ESSERE

Essere

 “Il the viene preso per tre volte:

il primo amaro come la vita,

il secondo dolce come l’amore

e il terzo soave come la morte”.

Frasi, pensieri, massime, riflessioni,

preghiere raccolte da Daniele Dal Bon per vivere serenamente.

 

Luglio 2010

Questa è una raccolta durata quarant’anni: leggendo i vari giornali, opuscoli, libri; ho ritagliato quelli che mi piacevano di più, che fanno parte del mio “Essere”:  poi nel 2004 quando è morta mia mamma ho trovato nei suoi cassetti altre frasi e  spesso sono le stesse…ho scelto di stamparlo per farne più copie e distribuirlo  agli amici…la vita continua e altre giorno dopo giorno aggiungo.

 

 

QUARZO

Il quarzo rende il soggetto calmo senza farlo diventare arrendevole, lo convince che è meglio essere rigidi e lo spinge inoltre ad essere generoso, aperto e a vivere in modo costruttivo. Favorisce la capacità di identificarsi con gli altri, rende sensibile con se stessi e con tutti.

 

Quando si sogna da soli

è solamente un sogno.

Quando sogniamo tutti insieme

è l’inizio della realtà

 

La Storia non conosce la parola fine,

spesso, forse, pare che si ripeta ma è l’uomo che è sempre uguale.

 

Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo. (Paulo Freire)

 

 

Marcel Proust «L’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuoviImmagine171 paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi».

 

…e camminando s’apre cammino…(Mons. Casaldaliga)

 

Il futuro sembra sempre lontano, ma avanza rapidamente:

occorre prendersi il tempo per vivere, per essere felici, prima che sia troppo tardi.

Finché ascolti il tuo cuore e fai di tutto per essere felice,

sei tu a condurre il gioco con le regole che tu stesso ti sei dato.

La felicità non va inseguita,

ma è un fiore da cogliere ogni giorno,

perché essa è sempre intorno a te.

Basta accorgersene

 

Molto bella, un bellissimo proposito da mettere subito in atto. Ciao Daniele.  Buon anno!(1997)

 

 

Guardare il passato con gratitudine;

vivere il presente con passione;

e abbracciare il futuro con speranza.

 

Il mondo sarà di chi saprà dargli la più grande speranza.

(Teilhard de Chardin)

 

 

…viviamo quotidianamente una situazione di trasformazione permanente che non si sa dove ci condurrà…(aprile 2016 Carlo Molari, Rocca)

 

A fare i veri martiri non è la pena che si soffre, ma la causa per cui si soffre. (Sant’Agostino”)

 

 

«Non importa morire presto o tardi, ma morire bene o male; morire bene significa sfuggire al pericolo di vivere male». (Seneca)

 

Chi controlla il presente controlla il passato, ma “Chi controlla il passato controlla il futuro. (Camus)

 

 

Scrivere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli. (Emilio Salgari che è un giovane cronista dell’Adige, un marinaio “fallito”).

 

 

In questo momento storico non è alla nostra portata qualsiasi tipo di rivoluzione…Però a nostra piena disposizione l’Utopia dei Diritti Umani. Una piena realizzazione di tutti i diritti umani equivarrebbe a una risoluzione integrale: democratica, socialista, femminista, popolare, ecologica. Questo dei diritti umani, in termini rivoluzionari, e forse è la scorciatoia oggi più accessibile…è la nostra ora, l’ora rivoluzionaria di esigere e di compiere tutti i diritti umani, per tutti e per tutte! Oggi lo farebbe anche Gesù nella sua Nazareth mondializzata. (Pedro Casaldaliga – Josè Maria Vigli dall’Agenda Latinoamericana per i Diritti Umani – http://www.adista.it

 

E quasi ti commuovi a pensare a tutte quelle formichine che ogni mattina si alzano e si danno da fare per qualcosa di buono, seguendo il proprio, provato, senso morale, imperativo che nel menefreghismo diffuso è così pesante aver dentro. Sono loro che portano avanti le cose belle che ci stanno intorno, ciascuno il suo carico. Chapeau, onore a chi fa il proprio dovere nonostante tutto.

 

 

“e quando avremo perso la memoria le fotografie di Daniele Dal Bon ci aiuteranno a ricordare…(Antonio La Banca”)

 

Nulla sfugge al mio obiettivo  (Ottolenghi)

 

Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente,

gli occhi e il cuore. E’ un modo di vivere. (Henri Cartier-Bresson)

 

Pensare e fare differente

 

Una foto non può cambiare il mondo

ma può raccontare il mondo che cambia.  (da “La Stampa)

 

“Cerco le storie nei volti della gente

 

Gli scatti in bianco e nero non hanno più senso Oggi viviamo irrimediabilmente in un una realtà a colori con miriadi di sfumature.

 

UNA FOTO E’ UNA FOTO. Spesso porta con te un racconto, una storia,

con un passato, un presente, apre una porta sul futuro:

Le fotografie aiutano a capire soprattutto se sono scattate da persone che vivono nella realtà; un’educazione all’immagine.

 

La fotografia è l’arte di raccontare storie senza bisogno di parole.

 

Per me è importante conservare la memoria del passato. Anche se i tempi cambiano ed è interessante vedere quel che succede. Io oggi vorrei avere 30 anni».

(Steve McCurry, americano 66 anni, è nato a Philadelphia Ritratto di Bruno Barbey)

 

La tecnica serve a cogliere l’attimo fuggente, ma chi interpreta e racconta è l’artista che rivendica il rapporto tra arte e fotografia, la capacità di documentare gli aspetti antropologici e politici della vita, una creatività di pura fantasia in quel territorio dove può arrivare lo sguardo dell’artista. Il bisogno di confrontarsi con realtà che non mi appartengono ma che potranno diventare mie.

 

Vado, non importa arrivare…

È necessario amare la strada…

Perché il viaggio stà solo nel partire!  (un sognatore brasiliano)

 

Se vuoi andare in un luogo che non conosci,

devi percorrere una strada che non conosci.    (San Giovanni della Croce)

 

Spetta al viaggiatore, che ha visto da vicino quello che affligge e degrada la natura umana, far arrivare i lamenti di sofferenza a coloro che possono alleviarla. (A. Von Humboldt – 1854).

 

“Il vero viaggiatore è colui che in ogni Paese percorso, per il semplice nuovo incontro di altri, e attraverso l’essenziale oblio di se stesso, ricomincia la sua nascita”.       (Jacques Lacourier)

 

Il rispetto è la prima regola di chiunque viaggia nel terzo mondo, specie in una terra di missione.

Si viaggia per scoprire i valori di un popolo, rendersi conto delle ingiustizie di cui, spesso, è vittima, condividerne l’ansia di liberazione, godere della fede delle comunità cristiane dei missionari che incontriamo. Si va senza presunzione e senza ostentazione, per mettere al servizio di un popolo un pò del nostro tempo e di quello che sappiamo fare. Si va per imparare, alla scuola dei poveri, sobrietà di vita, disponibilità, condivisione, pazienza. Si va per conoscere come il Vangelo si è inculturato in un popolo, per conoscere le testimonianze di fede.

 

 

 

Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo.

Chi non sa ascoltare il fratello ben presto non saprà neppure più ascoltare Dio.

 

Dovremmo diventare

non maestri di certezze,

ma maestri altri,

maestri del forse,

maestri del punto interrogativo.  (Michele Do)

 

Gli uomini assomigliano più

al loro tempo,

che al loro padre. (Proverbio arabo)

 

Il primo servizio che si deve al prossimo è quello di ascoltarlo. I cristiani, soprattutto quelli impegnati nella predicazione, pensano di dover “offrire” qualcosa agli altri con cui si incontrano, e ritengono che questo sia il loro unico compito. Dimenticano che l’ascoltare potrebbe essere più importante del parlare. Molti cercano un orecchio disposto ad ascoltarli, e non lo trovano tra i cristiani, che parlano sempre, anche quando sarebbe il caso di ascoltare. Ma chi non sa più ascoltare il fratello, prima o poi non sarà più nemmeno capace di ascoltare Dio, e anche al cospetto di Dio non farà che parlare. Qui comincia la morte della vita spirituale, e alla fine non rimane altro che un futile chiacchierio religioso, che soffoca tutto il resto sotto un cumolo di parole devote.

(Dietrich Bonhoeffer

Teologo luterano ucciso nel campo di concentramento di Flossembùrg il 9 aprile 1945)

 

 

“Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l’incertezza di inseguire un sogno,  chi non si permette almeno una volta nella vita  di fuggire ai consigli sensati”. (Pablo Neruda) Prima di andarcene da

questo mondo che non sappiamo quando dobbiamo capovolgere, rischiare, inseguire, rifuggire.

 

Il mezzo

può essere paragonato

ad un seme,

il fine ad un albero,

e tra mezzo e fine

vi è solamente lo stesso

inviolabile nesso che c’è

tra il seme e l’albero.                     (Gandhi)

 

 

Che è importante sapere

chi sei. Che costa fatica arrivare

a qualcosa di grande. Che

bisogna fregarsene del denaro,

perché quello che vince è la

passione.

Ci sono cose che sognavamo di fare. Ora possiamo costruirle. (Steve Jobs)

 

 

Il piano per arrivare ad una società che sia veramente di tutti non è ancora realizzato. Sono ancora poche le cose che tutti hanno liberamente, oltre la vita, l’aria, il sole, il corpo naturale, un cuore, una mente per pensare, una volontà per decidere. Esiste la società civile, che è una creazione storica molto importante, ma essa è ancora troppo imperfetta. Vi esiste lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, l’autoritarismo dell’uomo sull’uomo: alcune mani hanno ricchezze grandissime, altre mani, pur lavorando tutto il giorno, non riescono a riportare a casa (e quale casa, certe volte) un guadagno sufficiente; alcuni hanno un potere grandissimo nel comandare, nell’imporre agli altri la loro volontà anche con la forza e molti altri debbono raccomandarsi e ubbidire per salvare la semplice vita.

Eppure, se si guarda bene, gli sfruttati e gli oppressi sono un’immensa maggioranza in confronto a quelli che hanno il potere politico ed economico. Poche persone decidono della pace e della guerra, del benessere e del disagio di tutti. E chi controlla questi pochi potentissimi? Sono i gruppi di potere; la moltitudine è non presente.      (Aldo Capitini, “Il potere è di tutti” 1964)

 

 

 

 

 

Ai morti si può scrivere?   

 

Ci diviene un qualcosa di palpabile, di percepibile. Tra i miei parenti e quelli acquisiti ho assistito almeno una decina di anziani che sono morti in modo più o meno doloroso. Quindi la sensazione di una concreta possibilità di finire non mi spaventa.

Già la saggezza del mondo contadino, che mio padre cercò di trasmettermi da ragazzo,

spiegava il valore di vivere con la coscienza della propria fine e valorizzava la necessità di condividerla come fatto collettivo.

Non a caso, quando con la civiltà di massa abbiamo allontanato la morte dalle nostre case, creando gli ospedali e i cimiteri pubblici, sono iniziati anche gli stermini: divenuta la morte un fatto lontano, asettico, abbiamo pianificato senza troppa paura gli stermini di massa, seriali, anonimi.

Stasera, sfogliando i giornali, nella recensione ad un libro di Serena Vitale, trovo una citazione di Viktor Sklovskij che mi sollecita: «I morti non scrivono, ma ai morti si può scrivere». In questo aforisma, c’è un’eco di tante opere della cultura novecentesca: poeti, scrittori e teologi che si sono interrogati sul nostro bisogno profondo di guardare oltre la vicenda terrena,

pur rimanendo strettamente legati ad essa.

Interpreto la frase «scrivere ai morti» in questo senso: mantenere aperta una domanda sulla direzione del nostro cammino, un interrogativo di senso, come tanti anni fa si amava dire. Senza iattanza, senza trionfalismi clericali, con l’umiltà di quel teologo che – se non ricordo male – diceva: «Io non posso parlare di Dio, ma posso parlare a Dio». Non saprei argomentarlo

ora, ma mi pare un tema non solo etico ma anche politico, nel senso più proprio del termine. La morte ci indica quel limite, quella zona di confine che – per esempio – dovrebbe impedire al politico di credersi Dio: come è ormai sperimentato, nella vita sociale gli assoluti hanno prodotto tragedie. Ma ne riparleremo, se riuscirò a trovare le parole.

Questo scriveva pochi mesi fa, sul suo blog «Cercate ancora», il nostro amico Umberto Brancia che ci ha lasciati il 22 settembre.

 

Imparare a tue spese che nel lungo tragitto della vita incontrerai tante maschere e pochi volti. (Pirandello)

 

 

I giorni della tenerezza

 

Sono giorni d’intensa tenerezza: quella sbriciolata, calpestata e persa nel mondo del rumore. Sono giorni di dialoghi sommessamente forti con chi se n’è andato, prima di noi, portando con sé i nostri sorrisi e, forse, perdoni non dati, misericordia negata, ferite di vita.

Camminare tra nomi, fotografi e, respiri sospesi, è un soffi o misterioso di sensazioni e percezioni forti, sotto la pioggia fi ne che ti penetra nella pelle, qualche fi occo di neve, il vento o il sole,  non importa. Ciò che conta è fermare il cuore e chinare il capo di fronte alla sacralità della vita e della morte. Giorni di malinconia per le parole non dette, di rimpianti per le mani non strette, di tristezza per le fratture e le lacerazioni non sanate dalla non trovata chiarezza dell’anima. Un mondo che c’è, roteante di impegni, illusioni, cattiverie, miserie e nobiltà e l’altro che non conosciamo ma che ci guarda e ci indica i veri valori, quelli forti, quelli che possono aiutarti a vivere. Nessun altro momento dell’anno, ha la potenza di questo; nessun altro ha la visione della vita più lucida, senza maschere. Si rivedono in fl ash back personalissimi gli amori vissuti o spezzati, le cattiverie coltivate, i silenzi andati, purtroppo, oltre il distacco, l’incenso e l’acqua benedetta e gli applausi dell’addio. Sono i giorni della verità, il backstage, degli anni trascor

si, dei troppi Natale e Pasqua sprecati e buttati per le debolezze personali, la pietà negata, la misericordia dimenticata. Che occasione! Riprendere discorsi interrotti, riconciliazioni rinviate per egoismi e il possesso della  «roba», l’avere, il tenere, il potere. Quanti litigi per l’eredità! Ore preziose per tutti. Per chi, come noi, crede; per chi non vede futuro oltre, per chi ancora è in ricerca. Ore preziose per ritrovare lacrime negate, sincerità cal

Nessun altro momento dell’anno, ha la visione della vita più lucida, senza maschere

pestate, serenità travolte e annegate. Ore per toglierci, come scrive Alda Merini, le bande dagli occhi per guardare in faccia Dio. Giorni di santi, di beati, giorni di persone qualunque, di «impronte». Persone, non interessa se con tante o poche colpe, con tanti o pochi vizi. Persone che hanno illuminato o oscurato la nostra vita. Modelli di vita, da imitare; modelli di scelte non condivise. Ma persone che adesso ci guardano dall’altra parte del muro con rara saggezza. Possiamo confi dare loro le nostre fragilità, i sogni infranti, la terrifi cante solitudine di molte nostre case. Possiamo anche fi ngere di non vederli, evitare di incrociare gli sguardi nelle loro foto, ma non possiamo negare che i loro passi sono stati, come i nostri; hanno camminato per le nostre case, le chiese, le piazze; hanno dato e ricevuto; hanno sofferto e sorriso. Ed ora sono il nostro patrimonio di quell’umanità perduta che, forse, possiamo ritrovare in un soffi o di straordinaria interiorità che ci fa respirare meglio. Perché far del bene fa bene. E il bene sta là, oltre la siepe. Basta un gesto, un sorriso, un abbraccio, un soffi o di tenerezza. GianRicciardi “La stampa” 29 ottoobre 2016)

 

“…E sempre corsi, e mai non giunsi il fine, e dimani cadrò» scriveva un poeta. Anche noi corriamo, ci affanniamo, e tutto questo sforzo sembra a volte un girare a vuoto, futile e senza costrutto. Bisognerebbe ogni tanto fermarsi a pensare, rivedere unità di misura e precedenze, e magari sfrondare ciò che ne avanza. E poi, se i disastri lontani non possiamo controllarli, migliorare almeno il giardino che ci sta intorno, rendendolo, dove è possibile, un luogo di onestà e di pace….

(Cristina Caccia Tuttolibri La Stampa del 28 ottobre 2016)

 

 

Agire localmente e pensare globalmente,

consapevoli del proprio radicamento quotidiano

e insieme delle proprie appartenenze allargate”

 

E’ sempre un incontro che trasforma la vita dell’Uomo,

è sempre un incontro che ci attende alla fine di ogni avventura,

è l’attesa del GRANDE INCONTRO che ci permette di camminare con fiducia e speranza.

(Francesco Rocco)

 

Tu sei mio fratello quando sei ammalato e quando stai bene, quando hai un tormento di coscienza e quando hai un problema terra terra. Quando mi incontro con te, non mi incontro con un pezzo di te, ma con te tutto intero per quello che sei in quel momento. (1972 – Don Oreste Benzi)

 

Ogni giorno il sole torna a sorgere.

 

succeda quel succeda i giorni brutti finiscono esattamente come tutti gli altri.

 

Sii tu stesso il cambiamento che vuoi che accada nel mondo (Gandhi)

 

Voi avete gli orologi noi abbiamo il tempo (proverbio ruandese)

 

“O Dio, perché hai creato due manghi diversi: un mango bianco e un mango nero?,” ha scritto il poeta congolese Martial Sinda

 

“La sola cosa di cui dobbiamo avere paura è la paura” , disse Franklin Delano Roosevelt, il presidente americano eletto dopo la grande crisi del ’29.

 

E come se stessi guardando l’alba

e nello stesso momento,

tu mi fossi a fianco, con gli occhi chiusi…

e come ti muovessi nel mondo celebrando, danzando, cantando,

simile ad un’ape che va da fiore in fiore.

Soltanto attraversando tutte

le esperienze, diventerai maturo.                    (Qui Nhon – Vietnam)

 

Non temere io sono sempre con te!” Is. 43,5

 

“Non preoccupatevi troppo per la vostra vita, né di quel che mangerete, né per il vostro corpo…”

Lc 12,22

“Il Signore pensa agli uccelli…non penserà a te…? “ Lc 12

 

Era un ragazzino che sognava di diventare chitarrista. Venne il suo compleanno e come regalo chiese, ovviamente, una chitarra. Piena di corde però. Provò timidamente a toccarle e ne fu respinto.

Allora le accarezzò. Emisero un gorgoglio ottuso: niente e che spartire col mondo di suoni che lui si sentiva dentro. “Andrò da un insegnante di musica” disse. Aveva saputo da qualche parte che quando un sogno ti resta incollato addosso significa che non è più un’illusione, ma un segnale che ti stà indicando la tua missione nella vita. Cucinare. Fare calcoli. Riparare orologi. Ciascuno di noi ha la sua e l’errore è credere che una sia più importante dell’altra, solo perché non tutte procurano fama e denaro.

Il ragazzino era sicuro che la sua missione fosse tirare fuori dalla pancia quei suoni. Così andò a lezione. Non capì niente. Ci ritorno e fu peggio. “Mi arrendo, il sogno era falso: io non ho talento per la musica”. Se non s’imbottì di prozac; è solo perché non esisteva ancora. Nascose la chitarra in un baule e accese la radio. Lo invase un suono semplice, nuovo: pochi accordi ritmati. Alla radio lo chiamavano skiffle, ma era già il rock. Riaprì il baule e provò il primo accordo. Allora capì che per sapere se un sogno era giusto occorreva prima rinnegarlo, affinché la vita te lo restituisse per sempre con una rivelazione improvvisa. Raccontò la sua scoperta a un amico, che ieri in un’intervista l’ha raccontata al mondo.

Ah, quel ragazzino si chiamava John Lennon.  (Massimo Gramellini su La Stampa – 2005)

 

 

Lettera dell’anziano

 

Il giorno in cui questo vecchio non sarà più lo stesso, abbi pazienza con lui e cerca di comprenderlo. Quando lascerò cadere il cibo sulla camicia e non saprò più allacciarmi le scarpe, sii paziente con me e ricordati delle ore che ho speso per insegnarti a fare le stesse cose.

E se durante le conversazioni ti ripeterò le stesse cose, che già sai come andranno a finire, non mi interrompere e ascoltami lo stesso. Ricordati che quando eri piccolo, per farti dormire, io ti raccontavo tante volte la stessa storia fino a vederti chiudere gli occhi.

E se quando stiamo insieme, senza volerlo, farò le mie necessità, non vergognarti. Comprendimi: non ne ho colpa. perchè ho perso il controllo! Ricordati quante volte ti ho cambiato, perché fossi ben pulito e profumato…

 

E quando mi vedrai incapace e ignorante davanti alle nuove tecnologie, che non riesco a capire, sii paziente e lasciami tutto il tempo; non disprezzarmi con un sorriso canzonatorio. E quando le mie gambe non mi sorreggeranno più e non riuscirò a restare in equilibrio, offrimi la tua mano per appoggiarmi…

 

E se un giorno dovessi dirti che non ho più voglia di vivere non preoccuparti! Comprenderai che questo non vuol dire che non ti apprezzi o non ti ami. Ho sempre desiderato il meglio per te e mi sono sempre impegnato, perché il tuo mondo fosse meglio, più confortevole e incantevole.

E anche quando me ne andrò, cercherò di indicarti il cammino per la giusta direzione. Sii certo che ti sarò sempre vicino e mi prenderò ancora cura di te. Non rattristarti e non preoccuparti se mi vedi così! Non guardarmi con passione; fammi sentire il tuo cuore vicino, comprendimi e restami accanto, come io ho fatto all’inizio della tua esistenza. Questo mi darà forza e coraggio.

 

Come io ti ho accompagnato all’inizio della vita tua, adesso accompagnami tu, che termina la mia.

Abbi tanto amore e pazienza con me, e io ti ricambierò con sorrisi e gratitudine, e con il grande amore che ho sempre avuto per te. Grazie!

 

 

.Preghiera dei Vincenziani

 

Signore, fammi buon amico di tutti,

fa che la mia persona ispiri fiducia

a chi soffre e si lamenta,

a chi cerca luce lontano da TE

a chi vorrebbe cominciare e non sa come,

a chi vorrebbe confidarsi

e non se ne sente capace.

Signore, aiutami,

perché non passi accanto a nessuno

con il volto indifferente,

con il cuore chiuso,

con il passo affrettato.

Signore, aiutami ad accorgermi subito:

Di quelli che mi stanno accanto

di quelli che soffrono senza mostrarlo,

di quelli che si sentono isolati senza volerlo,

Signore, dammi una sensibilità che sappia

Andare incontro ai cuori

Signore, Liberami dall’egoismo,

perché Ti possa servire,

perché Ti possa amare,

perché Ti possa ascoltare

in ogni fratello

che mi fai incontrare.

 

 

Signore Gesù!

Eccoci pronti a partire

per annunciare ancora una volta

il tuo Vangelo al mondo,

nel quale la tua arcana

ma amorosa provvidenza

ci ha posti a vivere!

Signore,

prega, come hai promesso,

il Padre,

affinché per mezzo tuo

ci mandi lo Spirito Santo,

lo Spirito di verità e fortezza,

lo Spirito di consolazione,

che renda aperta, buona ed efficace

la nostra testimonianza.

Sii con noi, Signore,

per renderci tutti uno in Te e idonei,

per tua virtù, a trasmettere al mondo

la tua pace e la tua salvezza.

Amen.                                                                          (Paolo VI)

 

 

Preghiera a Sant’Antonio

 

Ricordatevi, oh! ricordatevi,

miracoloso Santo, che voi non avete

mai lasciato di aiutare e consolare

chi vi ha invocato nelle sue necessità|

Animato io da una confidenza grande

e dalla certezza di non pregare invano,

a voi ricorro che siete tanto ricco

di grazie e il più fortunato amico

di Gesù Bambino!

Eloquente predicatore dell’infinita

Misericordia di Dio,

non rifiutate la mia preghiera,

ma fate che essa giunga colla vostra

intercessione al trono di Dio

e sia esaudita per voi o beato,

o miracoloso, o potente S.Antonio,

affinché io abbia aiuto e conforto

nella presente mia angustia e necessità.

Così sia.

 

Can. Doct. P. Carmignoto – Vic. Gen. Patavii, die 4 Junii 1940

 

 

Beati gli Operatori di Pace saranno chiamati figli di Dio.

 

Tutti i prigionieri, incluso me

Stesso, aspettavamo ogni minuto

la liberazione.

Un giorno ho deciso:

io non aspetterò.

Vivo il momento presente

Colmandolo di amore.

Vivo ogni momento come se fosse il

primo, l’ultimo,

l’unico della mia vita.

 

(Card. Van Thuan, prigioniero in Vietnam per 13 anni)

 

 

Quei lunghi anni di malattia,

la morte poteva essere vicina,

mi hanno permesso di capire

che la sorgente della felicità non

stà nell’avere doni straordinari

ma nell’umile dono di sé, si,

l’umilissimo dono di se stessi

per comprendere gli altri

con la bontà del cuore

 

(Frère Roger di Taizè)

 

 

Preghiera della Serenità

 

Dio,

dacci la forza

di accettare con Serenità

le cose che non possono

essere cambiate,

il coraggio di cambiare

le cose che vanno cambiate,

e la saggezza di distinguere

le une dalle altre.

 

Dio, dammi la Serenità

di accettare le cose che non posso cambiare,

il coraggio di cambiare le cose che posso

e la saggezza per capire la differenza,

Vivendo ogni giorno la vita,

godendo ogni momento,

accettando la fatica

come cammino verso la pace,

prendendo questo mondo così come è

e non come io lo vorrei.

Credendo che ogni cosa sarà

da Te resa giusta

se mi abbandonerò alla Tua volontà,

così che io possa vivere

ragionevolmente sereno in questa vita,

e estremamente felice con Te

per sempre nella prossima.

 

 

Preghiera Cherokee

 

Sii ottimista sempre!

Sii ottimista sempre, fratello.

Non vedere solo il male;

c’è il bene.

Non credere solo alle tenebre:

c’è il sole.

Non temere sempre la tempesta:

c’è anche la calma.

E le tenebre si cambiano in luce

e l’uragano si placa in bonaccia

e dal male Dio produce il bene.

Abbi fiducia in tutti:

nel Padre che è in Cielo,

nei fratelli qui in terra

e anche in te, credi, fratello.

Il Cristianesimo è questo:

ottimismo ad ogni costo:

sempre, sempre, sempre. (Bruno Maggi)

 

Attendere,

attendere e lavorare

nella grande veglia della vita,

dilatare giorno dopo giorno

gli occhi del cuore

e con umiltà intuire la salvezza

che arriva da ogni dove.

don A.Casati

 

“La collaborazione è possibile, è bello ed anche difficile”

 

“Chi ha sognato di partire deve necessariamente coltivare questo sogno per se e per gli altri, deve farlo fruttificare. Ne vale veramente la pena”.

 

” Dietro un miraggio c’è sempre un miraggio da considerare, come del resto alla fine di un viaggio c’è sempre un viaggio da ricominciare”. (F.De Gregori)

 

“La vita è un ponte, attraversalo ma non costruirvi alcuna casa” (Proverbio indiano)

 

“Tutto considerato, al mondo ci sono solo due tipi di uomini, quelli che stanno a casa e quelli che non ci stanno”.  (R. Kipling)

 

“Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini” (Proverbio moresco)

 

Un piccolo gruppo di persone che credono nella loro missione possono cambiare la storia.

 

Eccoci di nuovo soli. Tutto questo è così lento, così pesante, così triste…Presto sarò vecchio. E finalmente sarà finita. E’ venuta tanta di quella gente in camera mia. Hanno  detto delle cose. Non mi hanno detto granchè. Sono andati via. Sono diventati vecchi, miserabili e lenti, ciascuno in un angolo del mondo.  (Louis-Ferdinand Cèline 1936)

 

Il denaro non può fare la felicità, ma col denaro si può essere infelici comodamente.

 

Un cane sarà sempre un cane ma un bambino un giorno sarà un uomo. (Pittigrilli)

 

Bisogna vivere come si pensa, altrimenti si finirà per pensare come si è vissuto. (P.Bourges)

 

La vita ci è stata data per conoscere Dio, la morte per incontrarlo. (Sant’Agostino)

 

Il tempo è galantuomo e rimette ogni cosa al suo posto.  (Voltaire)

 

L’obbedienza non è più una virtù, ma la più subdola delle tentazioni, quando obbedire è rinuncia a giudicare, è alibi, è rifiuto di responsabilità. (Don Milani)

 

Possiate ripensare al passato con lo stesso piacere con cui pensate al futuro. (P.Dickson)

 

E’ un vero peccato che impariamo le lezioni della vita quando non ci servono più. (O.Wilde)

 

I genitori che si chiedono dove stanno andando le nuove generazioni farebbero bene a ricordarsi da dove vengono. (S.Ewing)

 

Tutte le cose sono meno difficili per chi le affronta con serenità. (R.W.Emerson)

 

Scava il pozzo prima che ti venga sete. (Proverbio cinese)

 

Io non curo le moltitudini, curo soltanto una persona per volta. Se guardassi le moltitudini, non comincerei neppure. (Madre Teresa di Calcutta)

 

Ho buttato l’orologio nella spazzatura. Volevo perdere tempo. (B.Makaresko)

 

Un uomo che deve essere a un certo posto puntualmente alle 17, ha già l’intero pomeriggio rovinato (L.Yuatang)

 

Mi lagnai di non avere scarpe, vidi un uomo senza gambe. Cessai di lamentarmi. (Saadia)

 

La mente del bambino è come una banca:qualsiasi cosa gli metti dentro, te la restituisce indietro dieci anni dopo, con gli interessi.  (F.Wertha)

 

Una nonna è una madre alla quale viene offerta una seconda opportunità. (A.Berthet)

 

Essere come la fonte che trabocca, e non come la cisterna che racchiude sempre la stessa acqua.

(Madre Teresa di Calcutta)

 

Una vita senza  festività è come una lunga strada senza osterie. (Democrito)

 

Invecchiando perdiamo parecchi dei nostri difetti:non ne abbiamo più bisogno. (P.Claudel)

 

L’avaro è come il maiale: Tutti e due si rendono utili solo dopo la morte. (P.Pellegrino)

 

L’arte più bella e al tempo più difficile è l’arte di vivere. (J.A.Macy)

 

Il modo migliore per avere una buona idea e avere tante idee. (L.Pauling)

 

Lo studio per imparare a ben vivere dura tutta la vita. (Seneca)

 

Il più grande sbaglio nella vita è quello di avere sempre paura di sbagliare. (E.G. Hubbard)

 

Viaggiare istruisce. Insegna come si fa presto a spendere i soldi.

 

E’ meglio accendere una candela che maledire l’oscurità. (Madre Teresa)

 

Quando ricevo e faccio un saluto, mi sembra di avere una prova che esisto…qualcuno si è accorto di me.

 

Chi riuscirà a insegnare agli altri a morire, avrà loro insegnato a vivere. (Montagne)

 

Col denaro si fanno parlare anche i morti, senza denaro non si possono far tacere nemmeno i muti.

(Proverbio cinese)

 

Dio ci dà le noci, ma non ce le schiaccia.

(Proverbio russo)

 

Penso alla possibilità della morte ogni giorno; è un buon esercizio.                                       (S.Freud)

 

Al mattino, quando non hai voglia di alzarti, ti sia presente questo pensiero: mi sveglio per compiere il mio lavoro di uomo.                        (Marco Aurelio)

 

Preferirei commettere degli errori con gentilezza e compassione piuttosto che operare miracoli con scortesia e durezza.  (Madre Teresa di Calcuta )

 

Ci sono tre cose

per le quali sono

venuta al mondo

e che avrò

nel cuore

fino al giorno

della mia morte:

la speranza,

la determinazione e il canto.          (Miriam Makeba)

 

Ho imparato che la giusta e necessaria lotta di liberazione e di solidarietà dei popoli e delle classi oppresse deve essere nonviolenta, o sarà destinata alla sconfitta, ed in questa sconfitta sarà travolta
l’umanità intera. La nonviolenza è la lotta di liberazione e di solidarietà che l’umanità intera raggiunge, convoca, riconosce, salva.

Ho imparato che l’unica vera fondamentale misura della libertà di tutti
è nella libertà femminile: una società – o una cultura – che nega la
libertà delle donne è già il fascismo.

Ho imparato che la civiltà umana si fonda sul riconoscimento dell’altrui
umanità e sulla comune responsabilità per la biosfera. E che quindi
l’uccidere e la guerra sono nemici assoluti dell’umanità, ed è compito
dell’umanità intera e di ogni persona in cui essa si incarna contrastare la
guerra e le uccisioni, e di esse tutti gli strumenti, gli apparati e le
logiche.

Ho imparato che non sarà la lotta armata (sia essa degli eserciti
regolari degli stati arabi, della guerriglia di liberazione nazionale, del
terrorismo fondamentalista) che potrà garantire la nascita di uno stato in
cui il popolo palestinese possa vivere in libertà, sicurezza e benessere.
Solo la pace garantirà la libertà e i diritti del popolo palestinese in
uno stato di Palestina indipendente e democratico al fianco dello stato di
Israele. Chi uccide o tenta di uccidere pretendendo di farlo in nome del
popolo palestinese, del popolo palestinese è nemico.

Ho imparato che nessuna guerra potrà mai garantire la sicurezza della
popolazione dello stato di Israele e l’esistenza stessa di quello stato,
anzi ogni guerra accrescerà  il pericolo per essa ed esso. Politicanti
irresponsabili e assassini facendo la guerra possono vincere le elezioni,
certo; ma nessuno spargimento di sangue potrà portare pace, sicurezza,
benessere. Solo la pace garantirà la sicurezza e il benessere della
popolazione israeliana in uno stato di Israele sovrano e democratico al
fianco dello stato di Palestina. Chi uccide o tenta di uccidere pretendendo
di farlo in nome della popolazione e dello stato di Israele, del popolo e
dello stato di Israele è nemico.
Ho imparato che in Europa Hitler ha seminato tanti seguaci ed eredi che
sono divenuti legione e prominenti non solo nei governi di destra e nelle
gerarchie religiose, ma finanche nei gruppi dirigenti e nelle basi militanti
della sedicente sinistra (che pertanto sinistra già non è più). Di solito
costoro fingono di essere contrari ai pogrom, fingono di essere inorriditi
dalla Shoah, fingono di non essere più razzisti. Ma ogni tanto, anzi fin
troppo spesso, le loro parole e i loro gesti più banali e irriflessi
tradiscono un loro più fondo pensiero e talune loro più profonde
intenzioni, ed a me che soffro di nevralgia del trigemino e basta un
nonnulla per sentirmi trafiggere quasi non passa giorno che non percepisca
nelle parole di autorevoli religiosi, di neofascisti e razzisti in
doppiopetto o in orbace, e di scalmanati, imprenditori e burocrati dello
squadrismo che pretende spacciarsi per sinistra, le stesse frasi, gli stessi
scarponi, lo stesso filo spinato, lo stesso corso di ferine pulsioni e di
disumanate ideologie dei seguaci del Mein Kampf. La lotta contro Hitler non
finisce mai. Alla lotta contro Hitler devi prendere parte tu oggi, dentro e
fuori di te.

Ho imparato che se riuscissimo, le persone di buona volontà tutte insieme, a promuovere la pace e la giustizia in terra di Palestina, fra dieci o cinque o tre generazioni non ci sarà più motivo per due stati diversi in quel luogo: venuta la pace, quelle popolazioni si riconosceranno sorelle, si riconosceranno infine una popolazione sola dalle molte preziose radici, una sola umanità come in effetti già sono, come in effetti già e’ l’umanità  intera. Ma oggi, oggi, occorre che nasca subito lo stato di Palestina a fianco dello stato di Israele. Subito. Occorrono subito due stati indipendenti, sovrani, liberi, sicuri, democratici. E’ un passaggio urgente e indispensabile.

Ho imparato che la massima sciagurata “il nemico del mio nemico è mio amico” e’ l’idiozia delle idiozie, la scelleratezza delle scelleratezze.
Coloro che oggi sostengono i neonazisti del cosiddetto fondamentalismo islamico (ovvero i gruppi politico-militari che si spacciano per islamici,
tradendo così  l’islam nel suo fondamento stesso ed essendo pertanto in realtà anti-islamici) sono dei folli e dei criminali. Così come coloro che sostengono la deriva militarista e razzista del governo di Israele.

Ho imparato che essere vivi è l’unico bene che abbiamo senza del quale
altro bene non si dà. E che quindi l’uccidere è il crimine che l’umanità
deve bandire per sempre.

Ho imparato che la nonviolenza è l’unica politica adeguata ai compiti
presenti dell’umanità.

E’ stato detto: neminem laedere. E’ un buon inizio. E’ stato detto: tratta
le altre persone come vorresti essere trattato tu. E’ una buona norma. E’
stato detto: ama il tuo nemico. Ed è ben detto. E’ stato detto: nessun
essere umano è mio nemico. Ed è ancor più ben detto. Vi è una sola
umanità, abbiatene cura.

 

Scendono

dal cielo

frammenti

di speranza

 

si posano

sui fiori…

e li colorano

di blu. (Elisa)

 

Ascoltare…

Se sapessi ascoltare…

…farei tacere l’inquietudine

che mi porta dentro

per decifrare quella altrui!

 

…mi farei amico del vento

per farmi giungere l’anelito dei popoli

saprei capire lo sgorgare

di una lacrima che attende un sorriso.

 

…non darei fiato alla mia voce

ma chiederei alle stelle

di tradurmi il loro brillare

 

chiederei al torrente di raccontarmi

la storia del suo vagare

 

…capirei il profondo silenzio

di un vecchio seduto accanto al fuoco

nelle lunghe sere d’inverno

 

sentirei risuonare nell’animo

le vibranti sinfonie di un cuore in pace….

 

Udrei, estasiato

l’Amore di Dio

che regge il mondo!

(Mario Vito Fabbian)

 

Prendi un sorriso
Regalalo a chi non l’ha mai avuto.
Prendi un raggio di sole
Fallo volare là dove regna la notte.
Scopri una sorgente
Fa bagnare chi vive nel fango.
Prendi una lacrima
Posala sul volto di chi non ha pianto.
Prendi il coraggio
Mettilo nell’animo di chi non sa lottare.
Scopri la vita
Raccontala a chi non sa capirla.
Prendi la speranza
E vivi nella sua luce.

Prendi la bontà

E donala a chi non sa donare.

Scopri l’amore

E fallo conoscere al mondo.

(Mahatma Gandhi)

 

Le persone viaggiano

per stupirsi

delle montagne, dei mari,

dei fiumi, delle stelle;

e passano accanto a se stessi

senza meravigliarsi. (Sant’Agostino)

 

La vita è fatta per essere celebrata. (Isabel Allende)

 

Anche il più piccolo gesto sta per celebrare

ed esaltare la dignità di ogni vita.

 

E’ il nostro impegno che vi trasmettiamo con

i migliori auguri per il Natale e per il Nuovo Anno.

 

La parola “Esempio” non c’è più nella politica, mentre è una parola essenziale: l’esempio è la cosa più importante che si può chiedere ad un politico.

(Vittorio Foà da “Le parole della politica” Edizioni 2008)

 

 

Insegnami ad usare bene il tempo

 

Dio mio,

insegnami ad usare bene il tempo che tu mi dai

e ad impiegarlo bene, senza sciuparne.

Insegnami a prevedere senza tormentarmi,

insegnami a trarre profitto degli errori passati,

senza  lasciarmi prendere dagli scrupoli.

Insegnami ad immaginare l’avvenire

Senza disperarmi che non possa essere

quale io l’immagino.

 

Insegnami a piangere sulle mie colpe

senza cadere nell’inquietudine.

Insegnami ad agire senza fretta,

e ad affrettarmi senza precipitazione.

Insegnami ad unire la fretta alla lentezza,

la serenità al fervore, lo zelo alla pace.

 

Aiutami quando comincio,

perché è proprio allora

che io sono debole.

Veglia sulla mia attenzione

quando lavoro,

e soprattutto riempi tu,

i vuoti delle mie opere.

 

Fa che io ami il tempo

che tanto assomiglia alla tua grazia

perché esso porta tutte le opere

alla loro fine

e alla loro perfezione

senza che noi abbiamo l’impressione

di parteciparvi in qualche modo. (Jean Guitton)

 

….davvero capisci che non sai quanto tempo ti resta, ma potrebbe essere pochissimo, e dunque non puoi avvelenarlo con rabbia, rancore, invidia.

Usalo per dare ciò che non hai ancora dato, per dire ciò che non hai  ancora detto.

E smetti di soffrire per quello che forse non sarà mai….

 

(Massimo Granellini da “La Stampa de 12 settembre 2008 su Torinosette)

 

Il passato è passato,

il futuro potrebbe non verificarsi,

il presente è nelle nostre mani,

spendere bene l’oggi. (G.Alberione)

 

…immaginare un futuro

dove sia l’uomo a prendersi cura della terra…

La gioia viene e dice: “io sono eterna”

La tristezza viene e dice “io sono di passaggio” (F. Nietzche)

 

 

 

 

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

 

Considerate se questo è un uomo,

che lavora nel fango

che non conosce pace

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.

considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

 

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi:

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi. (Primo Levi –  gennaio 1946)

 

 

Quando la neve sarà  tutta sciolta

andremo in cerca del vecchio sentiero,

quello che si sta coprendo di rovi

dietro il muro del monastero;

tutto sarà come una volta.

 

Ai due lati, fra l’erica folta

Ritroveremo cert’erbe stente

Il cui nome non ti saprei citare:

Lo ripasso ogni venerdì

Ma ogni sabato m’esce di mente;

M’hanno detto che sono rare

E buone contro la malinconia…

 

Sono versi, ma chi l’ha conosciuto ha l’impressione di sentirlo parlare.

E non a caso agli amici è indirizzata, quasi un congedo, anche l’altra

poesia dedicata a loro per il capodanno del 1986.

 

Cari amici, qui dico amici

Nel senso vasto della parola:

Moglie, sorella, sodali, parenti,

Compagne e compagni di scuola,

Persone viste una volta sola

O praticate per tutta la vita:

Purchè  fra noi, per almeno un momento,

Sia stato teso un segmento,

Una corda ben definita.

 

Dico per voi, compagni d’un cammino

Folto, non privo di fatica,

E per voi pure, che avete perduto

L’anima, l’animo, la voglia di vita.

O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu

Che mi leggi: ricorda il tempo

Prima che s’indurisse la cera,

Quando ognuno era come un sigillo.

Di noi ciascuno reca l’impronta

Dell’amico incontrato per via;

In ognuno la traccia di ognuno.

Per il bene od il male

In saggezza o in follia

Ognuno stampato da ognuno.

 

Ora che il tempo urge da presso,

Che le imprese sono finite,

A voi tutti l’augurio sommesso

Che l’autunno sia lungo e mite.

 

 

O Dio ti chiamo

Al cominciare dal giorno, Dio, ti chiamo.

 

Aiutami a pregare

E a raccogliere i miei pensieri su di te;

da solo non sono capace.

 

C’è buio in me,

in te invece c’è luce;

sono solo, ma tu non mi abbandoni;

non ho coraggio, ma tu sei d’aiuto;

sono inquieto, ma in te c’è la pace;

c’è amarezza in me, in te pazienza;

non capisco le tue vie,

ma tu sai qual è la mia strada.

 

Padre del Cielo,

siano lode e grazie a te

per la quiete della notte,

siano lode e grazie a te

per il nuovo giorno.

 

Signore,

qualunque cosa rechi questo giorno,

il tuo nome sia lodato! (Dietrich Bonhoeffer)

 

Il nostro spazio

è sempre la vita

o qualcosa di più,

mai di meno. (Ernst Bloch)

 

Che io possa guardare tutti gli esseri

con gli occhi di un amico.

Che possiamo guardare tutti

con gli occhi di amici.  (J.Veda)

 

E insieme costruiremo un mondo amico.

 

Dove stiamo andando?

Sempre verso casa… (Novalis)

 

“…lo abbiamo riconosciuto

nello spezzare il pane…”  (Luca 24,35)

 

O Dio, Signore nostro,

ti rendiamo grazie

per averci chiamati a lavorare

nella tua vigna.

Ti preghiamo di benedire quanti

s’impegnano

per l’avvento del tuo Regno

in questo mondo.

Fa che sentiamo in noi

là potenza della tua benedizione;

fa che siamo disponibili a servire

piuttosto che a essere serviti;

fa che, resi uniti

come fratelli del tuo unico Figlio,

siamo fedeli custodi della tua creazione.

Così tutti i popoli e le creature,

uomini e donne, piccoli e grandi

riconosceranno Te

come Signore e Salvatore di ogni cosa.

Amen.

 

 

Entro in dialogo con te, con voi

perché ho bisogno di voi.                      (Raimon Panikkar)

 

Non posso scegliere

dove nascere,

non posso scegliere

dove morire,

Ma posso scegliere

come vivere.

 

In cosa speri?

Speri che vinca il tal leader

piuttosto che l’altro,

speri nella carriera,

speri di vincere il miliardo!

Ecco perché tu sei talmente

disperato,

perché mai tanti divertimenti,

per esempio, e tanta

disperazione quanto oggi…

Ohè caro mio

La speranza è cambiare

le cose,

la speranza è dar valore

alla propria vita,

la speranza sono gli ideali

che tu devi realizzare. (David Maria Turoldo intervista di Nazareno Fabbretti)

 

Punta in alto!

Dona sempre il meglio di te e darai senso alla vita,

Coltiva un buon

sogno e renderai

possibile il tuo

ideale”.

Questo dà significato alla vita.

 

Svegliarsi al mattino come se fosse la prima volta,

se brilla il sole aprirgli le braccia,

se cade la neve pensare ai monti,

ai grandi monti, sempre incappucciati.

 

Questo dà significato alla vita.

 

Alzarsi tutte le mattine pregando,

coricarsi tutte le sere pregando,

vivere tutta la giornata pregando

di vedere in ogni cosa la mano di Dio,

soprattutto nel bene che facciamo.

 

Questo dà significato alla vita.

 

 

Amare il silenzio e sapere ascoltare,

saper parlare al momento giusto,

senza dar troppa importanza alle nostre parole,

saper dimenticare il nostro dolore

nella grande sofferenza degli altri.

 

Questo dà significato alla vita.

 

Compiere la nostra fatica quotidiana,

amandola anche se ci costa tanto,

andare incontro agli altri per ricevere dagli altri

il dono di se stessi; e indovinare nel loro sguardo

quello che desiderano da noi.

 

Questo dà significato alla vita.

 

Rendere l’anima pura come il cristallo,

dura come il diamante e limpida come l’acqua,

rendere i nostri occhi simili all’anima,

affinchè nessuno possa sbagliarsi

e ognuno possa riconoscerci, ci sorrida e ci ami.

 

Poeticando…Ndjock Ngana è nato in Camerun nel 1952. Oggi vive a Roma, dove lavora come operatore interculturale ed è presidente dell’associazione Kel’lam onlus. E’ autore della raccolta di poesie Nhindo nero (Edizioni Anterem, 1994). Prima dell’arrivo degli occidentali, in Camerun la parola “prigione” (mk in linga basata), che dà il titolo alla poesia, non esisteva. E’ stata creata dalla radice oko, che significa “maledizione”.

 

“La Pace non è un sogno, può diventare realtà… ma per costruirla

bisogna essere capaci di sognare” (Nelson Mandela)

 

 

 Prigione

 

Vivere una sola vita

in una sola città

in un solo Paese

in un solo universo

vivere in un solo mondo

è prigione.

 

Amare un solo amico

un solo padre

una sola madre,

una sola famiglia

amare una sola persona

è prigione.

 

Conoscere una sola lingua

un solo lavoro

un solo costume,

una sola civiltà

conoscere una sola logica

è prigione.

 

Avere un solo corpo,

un solo pensiero,

una sola conoscenza,

una sola essenza

avere un solo essere è prigione.

 

 

Là dove c’è l’odio donami di portare l’amore offrendo una stretta di mano amicale.

 

Là dove c’è la ferita di un padre o di una madre che vede crescere i propri figli nell’odio e nell’amarezza, donami di portare il perdono a colui che non si rende conto che sono un essere umano.

 

Là dove c’è la disperazione pensando che nulla mai possa cambiare, donami di portare la speranza.

 

Là dove c’è la tristezza di una moglie e dei suoi figli perché separati da colui che gli dona il pane, donami di portare l’amore.

 

E là dove ci sono le tenebre, donami di portare la luce. (Mons. Desmond Tutu)

 

Come diceva Gesù: bisogna essere circoncisi importante è la sintesi, il fare e dire tutte le cose nel minimo che non stancano.

 

Sono

le stelle

che ti dicono:

vola.

Intanto,

mentre il fuoco

si spegne,

aspettiamo

il vento

che alzi

la cenere. (Franco Luigi Carena)

 

 

Il colloquio è fatto solo di parole, ma le parole non si dicono solo, si ascoltano anche.

Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre.

Se poi invece della parola c’è il silenzio dell’altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio.

(Umberto Galimberti)

 

Mettersi in ascolto

Semplicemente ascoltare

Cosa già c’è, così, com’è

Vibrazione di esistere

Silenzio e suono della vita.

 

 

Io sono la luce del mondo,

chi segue me non camminerà

nelle tenebre.    (Gv. 8,12)

 

 

“…essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità…” (Pablo Neruda)

 

E’ sufficiente guardarsi attorno e troveremo qualcuno o qualcosa da sostenere anche solo con una firma, anche a distanza, anche da casa nostra, un nuovo stile di vita da assumere, un’associazione o una scuola in cui lavorare attivamente, dedicando anche con fatica un poco del nostro tempo, per non permettere allo scoraggiamento di vincere sulla nostra fede che annuncia che il Regno di Dio è già possibile costruirlo adesso, da adesso, da subito, per viverlo poi insieme quando il Signore vorrà…Lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo  trovato… (Citazione).

 

 

Pace

 

Signore,

dammi il tormento della pace,

la certezza che la pace è possibile,

il coraggio di volere la pace.

 

Signore, liberami dalla rassegnazione

Che accetta per gli altri

Ciò che non voglio per me.

 

Signore, fammi libero e sicuro,

gioioso dei miei sogni di pace,

istancabile nel realizzarli.

 

Signore, apri il mio cuore ad amare

Sempre e tutto senza eccezioni

Senza aspettare nessuna risposta.

Liberami dall’invidia, gelosia e sfiducia,

inutili scuse al mio egoismo.

 

Signore, ostacoli e difficoltà.

Insucessi e delusioni

Non generino mai scelte violente.

 

Signore,

tu hai conquistato la pace con la tua

morte e resurrezione

e l’hai messa nelle mie mani.

 

Signore, non voglio tradire il tuo dono

Voglio viverlo e offrirlo al mondo

Perché creda che Tu sei con noi.

 

Signore, “pace in terra agli uomini”

È annuncio è realtà sicura:

nelle mie mani sia un dono per tutti.

 

 

 

 

 

 

Non scendo dalla croce

 

Ero uscito di casa

per saziarmi di sole.

Trovai un uomo

che si dibatteva

nel dolore

della crocifissione.

Mi fermai e gli dissi:

“Permetti che ti aiuti?”

 

Lui rispose:

“Lasciami dove sono.

Non scendo dalla croce

Fino a quando sopra

vi spasimano

i miei fratelli.

 

Fino a quando

per staccarmi

non si uniranno

tutti gli uomini”.

 

Gli dissi:

“Che vuoi

che io faccia?”.

Mi rispose:

“Và per il mondo

e dì a tutti coloro

che incontrerai

che c’è un uomo

che aspetta

inchiodato

sulla croce”. (Fulton j. Sheen, vescovo)

 

…Eppure lo sapevamo anche noi

l’odore delle stive

l’amaro del partire

Lo sapevamo anche noi

e una lingua da disimparare

e un’altra da imparare in fretta

 

Ritals, Gianmaria Testa

 

Sono nato e ho lavorato in  ogni paese

e ho difeso con fatica la mia dignità

Sono nato e sono morto in ogni paese

e ho camminato in ogni strada del mondo che vedi.

Mio fratello che guardi il mondo, (Ivano Fossati)

 

Perché l’aria azzurra

diventi casa

chi sarà a raccontare

chi sarà

Sarà chi rimane

io seguirò questo migrare

seguirò

questa corrente di ali. (Khorakhanè, Fabrizio De Andrè)

 

Una donna di nome Maria

E’ arrivata stanotte dal Sud

E’ arrivata col treno del sole

ma ha portato qualcosa di più. (La donna del Sud, Bruno Lauzi)

 

Mamma mia dammi cento lire

che in America voglio andar

cento lire te le do, ma l’America

no no no….(Canto popolare padano)

 

 

Erranti

 

Dal molo

di porti

senza nome

strizzano

i nostri occhi

per penetrare

con insaziabile

malinconia

l’orizzonte fatto

di acqua e desideri,

impastato

di sogni e progetti,

miscelato

con ansie e timori.

Per giorni

per mesi

per secoli

navigano

in cerca di patrie.

E diventano

ad ogni approdo

madri, compagne

colf o badanti,

spesso

solo balaustre

su cui far poggiare

le altrui solitudini.

E imparano

a nutrirsi

di delusioni

e tradimenti,

a sommare

sconfitte

e fallimenti.

Diritti no.

Doveri tanti.

Silenziose

sopportano

ogni volta

timbri

che sconquassano

il cuore,

firme

che lacerano

la pelle,

impronte

che imbrattano

l’anima,

sguardi

che le svestono di tutto.

La dignità no.

E riprendono,

stancabili erranti,

il viaggio

verso altri porti

altre frontiere

in cerca di patrie

o forse

solo di un gradino

dove posare,

per un istante,

il loro cuore.

L’eterno errante. (Elisa Kidanè)

 

Miniera

 

Va l’emigrante ognor

con la sua chimera

lascia la vecchia mamma,

il suo casolare

e spesso la sua vita

in una miniera!        (Bixio-Cherubini)

 

 

Barcarola albanese

 

Vado veloce sopra questa noce

Fuori pericolo,

le onde sono dei vetri, alte dei metri

però le supero

il sole si sposta e già si vede la costa

qui dal binocolo

Puntare dritto in avanti

Con due stuzzicadenti

Remare al massimo!

Per arrivare fino a Brindisi

pagherò

saremo liberi per sempre. (Samuele Bersan)

 

La mia terra

 

Da che parte è la mia terra

Ricomincia un’altra storia

La mia sorte il mio destino

La mia stella il mio cammino

Da che parte è la mia terra

Vado incontro alla mia storia

Dentro il cuore la memoria

E negli occhi il mio destino. (Nomadi)

 

Il treno che viene dal Sud

 

Dal treno che viene dal sud

discendono uomini cupi

che hanno in tasca la speranza

ma in cuore sentono che

questa nuova questa bella società

questa nuova grande società

non si farà

non si farà. (Sergio Endrigo)

 

Ciao amore ciao

 

Guardare ogni giorno

Se piove o c’è il sole,

per sapere se domani

si vive o si muore

e un bel giorno dire basta e andare via. (Luigi Tenco)

 

 

Al mercato di Porta Palazzo

 

…sulla piazza di Porta Palazzo fra le ragazze si rompe la fila.

E cè n’è una sdraiata per terra sopra la neve che svapora,

c’è n’è una sdraiata per terra e tutte le altre le fanno corona.

E alle 7,45 era già nato era già fuori,

alle 7,45 l’hanno posato sul banco dei fiori.

 

Gianmaria Testa

 

 

E domani è un altro giorno…..

 

 

Siamo tutti/tutte “in fuga”

Fuggiamo perchè non ci piace questo mondo, non ci appartiene

tutto ci sembra utopico, irraggiungibile

Abbiamo paura di schierarci, non abbiamo più voglia di lottare

Viviamo di ricordi e nostalgie che ci fanno indietreggiare

La laicità è diventata una parola vuota, non riusciamo a farla “nostra”

Questo nostro vivere è troppo spezzettato

Molto meglio è non ricordare nulla

Vivere nell’oblio  più completo. (Laura Rossi)

 

Il problema comunicativo attuale, indica proprio la difficoltà che
sta accrescendosi tra le persone. L’incapacità di ascolto, oggi è
molto più forte dei tempi passati. Basti una semplice riflessione: il
credente riesce maggiormente ad ascoltare la parola scritta di un
testo sacro che il fratello vivente. Oggi non si ascoltano le
esigenze e i bisogni dei prossimi.

 

 

Giornata Mondiale della Lentezza

 

Rallentare per vivere meglio e gustare la vita, il lavoro, i rapporti umani.

 

“La giornata è dedicata a quanti hanno la prepotente sensazione che il mondo giri troppo in fretta per rimanervi in equilibrio; un equilibrio  che diventa sempre più precario per chi vive e lavora nelle nostre  città, assecondando tempi tiranni con sforzi disumani”, dichiara Bruno Contigiani, presidente dell’Associazione L’Arte del Vivere con  lentezza.

“Non è necessario fermare il mondo e cercare di scendere: rallentare e  riappropriarci del nostro tempo è possibile partendo da gesti anche  piccolissimi del quotidiano, cosa che proponiamo di iniziare a fare dal prossimo 19 febbraio alle persone che riconoscono nell’affanno la  regola delle proprie giornate”.

Siete mai stati risuscitati? Nessuno vi ha mai parlato, perdonato,amato, tanto da farvi rinascere?

Non avete mai assistito sperimentato la potenza della vita che scaturisce da un sorriso

da un perdono dall’accogliere qualcuno?

Come si può credere a una resurrezione futura se non avete fatto l’esperienza

di una resurrezione qui ed ora?

Come si può credere  che l’amore sia più forte della morte se non vi ha reso viventi  se non vi ha risuscitato  dai vostri sepolcri di morte? (Louis Evely)

 

Il messaggio di Pasqua laico è un invito a operare nella direzione della  liberazione dalla violenza, dall’egoismo, dall’ingiustizia, dall’emarginazione.

E’ nostro compito buttare semi di risurrezione, perchè si ricompongano tante vite spezzate perchè si aprino tanti sepolcri. serene feste pasquali a tutti.  (Carlo)

 

 

 

 

 

 

 

Buone abitudini per l’ambiente e per il risparmio

 

In occasione della Giornata internazionale del risparmio energetico dieci semplici azioni per rendere la condotta di ognuno, un’ occasione per ridurre i consumi. I consumi energetici di casa possono essere ridotti considerevolmente utilizzando saggiamente riscaldamento, illuminazione ed elettrodomestici.

 

Basta poco per salvaguardare l’ambiente e il proprio portafogli.

 

  1. Spegnere le luci quando non servono.

 

  1. Spegnere e non lasciare a riposo gli apparecchi elettronici.

 

  1. Sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria.

 

  1. Mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola.

 

  1. Se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre.

 

  1. Non regolare il riscaldamento mai oltre i 20° (come previsto dalla legge 10/91 sul risparmio energetico); per ogni grado in più i consumi crescono del 7%.

 

  1. Fai una regolare revisione della caldaia: se questa è in perfetta efficienza consuma circa il 5% in meno;

 

  1. Ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

 

  1. Se stai ristrutturando casa, installa doppi vetri termoisolanti: un migliore isolamento termico dell’edificio significa un considerevole risparmio.

 

  1. Utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne.

 

  1. Non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni.

 

  1. Inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni.

 

  1. Utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

 

  1. Utilizza lampadine a fluorescenza e non a incandescenza (quelle tradizionali): avrai un risparmio annuo di circa 63 euro per un appartamento di 100 mq.

 

  1. Spegni le luci non necessarie, ad esempio passando da un ambiente all’altro; puoi ridurre sino al 30% i tuoi consumi per l’illuminazione.

 

  1. Accendi lo scaldabagno solo prima di far la doccia (o quando serve effettivamente acqua calda): puoi abbattere sino al 50% i relativi consumi.

 

 

Amore è far la pace

Amore è non dare dolore.

 

Cosa c’è di più bello di un sogno di un bimbo che piange?

Il sorriso di un altro bimbo!

 

Amore è dire ti faccio compagnia

Amore è fare a metà.

 

 

La tua azione di oggi sarà buona, se penserai al risultato concreto che potrai produrre. Sarà ancora migliore, se saprai anche prevedere le sue conseguenze per le generazioni future. Oggi dobbiamo agire, estendendo il nostro pensiero fino all’ottava generazione a venire. (Capo indio).

 

 

Se non ci sono stati frutti

è stata utile la bellezza dei fiori.

Se non ci sono stati fiori

è stata utile l’ombra delle foglie.

Se non ci sono state foglie

è stata utile l’intenzione del seme.

 

 

…la natura ha altre regole, ma una almeno l’abbiamo capita: la vita, alla fine, vince sempre.

 

 

“…che abbia sempre quello che ho oggi, e meno anche;

e vivo per me il tempo che mi resta,

se Dio vuole che ancora mi resti tempo da vivere;

e abbia abbondanza di libri,

e provviste di grano per l’annata,

perché non oscilli nel dubbio del domani.    (Orazio, Lettera a Lollio)

 

 

E’ meglio accendere una candela piuttosto che maledire l’oscurità. (Lao Tse)

 

 

“La vita è un’opportunità, coglila.

La vita è bellezza, ammirala.

La vita è beatitudine, assaporala.

La vita è un sogno, fanne una realtà.

La vita è una sfida, affrontala.

La vita è un dovere,compilo.

La vita è un gioco, giocalo.

La vita è preziosa, abbine cura.

La vita è una ricchezza, conservala.

La vita è amore, godine.

La vita è un mistero, scoprilo.

La vita è promessa, adempila.

La vita è tristezza, superala.

La vita è un inno, cantalo.

La vita è una lotta, accettala.

La vita è una tragedia, afferrala corpo a corpo.

La vita è un’avventura, rischiala.

La vita è felicità, meritala.

La vita è la vita, difendila”.

 

Quello che per anni hai

costruito può essere distrutto

in un attimo

non importa costruisci

 

 

La Bontà

 

Non permettere mai

che qualcuno

venga a te

e vada via senza essere

migliore e più contento.

 

Sii l’espressione

della bontà di Dio.

 

Bontà sul tuo volto

e nei tuoi occhi

bontà nel tuo sorriso

e nel tuo saluto.

 

Ai bambini, ai poveri

e a tutti coloro che soffrono

nella carne e nello spirito

offri sempre un sorriso gioioso.

 

Dà loro non solo le tue cure.

ma anche il tuo cuore.  (Madre Teresa di Calcutta)

 

 

Verrà un giorno in cui

l’America Latina

potrà rendere

all’intera Chiesa di Cristo

ciò che ha ricevuto.        (Pio XII)

 

 

Anche il viaggio più lungo

comincia con un solo passo.

 

 

Ogni mano,

per quanto piccola,

lascia

un’impronta

nel mondo.   (Anonimo)

 

 

Messaggio di tenerezza

 

Questa notte ho fatto un sogno,

ho sognato che cammino sulla sabbia

accompagnato dal Signore, e, sullo schermo della notte,

erano proiettati tutti i giorni della mia vita.

Ho guardato indietro e ho visto che

Ad ogni giorno della mia vita, proiettati nel film,

apparivano orme sulla sabbia: una mia e una del Signore.

Così sono andato avanti, finchè tutti i miei giorni si esaurirono.

Allora mi fermai guardando indietro,

notando che in certi posti c’era solo un’orma…

Questi posti coincidevano con i giorni più difficili della mia vita,

i giorni di maggior angustia,

di maggiore paura e di maggiore dolore…

Ho domandato allora:

“Signore, Tu avevi detto che saresti stato con me

in tutti i giorni della mia vita,

ed io ho accettato di vivere con Te,

ma perché mi hai lasciato solo

proprio nei momenti peggiori della mia vita?”

Ed il Signore rispose:

“Figlio Mio, Io ti amo e ti dissi che sarei stato con te

durante tutta la camminata,

che non ti avrei lasciato solo neppure un attimo,

e non ti ho lasciato…

I giorni in cui tu hai visto solo un’orma sulla sabbia,

sono stati i giorni in cui ti ho portato in braccio”.                  (Anonimo brasiliano)

 

 

 

“Ogni disgrazia viene agli uomini da una cosa sola: il non restare soli in quiete in una camera”

(Blaise Pascal – filosofo)

 

 

Il ritmo della vita odierna conduce a un modo di vivere privo di concentrazione. La solitudine  incute paura ma il silenzio cercato è un alleato dell’uomo perché consente di esaminare il nostro cammino.

Ascoltiamo nel silenzio la voce di Dio che ci parla attraverso la nostra coscienza..

 

 

Danza lenta

 

Hai mai guardato i bambini in un girotondo?

O ascoltato il rumore della pioggia

Quando cade a terra?

O seguito mai lo svolazzare

Irregolare di una farfalla?

 

O osservato il sole alto

Svanire della notte?

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce.

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Percorri ogni giorno in volo?

Quando dici “Come stai?”

ascolti la risposta?

 

Quando la giornata è finita

ti stendi sul tuo letto

con centinaia di questioni successive

che ti passano per la testa?

 

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Hai mai detto a tuo figlio,

“lo faremo domani?”

senza notare nella fretta,

il suo dispiacere?

Mai perso il contatto,

con una buona amicizia

che poi finita perché

tu non avevi mai avuto tempo

di chiamare e dire “Ciao”?

 

Faresti meglio a rallentare.

Non danzare così veloce

Il tempo è breve.

La musica non durerà.

 

Quando corrì così veloce

per giungere da qualche parte

ti perdi la metà del piacere di andarci.

 

Quando ti preoccupi e corri tutto

Il giorno, come un regalo mai aperto…

gettato via.

 

La vita non è una corsa.

Prendila piano.                          (Alessandro Cicognani)

 

 

E’ il direttore del dipartimento di pediatria del Sant’ Orsola. Questa poesia è stata scritta da una adolescente malata terminale di cancro.

 

“L’uomo più felice

è quello che è in grado

di collegare

la fine della sua vita

con l’inizio di essa”  (Johann Wolfgang Goethe)

 

 

Oggi anche il dolore deve muoversi veloce e non ingombrare le strade dove la vita scorre come un fiume in piena, e non si ha tempo per riflettere sulle sofferenze degli altri.

 

 

…di speranza in speranza,

camminando, dandoci speranza,

dando speranza….   (Mons.Pedro Casaldaliga)

 

 

Dieci piccoli gesti per ridurre le polveri

 

Spingere i governi a incentivare strategie globali per ridurre le emissioni di Pm10. Ma non può bastare. Anche ognuno di noi, nel suo piccolo, può fare qulcosa. Anzi, deve farlo. Ecco allora dieci piccole regole da mettere in pratica (anche se a volte può costare un po’ di fatica o qualche sacrificio) per poter dare il proprio contributo alla riduzione delle Pm10 nell’aria. Senza dimenticare di sensibilizzare chi ci stà attorno ad avere un comportamento ecologico.

 

M’impegno a rinunciare a usare l’auto quando devo fare delle commissioni in posti distanti meno di un chilometro da dove mi trovo.

 

M’impegno a camminare di più, parcheggiando più lontano dai posti dove devo andare ed evitando così di girare per cercare parcheggio.

 

M’impegno entro l’anno a cambiare l’auto per una meno inquinante o se non mi è possibile a preferirle bus, treno o bicicletta più volte che posso.

 

M’impegno a tenere la temperatura di casa a 21’ o a sensibilizzare condomini e amministratore per rispettare questo livello.

 

M’impegno a sistemare la mia vecchia bicicletta e a usarla almeno una volta alla settimana al posto dell’auto.

 

M’impegno a organizzarmi con i colleghi di lavoro o compagni di scuola per usare un’auto sola in comune.

 

M’impegno a rispettare i divieti di circolazione e le domeniche a piedi senza deroghe.

 

M’impegno ad andare a piedi a 120 km/h in autostrada anziché a 130 riducendo così le emissioni della mia auto.

 

M’impegno a non usare motorini a due tempi euro zero che inquinano e a sfruttare gli incentivi per cambiare i mezzi vecchi.

M’impegno a non sprecare l’acqua mentre lavo i piatti oppure i denti o sono sotto la doccia. Per la produzione di acqua calda occorre infatti energia, e non bisogna sprecarla.

 

 

L’Albero degli amici

 

Esistono

persone nelle nostre

vite che ci rendono felici

per il semplice caso di avere

incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro

fianco  vedendo molte lune passare, gli

altri li vediamo appena tra un passo e

l’altro. Tutti li chiamiamo amici

e ce ne sono di molti tipi.

Talvolta ciascuna foglia di un albero

rappresenta uno dei nostri amici,

 

Il primo che nasce è il nostro Papà

e la nostra amica Mamma,

che ci mostrano cosa è la vita.

 

Dopo vengono gli amici Fratelli, con i quali

dividiamo il nostro spazio affinché possano

fiorire come noi. Conosciamo tutta la

famiglia delle figlie che rispettiamo e a cui

auguriamo ogni bene.

 

Ma il destino ci presenta ad altri amici che

non sapevamo avrebbero incrociato il nostro

cammino. Molti di loro li chiamiamo

amici dell’anima, del cuore. Sono sinceri,

sono veri. Sanno quando non stiamo bene,

sanno cosa ci fa felici. E alle volte uno di

questi amici dell’anima si infila nel

nostro cuore e allora lo chiamiamo

innamorato. Egli dà luce ai nostri

occhi, musica alle nostre labbra,

salti ai nostri piedi.

 

Ma ci sono

anche quegli amici di

passaggio, talvolta una vacanza

o un giorno o un’ora. Essi collocano

un sorriso nel nostro viso per tutto

il tempo che stiamo con loro.

 

Non possiamo dimenticare gli amici

distanti, quelli che stanno nelle punte

dei rami e che quando il vento soffia

appaiono sempre tra una foglia e l’altra.

 

Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno

si avvicina e perdiamo alcune delle nostre

foglie, alcune nascono l’estate dopo,

e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici e che le foglie

che sono cadute continuano a vivere con noi,

alimentando le nostre radici con allegria.

Sono ricordi di momenti meravigliosi di

quando incrociarono il nostro cammino.

 

Ti auguro, foglia del mio albero, pace,

amore, fortuna e prosperità.

Oggi e sempre…semplicemente perché ogni

persona che passa nella nostra vita

è unica. Sempre lascia un poco di se e

prende un poco di noi.

Ci saranno quelli che prendono molto, ma

non ci sarà chi non lascia niente.

Questa è la maggior responsabilità

della nostra vita e la prova evidente

che due anime

non si incontrano per caso. (Paul Montes – Missionario sud-americano)

 

Un po’ di qua, un po’ di là ed il mondo non ce la fa,

mettiti nei panni di un giardino e dagli un piccolo aiutino,

dillo ai grandi, dillo ai piccini,

dillo ai matti e agli sciocchini,

con un po’ di grinta

metti un cartello se vuoi un mondo più bello!

 

Molte persone entreranno ed usciranno dalla tua

vita, ma soltanto i veri amici lasceranno impronte nel tuo cuore.

Per trattare te stesso usa la testa per trattare gli altri usa il tuo cuore.

 

 

La parola “collera” è più corta di una lettera soltanto della parola  “pericolo”.

 

Se qualcuno ti tradisce una volta, è un suo errore;

se qualcuno ti tradisce due volte è  un TUO errore.

 

Grandi menti discutono di idee, menti mediocri discutono di eventi,

piccole menti discutono di persone.

 

Chi perde denaro perde molto, chi perde un amico

perde molto di più, chi perde la fede perde tutto.

 

Giovani ragazzi belli sono casi naturali, ma persone

anziane belle sono opere d’arte.

 

Impara dagli errori degli altri: non puoi vivere

cosi a lungo da farli tutti da te. (Eleanor Roosevelt)

 

 

Ogni uomo

Ama due donne

L’una creata

dalla sua

immaginazione

l’altra deve

ancora nascere. (Kahlil Gibran)

 

 

Preghiera di Santa Teresa

Possa oggi esserci la pace. Possa tu avere fiducia nelle tue possibilità e che tu sia esattamente dove avresti voluto essere.

Possa tu non dimenticare le infinite possibilità che nascono dalla fede.

Possa tu usare questi doni che hai ricevuto e
trasmettere l’amore che ti è stato donato … Sii contento di sapere di essere figlio di Dio …. Sia questa presenza fissata nelle tue ossa, e permetti alla tua anima di essere libera di cantare, ballare,glorificare e amare. Sia così per ognuno di voi …

 

 

L’ arte di ascoltare e mondi possibili.

Come si esce dalle cornici di cui siamo parte.
Le sette regole dell’arte di ascoltare:

  1. Non avere fretta di arrivare a delle conclusioni. Le conclusioni sono la parte più effimera della ricerca.
  2. Quel che vedi dipende dal tuo punto di vista. Per riuscire a vedere il tuo punto di vista, devi cambiare punto di vista.
  3. Se vuoi comprendere quel che un altro sta dicendo, devi assumere che ha ragione e chiedergli di aiutarti a vedere le cose e gli eventi dalla sua prospettiva.
  4. Le emozioni sono degli strumenti conoscitivi fondamentali, se sai comprendere il loro linguaggio. Non ti informano su cosa vedi, ma su come guardi. Il loro codice è relazionale e analogico.

 

  1. Un buon ascoltatore è un esploratore di mondi possibili. I segnali più importanti per lui sono quelli che si presentano alla coscienza come al tempo stesso trascurabili e fastidiosi, marginali e
    irritanti, perché incongruenti con le proprie certezze.
  2. Un buon ascoltatore accoglie volentieri i paradossi del pensiero e della comunicazione. Affronta i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo che lo appassiona: la gestione creativa dei
    conflitti.
  3. Per divenire esperto nell’arte di ascoltare devi adottare una metodologia umoristica. Ma quando hai imparato ad ascoltare, l’umorismo viene da sé.

 

Preghiera dell’ammalato

 

O Signore, la malattia ha bussato alla porta della mia vita, mi ha sradicato dal mio lavoro e mi ha trapiantato in un altro mondo, il mondo dei malati.

Un’esperienza dura Signore, ti ringrazio proprio per questa malattia; mi ha fatto toccare con mano la fragilità e la precarietà della vita; mi ha liberato da tante illusioni.

Ora tutto guardo con occhi diversi quello che ho e quello che sono non mi appartiene, è un dono tuo. Ho scoperto che cosa vuol dire “dipendere”, aver bisogno di tutto e di tutti, non poter far nulla da solo.

Ho provato la solitudine, l’angoscia, la disperazione, ma anche l’affetto, l’amore, l’amicizia di tante persone.

Signore anche se mi è difficile ti dico:

Sia fatta la tua volontà!

Ti offro le mie sofferenze le unisco a quelle di Cristo.

Ti prego benedici tutte le persone che mi assistono.

Benedici la mia famiglia che per me e insieme a me vive nella sofferenza.

Benedici tutti quelli che soffrono e se vuoi dona la guarigione a tutti.

 

 

Amare non è guardarsi negli occhi ma guardare nella stessa direzione.   (Saint Exupery)

 

 

Abbiate Fede

 

Non sia turbato il vostro cuore,

Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me.

Nella casa del Padre mio

vi sono molti posti.

Se no, ve l’avrei detto.

Io vado a prepararvi un posto;

quando sarò andato

e vi avrò preparato un posto,

ritornerò

e vi prenderò con me,

perché siate anche voi

dove sono io,

E del luogo dove io vado,

non conoscete la via.

Gli disse Tommaso:

“Signore non sappiamo dove vai

e come possiamo conoscere la via?”

Gli disse Gesù: “Io sono la via,

la verità e la vita

Nessuno viene al Padre

se non per mezzo di me”.   (Vangelo secondo Giovanni 14,1-6 da “La Sacra Bibbia della Cei)

 

Ancora uniti

 

Mio Dio!

Ora so come far rivivere

Le cose che erano tanto importanti

per la persona cara che non è più tra noi.

Insegnami a far nascere intorno a me

Tutto ciò che ammiravo

nella sua esistenza,

tutto ciò che spesso mi stupiva

e di cui sono stato testimone.

In tal modo sarà ancora presente

E un pò della sua vita

Continuerà attraverso di me…

Nei modi di vedere,

di reagire e di agire

che avevamo in comune,

noi sappiamo di essere ancora più uniti…

E questo mi aiuta a vivere.

Per tutto ciò ti ringrazio,

mio Dio.

Finalmente

Ritrovo la pace.  (Lc. 17,21)

 

Il Regno di Dio

Non viene in modo da attirare l’attenzione,

e nessuno dirà: Eccolo qui, o eccolo là.

Perché il Regno di Dio è in mezzo a voi!

 

 

La contraddizione tra L’Europa della cultura del dominio e l’Europa della cultura della liberazione stà lacerando anche le nostre coscienze, Al punto che io mi sento per un terzo cittadino italiano, per due terzi cittadino del Nicaragua. Mi sento a disagio all’ombra del campanile di Giotto e mi trovo a casa mia accanto al bivacco di un campo palestinese. E così che sono contro l’Europa per amore dell’Europa. (Balducci).

 

 

Beatitudini del nostro tempo

 

Beati quelli che sanno ridere di se stessi:

non finiranno mai di divertirsi.

Beati quelli che sanno distinguere

un ciottolo da una montagna:

eviteranno tanti fastidi.

Beati quelli che sanno ascoltare e tacere:

impareranno molte cose nuove.

Beati quelli che sono attenti alle richieste degli altri:

saranno dispensatori di gioia.

Beati sarete voi se saprete guardare con attenzione le cose

piccole e serenamente quelle importanti:

andrete lontano nella vita.

Beati voi se saprete apprezzare un sorriso

e dimenticare uno sgarbo:

il vostro cammino sarà sempre pieno di sole.

Beati voi se saprete interpretare con benevolenza

gli atteggiamenti degli altri anche contro le apparenze:

sarete giudicati ingenui

ma questo è il prezzo dell’amore.

Beati quelli che pensano prima di agire

e che pregano prima di pensare:

eviteranno tante stupidaggini.

Beati sopratutto voi che sapete riconoscere

il Signore in tutti coloro che incontrate:

avete trovato la vera luce e la vera pace.

 

Beati noi,

quando sapremo ascoltare l’altro.

Beati noi,

quando sapremo capire l’altro.

Beati noi,

quando scopriremo di non essere nè soli, nè unirci.

Beati noi,

quando riusciremo a sentirci uguali all’altro.

Beati noi,

quando riusciremo a sostituire l’elemosina con la carità.

Beati noi,

quando ci libereremo dell’avere per “essere”.

Beati noi,

quando diventeremo strumenti di lavoro.

Beati noi,

quando diventeremo voce di chi non ha voce.

Beati noi,

quando non saremo più noi stessi.

Beati noi,

quando ci riconosceremo gli uni dagli altri (Guido Barbera – Aifo)

 

 

Non aspettarti nessuna risposta oltre la tua.

 

 

Dici:

per noi va male. Il Buio

cresce. Le forze scemano.

Dopo che si è lavorato tanti anni

noi siamo ora in una condizione

più difficile di quando

si era appena cominciato.

 

E il nemico ci stà innanzi

più potente che mai.

Sembra gli siano cresciute le forze.

Ha preso una apparenza

invincibile.

E noi abbiamo commesso

degli errori,

Non si può più mentire.

Siano sempre di meno.

Le nostre parole d’ordine

sono confuse

Una parte delle nostre parole

le ha stravolte il nemico

fino a renderle irriconoscibili…

 

Che cos’è ora falso?

Di quel che abbiamo detto?

Qualcosa o tutto?

Su chi contiamo ancora?

Siamo dei sopravvissuti,

respinti via dalla corrente:

Resteremo indietro,

senza comprender più nessuno

e da nessuno compresi?

 

O dobbiamo sperare soltanto

in un colpo di fortuna?

Questo tu chiedi. Non aspettarti

nessuna risposta

oltre la tua.

 

 

Ricevi, o Signore, le nostre paure

e trasformale in fiducia.

 

Ricevi la nostra sofferenza,

e trasformale in crescita.

 

Ricevi le nostre crisi,

e trasformale in maturità.

 

Ricevi le nostre lacrime,

e trasformale in maturità.

 

Ricevi la nostra rabbia,

e trasformala in preghiera.

 

Ricevi il nostro scoraggiamento,

e trasformalo in fede.

 

Ricevi la nostra solitudine,

e trasformala i contemplazione.

 

Ricevi le nostre amarezze,

e trasformale in calma interiore.

 

Ricevi le nostre attese,

e trasformale in speranza.

 

Ricevi le nostre perdite,

e trasformale in resurrezione. (Arnaldo Pancrazi)

 

 

L’Uomo ha due piedi ma non può seguire contemporaneamente due cammini. (proverbio del Burkina Faso).

 

 

Un’avventura da vivere insieme

 

 

Un sogno quando

lo si fa insieme

diventa realtà.

 

 

Vi è un solo mezzo al mondo per rendere bella una persona: quello di amarla. (Robert Musil)

 

 

La mia anima ha respirato il profumo

Ma tu dove sei? Scoprirti, o Amarti…

Che io canti per te la mia perfida preghiera

di non vivere che nel giardino dell’Amore

ove nulla si altera e nulla si consuma.

Se gli uomini lo sapessero,

alcuni mi disprezzerebbero, altri ironizzerebbero.

Io perirei del mio dolore

piuttosto che badare al riso di coloro che non comprendono…

Piuttosto che rinnegare la mia anima, che rinnegare il mio Amore.

L’Amore è l’unico rimedio

alla mia pena d’amore.  (Diwan di Yunus Emre – poeta turco)

 

 

L’amore è l’unica

forza capace

di trasformare un

nemico in un amico   (Martin Luther King)

 

 

Amore vuol dire:

è meraviglioso che tu esisti.     (Josef Pieper)

 

 

Tu ed io non siamo

che una cosa sola.

non posso farti del

male senza ferirmi.  (Mahatma Gandhi)

 

 

L’onestà e la sincerità

ti rendono vulnerabile:

non importa,

sii franco e onesto.     (Scritta sul muro della casa dei bambini a Shishu Bhavan – Calcutta)

 

 

Se ciascuno pensa soltanto

alla propria libertà, è e

rimane schiavo dell’egoismo

e favorisce tutte le forme

collettive di schiavitù, proprio

perché ha scelto la schiavitù

dell’individualismo.    (Bernhard Haring)

 

 

Se amiamo, il nostro amore

non viene da noi e non è per noi.

