Nicaragua

Il nostro Signore ha scritto la promessa della Resurrezione non solo nei libri, ma in ogni foglia di primavera. (Martin Lutero)

 

Torino, 24 luglio 2017

 

Carissimi,

il nuovo parroco della Chiesa degli Angeli a Managua in Nicaragua ha cambiato l’arredamento togliendo tutti i “murales” fatti nel 1982 dal pittore Sergio Michelini, italiano, quando andai per la prima volta in Centro America nel “campo di lavoro” organizzato da don Fredo e Padre Testa con il contributo di solidarietà da parte del Comune di Torino. Dopo 30 anni è “importante” tornarci, andare a vivere con la gente alla terza generazione.

La prima immagine è il prima e il dopo, poi la Chiesa e poi alcune delle mie immagini scattate in questi anni. Già nel 1990, quando il governo Sandinista rimase sconfitto dalla Uno (una serie di partiti che si sono uniti per sconfiggere l’Fsln) furono cancellati i murales del Parco Velasques nel centro della città. Poi nel 2010 il presidente Daniel Ortega costruì il nuovo Parco Velasquez, con un parco giochi per i bambini ed un ristorante popolare. Adiacente fece costruire come “L’Italia in Miniatura” a Rimini, la “Città Vecchia di Managua”; inoltre una grande mostra a cielo aperto sulla guerra e la liberazione in Nicaragua.

Sergio Michelini è un artista che negli ultimi tempi ha “costruito” il Parco Arte Vivente a Torino in via Zini che è un Centro sperimentale d’arte contemporanea che comprende un sito espositivo all’aria aperta e un museo interattivo; oltre ad organizzare esposizioni artistiche come Experimenta.

INVIA L’APPELLO PER LA SALVAGUARDIA E IL RESTAURO DEL COMPLESSO ARTISTICO-MONUMENTALE DELLA CHIESA DI SANTA MARIA DE LOS ANGELES A MANAGUA – NICARAGUA

Da qualche mese presso la chiesa di Santa Maria degli Angeli di Managua, Nicaragua (che molti conoscono chi personalmente chi a distanza, per le sue belle opere e murales che rappresentano anche momenti della rivoluzione popolare sandinista), si è insediato un nuovo parroco che ha distrutto  tutta l’area del presbiterio , tra cui un piano di 286 piastrelle di ceramica policroma che, secondo il parere degli esperti, era parte integrante e assolutamente determinante di tutta la MONUMENTALE ARTISTICO.

L’Associazione Italia-Nicaragua, a nome del “Comitato pro restauro”, chiede di inviare (dal  sito http://www.itanica.org/wordpressa) alle autorità del Nicaragua  la seguente lettera:

“Sono italiano amico del Nicaragua e del suo popolo.

Ho appena saputo della distruzione di tutta l’area del presbiterio a nella chiesa di S. Maria de los Angeles nel Barrio Riguero a Managua, compreso un pavimento di 286 piastrelle di ceramica policroma che, secondo gli esperti, era parte integrante e assolutamente determinante di tutto il COMPLESSO ARTISTICO MONUMENTALE. Questa storica opera d’arte, oltre ad essere patrimonio artistico e culturale del Nicaragua, è una delle più famose opere, riconosciuta a livello mondiale, dell’arte sacra ispirata alla Costituzione pastorale “Gaudium et Spes” del Concilio Vaticano II e alla lettera agli Artisti di Giovanni Paolo II.

Come italiane sono particolarmente orgoglioso di aver partecipato in qualche modo alla realizzazione di questa rinomata opera d’arte nicaraguense, sia finanziandone la realizzazione, sia con la creatività e i suggerimenti di alcuni dei nostri artisti e personalità di grande prestigio, come il teologo Giulio Girardi e il padre francescano Bernardino Formiconi. Diversi critici e storici dell’arte concordano sul fatto che il Complesso Artistico Monumentale deli Riguero, oltre ad essere “il massimo esempio del muralismo nicaraguense”, è un contributo assolutamente innovativo nei concetti e nelle metodologie delle arti plastiche moderne e contemporanee, soprattutto rispetto alla “poliangolarità” e all’integrazione plastica. Per tutte queste ragioni rivolgo un appello appassionato e sincero, ma estremamente rispettoso, a tutti i nostri fratelli del Nicaragua, alle istituzioni dello Stato e alla Conferenza Episcopale del Nicaragua, nonché alla Provincia francescana del Centro America, affinché si possa ricostruire completamente l’area presbiterio della chiesa di Santa Maria de los Angeles nel Barrio Riguero a Managua, con il pavimento in ceramica policroma e con l’altare, il leggio e il fonte battesimale. Chiedo inoltre che si possa attivare il Piano di Restauro di tutte le opere e l’apertura al pubblico nazionale ed internazionale come proposta dall’Istituto Nicaraguense della Cultura nel mese di luglio 2016. Ringraziandola per la cortese attenzione e sperando in una risposta positiva alla presente, la saluto molto rispettosamente”.

Sono passati ben 18 anni dalla morte di Pasquale Cavaliere.

Al “Caffè Roberto” in via Garibaldi 30 a Torino, lunedì 24 luglio 2017 dalle ore 19.00 a ricordarlo saranno gli amici di sempre. Durante la serata Gisella Bein leggerà alcuni brani del libro “Il Cavaliere dell’Arcobaleno – Una vita vissuta con coraggio e un sorriso” di Davide Pelanda (ed. Ananke 2009).

Gisella Bein, attrice diplomata alla scuola del Teatro Stabile Torino, si deve essere sicuramente incrociata con Pasquale Cavaliere sulle vicende dei desaparcidos argentini: con Massimo Carlotto, ha portato in scena in tutto il mondo, in America Latina e alla Camera dei deputati italiana, lo spettacolo “Più di mille giovedì – la storia delle Madres de Plaza de Mayo”.

A Roddino (Strì) e Govone (Sagra Arneis)!

Vogliamo essere forti spiritualmente, e semplici e sani e volerci bene così. E questa è la più bella e più grande e più forte ragione del mondo.     (Antonio Gramsci)

 

Sant’Anna di Monteu Roero, 22 luglio 2017

 

Carissimi,

 

l’altro ieri sono andato a Roddino ad un’ennesima replica di Strì. Vedendola mi ricordo le vija che trascorrevo con la mia famiglia, i miei parenti a raccontarci tutto, senza pudore, era un confronto, aperto, sereno, senza litigare, magari anche litigare alzando la voce, ma senza rancore, il trascorrere la vita di sempre.

