari universali, cioè i banchieri, ci stanno portando in guerra. La gente ancora capisce cosa significa guerra. Banchiere è cosa nota. Nano è un po’ più difficile da capire, essendo una metafora. Ma s’intende qui “nano intellettuale”, cioè persona che capisce poco quello che fa e dice lui stesso.

Questi vogliono fare la guerra perché sanno che il loro castello di carte si sta rompendo. E pensano che con la guerra, che tutto distrugge, noi non ci accorgeremo di niente. Cosa pensate a proposito del prezzo del petrolio? Che scenda perché lo dicono le leggi del mercato? Niente affatto. Non ci sono leggi di mercato in questo casino che affonda. Scende perché Washington vuole abbattere la Russia e l’Iran e poi andare all’assalto di Pechino. E’ una dichiarazione di guerra “di carta”, dove brucerà molta carta (i nostri risparmi), prima di trasformarsi in una guerra vera, con armi del tutto nuove che noi non conosciamo nemmeno. Loro pensano di salvarsi, perché sanno che saranno le genti, cioè noi, che ci romperemo per primi l’osso del collo. Il che è vero, verissimo. Ecco perché ci serve, urgentemente, il vecchio vocabolario dove le parole erano italiane e chiare. Dove se dicevi “fuori” voleva dire fuori. Ecco io propongo che il 2015 dica: “fuori l’Italia dalla Nato e fuori la Nato dall’Europa”.

Cominciamo da qui. In guerra ci vadano loro. Noi non abbiamo nemici e abbiamo ancora qualche pezzo di una Costituzione Retta da difendere, per esempio l’articolo 11. Spendiamo 70 milioni di euro al giorno (ho scritto “al giorno”) per tenere in piedi una Difesa che non serve a nulla. Cioè che serve a “loro”. In caso di guerra non reggerebbe dieci minuti. Quei denari potremmo usarli per sviluppare l’agricoltura, e l’industria, e la scuola e moltiplicare i posti di lavoro. Magari non ci riusciamo, perché siamo monadi un po’ istupidite, ma non è che siamo – collettivamente intesi – peggio dei nani di cui sopra. In ogni caso, se aprissimo qualche finestra, almeno il giro sulla giostra attorno al sole sarebbe più bello, avrebbe un senso per noi e i nostri figli. Sarebbe un buon anno, invece che “il loro anno”.

 

Cari amici,

È mancata la mamma di Riccardo

Il rosario lunedì 27 presso la parrocchia dell’Immacolata in via San Donato 21 alle ore 17.45

Il funerale martedì 28 stesso luogo alle 9

Un fraterno saluto a Riccardo in questo momento doloroso perché senta la nostra vicinanza

Cordialmente Giorgio Saglietti

Mi associo al dolore di Riccardo. Non ho conosciuto sua mamma ma so come

ci si sente quando si perde la propria. E’ un dolore lancinante, ti

senti come nudo in una tempesta di neve. Ma ciononostante senti anche

che tua madre sarà sempre con te e allora la neve sparisce. Coraggio

Riccardo. Ciao Giovanni Sarubbi

 

carissimi io, Chiara e i bambini ci associamo al dolore di Riccardo ed è con grande dispiacere che apprendiamo questa notizia. Tra l’altro i bambini Lorenzo e Cecilia hanno un buon ricordo di quando ci incotravamo ad Albugnano e con lei avevano davvero instaurato un buonissimo rapporto che poi a tavola alla sera ci raccontavano. Tra i loro ricordi la lucidità che aveva nel ripèassare le tabelline con loro. Davvero bello!!! Ciao e buona giornata!! Davide

 

Esprimo a Riccardo la partecipazione al suo dolore grande quanto grande è la presenza della mamma nella vita di ognuno di noi. Io non l’ho conosciuta, ma se posso dedurre qualche immagine prendendo spunto dalla frequentazione che ho di Riccardo, penso ad una persona affabile, generosa, aperta al prossimo e precisa nelle sue attività. Pur non potendo essere presente ai riti liturgici, sarò presente con l’affetto e con l’amicizia. Un cordiale abbraccio. Mario

 

Mi scuso se, nella circostanza e nei successivi impegni pratici e burocratici, mi sono completamente scordato di ringraziare chi mi è stato vicino e mi ha scritto bellissime parole

Lo faccio adesso e ricordo che sabato 22 settembre ci sarà la messa di trigesima

sempre presso la parrocchia dell’Immacolata Concezione in via San Donato 21 – Torino alle ore 18.30 Ancora grazie Riccardo

 

 

 

 

car* amic*

con profondo dolore vi comunico che è mancato il papà di Riccardo Cedolin, stanotte, dopo lunga malattia i funerali si svolgeranno martedì mattina alle ore 10 nella parrocchia di San Donato, via san Donato 21 il rosario sarà recitato alle ore 17.45 di lunedì presso la medesima parrocchia

esprimiamo la vicinanza all’amico Riccardo in questo triste momento Giorgio

 

carissimi siamo molto dispiaciuti di questa triste notizia. Siamo vicini come possiamo all’amico direi fraterno Riccardo che salutiamo e gli siamo vicini con un  grande abbraccio in questo momento di difficoltà. Purtroppo per motivi di lavoro non possiamo partecipare ai funerali. Chi lo vede gli porti anche i nostri saluti Davide&Chiara

 

Vi ringrazio infinitamente per la vicinanza in questo momento, purtroppo atteso da tempo, ma che arriva sempre troppo presto.

Mi scuso di avere tardato così tanto, ma non me la sentivo proprio di mettermi a scrivere a chicchesia Vi formulo i migliori auguri per un bellissimo Natale  Con affetto Riccardo

 

 

care amiche, cari amici

ieri pomeriggio sono andato ad intervistare mons Micchiardi vescovo della diocesi di Acqui, per la rubrica che da alcuni mesi sto curando sulla gestione economica delle diocesi.

Le questioni che sono emerse in seguito all’intervista, ed alla bozza che ho inviato preventivamente al presidente dell’istituto sostentamento clero, mi spingono a chiedere un incontro del comitato redazionale di Tdf dedicato a come proseguire la rubrica.

 

vi chiedo solo per favore di non convocare la redazione al sereno regis, perchè notoriamente non frequento più il luogo dopo le mie dimissioni dal consiglio di amministrazione. sono disposto ad ospitarvi davanti ad una stufa accesa ed una tazza di tisana in mano, a casa mia, in strada del nobile 8 (30 metri da piazzale adua). altrimenti andrà bene qualunque altro posto.

 

vi ringrazio e vi saluto Paolo Macina

 

Ringrazio e contraccambio gli auguri di Buon Natale e anno nuovo a Riccardo e a tutto il gruppo di TDF e alle rispettive famiglie e amici. Che il 2013 possa essere portatore di tante e tante cose belle.