Se siamo lieti, la nostra letizia

non è in noi, ma nella vita stessa.

Se soffriamo, la nostra sofferenza

non è nelle nostre ferite,

ma nel cuore stesso della natura.    (Kalhil Gibran)

 

 

Segui quel che la tua coscienza ti

suggerisce, perché essa non ti tradisce mai,

In certi casi ti avverte meglio di

sette sentinelle sulle mura.

E, soprattutto invoca il Signore

perché guidi i tuoi passi nella

verità.                    (Siracide 37.13 – 15)

 

 

Soprattutto, siate sempre capaci

di sentire nel più profondo

qualunque ingiustizia commessa

contro chiunque in qualunque

parte del mondo.         (Che Guevara)

 

 

Più della libertà e dell’esaltazione

del successo, ciò che inebria noi

uomini è la gioia di aver

trovato una Bellezza superiore

che ci soggioga: è l’ebbrezza

di essere posseduti.        (Teilhard De Chardin)

 

 

 

Malgrado tutte le delusioni,

le umiliazioni e i dubbi, i

sogni che prendono forma…

non si lasciano distruggere.      (E. Drewermann)

 

 

Un giorno dice all’altro

Che la mia vita è un migrare

Verso l’eternità infinita.          (G. Tersteegen)

 

 

Fede per cambiare il mondo

 

Signore, esiste la fede grande

di chi sa fare scelte precise, radicali,

Ed esiste una fede piccola, la mia;

una fede più piccola

del più piccolo granello di senape,

una fede che non solo

non sposta le montagne,

ma che fa fatica a vivere

e a trovare la forza

di continuare a credere.

 

Signore,

accresci questa nostra fede:

scuoti la superficialità,

l’incredulità, la paura.

 

Se tu ci chiamerai a parlare,

certamente ci darai le parole.

Se tu ci chiamerai a lavorare,

ci darai la forza e l’energia.

Se ci chiamerai a testimoniare,

ci darai la forza e il coraggio

di accettare il rifiuto.

 

Se avessimo più fede, hai ragione,

cambieremmo il mondo.

 

 

Cantico di un Anziano

 

Benedetti quelli che mi guardano con simpatia

Benedetti quelli che comprendono il mio camminare stanco

Benedetti quelli che parlano a voce alta per minimizzare la mia sordità

Benedetti quelli che stringono con calore le mie mani tremanti

Benedetti quelli che si interessano della mia lontana giovinezza

Benedetti quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi già tante volte ripetuti

Benedetti quelli che comprendono il mio bisogno di affetto

Benedetti quelli che mi regalano frammenti del loro tempo

Benedetti quelli che si ricordano della mia solitudine

Benedetti quelli che mi sono vicini nella sofferenza

Beati quelli che rallegrano gli ultimi giorni della mia vita

Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio

Quando entrerò nella vita senza fine mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù.

 

Ogni carcere è costruito con i mattoni dell’infamia
ed è chiuso con le sbarre per paura che Cristo
veda come gli uomini straziano i loro fratelli. (Oscar Wilde)

 

 

Pensa a quelli che morirono

 

Quando ricevi la nomina, il premio la promozione

pensa a quelli che sono morti.

Quando stai al ricevimento, in delegazione, in commissione,

pensa a quelli che sono morti.

Quando sei stato votato e il gruppo si complimenta,

pensa a quelli che sono morti.

Quando ti applaudono al salire la tribuna dei dirigenti,

pensa a quelli che sono morti.

Quando vengono a riceverti all’aereoporto della grande città

pensa a quelli che sono morti.

quando ti tocca il microfono, ti riprende la tv,

pensa a quelli che sono morti.

Quando sei l’addetto ai certificati, tessere e permessi,

pensa a quelli che sono morti,

Quando ti si presenta la vecchietta con il suo problema, il terreno,

pensa a quelli che sono morti.

Fissali, senza camicia, trascinati via.

grondanti sangue, incappucciati, rigonfi di botte,

scaraventati nei pozzi, con la picana, l’occhio divelto,

sgozzati, perforati di raffiche,

sbattuti sul ciglio della strada,

in fosse che essi stessi scavarono,

o semplicemente a cielo aperto, concime per gli alberi della montagna:

Tu li rappresenti,

ti hanno delegato,

quelli che sono morti. (Ernesto Cardenal, 18 luglio 1991, 1 Congresso del Fsln – Traduzione di Ubaldo Gervasoni)

 

 

Il Credo di St. Jacques

 

Una rivisitazione del “Credo”, in cui troviamo tutte le spiegazioni semplici e consolanti che il cuore ha dettato a don Michele, per avvicinare i misteri della fede in Dio a tutti, soprattutto a coloro che non sentono l’esigenza di approfondimenti teologici, per i quali è necessaria una notevole conoscenza della materia e…tempo per assimilarla.

 

Credo in un solo Dio che è padre,

fonte sorgiva di ogni vita, ogni bellezza,

ogni bontà. Da Lui vengono

e a Lui scendono tutte le cose.

Credo in Gesù Cristo, figlio di Dio e

Figlio dell’Uomo, immagine visibile

E trasparente dell’invisibile volto di Dio,

immagine alta e pura del volto

dell’uomo così come lo ha sognato

il volto di Dio. Credo nello Spirito Santo,

che vive e opera nelle profondità

del nostro cuore e di ogni creatura,

per trasformarci tutti a immagine

di Cristo. Credo che da questa fede

fluiscano le realtà più essenziali

e irriducibili della nostra vita,

la comunione dei santi e delle cose sante

che è la vera Chiesa, la buona novella

del perdono dei peccati, la fede nella

Risurrezione che ci dona la speranza

che nulla va perduto della nostra vita:

nessun frammento di bontà

e di bellezza, nessun sacrificio

per quanto nascosto e ignorato,

nessuna lacrima e nessuna amicizia. (Don Michele Do (Canale 1918 – Aosta 2005)

 

 

Punta in alto!

Dona sempre il meglio di te e darai senso alla vita,

Coltiva un buon

sogno e renderai

possibile il tuo ideale” (LFC)

 

 

La Dotta Ignoranza

 

(titolo di un’opera, datata 1440, di Nicola Cusano, filosofo, matematico e astronomo tedesco, cardinale e vescovo di Bressanone. Ne diamo un breve riassunto attualizzato, scelto fra i tanti in circolazione. E’ una specie  di catena di sant’Antonio, ciascuno ne può aggiungere un pezzo, ma è un modo interessante per portare a galla intuizioni felici e  pregiudizi inveterati. Può diventare un gioco di gruppo in cui tutti si accordano perché ciascuno possa vagliare criticamente le proposte degli altri sotto vari punti di vista; ricordiamo, comunque, la regola d’oro dell’umorismo ebraico: un motto di spirito non deve far arrossire nessuno).

 

Gli americani quando non sanno una cosa pagano qualcuno che dice di saperla.

I giapponesi quando non sanno una cosa fanno harakiri

I francesi quando non sanno una cosa fanno la rivoluzione.

Gli olandesi quando non sanno una cosa aprono una facoltà di teologia.

Gli spagnoli quando non sanno una cosa pensano che domani la sapranno.

Gli inglesi quando non sanno una cosa accendono la pipa, poi bevono il té.

I russi quando non sanno una cosa sono certi che il presidente la sa.

I serbi quando non sanno una cosa cominciano a scendere in rifugio.

Gli israeliani quando non sanno una cosa sostituiscono il vertice del mossad.

I palestinesi quando non sanno una cosa sanno anche il perché.

Gli scienziati quando non sanno una cosa la inventano.

I tedeschi quando non sanno una cosa si mettono a impararla.

Gli italiani quando non sanno una cosa si mettono a insegnarla.

I leghisti quando non sanno una cosa è colpa degli immigrati.

Dio quando non sa una cosa la chiede al Vaticano.

 

 

Cerco un amico

 

Non serve che sia un uomo, basta che sia un essere umano, basta che abbia sentimenti, basta che abbia un cuore. E’ necessario che sappia parlare e tacere, soprattutto che sappia ascoltare. Devono piacergli la poesia, l’alba, i passeri, il sole, la luna, il canto dei venti e le canzoni della brezza. Deve avere amore, un grande amore per qualcuno, o almeno sentire il vuoto di non avere questo amore.

Cerco un amico per non impazzire, per raccontare ciò che ho visto di bello e di triste durante il giorno, i desideri e le realizzazioni, i sogni e la realtà. Devono piacergli le vie deserte, le pozzanghere e i sentieri bagnati, la riva della strada, il bosco dopo la pioggia, stendersi sull’erba.

Mi serve un amico per smettere di piangere. Che mi dia un colpo sulla spalla sorridendo o piangendo, ma che mi chiami amico, per farmi capire che sono ancora vivo. (Da Vinicius De Moraes, poeta e cantautore brasiliano)

 

L’uomo può fare poco

darsi da fare è inutile

in questa penuria di vita

e poi l’inevitabile

tutti sovrasta, morte

del buono e del cattivo

identica è la sorte. (Simonide Fram)

 

 

L’ultimo discorso del Grande Dittatore

 

Spiacente, non ho alcuna intenzione di essere un imperatore. Non è questo il mio compito. Non ho alcuna ambizione di governare o conquistare alcuno. Se fosse possibile mi piacerebbe aiutare ebrei, gentili, neri…bianchi…Tutti noi desideriamo aiutarci a vicenda. Gli esseri umani sono così. Desideriamo vivere per la felicità del prossimo non per la sua infelicità. Perché  dobbiamo odiarci e disprezzarci a vicenda? In questo mondo c’è spazio per tutti. La terra che è buona e ricca è in grado di soddisfare tutte le nostre necessità.

Il cammino della vita è quello della libertà e della bellezza però noi deviamo.

La cupidigia ha avvelenato l’anima degli uomini…ha innalzato nel mondo grandi barriere, le mura dell’odio…e ci siamo rinchiusi in esse.

La macchina che produce benessere ci stà lasciando nella miseria. Le nostre conoscenze ci hanno reso scettici, la nostra intelligenza ci ha reso insensibili e crudeli. Pensiamo troppo ma sentiamo ben poco. Più che di macchine abbiamo bisogno di umanità. Più che di intelligenza abbiamo bisogno di affetto e carezze. Senza queste virtù la vita sarà caratterizzata dalla violenza e tutto è perso.

L’aviazione e la radio ci hanno avvicinato molto. La natura stessa di questi mezzi è un eloquente appello alla bontà dell’uomo…un appello alla fraternità universale…

all’unione di tutti noi.

In questo stesso istante la mia voce arriva a milioni di persone sparse per il mondo…

milioni di disperati, uomini, donne, bambini…vittime di un sistema che tortura esseri

umani e tiene in carcere innocenti.

A tutti coloro che mi ascoltano io dico: “Non disperate”. La disgrazia che si è abbattuta su di noi non è altro che il prodotto della cupidigia agonizzante…della rabbia di quegli uomini che temono lo sviluppo del processo umano.

Gli uomini che odiano spariranno, i dittatori soccomberanno e il potere che hanno usurpato ritornerà al popolo.

E così, fino a quando esistono uomini disposti a morire la libertà non perirà.

Soldati, non consegnatevi a quei bruti…che vi disprezzano…che vi rendono schiavi…

che arregimentano le vostre idee, le vostre vite, i vostri sentimenti. Che vi fanno marciare con lo stesso passo, che vi sottomettono ad una alimentazione controllata, che vi trattano come bue umano e vi utilizzano come carne per cannone.

Non siete macchine! Siete uomini! Siete come dell’umanità nelle vostre anime!

Non odiate. Odiano solo coloro che non si lasciano amare e gli inumani.

Soldati! Non combattete per la schiavitù Lottate per la libertà.

Nel XVIII capitolo del Vangelo di San Luca e’ scritto che il Regno di Dio è dentro l’uomo, non di un solo uomo, o di un gruppo di uomini, ma dentro tutti gli uomini.

Il Regno di Dio stà in voi.

Voi, il popolo, avete il potere, il potere di creare macchine. Il potere di creare felicità.

Voi, il popolo, avete il potere di rendere questa vita libera e bella…di fare della vita un’avventura meravigliosa.

Perciò, a nome della democrazia, usiamo questo potere, uniamoci tutti.

Lottiamo per un mondo nuovo…un mondo buono che soddisfi il desiderio di lavorare, che dia futuro ai giovani e sicurezza agli anziani.

Promettendo queste cose molti individui senza scrupoli hanno dato la scalata al potere. Essi ingannano la gente. Non hanno mai mantenuto le promesse e giammai le manterranno! I dittatori si liberano, però schiavizzano il popolo. Lottiamo ora per liberare il mondo, per abbattere le frontiere nazionaliste, per porre fine alla cupidigia, all’odio e alla prepotenza.

Lottiamo per un mondo di ragione, un mondo in cui la scienza e il progresso conducano alla felicità di tutti noi.

Soldati, in nome della democrazia, uniamoci!

Hannah, mi stai ascoltando? Ovunque tu sia, alza lo sguardo. Vedi Hannah?

Il sole sta squarciando le nuvole disperdendole! Stiamo passando dalle tenebre alla luce! Stiamo per entrare in un mondo nuovo, un mondo migliore, nel quale gli uomini staranno al di sopra dell’ingordigia, dell’odio e della brutalità. alza lo sguardo Hannah! Lo spirito dell’uomo ha preso quota e comincia a volare. Vola verso l’arcobaleno, verso la luce della speranza.

Alza lo sguardo, Hannah! Alza lo sguardo.

 

“Non siate macchine, Uomini siete”. (Charlie Chaplin – Traduzione dal portoghese di Erminia Circosta).

 

 

Trentasei anni fa veniva ucciso Ernesto Che Guevara

 

Centinaia di giovani venuti da tutta l’America Latina, si

sono dati appuntamento oggi alla Higuera, la zona nel sudest

della Bolivia, dove Ernesto Che Guevara fu assassinato

trentasei anni fa. Il Che fu ucciso dai militari boliviani

dopo essere stato catturato alla Quebrada del Churo.

Commemorazioni sono state organizzate anche a Buenos Aires,

in Argentina, dove il Che aveva studiato alla facoltà di

medicina. Ernesto Che Guevara era nato nella città

argentina di Rosario.

 

1 Aprile 1965

 

Dalla lettera di Ernesto Che Guevara ai genitori

ripreso nell’LP di Angelo Branduardi “Il pane e le rose”

 

Padre da molto tempo non scrivevo più…

sai che un vagabondo

oggi è qui e domani là.

Già dieci anni fa io vi scrivevo addio…

per una volta ancora riprendo il mio cammino.

Padre da molto tempo non scrivevo più…

gli anni sono passati

ma io non sono cambiato.

Forse qualcuno potrà chiamarmi avventuriero,

fino alla fine andrò dietro le mie verità.

Padre da molto tempo non scrivevo più…

la morte non l’ho mai cercata,

ma questa volta forse verrà.

Vorrei farvi capire che io vi ho molto amato…

per voi non sarà facile, ma oggi credetemi.

Padre da molto tempo non scrivevo più…

mi sento un poco stanco

mi sosterrà la mia volontà

Abbraccio tutti voi, un bacio a tutti voi

e ricordatevi di me ed io ci riuscirò.

 

 

Gli ultimi cinquat’anni ci hanno consegnato un benessere attraente ma incapace di giustizia; un benessere intrinsecamente oligarchico. Il nostro compito è oggi quello di reinventare il benessere più democratico e generalizzabile, leggero e solidale.  (Wolfgang Sachs)

 

 

Una rete è possibile  quando le persone non temono di condividere qualcosa e sentono che i diritto all’utilizzo è pari al diritto alla proprietà. (Anonimo).

 

 

Non è grave il clamore chiassoso dei violenti, bensì il silenzio spaventoso delle persone oneste.

(Martin Luther King)

 

…analizzando e valutando ogni giorno tutte le idee, ho capito che spesso tutti sono convinti che una cosa sia impossibile, finchè arriva uno sprovveduto che non lo sa e la realizza. (Albert Eistein).

 

 

Codice etico per viaggiatori

 

  1. Viaggia con spirito di umiltà e con genuino desiderio di incontrare la gente del luogo.

 

  1. Sii consapevole dei sentimenti degli altri: evita comportamenti offensivi e, in particolare, usa rispetto nel fotografare.

 

  1. Abituati ad ascoltare e ad osservare, non assumere l’atteggiamento di chi conosce gia’ tutte le risposte.

 

  1. Renditi conto che gli altri possono avere concezioni del tempo e processi mentali differenti – non inferiori – da quelli della tua cultura.

 

  1. Scopri la ricchezza di un altro modo di vivere senza cercare a tutti i costi l’esotico.

 

  1. Impara i costumi locali e rispettali.

 

  1. Ricorda che sei uno dei tanti visitatori. Non attenderti privilegi speciali.

 

  1. Quando contratti con i mercanti, ricorda che anche il più povero tra loro preferisce rinunciare al profitto che alla propria dignità.

 

  1. Mantieni lo promesse fatte in viaggio. Se non sei in grado di mantenerle, non farle.

 

  1. Riservati uno spazio di riflessione quotidiana sulle esperienza fatte, per approfondire la comprensione della realtà.

 

  1. Chiediti se il tuo arricchimento, in viaggio, va a scapito di qualcuno.

 

  1. Sii consapevole del perché ti muovi. Se cerchi “una casa lontano da casa”, perché viaggi? (Centro per il turismo responsabile S.Anselmo, Usa)

 

 

Dieci consigli solidali per sopravvivere in tempo di crisi

 

1) Semplifica i tuoi bisogni: non è più felice chi ha di più,  ma chi ha meno bisogni.

 

2) Non aspettare che ti offrano lavoro: organizzati con altra gente per offrire tu quello che sai meglio. Le cooperative hanno un futuro.

 

3) Condividi i tuoi problemi, perché  insieme si possono trovare delle soluzioni.

Non ti isolare, non ti vergognare di chiedere aiuto.

 

4) Metti le tue risorse (tempo, soldi, competenze, cose, iniziative, cultura, esperienza, etc.) anche se poche, al servizio della collettività: le vedrai moltiplicarsi. E poi la solidarietà  è contagiosa.

 

5) Ricicla, riutilizza vestiti, carta, libri…Forse ce la farai a non “usare e gettare”.

 

6) Non rinunciare a fare regali, ma sviluppa le tue capacità e la tua immaginazione: dipingi, scrivi, modella, pianta, cucina…

 

7) Utilizza la bicicletta, condividi l’automobile, usa i mezzi pubblici. Ne guadagneremo tutti.

 

8) Non rinunciare alle feste. Se non puoi pagare la discoteca, potrai sempre suonare e cantare in compagnia. I parchi e le montagne sono gratis.

 

9) Utilizza le biblioteche, scambia libri, riviste, dischi…Non rinunciare a crescere.

 

10) Ricorda che la “crisi” in Europa non è niente se paragonata con i secoli di crisi che hanno sofferto e soffrono tanti uomini e donne nel mondo.

Forse questo ti servirà per non lamentarti.

 

Il diritto inviolabile ad una vita semplice, spensierata, che si sostenti con il lavoro delle mani, viene negato, nonostante che la nostra costituzione (art.3) riconosca a tutti i cittadini pari dignità.

 

In un piccolo comune della provincia di Siena vive un falegname che continua a lavorare come hanno sempre fatto da infinite generazioni tutti i falegnami di paese prima di lui.

Per conservarsi questa libertà, unico caso in Toscana, si e’ fatto riconoscere pazzo dall’U.S.L. Nello stesso modo è pazzo chi fa il pane e legna nel forno e lo vende ai vicini, chi coltiva l’insalata e la frutta nell’orto e la vende al mercato del paese o della città vicina…

 

 

Manifesto del Fronte di Liberazione del Contadino Impazzito

 

Il Fronte di Liberazione del Contadino Impazzito promuove la moltiplicazione di questo tipo di pazzia su tutto il territorio nazionale, partendo dal rifiuto del consumismo e difendendo ogni spazio di gratuità e poesia nella vita del maggior numero di persone.

 

Amate il guadagno facile, l’aumento annuale di stipendio, le ferie pagate.

Desiderate sempre più le cose già pronte.

Abbiate paura di conoscere i vostri vicini, e di morire…

E avrete una finestra nel pensiero.

Nemmeno il vostro futuro sarà più un mistero, la vostra mente sarà

perforata in una scheda e messa via un cassettino.

Quando vi vorranno far comprare qualcosa vi chiameranno,

quando vi vorranno far morire per il profitto ve lo faranno sapere.

Ma tu amico, ogni giorno, fai qualcosa che non possa essere calcolato.

Ama il Creatore, Ama la terra.

Lavora gratis.

Conta su quello che hai e sii povero.

Ama qualcuno che non lo merita.

Non ti fidare del governo, di nessun governo, e abbraccia gli esseri umani,

nel tuo rapporto con ciascuno di loro riponi la tua speranza politica.

Approva nella natura quello che non capisci e loda questa ignoranza,

perché  ciò che l’uomo non ha razionalizzato non ha distrutto.

Fai le domande che non hanno risposta.

Investi nel millennio.

Pianta sequoie.

Sostieni che il tuo raccolto principale è la foresta che non hai piantato

e che non vivrai per raccogliere.

Afferma che la foglie quando si decompongono diventano fertilità:

Chiama questo profitto.

Una profezia così si avvera sempre.

Poni la tua fiducia nei cinque centimetri di humus

che si formeranno sotto gli alberi ogni mille anni.

Senti come si decompongono i cadaveri: metti l’orecchio

e ascolta i bisbigli delle canzoni a venire.

Aspetta la fine del mondo.

Sorridi, il sorriso non è misurabile.

Sii pieno di gioia, tutto considerato.

Finchè la donna non si svilisce dietro al potere,

dai retta alla donna più che all’uomo.

Domandati: questo potrà far contenta la donna che è contenta di

aspettare un bambino? Quest’altro disturberà il sonno

della donna vicina a partorire?

Vai col tuo amore nei campi.

Stendetevi tranquilli all’ombra.

Posa il capo sul suo grembo…e vota fedeltà alle cose più vicine

alla tua mente.

 

Appena vedi che i generali e i politicanti riescono a prevedere i movimenti del tuo pensiero, abbandonalo.

Lascialo come un segnale per indicare la falsa traccia,

la via che non hai preso.

Sii come la volpe che lascia molte più tracce del necessario,

alcune nella direzione sbagliata.

Pratica la resurrezione. (Wendell Berry)

 

 

Cosa pensano i figli

 

A 3 anni: Papà sa tutto.

A 8 anni: Papà sa quasi tutto.

A 12 anni: Ci sono molte cose che Papà non sa.

A 15 anni: Papà non capisce niente.

A 20 anni: Domanderò consiglio a Papà.

A 40 anni: Se avessi ancora Papà.

 

 

Cadendo e rialzandoci

impariamo a camminare

spesso solo sbagliamo

impariamo a fare bene

ciò che dobbiamo.

 

Ci sono, però delle cose

di fronte alle quali

non possiamo fare niente.

 

Per quanto ci impegniamo:

Non possiamo volare

Non possiamo evitare di sbagliare

Non possiamo evitare di soffrire

Non possiamo evitare di morire.

 

Siamo dei personaggi

imperfetti capaci tuttavia

d’immaginare la perfezione.

Desiderarla, toccarle

Il lembo del mantello

 

Rincorriamo per tutta

la vita la felicità

dalle cose più semplici

a quelle impegnative

 

Vogliamo una vita

senza grandi dolori…

una vita senza…la morte.

 

E non possiamo vivere senza gli “altri”.

 

 

 

Come puoi combattere contro qualcuno che non conosce le regole del gioco!

 

Strapparono i nostri frutti

Spezzarono i nostri rami

Bruciarono il nostro tronco

Però non poterono

Uccidere le nostre radici.

 

 

La pace dipende anche da te: non far morire la speranza!

 

 

Se potessi dare un mappamondo ad ogni bambino magari uno luminoso nella speranza di estendere al massimo la visione infantile e di risvegliare interesse e amore per tutti i popoli, tutte le razze, tutte le lingue, tutte le religioni. (Helder Camara).

 

 

Il Decalogo  della Solidarietà

 

1  – Impegnarci per ampliare la nostra prospettiva culturale e politica, per aprirci alla mondialità

(non ascoltare il grido dei poveri è una perdita di Umanità)

 

2  – Adottare un tenore di vita modesto.

(Contro la fame…cambia la vita”)

 

3 –  Porre mano al portafoglio per sostenere progetti di sviluppo in Terzo Mondo.

Quella che avanza al ricco avanza

 

4 – Porsi, tramite associazioni di solidarietà popolari,  in contatto con delle realtà concrete di povertà in Terzo Mondo.

(L’esperienza personale è l’unica forza per aprire gli occhi e purificare il cuore dei pregiudizi che covano sul conto dei paesi poveri).

 

5 –  Accogliere gli emigranti del Terzo Mondo aiutandoli ad inserirsi nella nostra società  e lottando contro nazismi ed etnocentrismi risorgenti.

(Se le ricchezze non vanno là dove sono gli uomini, gli uomini vanno naturalmente là dove sono le ricchezze).

 

6 – Adottare i bambini dei paesi poveri.

(L’abbandonare i bambini e i ragazzi, dimenticando che essi sono la fonte della vita, è il peggior crimine degli adulti).

 

7 – Aderire alle proposte di “gemellaggi di solidarietà” con comunità ed Ong del Terzo Mondo, legati a specifici progetti di sviluppo.

(I ricchi aiutano i poveri a liberarsi dalla fame, mentre i poveri aiutano i ricchi a liberarsi dal loro egoismo).

 

8 – Andare a lavorare “con” comunità povere del Terzo Mondo, impegnandosi a vita (come fanno i missionari, ad esempio) o per un tempo determinato (campi di lavoro, volontariato internazionale adulto e competente, etc.)

(Non c’è amore più grande di chi dà la vita per i propri fratelli).

 

9 – Impegnarsi perché  maggiore giustizia sia instaurata qui, all’interno delle nostre società, e nei rapporti (economici, monetari, politici, culturali etc.) tra il nord e il sud del mondo.

(Lo sviluppo è il nuovo nome della pace).

 

10 – Aderire (e sostenere con costanza e coerenza ad organismi (sociali e politici) che lottano in favore della liberazione dei poveri del Terzo Mondo.

( Per costruire insieme, noi e i poveri del Terzo Mondo, dei rapporti di giustizia)

 

 

I comandamenti di Ernesto

 

1   – Non rassegnarti, ma lottare.

2   – Non odiare, ma amare.

3   – Non reprimere la collera, ma esprimerla in forza costruttiva e servizio.

4   – Non calcolare, ma rischiare.

5   – Non servire i potenti, ma i deboli.

6   – Non cedere, ma credere.

7   – Non ripetere, ma pensare.

8   – Non restare soli, ma pregare.

9   – Non intristire, ma godere l’amicizia.

10 – Non chiudere i confini, ma aprire lo spazio dello spirito, che sono gli spazi  dell’uomo inedito che  è in noi e di Dio nascosto nel cuore.

 

 

I dieci comandamenti anti vizi

 

1  –  Fumate al massimo 6 sigarette al giorno

2  –  Non eccedete mai nel mangiare

3  –  Non siate spreconi

4  –  Non bevete troppi alcolici

5  –  Non fatevi condizionare da pubblicità e moda

6  –  Non eccedete nelle spese per feste e ricorrenze

7  –  Non lavorate troppo

8  –  Non esagerate con la televisione

9  –  Non fate viaggi per puro divertimento

10 – Non fate il finto digiuno

 

 

Dieci buone abitudini

 

1) Raccogliere in modo differenziato i rifiuti domestici.Tenere da parte, sul balcone, in garage o nello sgabuzzino, quattro rifiuti speciali: carta, vetro, pile esaurite, farmaci scaduti. Poi smaltirli negli appositi contenitori.

 

2) Non gettare dove capita gli oli esausti e la batteria usata dell’auto, ma consegnarli al benzinaio o all’elettrauto di fiducia.

 

3) Verificare il motore di autovetture, furgoni e camion. Non basta lamentarsi del fumo nero ed irrespirabile che fuoriesce dal tubo di scappamento dell’auto davanti: cominciamo a verificare se gli scarichi della nostra sono a norma, e in caso contrario rivolgiamoci al meccanico per ovviare all’inconveniente.

 

4) Scegliere la carta riciclata. Salveremo almeno una pianta dall’abbattimento.

 

5) Ridurre l’uso dei sacchetti di plastica e carta. E’ sufficiente riutilizzarli per la spesa di più giorni, o sostituirli con comode borse a rete (stanno in tasca o nel portafoglio) o con la tradizionale sporta di vimini.

 

6) Non fumare. Chi non riesce a smettere eviti almeno i locali chiusi: inquina lo stesso l’ambiente, ma almeno dimostra di rispettare il prossimo.

 

7) Risparmiare energia. Abbassare di un grado o due la temperatura del riscaldamento, spegnere la luce di troppo. Oltre al benefico contenimento delle spese, può rendere inutile l’insediamento di nuove centrali.

 

8) Evitare lacche, profumi e deodoranti in bomboletta spray. I gas usati per vaporizzare erodono la fascia di ozono che protegge la Terra.

 

9) Denunciare senza remore i casi d’inquinamento. Sono veri e propri reati, e penalizzano ognuno di noi.

 

10) Educare al rispetto dell’ambiente. Partendo dai più piccoli, senza dimenticare gli adulti e gli anziani, in famiglia e sul lavoro, nelle chiacchiere con amici e vicini di casa.

 

Con tanti secchi il lago può essere prosciugato.

 

 

Per vivere tranquilli

 

  1. Lavorare meno, ma lavorare…veramente meno
  2. Guardare la vita che ti passa davanti
  3. Fare anche dei passi indietro
  4. Celebrare il cibo
  5. Studiare archeologia
  6. Ridurre i rapporti monetari
  7. Mettere a riposo gli orologi
  8. Non programmare un bel niente
  9. Viaggiare con la fantasia
  10. Fate voi

 

 

Essere comunicatori: tutti lo siamo o dovremmo esserlo.

 

  1. Ricordati che il tuo imperativo è comunicare, cioè scrivere, parlare, agire per farti capire;

 

  1. ma anche leggere, ascoltare, osservare i gesti e le azioni, cercare di capire;

 

  1. in ogni tipo di comunicazione impiega un linguaggio semplice e sobrio, pochi aggettivi;

 

  1. non usare mai parole difficili per dare parvenza di novità ad un argomento già noto;

 

  1. non abusare di ridondanze, figure retoriche e incisi;

 

  1. nel parlare, attento ai suoni: evita bisticci e cacofonie; ancor più evita le frasi lunghe;

 

  1. anche nello scrivere attento ai suoni e alle ripetizioni sopratutto se hanno posizioni verticali molto vicine fra una una riga e l’altra: non è un problema, c’è sempre un buon sinonimo;

 

  1. evita la volgarità con pretesa di efficacia, le parole obsolete con pretesa di purismo;

 

  1. non temere parole nuove, magari di gergo, purchè precise e significanti: anche Manzoni ammetteva che “e'” l’uso che fa le parole esser buone”;

 

  1. tieni sempre a portata di mano un buon dizionario con i termini specifici della tua professione; e per quanto riguarda le lingue straniere, ben sapendo che il vocabolario non basta (ma occorre la giusta costruzione del periodo e la corretta pronuncia) cerca per lo meno di non sfigurare “a tavola” tenendo sotto al tovagliolo un dizionario gastronomico poliglotta.

 

 

Dieci regole d’oro

 

Per chi desidera aiutare a superare un dolore o ad affrontare la pena di una addio, possono essere utili i consigli che seguono:

 

  1. Prendersi del tempo.
  2. Lasciare sempre che colui che soffre racconti tutta la sua pena, stando zitti e senza mai interromperlo.
  3. Lasciare esprimere fino in fondo i sensi di colpa. Non sempre, minimizzarli o affrettarsi a relativizzarli. Infatti, riconoscere e confessare è liberatorio.
  4. Non rispondere subito ai perché. Prima di tutto ascoltare fino alla fine e aiutare le persone a vivere coi loro perché.
  5. Aiutare le persone a compiere gesti concreti in rapporto alla loro disgrazia. Sottrarli all’apatia, alla paralisi.
  6. Osare far visita a chi piange la perdita di una persona cara. Non pensare mai: “Forse gli farà male”. Continuare ad andarci, pensando piuttosto: “A quest’ora, avranno sicuramente superato il colpo”.
  7. Non domandarsi mai: “Cosa gli posso andare a dire?”. Non c’è da dire niente, c’è solo da ascoltare.
  8. Dopo un anno, scrivere una breve frase, una parola amorevole o un ricordo che riguarda il defunto.
  9. Non accontentarsi di parlare del defunto passando sotto silenzio il dolore dei superstiti.
  10. Astenersi da considerazioni di tipo religioso se non si è abituati a farle o se, personalmente, ci si crede fino a un certo punto. Ma se ci si crede, non esitare a dire tranquillamente dove si attinge la propria forza e la propria consolazione. (Godfried Card. Dannet, arcivescovo di Malines-Bruxelles)

 

 

Desiderata

 

Và Serenamente in mezzo al rumore e alla fretta e ricorda quanta pace ci può essere nel silenzio. Finchè  è possibile senza doverti arrendere conserva i buoni rapporti con tutti. Di’ la tua verità con calma e chiarezza, e ascolta gli altri, anche il noioso e l’ignorante, anch’essi hanno una loro storia da raccontare. Evita le persone prepotenti e aggressive, esse sono un tormento per lo spirito. Se ti paragoni agli altri, puoi diventare vanitoso e aspro, perché  sempre ci saranno persone superiori e inferiori a te. Rallegrati dei tuoi risultati come dei tuoi progetti. Mantieniti interessato alla tua professione, benché  umile; è un vero tesoro nelle vicende mutevoli del tempo.

Sii prudente nei tuoi affari, poiché  il mondo è pieno di inganno. Ma questo non ti impedisca di vedere quanto c’è di buono; molte persone lottano per alti ideali, e dappertutto la vita è piena di eroismo. Sii te stesso. Specialmente non fingere di amare. E non essere cinico riguardo all’amore, perché  a dispetto di ogni aridità e disillusione esso è perenne come l’erba. Accetta di buon grado l’insegnamento degli anni, abbandonando riconoscente le cose della giovinezza. Coltiva la forza d’animo per difenderti dall’improvvisa sfortuna. Ma non angosciarti con fantasie. Molte paure nascono dalla stanchezza e dalla solitudine. Al di là di ogni salutare disciplina, sii delicato con te stesso. Tu sei un figlio dell’universo, non meno degli alberi e delle stelle; tu hai un preciso diritto ad essere qui. E che ti sia chiaro o no, senza dubbio l’universo va schiudendosi come dovrebbe. Perciò stà in pace con Dio, comunque tu lo concepisca, e qualunque siano i tuoi travagli e le tue aspirazioni, nella rumorosa confusione della vita conserva la pace con la tua anima. Nonostante tutta la sua falsità, il duro lavoro e i sogni infranti, questo è ancora un mondo meraviglioso.

Sii prudente. Fa di tutto per essere felice.

 

 

Il discorso della montagna del dialogo interreligioso

 

Quando entri in un dialogo interreligioso, non pensare prima ciò che tu devi credere.

Quando tu dai testimonianza della tua fede non difendere te stesso o i tuoi interessi costituiti, per quanto ti possano apparire sacri. Fa come gli uccelli del cielo che cantano e volano e non difendono la loro musica e la loro bellezza.

Quando dialoghi con qualcuno, guarda il tuo interlocutore come una esperienza rivelativa, come tu guarderesti – o ti piacerebbe guardare – i gigli dei campi.

Quando intraprendi un dialogo interreligioso cerca di rimuovere la trave dal tuo occhio, prima di rimuovere la pagliuzza dall’occhio del tuo vicino.

Beato te quando non ti senti autosufficiente mentre sei in dialogo.

Beato te quando credi all’altro perché tu credi in Me.

Beato te quando affronti incomprensioni da parte della tua comunità o di altri a causa della tua fedeltà alla verità.

Beato te quando non attenui le tue convinzioni e tuttavia non le presenti come  assolute.

Guai a voi, teologi ed accademici, quando trascurate ciò che gli altri dicono perché lo considerate imbarazzante o non sufficientemente “scientifico”.

Guai a voi, praticanti delle religioni, quando non ascoltate il grido dei piccoli.

Guai a voi autorità religiose, perché impedite il cambiamento e la (ri)conversione.

Guai a voi, gente religiosa, perché monopolizzate la religione e soffocate lo Spirito che soffia dove vuole e come vuole. (Raimundo PannikaI – il dialogo intrareligioso, Cittadella Editrice)

 

 

Voglio ringraziarti, Signore per il dono della vita;

ho letto da qualche parte che gli uomini hanno un’ala soltanto;

possono volare solo rimanendo abbracciati.

A volte, nei momenti di confidenza,

oso pensare,

Signore, che tu abbia un’ala soltanto,

l’altra la tieni nascosta,

forse per farmi capire che tu non vuoi volare

senza di me;

per questo mi hai dato la vita;

perché io fossi tuo compagno di volo.

Insegnami, allora, a librarmi con Te.

Perché vivere non è trascinare la vita,

non è strapparla, non è rosicchiarla,

vivere è abbandonarsi come un gabbiano all’ebbrezza del vento.

Vivere è assaporare l’avventura della libertà.

Vivere è stendere l’ala, l’unica ala, con la fiducia.

Di chi sa di avere nel volo un partner grande come Te.

Ma non basta saper volare con Te, Signore.

Tu mi hai dato il compito di abbracciare anche il fratello e aiutarlo a volare.

Ti chiedo perdono, perciò, per tutte le ali che non ho aiutato a distendersi.

Non farmi più passare indifferente vicino al fratello che è rimasto con l’ala,

l’unica ala inesorabilmente impigliata nella rete della miseria e della solitudine

e si è ormai persuaso di non essere più degno di volare con Te;

soprattutto per questo fratello sfortunato,

dammi, o Signore, un’ala di riserva. (Don Tonino Bello)

 

 

L’impegno per la Pace deve toccare ognuno!

 

Ho appreso con gioia la notizia della venuta di Mons. Bettazzi ad Alba.  Nei primi giorni di guerra i movimenti pacifisti e l’Ufficio della Pace avevano organizzato una serata alla “Beppe Fenoglio” sulla pace. Eravamo un centinaio o poco più: la sala era piena e sembrava un successo. Questo al giovedì. Il sabato dopo i “Trelilu” riempivano la sala “Ordet” (480 posti). Non ho niente contro i Trelilu, anzi, devo dire che, per quel poco che mi sono fermato dietro le quinte, in attesa di chiudere la sala, li ho trovati simpatici.

L’amarezza non è stata vedere la sala Ordet piena, ma pensare che la guerra interessava meno che i Tretilu. Lo stesso sentimento l’ho provato il giorno dopo, di fronte alla mia chiesa piena. Mi è venuto spontaneo pensare: ma giovedi dove eravate? Non è sufficiente pregare, bisogna agire, testimoniare, pensare. Avevo voglia di gridare. Di dire che una Chiesa presente solo “in chiesa” non è la mia Chiesa. Io sogno una Chiesa che si raduna a pregare e scende in piazza, discute, si impegna e va in prima linea quando c’è da difendere l’uomo e la pace.

Don Primo Mazzolari scriveva: “la fabbrica dei leoni è nella nostra testa e nel nostro cuore. La fabbrica dei potenti, che poi ci schiacciono, l’abbiamo noi, come la fabbrica che esalta la ricchezza. Se ci fosse, da parte nostra, una diversa maniera di apprezzare il valore dell’uomo, quante cose sarebbero già cadute come foglie secche! E invece le foglie secche le teniamo in noi; non stimiamo i gentiluomini, stimiamo i potenti. Non stimiamo i poveri, stimiamo i ricchi, senza guardare come ci sono arrivati. Siamo capaci di sopportare l’insulto di un potente e ci rifiutiamo alla preghiera di un nostro compagno”.

La guerra è opera di tutti e tutti possiamo lavorare per fermarla. E’ necessario un cambio di mentalità, un’assunzione di responsabilità. Milosevic è cresciuto sulla collaborazione di alcuni 8° molti) fanatici, ma certamente anche sulla passività di molti altri. La politica pacifista di Rugova è fallita perchè nessuno al mondo ci credeva, perchè non si è speso una lira per sostenere quella politica. Se si fosse speso un decimo di quello che si spende oggi in bombe, non ci sarebbe stata la guerra e neppure la pulizia etnica.

Se noi cristiani, cattolici e ortodossi, avessimo testimoniato il Vangelo, non saremmo a questo punto. E questo che mi fa rabbia e mi mette in crisi: ci troviamo alla domenica a pregare, a scambiarci la pace, e poi non siamo capaci di tradurre questo  in vita, in politica e nelle istituzioni.

La sera di martedi 8 giugno (Serata con Mons. Bettazzi) potebbe essere l’occasione per un ripensamento, per una testimonianza. Potrebbe essere un’occasione, sopratutto per chi è credente, di riflettere seriamente. Il pericolo delle nostre assemblee domenicali è di pregare per la pace, invocare la pace, senza però fare analisi approfondite.

Quello che non riusciamo a fare nelle nostre chiese potremmo farlo una sera nella sala Order.

E’ urgente un confronto; è urgente non rassegnarci al genocidio di un popolo e all’assuefazione ai bombardamenti. La Chiesa albese potrà dimostrare in quell’occasione di essere una Chiesa viva, che sente le drammaticità della situazione, una chiesa che sa posare l’abito devozionale per vestire quello politico.

P.S. Aggiungo che la storia non insegna…

(da un articolo di Don Valentino, sacerdote albese, pubblicato sulla “Gazzetta d’Alba” del 2/6/99).

 

 

Due angeli viaggiatori si fermarono per passare la  notte nella casa di una ricca famiglia. Era una famiglia di persone molto avare che si rifiutarono di  far dormire i due angeli nella camera degli ospiti. Infatti concessero agli angeli  solo un piccolo spazio fuori, nel duro e freddo pavimento del pergolato  davanti alla casa. Mentre si preparavano come potevano un letto per terra il più vecchio degli angeli vide un buco nella muro e lo riparò.

Quando l’angelo giovane gli chiese perché lui rispose soltanto “le cose non sono sempre quello che sembrano”. La notte dopo la coppia di angeli cercò riparo alla casa di una famiglia molto povera ma ospitale, dove furono accolti da un contadino e sua moglie. Dopo aver diviso con gli angeli il seppur  poco cibo che avevano, i contadini cedettero agli angeli i propri letti, dove finalmente i viaggiatori si poterono riposare comodamente.

Quando il sole sorse, la mattina dopo, gli angeli trovarono l’uomo e sua moglie in lacrime. La loro unica mucca, la sola loro fonte di sostentamento, giaceva morta nel campo. Il giovane angelo ne fu infuriato a chiese al più vecchio come avesse potuto lasciare accadere una cosa del genere. “Al primo uomo, che pure aveva tutto, hai fatto un favore”, lo accuso’ “Questa famiglia seppure aveva pochissimo era pronta a dividere tutto, e tu hai lasciato la mucca morire!” “le cose non sono sempre quello che sembrano” replicò l’angelo “quando eravamo nel cortile della villa ho notato che c’era dell’oro nascosto nel muro e che si poteva scoprire grazie a quel piccolo buco. Siccome quell’uomo era così avaro e ossessionato dal denaro io ho riparato quel buco, cosi’ non avrebbe trovato  neanche quella ricchezza.” “Poi la notte scorsa quando dormimmo nel letto del contadino l’angelo della morte venne per sua moglie. Io invece di lei gli ho dato la mucca.

Le cose non sono sempre quello che sembrano. ” Qualche volta questo è precisamente quello che succede quando le cose non sembrano andare come dovrebbero… ci sono persone che arrivano nella nostra vita e se ne  vanno subito…qualche persona diventa un amico e rimane un po’… lasciando bellissime impronte nel nostro cuore… e non le perderemo mai perché avremo avuto un vero amico!!!!!!!!!!

Ieri storia, domani mistero, il PRESENTE è un regalo…io penso che sia importante, vivere e ricordare ogni momento, prendi questo messaggio, tienilo, anche tu hai un angelo guardiano che veglia su di te.

 

In questo preciso momento

 

qualcuno è orgoglioso di te

qualcuno ti sta pensando

qualcuno si sta preoccupando di te

qualcuno sente la tua mancanza

qualcuno vuole parlarti

qualcuno vorrebbe essere con te

qualcuno spera che tu non sia nei guai

qualcuno ti è grato per il tuo supporto

qualcuno spera che tutto ti vada bene

qualcuno spera che tu sia felice

qualcuno vorrebbe che tu lo trovassi

qualcuno sta celebrando un tuo successo

qualcuno vuole darti un regalo

qualcuno pensa che tu SIA un regalo

qualcuno ti ama

qualcuno ammira la tua forza di volontà

qualcuno sta pensando a te e stà sorridendo

qualcuno vorrebbe la tua spalla per piangere!

 

 

“Uomini di buona volontà” sono quelli che non si abituano al male della guerra, del terrore, della violenza, quelli che non accettano di vedere nell’altro, nel diverso un nemico, quelli che non si sottraggono alle esigenze dell’amore e della comunione, quelli che senza ostentazione sanno perdonare e vorrebbero che il perdono non fosse solo una disposizione personale ma diventasse una prassi collettiva, politica. A Natale stringiamoci attorno a questi uomini e a queste donne di pace: ci scopriremo tutti più vicini tra noi e i cristiani vedranno il volto del loro Dio che si è fatto vicino all’umanità che ama.

 

 

….allora il Natale non sarà solo una festa di pochi che chiudono gli occhi sul dolore di molti, ma la “celebrazione” di un’attesa ben più vasta di ogni recinto privilegiato: sarà il barlume di una speranza che lenisce le sofferenze e le angosce di tanti uomini e donne, sarà il pegno di una vita più umana, una vita impregnata di relazioni autentiche e di rispetto dell’altro, una vita ricca di senso, capace di esprimere in gesti e parole la bellezza e la luce, echi di quella luce che brillò nel buio di Betlemme e che deve brillare anche oggi in ogni luogo avvolto dalle tenebre del dolore e del non-senso. (Enzo Bianchi, Priore di Bose).

 

 

Per quanto riguarda l’educazione dei figli, penso che si debbono insegnar loro non le piccole virtù ma le grandi. Non il risparmio, ma la generosità e l’indifferenza al denaro; non la prudenza, ma il coraggio e lo sprezzo del pericolo; non l’astuzia, ma la schiettezza e l’amore della verità; non la diplomazia, ma l’amore al prossimo e l’abnegazione; non il desiderio del successo, ma il desiderio di essere e di sapere.

Di solito facciamo il contrario: ci affrettiamo a insegnare il rispetto per le piccole virtù, fondando su di esse tutto il nostro sistema educativo.

Scegliamo, in questo modo, la via più comoda: perché  le piccole virtù non racchiudono alcun pericolo materiale, e anzi tengono al riparo dai colpi della fortuna. (Natalia Ginzburg).

 

 

Dobbiamo fare Natale

 

Ma ha ancora senso oggi parlare di un Natale di gioia? Possiamo farlo in un mondo in cui c’è chi prepara cibi e bevande per un banchetto di festa e chi ammassa armi e truppe per un’offensiva di morte? Possiamo farlo quando ci sono persone che per libertà intendono l’imbarazzo della scelta tra infinite opportunità e altre che non sono libere nemmeno di esistere e di esprimere i loro sentimenti?

Forse “non possiamo”, ma dobbiamo farlo, perché è una gioia a caro prezzo quella che il Natale ci invita a vivere: non la gioia momentanea di qualche luminaria, di un pranzo con la famiglia e gli amici, di un regalo che riesce ancora a stupire, ma la gioia sofferta di chi è consapevole che la speranza o è per tutti oppure è mortificata, di chi sa che la pace non è il deserto che si crea dopo la guerra ma verità, giustizia, perdono, amore, libertà…Allora il Natale non sarà solo una festa di pochi che chiudono gli occhi sul dolore di molti, ma la “celebrazione” di un’attesa ben più vasta di ogni recinto privilegiato: sarà il barlume di una speranza che lenisce le sofferenze e le angosce di tanti uomini e donne, sarà il pegno di una vita più umana, una vita impregnata di relazioni autentiche e di rispetto dell’altro, una vita ricca di senso, capace di esprimere in gesti e parole la bellezza e la luce, echi di quella luce che brillò nel buio di Betlemme e che deve brillare anche oggi in ogni luogo avvolto dalle tenebre del dolore e del non senso. (Enzo Bianchi, priore di Bose)

 

 

Preghiera della famiglia

 

Signore, che vivi e abiti con noi,

ti preghiamo per la nostra famiglia.

 

Aiutaci a conoscerci meglio,

a comprenderci di più,

perché ciascuno si senta sicuro

dell’affetto degli altri.

 

Rendici capaci di tacere

E di parlare al momento opportuno

e con il tono giusto,

perché le discussioni non ci dividano

e il silenzio troppo lungo

non ci renda estranei l’uno all’altro.

 

Liberaci dalla pretesa di imporre

agli altri il nostro modo di pensare

e di vivere.

 

Perdonaci quando dimentichiamo

di essere tuoi figli e amici,

quando viviamo in casa

come se tu non fossi presente.

 

Distruggi l’egoismo e la paura

che ci chiudono:

la nostra famiglia sia disponibile

ai parenti, aperta agli amici,

ospitale con tutti,

sensibile al bisogno di giustizia e di pace.

 

Signore, tienici uniti per sempre

Nella tua Chiesa in cammino:

perché vediamo insieme il tuo volto

nella famiglia vera

e nella comunione perfetta. Amen!

 

 

Fiat-Voluntas tua

sia fatta la tua volontà.

Avevo un Olivetti di benni

Canzone realista socialista

Avevo un Olivetti

con tasti 51

la ipsilon, la tcs, la i per fare la uno

Venne De Benedetti

e la ristrutturò

mi portò via la erre

la pi e anche la o

siccome protestavo

dissi che era normale

che tanto non servivano

per scrivere “capitale”.

Risposi ingenuamente

“si, però c’è un guaio

sono lettere che servono

per scrivere “operaio”.

“Le macchine non servono

per i comizi tuoi

ma soltanto per scrivere

quello che serve a noi”.

Ciò detto, con un trillo,

a capo ritornò

ai begli anni 50

e i tasti licenziò.

Ma la macchina, che era

impazzita o stregata

si mise a batter forte

da sola all’impazzata

con grande precisione

“Benedetti coglione”

“Eppure era una macchina

ci sarà una ragione

di certo c’è un errore

nella fabbricazione”

E giù col cacciavite

e lì che svita a lima

e cerca di aggiustarla

ma tutto è come prima.

Lui che la ristruttura

la smonta e la minaccia

e quella per risposta

batte una parolaccia

(e qualche volta pure

si schizza inchiostro in faccia)

Povero De Benedetti

chi andava a immaginare

che anche le Olivetti

si mettessero a pensare?

“Settemila operai

settemila difetti

quanto c’e’ da aggiustare!”

piange De Benedetti

“La macchina perfetta

dei tempi di Valletta

è un sogno e nulla più

si è rotta l’Olivetti

e non si aggiusta più”.

 

 

La preghiera del mutuato di professione

 

Beato Gianni, esimio avvocato

ascolta le preghiere del mutuato

che qui in ginocchio ti viene a supplicare

Ora che la Fiat lo vuole licenziare.

Colui che accusando molteplici dolori

andava a scaldare le sedie dei dottori

ora che ormai si sente guarito

a te si rivolge con animo pentito.

 

Beato Gianni, ti prego non punire

chi aveva poca voglia di lavorare

o chi dopo essere andato dal dottore

andava in altri posti a far le ore.

 

Risponde il Beato Gianni

“Figli infedeli, mutuati e mutuate

con quel coraggio or voi mi pregate

voi che per mesi avete mandato

in Fiat solo il certificato

che vi dichiaravate inabili al lavoro

tanto a ruscare pensavano loro.

 

Loro erano gli altri baracchini

che ai loro occhi passavano da cretini

solo perché  meschini loro

tutti i giorni andavano al lavoro

e onestamente affrontavano con coraggio

i problemi della linea di montaggio

 

mentre voi come tanti gaudenti

vi celavate dietro mali e esaurimenti

ed eravate convinti ormai

che quella pacchia non finisse mai

ma haimè  per voi la triste ora è scoccata

la lettera di licenziamento è arrivata

 

Anche i dottori si sentono sollevati

ora che i loro studi si sono svuotati

di coloro che andavano sempre lì

a farsi dare 3/7/10 dì.

 

Anche se loro non sono riusciti

Gianni il Beato li ha tutti guariti

Suonino le trombe, s’innalzino i cori,

per il più grande dei guaritori

 

 

“All’affamato dà subito un pesce per sfamarlo,

dagli la canna da pesca per pescare domani,

ma soprattutto non rubargli più il suo lago”.

 

 

Non stiamo ripercorrendo solo un elenco di fatti. Stiamo attraversando un dolore collettivo.

 

Ogni mattina, in Africa, una gazzella si sveglia. Sa che dovrà correre più in fretta del leone, o verrà uccisa.

Ogni mattina, in Africa, un leone si sveglia. Sa che dovrà correre più della gazzella, o morirà di fame.

Quando il sole sorge, non importa se tu sei un leone o una gazzella: sarà meglio che cominci a correre.

 

Ho chiesto a Dio che mi togliesse il dolore. Dio ha detto NO.

Io non te lo devo togliere, sei tu che lo devi lasciare.

Ho chiesto a Dio di curare il mio figlio paralitico. Dio ha detto NO.

Il suo spirito é completo, e il suo corpo é solo temporale.

Ho chiesto a Dio di concedermi pazienza. Dio ha detto NO.

La pazienza é il risultato delle tribolazioni, non si concede, si vince.

Ho chiesto a Dio darmi la felicità. Dio ha detto NO.

Ti colmo di benedizioni. Tu decidi se vuoi essere felice.

Ho chiesto a Dio liberarmi dalle sofferenze. Dio ha detto NO.

Le sofferenze ti allontanano dal mondo e ti avvicinano a me.

Ho chiesto a Dio far crescere il mio spirito. Dio ha detto NO.

Devi crescere per te stesso, io ti nutrirò perché tu dia frutto.

Ho chiesto a Dio tutte le cose che posso godere nella vita. Dio ha detto NO.

Ti do la vita per poter godere di tutte le cose.

Ho chiesto a Dio che mi aiutasse ad amare gli altri come lui ama me. Dio ha detto:

Ahhhh, finalmente stai cominciando a capire! (Una studentessa messicana)

 

 

“Se tantissimi uomini e donne di poco conto

facessero insieme

le stesse scelte economiche

di poco conto,

in molti luoghi del mondo di poco conto, forse qualcosa del nostro sistema sociale

inizierebbe a cambiare

e il cambiamento non sarebbe..

di poco conto “.

 

 

Non c’è nulla di più

bello nella vita

che chinarsi,

perché un altro,

cingendoti al collo,

si possa rialzare.

 

 

Il passato non è altro che un prologo.

Il presente? E’ già passato.

 

Siamo nel fango ma guardiamo le stelle.

 

 

Il tempo di essere felici è adesso!

 

 

Felicità non è fare le cose che si amano, ma amare le cose che si fanno.

 

 

Domandarsi perché quando cade la tristezza in fondo al cuore,

come la neve non fa rumore.

 

 

Il nostro compito è guardare il mondo e vederlo intero. Occorre vivere più semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere. (E.F. Schumacher)

 

 

Dice Don Casaldaliga: non è sufficiente che siano giuste le nostre idee. E’ necessario che noi stessi siamo giusti, coerenti, onesti sempre, giorno per giorno, in tutto.

 

 

Non è mai troppo tardi

 

Signore, tu sai meglio di me che sto invecchiando e che un giorno sarò una persona vecchia. Fà che io non diventi troppo loquace e sopratutto che non prenda la fatale abitudine di dire qualche cosa su ogni argomento e in ogni occasione. Concedimi la forza di ascoltare il racconto dei malanni altrui con pazienza.

Chiudimi le labbra sulle mie pene e i miei dolori:  aumentano di continuo e il piacere che traggo del raccontarli diventa sempre più soddisfacente con il passare degli anni.

Fà che rimanga ragionevolmente amabile; non voglio essere un “santo”, ma neppure un vecchio scontroso; diverrei un pericolo per tutti.

Rendimi riflessivo, ma non bisbetico, servizievole, ma non dominatore. E cosi sia.

 

Nessun uomo è un’isola, ogni uomo è un pezzo di continente, una parte della terra,

ogni morte di un uomo mi diminuisce perché  io partecipo alla sua umanità.

E cosi non mandate mai me, a chiedere perché  suona le campane.

Esse sono per te. (John Donne)

 

Bisogna sempre avere presente il pericolo della parola parlata che minaccia di sostituire l’esperienza vissuta.  (E. Fromm)

 

O ci si unisce oppure ci si fallisce.

 

G8: 8 grandi prepotenti

Globalizzare i diritti umani

Al tavolo del futuro ci devono essere tutti

Il mondo non è in vendita

 

Nessuna cultura può vivere se cerca di essere esclusiva

 

La vera ricchezza di un uomo è il bene che ha fatto agli altri esseri umani. (Mahatma Gandy)

 

Sono venuto per

essere di tutti

e in ogni cosa.

Ciò che faccio oggi in solitudine,

nei giorni a venire

sarà proclamato

al cospetto dei popoli.

E ciò che esprimo oggi

in una lingua sola,

verrà ripetuto domani

in molte altre lingue. (Gibran)

 

 

Pensierino ingenuo

 

Se il giubileo significa conversione del cuore e remissione dei debiti che motivo c’è per ricevere e pagare tangenti? Metteremo tangenti nei cuori puri? E il Giubileo attuale significa sopratutto altro?

 

 

Un  articolo sulla globalizzazione tratto da un sussidio preparato per iniziativa della Conferenza degli Istituti Missionari (CIMI).

 

La ricchezza del mondo è cresciuta. Ma il capitale non viene investito in attività produttive, bensì in più lucrative speculazioni finanziarie. La gestione capitalistica dell’attuale crisi è tra le cause principali della disoccupazione di massa.

 

Ma è proprio vero che c’è la crisi? Si, ma…Anzitutto va posta una questione centrale: a parità di cambio, nel 1900 il prodotto mondiale pro-capite, vale a dire il quoziente tra il reddito e la popolazione mondiale, era di 300 dollari USA. Nel 1996, il PIL pro-capite mondiale ha superato i 4.200 dollari. E cioè, malgrado l’aumento della popolazione (moltiplicatosi 4 volte), la ricchezza è cresciuta assai più velocemente. In termini reali, il Pil pro-capite mondiale è oggi 14 volte quello di inizio secolo.

Tra il 1980 e il 1990, gli anni peggiori dell’attuale crisi, le economie dell’Europa Occidentale sono cresciute in media del 35%. Non è poco, anche se si è trattato di una crescita regressiva dal punto di vista distributivo. In Italia, ad esempio, i salari sono diminuiti; ciò vuol dire che i benefici della crescita sono andati tutti altrove, verso il capitale. Forse è anche logico e persino desiderabile. Ma è comunque evidente l’esistenza di un generalizzato pudore che impedisce di riconoscere questo fatto o semplicemente di parlarne.

Sempre tra il 1985 e il 1995, nell’Europa occidentale i redditi di borsa sono aumentati del 350% in moneta costante. E mentre tra il 1992 e il 1995 la Fiat ha raddoppiato il fatturato, nel solo 1995 le assicurazioni e le banche italiane hanno raddoppiato gli utili. Insomma, il mondo non è mai stato così  ricco. Tanto che nel 1996, negli Usa, sono stati buttati via il 27% degli alimenti prodotti e nel 1997 Milano è stata circondata da cordoni di produttori di latte multati perchè…avevano prodotto troppo.

Tuttavia, l’aumento della ricchezza non significa assenza di crisi o di stagnazione. Questa è dovuta al fatto che i profitti ricavati dal sistema non trovano sbocchi sufficienti in investimenti in grado di sviluppare la capacità di produzione. Il motivo è semplice: produrre non è un buon affare. Quindi, la gestione della crisi (la politica realistica) coesiste proprio nel trovare altri sbocchi all’eccedenza di capitali fluttuanti in modo da evitarne la loro svalutazione massiccia.

Si tratta solo di “gestire”, non di “risolvere” la situazione. Perché  a lungo andare, una soluzione richiederebbe la modifica dei criteri sociali che regolano la ripartizione del reddito e del consumo, e ispirano le decisioni di investimento. E cioè un altro progetto sociale coerente. Viceversa, la gestione necessariamente produce conseguenze come la disoccupazione di massa.

 

Ogni fase di trasformazioni sistematiche comporta una crisi…

 

Quando oggi si parla di crisi, lo si fa con accento grave, quasi apocalittico. Anche se, nemmeno stavolta, ci sono grosse novità. O meglio: dato che ogni crisi è diversa dalle altre, ogni volta ci sono delle novità, anche grosse. Tuttavia, il punto è che le suddette crisi s’iscrivono all’interno di un universo logico, prevedibile. La natura stessa del sistema capitalistico lo porta a crisi ricorrenti, seguite da relativi momenti di ripresa. Crisi sistemiche vere, non apocalittiche.

Facciamo un esempio: alla fine dell’Ottocento, il mondo si trovò davanti alla “seconda rivoluzione industriale”. E come avviene in ogni fase di trasformazioni sistemiche, comparve la crisi: nuovi prodotti con effetti dirompenti (chimica, acciai speciali, farmaceutica); la ri-organizzazione del lavoro; innovazioni tecnologiche e nuovi mezzi di comunicazione (ferrovie, telegrafo, telefono); l’apertura delle industrie verso il mercato mondiale, e cioè la decolizzazione e globalizzazione dell’economia le cui dimensioni furono quantitativamente superiori al fenomeno odierno. Anche gli investimenti all’estero, sempre alla ricerca di maggiori tassi di profitto, conoscevano un espansione percentualmente superiore a quella odierna.

E perché  c’era la crisi, il lavoro cominciò a scarseggiare. Ci fu una forte emigrazione: solo tra il 1885 e il 1900, nel porto di Buenos Aires si registrò ufficialmente l’arrivo di oltre 5 milioni di italiani: oltre 900 al giorno, domeniche e festivi compresi, per 15 anni! E non erano gli unici ad arrivare; complessivamente, tra il 1880 ed il 1900, 36 milioni di europei, tra cui molti di lingua tedesca, dovettero abbandonare il continente. A loro si aggiunsero le migrazioni interne. In Francia si formarono le “ronde di quartiere” per scacciare i “maccaroni”, ospiti indesiderati.

 

Solo l’1,7% dell’economia mondiale ha come punto di riferimento l’economia reale.

 

Il capitale si sposta alla ricerca di utilizzi più proficui. Il che ci costringe ad entrare nella distinzione tra capitale produttivo e capitale finanziario.

Nel 1996, il commercio mondiale di beni e servizi, e cioè di tutto ciò che normalmente viene definito “ economia reale”, raggiunse la rispettabile cifra di 6.500 miliardi di dollari, confermando il lungo trend di crescita (tra il 1945 e il 1995, la produzione mondiale si è moltiplicata 5,5 volte, il commercio 15).

Sempre nel 1996, lo scambio finanziario quotidiano è stato calcolato in circa 1500 miliardi di dollari. Scambio cioè di monete, banconote, azioni, fax. Ossia, nel 1996, ogni 4 giorni, si sono scambiati valori finanziari equivalenti all’insieme degli scambi avvenuti nella sfera dell’economia reale durante tutto l’anno. Vuol dire che solo l’1,7% dell’economia mondiale ha come punto di riferimento l’economia reale, quella cioè composta da tutto ciò che ha, o può avere, un valore d’uso. Detto in altro modo: nel 1996, a livello mondiale, ogni 100 lire spese, 98,83 sono state dedicate alla speculazione e 1,17 a fini produttivi.

Ecco il significato ultimo della gestione liberista della crisi. Cerchiamo di capirci meglio. Supponiamo per un attimo che vinciate 5 miliardi al totocalcio. Escludiamo che decidiate di spartirli tra i poveri del mondo. Supponiamo invece che vogliate investirli per guadagnarne altri. Analizziamo a spanne alcune possibilità di investimento, limitandoci qui agli investimenti legali e “mediamente” accettabili.

 

1 – Depositate i soldi in una banca svizzera: non male. Ad esempio, con un interesse relativamente modesto, l’8%, un ex presidente delle FFSS si era garantito una rendita di 400 milioni annui, poco più di un milione di lire al giorno.

 

2 – In solidarietà col mezzogiorno, volete aprire un’azienda a Palermo, ovviamente in piena regola. Tralasciando la presenza della mafia, questa sarebbe un’opzione da scartare: l’alto tasso d’interesse praticato dalle banche rende l’operazione più costosa che altrove; infine, la mancanza di infrastrutture adeguate influisce in modo determinante sui costi. Investendo nel mezzogiorno, cioè, guadagnate di meno. Quindi, per decidere di fare un impianto al sud, ci sono due ragioni possibili: la beneficenza (comportamento poco diffuso) oppure le agevolazioni pubbliche.

 

3 – Comprate BOT e CCT. Abbandoniamo ogni ipotesi di tassazione. Già oggi i profitti su Bot e Cct sono modesti; in più, la garanzia concessa da uno Stato indebitato per oltre due milioni di miliardi può risultare meno credibile di altre. E infatti, Bot e Cct rimangono appannaggio, soprattutto, delle banche e dei piccoli investitori.

 

4 – Decidete di mettere la vostra fabbrica di scarpe nel Nordest italiano del miracolo. Di fatto, dovrete giocare sulla flessibilità degli orari e probabilmente lavorerete e farete lavorare tantissimo. Alla fine, se tutto va molto bene, potete guadagnare un 15% sulla somma investita, ossia 750 milioni (ma per arrivarci dovrete fare i conti con un fisco vorace che cercherà di prendervi almeno la metà).

 

5 – Vi affidate ad un bravo consulente finanziario che gioca sulle Borse di tutto il mondo. Oggi compra yen, domani vende marchi, poi un pezzo di foresta tailandese e Bot di Singapore, zucchero brasiliano, pere dell’Argentina, etc. Il rischio è relativamente forte perché  ogni tanto qualche banca crolla. Ma, dice il Sole 24 Ore, chi ha investito oculatamente, si è garantito nel 1996 profitti medi del 40%. Due anni prima, nel 1994, del 50%.

 

6 – Acquistate Rool Programs. Il Rool Program è una sorte di Bot garantito dal Tesoro degli Stati Uniti. Sono periodici (anche più di uno al mese), coinvolgono cifre gigantesche (si parla sempre di miliardi di dollari), bisogna avere tanti soldi per parteciparvi (i vostri 5 miliardi non basterebbero per farvi acquistare le quote minime), si vendono, ad esempio, in Svizzera. Vi garantiscono come minimo un 58% di profitto sul vostro capitale investito in 366 giorni. Questi sistemi (ce ne sono anche altre varianti), messi in atto a partire dalla presidenza Reagan, hanno permesso agli Stati Uniti di prosciugare sia le eccedenze economiche di altre regioni sviluppate che le risorse del Terzo Mondo.

 

In un decennio Africa e America Latina hanno contribuito alla crescita economica degli USA con 240 miliardi di dollari.

 

Negli anni 1980-1989 le eccedenze economiche del Giappone, della Germania e dei quattro draghi dell’Asia orientale finite nel sistema bancario statunitense per finanziare il loro deficit pubblico, hanno rappresentato 931 miliardi di dollari. D’altra parte, nel periodo 1982-1992 il saldo negativo dell’America Latina più l’Africa, cioè la quantità di denaro uscita da questi paesi dopo aver contabilizzato tutte le entrate (investimenti diretti, prestiti, doni, cooperazione, rimesse salariali, etc.) e le uscite (interessi sul debito estero, fuga di capitali e rimesse delle multinazionali), è stato di 240 miliardi di dollari, per la maggior parte confluiti sempre negli Stati Uniti, 240 miliardi di dollari dal Terzo Mondo sono certamente tanti. Ma un paragone storico e’ illuminante: il Piano Marshall, che servì a ricostruire la struttura industriale dell’Europa occidentale distrutta dalla Seconda guerra mondiale, costò in tutto 13 miliardi di dollari dell’epoca, 60 miliardi di dollari di oggi. Il che vuol dire che tra il 1982 e il 1992, il contributo latinoamericano/africano alla crescita economica statunitense è stato uguale a quattro piani Marshall.

Tiriamo le somme per il vostro investimento. Lugano è un’ottima destinazione (400 milioni annui). Palermo non è il caso, paga comunque meno della banca svizzera. Bot e Cct sono da sconsigliare. La fabbrica del Nordest vi può dare 750 milioni (ma con non pochi problemi sindacali e fiscali). I fondi di investimento possono farvi guadagnare fino a 2 miliardi (se va come nel ’96); ma può essere molto rischioso. Infine, i Roll Programs: se riuscite ad entrare, vi daranno 2,9 miliardi. L’unico rischio è che crolli il Tesoro Usa. E cioè gli Usa. Cioè tutto, Ergo, si può fare. La scelta mi sembra ovvia. Aggiungo che questa operazione legale garantisce profitti superiori a buona parte dei mestieri legati al traffico di cocaina ed è assai meno rischiosa. E allora: comincia ad essere più chiaro perché  nel 1996, a livello mondiale, solo 1,17 lire ogni 100 è stata dedicata a scopi produttivi.

E’ l’occupazione? Se la vostra fabbrica di scarpe a Treviso garantiva 50 posti di lavoro, il movimento finanziario non ne crea, o quasi. Ecco perché  questa gestione capitalistica della crisi è la prima causa della disoccupazione. L’occupazione, checchè se ne dica, non è una delle priorità del capitale: forse neppure per i governi.

Quanto ho appena detto si presenta come una soluzione assai “radicale”. Ma è davvero una conclusione estremista? Si, per il Sistema di pensiero unico. Un certo John Maynard Keynes, padre del liberalismo moderno, scrisse che “quando il capitale finanziario arriva ad acquistare una posizione predominante, se si vuole salvare la democrazia economica e politica, c’è solo una strada da seguire: l’eutanasia del capitale finanziario”. Parlava della crisi del ’29, stava mettendo le basi di ciò che poi si sarebbe rivelato al mondo col nome di New Deal (il programma economico del presidente Roosevelt).

In verità l’espressione “eutanasia del capitale finanziario” suona veramente estrema. Ce n’è comunque un’intera batteria di proposte meno radicali, anche se la stampa ha liberamente deciso di non parlarne affatto. Mi preme ricordare che liberismo non è sinonimo di liberalismo. Ma chi glielo spiega ai tanti onorevoli e/o ministri più o meno progressisti sparsi in tutta l’Europa? (Rodrigo Andrea Rivas – economista e giornalista)

 

Il grano non può purificarsi

senza essere scosso,

né l’uomo perfezionarsi senza prove. (Confucio)

 

 

Ho ancora un sogno

 

Si, è vero, io stesso sono vittima di sogni svaniti, di speranza rovinate, ma nonostante tutto io oggi voglio concludere dicendo che io ho ancora dei sogni, perché  so che nella vita non bisogna mai cedere. Se perdete la speranza, in un modo o nell’altro perdete quella vitalità che rende degna la vita, perdete quel coraggio di essere voi stessi, quella qualità che vi fa continuare nonostante tutto.

Ecco perché  io ho ancora un sogno. Ho il sogno che un giorno gli uomini si alzeranno in piedi e si renderanno conto che sono stati creati per vivere insieme come fratelli. Questa mattina ho ancora il sogno che un giorno ogni Negro nella nostra patria, ogni uomo di colore in tutto il mondo, sarà giudicato sulla base del suo carattere piuttosto che su quello del colore della sua pelle, e che ogni uomo rispetterà la dignità e il valore della personalità umana.

Oggi ho ancora un sogno che un giorno le industrie inattive dell’Appalachia rinasceranno, che le bocche affamate del Missisipi saranno saziate, che la fraternità diventerà qualcosa di più che le poche parole alla fine di una preghiera, diventerà l’ordine del giorno di un uomo d’affari e la parola d’ordine dell’uomo di governo.

Ho ancora il sogno che un giorno la giustizia scorrerà come l’acqua e la rettitudine come una corrente poderosa. Ho ancora il sogno oggi che in tutti i municipi gli uomini saranno eletti per agire giustamente, per amare la misericordia e camminare umilmente accanto al loro Dio.

Ho ancora il sogno che un giorno la guerra cesserà che gli uomini muteranno le loro spade in aratri e che la nazioni non insorgeranno più contro le nazioni, e la guerra non sarà neppure più oggetto di studio.

Ho ancora il sogno che un giorno l’agnello e il leone saranno l’uno accanto all’altro e ogni uomo siederà sotto l’albero suo e non avrà più paura. Ho ancora il sogno che un giorno ogni valle sarà innalzata ed ogni montagna sarà spianata. E la gloria di Dio sarà rivelata e la carne tutta contemplerà. Ho ancora il sogno che con questa fede noi riusciremo a vincere la disperazione e a portare nuova luce per distruggere il pessimismo. Con questa fede noi saremo capaci di affrettare il giorno in cui vi sarà pace sulla terra e buona volontà verso tutti gli uomini.

Sarà un giorno glorioso, e le stelle canteranno tutte insieme, ed i figli di Dio grideranno di gioia.

Io sogno che un giorno gli uomini si solleveranno e finalmente capiranno che sono fatti per vivere insieme come fratelli.

Io sogno ancora, stamattina, che un giorno ogni negro di questo paese e ogni uomo di colore nel mondo intero saranno giudicati in base al loro valore personale anziché sul colore della pelle, e che tutti gli uomini rispetteranno la dignità dell’essere umano.

(Da “La forza di Amare” di Martin Luther King)

 

 

ho imparato… che ignorare i fatti… non cambia i fatti…

ho imparato…. che quando vuoi vendicarti di qualcuno…lasci solo che  quel qualcuno continui a farti del male.

ho imparato…. che l’amore, non il tempo…guarisce le ferite. ho imparato… che il modo più facile per crescere come persona, è circondarmi di persone più intelligenti di me.

ho imparato…. che ogni persona che conosci… merita di essere salutata  con un  sorriso.

ho imparato… che nessuno è perfetto… finchè non ti innamori

ho imparato… che la vita è dura….ma io di piu’!!!

ho imparato… che le opportunità non vanno mai perse….quelle che lasci  andare tu…le  prende qualcun altro.

ho imparato… che quando serbi rancore e amarezza…la felicità va da un altra parte.

ho imparato…  che bisognerebbe sempre usare parole buone…perché  domani forse  si dovranno rimangiare.

ho imparato…. che un sorriso è un modo economico…per migliorare il tuo   aspetto.

ho imparato… che non posso scegliere come mi sento…ma posso sempre  farci qualcosa.

ho imparato… che quando tuo figlio appena nato, tiene il tuo dito nel  suo

piccolo pugno…ti ha agganciato per la vita.

ho imparato… che tutti vogliono vivere in cima alla montagna….ma tutta la felicità e   la crescita  avvengono mentre la scali.

ho imparato… che è meglio dare consigli solo in due  circostanze…quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

ho imparato… che meno tempo spreco…più cose faccio.

Ma in voi, Signore, sento che mi chiamano, vedo che mi invitano, sento che mi consigliano nei momenti quotidiani mettendomi accanto delle persone, perché mi sono maggiormente presenti.

Un tempo le nostre carni si toccavano, ma non le nostre anime. Ora li incontro, quando incontro Te, Li ricevo in me, quando ricevo Te, Li porto quando porto Te, Li amo quando amo Te.

O miei morti, eterni viventi che vivete in me.

Aiutatemi a ben imparare, in questa breve vita che mi resta a vivere eternamente e a raggiungerli serenamente…. (Michel Quoist)

 

 

Insegnami a vivere

 

Mio Dio, tu lo sai:

abbiamo condiviso tanti momenti belli

quando eravamo insieme;

questi anni sono stati disseminati

di tante giornate piene di gioia…

E’ doloroso ripensare

a ciò che ho perduto;

Eppure nessuno mi potrà mai portare via

Il ricordo di tante ore felici.

Questo tesoro prezioso

Mi accompagnerà per tutta la vita,

dandomi gioia

e a volte facendomi anche soffrire…

Non permettere, Signore,

che prevalga la sofferenza!

Aiutami a guardare avanti con rinnovata

disponibilità

Signore, fammi comprendere

che la vita continua,

e che è ancora bello vivere,

malgrado tutto!

 

 

PADRE NOSTRO   (versione ecumenica liturgica)

 

Padre nostro che sei nei cieli, sia santificato il tuo nome, venga il tuo regno, sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra. Dacci oggi il nostro pane quotidiano e rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non indurci in tentazione, ma liberaci dal Male. Tuo è il Regno, la potenza e la gloria nei secoli dei secoli. Amen.

 

Carlo il metalmeccanico e Bruno il barbiere erano amici. Il metalmeccanico pagava oltre 700.000 lire al mese di tasse in busta paga; il barbiere invece sul punto in questione era reticente, anche se lasciava trapelare che quel che pagava era sempre più di quanto avrebbe preferito pagare. Carlo il metalmeccanico pagava cosi’ 10 milioni all’anno di tasse in busta paga; Bruno il barbiere investiva 100 milioni in bot, guadagnandone 10 (quelli di Carlo, che in pratica lo manteneva). Poi i governanti una volta superato lo scoglio delle elezioni, si accorsero che l’Italia era sull’orlo del crack e così sentenziarono che tutti dovevano fare sacrifici.

A Carlo tolsero il fiscal drag, la scala mobile, la mutua e la contrattazione aziendale, aumentandogli le tasse in busta paga. A Bruno, il barbiere, diedero i bot al 14% (14 milioni invece di 10). Così Carlo se prima doveva lavorare/pagare un anno per mantenere il suo amico, adesso doveva lavorare un anno e 5 mesi. Non per sanità, pensioni o scuole, ma per i Bot dell’amico. Se avesse letto questa storia in un libro, l’avrebbe rifiutata. Che diamine, non poteva esistere della gente così fessa da accettare questo stato di cose! Invece era la realtà e non poteva farci molto.

Il partito balbettava confuso, il sindacato era impegnato in riunioni in salotti ovattati dove la sua voce non giungeva. Alle manifestazioni lo tenevano lontano 400 metri dal palco e neanche riuscivano a vederlo bene. Figurarsi che lo scambiavano per naziskin o autonomo. La sua vita non era una favola.

Invece il suo amico Bruno, il barbiere, era sempre di buon umore e, estasiato dal realizzarsi della sua favola, dimenticava spesso di rilasciare la ricevuta fiscale. Carlo attendeva un pò, ma poi, sconfitto e umiliato, salutava ed usciva.

 

 

Non dire: Padre

Se ogni giorno non ti comporti da figlio.

 

Non dire: Nostro

Se vivi soltanto nel tuo egoismo.

 

Non dire: Che sei nei cieli

Se pensi solo alle cose terrene.

 

Non dire: Venga il tuo Regno

Se lo confondi con il successo materiale.

 

Non dire: Sia fatta la tua volontà

Se non l’accetti anche quando è dolorosa

 

Non dire: Dacci oggi il nostro pane quotidiano

Se non ti preoccupi della gente che ha fame.

 

Non dire: Perdona i nostri debiti

Se non sei disposto a perdonare gli altri.

 

Non dire: Non ci indurre in tentazione

Se continui a vivere nell’ambiguità.

 

Non dire: Liberaci dal male

Se non ti opponi alle opere malvagie.

 

Non dire: AMEN

Se non prendi sul serio le parole del PADRE NOSTRO.

 

 

Articolo n. 1

Il capo ha ragione

 

Articolo n. 2

Il capo ha sempre ragione

 

Articolo n. 3

Nella improbabile ipotesi che un dipendente avesse ragione entrano immediatamente in vigore gli articoli n 1 e n. 2

 

Articolo n. 4

Il capo non dorme, riposa

 

Articolo n. 5

Il capo non mangia, si nutre

 

Articolo n. 6

Il capo non beve, degusta

 

Articolo n.7

Il capo non è mai in ritardo, è stato trattenuto.

 

Articolo n. 8

Il capo non lascia mai il lavoro, è chiamato altrove.

 

Articolo n. 9

Il capo non legge il giornale, si tiene informato.

 

Articolo n. 10

Il capo non tasta la segretaria, la educa.

 

Articolo n. 11

Il capo pensa per tutti

 

Articolo n. 12

Più si pensa come il capo, più si fa carriera.

 

Articolo n. 13

Il capo è sempre il capo.

 

 

Tu volere merce a credito

Io non dare

Tu furibondo

 

Tu volere merce a credito

Io furibondo

Meglio tu furibondo. (Motto cinese)

 

 

 

Il denaro può comprare

un letto, ma non il sonno;

i libri, ma non l’ingegno;

il cibo, ma non l’appetito;

abiti eleganti, ma non il fascino;

cosmetici, ma non la bellezza;

una casa, ma non un focolare;

compagnia, ma non l’amore;

medicine, ma non la salute;

divertimenti, ma non la felicità;

un biglietto per qualsiasi luogo,

ma non per il paradiso.

 

 

Impegno per un cittadino del nord del mondo

 

Aderire alle campagne in atto in Italia (Azzeramento del debito estero dei paesi poveri, contro lo sfruttamento dei bambini e delle bambine, contro il lavoro minorile, contro la schiavitù, per la messa al bando definitiva delle mine antiuomo, etc.)

 

Informarsi in maniera corretta utilizzando anche i canali di informazione alternativa (riviste missionarie, del settore no profit, ecc.)

 

Aderire alla Banca Etica.

 

Utilizzare per i propri acquisti i punti del commercio equo-solidale.

 

Interessare i più piccoli alle problematiche del sud del mondo con strumenti adatti all’età.

 

Partecipare ai parenti, agli amici, ai vicini queste nuove possibilità.

 

Confrontarsi in famiglia, a scuola, nei luoghi di lavoro.

 

Pensare alla terra, all’ambiente come una realtà dalle risorse limitate e comportarsi di conseguenza.

 

Sostenere economicamente le attività di promozione umana nei paesi del sud del mondo.