Poi sabato a Govone, una corsa veloce, un tempo, era un lavoro, un impegno ma avevo anche meno da fare e poi c’era la mia famiglia che mi ha sempre appoggiato. La Sagra Arneis è iniziata quasi trent’anni fa da alcune persone che sono state “lungimiranti” tra cui Giovanni Negro che ne è ancora il presidente e che mi ha sempre voluto come fotografo: l’anno scorso ha fatto una “capatina” al Ciabot dove stavamo vedendo le foto con Oscar e amici. E lui ha detto che ho lavorato per lui per “trent’anni”. Purtroppo tutto cambia, le foto può farle chiunque, ma non c’è chiunque che le coordini e abbia voglia di farlo. Ci si potrebbe “creare un gruppo” dove si coordinano queste “iniziative” insieme con la cultura /commercio mettendoci sullo stesso piano e guardandoci come guardarci nello specchio senza pregiudizi finali ma solo con l’obiettivo di volerci bene e lavorare per il “territorio”. Il mio piccolo blog vorrebbe essere un punto di riferimento con i libri della “Biblioteca del Tempo” e trovarsi insieme a leggere, confrontarsi magari al Ciabot che potrebbe essere un “punto di riferimento”, una libreria per poter visionare dei libri, spulciarli insomma, una futura libreria che come tutte le future libreria saranno dei “punti d’incontro”.

 

 

Sant’Anna di Monteu Roero, 16 luglio 2017

 

Carissimi,

 

Ho letto su “La Stampa”, una notizia che riporto; il 21 luglio ci sarà a Govone il 29’ Premio Giornalistico  del Roero Arneis”.

Ventinove anni sono passati e quasi dieci anni che non ne sono testimone se non sporadicamente. Mi ricordo quante corse facevo, prendevo dei permessi dal lavoro, per venire in campagna con mia mamma e la raggiungevo perché era già partita con mia sorella. Tutto quello che inizia finisce, e poi la tecnologia ci fa “smettere” alcune cose per riprenderne di nuove.

Vi riporto le foto del 1990, la prima volta che fotografai, il premio e la cena, è stata una festa che era stata organizzata in collaborazione con il “Comune di Monteu Roero”: molte iniziative sono nate.  C’erano tanti giovani che mia sorella piaceva vederli lavorare con tanto entusiasmo, ora sono sposati e impegnati in altre attività.

Personalmente ho stampato un libro nel 2004, non ci sono più copie, sugli avvenimenti di Monteu e delle frazioni. Stò archiviando e mettere il tutto su un Dvd.

 

Domani è anche il 38’ Anniversario della Rivoluzione Sandinista, sono stato nel 1982, 35 anni fa con Padre Testa e don Fredo Olivero. Ho stampato, in digitale, alcune copie delle mie esperienze in Nicaragua di questi anni. Piacerebbe tornarci e ritornare nei luoghi dove sono stato. Ma non so!

 

Le mie impressioni, i miei commenti sono già stati scritti in questi libri che riporterò sul blog nella sezione Liber prossimamente!

 

VENERDÌ 21 LUGLIO ALLE 18 NEL CASTELLO DI GOVONE Un Premio speciale per chi racconta il mondo del Roero.

 

Una felice intuizione nata da Giovanni Negro e altri pionieri a Sant’Anna di Monteu ventinove anni fa, oggi il Premio Giornalistico del Roero continua ad essere una tappa significativa per il territorio. Venerdì 21 luglio alle 18 nella splendida cornice del Castello di Govone ci sarà la premiazione 2017. Saranno sette i giornalisti che riceveranno l’ambito riconoscimento: fanno parte della carta stampata, della tv, del web a livello locale, nazionale e internazionale. Sono coloro che hanno scritto del Roero, scoprendone alcuni aspetti, esaltando le eccellenze, facendo conoscere questa suggestiva terra

racchiusa tra le Rocche nel mondo. «Sono fiero di questo Premio – spiega Giovanni Negro. – Sta funzionando molto bene e cresce di anno in anno. Anche quest’anno la giuria ha fatto fatica a scegliere coloro che verranno premiati perchè sono arrivati alla segreteria tantissimi articoli, tutti molto belli e validi, che parlano di questa nostra bellissima terra che è il Roero dove tanto è stato fatto ma tanto resta ancora da fare. Ogni anno, proprio in occasione della cerimonia di premiazione, sollecito, invito, sprono le amministrazioni a fare sempre di più per promuovere il Roero e le sue eccellenze, che

sono davvero tante, alcune più conosciute altre che devono ancora trovare una loro strada». Guardando il tempo che passa, Negro aggiunge: «Sono contento di vedere che le nostre colline continuano a fiorire, c’è molta sensibilità verso l’ambiente, il rispetto per la natura, il voler proteggerla. Basti pensare all’uso dei diserbanti che un tempo venivano utilizzati senza molti scrupoli, oggi invece abbiamo vigne e campi non trattati con questi prodotti dannosi. E un’altra cosa che mi rende orgoglioso è vedere che sono tanti i giovani che hanno preso in mano le cantine dei genitori, dei nonni e le portano avanti con grande passione. Il Consorzio di Tutela del Roero, nato solo alcuni anni fa, è fatto soprattutto di viticoltori giovani, che credono nella nostra terra e nei buoni frutti che questa ci dà. Il Premio giornalistico vuole riconoscere proprio chi ha scoperto queste nostre particolarità e continua a farle conoscere, a divulgarle in tutto il mondo. Con i premiati di venerdì saranno 169 i riconoscimenti assegnati in questi 29 anni». La cerimonia terminerà con l’AperArneis dove si potranno degustare i

buoni piatti preparati dal ristorante Castello di Govone. Saranno presenti dieci bancarelle che propongono i prodotti del territorio roerino e cuneese, dai pregiati vini alle tinche di Ceresole, ai prodotti degli orti, la carne e tanto altro ancora. «Ringrazio tutti i volontari che ci aiutano nell’organizzazione della giornata, le Pro Loco che fanno molto durante trutto l’anno, i viticoltori e i giornalisti che divulgano questo bel Roero. Quest’anno abbiamo una nuova segreteria con Gian Mario Ricciardi che ringrazio per aver accettato l’incarico. Un grosso grazie va a Giancarlo Montaldo che fino allo scorso anno ha seguito il Premio e poi, per motivi familiari, non ha più potuto portare avanti il progetto». Aggiunge Ricciardi: «Il Premio Giornalistico del Roero è una tappa importante, una buona intuizione avuta da questo gruppo di volontari tanti anni fa per far parlare del Roero nel mondo. Un obiettivo che il Premio ha sicuramente centrato . Sono salito su questo treno in corsa e ci sono salito volentieri». I vincitori saranno svelati solo venerdì, ma mentre si sta per celebrare la 29esima edizione, l’organizzazione ha già in mente il 2018, quando il Premio arriverà ad un traguardo importante: trent’anni. Conclude Ricciardi: «Abbiamo già in serbo delle sorprese. Ho idee che confronterò con l’associazione perchè vorre già partire nell’autunno ad inviare il bando in giro per il mondo in varie lingue, dal tedesco al russo, al cinese, spagnolo, francese, in modo che possa diventare sempre più internazionale».