 

Mario  Arnoldi

Via Pistoia 50, 15100 Alessandria

tel. 0131.64729 / cell.3404703144

e-mail: mario.arnoldi3@virgilio.it

e-mail: mario.arnoldi@live.com

 

I miei più sentiti auguri di un sereno Natale di pace e di uno splendido 2013

Riccardo Cedolin

 

Caro Giorgio e cari tutti

Credo che la gravità della situazione economica vada imputata essenzialmente alla diminuzione degli abbonati che se ben capisco nei primi 9 mesi dell’anno è stata di circa 8%

Certamente questo calo va imputato prevalentemente alla crisi epocale che stiamo vivendo, perciò temo ci sia ben poco da fare. Sarebbe interessante sapere in che misura i mensili con contenuti simili ai nostri, patiscono questa situazione, per valutare per differenza, se ci sono carenze da parte nostra o se stiamo seguendo l’andamento generale.

A questo punto l’unica strategia possibile sarebbe quella di mettere in atto una spending revew (visto che è di moda) ma cosa possiamo tagliare? (Io sono disposto a ridurmi lo stipendio) e nello stesso momento avviare una politica più aggressiva per quanto riguarda la diffusione, cosa che abbiamo tentato più volte di fare, con risultati deludenti.

Io mi chiedo quanti dei nostri abbonati leggano veramente TDF e quanti rinnovino l’abbonamento per inerzia, sentendolo quasi come un dovere per sostenere una voce fuori dal coro.

Io mi chiedo se non sarebbe il caso di fare un’inchiesta tra i nostri abbonati dicendo più o meno: “la situazione è isostenibile, continuando così saremmo costretti a chiudere. Cosa ne pensate? Dobbiamo rasssegnarci ad abbandonare o continuare ad ogni costo la nostra battaglia? ” E vedere cosa e quanti rispondono.

Abbiamo molti abbonati con posta elettronica? Con quelli che ce l’hanno si potrebbe stabilire un rapporto più personale e confidenziale mandando magari anche settimanalmente delle piccole news dove si acennano i problemi più eclatanti o si insinuano i pensieri più inquietanti, dando vita ad un dialogo che potrebbe poi essere riportato sviluppato nel numero del mese. Un caro saluto a tutti

Giorgio Bianchi

 

Caro Giorgio e cari tutti

Non credo che molti lettori rinnovino per inerzia perché dai contatti che ho con i lettori, per telefono o per e-mail, riscontro il contrario

Ridurre le spese non è possibile perché abbiamo già raschiato il fondo e alcune spese le paghiamo in proprio (qualche volta acquisto i francobolli senza gravare sulla cassa di TdF)

Non si può passare massicciamente alla posta elettronica altrimenti si snatura il periodico ma solo nel caso di espressa richiesta (attualmente sono una dozzina) L’unica cosa da fare è aumentare la diffusione e all’uopo è molto produttivo utilizzare gli indirizzi della rubrica personale inviando il sommario che mensilmente vi inoltro ma non solo: ogni volta che riceviamo delle mail in cui non ci sono indirizzi nascosti è produttivo inviare ai medesimi il sommario con la richiesta dell’indirizzo postale per invio di copie saggio; sulla massa qualcuno risponde e poi si abbona o dimostra di essere interessato

Qui di seguito la bozza che utilizzo

caro Lettore/gentile Lettrice

invio qui di seguito il sommario del mensile Tempi di Fraternità con l’invito di comunicarmi, se d’accordo, l’indirizzo postale per l’invio di copie saggio

buona lettura Cordiali saluti per Tempi di Fraternità Cordialmente Giorgio Saglietti

 

Mi dispiace molto!

 

Condoglianze sentite alla famiglia.

 

Angela

Ho saputo pochi minuti fa da Giorgio Saglietti che Mario Arnoldi non ce l’ha fatta ed è mancato oggi. Riccardo

 

A me e a Chiara spiace molto!! Davvero perdiamo una gran bella personata! Facciamo un riquadro su tdf di febbraio con bella foto. Sapete quando sono i funerali? Ringrazia tanto la sua vicinanza amica che ci ha informati! Riposi in pacè

Davide Ho sentito la Signora Maurizia Franzini, per ringraziarla

La situazione di Mario in effetti è piuttosto critica e non è possibile fare prognosi.

Poco dopo la visita pre-operatoria, verso il 22-23 novembre, è caduto con conseguente frattura dell’altro femore (aveva già rotto l’altro qualche anno fa)

Passate 3 settimane praticamente immobile la frattura era quasi definitivamente saldata.

È stato operato il 23 dicembre, con un intervento durato 12 ore, a fronte delle 2 – 4 previste.

Un paio di giorni dopo, cercando di capire la causa delle serie difficoltà respiratorie che manifestava, hanno scoperto un versamento polmonare, causato da infarto cardiaco.

Gli hanno praticato una coronarografia con impianto di 3 stent alle coronarie occluse.

Da allora è in terapia intensiva all’ospedale di Alessandria e non è neppure molto chiaro se sia o meno cosciente.

In terapia intensiva – come ovvio – non è praticamente possibile entrare.

Rimarrò pertanto in contatto con la signora Franzini di tanto in tanto e vi farò sapere.

Preghiamo tutti per lui. Riccardo

 

Da: Maurizia Franzini [mailto:mau.franzini@gmail.com]

Inviato: venerdì 6 gennaio 2017 18:13

A: riccardo.tdf@alice.it

Oggetto: Mario Arnoldi

 

Buonasera,

con grande dispiacere devo comunicarvi  che le condizioni di salute del professor Mario Arnoldi sono molto critiche. Il 23 dicembre ha subito un intervento chirurgico per un aneurisma all’aorta addominale che si è rivelato molto più complesso del previsto e ha dato luogo a diverse complicanze.

Ora si trova ricoverato nella terapia intensiva dell’unità coronarica dell’ospedale di Alessandria.

Sapendo quanto è legato a voi e al giornale con il quale ha a lungo collaborato, mi sono sentita in dovere di informarvi, certa che lui stesso, con cui   la mia famiglia ed io abbiamo condiviso la vita, lo desideri.

Sono a disposizione per vostre eventuali chiamate.

 

maurizia franzini

Moltissimi auguri di pronta guarigione!

 

—-Messaggio originale—-

 

CASCINA PENSEGLIO – Comunità EMMAUS

 

E’ una cascina (Cascina Penseglio)  su di un ameno colle dell’Astigiano (Albugnano), nella quale da anni vive una comunità laicale (Comunità Emmaus), che tenta di conciliare l’attività agricola con una forte esperienza comunitaria cristiana.

 

Fraterntà Emmaus – Albugnano

 

Domenica 5 dicembre 2004

 

L’8 dicembre del 1964 per iniziativa del Cappuccino P. Elio Taretto, nasceva a Torino la Fraternità Emmaus.

 

A 40 anni da quella data, molte cose sono cambiate, tuttavia desideriamo condividere, con tutti gli amici che ci conoscono e ci hanno accompagnato, questa nostra piccola storia vissuta insieme nel cammino evangelico di Emmaus, riflettendo sul contesto storico ecclesiale in cui sono maturate le scelte e con uno sguardo rivolto al futuro.