 

In questo anno il mio impegno di cittadino del mondo sarà…

 

 

L’importante è seminare

 

Semina, semina

l’importante è seminare

poco, molto, tutto

il grano della speranza,

Semina il tuo sorriso

perchè splenda intorno a te.

Semina le tue energie

per affrontare

le battaglie della vita.

Semina il tuo coraggio

per risollevare quello altrui.

Semina il tuo entusiasmo

la tua fede

il tuo amore,

Semina le più piccole cose

i nonnulla.

Semina e abbi fiducia,

ogni chicco arricchirà

un piccolo angolo della terra.

 

Semina il tuo sorriso perché  splenda intorno a te.

Semina le tue energie per affrontare le battaglie della vita.

Semina il tuo coraggio per risollevare quello altrui.

Semina il tuo entusiasmo, la tua fede, il tuo amore.

 

Il chicco di grano frutto del lavoro dell’uomo viene scelto fin dall’antichità per rappresentare il lavoro e il pane, principale fonte di sostentamento

 

Nel periodo della vita bisogna saper seminare un carattere per raccogliere un destino.

 

Non dite che siamo in pochi

e che l’impegno

è grande per noi.

Dite forse

che due o tre ciuffi

di nubi

in un angolo

di cielo d’estate?

In un momento

si estendono ovunque…

guizzano i lampi

scoppiano i tuoni

e piove su tutto:

Non dite che siamo pochi:

dite solo che siamo. (Lee Kvang – Su Corea)

 

Figlio di Dio, insegnami

a essere generoso,

a servirti come meriti,

a dare senza contare,

a combattere

senza curarmi delle ferite,

a lavorare

senza cercare riposo,

a spendere me stesso

senza ottenere altra ricompensa

oltre a quella di sapere

che faccio la tua volontà. (Sant’Ignazio di Lodola)

 

 

Io credo fermamente, ostinatamente, disperatamente che esiste da qualche parte un mondo dove tutti gli uomini sono felici, sanno di essere felici e proprio per questo sono felici ogni giorno di più.

Un mondo dove ogni individuo, liberando tutte le potenziali ricchezze racchiuse nella sua mente e nel suo cuore, vive d’amore, di bellezza, di poesia e di pace.

Un mondo dove ogni uomo e ogni donna è veramente re e regina nel significato più nobile e più esteso del termine.

 

Credo in un mondo dove ogni estraneo è veramente tuo fratello e ogni straniero è il tuo amico più caro e in qualunque luogo della terra o dell’universo tu vai, sei conosciuto, accolto, festeggiato e amato.

Un mondo dove la natura non è mai nemica ma al tuo passaggio s’inchina mostrandoti tutti i suoi tesori; un mondo dove l’acqua non ti annega e il fuoco non ti brucia perché  più forte del fuoco è il calore del tuo cuore; un mondo dove puoi correre con i leoni e le pantere, volare con le aquile e i gabbiani, farti mare e vento e nuvole e dove le piccole grandi creature viventi ti parlano e ti raccontano la meravigliosa storia e i segreti della loro vita e tu ascolti e stupisci perché  sei in armonia con la terra e il cielo.

Questo mondo c’è sicuramente!

Io lo intravedo con chiarezza sempre maggiore quanto più i miei occhi si fanno deboli ed opachi. Quando li chiuderò per sempre, io lo troverò questo mondo:

quasi sicuramente è il mondo dal quale provengo se ha potuto lasciare nella mia mente e nel mio cuore una così grande nostalgia e nessun rimpianto per questa (pur amara) terra. (Maria Dezani Ferro)
La gente non sarà guidata dalla macchina, né programmata dal computer,
né comprata dal supermercato, né guardata dal televisore. (Eduardo Galeano)

 

 

La perla preziosa

 

Due amici si ritrovarono dopo una lunga separazione. Uno era  diventato ricco, l’altro era povero.

Mangiarono insieme e rievocarono i ricordi comuni.

Poi il povero si addormentò.

L’amico colmo di compassione, prima di partire gli fece scivolare in tasca un grosso diamante di valore inestimabile. Ma al risveglio il  povero non trovò quel  tesoro e continuò la vita di sempre.

Un anno dopo le circostanze fecero nuovamente incontrare i due amici.

“Dimmi perché”, disse il ricco all’amico vedendo che era ancora in miseria, “non hai trovato il tesoro che ti avevo messo in tasca?”.

 

Ogni incontro tra persone è un’esperienza simile. Ogni uomo o donna che vivono con noi ci regalano tempi preziosi. Il più delle volte però non ce ne accorgiamo.

 

 

Se per un istante Dio si dimenticherà che

sono una marionetta di stoffa e

mi regalerà un pezzo di vita,

probabilmente non direi tutto quello che

penso, ma in definitiva penserei

tutto quello che dico.

 

Darei valore alle cose, non per quello che

valgono, ma per quello che significano.

Dormirei poco, sognerei di più, andrei

quando gli altri si fermano, starei sveglio

quando gli altri dormono, ascolterei

quando gli altri parlano.

 

Se Dio mi regalasse un pezzo di vita,

vestirei semplicemente, mi sdraierei al sole

lasciando scoperto non solamente il mio

corpo ma anche la mia anima.

 

Dio mio, se avessi un cuore, scriverei

il mio odio sul ghiaccio e aspetterei che si

sciogliesse al sole.

Dipingerei con un sogno di Van Gogh

sopra le stelle un poema di Benedetti

e una canzone di Serrat sarebbe la serenata

che offrirei alla luna.

 

Irrigherei con le mie lacrime le rose,

per sentire il dolore delle loro spine

e il carnoso bacio dei loro petali.

 

Dio mio, se avessi un pezzo di vita

non lascerei passare un solo giorno

senza dire alla gente che amo,

che la amo.

 

Convincerei tutti gli uomini e le donne che sono i miei favoriti e

vivrei innamorato dell’amore.

 

 

Agli uomini proverei

quanto sbagliano al pensare

che smettano di innamorarsi

quando invecchiano, senza sapere

che invecchiano quando smettono di

innamorarsi.

 

A un bambino, gli darei le ali,

ma lascerei che imparasse a volare da solo.

Agli anziani insegnerei

Che la morte non arriva con la vecchiaia

ma con la dimenticanza.

 

Tante cose ho imparato da voi, gli Uomini!

Ho imparato che tutto il mondo ama vivere

Sulla cima della montagna,

senza sapere che la vera felicità

sta nel risalire la scarpata.

 

Ho imparato che quando un neonato

Stringe con il suo piccolo pugno,

per la prima volta, il dito di suo padre,

lo tiene stretto per sempre.

 

Ho imparato che un uomo

ha il diritto di guardarne un altro

dall’alto al basso solamente

quando deve aiutarlo ad alzarsi.

 

Sono tante le cose che ho imparato da voi.

ma realmente, non mi serviranno a molto,

perché quando mi metteranno

dentro quella valigia,

infelicemente starò morendo.

 

Un attimo di commozione:

chi non l’ha provato?

Il desiderio di una vita diversa:

chi non l’ha avvertito?

E con essi una certa nostalgia di te,

di mettere la propria esistenza

nelle tue mani,

di seguire senza rimpianti la tua Parola,

di dare uno scossone salutare

ai propri ritmi e alle proprie abitudini…

Conversione autentica

O semplice fuoco di paglia?

Il profeta rigoroso,

tutto preso dal suo messaggio

al punto da non dare troppa importanza

al cibo e al vestito,

il profeta che non esita

a dire la verità a voce forte e alta

anche quando disturba,

non ha esitazioni.

La conversione vera

La si vede dai frutti:

da scelte di giustizia,

da cambiamenti decisi di rotta,

da atteggiamenti prima ripudiati.

 

Perché tu, Signore, non ti accontenti

Di semplici ritocchi di facciata,

di tinteggiature esterne.

Tu ci inviti a cambiare nel profondo,

i nostri cuori, perché da lì

possono venire frutti buoni

di giustizia e di pace.

Così ti accoglieremo come vuoi tu.

 

Signore, ho l’anima piena di amarezza

E rischio di essere soprafatto dallo sconforto.

Dammi la forza di accettare

Questa sofferenza che mi fa partecipe

Della sua passione e del tuo dolore,

Rinnova in me il coraggio

Di affrontare quanto mi riserva

La legge misteriosa del dolore,

che giorno dopo giorno

va restaurando nel mondo

la forza di vivere e sperare. (G.Perico)

 

 

L’amico è

 

“Chi trova un amico trova un tesoro”. E’ un detto popolare confermato dalla Bibbia, dalla letteratura, dalla canzone, soprattutto dall’esperienza di ognuno. Non ci sono dubbi, ma il difficile è distinguere il tesoro vero da ciò che è solo apparenza o addirittura scoria.

Trovare un amico, dunque è una grande fortuna. Il libro sacro dei Proverbi ricorda, infatti, che “ci sono amici, che mandano in rovina”, e avverte di “non farsi amico di una testa calda, per non cadere in una trappola mortale””

Ma non mancano splendidi esempi di amici veri come Davide, giovane pastore, e Gionata figlio del re Saul, che “si amavano più che fratelli”. Giovanni Bosco, studente, e Luigi Comollo “di una bontà incredibile…Avevano bisogno l’uno dell’altro”.

Una canzone ancora gettonata tra i giovani dice che “l’amico è una persona schietta, che non fa prediche e non giudica, che conosce il gusto amaro della verità, ma sa nasconderla…”, per una sorte di complicità che non piace alla Bibbia dove leggiamo, invece, che “è meglio uno che ti rimprovera apertamente piuttosto che un amico che non sa dirti niente…poiché un amico è fedele anche quando ferisce, mentre un nemico t’inganna anche quando ti bacia”. E ancora: “Se un amico diffonde false lodi ti stà preparando un tranello”.

Non si vive senza amici; purtroppo, con frequenti delusioni. Giobbe afferma che “l’uomo ha bisogno di un vero amico per non dubitare dell’amore dell’Onnipotente”. E’ una stupenda intuizione dello scrittore sacro che affida all’amico, il delicato compito di rendergli esperibile l’amore di Dio che non vede. Anche se lo stesso Giobbe deve ammettere con amarezza: “Voi, amici mi avete ingannato. Come inganna un torrente senz’acqua; essa è abbondante quando la neve si scioglie, ma in estate non scorre più e le carovane deviano il loro corso; così voi..siete scomparsi quando è scomparsa la mia prosperità e si è abbattuta su di me la catastrofe…”

E’ proprio qui lo spartiacque tra vero e falso. E’ la prova del tempo e delle situazioni. “Non stare lontano dall’amico che piange” raccomanda il figlio di Sirac”. Ma Texeira de Pascoaes precisa: “vero amico non è colui che ti asciuga solo le lacrime ma colui che ti impedisce anche di versarle”.

Cos’è, dunque, questo tesoro chiamato “amico”? Forse colui che affida alla tua anima e accoglie nella propria, tutta la sua e la tua vita, con i sogni, le speranze, le verità affascinanti e scomode, le lacrime e le gioie, i segreti profondi. Dice bene la canzone, con un velo di romantica poesia: “L’amico è…la stessa anima divisa in due…”

Ma nulla di tutto questo è paragonabile a quanto confida Gesù agli apostoli nel dare il comandamento nuovo: Nessuno ha un amore più grande di questo: morire per i propri amici. Voi siete i miei amici perché vi ho rivelato i segreti del Padre”.

E poco dopo s’avvia, per loro e per tutti, silenzioso, come uno che non conta, al Calvario.

Amico è…E’ Lui, il Signore Gesù.

 

 

Le mani di Dio

 

Un maestro viaggiava con un discepolo incaricato di occuparsi del cammello. Una sera, arrivati ad una locanda, il discepolo era talmente stanco che non legò l’animale.

“Mio Dio – pregò coricandosi -, prenditi cura del cammello: te lo affido”.

Il mattino dopo il cammello era sparito.

“Dov’è il cammello?”, chiese il maestro.

“Non lo so”, rispose il discepolo. “Devi chiederlo a Dio! Ieri sera ero così sfinito che gli ho affidato il nostro cammello. Non è certo colpa mia se è scappato o è stato rubato. Ho esplicitamente domandato a Dio di sorvegliarlo. È Lui il responsabile. Tu mi esorti sempre ad avere la massima fiducia in Dio, no?”.

“Abbi la più grande fiducia in Dio, ma prima lega il tuo cammello”, rispose il maestro. “Perché Dio non ha altre mani che le tue”. (da “Piccole storie per l’anima” di B. Ferrero)

 

 

Nessuno è straniero

 

Se il tuo computer è americano

il tuo videoregistratore è giapponese

e il tuo compact è coreano

se la tua benzina è araba

e la settimana bianca la fai in Austria

e il tuo caffè è brasiliano

e il tuo ristorante preferito è il cinese

 

Come fai a dire che

Il tuo vicino è straniero ?

 

 

Preghiera di un marito

 

Signore, apri le mie labbra, perchè possa darti la giusta lode. Ti ringrazio per avermi aiutato a trovare una donna come compagna della vita, e ti loderò ancora di più se mi aiuterai a conoscerla bene. Signore, fa che io conosca me, conosca te e conosca mia moglie. So bene che ti chiedo l’aiuto per capire tre misteri, però… una buona conoscenza è il presupposto per una buona convivenza.

Signore, qualcuno ha detto che hai preso la timidezza del coniglio e la vanità del pavone, la durezza del ferro e la leggerezza della piuma, la dolcezza del miele e l’amarezza del fiele, hai mescolato tutto insieme e ne hai ricavato la donna. A volte sono tentato di crederlo. Ogni tanto scopro nel continente della personalità di mia moglie qualcosa che mi sorprende molto: sono entrato in un giardino, che in realtà era un bosco, anzi la foresta amazzonica, con immensi spazi, tronchi enormi, piogge di diluvio, fiumi imponenti, davanti ai quali non c’è che il silenzio.

Forse anche lei penserà le stesse cose nei miei riguardi: vedrà in me la tundra, o la savana, o i ghiacci polari.

 

 

Mio Dio, quanto c’è bisogno del Tuo aiuto per non perdere la testa davanti alle novità, alle sorprese della convivenza tra marito e moglie! Dopo tutto la Tua grazia può aprirmi gli occhi e farmi vedere quanto la foresta amazzonica sia infinitamente più bella e più ricca di vita, del giardinetto che avevo sognato nella meschinità del mio spirito.

Grazie, o Signore delle Foreste! Amen.

 

 

Mens sana in corpore sano

 

…per la tavola ed il tempo libero per i pensionati ma non solo…

 

 

Doppio decalogo

 

Da eliminare assolutamente: fumo, superalcolici, sale campione grosso e fine, acqua del rubinetto, cibi tostati bruciati come caffè.

 

Da assumere con moderazione: cibi o condensati grossi e forti, cibi fritti, zuccheri, alcolici, conservati, cibi insaccati, in scatola, a lunga conservazione.

 

Da assumere con continuità: verdure verdi coltivate o selvatiche, frutta fresca, cibi integrati (pane, avena, crusca, etc.), sale marino integrale iodato (grosso e fino), latte fresco parzialmente scremato,

 

Da praticare con continuità: attività fisica, motoria all’aria pura, attività intellettuale, attività culturale, attività sociale, attività manuale.

 

Ricordando dom Helder Camara: “Al di là, molto al di là degli egoismi individuali, degli egoismi di classe, degli egoismi nazionali bisogna abbracciare, sorridere, lavorare”

 

Coraggio, dobbiamo accendere tante stelle e fare un mondo di luce anche se ci sono tante tenebre, ci sono uomini e donne disposti a fare qualcosa senza alcun tornaconto, solo per poter vivere in una società più giusta”.

 

. Il mondo stà cambiando, trasformiamolo in una società solidale: NON DELEGARE – IMPEGNATI DIRETTAMENTE IN AZIONI DI VOLONTARIATO – SOLIDARIETA’ NON E’ SOLO UN’IDEA: non è la forza, ma è la perseveranza che realizza grandi cose.

 

Noi non possiamo cambiare la storia ma potremmo al limite cercare di dare il nostro meglio ora e in futuro per promuovere la pace. Mrs. Kim Phuc (UNESCO Ambassador for the Culture of Peace).

 

Il modo migliore per predire il futuro è inventarlo (Alan Kay)

 

Siamo ciò che facciamo per cambiare quello che siamo (E.Galeano)

 

L’uomo è il computer più straordinario di tutti (John Fitzegerald Kennedy)

 

Nessuno può immaginare cosa significa nascere e vivere al confine tra due mondi, conoscerli e comprenderli ambedue e non poter fare nulla per avvicinarli, amarli entrambi e oscillare fra l’uno e l’altro per tutta la vita, avere due patrie e non averne nessuna, essere di casa dovunque e rimanere estraneo a tutti, in una parola, vivere crocefisso ed essere carnefice e vittima nello stesso tempo. (Ivo Andric)

 

Non camminare davanti a me, potrei non seguirti.

Non camminare dietro di me, potrei non esserti guida.

Cammina al mio fianco e sii solo mio amico.

 

La tecnica è una nuova forma di schiavitù. Tutta l’informatica è una catena intelligente di schiavi. Schiavi, però, non come nell’antichità, ma in un modo ben più raffinato: siamo schiavi pensando di essere padroni. Tante informazioni, troppe informazioni non danno il tempo di pensare.

 

 

Cosa hai da darmi?

 

Che strano spettacolo – un monaco senza gambe seduto ai piedi di un muro, che chiedeva ad ogni passante: “Cosa hai da darmi? Cosa hai da darmi?”

Mi sentìì obbligato a fermarmi e a  scusarmi: “Anch’io sono un monaco, mi spiace non ho niente da darti”. “Dammi il tuo dispiacere”. Disse. Fu ciò che gli diedi.

 

 

Alla fine della vita

mi diranno:

Hai vissuto?

Hai amato?

E io,

senza dire niente,

aprirò il cuore

pieno di nomi.   (Casaldaliga)

 

 

Quando è Natale?

 

E’ Natale ogni volta che si asciuga una lacrima negli occhi di un bambino.

E’ Natale ogni volta che si depongono le armi

Ogni volta che si firma un accorso.

E’ Natale ogni volta che si interrompe una guerra

E si schiudono i pugni.

E’ Natale ogni volta che si obbliga la miseria ad andarsene via.

E’ Natale sulla terra

Ogni giorno

E’Natale, fratello

Quando c’è l’amore.

 

 

Natale 2003

 

Tu che ne dici o Signore, se in questo Natale faccio un bell’albero dentro il mio cuore e ci attacco, invece dei regali i nomi di tutti i miei amici? Gli amici lontani e vicini, gli antichi ed i nuovi.

Quelli che vedo tutti i giorni e quelli che vedo di rado. Quelli che ricordo sempre e quelli che, alle volte, restano dimenticati, quelli costanti e quelli intermittenti, quelli delle ore difficili e quelli delle ore allegre. Quelli che, senza volerlo, mi hanno fatto soffrire. Quelli che conosco profondamente e quelli dei quali conosco solo le apparenze.

Quelli che mi devono poco e quelli ai quali devo molto. I miei amici semplici ed i miei amici importanti, i nomi di tutti quelli che sono già passati nella mia vita.

Un albero con radici molo profonde, perché i loro nomi non escano mai dal mio cuore, un albero dai rami molto grandi perché i nuovi nomi venuti da tutto il mondo si uniscano ai già esistenti, un albero con un’ ombra molto gradevole perché la nostra amicizia sia un momento di riposo durante le lotte della vita.

 

 

Auguri a tutti!

 

Ecco di nuovo davanti a noi il Natale!

Un cielo, una notte, un giorno!

Un cielo per la voce, una notte per la preghiera,

un giorno per la speranza! (Francois Muriac)

 

Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista nella natura. Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare ma prima di tutto credi all’uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri ma prima di tutto ama l’uomo. Senti la tristezza del ramo che secca. Dall’astro che si spegne, dell’animale ferito che rantola ma prima di tutto senti la tristezza e il dolore dell’uomo. Ti diano gioia tutti i beni della terra: l’ombra e la luce ti diano gioia, le quattro stagioni ti diano gioia ma soprattutto, a piene mani ti dia gioia l’uomo. (Narz im Hikmet – Ultima lettera al figlio)

 

 

Chi muore?

 

Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,

ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,

chi non cambia la marcia,

chi non rischia e non cambia colore dei vestiti,

chi non parla e chi non conosce.

 

Muore lentamente chi evita una passione,

chi preferisce il nero sul bianco e i puntini sulle i

piuttosto che un insieme di emozioni,

proprio quelle che fanno brillare gli occhi,

quelle che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.

 

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,

chi è infelice sul lavoro,

chi non rischia la certezza

per l’incertezza di inseguire un sogno,

chi non permette almeno una volta nella vita

di fuggire ai consigli sensati.

 

Lentamente muore chi non viaggia,

chi non legge,

chi non ascolta musica,

chi non trova grazia in se stesso.

 

Muore lentamente chi distrugge l’amor proprio,

chi non si lascia aiutare,

chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna

e della pioggia incessante.

 

Lentamente muore chi abbandona un progetto

prima di iniziarlo,

chi non fa domande su argomenti che non conosce.

 

Evitiamo la morte a piccole dosi,

ricordando sempre che essere vivi richiede uno sforzo

di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

 

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida

felicità.

 

 

1904-1973 Pablo Neruda

 

Insegna anche a noi, ti preghiamo, l’umiltà del cuore per essere annoverati tra i piccoli del Vangelo, ai quali il Padre ha promesso di rivelare i misteri del Suo Regno.

Aiutaci a pregare senza mai stancarci, certi che Iddio conosce ciò di cui abbiamo bisogno, prima ancora che lo domandiamo.

Ottienici uno sguardo di fede capace di riconoscere prontamente nei poveri e nei sofferenti il volto stesso di Gesù.

Sostienici nell’ora del combattimento e della prova e, se cadiamo, fa che sperimentiamo la gioia del sacramento del Perdono.

Trasmettici la tua tenera devozione verso Maria, Madre di Gesù e nostra.

Accompagnaci nel pellegrinaggio terreno, verso la Patria beata dove speriamo di giungere anche noi per contemplare in eterno la Gloria del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!

 

 

PACE

 

Peace – Paix – Friede – Pax – Paz – Vrede – Rauha – Béke – Damai – Spokòj – Keamaman

 

…Afghanistan, Angola, Algeria, Costa d’Avorio, Colombia, Venezuela, Cecenia, Cambogia…

…di guerre ne abbiamo già abbastanza,  smettiamola di ucciderci!

 

 

Facciamo pace?

 

Il futuro, la speranza, la scommessa…siamo noi!

 

“Signore, concedimi la serenità per accettare le cose che non posso cambiare;

il coraggio per cambiare quelle che posso;

e la saggezza per vederne la differenza”. (Niebuhr)

 

 

Credo che per il mondo siano più utili quelli che pregano che quelli che combattono, e che se il mondo rotola di male in peggio è perché vi sono più guerre che preghiere. Se potessimo penetrare nei segreti di Dio e della storia penso che rimarremmo sbalorditi al vedere gli effetti prodigiosi della preghiera anche nelle faccende umane. (Danoso Cortes).

 

 

Colora la vita, vai incontro agli altri

con parole di tenerezza,

con un sorriso. (Wolfgang Poeplau)

 

 

Lo scienziato sa molte cose

e può spiegarci come si nasce e come si muore.

Nonostante il suo tanto sapere

non conosce però né il momento del nascere

…né quello del morire.

Questi due momenti sono solo nelle tue mani, Signore,

e noi non abbiamo che da attenderli.

Oggi abbiamo paura a pensare

e a parlare della morte,

eppure è l’unico evento al quale nessuno può sfuggire.

Dal momento che questa è vera per tutti

non ci resta, Signore, che aspettarla

vivendo in modo che essa

ci trovi preparati a fare il grande salto

e con in mano il biglietto d’ingresso

alla tavola del Regno

acquistato nel fare le opere buone

in questo tempo di attesa e veglia operosa.

Fa, o Signore, che pensi alla morte

non come caduta nel nulla,

ma come l’ingresso festoso

al tuo banchetto nuziale. Amen. (Averardo Dini)

 

Diffondi la tua luce nei cuori immensi nel dubbio e nell’errore.

Insegnaci a sperare anche quando siamo tentati dalla disperazione.

Dona la tua pace alle famiglie e ai popoli divisi dall’odio.

Apri le tue braccia ai tanti figli prodighi che vivono lontani da te.

Infondi il tuo amore a quanti sono schiavi del loro egoismo.

Reca la tua gioia a quanti vivono nella tristezza e nel dolore.

Vieni a cercare le pecorelle smarrite, erranti senza meta e senza guida.

 

 

Il prete: un segno di contraddizione

 

Se il prete fa una predica lunga più di 10 minuti è un parolaio.

Se fa una predica corta: non sa cosa dire.

Se durante la predica parla forte allora urla e si arrabbia con tutti.

Se non predica forte non si capisce niente.

Se visita i suoi fedeli allora gironzola e non è mai in ufficio.

Se rimane a casa non visita mai le famiglie e ama il distacco.

Se in confessionale ascolta i penitenti è interminabile.

Se fa in fretta a confessare non è capace di ascoltare.

Se incomincia la messa puntualmente il suo orologio va avanti.

Se ha un piccolo ritardo fa perdere tempo a tutta la gente.

Se abbellisce la chiesa getta via i soldi inutilmente.

Se non lo fa lascia andare tutto alla malora.

Se parla con una donna si pensa subito di costruire un romanzo rosa.

Se vuol bene alla gente è perché  non la conosce.

Se è giovane non ha esperienza.

Se è vecchio non si adatta ai tempi.

Se muore…non c’è nessuno che lo sostituisce.

 

Alcuni lo benedicono, altri lo maledicono;

tutti pretendono di giudicarlo.

Se parla con i ricchi è un capitalista,

se stà con i poveri è un comunista.

Se ha un volto giuviale è un gaudente,

se è pensoso è un eterno insoddisfatto.

Se è bello; “Perché  non si è sposato?”,

se è brutto: “nessuno l’ha voluto!”,

Se va all’osteria è un beone,

se stà in casa è un fannullone.

Se va in clargyman è un uomo di mondo,

se veste con la tonaca è un conservatore.

Se è grasso non si lascia mancare niente,

se è magro è un avaro sicuramente.

Se predica più di dieci minuti, non finisce più,

se resta breve: non sa dire proprio niente.

se ha i capelli lunghi è un contestatore,

se ha i capelli corti è un sorpassato.

Se battezza e sposa tutti, strapazza i sacramenti;

se è piuttosto esigente, allontana tutta la gente,

Se parla e fa visite ai parrocchiani non è mai in casa,

se stà in Chiesa: non si interessa mai di nessuno.

se fa dei lavori in parrocchia: butta via i soldi.

Se non organizza delle feste: non si fa mai nulla;

Se parla di contemplazione di Dio è un astratto;

se parla di problemi pratici: è un materialista.

Se ha il Consiglio Pastorale si lascia menare il naso,

se non lo ha: è un prete autoritario e clericale.

Se cita il Concilio è un prete troppo moderno,

se parla di catechismi è un prete ancora tridentino.

Se è giovane, non ha esperienza;

se è anziano: farebbe bene ad andare in pensione.

 

Il prete sbaglia sempre

 

Se è allegro: è ingenuo!

Se è pensieroso: è un musone insoddisfatto!

Se è bello: perché non si è sposato?

Se è brutto: nessuno lo ha voluto!

Se parla con i ricchi: è un capitalista!

Se parla con i poveri: è un comunista!

Se è grasso: non si lascia mancare nulla!

Se è magro: è tirchio!

Se predica a lungo: è noioso!

Se predica breve: è ignorante, non sa cosa dire!

Se in predica alza la voce: è nevrastenico!

Se parla con calma: non si capisce quello che dice!

Se ha la macchina bella: pretaccio ricco!

Se ha la macchina brutta: non è capace a vivere al passo con i tempi!

Se va a trovare i parrocchiani: è un ficcanaso!

Se non va a trovare nessuno: è un menefreghista!

Se chiede offerte: rompe!

Se non chiede offerte: non si impegna a costruire!

Se in confessione trattiene a lungo: nessuno vuole andare da lui!

Se confessa con rapidità: non ha pazienza di ascoltare!

Se è giovane: non ha esperienza!

Se è anziano: deve aggiornarsi!

Se c’è: molti non se ne accorgono nemmeno.

Se non c’è più: chi prima non si accorgeva magari adesso si lamenta.

 

Insomma: ‘sti preti non vanno mai bene!!!!

 

Preghiamo anche un po’ per loro e non lasciamoli soli!!!

 

 

Per ricordare tutti i profughi…

dello mio vita

Sii buono, tenero bocciolo del giardino

Io so perché piangi

La tua culla ti angoscia e ti opprime

E dici: “Perché mi hanno imprigionato

Perché ho i polsi legati?

Per queste catene e ceppi il mio corpo

Se non fossi curdo

non sarei soggiogato a queste catene

Perché dunque questi ceppi, queste catene crudeli?

Sii buono, piccolo mio

Ninnananna

Non piangere e ti dir6 perché è bene per te

Restare incatenato e avere ceppi ai polsi

E’ vero che sei discendente di una stirpe de prodi

Tu sei un figlio leale dei popolo curdo

Ma oggi il curdo è solo e senza aiuto

La sua sorte nella vita: ceppi, catene, carcere

Io ti metto i ceppi per darti l’abitudine alle catene

Perché tu possa sopravvivere

al supplizio delle carceri

Dormi piccolo mio, figlio mio

Ninna nanna

Le mie mille speranze, piccolo mio  Speranza di domani sconosciuti.

 

 

Se hai da mangiare nel frigorifero, vestiti per coprirti, un tetto sopra la testa e un posto per dormire, sei più ricco che il 75% degli abitanti di questo mondo.

 

Se hai soldi in  banca, nel tuo portafoglio, spiccioli in un piatto o in un vaso da qualche parte, fai parte del 8% delle  persone più ricche del mondo.

 

Se ti sei svegliato oggi con più salute che malattia, sei più fortunato che il milione di persone che non  sopravivranno in questa settimana.

 

Si non hai mai conosciuto il pericolo della battaglia, la solitudine del carcere, l’agonia della tortura o le convulsioni della fame, hai più fortuna  che 500 milioni di persone di questo mondo.

 

Se puoi entrare in una chiesa senza paura di rappresaglie, di essere arrestato, torturato o assassinato, sei più fortunato che due bilioni di persone nel mondo.

 

Se i tuoi genitori vivono ancora e sono sposati, sei una rarità.

 

Se mantieni alta la tua testa  con un sorriso e sei riconoscente, sei benedetto, perché la maggioranza potrebbe fare lo stesso e non lo fa.

 

Se puoi stringere la mano di qualcuno, abbracciarlo, toccare le sue spalle, sei fortunato perché  puoi regalare un contatto che sana.

 

Se puoi leggere queste righe, sei doppiamente benedetto perché qualcuno ha pensato a te, più fortunato che milioni di persone che nemmeno possono leggere.

 

La crescente povertà in tutto il mondo,

il risorgere con forza del razzismo,

la discriminazione nei confronti delle donne,

l’ingiustizia, l’analfabetismo, la perdita

dei valori umani, la rapina

delle risorse ambientali

…sono alcuni dei problemi che affliggono

tutti noi e che richiedono la partecipazione di

tutte le forze sociali dei diversi paesi

per sradicare le cause che li generano

e stimolare la loro soluzione.

 

 

Non sarà un lavoro facile,

 

Per questo abbiamo bisogno di arricchirlo

con la partecipazione della società civile

con la solidarietà dei popoli per raggiungere la

pace con giustizia e dignità. (Rigoberta Menchù, Nobel per la Pace 1992, Cittadina Onoraria di Torino).

 

 

Signore, rendici veritieri

senza arroganza,

umili senza finzione,

allegri senza leggerezza,

seri ma senza disperazione,

severi senza cattiveria,

forti senza crudeltà,

buoni senza mollezza,

misericordiosi senza lasciar fare,

pacifici senza falsità,

vigilanti senza ossessione,

sani senza torpore,

sicuri senza follia,

poveri senza miseria,

ricchi senza avarizia,

prudenti senza sospetto.

Fa che diventiamo

dotti senza volerlo sembrare,

docili ma inclini alla saggezza,

umani ma senza avidità,

ospitali ma sobri,

fa che lavoriamo con le nostre mani

ma senza confidare tutto in noi stessi.

Fà che ti temiamo, onoriamo e amiamo,

al di sopra di tutte le cose che hai creato.

Dio uno e trino, manda a noi una luce

perché ti conosciamo e ti vediamo

Come sei realmente. Amen. (S.Agostino)

 

 

Se mi ami non piangere

 

Se conoscessi il mistero

immenso del Cielo dove ora vivo,

questi orizzonti senza fine,

questa luce che tutto investe e penetra,

non piangeresti se mi ami!

Sono ormai nel quieto incontro di Dio,

nella sua sconfinata bellezza.

Le cose di un tempo

sono così piccole al confronto!

Mi è rimasto l’amore di te,

una tenerezza dilatata

che tu neppure immagini.

Vivo in una gioia purissima.

Nelle angustie del tempo

pensa a questa casa ove un giorno

Saremo riuniti oltre la morte,

dissetati alla fonte inestinguibile

della gioia e dell’amore infinito.

Non piangere se veramente mi ami!   (G.Perico)

 

 

Si comprano semi, non frutti

Una donna sognò di entrare in un nuova bottega del mercato e, con sua grande sorpresa, trovò che dietro il banco c’era Dio.

“Che cosa si vende qui?” ella chiese.

“Tutto ciò che il tuo cuore desidera”, rispose Dio.

Non osando quasi credere alle proprie orecchie, la donna decise di chiedere le cose più belle che un essere umano potesse desiderare.

“Voglio la pace dell’anima e la saggezza e l’assenza di paura”, disse.

Poi ripensandoci aggiunse: “Non per me soltanto, ma per tutte le persone della terra”.

Dio sorrise: “Credo che tu abbia capito male, mia cara”, disse. “Qui non si vendono i frutti, ma solo i semi”. (da “La preghiera della rana, di A. de Mello).

 

 

Quando si fa sera

 

Signore,

al termine di un altro giorno

ti consegno la mia storia:

le mie afflizioni e le mie gioie.

i miei dubbi e le mie certezze

lo sconforto e la speranza,

gli affetti e le delusioni.

Ti ringrazio

per l’aiuto e il bene ricevuto:

la pazienza nelle cose insolite,

la serenità nelle emergenze,

la calma negli imprevisti.

Non abbandonare chi è solo,

allevia le sofferenze

do chi è stremato dal dolore,

solleva chi è depresso e sfiduciato,

sorreggi chi vacilla nella fede.

Signore,

al termine di un altro giorno

ascolta e benedici.

 

 

Signore, ho tempo

Ho tutto il tempo mio,

tutto il tempo che Tu mi dai,

gli anni della mia vita,

le giornate dei miei anni,

le ore delle mie giornate:

sono tutti miei.

A me spetta riempirli

Serenamente, con calma,

ma riempirli tutti fino all’orlo,

per offrirteli, in modo

che della loro acqua insipida

Tu faccia un vino generoso

come lo facesti a Canan un tempo

per le nozze umane.

Non ti chiedo questa sera

o, Signore il tempo

di fare questo e poi ancora quello.

Ti chiedo la grazia

di fare con coscienza

nel tempo che Tu mi dai

quello che vuoi ch’io faccia. (M.Quoist)

 

Ricorda: ogni sofferenza giunge alla fine,

E qualunque cosa tu soffra veramente,

Dio l’ha sofferta per primo.   (Meister Eckhaart)

 

 

Canta il sogno del mondo

 

Ama

Saluta la gente

Dona

Perdona

Ama ancora e saluta.

 

Dai la mano

Aiuta

Comprendi

Dimentica

E ricorda

Solo il bene.

 

E del bene degli altri

Godi e fai

Godere.

 

Godi del nulla che hai

Del poco che basta

Giorno dopo giorno:

e pure quel poco

– se necessario –

dividi.

 

E vai,

vai leggero

dietro il vento

e il sole

e canta.

 

Vai di paese in paese

E saluta

Saluta tutti

Il nero, l’olivastro

E perfino il bianco.

 

Canta il sogno del mondo:

che tutti i paesi

si contendono di averti generato. (David Maria Turoldo)

 

 

Valore di un sorriso

 

Un sorriso non costa nulla e rende molto.

Arricchisce chi lo riceve,

senza impoverire chi lo dona,

Non dura che un istante,

ma il suo ricordo è talora eterno.

Nessuno è così ricco da poterne fare a meno.

Nessuno è così povero da non poterlo dare.

Crea felicità in casa; è sostegno negli affari;

è segno sensibile dell’amicizia profonda.

Un sorriso dà riposo alla stanchezza;

nello scoraggiamento rinnova il coraggio,

nello sconforto è consolazione

d’ogni pena naturale rimedio.

Ma è bene che non si può comprare,

né prestare, né rubare, poiché

esso ha valore solo nell’istante in cui si dona.

E se poi incontrerete talora

chi non  vi dona l’atteso sorriso,

siate generosi e dato il vostro:

perché nessuno ha tanto bisogno di sorriso

come chi non sa darlo ad altri. (P.Faber)

 

 

Lo stupore della vita

 

Guardiamo la vita con lo stupore di essere vivi,

in un universo fervente di vita.

 

I sogni di oggi sono il futuro che muove il presente,

la vita che si esprime ma non immaginate forme,

 

Dalle mani della pietra Dio sogna il suo sogno,

e di vita la pietra si riveste.

 

Nel profondo della terra Dio sogna il suo sogno,

e di verde e di frutti si riveste la terra.

 

Nel cuore degli esseri Dio sogna il suo sogno,

e di amore e di tenerezza s’adorna il creato.

 

A novità crescente, tu, o senza limiti, esorti il cuore,

l’inviti a venire nella tua dimora,

tu che dimora non hai,

 

Sempre oltre, sempre oltre è la tua tenda,

il tuo infinito cammino sia il nostro, o Signore. (Padre Giovanni M.  Vannucci)

 

 

Tu sei l’arco

 

I tuoi figli non sono figli tuoi,

sono i figli e le figlie della vita stessa,

Tu li metti al mondo,

ma non li crei.

Sono vicini a te,

ma non sono cosa tua.

Puoi dar loro tutto il tuo amore,

non le tue idee,

perché essi hanno le proprie idee.

Tu puoi dare dimora al loro corpo,

non alla loro anima,

perché la loro anima

abita nella casa dell’avvenire,

dove a te non è dato di entrare,

neppure con il sogno.

Puoi cercare di assomigliare a loro,

ma non volere che essi assomigliano a te

perché la vita non ritorna indietro

e non si ferma a ieri.

Tu sei l’arco

che lancia i figli verso il domani. (Khalil Gibran)

 

 

“Nel denso smarrimento, che almeno

sopravviva la nostra amicizia:

questo evento salvatore di essere

amici in tanto deserto…”

 

Gesù Signore, o luce del mondo

Figlio di Dio e dell’uomo,

per te la terra ritorni il giardino

ove Dio e l’uomo si parlino ancora. (David Maria Turoldo)

 

 

Un appello dalla Francia
Per gli Stati generali del movimento sociale europeo
Perché i movimenti sociali che si sono affermati dappertutto in Europa, nel corso degli ultimi anni, possano perpetuarsi ed estendersi, è importante riunire, prima su scala europea, i collettivi implicati, i sindacati, le associazioni e le Ong che lottano per i diritti fondamentali, in una rete organizzata, la cui forma deve essere inventata, che sia in grado di cumulare le forze, di orchestrare gli obiettivi e di elaborare dei progetti comuni. Questi movimenti, malgrado tutte le differenze o addirittura i conflitti che li dividono, hanno in comune, tra l’altro, il prendere le difese di coloro che la politica liberista lascia sul bordo della strada e, contemporaneamente, i problemi trascurati da questa politica.
Questi problemi vengono ignorati o rimossi dai partiti socialdemocratici, che, preoccupati prima di tutto di gestire l’ordine economico esistente in modo da conservare la gestione dello stato, si accomodano delle ineguaglianze crescenti, della disoccupazione e del precariato. E’ importante che un vero e proprio contro-potere critico sia in grado di rimettere continuamente questi problemi all’ordine del giorno, attraverso forme d’azione diversificate, che esprimano, come a Seattle, le aspirazioni dei cittadini e delle cittadine.
Poiché questo contro-potere deve affrontare delle forze internazionali, istituzioni e società multinazionali, deve essere lui stesso internazionale e, per cominciare, europeo. Di fronte a forze orientate alla conservazione e alla restaurazione del passato, in particolare attraverso lo smantellamento di tutte le vestigia del welfare-state, deve essere una forza di movimento che -potrebbe e dovrebbe costringere le organizzazioni internazionali, gli stati e i governi a varare e a realizzare misure efficaci per controllare i mercati finanziari, per lottare contro le ineguaglianze e ripartire meglio le ricchezze all’interno delle nazioni e tra le nazioni.
Per questo motivo, proponiamo che si tengano degli Stati generali del movimento sociale europeo, che dovrebbero avere come obiettivo l’elaborazione di una Carta del movimento sociale e gettare le fondamenta di una struttura internazionale che riunisca tutte le forme organizzative e intellettuali di resistenza alla politica neo-liberista, e questo in piena indipendenza nei confronti di partiti e governi.
Questi stati generali dovrebbero dar luogo, in primis, a un confronto aperto tra i diversi progetti di trasformazione sociale che mirano a contrapporsi ai processi economici e sociali attualmente in corso (flessibilizzazione, precarizzazione, pauperizzazione ecc.) e a combattere le misure sempre più strettamente “di sicurezza” attraverso le quali i governi europei tendono a neutralizzarne gli effetti; in secondo luogo, alla creazione di legami permanenti adatti a rendere possibile la rapida mobilitazione in vista di azioni comuni di tutti i collettivi congiunti – senza introdurre nessuna forma vincolante centralizzatrice e senza perdere nulla della diversità delle ispirazioni e delle tradizioni; in terzo luogo, alla definizione di obiettivi comuni per azioni nazionali e internazionali, che mirino alla costruzione di una società solidale, fondata sull’unificazione e l’elevazione delle norme sociali.
L’unione di tutti coloro che traggono dalla lotta quotidiana contro gli effetti più funesti della politica neo-liberista una conoscenza pratica delle virtualità sovversive che essi contengono, potrebbe in questo modo scatenare un processo di risposta e di creazione collettiva, in grado di offrire a tutti coloro che non si riconoscono più nel mondo così com’è, l’utopia realista intorno alla quale potrebbero organizzarsi sforzi e lotte differenti, ma convergenti.
* Quest’appello è stato proposto in Francia da Pierre Bourdieu e Cathérine Levy.

Primi firmatari in Italia Rossana Rossanda e Valentino Parlato. Sono già migliaia le adesioni a              livello internazionale.

Nessun uomo è un’isola, intero in sé stesso. Ogni uomo è un pezzo di Continente, una parte della Terra (J.Donne)

 

Vivere,

non è il vuoto tran tran

della vita di ogni giorno,

 

Vivere

è creare qualcosa

di bello e di grande,

è credere

è sperare

in un mondo migliore.

 

Vivere

è non disperare mai,

è rinascere ogni giorno

è credere ogni giorno,

essere ogni giorno migliori,

sorridere in ogni istante,

 

Vivere

è  spendere  la propria vita

per una causa,

essere aperti alla realtà presente,

essere spontaneamente messaggeri

del bene e della pace.

 

Vivere

è non riposarsi mai

fintanto che nel mondo

c’è guerra, odio, fame,

è lottare per un ideale,

mai dichiararsi sconfitti,

è essere veri cittadini. (Georgette Limbobo – Mozambico)

 

 

Preghiera del volontariato

 

O Signore, tu ci hai insegnato che l’amore più grande

è dare la vita per i propri amici.

Aiutaci a scoprire nel volontariato l’opportunità di incontrare

non solo la sofferenza umana, ma a vivere l’amore.

Apri le nostre menti a valorizzare

l’unicità di ogni persona, con la sua storia e cultura.

Apri i nostri cuori ad offrire speranza dove c’è paura,

solidarietà dove c’è solitudine, conforto dove c’è tristezza.

Aiutaci, o Signore, a testimoniare il Vangelo, con un sorriso,

una parola, un gesto di affetto.

Donaci l’umiltà di riconoscere che noi non siamo luce,

ma strumenti della tua luce, non siamo l’amore,

ma espressione del tuo amo. Amen

 

 

Ascoltate! Io so che parlare soltanto non è bello; è meglio dare l’esempio, è meglio cominciare senz’altro…io ho già cominciato…è proprio vero che si può essere infelici? Che cosa è il mio dolore e la mia sventura se ho la forza di essere felice? Sapete, io non capisco come si possa passare davanti ad un albero e non essere felici di vederlo, parlare con un uomo e non essere felici di amarlo!

Oh, io non mi so esprimere…ma quante cose belle si incontrano ad ogni passo,

che anche l’uomo più degradato trova magnifiche!

Guardate un bambino, guardate l’aurora, guardate l’erbetta che cresce,

guardate gli occhi che vi guardano e che vi amano.  (Fiodor Dostojewski – l’Idiota)

 

 

 

 

 

 

Filastrocca di Capodanno

 

Fammi gli auguri per tutto l’anno:

voglio un gennaio col sole d’aprile,

un luglio freso, un marzo gentile,

voglio un giorno senza sera,

voglio un mare senza bufera,

voglio un pane sempre fresco,

sul cipresso il fiore di pesco;

che siano amici il gatto e il cane,

che diano latte le fontane.

Se voglio troppo, non darmi niente,

dammi una faccia allegra solamente! (Gianni Rodari)

 

Il grano non può purificarsi

Senza essere scosso,

né l’uomo perfezionarsi senza prove (Confucio)

 

Signore, ho l’anima piena di amarezza

E rischio di essere sopraffatto dallo sconforto.

Dammi la forza di accettare

Questa sofferenza che mi fa partecipe

Della sua passione e del tuo dolore.

Rinnova in me il coraggio

Di affrontare quanto mi riserva

La legge misteriosa del dolore,

che giorno dopo giorno

va restaurando nel mondo

la forza di vivere e sperare.

Orate fretres. (G. Perico)

 

 

Cartelli letti alle porte delle chiese:
Ricordate nella preghiera tutti quanti sono stanchi e sfiduciati della nostra parrocchia.

 

Per tutti quanti tra voi hanno figli e non lo sanno, abbiamo un’area attrezzata per i bambini!

 

Giovedì alle 5 del pomeriggio ci sarà un raduno del Gruppo Mamme! Tutte coloro che vogliono entrare a far parte delle Mamme sono pregate di rivolgersi dal parroco nel suo ufficio.

 

Il gruppo dei volontari ha deposto tutti gli indumenti. Ora li potrete vedere nel salone parrocchiale.

 

Martedì sera, cena a base di fagioli nel salone parrocchiale. Seguirà concerto.

 

Il gruppo di recupero della fiducia in se stessi si riunisce Giovedì sera alle 7. Per cortesia usate la porta sul retro.

 

Venerdi sera alle 7 i bambini dell’oratorio presenteranno l’Amleto di Shakespeare nel salone della Chiesa. La Comunità è invitata a prendere parte a questa tragedia.

 

Un nuovo impianto di altoparlanti è stato installato in chiesa. E’ stato donato dai nostri fedeli, in memoria di sua moglie.

 

Care signore, non dimenticate la vendita di beneficenza! E’ un buon metodo per liberarvi di quelle cose inutili che vi ingombrano la casa. Portate i vostri mariti.

 

Tema della catechesi oggi: “Gesù cammina sulle acque”. Catechesi di domani: “In cerca di Gesù”.

 

Barbara C. è ancora in ospedale, e ha bisogno di donatori di sangue per trasfusioni. Ha anche problemi di insonnia, e richiede le registrazioni delle catechesi del parroco.

 

Il corso degli ultrasessantenni verrà sciolto per tutta l’estate, con ringraziamenti di tutta la parrocchia.

 

Il torneo di basket delle parrocchie prosegue con la partita di mercoledì sera: venite a fare il tifo per noi mentre cercheremo di sconfiggere il Cristo Re!

 

Il costo per la partecipazione al Convegno  su “preghiera e digiuno” è comprensivo dei pasti.

 

Il concerto parrocchiale è stato un grande successo. Un ringraziamento speciale alla figlia del diacono, che si è data da fare per tutta la sera al pianoforte, che come al solito è caduto sulle sue spalle.

 

Per favore mettete le vostre offerte nella busta, assieme ai defunti che volete far ricordare.

 

Ringraziamo quanti hanno pulito il giardino della chiesa e il parroco.

 

Il parroco accenderà la sua candela da quello dell’altare. Il diacono accenderà la sua candela da quella del parroco, e voltandosi accenderà uno a uno i fedeli della prima fila.

 

 

L’Alternativa: amarsi o scomparire.

 

Giovani di tutto il mondo, o la guerra o la pace sono per voi.

Scrivevo 25 anni fa: “O gli uomini impareranno ad amarsi e, infine, l’uomo vivrà per l’uomo, o gli uomini moriranno. Tutti insieme. Il nostro mondo non ha che questa alternativa: amarsi o scomparire. Bisogna scegliere. Subito”. Ragazzi, ragazze di tutto il mondo, sarete voi a dire “no” al suicidio dell’umanità.

“Signore, vorrei tanto aiutare gli altri a vivere”. Questa fu la mia preghiera di adolescente. Credo di esservi rimasto, per tutta la mia vita, fedele…Ed eccomi al crepuscolo di una esistenza, che ho condotto il meglio possibile, ma che rimane incompiuta.

Il tesoro che vi lascio è il bene che non ho fatto, che avrei voluto fare e che voi farete dopo di me.

Possa solo questa testimonianza aiutarvi ad amare.

Questa è l’ultima ambizione della mia vita, è l’oggetto di questo “testamento”.

Proclamo erede universale tutti i giovani del mondo.

Tutti i giovani del mondo: di destra, di sinistra, di centro; estremisti: che importa!

Tutti i giovani: quelli che hanno ricevuto il dono della fede, quelli che si comportano come se credessero, quelli che pensano di non credere. C’è un solo cielo per tutto il mondo.

Più sento avvicinarsi la fine della mia vita, più sento la necessità di ripetervi; è amando che noi salveremo l’umanità. E di ripetervi: la più grande disgrazia che vi possa capitare è quella di non essere utili a nessuno, e che la vostra vita non serva a niente (…).

Nel cuore di ogni uomo ci sono tesori di amore.

Spetta a voi scoprirli. La sola verità è amarsi.

Amarsi gli uni con gli altri, amarsi tutti.

Non ha orari fissi, ma per tutta la vita.

Amare la povera gente, amare le persone felici (che molto spesso sono dei poveri esseri), amare lo sconosciuto, amare il prossimo che è ai margini della società, amare lo straniero che è vicino a noi.

Amare. Voi pacificherete gli uomini solamente arricchendo il loro cuore.

(Raoul Follearau, dal suo “testamento”).

 

 

I miei  morti

 

Signore, sono vicini a me i miei morti  cui abbiamo condiviso tanti momenti belli nella quotidianità, so che vivono nell’ombra. Non li vedo però con i miei occhi perché hanno per un istante abbandonato il loro rivestimento di carne come si lascia un vestito consunto e passato di moda.

La loro anima priva del loro rivestimento ormai non mi fa più segno alcuno.

Ma in voi, Signore, sento che mi chiamano, vedo che mi invitano, sento che mi consigliano nei momenti quotidiani mettendomi accanto delle persone, perché mi sono maggiormente presenti.

Un tempo le nostre carni si toccavano, ma non le nostre anime. Ora li incontro, quando incontro Te, Li ricevo in me, quando ricevo Te, Li porto quando porto Te, Li amo quando amo Te.

O miei morti, eterni viventi che vivete in me.

Aiutatemi a ben imparare, in questa breve vita che mi resta a vivere eternamente e a raggiungerli serenamente…. (Michel Quoist)

 

Non dobbiamo preoccuparci che la vita sia lunga, ma che sia piena: poiché una vita lunga dipende solo dal destino, ma dipende dalla volontà se la vita è piena. E se è piena, la vita è anche lunga. Si ha pienezza di vita quando l’anima ha ripreso possesso del bene che le spetta e non dipende più che da se stessa. Che giovano a chi ha ottant’anni passanti senza far niente? Costui non è vissuto, ma si è attardato nella vita; né è morto tardi, ma ha impiegato molto tempo per morire.

 

E’ proprio la possibilità di realizzare un sogno che rende la vita più interessante. (Paulo Coelho)

 

 

Signore la Sera

 

Signore sono qui davanti a Te.

Oggi, lo sai, non mi hai risparmiato.

Non sono venuto a chiederTi perché

Ma sono stanco e un po’ sfiduciato.

 

E’ tanto tempo che sono quaggiù,

lontano da casa, lontano dagli affetti

e la nostalgia mi prende se anche Tu

mi metti alla prova e mi sberleffi.

 

Da tanto tempo mi hai voluto qui.

Ho lavorato, insegnato, pregato,

e adesso non so per colpa di chi

non ho ottenuto un gran risultato.

 

Ma io Signore continuerò a pregare;

così Tu mi hai da sempre insegnato,

e continuerò, come Pietro, le reti a gettare

in questo mare che è molto salato.

 

A te affido, o mio Signore

La mia vita, l’anima mia.

A te ho donato tutto il mio cuore

So che non abbandoni l’impresa mia.

 

Nei cuori il Tuo seme io ho gettato.

A Te tocca adesso far germogliare

Ed ottenere quel risultato

Per il quale mi hai chiamato. (Enzo Fontana, Missionario in Africa, priore della Fraternità Servitana di Montecchio Emilia)

 

 

Natale con la vecchia signora scorbutica

 

“Cosa vedi, tu che mi curi? Chi vedi, quando mi guardi? Cosa pensi, quando mi lasci? E cosa dici quando parli di me?

Il più delle volte vedi una vecchia scorbutica, un po’ pazza, lo sguardo smarrito, che non è più completamente lucida, che sbava quando mangia e non risponde mai quando dovrebbe.

E non smette di perdere le scarpe e calze, che docile o no, ti lascia fare come vuoi, il bagno e i pasti per occupare la lunga giornata grigia.

E questo che vedi!

Allora apri gli occhi. Non sono io. Ti dirò chi sono.

Sono l’ultima di dieci figli con un padre e una madre. Fratelli e sorelle che si amavano. All’età di 16 anni, con le ali ai piedi, sognavo che presto avrei incontrato un fidanzato.

A vent’anni mi sarei sposata.

Il mio cuore salta di gioia al ricordo dei propositi fatti in quel giorno.

Ho 25 anni ora e un figlio mio, che ha bisogno di me per costruirsi una casa.

Giunta ai 30 anni, mio figlio cresce in fretta, siamo legati l’uno all’altra da vincoli che dureranno.

Ho quarant’anni, presto lui se ne andrà. Ma il mio uomo veglia al mio fianco.

Cinquant’anni, intorno a me giocano daccapo dei bimbi.

Rieccomi con dei bambini, io e il mio diletto.

Poi ecco i giorni bui, mio marito muore. Guardo al futuro fremendo di paura, giacchè mio figlio è completamente occupato ad allevare i suoi.

E penso agli anni e all’amore che ho conosciuto.

Ora sono vecchia. La natura e è crudele, si diverte a far passare la vecchiaia per pazzia. Il mio corpo mi lascia, il fascino e la forza mi abbandonano. E con l’età avanzata laddove un tempo ebbi un cuore vi è ora una pietra.

Ma in questa vecchia carcassa rimane la ragazza il cui vecchio cuore si gonfia senza posa. Mi ricordo le gioie, mi ricordo i dolori, e sento daccapo la mia vita e amo.

Ripenso agli anni troppo brevi e troppo presto passati. E accatto l’implacabile realtà “niente può durare”.

Allora apri gli occhi, tu che mi curi, e guarda non la vecchia scorbutica…Guarda meglio e mi vedrai”.

 

Quanti volti, quanti occhi, quante mani incrociamo, ogni giorno!

Che cosa guardiamo? Le rughe, le ostilità, i dubbi, le durezze? Se imparassimo invece a guardare i sogni, i palpiti, gli amori spesso così accuratamente nascosti? Proviamo a farlo e sarà Natale per tutti e per tutto l’anno! Auguri!  (don Mario Marchiori)

 

Una lettera trovata sul comodino di una vecchia signora ricoverata in un ospizio per anziani il giorno dopo la sua morte.

 

 

Vinci con il bene il male

 

“Possano i popoli africani prendere in mano da protagonisti il proprio destino e il proprio sviluppo culturale, civile, sociale ed economico! L’Africa cessi di essere solo oggetto di assistenza, per divenire responsabile soggetto di condivisioni convinte e produttive! Per raggiungere tali obbiettivi si rende necessaria una nuova cultura politica, specialmente nell’ambito della cooperazione internazionale. Ancora una volta vorrei ribadire che il mancato adempimento delle reiterate promesse relative all’aiuto pubblico allo sviluppo, la questione tuttora aperta del pesante debito internazionale dei Paesi africani e l’assenza di una speciale considerazione per essi nei rapporti commerciali internazionali, costituiscono gravi ostacoli alla pace, e pertanto vanno affrontati e superati con urgenza. Mai come oggi risulta determinante e decisiva, per la realizzazione della pace nel mondo, la consapevolezza dell’interdipendenza tra Paesi ricchi e poveri, per cui “lo sviluppo o diventa comune a tutte le parti del mondo, o subisce un processo di retrocessione anche nelle zone segnate da un costante progresso”.

(Dal messaggio di Giovanni Paolo II – Per la Giornata mondiale della Pace 1 gennaio 2005)

 

Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene.

 

Accendi tutte le luci,

prepara tutte le fiaccole,

illumina la casa

della tua anima.

E’ notte, ma l’alba

è certa, vicina.

Potrebbe giungere

il tuo Signore

e chiamarti con la voce

che hai ascoltato

fin da bambina.

Non si spenga

la tua lucerna, alimentala

con la lunga

pazienza del soffrire. (Donata Doni)

 

“Che siano tutti uno, e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano in noi: affinché il mondo creda che tu mi hai mandato”    (Giovanni 17:21)

 

 

Vino e Pane

 

Il Padre si sedette a capo del tavolo, assieme agli altri uomini. Arrivarono dei parenti di un paese vicino, arrivarono dei ragazzi, arrivarono delle donne.

Il padre offrì da bere e da mangiare a tutti, seduti intorno a lui. Versò il vino e disse: “Bevete”. Ruppe il pane e disse: “Mangiate”. “E’ mio figlio – egli disse – che mi ha aiutato a seminare, a sarchiare, a mietere, a trebbiare, a macinare il grano di cui è fatto questo pane. Prendete e mangiate, questo è il suo luogo”.

Arrivarono altri. Il padre versò da bere e disse: “E’ mio figlio che mi ha aiutato a potare, inzolfare, sarchiare, vendemmiare la vigna dalla quale viene questo vino. Bevete, questo è il suo vino”.

Gli uomini mangiavano e bevevano e c’era chi bagnava il pane nel vino.

“Il pane è fatto da molti chicchi di grano. Perciò esso significa unità. Il vino è fatto da molti acini di uva, e anch’esso significa unità. Unità di cose simili, uguali, utili. Quindi anche verità e fraternità, sono cose che stanno bene insieme”.

“Per fare il pane ci vogliono nove mesi” disse il padre. “A novembre il grano è seminato, a Luglio mietuto e trebbiato”. Il vecchio contò i mesi: “Novembre, Dicembre, Gennaio, Febbraio, Marzo, Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Fanno giusto nove mesi. Per maturare l’uva ci vogliono anche nove mesi, da Marzo a Novembre”.

“Nove mesi?” domandò la madre. Non ci aveva mai pensato, ci vuole lo stesso tempo per fare un uomo.  (Ignazio Silone)

 

 

Contributo alla statistica

 

Su cento persone:

che ne sanno più degli altri

cinquantadue;

insicuri a ogni passo

quasi tutti gli altri;

 

 

pronti ad aiutare,

purchè la cosa non duri molto

ben quarantanove;

buoni sempre,

perché non sanno fare altrimenti

quattro, bè, forse cinque;

propensi ad ammirare senza invidia

diciotto;

viventi con la continua paura

di qualcuno o qualcosa

settantasette;

dotati per la felicità,

al massimo poco più di venti;

innocui singolarmente,

che imbarbariscono nella folla

di sicuro più della metà;

crudeli,

se costretti dalle circostanze,

è meglio non saperlo

neppure approssimamene;

quelli col senno di poi

non molti di più

di quelli col senno di prima;

che dalla vita prendono solo cose

quaranta,

anche se vorrei sbagliarmi;

ripiegati, dolenti

e senza torcia nel buio

ottantatrè

prima o poi;

degni di compassione

novantanove;

mortali

cento su cento

Numero al momento invariato.  (Wislawa Szymborska . Premio Nobel per la letteratura nel 1996

dal Discorso all’Ufficio oggetti smarriti – Adelphi 2004)

 

 

Signore, quando ho fame,

dammi qualcuno

che ha bisogno di cibo;

quando ho sete,

mandami qualcuno

che ha bisogno di una bevanda;

quando ho freddo,

mandami qualcuno da scaldare;

quando ho un dispiacere,

offrimi qualcuno da consolare;

quando la mia croce diventa pesante,

fammi condividere la croce di un altro;

quando sono povero,

guidami da qualcuno nel bisogno;

quando non ho tempo,

dammi qualcuno

che io possa aiutare per qualche momento;

quando sono umiliato,

fa che io abbia qualcuno da lodare;

quando sono scoraggiato,

mandami qualcuno da incoraggiare;

quando ho bisogno

della comprensione degli altri,

dammi qualcuno che ha bisogno della mia;

quando ho bisogno che si occupi di me,

mandami qualcuno di cui occuparmi;

quando penso solo a me stesso,

attira la mia attenzione di un’altra persona. (Madre Teresa di Calcutta)

 

Non  capire  che il nostro ruolo significa ‘passare’ o ‘attendere’
di  passare ci rende capaci anche di fare la guerra e di uccidere, limitare
le  libertà,  predicare  hai  poveri seduti nell’oro. La storia si ripete e
l’Uomo  ripete  gli  stessi  errori: nel 40’ c’erano gli ebrei, nel 2000 ci
sono  gli  arabi;  c’è  sempre  qualcuno  da  discriminare, da uccidere per
giustificare la nostra avida idiozia.
Fin  dai  tempi  più  antichi  ci  hanno  insegnato:  proprietà,
controllo,  dominio;  per  giungere  al  diritto  di  vita  e  di morte nei
confronti  delle donne, dei figli, degli animali e di tutto ciò che è altro
o  diverso.  D’altronde questo mito di “dominio” dell’uomo sulla natura, ce
lo  ha insegnato la Bibbia:  “Dio li benedisse e disse loro: ‘Siate fecondi
e  moltiplicatevi, riempite la terra; soggiogatela e dominate …” (Genesi,
1,28)).
Esistono  scale  alimentari  che  non possiamo invertire. Il poco
sdegno  che  quasi  tutti  dimostriamo alla violenza significa che questa è
innata  e  fa parte dell’Uomo, della Natura e della Terra su cui vive. Come
le platee degli anfiteatri al tempo dei gladiatori erano piene di gente per
osannare  uomini  senza pietà che si uccidevano; oggi riproponiamo immagini
di  violenza  e  distruzione con successo. Distribuiamo con profitto giochi
destinati  ai  bambini,  pieni  di sangue, esplosioni, uccisioni, morti. La
violenza  è  lo  spettacolo che supera di gran lunga il sesso e lo sport di
qualsiasi genere.

Per  vivere dobbiamo uccidere! Il passero che uccide il bruco non
ci  turba  poi  così tanto anche se sappiamo che il bruco avrebbe lo stesso
diritto  di vivere del passero. Il leone che mangia la paglia o il lupo che
pascola  con  l’agnello sono una bella utopia ed un’aspettativa di profezie
divine irrisolte.
Lontano  da  religioni  e  riti, probabilmente per me cercare Dio
significa allontanarci dalla violenza, progettare nuove convinzioni di vita
dove  questa  sia  bandita.  Il  più grande peccato mortale che riconosco è
proprio questo: desiderare la morte o pensarla per altri; facendo rientrare
in  questo (senza alcuna eccezione) le cause di morte indirette dovute alla
corruzione, all’avidità, alla guerra.

 

Se Dio (o come lo vogliamo chiamare) parrebbe l’anelito dell’uomo
verso  l’eternità, un’eternità che arresti questo condizionamento, non vedo
alternative  che  non  siano  lontane  da  ogni  forma di discriminazione e
violenza,  uno  sradicamento  totale  dalla  legge della natura e di questo
mondo.

Se  di  fianco  a  noi  un personaggio prepotente utilizza la sua
forza  fisica  o  concettuale  (il  suo  potere)  per  sopraffare  un altro
individuo  e  restiamo indifferenti o adottiamo ‘un minuto di silenzio’ per
dimostrare  uno  sdegno  tiepido  o  ipocrita,  non abbiamo fatto altro che
piegarci a questa legge: predatori e prede allo stesso tempo!

Se la nostra ricerca ci permetterà, invece, di dire anche in modo
confuso,  che  siamo  contro  la  violenza  di  ogni  tipo, avremo di certo
intrapreso  il  cammino  dell’eternità  predicato  da  ogni  religione.  Un
sentiero  che  non  conosco.  Conosco  invece questo cammino costeggiato da
madri  che  piangono  di  dolore per la morte e la sofferenza causata da un
terremoto  che  ha seppellito il figlio; da un maremoto che ha spazzato via
tutto  quello  che  aveva;  da una testa di cazzo che ha lanciato una bomba
facendo  la guerra; da una malattia che non vogliamo curare ma che potremmo
farlo;  da  una  carestia  perché non abbiamo capito come dividere. Conosco
questo sentiero dove gente per bene si scandalizza se dico testa di cazzo e
non  prova  che  tiepide sensazioni su chi progetta le mine per dilaniare i
bambini  e  terrorizzare  la  povera gente o sul lancio di una bomba che li
esplode.

Ma  nonostante  tutto,  sono  entusiasta di vivere questa vita, di
poter scrivere poesie e saggi, di fare e proporre.

Distruggere  una  foresta,  lo  sappiamo,  basta  un fiammifero ed un
giorno  di vento, per farla crescere a volte non bastano gli anni della mia
vita.
Infine:  “l’arte è la dimostrazione che la vita non basta” diceva
Pessoa. Non potrei quindi farne a meno per riuscire a superare quei momenti
cupi dove l’idiozia dell’Uomo tende a lasciarmi senza parole.  (F.Carena)

 

 

La gentilezza è una virtù difficile da trovare in una società che ammira i comportamenti aggressivi e ruvidi. Siamo invitati a far si che le cose siano fatte e siano fatte rapidamente. Contano il successo, la soddisfazione, la produttività. Ma il costo è alto. Non vi è posto, in questo contesto, per la gentilezza.

Gentile è chi non spezza la canna infranta e non spegne il lucignolo fumigante.

Gentile è chi presta attenzione alle forze e alle debolezze dell’altro e gode di più stare insieme che di realizzare qualcosa.

La persona gentile cammina con passo leggero, ascolta con attenzione, guarda con tenerezza e tocca con rispetto. La persona gentile sa che la vera crescita richiede nutrimento e non forza.

Rivestiamoci di gentilezza! Nel nostro mondo duro e spesso inflessibile, la nostra gentilezza può ricordare al vivo la presenza di Dio tra noi.

 

Signore, tutto il mondo ti aspetta,

ti cerca e soffre

della tua lontananza.

Rendi acuto il nostro sguardo

per saper cogliere in tutti i fratelli

questa ansiosa ricerca di Te

al di là delle apparenze

che sembrano ignorarti o escluderti-

Rendi coraggiosa e leale

la nostra testimonianza,

perché tu sia riconosciuto

attraverso la nostra esistenza

e la nostra tensione verso la

giustizia, la carità e la verità.

Il mondo sappia che tu sei venuto,

che il tuo Natale

è la risposta alle attese più vere,

è l’aurora del nuovo giorno:

io sappia per la luce che offri a ogni

uomo è per la testimonianza

che di te vogliamo dare.

 

Comprendere ogni mattina in maniera nuova l’antica fedeltà di Dio, poter cominciare quotidianamente una nuova vita nella compagnia di Dio – ecco il dono che Dio ci fa a ogni spuntare del giorno.

 

Credo che soltanto la Bibbia sia la risposta a tutte le nostre domande e che abbiamo solo bisogno di domandare con insistenza e con un po’ di umiltà per ricevere da lei risposta.

 

Uomini vanno a Dio nella loro tribolazione, piangono aiuto, chiedono felicità e pane. Salvezza dalla malattia, dalla colpa, dalla morte.

Così fanno tutti, tutti, cristiani e pagani.

I cristiani stanno vicino a Dio nella sua sofferenza.

Dio va a tutti gli uomini nella loro tribolazione, sazia il corpo e l’anima del suo pane, muore in croce per cristiani e pagani e a questi e a quelli perdona.

 

Chi sono io?

Oggi sono uno, domani un altro?

Sono tutti e due insieme?

Davanti agli uomini un simulatore

e davanti a me uno spregevole vigliacco?

Questo porre domande da soli è derisione.

Chiunque io sia, tu mi conosci, o Dio, io sono tuo!

 

Dio non è un tappabuchi; Dio non deve essere riconosciuto solamente ai limiti delle nostre possibilità; ma al centro della vita. Dio vuole essere riconosciuto nella vita, e non solamente nel morire; nella salute e nella forza, e non solamente nella sofferenza; nell’agire, e non solamente nel peccato. La ragione di tutto questo stà nella rivelazione di Dio in Gesù Cristo – Egli è il Centro della vita.

 

Dio ha posto una volta per sempre l’unico fondamento della nostra comunione. Dio ci ha uniti in un sol corpo in Gesù Cristo, molto prima che non entrassimo a far parte di una comunità con altri Cristiani… Comunione Cristiana non è un ideale da realizzare, ma una realtà data da Dio in Cristo.

 

Siamo vicini al Venerdi santo e alla Pasqua, ai giorni delle azioni strapotenti compiute da Dio nella storia; delle azioni nelle quali il giudizio di Dio e la grazia di Dio divennero visibili a tutto il mondo: giudizio in quelle ore, in cui Gesù Cristo, il Signore, pendette dalla croce.

Grazia in quell’ora, in cui la morte, fu inghiottita dalla vittoria.

Non gli uomini hanno fatto qui qualcosa, no, soltanto Dio lo ha fatto.

Egli ha percorso la via verso gli uomini con infinito amore.

Ha giudicato ciò che è umano.

E ha donato grazia al di là del merito.

 

Io credo nella catastrofe finale. Sarà per un po’ più avanti. Non se che forma assumerà, ma sono assolutamente certo che è inevitabile. Qualsiasi previsione è arrischiata e ridicola. Ma si avverte benissimo che siamo a una brutta svolta, e che le cose non possono andare a finire bene.

(Emile Cioran, intervista con Jean Duval, giugno 1979, Un apolide Metafisico, Adelphi 20049

 

Mi rendo conto di essere attorniato da un mondo di morti, dietro questo muro in rovina ci sono i miei genitori. Desidero tornare tra loro, sedere a tavola con loro, sentirli discorrere delle cose anche più banali, sentire la loro voce, vedere i loro sguardi, sedermi a tavola con loro…

Mi dirigo con cautela verso di loro, ma appena varco il muro si alzano e si dileguano in silenzio dietro un altro muro in rovina. Sento i passi leggeri che si allontanano, vedo il tavolo vuoto.

In un attimo il tavolo si copre di muschio come un morbido tappeto, poi si fende, crolla e si sgretola, tra gli interstizi spunta l’erba.   (Gao Xingjian, La Montagna dell’anima)

 

Il denaro divide gli amici, i fratelli, gli sposi, i parenti. Tutti i legami di affetto che uniscono gli esseri sono distrutti dal denaro. L’uomo abbandona tutto per la ricchezza: i suoi affetti, il suo dovere, il suo paese. Può uccidere i suoi genitori e mettere a rischio la sua stessa vita.

(dalle antiche Scritture Indiane Bhagavata Purana circa III a.C.)

 

 

Perché mai l’Europa occidentale si è affannata per secoli nell’intento di dar vita a una civiltà che ora è chiaramente minacciata dall’interno, dato che gli europei sono minati dentro? La cosa grave non è un qualche pericolo esterno, bensì il fatto che tutti gli europei sono ormai maturi per scomparire. Tutta la storia universale è così: ogni civiltà a un dato momento è matura per scomparire…A che pro aver costruito cattedrali? (Emile Cioran L’Apolide Metafisico Adelphi 2004)

 

…Croce e che Bobbio espressamente ricordò: Come accade ai figli finchè il padre è vivo, anche se stanco, anche se vecchio: che se ne vanno adulti col proprio destino per le vie del mondo, ma tuttavia hanno il sentimento di essere ancora al sicuro sotto la sua tutela…Ma quando il padre ci lascia, soltanto allora ci sentiamo veramente soli, rimasti senza difesa in prima linea: e dinanzi a noi c’è la terra di nessuno.

 

Le nostre prospettive scientifiche sono ormai agli antipodi. Tu ritieni che Dio giochi a dadi col mondo, io credo invece che tutto ubbidisca a una legge, in un mondo di realtà obbiettive che cerco di cogliere per via furiosamente speculativa. Lo credo fermamente, ma spero che qualcuno scopra una strada più realistica, un fondamento più tangibile, di quanto non abbia potuto fare io. Nemmeno il grande successo iniziale della teoria dei quanti riesce a convincermi che alla base della vita vi sia la casualità, anche se so bene che i colleghi più giovani considerano questo atteggiamento come un effetto di sclerosi. Un giorno si saprà quale di questi atteggiamenti istintivi sarà quello giusto.

(Albert Eistein Lettera a Max Born 1944 Boringhieri 2004)

 

Non so come sarà negli anni che verranno. Nel mondo si stanno verificando cambiamenti mostruosi, ci sono forze che plasmano un futuro di cui non conosciamo il volto. Alcune di queste forze sembrano cattive, forse in se stesse, ma perché tendono ad eliminare altre cose che per noi sono buone… Poiché il nostro cibo, e il vestiario, e le case dove abitiamo nascono nella complicazione della produzione di massa, un tale metodo è destinato a inserirsi nel nostro modo di pensare e a eliminare ogni altro…

C’è una grande tensione nel mondo, verso un punto di rottura, e gli uomini sono infelici e confusi.

(John Stenbeck La Valle dell’Eden Mondatori 1954)

 

Tutto che funziona…E’ questo che inquieta: la cosa che funziona, il funzionamento da cui consegue un nuovo funzionamento, e che sempre più la Tecnica strappi l’uomo alla Terra, lo sradichi… Ho provato spavento vedendo le foto arrivate dalla Luna sulla Terra. Superfluo avere la bomba atomica: lo sradicamento dell’uomo è già cosa fatta. La nostra vita è ormai interamente condizionata dalla Tecnica. E quella su cui viviamo non è più una Terra.

(Martin Heiddegger Intervista Der Spiegel 1966 pubblicata 1976)

 

Un tempo l’utensile era il prolungamento della mano, con io macchinismo la mano è diventata il prolungamento dell’utensile… (Georges Braque 1917-1955)

 

L’embrione non respira, non mangia, non cammina, non parla, non discute, non pensa. Si astiene.

 

Solo quando l’ultimo albero sarà abbattuto, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce pescato, vi accorgerete che non si può mangiare il denaro (Anonimo indiano)

 

Ma no, amico, non se ne accorgeranno. E il denaro gli entrerà vittoriosamente nell’intestino.

 

La taglia per quest’uomo è di 5.000 dollari, giusto?

Giuda si accontentò di 4.970 dollari di meno.

Non c’erano i dollari, allora.

Ma i figli di puttana si. (Charles Bronson)

 

 

Un giorno irruppe con la sua caratteristica impazienza mentre (le suore) stavano cucinando del bollito, e disse: “Pigliate quella carne e portatela alla famiglia del contadino. Per voi, mie care figlie, non entrerà più carne in questa casa. Non mangerete più carne, ma solo di magro, cioè verdura e legumi conditi con olio a seconda di quanto vi manderà la divina provvidenza”.

 

Abbiamo vissuto abbastanza per gli altri, viviamo per noi almeno per quest’ultimo resto della vita. Riconduciamo a noi e al nostro piacere i nostri pensieri e le nostre intenzioni. Non è un’impresa di poco conto organizzare tranquillamente la nostra ritirata: questo ci occupa già abbastanza senza che dobbiamo mescolarvi altre imprese. Poiché Dio ci dà agio di disporre il nostro trasloco, prepariamoci; facciamo i bagagli; prendiamo congedo per tempo dalla compagnia; sciogliamoci da quelle violente strette che ci impegnano altrove e ci allontanano da noi stessi… La più grande cosa del mondo è saper essere per se.  (Michel De Montagne, Adelphi 1966)

 

Se un Dio ha fatto questo mondo, io non vorrei essere quel Dio, perchè il dolore del mondo mi strazierebbe il cuore (Nachlass)

 

…sul muro del “Filadelfia” prima che le ruspe lo buttassero giù  c’era uno scritto: “Non puoi scappare a lungo dalla tua storia, perché arriva sempre un momento in cui essa ti riporta là da dove vieni”. Vale per tutti, calciatori, tifosi, amanti, commessi viaggiatori, geometri. Quasi un riflesso tangibile di quel ritorno a casa che ci aspetta alla fine del viaggio.

 

Cristo non ha altre mani

che le nostre mani per fare oggi

il suo lavoro.

Non ha altri piedi se non i nostri

piedi per guidare gli uomini a sé.

Non ha altre labbra se non le

nostre labbra per parlare di sé.

Non ha altro aiuto se non il nostro

aiuto per raccogliere tutti i popoli nella sua casa.

 

Dove finisce

l’arcobaleno

ci sarà. Fratello,

un luogo nel quale

il mondo potrà cantare

canzoni di ogni sorta.

 

Noi canteremo insieme,

neri e bianchi fratelli,

una canzone

e sarà un canto

pieno di tristezza

perché

non ne conosciamo

il motivo

difficile da imparare. (Richard Rive)

 

 

Preghiera del cammino

 

A te, Signore,

presento il mio entusiasmo

ed il mio sforzo;

in Te, Signore, confido,

perché so che mi ami.

Fa che nella prova non ceda alla fatica

e che la tua grazia trionfi sempre in me.

 

Indicami i tuoi cammini, Signore,

insegnami i tuoi sentieri.

Che nella mia vita si aprono cammini

di pace, di giustizia e libertà.

Che nella mia vita si aprano sentieri

di speranza, di uguaglianza e di aiuto.

 

Avviami verso la fede, Signore;

ricorda che la tua tenerezza

e la tua lealtà non finiscono mai;

Tu, Signore, ti fidi di me

e mi aspetti sempre,

 

Tu sei buono e giusto

e insegni il cammino a chi è sbandato.

Ho gli occhi rivolti verso di Te,

che mi libererai

dai miei ormeggi e vincoli.

 

Allarga il mio cuore ristretto

e liberami dalle mie angustie.

 

Indicami i tuoi cammini, Signore,

Tu che sei il cammino,

Io spero sempre in Te.

Io so che Tu mi ami.

tradisci colui che in Te confida.

 

 

Ricordando don Michele Do uomo e prete intelligente, cercatore, capace di grandi amicizie e di dialogo senza barriere…, dal cuore rivolto all’eterno.

Volto forte del profeta, dalle altezze e solitudini e quotidianità dell’uomo che abita sul Monte…

 

 

Credo in un solo Dio, che è Padre,

fonte sorgiva di ogni vita,

di ogni bellezza, di ogni bontà.

Da Lui vengono ed a Lui ascendono tutte le cose.

 

Credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell’uomo,

immagine visibile e trasparente

dell’invisibile volto di Dio.

Immagine alta e pura del volto dell’uomo,

così come lo ha sognato il cuore di Dio.

 

Credo nello Spirito Santo,

che vive e opera nella profondità del nostro cuore,

per trasformarci tutti a immagine di Cristo.

 

Credo che da questa fede fluiscono le realtà

più essenziali e irrinunciabili della nostra vita:

la Comunione dei Santi e delle cose sante,

che è la vera Chiesa,

la buona Novella del perdono dei peccati,

la fede nella Risurrezione che ci dona la speranza

che nulla va perduto della nostra vita:

nessun frammento di bontà e di bellezza,

nessun sacrificio per quanto nascosto ed ignorato,

nessuna lacrima e nessuna amicizia. Amen. (Don Michele Do Saint Jacques. Aosta)

 

 

Se la nota dicesse: non è la nota che fa la musica

…non ci sarebbero le sinfonie.

 

Se la parola dicesse: non è la parola che può fare la pagina

…non ci sarebbero libri.

 

Se la pietra dicesse: non è la pietra che può fare un muro

….non ci sarebbero case.

 

Se la goccia d’acqua dicesse: non è la goccia d’acqua che può fare un fiume

…non ci sarebbe l’oceano.

 

Se il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano che può seminare un campo

…non ci sarebbe la messe.

 

Se l’uomo dicesse: non è un gesto d’amore che può salvare l’umanità

…non ci sarebbero mai né giustizia, né pace, né dignità, né felicità

sulla terra degli uomini.

 

Come la sinfonia ha bisogno di ogni nota

Come il libro ha bisogno di ogni parola

Come la casa ha bisogno di ogni pietra

Come l’oceano ha bisogno di ogni goccia d’acqua

Come la messe ha bisogno di ogni chicco

L’umanità intera ha bisogno di Te,

qui dove sei,

unico,

e perciò insostituibile. (M.Quoist – Passo dopo passo)

 

 

Non rassegnarsi, lottare

Non disperare, sperare

Non odiare, amare

Non reprimere la collera,

ma esprimerla in forma costruttiva di impegno e servizio

Non calcolare, rischiare

Non servire i potenti ma i deboli

Non cedere, credere

Non ripetere, pensare

Non tacere, parlare

Non restare soli, pregare

Non intristire, godere l’amicizia

Non raziocinare senza passione d’amore,

lasciar parlare in noi anche poesia e profezia

Non chiudere confini, ma aprire gli spazi dello spirito,

che sono gli spazi dell’uomo inedito che è dentro di noi

e del Dio nascosto nel suo cuore.   (Enrico Peiretti)

 

 

L’uomo inedito

 

L’uomo vero non è ciò che è

Ma ciò che potrebbe essere.