 

 

PIANGERE. PER RI-PARTIRE CON OCCHI ASCIUTTI E MENTE RILAVATA

luglio 2017

 

Giancarla Codrignani

 

Se una persona ha speso anni della sua vita con l’intenzione di cambiare il mondo, non può evitare il pianto leggendo l’appello di Zanotelli ad ascoltare il grido dell’Africa: Sudan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sahel, Libia, Eritrea paesi tutti travagliati da guerre e conflitti a cui si aggiungono i disastri di ampie aree devastate dalla siccità; di contro le voci tardive che chiedono di “aiutarli in casa loro”.

Il Dipartimento (oggi Direzione generale) per la cooperazione allo sviluppo nasce nel 1979 e fu affiancato nel 1985 dal Fondo aiuti italiani per dare effettività alla richiesta di una lotta radicale alla “fame nel mondo”. La prima Repubblica gestì in modo scandaloso questo delicatissimo comparto. Prendo da un mio articolo del 2014: “Non si può prendere atto della deriva senza limiti in cui la Somalia è naufragata senza riconoscere il fallimento della politica italiana di “cooperazione allo sviluppo”…. Impossibile determinare uno per uno i finanziamenti erogati – che i documenti indicano in 1.400 miliardi (di lire) – destinati “alla costruzione di grandi infrastrutture (cioè opere di regime)… (e) alla realizzazione di investimenti produttivi concentrati (industrie e aziende agricole super moderne)… (o ad interventi) a tecnologia non idonea e non gestibile dalla Somalia, ovvero per i quali la Somalia non è in grado di provvedere né alla manutenzione, né alla gestione” (così il rappresentante della Corte dei Conti). Chi ha visto la strada Garoe Bosaso (con relativo porto e aeroporto in funzione per il traffico delle nostre imprese (mentre un ospedale in loco non entrò mai in funzione per eccessiva sofisticazione degli apparecchi) sa che da decenni è ricoperto dalla sabbia: costò 605 milioni a chilometro. Gli scandali, le denunce, i processi, le commissioni d’indagine si susseguirono senza esito. Il ministro De Michelis riferendosi alle contestazioni di un progetto, il 9 gennaio 1991 sostenne in Parlamento che si trattava di: “un’iniziativa, per un impegno complessivo di 30 miliardi, volta a fornire due gruppi elettrogeni alla centrale di Mogadiscio Nord. La ragione vera per la quale abbiamo adottato tale deliberazione… consiste nel fatto che la commessa relativa a tale iniziativa riguarda l’Ansaldo. Negli ultimi mesi tutte le forze politiche hanno operato pressioni perché fossero garantite all’Ansaldo tutte le commesse possibili, al fine di evitare una forte crisi occupazionale causata dalle vicende del Golfo”.

Gli Zanotelli del tempo – tra i quali mi ascrivo – hanno fatto di tutto per denunciare e moltissime furono le contestazioni da parte di esperti e delle ONG del tempo, i servizi dell’Espresso, la solita Commissione parlamentare d’inchiesta e nuove determinazioni di legge. Il 2008 ha ridimensionato i finanziamenti a partire dalle scelte degli Stati Uniti di Obama e dell’Europa. Oggi si pubblicizza un’esigenza non “politicamente corretta”, ma una richiesta di egoismo securitario. Tuttavia non si possono ripetere gli errori e non impegnarsi solo con il cuore nella ricerca di modalità di vera politica di cooperazione e di sincera responsabilità solidaristica.

Chi aveva avuto la vista lunga era stato Enrico Berlinguer, che nel 1977 aveva argomentato di una nuova politica internazionale: “L’austerità è il mezzo di contrastare alla radice – e porre le basi del superamento – di un sistema che è entrato in una crisi strutturale, di fondo e non semplicemente congiunturale. Un sistema il cui carattere distintivo è lo spreco, lo sperpero, l’esaltazione del particolarismo e dell’individualismo più sfrenati, del consumo più dissennato. L’austerità comporta un nuovo quadro dei valori, significa rigore, efficienza, serietà, giustizia: cioè il contrario di tutto ciò che finora abbiamo conosciuto e pagato, di tutto ciò che ci ha portato all’attuale, gravissima crisi… sobrietà come occasione di uno sviluppo economico di tipo nuovo, di risanamento e di trasformazione sociale, di difesa e di espansione della democrazia. In una parola, può diventare il fattore decisivo di liberazione dell’uomo e di tutte le sue energie”. Anche “la sinistra” respinse. Oggi quella proposta è improponibile, ma nessuno può evitare di pensare il mondo senza accontentarsi di dare due soldi a qualche governo corrotto per tenerci al riparo dalle invasioni.

 

 

 

 

1990: Sant’Anna di Monteu Roero, 18 luglio 2017 e Nicaragua 1979

 

Carissimi,

 

Ho letto su “La Stampa”, una notizia che riporto; il 21 luglio ci sarà a Govone il 29’ Premio Giornalistico  del Roero Arneis”.

Ventinove anni sono passati e quasi dieci anni che non ne sono testimone se non sporadicamente. Mi ricordo quante corse facevo, prendevo dei permessi dal lavoro, per venire in campagna con mia mamma e la raggiungevo perché era già partita con mia sorella. Tutto quello che inizia finisce, e poi la tecnologia ci fa “smettere” alcune cose per riprenderne di nuove.

Vi riporto le foto del 1990, la prima volta che fotografai, il premio e la cena, è stata una festa che era stata organizzata in collaborazione con il “Comune di Monteu Roero”: molte iniziative sono nate.  C’erano tanti giovani che mia sorella piaceva vederli lavorare con tanto entusiasmo, ora sono sposati e impegnati in altre attività.

Personalmente ho stampato un libro nel 2004, non ci sono più copie, sugli avvenimenti di Monteu e delle frazioni. Stò archiviando e mettere il tutto su un Dvd.

 

Domani è anche il 38’ Anniversario della Rivoluzione Sandinista, sono stato nel 1982, 35 anni fa con Padre Testa e don Fredo Olivero. Ho stampato, in digitale, alcune copie delle mie esperienze in Nicaragua di questi anni. Piacerebbe tornarci e ritornare nei luoghi dove sono stato. Ma non so!

 

Le mie impressioni, i miei commenti sono già stati scritti in questi libri che riporterò sul blog nella sezione Liber prossimamente!

 

VENERDÌ 21 LUGLIO ALLE 18 NEL CASTELLO DI GOVONE Un Premio speciale per chi racconta il mondo del Roero.