 

In tale occasione non ci fermeremo a ricordare solamente la nostra esperienza ma vorremmo allargare l’orizzonte al contesto storico ed ecclesiale che nel clima del Concilio ha favorito il sorgere di numerose comunità, gruppi ecclesiali, comunità di base in Italia e nel mondo.

Naturalmente non ci limiteremo a lodare o rimpiangere il passato ma cercheremo di vedere quali prospettive e opportunità si possono ancora scoprire ed aprire nel presente e nell’immediato futuro.

 

Ci faremo aiutare in questa ricerca da amici che hanno esperienza e competenza in questo settore:

 

Franco Garelli, Docente e Preside della Facoltà di Sociologia dell’Università di Torino

 

  1. Stefano Campana, Ministro Provinciale dei Cappuccini del Piemonte.

 

Lieti perciò di invitarvi alla nostra festa, vi salutiamo fraternamente.

 

Programma

 

9,30 Arrivo

 

10,00 Presentazione – Interventi del Prof. Franco Garelli, P. Stefano Campana e Comunità Emmaus con spazio per interventi.

 

13,00 Pranzo

 

16,00 Celebrazione Eucaristica

 

Cascina Penseglio: tel. 011.9920841 Fr. Stefano Campana: tel. 011.6604414

 

 

Natale-Amore

 

Il primo vagito del neonato è grido allo strappo dal grembo materno,

e anche l’amore inizia un percorso avventuroso verso l’ignoto.

Nella novità della nascita e dell’amore non s’intravede punto d’arrivo:

tra inizio e imprecisata direzione si interpongono solo illusioni.

Come il grembo materno re-spinge il generato,

per lasciarlo ESSERE, così fa Natale-Amore.

La sua luce è invisibile notte scura

che si lascia illuminare dagli astri generati.

Queste parole non sono tristi per chi cerca la verità

e non trova felicità dove essa è assente

E la verità è MISTERO senza promesse,

prendere o lasciare.

Grazie, Natale-Amore, che ci affidi alla verità,

mistero che non vuole domande ma adorazione ed impegno.

Lasciaci sprofondare negli abissi dove i limiti si allontanano

offrendo spazio sempre nuovo per riconoscerci ed amarci.

Non sei un Natale-Amore di cartapesta,

tu SEI  l’unico SEMPRE, e siamo noi a non-esserci

quando cerchiamo confini sicuri,

mete beatificanti, certezze senza verità.  Per la redazione Ausilia

 

Auguri fraternamente affettuosi come sempre, Ausilia

 

Hai ragione, carissimo, e vorrei scriverti pagine e pagine, ma sai quanta corrispondenza e quanti impegni me lo impediscono. tanto da dovermi defilare da TdF e dalle comuità di base. Ci segui nel sito? Ti faremo giungere la lettera mensile che scriviamo agli amici dove parliamo dei iniziative. Ti ricordo con tanto affetto, Ausilia

 

La tua lettera è commovente. E’ simile a molte altre che ricevo da parte delle persone di cui mi interesso e per lequali, essendo in molte, posso fare ben poco. Solidale al massimo con te, purtroppo non posso dirti che parole…. Pazienza! Ma, ti prego, considerami sempre amica, Ausilia

 

Con sentimenti di comunione nell’impegno a rendere migliore l’umanità, pur nei limiti di una propria vivace presenza nelle iniziative, vi ringrazio e ricambio, Ausilia

 

Ricambio con vivo ricordo, Ausilia

 

Un caro augurio di Buon Natale a voi tutti amici e amiche di Tdf. Vi

ricordo sempre con affetto. Fausto

 

Il mio augurio è che per tutti sia Natale tutti i giorni dell’anno, perché ogni giorno possiamo rinascere alla vita. Giorgio

 

 

Torino, gennaio 2008

 

Carissimi,

 

iniziamo l’anno, vi faccio tanti auguri che sia un nuovo anno pieno di prospettive positive però intanto cerchiamo di vivere il presente: il passato è passato, il futuro deve venire, il presente è qua. Una frase che mia mamma mi ripeteva spesso. Tutti hanno festeggiate ma quanta gente soffre in ogni ambiente. Ho passato capodanno da Lina della Ghiaia guardando il messaggio di Napolitano: erano presenti i due ragazzi “difficili” e un rifugiato e Lina al termine mi ha detto: Signore ti ringrazio!

E’ ora di abbonamenti, non è che voglio fare promozione ma “Tempi di fraternità” invita da quarant’anni stà “boccheggiando”, ho ripreso a scrivere confrontando il passato e il futuro. Da circa vent’anni vive perché si pubblica tutto in proprio, le uniche spese sono la spedizione e la stampa.

Rivista fondata nel 1971 da Elio Taretto, frate cappuccino. Partendo da una spiritualità francescana, la rivista si è via via sviluppata in tempi più ampi, in particolare quello delle comunità di base, del rinnovamento conciliare, del vivere quotidiano.

Tutto questo è sintetizzato dal sottotitolo “mensile di attualità e ricerca confronto” che ben evidenzia la peculiarità della rivista. La proprietà appartiene all’editrice omonima. Costituitasi in società cooperativa nel 1976 per garantire la massima trasparenza e democrazia nella gestione del mensile, la redazione vuole affermare che i veri padroni della rivista sono i lettori. L’Editrice TEMPI DI FRATERNITA’ è una piccolissima editrice che pubblica il mensile omonimo, che come risulta dal sottotitolo, parla di attualità, ricerca e confronto comunitario. Le tematiche che vengono affrontate non si esauriscono però solo in quelle citate sopra; per permettere a chi legge di farsene un’idea vengono inviate alcune copie saggio a chi ne fa richiesta dopodiché ognuno decide se abbonarsi o no. In passato abbiamo avuto momenti duri anche tragici. La morte avvenuta nel 1993, dell’amico Elio, fondatore ventisette anni fa della rivista e sua anima profetica, insieme a difficoltà economiche che sembravano insormontabili, ci hanno fatto dubitare sul senso del nostro lavoro.

Interrogandoci sul nostro futuro abbiamo capito che dipendeva anche da noi dare un senso ad un tragico evento, abbiamo capito che Elio aveva lasciato a ciascuno di noi un compito e che da quella pentecoste avremmo potuto partire per percorrere strade nuove. Noi non abbiamo né ricette, né risposte certe, ci rivolgiamo a tutti ma non stiamo dalla parte di tutti;  crediamo sia necessario scegliere. Allora abbiamo scelto di stare non con i ricchi e i potenti, ma dalla parte dei poveri, di chi ha fame, di quelli che piangono, dei perseguitati per causa della giustizia. Per continuare il cammino abbiamo bisogno di voi, di quelli che leggono, che scrivono, di quelli che cercano, che si indignano, che si inquietano, che si entusiasmano, che amano la vita, di quelli che hanno voglia di scrivere una poesia, di raccontare una storia, di fare fotografie, di confrontarsi con qualcuno su quello che sentono. Vorremmo che ci fossero molti di voi a condividere con noi questa avventura: è un’editrice che non ha finanziatori alle spalle, non ha proprietà, né pubblicità commerciale, né padroni, se non i lettori, vive di una vita abbastanza precaria anche se vivace. Il nostro non è solo un discorso di abbonamenti, non ci interessa recitare un monologo ad una moltitudine silenziosa che gremisce  una platea in ombra, anche se ha pagato il biglietto; vorremmo che veniste per recitare un ruolo da protagonisti…ci contiamo!