In noi c’è l’uomo “inedito”

L’uomo possibile

Che aspira a un mondo diverso

Da quello in cui siamo… (Ernesto Calducci)

 

 

Il dono

 

Noi siamo venuti al mondo

Con un grande dono:

la fantasia, la capacità di immaginare.

Ed è questa nostra

Capacità immaginativa

Che ci fa guardare al mondo e dire:

“ecco come è” oppure

“ecco come dovrebbe essere,

come sarebbe giusto che fosse”.

Abbiamo ricevuto il dono

Di ri-sognare il mondo,

e abbiamo il dovere e la possibilità

di decidere almeno

come dovrebbe essere.

Perché tutti i cambiamenti cominciano

Innanzitutto nella nostra testa.   (Ben Okri)

 

 

Sognare insieme

 

Il sogno non risiede

Né in una società povera né in una società ricca,

ma in una società fraterna, giusta solidale.

Questo sogno può acquistare un po’ di realtà.

Se lo sogniamo da soli sarà illusione.

Ma se lo sogniamo insieme, è un segnale di soluzione.

Amici, cerchiamo di sognare insieme,

sognare presto, sognare in collaborazione.  (Leonard Boff)

 

 

Se non ascolteremo le vittime,

un mondo diverso non sarà possibile.  ( Beati i Costruttori di Pace)

 

 

La speranza

 

La speranza non è ottimismo

La speranza non è convinzione

Che ciò che stiamo facendo avrà successo.

La speranza è la certezza

Che ciò che stiamo facendo ha un significato.  (Vaclav Havel)

 

 

Ciò che dico a voi lo dico a tutti: vegliate! Nell’evangelo di Marco è una parola intensamente simbolica, perché è l’ultima parola che Gesù rivolge ai discepoli prima che inizi il racconto della sua passione e morte. Gesù comanda di vegliare quanto vede arrivare per lui l’ora delle tenebre, la notte della passione e il buio della morte. Non a caso, dunque, “vegliate” è l’incip dell’Avvento corrisponde esattamente ai giorni più bui dell’anno quando più che mai la notte e le tenebre prevalgono sulla luce.

Ciò che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!; questa parola di Gesù contiene in se tutta l’intensità di un imperativo, tutta la forza di quell’ordine che il Signore della casa, il padrone, dà ai servi al momento della sua partenza. Dicendo “Vegliate” Gesù dunque non fa una semplice esortazione, ma ai suoi discepoli e a noi un comando e ci dice “Fino al ritorno il vostro modo di essere credenti e il vostro modo di stare nel mondo sia un v vegliare, sia un attendermi nella notte”.

E’ dunque Gesù a istituire la notte come il tempo e il luogo della nostra fede. Per questo noi cristiani siamo credenti nella notte non perché il mondo nel quale viviamo è solo tenebra, solo male e solo peccato, ma perché il Signore ha voluto collocarci nella notte e non in pieno giorno. Non siamo stati noi a scegliere la difficile condizione di essere credenti nella notte. E per credere nella notte il Signore  ci ha dato l’unica cosa necessaria a chi stà nel buio, una lampada: la sua parola che è: lampada ai nostri passi. Noi disponiamo dunque solo della piccola fiamma di una lampada. E una fiamma non illumina tutto, non permette di vedere tutto ma solo quanto basta per muovere i passi.

Per questo, la nostra fede, come la Parola che l’ha generata, è solo una piccola fiamma che non permette di vedere tutto come in piena luce, non possiede la chiarezza su tutto e dunque non dà certezze incrollabili, non offre verità assolute da imporre con forza a tutti, non permette l’arroganza di chi presume di possedere tutta la verità. I credenti nella notte cercano la verità con la stessa fatica con la quale nel buio si cerca il cammino: a tentoni e spesso sbagliando. Vegliare nell’Avvento satà dunque per noi rimanere credenti nella notte, vegliando a non trasformare la piccola fiamma della nostra fede in un sole abbagliante che acceca tutti. La notte sia sempre la misura della nostra fede, perché se cediamo alla tentazione di voler vedere e sapere tutto, non vivremo più nello spazio della fede, ma delle certezze e noi non saremo più dei credenti.

Essere credenti nella notte, come Gesù ci ordina, significa inoltre prendere coscienza che la notte è il tempo del silenzio, delle voci basse, dei sussurri, del mormorio sommesso. Nella notte non si grida, non si alza il tono, non si fa udire in piazza la propria voce. Gesù, istituendoci credenti nella notte, vuole che la sua parola, il suo evangelo si misuri con il silenzio della notte.

L’evangelo infatti, non è un’ideologia di cui far propaganda nelle piazze di questo mondo, non è un prodotto da svendere sul mercato e per questo non va né gridato né sbandierato. L’evangelo è una buona notizia, e la notizia buona la si racconta. Un racconto si addice più all’intimità e al silenzio della notte che alla piazza affollata di gente nell’ora di mezzogiorno. Vegliare nell’Avvento sarà dunque per noi saper raccontare l’Evangelo senza infrangere il silenzio della notte.

 

Gesù infine fa di noi credenti nella notte in attesa, e colui che attende fa anzitutto l’esperienza dell’assenza, della mancanza, del vuoto, del non avere tutto e subito. Attendere è sempre invocare una presenza, una pienezza, un compimento. Essere credenti in attesa significa, allora, stare nel mondo non come chi possiede già tutto e non ha nulla da aspettarsi, ma come coloro che mancano non solo di qualcosa ma mancano dell’essenziale: del loro Signore. Noi credenti, stanchi e delusi, a volte frustati da duemila anni di attesa, siamo spesso tentati di colmare questa mancanza, questo vuoto tanto difficile da sostenere. L’apostolo Pietro già conosceva la fatica di rimanere cristiani in attesa e scriveva alla sua comunità: “Verranno negli ultimi giorni schernitori beffardi…e diranno: “Dov’è la promessa della sua venuta? Dal giorno in cui i nostri padri chiusero gli occhi, tutto rimane come al principio della creazione (2PT 3, 3-4). Questi schernitori sono pronti loro ad offrirci ciò che a noi manca: un signore da servire, un regno da governare. A questo si cede spesso in nome di un pragmatismo cristiano, che si preoccupa più del cristianesimo, e dei suoi interessi che di Cristo e della sua venuta. Così da cristiani si diventa cristianisti, cioè coloro che amano il cristianesimo più di quanto amano Cristo. L’avvento rinnovi in noi la consapevolezza di essere credenti nella notte in attesa del Signore, sapendo che questa attesa è necessariamente anche virtù politica, ovvero un modo di stare da cristiani nella “polis” confessando: “Ci sono molti dei e signori ma per noi c’è un solo Dio e un solo Signore”.

Questo Signore, Gesù il Messia, verrà nella notte e noi lo incontreremo solo se sapremo restare credenti nella notte in attesa del suo ritorno.    (Fratel Goffredo, monaco di Bose)

 

 

Far camminare le parole, per avvicinarsi alla pace

 

I muri che più difficilmente si possono abbattere sono quelli che stanno dentro le nostre menti e dentro i nostri cuori: se non sviluppiamo la capacità di far crollare quei muri, non potremo mai cambiare il mondo e la famiglia umana.

 

Prima di venire in Italia ho partecipato ad una missione internazionale nel paese più povero di tutto il continente americano, forse il più povero al mondo: Haiti. I fratelli e le sorelle haitiani mi chiedevano “perché siete venuti qui?”, Io rispondevo “perché non vi rubino anche la speranza”. Il nostro mondo ha un gran bisogno di speranza; essa rappresenta quella forza che ci spinge, che ci stimola alla lotta, quella forza che ci dà la possibilità di costruire un altro mondo, riccheggiando lo slogan del Forum Sociale Mondiale. Non perdere la speranza significa avere la possibilità di costruire un mondo più giusto, umano e fraterno per tutti, non solo per alcuni.

Facciamo parte tutti quanti della grande famiglia umana; un grande pensatore brasiliano affermava che tutti quanti siamo “figli delle stelle”, figli quindi dello stesso padre e della stessa madre. Per questo motivo tutti insieme riflettiamo su quale via debba percorrere l’umanità, su dove debba andare la famiglia umana. Vorrei condividere con tutti voi alcune riflessioni. Viviamo in un mondo caratterizzato dalla violenza, dominato da conflitti, fame e guerra. La FAO nella sua ultima relazione sullo stato della fame nel mondo sostiene che in un solo giorno muoiono nel mondo 35.000 bambini per fame; tutto ciò avviene in un mondo dove si spendono moltissimi milioni di dollari per le armi; ma non sorprendiamoci, questa è la società consumistica.

Si tratta di una violenza sociale ma contemporaneamente strutturale al sistema.

Accanto a questi tipi di problemi vi sono questioni legate alla crisi di valori politici, sociali, spirituali. Noi tutti ricordiamo il crollo del muro di Berlino. Prima che il muro cadesse era palpabile a Berlino la disperazione ed il pianto di quel popolo diviso, abbiamo visto persone che avrebbero voluto far crollare quel muro togliendo ogni pietra con le proprie mani, per far comprendere che la loro volontà era quella di creare un’umanità diversa. Poi il muro è crollato e molti di noi sono stati pervasi dalla speranza che i rapporti internazionali si sarebbero evoluti verso la pace e la solidarietà: ci siamo sbagliati. Nel frattempo sono infatti sorti altri muri: pensiamo al muro costruito da Israele per emarginare il popolo palestinese e per togliergli il diritto all’autodeterminazione, al muro tra Corea del Nord e Corea del Sud, al muro che divide Stati Uniti e Messico. Muri di acciaio attraverso i quali  passano le merci ma non gli esseri umani, simboli della negazione della dignità umana. Quando il Papa si è recato nella Repubblica Domenicana, il Governo ha innalzato muri per impedirgli di vedere le favellas, i tuguri, la povertà. La miseria cambia nomi, ma in tutti i posti del mondo ha lo stesso volto: questo è l’aspetto più terribile.

Tuttavia i muri che più difficilmente si possono abbattere sono quelli che stanno dentro alle nostre menti e dentro i nostri cuori: se non sviluppiamo la capacità di far crollare quei muri, non potremo mai cambiare il mondo e la famiglia umana. Nei nostri rapporti personali, sociali e politici, bisogna che non esistano muri.

Credo che oggi siamo di fronte ad una grande sfida contro l’intolleranza, contro il potere di dominio. Credo che quando una superpotenza come gli Stati Uniti disconosce i patti, i protocolli internazionali, la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e costruisce un muro fatto di menzogne, sia necessario combattere perché tutto ciò non avvenga. Le menzogne vengono costruite affinché l’opinione pubblica accetti le guerre che sono state scatenate non certo per motivazioni umanitarie.

Mi sono recato in Afghanistan prima della guerra, ho attraversato la Giordania e l’Iraq fino ad arrivare a Bagdad. Ho potuto toccare la sofferenza di questi popoli. Dopo questo viaggio ho stretto diversi rapporti che mi hanno permesso di incontrarmi, nel dicembre scorso a Roma, con cinque rappresentanti della città di Falluja (Iraq), dove vengono continuamente perpetrati gravi massacri,m occultati però dai mezzi di comunicazione internazionale.

Questi sono i muri di cui parlavo prima, muri che vanni abbattuti; muri costruiti con la disinformazione, con la mancanza di trasparenza, con la complicità.

Per cambiare il mondo dobbiamo comprendere bene cosa significano parole come pace, diritti umani, cooperazione.

Cosa è la Pace? La pace non è certo l’assenza di conflitti, ma è caratterizzata da una dinamica complessa, da un intersecarsi di relazioni umane. I conflitti sono inevitabili, perché non è possibile, né auspicabile, che tutte le persone pensino nello stesso modo; esiste infatti una grande diversità a livello di pensiero, di comprensione, di espressione. Quello che serve è una diversità che sia parte di un’unità; nessuno possiede infatti la verità, ma tutti siamo portatori di una piccolissima parte di verità. Se la condividiamo possiamo costruire una verità che appartiene a tutti. Cosa è invece la giustizia? Nel 1848, Henry Thoreau, un grande pensatore, si espresse sulla resistenza contro le dittature e sulla disobbedienza civile con queste parole “ogni persona che ama la libertà deve rispettare la legge; non possiamo vivere senza leggi, la società stessa costruisce le leggi, perché il modo di convivere e di mettersi gli uni di fronte agli altri obbliga a questo. Ogni persona che ama la libertà non deve solo rispettare le leggi, ma anche farle rispettare. Questa è la base su cui si costruisce la convivenza. Ma non tutte le leggi sono giuste e le leggi ingiuste non possono essere accettate, bisogna resistervi fino ad annullarle: la persona deve essere coerente tra ciò che dice e ciò che fa. Deve rifiutarsi di pagare l’imposta di guerra contro il Messico. La persona deve accettare anche la prigione come una testimonianza, come Gandhi, nella sua lotte per la liberazione dell’India o come Martin Luther King, nella sua lotta per le libertà civili”.

Ci sono molte persone che si ribellano contro le leggi ingiuste che ci schiacciano e ci emarginano, noi vogliamo essere uomini liberi. Sopportiamo molte ingiustizie e ci rendiamo in molti casi complici di queste ingiustizie. Come possiamo trasformare tutto questo?

Questo è il lavoro della coscienza critica.

Prima di venire a Lucca ho incontrato a Roma Giuliana Sgrena, la giornalista italiana sequestrata per un mese in Iraq, che ha rischiato di venire assassinata dagli statunitensi, che hanno invece ucciso il suo liberatore, Nicola Calipari. Come possiamo far fronte a tutto questo? Come far rinascere la speranza di cui parlavo all’inizio? Un’insegnamento ci arriva dalle comunità di pace della Colombia, che stanno subendo numerose violenze da parte delle truppe paramilitari che spadroneggiano nel loro paese, oppure dalle comunità indigene, che mi raccontano dell’oppressione che subiscono quotidianamente; tutti sostengono la necessità della resistenza, l’esigenza di “far  camminare le parole”. E’ importante far camminare le parole, perché la parola è energia se seguita dai fatti. Il fatto che segue la parola rappresenta la coerenza di cui parlava anche Thoreau, la coerenza tra il dire e il fare. Bisogna quindi essere coerenti, non bisogna mentirci e mentire. E’ necessaria un’unione tra la teoria e la pratica. Vorrei condividere con tutti voi le riflessioni di Don Samuel Ruiz e dei fratelli Maya. Domandai ai fratelli Maya: “Voi cosa pensate dello sviluppo?, ma loro mi risposero “Lei cosa vuole sviluppare. Nella nostra cultura non esiste la parola sviluppo come viene intesa nell’occidente tecnologizzato. Noi abbiamo la parola equilibrio:  con noi stessi, con la terra, con l’universo, con Dio….”

(Dal n. 1 di “Volontariato oggi”  del 2005 – Perez Esquivel: Premio Nobel della Pace 1980)

 

La bici non consuma e non produce emissioni, non ingombra e non fa rumore; è un mezzo ecologico per definizione e ad alta efficienza energetica. La bicicletta migliora il traffico, l’ambiente, la salute e l’umore.

 

 

Cristo, mio redentore

 

Sono libero

quando accetto la libertà degli altri.

 

Sono libero

quando riesco ad essere persona.

 

Sono libero

quando non credo nell’impossibile.

 

Sono libero

se la mia unica legge è l’amore.

 

Sono libero

quando credo che Dio

è più grande del mio peccato.

 

Sono libero

quando solo l’amore riesce a incantarmi.

 

Sono libero

se mi accorgo che ho bisogno degli altri.

 

Sono libero

quando sono capace di ricevere la felicità

che mi regalano gli altri.

 

Sono libero

se solo la verità può farmi cambiare strada.

 

Sono libero

se posso rinunciare ai miei diritti.

 

Sono libero

quando amo il bene del mio prossimo

più della mia stessa libertà. (Don Primo Mazzolari)

 

 

Dentro

Mi cresce dentro l’ansia di morire

Senza avere il godibile goduto

Senza avere il soffribile sofferto

La volontà di gettare

Come un ingombro inutile il nome

Con per compagna la perdizione

A cuor leggero andarmene pel mondo.   (Camillo Sbarbaro)

 

 

 

Qual’è

 

Qual’ il giorno più bello? Oggi

La cosa più facile? Sbagliare

L’ostacolo più grande? La paura

Lo sbaglio peggiore? Arrendersi

La radice di tutti i mali? L’egoismo

La distrazione più bella? Il lavoro

La peggiore sconfitta? Lo scoraggiamento

I migliori insegnanti? I bambini

La prima necessità? Parlare con gli altri

La cosa che più fa felice? Essere di aiuto agli altri

Il mistero più grande? La morte

Il peggior difetto? Il malumore

La persona più pericolosa? Il bugiardo

Il sentimento più pericoloso? Il rancore

Il regalo più bello? Il perdono

La cosa di cui non si può fare a meno? La casa

La strada più rapida?  Il cammino giusto

La sensazione più gratificante? La pace interiore

Il gesto più efficace? Il sorriso

La maggiore soddisfazione? Il dovere compiuto

La forza più potente del mondo? La fede

Le persone piu necessarie? I genitori

La cosa più bella di tutte? L’amore

 

 

Il meglio di te

L’uomo è irragionevole,

illogico, egocentrico:

non importa, amalo.

 

Se fai il bene, diranno che lo fai

Per secondi fini egoistici:

non importa, fa il bene.

 

Se realizzi i tuoi obbiettivi,

incontrerai chi ti ostacola:

non importa, realizzali.

 

Il bene che fai forse

Domani verrà dimenticato:

non importa, fa il bene.

L’onestà e la sincerità

Ti rendono vulnerabile:

non importa, sii onesto e sincero.

 

Quello che hai costruito

Può essere distrutto:

non importa, costruisci.

 

La gente che hai aiutato,

forse non te ne sarà grata:

non importa, aiutala.

 

Dà al mondo il meglio di te,

e forse sarai preso a pedate:

non importa, dà il meglio di te. (Madre Teresa di Calcutta)

 

 

Se eri un bambino negli anni 50, 60, 70…

Come hai fatto a sopravvivere?

 

Da bambini andavamo in auto che non avevamo cinture di sicurezza, né airbag…

 

Viaggiare nella parte posteriore di un furgone aperto era una passeggiata speciale e ancora ne serbiamo il ricordo.

 

Le nostre culle erano dipinte con colori vivacissimi, con pitture a base di piombo.

 

Non avevamo cinture di sicurezza per i bambini nelle confezioni dei medicinali, nei bagni alle porte.

 

Quando andavamo in bicicletta non portavamo il casco.

 

Bevevamo l’acqua dal tubo del giardino, invece che dalla bottiglia minerale.

 

Trascorrevamo ore ed ore costruendoci carretti a rotelle ed i fortunati che avevano strade in discesa si lanciavano e, a metà corsa, ricordavano di non avere freni.

 

Uscivamo a giocare con l’unico obbligo di rientrare prima del tramonto.

 

La scuola durava fino a mezzogiorno, arrivavamo a casa per pranzo. Non avevamo cellulari…cosicché nessuno poteva rintracciarci. Impensabile.

 

Ci tagliavamo, ci rompevamo un osso, perdevamo un dente, ma non c’era nessuna denuncia per questi incidenti. La colpa non era di nessuno se non di noi stessi.

 

Mangiavamo biscotti, pane e burro, bevevamo bibite zuccherate e non avevamo mai problemi di soprappeso, perché stavamo sempre in giro a giocare.

 

Condividevamo una bibita in quattro…bevendo dalla stessa bottiglia e nessuno moriva per questo.

 

Non avevamo Playstation, Nintendo 64, X box, Videogiochi, televisione da cavo con 99 canali, videoregistratori, dolby surround, cellulari personali, computers, chatroom su Internet. Invece AVEVAMO AMICI.

 

Uscivamo, montavamo in bicicletta o camminavamo fino a casa dell’amico, suonavamo il campanello o semplicemente entravamo senza bussare e lui era lì e uscivamo a giocare.

 

Si! Lì fuori! Senza un guardiano! Come abbiamo fatto? Facevamo giochi con bastoni e palline da tennis, si formavano delle squadre per giocare una partita: non tutti venivano scelti per giocare e gli scartati non subivano nessuna delusione che si trasformava in trauma.

 

Alcuni studenti non erano brillanti come altri e quando perdevano un anno lo ripetevano. Nessuno andava dello psicologo, dallo psicopedagogo, nessuno soffriva da dislessia, né di problemi di attenzione, né di iperattività; semplicemente ripeteva ed aveva una seconda opportunità.

 

Avevamo libertà, fallimenti, successi, responsabilità…ed imparavamo a gestirli…La grande domanda è: come abbiamo fatto a sopravvivere e, soprattutto, ad essere le grandi persone che siamo ora?

 

Sicuramente diranno che eravamo dei noiosi, Però siamo stati molto felici!!!

 

 

 

 

 

L’inciviltà del fuoco

 

Con il fuoco l’uomo ha imparato a cucinare i cibi, segnando un passaggio importante

nella sua evoluzione. Ora brucia le risorse, segnando un passo indietro verso la preistoria!

 

 

Trova il tempo

 

Trova il tempo di lavorare:

è il prezzo del successo.

 

Trova il tempo di riflettere:

è la fonte della forza.

 

Trova il tempo di giocare:

è il segreto della giovinezza.

 

Trova il tempo di leggere:

è la base del sapere.

 

Trova il tempo d’essere gentile:

è la strada della felicità.

 

Trova il tempo di sognare:

è il sentiero che porta alle stelle.

 

Trova il tempo d’amare:

è la vera gioia di vivere.

 

Trova il tempo d’essere felice:

è la musica dell’anima. (Saggezza indiana)

 

 

 

 

Vogliamo vivere insieme ad altri esseri viventi che vogliono vivere. (Albert Schweitzer)

 

La speranza è come una strada di campagna

che si forma perché la gente inizia percorrerla.      (Proverbio indiano)

 

 

Per un anno di felicità

 

Sii felice con te stesso, accettandoti come sei e accogliendo gli altri. Che possa stare in pace con te stesso, con la tua mente e col tuo cuore, e trasmettere questa pace agli altri.

 

Sii felice nella tua famiglia. Possiate sentirvi sempre di più uniti e creativi.

 

Sii felice nel tuo lavoro. Che possa darti soddisfazione e che il tuo impegno ed i tuoi progetti portino frutto abbondante.

 

Sii felice nella giustizia,  rispettando e difendendo i diritti di tutti, dando spazio ad ogni voce.

 

Sii felice nella generosità. Che tu possa vivere la solidarietà nel dono e nella condivisione, aiutando e servendo.

 

Sii felice nel perdono, sempre, superando ogni risentimento e desiderio di vendetta.

 

Sii felice nella pazienza, andando avanti nonostante le difficoltà, superando gli ostacoli e accettando le sconfitte.

 

Sii felice nell’umiltà, riconoscendo che i tuoi valori sono doni ricevuti, rinunciando ai confronti e rallegrandoti per i meriti degli altri senza covare alcun sentimento di invidia.

 

Sii felice nella fede, affidando alle mani di Dio la tua vita, confidando in lui più che in te stesso.

 

Sii felice nella speranza, superando disinganni e impazienze.

Sii felice nella carità, preoccupandoti più della felicità degli altri che della tua, evitando critiche offensive e sentimenti cattivi, facendo del bene a tutti.

 

Sii felice nell’accoglienza del Vangelo, riconoscendoti tra i piccoli e i poveri che hanno bisogno della Buona Notizia.

 

Sii  felice in Dio, fonte di ogni amore. Che ti sorrida sempre e ti tenga nel palmo delle sue mani.

E tu, lasciati condurre da lui.

 

Signore, ho il tempo

 

Sono uscito, o Signore,

Fuori la gente usciva.

 

Andavano, venivano,

camminavano, correvano.

Correvano le bici, correvano le macchine,

correvano i camion, correva la strada,

correva la città, correvano tutti.

Correvano per non perdere tempo,

correvano dietro il tempo,

per riprendere tempo,

per guadagnare tempo.

Arrivederci, scusi, non ho il tempo.

Ripasserò, non posso attendere, non ho il tempo.

Avrei voluto aiutarla, ma non ho il tempo.

Non posso accettare, per mancanza di tempo.

Non posso riflettere, leggere, sono sovraccarico,

non ho il tempo.

Vorrei pregare, ma non ho il tempo.

Il bambino, gioca, non ha tempo subito…più tardi…

Lo sposo novello, ha la casa, deve arredarla, non

ha il tempo…più tardi…

il padre di famiglia, ha i bambini, non ha tempo…

più tardi…

i nonni, hanno i nipoti, non hanno tempo…più tardi..

sono malati! Han le loro cure, non hanno

tempo…più tardi…

sono moribondi, non hanno…

troppo tardi…non hanno più tempo!

 

Così gli uomini corrono tutti dietro il tempo, o Signore,

passerò sulla terra correndo,

frettolosi, precipitosi, sovraccarichi, impetuosi,

avventati.

E non arrivano mai a tutto, manca loro il tempo,

nonostante ogni sforzo, manca loro il tempo,

anzi manca loro molto tempo.

Le ore sono troppo brevi,

i giorni sono troppo brevi,

le vite sono troppo brevi.

Ma, Tu sai quello che fai, Signore,

Tu non Ti sbagli quando distribuisci il tempo

Agli uomini.

Tu doni a ciascuno il tempo di fare quello che Tu

Vuoi che egli faccia.

 

Ma non bisogna perdere tempo,

sprecare tempo, ammazzare il tempo.

Perché il tempo è un regalo che Tu ci fai,

ma un regalo deteriorabile,

un regalo che non si conserva.

 

Signore, ho tempo,

ho tutto il tempo mio,

tutto il tempo che tu mi dai,

gli anni della mia vita,

le giornate dei miei anni,

le ore delle mie giornate.

A me spetta riempirli, serenamente con calma,

ma riempirli tutti fino all’orlo, di bene

per offrirteli, in modo che della loro acqua insipida

tu faccia un vino generoso,

come facesti un tempo a Cana per le nozze umane.

 

Non ti chiedo questa sera, o Signore,

il tempo di fare questo e poi ancora quello,

Ti chiedo la grazia di fare coscienziosamente

nel tempo che Tu mi dai

quello che Tu vuoi ch’io faccia. (Michel Quoist)

 

La democrazia è un bene costitutivo dell’Umanità;  come fare per mantenerla in vita è il punto dell’ordine del giorno, per il primo mondo, e per il terzo, e per il secondo e per il quarto e qualunque altro: dobbiamo recuperare il gusto della democrazia. (Laura Restrepo – Colombia – Premio Grinzane Cavour Narrativa Straniera 2006).

 

Io ho molti sogni e molti sogni lascio nei diversi posti dove sono stata. I sogni che devo conservare li conservo dentro ad un piccolo baule. Non si può aprire, perché altrimenti i sogni scappano. Non si possono dire i sogni. (Rigoberta Menchù (Guatemala) Premio Nobel per la Pace 1992. Premio Speciale Grinzane Cavour 25 anni)

 

 

L’amicizia è un sentimento che può durare tutta la vita, mentre l’amore è transitorio. Chi si promette amore eterno mente, perché l’amore è destinato a spegnersi, o tutt’al più a trasformarsi in una sorta di parentela fondata sull’abitudine, invece il legame dell’amicizia può continuare negli anni con la stessa intensità, anzi rafforzandosi. (Tahar Ben Jelloun –  Premio Grinzane Cavoour Narrativa Straniera 2000).

 

 

La politica è  morta… viva la politica!

 

Politica sì? Politica no? È innegabile che le delusioni che la politica sta seminando praticamente in tutti i paesi crea un clima di sfiducia, di disprezzo e di indignazione nei suoi confronti. Scandali di corruzione e nepotismo, falsità nelle promesse elettorali, alleanze spurie, inerzia interessata delle oligarchie nazionali e sottomissione dei politici e dei governi alla macrodittatura del capitalismo neoliberale… È una politica che deve morire. Già ora mondialmente è una politica morta.

 

Denunciamo questa politica iniqua e rivendichiamo una politica vera. Sono molti gli specialisti che danno il loro contributo alla nostra Agenda(1)  offrendo informazioni e linee di azione, soprattutto nei settori più profanati e dimenticati: politica e diritti umani, diritti della donna, mezzi di comunicazione, movimenti popolari, cultura, religione, economia…

 

È necessario sognare, camminando. Vogliamo e dobbiamo essere politici, fare politica. Ci autoconvochiamo per entrare, determinati e pieni di speranza, in questa grande mobilitazione verso obbiettivi, di forum, di campagne, di realizzazioni. Volando alto, chiediamo che la politica sia un esercizio di amore, la quotidiana celebrazione di una convivenza veramente umana. Una politica di fratellanza. Un culto quotidiano alla Umanità e il miglior culto al Dio vivente. Vogliamo essere politici e fare politica, senza ambigue neutralità, senza ipocrite equidistanze. (Pedro Casaldaliga)

 

Ho sentito dire che a New-York

all’angolo della 26’ strada

d’inverno

c’è un uomo

che ai senza tetto che si radunano

per cercare la carità dei passanti

procura un giaciglio per la notte.

 

Con questo il mondo non cambia

le relazioni tra gli uomini non migliorano

l’epoca dello sfruttamento

non è più vicino alla fine.

Ma a qualcuno non manca

un giaciglio per la notte,

il vento viene tenuto lontano

per una lunga notte,

la neve a loro destinata

cade sopra le strade… (Bertold Breckt)

 

 

Tu sei il mio Dio il Dio degli incontri

 

Ho la vertigine degli incontri troppo belli

E il mio grazie è uno stupore…

La mia vita non poteva essere sempre solitaria,

né la mia vita un filo senza legami..

Perché si Tu che tracci le vie,

Tu che tessi le vite…

E le vie si incrociano,

e la trama si intreccia,

Perché sei Tu, mio Dio, il Dio degli incontri.

 

Tu non potevi lasciare tesa la mia mano,

senza che un’altra mano la prendesse e stringesse…

Tu non potevi lasciare erranti i miei occhi

senza una sosta d’amore per ricevere risposta…

Perché le mani che si incontrano, Tu le conosci,

e gli sguardi che si chiamano, Tu li conosci,

Tu che sei, mio Dio, il Dio degli incontri.

 

Ho trovato coloro che aspettavo…Ho sorriso.

Ho trovato coloro che erano troppo belli per essere attesi,

troppo belli per essere sognati…

 

 

E per averli trovati

ho capito che li attendevo,

ho capito che mi completavano,

ho sentito l’appuntamento…

E ho pianto nel sentirmi così buono,

Tu che sei. Mio Dio, il Dio degli incontri.

 

Non conosco più gli incontri vani di due miserie che Ti dimenticano…

Voglio gli incontri vivi le due ricchezze che Tu unisci…

La ricchezza, è il Tuo Abbraccio

E’ la fede nel Tuo Abbraccio

E’ la gioia nel Tuo Abbraccio…

Tu che sei, mio Dio, il Dio degli incontri.

 

 

Non dimenticare mai, che esistono quattro cose nella vita

a cui non c’è rimedio :

La pietra, dopo che è lanciata;

La parola, dopo che è proferita;

L’ occasione, dopo che è persa;

Il tempo, dopo che è passato.

 

 

Ricorda tutto l’anno

Dio ti ha affidato un

Essere umano: TE STESSO.

Hai il dovere di renderti

libero e felice.

Così potrai condividere

la vita vera con gli

altri…

Riconciliati con Te stesso.

ogni volta che ti guardi

allo specchio pensa che

la creatura che vedi

riflessa è opera di Dio e decidi, in quello stesso momento, di essere felice.

La felicità è un compito di tutti i giorni.

La felicità stà

nel lasciare DIO

controllare il tuo futuro!!

(F.Cabral)

 

 

Preghiera per i giorni in cui si è stanchi degli altri

 

Signore, come mi stancano tutti! Come mi stancano quelli che mi hai dato per fratelli!

I miei fratelli…Non sono sempre divertenti. E poi, sono tutti diversi. Questa è la cosa più dura. Diversi, tutti diversi; e ciascuno mi impone qualcosa di singolare, che mi turba, mi disorienta, o mi urta.

Ciascuno di loro mi impone qualcosa.

E non è facile ammettere che gli altri siano fatti in modo diverso.

Ciascuno di loro mi impone qualcosa da amare; anche se trovo penoso, fastidioso, assurdo.

Quanto è faticoso, Signore, amare i propri fratelli!

Ho tanto desiderio, a volte, di chiudermi nel cerchio intimo di un piccolo gruppo di amici, che comprendo immediatamente, che conosco così bene, la cui presenza ha sempre lo stesso calore di simpatia, la stessa pace rassicurante, stavo per dire confortevole.

Ma tutti gli altri, Signore, quanto mi costa accoglierli!

Signore, fa che io non chiuda mai il mio cuore agli altri. Fa che io non dica mai: “Non vi capisco”.

Signore, aiutami a non classificare mai i miei fratelli.

Aiutami piuttosto a saper ritrovare sul volto di ognuno di loro i lineamenti cancellati del fanciullo che egli era un tempo.

Allora, soltanto allora, Signore, io “comprenderò”. (L. Jerphagnon)

 

 

Voglia di pace

 

Le voci dei bimbi il vento raccoglie

e poi le sparpaglia tra i rami e le foglie

di alberi antichi, con grosse radici

che sanno ascoltare le cose che dici

per poi raccontarle, giù…giù…nel profondo

al Cuore che batte al centro del mondo.

Se un bimbo sorride, sorride anche il Cuore

ed ecco spuntare in un prato un bel fiore.

Se un bimbo è felice, il Cuore è contento

e nascon farfalle che danzano col vento.

Ma, a volte, le risa diventano pianti:

le lacrime scendono, calde e pesanti,

colpiscon la Terra che trema, impaurita,

vedendo la morte mischiarsi alla vita.

Ossezia, Israele, Iraq, Palestina…

tra bombe e fucili la morte cammina,

portando con sé ceceni, afgani

e tanti, tantissimi bimbi africani!

Bombardano, sparano e parlan di pace,

al Cuore del mondo ‘stà cosa non piace:

“Se di odio e violenza riempite la Terra,

non siate bugiardi: chiamatela guerra!

La pace è sorridere, darsi la mano,

dormire tranquilli, guardare lontano

e in fondo vedere, nel cielo sereno,

i sette colori dell’arcobaleno.

Soltanto se spargi la voglia di amare

il vento sorride e può allora portare

agli alberi antichi e alle loro radici

le voci ed i sogni di bimbi felici”

 

 

Preghiera di condivisione

 

O Dio di Gesù e di tutto il mondo,

anche stamattina, insieme,

vogliamo levare un inno di gioia a Te

e nella fiducia che riponiamo nel Tuo amore.

 

Sappiamo che Tu ci indichi ancora dei sentieri da percorrere,

ma dov’è, nella nostra vita, l’appuntamento con Te?

C’è un luogo, uno spazio, un tempo, un orario in cui Tu ci dai un appuntamento?

O forse Tu occhieggi, ci guardi, ci parli dentro ogni realtà quotidiana della nostra vita?

 

Forse Tu non sei tanto un Dio degli appuntamenti, ma un Dio della compagnia,

un Dio che orienta i nostri occhi a vederti nel nostro lavoro,

nei nostri amori, nelle nostre gioie, nelle nostre fatiche,

nel camminare semplice, umile, eppure audace di ogni giorno.

 

Forse sei un Dio a frammenti anche Tu,

un Dio che non fa un “epifania” solenne, una manifestazione gloriosa.

E forse è importante che il nostro cuore Ti cerchi,

che i nostri occhi si consumino nel guardare verso di Te, come dice il salmo.

E Tu sei misteriosamente presente a spingerci,

a scaldare i nostri cuori, a rendere attive le nostre mani.

 

Ecco, Dio della compagnia segreta, nascosta, misteriosa eppur reale.

Tu sai quanto sono diverse le nostre strade, eppure,

la diversità non ha impedito l’incontro.

Che bello questo pensare che dove esiste l’amore,

lì ci sono dei sentieri che sempre si incontrano.

 

Donaci stamattina di riporre nel cuore questa grande testimonianza,

che Tu perlustri un po’ tutto il mondo, che Tu sei presente dovunque,

che Tu chiami da sempre l’umanità alla condivisione, alla solidarietà

e che in realtà questi sogni non sono illusioni, ma passi piccoli e possibili,

che Tu non hai seminato nel mondo la profezia e la saggezza delle tante strade,

non hai seminato illusioni, hai fatto sentire una voce, hai aperto dei sentieri.

 

Non sei un Dio delle illusioni, ma un Dio della speranza, della fiducia,

un Dio delle cose che possono cambiare,

un Dio che valorizza i piccoli passi di ogni donna e di ogni uomo,

perché al di là delle fedi, delle religioni, delle culture,

nel cuore di ogni donna e di ogni uomo, c’è un seme di Te,

c’è una voce che spinge verso la giustizia e la solidarietà.

 

Ecco, ora nella memoria di Gesù, il Profeta di Nazaret,

che riconosciamo come il Profeta della nostra vita, noi mangiamo questo pane,

(Maria ce lo ha) preparato sia con il cuore che con le mani,

ci ha messo l’uno e le altre e noi lo vogliamo mangiare con grande desiderio,

per accogliere questo dono che Tu ci fai, di essere un Dio nutriente,

un Dio che sostiene le nostre gioie, le condivide,

un Dio che cammina con i nostri piccoli piedi,

un Dio che ci dice: sogna con me, ama con me, vivi con me.

Sognare con Te, costruire con Te, vuol dire costruire sempre

insieme ad altre donne e ad altri uomini, come ci ha insegnato Gesù.

 

Fratelli e sorelle, nella vita c’è la fame, ma c’è anche il pane,

ci sono le guerre, ma ci sono anche le tenerezze, c’è l’odio, ma c’è un infinità d’amore.

Ed allora noi stamattina vogliamo dire a Dio,

attraverso la testimonianza di Gesù,

e attraverso i nostri occhi che si guardano, attraverso i nostri cuori che si amano,

che l’amore è più forte, che il futuro dell’umanità è costruire piccoli, piccoli sentieri d’amore.

Questo pane è il segno che Dio ci nutre, che noi possiamo vicendevolmente nutri

(Franco Barbero,  29/03/09)

 

 

Non prego di essere esente dai pericoli,

ma di essere senza paura nell’affrontarli.

Non chiedo che il mio dolore sia alleviato,

ma chiedo il cuore per affrontarlo.

Non cerco alleati sul campo di battaglia,

della vita, ma cerco la mia forza.

Non imploro con ansiosa paura di essere

salvato, ma spero di avere la pazienza

per conquistare la mia libertà. (Sarvamangalami)

 

 

 

 

 

Ed ora uno scritto scherzoso sui carabinieri:

 

Lettera di una mamma al suo proprio figlio che purtroppo è carabiniere:

 

Caro figlio,

ti scrivo queste poche righe perchè tu sappia che ti ho scritto. Se ricevi questa lettera, vuol dire che è arrivata,se non la ricevi, fammelo sapere, così te la rimando. Scrivo lentamente perchè so che tu non sai leggere in fretta. Qualche tempo fa tuo padre ha letto sul giornale che la maggior parte degli incidenti capitano entro un raggio di un chilometro dal luogo di abitazione così abbiamo deciso di traslocare un pò piu’ lontano. La nuova casa è meravigliosa , c’è anche una lavatrice,ma non sono

sicura che funzioni. Proprio ieri ci ho messo dentro il bucato, ho tirato l’acqua e poi il bucato è sparito completamente. Il tempo qui non è troppo brutto. La settimana scorsa ha piovuto due volte: la prima volta per tre giorni la seconda per quattro. Ti voglio anche informare che tuo padre ha un nuovo lavoro: adesso ha 500 persone sotto di se, infatti taglia l’erba nel cimitero. A proposito

della giacca che mi avevi chiesto, tuo zio Piero mi ha detto che spedirtela coi bottoni sarebbe stato molto caro (per via del peso dei bottoni). Allora li ho staccati. Se pensi di riattaccarli, te li ho messi tutti nella tasca interna.Tuo fratello Gianni ha fatto una grossa sciocchezza con la

macchina: è sceso e ha chiuso di scatto la portiera lasciando dentro le chiavi. Allora è dovuto rientrare a casa a prendere il secondo mazzo, e così anche noi siamo potuti scendere dalla macchina. Se vedi Margherita salutala da parte mia. Se non la vedi non dirle niente. Adesso ti saluto perchè devo correre all’ospedale, tua sorella sta per partorire, ma non so ancora se avrà un bambino o una

bambina perciò non so dirti se sarai zio o zia.

Un forte abbraccio dalla tua mamma che ti vuole tanto bene.

Ps. volevo metterti anche un po’ di soldi, ma avevo già chiuso la busta.

 

Io quella volta lì, avevo sessant’anni.

Eravamo nel 2000 o giù di lì. Praticamente ora.

E vedendo le nuove generazioni,

i venticinquenni di ora così diversi mi domando:

che eredità abbiamo lasciato ai nostri figli?

Forse, in alcuni casi, un normale benessere.

Ma non è questo il punto, voglio dire…

Un’idea, un sentimento, una morale,

una visione del mondo… No, tutto questo non lo vedo.

Allora ci saranno senz’altro delle colpe.

Sì, il coro della tragedia greca:

i figli devono espiare le colpe dei padri.

 

Siamo stati forse noi padri insensibili

autoritari, legislatori di stupide istituzioni?

No. Allora dove sono le nostre colpe?

Un momento: era troppo facile per noi essere pacifisti

antiautoritari e democratici.

I nostri padri avevano fatto la resistenza.

Forse avremmo dovuto farla anche noi, la resistenza.

È sempre tempo di resistenza.

Perché invece di esibire il nostro atteggiamento libertario

non abbiamo dato uno sguardo

all’avanzata dello sviluppo insensato?

Perché invece di parlare di buoni o cattivi

non abbiamo alzato un muro contro la mano

invisibile e spudorata del mercato?

Perché avvertivamo l’appiattimento del consumo

e compravamo motorini ai nostri figli?

Perché non ci siamo mai ribellati

alla violenza dell’oggetto?

Il mercato ci ringrazia.

Gli abbiamo dato il nostro prezioso contributo.

 

Ma voi, sì, voi come figli, non avete neanche una colpa?

Dov’è il segno di una vita diversa?

Forse sono io che non ci vedo. Rispondetemi:

dov’è la spinta verso qualcosa che sta per rinascere?

Dov’è la vostra individuazione del nemico?

Quale resistenza avete fatto contro il potere,

contro le ideologie dominanti,

contro l’annientamento dell’individuo?

 

D’accordo, non posso essere io a lanciare

ingiurie contro la vostra impotenza.

C’ho da pensare alla mia.

Però spiegatemi perché vi abbandonate

ad un’inerzia così silenziosa e passiva?

Perché vi rassegnate a questa vita mediocre

senza l’ombra di un desiderio, di uno slancio,

di una proposta qualsiasi?

Forse il mio stomaco richiede qualcosa di più spettacolare,

di più rabbioso, di più violento?

No! Di più vitale, di più rigoroso, qualcosa che possa

esprimere almeno un rifiuto, un’indignazione,

un dolore…

 

Quale dolore?

Ormai non sappiamo neanche più cos’è il dolore!

Siamo caduti in una specie di noia,

di depressione… Certo, è il marchio dell’epoca.

E quando la noia e la depressione

si insinuano dentro di noi

tutto sembra privo di significato.

Si potrebbe dire la stessa cosa del dolore? No!

Il dolore è visibile, chiaro, localizzato,

mentre la depressione evoca un male senza sede,

senza sostanza, senza nulla… salvo questo nulla

non identificabile che ci corrode. (Giorgio Gaber)

 

Il punto d’incontro tra le culture

non può essere

né la mia casa, né quella del vicino:

esso si trova all’incrocio delle strade,

fuori dalle mura,

laddove potremmo eventualmente

decidere di piantare una tenda

per il nostro presente. (Raion Panikkar)

 

Se se venuto

per aiutarmi,

sprechi il tuo tempo.

Ma se sei venuto

Perché la tua

Liberazione

è legata alla mia

allora possiamo

collaborare. (Aborigena australiana

Abbiamo ricevuto il dono

di risognare il mondo.

e abbiamo il dovere e la possibilità

di decidere almeno

come dovrebbe essere.

Perché tutti i cambiamenti cominciano

innanzitutto nella nostra testa. (Ben Okri, Nigeria)

 

Non è facile sapere quali parole dire, con quale intensità esprimersi, con quale leggerezza, con quale passione, con quale amore.

La parola può salvare una persona o può perderla

Ogni parola può essere di volta in volta la parola decisiva (Eugenio Borgna)

 

Entro in dialogo con te, con voi

perché ho bisogno di voi.   (Raimon Panikkar)

 

 

Il colloquio è fatto solo di parole, ma le parole non si dicono solo, si ascoltano anche.

Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre.

Se poi invece della parola c’è il silenzio dell’altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio.

(Umberto Galimberti)

 

 

Mettersi in ascolto

Semplicemente ascoltare

Cosa già c’è, cos’ com’è

Vibrazione di esistere

Silenzio e suono della vita.

 

 

Hai pensato come Dio

direbbe il “PADRE NOSTRO”

o meglio il  “FIGLIO MIO”

 

figlio mio, che stai nella

terra e ti senti preoccupato,

confuso, disorientato, solo,

triste e angosciato.

 

Io conosco perfettamente il

tuo nome e lo pronuncio

benedicendolo, perché ti

amo, e ti accetto così come sei.

 

Insieme costruiremo il mio

Regno, del quale tu sei mio

Erede e in esso non sarai solo

perché Io sono in te, come tu

sei in Me.

 

 

Desidero che tu faccia sempre

la Mia volontà, perché la Mia

volontà è che tu sia

umanamente felice.

 

Avrai il pane quotidiano…Non

ti preoccupare. Però ricorda,

non è solo tuo, ti chiedo di

dividerlo sempre con il tuo

prossimo, ecco perché lo do a

te, perché so che sai che è per te

e per tutti i tuoi fratelli…

 

Perdono sempre le tue

offese, anzi ti assolvo prima

che le commetta, so che le

commetterai, però so anche

che a volte è l’unico modo

che hai per imparare,

crescere e avvicinarti a me,

alla tua vocazione…

 

Ti chiedo solo,

che in egual modo,

perdoni te stesso

e perdoni coloro che ti

feriscono…

 

So che avrai tentazioni

e sono certo

che le supererai…

 

Stringimi la mano,

aggrappati sempre a Me,

ed Io ti darò il discernimento

e la forza perché ti liberi dal male…

 

Non dimenticare mai che TI

AMO da prima che tu nascessi,

e che ti amerò oltre la fine dei

tuoi giorni, PERCHE’ SONO

IN TE…COME TU SEI IN

ME…

 

 

Che la Mia benedizione scenda

e rimanga su di te sempre e che

la Mia pace e l’amore eterno

ti accompagnino sempre…

 

 

Solo da Me potrai ottenerli

e solo Io posso darteli perchè…

IO SONO L’AMORE E LA PACE! Amèn. (Anonimo de inicio. Rehecho por SXVM)

 

 

Spendi l’amore

 

Spendi l’amore,

a piene mani!

L’amore è l’unico tesoro

che si moltiplica per divisione:

è l’unico dono che aumenta

quanto più ne sottrai.

E’ l’unica impresa nella quale

più si spende più si guadagna;

regalalo, buttalo via,

spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche,

scuoti il cesto,

capovolgi il bicchiere

e domani ne avrai più di prima. (Anonimo)

 

Spirito Santo, scendi su di noi.

Trasforma i nostri cuori e prendine

possesso;

illumina le nostre menti e facci gustare

la parola di Dio;

fortifica le nostre volontà nella lotta

contro il male e nelle scelte coraggiose

del bene.

Vieni Spirito Santo.

Purifica, liberaci, guariscici, difendici,

santificaci e forma in noi, con i tuoi

santi doni, Gesù-Amore fino alla

pienezza.

Amen, Alleluia.

 

 

 

 

La rivoluzione parte da noi

 

La parola “crisi” originariamente deriva dal verbo krino (separo), e stà a significare un cambiamento deciso da uno stato ad un altro. Quindi non necessariamente una crisi è negativa. E’ il mondo moderno che ha dato alla parola una valenza negativa che, in se, ripeto, essa non ha.

Anche oggi, si dice che nel mondo è in atto una grande crisi, soprattutto economica, e se ne dà una valenza negativa: c’è la recessione, le cose non vanno bene come prima, occorre rinfocolare i consumi, lo sviluppo.

Noi sappiamo invece che il mondo già prima di questa crisi non andava per niente bene, ma proprio per niente. E’ forse giusto un mondo in cui ci sono 32 guerre in corso (dato dell’agosto 2008, fonte Wikipedia), in cui i paesi prosperano sfruttando i paesi poveri, in cui l’impronta ecologica dell’Occidente è ampiamente al di sopra della sostenibilità dell’orbe terracqueo, in cui l’uomo crea i rifiuti, in cui si vive in funzione di un lavoro purchessia, non importa al servizio di chi, non importa per produrre cosa?

Ecco allora che in questo scenario a tinte fosche la crisi di oggi si può, anzi si deve leggere come un fattore positivo. Il mondo finalmente è entrato in crisi e la crisi può avere un decorso positivo.

Da un  mondo di morte ad un mondo di vita, in cui non esiste più lo sviluppo sostenibile (solo in Italia lo sviluppo sostenibile si è mangiato più terra fertile di quando c’era il boom economico!), ma esiste il regresso sostenibile o chiamiamola decrescita se più ci piace.

La terra è malata per colpa nostra ma non necessariamente destinata a morire. Forse può ancora guarire, ma non ce la può fare da sola. Dipende da noi, dai nostri comportamenti. Dai comportamenti di tutti gli uomini. Certo, ci vuole un bel po’ di ottimismo anche solo a pensare che non si possa salvarla, quando i dati oggettivi sono allarmanti, quando assistiamo alla sparizione quotidiana di specie, all’aumento delle temperature, alla deforestazione, alla depredazione.

Ma o è così, diamo spazio ad un minimo di ottimismo, o dobbiamo pensare ad un veloce o lento decorso letale della malattia.

Quale soluzione alla crisi? Nefasta o fasta? Nefasta se continuerà lo sviluppo sostenibile, fasta se ce ne libereremo per sempre invertendo una rotta non ineluttabile.

Cominciamo  quindi nel decolonizzare le nostre menti dai concetti della cultura dominante, iniziando proprio dal concetto di sviluppo, iniziando a pensare che non è una condanna a vita, che siamo l’unico essere animale che pensa ci si debba sviluppare, ci si debba allargare (in ogni senso) anziché vivere in una condizione di equilibrio con l’ambiente.

Iniziamo dal nostro piccolo, ma con delle grandi rivoluzioni per poter guardare all’oggi ed al domani non con la convinzione e la rassegnazione della sconfitta, di noi e di tutto il mondo che ci circonda, animato e non.                 (Fabio Balocco – Pro Natura, via Pastrengo, 11 Torino).

 

….dietro ad ogni crisi c’è stato un cambiamento, come nel 29,  guerre mondiali… (Massimo Cacciari)

 

Ci sono quelli che lottano un giorno e sono buoni;
quelli che lottano un anno e sono migliori;
quelli che lottano dieci anni e sono superiori;
però ci sono quelli che lottano tutta la vita …e loro sono insostituibili. (E. Galeano)

 

 

La vera ricchezza
di una persona
è il bene che compie
nel mondo.
tanti cari auguri e un abbraccio da Franca Rabino e famiglia
vieni a trovarci ciao

 

 

Una sola cosa

divide il bianco dal nero: l’imbeccille.

 

 

 

Ponte sullo stretto:

punto di raccolta

dei sopravvissuti

dopo un terremoto

in Calabria o Sicilia.

 

La decrescita…

…è elogio della lentezza,

è indifferenza alle mode

e all’apparenza.

 

Se voi avete diritto di dividere il mondo

in italiani e stranieri

allora vi dirò che, nel vostro senso,

io non ho Patria e reclamo il diritto

di dividere il mondo

in disederedati e oppressi

da un lato,

privilegiati e oppressori

dall’altro.

Gli uni sono la mia Patria,

gli altri i miei stranieri.  (don Lorenzo Milani)

 

 

Guerra non è solo il tuono dei cannoni o l’esplosione

delle atomiche, ma la semplice esistenza di questo

violento sistema economico.  (don Tonino Bello)

 

 

Non c’è da preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma

solo di come bisogna essere per poter fare scuola. Bisogna essere…

Bisogna avere le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non

bisogna essere interclassisti, ma schierati. Bisogna ardere dell’ansia

di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari

a quello dell’attuale classe dirigente.Ma superiore: più da uomo, più

spirituale, più cristiano, più tutto.   (don Lorenzo Milani)

 

Essere liberi, avere in mano Sacramenti, Camera,

Senato, stampa, radio, campanili, pulpiti, scuola e

con tutta questa dovizia di mezzi divini e umani

raccogliere il bel frutto d’essere derisi dei poveri,

odiati dai più deboli, amati dai più forti.  (don Lorenzo Milani)

 

 

La domanda non è: “Se mi fermo ad aiutare quest’uomo che ne ha bisogno, cosa succederà a me?”

“Se non mi fermo ad aiutare quelli che hanno bisogno, che cosa succederà a loro?”

…Questa è la domanda.  (Martin Luther King)

 

Mi dicono: “Se trovi uno schiavo addormentato, non svegliarlo, forse stà sognando la libertà”.

Ed io rispondo: “Se trovi uno schiavo addormentato, sveglialo, e parlargli della libertà”

(Kahlil Gibran)

 

La disperazione non è non avere niente.

E’ non aspettare niente.  (Lanza del Vasto)

 

 

Sarebbe cristiana la società in

cui l’amore sostituisce le leggi!  (Ignazio Silone)

 

E’ bene dare se ci chiedono;

ma è meglio capire quando non ci chiedono nulla.  (Kahlil Gibran)

 

Il metodo nonviolento è il metodo di coloro che non

hanno forza fisica. Anche i ciechi, i monchi, i bambini

la possono usare: basta avere coraggio. (Martin Luther King)

 

Il consumismo ci stà consumando.

Siamo sempre più ricchi e infelici.

Dobbiamo cambiare.  (Tiziano Terzani)

 

Bisogna cambiare il mondo…

Poi bisognerà cambiare questo mondo cambiato.  (Bertolt Brecht)

 

Non ho paura delle parole dei violenti,

ma del silenzio degli onesti.  (Martin Luther King)

 

Si deve essere capace di vivere

anche senza niente.

Esisterà pur sempre un pezzetto

di cielo da poter guardare!  (Etty Hillesum)

 

Come non si può asciugare

l’acqua con l’acqua,

non si può spegnere

il fuoco con il fuoco

così non si può distruggere

il male con il male.  (Leone Tolstoi)

 

La violenza è la legge del bruto,

la nonviolenza è la legge dell’uomo.  (M.K. Gandhi)

 

Avevo una scatola di colori:

alcuni caldi, altri molto freddi.

Non avevo il rosso per il sangue dei feriti.

Non avevo il nero per il pianto degli orfani.

Non avevo il bianco per le mani e il volto dei morti.

Non avevo il giallo per la sabbia ardente.

Ma avevo l’arancio per la gioia della vita,

e il verde per i germogli e i nidi,

e il celeste dei chiari cieli splendenti,

e il rosa per i sogni e il riposo.

Mi sono seduta

e ho dipinto la PACE.   (Una bimba palestinese)

 

…i vostri figli non sono i vostri figli.

Sono i figli e le figlie della fame che ha in se stessa la vita.

Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi

e non vi appartengono benché viviate insieme.

Potete amarli, ma non costringeteli ai vostri pensieri

perché essi hanno i loro pensieri.

Potete custodire i loro corpi, ma non le anime loro,

poiché abitano case future, che neppure in sogno potrete

visitare.

Cercherete di imitarli, ma non potrete farli simili a voi,

poiché la vita procede e non s’attarda su ieri.

Voi siete gli archi da cui i figli, le vostre frecce vive,

sono scoccati lontano…  Gibran Kahili Gibran

 

 

E’ una donna che al petto

stringeva un bambino disse:

Parlaci dei figli…

 

Ed egli disse:

 

I vostri figli non sono vostri

sono figli e figlie della vita

che solo di se stessa

ha desiderio.

 

Voi siete lo strumento,

non l’origine.

 

Anche stando con voi

non vi appartengono.

 

Potete dare loro

il vostro amore

ma non le vostre idee.

 

Date forse una casa

ai loro corpi.

 

non alle loro anime

che stanno nella casa

di domani

 

in cui non entrerete

neanche in sogno.

 

Vi potete sforzare

di essere come loro

ma non tentate mai

di farli come voi….  (Gibran Kahili Gibran)

 

 

Preghiera della serenità

 

Dio, dacci la forza

di accettare con serenità

le cose che non possono

essere cambiate,

il coraggio di cambiare

le cose che vanno cambiate,

e la saggezza di distinguere

le une dalle altre.

 

 

Preghiera per la serenità

 

Dio, dammi la Serenità

di accettare le cose che non posso cambiare,

il coraggio di cambiare le cose che posso

e la saggezza per capire la differenza.

Vivendo ogni giorno la vita,

godendo ogni momento,

accettando

la fatica

come cammino verso la pace,

prendendo questo mondo così come è

e non come io lo vorrei.

Credendo che ogni cosa sarà

da Te resa giusta

se mi abbandonerò alla Tua volontà,

così che io possa vivere

ragionevolmente sereno in questa vita,

e estremamente felice con Te

per sempre nella prossima. (Preghiera Cherokee)

 

 

Una visita

al Cottolengo

farebbe bene

tutti gli uomini.

Attraverso

il Cottolengo sarebbe facile

a chiunque comprendere bene

i valori autentici della vita,

al di fuori di ogni esteriorità

e di ogni abbandono incosciente

all’esistenza di tutti i giorni. (Pier Giorgio Frassati)

 

 

Padre Nostro dei Poveri

 

Padre nostro dei poveri, Padre nostro dei martiri,

Padre nostro degli oppressi,

sia santificato il Tuo nome

in coloro che si impegnano

o muoiono in difesa della vita.

Venga il tuo regno di libertà,

di fraternità, di comunione, di pace;

sia maledetta ogni violenza

che opprime ed uccide.

Vogliamo fare la tua volontà, o Dio Liberatore,

non vogliamo seguire le dottrine corrotte

del potere oppressore.

Ti chiediamo il Pane della Vita,

della condivisione, delle moltitudini,

il pane che costruisce l’uomo

e non gli armamenti.

Perdonaci quando per paura restiamo muti

davanti alla morte, alla tragedia, alla catastrofe;

distruggi tutti i regni

corrotti dalla legge del più forte.

Non lasciarci cadere nell’omissione,

proteggici dalla crudeltà,

dagli squadroni della morte,

dei prepotenti, dalle calamità…

Tu, Padre Nostro, Amico dei Poveri,

Dio, degli oppressi!

Amen.   (Fra Adolfo)

 

 

Un futuro di speranza per tutti: la riconciliazione è possibile, tra i cristiani e la compagnia degli uomini.

 

 

Il sogno non risiede

Né in una società povera né in una società ricca,

ma in una società fraterna, giusta solidale.

Questo sogno può acquistare un po’ di realtà.

Se lo sogniamo da soli sarà illusione.

Ma se lo sogniamo insieme, è un segnale di soluzione.

Amici, cerchiamo di sognare insieme,

sognare presto, sognare in collaborazione.

 

 

Ogni cosa che cresce lentamente mette profonde radici.

 

Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata.

 

 

C’è bisogno di un Natale,

 

dove la gente sia più disposta ad ascoltare.

C’è bisogno di ascoltare di più gli ammalati e donare loro un sorriso,

l’ascolto sarà un gesto di grande umanità, si illuminerà subito il loro viso.

C’è bisogno di stare vicini e ascoltare di più gli anziani,

l’ascolto sarà come la luce delle stelle, porterà sicurezza,

serenità e speranza per il loro domani.

C’è bisogno di ascoltare di più i diversamente abili,

l’ascolto sarà per loro come un raggio di sole, che li farà sentire meno fragili.

C’è bisogno di ascoltare di più i bambini e donare loro tanto amore,

l’ascolto darà felicità e gli si aprirà la mente e il cuore.

c’è bisogno di ascoltare di più tutte le persone bisognose e che hanno meno,

l’ascolto sarà per loro positivo, come l’arcobaleno che annuncia il sereno.

Se tutti insieme per qualche minuto smettessimo di parlare, sarebbe un clamore,

ma se quei minuti li adoperassimo per ascoltare,

scopriremmo come fare per costruire un mondo migliore.

Se l’ascolto nelle nostre menti e nei nostri cuori, trionferà,

sarà per tutti un bel Natale, di giustizia sociale e di solidarietà. (Francesco Lena)

 

 

…la densità di un anno dipende anche dall’intensità in cui uno lo vive, “come diventa importante che in questo istante ci sia anch’io…” stà a noi stabilire l’impatto che ogni anno avrà nelle nostre vite; non è soltanto una questione di destino o di fortuna. Stabiliamo noi, con coraggio e generosità quello che davvero vogliamo dalla vita, e disegnamo il mondo così come lo vorremmo, non come aspirano i pubblicitari a farci comprare…

 

 

Non avrai altri giorni uguali a me.

Non fare i giorni tutti uguali. La Domenica sia per te, fratello o sorella cristiana, il giorno libero da tutto per diventare il giorno libero per Dio e per tutti.

 

Non trascorrere la Domenica invano, drogandosi di televisione, alternandoti nell’evasione, caricandoti di alta tensione.

 

Ricordati di santificare la festa, non disertando mai l’assemblea eucaristica: la Domenica è

è  la Pasqua della tua settimana, il sole e l’Eucarestia e il cuore è Cristo Risorto.

 

Onora tu, padre e tu madre, il grande giorno con i tuoi figli! Ma non imporlo mai, neanche ai minori, non ricattarli. Contagia loro la tua gioia di andare a Messa. Questo vale molto di più di cento prediche.

 

Non ammazzare la Domenica con il doppio lavoro, soprattutto se remunerativo: non  violarla né  svenderla, ma vivila gratis et amore Dei e dei fratelli.

 

Considera il giorno del Signore “momento di intimità fra Cristo e la Chiesa sua sposa”, come disse il Papa Giovanni Paolo II, se sei sposato o sposata, coltiva la tua intimità con il tuo coniuge.

 

Non rubare la Domenica a nessuno, né alla colf, né alle badanti, né ai suoi dipendenti. E

non fartela rubare da niente e da nessuno, né dal denaro, né dal culturalismo, né dai tuoi datori di lavoro.

 

Non dire falsa testimonianza contro il giorno del Signore.

Non vergognatevi di dire ai tuoi amici non credenti che non puoi andare da loro in campagna o con loro allo stadio perché non puoi rinunciare alla Messa.

 

Non desiderare la domenica degli “altri”; i ricchi, i gaudenti, i buontemponi. Desidera di

condividere la Domenica con gli ultimi, i poveri, i malati.

 

Non andare a Messa solo perché è festa, ma fai festa perché vai a Messa!

(Decalogo della domenica a cura di S.E. Mons. Francesco Lambiasi, Assistente Centrale dell’Associazione Cattolica)

 

 

Il Padre Nostro detto da Dio

 

Figlio mio, che sei in terra

preoccupato, solitario e tentato,

conosco bene il tuo nome

e lo pronuncio santificandolo,

perché ti amo.

 

Non sarai mai solo, io abito in te e

assieme spargeremo il regno della vita

che ti darò in eredità.

 

Ho piacere che faccia la mia volontà,

infatti io voglio la tua felicità.

 

Avrai il pane di ogni giorno,

non ti preoccupare; però ti chiedo

di spartirlo con i tuoi fratelli.

 

Sappi che ti perdono tutti i peccati

anche prima che tu li commetta,

ma ti chiedo che anche tu perdoni

di quelli che ti offendono.

 

E per non soccombere alla tentazione

afferra con tutta la tua forza la mia mano

e ti libererò dal male,

mio povero e caro figlio.

 

Auguri di cuore per un futuro veramente nuovo! (Don Mario Marchiori)

 

 

Il meglio di te

 

L’uomo è irragionevole,

illogico, egocentrico:

non importa, amalo.

Se fai il bene, diranno che lo fai

per secondi fini egoistici:

non importa, fa il bene.

Se realizzi i tuoi obiettivi,

incontrerai chi ti ostacola:

non importa, realizzali.

Il bene che fai forse

domani verrà dimenticato:

non importa, fa il bene.

L’onestà e la sincerità

ti rendono vulnerabile:

non importa, sìì onesto e sincero.

Quello che hai costruito

può essere distrutto:

non importa, costruisci.

La gente che hai aiutato,

forse non te ne sarà grata:

non importa, aiutala.

Dà al mondo il meglio di te,

e forse sarai preso a pedate:

non importa, dà il meglio di te.  (Madre Teresa di Calcutta)

 

Dai colore al tuo ambiente

Rivesti la tua esistenza di pace e di concordia,

di serenità e ottimismo.

Il mondo forse non si trasformerà dalla sera alla mattina,

ma dove tu sei, qualcosa cambierà colore.

E un passo insieme agli altri

conta più di cento passi da solo.

 

 

Scopri l’amore

 

Prendi un sorriso

Regalalo a chi non l’ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole

fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente

fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima

posala sul volto di chi

non ha mai pianto.

Prendi il coraggio

mettilo nell’animo

di chi non sa lottare.

Scopri la vita

raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza

e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà

e donala a chi non sa donare.

Scopri l’amore,

e fallo conoscere al mondo.

(Mahatma Gandhi – Porbandar, 1869 – Nuova Delhi, 1948 – Politico e Guida Spirituale dell’India

 

 

O grande Spirito

 

La cui voce sento nei venti e il cui respiro

Da vita a tutto il mondo…ascoltami!

Vendo davanti a te, sono piccolo e debole.

Ho bisogno della tua forza e della tua saggezza.

Lasciami camminare tra le cose belle

E fa che i miei occhi ammirino il tramonto

rosso e nero.

Fa che le mie mani rispettino ciò che tu hai

creato

Le mie orecchie siano acute nell’udire la tua

voce.

Fammi saggio, così che io conosca le cose

Che tu hai insegnato al mio popolo,

le lezioni che hai nascosto in ogni foglia, in

ogni roccia.

Cerco forza non per essere superiore ai miei

Fratelli

Ma per essere abile a combattere il mio più

grande nemico me stesso!

Fa che io sia sempre pronto a venire a te

Con mani pulite e occhi dritti,

Così che quando la luce svanisce come la

luce del tramonto,

il mio spirito possa venire a te senza

vergogna. (invocazione di Yellow Lark, capo indiano Sioux)

 

 

…possiamo condividere un aneddoto con quanti sanno apprezzare la semplicità e l’autenticità anche di un piccolo gesto.

 

 

Siamo tutti aquile

 

Una volta, un contadino catturò un aquilotto. Lo allevò in casa insieme alle galline. L’aquilotto in apparenza si comportava come una gallina.

Un giorno il contadino ricevette la visita di un naturalista che conosceva le abitudini delle aquile e disse: “Questa non è una gallina, è un’aquila. L’aquila non razzola a terra come le galline, ma è destinata a volare in alto e a vivere sulle montagne”.

Il contadino rispose: “Ma è diventata una gallina, non vola più”. Gli disse il naturalista: “Ora non vola, ma nel petto e negli occhi ha la direzione del sole ed il richiamo delle vette. Essa volerà”.

Una mattina i due andarono prestissimo in cima alla montagna. Stava sorgendo il sole. Il naturalista tenne ferma l’aquila, con gli occhi rivolti verso il sole e poi la lanciò in alto. E nell’aquila allevata come una gallina si risvegliò la natura di aquila.

E spiccò il volo. All’inizio incerta, zigzagando, poi più sicura, sempre più in alto, fino a scomparire nell’infinito del cielo mattutino.

Fratelli e sorelle di sogni e di speranze, dentro ciascuno di noi vive un’aquila.

La nostra cultura e i sistemi di addomesticamento ci hanno trasformati in galline che razzolano nella terra.

Ma noi siamo chiamati verso l’alto, verso l’infinito. Liberiamo l’aquila nascosta in noi. Non permettiamo che ci condannino alla mediocrità.

Spicchiamo il volo della liberazione. E trasciniamo con noi gli altri, perché dentro ognuno di noi si nasconde un’aquila. Siamo tutti aquile.  (Leonardo Boff. Nuova Era. La Civiltà planetaria. Cittadella. Assisi 1994)

 

Preferirei commettere degli errori con gentilezza e compassione piuttosto che operare miracoli con scortesia e durezza (Madre Teresa di Calcutta )

 

…sia motivo di riflessione ed impegno verso i più deboli.

 

 

Spero che tu sia uno

di quelli che,

con la sua presenza,

voglia fare

di questo Universo

un luogo migliore.

Se è così, aspetto

il tuo arrivo

perché insieme

possiamo riportare

le stelle marine

nell’oceano,

prima che

muoiano seccate

dal sole. (un sognatore brasiliano)

 

 

Perché sono nato, dice Dio

 

Sono nato nudo, perché Tu possa spogliarti di Te stesso

Sono nato povero, perché Tu possa considerarmi l’unica ricchezza

Sono nato in una stalla, perché tu impari a santificare ogni ambiente.

Sono nato debole, perché tu non abbia mai paura di me.

Sono nato per amore, perché tu non dubiti mai del mio amore.

Sono nato di notte, perché tu creda che possa illuminare qualsiasi realtà.

Sono nato persona, perché tu non abbia mai a vergognarti di Te stesso.

Sono nato uomo, perché tu possa essere “dio”.

Sono nato perseguitato, perché tu sappia accettare le difficoltà.

Sono nato nella semplicità, perché tu smetta di essere complicato.

Sono nato nella tua vita, per portare tutti alla casa del Padre. (Lambert Noben)

 

 

Preghiera della sera del piccolo Tommy

Buon Dio, fa che io sia ubbidiente,
fa che mi venga la varicella
e che possa restare all’infermeria.
Non guardare i miei peccati,
fammi contento ogni giorno
e tienimi lontano dalla miseria.
Portami da qualsiasi altra parte,
dove io non sia solo sulla via.
Però, siccome un letto è pesante da sollevare
lasciami restare nell’infermeria.

Io sono ancora piccino, il mio cuore è puro,
non dovrebbe essere proprio varicella,
ma orecchioni e morbillo li ho già avuti,
ho avuto la scarlattina e un’infezione.
Mandami una malattia che non faccia tanto male,
sorella Mitzi è tanto buona
e sorella Emma cucina buone cose,
qui si può anche stare contenti e ridere.

Perdona tutti i miei torti,
Il nostro signor dottore è così buono.
Io sto in un letto vero,
e se avessi l’itterizia?
O buon Dio, fa’ – ti prego –
che domani mattina io mi ammali per la visita.
Allora il signor dottore farebbe la faccia seria
e direbbe: «Il ragazzo non mi piace,
lo teniamo ancora in osservazione.»
e, senti, fai anche che questa sera si alzi la febbre?
Non arrabbiarti se pretendo così tanto,
ma ho tanta paura della mia camera,
perché là c’è così tanta gente…
E fai di me un bambino buono.
Ma domani non mandarmi mal di stomaco,
perché a pranzo c’è ragù di fegato,
il ragù con le patate mi piace tanto.
Proteggi la mia mamma
e il mio papà nella caserma dei Sudeti
e tutti quelli a cui voglio bene,
la signora che oggi ci ha portato lo zucchero
e le sorelle e il signor dottore. Amen
(traduzione di Marinella Fasani
da: ILSE WEBER, Wann wohl das Leid ein Ende hat, Briefe und Gedichte aus Theresienstadt, Hanser Verlag, 2008, München, pp.196-197)

 

 

 

 

 

 

 

Verrò verso di te

 

Credo, si io credo che un giorno,

il tuo giorno, o mio Dio,

avanzerò verso di te con i miei passi titubanti,

con tutte le mie lacrime nel palmo della mano,

e questo cuore meraviglioso che tu ci hai donato,

questo cuore troppo grande per noi

perché è fatto per te…

 

Un giorno io verrò, e tu leggerai sul mio viso

Tutto lo sconforto, tutte le lotte,

tutti gli scacchi dei cammini della libertà.

E vedrai tutto il mio peccato.

 

Ma io so, mio Dio,

che non è grave il peccato

quando si è alla tua presenza.

Poiché è davanti agli uomini che si è umiliati.

Ma davanti a te è meraviglioso essere così poveri,

perché si è tanto amati!

 

Un giorno, il tuo giorno, mio Dio, io verrò verso di te.

E nella autentica esplosione della mia resurrezione,

saprò allora che la tenerezza sei tu,

che la mia libertà sei ancora tu.

 

Verrò verso di te, mio Dio,

e tu mi donerai il tuo volto.

Verrò verso di te con il mio sogno più folle:

portarti il mondo fra le braccia.

 

Verrò verso di te, e griderò a piena voce

Tutta la verità della vita sulla terra.

Ti griderò il mio grido che viene dal profondo dei secoli:

“Padre! Ho tentato di essere un uomo,

e sono tuo figlio”.   (J.Leclercq)

 

 

Alla fine della vita

mi diranno:

hai vissuto?

hai amato?

E io,

senza dire niente,

aprirò il cuore

pieno di nomi.(Casaldaliga)

 

 

La morte è la curva della vita (Pascal)

 

“Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. (Mahatma Gandhi)

 

La disperazione

non è non avere niente.

E’ non aspettare niente. (Lanza Del Vasto)

 

Bisognerà cambiare il mondo,

poi bisognerà cambiare

questo mondo cambiato. (Bertoldt Brecht)

 

Se la terra

fu ritenuta degna

di accogliere l’uomo Gesù Cristo,

se è vissuto un uomo come Gesù,

allora e solo allora

per noi uomini

ha un senso vivere. (Dietrich Bonhoeffer)

 

 

Considerate di nuovo se questo è un uomo.

 

Oggi alle 0.28

di nuovo, considerate di nuovo
se questo è un uomo,
come un rospo a gennaio,
che si avvia quando è buio e nebbia
e torna quando è nebbia e buio,
che stramazza a un ciglio di strada,
odora di kiwi e arance di Natale,
conosce tre lingue e non ne parla nessuna,
che contende ai topi la sua cena,
che ha due ciabatte di scorta,
una domanda d’asilo,
una laurea in ingegneria, una fotografia,
e le nasconde sotto i cartoni,
e dorme sui cartoni della Rognetta,
sotto un tetto d’amianto,
o senza tetto,
fa il fuoco con la monnezza,
che se ne sta al posto suo,
in nessun posto,
e se ne sbuca, dopo il tiro a segno,
“Ha sbagliato!”,
certo che ha sbagliato,
l’Uomo Nero
della miseria nera,
del lavoro nero, e da Milano,
per l’elemosina di un’attenuante
scrivono grande: NEGRO,
scartato da un caporale,
sputato da un povero cristo locale,
picchiato dai suoi padroni,
braccato dai loro cani,
che invidia i vostri cani,
che invidia la galera
(Un buon posto per impiccarsi)
che piscia coi cani,
che azzanna i cani senza padrone,
che vive tra un No e un No,
tra un Comune commissariato per mafia
e un Centro di Ultima Accoglienza,
e quando muore, una colletta
dei suoi fratelli a un euro all’ora
lo rimanda oltre il mare, oltre il deserto
alla sua terra –“A quel paese!”
meditate che questo è stato,
che questo è ora,
che Stato è questo,
rileggete i vostri soggetti sul Problema
voi che adottate a distanza
di sicurezza, in Congo, in Guatemala,
e scrivete al calduccio, né di qua né di là,
nè bontà, roba da Caritas, nè
brutalità, roba da affari interni,
tiepidi, come una berretta da notte,
e distogliete gli occhi da questa
che non è una donna
da questo che non è un uomo
che non ha una donna
e i figli, se ha figli, sono distanti,
e pregate di nuovo che i vostri nati
non torcano il viso da voi.

In ogni epoca bisogna tentare

di strappare nuovamente

la trasmissione del passato

al conformismo che è sul punto

di soggiogarla…  (W. Benjamin)

 

 

Astuccio di Pronto Soccorso

 

Abbiamo tutti bisogno di un astuccio di Pronto Soccorso, il cui contenuto è il seguente:

 

  • Un paio di occhiali,
  • Un elastico,
  • Un cerotto,
  • Una matita,
  • Un filo,
  • Una gomma per cancellare,
  • Un bacio al cioccolato,
  • Una bustina di tè.

 

Vi state chiedendo a che cosa

Servono tutti questi ingredienti?!!!

 

GLI OCCHIALI…

Sono per vedere e apprezzare le

qualità della gente che ci circonda.

 

IL CEROTTO…

per guarire i sentimenti

feriti, tanto i nostri

quanto quelli degli altri.

 

L’ELASTICO…

per ricordarsi di essere flessibile

quando la gente o le cose non sono

come vorremmo.

 

UNA GOMMA PER CANCELLARE…

per ricordarsi che ognuno di noi

commette errori e che abbiamo occasione

di cancellarli.

 

LA MATITA…

Per scrivere tutto il bene che ci

capita quotidianamente,

(e Dio sa quando bene c’è da scrivere).

 

IL FILO…

Per legare le persone che sono

importanti nella nostra vita

e che rischiamo di dimenticare.

 

UN BACIO AL CIOCCOLATO…

per ricordarsi che ognuno di noi

ha bisogno di un bacio, di una carezza,

o una parola gentile ogni giorno.

 

 

E FINALMENTE LA BUSTINA DI TE’…

Perché alla fine della giornata

Possiamo fermarci a riposarsi, rilassarsi e riflettere.

 

Forse per la gente sei solo QUALCUNO,

ma sicuramente sei IL MONDO PER QUALCUNO.

 

Che questo ASTUCCIO possa essere a

portata di mano in caso di bisogno.

 

 

Una storia racconta di due amici che camminavano nel deserto.

In qualche momento del viaggio cominciarono a discutere,

ed un amico diede uno schiaffo all’altro, questi

addolorato, ma senza dire nulla, scrisse nella sabbia:

“Il mio migliore amico oggi mi ha

dato uno schiaffo”.

Continuarono a camminare, finchè trovarono

un’oasi, dove decisero di fare un bagno. L’amico

che era stato schiaffeggiato rischiò di affogare,

ma il suo amico lo salvò.

Dopo che si fu ripreso, scrisse su una pietra:

“Il mio migliore amico oggi

mi  ha salvato la vita”.

L’amico che aveva dato lo schiaffo e aveva salvato il suo migliore

amico: domandò: “Quando ti ho ferito hai scritto nella sabbia, e

adesso lo fai su una pietra. Perché?”

L’altro amico rispose: “ quando qualcuno ci ferisce dobbiamo

scriverlo nella sabbia, dove i venti del perdono possano cancellarlo.

Ma quando qualcuno fa qualcosa di buono per noi, dobbiamo

Inciderlo nella pietra, dove nessun vento possa cancellarlo.

 

 

«Prima di tutto vennero a prendere gli zingari

e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.»  (Bertolt Brecht – Berlino 1932)

 

 

Ho imparato….

che nessuno è perfetto.
Finché non ti innamori.
Ho imparato… che la vita è dura…
Ma io di più!!!

Ho imparato…
che le opportunità non vanno mai perse.
Quelle che lasci andare tu….
le prende qualcun altro.

Ho imparato…
che quando serbi rancore e amarezza
la felicità va da un’altra parte.

Ho imparato…
Che bisognerebbe sempre usare parole buone….
Perchè
domani forse si dovranno rimangiare.
Ho imparato…
che un sorriso
è un modo economico per migliorare il tuo aspetto.

Ho imparato…
che non posso scegliere come mi sento…
Ma posso sempre farci qualcosa.

Ho imparato…
che
quando tuo figlio
appena nato tiene il tuo dito nel suo piccolo pugno…
ti ha agganciato per la vita.

Ho imparato…
che tutti vogliono vivere in cima alla montagna….
Ma tutta la felicità e la crescita avvengono mentre la  scali.

Ho imparato….
che bisogna godersi
il viaggio e non pensare solo alla meta.

Ho imparato…
che è meglio dare consigli solo in due
circostanze…
Quando sono richiesti e quando ne dipende la vita.

Ho imparato…
che meno tempo spreco…
più cose faccio.

E’ la settimana dell’ amicizia ….
Dimostra ai tuoi amici che ci tieni.

 

 

…prevedere il futuro è impossibile, sono gli eventi inattesi che determinano le cose: l’unica cosa che si può fare è essere pronti a reagire alle situazioni in continuo cambiamento…(Henry Paulson)

 

 

…dobbiamo saper gestire il problema, ossia l’imprevedibile. L’unica certezza è l’incertezza…

(Chiosa Alessandri)

 

 

…nella nostra economia globale interconnessa è dimostrato che essere responsabile per ciò che avviene nel mondo significa essere responsabili anche per quello che avviene a casa propria…

(Ban Ki-Moon Segretario Generale delle Nazioni Unite)

 

 

Sul punto di morte

Alessandro Magno convocò i

suoi generali e disse

loro le sue ultime tre

volontà:

 

  1. Che la sua bara fosse trasportata sulle spalle dai medici del tempo.
  2. Che i tesori che aveva conquistato (oro, gioielli..) fossero sparsi sulla strada verso la tomba.
  1. Che le sue mani fossero lasciate penzolare fuori dalla bara alla vista di tutti.

 

Uno dei generali, scioccato da queste ultime volontà chiese ad Alessandro:

“Qual è il motivo?”

 

Alessandro gli rispose:

Voglio che siano i medici a trasportare la mia bara per dimostrare che non hanno potere di guarigione davanti alla morte.

 

Voglio il suolo ricoperto dai miei tesori per far ricordare che i beni materiali qui conquistati, qui restano.

 

Voglio le mie mani al vento, perché la gente veda che veniamo a mani vuote e a mani vuote andiamo via.

 

Il tempo è il regalo più prezioso che abbiamo perché è limitato.

 

Possiamo produrre più ricchezze, ma non più tempo.

 

Quando dedichiamo tempo ad una persona od a una causa,  stiamo offrendo una porzione della nostra vira che non potremo recuperare.

 

Il nostro tempo è la nostra vita.

 

Il miglior regalo che puoi dare a qualcuno è il tuo tempo; così quando ho visto questa mia eredità ho pensato subito a te.