 

Una felice intuizione nata da Giovanni Negro e altri pionieri a Sant’Anna di Monteu ventinove anni fa, oggi il Premio Giornalistico del Roero continua ad essere una tappa significativa per il territorio. Venerdì 21 luglio alle 18 nella splendida cornice del Castello di Govone ci sarà la premiazione 2017. Saranno sette i giornalisti che riceveranno l’ambito riconoscimento: fanno parte della carta stampata, della tv, del web a livello locale, nazionale e internazionale. Sono coloro che hanno scritto del Roero, scoprendone alcuni aspetti, esaltando le eccellenze, facendo conoscere questa suggestiva terra

racchiusa tra le Rocche nel mondo. «Sono fiero di questo Premio – spiega Giovanni Negro. – Sta funzionando molto bene e cresce di anno in anno. Anche quest’anno la giuria ha fatto fatica a scegliere coloro che verranno premiati perchè sono arrivati alla segreteria tantissimi articoli, tutti molto belli e validi, che parlano di questa nostra bellissima terra che è il Roero dove tanto è stato fatto ma tanto resta ancora da fare. Ogni anno, proprio in occasione della cerimonia di premiazione, sollecito, invito, sprono le amministrazioni a fare sempre di più per promuovere il Roero e le sue eccellenze, che

sono davvero tante, alcune più conosciute altre che devono ancora trovare una loro strada». Guardando il tempo che passa, Negro aggiunge: «Sono contento di vedere che le nostre colline continuano a fiorire, c’è molta sensibilità verso l’ambiente, il rispetto per la natura, il voler proteggerla. Basti pensare all’uso dei diserbanti che un tempo venivano utilizzati senza molti scrupoli, oggi invece abbiamo vigne e campi non trattati con questi prodotti dannosi. E un’altra cosa che mi rende orgoglioso è vedere che sono tanti i giovani che hanno preso in mano le cantine dei genitori, dei nonni e le portano avanti con grande passione. Il Consorzio di Tutela del Roero, nato solo alcuni anni fa, è fatto soprattutto di viticoltori giovani, che credono nella nostra terra e nei buoni frutti che questa ci dà. Il Premio giornalistico vuole riconoscere proprio chi ha scoperto queste nostre particolarità e continua a farle conoscere, a divulgarle in tutto il mondo. Con i premiati di venerdì saranno 169 i riconoscimenti assegnati in questi 29 anni». La cerimonia terminerà con l’AperArneis dove si potranno degustare i

buoni piatti preparati dal ristorante Castello di Govone. Saranno presenti dieci bancarelle che propongono i prodotti del territorio roerino e cuneese, dai pregiati vini alle tinche di Ceresole, ai prodotti degli orti, la carne e tanto altro ancora. «Ringrazio tutti i volontari che ci aiutano nell’organizzazione della giornata, le Pro Loco che fanno molto durante trutto l’anno, i viticoltori e i giornalisti che divulgano questo bel Roero. Quest’anno abbiamo una nuova segreteria con Gian Mario Ricciardi che ringrazio per aver accettato l’incarico. Un grosso grazie va a Giancarlo Montaldo che fino allo scorso anno ha seguito il Premio e poi, per motivi familiari, non ha più potuto portare avanti il progetto». Aggiunge Ricciardi: «Il Premio Giornalistico del Roero è una tappa importante, una buona intuizione avuta da questo gruppo di volontari tanti anni fa per far parlare del Roero nel mondo. Un obiettivo che il Premio ha sicuramente centrato . Sono salito su questo treno in corsa e ci sono salito volentieri». I vincitori saranno svelati solo venerdì, ma mentre si sta per celebrare la 29esima edizione, l’organizzazione ha già in mente il 2018, quando il Premio arriverà ad un traguardo importante: trent’anni. Conclude Ricciardi: «Abbiamo già in serbo delle sorprese. Ho idee che confronterò con l’associazione perchè vorre già partire nell’autunno ad inviare il bando in giro per il mondo in varie lingue, dal tedesco al russo, al cinese, spagnolo, francese, in modo che possa diventare sempre più internazionale».

Montelupo

 

Monteu Roero, 18 luglio 2017

 

Carissimi,

 

ieri sono stato a Montelupo. Domenica ho bucato una ruota mentre andavo da Francesco in collina, si è sgonfiata nel pomeriggio quando ripresi l’auto per venire al Ciabot, non avevo voglia, sembra quasi che mia mamma abbia voluto dirmi di non venire più. Sono ritornato a casa a Torino, ho mangiato cena e poi sono andato con il bus da don Piero Nota, ex missionario in Guatemala, che  risiede alla “Casa del Clero” a Torino. Abbiamo letto e “pulito” la sua posta elettronica: aveva più di mille messaggi arrivati e alcune migliaia nel cestino. Gli ho pulito tutto!

Il giorno dopo Pierfranco, mio cugino, mi ha riparato la ruota. E poi a Montelupo passando dal Ciabot. Ho messo il “mapps google” che mi ha portato a destinazione. Che potenza la tecnologia ed in più ti corregge nel caso che dovessi sbagliare strada. L’avevo verificato nel viaggio che ho fatto l’anno scorso in Italia con Fabio e la settimana scorsa con Giancarla dove l’ho accompagnata a Settimo Torinese.

Montelupo un bel paese, sulle Langhe, 300 metri di altitudine, fresco, pare di essere in montagna. Sono state ristrutturate diverse case e realizzato anche dei murales. Come in tutti i paesi della Langa e non solo, c’è un piccolo significativo ritorno dei giovani dalla città.

Estate a Teatro per solidarietà

Buon proseguimento!

Siamo talmente abituati agli attuali mezzi di difesa della vita e della proprietà, che non ci accorgiamo più di ciò che essi ci fanno perdere: consumano la nostra vita. (Leone Tolstoi)

…e stasera, lunedì 17 luglio, ore 21, si riprende con la replica di Strì a Montelupo Albese e poi:

Giovedì 20.07 – Roddino Strì

Sabato 22.07 ore 18 – Grinzane Cavour – Abitare il piemotnese

Venerdì 28.07 – Benevello – Carvé

Sabato 05.08 – Sinio (teatro in cascina)

Loc. Molino Nuovo – Cosa volevi sapere di più (omaggio a Beppe Fenoglio)

Domenica 06.08 – Baraccone (Castagnito) parco Cascina Maran – dalle ore 17.00 – Tute cite còse, minussie

Mercoledì 09.08 – Sinio (teatro in piazzetta) Carvé

Giovedì 10.08 – S.Donato di Mango – Carvè

Domenica 13.08 – Rocca Ciglié – Strì

Martedì 15.08 – Sinio – Teatro in piazza – Strì

Venerdì 18.08 – Santo Stefano Belbo – Carvé

Domenica 20.08 – La Morra – Carvé

Lunedì 21.08 – Castelletto Uzzone – Scapadacà

Mercoledì 23.08 – Cortemilia – Gin e Gena

Venerdì 01.09 – Gallo Grinzane Cavour – Strì

Lunedì 04.09 – Canove di Govone – Marìjte e peu … grigna

Venerdì 15.09 – S.Albano Stura – Tant o r’é fòl

Sabato 14.10 – Roreto di Cherasco – Strì

Sabato 21.10 – Alba – Fondazione Ferrero – Carvé

Sabato 28.10 – Monastero Bormida – Strì

Sabato 11.11 – La Morra – Strì

Sabato 25.11 – Trana (To) – Gin e Gena

Sabato 09.12 – Monastero Bormida – Carvé

Sabato 16.12 – Bra (Teatro del Poi) – Carvé

Sabato 03.03.2018 – ore 21 – Teatro Sociale – Tòte Vigiòte (la nuova commedia in prima assoluta – si può prenotare sin da ora qui su facebook o tel. 0173263990 – 0173613420 – 3341392727)

Vi aspettiamo.