Se pensate di accettare la nostra proposta, e se per qualcuno il costo dell’abbonamento è un problema, non si preoccupi, metta quello che può, ci sarà sempre qualcuno che metterà di più anche per lui! Intendiamo continuare ad esistere, nonostante tutte le difficoltà, perché ci piace scrivere e crediamo nella libertà di espressione, così come sancito dall’articolo 21 della nostra Costituzione, anche se la realizzazione di tale libertà costa sacrificio.

 

 

Giovedi, 29 maggio, 2008 ore 21 presso TRA ME

Via Silvio Pellico, 34/c – Carignano

http://www.tramecarignano.it

tramecarignano@libero.it

 

Presentazione del volume di Davide Pellanda

 

‘A Munnezza ovvero la globalizzazione dei rifiuti

Edito da “Sensibili alle foglie” – prefazione di Maurizio Pallante

 

“C’è chi profetizza che, se va avanti così, l’uomo del ricco occidente avrà bisogno di almeno quattro pianeti per depositare i rifiuti che produce. Perché di rifiuti ne abbiamo tanti, ma talmente tanti…che non sappiamo più dove metterli, come smaltirli, che farne!!!”

 

L’autore Davide Pelanda

L’Assessore all’Ambiente della Regione Piemonte, Nicola De Ruggiero

L’Assessore allo Sviluppo sostenibile e pianificazione ambientale della Provincia di Torino, Angela Massaglia.

Maurizio Pallante fondatore del “Movimento per la Decrescita Felice”

 

E poi Amministratori locali ed associazioni del territorio

 

Informazioni:

tel e fax: 011 9692 731

info@tramecarignano.it

 

carissimi come vedete il 29 maggio gli amministratori regionale  (assessore De  Ruggiero) e provinciale (assessore Massaglia) saranno  con me alla presentazione del mio libro sui rifiuti. Con me ci sarà Maurizio Pallante. Il tutto a Carignano. Se potete esserci non

sarebbe male!! L’organizzazione è di una bottega dell’equo e solidale e della sua animatrice principale Odilia Negro, già assessore comunale ai rifiuti di Carignano. Una bravissima persona!!

Ciao e buona serata!! davide

p.s. diffondete se riuscite a chi può essere interessato!!

 

2010

 

SABATO 29 GENNAIO ORE 15 PRESSO CENTRO STUDI SERENO REGIS a Torino PER INCONTRO CON IMAM ABDELAZIZ KHOUNATI SU ISLAM A TORINO, IN PIEMONTE MA ANCHE MOSCHEA ECC….

 

Abdelaziz Khounati, imam a Torino, per una chiacchierata sui vari temi di attualità politica e religiosa (coma si usa dire una chiacchierata a 360°).

 

Buon Avvento, Natale e Buon Anno a tutti. Gianfranco

 

Albugnano, 6 febbraio 2011

 

Terra e Gente

 

Incontro con Tartaglia

 

Un momento per ‘pensare’ nel bel mezzo di un tempo in cui alcuni ‘poteri’ vorrebbero confonderci… Cento anni fa esatti l’Italia andò (!) in Libia… oggi nell’odissea della politica, non possiamo tacere di fronte a tutto ciò che sta succedendo. Per un’azione di speranza insieme.

Grazie. Auguri!

GFM

 

 

Torino, 8 luglio 2011

 

Incontro con Elsa Bianco a Torino al Centro Regis

ciao a tutti,

 

d’accordo, a me va bene venerdì 8  alle 17.

Aspetto rapidamente conferma.

Grazie Elsa

 

Carissima Elsa, carissimi tutti, dunque la data che andrebbe bene per l’incontro tdf Elsa Bianco sul “mondo buddhista e dialogo interreligioso” sarebbe VENERDI’ 8 LUGLIO ORE 17 PRESSO IL CENTRO STUDI SERENO REGIS IN VIA GARIBALDI A TORINO.

Spero possiate venire tutti!!! Contiamo di stare insieme per circa due ore, cominciando ovviamente subito senza perdere tempo!! Attorno alle 19 dovremmo finire!!

Fate sapere? Chi pensa a sentire la disponibilità di una saletta del Centro studi Sereno Regis?

Tutto l’incontro verrà registrato: preparate domande da fare a questo incontro-intervista allargata a tutta la redazione, poi pubblichiamo un resoconto così come fatto con l’imam.

Ciao e buona giornata!! davide

p.s. ditelo anche a Minny e Andreina

 

Le fotografie sono state pubblicate insieme all’articolo-intervista sul numero di “TDF” del mese di novembre 2011.

 

Torino, 28 dicembre 2012

 

Carissimi,

 

ho conosciuto Elio Taretto nei gruppi di solidarietà negli anni ottanta e mi ha sempre pubblicato vari servizi che realizzavo nella solidarietà che in questa pubblicazione riporto. Poi nel 1993 la sua improvvisa scomparsa, mi ricordo come fosse ieri che  Ermina al telefono mi disse: “Sai Elio è morto!” E un mio amico: “adesso il giornale e la comunità chiudono!”

Io avevo proposto una collaborazione di servizi sulla solidarietà, ma non mi avevano risposto poi dopo il viaggio del 1995 avevo pubblicato delle “schede” su “Dialogo in Valle”, giornale della Val di Susa; Giorgio Bianchi mi propose di scriverle con i miei servizi ma fini dicendomi di proporlo io alla redazione.  E così feci, anche perché era appena morta mia sorella Anna Maria e con mia mamma non potevo più viaggiare allora mi sono preso l’impegno di girare per i vari gruppi della solidarietà, poi alla morte di mia mamma i diari di viaggio e nello stesso tempo le comunità straniere a Torino che erano in collegamento con l’Ufficio Migranti. E sono andato avanti per più di quindici anni e poi tutte le cose devono cambiare per rinnovarsi.

In queste pagine potrete vedere le varie foto scattate durante gli avvenimenti che ero presente degli amici e redattori della redazione. L’iniziativa non è stata portata avanti perchè il Sindaco Diego Novelli l’ha fatta “naufragare” per causa delle prime tangenti che ci furono, però è stato un “seme” servito ad altre persone e gruppi di continuare sulla strada della solidarietà: a “Santa Maria Goretti” è nato il Gruppo Progetto, il sottoscritto insieme ad altri e a don Fredo ha organizzato il Viaggio in Vietnam, ho partecipato anche al gruppo Bolivia divenuto poi Associazione onlus. C’era solo un’agenzia che organizzava in Vietnam, con il costo di  4 milioni di lire. Non c’erano ancora i viaggi equo e solidali.