 

Grazie per il tempo che mi dedicate ogni giorno, inviandomi e-mail, scrivendomi, ascoltandomi quando vi parlo, sopportandomi personalmente,  telefonandomi, vi mostro la mia gratitudine con un abbraccio.

Grazie che continuate a collaborare insieme: che riesca a continuare ciò che stò facendo.

 

 

Volli, e volli sempre,

e fortissimamente volli. (Vittorio Alfieri)

 

 

 

 

 

 

 

Lo splendore dell’amicizia

 

Lo splendore dell’amicizia

non è la mano tesa

né il sorriso gentile

né la gioia della compagnia:

è l’ispirazione spirituale

quando scopriamo

che qualcuno crede in noi

ed è disposto a fidarsi di noi. (Ralph W. Emerson)

 

 

Non intendo (vivere) la fede che fugge dal mondo

ma quella che resiste nel mondo e ama e resta fedele  (a Dio). (Dietrich Bonhoeffer)

 

 

 

Preghiera del buonumore

 

Datemi o Signore, una buona digestione
e anche qualcosa da digerire.

Datemi la salute del corpo,

col buonumore necessario per mantenerla.
Datemi o Signore, un’anima santa,

che faccia tesoro di quello che è buono e puro,
affinché non si spaventi del peccato,

ma trovi alla sua presenza

 

la via per rimettere di nuovo le cose a posto.
Datemi un’anima che non conosca

la noia, i brontola menti, i sospiri e i lamenti,

e non permettete che io mi crucci eccessivamente
per quella cosa troppo invadente che si chiama «io».
Datemi, o Signore, il senso del ridicolo.
Concedetemi la grazia di comprendere uno scherzo,
affinché conosca nella vita un po’ di gioia

e possa farne parte anche ad altri.

Così sia.  (San Tommaso Moro)

 

 

E’ lei, questa piccola, che spinge avanti ogni cosa.

Perché la fede se non ciò che è.

E’ lei, vede ciò che sarà.

La Carità non ama se non ciò che è.

E lei, ama ciò che sarà.

La fede vede ciò che è.

Nel tempo e nell’eternità.

La speranza vece ciò che sarà.

Nel tempo e per l’Eternità.

Per così dire nel futuro della stessa eternità.

La carità ama ciò che è.

Nel tempo e nell’Eternità.

Dio e il prossimo.

Così come la Fede vede.

Dio e la creazione.

Ma la Speranza ama ciò che sarà.

Nel tempo e per l’Eternità.

Per così dire nel futuro dell’ eternità.

La Speranza vede quel che non è ancora e che sarà.

Ama quel che non è ancora e che sarà.

Nel futuro del tempo e dell’eternità.    (Charles Peguy)

 

 

Buoni motivi per opporsi al nucleare

 

1) Nucleare e petrolio – Le centrali nucleari producono solo energia elettrica, che è meno di
1/5 dei consumi energetici di ogni paese. La scelta del nucleare non riduce la dipendenza dal
petrolio: la Francia produce il 78% dell’energia elettrica dal nucleare, ma importa più petrolio di
noi, ed ha i consumi di petrolio pro capite più alti d’Europa.

 

2) Il combustibile – Le riserve di uranio sono limitate: ai ritmi di consumo attuali si esaurirà
in pochi decenni, ma se verranno costruite nuove centrali la sua disponibilità durerà ancora
meno ed il prezzo aumenterà esponenzialmente. Inoltre il mercato dell’uranio è dominato da una
lobby molto ristretta: sette società controllano 1’85% dei giacimenti mondiali e quattro società
forniscono il 95% dei servizi di arricchimento. Inoltre l’Italia non possiede Uranio e dipenderà
completamente da altri paesi per il suo approvvigionamento.

3) I costi – Una valutazione realistica dei costi del nucleare deve tener conto non solo della
costruzione delle centrali ma dell’intero ciclo di vita con particolare riguardo ai costi differiti
dovuti al deposito delle scorie e allo smantellamento delle centrali di cui non si conosce ancora
l’esatta incidenza. Considerati gli enormi costi di costruzione, le centrali nucleari non sono un
affare per i privati a meno di ricevere ingenti sovvenzioni dallo stato, come conferma la recente
decisione di Obama. La costruzione del primo reattore EPR francese di nuova generazione in
Finlandia (Olk:iluoto) incontra grandissimi problemi, che hanno già causato rilevanti aumenti dei
costi e dei tempi di costruzione. Nonostante ciò e senza che esista un’esperienza concreta del
loro funzionamento (l’ente regolatore degli USA non lo ha neanche licenziato), l’ENEL vorrebbe
ordinarne almeno 4!4) Le emissioni di COl – Il processo di fissione del combustibile nel reattore non produce
emissioni di COl’ che sono invece presenti in tutte le altre fasi: dall’estrazione e lavorazione
dell’uranio, all’arricchimento (l’impianto di Paducah, nel Kentucky, utilizza due centrali a car-
bone da 1000MW), alla costruzione della centrale (che richiede enormi quantità di cemento
e acciaio) fino alle fasi di stoccaggio delle scorie e di demolizione della centrale. Alla fase di
estrazione sono associate le maggiori emissioni di COl: basta pensare che per ottenere 1 Kg di
uranio da un giacimento che ha un grado di concentrazione dello 0,1 % (la media mondiale è
dello 0,15%) occorre estrarre e lavorare 1 tonnellata di minerale. Un calcolo rigoroso porta a
concludere che l’intero ciclo nucleare comporta oggi emissioni minori rispetto al termoelettrico,
ma che aumenteranno vertiginosamente quando si dovrà estrarre l’uranio da giacimenti più po-
veri. Non bisogna inoltre dimenticare che, poiché i 439 reattori in funzione coprono meno del 6%
del consumo di energia mondiale, se anche si costruissero centinaia di nuovi reattori si avrebbe
un contributo minimo all’abbattimento della COl’ a fronte di investimenti di migliaia di miliardi
nei pochi anni nei quali è richiesta la riduzione della COl’ evidentemente incompatibili con la
situazione finanziaria mondiale.

 

5) Sicurezza e salute – Si accumulano studi scientifici che dimostrano aumenti di leucemie
infantili ed altre malattie nelle popolazioni che vivono attorno alle centrali nucleari. Segno evi-
dente che rilasci radioattivi si verificano nel normale funzionamento dei reattori, anche se uffi-
cialmente vengono sottaciuti. Questi si aggiungono ai rilasci inevitabili nei frequenti incidenti
(spesso minimizzati o negati dalle autorità), sommandosi ad altri inquinanti e danneggiando
gravemente la salute della popolazione: le malattie tumorali sono in aumento, anche l’Organiz-
zazione Mondiale della Sanità denuncia un preoccupante incremento nella diffusione dei tumori
a livello mondiale. I reattori di terza generazione come l’EPR sono proposti come molto più sicu-
ri, ma stanno emergendo inquietanti problemi di sicurezza, denunciati ufficialmente il 22 ottobre
2009 da tre Agenzie di Sicurezza europee, che hanno richiesto modifiche al sistema di controllo
del reattore giudicandolo inadeguato a far fronte ad una situazione di emergenza. L’Autorità di
Sicurezza Finlandese ha riscontrato ben 2.100 difformità nella costruzione del reattore EPR a
Olk:iluoto e ha bloccato i lavori.

 

Solo due cose sono infinite, l’universo e la stupidità umana, e non sono sicuro della prima.

(Albert Einstein)

 

Il futuro di coloro

che credono nella bellezza dei propri sogni. (Eleanor Roosevelt)

 

Vivere semplicemente per permettere agli altri semplicemente di vivere»

(M. K. Gandhi)

 

Giorgio Gaber Un Uomo Giusto, l’Unico.

“Giustizia è punire ma poi perdonare, Umanità è comprendere e aiutare”

 

 

Gianni Calligaris al figlio diciottenne in una canzone di Guccini:

 

“Anche se non avrai le mie risse
terrose di campi, cortile e di strade
e non saprai che sapore ha il sapore dell’uva rubato a un filare,

presto ti accorgerai com’è facile farsi un inutile software di scienza

e vedrai che confuso problema è adoprare la propria esperienza …

Culodritto, cosa vuoi che ti dica? Solo che costa sempre fatica

e che il vivere è sempre quello, ma è storia antica, Culodritto …

dammi ancora la mano, anche se quello stringerla è solo un pretesto

per sentire quella tua fiducia totale che nessuno mi ha dato o mi ha mai chiesto;

vola, vola tu, dov’io vorrei volare verso un mondo dove è ancora tutto da fare
e dove è ancora tutto, o quasi tutto, da sbagliare … “.

 

 

Mussolini dà fiato  a una di quelle sue massime che sono finite sui muri:

 

“E’ l’aratro che traccia il solco, ma è la spada che lo difende”

 

Cambia i tuoi pensieri

e cambierai il tuo mondo.

 

 

Dio ci ha fatto il dono della

vita, stà a noi viverla bene.

 

Vai piano, respira

profondamente e sorridi.

 

 

Canta al mattino.

Onora un nuovo giorno.

Noi non vediamo le cose

come sono, ma per come

noi siamo.

La speranza ha due bei figli: lo sdegno

e il coraggio: il primo di fronte a come

vanno le cose, il secondo per cambiare.  (Sant’Agostino)

 

 

Merita il potere solo chi ogni

giorno lo rende giusto.   (Dag Hammarskjold)

 

Non gli uomini comuni,

ma quelli che hanno un

grado eminente, sono

coloro che abbattono le

democrazie.   (Diodoro Siculo)

 

 

Quando si compra un giornale si fa una scelta precisa

 

Scrive un anonimo che il sorriso è la distanza più corta tra due persone. Come dire, per inverso, che chi non sa sorridere allunga le distanze.

 

L’Esperienza non è

ciò che accade a una persona

ma ciò che una persona decide di fare

con ciò che le accade.   (Aldous L. Huxley)

 

Che il sussurro dei poveri diventi un grido del nostro mondo!

 

Se pensiate costi troppo ecco un piccolo consiglio: Liberarsi della tv e utilizzate i soldi risparmiati del canone. Saranno spesi meglio.

 

…proviamo a sognare un mondo senza scarichi di petrolio che uccidono la vita dei fiumi: una società in cui si costruiscono case con passione e non per speculazione, case energicamente autonome, sane da vivere e belle a vedersi.

Immaginiamo treni regionali frequenti, puliti e decenti, treni da prendere con piacere e non da sopportare con rabbia o rassegnazione per la loro inefficienza. Immaginiamo un mondo dal quale carbone e petrolio siano stati cancellati e il nucleare sia scomparso per sempre.

Un mondo in cui sia bello salutarsi e sorridersi, in cui sentirsi ben accolti. Un mondo libero dagli attacchi alla privatizzazione dei beni comuni, dove la prevenzione dei conflitti sia normale come la prevenzione antincendio.

Sono solo sogni? No! Sono tutte cose concrete, anzi, spesso già realizzate in alcuni luoghi o pronte da realizzare….

 

Meglio un ottimista che sbaglia di un pessimista che ha ragione. (Albert Einstein)

 

 

Preghiera di Sant’Antonio

 

Ricordatevi, oh! ricordatevi,
miracoloso Santo, che voi non avete
mai lasciato di aiutare e consolare

chi vi ha invocato nelle sue necessita!
Animato io da una confidenza grande
e dalla certezza di non pregare invano,
a voi ricorro che siete tanto ricco

di grazie e il più fortunato amico

di Gesù Bambino!

Eloquente predicatore dell’infinita
misericordia di Dio,

non rifiutate la mia preghiera,

ma fate che essa giunga colla vostra
intercessione al trono di Dio

e sia esaudita per voi o beato,

o miracoloso, o potente S. Antonio,
affinché io abbia aiuto e conforto

nella presente mia angustia e necessita.
Così sia.  (Imprimatur: Can. Doct. P. Carmignoto
Vico Gen. Patavii, die 4 Junii 1940)

 

 

La speranza è un cammino

 

Oggi, domani e poi ancora

Noi non siamo nati per fermarci.
Questo te lo voglio dire,

perché qualcuno ti sta ingannando
e ti invita a startene tranquillo.

Ci sono intorno a te molti

che raccontano menzogne:

il vicino di casa, l’amico del bar,
l’opinione pubblica, il giornale,
la TV e il partito.

Ehi, ehi! Apri gli occhi, amico,
e guarda in faccia la realtà.

Le menzogne ti stanno soffocando.
Sovente l’ordine non è la pace,

e il “consenso” non racchiude quasi mai
la voce dei poveri,

di chi non può o non deve contare.
Sta in guardia, amico, apri gli occhi.
La speranza è un cammino difficile,
e Cristo, e ogni uomo cosciente

che prima o dopo di Lui ha lottato per la libertà
lo hanno provato.

La speranza è un cammino continuo
di fatti e di scelte concrete:

non si può costruire sugli slogan
simili a bandiere vuote

che sbattono nel vento delle occasioni perdute.
La speranza ha sempre un nome concreto,

e nasce quando un uomo si incarica,

giorno dopo giorno,

del proprio fratello, per camminare insieme.
La speranza sei tu se cammini.

Ma se ti fermi la speranza muore con te.
E tu dovrai rendere conto, un giorno,
della speranza che hai fatto morire

nel cuore dei tuoi compagni di strada.   (Elio Taretto, settembre 1973)

 

 

Dare voce a chi vuole costruire dal basso un modello di produzione alimentare diverso che rispetti gli equilibri naturali, la dignità dei produttori, la salute dei consumatori, il futuro del cibo è nelle nostre mani.

 

 

… Soprattutto in questo tempo di confusione e di morte, sentiamo il bisogno di aiutarci ad avere occhi nuovi per scoprire all’interno delle contraddizioni attuali, i segni a volte misteriosi ma a tratti illuminanti, di quella presenza viva che ci inco-
raggia a camminare e a non avere paura …

… Come uomini nuovi diamoci la mano e riconciliamoci in libertà con chiunque accolga il nostro impegno per la pace e la giustizia, perché lo Spirito del Signore
possa rinnovare la faccia di questa nostra povera madre così sfigutata e  così deturpata…        (Elio Taretto Febbraio 1983)

 

 

 

Nel novembre del 2010 moriva padre Nicola Giandomenico, fondatore della Tavola della pace.  La sua lezione di vita nel ricordo di Flavio Lotti.

 

“Fini lo va a trovare spesso. Buttiglione e Veltroni pure. Berlusconi ha già prenotato un appuntamento. Ma la lista degli ospiti eccellenti di fra’ Giandomenico è molto più lunga e comincia lontano, fin da quando il suo convento era meta dei pellegrinaggi di Enrico Berlinguer”. A poche settimane dal terremoto che colpirà duramente l’Umbria e Assisi, il Corriere della Sera lo presenta così: come un grande politico e diplomatico, pazientemente impegnato a tessere la tela della pace e della giustizia, in Italia come nel mondo. Ma padre Nicola Giandomenico era molto, molto di più. Lo voglio ricordare oggi, ad un anno dalla sua scomparsa, per tutti i giovani che non hanno avuto la fortuna di conoscerlo.

 

Nicola era un uomo di pace. Un autentico uomo di pace. Altro che “il contrario della guerra”! Per Nicola “la pace è un modo di essere, di pensare, di vivere. Un nuovo stile di vita, un nuovo modo di relazionarsi tra singoli, tra popoli, tra nazioni.” O la vivi o non esiste. O te la porti dentro o è uno slogan.

 

Alla pace Nicola ha dedicato tutta la sua vita impegnandosi per mettere fine alla guerra fredda e all’occupazione israeliana dei territori palestinesi, per fermare la guerra in Iraq e per il dialogo con Cuba, per i diritti dei più poveri e per il disarmo nucleare, per il rafforzamento dell’Onu e per la difesa dell’ambiente, trasformando il Sacro Convento d’Assisi in uno straordinario cantiere della pace e del dialogo con tutti. Grazie a lui, il 13 gennaio 1996, nascerà la Tavola della pace.

 

Per la pace Nicola ci ha messo la faccia, senza mai voltarsi indietro, senza mai curarsi delle critiche strumentali e delle accuse vergognose che, via via, gli sono state scaricate addosso. Nicola aveva capito che non basta parlare di pace, non basta nemmeno predicarla: uno ci deve lavorare. Seriamente. In prima persona. In relazione con tutte le donne e gli uomini di buona volontà, senza esclusioni politiche, religiose e culturali. Condividendo le responsabilità. Assumendosi anche la responsabilità delle cose più grandi.

 

Nicola lo ha fatto sempre con una grande dose di umiltà, una delle virtù più preziose e introvabili del nostro tempo. Dice di lui padre Giuseppe: “Nonostante fosse il nostro ‘ministro degli esteri’, a noi più giovani ha sempre donato la lezione del distacco interiore dal culto dell’immagine e dell’interesse personale, dell’essere strumento finché si è utili, di essere mezzo e non fine, di essere uno e non l’unico”.

 

Anche per questo, forse, Nicola è un uomo poco noto. Perché non ha mai cercato le vetrine, perché ha sempre dato senza mai tenere nulla per sé, perché “non si è mai fatto prendere dal vortice sfrenato dell’emergere, del primeggiare”.

 

Il 12 novembre 2009 Nicola Giandomenico si è spento in silenzio dopo dieci lunghissimi anni di sofferenze e amarezze. Se n’è andato dopo un’ultima notte soffocante come il tempo triste che stiamo vivendo. Se n’è andato verso mezzogiorno, quando la luce e il ritmo della vita si fanno più intensi,  invitandoci a fermarci e a riflettere. Dove stiamo correndo? Siamo sicuri di essere sulla strada giusta?

 

Padre Nicola non c’è più. Quello che resta è la sua testimonianza di vita. Quella di un uomo e di un frate che si è fatto strumento umile della pace. Una testimonianza capace di parlare a tutti, credenti e non credenti. Una testimonianza che l’Umbria e l’Italia non si possono permettere di disperdere.

 

  1. Nicola era un frate cresciuto alla scuola di San Francesco. Dai suoi scritti e dalla sua vita col tempo aveva ricavato “dieci regole d’oro” che suggerisco di trascrivere e tenere sempre in tasca.

 

1) Credere nel positivo.

2) Rifiutare ogni pregiudizio.

3) Riannodare i fili rotti.

4) Trascendenza della pace e vitalità della preghiera.

5) Osare per la pace.

6) Spazio alla fantasia e alla creatività.

7) Credere nella possibilità del cambiamento.

8) La pace ha la sua strada: la solidarietà, il dialogo, la fraternità.

9) La pace ha delle basi: la verità, la giustizia, l’amore, la libertà.

10) La pace è sempre un punto di arrivo e un punto di partenza.

(Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace)

 

Perugia, 12 novembre 2010

 

 

Il peggior analfabeta è l’analfabeta politico.
Egli non ascolta, non parla né partecipa
agli avvenimenti politici.

Non sa che il costo della vita, il prezzo dei fagioli, del pesce,
della farina, dell’affitto, delle scarpe e delle medicine
dipendono dalle decisioni politiche.

Un analfabeta politico è tanto sciocco

che si inorgoglisce e gonfia il petto

nel dire che odia la politica.

Non sa che dalla sua ignoranza politica proviene

la prostituta, il minore abbandonato, il rapinatore .

ed il peggiore di tutti i banditi, che è il politico disonesto, ingannatore e corrotto,

leccapiedi delle imprese nazionali e multinazionali.   (Bertold Brecht)

 

Non importa quanto si dà

ma quanto amore si mette nel dare.  (Madre Teresa di Calcutta)

 

Noi ci impegniamo

 

Ci impegniamo noi, e non gli altri;

unicamente noi, e non gli altri;

né chi stà in alto, né chi stà in basso;

né chi crede, né chi non crede.

 

Ci impegniamo

senza pretendere che gli altri si impegnino,

con noi o per conto loro,

con noi o in altro modo.

 

Ci impegniamo

Senza giudicare chi non si impegna,

senza accusare chi non si impegna,

senza condannare chi non si impegna,

senza cercare perché non si impegna.

Il mondo si muove se non ci muoviamo,

si muta se noi mutiamo,

si fa nuovo se qualcuno si fa nuova creatura.

La primavera incomincia con il primo fiore,

la notte con la prima stella,

il fiume con la prima goccia d’acqua,

l’amore con il primo pegno.

 

Ci impegniamo

Perché noi crediamo nell’amore,

la sola certezza che non teme confronti,

la sola che basta

a impegnare perpetuamente.  (Primo Mazzolari)

 

 

Sognare gli altri come ora non sono.

Ciascuno cresce solo se sognato.    (Danilo Dolci)

 

I nostri sogni ci rendono capaci di

costruire un mondo migliore, più

giusto, fraterno e solidale.

 

 

..trasmettere ai ragazzi il senso e lo spirito dell’autonomia, questo dobbiamo fare. E l’autonomia non è quella cosa che stà dentro i palazzi della politica, non è un museo, non è un localismo. La sfida è trasmettere l’idea glocal, il globale più il locale. I ragazzi abitano territori a noi spesso sconosciuti, dobbiamo offrire loro la percezione che le nostre autonomie speciali sono un grande antidoto alla solitudine, un sogno collettivo, luogo della creatività e della costruzione del futuro.

 

Preferirei commettere degli errori con gentilezza e compassione piuttosto che operare miracoli con scortesia e durezza (Madre Teresa di Calcuta )

 

…ci si è chiusi in casa navigando molto al computer; si sono riscoperti i valori del risparmio o dell’ambiente, si è imparato a ricominciare da capo.

Ci siamo ritrovati più saggi, più pazienti e più poveri….

 

Esistono cinque cose nella vita che non si recuperano: una piertra dopo averla lanciata; una parola dopo averla detta; un’opportunità dopo averla persa; il tempo che è passato; l’amore per chi non lotta…e io aggiungo la morte di persone care con il rimpianto di non aver fatto e detto…..

 

 

Io penso che non potrei

più vivere se non

Lo sentissi più parlare  (J.A. Mòhler)

 

Nella semplicità

del mio cuore

lietamente

Ti ho dato tutto.   (Liturgia Ambrosiana)

 

Se non fossi tuo, mio Cristo,

mi sentirei creatura finita.   (San Gregorio Nazianzeno)

 

Se pensiate costi troppo ecco un piccolo consiglio: Liberarsi della tv e utilizzate i soldi risparmiati del canone. Saranno spesi meglio.

 

Perdonare gli altri è il vero sbocciare della nostra saggezza.

Perdonare noi stessi è il perfetto sbocciare della nostra saggezza.

 

Tutti noi abbiamo la libertà di costruirci il nostro stesso futuro.

 

Se il tuo progresso in un campo è bloccato, vai in un’altra direzione.

Soltanto non abbandonare l’idea di progresso.

 

Non giudicare, sarai felice.

Perdona ogni cosa, sarai ancora più felice.

 

La meta reale è sempre davanti noi, non dietro.

 

Se fai la cosa giusta, alla fine ispirerai gli altri a fare la stessa cosa.

 

Devi sempre accogliere la nascita di nuove idee,nuovi ideali,

nuove avventure e nuove promesse.

 

La vita è come un fiume: vuole sempre andare avanti.

 

Se diventassimo buoni cittadini del mondo,

allora il volto è il destino del mondo cambierebbero immediatamente.

 

Non quel che ti accade ma il modo in cui lo accetti è ciò che conta maggiormente

 

La ragione dirige la mente. L’amore nutre il cuore.

 

Per prima cosa perdona te stesso, se vuoi conoscere te stesso.

 

Esiste un solo modo per arrivare alla meta: incominciare!

 

La felicità è di fondamentale importanza. Quando sono davvero felice non ho tempo di trovare i difetti negli altri.

 

Aspetta domani per pensare ai pensieri di domani.

 

Se riesci a creare armonia nella tua stessa vita,

questa armonia entrerà nel mondo intero.

 

Niente è tanto bello nell’uomo quanto la sincerità del suo cuore.

 

 

Trova il tempo

 

Trova il tempo di lavorare:

è il prezzo del successo.

 

Trova il tempo di riflettere:

è la fonte della forza.

 

Trova il tempo di giocare:

è il segreto della giovinezza.

 

Trova il tempo di leggere:

è la base del sapere.

 

Trova il tempo di essere gentile:

è la strada della felicità.

 

Trova il tempo di sognare:

è il sentiero che porta alle stelle.

 

Trova il tempo di amare:

è la vera gioia di vivere.

 

Trova il tempo d’essere felice:

è la musica dell’anima. (Saggezza indiana)

 

 

Una bimba trova un uovo.

Vuole aprirlo: “Adesso provo.

Com’è liscio… quanto pesa…

avrà dentro una sorpresa!”

L’uovo si apre pian pianino:

spunta fuori un bel pulcino

che, con aria divertita,

incomincia la sua vita.

 

…c’è un arretramento nei diritti dei lavoratori, è anche vero che senza lavoro non ci sono più diritti la situazione che si è venuta a creare è una corsa al ribasso nei diritti perché a questo porta la globalizzazione, ad una guerra tra ‘poveri’, l’iniziativa di Marchionne è un adeguamento alle leggi di mercato che non ha senso tentare di sconfiggere localmente ma globalmente perché il mercato è globale…resistere e tirare avanti! (Giorgio)

 

 

MALINCONIA

 

Silenziosa e senza forma,

prendi dimora dentro di me.

Nell’immagine velata, di un ricordo,

della dolcezza di un attimo

tu  mi colmi, malinconia.

Come la neve,

scendi in punta di piedi

e mi raggiungi lentamente.

Ti invoco,

ma voglio  scappare da te,

dall’illusione di quei ricordi

per poter vivere ancora

in  un solo istante

quello che tu  hai rubato di me! (Giovanna 29/01/2011)

 

 

Essere stelle

 

“Vi sono alcune persone “stelle” e altre “comete”.
Le comete passano e ritornano. Le stelle restano.

È importante essere stella. Rimanere. Restare presenti,

lasciare una traccia. Essere luce. Essere calore. Essere vita.
L’amico è una stella.

Possono passare gli anni, possono sorgere delle distanze, ma
una traccia rimane nel cuore.

C’è la necessità di creare un mondo di stelle.
Tutti i giorni vedere la loro luce e il loro calore

Così sono gli amici.   ,

Stelle per la vita della gente.
Su di loro si può contare.
Essi sono una presenza.

Sono venti calmi nei momenti di tensione.
Sono luce nei momenti oscuri.

Sono sicurezza nei momenti di scoraggiamento.

 

Essere stelle in questo mondo passeggero, in questo mondo
pieno di persone comete, è una sfida.” (W. Joao)

 

Quando la vita ti dà mille ragioni per piangere, dimostra che hai una ragione per sorridere. (Benite Rodriguez)

…prevedere il futuro è impossibile, sono gli eventi inattesi che determinano le cose: l’unica cosa che si può fare è essere pronti a reagire alle situazioni in continuo cambiamento…(Henry Paulson)

 

 

…dobbiamo saper gestire il problema, ossia l’imprevedibile. L’unica certezza è l’incertezza…

(Chiosa Alessandri

 

 

…nella nostra economia globale interconnessa è dimostrato che essere responsabile per ciò che avviene nel mondo significa essere responsabili anche per quello che avviene a casa propria…

(Ban Ki-Moon Segretario Generale delle Nazioni Unite)

 

 

 

VAGABONDANDO qua e là, un grosso cane fini in una stanza in cui le pareti erano dei grandi specchi.

Così si vide improvvisamente circondato da cani. Si infuriò, corninciò a digrignare i denti e a ringhiare. Tutti i cani delle pareti, naturalrnente, fecero altrettanto, scoprendo le loro minacciose zanne.

Il cane cominciò a girare vorticosamente su se stesso per difendersi contro gli attaccanti, poi abbaiando rabbiosamente si scagliò contro uno dei suoi presunti assalitori.

Fini a terra tramortito e sanguinante per il tremendo urto con contro lo specchio.

Avesse scodinzolato in rnodo amichevole una sola volta, tutti i cani degli specchi l’avrebbero ricambiato. E sarebbe stato un incontro festoso.

 

 

Io penso che non potrei

più vivere se non

Lo sentissi più parlare  (J.A. Mòhler)

 

Nella semplicità

del mio cuore

lietamente

Ti ho dato tutto.   (Liturgia Ambrosiana)

 

Se non fossi tuo, mio Cristo,

mi sentirei creatura finita.   (San Gregorio Nazianzeno)

 

 

Se pensiate costi troppo ecco un piccolo consiglio: Liberarsi della tv e utilizzate i soldi risparmiati del canone. Saranno spesi meglio.

 

“ “La luna – disse Nuto – bisogna crederci per forza. Perfino gli innesti, se non si fanno ai primi giorni della luna, non attaccano.”  (La luna e i falò” di Cesare Pavese)

 

 

Perdonare gli altri è il vero sbocciare della nostra saggezza.

Perdonare noi stessi è il perfetto sbocciare della nostra saggezza.

 

Tutti noi abbiamo la libertà di costruirci il nostro stesso futuro.

 

Se il tuo progresso in un campo è bloccato, vai in un’altra direzione.

Soltanto non abbandonare l’idea di progresso.

 

Non giudicare, sarai felice.

Perdona ogni cosa, sarai ancora più felice.

 

La meta reale è sempre davanti noi, non dietro.

 

Se fai la cosa giusta, alla fine ispirerai gli altri a fare la stessa cosa.

 

Devi sempre accogliere la nascita di nuove idee,nuovi ideali,

nuove avventure e nuove promesse.

 

La vita è come un fiume: vuole sempre andare avanti.

 

Se diventassimo buoni cittadini del mondo,

allora il volto è il destino del mondo cambierebbero immediatamente.

 

Non quel che ti accade ma il modo in cui lo accetti è ciò che conta maggiormente

 

La ragione dirige la mente. L’amore nutre il cuore.

 

Per prima cosa perdona te stesso, se vuoi conoscere te stesso.

 

Esiste un solo modo per arrivare alla meta: incominciare!

 

La felicità è di fondamentale importanza. Quando sono davvero felice non ho tempo di trovare i difetti negli altri.

 

Aspetta domani per pensare ai pensieri di domani.

 

Se riesci a creare armonia nella tua stessa vita,

questa armonia entrerà nel mondo intero.

 

Niente è tanto bello nell’uomo quanto la sincerità del suo cuore.

 

Una bimba trova un uovo.

Vuole aprirlo: “Adesso provo.

Com’è liscio… quanto pesa…

avrà dentro una sorpresa!”

L’uovo si apre pian pianino:

spunta fuori un bel pulcino

che, con aria divertita,

incomincia la sua vita.

 

volevo innanzitutto ringraziare Carlo per la preghiera che ci ha inviato la vigilia di Natale  era bellissima e toccava molto in profondità, le parole che si vorrebbero sentire ogni tanto

 

alcuni pensieri che volevo condividere …

 

Durante le vacanze ho girato ha più persone un augurio con  un allegato una foto fatta in montagna  nel gruppo del Rosa  con la frase per non dimenticare chi siamo o meglio chi sono …

Un appassionato di montagna ma con uno spirito da Pellegrino( senza doppio senso )

Perché ogni salita per me è  un momento di fatica che sfocia in una

riflessione  e in una preghiera , quando arrivo  alla cima spesso c’è una croce  o una madonnina , sarà il paesaggio o il silenzio ma mi metto a pregare , non è molto che mi  capita .

Prego e mi ritrovo  ( spesso sono solo in queste uscite )   a  pensare alla fede al  modo di essere cristiano, alla mia  famiglia , agli amici   ecc…alla  morte

Associo  la  salita  , la fatica , ad  un percorso di  vita , si  soffre,ma ci sono anche i momenti belli dove si arriva in cima e si è appagati dalla natura , ghiacciai che si perdono a vista d’ occhio una bellezza incontaminata dove ringrazio Dio per averci dato la possibilità di tutto questo

Sarà l’ età , mezzo secolo di vita e quindi  viene istintivo un bilancio su cosa abbiamo fatto , ma non so cosa  ne pensiate ,non sono appagato , saranno i momenti che stiamo vivendo che lasciano l’amaro in bocca ,  ma voglio essere fiducioso perché dopo una salita c’è  l’ arrivo in vetta……

p.s

in questi giorni si parla molto di fiat di  Marchionne di sindacati

credo che  la verità  stia in mezzo,ma purtroppo in questo momento il nostro governo

è praticamente assente,chiude gli occhi e le orecchie e non interviene in merito lasciando che vada come vada, al  contrario di altri paesi , dove appunto il GOVERNO  ha  moderato e governato la situazione fra le  controparti..

Scusate ancora per un po’ di pensieri sconfusionati  e bimbopersonali

Ciao a tutti

.

 

Decalogo

 

Buone abitudini per il 18 febbraio (e anche dopo!)

 

  1. spegnere le luci quando non servono

 

  1. spegnere e non lasciare in stand by gli apparecchi elettronici

 

  1. sbrinare frequentemente il frigorifero; tenere la serpentina pulita e distanziata dal muro in modo che possa circolare l’aria

 

  1. mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare sempre che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola

 

  1. se si ha troppo caldo abbassare i termosifoni invece di aprire le finestre

 

  1. ridurre gli spifferi degli infissi riempiendoli di materiale che non lascia passare aria

 

  1. utilizzare le tende per creare intercapedini davanti ai vetri, gli infissi, le porte esterne

 

  1. non lasciare tende chiuse davanti ai termosifoni

 

  1. inserire apposite pellicole isolanti e riflettenti tra i muri esterni e i termosifoni

 

  1. utilizzare l’automobile il meno possibile e se necessario condividerla con chi fa lo stesso tragitto.

 

E ricordati di spegnere tutte le luci e i dispositivi elettrici non indispensabili venerdì 18 febbraio alle ore 18.00!

 

 

Sigmore, tu che sei

sempre attento

a dove metto i piedi

sulla strada

della mia vita,

ti prego perché

FACCIA ATTENZIONE

a chi mi stà accanto,

al fratello in difficoltà,

e soprattutto ai segni

che mi mandi

per avvicinarmi

sempre più a te.

 

Un anziano seduto vede più lontano che un giovane in piedi

 

L’ insegnante che vedeva lontano

Un giorno un’insegnante chiese ai suoi studenti di fare una lista dei nomi  degli altri studenti nella stanza su dei fogli di carta, lasciando un pò  di spazio sotto ogni nome. Poi disse loro di pensare la cosa più bella che potevano dire su ciascuno dei loro compagni di classe e
scriverla. Ci volle tutto il resto dell’ora per finire il lavoro, ma all’uscita  ciascuno degli studenti consegnò il suo foglio.
Quel sabato l’insegnante scrisse il nome di ognuno su un foglio separato,  e vi aggiunse la lista di tutto ciò che gli altri avevano detto su di  lui/lei.
Il lunedì successivo diede ad ogni studente la propria lista. Poco dopo  l’intera classe stava sorridendo. “Davvero?”, sentì sussurrare, “Non sapevo di contare così tanto per  qualcuno!”, “Non pensavo di piacere tanto agli altri” erano le frasi più pronunciate.
Nessuno parlò più di quei fogli in classe, e la prof non seppe se i  ragazzi l’avessero discussa dopo le lezioni o con i genitori, ma non aveva importanza: l’esercizio era servito al suo scopo. Gli studenti erano felici di se stessi e divennero sempre più uniti.
Molti anni più tardi, uno degli studenti venne ucciso in Vietnam e la sua insegnante partecipò al funerale.Non aveva mai visto un soldato nella bara prima di quel momento: sembrava
così bello e così maturo…
La chiesa era riempita dai suoi amici.Uno ad uno quelli che lo amavano si avvicinarono alla bara, e l’insegnante fu l’ultima a salutare la salma.
Mentre stava lì, uno dei soldati presenti le domandò “Lei era l’insegnante di matematica di Mark?”.. Lei annuì, dopodiché lui le disse:”Mark parlava di lei spessissimo”
Dopo il funerale, molti degli ex compagni di classe di Mark andarono insieme al rinfresco.
I genitori di Mark stavano lì, ovviamente in attesa di parlare con la sua insegnante.
“Vogliamo mostrarle una cosa”, disse il padre, estraendo un portafoglio dalla sua tasca. “Lo hanno trovato nella sua giacca quando venne ucciso.
Pensiamo che possa riconoscerlo”.
Aprendo il portafoglio, estrasse con attenzione due pezzi di carta che erano stati ovviamente piegati, aperti e ripiegati molte volte.
L’insegnante seppe ancora prima di guardare che quei fogli erano quelli in cui lei aveva scritto tutti i complimenti che i compagni di classe di Mark  avevano scritto su di lui.
“Grazie mille per averlo fatto”, disse la madre di Mark. “Come può vedere,
Mark lo conservò come un tesoro”
Tutti gli ex compagni di classe di Mark iniziarono ad avvicinarsi. Charlie sorrise timidamente e disse “Io ho ancora la mia lista. E’ nel primo cassetto della mia scrivania a casa “.
La moglie di Chuck disse che il marito le aveva chiesto di metterla nell’album di nozze, e Marilyn aggiunse che la sua era conservata nel suo diario. Poi Vicki, un’altra compagna, aprì la sua agenda e tirò fuori la sua lista un po’ consumata, mostrandola al gruppo. “La porto sempre con
me, penso che tutti l’abbiamo conservata”
In quel momento l’insegnante si sedette e pianse. Pianse per Mark e per tutti i suoi amici che non l’avrebbero più rivisto.
Ci sono così tante persone al mondo, che spesso dimentichiamo che la vita finirà un giorno o l’altro. E non sappiamo quando accadrà.
Perciò dite alle persone che le amate e che vi importa di loro, che sono speciali e importanti. Diteglielo prima che sia troppo tardi.
E un modo di farlo è continuare ad inoltrare questo messaggio.Se non lo invii, avrai perso un’altra bellissima occasione per fare qualcosa di gentile e carino verso gli altri.
Se lo hai ricevuto, è perché per qualcuno sei importante e c’è almeno una persona di cui ti importa.
Se sei “troppo occupato” per prenderti questi pochi minuti sufficienti ad inoltrare il messaggio, è perché a volte non fai quelle piccole cose che farebbero la differenza in una relazione.
A più persone invii questo messaggio, migliore sarà la tua relazione con
gli altri. Ricorda, “chi semina raccoglie”. Quello che metti nelle vite degli altri
tornerà a riempire le tue…!

Non disperate – vorrei dir loro – siamo milioni e milioni dentro le mura d’acciaio dell’occidente a vivere, come se fosse nostra, la vostra disperazione e a prepararci a creare insieme a voi un mondo tenuto insieme dal diritto e non dal terrore del Grande Gendarme. (Ernesto Balducci)

 

Il giorno più bello?……………Oggi

La cosa più facile?…………….Sbagliare

L’ostacolo più grande?…….La paura

Lo sbaglio peggiore?……………….Arrendersi

La radice di tutti i mali?………L’egoismo

La distrazione più bella?…………… Il lavoro

La peggiore sconfitta?………..Lo scoraggiamento

I migliori insegnanti?………………..I bambini

La prima necessità?………..Parlare con gli altri

La cosa che più fa felici?………Essere di aiuto agli altri

Il Mistero più grande?………….La morte.

Il peggiore difetto?………………. Il malumore

La persona più pericolosa?………… Il bugiardo

Il sentimento più dannoso?…………… Il rancore

Il regalo più bello?………………………………Il perdono

La cosa di cui non si può fare a meno?… La salute

La strada più rapida………….…Il cammino giusto

La sensazione più gratificante?…… La pace interiore

Il gesto più efficace?…          ……………..Il sorriso.          .

Il migliore rimedio?……………………..L’ottimismo

La maggiore soddisfazione?……………Avere un amico

La forza più potente del mondo…………La fede

Le persone più necessarie?…………… I genitori

La cosa più bella di tutte?……………..L’AMORE! .

 

un’africana mi aveva detto: Dio ci dà la  forza di superare quando ci colgono dei dolori.
questo è verissimo… . e aggiungo:
«Gloria a Te, o mio Dio! Se non fosse per le tribolazioni sopportate sul Tuo cammino, come si potrebbero riconoscere coloro che veramente Ti amano. E se non fosse per le prove sopportate per amor Tuo, come potrebbe essere rivelato il grado di coloro che Tibramano? La Tua potenza mi è testimone! Compagne di coloro che Ti adorano sono le lacrime che essi versano, e consolatori di coloro che Ti cercano sono i gemiti che emettono, e cibo di coloro che si affrettano a incontrarTi sono i frammenti dei loro cuori spezzati.» Bahà’u’llàh
abbracci. (Michele)

 

 

Il dono più bello siamo sempre noi stessi

regaliamoci agli altri riceveremo

6,5 miliardi di doni

 

….dalla ferita esce sangue

ma potrà uscire molta saggezza….(Proverbio africano)

 

 

Quando è Natale?

 

E’ Natale ogni volta

che si asciuga una lacrima

negli occhi di un bambino.

 

E’ Natale ogni volta

che si depongono le armi

ogni volta che si firma un accordo.

 

E’ Natale ogni volta

che si interrompe una guerra

e si schiudono i pugni.

 

E’ Natale ogni volta

che si obbliga la miseria

ad andarsene via.

 

E’ Natale sulla terra

ogni giorno.

 

E’ Natale fratello,

quando c’è l’amore. (Anonimo)

 

 

Anche nei tempi più oscuri

Abbiamo il diritto di attenderci

Una qualche illuminazione.

Ed è molto probabile che essa arriverà

Non tanto da teorie o da concetti,

quanto dalla luce incerta,

vacillante, spesso fioca

che alcuni uomini e donne,

nel corso della loro vita

e del loro lavoro, avranno acceso

in ogni genere di circostanze,

diffondendola sull’arco di tempo

che fu loro concesso di trascorrere

sulla terra. ( Hannah Arendt)

 

 

A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore,

a chi saluta ancora con un bacio,

a chi lavora molto e si diverte di più,

a chi va in fretta in auto ma non suona ai semafori,

a chi arriva in ritardo ma non cerca scuse, a chi spegne

la televisione per fare due chiacchiere,

a chi è felice il doppio quando fa a metà,

a chi si alza presto per aiutare un amico,

a chi ha l’entusiasmo di un bambino

e pensieri da uomo, a chi vede nero solo quando è buio

A chi non aspetta Natale per essere Migliore. Buon Natale. (Caty)

 

 

Non abbiamo ricevuto il mondo

in eredità dai nostri padri.

Lo abbiamo in prestito

dai nostri figli  (Walt Whilman)

 

 

Aggiungiamo i nostri auguri personali di buon anno e…buon lavoro. Eros

 

In questo Natale, mi inginocchio e mi basta:

non per capire, non per credere.

Non per assolvermi, ma per essergli più vicino.

Mettiamoci tutti in ginocchio.

Anche se questo gesto ci spiace

Anche se non abbiamo la grazia della fede…

Davanti a chi?

Non ho fretta di dargli un nome o un volto,

so che è un Bambino: il Bambino del Presepio.

Perché solo  lui è sempre “da principio”,

mentre noi volgiamo rapidamente

e immediabilmente alla fine.

Perché solo lui è novità.

Mentre noi, dopo un breve salire,

siamo in continuo declino

Siamo giovani e ci sentiamo già stanchi

Stanchi di camminare e di battere il passo,

di soffrire e di veder soffrire…

Stanchi

Dei nostri amori che non ci colmano il cuore,

dei nostri ideali che impallidiscono

nelle lontananze del sogno.

Ma se m’inginocchio davanti al Bambino,

l’anima si place nel perdono

e subito mi ritrovo fratello d’ognuno.

Se m’inginocchio…mi offro.

E chi si offre è giovane.

Ecco, sono in ginocchio davanti ad un bambino

Nudo e senza casa.

Povero Bambino!

Se dalla nostra adorazioe riusciremo

Ad alzarci un po’ meno feroci,

il nostro Natale sarà buono e umano. (Primo Mazzolari)
Quotidianità stanca di vigilia, dai suoni che sembrano già affievoliti, e le luci confuse nella bruma serale che appaiono lontane, vacui tremolii di perdute occasioni di festa. Ma quale? e ma quando?
Essì, quand’è la festa, nell’anno in cui già dal novembre palle e panettoni iniziavano ad apparire? e lo strombazzare falso gioioso delle grancasse del commercio spudorato invitavano, precedendosi l’un l’altro i negozi e i centri commerciali, nella ricerca del cliente bravo perché previdente?
Essì, in questi casi meglio il last minute però… adesso sì; con lo spirito natalizio da tempo barattato a suon di denari; con la frenesia degli acquisti già passata, e i centri commerciali svuotati di persone, e i negozi delle vie del centro che anelano ancora all’ultimo cliente solitario passante tra la bruma serale del freddo finalmente invernale. Last minute dell’idea capitata all’improvviso, dell’amico di cui ci si scordava il pensiero, della visita a sorpresa in una chiesa ancor deserta – la santa messa di Notte non ancora – grazie dio – anticipata.

Strana vigilia di festa rubata all’innocenza infantile che adesso gusta i doni per tutto l’anno! Strana vigilia di passi ovattati nel quotidiano vivere, strana vigilia di pensieri vaghi e confusamente vuoti, passata la smania consumista, tolti i simboli della ricorrenza, un buco nero nella coscienza immemore – fortunati allora i vecchi che ricordano, sognate vigilie davanti al fuoco nell’attesa della mezzanotte, i famigliari appresso, e baci e abbracci e sorrisi di amica solidarietà. E alla fine, felici con poco.

Forse è da qui che si rinasce. Dal vuoto della perduta innocenza gioiosa di bambini. Dal ricordo confuso della tradizione. Dall’intuire – chissà se è vero, e io lo spero in tanti di noi – che oltre al luccicante fondale da teatrino di provincia, in cui potenti burattinai ci hanno fatto muovere, qualcosa di diverso c’è.

E una speranza magari rimane. E si riprende a camminare.

Quando tutto andava storto
Quando il mondo era schiavo del denaro
Quando la corruzione distruggeva gli innocenti
Quando la violenza scandalizzava i bimbi
Quando l’indifferenza raggelava i cuori
Allora  ( e non in un altro momento)…
…Dio si è fatto bambino
…e ha portato l’AMORE!

 

Gentili amiche, cari amici,

 

Nell’occasione dell’imminente Natale ho trovato alcuni “spunti” che vorrei condividere con voi…come auspicio per una vita che si apre ogni giorno alla “novità”, all’imprevedibile, allo sconvolgimento dei nostri progetti…davanti al Dio “migrante” nato nella grotta-capanna (“perché per loro non c’era posto nella città”).

Auguri di un sereno, caloroso…ma “scomodo”  e impegnato Natale. (Paolo Ferrari)

 

 

“ Gesù non ha frontiere né barriere: per tutti ha un grande rispetto, perché l’Amore esalta  le differenze facendole diventare comune ricchezza” (Card. Bernhard Haring)

 

 

“ Siamo incamminati verso una Terra Nuova   dove saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che hanno desiderio di bellezza e di giustizia, non importa dove siano nati e quando abbiano  vissuto, giacché le frontiere del mondo e del tempo non esisteranno più.”(Eduardo Galeano)

 

 

“ Consideriamo come verità sacre e innegabili che tutti gli uomini siano creati uguali e indipendenti e che da questa uguaglianza nella creazione agli uomini derivano diritti inerenti e inalienabili, tra i quali la considerazione della propria vita, la libertà e il diritto alla felicità.” (Thomas Jefferson)

 

“ Talvolta occorre scontrarsi più che incontrarsi, perché una patetica stretta di mano inneggiando all’amore universale e avendo cura di non toccare tasti delicati e argomenti scottanti non rimedia nulla e non è nemmeno onesta.” (Don Lorenzo Milani)

 

“Tutte le valanghe prima di diventare tali erano solo fiocchi di neve”

 

 

Sarà un giorno meraviglioso

le stelle del mattino canteranno insieme

ed i figli di Dio grideranno di gioia! (Martin Luther King)

 

Notte Santa

 

Abita in mezzo a noi

con la tua presenza leggera.

Facci tremare davanti al tuo sguardo chiaro.

 

Tu hai portato poesia nel cuore dell’universo,

hai riaperto le porte e risvegliato il palpito della primavera.

Tu il presente e l’avvenire, la forza e l’amore,

il tuo tocco amoroso benedice ogni povertà.

 

Nato, come ogni uomo, fremente di luce,

ruvido di terra, mormorante d’acqua e di vento.

Nato per ricordarci che ci vuole vita per amare la vita,

nato in una notte di respiro su respiro,

notte che si fece intima con il dono della tua nudità.

 

In questa notte

allena il nostro sguardo a non ritrarsi.

Un’ansia di luce morda gli uomini che non sognano. (Luigi Verdi)

 

 

Il Signore sia davanti a te, per indicarti la retta via.

Il Signore sia vicino a te, per stringerti  tra le sue braccia.

Il Signore sia dietro di te per proteggerti dagli inganni degli uomini malvagi.

Il Signore sia sotto di te, per afferrarti quando cadi e per farti uscire dalla trappola.

Il Signore sia sopra di te, per benedirti.

Così ti benedica il Dio Misericordioso.

 

 

… Non pregare per l’arabo

O per l’ebreo

Per il palestinese

O per l’israeliano

Ma piuttosto

Prega per noi stessi

Affinché non li dividiamo

Nelle nostre preghiere

Ma li teniamo uniti nei nostri cuori

 

 

Ho chiesto all’Arcangelo Gabriele

che stava sulla porta del nuovo anno:

“Dammi una luce per camminare

con passo sicuro verso l’ignoto”

Ma egli mi ha risposto:

“Metti la tua mano nella mano di Dio

Questa mano è meglio di una luce

ed è più sicura di un sentiero conosciuto”

Auguri per  un fantastico anno nuovo (Seba)

 

 

A chi crede nei sogni

A chi scommette sull’uomo

A chi costruisce ponti

A chi demolisce corazze

A chi diserta la guerra

A chi non uccide le speranze

A chi anticipa il futuro

A chi sa vedere le prime rondini

A chi sa vedere il mondo fuori

A chi sa vedere il mondo dentro

A chi è debole

A chi ha trasformato la debolezza in forza

A chi ama i perdenti

A chi li vuole far vincere

A chi si è rialzato

A chi ci aiuta a rialzarci

A chi è a Kimbau

A chi aiuta i bambini di strada

A chi sta salvando un bambino

A chi sta salvando una bambina

A chi salva il mondo intero

A chi ci sta salvando dall’indifferenzaIl futuro appartiene a coloro che credono al valore dei propri sogni…….Buona Vita a tutti Voi! (Claudia Cà d’Pignat).
«Carissimi,
non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo. Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti l’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario. Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili. Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano. Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte “facendo la guardia al gregge” e scrutano l’aurora vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio. E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale!
Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. (don Tonino Bello)

 

In questo Natale mi inginocchio e mi basta:

non per capire, non per credere.

non per assolvermi, ma per essergli più vicino.

Mettiamoci tutti in ginocchio,

Anche se questo gesto ci spiace,

anche se non abbiamo la grazia della fede…

Davanti a chi?

Non ho fretta di dargli un nome o un volto:

so che è un Bambino: il Bambino del presepio.

Perché solo lui e per sempre “da principio”,

mentre noi volgiamo rapidamente

e irrimediabilmente alla fine.

Perché solo lui è novità,

mentre noi, dopo un breve salire,

siamo in continuo declino.

Siamo giovani e ci sentiamo già stanchi.

Stanchi di camminare e di battere il passo,

di soffrire e di vedere soffrire…

Stanchi

dei nostri amori che non ci colmano il cuore,

dei nostri ideali che impallidiscono

nelle lontananze del sogno.

Ma se m’inginocchio davanti al Bambino,

l’anima si placa nel perdono

e subito mi trovo fratello d’ognuno.

Sa m’inginocchio… mi offro.

E chi si offre è giovane.

Ecco, sono in ginocchio davanti ad un Bambino

nudo e senza casa.

Povero Bambino!

Se dalla nostra adorazione riusciremo

ad alzarci un po’ meno feroci,

il nostro Natale sarà buone e umano.

  1. Primo Mazzolari

 

 

Ci hai detto che la vita

non sarà altro che

vita quotidiana,

fugace e povera fioritura

contro i nostri disegni

di immortalità.

 

Vita di gemiti,paure,

resistenze, silenzio

dove le aperture

sono fragili boccioli

che si aprono.

 

Mi tieni nelle tue mani

come un pugno si sale

e di luce,

e d’improvviso la vita

mi fa vedere lontano, lontano.

 

“Gesù Cristo,

come il giorno delle Palme

tu vieni ad incontrarci.

 

A tutti, tu porti il perdono

e la compassione di Dio

senza limite; la tua presenza

ci unisce in un’unica comunione.

 

E, seguendoti,

possiamo arrivare anche noi fino all’estremo

su un cammino d’amore.” (Bro. Alois di Taizè)

 

Auguro a tutti noi
occhi di Pasqua,

capaci di guardare nella morte
sino a vedere la vita,

nella colpa
sino a vedere il perdono,

nella separazione
sino a vedere l’unità,

nelle ferite
sino a vedere la gloria,

nell’uomo
sino a vedere Dio,

in Dio
sino a vedere l’uomo,

nell’Io
sino a vedere il Tu.

E insieme a questo,
tutta la forza della Pasqua!

 

Klaus Hemmerle, Vescovo di Aachen dal 1975 al 1994

 

 

Ci sono stati momenti
in cui dopo ore passate in ginocchio
in una chiesa fredda, una pietra è rotolata via
dalla mia mente, e ho guardato
dentro e ho visto le vecchie domande giacere
piegate e messe in un angolo
a parte, come il mucchio
di panni funebri di un corpo d’amore risorto. (Ronald Stuart Thomas)

 

La primavera incomincia con il primo fiore,
il giorno con il primo barlume,
la notte con la prima stella,
il torrente con la prima goccia,
il fuoco con la prima scintilla,
l’amore con il primo sogno.

La speranza è la faccia di Dio,
quale si scopre di momento in momento
secondo il volto delle nostre disperazioni.
Poiché tutte le speranze,
anche le più tenui, le più fragili,
perfino i sogni e le illusioni,
appartengono alla speranza.

Un niente basta a far battere un cuore,
come un niente lo può fermare.
E se un niente può fermarci sull’abisso,
la speranza fa suo questo niente;
vi si incarna, ne prende il volto e la voce.

Il viaggiatore con lo spirito del viaggio

E’ quello che accetta di fare esperienze nuove con curiosità,  ma anche rispettando la vita, le idee e i limiti della cultura che lo ospita.
Non fa fotografie ai bambini delle bidonvilles in cambio di spiccioli,  non guarda negli occhi una donna araba, non critica il concetto di igiene di altre culture.

Apre i suoi occhi, le sue orecchie, il suo naso ed entra in questi nuovi ambienti con attenzione, con
pazienza, perché non tutti stanno lì ad aspettare il suo arrivo.

Porta a casa emozioni, immagini mentali più che fotografie, ricordi più che souvenir.

Si lascia sorprendere dalla diversità, ma non va a cercarla ossessivamente nella forma in cui essa viene confezionata ad uso e consumo del turista-predatore.

Si ferma a guardare, a parlare con le persone, domanda e accoglie le risposte,

ma ricorda che è un privilegiato che ha tempo lìbero e risorse, mentre il suo interlocutore è una persona che sta vivendo la sua vita quotidiana, spesso su un livello di bisogni molto più elementari.

Rispetta l’ambiente che visita; rimane consapevole di essere comunque, in ogni caso, una presenza che porta al cambiamento.

Il viaggiatore con lo spirito del viaggio guarda l’umanità che incontra, la accoglie per come è, con la sua ineliminabile alterità e diversità, anche con le sue contraddizioni,

in cui è disponibile a rispecchiarsi, ed ha già capito che ogni cosa che andrà sperimentando
lo cambierà dentro un poco.

 

” Don Michele Do: “…un Natale passato nell’eremo di sorella Maria, dove, in quel periodo, sulla grande madia, nella grande sala, venivano esposte tutte le fotografie degli amici lontani…come è bello raccogliere i ricordi. Io ho bisogno di ritrovare questi volti.

La memoria cristiana, non è la struggente nostalgia del tempo perduto, ma sono tutte le ricchezze del nostro passato: tutte le ricchezze degli affetti, delle presenze, delle cose vissute, le cose belle e le ore oscure, le ore di smarrimento. Non dobbiamo rifiutare nulla. Non dobbiamo cancellare niente, dobbiamo assumere tutte le cose perché sono diventate sostanza della nostra vita. Meditare non è voltarsi indietro ma avere il coraggio di guardare avanti…cercare di fare vivere le cose che meritano di esistere e di vivere….

 

Le radici della mia ecologia sono in campagna

 

…la mia ecologia parte in primo luogo da questa esperienza di bellezza montanare, rude, essenziale, del fiore che nasce sulla roccia, della stella alpina che fiorisce oltre una certa quota, e in secondo luogo della mia esperienza contadina, esperienza vissuta in modo particolare durante l’ultima guerra. Esperienza di essenzialità, di lotta contro ogni “capriccio” dell’uomo. Ho respirato in quegli anni a casa mia la netta distinzione tra il necessario e il superfluo, tra il giusto e l’ingiusto, tra la guerra e la pace.  Soprattutto che la guerra è il peggiore degli inquinamenti, la peggior vergogna dell’uomo; non sempre gli ecologisti insistono nella condanna di ogni guerra. Ho imparato a rispettare il pane. Il pane a casa mia aveva una storia. Si arava il campo nel mese di agosto, di sera o al mattino presto perché i buoi non fossero cotti al sole, si seminava dopo la vendemmia, fine ottobre, inizio novembre, poi veniva la neve e la gente diceva “sotto la neve pane”. In primavera si sarchiava con la zappa a mano per liberare il grano dalla zizzania. Poi maturo si falciava (molta parte si raccoglieva a mano col falcetto), si raccoglieva in covoni, si portava a casa dove veniva accastato (il burlè). Veniva poi la trebbiatrice nel cortile, si trebbiava, si portava al mulino, si impastava la farina e si portava al forno del paese. Finalmente il pane che, fatto di grosse pagnotte, doveva durare alcuni giorni. A casa mia si andava al forno due volte la settimana. Il pane aveva un profumo particolare, era sacro, non si buttava per nessun motivo. Se era troppo raffermo si usava per la zuppa o si metteva nella pentola della minestra per fare la mittunà. Ancora oggi non riesco a buttare il pane nella spazzatura. (da un articolo di don Valentino su “La Gazzetta d’Alba settembre 2009)

 

Il tema è nuovo, e disperatamente urgente. Stiamo scoprendo la Terra, il nostro Pianeta, come la casa comune, l’unica che abbiamo, e ci stiamo accorgendo che siamo un’unità indissolubile di relazioni e di futuro.

L’ecologia profonda, integrale, deve includere tutti gli aspetti della nostra vita personale, familiare, sociale, politica, culturale, religiosa…E tutte le istituzioni politiche e sociali devono assumere come proprio programma politico fondamentale “la salvezza del Pianeta”. E’ urgente creare, stimolare, potenziare in tutte le religioni e umanesimi una spiritualità “profonda e totale” di segno positivo, di atteggiamento profetico nella liberazione. Si impone una relazione nuova con la natura. Vogliamo vivere questo Kairos ecologico di militanza e di mistica con il Dio di tutti i nomi e di tutte le utopie. (Pedro Casaldaliga)

 

Finiamola di dividere in uomini e donne, bianchi e neri, ricchi e poveri, giovani e vecchi, tradizionalisti e conservatori, credenti e miscredenti e iniziamo a schierarci tutti dalla parte della Libertà, dell’Uguaglianza, della Giustizia e della Partecipazione, per diventare una sola popolazione: “La tribù dell’Arcobaleno” (Eduardo Galeano)

 

 

…così il lunedi di Pasqua avveniva una sorta di connubio tra lo straordinario della risurrezione e il quotidiano di una vita semplice, sobria, dignitosa pur nella modestia. Era il giorno del “merendino”: tutte le famiglie e gli amici invadevono  i prati fino al limitare dei boschi e si stava insieme mangiando e bevendo, celebrando il prevalere delle energie vitali sulle forze di morte e di tenebra. L’ingrediente culinario essenziale era la “torta verde”, fatta con riso e costine, spinaci, erbe selvatiche raccolte dai bambini, uova e formaggio, qualche aroma come aglio e rosmarino, e ancora uova sode incastonate come perle nell’impasto e quindi in ogni fetta che toccava la sorte a ciascun commensale. Si, l’inverno era finito, la campagna si ridestava, la vita aveva sconfitto la “stagione grama”: anche in questo, la dimensione più propriamente di fede si mescolava e si stemperava in una saggezza molto umana non sempre impregnata di fede nella risurrezione di Cristo e nella risurrezione dei morti pur proclamata nel Credo.

I cristiani, divenuti si minoranza ma non per questo irrilevanti nella società, sono capaci ancora oggi, al cuore delle tenebre di morte e di dolore che ci avvolgono come frutti pronti a inghiottirci, di testimoniare che l’amore vince l’odio, che l’uomo sa essere uomo per il suo simile, che l’attesa di una vita piena non è vana speranza ma si invera già nei gesti che ciascuno può compiere ogni giorno? E questa una “buona notizia” di cui i cristiani, in particolare nei giorni pasquali, sono debitori ai loro fratelli e sorelle in umanità, a cominciare dalla martoriata popolazione degli Abbruzzi…(Enzo Bianchi, da La Stampa del 12 aprile 2009)

 

Pace

agli uomini e alle donne di buona volontà,

alle ragazze e ai ragazzi di buona volontà,

a tutti i bambini di buona volontà…..

OI, GIOVANI E ADULTI DEI QUARTIERI NORD DI BUJUMBURA, IN BURUNDI

A chi ama dormire ma si sveglia sempre di buon umore.

A chi saluta ancora con un bacio.

A chi lavora molto e si diverte di più.

A chi va in fretta in auto, ma non suona ai semafori.

A chi arriva in ritardo ma non cerca scuse.

A chi è felice il doppio quando fa a metà.

A chi si alza presto per aiutare un amico.

A chi ha l’entusiasmo di un bambino, ma pensieri da uomo.

A chi vede nero solo quando è buio.

A chi non aspetta Natale per essere buono.

A tutti coloro che donano con gioia se stessi

 

 

Ricorda, “chi semina raccoglie”. Quello che metti nelle vite degli altri tornerà a riempire la tua…

 

Non è vero che il dolore fortifica. Il dolore segna. Non è vero che ci si abitua a tutto. È vero che il trauma si supera, ma non se ci vivi dentro costantemente. Perché allora il trauma uccide dentro”.

 

Dopo la firma dell’armistizio l’8 settembre del 1943, l’Italia è abbandonata a se stessa. Il re è fuggito, l’esercito è sbandato. I vecchi alleati tedeschi sono diventati nemici e le loro scorribande sul territorio italiano avvengono con l’appoggio di fascisti che fanno capo alla Repubblica di Salò. Gli alleati stanno risalendo la Penisola e sono appoggiati dai Partigiani.

 

Non domandiamoci se vinceremo o perderemo, domandiamoci se siamo disposti a lottare. Se troveremo in noi le energie per farlo, avremo comunque vinto.

 

Grazie a chi dice che quello che stiamo facendo, ricucendo la memoria dei paesi, facendo incontrare persone, rendendo protagoniste le persone semplici “non ha prezzo”.

 

 

 

un battito d’ali d’una farfalla può provocare un uragano….

 

Quando la vita ti dà mille ragioni per piangere, dimostra che hai una ragione per sorridere.

(Benite Costa Rodriguez)

Durante l’era glaciale molti animali morirono per il freddo.
I ricci se ne accorsero e decisero di unirsi in gruppo e aiutarsi. In questo modo si proteggevano, ma le spine di ognuno

ferivano i compagni più vicini che davano calore. Perciò decisero di allontanarsi e iniziarono a congelare e a morire.
Così capirono che o accettavano le spine del compagno vicino oppure sparivano dalla terra e morivano in massa.

Con saggezza decisero di tornare tutti insieme. In questo modo impararono a convivere con le piccole ferite

che un compagno vicino può causare, dato che la cosa più importante era il calore dell’altro.
In questo modo sopravvissero…
Morale della Favola:
Le relazioni migliori non sono quelle con delle persone perfette, ma quelle nelle quali ogni individuo impara a vivere

con i difetti degli altri e ad ammirarne le qualità.

 

Impara a scrivere le tue ferite nella sabbia ed a

incidere nella pietra le tue gioie.

 

Prenditi del tempo per vivere!

 

Maggio 2014

 

dopo oltre trent’anni, siccome la vita continua , inizio una seconda raccolta; frasi, pensieri, massime che sono parte del mio vissuto.

 

 

Prendere due decilitri di pazienza, (talvolta ne occorre un litro) una tazza di bontà, quattro cucchiai di buona volontà, un pizzico di speranza, una dose di buona fede; aggiungere una manciata di tolleranza, un pacco di prudenza, qualche lucciola di simpatia, una manciata di quella piccola pianta rara che si chiama umiltà, una grande misura di buon umore; aggiungere molto buon senso, lasciare lievitare…… per ottenere una buona giornata!

 

Abbiamo tutti bisogno di amore. Ma chi può offrirlo? (Oscar Wilde)

 

« (…) È giunto il momento di sciogliere le vele.

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa (…)»

(S.Paolo – Seconda lettera a Timoteo)

 

La fede comprende anche l’assenza, il silenzio, lo sconcerto. (Gianfranco Ravasi)

 

Se c’è nel mondo un fannullone, deve esserci un altro uomo che muore di fame. (Leone Tolstoi)

 

Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze…per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto…la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro.

(Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759)

 

NELL’ANNIVERSARIO DELLA STRAGE DI CAPACI

 

Nell’anniversario della strage di Capaci, in cui il 23 maggio 1992 dalla mafia vennero uccisi Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo ed Antonio Montinaro, ogni persona che ha un cuore pensante ricorda quei martiri e sente, e sa, che la lotta di Giovanni Falcone e di quanti sono stati uccisi con lui e come lui è la lotta dell’umanità contro tutte le uccisioni, contro tutte le persecuzioni, contro tutte le iniquità; è la lotta dell’umanità per la vita, la dignità e i diritti di ogni essere umano; è la lotta dell’umanità, per la civiltà che salva le vite, libera i popoli, realizza la giustizia nella solidarietà.

Nell’anniversario della strage di Capaci ogni persona sente, e sa, che deve proseguire la lotta contro i poteri criminali, l’economia schiavista, il regime della corruzione.

Nell’anniversario della strage di Capaci la memoria dei martiri convoca all’impegno per la legalità, per la democrazia, per la liberazione di tutte le oppresse e di tutti gli oppressi; convoca a sconfiggere il potere mafioso con la forza della verita’, con l’azione nonviolenta, con la morale della responsabilità, della condivisione e della generosità che si fa politica del bene comune.

La nonviolenza è in cammino

 

Nessuno è così povero da non aver qualcosa  da non donare.

Nessuno è così ricco da non avere qualcosa da donare.

 

…Se crederai in te stesso quando tutti dubiteranno,

…se saprai aspettare senza stancarti dell’attesa,

…e apparir troppo bello, né parlar troppo saggio,

…se saprai sognar e non rendere i tuoi sogni padroni:

…se saprai pensare e non fare dei pensieri il tuo fine:

…se saprai fare un mucchio di tutte le tue vincite

…e rischiarle in un giro di testo e croce,

…e perdere, e ricominciare da capo,

…Se saprai parlare con le folle e mantenere le tue virtù,

…e passeggiare coi Re e non perdere la semplicità;

…se né amici, né prediletti avranno il potere di offenderti,

…se tutti gli uomini conteranno, ma nessuno conterrà troppo,

…tuo sarà il mondo e tutto ciò che contiene,

…e – ciò che conta – sarai un uomo, o figlio!

 

Steve Jobs, fondatore di Apple recentemente scomparso, ha pronunciato nel suo discorso del 2005 all’Università di Stanford: “…Siate affamati, siate folli….il vostro tempo è limitato, per cui non lo sprecate vivendo la vita di qualcun altro. Non fatevi intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciate che il rumore delle opinioni altrui offuschi la vostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e la vostra intuizione. In qualche modo loro sanno che cosa volete realmente diventare.

Tutto il resto è secondario…”

 

Dire una parola di verità è trasformare il mondo.   (Paulo Freire)

 

Care e cari tutti, ho trovato questa bella riflessione, che mi pare adatta al tempo che stiamo vivendo.

Auguro ad ognuno di noi di essere quelli che pregano, vegliano, attendono, vivono, amano per Cristo, con Cristo e in Cristo.  Buon Avvento.   (Graziella)

 

«È una tiepida mattina di ottobre e penso che sia bello andare a conoscere i bambini di I elementare, che da poco hanno iniziato la loro fatica scolastica. Entro in una delle due classi prime e la maestra mi presenta ai bimbi: “Bambini, conoscete questo signore?”. Tanti alzano la mano; mi conoscono, mi vedono per strada, ai parchetti, qualcuno si ricorda della mia visita in casa sua per un qualche motivo, altri ricordano addirittura il mio costume di carnevale, alcuni mi vedono in Chiesa: “È il don Pier!”. Ma quando il silenzio riprende il sopravvento, la voce di un bambino mingherlino si fa sentire in tutta la sua acutezza: “Anch’io lo conosco: lui è quello lì che prega!”. Lasciatemelo dire: questo bambino ha capito tutto e ha colpito nel segno! Mi sarebbe piaciuto chiedergli: “Sai chi sono i cristiani?”. E mi avrebbe fatto un immenso piacere riascoltare la stessa identica definizione: “Loro sono quelli lì che pregano!”. Sissignori: i cristiani non sono quelli che prima di tutto fanno miliardi di cose sante. Sono quelli che fanno la prima cosa santa: tenere un legame stretto e profondo con Dio. Cioè pregare. E tra pregare e dire delle preghiere, c’è un abisso. C’è chi recita le preghiere e c’è chi prega. Gli uni sono attestati sul versante aspro e tetro del dovere, gli altri sulla sponda vertiginosa e inebriante dell’amore. I primi si preoccupano del numero, della quantità, dell’esattezza; agli altri sta a cuore l’intensità della comunione, la qualità della relazione. Da un lato ci si aggrappa a un sacco di parole, dall’altro si ha molta familiarità con il silenzio. Gli uni ‘sanno’ le preghiere, gli altri non sanno dove porta la preghiera. Gli uni sono recitanti, gli altri oranti. Il recitante percorre la preghiera come un’autostrada, dove tutto è previsto, regolamentato, segnalato: importante è arrivare, lui ha pagato il pedaggio. L’orante esplora il bosco sconfinato della preghiera, cercando di scoprire una presenza nuova e inattesa. Ho quasi l’impressione che tanti adolescenti, giovani e anche adulti, che troppo frettolosamente hanno chiuso a chiave la porta in faccia a Dio, in realtà non hanno mai sperimentato il fascino della preghiera. Sì, magari da piccoli hanno “detto tante preghiere”, finendo col provare noia e monotonia. Non hanno però mai provato la freschezza di un rapporto vero, sciolto, sorprendente, da cuore a cuore con Dio. Chi ne fa esperienza, resta sedotto per sempre. Approfittate della presenza di pace e di tranquillità come l’Oasi dietro la Basilica o qualsiasi altro posto! Approfittate delle occasioni che vi capitano! Approfittatene e rimarrete contenti! E capirete che quel bimbo mingherlino si è rivelato più sapiente di tanti sapienti. È proprio così: i cristiani sono quelli lì che pregano!».  (don Pierluigi Torriani)

 

Abbiamo imparato a volare nei cieli come uccelli e solcare i mari come

pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice azione di

camminare sulla terra come fratelli.   (Martin Luther King)

 

 

Il mio amico aprì il cassetto del comodino di sua moglie e ne estrasse un pacchetto avvolto in carta di riso.

“Questo, disse, non è un semplice pacchetto, è biancheria intima”.

Gettò la carta che lo avvolgeva e osservò la seta squisita e il merletto.

Lo comprò la prima volta che andammo a New York, 8 o 9 anni fa”. “Non lo usò mai.

Lo conservava per un’occasione speciale”. Bene. Credo che questa sia l’occasione giusta.

Si avvicinò al letto e collocò il capo di biancheria vicino alle altre cose che avrebbe portato alle pompe funebri.

Sua moglie era appena morta. Girandosi verso di me disse: “non conservare niente per un’occasione speciale, ogni giorno che vivi è un’occasione speciale.

“Stò ancora pensando a queste parole ed a come hanno cambiato la mia vita.

 

Adesso leggo di più e pulisco di meno. Mi siedo in terrazzo e ammiro il paesaggio.

Senza fare caso alle erbacce del giardino.

Passo più tempo con la mia famiglia e gli amici e meno tempo lavorando.

Ho capito che la vita deve essere un insieme di esperienze da godere, non per sopravvivere.

Ormai non conservo nulla. Uso i miei bicchieri di cristallo tutti i giorni.

Metto l’abito nuovo per andare al supermercato, se decido così e ne ho voglia.

Ormai non conservo il mio miglior profumo per feste speciali,

lo uso ogni volta che voglio farlo.

Le frasi “un giorno…” è   “uno di questi giorni” stanno scomparendo dal mio vocabolario.

Se vale la pena vederlo, ascoltarlo o farlo adesso.

Non sono sicuro di cosa avrebbe fatto la moglie del mio amico, se avesse saputo che non sarebbe stata qui per il domani che tutti prendiamo tanto alla leggera.

Credo che avrebbe chiamato i suoi famigliari e gli amici intimi.

Magari avrebbe chiamato alcuni vecchi amici per scusarsi e fare la pace per una lite passata.

Mi piace pensare che sarebbe andata a mangiare cibo cinese, il suo preferito.

Sono queste piccole cose non fatte che mi infastidirebbero, se sapessi che le mie ore sono contate.

Infastidito perché smisi di vedere buoni amici con i quali mi sarei messo  in contatto “un giorno”.

Infastidito perché non scrissi certe lettere che avevo intenzione di scrivere “uno di questi giorni”.

Infastidito e triste perché non dissi ai miei fratelli e ai miei figli, con sufficiente frequenza, quanto li amo. Adesso cerco di non ritardare, trattenere o conservare niente che aggiungerebbe risate ed allegria alle nostre vite. Ogni giorno dico a me stesso che questo è un giorno speciale. Ogni giorno, ogni ora, ogni minuto…è speciale.

 

Rispetto verso te stesso;

Rispetto verso gli altri;

Responsabilità per tutte le azioni.

 

Non permettere che un piccolo disguido danneggi una grande amicizia.

Quando ti rendi conto che hai commesso un errore, correggilo immediatamente.

Sorridi quando rispondi al telefono, chi ti chiama potrò sentirlo dalla tua Voce.

Sposati con una persona che ti piaccia conversare. Quando sarete anziani, la vostra abilità nel conversare sarà più importante di qualsiasi altra cosa.

Passa un po’ di tempo in solitudine, apri le braccia al cambiamento, però non disfarti dei tuoi valori.

Ricorda che il silenzio è, a volte, la migliore risposta.

Leggi più libri e guarda meno la tv; vivi una vita buona e onorabile

Più tardi, quando sarai vecchio e ricorderai il passato, vedrai come la potrai godere per la seconda volta.

In caso di disaccordo con i tuoi cari, dai importanza alla situazione presente, non rinvangare il passato.

Leggi fra le righe e condividi le tue conoscenze. E’ un modo per ottenere l’immortalità.

Una volta all’anno visita un luogo nel quale non sia mai stato.

 

Se guadagni molto denaro,

mettilo a disposizione per aiutare

gli altri quando sei ancora in vita.

Questa è la maggiore soddisfazione

che la ricchezza ti possa dare.

 

Ricordati che non ottenere quello che vuoi,

a volte, è un colpo di fortuna.

 

Impara tutte le regole e poi infrangine qualcuna.

 

Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui dovresti

Rinunciare per ottenerlo.

 

Mangia molto riso integrale dai alla gente più

di quello che si aspetta e fallo con gusto.

 

Non offendere non giudicare gli altri per i loro parenti,

parla lentamente, ma pensa con rapidità.

 

 

Vivetela bene la vostra piccola vita

perché è la sola  e  immensa ricchezza

di cui disponete.

Non dilapidatela

non difendetela con avarizia

non gettatela oltre l’ostacolo.

Vivetela con intensa passione

con speranza e allegria. (Eugenio Scalfari  “Scuote l’anima mia Eros”)

 

 

Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero. Ci auguriamo e auguriamo di essere un po’ folli!    (Milan Kundera)

 

 

Quattro cose che (forse non lo sapevi) il cellulare potrebbe fare

 

Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze. Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per la sopravvivenza.

Controlla le cose che puoi fare.

 

PRIMO – Emergenza

 

Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona di copertura della rete mobile e c’è un’emergenza, componi il 112 e il cellulare cercherà qualsiasi rete esistente per stabilire il numero di emergenza per te; è interessante sapere che questo numero 112 può essere chiamato anche se la tastiera è bloccata. Provalo.

 

SECONDO – Hai chiuso le chiavi in macchina?

 

La tua auto ha l’apertura/chiusura con telecomando? Questa funzionalità può risultare utile un giorno. Una buona ragione per avere un telefono cellulare: se chiudi le chiavi in auto e quelle di ricambio sono a casa, chiama qualcuno a casa sul cellulare dal tuo cellulare.  Tenendo il tuo cellulare a circa 30 cm.  dalla portiera,  dì alla persona a casa di premere il pulsante di sblocco, tenendolo vicino al suo cellulare. La tua auto si aprirà. Così si evita che qualcuno debba portarti le chiavi.  La distanza è inifluente. Potresti essere a centinaia di km. E se possibile raggiungere qualcuno che ha l’altro telecomando per la tua auto, è possibile sbloccare le porte (o il baule)

N.d.r. funziona benissimo! Lo abbiamo provato e abbiamo aperto l’auto con un cellulare!

 

TERZO – Riserva nascosta della batteria

 

Immagina che la batteria del telefono sia molto bassa. Per attivare, premere i tasti (asterisco 3370 cancelletto), il cellulare ripartirà con questa riserva e il display visualizzerà un aumento del 50% in batteria. Questa riserva sarà ripristinata alla prossima ricarica del tuo cellulare.

 

QUARTO – Come disattivare un cellulare rubato?

 

Per controllare il numero di serie (Imei) del tuo cellulare, digita i caratteri asterisco cancelletto06 cancelletto. Un codice di 15 cifre apparirà sullo schermo. Questo numero è solo del tuo portatile. Annotalo e conservalo in un luogo sicuro. Quando il telefono venisse rubato, è possibile telefonare al provider della rete e dare questo codice. Saranno quindi in grado di bloccare il tuo telefono e quindi, anche se il ladro cambia la scheda SIM, il telefono sarà totalmente inutile. Probabilmente non recupererai il tuo telefono, ma almeno si sa che chi ha rubato non può né usarlo né venderlo.

Se tutti lo faranno non ci sarà motivo di rubare telefoni cellulari.

 

ATM – Inversione numero PIN (buono a sapersi)

 

Se dovessi mai essere costretto da un rapinatore a ritirare soldi da un bancomat, è possibile avvisare la polizia inserendo il PIN in senso inverso. Per esempio, se il tuo numero di pin è 1234, dovresti digitare 4321. Il sistema ATM riconosce che il codice PIN è stato invertito rispetto alla carta bancomat inserita nella posizione ATM. La macchina ti darà il denaro richiesto, ma la polizia, all’insaputa del ladro, sarà mandata immediatamente alla postazione ATM.

Questa informazione è stata recentemente trasmessa su CTV da Crime Stoppers.

 

 

RIMANI

 

Quando la mia notte è buia

e il vento della paura la scuote

come le messi all’alba

e più non scorgo stelle

sul mio impervio cammino

e al di là di questa mia sera…

perché dovrei abbandonarmi ancora

alla tremula luce della speranza

se non so che farmene

di un domani

di “sì” da dire

e croci da portare?

E’ allora, Amico,

che ho bisogno di sentire

il Tuo soffio libero

che sorregga

questo mio volgermi indietro

per guardare strade percorse

e scorgervi il poco pane e l’acqua pura

della mia povertà.

Rimani

In silenzio, Fiamma vagante,

sulle vie ignote

che m’attirano

come aurora nuova,

disfatta dal sole…

come filo d’aria

che a Te m’accosti!

E nuovi giorni

s’affacciano ai giorni

in attesa che si compia

l’incontro

in cui ceneremo e sarà Vita

insieme!

 

 

Tutte le volte che le necessità di soccorrere si fanno più gravi ed urgenti,

più grave e impegnativo diventa l’obbligo morale e sociale di ognuno di sacrificare

buona parte dei propri averi, o del proprio tempo, o delle proprie anche modeste possibilità:

dare largamente, non briciole, ma qualcosa che costa sacrificio.

La società di domani sarà come noi l’avremo oggi voluta.

Ricchi e poveri: novembre 1943 – dall’ultimo volantino distribuito prima dell’arresto

  1. Andrea Trebeschi (Brescia, 1897 Dachau-Mauthausen-Gusen, 1945

 

 

“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita.

Senza api non ci sarebbero più impollinazione, piante, animali e ….l’uomo. (Albert Einstein)

 

Ogni volta che una cultura

si sente superiore

ad un’altra,

l’umanità tutta

fa un passo

indietro.  (Rigoberta Menchù)

 

Il circuito automobilistico è simbolo di

questa “civiltà” che corre velocissima per

non andare da nessuna parte.  (Roger Garaudy)

 

Aspettiamo che ritorni la luce – di sentire

una voce – aspettiamo senza avere paura domani».   (Lucio Dalla)

 

 

Che importa. Signore,

se l’orizzonte è oscuro?

Pregarti per domani

non posso.

Proteggimi.

coprimi della tua ombra

solo per oggi.    (Santa Teresa di Lisieux)

 

A tutti i giovani raccomando:

aprite i libri con religione,

non guardateli superficialmente,

perché in essi è racchiuso

il coraggio dei nostri padri.

E richiudeteli con dignità

quando dovete occuparvi di altre cose.

Ma soprattutto amate i poeti.

Essi hanno vangato per voi la terra

per tanti anni, non per costruirvi le tombe,

o simulacri, ma altari.