 

Una borsa di studio per don Toni Revelli

 

Il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui. (Claude Lèvi Strauss)

 Torino 16 luglio 2017

 Carissimi,

sabato, domenica, clima estivo, poca gente per le strade, anch’io ho “meno impegni esterni”, rientrare nella “normalità” cioè “ordinarietà”. Ieri sera sono stato a messa da don Fredo, mi ha detto una cosa positiva, che il “Bunker” un quadrilatero vicino corso Regio Parco, c’era una fabbrica mentre ora un gruppo di architetti stà realizzando un “punto d’incontro”, degli “orti comunitari”. E’ possibile realizzare delle “alternative”, non solo per il facile guadagno. Stamattina alcune commissioni di solidarietà e poi messa a Sant’Andrea dove ho letto la notizia che vi riporto assieme

alla mia esperienza con don Toni Revelli, l’Associazione “La Ragnatela” vuole ricordarlo con una “borsa di studio”.

 Torino, 30 aprile 2017

 Carissimi,

ho sempre conosciuto don Toni nei vari gruppi ed incontri, sono stato anche a casa sua alla Comunità di “Enzo B” e abbiamo mangiato insieme.  L’ultima volta che ci siamo visti è nel 2015 quando lo accompagnato in montagna a Kezzal da Francesco ed era sofferente a causa della mia guida “non tranquilla”.

 

 

1987/2017:  Don Toni Revelli

 

1987 – 2002 alla Chiesa di Sant’Andrea a Torino

1988 – 2000 alla Comunità Ragnatela

2007 – Manifestazione a Torino del Primo Maggio

2017 – Nicaragua da Isa Isa

2017 – Ricordo di don Toni alla Chiesa di Sant’Andrea e Messa don Claudio – articolo di Armando Pomatto pubblicato su “Il Regno” nel giugno del 2017 e la borsa di studio a lui dedicata.

 

Nato il 20 aprile 1934, don Antonio Revelli (don Toni) fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1957 e, giovane prete, sarà vice parroco a Coazze, a S. Gaetano e a Settimo Torinese. Da subito comincia la sua attenzione pastorale al mondo operaio come cappellano del lavoro ma, dopo soli cinque anni, sarà allontanato, insieme a don Carlo Carlevaris, dagli stabilimenti della Fiat perché giudicato non funzionale alle politiche dell’azienda. In quegli anni, don Toni, insieme ad altri presbiteri, matura la convinzione della priorità dell’evangelizzazione rispetto alla pastorale e all’annuncio e che questa deve essere fatta a partire dai poveri. Ma chi sono i poveri? O meglio chi erano i poveri nella Torino di quegli anni, la risposta per don Toni fu chiara: erano gli

operai sfruttati. E così, dopo gli studi in sociologia a Trento, nel 1973 comincia a lavorare saltuariamente e nel giugno 1974 è assunto come operaio metalmeccanico alla Olimpia Acciai e qui lavorerà sino al 1994, anno del suo pensionamento. La scelta della fabbrica non fu una semplice scelta di andare al lavoro, fu la scelta della condizione operaia, la consapevolezza di continuare a vivere la propria realtà ministeriale in una condizione diversa, il tentativo di riuscire a costruire spezzoni di Chiesa in classe operaia. Essere come «loro». Questa attenzione di don Toni per l’altro, per chiunque ha incontrato nel suo lungo e faticoso cammino, è stata il filo rosso della sua vita. Infatti non solo la fab

brica e i giovani adolescenti e preadolescenti in cerca di serenità famigliare ma  barboni, senza tetto, drogati, i terremotati del Friuli prima e dell’Irpinia poi, i migranti, chiunque entrasse in contatto con lui trovava attenzione, affetto, condivisione e aiuto materiale.

Anche dopo il pensionamento non si è adagiato ma, sempre in punta di piedi, ha offerto il suo magistero e la sua guida spirituale a chiunque bussasse alla sua porta: al gruppo End To 08, a Cascina Archi, al Cisv, a vari gruppi impegnati nel cammino ecumenico e interreligioso, a Chicco di senape, al Centro Studi Sereno Regis, alla Gioc, a Enzo B, alla Cooperativa Strana Idea e alla comunità di S. Andrea dove ha celebrato e predicato in questi ultimi anni. Don Toni torna alla casa del Padre nella notte tra il 16 e il 17 dicembre, all’inizio della Novena di Natale: ha finito la sua corsa e ha conservato la fede. Ci lascia senza clamore, con il suo sorriso ironico e sornione, in modo riservato come ha sempre vissuto. don Domenico MITOLO

 

 

 

La Ragnatela – Associazione di Volontariato

 

Borse di studio da Ricordare DON TONI REVELLI

 

Don Toni ci ha lasciati,

senza preavviso, come era nel suo stile!

Per tutti noi dell’Associazione, vuol dire aver perso un amico, un consigliere acuto e intelligente, un testimone concreto di come noi “soci” dovremmo svolgere il nostro impegno solidale, la nostra fatica quotidiana per essere coerenti e fedeli a quella realtà dove i poveri sono privati dei più elementari diritti ad una casa, ad un lavoro, ad una vita dignitosa.

Abbiamo visto Don Toni per le strade polverose di Managua, in Nicaragua, trasportare il legname e le lamiere che sarebbero poi servite per riparare o costruire le case dei poveri.

Lo abbiamo visto condividere quel poco denaro che aveva con chi ne aveva meno di lui.

Lo abbiamo visto accarezzare i bimbi del parco, sorridendo felice. Lo abbiamo visto visitare le famiglie del quartiere, regalando loro speranza, la speranza di un domani più bello. Lo abbiamo visto ascoltare la gente con tanta pazienza e rispetto, che anche dopo diversi anni lo ricorda commossa come uno di loro. (Francesco Rocco dell’Associazione “La Ragnatela”

 

 

Da “Il Regno” di giugno 2017 di Armando Pomatto

 

Caro direttore,

 

La testimonianza di don Toni Revelli (Torino 1934-2016) stà suscitando nella Chiesa Torinese un’attenzione tanto doverosa quanto ricca di stimoli. La concretezza dei suoi gesti e l’umanità velata da bonaria ironia cui sapeva affrontare persone e situazioni anche inedite, lo teneva lontano da ruoli e manifestazioni, terreno di facile consenso e applauso.

