Buon sabato!

Il tiranno muore e il suo governo è finito. Il martire muore e il suo governo inizia.

(Soren Kierkegaard)

Carissimi,

ieri sono andato in Consolato del Vietnam. Le foto che ho spedito via wattzap non sono riusciti a (riceverle, scaricarle?).

Vi metto un articolo pubblicato oggi da “La Stampa”

La foto simbolo Quello scheletro dei poveri che racconta un’altra città di Nicola Zancan (La Stampa del 17 giugno 2017)

 

La prima vittima identificata alla Grenfell Tower è un rifugiato siriano scappato dalla guerra, si chiamava Mohammed al-Haj Ali. La seconda è Khadija Saye, una fotografa di origini africane che a maggio aveva esposto alla Biennale di Venezia. Esistono due città nel centro di Londra. Due città, quindi, nel cuore dell’Occidente. Esistono i giardini di Kensington Palace, la residenza reale, i centri di yoga per una seduta di meditazione, così come esiste questa casa popolare di venti piani, ora completa

mente carbonizzata e circondata dai nastri dei soccorritori. Le transenne separano la prima città dall’altra in maniera netta. La Grenfell Tower era appena stata ristrutturata con materiale scadente. La ditta Reynobond fornisce pannelli di tre tipi, in base alla necessità dei clienti. Secondo un’inchiesta del Times of London, per il grattacielo dei poveri era stato scelto il rivestimento più economico. Per risparmiare 2 sterline al metro quadrato erano stati montati pannelli altamente infiammabili. I peggiori. Era un grattacielo pieno di persone che lottavano per farcela, di casi sociali e migranti arrivati da ogni

parte del mondo. Come Behailu Kebede, 44 anni, tassista di origine etiope, dal cui frigorifero difettoso, nell’appartamento 16, al quarto piano, forse è partito l’incendio. Ma non è suonato l’allarme perché non era previsto, in questa città. Non c’era un piano di evacuazione e nemmeno scale d’emergenza adeguate, nonostante la nuova ristrutturazione. Mentre quei pannelli propagavano le fiamme verso l’alto, come per contagio. Alla Grenfell Tower c’erano anche i nostri figli. Gloria Trevisan e Marco Gottardi, partiti dall’Italia per cercare un lavoro vero, considerato che dopo la laurea con il massimo dei voti in

Architettura, avevamo ricevuto solo offerta da 300 euro al mese. Erano migranti anche loro. Cercavano di stare tranquilli, mentre il fuoco saliva. Abitavano quasi in cima alla torre. Avevano trovato un buon lavoro, ed erano felici. Avevo postato foto piene di dolcezza. Gloria e Marco alla stazione di Latimer Road. Gloria e Marco con una birra e dei nuovi amici. «Grazie mamma per tutto quello che hai fatto per me» ha detto Gloria Trevisan al telefono, quando il fumo è diventato troppo denso e ha capito che sarebbe morta. A Londra, nella città dei poveri.

c

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