Ora parecchi organizzano, esistono molte agevolazioni, costa più o meno sui duemila euro. E’ la stessa cifra, paragonabile alle lire, ma con la “globalizzazione” è più facile vivere e sopratutto viaggiare, sapere, conoscere e stare con la gente come faceva Elio. Da leader ha sempre vissuto e lavorato con la gente seminando pace ed incoraggiando ognuno per quello che è nella sua dignità. Partecipava in tutti i coordinamenti, nelle riunioni, ai viaggi in Bosnia, a Madrid al convegno Oscar Romero avendo sempre i piedi in terra vivendo con la sua piccola comunità di Penseglio “Terra e gente” lavorando la terra con le sue erbe medicinali e vivendo dell’essenziale con sobrietà: ed i semi buttati da lui stanno germogliando ora come questa rivista che, nonostante tutto, sopravvive. Ed è l’eredità che ci ha lasciato, il continuare a “fare le piccole cose”, quelle che nessuno vede ma che nel tempo sono vincenti.

 

Torino, 18 gennaio 2014

 

Carissimi,

 

ieri sono andato a vedere la mostra a Genova dei  quadri di Gianfranco Monaca

“Universi Diversi 2” , grafica, disegni, collages, tavola e yele dal 18 gennaio al 1 febbraio 2014

alla Satura Art Gallery in piazza Stella 5/1 http://www.satura.it in fondo al centro storico, la zona popolare di don Andrea Gallo e Fabrizio de Andrè dove c’è ancora il suo negozio di dischi.

Ho conosciuto i quadi di Gianfranco quando sono andato a lavorare alla Ldc negli anni settanta.

Poi negli anni novanta ho conosciuto lui da Lina della Ghiaia e ci siamo trovati a collaborare insieme nella redazione di “Tempi di Fraternità”.   http://www.tempidifraternita.it

 

SATURA art gallery

associazione culturale – centro per la promozione e la diffusione delle arti

Piazza Stella 5/1, Genova 16123 Tel: 010.246.82.84/ celI. 338.291.62.43

E-mail: info@satura.it http://www.satura.it http://www.facebook.com/satura.genova

 

COMUNICATO STAMPA

Sabato 18 gennaio 2014 ore 17:00

Palazzo Stella – inaugurazione

 

UNIVERSI DIVERSI 2

mostra personale di Gianfranco Monaca

a cura di Flavia Motolese

aperta fino al 2 febbraio 2014

da martedì a sabato

ore 15: 30 – 19:00

Genova, SATURA art gallery

 

S’inaugura sabato 18 gennaio 2014 alle ore 17:00 nelle suggestive sale di Palazzo

Stella a Genova, la mostra “Universi diversi 2” di Gianfranco Monaca a cura di

Flavia Motolese. La mostra resterà aperta fino al 2 febbraio 2014 con orario 15.30 –

19.00 dal martedì al sabato.

Gianfranco Monaca è certamente uno degli artisti più versatili del nostro tempo. I suoi

interessi variano dall’umorismo fresco e graffiante, preferibilmente su temi religiosi,

espresso con gustose vignette, alla pittura a olio e con tecniche varie, alla lavorazione

della creta, ai collages, con e al commento con testi e disegni umoristici delle satire

alfieriane. L’autore, con questa mostra organizzata da Satura nei locali di piazza

Stella, si presenta la prima volta a Genova e la scelta non sembra dettata dal caso. Se

c’è una Chiesa che in passato ha mancato il bersaglio costruttivo e sorridente

dell’umorismo è proprio quella genovese, del cardo Siri per intenderei, che adesso

viaggia su altri binari, per fortuna, ma ha lasciato segni non del tutto cancellati. Ma

vediamo partita mente. In uno scritto allegato al fascicolo di presentazione delle sue

vignette sull’Anno Santo, Gianfranco Monaca scrive un piccolo trattato sull’umorismo,

“un servizio da rendere alla Chiesa che, in quanto sale della terra, dovrebbe essere

coltivato e diffuso”. Così nella mostra sfilano sotto i nostri occhi disincantati, popolani

ed ecclesiastici, chierici in crisi esistenziale, extracomunitari affamati e borghesi ben

pasciuti, poveri di tutto il mondo ed è sempre presente come interlocutore di ciascuno

un Cristo nudo con la barba e i capelli ispidi, che ha una risposta quasi per ogni

interrogativo, talvolta anche mordace e provocatoria. In questo modo Gianfranco

Monaca castigat ridendo mores e non c’è luogo comune della vita ecclesiale, furberia,

fariseismo, speculazione, opportunismo che si sottragga alla sua penna e ai dialoghi

intrecciati con i protagonisti delle sue storielle. Non si può descrivere a parole questa

variante della mostra: bisogna vederla, anzi guardarla e meditarla per esserne

catturati. C’è anche altro nei locali di piazza Stella: i quadri dipinti con tecniche varie,

realizzati con tratti essenziali, quasi impressioni su uno schermo su cui passano scorci

di paesaggi urbani e campestri (bellissimi quelli delle colline astigiane, resi con un filo

unico ricurvo e pochi altri accorgimenti quasi in astratto) la figura umana, raccontata

spesso nella sua solitudine, un sole rosso e inquietante dietro lo sfondo di alberi nudi,

i vasi di fiori appena sbozzati, che esplodono sulla tela come fuochi di artificio (si veda

il soffione che spande nel vento i suoi semi ad ombrello), i casolari sparsi nella

campagna nebbiosa, delineati con pochi tratti sicuri, i volti anonimi di poveri diavoli, di

Cristi, di madri dolenti, scene di pietà e di dolore universale, perché la pittura di

Gianfranco Monaca non si astrarre dalla realtà, ma ci si tuffa dentro, si lascia intrigare e catturare, per essere restituita sulla scena in forme artistiche universali.

L’artista lavora anche la terracotta traendone figure umane e formelle, con immagini ancora

vive e reali, non soltanto presepi ali, ma piastrelle ingobbiate e invetriate a soggetto

vario, statuine tra le quali compaiono pastori e magi, sempre calati in una umanità

che non volta le spalle al mondo, ma ci vive dentro con tutti i suoi drammi. Nella

nostra ci sono anche le satire di Vittorio Alfieri, illustrate con vignette e disegni

(Gianfranco Monaca rende qui omaggio al suo grande conterraneo). In questa sezione

della mostra si sperimenta dal vivo l’attualità delle satire dell’Alfieri, scritte per una

società corrotta e frivola, restituita dall’artista con toni mordaci e impietosi, in tutta la

sua odierna realtà. (Testo critico di Giovanni Meriana)

 

 

E PIANTALA…CON L’ARTE!