Tranne il momento in cui, nel lontano 1962, cappellano del lavoro in Fiat, fu improvvisamente allontanato dall’azienda per aver sostenuto le ragioni dello sciopero proclamato negli stabilimenti torinesi del gruppo, e per questo denunciato al Sant’Uffizio con l’amico don Carlo Carlevaris.

Allontanato dalla Fiat, trasferì la sua missione di cappellano in altre aziende torinesi, in particolare alla Michelin, constatando con sempre maggior chiarezza la contraddizione di un ruolo non compreso dai lavoratori e sovente subalterno alle logiche aziendali.

Il Concilio è la riproposizione dell’esperienza dei preti operai in Francia, favoriva nella diocesi di Torino l’avvio di una nuova forma di missione della Chiesa nel mondo del lavoro, sulla falsariga della mission ouvrière francese. Con Carlo Carlevaris, don Toni fu tra i primi ad accettare la sfida della condivisione totale della condizione operaia, per verificare la possibilità di un nuovo modo di essere Chiesa in quel Contesto.

“Fino al radicalismo, fedele al Vangelo e a Gesù di Nazareth”. Questo riconoscimento che ho letto in uno dei testi della Comunità di Sant’Andrea dove don Toni guidava l’eucarestia in questi ultimi anni, mi ha incuriosito. Il termine radicalismo non suona così suasivo ai nostri orecchi in questi tempi. Ne ho cercato la definizione sulla Treccani: radicalismo, atteggiamento di chi vuol risolvere una questione senza mezzi termini e compromessi”.

Effettivamente don Toni, in tutta la sua vita, ha affrontato una “questione da risolvere”: la difesa di chi è senza difesa, la tutela dell’abbandonato, la compagnia di chi è condannato alla solitudine. Come abbia affrontato il problema, lo si è visto il giorno del suo funerale; la fila di carrozzine di disabili di fianco all’altare e il grazie commovente di una giovane donna immigrata, esprimevano senza troppe enfasi la “questione” che da sempre accompagnava la sua vita.

In quel momento mi è tornata in mente un’altra figura della nostra Chiesa Torinese che nel suo tempo aveva saputo riconoscere la centralità della sua missione sacerdotale, nella cura verso gli orfani, gli invalidi, i cerebrolesi della Torino del primo Ottocento.

Don Toni era troppo umile e semplice per accettare l’accostamento del suo impegno con quello del Cottolengo; avrebbe commentato con una sonora risata di scongiuro. Per…il suo Maestro aveva ricordato che i frutti dichiarano la bontà dell’albero.

Alla fine degli anni Sessanta questo suo radicalismo lo aveva portato in fabbrica: l’amicizia con don Carlo Carlevaris e don Carlo Demichelis, lo stimolo di Padre Pellegrino, la collaborazione di don Matteo Lepori e di don Esterino Bosco, i suoi studi di sociologia a Trento e. soprattutto, la sua acuta intelligenza nel saper entrare “in dialogo” con quanti in contrava, lo avevano convinto della necessità di una scelta che avrebbe segnato tutta la sua vita.

La persona concreta accolta con la capacità d’intuirne il bene, a partire dalle sue radici nel messaggio di Cristo. Non stupisce la sua costante passione per le iniziative di solidarietà qui a Torino o nel Nicaragua sandinista; commovente la cura con cui aiutava a fare i compiti e accompagnava a scuola una ragazza immigrata, sola e senza altri sostegni; con la stessa cifra evangelica con cui con cui un secolo prima il Cottolengo si ingegnava nel procurare il tabacco o i cioccolatini per i malati e i vecchi del suo ospizio.

La quotidianità come spazio e strumento di testimonianza. Una Chiesa che si fa “ospedale da campo”, “missione senza confini o dogane” per l’uomo di oggi. Don Toni a Mirafiori Sud, come Lia Varesio che con l’Associazione Bartolomeo%C ha da anni accompagnato molte situazioni di emarginazione nella Zona di Porta Nuova a Torino. Simboli di un percorso prefigurato dalla Camminare Insieme di Padre Pellegrino e profondamente ancorato nella nuova visione di Chiesa che Papa Francesco ci stà proponendo. A noi non resta che accoglierne l’insegnamento e constatate quanto sia impegnativo accostarci ai poveri “senza mezzi termini e compromessi”.

 

 

 

Grazie, Flora e Franco, auguri a tutti!

 

Mi permetto, visto che molti di Voi hanno amato Toni , don Toni Revelli, inviarvi la partecipazione dei fratelli Nicaraguensi al “nostro” dolore.

Purtroppo il Vescovo aveva premura e sono solo riuscita ad appoggiare la piccola bandiera Nica sulla bara. Credetemi c’è stata una commossa partecipazione, mentre accompagnavamo Toni, là a Managua in piena notte, si alzava un applauso fragoroso.

Passo la parola a due Nica : Lucilla , che è stata responsabile della Telarana nica e ora ha ben 82 , ma continua a collaborare con passione e Sandra Guevara, motore incredibile di capacità includente, formatrice per papà e mamme che hanno bisogno (e noi qui?) di pensare l’essere genitori,, psicologa che collabora con Telarana da molti anni con un “vero sentido de mission”.

 

Dona Sandra così scrive:

 

 “Bruna, padre Toni fue un gran papà para muchos, por eso no puse padre con mayuscola reverencia, porque creo que el fue papà de muchos pobres en espiritu y pobre de amor. Seamos como el un roble (quercia) para amar y trabajar por/con los semejantes y una luce cita (posta) de esperanza en este planeta. El es un Bodhisattva de la tierra por su amor compasivo por los que representan a Jesus Cristo y al Buda Nichiren Daishonin. Acompanamos todos los hermanos italiano en esta tristeza. Pero el es como el palo de mango de mi casa, yho le digo.

 

NAM MYOHO RENGE KYO.

donaLucilla:

“Amados hermanos, la noticia del fallecimiento del Padre Toni me hace venir a la mente los recuerdos, sus consejos sabios, su risa cuando le preguntaba algo , su caminata en el barrio, cargando material en sus espaldas para construir csas, la opera Aida que me trajo en italiano pidiendome disculpas porque no estaba en espanol.

Nuestro creador ya lo llamo ante su presencia y nos dejo su legado de amor y de servicio a los mas necesitados. Dios lo bendiga y fortalezca.”