Pensate che potete camminare su di noi

come su dei grandi tappetti

e volare oltre questa triste realtà

quotidiana.    (Alda Merini da “La vita facile)

 

Il senso morale di una società si misura su ciò che fa per i suoi bambini.  (Dietrich Bonhoeffer)

 

E’ venuto il tempo di un impegno forte, autorevole e coraggioso dell’Italia e della comunità internazionale per mettere definitivamente fine alle guerre del Medio Oriente e costruire un ordine mondiale basato sul riconoscimento della dignità e degli uguali diritti di tutti i membri della famiglia umana.”                                           (Mons. Michel Sabbah, Patriarca di Gerusalemme)

 

 

Se vuoi arrivare prima

cammina da solo.

Se vuoi arrivare da solo

cammina insieme.       (Proverbio Keniota)

 

Nessun uomo è un’isola, intero per se stesso;  ogni uomo è un pezzo del continente,  parte della Terra intera; e se una sola zolla vien portata via  dall’onda del mare, qualcosa all’Europa viene a mancare,  come se un promontorio fosse stato al suo posto,  o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa.  Ogni morte di uomo mi diminuisce, perchè io son parte vivente del genere umano. E così non mandare mai a chiedere per chi suona la campana: essa suona per te.

John Donne (1573-1651)

 

Canto il sogno del mondo

 

Ama

saluta la gente

dona

perdona

ama ancora e saluta.

 

Ama

dai la mano

aiuta

comprendi

dimentica

e ricorda

solo il bene.

 

E del bene degli altri

godi e fai godere.

 

Godi del nulla che hai

del poco che basta

giorno dopo giorno:

e pure quel poco

-se necessario-

dividi.

 

E vai, vai leggero

dietro il vento

e il sole

e canta,

vai di paese in paese

e saluta tutti

il nero, l’olivastro

e persino il bianco.

 

Canta il sogno

del mondo

che tutti i paesi

si contendano

di averti generato    (David Maria Turoldo)

 

 

Conosco delle barche

Conosco delle barche che restano nel porto per paura che le correnti le

trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto per non aver mai

rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire, hanno paura del mare a

furia di invecchiare e le onde non le hanno mai portate altrove, il loro

viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate che hanno disimparato

come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare

per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo ad affrontare il vento

forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po’ sulle rotte dell’oceano ove le

porta il loro gioco.

Conosco delle barche che non hanno mai smesso di uscire una volta

ancora, ogni giorno della loro vita e che non hanno paura a volte di

lanciarsi fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche che tornano in porto lacerate dappertutto, ma più

coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole perché hanno condiviso

anni meravigliosi.

Conosco delle barche che tornano sempre quando hanno navigato.

Fino alloro ultimo giorno, e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti

perché hanno un cuore a misura di oceano.   (Jacques Brel)

 

TI DARO’ UN ANGELO

 

Un bambino che stava per nascere a questo mondo domandò a Dio:

“Mi dicono che stò per essere inviato sulla terra…

Come potrò vivere là se sono così piccolo e indifeso?”

E Dio rispose: “Tra la moltitudine degli angeli, io ne ho scelto uno speciale

per te. Sta aspettandoti e si prederà cura di te”.

“Ma dimmi: qui in cielo io non faccio null’altro che cantare e sorridere

e ciò è sufficiente per essere felice. Sarò felice là?”

“Il tuo angelo canterà e sorriderà per te…Ogni giorno, in ogni istante,

tu sentirai l’amore del tuo angelo e tu sarai felice”.

“Come potrò capire quando mi parleranno, se io

nemmeno conosco la lingua che le persone parlano?”

“Con tanta pazienza e amore il tuo angelo ti insegna a parlare”.

“Che cosa potrò fare quando avrò desiderio di parlarti?”

“Il tuo angelo ti insegnerà a mettere le mani giunte e a pregare”.

“Ho sentito dire che sulla terra ci sono degli uomini cattivi.

Chi mi proteggerà?2

“Il tuo angelo ti difenderà anche con il rischio della propria vita”.

“Ma io sarò sempre triste perché non potrò più vederti”.

“Il tuo angelo sempre ti parlerà di Me, ti insegnerà il modo

di venire a Me, e io sarò sempre dentro di te”.

In quel momento in Cielo si fece molto silenzio,

e le voci della terra si potevano sentire.

Il bambino, avvicinandosi, chiese sottovoce:

“Oh Dio, io sono pronto a partire, ma dimmi per favore,

il nome del mio angelo”.

E Dio rispose: “Chiamerai il tuo angelo, MAMMA!”   (Un affettuoso augurio! Don Nico)

 

BUONA GENTE

 

A questo mondo c’è ancora tanta gente generosa che sa donare sue capacità e competenza per quelli che sono meno fortunati.

Nonostante stiamo vivendo un clima civile e politico difficile e l’economia ha molti ostacoli ci si augura che ognuno incontri la propria strada.

 

In una famiglia, contrariamente al volere del padre, 2 figli si separano dagli altri 8. I 2 figli organizzano industrie e commerci, molte persone lavorano per loro: diventano ricchi e potenti e vivere fra agi e comodità. Ben presto però, trascinati dalla furia di fare e dalla sete di denaro, consumano tutto il petrolio e le materie prime del luogo.

Gli altri 8 fratelli invece continuano il lavoro dei campi imparato in famiglia: per quanto faticosa la loro vita è semplice e felice. Con molta discrezione attingono alle risorse energetiche serbandole per il futuro.

Che avviene dei ricchi? I loro occhi fissano le industrie ferme, i lavoratori che non possono produrre, il denaro che non circola. Non sanno più vedere la semplice vita onesta e giusta dei fratelli. Serve altro petrolio, altre materie prime, assolutamente, bisogna averlo ad ogni costo! Facendo leggi ad essi favorevoli, minacciandoli, inviando i loro soldati, i ricchi costringono i poveri a consegnare le loro risorse. Più ancora: poichè i poveri non vogliono cedere, impediscono loro di coltivare la terra per il cibo: li riducono alla disperazione.

I ricchi hanno paura così si procurano molti soldati ed armi per difendersi: quante energie sprecate! Quel che conta,  però, è che l’economia ha ripreso e finalmente le industrie vanno a tutto vapore. I fumi inquinano l’aria, gli scarti di lavorazione avvelenano la terra e l’acqua; anche i prodotti, spesso, sono dannosi alla salute. Ma che importa?

I lavoratori dipendenti vogliono approfittare della situazione e con scioperi e rivendicazioni chiedono sempre più denaro. Sono un costo pesante. Non tarda la decisione dei ricchi: le industrie devono spostarsi  dove i lavoratori costano meno.

Aumentano gli sprechi e gl’inquinamenti d’ogni genere. Ma che fa? L’importante è che i guadagni siano i maggiori possibili. Nel Paese il lavoro scarseggia, sempre più numerosi sono i malati e gli scontenti.

 

 

IL SAPORE DELLA SOBRIETÀ

 

I temporali che in questi giorni stanno spezzando l’afa opprimente delle ultime settimane simbolicamente chiudono anche la cosiddetta «stagione delle vacanze ». Ormai ci siamo infatti abituati ad associare il mese di agosto con le ferie, il tempo libero, lo stacco dall’attività quotidiana.

Poco importa che quest’anno si sia mossa da casa – e per periodi sempre più brevi.

E con destinazioni ravvicinate – solo metà degli italiani, poco importa che un numero

sempre maggiore di persone, in particolare giovani, non abbiano ferie semplicemente perché non hanno neanche lavoro, poco importa che per gli abitanti delle zone terremotate le fatiche della ricostruzione e della permanenza in sistemazioni di fortuna si siano aggiunte alla normale attività lavorativa o che per gli addetti alla protezione civile e alla salvaguardia del patrimonio boschivo ci siano state settimane di incessante lotta alla fiamme…

Siamo in agosto e bisogna comunque parlare di vacanze! Ma allora approfittiamo dell’attuale congiuntura, legata alla gravità e alla vastità della crisi sociale ed economica che stiamo attraversando, per fare dell’ormai logora consuetudine di discorrere di vacanze in agosto un’occasione di riflessione sulla qualità della nostra vita e sul nostro atteggiamento verso il tempo, il lavoro, il creato, gli altri. Cosa cerchiamo nelle vacanze, vissute o sognate o rimpiante? Quale parte di noi e delle nostre attività «va in vacanza»? Cosa significa essere se stessi anche quando non si svolgono le mansioni abituali o quando si trascorre del tempo libero e si intrecciano rapporti interpersonali gratuiti, slegati da interessi economici o pratici? Se ci ponessimo seriamente almeno alcune di queste domande, potremmo fare davvero della crisi attuale

un’opportunità, non per cercare un’utopica via d’uscita sognando nuove «magnifiche sorti e progressive», non per inseguire collettivamente ilmotto olimpico «più veloce, più alto, più forte»,ma per addentrarci in quell’atteggiamento verso la realtà circostante che unamente lucida del secolo scorso aveva caratterizzato come «più lento, più profondo, più soave». E in questo senso mi pare di intravedere almeno due ambiti nei quali la vacanza affrontata sapientemente potrebbe essere maestra di vita. Il primo è quello legato al rapporto con se stessi: avere del tempo libero e gestirlo senza l’angoscia di doverlo riempire di gesti ed eventi diversi  a quelli quotidiani, ci può condurre a porci domande essenziali – Chi sono?Da dove vengo?Dove desidero andare? Cosa mi fa essere quello che sono? – e, magari anche a trovare abbozzi di risposte sempre più sensate. Non è indispensabile per questo frequentare monasteri, conventi, santuari, luoghi di spiritualità: è ben più importante fare spazio al silenzio interiore ed esteriore,ricorrere a letture non superficiali e di ampio respiro, fermarsi a «leggere» i propri moti interiori, a discernere ciò che ci fa star bene o star male, a riconoscere i propri limiti e le proprie potenzialità. In questa non facile operazione, lo stacco dall’attività in cui finiamo per identificarci quotidianamente è di grosso aiuto: sovente infatti il lavoro – e paradossalmente anche la sua forzata assenza – funziona come alibi per non pensare a se stessi o come anestetico per attutire il dolore che l’esistenza ci riserva. Certo, anche lo svago, il divertimento può avere questa funzione di stordimento, di negazione della riflessione,ma in questo senso le restrizioni che la crisi ha prodotto nelle possibilità di vacanza spensierata possono essere un aiuto a recuperare in profondità eautenticità tesori ormai irraggiungibili in termini di

tempo e mezzi a disposizione. Il secondo ambito in cui la crisi e le sue ricadute sulle vacanze possono funzionare da stimolo arricchente per la nostra umanizzazione è quello del rapporto con gli altri e con l’ambiente: la sobrietà che percepiamo come imposta dalle circostanze avverse ha solo risvolti negativi? È un impoverimento del nostro essere uomini e donne degni di tal nome? Che ne faccio dell’altro che mi sta accanto, dei membri della mia famiglia, degli amici, dei colleghi di lavoro, delle persone che incrocio quotidianamente? Quali incontri e quali rapporti voglio davvero coltivare? Che rispetto ho per la dignità di ogni essere umano? Quali responsabilitàsono pronto ad assumermi nei confronti di chi frequento abitualmente o di coloro verso i quali ho assunto impegni precisi? Che tipo di solidarietà riesco a esprimere e a vivere nei confronti dei più deboli, delle

vittime di ingiustizie e violenze, dei dimenticati dalla storia? Domande che troppo facilmente evitiamo di porci quando siamo assillati dalle cose da fare, dai guadagni da conseguire, dalle lotte da combattere, dalle concorrenze da vincere. Domande che però attendono risposte se non vogliamo smarrire la nostra qualità umana, unica e irripetibile per ciascuno. Infine, collegata alla qualità dei rapporti con gli altri, c’è la dimensione del rapporto con le cose, con la creazione, con l’ambiente e, di conseguenza, con le generazioni future: che immagine ho del mondo, della terra su cui viviamo e di cui ci nutriamo? Che cura ho delle risorse naturali ricevute in eredità da chi ci ha preceduto e destinate a essere condivise anche con quanti verranno dopo di noi? Il mio approccio è di sfruttamento ottimale per i miei pretesi bisogni o è di sollecitudine verso un’armonia creazionale che genera benefici per tutti? In sostanza, che mondo voglio lasciare dopo il mio passaggio? Certo, «vacanze» di questo tipo possono apparire impegnative, troppo esigenti, contrarie alla nostra voglia di staccare la spina, ma se vissute con consapevolezza e responsabilità, si rivelano autenticamente liberanti, capaci di rigenerarci alla nostra condizione più vera: quella di esseri umani custodi dell’altro e del creato.       (ENZO BIANCHI “La Stampa del 27 agosto 2012)

 

PROVERITATE ADVERSA DILIGERE  (Per la verità: amare le avversità)

 

Un tempo avevo sogni sulla Chiesa. Una Chiesa che procede per la sua strada in povertà e umiltà, una Chiesa che non dipende dai poteri di questo mondo… Una Chiesa che dà spazio alle persone capaci di pensare in modo più aperto. Una Chiesa che infonde coraggio, soprattutto a coloro che si sentono piccoli o peccatori. Sognavo una Chiesa giovane. Oggi non ho più di questi sogni. Dopo i settantacinque anni ho deciso di pregare per la Chiesa.

 

A poco a poco vediamo emergere la comunità delle

Beatitudini, del Discorso della montagna, basata

sull’amore, sul rispetto, la lealtà, la fiducia, la perseveranza;

una comunità veramente bella, nella quale possono essere

felici coloro che vivono questo ideale o che con sincerità

si sforzano di realizzarlo nella propria vita.

(Carlo Maria Martini)

 

Mia madre morì

per la fatica di vivere

accanto a un uomo

che rappresentava

per le Br il cuore dello Stato da abbattere   (Nando Dalla Chiesa figlio del generale)

 

 

Chi ama è nella luce;

se camminiamo nella luce

siamo in comunione gli uni con gli altri.

Via auguro un cammino insieme pieno di luce e di serenità. Auguri sinceri.

 

Cercate prima di tutto il regno di Dio

e ogni cosa vi sarà data in aggiunta.

Questo è il mio augurio per voi.

 

Il Signore vi benedica con ogni dono dal cielo. Auguri.

 

Amore e felicità rendano il vostro cammino sereno. Auguri sinceri.

 

Un si che segna il primo passo di un lungo e non sempre facile cammino. Insieme lo percorrerete e vi sosterrete quando le difficoltà della vita si presenteranno. Auguri sinceri.

 

Ricordare è un dovere, dimenticare

una consolazione               (Robert Shaaban, poeta tanzaniano)

 

 

 

Se una rondine non fa primavera…molte creano una buona armonia.

 

Non prendere la vita troppo sul serio. Non ne uscirai vivo.

 

La gentilezza è il linguaggio che il sordo può sentire e il cieco può vedere.

 

Cambia l’inutile in utile.

 

Si cambia la propria vita con un colpo di testa

o dopo una lunga riflessione.

Molti sono coloro che accarezzano questo sogno.

Pochi osano vincere la soglia.

A qualsiasi età della vita ogni essere umano

ha il diritto di rilanciare i dadi. Perché non tu?

 

Allora cosa cerchi? Non lo so. Forse niente. Forse tutto. Magari adesso più che cercare è meglio vivere quello che mi capita.

 

I sogni nel cassetto fanno la muffa.

 

Quante strade deve percorrere un uomo prima di essere chiamato uomo?

 

Fingerò di essere addormentato così mi porteranno nel letto senza fare niente.

 

Ogni donna merita un uomo che la guardi ogni giorno come se fosse la prima volta.

 

Il tempo cambia molte cose ma non cancella mai nulla

 

…. fa’ che sia una notte breve

fa’ che l’inverno gli sia lieve

quando poi sarà il momento

digli che io c’ero e non ho fatto in tempo….

 

Ciascuno cresce solo se sognato

 

Sii paziente

…cerca di amare le domande.

…non cercare ora le risposte.

non saresti capace di convivere con esse;

forse ti sarà dato di vivere fino al giorno

in cui avrai la risposta.

 

L’olivo e l’uva danno

il loro succo solo dopo essere passate nel frantoio. (Proverbio della Nigeria).

 

Il solo fallimento consiste il non tentare più. (proverbio africano)

 

Qual è la vera vittoria? Quella che fa battere le mani o il cuore? (Pierpaolo Pasolini)

 

Non educare tuo figlio a diventare ricco…educalo ad essere felice…così quando sarà grande, conoscerà il valore delle cose…non il loro prezzo.

Per insegnare bisogna emozionare. Molti pensano ancora che se ti diverti non impari.

(Maria Montessori)

 

Non si smette di amare o voler bene a certe persone…

Si impara soltanto a vivere senza di esse.

 

Saper parlare è raro,

saper tacere è saggezza,

saper acoltare è un dono.

 

Impara a voltare le spalle, con molta eleganza a chi ti ha ferito con poca grazia e assoluta mancanza di intelligenza!

Quando morirò non voglio andare andare in Paradiso. Vorrei fare il fantasma per rompere le scatole a chi nella vita le ha rotte a me!

 

Le cose buone arrivano per chi sa aspettare.

 

“ …Ogni saggezza e ogni virtù fioriscono nel tempo loro; e non devono durare per sempre. Il cuore deve essere pronto ad ogni tappa della vita a dire addio e a partire  di nuovo…Lo spirito del mondo non vuole ostacolarci, egli vuole innalzarci, espanderci.

C’è magia in ogni inizio…”

“ Prendi il tuo sorriso

e donalo a chi è imbronciato.

 

Cerca una sorgente

e purifica chi è infangato.

 

Prendi una lacrima

e deponila sul viso

di chi non sa più piangere.

 

Prendi il tuo coraggio

e mettilo nel cuore

di chi non sa più lottare.

 

Prendi tra le tue braccia la luce

e vivi nei suoi raggi luminosi.

 

Prendi la bontà

e donala a chi ha il cuore indurito.

 

Scopri l’amore

e fallo conoscere all’umanità.

 

(Mohandas Karamcand Gandhi)

 

“Quali sono i tuoi valori nella vita?Se sono soltanto materiali,quelli che esistono oggi ma che domani saranno scomparsi,allora puoi passare tutta la vita a correre come uno scoiattolo in una gabbia, senza riuscire ad andare da nessuna parte.

Ma se vuoi trovare le vie dello Spirito, devi cercarle dentro di te; ciò è possibile solo soffermandoti in tutta calma a portare alla luce quei tesori inestimabili che sono racchiusi in te. Non li troverai fuori, perché dentro di te è contenuto tutto ciò che davvero conta nella vita. Sei libero di fare la tua scelta in fatto di eventi per te davvero importanti; nessuno cercherà di influenzarti, giacchè ogni anima può esercitare il proprio libero arbitrio ; sta a te rendere la vita un disastro o un successo.

La luce è qui : perché non seguirla? L’amore è qui: perché non accettarlo? Nulla di ciò che cerchi con il cuore, la mente, l’anima e la forza ti viene negato.”

 

Il Suono più vecchio del mondo,

Il Suono del cuore umano,

forma in continuazione parole indimenticabili.  (Pablo Neruda)

 

….prima ti strappa un sorriso sulle fasi della vita,

poi diventa una preghiera e le preghiere non hanno mai fatto male a nessuno,

semmai hanno alleggerito il cuore di ognuno di noi quando ne avevamo bisogno.

Ciao a tutti

 

Il successo: com’è fatta la vita……

SUCCESSO!!!!!!!!

A un’anno il successo è: riuscire a camminare.

A quattro anni il successo è: non farsi la pipì addosso.

A dodici anni il successo è: avere amici.

A diciotto anni il successo è: avere la patente.

A vent’anni il successo è: fare sesso.

A trentacinque anni il successo è: avere soldi.

A cinquant’anni il successo è: avere soldi.

A sessantacinque anni il successo è: fare sesso.

A settantacinque anni il successo è: avere la patente.

A ottanta anni il successo è: avere amici.

A ottantacinque anni il successo è: non farsi la pipì addosso.

A novant’anni il successo è: riuscire a camminare. ed infine il successo dipende a questo punto anche da te:

 

 

PAESAGGI

 

“Boschi fitti vestono le montagne e scendono fino al fiume, incassato giù giù, in fondo al precipizio.”

 

“Anche oggi, pur con la strada allargata, asfaltata e trafficata,è un posto selvatico, un posto da lupi”

 

“Trattengo il fiato…poche decine di metri…poi la piana, larga chiara, e le montagne che si ritirano in cerchio di qua e di là.”

 

“Stà attenta, Luisa, che fra poco vedremo le montagne; montagne vere! Non i bricchi spelacchiati dove siamo passati prima.fra un momento vedremo le Alpi! Le Alpi del mare.”

 

“Allora l’ho vista, la cima poderosa, a due punte, che chiudeva il cerchio. Un gigante. Faceva cucù fra due pendii che scendevano a congiungersi ai suoi piedi. Scintillava bianchissimo sullo sfondo di un cielo pulito, azzurro come il mare. Senti? E’ l’odore del mare.!”

 

“ Mariuccia era trasfigurata dalla felicità, alla vista del suo paese amatissimo, dove tutto era “speciale”. Io ne pregustavo le meraviglie.”

 

“ ….avevo trovato una conca piena di neve. Con il cielo azzurro, e va bene. Con una corona di montagne vere, e va bene. Ma un freddo boia, e un vento pungente fastidioso. Me lo sentivo sulla pelle, anche attraverso il vestiario tipo esquimese in cui ero infagottata.”

 

“ Vedrai, qui intorno, a primavera !Violette e primule dappertutto. E lì, sul bordo della strada, pure le pervinche.!”

“Non sai cosa sono le pervinche? Sono fiori. Belli. Un po’ più grandi delle violette, con il gambo più lungo e più duro, e le foglie lucide. Sono fatte a stella. E hanno il colore…dei tuoi occhi…”

 

Cammina come un uomo che cammina da solo.

Perché mai cerchi l’approvazione una volta che conosci la strada? Lascia che ti accompagni chi vuole, ma se tutti si volgono verso casa, la meta ancora ti attende ; va’ avanti da solo!

Segui il tuo sogno sebbene ti conduca a mondi sconosciuti. La vita è solo un’ombra appena i nostri sogni si dileguano. Che accadrebbe se gli uomini gridassero : “Il tuo sogno non è il nostro?” . L’anima tua conosce la risposta : va’ avanti da solo! (Swami Kriyananda).

 

Al mio passato dico: “mi hai dato i colpi più duri…ma sono comunque rimasto in piedi. Al mio futuro dico: ecco sono pronto…!”

 

Il problema è che le persone intelligenti sono pieni di dubbi mentre le persone stupide sono piene di sicurezza. (Charles Bukowsky)

 

I libri e la mente funzionano solo se sono aperti. (James Dewar)

 

Non è vero che chi ha un carattere forte soffre meno degli altri…è solo più bravo a nasconderlo…

 

Soffia un vento leggero nel mio cuore: è ora di levare le tende e rimettermi in cammino. Ho voglia di seminare idee, di parlare di diritti dell’uomo, di un nuovo sguardo sulle persone e di amore, quello vero, gratuito che può cambiare il mondo! (Elena Rastello)

 

Il capitalismo non funziona. La vita è un’altra cosa.

 

La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza.

(Pierpaolo Pasolini)

 

Il fatto che mi basti poco per essere felice non significa che mi accontenti delle briciole, altrimenti sarei un triceto. (Italo Calvino)

 

“Solo chi ti vuole bene capisce tre cose di te…il dolore dietro al tuo sorriso…l’amore dietro la tua rabbia…le ragioni dietro il tuo silenzio…

per tutto il resto dipende da te.”…

 

… nella solitudine, nella malattia, nella confusione, la semplice conoscenza dell’amicizia rende possibile resistere, anche se l’amico non ha il potere di aiutarci. È sufficiente che esista. L’amicizia non è diminuita dalla distanza o dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra, dalla sofferenza o dal silenzio. È in queste cose che essa mette più profonde radici. È da queste cose che essa fiorisce…

Le persone che ridono tanto perdono peso facilmente

 

La cosa più difficile per tutti. Provare a non ridere nei momenti seri.

 

Non posso piacere a tutti mica tutti hanno buon gusto?

 

Se tutte le persone ti sono contro vuol dire che sei sulla strada giusta. (Jimi Hendrix)

 

IL CORAGGIO DI ANNUNCIARE IL VANGELO SEMPRE, ANCHE QUANDO NON SEI ASCOLTATO

 

Ho smesso di combattere i miei difetti; sono passato dalla loro parte.

 

Per ogni cosa, come un racconto, c’è sempre un inizio, uno svolgimento e una fine.

 

Preferisco essere abbastanza matta per compiere delle pazzie, piuttosto che abbastanza stupida per credere a delle sciocchezze 😉

 

Spegnete la tv, fate l’amore, parlate con gli amici, amate chi suona, scrivete poesie, guardate il cielo, camminate nei boschi; spegnete gli iphone, comprate i dischi, perdete tempo

 

Tutte le follie che ho fatto saranno i miei ricordi migliori!

 

Avrò anche la testa dura ma ho un cuore infinito!

 

I veri amici si dicono le cose in faccia ma alcuni fanno come le tartarughe si nascondono nel loro guscio ma sappiate che le cose prima o poi escono fuori e allora li si che dimostri la tua vera amicizia da vero fottuto stronzo…………..

 

“Finché rimarrà il cimitero in un paese, Dio avrà il suo profeta e la religione i suoi preti. Perché i morti sono i profeti e gli angeli di Dio” (Don Primo Mazzolari)

 

La lettura è tutto.

 

La lettura mi fa sentire come se avessi compiuto qualcosa, imparato qualcosa, come se fossi diventata una persona migliore.

La lettura mi rende più intelligente.

La lettura mi dà qualcosa di cui parlare, più tardi…

La lettura è il modo in cui incredibilmente il mio disordine

da deficit dell’attenzione medica se stesso.

La letturaè fuga, e il contrario di fuga, è un modo per entrare

in contatto con la realtà dopo un giorno in cui hai fatto

cose, ed è un modo di entrare in contatto con l’immaginazione

di qualcun altro dopo un giorno troppo reale.

La lettura è «acqua». / La lettura è beatitudine.                                                                                (Nora Ephron)

 

 

 

L’ALBERO DEGLI AMICI

 

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici

per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.

Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,

vedendo molte lune passare,

gli altri li vediamo appena tra un passo e l’altro.

Tutti li chiamiamo amici e ce ne sono di molti tipi.

Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta uno dei nostri amici.

Il primo che nasce è il nostro amico papà

e la nostra amica mamma,

che ci mostrano cosa è la vita.

Dopo vengono gli amici fratelli, con i quali dividiamo il nostro spazio affinché possano fiorire come noi.

Conosciamo tutta la famiglia delle foglie che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.

Ma il destino ci presenta altri amici che non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.

Molti di loro li chiamiamo amici dell’anima, del cuore.

Sono sinceri, sono veri. Sanno quando non stiamo bene,

sanno cosa ci fa felici.

E alle volte uno di questi amici dell’anima si infila nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.

Egli dà luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,

salti ai nostri piedi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio, talvolta una vacanza o un giorno o un’ora.

Essi collocano un sorriso nel nostro viso

per tutto il tempo che stiamo con loro.

Non possiamo dimenticare gli amici distanti, quelli che stanno nelle punte dei rami e che quando il vento soffia

appaiono tra una foglia e l’altra.

Il tempo passa, l’estate se ne va, l’autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie, alcune nascono l’estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.

Ma quello che ci lascia felici è che le foglie che sono cadute continuano a vivere con noi, alimentando le nostre radici con allegria.

Sono ricordi di momenti meravigliosi

di quando incrociarono il nostro cammino.

Ti auguro, foglia del mio albero, pace, amore,

fortuna e prosperità.

Oggi e sempre…semplicemente perché ogni persona

che passa nella nostra vita è unica.

Sempre lascia un poco di sé e prende un poco di noi.

Ci saranno quelli che prendono molto,

ma non ci sarà chi non lascia niente.

Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e

la prova evidente che due anime non si incontrano

per caso.

 

Non ho paura del nemico che mi attacca…ma del falso amico che mi abbraccia.

 

Soltanto l’ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità

 

Non possiamo tornare indietro e cambiare il passato…

ma possiamo iniziare a cambiare da adesso il nostro futuro.

 

C’è una forza motrice più forte del vapore, dell’elettricità e dell’energia atomica: la volontà

 

 

Signore non è peccato….Peccato è vedere i tuoi sogni andare a pezzi.

 

 

Un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini…

Egli disse loro: “Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi.

Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire,la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo.

 

 

L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere.

 

Chi comincia ad amare, deve essere pronto a soffrire.

Antoine Gombaud, Chevalier de Méré

 

 

Orme invisibili scritte sulle acque del cuore ci hanno sollecitato a camminare nella speranza.

(Donne Brasiliane)

 

E’il cammino che vogliamo fare  e che auguriamo a tutte e tutti.

 

Ognuno di noi a suo modo è ancora bambino nell’animo chi di più chi di meno, magari le persone che possono sembrarlo di più lo sono semplicemente perché la realtà li infastidisce, vogliono sfuggire da questo mondo creandosene uno personale in cui possono finalmente liberare del tutto questo animo.

 

 

 

AUGURI SCOMODI

 

Carissimi, non obbedirei al mio dovere di vescovo se vi dicessi “Buon Natale” senza darvi disturbo.

Io, invece, vi voglio infastidire. Non sopporto infatti lÂ’idea di dover rivolgere auguri innocui, formali, imposti dalla routine di calendario.

Mi lusinga addirittura l’ipotesi che qualcuno li respinga al mittente come indesiderati.

Tanti auguri scomodi, allora, miei cari fratelli!

Gesù che nasce per amore vi dia la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali

e vi conceda di inventarvi una vita carica di donazione, di preghiera, di silenzio, di coraggio.

Il Bambino che dorme sulla paglia vi tolga il sonno e faccia sentire il guanciale del vostro letto duro come un macigno, finché non avrete dato ospitalità a uno sfrattato, a un marocchino, a un povero di passaggio.

Dio che diventa uomo vi faccia sentire dei vermi ogni volta che la vostra carriera diventa idolo della vostra vita, il sorpasso, il progetto dei vostri giorni, la schiena del prossimo, strumento delle vostre scalate.

Maria, che trova solo nello sterco degli animali la culla dove deporre con tenerezza il frutto del suo grembo, vi costringa con i suoi occhi feriti a sospendere lo struggimento di tutte le nenie natalizie, finché la vostra coscienza ipocrita accetterà che il bidone della spazzatura, l’inceneritore di una clinica diventino tomba senza croce di una vita soppressa.

Giuseppe, che nell’affronto di mille porte chiuse è il simbolo di tutte le delusioni paterne, disturbi le sbornie dei vostri cenoni, rimproveri i tepori delle vostre tombolate, provochi corti circuiti allo spreco delle vostre luminarie, fino a quando non vi lascerete mettere in crisi dalla sofferenza di tanti genitori che versano lacrime segrete per i loro figli senza fortuna, senza salute, senza lavoro.

Gli angeli che annunciano la pace portino ancora guerra alla vostra sonnolenta tranquillità incapace di vedere che poco più lontano di una spanna, con l’aggravante del vostro complice silenzio, si consumano ingiustizie, si sfratta la gente, si fabbricano armi, si militarizza la terra degli umili, si condannano popoli allo sterminio della fame.

I Poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità e la città dorme nell’indifferenza, vi facciano capire che, se anche voi volete vedere “una gran luce” dovete partire dagli ultimi.

Che le elemosine di chi gioca sulla pelle della gente sono tranquillanti inutili.

Che le pellicce comprate con le tredicesime di stipendi multipli fanno bella figura, ma non scaldano.

Che i ritardi dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio, se provocati da speculazioni corporative.

I pastori che vegliano nella notte, “facendo la guardia al gregge”, e scrutano l’aurora,

vi diano il senso della storia, l’ebbrezza delle attese, il gaudio dell’abbandono in Dio.

E vi ispirino il desiderio profondo di vivere poveri che è poi l’unico modo per morire ricchi.

Buon Natale! Sul nostro vecchio mondo che muore, nasca la speranza. (Tonino Bello)

 

Quando ti trovi davanti a due decisioni, lancia in aria una moneta. Non perché farà la scelta giusta al posto tuo, ma perché nell’esatto momento in cui la moneta è in aria, saprai improvvisamente in cosa stai sperando.  Tu sei te stesso, e non quello che gli altri dicono. (Bob Marley )

 

«Non possiamo pretendere che le

cose cambino, se continuiamo a

fare le stesse cose. La crisi è la

più grande benedizione per le

persone e le nazioni, perché la

crisi porta progressi.

È nella crisi che sorge l’inventiva,

le scoperte e le grandi strategie.

Chi supera la crisi supera sé stesso

senza essere “superato”.

Chi attribuisce alla crisi i suoi

fallimenti e difficoltà, violenta il

suo stesso talento e dà più valore

ai problemi che alle soluzioni.

Invece, lavoriamo duro.»   (Albert Einstein)

 

«Senza crisi non ci sono sfide.

Senza sfide la vita è una routine,

una lenta agonia. Senza crisi non

c’è merito.

È nella crisi che emerge il meglio

di ognuno, perché senza

crisi tutti i venti sono solo lievi

brezze. Parlare di crisi significa

incrementarla, e tacere nella

crisi è esaltare il conformismo.

Invece, lavoriamo duro.

Finiamola una volta per tutte con

l’unica crisi pericolosa, che è la

tragedia di non volere lottare per

superarla.» (Albert Einstein)

 

Questo scritto mi viene da Anna Maria Rubeo.

LEGGETELO E COMPLIMENTI AD ANNA MARIA!

 

Che cosa evoca oggi la parola RIVOLUZIONE? Che cos’è oggi rivoluzionario? Viviamo in una sorta di mondo alla rovescia, dove l’illecito è diventato normale, dove i politici fanno spettacolo e gli attori, i cantanti, i comici, si occupano della politica. Dove viene scambiato il diritto per il favore. Dove la cultura è giudicata superflua e dispendiosa, praticamente inutile. Dove chi dovrebbe dare il buon esempio si vanta delle sue malefatte e giudica stupido chi si ostina a credere nella legalità, e lo discredita, lo calunnia, lo annienta. E la parola rivoluzione assume un significato più profondo, che riguarda anche il comportamento di ognuno di noi. Provo a fare un elenco di quello che per me oggi è rivoluzionario:

 

Rivoluzionario è il coraggio, rivoluzionaria è la sobrietà, l’educazione, la cultura, l’arte, rivoluzionario è il diritto alla scuola, al lavoro, alla salute, rivoluzionario è l’accesso alla conoscenza, rivoluzionario è il rifiuto della volgarità, anche quella dilagante dell’ostentazione del lusso, rivoluzionario è il rifiuto della violenza, anche quella verbale, rivoluzionario è dire a chi cerca di corromperti: “No, grazie”. Rivoluzionario è insegnare ai propri figli il rispetto di tutte le diversità, l’accoglienza, la compassione, la fratellanza, la capacità e la volontà di provare a condividere il dolore degli altri, rivoluzionario è combattere il pregiudizio, rivoluzionaria è la ricerca della bellezza, rivoluzionario è spegnere la televisione e dedicarsi ai propri cari, coltivare delle passioni, continuare a giocare, rivoluzionario è il sorriso, la gentilezza, l’umiltà, il saper ridere anche di noi stessi e delle nostre miserie, rivoluzionaria è la semplicità, il godere di un buon cibo, di un buon vino, rivoluzionario è divertirsi ballando fino alle quattro del mattino senza bisogno di additivi chimici, rivoluzionario è guardarsi allo specchio senza vergognarsi di ciò che vediamo riflesso, rivoluzionario è non sentirsi al centro dell’universo e guardare altro oltre noi stessi, rivoluzionario è fare bene il proprio lavoro qualsiasi esso sia, rivoluzionaria è l’onestà, anche e soprattutto quella intellettuale, rivoluzionaria è l’etica, rivoluzionario è il coraggio delle proprie idee, rivoluzionario è chiedersi sempre che cosa si nasconda dietro le notizie dell’informazione ufficiale, non smettere mai di cercare, ragionare con la propria testa e porsi sempre delle domande, rivoluzionario è l’approfondimento contro la superficialità, rivoluzionario è il giornalismo della “seconda domanda”, rivoluzionario è non piegare la testa di fronte ai potenti, chiunque essi siano. Rivoluzionario è schierarsi sempre dalla parte degli ultimi, chiunque essi siano.

 

Rivoluzionaria è la curiosità, la libertà di pensiero, rivoluzionaria è la coerenza, la gratitudine, la capacità di chiedere scusa, rivoluzionaria è la dignità, il rispetto, il perdono, rivoluzionaria è l’indignazione per l’ingiustizia ovunque si verifichi e avere il coraggio di gridarla, rivoluzionario è combattere l’avidità che è il più pericoloso dei mali, rivoluzionario è dare un senso alla propria vita rivendicando il diritto alla felicità ma avendo la consapevolezza che questo non passa solo attraverso il denaro. Rivoluzionario è fare ognuno il proprio dovere di cittadino ricercando sempre la verità, che è la più grande delle rivoluzioni.

 

 

Mi convinco sempre più che il 99% di gente normale deve esistere. Dì a Anna Maria di non reprimere i suoi sfoghi. Ci fanno bene a tutti Ernesto

 

Non colpite ma difendete; non giudicate ma perdonate;

non quel che avrete ricevuto ma quel che avrete donato

ritroverete e vi rimarrà.

La vita è intessuta di lotte e dolori formidabili,

ma guardate ad essi con serenità;

la virtù della speranza è la luce dell’anima.

 

  1. Andrea Trebeschi Brescia, 1897 Dachau-Mauthausen-Gusen, 1945

 

 

POESIA IN TEMPO DI CRISI

 

Anche il diluvio

Non durò in eterno.

Un giorno scorsero

Via le acque nere.

Ma quanto pochi

Oltre durarono (Bertoldt Brecht)

 

“Lo sviluppo non può andare contro la felicità: dev’essere a favore della felicità umana, dell’amore sulla Terra, delle relazioni umane, della cura dei figli, dell’avere amici, del non privarsi dell’indispensabile.”    Jose “Pepe” Mujica, presidente dell’Uruguay

 

«Se riuscirai a non perdere la testa quando intorno a te tutti la perderanno e te ne daranno la colpa. Se riuscirai a credere in te stesso quando tutti dubiteranno di te, ma anche a capire il loro dubbio e a dissiparlo.

Se saprai aspettare senza stancarti nell’attesa, e calunniato non calunnierai, e odiato non odierai, senza per questo mostrarti troppo buono né parlare troppo da saggio. Se riuscirai a sognare senza fare dei sogni i tuoi padroni e a pensare senza fare dei pensieri il tuo scopo.

Se saprai affrontare il Successo e la Sconfitta e trattare questi due impostori allo stesso modo.

Se saprai sopportare di sentire le verità che hai pronunciato distorte dai furfanti e trasformate

in trappole per gli ingenui. Se saprai vedere le cose per cui hai dato la vita distrutte e chinarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori. Se riuscirai a fare un gruzzolo di tutte le tue vittorie, rischiarle in un solo colpo a testa o croce, perdere e ricominciare daccapo, senza mai dire una parola sulla tua perdita.

Se saprai costringere cuore, tendini e nervi ormai sfiniti a servire ai tuoi scopi, a tenere duro quando

niente più resta di te tranne la volontà che ti dice: Tieni duro. Se riuscirai a parlare alle folle e a mantenerti modesto, e a passeggiare con i re senza perdere la tua spontaneità.

Se né i nemici né gli amici più cari avranno il potere di ferirti. Se tutti gli uomini avranno per te valore, ma nessuno troppo. Se riuscirai a colmare l’inesorabile minuto dando valore a ciascuno dei suoi sessanta secondi.

Tua sarà la terra e ciò che essa contiene. E, quel che più conta, tu sarai un uomo, figlio mio.»

( J.R. Kipling – 1895)

 

Ci sono tre cose

per le quali sono

venuta al mondo

e che avrò

nel cuore

fino al giorno

della mia morte:

la speranza,

la determinazione

e il canto.   (Miriam Makeba)

 

 

Per tutti quei giorni in cui tutto va male

 

Io mi considero,

malgrado tutto, come

una previlegiata…

 

Per le tasse che devo pagare,

perché significa che ho un lavoro…

 

Per la pulizia che devo fare dopo una festa,

perché significa che sono

stata circondata da amici…

 

Per i vestiti che mi sono un po’ stretti,

perché significa che ho da mangiare…

 

Per la mia ombra che mi segue, perché

significa che posso camminare al sole…

 

Per i muri della mia casa che hanno

bisogno di una ripitturata, perché

significa che ho una casa…

 

Per tutte le critiche che faccio per

le cose che non mi soddisfano,

perché significa che ho libertà di

espressione…

 

Per l’unico posto libero che ho

Trovato in fondo al parcheggio,

perché significa che oltre ad aver la

fortuna di poter camminare, posso

permettermi anche un mezzo di

trasporto….

 

Per la fatica che sento alla fine della

Giornata, perché significa che ho la

Salute per lavorare…

 

Per la donna stonata che canta

Dietro di me, perché significa che

Posso udire…

 

Per la sveglia che sento

suonare al mattino

presto, perché vuol dire che sono VIVO!

 

e…per finire…

 

per le e-mail che ricevo ogni giorno perché

significa che ho tanti amici.

 

Per quanto difficile sia la tua situazione,

prova a sorridere…

Vedrai che tutto sembrerà più facile.

Ogni cosa che facciamo in bene

di certo non risolve i problemi di qualcuno,

ma almeno si migliorerà la sua giornata.

 

Un grande abbraccio a tutti

 

Dio chiede il conto preciso del mio tempo

ed io del mio tempo gli darò conto,

ma come dare, senza tempo, tanto conto,

io che spesi, senza conto, tanto tempo,

io che spesi, senza conto, tanto tempo?

Per avere il mio conto fatto in tempo,

il tempo mi fu dato e non ci ho fatto conto

non perdete il vostro

non volli, restando del tempo, fare il conto.

Oggi voglio correggere il conto e non c’è tempo

Oh, voi che avete tempo senza avere il conto,

non perdete il vostro tempo in passatempo,

badate finch’è siete in tempo, al vostro conto,

poiché quelli che senza conto, perdono tempo,

quando il tempo arriverà di mostrare i conti,

piangeranno, come me, di non avere tempo.                    (Fra Antonio Da Chagas 1831 – 1882)

 

Ogni punto di vista

è la vista di un punto.                                                                (Pensiero guatemalteco)

 

 

«Non c’e nulla che sia ingiusto

quanto far le parti uguali tra

disuguali», e allora sarebbe

interessante riuscire a dare a

ciascuno secondo i propri

bisogni,ma questo è possibile

solo se conosciamo e amiamo

le persone per come sono e

non per come le immaginiamo

o le etichettiamo.

La disabilità

è lo sguardo degli

altri che si posa

su di te e ti fa

sentire diverso»                                                       don Lorenzo Milani

 

 

…tutto ciò che è male per gli altri è male per noi. Tutto ciò che è bene per l’altro, è bene per me.

Il metro con cui dobbiamo misurare il nostro comportamento è solo il metro dell’amore.

 

e dalla canzone di Claudio Baglioni “Strada facendo”

strada, facendo, vedrai che non sei più da solo,

strada facendo, troverai anche tu un gancio in mezzo al cielo.

 

Quando si dona un libro a una persona, non gli si regala soltanto dodici once di carta, con inchiostro e colla, gli si vende un’intera nuova vita.

 

Christopher Morley

 

E’ necessario creare, non è necessario vivere. (Ferdinando Pessoa)

 

 

CREDO

 

«Credo in Dio e credo nell’uomo quale immagine di Dio.

Credo negli uomini, nel loro pensiero, nella loro sterminata fatica che ha fatto quello che sono.

Credo nella vita come gioia e come durata: non prestito effimero dominato dalla morte, ma

dono definitivo.

Credo nella gioia di ogni stagione, di ogni tappa, di ogni aurora, di ogni tramonto, di ogni

volto, di ogni raggio di luce che parta dal cervello, dai sensi, dal cuore.

Credo nella famiglia del sangue, nella famiglia scelta per la mia attività e responsabilità.

Credo nella patria che è la famiglia della nostra tradizione, della dolce parlata, della libertà.

Credo nella possibilità di una grande famiglia umana, quale Cristo la volle: scambio di tutti i

beni dello spirito e delle mani nella pace.

Credo nella gioia dell’amicizia, nella fedeltà e nella parola degli uomini.

Credo in me stesso, nelle capacità che Dio mi ha conferito, perché possa sperimentare la più

grande fra le gioie, che è quella del donare e del donarsi.

In questa fede voglio vivere, per questa fede voglio lottare e con questa fede voglio

addormentarmi nell’attesa del grande gioioso risveglio». (p. Giulio Bevilacqua)

 

«Il destino accompagna chi lo segue e travolge

chi gli resiste. È utile ricordare questa massima:

“Ci lamentiamo perché vorremmo cambiare il

mondo, ma non ci viene mai in mente la cosa più

importante: prima dobbiamo riuscire a cambiare

noi stessi”».

 

«la guerra partigiana, la “guerriglia”, per restituirle il

suo nome classico, non è una guerra militare, non è

una guerra nazionale, non è una guerra come tutte le

altre. È una guerra politica, popolare, fuori da ogni

finzione, una “guerra civile” (o “per la civiltà”, come

Livio commenta). Una guerra democratica…».

  1. Bobbio, Premessa a D.L. Bianco, Guerra partigiana

 

…si vive da soli e si muore da soli. Bisogna avere occhi per vedere, orecchi per ascoltare e cuore per operare. Senza presunzione ma con la coscienza d’essere ancora sale prezioso dentro a una società troppo spesso insipida.

 

Una candela che si spegne consente un piccolo risparmio in termini energetici e…finanziari, ma impoverisce di luce tutto l’ambiente.

 

Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo, gli uomini si educano insieme, con la mediazione del mondo.                           (Paulo Freire)

 

Fino a quando sei vivo, sentiti vivo.

Non vivere di foto ingiallite…insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.

Fai in modo che invece di compatirti, ti portino rispetto.

Quando a causa degli anni, non potrai correre, cammina veloce.

Quando non potrai camminare veloce, cammina.

Quando non potrai camminare, usa il bastone.

Però non trattenerti mai!    (Madre Teresa)

 

Non abbiate fretta: i muri non si asciugano e le montagne non diventano piatte: loro ci aspettano da milioni di anni. (Mario Rigoni Stern)

 

sorridi!

chi non ti apprezza oggi, ti rimpiange domani.

Forse quello che racconta veramente è che non bisogna avere paura di lasciare, perché tutto quello che conta non ci lascia mai, anche quando non vogliamo.

– Quindi alla fine, non si lascia niente e nessuno?

– Già.

– Che bella fregatura. ”

 

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero.

(Proverbio arabo)

 

Sul punto di morte

Alessandro Magno convocò i

suoi generali e disse

loro le sue ultime tre volontà:

 

Che la sua bara fosse trasportata sulle spalle dai medici del tempo.

Che i tesori che aveva conquistato (oro, gioielli..) fossero sparsi sulla strada verso la tomba.

Che le sue mani fossero lasciate penzolare fuori dalla bara alla vista di tutti.

 

Uno dei generali, scioccato da queste ultime volontà chiese ad Alessandro:

“Qual è il motivo?”

 

Alessandro gli rispose:

 

Voglio che siano i medici a trasportare la mia bara per dimostrare che non hanno potere di guarigione davanti alla morte.

 

Voglio il suolo ricoperto dai miei tesori per far ricordare che i beni materiali qui conquistati, qui restano.

 

Voglio le mie mani al vento, perché la gente veda che veniamo a mani vuote e a mani vuote andiamo via.

 

Il tempo è il regalo più prezioso che abbiamo perché è limitato.

 

Possiamo produrre più ricchezze, ma non più tempo.

 

Quando dedichiamo tempo ad una persona od a una causa,  stiamo offrendo una porzione della nostra vira che non potremo recuperare.

 

Il nostro tempo è la nostra vita.

 

Il miglior regalo che puoi dare a qualcuno è il tuo tempo; così quando ho visto questa mia eredità ho pensato subito a te.

 

Ricostruire la speranza è possibile solo a partire dai volti di chi ne è stato escluso. Sono loro per cui sperare e sopratutto che ci fanno sperare offrendoci i punti di riferimento del nostro impegno, le sue coordinate etiche, politiche, sociali: i poveri faranno la storia!

 

sorridi!

chi non ti apprezza oggi, ti rimpiange domani.

Forse quello che racconta veramente è che non bisogna avere paura di lasciare, perché tutto quello che conta non ci lascia mai, anche quando non vogliamo.

– Quindi alla fine, non si lascia niente e nessuno?

– Già.

– Che bella fregatura. ”

 

Onesto è colui che cambia il proprio pensiero per accordarlo alla verità. Disonesto è colui che cambia la verità per accordarla al proprio pensiero.

 

Proverbio arabo

 

“La pace non è un sogno: può diventare realtà; ma per custodirla bisogna essere capaci di sognare.“

Nelson Mandela (1918-2013)

 

 

Non so chi o cosa abbia posto la domanda. Non so quando sia stata formulata. Eppure a un certo punto ho risposto “si” a Qualcuno o a qualcosa. A partire da quel momento ho avuto la certezza che la vita aveva un senso.

 

(Dag Hammarskjold).

 

Lasciare nella notte la porta aperta.

senza timore di perdere le ricchezze,

senza timore di perdersi…

Il fratello che era povero

e ha perso la casa nell’incendio

possa entrare tranquillo

e dormire sotto il tuo tetto,

senza l’umiliazione di chiedere.

 

(Pedro Tierra)

 

 

Se in un primo momento un’idea non ti sembra totalmente assurda è difficile che si realizzi.

(Albert Einstein)

 

 

Se riconosciamo l’urgente necessità di riforme profonde,

convinciamoci che tutti dobbiamo cominciare a riformare noi stessi,

le nostre abitudini, i nostri piccoli egoismi.

La giustizia sociale vera e duratura parte dalla persuasione in ciascuno

che i doveri sono l’origine dei nostri diritti.

 

(da “A la soglia dei problemi sociali” – 1943 G. Andrea Trebeschi Brescia, 1897 Dachau-Mauthausen-Gusen, 1945)

 

 

 

“ BREVE E’ QUESTA ESISTENZA, COME VISITA FUGACE IN UNA CASA SCONOSCIUTA. LA VIA DA SEGUIRE E’ SCARSAMENNTE ILLUMINATA DALLA LUCE TREMOLANTE DELLA COSCIENZA… ( ALBERT EINSTEIN )

 

“ ANIMULA VAGULA BLANDULA,

HOSPES COMESQUE CORPORIS

QUAE NUNC ABIBIS IN LOCA

PALLIDULA RIGIDA NUDULA… “ ( ADRIANO, IMPERATORE DI ROMA )

 

“  …O MIA PICCOLA ANIMA SMARRITA. CERCHIAMO DI ENTRARE NELLA MORTE AD OCCHI APERTI. ( ADRIANO, IMPERATORE DI ROMA )

 

L’uomo che viaggia solo può partire oggi;

ma chi viaggia in compagnia

deve aspettare che l’altro sia pronto.       (Henry David Thoreau)

 

L’uomo non può mai tornare allo stesso punto da cui è partito.

Perché nel frattempo lui stesso è cambiato.

Tutto quello che siamo lo portiamo nel viaggio.

Portiamo con noi la casa della nostra anima.

Come fa la tartaruga con la corazza.   (A. Tarkowski)

 

Vivere in forma,

mangiare poco e bene,

alternare riposo e attività.

 

 

Persone silenziose

 

Di persone silenziose

ce ne sono eccome

sono timide presenze

nascoste tra la gente.

Ma il silenzio fa rumore

e gli occhi hanno un amplificatore

quegli occhi ormai da sempre

abituati ad ascoltare.

 

Persone che non san parlare

che mettono in ordine i pensieri

persone piene di paura

che qualcuno possa sapere

i loro piccoli e grandi

 

contradditori pensieri

E all’improvviso scappi via

senza salutare

 

i tuoi occhi scendono le scale

non so cosa vanno a fare

se a commuoversi o a sognare

ad arrabbiarsi o a meditare

ma nell’anima si sa

c’è sempre molto da fare.

 

Persone che non san parlare

che mettono i pensieri

persone piene di paura

che qualcuno voglia giocare

coi loro piccoli e grandi

contradditori pensieri.

 

All’improvviso scappi via

senza salutare

…vorrei essere un angelo

per poterti accompagare.                       (Luca Carboni e Tiziano Ferro – Fisico e Politico 2013)

 

 

 

 

 

 

 

Testo “Il Cammino” di Eros Ramazzotti tratto dal CD “Ali e Radici”:

 

 

Si parlava di te l’altra sera

si diceva che non canti più

quelle strofe di frontiera

belle come la tua gioventù

ma se il cuore ha un’ala spezzata

devi solo curarla perchè

non è ancora la fermata

altri viaggi aspettano te

dall’istinto che hai

di non cedere mai

è da questo lo sai

che riparte il cammino

ognuno di noi

ha la sua strada da fare

prendi un respiro ma poi

tu non smettere di camminare

anche se sembreranno più lunghe che mai

certe dure salite del cuore

c’è che ognuno di noi

può resistere sai

aggrappato ad un raggio di sole

e se la vita ci frega

quando prima ci esamina e poi

solo dopo ce la spiega

la lezione più dura per noi

ma ci insegna che ogni bufera

può strappare un bel fiore però

non l’intera primavera

non può raderla al suolo non può

dall’istinto che hai

di non cedere mai

è da questo lo sai

che riparte il cammino

ognuno di noi

ha la sua strada da fare

prendi un respiro ma poi

tu non smettere di camminare

si comincia a morire nell’attimo in cui

cala il fuoco di ogni passione

ognuno di noi

ha il suo pezzo di strada da fare

segui il passo di un sogno che hai

chi lo sa dove può arrivare

chi lo sa  ognuno di noi

ha il suo pezzo di strada da fare

 

Dobbiamo creare dentro di noi una grande vasta pianura priva di tutte quelle insidiose sterpaglie che offuscano la vista. A quello dovrebbe servire la meditazione

Etty Hillesum

 

 

Accettando i doni che gli vengono di lontano l’occidente riacquisterebbe un nuovo senso di sé ,si aprirebbe a una civiltà internazionale più solidale e conviviale .

Ernesto Balducci

 

La fibra più dura si scioglie al fuoco dell’amore

  1. K. Gandhi

 

Felice chi capisce che si deve cambiare molto per essere sempre lo stesso

(Helder Camara)  Ciao Gian

 

E’ SEMPRE GIUSTO CREDERE AI DURI E PURI?

 

“Chi vuol lavorare nel mondo, non può farlo,  senza sporcarsi le mani” ( Carl Gustav Jung)

 

il momento di impegnarsi, oggi, con forza e determinazione, per fare in modo che i giovani del domani non vivano in un mondo rovesciato.

Io senza i miei Amici (fratelli di viaggio) non sarei lo stesso!

Ho fretta…non ho tempo!

 

Hai mai ascoltato il tichettio della pioggia?

Qualche volta hai seguito il volo della farfalla?

Fermati.

Non ballare in fretta.

La vita non è una corsa.

Se sei preoccupato, se corri per tutto il giorno,

è come se gettassi la tua vita nel cestino.

 

Se il presente è la stratificazione del passato, noi siamo il distillato di ciò che altri sono stati prima di noi: Ebbene grazie a intellettuali, storici noi oggi sappiamo qualcosa della Storia e delle storie  di coloro che ci hanno preceduto, in mancanza del quale saremmo privi di identità e senza radici, in balia di un presente burrascoso e di un futuro incerto. Ecco perché è così grande il debito di riconoscenza che dobbiamo al lavoro condotto da queste persone

 

Offrire a tutti un segno di speranza, una spinta a non arrendersi, a tirare fuori le risorse e le energie, le idee e la creatività. Per guardare avanti, al futuro, con fiducia e con passione

 

Per capire meglio la realtà in cui viviamo, per riflettere e per condividere le idee con tutti-

 

Non si può rimanere inermi, distaccati, fermi ad aspettare un futuro che non verrà, se non saremo noi a costruirlo. La vita di ognuno è attesa, come scriveva Primo Mazzolari e afferma Arturo Paoli: c’è un tempo nel quale passato e futuro si incontrano ma non per diventare un evanescente presente che non basta più a nessuno.

 

Con la speranza che il futuro abbia il sopravvento del passato.

 

“Si prese cura di lui”. Come Dio si è sempre preso cura di me, di te, dell’uomo, dell’ultimo di tutti gli uomini. Uno che stà per morire, che è carico di ferite (in quanti modi quest’uomo è carico di ferite!); che è solo, che è scartato. Chiunque egli sia. È sempre l’ultimo di tutti, quello che ferma Dio sulla sua strada, l’ultimo che per Dio diventa il più importante; il soggetto del suo amore e delle sue operazioni divine; le sole operazioni che segnano la  comparsa dell’umano e lo caratterizzano.

Ecco che gli ultimi saranno i primi. Non c’è nulla che valga per Iddio quanto un uomo. Tutto il contrario che per noi, cioè per questo sistema.     (David Maria Turoldo)

 

Ho fretta…non ho tempo!

 

Hai mai ascoltato il tichettio della pioggia?

Qualche volta hai seguito il volo della farfalla?

Fermati.

Non ballare in fretta.

La vita non è una corsa.

Se sei preoccupato, se corri per tutto il giorno,

è come se gettassi la tua vita nel cestino.

 

Se il presente è la stratificazione del passato, noi siamo il distillato di ciò che altri sono stati prima di noi: Ebbene grazie a intellettuali, storici noi oggi sappiamo qualcosa della Storia e delle storie  di coloro che ci hanno preceduto, in mancanza del quale saremmo privi di identità e senza radici, in balia di un presente burrascoso e di un futuro incerto. Ecco perché è così grande il debito di riconoscenza che dobbiamo al lavoro condotto da queste persone

 

Offrire a tutti un segno di speranza, una spinta a non arrendersi, a tirare fuori le risorse e le energie, le idee e la creatività. Per guardare avanti, al futuro, con fiducia e con passione

 

Per capire meglio la realtà in cui viviamo, per riflettere e per condividere le idee con tutti.

 

Non si può rimanere inermi, distaccati, fermi ad aspettare un futuro che non verrà, se non saremo noi a costruirlo. La vita di ognuno è attesa, come scriveva Primo Mazzolari e afferma Arturo Paoli: c’è un tempo nel quale passato e futuro si incontrano ma non per diventare un evanescente presente che non basta più a nessuno.

 

E’ SEMPRE GIUSTO CREDERE AI DURI E PURI?

 

“Chi vuol lavorare nel mondo, non può farlo,

senza sporcarsi le mani” ( Carl Gustav Jung)

 

il momento di impegnarsi, oggi, con forza e determinazione, per fare in modo che i giovani del domani non vivano in un mondo rovesciato.

Io senza i miei Amici (fratelli di viaggio) non sarei lo stesso!

 

 

 

Mentre prepari la tua colazione, pensa agli altri,

 

non dimenticare il cibo delle colombe.

 

Mentre fai le tue guerre, pensa agli altri,

 

non dimenticare coloro che chiedono la pace.

 

Mentre paghi la bolletta dell’acqua, pensa agli altri,

 

coloro che mungono le nuvole.

 

Mentre stai per tornare a casa, casa tua, pensa agli altri,

 

non dimenticare i popoli delle tende.

 

Mentre dormi contando i pianeti, pensa agli altri,

 

coloro che non trovano un posto dove dormire.

 

Mentre liberi te stesso con le metafore, pensa agli altri,

 

coloro che hanno perso il diritto di esprimersi.

 

Mentre pensi agli altri, quelli lontani, pensa a te stesso,

 

e dì: magari fossi una candela in mezzo al buio.  Mahmoud  Darwish:

 

Sembra esserci nell’uomo, come

nell’uccello, un bisogno di migrazione, una

vitale necessità di sentirsi altrove» (Marguerite

Yourcenar, (Il giro della prigione,1991)

 

Potranno tagliare tutti i fiori, ma non fermeranno mai la primavera. (Pablo Neruda)

 

La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

(Gabriel García Márquez)

 

Ogni atto che fai di aiuto e servizio agli altri

segna la tua crescita in umanità e spiritualità.

 

Per te una goccia di condivisione

della mia vita umana e spirituale

per dirti un grande grazie.

Con stima e amicizia. Padre Otavio Fasano

 

Siamo sei miliardi di persone sulla terra

quasi tutti extracomunitari.

 

La leva principale è continuare ad inventare la vita, poco importa che duri, l’importante è che sia piena. (Salvaore Natoli)

 

Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte. (Alan Poe)

 

Cominciate col fare ciò che è necessario  poi ciò che è possibile, e all’improvviso Vi sorprenderete a fare l’impossibile. (Francesco d’Assisi)

 

Non lasciamo Dio da solo davanti all’ingiustizia del mondo.  (M.P. Veladiano)

 

Il mondo è nelle mani di coloro che hanno il coraggio

di sognare e di correre il rischio di vivere i propri sogni. (P. Coelho)

 

La vita è come una fotografia: se sorridi viene meglio

Certe notti somigliano a un vizio che non vuoi smettere, smettere mai…!

LA SOLIDARIETA E NEL CUORE DI TUTTI

Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose, a scelte morali. Alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto, siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte. Gli avvenimenti si snodano così imprevedibilmente, così ingiustamente. La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della creazione, siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all’universo indifferente. Eppure la maggior parte degli esseri umani sembra avere la forza di insistere e perfino di trovare gioia nelle cose semplici: nel loro lavoro, nella loro famiglia e nella speranza che le generazioni future possano capire di più.  (Woody Allen – Crimini e misfatti)

…la realtà è circolare, da qualsiasi punto di vista la guardi, alla fine è sempre quella… (Marco Bonatti)

 

a forza di dire che il bene non si racconta, si è finito per credere che non esista più. Invece, eccolo lì. Ricordarsene, ogni tanto, aiuta nella battaglia infinita contro il male, perché toglie a quest’ultimo la sua arma migliore: la nostra rassegnazione.

Fare del bene è il miglior modo per sentirsi bene. crea come un Dio, sii generoso come un re e lavora come uno schiavo. Il lavoro è importante, non si può raggiungere una vera professionalità senza fatica, non bastano il talento e la voglia, bisogna fare. Sbagliare è importantissimo.

…ci faccia ricordare  che l’intelligenza umana può brillare nel buio.

Non credere a niente se non si può fare un disegno colorato.

L’uomo non può mai tornare allo stesso punto da cui è partito.

Perché nel frattempo lui stesso è cambiato.

Tutto quello che siamo lo portiamo nel viaggio.

Portiamo con noi la casa della nostra anima.

Come fa la tartaruga con la corazza. (A. Tarkowski)

 

Voltaire “Combatto la tua idea, ma sono pronto a battermi perché tu possa esprimerla”.

 

 

Novembre 2015

 

E continuo….

 

 

 

 

E i tempi difficili sono anche quelli della «crisi economica e sociale che continua a frustare le speranze degli europei e degli italiani in particolare». Poi la massima espressione della Tavola valdese ha riconosciuto che le chiese protestanti in Europa e in Italia, come del resto quella cattolica, si devono c o n f r o n t a r e con «secolarizzazioni, globalizzazione, nuovi linguaggi, riduzione di risorse umane e finanziare». E su questi temi i seguaci di Pietro Valdo si interrogano e si confrontano. Quest’anno ad esempio non è stato consacrato nessun nuovo pastore, ma spiegano che non si tratta di una «crisi di vocazioni»: «C’è stata una casualità di eventi, con dei ritardi legati al processo di preparazione. L’anno prossimo ci aspettiamo nuove consacrazioni pastorali».

La chiesa valdese schiaccia sul pedale della comunicazione, con nuovi modelli:

«Bisogna imparare a parlare con i giovani, con i linguaggi e gli strumenti a loro vicini, come il web, e questo può significare anche imparare ad utilizzare le loro musiche nei nostri culti». Ed in quel percorso di dialogo con la chiesa cattolica, Bernardini punta in alto: «Abbiamo pronta la lettera di invito da inviare a Papa Francesco per partecipare al Sinodo e conoscere da vicino non solo il popolo valdese,ma anche il popolo cattolico di questo territorio».

“Il capo del Governo si macchiò ripetutamente durante la sua carriera di delitti che, al cospetto di un popolo onesto, gli avrebbero meritato la condanna, la vergogna e la privazione di ogni autorità di governo. Perché il popolo tollerò e addirittura applaudì questi crimini? Una parte per insensibilità morale, una parte per astuzia, una parte per interesse e tornaconto personale. La maggioranza si rendeva naturalmente conto delle sue attività criminali, ma preferiva dare il suo voto al forte piuttosto che al giusto. Purtroppo il popolo italiano, se deve scegliere tra il dovere e il tornaconto, pur conoscendo quale sarebbe il suo dovere,  sceglie sempre il tornaconto.

Così un uomo mediocre, grossolano, di eloquenza volgare ma di facile effetto, è un perfetto esemplare dei suoi contemporanei. Presso un popolo onesto, sarebbe stato tutt’al più il leader di un partito di modesto seguito, un personaggio un po’ ridicolo per le sue maniere, i suoi

atteggiamenti, le sue manie di grandezza, offensivo per il buon senso  della gente e causa del suo stile enfatico e impudico. In Italia è diventato il capo del governo. Ed è difficile trovare un più completo esempio italiano Ammiratore della forza, venale, corruttibile e corrotto, cattolico senza

credere in Dio, presuntuoso, vanitoso, fintamente bonario, buon padre di famiglia ma con numerose amanti, si serve di coloro che disprezza, si circonda di disonesti, di bugiardi, di inetti, di profittatori; mimo abile, e tale da fare effetto su un pubblico volgare, ma, come ogni mimo, senza  un proprio carattere, si immagina sempre di essere il personaggio che vuole rappresentare.”

 

Qualunque cosa abbiate pensato, il testo, del 1945, si riferisce a Mussolini  scritto di Elsa Morante, e non è consolatorio.

 

Carissimi,

il nostro piccolo impegno a lungo termine funziona

– Grandi Opere – Good news – Il Bel Paese –

Grandi Opere – Good News

 

Gentilli giornalisti e blogger,

con vivo piacere, trasmetto in allegato e al link in calce il nostro comunicato stampa relativo alla sentenza del Tar la cui pubblicazione è attesa a momenti. Mi auguro vogliate rallegrarvi con noi dell’esito presso il Tribunale Amministrativo della Sicilia che ci dà ragione e rigetta senza mezzi termini le argomentazioni degli americani e dei loro solerti “amici” italiani.

Cordialità e grazie Salvatore Giordano Gruppo comunicazione Coordinamento regionale dei Comitati No MUOS http://www.nomuos.info/vittoria-al-tar-dei-comitati-no-muos/

Vittoria al TAR dei Comitati No MUOS

 

una buona notizia che dimostra che opossiamio cambiare in meglio. Oggi che tutto è immagini pero

Posted on 13/02/2015

Dobbiamo ancora attendere di leggere la sentenza (non ancora pubblicata ma già anticipata alla stampa nelle sue linee generali) per determinare l’entità della vittoria, ma nessuno può dubitare di un fatto: è più che certo che si tratti di una vittoria. Una vittoria degli attivisti e di tutto il movimento No MUOS.

Leggere il testo integrale della sentenza servirà solo a comprendere la misura di questa vittoria, ossia quanto essa è grande. E l’entità della disfatta americana.

E, accanto a quella degli americani, la sconfitta, senz’altro sonora, si estende a tutto l’apparato politico-militare (e affaristico) internazionale.

Quanto sia infimo il rispetto della marina degli Stati Uniti (e dello stesso governo USA) nei confronti delle leggi e dei cittadini italiani, della Costituzione della Repubblica, e in quale scarsa considerazione tengano le autorità e le prerogative delle istituzioni del nostro paese.

Riguardo agli “amici” italiani degli apparati di guerra americani non abbiamo dubbi di sorta: al di là dell’immoralità dei comportamenti, delle prese di posizione e degli atteggiamenti assunti da politicanti forti con i deboli ma sempre fiacchi con il forte apparato bellico, la loro sconfitta è evidente. A partire dalla bocciatura della revoca della revoca deliberata dal governo di Rosario Crocetta.

Con la sentenza di oggi, infatti, oltre ad essere accolto il ricorso del Comune di Niscemi e dei Comitati No MUOS, è revocata la revoca della revoca e i lavori fin qui eseguiti sono, di conseguenza, privi di una qualsiasi autorizzazione.

Nella storia della vicenda MUOS, dopo questa sentenza NULLA SARÀ COME PRIMA. Nessuno potrà ignorare quanto stabilito dal TAR, vale a dire che i No MUOS abbiamo sempre avuto ragione.

Ora più che mai occorre mobilitarsi per non farsi strappare la vittoria da una politica collusa e da funzionari e apparati di sottogoverno che farebbero bene a trarre le loro conseguenze e dalle decisioni dei giudici e dalla “considerazione popolare” che si sono meritati.

Vigiliamo e aspettiamo al varco, perché adesso pretendiamo che emerga autorevolezza fra le cosiddette autorità italiane: che riescano a imporre agli americani quello che prescriverebbero a qualunque cittadino italiano quando realizza un ecomostro. Abbattere e smantellare la costruzione abusiva.

È tempo di restituire la sughereta alla libera e pacifica fruizione dei cittadini e della fauna.

NO MUOS FINO ALLA VITTORIA

Coordinamento Regionale dei Comitati No MUOS

Nessuno è nato schiavo, né signore, né per vivere in miseria, ma tutti siamo nati per essere fratelli

(Nelson Mandela)

 

La polizia ruba ai poveri

Più si è intelligenti meno si è sani di mente

Giornalisti terroristi!

Vedove e sole stato assassino

Non votare, fai l’amore

No espulsioni!

Amare è dire a qualcuno non ti lascio solo

Io non muterò nulla di ciò

che deve accadere stasera,

ma l’albero di domani

spunterà dal mio seme.

Contro tutti e tutti campioni del mondo!

Più immigrati uguale meno lavoro

“il fabbisogno annuo di immigrati” per la nostra economia può essere stimati circa in 50.000 unità

(fonte Eurispes, Rapporto Italia 99)

 

 

Millennio senza esclusi

 

Il pane che a voi sopravanza,

è il pane dell’affamato.

 

La tunica appesa al vostro armadio,

è la tunica di colui che è nudo,

 

le scarpe che voi non portate,

sono le scarpe di chi è scalzo.

 

Il denaro che tenete nascosto,

è il denaro del povero,

 

le opere di carità che voi non compite

sono altrettanto ingiustizie che voi commettete.

 

Similmente una preghiera indiana dice: “O grande Spirito, non permettere che io giudichi il camminare dell’altro fin quando non abbia fatto molte leghe con le sue scarpe.

 

Prima di mettere in moto la lingua accertarsi che il cervello sia inserito.

 

 

Il Razzismo è una vergogna e deve sparire

Farsi aiutare da qualcuno non vuol dire aver fallito ma non essere soli.

Godi ogni momento e avrai gioia nella vita.

 

Impara la cosa più semplice! Per quelli Il cui tempo è venuto Non è mai troppo tardi! Impara l’abbicí : non basta, è vero, ma imparalo! Non avvilirti! Comincia! Devi sapere tutto! Tocca a te assumere il comando.

Impara, uomo all’ospizio! Impara, uomo in prigione! Impara, donna in cucina! Impara, sessantenne! Tocca a te assumere il comando! Frequenta la scuola, senzatetto! Procurati sapere, tu che hai freddo! Affamato, impegna il libro: è un’arma. Tocca a te assumere il comando.

Compagno, non temere di chiedere! Non dar credito a nulla, controlla tu stesso! Quello che non sai di tua scienza in realtà non lo sai. Verifica il conto: tocca a te pagarlo. Poni il dito su ogni voce, chiedi cosa significa. Tocca a te assumere il comando. (Bertolt Btrech)

 

«Ho imparato a mie spese che è difficile esser

papa e rimanere buon cristiano»! (Celestino V)

 

Si dice, a ragione, che ogni libro ha due autori, chi lo scrive e chi lo legge. Avendo sperimentato entrambe le condizioni, non ho dubbi su quale sia la più esaltante. Qualche volta scrivere ti salva la vita. Ma leggere te la cambia, sempre  (Massimo Gramellini)

 

La nostra unità richiede pluralismo, sussidiarietà.

Questo vale per l’Italia e anche per l’Europa

(da “Voce del Popolo” febbraio 2015Giorgio Napolitano)

 

Ogni volta che una cultura

si sente superiore

ad un’altra,

l’umanità tutta

fa un passo

indietro.     (Rigoberta Menchù)

 

Il circuito automobilistico è simbolo di questa “civiltà” che corre velocissima per non andare da nessuna parte.  (Roger Garaudy)

 

Signore cambia le mie paure in coraggio.

 

…Parlo sul serio. Non è il nostro compito quello d’avvicinarci, così non s’avvicinano fra loro il sole e la luna, o il mare e la terra. Noi due, caro amico, siamo il sole e la luna, siamo il mare e la terra.

La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è il nostro opposto e il nostro complemento.

(Herman Hesse, “Narciso e Boccadoro”)

 

Ho deciso di incoraggiare i giovani… Perciò li incoraggerò generosamente, li incoraggerò

nel loro insieme… Ma non li metterò ad ingrassare nelle gabbie. Non gli darò frutta

avvelenata. Non li trasformerò in immagini a orologeria e in ombre parlanti. Non prosciugherò

il sangue della loro vita. Tutto questo possono farlo da soli.

(Margareth Atwood, Microfiction, 2006)

 

 

Come nella conclusione di “Le città invisibili” di Italo Calvino, due modi ci sono per non soffrire dell’inferno che abitiamo tutti i giorni. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne

parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

 

Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati

e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. (Don Milani)

 

È questo mondo, che nell’oblio cancella la memoria, a restare monade dispersa nel turbinio degli

eventi, senza guide, senza orizzonti, senza futuro! (Aldo Antonelli))

 

…Il mondo ha disperatamente bisogno di dialogo, non di risposte rabbiose, non di guerra. L’umanità ha bisogno di leader dotati di una visione abbastanza ampia da riconoscere

l’umanità di tutti, non solo dei loro simili o di quanti condividono gli stessi valori culturali.

Non importa da dove veniamo o in quale Dio crediamo, siamo alla fine sorelle e fratelli di una stessa famiglia, la famiglia umana, l’unica famiglia umana, la famiglia di Dio – noi tutti – e questa terra limitata che condividiamo è l’unica che abbiamo. Solo parlando e ascoltando e rispettandoci a vicenda possiamo creare un mondo migliore, più giusto e più compassionevole.

Il mondo sicuro che la stragrande maggioranza di noi vuole, che valorizza tutte le persone, che

riconosce la loro interconnessione – che capisce che il mio benessere è il vostro benessere e il mio successo è legato al vostro. Questa è la più grande sfida del nostro tempo.

(Da “La Stampa” del 10/2/2015) Diffuso per la Desmond Tutu e Leah Legacy Foundation da Oryxmedia. Traduzione di Carla Reschia)

 

“Nulla si crea nulla si distrugge

tutto si trasforma.”

 

La terra ha musica per chi sa ascoltare…” William Shakespeare

…anche un modo per dire “GRAZIE” (Paolo Tibaldi)

 

“Mettersi insieme è un inizio, rimanere insieme è un progresso, lavorare insieme un successo.”

(Henry Ford)

 

Lavorare, creare, donare. Fare il contario degli altri, ciò che nessuno fa. (Michele Ferrero)

((88

 

Ci vuole più coraggio [e intelligenza] a fare la pace che la guerra”. (Francesco)

 

Quello che impari, fallo sapere agli altri, perché non è roba tua”

 

 

Dio, se esiste, legge nei nostri cuori e nelle nostre menti. Conoscenza e amore dovrebbero guidarci.

Conoscere per capire e scegliere. Amare per comprendere e ancora amare. (Gaspare Bisceglia

Napoli)

 

Guardare il passato con gratitudine;

vivere il presente con passione;

e abbracciare il futuro con speranza.

 

John Kennedy: «Non andiamo

a negoziare sotto la morsa della paura.

Ma non facciamoci prendere dalla paura

di negoziare».

 

don Lorenzo fece ai suoi ragazzi:

“Fate scuola, fate scuola. Ma non come me,

fatela come vi richiederanno le circostanze.

Guai se vi diranno: il priore avrebbe

fatto in un altro modo. Non date retta, fateli

star zitti, voi dovrete agire come vi suggerirà

l’ambiente e l’epoca in cui vivrete.

Essere fedeli a un morto è la peggiore infedeltà”.

 

Nel mondo secolarizzato è accaduto

che la gente dimenticasse

le risposte alle principali

domande sulla vita. Ma il peggio

è che sono state dimenticate

anche le domande. (Charles Taylor)

 

Ricordatevi della vostra umanità e dimenticate il resto.

 

 

Eduardo Galeano

1940-2015

 

Ogni persona brilla con luce propria fra le altre. Non ci sono due fuochi uguali, ci sono fuochi grandi, fuochi piccoli e fuochi di ogni colore.

Ci sono persone di un fuoco sereno, che non sente neanche il vento e persone di un fuoco pazzesco, che riempie l’aria di scintille.

Alcuni fuochi, fuochi sciocchi, né illuminano né bruciano, ma altri si infiammano con tanta forza che non si può guardarli senza esserne colpiti, e chi si avvicina si accende.

 

E poi, come diceva Totò, bisogna insistere:ed io insistisco».

 

Prendere due decilitri di pazienza, (talvolta ne occorre un litro) una tazza di bontà, quattro cucchiai di buona volontà, un pizzico di speranza, una dose di buona fede; aggiungere una manciata di tolleranza, un pacco di prudenza, qualche lucciola di simpatia, una manciata di quella piccola pianta rara che si chiama umiltà, una grande misura di buon umore; aggiungere molto buon senso, lasciare lievitare…… per ottenere una buona giornata!

 

LA TENDA, ZARA E IL MIO VIAGGIO SENZA SOLDI

 

“Ciao Comune, ti seguo ormai da tempo, ti ho conosciuto attraverso alcuni post su facebook. Siete davvero bravi. I vostri articoli sono un mix di denuncia sociale e di speranza, quella speranza che nasce mettendo in luce la lotta dei piccoli, la lotta dal basso, la lotta di chi cura e difende la terra e le relazioni umane. Da parte mia vivo da due anni e mezzo in un viaggio contadino e zingaro: tenda, cane (Zara) e fattorie. Scambio lavoro e relazioni con chi cura la terra in modo naturale. Un viaggio che non ho più voglia di fermare. Con più di venti esperienze ho condiviso, senza soldi di mezzo, mutuo aiuto, ospitalit&agrav e;, coltivare sano e vivere sano. Ho lasciato tutto per fare questo. Vivo con poche centinaia di euro all’anno, ogni tanto faccio il pastore in alpeggio per far quadrare i conti. Il bene comune è l’unica soluzione. Non voglio più possedere niente, perchè la realtà è che non possediamo niente… eppure non ho mai avuto tante sicurezze come ora. Vi auguro molta fortuna e grazie per il vostro prezioso lavoro. Camminiamo insieme” FABIO BERTOCCO

 

«Ho iniziato quasi vent’annifa e non so cosa sia la noia, perché ogni giorno è una scoperta e una possibilità di confronto, che nel mondo “libero” è impensabile avere: io parlo del male con persone che il male l’hanno fatto davvero, mi scontro, imparo, conosco meglio anche me stessa, sto più attenta perché vedo dove portano certi comportamenti superficiali, frettolosi, poco rispettosi dell’altro. Da parte mia poi porto un’idea semplice:chenonsiriesce a essere un po’ felici se si parte sempre da “io, io, io… e gli altri”. Alle persone detenute, che difficilmenteconcepisconol’idea che si possa fare qualcosa di “gratuito”, il pensiero che cerco di trasmettere è che, se si fa qualcosa ancheperglialtri,sivivemeglio, ci si appassiona, ci si diverte pure, si è meno schiavi delle proprie piccole insoddisfazioni». Le cose più difficili? «La prima difficoltà, in un luogo di sofferenza come il carcere, è riuscire a fare un giornale senza usare toni lamentosi, anche quando ci sarebbero buone ragioni per lamentarsi, perché la prima reazione che si suscita è “potevate pensarci prima”. Meglio uno stile asciutto e poco urlato, è molto più efficace. Poi bisogna cercare di trasmettere alle persone detenute l’idea che discutere, leggere, approfondire temi importanti che riguardano la vita in carcere, il rapporto con la famiglia, le fatiche del reinserimento significa prendersi in mano il proprio destino e non affida

 

Un altro mondo è possibile

 

un mondo d’amore

un mondo senza guerre

dove il lavoro non sia un peso ma un piacere

un mondo dove non ci sia fame

e quindi non ci sia ingordigia

dove non ci sia repressione sessuale

e quindi non ci sia voracità sessuale

dove tutti abbiano una casa

e non ci siano potenti in grandi palazzi

dove per salire non sia necessario calpestare la testa di un altro

dove nessuno cerchi di essere il più intelligente,

la più bella, il più forte, il migliore,

dove quello che usiamo è quello che ci serve

non quello che ci ordinano la pubblicità e la moda

dove possiamo essere diversi ed amarci

dove ci comportiamo con la Madre Natura con

l’amore di figli, non come suoi nemici

dove il tempo sia per vivere

non per produrre e consumare

un mondo che non sarà come io voglio che sia.

ma come l’umanità che lo costruisce decida che sia

un mondo di luce che appena possiamo sospettare tra le

tenebre in cui viviamo facciamolo

 

LE MULTINAZIONALI VENGONO A EXPO PER NUTRIRE LORO STESSE, NON IL PIANETA di Vandana Shiva

 

Le multinazionali, che ci hanno portato malattie e malnutrizione attraverso i prodotti chimici e gli Ogm, attraverso il cibo-spazzatura e alimenti trasformati, hanno speso negli ultimi decenni grandi quantità di denaro per la pubblicità e per le pubbliche relazioni con un’azione di lobbying, volta a influenzare le politiche e ad affermare, in maniera del tutto falsa, che i loro prodotti sfamino il mondo.

 

Si sono accordate tra loro per brevettare i nostri semi, per influenzare la ricerca scientifica, per negare ai cittadini il diritto di essere informati, attraverso leggi sull’etichettatura degli Ogm. Le multinazionali che hanno distrutto i nostri terreni e la nostra salute ora saranno tutte ad Expo. Vogliamo fare una breve lista? Mc Donald’s, Coca Cola, Monsanto, Syngenta, Nestlè, Eni, Dupont, Pioneer: bastano queste a rappresentarle tutte. Le multinazionali non nutrono il pianeta, come proclama lo slogan di Expo 2015. Lo affamano. La lista degli sponsor dell’esposizione universale parla da sola.