 

Nel quadro della rassegna comunale “Verdeterra”

5/7 maggio 2006 ore 17.00/21.00

 

Cinquant’anni di fiori in una mostra di pittura di

GIANFRANCO MONACA

Un percorso tra 45 opere esposte per la prima volta

nel parco di Villa Ferrari in Asti

Via Gandolfino Roreto, 22 A

 

INAUGURAZIONE

venerdì 5 maggio

ore 17,00

 

Hanno collaborato all’allestimento e si ringraziano:

Smurfit SISA – Gastaudo materiali per l’edilizia  – Floricoltura “La Mimosa”  – Scuola Media “Luigi Goltieri”  – UCIC colori per l’arte – SKEMA di Gallo Paolo impianti fotovoltaici S. Damiano d’Asti –- Associazione Produttori Moscato  – L.A.V. – L.I.P.U. – WWF sezione di Asti –– Cicli Piemontesina – Arté Grafica

 

 

Busca, domenica 10 marzo 2013 presso la Comunità di Mambre. Busca (Torino)

 

Chi sa guardare lontano conosce che spesso sono i piccoli passi   che portano lontano e che si tratta di una impresa in cui c’è bisogno di molte intelligenze, di molti cuori, di molta speranza.

(Franco Barbero)

 

 

Chi è Gesù di Nazareth?

 

Relatore: Elio Rindone Docente di Storia e Filosofia e laureato in teologia,

autore di “Chi è Gesù di Nazareth” e  “Da Gesù a Ratzinger”.

 

Beppe Pavan Corso Torino 117 – 10064 Pinerolo

tel. 0121/393053 – cellulare 3391455800 – email carlaebeppe@libero.it

 

Associazione Viottoli

Corso Torino, 288 – 10064 Pinerolo (Torino)

Tel. 3701115649 – viottoli@gmail.com

 

2008

 

La Comunità cristiana di Via Germanasca, 8  –  Torino

La Comunità nasce nel 1973, ai tempi dell’episcopato di padre Michele Pellegrino, per essere una presenza “missionaria” nel quartiere popolare di Borgo San Paolo, assumendosi alcune responsabilità:

Essere una esperienza di chiesa che nasce dal basso.

Avere un ruolo stimolante nella chiesa

Impegnarsi a vivere le linee di fondo della “Camminare insieme”.

 

Non si regge su di una situazione giuridica, ma solo sulla fede di coloro che ne fanno parte.

Vuole essere una esperienza di chiesa senza potere e non ha mezzi particolari se non la solidarietà, le capacità e le competenze di ciascuno.

Pone attenzione a che la partecipazione non sia da “utenti” ma da persone responsabili, nella coscienza dell’appartenenza all’unico sacerdozio di Cristo.

Per questo i due preti, pur avendo una loro specifica funzione, vivono del loro lavoro e sono in posizione di parità nelle scelte e nelle decisioni.

Il pluralismo, la varietà di responsabilità e di orientamenti sono considerati come un valore, una ricchezza ed un segno profetico, se collocati sulla linea di un rinnovamento sociale ed ecclesiale.

L’educazione alla fede punta a formare dei credenti capaci di “pregare e impegnarsi per la giustizia”, cioè a vivere un rapporto vero e personale con Dio, contemporaneamente ad un profondo “farsi carico” dei problemi del mondo e degli uomini.

Tutto ciò formando le coscienze ai valori evangelici e lasciando poi a ciascuno le scelte, i rischi, la responsabilità di adulti nella fede.

Ricordo a tutti gli amici SCONFINATI l’appuntamento per Domenica 14 dicembre ore 10  per Eucarestia presso la  Comunità di via Germanasca 8, Torino-

Sarà l’occasione di scambiarci gli auguri e conoscere una realtà di chiesa “autenticamente povera, sobria” non legata e condizionarta  da “poteri”

La comunità di via Germanasca ha la sede in un garage di via Germanasca, occorre suonare a sinistra del portone di ingresso dello stabile( c’è una piccola insegna con la scritta Comunità cristiana senza simboli religiosi) , la porta si apre automaticamente, poi si attraversa l’androne e dal cortile si entra nella comunità. C’è una certa difficoltà nel trovare parcheggio e bisogna partire per tempo. Chi vuole può trovarsi alle 9,20 sotto casa mia dall’edicola in via Vigliani 156 per andare insieme.

Via Germanasca è in zona San Paolo chi volesse ulteriori informazioni mi può telefonare.

Ciao Elio e Carlo

Elio :

nella descrizione dei via Germanasca, non sarebbe male fare riferimento alla attualmente snobbata esperienza dei preti operai… che per una generazione militante fu, in diversi paesi, una bella spinta per una lettura più evangelica della distorta missione del clero nella storia eclesiastica e del loro non rapporto con la classe operaia. Lo sai molto bene che ci sono tanti preti e frati che “vivono dal proprio lavoro”… ma per certo, ne manuale, ne come lievito evangelico nascosto con i loro compagni in fabbrica, come loro scelta di vita.

 

Carlo, ancora per poco tempo, è uno degli esponenti più belli di questa   esperienza nell’ area torinese: delegato della verniciatura di Mirafiori nel tempo delle Brigate Rosse (suoi compagni delegati), fu l’ultimo operaio rientrato alla Fiat dopo la epurazione operaia del 80, avvenuta grazie a una vertenza sindacale, data la resistenza a riasumenrlo del personale Fiat…. sicuramente con buoni motivi. Continuato fin ora a svolgere un intenso lavoro sindacale nel mondo dei metalmecanici Fiat. La sua vita da prete operaio ha contribuito fortemente a  dare una precisa impronta alla comunità di via Germanasca, come la ha dato Silvano a SantAndrea.

Con tanto affetto

un suo compagno a tanti pichetti “pesanti” ai cancelli Fiat

 

er informazioni e invio materiali: la redazione è presso Beppe Pavan – C.so Torino 117 – 10064 Pinerolo

tel. 0121/393053 – cell. 3391455800 – E.mail: carlaebeppe@libero.it

Chi può mandarci un contributo usi il bollettino di c/c postale n. 39060108 intestato ad Associazione VIOTTOLI, specificando nella causale “contributo per Uomini in Cammino”. Grazie.

Lo invieremo comunque a chiunque ce lo chieda, sia in formato cartaceo che web.

grazie Daniele. Se pensi di venire il 24 ti chiedo la cortesia di formalizzare in modo chiaro la “prenotazione”. A ben ritrovarci Beppe

Questa comunità·in questo mondo e anche in questa chiesa, dove tutto è grandioso e dove l’occhio rimane colpito da queste scenografie, costruite per dare spazio solo ai “giganti”, come possiamo vivere con gioiosa fiducia la nostra esistenza quotidiana minuscola e le nostre microscopiche esperienze comunitarie? Partiamo dalla nostra comunità: una realtà molto piccola, 35-40 persone, di età molto diverse, spesso con vissuti problematici rispetto al lavoro, alla salute, all’educazione dei figli, coinvolti in mille rigagnoli di solidarietà.. Anche le comunità che conosciamo e con le quali comunichiamo più frequentemente  sono realtà fragili, spesso molto piccole.