In febbraio, quando andremo in Nicaragua , organizzaremo un “evento” riunendo tutti i Nica che l’hanno conosciuto, amato, lavorato con lui, i bambini , tanti, che ora sono già ragazzi e ragazze e anche uomini e donne, sarà una grande festa e lui sarà con noi, con il suo sorriso sornione, con le sue mani “pinza” che non sempre erano gradite ai bimbi….

porta pazienza…porta palass  amava dire, giocando con le parole.

Ultima nota dal nica, a commento dell’idea di vivere con Toni alcuni momenti in febbraio:

“Me parece bien – scrive Sandra- que nos reunamos y que cada quien segun su religion comparta la herencia (l’eredità)  de un hombre fuerte y laborioso como un Roble (quercia) y de alma tierna como un nido de pajaritos. Que nos sirva de reflexion y armonia”  (Francesco Rocco)

Gin e Gena a Collegno

…per diventare il meglio di sé bisogna concentrarsi sulle proprie potenzialità e non sui propri limiti quindi: smettila di lamentarti e agisci per cambiare in meglio la tua vita. (Papa Francesco)

Ci impegnamo non per riordinare il mondo, non per rifarlo su misura, ma per amarlo. (Don Primo Mazzolari)

 

Torino, 5 luglio 2017

 

Carissimi,

ieri sono stato a Collegno a vedere lo spettacolo di Oscar Barile “Stri” pardon “Gin e Gena”, non si è potuto fare per l’assenza di alcuni attori. Si fa come si può! Quindi nel momento di questa crisi che ci dicono che siamo in crescita, dobbiamo “aiutarci” come facevano i nostri nonni. La mia generazione stà vivendo con i risparmi che sarà obbligata a vendere le case che abbiamo ereditato, (chi le ha avute). Non parlo dei soldi liquidi perché chi li ha, stanno finendo. L’ultima notizia è di una tassa che hanno messo le banche sui conti dove vengono prelevati soldi, però sono aumentati un minimo d’interesse che vanno a vantaggio di chi vive di “rendita” che ormai non si “vivrà più di rendita. Poi ci sono le pensioni, fra 20 anni saranno tutte svalutate. Resta l’alternativa di andare all’estero che però sarà la stessa vita di qua ed in più verrà tassata la pensione che si percepisce,

 

Collegno ci ho lavorato due anni alla Lievito Bertolini; molte case, il vecchio ristrutturato. Nel mio archivio ritrovo i vecchi cedolini: il mio stipendio era di 171.000 lire (1976). Ho un vecchio articolo de “La Stampa” in cui si era scritto che i titolari della Bertolini, i signori Trotti pagavano le tasse fino all’ultima lira. Era un città “rossa”, molto impegnata, molti  gruppi, associaziooni politicamente. Il Sindaco, Luciano Manzi, del Partito Comunista era anche dell’Associazione Italia Cuba. C’era un Circolo, il Bendini, che aveva istituito una mensa tutti i giorni per gli operai delle industrie vicino. Ci andavo anch’io a mangiare, ma mi avevano detto di non dirlo a nessuno, perché erano comunisti. Ero magazziniere e manovale, lavoravo al mulino con le spezie, la cannella, i peperoncini, il pepe, avevo la mascherina, gli occhiali. Quando uscivo dal lavoro, prendevo il bus e tutti i viaggiatori sentivano l’odore che emanavo. Erano gli anni dal 1976 al 1978. Leggevo molto, sul bus oppure mentre aspettavo che il mulino avrebbe macinato tutto. Leggevo “Dimensioni Nuove” della Elle Di Ci”, era come ora “Rocca” della Cittadella di Assisi. Infatti i miei colleghi di allora mi dicevano: “Questa è tutta politica”, eravamo solo in tre giovani sui vent’anni, gli altri quaranta, cinquanta, sessanta in attesa di andare in pensione. C’erano molte donne che vicino ad ogni macchina utensili confezionavano i sacchetti con le spezie. Lavoravo con una tuta marrone ed era sempre, non sporca, ma impregnata dei vari prodotti che erano in lavorazione. Poi l’ambiente di fabbrica era “cameratismo” come era un tempo la caserma; che però non ho l’ho vissuto come tanti perché ho sempre lavorato in settori piacevoli in accordo con i dipendenti e i dirigenti.

  Sono andato alla piazza Primo Maggio, mi sono confuso con la piazza della Repubblica davanti al Comune, ci sono dei bei giardini, andavo a fare pausa dal lavoro con il mio motorino, un ciao. Sono durate poco queste pause perché ho sempre preferito andare a casa a mangiare con mia mamma, era appena morto mio padre, e lei era contenta ed era anche uno scopo di vita il prepararmi da mangiare, e poi si parlava, si raccontava, chi aveva telefonato, cosa avremmo fatto il sabato e la domenica, e poi sono iniziati gli anni del terrorismo, le brigate rosse, tutti i giorni c’era un omicidio, il Sindaco Novelli presenziava ad un funerale tutte le settimane.

Ho chiesto informazioni ad un cittadino di Collegno e molto gentilmente mi ha detto dove era la piazza Primo Maggio e mi ha anche detto che la Bertolini si è trasferita in Valle d’Aosta con una bell’industria e alcune centinaia di dipendenti.

La piazza era piena, non c’era una sedia libera, che alcuni si sono trasportati una sedia pieghevole, pochi giovani per non dire nessuno, qualche bambino.

Al termine come sempre Oscar: “E non posso dimenticare del nostro fotografo che gira tutto il Piemonte per fotografare noi e voi, qua è vicino, abita in corso Orbassano”.

E poi saluto tutti  e a dirmi: “arrivederci a lunedi a Montelupo!”

Riprendo l’auto, su una strada che era in mezzo ai prati e ora tutte case attorno, avevo percorso questa stessa strada nel 1976 per andare ad un matrimonio. Sono arrivato in corso Francia, c’era il deposito dei filobus di “Torino Rivoli”, ora un Pam con un giardino, passato davanti alla ex Bertolini, davanti c’era “Unimas” antiincendio e ora tutte… case.

Mi sono dimesso dalla Bertolini nel 1978 quando sono stato assunto dalla Elle Di Ci. Ho letto oggi su “La Voce e il Tempo” : Don Valerio Bocci direttore generale già direttore editoriale dell’Elledici, è stato nominato per la seconda volta direttore generale dell’editrice salesiana. Succede a don Pietro Mellano che si trasferirà a Roma per coordinare le attività salesiane nel mondo della formazione professionale e della scuola. Laureato in Teologia pastorale giovanile e catechetica presso l’Università Pontificia Salesiana di Roma, e membro del Consiglio di presidenza della Uelci (Unione editori e librai cattolici) don Bocci ha una lunga esperienza di comunicazione della fede ai ragazzi e ai giovani.