 

È coerente con tutto questo che per costruire Expo si sia occupato ancora suolo e si siano cementificati molti altri ettari di terra fertile. È sconfortante che per tanti l’esposizione mondiale sia l’occasione per far consumare più cibo. Ed è emblematico che sia stato dato un ruolo di primo piano a chi propone un cibo fatto da un’aggregazione di zuccheri e grassi, inadatto a nutrire le persone e dannoso per la nostra salute e soprattutto dei nostri figli. Cosa si può fare per impedire che Expo sia solo la passerella dell’agroindustria e di chi pensa che la strada per nutrire il pianeta sia solo scegliere la tecnologia più apparentemente innovativa o la molecola di sintesi più raffinata?

 

La risposta sembra scontata: portare altri contenuti dentro questo contenitore. Ad oggi la lista degli eventi, dei dibattiti, del luoghi di confronto in cui si costruisce una visione più ampia, inclusiva e democratica sembra ancora molto povera. Ma la cosa paradossale è che da Expo sono fuori non solo fisicamente ma anche culturalmente i contadini italiani, europei e del mondo intero, cioè coloro che producono il cibo per i cittadini e curano la Terra. Sono i piccoli agricoltori che producono il 70% del cibo consumato nel pianeta e che stanno resistendo all’attacco dell’agroindustria mondiale. Dobbiamo fare di tutto per difendere un modello agroalimentare, fondato sull’agricoltura familiare, come quello italiano, europeo e di molti altri paesi. Dobbiamo riaffermare l’orgoglio dei tanti piccoli agricoltori di tutto il mondo che hanno tenuto a costo di grandi difficoltà, i loro campi e che li coltivano con i metodi biologici ed ecologici. Dobbiamo cogliere l’occasione per incontrare persone che incrociano difficilmente i temi della difesa della biodiversità e che magari pensano che la questione del cibo sia solo un tema di quello che si riesce a mettere in tavola e non una questione centrale per ridefinire l’economia e la democrazia.

 

Se noi, i movimenti e le associazioni che hanno scelto di entrare dentro i cancelli di Expo, saremo capaci di aprire le porte al mondo, alle ragioni della Terra dalla quale può nascere un nuovo paradigma economico, allora è possibile che Expo diventi un’occasione. L’occasione per passare dal modello “taglia e brucia” che è proprio dell’economia lineare estrattiva delle risorse al modello economico, politico e sociale circolare basato sulla restituzione. L’occasione per superare la linearità che produce scarti materiali (i rifiuti) e scarti sociali (i poveri, gli emarginati, i disperati) e arrivare finalmente alla chiusura del cerchio ecologico. Saremo presenti all’Expo per assicurare che non sia solo la voce delle multinazionali ad essere ascoltata. Noi vogliamo portare la voce dei semi e della terra, dei piccoli agricoltori e delle generazioni future. Aggiungere al dialogo le diversità.

 

Presenteremo il manifesto “Terra viva” il 2 maggio nel padiglione della società civile con un invito a tutti i cittadini, per lavorare verso una nuova visione, un nuovo paradigma attraverso cui sconfiggere la fame e la malnutrizione, lavorando in armonia con la terra, non dichiarando guerra contro di lei

 

Fonte: Tutti i Colori del Rosso

 

NOTARELLE

 

Le multinazionali sentitamente ringraziano

A Milano il Primo Maggio i black bloc hanno fatto un grosso regalo a Renzi e alle varie multinazionali presenti all’Expo nell’ipocrita veste di coloro che sfamano il mondo. Bravi, continuate così ragazzi. Mc Donald’s, Coca Cola, Monsanto, Nestlè, ecc. avranno ancora bisogno di voi.

 

La vita è una ciliegia. La morte è un nocciolo, l’amore è un albero di ciliegio. (Jacques Prevert)

 

al regista argentino Fernando Birri): ” L’utopia è là, all’orizzonte. / Mi avvicino di due passi, / lei si allontana di due passi. / Faccio dieci passi / e l’orizzonte si sposta di dieci passi / per quanto cammini, mai la raggiungerò. / A cosa serve l’utopia? / Serve a questo: a camminare “. A noi piace ricordarlo con un’altra sua importante affermazione: ” Io non credo nella carità. Credo nella solidarietà. La carità è verticale, quindi umiliante. Va dall’alto verso il basso. La solidarietà è orizzontale. Rispetta gli altri e impara dagli altri. Ho tanto da imparare dalle altre persone

 

Quello che resta, però, è il sogno di quella rivoluzione che aveva infiammato l’America centrale e la cui epopea, ancora oggi, commuove ed emoziona al solo ricordarla.

 

 

Mi piace essere dipendente.

 

Dipendo dalla luce per vedere

Dipendo dalla notte per sognare

Dipendo dalla montagna per salire nelle altezze

Dipendo dal mare per ritornare nell’utero della madre

Dipendo soprattutto dal mio fratello che vive con me-

Io sono perché il mio fratello ha scoperto il fuoco

Io sono perché il mio fratello ha scoperto la ruota

Io sono perchè il mio fratello ha scoperto che non muore

Che la vita si prolunga nonostante le morti violente,

Le guerre senza fine, i credi e i vizi,

I tradimenti e la fame,

Quanta dipendenza che mi fa vivere

Si traduce poi in cose semplici, senza importanza,

Nel preparare un piatto per la mia amata

In un abbraccio rubato, una camminata sull’erba di un prato.

Forse nella dipendenza stia il segreto del vivere bene

Del potere con amore e o dell’amore con potere.

Giovanni Baroni (Referente del progetto a sostegno dei contadini in Pernanbuco-Brssile)

 

Mare nostro che non sei nei cieli

e abbracci i confini dell’isola e del mondo

sia benedetto il tuo sale

e sia benedetto il tuo fondale.

Accogli le gremite imbarcazioni

senza una strada sopra le tue onde,

i pescatori usciti nella notte

le loro reti tra le tue creature

che tornano al mattino

con la pesca dei naufraghi salvati.

Mare nostro che non sei nei cieli

all’alba sei colore del frumento

al tramonto dell’uva di vendemmia.

Ti abbiamo seminato di annegati

più di qualunque età delle tempeste.

Mare nostro che non sei nei cieli

tu sei più giusto della terra ferma

pure quando sollevi onde a muraglia

poi le riabbassi a tappetto.

Custodisci le visite, le vite cadute

come foglie sul viale

fai da autunno per loro

da carezza, da abbraccio e bacio in fronte

di padre e madre prima di partire.    (Erri De Luca)

 

Comprendere senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute. (Baudelaire)

 

Io non so chi sono prima di incontrare te. (E. Levinas)

 

Preferisco dipingere gli occhi degli uomini che le cattedrali, perché negli occhi degli uomini c’è qualcosa che non c’è nelle cattedrali.  (Van Gogh)

 

Il 25 aprile ci ricorda che la strada da fare per la giustizia e l’uguaglianza sociale è ancora lunga, ma qualcuno l’ha tracciata per noi, dobbiamo solo dimostrarci di essere degni.

 

Se voi cappellani militari avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dico che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, previlegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri miei stranieri.

(1967 Don Milani)

 

…un nuovo ordine di Pace e Giustizia, fondato sulla solidarietà tra i popoli perché non è sufficiente sperare che i poveri raccolgano le briciole che cadono dalla tavola dei ricchi. (Papa Francesco)

 

perché le cose più belle ci accadono quando meno ce l’aspettiamo, quando le lasciamo semplicemente essere senza forzature, senza artifìci, come quando ci viene detto, con amore, che “nessuno, in fondo, dovrebbe essere meno di se stesso”.

 

Mi piace dire che dobbiamo servire i poveri e non servirci dei poveri. (don Lorenzo Milani)

 

Mai rassegnarsi, mai scappare. Meglio affrontare tutto, e soffrire. Non è poi così male ma mai, in nessun caso, rassegnarsi. (Etty Hillesum)

 

L’Africa ci aiuta a ricordare che non siamo noi i padroni dei nostri programmi né delle nostre vite, e ci aiuta a relativizzare il “fare missione” rispetto all’essere semplicemente, con amore.

 

L’informazione con la memoria lunga

 

Ogni essere umano ha diritto alla vita.

Opporsi a tutte le guerre.

Opporsi a tutte le uccisioni.

Opporsi a tutte le armi.

Opporsi a tutti gli eserciti.

 

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente  controlla il passato.

(George Orwell)

 

…io ho fatto il dottorato. Non dico che essere povero aiuta, però ti dà una prospettiva più chiara del mondo. Ho capito soprattutto quanto conta la fortuna: se mio padre non si fosse ammalato di tubercolosi durante la Seconda Guerra Mondiale, io non sarei neanche nato, perché lui sarebbe morto in un’operazione militare a cui era stato destinato dove tutti i soldati persero la vita. Poi fu lui, minatore del carbone, a spingermi verso l’accademia…. (anonimo)

 

Non attaccandovi alle cose, le attraversate liberamente L.Yixuan

Se non hai la Mente ingombra di cose inutili ogni stagione è per te una buona stagione. poesia zen

Abbi una grande fiducia in te stesso. non di quello che tu pensi dovresti essere,ma di quello che sei. T.M.Roshi

Se la nostra benevolenza non include anche noi stessi,è incompleta. J.Kornfield

È facile abbràcciare il superficiale ma è difficile abbracciare il profondo. N.Daishonin

Te le mando perchè so che tu usi sempre bei pensieri all’inizio del tuo blog Ciao Isa

Il miracolo non è quello di camminare sulle acque,ma di camminare sulla terra nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.  T.Nhat Hanh

Sbarazzatevi delle vecchie abitudini e sarete rigenerati. Spazzate via le vostre vecchie opinioni e nuove idee arriveranno. X.Xuan

La tranquillità spirituale significa sentirsi completamente vivo e a proprio agio nella vita così com’è,senza avere nessuna aspettativa D.Katagiri

Vivere la vita significa prendersene cura giorno per giorno,momento per momento D.Katagiri.  Ciao.buona notte Isa

In una bottega, dietro il bancone, vedo un angelo. Meravigliato gli chiedo: “Cosa si vende qui?”. “Tutti doni di Dio” mi risponde. “Costano molto?”. “Niente , è tutto gratis!”. Mi guardo intorno incuriosito: bottiglie di fede, pacchetto di speranza, confezioni di felicità.Mi faccio coraggio e gli ordino: “Mi dia, per favore, molto Amore, tutto il Perdono che ha, una bottiglia di Fede, abbastanza Felicità e la Salvezza per me e i miei amici!”.L’angelo mi prepara un pacchettino ben confezionato ma così piccolo da stare nella mia mano. “Tutto qui?”, domando. E lui sorridendomi: “Mio piccolo amico, il negozio di Dio non vende frutti, ma semi!”. (Anonimo)

 

Al tuo nemico, perdono.

Al tuo avversario, tolleranza.

A un amico,il tuo cuore.

A un cliente, il servizio.

A tutti, la carità.

A ogni bambino, un buon esempio.

A te stesso rispetto.

(Oren Arnold)

 

Ricorda che il silenzio a volte è la miglior risposta. (T.Gyatso)

 

La felicità è un’abilità che richiede tempo e impegno. (M.Richard)

 

La vera grandezza è dimenticare ciò che tu hai fatto per gli altri, ma non dimenticare mai ciò che gli altri hanno fatto per te. (J.Toda)

 

Ciò che rende così preziosa la vita umana è la sua natura effimera. E non nel senso che dura poco,ma perchè non ritornerà mai più. (S.Hagen)

 

L’acqua troppo pura non ha pesci. T. N.Hanh

 

Accetta di perdere quello che possiedi, se vuoi conservarlo. D.Rimpoce

 

Apprezzate il passato,pregustate il futuro, principalmente,cogliete il presente. Cheng Yen

 

Entrare nella foresta sebza muovere un filo d’erba ;entrare nell’acqua senza increspare la superficie. Z.Kush

 

Sedendo quietamente senza fare nulla,la primavera giunge e l’erba cresce da sè.Z.Kush

 

La speranza fa vivere, ma come su una corda tesa. Speranza TEMPI (Paul Valéry)

 

Attesa Se potessi rivederti fra un anno farei tanti gomitoli dei mesi. Se l’attesa fosse di secoli li conterei sulla mano.  E se sapessi che finita questa vita la mia e la tua proseguiranno insieme, getterei la mia come inutile scorza e sceglierei con te l’eternità.

 

La vita è lo strumento con il quale sperimentiamo la verità. (T.N.Hanh)

 

Momento dopo momento, impegnati completamente nell’ascoltoprofondo della tua voce interiore. (S.Suzuki)

 

Per te e per quelli che ami, costruisci un ‘isola, un tempio,una fortezza inespugnabile.Ma lascia la porta aperta, giorno e notte. (D.Rimpoce)

 

Almeno una volta l’anno,vai in un posto dove non sei mai stato prima. (T.Gyatso)

 

Siamo un guscio di noce rispetto alle corazzate, ma il guscio di noce riesce più facilmente a tenersi a galla. (gruppo Viandanti)

 

Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi.

 

IL VOLTO DELLA  MISERICORDIA

 

Abbiamo sempre bisogno di contemplare il mistero della misericordia. E’ fonte di gioia, di serenità e di pace. E’ condizione della nostra salvezza. Misericordia: è la parola che rivela il mistero della SS. Trinità. Misericordia: è l’atto ultimo e supremo con il quale Dio ci viene incontro.

Misericordia: è la legge fondamentale che abita nel cuore di ogni persona quando guarda con occhi sinceri il fratello che incontra nel cammino della vita. Misericordia: è la vita che unisce Dio e l’uomo, perché apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato. (Papa Francesco)

 

Devo lasciare un biglietto a mio nipote: la richiesta di perdono per non avergli lasciato un mondo migliore di quello che è. (Andrea Zanzotto)

 

Cos’è il morire?

 

Cos’è il morire?

Me ne sto sulla riva del mare, una nave apre le vele alla brezza del mattino

e parte per l’oceano.

E’ uno spettacolo di rara bellezza

e io rimango ad osservarla fino a che svanisce all’orizzonte

e qualcuno accanto a me dice: “E’ andata!”.

Andata! Dove? E’ sparita dalla mia vista: questo è tutto.

Nei suoi alberi, nella carena e nei pennoni essa è ancora grande come quando la vedevo,

e come allora è in grado di portare a destinazione il suo carico di esseri viventi.

Che le sue misure si riducano fino a sparire del tutto è qualcosa che riguarda me, non lei,

e proprio nel momento in cui qualcuno accanto a me dice: “E’ andata!”

Ci sono altri che stanno scrutando il suo arrivo,

e altri voci levano un grido di gioia: “Eccola che arriva!”.

E questo è il morire. (Bishop Brent)

 

L’inizio della saggezza è essere severi con se stessi e indulgenti con gli altri.

(E.Thiaudiere)

 

È dalle piccole cose che conosciamo noi stessi. (O.W.Holmes)

 

Prepararsi a morire domani, e fino a cent’anni tenersi sani. (Enrico Peiretti Rocca gennaio 2016)

 

Spesso cerchiamo disperatamente la felicità rincorrendo chimere, senza accorgerci che sono le cose semplici a rallegrarci il cuore :la natura con le sue stagioni,gli amici,l’amore, le risate,una passeggiata sulla riva del mare. (R.Battaglia)

 

Tendiamo nel vuoto molteplici fili di ragno per formare la tela che possa trattenere la felicità. (A.Amiel-Lapeyre)

 

Il silenzio è una delle grandi arti della conversazione. W.Hazlitt

 

Mi piace concludere questo mio scritto rimandando alla lettura di un mio vecchio, breve, articolo, L’ascolto:  Per ascoltare occorre fermarsi, non correre. Si ascolta per sapere, per capire, per conoscere. Per ascoltare, non si va né troppo vicini a chi parla, né ci si allontana troppo da lui. L’ascolto non è presuntuoso, richiede che si riconosca di non sapere. Ascoltare significa scoprire che l’altro non è così diverso da noi.  (Pietro Ferrero Rocca gennaio 2016)

 

L’amore è un’esperienza attraverso la quale tutto il nostro essere viene rinnovato e rinfrescato, come accade alle pjante quando la pioggia le bagna dopo la siccità. (B.Russel)

 

Abbiamo la terra non in ereditaà dai genitori,ma in affitto dai figli. (prov.indiano)

 

Un pò di gentilezza verso una persona vale più di un grande amore verso l’umanità intera. (R.Dehmel)

 

Se vuoi una vita felice, devj dedicarla ad un obiettivo, non a delle persone o a delle cose.

(A .Einstein)

 

Uno dei grandi segreti della felicità è moderare i desideri e amare ciò che già si possiede.

(E.Du Chatelet)

 

Impara da ieri,vivi l’oggi,spera per il domani.  (A Einstein)

 

La vita è ciò che ti succede mentre sei impegnato a fare altri progetti. (John Lennon)

 

Il filosofo Baruch Spinoza raccomandava «Non ridere, non lugere, sed intelligere», non ridere, né piangere ma capire, contraddetto dal poeta William Blake, persuaso invece che «a tear is an intellectual thing», una lacrima è un fatto intellettuale.

 

Se potessi mangiare un’idea avrei fatto la mia rivoluzione.  (Giorgio Gaber)

 

Il tempo moneta della vita

 

Il tempo è gratis ma è senza prezzo.

Non puoi possederlo ma puoi usarlo.

Non puoi conservarlo ma puoi spenderlo.

Una volta che l’hai perso non puoi più averlo indietro. (Harvey MacKay)

 

Voi occidentali, avete l’ora ma non avrete mai il tempo. (Gandhy)

 

Il tempo è come un fiocco di neve, scompare mentre cerchiamo di decidere

che cosa farne. (Romano Battaglia).

 

Il tempo è la moneta della tua vita. E’ l’unica che possiedi e che puoi decidere come spendere.

Stai attento non permettere ad altri di usarla al suo posto. (Carl Sandburg)

 

Non dire che non hai abbastanza tempo. Hai esattamente lo stesso numero di ore in una giornata che è stato dato a Michelangelo, Pasteur, Madre Teresa, Leonardo da Vinci. Thomas Jefferson e Albert Einstein. (H, Jackson Brown, Jr)

 

Il tempo è troppo lento per coloro che aspettano, troppo rapido per coloro che temono, troppo lungo per coloro che soffrono, troppo breve per coloro che gioiscono, ma per coloro che amano il tempo è eternità. (Henry Van Dyke).

 

Non abbiamo tempo per dedicarci un po’ di tempo. (Eugène (Ionesco)

 

Ogni secondo è di valore infinito, perché è il rappresentante di un’eternità tutta intera. (Goethe)

 

Un consiglio paterno di Papa Francesco: “Non perdete tempo con le chat su internet e con i messaggini al telefonino…”La nostra vita è fatta di tempo. E il tempo è il dono di Dio. Pertanto occorre impegnarlo in azioni buone e fruttuose. Forse tanti ragazzi e giovani perdono troppe ore in cose futili: il chattare in internet o con i telefonini, le “telenovele”, i prodotti del progresso tecnologico che dovrebbero semplificare e migliorare la qualità della vita e talvolta distolgono l’attenzione da quello che è realmente importante”. (ai cinqantamila chierichetti delle diocesi tedesche raccolti in piazza San Pietro, agosto 2014).

 

Il Signore moltiplica il tempo per coloro che lo servono…Oh! Non perdete tempo, fate del bene, fatene tanto, e non sarete mai pentiti d’averlo fatto…

Non mandate a domani il bene che potete fare oggi, perché forse domani non avrete più tempo. (Don Bosco)

 

Non c’è nulla che spaventi di più l’uomo che prendere coscienza di cosa è capace di fare e di diventare. (S.Kierkegaard)

 

Con una metafora: un monte non si incontra con un monte, mentre un uomo si incontra con un uomo.

 

Il buon cittadino, l’uomo giusto è un eroe discreto che segue la grammatica elementare della coscienza civica, che parla attraverso l’onestà, la sincerità, la lealtà…(Biagi)

 

Fatevi una regola, mite quanto volete, purchè le siate fedele. (M. De Saint-Luis) che sia un filosofo o un monaco sia buddista o cristiano o induista, la regola e comunque la via maestra per accedere alla verità…(Isabella Adinolfi)

 

Oh Dio, dammi la grazie di accettare

Con serenità le cose che non posso

Cambiare, il coraggio di cambiare

Quelle che devono essere cambiate

E’ la saggezza per distinguere

Le une dalle altre. (Teologo Reinhold Niebuhhr)

 

Il saggio di cuore è chiamato

Intelligente e la dolcezza delle

labbra aumenta il sapere.

 

La Bibbia non ci è stata data

per aumentare le nostre

conoscenze,

ma per cambiare le nostre viti. (D.L. Moddy)

 

Ognuno può essere grande

perché chiunque può servire (Martin Luther King)

 

Il Natale dura solo un giorno ma se ci facciamo piccoli come quel bambino che nasce dentro al nostro cuore ed ogni giorno è più vicino, sarà sempre Natale, Natale tutto l’anno (Ron)

 

Noi non cerchiamo mai le cose, ma la ricerca delle cose, non viviamo mai nel presente, ma in attesa del futuro.  (Blaise Pascal)

 

Gesù non chiama ad una nuova religione, ma alla vita. (D. Bonhoeffer)

 

La fabbrica non può guardare solo all’indice dei profitti. deve distribuire ricchezza, cultura, servizi, democrazia. io penso la fabbrica per l’uomo, non l’uomo per la fabbrica. (Adriano Olivetti)

 

Se comprendere è impossibile,

conoscere è necessario,

perché ciò che è accaduto

può ritornare, le coscienze

possono nuovamente

essere sedotte ed oscurate:

anche le nostre.      (Primo Levi)

 

Ebreo francese MarcAlain Ouaknin, che così parafrasa il quarto comandamento: «Onora tuo padre e tua madre, cioè: Ricordati del tuo futuro!».

 

Perché soltanto con uno studio attento del passato è possibile pensare di costruire un presente ed un futuro migliori.

 

…la rinuncia al migliore dei mondi non è la rinuncia ad un mondo migliore…(Edgar Morin)

…e che il mondo diventi migliore, ovunque, spetta a ciascuno di noi! (2001, Ettore Masina)

 

Come l’albero vive della sua corteccia, l’uomo vive del suo volto. La ricchezza non è che letame, il volto vale mille libri. (Proverbio vietnamita).

 

Nella corsa alla ricchezza, agli onori e all’ascesa sociale, ognuno può correre con tutte le proprie forze…per superare tutti gli altri concorrenti. Ma se si facesse strada a gomitate o spingesse per terra uno dei suoi avversari, l’indulgenza degli spettatori avrebbe termine del tutto…la società non può sussistere tra coloro che sono sempre pronti a danneggiarsi e a farsi torto l’un l’altro.

(Adam Smith, Teoria dei sentimenti morali, 1759)

 

 

DEDICATO ALLE DONNE

 

Il tempo passa.

La vita avviene.

Le distanze separano.

I bambini crescono.

I lavori vanno e vengono.

L’amore scolorisce o svanisce e gli

uomini,

purtroppo, non sempre fanno ciò che noi speriamo.

Così…

I cuori si spezzano.

 

I colleghi dimenticano i favori.

Le carriere finiscono.

Ma un’amica, se davvero  è tale, non è mai così lontana da non poter essere raggiunta, sebbene possa capitare, a volte, di infrangere le regole e di non ritrovarsi a camminare di pari passo, per qualche tempo…

 

 

 

 

ALLE AMICHE DI IERI E DI OGGI…

 

Quando ero bambina pensavo

che l’amica fosse una sola: l’amica del cuore!

Crescendo, ho capito che

si possono avere tante amiche….

Di una hai bisogno quando

hai problemi sentimentali,

di un’altra

quando hai

problemi con tua mamma,

ad un’altra ancora parlerai dei tuoi figli

e delle

tue attività..Poi ce n’è una per bere un caffè,  andare al cinema, fare shopping, scherzare,  ridere

insieme…

 

Forse, per qualcuna, tutte queste personalità sono

concentrate in un’unica donna, per altre sono diverse:

una è della V elementare,

una delle superiori,

un’altra ancora dell’università.

Qualcuna risale al periodo di un lavoro ormai finito,

altre volte è la tua mamma,

la tua vicina di casa

o tua sorella

 

 

Un Sant’uomo ebbe un giorno da conversare con Dio e gli chiese:

 

«Signore, mi

piacerebbe sapere come sono il Paradiso e l’Inferno»

Dio condusse il sant’uomo verso due porte.

Ne aprì una e gli permise di guardare all’interno.

C’era una grandissima tavola rotonda.

Al centro della tavola si trovava un grandissimo recipiente contenente

cibo dal profumo delizioso.

Il sant’ uomo sentì l’acquolina in bocca

Le persone sedute attorno al tavolo erano magre, dall’aspetto livido e malato.

Avevano tutti l’aria affamata.

Avevano dei cucchiai dai manici lunghissimi, attaccati alle loro braccia.

Tutti potevano raggiungere il piatto di cibo e raccoglierne un po’, ma

poiché il manico del cucchiaio era più lungo del loro braccio non potevano accostare il cibo alla bocca.

Il sant’uomo tremò alla vista della loro miseria e delle loro

sofferenze.

Dio disse: “Hai appena visto l’Inferno”.

Dio e l’uomo si diressero verso la seconda porta.

Dio l’aprì.

La scena che l’uomo vide era identica alla precedente.

C’era la grande tavola rotonda, il recipiente che gli fece venire

l’acquolina.

Le persone intorno alla tavola avevano anch’esse i cucchiai dai lunghi

manici.

Questa volta, però, erano ben nutrite, felici e conversavano tra  loro sorridendo.

Il sant’uomo disse a Dio :

«Non capisco!»

– E’ semplice, – rispose Dio, – essi hanno imparato che il manico del

cucchiaio troppo lungo, non consente di nutrire se’ stessi..ma permette di nutrire il proprio vicino. Percio’ hanno imparato a

nutrirsi gli uni con gli altri !

Quelli dell’altra tavola, invece, non pensano che a se stessi…

Inferno e Paradiso sono uguali nella struttura…La differenza la

portiamo dentro di noi!!!

Mi permetto di aggiungere un pensiero non mio:

“Sulla terra c’è abbastanza per soddisfare i bisogni di tutti ma non

per soddisfare l’ingordigia di pochi.

I nostri pensieri, per quanto buoni possano essere, sono perle false

fintanto che non vengono trasformati in azioni.

 

Sii il cambiamento che vuoi vedere avvenire nel mondo”. (Mahatma Gandhi)

 

La rabbia che si manifesta ci mostra che non eravamo in sintonia con la nostra sensibilità più profonda. Quindi non dobbiamo reprimere la rabbia, bensì parlare con essa.

(Voce del Popolo – 7 marzo 2016 Anselm Grün)

 

…si vive meglio in Italia o in Uzbekistan? In Uzbekistan, sostiene il rapporto annuale sulla felicità redatto dai gufi dell’Onu interpellando i cittadini del mondo intero su indici che vanno dal reddito economico alla qualità dei rapporti umani e al livello di corruzione. La fonte è autorevole e i risultati tutto sommato scontati. Agli ultimi posti ci sono nazioni in guerra o tormentate dalla fame, ai vertici l’intera Scandinavia (primi assoluti i danesi), la Svizzera, l’Olanda e il Canada. Noi siamo in caduta libera, cinquantesimi dietro l’Uzbekistan, e per spiegare cosa ci deprime basta confrontarci con lo specchio rovesciato delle repubbliche nordiche della felicità, che alla faccia dell’individualismo tanto di moda hanno un modello fortissimo di comunità. I cittadini vivono meglio là dove lo Stato funziona, garantendo una qualità della vita meno stressante, una rete di protezione per i più deboli, uno straccio di idea di futuro. Invece il Paese dei furbi non è più un Paese felice. Ed è ovvio che sia così, perché il problema della furbizia è che si è furbi sempre a danno di qualcun altro. In Italia per molto tempo il patto di reciproco disinteresse tra individui e Stato ha funzionato benissimo. Lo Stato non garantiva i servizi, ma lasciava ai singoli la libertà e l’impunità di supplirvi, aggiustandosi per conto loro. Da quando la crisi ha fatto saltare quel patto, gli italiani si ritrovano isolati e smarriti. Non più capaci di essere felici da soli e sprovvisti di una comunità che li sappia rendere felici insieme…    (Massimo Gramellini)

 

La vera amicizia è come la fosforescenza, brilla meglio quando tutto diventa buio.

(Rabindranah Tagore)

 

Un mondo difficile da descrivere, senza dubbio impossibile da comprendere, se non si vive dentro

 

Vi sono sentieri nel mare lungo i quali nuotano i pesci, ma gli uomini non li vedono. Vi sono notti nel cielo lungo le quali migrano gli uccelli, ma gli uomini non le vedono. Tutte le cose sulla terra indistintamente sono riflesse sulla luna, ma gli uomini non possono vederle. Ma l’occhio divino le vede. (Monaco buddista)

 

«Aiutarci a capire che nelle nostre vite abbiamo bisogno di più amore e di più vacanza».

 

Vale per le nazioni e per gli individui. Se ciò che è stato

 

…il mio lavoro futuro futuro? Conntinuo a pensare che l’unica certezza, nella vita, sia il cambiamento. Tutto è in evoluzione. Non saprai mai quello che sarai…

 

…viviamo immersi nella dittatura dell’istante, come la chiama Veltroni. Bisogna subito farsi un’opinione su tutto, possibilmente negativa… (Massimo Gramellini, La Stampa 2/06/2016)

 

…gli Stati Uniti impiegarono 137 anni a costituire una banca centrale. L’Europa ha oggi una cinquantina d’anni e, avendo istituito prima la banca centrale, farebbe bene a pensare a istituire subito un ministero dell’economia… (Mario  Deaglio, La Stampa 2/06/2016)

 

Cittadinanza attiva” è un progetto del Centro studi Piero Gobetti nato per portare il Polo del ‘900 in città e nel territorio piemontese attraverso al coordinamento dell’offerta culturale, costruita in modo partecipato insieme a partner interni ed esterni al Polo del ‘900 e ai cittadini. Progetto sostenuto dalla Compagnia di San Paolo.

 

Idealista: disegna dove vuol vivere

 

La regola dei ballottaggi è che bisogna votare il meno peggio, il problema è capire chi sia. (Jena La Stampa 8 giugno 2016)

 

John Donne: «Nessun uomo è un’isola».

 

…la stupidità dell’uomo, l’inquinamento e l’intelligenza artificiale sono i tre più grandi pericoli che minacciano la nostra sopravvivenza e non bisogna farsi illusioni sul fatto che le cose possano migliorare…

 

…Non resta che continuare il dialogo tra tutti, e stimolare ogni esperienza positiva….

 

Volli, e volli sempre,

e fortissimamente volli. (Vittorio Alfieri)

 

…c’è bisogno di fede e di carità ma anche di speranza, in questo mondo corrotto, triste e tanto spesso disperato. E, per vivere ottimisti e sereni, abbiamo  bisogno di sperare in un mondo migliore: che cessino le guerre e le violenze, che la gente si ami di più, che i popoli s’incontrino nella concordia e nella pace, che le famiglie vivano in armonia, che tutti trovano lavoro e che il compenso economico sia tale da consentire di giungere tranquillamente a fine mese, senza problemi…ed è la fiducia, la certezza (che quasi si fonde con la fede) che le forze del male non prevarranno…(Adriana Zarri, Rocca giugno 2005)…

 

“La vera ricchezza di un uomo è il bene che ha fatto agli altri esseri umani” (Mahatma Gandhi”)

…”…spetta ai cristiani a lottare per la pace, per la giustizia, per la riconciliazione, per il rispetto e la qualità della vita e della convivenza… (Enzo Bianchi)”..

“…E’ l’eterno mistero della commedia umana, con i suoi verdetti altalenanti e per lo più incomprensibili. Chi sente di essere su questo pianeta per qualche ragione insondabile , eppure reale, arriva alle stesse conclusioni di chi non crede a nulla; sia di vacanza o di lavoro, ogni giorno va affrontato come se fosse il primo e l’ultimo. Con l’entusiasmo di chi è in partenza e il distacco cosciente di chi sa di essere prossimo al rientro. L’importante, diceva Marcello Marchesi, è che la morte ci colga vivi…(Massimo Granellini)…”

 

 

 

Tutte le luci sono spente,

adesso posso sentire il respiro del mondo (da Cieli di Franco Carena)

 

Ama la gente

Dona

Perdona

Ama ancora e saluta.

Dai la mano

Aiuta

Comprendi

Dimentica

E ricorda

Solo il bene-

E del bene degli altri

Godi e fai

Godere

Godi del nulla che hai

Del poco che basta

Giorno dopo giorno:

e pure quel poco

se necessario –

dividi.

E vai,

vai leggero

dietro il vento

e il sole

e canta.

Vai di paese in paese

E saluta

Saluta tutti

In nero, l’olivastro

E perfino il bianco.

Canta il sogno del mondo

Che tutti i paesi

Si contendano di averti generato.     (David Maria Turoldo)

 

Il mio futuro vive dentro Te

Ho bisogno di Pace, Amore, Forza  per vivere

Dio metti nel mio cuore la  Pace,  l’Amore,  la Forza  e

Fa non sia mai abbastanza

Dio metti nel mio cuore la  Pace,  l’Amore,  la Forza   e

Fammi andare dove vuoi.

 

E’ un canto della preghiera degli Amici di Lazzaro l’altra sera a Torino in via

San Francesco d’Assisi, 1.

 

La tua azione di oggi sarà buona, se penserai al risultato concreto che potrai produrre. Sarà ancora migliore, se saprai anche prevedere le sue conseguenze per le generazioni future.

Oggi dobbiamo agire, estendendo il nostro pensiero fino all’ottava generazione a venire….

(Capo indio).

 

Se non ci sono stati frutti

è stata utile la bellezza dei fiori.

Se non ci sono stati fiori

è stata utile l’ombra delle foglie.

Se non ci sono state foglie

è stata utile l’intenzione del seme.

 

…la natura ha altre regole, ma una almeno l’abbiamo capita: la vita, alla fine, vince sempre.

 

“…che abbia sempre quello che ho oggi, e meno anche;

e vivo per me il tempo che mi resta,

se Dio vuole che ancora mi resti tempo da vivere;

e abbia abbondanza di libri,

e provviste di grano per l’annata,

perché non oscilli nel dubbio del domani.    (Orazio, Lettera a Lollio)

 

E ora una lettera sul Natale che mi è arrivata da Franco Carena,

mi è piaciuta, vale una riflessione, cui ci metto una anch’io, con il progresso che avanza non è meglio, forse, fermarsi un poco, a ripensare sul quotidiano, forse è meglio una macchina in meno e un rapporto personale in più…?

 

Care amiche ed amici quest’anno non vi auguro Buon Natale!

 

Mi hanno informato che anche le osterie di Betlemme sono state  catalogate e segnalate  sul  manuale  di  Slow  Food  e  viene  negato  l’ingresso  agli straccioni.  Tutte  le  strade  della  città  sono piene di luci colorate e lampeggianti che le illuminano a giorno, ma non si trova un buco di

gotta o di stalla per fare il presepio. Le grotte le hanno trasformate in  pizzerie, chiese  dei miracoli o cantine, mentre le stalle sono state  ristrutturate e attrezzate  per  rendere  il  massimo profitto. Il bue e l’ asino  venduti ai collezionisti  di  cose  inutili  per  vacche  da  latte  o  da macello

che consumano  circa 2,5  al giorno, mentre metà  dell’umanità  mangia (per modo di  dire)  con  meno  1.  In  compenso, per fare posto alle luminarie, i

bambini  di  strada, che dormono sul marciapiede, sono stati  raggruppati in centri di raccolta e nelle autorimesse della periferia.

Qualcuno  il  cenone  lo  fa  con  i  poveri,  l’importante che ci siano le telecamere  a  filmare  l’evento  e  in  questo  modo possiamo sentirci più democratici e più in sintonia con la festa. I saggi Re Magi sono ricercati, quando  hanno  disubbidito  al  potere che voleva sapere se qualcuno

poteva rubargli  la  corona  o  far luce sulla corruzione, sono stati banditi come terroristi e costretti a scappare.

Il  cielo è coperto  da  polveri inquinate e non possiamo intravedere una benchè  minima  striscia  di  cometa.  Sinceramente  mi  sento  confuso dai dichiarati padri dei poveri che finanziano i loro viaggi  pubblicitari con le  stesse  banche  che  finanziano  la  guerra.  Mi vergogno

profondamente sapendo che le stesse persone si recano a predicare l’umiltà  e l’ ubbidienza ai  poveri,  assetati di giustizia, con l’aiuto delle stesse  multinazionali che li derubano.

Anche  quest’anno  a all’nsegna  del’idiozia!  Ho visto benedire le armi predicando  l’amore;  fare  la guerra per portare la democrazia; parlare di JESUS  (è venuto per gli oppressi) allontanando i diversi; mettersi al posto  di  Dio  per  eleggere  i  Santi  e  i  meno  santi; dichiarare come”terrorismo”  la  guerra  che  fanno  i  poveri  e “missione  umanitaria” la nostra.

Ho  anche  sentito  re  Erode mentire con arroganza e pazzia di fronte alle torture   che  i  suoi  guerrieri  praticano  in  modo  sistematico  e  ben documentate,  non rispettare alcuna legge internazionale, violare i  diritti degli  innocenti,  per  il  solo  principio  di mantenere, per lui e la

sua corte, un tenore di vita ormai insostenibile.

Ma  se  devo  parlare di me, mi vergogno per non saper amare nessuno di voi con  pazienza,  di non sapervi ascoltare quando vi lamentate dei vostri mal di  pancia,  del  figlio che non vi fa dormire, della rata da pagare per la

macchina  nuova,  della  bolletta della luce, del costo della benzina e  del tempo che non è più quello di una volta.

Non  ho  pazienza  e  non so riconoscere qual’è il mio prossimo: se voi, se l’umanità   che  muore, ¦ Non so se devo dirvi quello che penso e che mi fa star  male  o  semplicemente tacere, perchè amare è anche questo. Non so se quello  che penso effettivamente sia veritiero e se per tanto valga la

pena esprimerlo,  sapendo  che  poi  starete  male  anche voi che amo, ed io non

voglio farvi stare male.

Mi consola in ogni modo sapere che noi sappiamo!

Sappiamo,  ma  non siamo ancora pronti per mettere in atto un mondo  dove ci si  può  rispettare,  accogliere, amare e tutto quello che di buono e bello significa  pace, giustizia, … Qualcuno afferma che non c’è tempo, chedobbiamo  sbrigarci,  che  tra  50  anni  se non cambieremo  radicalmente il

nostro modo di vivere il mondo crollasserà; che abbiamo tante bombe atomiche da  distruggere  il  mondo  4  volte e armi chimiche nei nostri arsenali da annientare  l’umanità   5.000  volte.  Ma  non abbiamo debellato le fame, il cancro  o altre malattie. Mi domando se, dimenticare l’assennata

ricerca di mangiare  qualcosa,  aumenti  la  coscienza  dei  poveri  su questa assurda

disuguaglianza.

So  che sappiamo queste cose, so anche che come cristiani conosciamo questo scritto: «…amate  i  vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro  che  vi  maledicono, pregate per coloro che vi calunniano, a chi ti percuote  su  una  guancia  presenta  anche  l’altra,  a  chi ti

sottrae il mantello  non  negare  anche la tunica, a chiunque ti chiede di darla , anzi  a chi porta  via  le  cose  tue  non  richiederle indietro. E come volete che gli uomini  facciano  a voi cosa voi fate a loro… amate i vostri nemici,  fate del  bene  e  date  in  prestito senza sperare nulla… perchè egli è

buono anche con gli ingrati e i malvagi…» (Matteo 5,43-48)

Per  quanto  mi  riguarda la mia tristezza profonda, è anche sapere  che non sono  quello  che  vorrei!  Vorrei  cambiare  profondamente  per  avere nei confronti  del  mondo  quella  pacifica  tolleranza  che contraddistingue i saggi,  ma  non  sono  un  saggio  ed il vento mi scuote come uno

straccio,lasciando di me un’immagine sofferente, stropicciata e poco chiara, come la verità  che tutti pretendiamo di sapere. Voi  avete udito che fu detto dagli antichi: non uccidere, chiunque uccide

sarà   sottoposto al giudizio del tribunale; ma io vi dico chiunque si adira con  il  suo  fratello,  chi  avrà  detto stupido, pazzo a suo fratello sarà condannato nel fuoco (Mt 5,21-22)

 

Allora  vi  chiedo  perdono  per  la mia arroganza e prepotenza, per avervi detto  ciò  che  più mi sta a cuore con violenza, quella violenza che tanto vorrei  bandire intorno a me e da tutto il mondo, senza amore siamo niente; ma  credetemi:  il  mio proposito sarà  ancora una volta provare a

cambiarmi per  riuscire  a  non  essere ipocrita, a credere o meglio a sperare

che ci siano  ancora per noi cieli e terra nuova, per poterci prostrare finalmente non  davanti  agli  uomini (che siano re o patriarchi: identità di potere e denaro), ma davanti a Dio che è povero!

In questa tempesta, dove la Sua presenza sembra lontana, essente o  sopita e dove  tutto sembra irrimediabilmente compromesso, non posso che pregare  con queste parole: «Maestro non ti importa che noi moriamo!». (Mc 4,38)

Se quindi non vi auguro buon natale è solamente per non prenderci in  giro!

 

A presto! Franco Luigi Carena

 

“…e l’augurio in occasione del Natale è di trovare insieme il coraggio di credere che nonostante tutto il futuro potrà essere migliore, la volontà di impegnarci a capire le ragioni di ciò che accade senza accontentarci delle risposte preconfezionate e opportunistiche che spesso ci vengono offerte, l’entusiasmo e la fantasia per inventare strade nuove di impegno e solidarietà…” (citazione).

 

“…che abbia sempre quello che ho oggi, e meno anche;

e vivo per me il tempo che mi resta,

se Dio vuole che ancora mi resti tempo da vivere;

e abbia abbondanza di libri,

e provviste di grano per l’annata,

perché non oscilli nel dubbio del domani.    (Orazio, Lettera a Lollio)

 

Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro.

Gli uni sono la mia patria, gli altri i miei stranieri.        (Don Lorenzo Milani)

 

Qual è la sua speranza per il futuro? «L’odio fatica a giustificarsi quando diventa plateale. L’antisemitismo non sparirà, ma forse gli antisemiti saranno costretti a giocare in difesa».

(Marc Regev Ambasciatore di Israele nel Regno Unito)

 

La crisi è vitale, essenziale per crescere.

E se è vero che ogni crisi è una crisi di identità,

questa crisi può essere colta e accolta come appello

a ripensare a se stessi, a ristrutturare i propri equilibri,

a situarsi una fase inedita della propria esistenza:

in famiglie, comunità, chiese, associazioni,

organismi internazionali.

 

Ci sono uomini che lottano un giorno, e sono bravi.

Ci sono altri che lottano anni, e sono ancora più bravi.

Ci sono però quelli che lottano tutta la vita.

Di questi ne abbiamo bisogno                 (Bertolt Brecht)

 

 

…sono l’ombra di quel che eravamo, ma finch’è c’è luce esisteremo.

 

…imparare a vivere il presente, evitando gli azzardi presuntuosi, scovando sempre quello che c’è di buono, giorno dopo giorno…

 

Gli uomini, anche se devono morire

non sono nati per morire

ma per incominciare.    (H. Arendt)

 

La società perfetta

è solo un passo avanti a noi,

a patto di sapere dove metti i piedi.   (Anonimo)

 

….fa quello che vuoi da grande, insegui i tuoi sogni, cerca quello che ti fa più felice, non scoraggiarti se non ci riesci subito, ma continua a guardarti attorno e a immaginare come aggirare gli ostacoli, l’importante è un lavoro onesto….

 

Grazie

Grazie per l’aria fresca del mattino

che mi ha inebriato la bicicletta…

Grazie per l’acqua fresca

della piscina

(vecchia vasca termale romana)

dove mi sono tuffata e rituffata,

lavata ed abbronzata.

Grazie al vento, all’alba, al sole,

al tramonto che mi dona ristoro

sapendo di avere una casa profumata

ricca di quadri e quaderni

dove poter accogliere qualcuno

in cerca di alloggio a Milano.

Grazie per gli animali

che Dio ha creato

per abbellire il mondo

ed insegnare agli uomini

la legge della natura

e la loro istintiva  bontà

ed intelligenza.

Grazie alle stelle,

al carro dell’Orsa Maggiore

su cui vedo stampato il mio nome

con fantasia luminosa.

Grazie ai sassi, agli scogli,

ai monti che mi furono ospitali,

grazie alle bevande fresche

che mi dissetano,

grazie inoltre per i sentieri oscuri,

per le vie buie che si specchiano

nella morte cittadina;

grazie per la tempesta,

grazie per il tormento

che talvolta offusca la mia pace

ma che si attenua

nel riposo del mio corpo

e del mio spirito

e trova gioia in qualche

sogno allegro e colorato.

Grazie per la tua pazienza,

grazie anche ai miei figli

che sono giovani, sani, belli, vivi.

Grazie a Dio che mi ha sostenuto

con grande forza

in questo angolo

di mondo dove vivo

e che mi illuminerà

nel mio prossimo avvenire.      (Silvia Giavarotti)

 

Sebbene le regole

dell’ambiente economico

non siano più quelle di

prima, in ogni recessione

emergono opportunità.    (G. Pellicelli)

 

un posto dove vivere sia altro che sopravvivere, dove si possano ancora alzare gli occhi per guardare il cielo, e ci sia ancora un cielo da guardare.

 

“”per fare la guerra basta il tuo silenzio,

per costruire la pace è necessaria la tua voce.””

 

Forse un mondo onesto

non esisterà mai.

Ma chi ci impedisce

di sognare.

Forse,

se ognuno di noi

prova a cambiare,

forse ce la faremo.      (Rita Atria)

 

 

…sarà un viaggio lungo e difficile. E non abbiamo molto tempo per farlo. E’ un viaggio che chiede a ciascuno di noi di perseverare nelle sconfitte e combattere per ogni centimetro di progresso. Dunque, rimbocchiamoci le maniche. Perché se saremo flessibili e pragmatici, se sapremo lavorare indefessamente in uno sforzo comune, raggiungeremo il nostro scopo comune: un mondo più sicuro, più sano, di quello che abbiamo trovato. E un futuro degno dei nostri figli.

 

Dal discorso del Presidente degli Stati Uniti al Forum del clima convocato da Ban Ki-moon alle Nazioni Unite.

 

…ci comprendiamo

perché abbiamo imparato

a usare la stessa lingua:

la fiducia reciproca e l’amicizia….

 

…per capire il presente studiando il passato ed evitarne gli errori nel costruire il futuro.

 

Non aver paura del dialogo

Non aver paura del conflitto è più un’opportunità che una minaccia.

Conosci la tua storia se non vuoi ripeterla

Rendi visibile il futuro se lo vuoi realizzare

 

Se vuoi andare in un luogo che non conosci,

devi percorrere una strada che non conosci. (San Giovanni della Croce)

 

” E’ impossibile viaggiare da soli.

Ma un buon camminatore

sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni”.

 

Spetta al viaggiatore, che ha visto da vicino quello che affligge e degrada la natura umana, far arrivare i lamenti di sofferenza a coloro che possono alleviarla. (A. Von Humboldt – 1854).

 

Non ti preoccupare mai delle cose che sei in grado di cambiare.

Cambia il tuo modo di vedere la verità.

 

Se hai un amico, và sovente a trovarlo, perché i rovi e le erbacce invadono il sentiero che non è calpestato.

 

Hieme et restate

et prope et procul

usque dum vivam et ultra

(Frase in latino alle Terme di Caracalla.

 

Traduzione in italiano:

D’inverno e d’estate

da vicino e da lontano

finchè vivrò e oltre).

 

Il mezzo

può essere paragonato

ad un seme,

il fine ad un albero,

e tra mezzo e fine

vi è solamente lo stesso

inviolabile nesso che c’è

tra il seme e l’albero. (Gandhi)

 

Guardate gli uccelli del cielo e i fiori del campo.

 

Non seminano, non mietono…

Perciò vi dico: Non vi preoccupate dicendo:

che cosa mangeremo o cosa indosseremo…

Cercate invece il Regno di Dio

e il resto vi sarà dato in aggiunta….  (Matteo 6,25ss)

 

La mia povertà dipende dalla mia onestà. (Macchiavelli)

 

Da “Fondazione Mago Sales – maggio 2014)

 

Un giorno la figlia del famoso generale Della Rovere, chiese al padre: “Io, come tante mie amiche, ho un grande sogno che voglio realizzare nella mia vita ma, trovandomi di fronte ad un bivio, quale strada mi conviene prendere?

Che cosa è meglio e più opportuno fare dovendo scegliere tra due possibilità? Il padre non ci pensò due volte e disse: “Cara, scegli sempre la strada più difficile e più impegnativa e lascia perdere quella più facile e semplice.

I sogni, almeno quelli veri, non si alimentano con i compromessi e il sapore della vittoria, viene solo e sempre dopo uno sforzo impegnativo.

“I have a dream”, disse Martin Luther King, ma quel sogno quanti sacrifici gli sono costati…anche la sua morte, da tempo preannunciata, è entrata   nella scelta del suo sogno.

 

 

Una scelta di vita difficile e controcorrente

 

Così l’etica, cioè la ricerca di ciò che è bene per l’uomo, di ciò che è giusto fare o non fare, diventa una decisione impegnativa e, per questo, molto spesso è una scelta controcorrente.

Perché, al giorno d’oggi, la bontà d’animo, l’impegno ad ogni costo, il vivere nella legalità, sembrano dimensioni di altri tempi. Con estrema semplicità non solo gli occhi, ma anche l’intelligenza e la coscienza di fronte a importanti scelte di vita, dando una giustificazione ad ogni decisione presa che è poi quella di attribuire un senso logico al proprio tornaconto: “Se io faccio questo – si pensa – avrò maggiori possibilità di successo…Del resto chiunque si trovi di fronte ad una tale occasione farebbe altrettanto. Solo uno sciocco, un ingenuo, uno sprovveduto…non afferrerebbe una simile occasione.

Così fan tutti…”In effetti, con la stessa facilità con cui si chiudono gli occhi per non vedere, si mette da parte intelligenza e coerenza per non sentire o provare senso di colpa.

La scelta di una vita impegnativa viene messa da parte e si vede come diventi più facile corrompere o essere corrotto che comprendere o vivere nella legalità.

 

 

 

L’importanza di avere un sogno

 

Si stanno perdendo i sogni. Si stà uscendo dal mondo dell’immaginario e si oscura il sentimento della speranza. Si è arrivati al capolinea. Più in là non c’è proprio nulla, né merito per chi vive nella legalità, né tanto meno, vita eterna con un relativo premio o castigo.

Le pagine del diario della vita di tanti, di troppi, prima decorate da mille colori, sono diventate bianche…

 

Essere inadeguati

 

Ma allora, non tutto è perduto: le pagine, proprio perché bianche, possono essere riscritte. Basta ritrovare il coraggio e l’incoscienza di riprenderci i nostri sogni e di ridisegnare la nostra vita.

Forse nel nostro mondo esistono ancora dei profeti, dei pazzi, degli inadeguati, dei dissennati che non tengano conto del proprio compenso, né calcolino interessi o profitti, che scelgano di vivere la pace, che odino la guerra e ogni tipo di violenza, che credano che la vera dignità o ricchezza sia nel dare, non nel ricevere, nell’essere, non nell’avere, nel comprendere, non nel corrompere, che diano fiducia agli esclusi, dignità ai poveri, importanza ai piccoli, amore e tenerezza a chi ne è senza.

Che sappiano rischiare il proprio io, che scelgano di perdere la propria vita, per gli altri…Che diano speranza ai sogni.

A questi nuovi profeti del nostro tempo, dobbiamo, non solo rendere omaggio, ma affidarci e prendere esempio e coraggio.

 

Fondazione Mago Sales Onlus – Viao Bioletto, 20 – 10098 Rivoli (To) info@sales.it

a Cherasco   il museo della magia – via Cavour, 33/35 – 12062 Cherasco (Cn)

info@museodellamagia.it

 

 

Robert Kennedy nel 1966, nel suo discorso all’Università di Città del Capo in Sudafrica.

 

E’ dall’incalcolabile diversità di atti di coraggio e di idee come questi che è stata plasmata la storia dell’uomo. Ogni volta che un uomo si batte per un ideale o agisce per migliorare la sorte degli altri, o attacca le ingiustizie, trasmette una sottile onda di speranza. E queste onde, provenienti da milioni di diverse fonti di energia, si intersecano e osano dar vita a una corrente capace di spazzar via le potentissime mura dell’oppressione e della resistenza.

 

 

 

 

da “In Paradiso e Ritorno” di Mary C. Neal”

 

…viviamo le nostre vite a un ritmo accelerato ma le capiamo solo quando ci fermiamo e svolgiamo lo sguardo indietro.  Vi sfido allora a scrivere per un periodo di sei-dodici mesi un diario delle coincidenze che vi capitano, annotando anche i particolari. In un colonna mettete i dettagli di ogni evento della vostra vita:  quale sono state le circostanza che hanno portato alla vostra ammissione

al college, all’incontro con una persona importante per voi, al vostro lavoro, alla scelta del luogo in cui vivere e così via. Annotate le occasioni in cui tutto combacia con facilità. E, allo stesso modo, descrivete le circostanze in cui avete dovuto lottare per ottenere qualcosa e le conseguenze che quel qualcosa ha generato. Segnatevi le cose “brutte”  che sono capitate a voi o ad altri e, nella colonna accanto, l’elenco di ciò che è successo, in maniera diretta o indiretta, come risultato di questi fatti negativi. Credo che, quando vi guarderete indietro e rileggerete il diario, alla fine vi sarà chiaro che persone, eventi, decisioni e risultati sono legati tra loro. Penso che riconoscerete facilmente una rete di collegamenti che non può essere ridotta al caso. Avrete la prova dell’intervento di Dio nella vostra vita, e sarete certi che Egli ha un piano per voi. Potrete iniziare  a riconoscere negli eventi che credevate casuali i miracoli che sono in realtà, e saprete che Dio è con voi anche nei momenti di dolore, di solitudine o nelle disgrazie…

 

Il perdono non cambia il passato, ma amplia  il futuro. (Paul Boese)

 

I nostri piedi camminano su una strada, ma il nostro cuore batte su tutto il mondo.

 

 

La legge può colpire il disonesto,

ma non può insegnare la lealtà,

La sincerità, il rispetto della parola data, la buona fede.

Sono cose che il bambino impara

da sua madre e suo padre

che sono sinceri con lui.

Non lo ingannano.

Mantengono le promesse e pretendono

che egli faccia altrettanto.

Le impara nei rapporti con gli amici,

con chi ama.

E questo substrato etico

che fa funzionare la società.

 

 

Le condizioni essenziali per realizzare un grande “salto”

 

Sapere che l’ostacolo fa parte del gioco,

saper imparare dagli errori.

Non smettere mai di mettere un piede

davanti all’altro,

ma non correre mai

senza saper prima camminare.

 

C’è chi dice che gli anni ’60 abbiano preso il cuore dell’uomo strizzandolo come un panno bagnato!?!

…A quel tempo c’era un tale bisogno, una tale urgenza di vita!

Pareva fosse finalmente arrivato il momento di ricostruire, sembrava quella la linea immaginaria da cui far ripartire ogni cosa: certo, l’ economia, il benessere,  ma soprattutto l’Ideale.

Certo, qualsiasi Ideale, ognuno sentiva la spinta del proprio; e coloro che a cavallo tra i ’60 e i ’70 erano all’inizio della propria adolescenza, avvertivano l’urgenza di rispondere con slancio a quella  spinta formidabile che …. Tanti di noi non sapevano nemmeno come, che cosa   rispondere…e a chi. Nessuna precisa direzione.

Semplicemente, ci sembrava di non poter essere felici a meno che lo fossero anche gli altri con noi.

E allora, ci incontravamo nelle balere, nelle sale; si ballava, si ascoltavano i cantanti ed i primi cantautori.

Certo, Gino Paoli, Tenco, Endrigo. Lucio Dalla.

Herbert Pagani scriveva le sue prime traduzioni da Brel e Brassens e diventava il primo D.J. di Radio Montecarlo.

Per molti è difficile ricordarsi di Herbert Pagani!?!… libico da parte di madre, cittadino del mondo cresciuto tra la Francia e Milano, ebreo fiero e orgoglioso delle proprie radici.  Aveva una voce così affettuosa, così sorridente! Sembrava scrivere e cantare avendo sempre fisso il suo sguardo sull’Uomo, un’ attenzione così tenacemente comprensiva, come forse solo Giorgio Gaber e

Fabrizio De Andrè hanno avuto, con lui ed oltre, nei decenni a venire. Era come se nel ribollire di canzonette, di pinne, fucili ed occhiali, di notti di ferragosto, ci fosse qualcuno che usava il cuore per parlare al cuore, e che prendeva il nostro con le mani per portarlo ad un piano più alto, dove aprirsi era possibile davvero, e allo stesso tempo riconoscersi destinatari ed eredi

di qualcosa di grande, un profumo di futuro

che era già e non ancora, ma che sarebbe stato  per tutti.

Così, si imparava a suonare la chitarra e a cantare insieme le canzoni che erano nostre;  e le nostre canzoni ci hanno fatto incontrare nei dintorni dell’Ideale, e dell’Ideale

hanno delineato i primi, indimenticabili contorni.

E’ in quei contorni che proveremo a muoverci, stasera; quei versi datati, quelle canzoni da rigattieri proveranno ancora a darci qualche piccolo spostamento del cuore.

Parole e musica, come vecchi amici.

Ed agli amici che ognuno di noi porta nel cuore dedichiamo ogni parola di questo spettacolo; alcuni sono vivi e presenti, altri assenti.                                                A tutti loro, la nostra partecipazione; per il tempo passato,

e per il tempo che viene.

Ad Angelo DeMattia.

A mamma Rina. A Rinaldo. A padre Vittorio Bertolaccini.

Mario COPPOTELLI

 

In conclusione: “…per cercare di invertire la tendenza si potrebbe ritornare alla vecchia «buona educazione», e al semplice precetto che recita «non fare agli altri ciò che non vuoi si faccia a te,

Quando capiremo che stiamo tutti nella stessa barca, anzi, nello stesso barcone, e che stiamo colando a picco perché non abbiamo il coraggio e l’intelligenza di cambiare, forse sarà troppo tardi. Mi rendo conto che la società del 2015 è ben più complessa di quella del 1549 e che i problemi sono ben più interconnessi e intrecciati tra di loro. Eppure di quel discorso non cambierei una virgola. Dovremmo solo, in più, avere la coscienza che quando entriamo in un negozio è come se entrassimo in una gabine el Hiroshi Sugimoto Ho ripercorso le vie che condussero Daguerre e Talbot a inventare la fotografia. Da quasi centottanta anni è la fotografia a determinare il mondo in cui l’uomo guarda la propria storia e percepisce il mondo. Grazie alla fotografia, la nostra storia collettiva è stata immortalata, archiviata e ripetutamente passata al vaglio fin alla banalizzazione, tanto da poter dire quasi che, da allora, la storia è vera storia solo dopo che la fotografia ha svolto la sua parte”. Sono parole del fotografo giapponese  Hiroshi Sugimoto (Tokyo, 1948) al quale  la Fondazione Fotografia Modena dedica negli spazi espositivi del Foro Boario una mostra antologica («Hiroshi Sugimoto. Stop time»; per l’occasione Skira ha pubblicato, con lo stesso titolo, un elegante volume con testi di Filippo Maggia, Luca Molinari e dello stesso fotografo. Attivo dalla metà degli anni settanta, Sugimoto utilizza il mezzo fotografico per indagare le tracce della storia nel nostro presente. Partendo però da un forte scetticismo nei confronti della fotografia come mezzo per ritrarre la storia con accuratezza e verità, il fotografo (che meglio è definire «artista che usa la fotografia») pone per le sue ricerche e sperimentazioni un punto di partenza che è sempre una riflessione filosofica su cui – dedicandovisi a volte per anni – innesta, con rigore metodologico «tipicamente» orientale, una indagine e una progettualità che si concreta nella meticolosa perfezione delle sue stampe, risultato di un lavoro imponente, che include l’uso di fotocamere di grande formato e delle tradizionali tecniche del bianco e nero.ettorale. E quando indossiamo un capo o calziamo una scarpa è come se votassimo chi ci comanda!

Sugimoto ha lasciato il Giappone nel 1970 per studiare arte a Los Angeles, all’epoca in cui dominavano l’Arte Concettuale e il Minimalismo, che hanno influito molto sulla sua visione estetica. Da quest’ultimo, in particolare, ha tratto una passione rigorosa per la serialità, che lo ha portato ad organizzare il suo lavoro in serie ben definite ed omogenee: dai misteriosi orizzonti marini della serie Seascapes ai celebri Theaters ripresi con lunghissimi tempi d’esposizione; dai Dioramas realizzati nei musei di storia naturale fino alle recenti fotografie Out-of-focus dedicate alle icone dell’architettura modernista. La sua – fa notare Maggia – non è altro che «un’incessante sfida alle potenzialità che la fotografia offre all’artista, come tecnica, linguaggio e strumento di interpretazione del mondo». La sua ricerca si muove tra l’esplorazione del passato e la necessità di dare fisicità al tempo attraverso la fotografia. Consapevole della insufficienza e illusorietà del mezzo fotografico, Sugimoto si spinge a orientare la sua sperimentazione verso approdi sconosciuti, ma di innegabile fascino, in un territorio in cui all’orizzonte si confondano passato e futuro, spazio e tempo. Ampliando a dismisura le frontiere dello sguardo.

 

Sharing: condivisione

 

Nuove possibilità introdotte da Internet e di una nascente mentalità diffusa, la cosiddetta sharing economy – economia della condivisione – è un fenomeno talmente interessante che l’autorevole Time l’ha inserita nell’elenco delle dieci idee che cambieranno il mondo. Boutade giornalistica? Pare proprio di no, se a fare eco – con frase ad effetto, ma piena di sostanza – è l’illustre economista Jeremy Rifkin, il quale, per sintetizzare portata e dimensioni di un settore grazie al quale oggi si può viaggiare, studiare, finanziare un progetto pressoché a costo zero mediante uno scambio di beni e servizi, ha lapidariamente sentenziato: «Un gratis seppellirà il capitalismo». Come si configura questo fenomeno, potenziale propulsore di quella che qualcuno inizia a prospettare addirittura come una comunità globale di beni comuni? Gli esempi sono molteplici e a portata dell’esperienza di tutti: dalla casa all’auto, dalle competenze al tempo, addirittura dai vestiti all’orto, Internet consente di condividere e scambiarsi di tutto, con reciproco e generale vantaggio. Giusto per dare un’idea e senza alcuna pretesa di elencazione (le esperienze sono davvero molte) facciamo alcuni esempi tra quelli più diffusi anche in Italia. Hai degli oggetti che non usi più e li cambieresti volentieri con altri di cui hai bisogno? La pratica è antica e si chiama baratto, ma le nuove tecnologie rendono possibile farlo a raggio virtualmente universale, come accade sul sito http://www.zerorelativo.it. Devi fare un lungo viaggio con la tua auto? Puoi risparmiare un po’ nei costi di benzina e autostrada offrendo un passaggio a basso costo a chi deve percorrere la stessa tratta, grazie a http://www.blablacar.it: guadagnate entrambi e avete il piacere di viaggiare insieme. Vuoi trascorrere un soggiorno in una determinata città o zona? Su http://www.scambiocasa.com trovi chi ti offre gratuitamente casa sua in cambio di analoga ospitalità da te. E ancora: hai in frigo prodotti buoni ma che non pensi di usare? Scambiali gratuitamente, prima che scadano, grazie alla app Ratatouille. Gli esempi sono molteplici (si vedano i link in http://www.collaboriamo.org) ma in tutte le pratiche di sharing o di consumo collaborativo – così lo chiamano gli studiosi – l’asse nodale sono le interazioni tra le persone: alle ovvie occasioni di risparmio si affiancano nuove possibilità di socializzazione e anche atteggiamenti responsabili sul fronte ambientale. Apertura interpersonale, fiducia previa, comunicazione e discernimento entrano, così, in modo strutturale e decisivo in un sistema di scambi di beni e servizi che si svincola dalla sua prevalente (quando non esclusiva) attitudine materiale, per integrarsi e arricchirsi di aspetti e valenze relazionali di grande significato, dove l’accesso al bene conta più della proprietà, la fiducia più della diffidenza. Qualcosa di nuovo e insieme antico circola nelle pratiche di condivisione nate dal web: oltre agli aspetti di creatività e gioco che promuovono, torna ad avere molta importanza la reputazione personale, certificata dal feedback e viene promosso un peculiare senso di community. Di questi tempi un bel guadagno.

 

…ispirare i giovani allievi, insegnando loro l’importanza delle radici culturali e l’arte del saperle raccontare e trasmettere…

 

…abbiamo bisogno di parlare, di fare pace con la vita di relazioni, con la parola rispetto, con la compassione. Abbiamo bisogno di imparare di insegnare a stare nei sandali dell’altro, soprattutto quello che rimane indietro. Perché è quando la bisaccia della vita si riempie di solidarietà, di amore senza misura e senza interesse, che non hai più spazio per la noia, il gioco è festa per tutti e i network come facebook ritornano ad essere un album di volti e di storie e non l’incubo diurno di chi non cè la fa…. (Tonio Dell’Olio Rocca ottobre 2015)

 

……la salvezza è appunto l’energia creatrice che offre agli umani la possibilità di pervenire al traguardo. Siamo salvati dal nulla da cui stiamo ancora emergendo…(Carlo Molari Rocca ottobre 2015)

 

…e grazie di esistere.e di resistere…

 

Il computer è inutile. Può dare solo risposte. (Pablo Picasso)

 

Se te ne andrai scriverò io per te. Ricomincerò a nome tuo, la necessità di cercare un contatto con la realtà…prova a vivere bene i giorni che ti sono concessi; riconciliati con la tua vita anche se piccola, parziale, fragile. Solo così potrai sentirti libero e andare “Và” verso la vita che, per quanto fragile e precaria, può darti gioia, piacere, se la sai “maneggiare bene”. Non subire l’esistenza, vivila! … (Lidia Maggio Rocca ottobre 2015)

 

Anche le pulci hanno la tosse. (Proverbio)

«Stimolare la gente a pensare. Nessuno ormai cerca di capire se le cose sono vere o false. Viviamo in un costante stato di rabbia, me compreso. Quindi, l’unico modo è essere razionali, pensare con la nostra testa e non delegare ad altri le nostre opinioni».

 

  1. Non rassegnarsi lottare
  2. Non disperare, sperare
  3. Non odiare, amare
  4. Non reprimere la collera, ma esprimerla in forza costruttiva di impegno e servizio
  5. Non calcolare, rischiare
  6. Non servire i potenti, ma i deboli
  7. Non cedere, credere
  8. Non ripetere, pensare
  9. Non tacere, parlare
  10. Non restare soli, pregare
  11. Non intristire, godere l’amicizia
  12. Non raziocinare senza passione d’amore, lasciare parlare in noi anche poesia e profezia.
  13. Non chiudere confini, ma aprire gli spazi dello spirito, che sono gli spazi dell’uomo inedito che è dentro di noi e del Dio nascosto nel suo cuore. (Enrico Peyretti, redattore de “Il Foglio)

La rivoluzione vien mangiando

Alchemia attiva consapevole dinamica economica evolutiva ecologica, fantasiosa, gustosa, intelligente, libidinosa, magica nostrana, olistica, rispettosa, sana, terapeutica

Vincente

  1. E’ mutamento profondo e radicale a partire da se stessi.
  2. E’ spezzare meccanismi di mercato.
  3. E’ scardinare alla radici il concetto di consumismo.
  4. E’ impugnare la legge della domanda e dell’offerta.
  5. E’ eliminare il mito occidentale del medico-tecnico e della proteina
  6. E’ dire no alle multinazionali dell’industria alimentare e farmaceutica
  7. E’ previlegiare il consumo di vegetali per ridurre gli squilibri alimentari nel mondo
  8. E’ imparare a riconoscere i veri bisogni e modificare il senso dei valori legati al cibo e di conseguenza a tutta l’esistenza.
  9. E’ imparare ad applicarla nei piccoli gesti quotidiani.

 

Sarebbe ora che il cibo e la vita naturali, non fossero più un lusso per la maggior parte delle persone, ma cominciassero ad essere la base della salute del popolo e spratutto l’alternativa al modello di vita capitalistico.

Il perdono non cambia il passato, ma amplia  il futuro. (Paul Boese)

 

La legge può colpire il disonesto,

ma non può insegnare la lealtà,

La sincerità, il rispetto della parola data, la buona fede.

Sono cose che il bambino impara

da sua madre e suo padre

che sono sinceri con lui.

Non lo ingannano.

Mantengono le promesse e pretendono

che egli faccia altrettanto.

Le impara nei rapporti con gli amici,

con chi ama.

E questo substrato etico

che fa funzionare la società.

 

Le condizioni essenziali per realizzare un grande “salto”

 

Sapere che l’ostacolo fa parte del gioco,

saper imparare dagli errori.

Non smettere mai di mettere un piede

davanti all’altro,

ma non correre mai

senza saper prima camminare.

Cari amici,

vi riporto le due battute de “La Stampa” di questa mattina e la foto del nuovo presidente della Regione Piemonte che avevo scattato…praticamente l’ho accompagnato fotograficamente precedentemente….da quando era ancora del PCI e frequentava già le manifestazioni come il primo maggio

Jena  Morale

Per far vincere la sinistra ci voleva uno di destra

 

PAESI BUOI   MATTIA FELTRI

Adesso Matteo Renzi deve fare un’analis seria del vot È vero, il suo successo

è straordinario. Oltre il 40 per cento. Mai visto. Ma il premier si ricordi che gli altri in fondo tengono. In fondo tengono i Cinque stelle. Tengono anche Berlusconi e i berlusconiani – viste le condizioni e le abitudini. E tengono pure i Verdi, Ncd, Tsipras e F.lli d’Italia. Ecco, Renzi ricordi che in fondo tutti questi tengono. Come che cosa? Tengono famiglia. Quanto dovrà crescere ancora l’astensionismo per capire che il 40% di zero non merita grandi festeggiamenti?

Il successo Tsipras sul filo del quorum conferma che l’unico voto utile è quello di coscienza, e che nelle minoranze ogni singolo elettore puo’ fare la differenza. Ora pero’ fate cose di sinistra, non litigate, e nel guardare all’Europa lasciate perdere le vecchie, cattive abitudini della sinistra al caviale italiana.

DATI DEFINITIVI: Elezioni europee 1984: PCI 11.714.428 Voti, Elezioni europee 2014: EX PCI + EX DC + EX PSI = 11.172.861 Voti. ‪#‎renzistaisereno

…http://elezioni.interno.it/europee/scrutini/20140525/E0000000000.htm

Primo Levi diceva: “Dopo Auschwitz parlare di Dio non ha senso”!!! …. Dopo ogni disastro naturale parlare di Dio non ha senso …. e per coloro che credono in Dio , e ne hanno tutto il diritto e grande rispetto da parte mia, ammettete che il vostro Dio ha creato un mondo veramente imperfetto…. poteva anche fare un minimo sforzo per crearlo un po´piu stabile con meno terremoti, uracani , tifoni, vulcani etc… etc…

NATALE 2004

La vita è una cosa splendida e grande

Più tardi dovremo costruire

Un mondo completamente nuovo.

A ogni nuovo crimine o orrore

Dovremo opporre un nuovo pezzetto

Di amore e di bontà

Che avremo conquistato in noi stessi.

 

Etty Hillesum

 

Cade la pioggia

Che ci bagna

E ci pulisce

E tutto rinasce

 

(Stefania Cicio)

 

 

Luglio, 2016

 

e questi sono i pensieri, le frasi che ho trascritto sul blog. Nel mio lavoro di archivio, il chiudere le esperienze o, popolarmente, mettere ordine nei cassetti “metabolizzando” ciò che ho fatto, ho scritto, fotografato, testimoniato con la mia presenza e soprattutto vedere ciò che non ho fatto ma che avrei dovuto fare. E’ il peccato di “omissione”, sensi di colpa, rimpianti che sono in ognuno di noi e che ci “portiamo dietro tutta la vita”

 

Chi decide cosa è normale? La normalità è un’invenzione di chi è privo di fantasia. (Alda Merini)

SERGIO MATTARELLA: Ricordare il passato apre le porte al futuro (La Stampa 31 ottobre 2016)

 

Abbiamo imparato a volare nei cieli come uccelli e solcare i mari come

pesci, ma non abbiamo ancora imparato la semplice azione di

camminare sulla terra come fratelli.

(Martin Luther King)

 

Siamo tutti/tutte” in fuga”

Fuggiamo perché non ci piace questo mondo, non ci appartiene

Tutto ci sembra utopico, irrangiungibile

abbiamo paura di schierarci, non abbiamo più voglia di lottare

viviamo di ricordi e nostalgie che ci fanno indietreggiare

la laicità è diventata una parola vuota, non riusciamo a farla “nostra”

questo nostro vivere è troppo spezzettato

molto meglio è non ricordare nulla

vivere nell’oblio più completo.

 

La nostra meta non è di trasformarci l’uno nell’altro, ma di conoscerci l’un l’altro e d’imparare a vedere e a rispettare nell’altro ciò ch’egli è il nostro opposto e il nostro complemento.

(Herman Hesse, “Narciso e Boccadoro”)

 

La mia idea di vita è la sobrietà.

Concetto ben diverso da austerità, termine

che avete prostituito in Europa, tagliando tutto

e lasciando la gente senza lavoro.

Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco.

Perché quando comprò qualcosa non la compro

con i soldi, ma con il tempo della mia vita

che è servito per guadagnarli.

E’ il tempo della mia vita è un bene nei confronti

Del quale bisogna essere avari.

Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano.

Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà.

E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi.

L’alternativa è farti schiavizzare dal

Lavoro per permetterti consumi cospicui,

chè però ti tolgono il tempo per vivere.   (Josè MUJICA, presidente dell’Uruguay)

 

Sii felice con te stesso, accettando come sei e accogliendo gli altri. Che possa stare in pace con te stesso, con la tua mente e il tuo cuore, e trasmettere questa pace agli altri.

 

Ci sono quelli che lottano un giorno e sono buoni;

quelli che lottano un anno e sono migliori;

quelli che lottano dieci anni e sono superiori;

però ci sono quelli che loro lottano tutta la vita…e loro sono insostituibili. (E. Galeano)

 

…dietro ad ogni crisi c’è un cambiamento, come nel ’29, guerre mondiali…. (Massimo Cacciari)

 

Terra, vite, uomo: la continua ricerca dell’equilibrio

Il futuro non è nero sta a noi colorarlo

 

 

La vita non è quella che abbiamo vissuto

ma quella che abbiamo memoria. (Garcia Marquez Vargas)

 

Dobbiamo essere molti per fare

tanto e molta gente per fare tanto.  (San Giovanni Bosco)

 

La sola accoglienza non basta. Non basta dare un panino se non si accompagna con la possibilità a camminare con le proprie gambe. La carità che lascia il povero come lo si trova non è sufficiente. (Papa Francesco)

 

La fotografia

non è solo arte ma anche educazione culturale

 

Ai tempi di quando eravamo giovani noi, l’orizzonte non era

così vasto. E non era un limite, anzi; ti spingeva ad approfondire, a

riflettere, senza avere fretta. Secondo me, è scomparsa la virtù umana

della comunicazione la stessa umanità. Non è nostalgia, la mia,

ma penso che da quel punto di vista una volta si vivesse meglio”. (Aldo Agnelli)

 

“L’importante e che ci metti cuore e testa messi

insieme e le gambe per camminare, se passa giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, e come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.”

 

Un profeta, diceva Illich, non è colui che possiede la sfera di cristallo, ma colui che sa leggere correttamente il presente e scoprire le sue linee di forza più profonde, Illich anticipò con stupefacente lucidità l’odierno disastro, la decadenza di tutte le istituzioni, e previde anche i modi in cui la gente avrebbe reagito davanti al disastro. Leggere gli scritti di Illich, può essere una guida utile per comprendere ciò che stà succedendo e partecipare alla costruzione di un mondo conviviale dotato di senso. (Gustavo Esteva)

 

Creare una memoria collettiva. Senza questa memoria siamo ciechi. (Paolo Pellegrini)

Ricordare è un dovere, dimenticare è una consolazione” (Robert Shaaban, poeta tanzaniano)

Nulla sfugge al mio obiettivo (Ottolenghi)

Fotografare è porre sulla stessa linea di mira la mente, gli occhi e il cuore. E’ un modo di vivere. (Henri Cartier-Bresson)

 

Pensare e fare differente

 

Vogliamo vivere insieme ad altri esseri viventi che vogliono vivere. (Albert Schweitzer)

 

Come la natura avvolge il mondo con il suo abbraccio gentile, così l’amicizia avvolge le nostre vite!

(tratto da scritti africani)

 

“Noi ci esercitiamo a conservare il nostro senso di ammirazione recitando una preghiera prima di assumere “l’alimento”, scrive A.J.Hesel.

 

In una terra di fuggitivi, colui che cammina nella direzione contraria, sembra che stia fuggendo. (Thomas Eliot)

 

“Ogni volta che beviamo un bicchiere d’acqua, ricordiamo l’eterno mistero della creazione. Quando desideriamo mangiare pane o frutta, o anche godere di una gradevole fragranza o di un bicchiere di vino, assaggiando per la prima volta la frutta di stagione, contemplando l’arcobaleno o l’oceano, osservando gli alberi in fiore, incontrandoci con una persona piena delle conoscenze della Totà o della cultura laica, ricevendo notizie buone o cattive, ci è stato insegnato a invocare il suo grande nome e la nostra coscienza di lui” (Dio alla ricerca dell’uomo, Torino 1969).

 

Mettersi nei panni  (di qualcuno)

Immaginare di essere

nelle esatte condizioni di

qualcun altro, di essere

al suo posto,

d’identificarsi con lui

come indossandone le

vesti e assumendone

così la personalità, con

tutti i problemi inerenti.

 

“…attraverso la memoria si possa ricostruire una coscienza del presente…l’appello alla memoria significa per me un modo di attraversare un presente poco gratificante e ritrovare le ragioni di un lungo percorso…perché soltanto difendendo ciò che per me ha valore, posso ritrovare il senso di un percorso e della mia storia…” (Alberto Asor Rosa)

 

Tutti coloro che non ricordano il passato

sono condannati a riviverlo (Primo Levi)

 

Perché ricordati, c’è sempre gente che nega i fatti.

 

Vuoi cambiare il mondo? Inizia da casa tua…

. Ogni giorno è un giorno in più per amare, un giorno in più per sognare,

un giorno in più per vivere. (Padre Pio)

 

Il viaggiatore con lo spirito del viaggio

E’ quello che accetta di fare esperienze nuove con curiosità,

ma anche rispettando la vita, le idee e i limiti della cultura che lo ospita.

Non fa fotografie ai bambini delle bidonvilles in cambio di spiccioli,

non guarda negli occhi una donna araba, non critica il concetto di igiene di altre culture.

Apre i suoi occhi, le sue orecchie, il suo naso ed entra in questi nuovi ambienti con attenzione, con

pazienza, perché non tutti stanno lì ad aspettare il suo arrivo.

Porta a casa emozioni, immagini mentali più che fotografie, ricordi più che souvenir.

Si lascia sorprendere dalla diversità, ma non va a cercarla ossessivamente nella forma in cui essa viene confezionata ad uso e consumo del turista-predatore.

Si ferma a guardare, a parlare con le persone, domanda e accoglie le risposte,

ma ricorda che è un privilegiato che ha tempo lìbero e risorse, mentre il suo interlocutore è una persona che sta vivendo la sua vita quotidiana, spesso su un livello di bisogni molto più elementari.

Rispetta l’ambiente che visita; rimane consapevole di essere comunque, in ogni caso, una presenza che porta al cambiamento.

Il viaggiatore con lo spirito del viaggio guarda l’umanità che incontra, la accoglie per come è, con la sua ineliminabile alterità e diversità, anche con le sue contraddizioni, in cui è disponibile a rispecchiarsi, ed ha già capito che ogni cosa che andrà sperimentando lo cambierà dentro un poco.

(R. DL – Rocca n. 60/2001)

 

Sicuramente questa è una delle strade da percorrere in futuro ed la storia interessa ai giovani, basta renderli partecipi nel modo giusto e riponiamo le nostre speranza per il futuro…

 

La memoria come radice

La conoscenza come linfa

E domani è un altro giorno…..

 

Shakespear: ”…la morte rappresenta anche per noi il paese sconosciuto da cui nessun viaggiatore è tornato…”

 

Dal libro Fahrenheit 451: “Ognuno deve lasciarsi qualcosa dietro quando muore, diceva sempre mio nonno, un bimbo o un libro o un quadro o una casa o un muro eretto con le proprie mani o un paio di scarpe cucite da noi o un giardino piantato col nostro sudore. Qualche cosa insomma che la nostra anima abbia dove andare quando moriamo, e quando la gente guarderà l’albero o il fiore che abbiamo piantato noi saremo là (…). Non ha importanza quello che si fa, diceva mio nonno, purchè si cambi qualcosa da ciò che era prima in qualcos’altro che porti la nostra impronta. La differenza tra l’uomo che si limita a tosare un prato e un vero giardiniere stà nel tocco diceva. Quello che sega il fieno poteva anche non esserci stato, su quel prato; ma il vero giardiniere vi resterà per tutta la vita”.

 

Questi sono ricordi che condivido con voi, e che ognuno possa ricordare il passato con gratitudine, con un sorriso e con saggezza acquisita.