  • La nostra comune storia di comunità cristiane di base ci ha regalato un prezioso messaggio evangelico, una base che ci accomuna profondamente, oggi come ieri: non cerchiamo i riflettori e non ci seduce la grandezza. La teologia del granello di senape è diventata in tutte le nostre comunità cristiane il DNA profondo. Non ci siamo mai vergognati della piccolezza e abbiamo cercato insieme, nelle nostre differenze, di consolidare la prassi comune dell’impegno nel mondo e della solidarietà. Davvero possiamo ringraziare Dio che ci ha donato questa fondamentale comunione nella fede.
  • Ma in questo cammino ci sembra di intravvedere che già da molti anni esistono percorsi ed impostazioni diverse, che ci hanno condotti a scelte differenti. Per esempio, nella nostra comunità cristiana di base di via Città di Gap esiste una particolare attenzione, oltre all’impegno politico e nel volontariato, a ciò che avviene nelle chiese cristiane, nelle religioni e in particolare nelle varie presenze anche istituzionali del mondo cattolico. er noi e per altre comunità, ci sembra, è molto importante sentirci parte della grande chiesa con scambi, confronti, iniziative comuni. Dalle quattro parrocchie, con cui siamo in contatto, riceviamo un messaggio evangelico di significativo stimolo per noi. Così pure “Noi Siamo Chiesa”, “Chiesa di tutti-chiesa dei poveri”, “Gruppi cristiani GLBT”… costituiscono per noi luoghi di significativa partecipazione e coinvolgimento.
  • Piccoli, ma aperti: è un po’ il nostro progetto, che viviamo con la pochezza e la fragilità delle nostre forze. Il nostro presbitero, da sempre, è proiettato in questa direzione di cura pastorale in larga misura fuori dall’ambito strettamente comunitario.
  • Ci sembra che altre comunità, con coerenza e convinzione, ugualmente ricche di impegni in cui seminano amore e giustizia a piene mani, stiano costruendo un percorso più attento a sottolineare il valore, la originalità e la fecondità del nostro movimento delle comunità cristiane di base.
  • Se comprendiamo correttamente, questi fratelli e queste sorelle mettono in primo piano le istanze e le ricerche del nostro movimento di base. Ci sembra che la loro esperienza, per una precisa scelta, sia meno orientata a “contaminarsi” con il mondo cattolico nelle sue varie articolazioni e talvolta esprima poca attenzione a ciò che avviene nell’area ecclesiale cattolica o cristiana in generale.
  • Se ha qualche attendibilità questa nostra lettura, ci sembra utile che le differenze vengano realmente e serenamente esplicitate e consapevolmente assunte. Senza questa consapevolezza, a nostro avviso, le differenze creano tensioni infeconde o si può facilitare l’illusione di cancellarle, di personalizzarle o di farne prevalere una sulle altre.

 

  • In questa fase, ribadendo chiaramente la nostra coinvolta partecipazione al movimento delle comunità cristiane di base italiane, siamo ancor più interessati/e alla chiesa del vangelo e dei poveri nelle sue varie espressioni e anche costruttivamente e criticamente attenti ai segnali e agli stimoli che papa Francesco lancia alla chiesa, alle religioni e al mondo.
  • Ci interessa molto tenere gli occhi e il cuore aperti per mantenere, allargare ed approfondire contatti e relazioni con i vari “territori” della nostra chiesa, ecumenicamente intesa.

1 ottobre 2015                               Comunità Cristiana di base di Via Città di Gap, 13 – Pinerolo

 

 

PIGS!

 

LA CRISI SPIEGATA A TUTTI

 

Intervengono:

 

Paolo Ferrero, autore, segretario nazionale Prc

Luciano Gallino, sociologo, professore emerito

 

Introducono: Eleonora Artesioo, cons. reg. FDC e Ezio Locatelle, segr. Prov.Prc

 

Al Gruppo ABELE

 

“Questo libro prova, con parole semplici, a spiegare cosa stà succedendo davvero sul piano economico: le origini della crisi, le balle che raccontano, come fare a uscirne. Una posizione politica e chiara, contro le ricette del “governo dei tecnici” asservito alle istituzioni finanziarie europee e mondiali”

 

Per informazioni:

Federazione Torino Prc

Via Brindisi, 18/C – Torino

Tel. 011-460471 – http://www.prctorino.it

 

Un caro saluto e alla prossima. Ciao danieledalbon@yahoo.it

 

Sant’Ambrogio

Con il patrocinio del Comune di Sant’Ambrogio di Susa

 

Venerdì 28 Febbraio 2014 ore 21

 

Presso la Scuola Primaria Gianni Rodari Via Garibaldi n. 7

Presentazione di Poveri a chi?

Di Enrica Mordicchio e Andrea Morniroli

Editrice Gruppo Abele

Presenti: Andrea Morniroli e Livio Pepino

 

Stiamo diventando un Paese di poveri. La povertà assoluta tocca ormai 5 milioni di persone e quella relativa (corrispondente a una disponibilità economica inferiore a 506 euro mensili) oltre 9 milioni e mezzo di donne e uomini. E la situazione è in costante peggioramento, con un vero e proprio crollo del potere di acquisto delle famiglie. Ancora un anno fa c’era chi dispensava rassicurazioni e considerava l’estendersi della povertà una situazione destinata a rientrare. Oggi non lo sostiene

più nessuno. E le persone in carne ed ossa si confrontano con il lavoro che da un giorno all’altro non c’è più, con il salario che non arriva o non basta, con le imprese che chiudono, con i molti negozi sbarrati o vuoti e le mense della Caritas semprepiù affollate. I nuovi poveri si affiancano ai marginali di sempre; l’insicurezza sul futuro si tocca con mano. Ovunque. E

l’Italia si scopre unita: Ivrea o Lecco si ritrovano, all’improvviso, simili a Caserta o a Catanzaro. I più non si capacitano.

Molti si arrangiano. Alcuni soccombono. E Napoli è un illuminante campione di questa Italia.

 

 

Carissimi buona giornata e buona settimana,

 

la nostra vita è fatta di incontri e spesso conosciamo delle persone senza accorgersi del loro valore. E’ cosa capita oggi. Si organizzano eventi, si elogia, si dà per scontato e poi basta un niente per cambiare i nostri programmi. Mercoledi 27 aprile a Cuneo si è ricordato Luciano Jolly da alcuni anni collaboratore di “Tempi di Fraternità”. Poi il primo maggio che da più di trent’anni ci partecipo, sfilavano i primi gruppi “terzomondisti”, i primi stranieri che arrivavano. Nel 1989 ho partecipato a San Paolo del Brasile, la messa in cattedrale e dopo la manifestazione, qua la Gioc ha organizzato in questo modo. E poi l’Ufficio Migranti ha sempre cercato di coordinare tutti che ora molte iniziative sono nate autonomamente come sabato scorso 21 maggio al Festival Panafricano.

Le foto sono degli avvenimenti scritti e due foto scattate a San Paolo ed a Torino negli anni ottanta.

Dalla periferia di San Paolo al centro c’erano circa 50 chilometri (forse ora di più) e si andava in treno come da Torino ad Alba ed infatti ora faccio il pendolare, a Dio piacendo, un servizio utile ai locali…come ieri a San Rocco si sono stupiti che vivo in due case: “risposta non c’è..!”