Conosco Valerio da sempre ma qui è un’altra storia, ora voglio solo scrivervi che la LDC aveva 14 riviste un tempo, ora solo 6 e una stà chiudendo. Le filiali, su 12, è rimasta quella di Torino a Valdocco sulla strada, che chiuderà entro la fine dell’anno. Il futuro è in rete, posso comprare il libro e poi andare a ritirare dove mi è più comodo. Parlando con don Stefano, don Renzo o altri della vecchia generazione mi dicono che preferiscono comprare il libro di carta “palpeggiarlo”. Purtroppo bisogna adeguarsi, il futuro è la rete i giovani e i bambini non la subiranno ma la domineranno e loro “cambieranno il mondo” però dobbiamo stare attenti e “mettere i paletti” fin da ora. Il lavoro che faccio con Fabio, è un sogno, ma se riesce è interessante, la biblioteca, il blog si dovrebbe cercare di mettersi insieme, in gioco e riprendere quei contatti personali che stiamo perdendo. Il Fotovoltaico, la biblioteca, l’arredamento fa parte di un “pacchetto” che è il  valore della casa però dobbiamo essere d’accordo su cosa fare, se non possiamo cambiare il mondo, come renderlo più vivibile. Lasciare i nostri pregiudizi ed incontrarci insieme. Purtroppo il tempo è quello che è, Fabio stesso lavora moltissimo come ognuno di noi. Sembra che io abbia più tempo invece  dò delle priorità.

Il Blog è nato nel 2013 e fin’ ora ha avuto  circa 36.000 visualizzazioni, circa 8000 visitatori da tutto il mondo, 624 follower 50 da me e più di 600 da facebook. Molti amici non ci vengono. Pochissimi “mi piace”; pochi i commenti.

 

E ora vi metto l’avviso del concerto del 9 settembre presso la Chiesa di San Rocco a Torino;

 

“…non fa male credere; fa molto male credere male!…”

 

Questa frase di Giorgio Gaber ha sempre avuto per noi una risonanza particolare.

Condividiamo con ogni donna ed ogni uomo una nostalgia: la necessità di “frequentare” l’Utopia a diverso titolo, pur nei sentieri della ricerca personale più variegata. E’ davvero una spinta profonda e inspiegabile questa che dall’origine dei tempi ci invita ad uscire dall’accampamento delle nostre comprensioni codificate per spingerci  sul terreno dell’ignoto e dell’inconoscibile. Una “follia”, a pensarci; quasi una dannazione. A molti verrebbe naturale condannare questa inquietudine come un “vezzo” patologico, una infantile pericolosa attrazione per  il vuoto; una colpevole incapacità di riconoscere la Terra promessa di un Pensiero conquistato e definito, di mettervi radici e di militarvi. Una debolezza dalla quale difendersi con delle scelte di campo precise, definitive per costruire finalmente un accampamento, una struttura, una casa; una sorta di “mausoleo”, per noi e per quelli come noi.

Lì però, l’Utopia – quella che Gaber laicamente chiama “l’uccello”- non ci va più.

E fa molto male credere che per servire l’Utopia si debba costringerla in una casa ed una definizione. Quel tipo di “uccello” è per sua natura libero, e ci invita a seguirlo nelle direttrici della sua sconcertante assurda imprevedibile mentalità, la stessa che chiede a chiunque di noi di “uscire” dalla nostra Terra per andare dove gli verrà indicato. Sembrerebbe lecito pensare che l’Utopia stia proprio in questo andare, e che la nostra grande impresa al suo servizio sia lasciarsi portare in un deserto di non-conoscenza confidando che la strada ci verrà mostrata, un passo alla volta.

 

Ma allora…che siano proprio le nostre case a dover morire?

Le strutture, le “chiese”, gli accampamenti. E se in questi nostri mausolei così faticosamente e sinceramente edificati abbiamo identificato e costretto l’Utopia, non sarebbe forse quel simulacro ciò che dobbiamo far morire, affinché l’Utopia possa ancora e sempre rivelarsi, mostrarci una direzione, camminare con noi?

Morte e resurrezione, senza paura. Ancora, ancora. E ancora.

 

Mario Coppotelli

 

Questo spettacolo è dedicato a tutti i vagabondi dello Spirito, i senza-casa, i ricercatori.

A Lanfranco Rossi. E ad ogni membro del Movimento dei “Ricostruttori nella preghiera”

del passato, del presente, del futuro.

GRUPPO TEATRO DEVADATTA

(http://teatrodevadatta.wix.com/teatrodevadatta)

 

Francesco Coppotelli ( http://www.pabloeilmare.it/ ),

violino, voce solista, voce recitante

Arcangelo Giordano, chitarra, voce solista, voce recitante

Mario Coppotelli, voce solista, voce recitante, regia

 

Mario Negrini, mixer Le basi musicali sono state realizzate da Lillo Giordano

La locandina è stata elaborata su una fotografia di Gabriele Coppotelli https://www.flickr.com/photos/malandrodafotografia/

 

Sabato 09 settembre 2017   ore 20.45

Presso la Chiesa di San Rocco

via San Francesco d’Assisi 1 – Torino

Ingresso libero

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lettera agli amici: dalla Biblioteca del Tempo: Vietnam, dom Giovanni Franzoni, 2001: Raduno del Roero degli Alpini a San Damiano d’Asti,

Occorre aiutarsi scambievolmente senza compromessi, cercare il dialogo tenendo presente la differenza tra errore ed errante. (Papa Giovanni XXIII)

14 luglio 2017

Carissimi,

una notizia per: Investire in Vietnam

Organizzato da Centro di Studi Vietnamiti

14 luglio 2017 dalle ore 17:30 alle ore 19:30

Centro di Studi VietnamIti

via Federico Campana 24, 10125 Torino

Lorenzo Riccardi introduce i trend regionali dell’area ASEAN, illustrando una mappatura fiscale e le agevolazioni per operare in Vietnam e nella regione del Sud-est asiatico, cui il Vietnam costituisce una formidabile porta d’accesso. Oltre 660 milioni di consumatori che apprezzano il Made in Italy

Poi è morto l’Abate Giovanni Franzoni, pubblico l’intervento di Confronti: l’ho conosciuto nel 1987 a Rio de Janeiro in occasione di un convegno sui “Gruppi di Solidarietà Oscar Romero”, l’ho fotografato assieme a Mons, Casaldaliga. L’ho rifotografato a Torino nel 2008 in occasione della presentazione di un libro del dott. Davide Pelanda, direttore di “Tempi di Fraternità”, con il dott, Peiretti direttore del “Foglio”, un bollettino edito da un gruppo cattolico di Torino cui fa parte anche il dott. Guido Bodrato fratello dell’Onorevole Aldo Bodrato. E poi l’anno scorso l’ho incontrato al Centro della Pace e Agriturismo “Terra e Gente” di Albugnano in provincia di Asti.