 

Gianfranco Monaca

ospite del Comune di

Montemagno d’Asti

 

UNIVERSI DIVERSI

 

Dal 24 maggio all’8 giugno 2008

 

Confraternita di San Michele

Inaugurazione

Sabato 24 maggio ore 18,00

Orario: Venerdì e Sabato 10,00/12.00 e  15,00/18,00;

festivi 10,00/12,30;15,00/19,00

 

Palazzo delle Scuole (Alfieri scatenato) Secondo orario scolastico

 

 

caro Daniele,

buon compleanno;

 

inoltre ricorrono 10 anni da che sei socio di TdF

 

cordialmente

per Tempi di Fraternità

Giorgio Saglietti

 

 

10 settembre 2005 – Cascina G – Ottiglio

 

il mio nome è Cecilia

 

“…E vai.

Vai leggera

Dietro il vento

E il sole

E canta…”   (D.M. Turoldo “Canta il sogno del mondo”

 

 

Il 30 marzo 2006 alle ore 21 “Tempi di Fraternità” organizza una serata dibattito sul Concilio Ecumenico Vaticano II a Torino al Centro Bruno Longo in via Le Chiuse 14 (zona san Donato) con la partecipazione di mons. Luigi Bettazzi (vescovo emerito di Ivrea). Nell’occasione sarà presentato il nuovo libro di Gianfranco Monaca  “Le tre Marie e altri racconti” (Editore Ennipilibri, Imperia) e il libro di Mons. Luigi Bettazzi “Non spegnere lo spirito”, Continuità e discontinuità del Concilio Vaticano II (Edizioni Queriniana, Brescia)

 

Torino, 24 novembre 2006 – Libreria Torre di Abele in via Pietro Micca

 

Incontro con don Paolo Farinella: presentazione del libro “Crocefisso tra potere e grazia, Dio e la civiltà occidentale”

Prefazioni di Luigi Bettazzi e Paolo Flores D’Arcais

Con Paolo Moviola, Gianfranco Monaca e Davide Pellanda

 

Presentazione del libro sarà di Catte Cifatte

“Tempi di sororità”

 

EDITRICE E REDAZIONE

“TEMPI DI FRATERNITA’ ”

 

VENERDI’ 2 DICEMBRE 2005

ORE 16.30

PRESSO LIBRERIA “LA TORRE DI ABELE”

VIA PIETRO MICCA 22 – TORINO

 

Dibattito sul Concilio

 

 

 

 

Strì

Nel tempio della cultura entriamo per imparare a non inginocchiarci. (Nicolae Petrescu Redi)

 

https://youtu.be/e2SaOERsN0E E’ un video che mi ha “inviato un mio amico”

 

 

Torino, 20 novembre 2017

 

Carissimi,

 

per la seconda volta sono stato con il “Nostro Teatro di Sinio” a Torino in Barriera di Milano. Era l’anno scorso al ritorno dal viaggio in Italia…riprendo dal mio diario che avevo scritto:

 

Al pomeriggio della domenica “Tant ‘r fol” spettacolo di Oscar Barile a Torino dai Salesiani “Michele Rua”, quartiere “Barriera di Milano” dove sono nato in piazza Bottesini, una casa che una langarola ha costruito con i fondi di guerra e ha affittato ad ogni inquilino per tre mesi a fondo perduto, mia sorella era andata a scuola alla Gabelli, dove ora ci sono molti bambini stranieri. E’ stato il quartiere della prima immigrazione: quando gli stranieri eravamo noi italiani.

Al termine dello spettacolo Oscar ha menzionato tutti con applausi e me alla fine: “il nostro fotografo ufficiale Daniele Dal Bon, lui è di Torino, ora siamo noi qua, ma lui ci segue per tutto il Piemonte. E poi riguardo alla recita “siamo un po’ tutti un po’ foll”, almeno una cosa la pensiamo tutti noi, della recita, ma poi ci convincono a pensare unicamente, anzi addirittura a non pensare, a consumare, a spendere, ma cerchiamo di resistere con la nostra idea ed il nostro pensiero. 

 

E’ passato un anno, pieno, da parte mia pienissimo, mi sono messo a posto “tante cose”. Posso riscrivere le stesse cose aggiungendo che lo spettacolo era “Strì” e che Barriera di Milano era è continua ad essere un “paese di immigrazione” con i bambini anche di colore che giocano per le strade e gruppi di persone che si incontrano. Quando ero adolescente dalla Crocetta andavo al Cineforum del “Michele Rua” con don Kruse e due amici tra cui Sergio che ho poi reincontrato a casa di Marina e Battista. Anche sabato, ho rivisto Giorgio e Dina del Gruppo del Guatemala, avevamo realizzato un video insieme con il gruppo. E poi ieri sera Emanuele con la famiglia.

Con il “Nostro teatro di Sinio” è un modo di “allacciare rapporti” perché con la tecnologia che va avanti, dovremo parlarci e accordarci a voce. Va bene wattzat ma solo come conferma dell’iniziativa che stiamo lavorando.

 

Da “La Stampa del 20 novembre 2017”: Siamo però avanti per un’altra cultura: sappiamo unire la scienza e le arti come pochi al mondo. Questo potrebbe tornarci utile perché il progresso tecnologico renderà obsoleti alcuni tipi di lavori, e con l’automazione e i robot servirà un cambio di prospettiva per sviluppare capacità che non abbiamo o che non sono state considerate utili finora. Penso all’arte, alla capacità di osservare le cose in maniera critica, di immaginare un mondo diverso da com’è: nessun computer potrà arrivarci, né ora né in un ragionevole futuro. In questo caso l’ansia da progresso tecnologico è del tutto ingiustificata. *Analista di Creative Strategies, Inc., ha lavorato anche per Kantar Worldpanel e Gartner.

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Ed un’altra settimana, ora stò lavorando per Sandra, ho pubblicizzato i concerti di don Fredo: lavori che non si vedono anche perché ognuno di noi ha i suoi stereotipi. A Bra al “Migranti Festival don Fredo  aveva detto a Michela all’affermazione mia di non essere laureato: “Daniele la sua laurea è la vita”. Ed è proprio così!

Oggi vado a pranzo da Elvia. Nel pomeriggio mi incontro con Adelina che era venuta con me in Vietnam. Florina è stata male, ora è all’ospedale e stà meglio. Francesco è partito per il Nicaragua.

Ho voglia di andare anch’io a portare la mostra/foto e alcune cose e poi è un modo di vedere e capire più aperto come va il mondo.

Quando è morta mia sorella, oltre vent’anni fa, se avessi fatto come tutti, sarei partito, andandomene via dalla casa originale come Enrico che è uscito di casa da Donato dopo la morte della mamma.

Sabato ci si incontra come TDF: non so se ci vado, per me è un poco una “masturbazione mentale”. Certo che andrà avanti la rivista, tra gli abbonati, gli amici e i redattori finanziandosi tra di loro; si potrà reggere, ma saremo obbligati ad organizzare in un’altra storia.

 

Nel mio blog c’è il mio pensiero, in Liber che ho organizzato con Fabio, cè la mia proposta, il mio pensiero e la mia storia che per ora non è in rete ma potete scrivermi e perché non ritorniamo al cartaceo? Ai posteri l’ardua sentenza!