 

(Dall’editoriale di Nigrizia – ottobre 2011)

 

Si attribuisce a Paul Valèry, saggista e poeta francese il detto: “Un autore scrive sempre lo stesso libro”. In fondo, anche gli editoriali di Nigrizia (e anche tutte le riviste del mondo della solidarietà e con loro tutti gli autori…) degli ultimi decenni incarnano sempre la stessa denuncia: l’intollerabilità delle diseguaglianze sociali; lo sfruttamento sociale diventato sistema, un impianto capitalistico che impoverisce sempre di più i più poveri e che arrichisce i già ricchi (persone o paesi); l’ossessione patologica della crescita e del profitto, una cultura che ha assunto il denaro come unico valore di relazione e di organizzazione sociale; l’egoismo che prevale sulla solidarietà e l’io sul noi.

 

Mi ricordo di avere sentito ultimamente don Luigi Ciotti, don Fredo Olivero, per citarne alcuni che conosco che anni che dicono le stesse critiche anche loro.

Il guaio che anche noi altri non ci rendiamo conto e veniamo a pensare cosa i mass-media ci danno da bere.

 

Però ora siamo arrivati al dunque. Perché la crisi finanziaria, economica, ecologica e morale, che ha travolto il mondo occidentale, stà portando al crepuscolo i dogmi dominanti in questi anni e ai quali abbiamo obbedito ciecamente. Abbiamo sostenuto un sistema che premia il vizio, il gioco d’azzardo degli speculatori, degli acrobati della finanza, arricchiti in modo osceno. Ci hanno detto “arricchitevi e siate avidi, perché solo così riuscirete a conquistare la felicità in terra. Ci hanno convinto che l’unico modo per lavorare nell’era della globalizzazione era accettare lo sfruttamento, la cancellazione dei diritti. Coaì, abbiamo sostituito il cittadino con il consumatore, per poi accorgerci che solo a poche sanguisughe è concesso il privilegio di consumare e sperperare in abbondanza. Abbiamo costruito un modello di sviluppo iniquo e socialmente ed ecologicamente insostenibile, quasi fossimo in grado di produrre e consumare all’infinito. E chi per anni ha puntato il dito contro questa verità adulterata è stato battezzato una “Cassandra” da una classe dirigente 8politica, economica, intellettuale) senza valori, che non siano quelli quotati in borsa.

Ma il bubbone doveva scoppiare. Per quanto tempo ancora, infatti, si poteva sopportare una struttura sociale in cui un manager guadagna in un mese lo stipendio che un suo dipendente guadagna in 27 anni? Come si può accettare che l’1% della popolazione italiana (per restare a casa nostra9 detenga la stessa percentuale di ricchezza che è ripartita fra il 60% della popolazione che è chiamato ogni giorno a tirare la cinghia?

L’ascensore sociale, sul quale ci avevano promesso che tutti saremmo saliti, è in discesa da tempo. Per questo, cresce la sfiducia della popolazione, aumenta l’insoddisfazione e si rischia di creare delle tensioni sociali…

 

…affinché la storia non si ripeta mai più è necessario ricordare e raccontare il passato, in quanto la memoria è un bene comune, un dovere morale e legale, uno strumento per la partecipazione e la costruzione del futuro.

La storia non può essere dimenticata o camuffata «perché le passioni e i comportamenti umani

non cambiano mai radicalmente e dunque, anche se le istituzioni e le tecnologie si trasformano,

la storia si ripete» sostiene Primo Levi…Per ricordare abbiamo bisogno degli altri, quindi insieme  costruiamo una memoria sociale collettiva…

 

La memoria individuale è il punto di intersezione tra le diverse memorie. (Primo Levi)

 

Raccontare il passato con serietà e ironia, facendo emergere storie vere, situazioni, aneddoti. Fare memoria, infatti, non vuole dire ricordare, vuol dire vivere profondamente come nostri e attuali gli esempi di fede che cerchiamo di rileggerli, sentendoli parte integrante della nostra storia; vuol dire renderci conto della verità che Ernesto Balducci ci spiegava dicendo che i santi ci sono dati perché noi non possiamo più vivere come se essi non ci fossero stati. E cioè per offrirci una nuova qualità di vita, per stanarci dalle nostre pigrizie e dai nostri pessimismi, per dirci che, attraverso noi, ma non senza di noi, un altro mondo è possibile.

 

Crediamo che trasmettere la memoria sia garanzia per il futuro, ma non debba diventare la scusa per rimanere fermi al passato e fare uno sterile esercizio di retorica…. La fotografia è il linguaggio del nostro tempo, non potrebbe esistere un evento senza immagine. E noi fotografi siamo gli interpreti, i narratori speciali dotati di quella sensibilità che ci permette con una sola immagine di poter immortalare l’essenza del fatto. Io fotografo per emozionare, per trasmettere tutto quello che ho dentro.  (maggio 2016 Rocca Fulvio Roiter)

 

Dicono che l’abitudine distrugga l’occhio: vivi in un luogo e finisci per non vederlo più. Può darsi, ma non vale per me: mi salvano l’emozione, perché di emozionarmi sono ancora capace,  e la curiosità. (Venezia Roiter)

 

Sogno un mondo senza guerra

e le cui risorse siano per tutti.

Sogno una comunità

che non dimentichi nessuno.

Sogno un uomo

Più uomo perché  più solidale,

convinto di non poter essere felice da solo.

Sogno una festa

a cui tutti siano invitati

e per primi quelli che nessuno invita mai.

Ma è solo un sogno?

No, non voglio crederlo,

non posso crederlo per questa umanità che amo.

Qualcuno ci ha creduto,

e fino in fondo.

Allora la solidarietà è diventata una vita,

Ora deve diventare una politica,

(base per la vita tra gli uomini)

una legge economica (se tu investi in una condivisione fraterna

alla lunga ci guadagni pure;

al contrario ciò che non è solidale

si ritorce contro di te)

una cultura (un modo di pensare e ragionare,

un criterio di verità per le cose)

Perché gli uomini non siano una pasta senza lievito

o una terra senza seme.

Ma la solidarietà deve diventare un fatto e ci fa paura.

Perché  ci fa paura il diverso da noi,

ci fa paura chi porta più evidenti nel suo corpo

i segni delle ferite…e degli anni.

Non vorremmo vederlo, sopratutto in certi momenti,

perchè  ci ricordano cosa potremmo essere noi

e ci chiedono un amore e una fedeltà di cui non siamo capaci.

Ci fa paura perchè ci pongono la domanda: “Chi sono io?”

E prima di parlare, di servizio, di accoglienza, di recupero,

di reinserimento è necessaria una risposta:

servizio e accoglienza, ma a che cosa?

Recupero e reinserimento, ma in quale società?

E’ me stesso che devo cambiare, prima di tutto la mia comunità

Ma l’amore all’uomo cambia anche chi ama.

D’altra parte, ne sono fortemente convinto,

e ciò che hai che ti costituisce,

non ciò che tieni per te

e ciò che dai non ti può essere rubato mai più.

 

E allora bisogna cambiare…

Quando l’economia uccide, bisogna cambiare.

Quando il debito estero dei paesi del Sud diventa impagabile e affama la gente,

bisogna cambiare.

Quando la terra di tutti  è latifondo di pochi, bisogna cambiare.

Quando la città diventa favela, barriada, baraccopoli, bisogna cambiare.

Quando l’economia del massimo profitto a qualsiasi costo sacrifica la vita umana e minaccia la vita della natura, bisogna cambiare.

Quando il sistema capitalista è profitto di pochi e fame di molti, bisogna cambiare.

Quando il commercio internazionale è regolato da rapporti iniqui, bisogna cambiare.

Quando il Nord diventa sempre più ricco a scapito del Sud sempre più povero,

bisogna cambiare.

Quando 13 milioni di bambini ogni anno muoiono di fame, bisogna cambiare.

Quando la luce, l’acqua, la casa, la scuola, il lavoro sono negati a molti,

bisogna cambiare.

Quando il nostro benessere è il loro malessere, bisogna cambiare.

Quando i mass-media e la propaganda ci trasformano in robot e stupidi consumisti, bisogna cambiare.

Quando l’avere, il possedere, il dominare cambia l’illecito in lecito, l’illegale in legale, bisogna cambiare.

Quando tutto è denaro, tutto si compra, tutto diventa una grande “tangentopoli”,

bisogna cambiare.

Quando l’avere ci ruba l’essere, il consumare ci impedisce la sobrietà, la moda ci priva della nostra identità e ci massifica, bisogna cambiare.

Quando l’altro lo temo come un concorrente; quando l’arrangiarsi rompe la solidarietà; quando lo straniero non trova ospitalità, bisogna cambiare.

 

Il lavoro non è merce da contrattare.

La donna non è merce da sfruttare.

Il minore non è merce da sottopagare.

Il migrante non è merce da schiavizzare.

Il lavoro è la persona.

L’indio è cittadino del mondo e non razza da estinguere.

La merce è da contrattare, la tecnica è da diffondere.

Il guadagno-profitto è da distribuire equamente.

Sulla proprietà privata pesa una ipoteca sociale.

I beni della terra sono per tutti.

Il bene comune ci accomuna tutti.

(Dalla veglia penitenziale svolta in occasione dell’incontro Arena 5 a Verona promossa dai Beati Costruttori di Pace nel 1993).

 

Prenditi tempo per pensare perché  questa è la vera forza dell’uomo.

Prenditi tempo per dare, perché  il giorno è troppo corto per essere egoisti.

 

Voglio essere sognatore, utopista,

ma non di quei sognatori,

che stanno sempre

con il cuscino sotto la testa

sulla veranda di casa…

Essere sognatore

con i piedi piantati per terra,

essere sognatore

con gli occhi bene aperti,

essere sognatore

che conosce gli amici

e conosce i nemici.

 

La condivisione è un dovere,

e per questo è necessario rivedere i comportamenti consumistici,

combattere l’edonismo, opporsi all’indifferenza

e alla rinuncia a farsi carico delle responsabilità.

Alle soglie del Duemila

ci sono ancora ottocento milioni

di persone affamate e denutrite

che lottano ogni giorno

per la sopravvivenza. (Messaggio quaresimale di Papa Giovanni Paolo II)

 

…continuerò ad innamorarmi dei tramonti,

sognerò castelli appesi al cielo,

collezionerò  abbazie cistercensi,

berrò vini di annata,

seguirò il ritmo dei miei figli,

canterò canzoni di marinai,

andrò a piedi nudi nel prato bagnato,

accenderò un fuoco nel vecchio camino,

ringrazierò il cielo per questi amici che ho,

tenterò di posare un bacio sul collo della mia dolce metà..

 

“…ognuno metteva il poco

che aveva nella pentola

comune. E così le pentole

vuote di ciascuno di noi

tornavano a casa

con qualcosa per tutti.

Se mettiamo in comune le

nostre necessità e il poco che

abbiamo, riusciamo a fare condivisione…”

 

Non è l’unica soluzione alla povertà, ma l’accesso ai servizi finanziari svolge un ruolo importante per consentire ai poveri di lottare contro la loro povertà, sopratutto nelle zone rurali, dove vive la maggior parte delle persone più povere del mondo.

Nei tempi odierni, incerti e turbolenti, investire sui poveri può essere il miglior investimento

che il mondo deve ancora fare.        (Desmonde Tutu – Premio Nobel per la Pace 1984)

 

Avere nel cuore un grande ideale, dei valori autentici, che consentano di dare un senso alla propria vita. E questa la condizione del vero cristiano. Egli può coltivare un fiducioso ottimismo perchè  ha la certezza di non camminare da solo. Sono parole che si commentano da sole, lanciando però una sfida educativa molto impegnativa: dove sono oggi questi grandi ideali? Chi li coltiva? Chi li trasmette? Credo sia importante riprodurre la visione cristiana della vita come dono prezioso di Dio, da far crescere e far fruttare, accettando la fatica del lavoro, considerando però anche il lavoro come fonte preziosa non solo di giusto guadagno, ma anche di realizzazione umana. Chi non riesce ad amare il lavoro che svolge finisce per vivere la situazione alienata un terzo della sua vita! Tutto questo è facilitato se negli ambienti di lavoro si instaurano relazioni interpersonali positive e profonde: se ognuno si sente rispettato, valorizzato, aiutato. E’ quasi ovvio, ma giova ricordare che in entrambi questi ambiti ci sono spazi sconfinati per una bella e positiva testimonianza cristiana: sforzarsi di essere sul posto di lavoro un testimone credibile, uno che incarna i grandi ideali e nel contempo svolge seriamente il proprio lavoro, uno che ha una particolare attenzione a chi rischia di “camminare da solo” (Battista Galvagno)

 

Sono necessarie persone disponibili all’autocritica e alla verifica del loro operato.

…si pone perciò il problema di dare un costo a queste esternalità  negative e quindi di valutarle e di mettere in atto misure difficilmente valutabili monetariamente. Sopra tutto c’è però la logica che il sistema economico è ostile all’ambiente; è inevitabile.

E’ solo sotto la pressione dell’opinione pubblica che misure preventive potranno essere messe in atto, ma si sa che l’opinione pubblica è largamente manipolabile e può essere disinformata da quella  che abbiamo definito “megamacchina”… (Prof. Serge Latouche)

 

Un tempo viaggiavamo sui treni accelerati: ci era dato di registrare nella mente ogni casello, ogni palo telegrafico, ogni vigna, ogni bimbo che salutava di là dalla ferrata. I treni di oggi, quelli immaginari che ci accompagnano nel percorso della vita, corrono come saette, ci portano ad altissima velocità dovunque noi gli chiediamo di andare: non possiamo pretendere di vedere ogni stazioncina… (Franco Piccinelli)

 

Sentire gli atti più comuni come avventura spirituale è una sfida proposta dalle religioni orientali.

Un occidentale mette le mani su un bicchiere, mentre l’orecchio ignora il mormorio dell’acqua e la testa è distratta dalle preoccupazioni.

Un orientale istruito nella sapienza millenaria sa essere qui e adesso: bicchiere, acqua, sete, gesto e attenzione, fermano un tutt’ uno, favorendo l’armonia interiore.

Il saggio corre dietro al tempo, nè si lascia trascinare dal ritmo dell’orologio. Egli è signore del tempo.

Nelle sue attività non affonda mai, perché si comporta “come il sughero nell’acqua”, osserva  San Giovanni della Croce.

Egli ha imparato che solo l’Assoluto ha valore. Tutto il resto è relativo e, come tale, non merita tanta fretta e preoccupazione.

Tranne lo sforzo perchè la società risponda al progetto di Gesù: “Che tutti abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza” (Giovanni 10,10).

 

E’ importante che, come credenti non perdiamo la capacità di essere istanza critica, capaci non solo di criticare, ma anche di fare proposte alternative.

Assieme a tutti gli uomini di buona volontà che credono nella dignità dell’uomo siamo chiamati a realizzare questa alternativa: cambiare la politica dell’uomo per cambiare l’economia, cambiare noi stessi per cambiare i consumi, invertendo la tendenza oggi in atto. Sono queste le grandi sfide che ci coinvolgono in prima persona. Diversamente rischiamo di ipotecare il futuro alle nuove generazioni.

La nostra prima speranza è Cristo Risorto vivo in mezzo a noi. E’ sufficiente essere in due o tre a crederci sul serio. Egli riesce a stravolgere completamente la nostra vita e a darci la forza per compiere delle scelte radicali.

La prima lettera di Pietro ci invita “ad esultare di gioia indicibile”; una gioia che ci ricolma di mitezza e di pace anche in mezzo alle difficoltà e alle persecuzioni. Tenere lo sguardo fisso su Cristo ” pronti sempre a rispondere a chiunque vi domanda ragione della speranza che è in voi”

(1 Pt. 3,15).

 

Gesù Crocefisso e risorto è un fatto storico e questa gioia deve concretizzarsi nella storia, in tutte le epoche storiche, fino alla fine dei tempi.

Ognuno di noi nella vita ha sperimentato o sperimenta il buio, la non speranza, la delusione. La nostra generazione in particolare è quella che vive più di ogni altro la delusione. Eravamo convinti che questo modello di sviluppo non potesse che portare benessere e che si potesse estendere prima o poi a tutti i popoli. E invece il mito del progresso è crollato. Eravamo convinti che le grandi masse operaie per il solo fatto della loro posizione sociale, fossero portatrici di novità. E invece il mito della rivoluzione è parimenti crollato. Figli della nostra epoca anche noi cristiani e uomini di buona volontà rischiamo di lasciarci intrappolare dalle maglie del pessimismo e della superficialità o di chiuderci in un piccolo gruppo che ci rassicura. Preghiamo poco, ci accontentiamo delle piccole cose e rischiamo di perdere l’orientamento. Ciò che potrebbe darci la direzione di marcia è il progetto di Dio, il Regno della fratellanza e della giustizia universale. Ma noi ne parliamo poco, ci sembrano parole troppo grosse, non più tanto di moda, per di più smentite costantemente dalla realtà.

Eppure la storia stà camminando in quella direzione, molti imperi sono crollati, molte svolte decisive sono state fatte dopo anni di semina.

L’uomo occidentale cosi’ distratto da tante cose è ancora capace di cercare le stelle? “L’uomo del benessere non capisce” dice il Salmo. E’ un uomo diviso, lacerato da troppi brandelli. Lo sbriciolamento dell’unico vero Dio ha lacerato anche l’uomo. E’ rimasta la frenesia del moto perpetuo per delle cose che non valgono a tanti piccoli idoli tutti da servire: il corpo, sempre in perfetta forma, l’automobile personale, lucida e scattante, tutti i tipi di elettrodomestici, la casa al mare, le vacanze un po’ diverse dal solito, avere tutto e pensare che tutto sia necessario, la tentazione del potere e di mettersi in mostra sempre un pochino in più degli altri, disprezzando tutto ciò che è comune…

Eppure, impercettibili, senza fare troppo rumore ci sono fatti a livello nazionale e internazionale che già cominciano a invertire questa linea di tendenza.  Fatti storici alternativi. Speriamo che noi tutti potremo vederli, e dare loro coordinamento e progettualità collettiva.  (Lidia Boccardo)

 

Avere nel cuore un grande ideale, dei valori autentici, che consentano di dare un senso alla propria vita. E questa la condizione del vero cristiano. Egli può coltivare un fiducioso ottimismo perchè  ha la certezza di non camminare da solo. Sono parole che si commentano da sole, lanciando però una sfida educativa molto impegnativa: dove sono oggi questi grandi ideali? Chi li coltiva? Chi li trasmette? Credo sia importante riprodurre la visione cristiana della vita come dono prezioso di Dio, da far crescere e far fruttare, accettando la fatica del lavoro, considerando però anche il lavoro come fonte preziosa non solo di giusto guadagno, ma anche di realizzazione umana. Chi non riesce ad amare il lavoro che svolge finisce per vivere la situazione alienata un terzo della sua vita! Tutto questo è facilitato se negli ambienti di lavoro si instaurano relazioni interpersonali positive e profonde: se ognuno si sente rispettato, valorizzato, aiutato. E’ quasi ovvio, ma giova ricordare che in entrambi questi ambiti ci sono spazi sconfinati per una bella e positiva testimonianza cristiana: sforzarsi di essere sul posto di lavoro un testimone credibile, uno che incarna i grandi ideali e nel contempo svolge seriamente il proprio lavoro, uno che ha una particolare attenzione a chi rischia di “camminare da solo” (Battista Galvagno)

 

Enrico Chiavacci, il più noto moralista italiano dice morto negli ultimi anni, riassumendo in due semplici comandamenti, la lezione del Vangelo:

 

1) Non devi arricchirti.

2) Se hai, hai per dare.

 

Tratta bene la Terra.

Non ci è stata data dai nostri padri,

ci è stata prestata dai nostri figli.  (Pastori nomadi, Kenya)

 

Un uomo ha fatto un’esperienza. Ora si sforza di crearne la storia. Non si può vivere indefinitamente con un’esperienza che non  ha una storia. Spesso mi è accaduto di immaginare che un altro avesse la storia di cui avevo bisogno per la mia esperienza. (Max Frisc)

 

Investire sui poveri

 

Per molti degli 1,2 miliardi di persone nel mondo che vivono al di sotto del livello di povertà la microfinanza offre alternative economiche, sicurezza nelle proprie capacità e acquisizione

di responsabilità…

Non è l’unica soluzione alla povertà, ma l’accesso ai servizi finanziari svolge un ruolo importante per consentire ai poveri di lottare contro la loro povertà, sopratutto nelle zone rurali, dove vive la maggior parte delle persone più povere del mondo.

Nei tempi odierni, incerti e turbolenti, investire sui poveri può essere il miglior investimento

che il mondo deve ancora fare.        (Desmonde Tutu – Premio Nobel per la Pace 1984)

 

…mai come in questi anni si è parlato tanto di caduta dei valori. E dicendo valori ci si riferisce di solito a ciò che si tramanda in fatto di civiltà, di morale, di abitudini…Si lavora di meno? Quando mai? Il tempo sottratto al lavoro ufficiale è impiegato in lavori straordinari di ottima rendita. Si potrebbe faticare di meno e invece si logora sempre di più…

E allora, i valori? Oggi circolano ancora, come prima, soltanto non li vediamo. Sul teleschermo, per dirne una, cento atteggiamenti bene educati non valgono in notorietà d’immagine un solo atto sprezzante. Perciò non li vediamo.

 

Bisogna quindi salvare l’economia odierna costruendo l’economia ecologica di domani. Un grande programma di investimenti “verdi” sarebbe in grado di sostenere gran parte dell’economia, offrirebbe posti di lavoro a lunga durata, e ci proteggerebbe contro le insicurezze del futuro. La seconda risposta invece, quella della ricerca per un’economia di decrescita sostenibile, tenta di esplorare le vie verso un’economia meno vulnerabile, non più dipendente ad ogni costo dall’imperativo della crescita economica. Quale sarebbe un’economia di qualità per i consumatori, per i lavoratori, e anche per gli imprenditori? Come si può far crescere i beni comuni piuttosto che i beni privati? Cosa ci permetterebbe di vivere bene anche con meno soldi in tasca? Come la crisi finanziaria, anche la crisi ecologica ci mette di fronte alla necessità nuova che non è più concentrata sull’accumulazione di denaro, ma rivolta alla ricerca del benessere e della felicità

 

La pace non è un utopia

 

Cosa vuol dire promuovere la pace? Se dovessi spiegarlo a un giovane racconterei un ricordo personale.

Quando mio zio, il Presidente John Kennedy, fu assassinato, ero adolescente e mio padre Robert mi scrisse queste parole dalla Casa Bianca: “Sai che John è morto ed è stato sepolto oggi. Sei la più grande dei nipoti Kennedy e hai una grande responsabilità: sii buona con gli altri e impegnati per il tuo Paese. Con amore. Daddy”. Mio padre avrebbe voluto mostrarsi ferito o gonfio d’ira o assetato di vendetta. Avrebbe potuto mostrarsi ferito o gonfio d’ira o assetato di vendetta. Avrebbe potuto chiudersi nel suo dolore. Invece ha critto a una ragazzina come me, per parlarmi di responsabilità, solidarietà e amore. Penso che proprio questo sia lottare per la pace: diffonderne i valori comunque, ovunque e in ogni circostanza. Non ho mai pensato che il mondo sia migliore perché John Kennedy o mio padre, o Martin Luther King sono stati uccisi, Credo che il mondo sarebbe ancora migliore se fossero rimasti in vita. Ma i loro ideali sono rimasti qui e continuano a influenzare la nostra vita. Esiste una cultura della non violenza che loro ci hanno lasciato, e che riguarda non solo la politica o la finanza, ma anche l’educazione e le religioni.

Per questo ho aderito a Science for Peace, il cui primo obiettivo è costruire una cultura della pace.

Le fedi religiose possono contribuire alla cultura di pace promuovendo la tolleranza e l’apertura a chi ha fedi diverse: ci sono esempi di alleanze interconfessionali, in cui chi segue tradizioni diverse lavora su programmi e obiettivi di interesse comune, come il riscaldamento globale, o la cura dell’Aids o la riduzione delle armi nucleari e di tutti gli armamenti. Le scuole possono insegnare i valori della non violenza.

 

Il secondo obiettivo di Science for Peace è la riduzione delle spese militari. E’ ora di aprirci alla speranza. Baraci Obama ha dimostrato che l’America può cambiare, che possiamo superare il nostro passato fatto di schiavitù, di linciaggi e di sommosse violente, per eleggere un afro-americano che vuole ridurre il numero di testate nucleari. Ci sono leader come Sen Sam Nunn, Henry Kissinger e Graham Allison che ora stanno impegnandosi per ridurre le armi nucleari. La gente può cambiare e questo ci dà speranza. Le donne saranno sempre più importanti nella creazione di una coesistenza pacifica e nella prevenzione dei conflitti. Nella storia, le donne hanno giocato un ruolo fondamentale sin dal tempo di quelle donne greche, come racconta Lisistrato, che si rifiutarono di accordare favori sessuali agli uomini, se avessero continuato a guerreggiare. La pace è stata favorita dalle donne nell’Irlanda del Nord, dalle Comadres a El Salvador, alle Madri dei Desaparecidos in Argentina, Recentemente sono state proprio le donne in Iran a mostrare un incredibile coraggio e condurre gli uomini ad opporsi al regime oppressivo.

Sono da anni al fianco di Umberto Veronesi per promuovere la scienza e il metodo scientifico. Il nostro impegno è rivolto alla gente, per aiutare tutti a capire e apprezzare il ruolo della scienza nella società. Abbiamo insieme voluto mettere in evidenza non solo come il progresso scientifico migliora lo standard di vita, ma anche come il metodo scientifico è uno strumento eccellente da applicare a molti altri campi dell’attività e del pensiero umano, per risolverne i problemi. Crediamo quindi che la scienza possa contribuire molto al processo di pace, e debba farlo. Chiedere al mondo la pace e agire per la pace non è un’utopia; si tratta di speranza, impegno civile e fiducia nel futuro. Nelle parole di John Kennedy, “l’umanità dovrà porre fine alle guerre, o saranno le guerre a porre fine all’umanità”. E l’umanità vuole la pace, per sopravvivere e progredire.

 

Science for Peace, è il nuovo movimento internazionale lanciato dalla fondazione Veronesi. Il debutto del movimento è stato il 20 e 21 novembre con la Prima Conferenza mondiale Science for Peace a Milano, di cui è Presidente Umberto Veronesi e Vice Presidente Kathleen Kennedy Towsend.  Si può aderire ciccando l’area Science for Peace sul sito http://www.fondazioneveronesi.it

 

…l’uomo nel benessere non capisce, è come gli animali che vanno verso il mattatoio….ma l’uomo ha anche la capacità di ricominciare da capo o di ripensare i suoi atti o atteggiamenti….

prima del Natale 2009 Papa Benedetto ha detto: “Le difficoltà, le incertezze e la stessa crisi economica che in questi mesi stanno vivendo tantissime famiglie, e chi tocca  l’intera umanità, possono essere uno stimolo a riscoprire il calore della semplicità, dell’amicizia e della solidarietà, valori tipici del Natale”.

…queste parole valgono per noi qui, nel nostro piccolo, a noi ci si deve far pensare o a ripensare molte cose, come ad esempio l’attuale modello di sviluppo, copiato dall’Occidente e basato sulla cupidigia, che non tiene in alcun conto la crescita integrale dell’uomo e la solidarietà, e per questo si è rivelato un “colosso dai piedi di argilla”.

 

Ha detto una volta Giancarlo Caselli una cosa non dimenticabile: “Se essi sono morti (parlava di Falcone e Borsellino) è perché noi tutti non siamo stati vivi: non abbiamo vigilato, non ci siamo scandalizzati dell’ingiustizia; non abbiamo fatto abbastanza, nelle professioni, nella vita civile, in quella politica, religiosa. Per questo corriamo il rischio, sempre, di disimparare perfino la speranza.

Mentre lotti metti ordine in casa tua.  (Da “La Stampa” del 4 ottobre 2009 di Kathleen Kennedy Townsend)

 

La vita vissuta come evento è un dramma. La vita ridotta a processo diventa un puro vegetare. Alla consapevolezza che la vita sia un dramma si giunge quando si prende coscienza che si ha un ruolo da assolvere, quando si scopre che l’io è originale e ci si rifiuta di considerare inutile l’esistenza. (Abraham Joshua Heschel, Chi è l’uomo?)

 

È sempre valido quello che cantava Gaber: libertà è partecipazione. Entrare, guardare, essere soggetti attivi . Cerco di imparare da quello che succede. Vediamo come reagiscono le persone. Ci tengo tanto a questa nuova economia. L’economia dei beni relazionali. Nessuno ne parla, ma muove il mondo». Undicesimo comandamento “Ama la terra come te stesso” Avrai la tua ricompensa E non si dimentichi questo monito della sapienza monferrina ripetuto da generazioni di contadini: «Dio perdona sempre, l’uomo perdona qualche volta, la terra non perdona mai il male che le viene fatto».

 

 

HO IMPARATO:

 

Che crescere non significa solo fare l’anniversario

 

Che il silenzio è la miglior risposta quando si sente una stupidaggine

 

Che lavorare non significa solo guadagnare soldi

 

Che gli amici si conquistano mostrando chi realmente siamo

 

Che i veri amici stanno con noi fino alla fine

 

Che le cose peggiori spesso si nascondono attraverso una buona apparenza

 

Che la natura è la cosa più bella di questa vita

 

Che quando penso di sapere tutto ancora non so’ niente

 

Che un solo giorno può essere più importante di molti anni

 

Che si può conversare con le stelle

 

Che ci si può confessare alla luna

 

Che si può viaggiare nell’infinito

 

Che è salutare sentire buone parole

 

Che anche essere gentili fa bene alla salute

 

Che è necessario sognare

 

Che si può essere bambini tutta la vita

 

Che il nostro essere è libero

 

Che Dio non vieta nulla in nome dell’amore

 

Che giudicarsi non è importante quando realmente importa è la pace interiore

 

E finalmente ho appreso… che non si può morire per imparare a vivere.

 

(William Shakespeare)

 

 

Autunno

 

Ungaretti “Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”.

 

Povero non è chi possiede poco, ma chi desidera di più.  (Lucio Anneo Seneca)

 

Nessuno è libero se non è padrone di se stesso (Epitteto)

 

La legge è uguale per tutti: vieta sia ai ricchi che ai poveri di dormire sotto i ponti. (Anatole France)

 

John Kennedy: «Non andiamo a negoziare sotto la morsa della paura. Ma non facciamoci prendere dalla paura di negoziare».

 

Il colloquio è fatto solo di parole, ma le parole non si dicono solo, si ascoltano anche.

Ascoltare non è prestare l’orecchio, è farsi condurre.

Se poi invece della parola c’è il silenzio dell’altro, allora ci si fa guidare da quel silenzio.

(Umberto Galimberti)

 

Da “La Stampa 17 settembre 2016” Buongiorno di Massimo Gramellini

 

Con Ciampi se ne va un tipo di italiano che non esiste più. I suoi meriti e demeriti li giudicherà la Storia, se ne sarà capace. Ma era un italiano da esportazione, rispettato perché rispettabile e rispettoso del proprio ruolo, degli avversari e delle istituzioni. Faceva parte di quella generazione forgiata dalla guerra di cui ciascuno di noi ha avuto in famiglia qualche esemplare. Persone toste, animate da una tensione ideale e da una disciplina che non impediva loro di godersi la vita, ma senza mai perdere la dignità. Retorici, a volte. Mai fasulli. Ciampi era il jolly da giocarsi nelle emergenze, il mister Wolf chiamato a risolvere problemi sempre nuovi, il bagnino di Livorno che ogni volta si tuffava per salvare il salvabile. Avrà commesso errori, come tutti. Ma, a differenza di altri, lui non ci ha mai fatto

vergognare. Forse perché, prima di essere un uomo di Stato, era un uomo. Mestiere ancora più difficile, specie per chi debba coniugarlo con quello di Stato. Nei Campi Elisi la mitologia collocava le anime di coloro che erano amati dagli dei. Mi piace pensare che adesso ci si trovi anche lui, in compagnia di Bobbio, Agnelli, Carli, Olivetti, Ferrari, Montanelli, Montalcini e tanti altri, famosi e sconosciuti, che bene o male hanno costruito questo Paese e non si possono liquidare con un rutto, come ha fatto quel Salvini, definendo il Presidente appena morto «traditore degli italiani». Detto da uno che l’italiano – inteso come grammatica – lo tradisce tutti i giorni, non fa nemmeno rabbia. Semplicemente pena.

 

HANNO DIRITTO A DIFENDERE IDEE E VALORI IN CUI CREDONO

 

Saranno vecchi, e indubbiamente lo sono. Molti altri sono anche morti. E quelli che, pur non avendo fatto i partigiani perché troppo giovani o magari ancora nemmeno venuti al mondo, sono considerati solo dei nostalgici, veterocomunisti-socialisti-repubblicani-costituzionalisti, iscritti all’Anpi per mantenere in piedi la bandiera dei loro nonni o genitori che ormai hanno fatto il loro tempo. Peccato che se il loro tempo non fosse esistito, neanche il nostro esisterebbe. E questo briciolo di memoria andrebbe mantenuto quantomeno per nutrire quel giusto rispetto per chi ha fatto la nostra storia e finché vive ha il diritto come chiunque – di dire la sua, fare le battaglie che ritiene giuste, schierarsi nello scontro politico. E addirittura votare fino a che non verrà fatta una legge che toglie questo diritto agli ultranovantenni (Ciampi che è morto ieri ne aveva novantasei), come fosse la patente di guida. Attenzione, nessuno e tantomeno il premier Matteo Renzi ha finora dichiarato in pubblico che si tratta solo di vecchi rimbambiti. Tuttavia il clima, quando si parla dei partigiani, è più o meno questo: «Ancora? I partigiani? E basta, guardiamo avanti!». Appunto, guardiamo avanti: ma per guardare meglio avanti bisogna sempre dare un’occhiata dietro, come si fa quando si guida la macchina: mai perdere di vista lo specchietto retrovisore, spesso il pericolo ti arriva alle spalle. È una delle lezioni fondamentali che mi diede mio padre quando mi insegnava a guidare.

Nel merito poi, le repliche più in voga alle critiche partigiane è che non viene toccata la prima parte della Costituzione e che non esiste alcun pericolo di deriva autoritaria nella riforma di Renzi. Replica alle repliche: è noto che per scardinare una legge basta anche modificarne un pacchetto di articoli che, seppur non definiti «fondamentali», sono sempre decisivi a mantenerla in piedi nella sua organicità e coerenza. È come se, per rimanere nella metafora automobilistica, si scegliesse una strada più tortuosa ma libera, invece di una breve ma trafficata. E la deriva autoritaria? Questo spauracchio che agita il dibattito politico? È chiaro che Renzi non è un fascista né un dittatore, quantomeno non ne ha il «physique du role» (cazzeggia troppo), ma è altrettanto vero che non sarà sempre lui il premier italiano. E allora, se un domani un Le Pen nostrano vincesse le elezioni, che succederebbe? Con una legge elettorale («un’ottima legge» l’ha definita Renzi l’altro ieri, e meno male che era disposto a cambiarla) che tra premio di maggioranza, capilista nominati e monocameralismo assegna di fatto un superpotere a chi vince le elezioni, è evidente che bisognerebbe sperare nel buon cuore del vincitore affinché non abusi dei suoi poteri. Un po’ poco. Troppo poco, soprattutto per chi la deriva autoritaria (chiamiamola così) l’ha conosciuta, combattuta e pure sconfitta. D’altra parte si chiamano partigiani proprio perché scelsero di stare da una parte. (RICCARDO BARENGHI)

 

«Io sono sempre in fuga. Sono allergico a rapporti neutrali. Se incontrare una persona non cambia la tua vita, che senso ha uscire di casa? Vivo a New York come se stessi in viaggio perché solo in viaggio che un incontro ha la possibilità di diventare memorabile». «Come in Cina anche ad Alba osservo affascinato la dinamica tra nuovo e tradizione. La vigna, la terra, rendono l’idea patriarcale non una astrazione ma una realtà con la quale si deve cimentare creativamente la nuova generazione. Come artista qual è la cosa che ti fa più paura? «Che la mano diventi avara, che le linee non siano più piene d’aria, che la voglia di essere sia diminuita dalla opacità dell’avere». C’è un tuo lavoro o progetto che ti sta particolarmente a cuore e uno invece che non avresti voluto fare? «Un verso di Ezra Pound mi è caro, dice: “Here error is all but the not done”, qui tutto è errore se non quello che non fu fatto».

 

Da “La Stampa 17 settembre 2016” di Carlo Bogliotti

 

Terra Madre, preparatevi all’immersione nel più grande mercato del mondo

In tema di mercato e sul giornale di Torino questa settimana non possiamo tacere che giovedì la città sarà invasa dal nuovo Terra Madre- Salone del Gusto, che si svolgerà gratuitamente e all’aperto nei più bei luoghi del capoluogo sabaudo. La Stampa è partner di Slow Food in quest’avventura straordinaria, che speriamo conquisterà anche i lettori abituali di queste righe. Il consiglio di oggi è: al mercato acquistate lo stretto necessario per arrivare fino a giovedì e poi preparatevi all’immersione del più grande mercato internazionale all’aperto dove trovare cibi «buoni, puliti e giusti» da ogni angolo del globo. Per una volta fare acquisti non strettamente local sarà assolutamente sostenibile, perché saranno direttamente i produttori a proporve

li: quelli della rete di Terra Madre, dei Presìdi Slow Food, i migliori espositori selezionati dalla Chiocciola. Grandi opportunità di spese eccezionali, sempre animati da curiosità e con la raccomandazione di fare domande ai diretti interessati: scoprirete nuovi mondi del cibo e gusti mai provati. Non ci dilunghiamo sul ricchissimo programma della manifestazione ma ci teniamo a darvi un consiglio in più per la spesa e per la vostra vita in cucina. Da oggi in abbinamento con il giornale, a soli 9,90 euro, potrete portarvi a casa Fare la spesa con Slow Food, il libro che mette insieme quasi 3000 indirizzi in tutta Italia dove comprare il meglio del nostro cibo e quindi poi prolungare idealmente Terra Madre Salone del Gusto quando questo avrà chiuso i battenti. Molti dei presenti sulla pubblicazione potrete incontrarli direttamente a To

rino nei prossimi giorni, tra l’altro. E sempre restando in tema di libri, concedeteci di segnalare che oggi è il giorno speciale da cui sono disponibili in anteprima sullo store http://www.slowfoodeditore.it i nuovi titoli di Slow Food Editore in uscita per l’evento: A tavola senza sprechi, il ricettario per il recupero degli avanzi e degli scarti di carne, pesce e verdure; Ricette di Piemonte, per celebrare la grande tradizione della regione che per cinque giorni sarà al centro del mondo gastronomico; la speciale Guida al Parmigiano Reggiano, su cui torneremo, e, infine, la tanto attesa nuova edizione 2017 di Osterie d’Italia. Potrete averli per primi acquistando on line o a Terra Madre nella speciale Libreria del Gusto che allestiremo in Piazza Castello. http://www.slowfood.it

«Dice il filosofo: lo scrittore degno di fede è colui che fa cronaca. Nel libro spiego che io non ho fantasia, non so inventare, racconto quello che vedo e vivo. Tutto qui».

 

Un altro mondo è possibile

 

un mondo d’amore

un mondo senza guerre

dove il lavoro non sia un peso ma un piacere

un mondo dove non ci sia fame

e quindi non ci sia ingordigia

dove non ci sia repressione sessuale

e quindi non ci sia voracità sessuale

dove tutti abbiano una casa

e non ci siano potenti in grandi palazzi

dove per salire non sia necessario calpestare la testa di un altro

dove nessuno cerchi di essere il più intelligente,

la più bella, il più forte, il migliore,

dove quello che usiamo è quello che ci serve

non quello che ci ordinano la pubblicità e la moda

dove possiamo essere diversi ed amarci

dove ci comportiamo con la Madre Natura con

l’amore di figli, non come suoi nemici

dove il tempo sia per vivere

non per produrre e consumare

un mondo che non sarà come io voglio che sia

ma come l’umanità che lo costruisce decida che sia

un mondo di luce che appena possiamo sospettare tra le

tenebre in cui viviamo facciamolo

 

Il più raro fiore

 

Non sono solo i frutti maturi, anche i fiori sono belli.

Se servano i fiori ai frutti o i frutti a fiori chi lo sa?

Il più prezioso, il più raro fiore

è all’amico l’amico.

Lontano o vicino, nella felicità o nell’infelicità,

l’uomo riconosce nell’altro

colui che fedelmente aiuta alla libertà e a essere uomo.

 

La nuvola nasconde le stelle e canta vittoria ma poi svanisce, Le stelle durano. (Tagore)

 

Credo nel potere del riso e delle lacrime, come antitodo all’odio e al all’amore- (Charlie Chaplin)

 

Mai rassegnarsi, mai scappare. Meglio affrontare tutto, e soffrire. Non è poi così male ma mai, in nessun caso, rassegnarsi. Resistere. (Etty Hillesum)

 

 

Dedicato ai miei figli

 

I sacrifici miei

voi non li capirete mai;

nel fiore dell’età

in giro per città

solo senza amore

e senza affetto

per il bene dei miei figli.

Quando, se Dio vorrà

i capelli bianchi avrò

più nessuno si ricorderà.

Pentito non son

dei sacrifici miei,

anche se mi avrete

dimenticato.  (Selvino Simpsi)

 

Un Uomo Giusto, l’Unico. (Giorgio Gaber)

 

“Giustizia è punire ma poi perdonare, Umanità è comprendere e aiutare”

.per chi è responsabile la domanda ultima non è come me la cavo eroicamente in questo affare, ma quale potrà essere la vita della generazione che viene… (Bonhoeffer)

 

Ho deciso di incoraggiare i giovani… Perciò li incoraggerò generosamente, li incoraggerò

nel loro insieme… Ma non li metterò ad ingrassare nelle gabbie. Non gli darò frutta

avvelenata. Non li trasformerò in immagini a orologeria e in ombre parlanti. Non prosciugherò

il sangue della loro vita. Tutto questo possono farlo da soli.

(Margareth Atwood, Microfiction, 2006)

 

Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata.

 

 

2016: (Questa sarå l’unica volta che vedrai questo fenomeno nella tua vita).

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ll mese di Luglio di qust’anno avrà 5 venerdì, 5 sabato e 5 domeniche. Questo succede solo una volta ogni 823 anni. I Cinesi chiamano questo “Tasca piena di soldi”.

 

 

Vivere nel mondo di oggi ed essere contro

l’uguaglianza per motivi di razza o colore

è come vivere in Alaska ed essere contro la neve.

(William Faulkner)

 

Signore,

la mia vita declina di giorno in giorno

e crescono i miei peccati.

O Signore, Dio nelle anime e dei corpi

tu che conosci la mia estrema debolezza

concedimi la tua forza

sostienimi nella tua miseria.

Tu che sei il mio potente sostegno

e sai che sono stimato da molti

dammi un cuore riconoscente e grato

che non  dimentichi i tuoi doni.

Dimentica i miei numerosi peccati

perdona tutti i miei tradimenti

non disprezzare la mia preghiera

e conservami la tua grazia fino alla fine

perché la tua misericordia con me

non ha mai avuto fine.

Sei stato il mio aiuto,

sii ancora il mio custode.

Amen.

 

Preghiera di Efrem il Siro

 

 

Preghiera di Teresa Higginson al Sacro Cuore di Gesù

 

O Sacro Capo di Gesù, Tempio della Divina Sapienza, che guidate tutti i moti del Sacro Cuore, ispirate e dirigete tutti i miei pensieri, le mie parole, le mie azioni.

 

Come voi avete promesso, siate il Rimedio contro i grandi flagelli del nostro tempo: l’orgoglio intellettuale e l’infedeltà.

 

Per le Vostre Sofferenze, o Gesù, per la Vostra Passione dal Getsemani al Calvario, per la Corona di spine che straziò la Vostra Fronte, per il Vostro Sangue Prezioso, per la Vostra Croce, per l’amore ed il dolore della Vostra Madre, fate trionfare il Vostro Desiderio per la Gloria di Dio, la salvezza delle anime e la gioia del Vostro Sacro Cuore. Amen

 

 

 

Ai bambini Rom, che mi hanno insegnato che oltre a ciascun confine c’è sempre un mondo da inventare. (Giorgia Peano)

 

I confini fra “noi” e “gli altri” sono effimeri e mutevoli come il riflesso nell’acqua.

(Jane Dick ZattA, 1988)

 

Le frasi sono tratte da un libro di un insegnante/ricercatrice Giorgia Peano sui bambini rom a scuola – Editrice Cisu.

 

La vita è un cammino…continuiamo a colorare…la realtà

 

E’ importante sapere che le nuvole non muovono le montagne. Il lavoro, l’impegnativo lavoro muove le montagne. (Danilo Dolci)

 

Il denaro come se la gente contasse qualcosa…

 

La salvezza del mondo stà proprio nelle mani dei disadattati, di quelli che non si “adattano” alle sue logiche.

 

(Martin Luther King)

 

Rupert Murdoch qualche anno fa ha sintetizzato così: «Il mondo sta cambiando rapidamente. Non sarà chi è grande a battere chi è piccolo. Ma sarà chi è veloce a battere chi è lento».

 

Mai la natura mi è parsa così commovente e delicata. (V. Van Gogh)

Basta un attimo, per abituarsi al futuro.

Tempi bui per la frutta di stagione

Buona domenica!

 

L’uomo ha inventato la bomba atomica, ma non esiste topo al mondo che inventerebbe la trappola per topi. (Albert Einstein)

 

Ciò che rende così preziosa la vita umana è la sua natura effimera. E non nel senso che dura poco, ma perchè non ritornerà mai più. (S.Hagen)

 

La speranza non è ottimismo

La speranza non è convinzione

Che ciò che stiamo facendo avrà successo.

La speranza è la certezza

Che ciò che stiamo facendo ha un significato. (Vaclal Havel)

 

Per unirsi, bisogna amarsi; per amarsi bisogna conoscersi;

Per conoscersi bisogna andare l’uno contro l’altro.  (Joseph D- Mercier)

 

L’uomo che viaggia solo può partire oggi; ma chi viaggia in compagnia deve aspettare che l’altro sia pronto.       (Henry David Thoreau)

 

In questo senso penso che anche i frammenti di memoria che costituiscono le pagine dei giornali e compongono il nostro mondo sono spinti verso il futuro. Tempo fa su «Le Monde» è uscita una mia intervista, in prima pagina era annunciato «La voix de Pistoletto; un artiste qui veut changer le monde», che finiva per essere quasi un gioco di parole. Sia chiaro io non voglio cambiare «Le Monde», ma mi auguro che «La Stampa» con i suoi 150 anni ci aiuti a cambiare il mondo.

 

Bisogna combatterle come le pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative. (Etty Hillesum)

 

Similmente una preghiera indiana dice: “O grande Spirito, non permettere che io giudichi il camminare dell’altro fin quando non abbia fatto molte leghe con le sue scarpe.

 

Cosa è l’avarizia? E’ il continuo vivere in povertà per paura della povertà.

 

Beato l’uomo

 

Beato l’uomo

che non segue le parole d’ordine del partito

non assiste ai suoi comizi

non siede a mensa con i gangster

o con i generali nel Consiglio di guerra.

Beato l’uomo

che non spia il proprio fratello

non denuncia il compagno di colleggio.

Beato l’uomo

che non legge gli annunci commerciali

non ascolta la loro radio

non crede ai loro slogan

 

Felice chi capisce che si deve cambiare molto per essere sempre lo stesso (Helder Camara)

 

La leva principale è continuare ad inventare la vita, poco importa che duri, l’importante è che sia piena. (Salvaore Natoli)

 

O donne povere e sole, violentate da chi non vi conosce.

Donne che avete mani sull’infanzia esultanti segreti d’amore, tenete conto che la vostra voracità naturale non sarà mai saziata.

Mangerete polvere come io mangio polvere cercherete di impazzire e non ci riuscirete, avrete sempre il filo della ragione che vi taglierà in due.

Ma da queste profonde ferite usciranno farfalle libere.

 

ALDA MERINI

 

Farsi aiutare da qualcuno non vuol dire aver fallito ma non essere soli.

 

Chi vuol lavorare nel mondo, non può farlo, senza sporcarsi le mani” ( Carl Gustav Jung)

il momento di impegnarsi, oggi, con forza e determinazione, per fare in modo che i giovani del domani non vivano in un mondo rovesciato.

Io senza i miei Amici (fratelli di viaggio) non sarei lo stesso!

 

…“È meglio formare alla realtà e alla durezza del vivere sociale che immettere nella società generazioni di servi o di caporali”…questa società non è atea perché non crede in Dio, ma è atea perché non ama l’uomo”…   (Mario Rossi)

 

Ora sono con te ma quando tu sarai al governo io sarò contro di te perché in mezzo alla gente. (dalla lettera di don Milani a Pipetta, un comunista)

 

Per tutta la vita siamo messi di fronte a decisioni angosciose, a scelte morali. Alcune di esse importantissime, la maggior parte meno importanti. E noi siamo determinati dalle scelte che abbiamo fatto, siamo in effetti la somma totale delle nostre scelte. Gli avvenimenti si snodano così imprevedibilmente, così ingiustamente. La felicità umana non sembra fosse inclusa nel disegno della creazione, siamo solo noi, con la nostra capacità di amare, che diamo significato all’universo indifferente. Eppure la maggior parte degli esseri umani sembra avere la forza di insistere e perfino di trovare gioia nelle cose semplici: nel loro lavoro, nella loro famiglia e nella speranza che le generazioni future possano capire di più.

(Woody Allen – Crimini e misfatti)

 

Se guadagni molto denaro,

mettilo a disposizione per aiutare

gli altri quando sei ancora in vita.

Questa è la maggiore soddisfazione

che la ricchezza ti possa dare.

 

Rispetto verso te stesso;

Rispetto verso gli altri;

Responsabilità per tutte le azioni.

 

“Se l’ape scomparisse dalla faccia della terra, all’uomo resterebbero soltanto quattro anni di vita.

Senza api non ci sarebbero più impollinazione, piante, animali e ….l’uomo. (Albert Einstein)

Ricordare è un dovere, dimenticare

una consolazione               (Robert Shaaban, poeta tanzaniano)

 

…Fà ciò che pensi

pensa ciò che fai

e arrivi ovunque…non fermarsi mai, il futuro dobbiamo scriverlo non leggerlo…”

Chi sogna di giorno conosce molte cose che sfuggono a chi sogna solo di notte. (Alan Poe)

 

Non offendere non giudicare gli altri per i loro parenti,

parla lentamente, ma pensa con rapidità.

 

Solo coloro che sono abbastanza folli da pensare di cambiare il mondo, lo cambiano davvero. Ci auguriamo e auguriamo di essere un po’ folli!

(Milan Kundera)

 

Innamoratevi

 

Se non vi innamorate è tutto morto.

Vi dovete innamorare e diventa tutto vivo, si muove tutto.

Dilapidate la gioia, sperperate l’allegria.

Siate tristi e taciturni con l’esuberanza.

Fate soffiare in faccia alla gente la felicità.

Per trasmettere la felicità, bisogna essere felici e per trasmettere il dolore bisogna essere felici.

Siate felici.

Dovete patire, stare male, soffrire.

Non abbiate paura a soffrire. Tutto il mondo soffre.

E se non vi riesce, non avete i mezzi, non vi preoccupate, tanto per fare poesia una sola cosa è necessaria: tutto.

E non cercate la novità. La novità è la cosa più vecchia che ci sia!

(R. Benigni- La Tigre e la neve)

 

Il sorriso non lo perder mai.. Qualunque cosa ti accada : Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Sono sempre i sogni a fare la realtà.

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo e sogna chi ti dice che non è così e sogna chi non crede che sia tutto qui.

 

Quando nascono tutti belli,

quando poi si sposano tutti signori,

quando muiono tutti bravi. (Detto piemontese)

 

Ogni bambino parla il messaggio

che Dio non è ancora scoraggiato dell’uomo. (Robindranath Tagore)

 

Se l’universo si espande, perché non riesco mai a trovare un parcheggio? 🙂

(Woody Allen)

 

A fare i veri martiri non è la pena che si soffre, ma la causa per cui si soffre. (Sant’Agostino)

 

 

“Chi non farà niente per cambiare, cadrà in un lamentoso pessimismo. Chi comincerà a fare qualcosa, si acc0gerà che “proprio ora germoglia” (Isaia 43,19)

 

 

Le cose non succedono. Le cose vengono fatte succedere. (John Fitzgeral Kennedy)

 

Iniziare un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi. (Roberto Benigni)

 

Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell’Occidente e che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente, né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto. (Dalai Lama)

 

Ai folli, agli anticonformisti, ai ribelli, ai piantagrane, ai pioli rotondi nei buchi quadrati,

a tutti coloro che vedono le cose in modo diverso e non amano le regole

perché solo coloro che sono abbastanza folli

da pensare di poter cambiare il mondo

lo cambiano davvero.

 

Chi lavora con le sue mani è un lavoratore

Chi lavora con le sue mani e la sua testa è un artigiano

Chi lavora con le sue mani e la sua testa ed il cuore, è un artista. (San Francesco d’Assisi)

 

Il Successo non è definitivo

Il Fallimento non è fatale

Ciò che conta è il coraggio di andare avanti. (Winston Churchill).

 

Dicono che il tempo sistema tutte le cose, io ho aspettato un’ora seduta sperando che mi sistemasse casa, ma niente. (Mafalda)

 

Se tu hai una mela, e io ho una mela e cè le scambiamo, allora tu ed io abbiamo sempre una mela per uno.

Ma se tu hai un’idea, ed io ho un’idea, e cè le scambiamo, allora abbiamo entrambi due idee. (Giorgio Bernard Shaw 1856-1850)

 

Non credere che si possa diventare felici procurando l’infelicità altrui. (Seneca 4 a.c. – 85 d.c.)

 

La felicità è una scelta quotidiana. Non la trovi in assenza di problemi. La trovi nonostante i problemi.

 

Approvazione

C’è un posto nel tuo cuore?  Si! Ma non aspettarti il posto fisso!

 

“L’importante e che ci metti cuore e testa messi   insieme e le gambe per camminare, se passa giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, e come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. E come se mi fossi dimenticato di svegliarmi.”

 

Nessuno è straniero

 

Se il tuo computer è americano

il tuo videoregistratore è giapponese

e il tuo compact è coreano

se la tua benzina è araba

e la settimana bianca la fai in Austria

e il tuo caffè è brasiliano

e il tuo ristorante preferito è il cinese

Come fai a dire che

Il tuo vicino è straniero ?

 

La speranza è come una strada di campagna perchè la gente inizia a percorrerla. (Proverbio indiano)

 

Il punto d’incontro tra le culture non può essere nè la mia casa, nè quella del vicino: esso si trova all’incrocio tra le strade. fuori dalle mura, laddove potremmo eventualmente decidere di piantare una tenda, per il nostro presente. (Raion Pannikar)

 

“Nulla si crea nulla si distrugge

tutto si trasforma.”

 

Giudica il tuo successo in relazione a ciò a cui dovresti Rinunciare per ottenerlo.

 

LA SOLITUDINE CHE CI SPAVENTA

 

“Dovremmo insegnare ai nostri figli a non avere paura della solitudine. É uno spazio potente di creatività… Dovremmo sollecitare questi momenti invece di richiamarli continuamente a noi… La solitudine non é fuga, ma il tempo della pausa, del silenzio, della contemplazione, del riparo…”

PENNY

 

L’uomo che viaggia solo può partire oggi; ma chi viaggia in compagnia deve aspettare che l’altro sia pronto.

(Henry David Thoreau)

 

 

PER    FARE  NATALE

 

Per  fare  Natale  ci  vuole  la  N

N   di neve   che leggera cade  giù

N  di  nascita  del  Nostro   Bambino  Gesù

Per  fare  Natale   ci  vuole   la   A

A   di   Amore  tra  gli  uomini  sulla  Terra

A   di  Amicizia,  che  non  ci  sia  mai  più   guerra

Per  fare  Natale  ci  vuole   la   T

T   di  tavolo imbandito  perchè  nessuno  soffra  più  la fame

T  di   tappeto per  giocare  sdraiati insieme

Per   fare Natale  ci  vuole  la A

A   di  Affetto  che  ti  fa   stare  in  allegria

A   di  Acqua  per  tutti  da  bere  in  compagnia

Per   fare  Natale  ci   vuole la  L

L  di   luci  che illuminano  il   nostro   girotondo

L  di  Libertà  in  tutto  il  mondo

Per  fare  Natale   ci  vuole  la  E

E   di  Educazione  per  fare   diventare  il   mondo  migliore

E   di   Emozioni  che   ti  rallegrano  il  cuore

E   di   Evviva,  Evviva  il  Natale , Evviva   la   Festa!

 

“La brama di ricchezze è la radice di tutti i mali” (San Paolo)

 

Ogni essere umano è irrepetibile. Voler sostituire al posto della coscienza personale una collettiva è il primo passo verso il totalitarismo.     (Hermann Hesse)

 

Sperare non è sognare

ma è la capacità

di trasformare un sogno

in realtà.

 

Chi semina amore, raccoglie felicità. (W. Shakespeare)

 

Imparare sul passato,

viaggiare nel presente,

sognare per l’avvenire.

Per l’uomo, l’avvenire è più importante dei passato e del presente.

 

…se finalmente lo facessimo per noi stessi? Se smettessimo una buona volta l’abito servile di pensare che si fa per i turisti o per i profitti e capissimo che il patrimonio culturale nazionale va conosciuto, custodito e amato innanzitutto per noi stessi?… (10 gennaio 2017Antonio Scurati, La Stampa)

 

Ludwig Wittgenstein: “Su ciò di cui non si può parlare si deve tacere”.

 

E il 91enne Bauman, con la velocità di un adolescente, digitava in tempo reale: «Paura e odio hanno le stesse origini e si nutrono dello stesso cibo: ricordano i gemelli siamesi condannati a trascorrere tutta la vita in compagnia reciproca: in molti casi non solo sono nati insieme ma possono solo morire insieme». Per ora è morto il suo Novecento.

 

«La sofferenza è reale, ma anche Dio». Il finale l’ho sempre visto così: «Padre, nelle tue mani rimetto il mio spirito». © 2017 La nave di Teseo editore, Milano Franco Battiato

 

Imparare sul passato,

viaggiare nel presente,

sognare per l’avvenire.

 

Non è la storia che si ripete: è l’uomo che è sempre uguale.

 

Se incontri uno sconosciuto e hai paura, pensa che potrebbe essere un angelo. (Traduzione Islamica)

 

Non elemosinate attenzione,

non elemosinate amicizia,

non elemosinate amore.

Ogni emozione deve avere la forza d’essere,

senza bisogno di chiederla.

 

Se questo è un uomo

 

Voi che vivete sicuri

Nelle vostre tiepide case,

Voi che trovate tornando a sera

Il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

Che lavora nel fango

Che non conosce pace

Che lotta per mezzo pane

Che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna,

Senza capelli e senza nome

Senza più forza di ricordare

Vuoti gli occhi e freddo il grembo

Come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

Stando in casa andando per via,

Coricandovi alzandovi;

Ripetetele ai vostri figli.

O vi si sfaccia la casa,

La malattia vi impedisca,

I vostri nati torcano il viso da voi. (Primo Levi)

 

E’ Natale

E’ Natale ogni volta che sorridi a un fratello e gli tendi la mano.

E’ Natale ogni volta che rimani in silenzio per ascoltare l’altro.

E’  Natale ogni volta che non accetti quei principi che relegano gli oppressi ai margini della società.

E’ Natale ogni volta che speri con quelli che disperano nella povertà fisica e spirituale.

E’ Natale ogni volta che riconosci con umiltà i tuoi limiti e la tua debolezza.

E’ Natale ogni volta che permetti al Signore di rinascere per donarlo agli altri.

 

È Natale. Il Dio Gesù, che nasce uomo, come noi tra le difficoltà della vita, nelle nostre città irrespirabili, nei nostri paesi martoriati, porti consolazione e pace a tutti coloro che sono vicini alla nostra comunità. Ma il nostro pensiero e la nostra preghiera vanno soprattutto alle persone che fuggono, soffrono, sono angosciate, lasciano le loro case e i loro cari per la guerra, la fame, le calamità naturali. A coloro che sono scartati, non accolti, abbandonati. Gloria a Dio e pace a noi tutti, che egli ama!

 

 

Prendi un sorriso,

regalalo a chi non l’ha mai avuto.

Prendi un raggio di sole,

fallo volare là dove regna la notte.

Scopri una sorgente,

fa bagnare chi vive nel fango.

Prendi una lacrima,

posala sul volto di chi non ha pianto.

Prendi il coraggio,

mettilo nell’animo di chi non sa lottare.

Scopri la vita,

raccontala a chi non sa capirla.

Prendi la speranza,

e vivi nella sua luce.

Prendi la bontà,

e donala a chi non sa donare.

Scopri l’amore,

e fallo conoscere al mondo.

[M. Gandhi]

 

 

Se la terra

fu ritenuta degna

di accogliere l’uomo Gesù Cristo,

se è vissuto un uomo come Gesù,

allora e solo allora

per noi uomini

ha un senso vivere.  (Dietrich bonhoeffer)

 

È bello quando ti fanno il funerale e poi li smentisci.

Io vivo per questo, per ricacciare in bocca le parole avventate. (Gianluigi Buffon)

 

Si educa molto con quello che si dice, ancor più con quello che si fa, molto di più con quello che si è” (Sant’Ignazio di Antiochia)

 

Se avessimo buona memoria ci ricorderemo di dimenticare (Delfino Maria Russo)

 

Perché io non credo che le cose profonde e importanti, curate e ben fatte, quelle che dietro hanno impegno e idee, passino senza lasciare traccia. Se dalle guerre nascono altre guerre, dal bene discende il bene e dal bello il bello.  Poi, naturalmente, ci sono  i libri. Ne basta già uno solo  per far nascere un pensiero; e qui da noi a Torino si sa, tutto l’anno è “tempo di libri”. (Cristina Caccia Tuttolibri 7 ottobre 2016)

 

La Stampa del 4 ottobre 2016

 

SECPNDO ME di Ugo Magri: Parmigiano, 59 anni, iniziò a raccontare la politica nel 1981 sulla «Voce Repubblicana». È stato vicedirettore del defunto settimanale «Epoca». A «La Stampa» dal 1996, ha seguito passo passo la parabola del berlusconismo. Oggi è corrispondente dal Quirinale.

 

Sinceramente non capisco questo clima da ultimatum sul referendum. Il Sì o il No non sono sulla riforma della Costituzione ma su questa riforma della Costituzione. Quale che sarà l’esito, nulla vieta che il giorno dopo qualcuno proponga un nuova riforma. Tutti dicono che il risultato ce lo terremo per trent’anni (oggi ho sentito cinquanta): mi si spieghi la ragione (spero che la risposta non stia nella natura stessa dei referendum, perché si tratterebbe di una stupidaggine – magari sancita dalla Costituzione). GIANCARLO FOGLIA

 

Caro Foglia, trenta e cinquant’anni sono semplici modi di dire, argomenti banali, non li prenderei troppo alla lettera. Tutto dipende dal contesto storico. In certi momenti, quelli più drammatici che in cuor suo nessuno si augura, le Costituzioni vengono fatte (o disfatte) a tempo di record; pochi mesi nel passato sono bastati per autentiche rivoluzioni. Quando invece non c’è questa urgenza di cambiare, perché si attraversano tempi di aurea mediocrità, felicemente ordinari, correggere anche una sola virgola può richiedere sforzi prolungati. Dunque sono d’accordo con lei: qualora un domani le circostanze lo rendessero davvero necessario, nulla vie

terebbe di tornarci su e in fretta, nonostante il referendum, magari addirittura contro l’opinione che verrà espressa dalla maggioranza degli elettori. Vuole la mia personale previsione? Eccola qua: apocalittica. Qualunque cosa decidano gli italiani, il 4 dicembre saremo all’anno zero delle riforme costituzionali. Altre ce ne dovremo attendere a stretto giro di posta perché viviamo in un mondo di cambiamenti rapidi e radicali. La pace nel mondo non è più garantita, l’Europa scricchiola, terrorismo e migrazioni lanciano sfide epocali. Già adesso la politica non è più lontana parente di quella che molti di noi ricordano, a cavallo del millennio. Evolve il modo stesso di intendere la democrazia: c’erano una volta i sindacati e i partiti, adesso domina il web. Onde emotive si propagano attraverso i social media, ogni leadership si misura coi tweet, le decisioni devono essere fulminee e in 140 caratteri max. Magari sopravviverà la prima parte della Costituzione, quella che scolpisce i principi. Ma tutto il resto dell’ordinamento sarà in discussione. La riforma Boschi non è altro, a parer mio, che un semplice aperitivo di quanto potrà accadere. Prepariamoci sereni.

http://www.lastampa.it/lettere

 

 

…anche comuni cittadini, forse per darsi un tono come pappagalli usano ripetere: «Io sono di sinistra e democratico». Orbene, sicuramente per scarsa cultura, non riesco a capire il significato di tale espressione, in quanto la sinistra era nata per tutelare i più deboli e la democrazia per mettere tutti i cittadini sullo stesso piano. Cosa rappresenta oggi che un operaio dica sono di sinistra, quando proprio la sinistra tutela solo le poltrone della casta senza pensare ad aumentare i salari e i posti di lavoro? Che significato ha che un vip dica sono di sinistra quando ha fatto soldi a palate e mai si è interessato di coloro che per andare ad assistere a un suo spettacolo hanno pagato quanto guadagnato in vari giorni? A onor del vero anche gli altri partiti mai hanno dato un buon esempio, ma almeno non si sono riempiti la bocca con paroloni…

 

….bisogna raccontare i fatti con onestà e senza ipocrisia». Per raccontare i fatti, bisogna andare dove questi accadono. È necessario partire, quindi. Conta solo quello che saprai fare. Ogni volta si ricomincia da capo.

 

 

…l’amore non fa sparire le malattie, non impedisce le morti premature. Ma è lì, scorre in chi resta. Dona la vita di una qualità che supera il valico della morte, che si fa davvero eterna, e non per modo di dire.

 

…in attesa delle leggi, della politica usiamo il buon senso….

 

…finché c’è vita, c’è speranza. E la vita va avanti, nonostante tutto…

 

…convivere stando insieme senza l’uso della violenza e nel rispetto gli uni degli altri”….

 

De André che dice: “Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fiori”

 

“Esco a camminare per la cintura cosmica del sud.

Cammino nella regione più vegetale del tempo e della luce.

Camminando sento tutta la pelle dell’America nel mio piede.

E col mio sangue scorre un torrente che libera nella mia voce la sua forza”

(da “Canción con todos”, di Violeta Parra, resa celebre dalla splendida voce di Mercedes Sosa, cantante argentina)

I comuneros indigeni misak del nord del Cauca in Colombia ci ricordano che si deve “recuperare la terra per recuperare tutto …

 

…questo dobbiamo pensare con la nostra testa, parlando il nostro idioma, studiando la nostra storia, analizzando e trasmettendo le nostre esperienze come anche quelle di altri popoli” (Cabildo indigeno di Guambia, 1980).

 

E il popolo Nasa, in Colombia, nella loro mobilitazione, la minga sociale e comunitaria, affermano che “la parola senza l’azione è vuoto. L’azione senza la parola è cieca. L’azione e la parola senza lo spirito della comunità sono la morte”. Autonomia, comunidalidad, relazioni e territorio sono intimamente legati nel nuovo pensiero di AbyaYala/Afro/Latino-America. In questo contesto, la grande sfida per la sinistra e l’autonomia è imparare “a sentire e pensare” con la Terra, ad ascoltare profondamente sia il grido dei poveri che il grido della terra.” (Leonardo Boff)

 

Ma non importa, perché “la speranza non è la certezza che una cosa accadrà, ma che ha senso perseguirla, accada quel che accada” (Esteva).

 

“Il possibile è stato già fatto, ora puntiamo all’impossibile” (Attivisti indigeni, contadini e afrodiscendenti, Tramas y Mingas para el Buen Vivir, Papayan, 2014).

 

…ricordiamoci che solo da noi dipende la nostra felicità.

 

Come la natura avvolge il mondo con il suo abbraccio gentile, così l’amicizia avvolge le nostre vite!

(tratto da scritti africani)

 

Per unirsi, bisogna amarsi; per amarsi bisogna conoscersi;

Per conoscersi bisogna andare l’uno contro l’altro.  (Joseph D- Mercier)

 

Vivere nel mondo di oggi ed essere contro

l’uguaglianza per motivi di razza o colore

è come vivere in Alaska ed essere contro la ne (William Faulkner)

 

 

E’ la canzone dell’acqua

E’ una cosa eterna.

E’ la linfa profonda

Che fa maturare i campi.

E’ sangue di poeti

Che lasciarono smarrire

le loro anime nei sentieri

della Natura

che armonia spande

sgorgando dalla roccia!

Si abbandona agli uomini

con le sue dolci cadenze.

 

Gli alberi che cantano

si spezzano e seccano,

E diventano pianure

le montagne serene.

Ma la canzone dell’acqua

è una cosa eterna.      (Federico Garcia Lorca)

 

L’anima dell’uomo

somiglia all’acqua;

essa viene dal cielo,

al cielo sale,

e di nuovo ritorno

sulla terra in perenne vicenda

 

L’acqua la insegna la sete

la terra gli oceani trascorsi.

lo slancio l’angoscia,

la pace la raccontano le battaglie,

L’amore, i tumuli della memoria

gli uccelli, la neve.        (Emily Dickinson)

 

Spendi l’amore a piene mani!

L’amore è l’unico tesoro

Che si moltiplica per divisione:

è l’unico dono che aumenta

quanto più ne sottrai.

E’ l’unica impresa nella quale

Più si spende e più si guadagna.

Regalo, buttalo via,

spargilo ai quattro venti,

vuotati le tasche,

scuoti il cesto,

capovolgi il bicchiere

e domani ne avrai più di prima. (Anonimo)

 

“Dimmi quanto pesa un fiocco di neve” chiese un giorno la Cinciallegra alla colomba: “Proprio nulla!” fu la risposta

Ed allora la cinciallegra raccontò alla colomba una storia.

“Ero sul ramo di un pino quando cominciò a nevicare. Non era una tempesta, no. Era quasi un sogno, piano piano, con calma. Poiché non avevo nulla da fare, mi sono messa a contare i fiocchi di neve che si posavano sul ramo su cui ero appollaiata. Ne caddero 3.751.952. Quando cadde il 3.751.953 fiocco, proprio nulla, come tu l’hai definito, il ramo si spezzò..

Detto questo la cinciallegra se né volò via.

La colomba, un’autorità per le questioni della pace dall’epoca di un certo Noè, riflettè un momento e poi mormorò: “Forse manca proprio soltanto  una persona perché tutto cambi e il mondo possa vivere in pace”.

Molti dicono: “A cosa serve, che peso può avere la voglia di pace di pochi illusi? A noi la risposta?

 

Accendi anche solo

Un barlume di speranza

E non sarai vissuto invano

Ogni fiore che sboccia,

ogni bimbo che nasce

è segno che Dio non è

ancora stanco del mondo.   (Tagore)

 

La pace non può essere mantenuta con la forza. Può essere solo raggiunta con la comprensione. (Albert Einstein)

 

Ricordatevi della vostra umanità e dimenticate il resto.

 

 

 

Da “Torinosette” del 23 dicembre 2016 di Cristina Caccia (Perline)

 

Buon Natale, qualsiasi significato ciascuno dia alla festa. I nostri rubrichisti da due settimane si confrontano col tema, ognuno in modo diverso e originale, chi lo ama, chi  lo vorrebbe addirittura cancellare dal calendario. Ma Natale significa speranza, e quest’anno pare davvero una parola grossa. Troppe brutte notizie in giro, troppe guerre, disonestà o anche solo insensatezze. Gente cattiva, e tanta, tantissima che non pensa. Chi crede vede un dio nascere in una mangiatoia anche per gente così. Per gli assassini, per gli affamatori, per schiavisti, violenti, stupratori. E pure per gli ipocriti e per chi passa il tempo a fare selfie e dab su Snapchat. Il bimbo nasce ogni anno per tutti, dice chi crede. E se ne stupisce ogni anno, e si chiede tra sé “ma chi gliel’ha fatto fare”. Eppure ogni anno poi tace davanti alla grotta abitata e pensa: chi sono io per avere meno speranza di  lui?

 

L’augurio per le Feste questo è: fate bene, se potete.

 

Da “La Stampa” del 23 dicembre 2016

 

 

Un altro mondo è possibile

 

un mondo d’amore

un mondo senza guerre

dove il lavoro non sia un peso ma un piacere

un mondo dove non ci sia fame

e quindi non ci sia ingordigia

dove non ci sia repressione sessuale

e quindi non ci sia voracità sessuale

dove tutti abbiano una casa

e non ci siano potenti in grandi palazzi

dove per salire non sia necessario calpestare la testa di un altro

dove nessuno cerchi di essere il più intelligente,

la più bella, il più forte, il migliore,

dove quello che usiamo è quello che ci serve

non quello che ci ordinano la pubblicità e la moda

dove possiamo essere diversi ed amarci

dove ci comportiamo con la Madre Natura con

l’amore di figli, non come suoi nemici

dove il tempo sia per vivere

non per produrre e consumare

un mondo che non sarà come io voglio che sia

ma come l’umanità che lo costruisce decida che sia

un mondo di luce che appena possiamo sospettare tra le

tenebre in cui viviamo facciamolo

 

 

Il più raro fiore

 

Non sono solo i frutti maturi, anche i fiori sono belli.

Se servano i fiori ai frutti o i frutti a fiori chi lo sa?

Il più prezioso, il più raro fiore

è all’amico l’amico.

Lontano o vicino, nella felicità o nell’infelicità,

l’uomo riconosce nell’altro

colui che fedelmente aiuta alla libertà e a essere uomo.

 

Possiamo fare molte cose per ribellarci al dominio della guerra. Possiamo coltivare, prima di tutto, la capacità di riconoscere i nessi tra lotte diverse, quella che Angela Davis chiama trasversalità, possiamo gettare manciate di sabbia nei molti ingranaggi della guerra che abbiamo nei nostri territori, possiamo sostenere la diplomazia popolare dei corpi civili di pace, possiamo promuovere azioni creative di disturbo e disobbedienza, possiamo mettere al centro i temi del disarmo, della denuclearizzazione, della conversione dell’industria delle armi (FRANCESCO MARTONE da “info.comune)

 

…incontrare l’altro non significa farsi un’immagine della sua situazione, ma assumersi una responsabilità senza attendersi reciprocità, fino all’ardua ma arricchente sfida di una relazione asimmetrica, disinteressata e gratuita. Solo così la vicenda dell’incontro con lo straniero si fa occasione di umanità per tutti… (Enzo Bianchi)

 

I terroristi usano il lavaggio del cervello e quindi il nostro impegno deve essere eminentemente culturale in Egitto e in tutto il Medio Oriente per spuntare le armi. (Mons. Antonios Aziz, vescovo emerito di Giza in Egitto)

Forse è una strada più lunga ma sicuramente meno ipocrita e più duratura. (Tonio Dallolio, Rocca maggio 2017

 

Gli eroi sono sempre immortali agli occhi di chi in essi crede. E così i ragazzi crederanno che il Torino non è morto: è soltanto in trasferta. (Indro Montanelli)

 

 

Frasi di “Missioni Consolata”

 

Nel 2007 l’Assemblea Generale dell’Onu ha proclamato il 2010 “l’Anno Internazionale per l’Avvicinamento delle Culture” sottolineando che la comprensione reciproca, l’approfondimento dei valori e il dialogo sono dimensioni importanti e indispensabili per costruire una cultura e una civiltà contrassegnate dalla pace.

Il direttore generale dell’Unesco, Irina Bokova, durante l’Assemblea ha dichiarato: “La diversità delle culture del mondo è la nostra ricchezza e il nostro futuro.

È ora di aumentare i nostri investimenti nella diversità culturale e nel dialogo per lo sviluppo. Questo è un lavoro a lungo termine. Le sfide sono grandi, ma le ricompense sono maggiori”.

L’Onu ha auspicato che quest’anno sia costellato d’iniziative che, pur presentando gli aspetti caratteristici di una particolare cultura, sappiano mettere in luce anche le affinità, gli addentellati e gli orizzonti comuni con altre espressioni culturali.

Il canale preferenziale per comprendere una cultura, specialmente quella africana, è quello dell’oralità espressa in varie forme: il racconto, il canto, i detti, ma soprattutto i proverbi, considerati concentrati di saggezza popolare, che permettono di compiere anche degli interessanti confronti tra culture diverse. È sempre piacevole, infatti, scoprire come molte espressioni che si credeva di pertinenza di un popolo appartengono anche ad un altro molto lontano. In fondo, perché dovrebbero essere diversi i riassunti delle esperienze degli uomini e delle donne che da sempre su questo pianeta, a tutte le latitudini, ridono e piangono per gli stessi motivi?

Benedetto Croce definì il proverbio: “Il monumento parlato del buonsenso”. In questo numero estivo abbiamo dato spazio a immagini e parole, con la speranza e l’augurio che proverbi di altri popoli possano divenire, anche per la nostra società informatica, “liquida” e distratta, strumenti per dialogare in modo semplice con le culture.

I proverbi sono il veicolo della storia di un popolo, gli spigoli vivi del pensiero e della religiosità di chi ce li tramanda.

Maria Luisa Casiraghi

 

Frasi semplici ma ricche di significato, che trasmettono di generazione in generazione una saggezza antica, ma pur sempre attuale.

Tutti i popoli possiedono una ricchissima forma di trasmissione culturale e orale: l’oralità è l’arte del narrare. Spesso si tratta di favole, canzoni, proverbi raccontati oppure cantati dal griot (cantastorie) o dagli adulti della comunità. L’oralità insegna lezioni di moralità, permette di fare commenti sulla società e ciò che succede in essa.

 

Nella cultura orale la storia, il sapere, gli usi e costumi, le tradizioni, le regole sociali, tutto si tramandava da bocca ad orecchio, ossia con la parola.

Chi sopravviveva più a lungo, sapeva più cose e aveva una grande e ricca esperienza di vita.

 

Il più anziano era considerato il saggio perché era stato forgiato dagli eventi e dagli incontri.

I nonni tramandavano le regole della società e la storia del villaggio tramite favole, parabole ed indovinelli. Gli anziani, ancora oggi, sono considerati la memoria storica del clan, come ricordava il famoso scrittore maliano Amadou Hampaté

Bà: “In Africa quando muore un anziano è una biblioteca che brucia.”

 

Nella cultura orale, si celebravano molteplici temi: i cinque grandi avvenimenti che scandivano la vita (la nascita, l’iniziazione, il matrimonio, la proprietà della terra e la morte) e i cinque grandi temi della tradizione quali l’amore, l’elogio al capo, la critica con il rimprovero, la guerra e la morte. Altri temi ricorrenti erano la genesi del mondo, il destino dell’uomo, le virtù necessarie per affrontare la vita.

 

Le qualità insegnate ai bambini erano la prudenza, indispensabile per la sopravvivenza, la generosità, la furbizia contro le forze malefiche, la dignità, la comprensione della società per poi potersi inserire.

Il valore intrinseco alla tradizione orale è quello della trasmissione: “Un racconto o un proverbio è il messaggio di ieri trasmesso al domani attraverso l’oggi” (Amadou Hampaté Ba).

 

Tra i generi letterari dell’oralità, un posto privilegiato è riservato ai proverbi che affrontano, in modo semplice ed incisivo, tutti gli aspetti della vita umana. Si tratta di sentenze e massime brevi che si sviluppano sulla base della similitudine e del paragone e contengono una norma o un insegnamento tratti dall’esperienza.

Scriveva, già nel 1932, il Padre Trilles, etnologo missionario:

 

“Con i proverbi, ancor più che attraverso i racconti e le favole.

Gli anziani sono lo memoria storica del clan.

I proverbi narrano lo vita quotidiana del villaggio e della famiglia.

Si entra profondamente nell’anima di un popolo, si colgono dal vivo le sue impressioni, le idee, i sentimenti, le regole di vita. I proverbi cristallizzano, per così dire, la saggezza di un popolo. Sono lezioni di esperienza millenaria, applicate alle diverse circostanze della vita pratica, lezioni di buon senso, parole di antichi saggi”.

Molti proverbi hanno una diffusione universale e si presentano spesso in forme straordinariamente simili presso popoli diversi. Sin dall’antichità classica i proverbi hanno richia-

mato l’interesse di filosofi e studiosi, lo stesso Aristotele ne avrebbe curato una scelta.

Nel Cinquecento e Seicento le raccolte si intensificarono, famosa è l’ Adagiorum collectanea (raccolta di detti, allusioni, proverbi latini e greci) di Erasmo.

Nella Bibbia troviamo i Proverbi, un libro poetico dell’Antico Testamento, appartenente al genere

sapienziale. L’introduzione lo presenta come opera del re Salomone, ma in realtà si tratta di

uno scritto composito, risultato dall’accostamento di diverse raccolte di massime che abbracciano l’ambito profano più di quello religioso, tratteggiando gli elementi dell’arte del ben vivere, della buona educazione. Inoltre, come in tutta la letteratura proverbiale, insegnano come essere attenti all’ordine cosmico, all’esperienza della vita …

I proverbi, nati come il respiro del popolo, sono tratti soprattutto dall’ambiente contadino, dalla

vita del villaggio e della famiglia e sottolineano le virtù e i vizi delle persone.

Attualmente, anche nelle società fortemente tradizionali, il loro uso decresce. Tuttavia, nell’oceano

del web si può navigare per giornate intere e scoprire la saggezza delle nazioni, Italia compresa,

attraverso i proverbi. A giudicare dal moltiplicarsi delle raccolte, l’interesse per i proverbi è più che mai vivo anche nell’era della globalizzazione.

Romeo Fabbri, nella prefazione della sua raccolta di proverbi africani, sottolinea che i proverbi sono

“una piccola opera d’arte, una minuscola traccia lasciata dal tempo, un sentiero che si inoltra, in

profondità, nel carattere e nella cultura di un popolo”. Perciò, conoscere i proverbi significa anche

conoscere l’ambiente di un determinato popolo, il suo stile di vita, il clima, la flora e la fauna, per-

ché protagonista dei proverbi è la realtà, quello che è sotto gli occhi di tutti. Ed è per questo, ad esempio che  la saggezza dei popoli, che nei proverbi africani, la fanno da padroni gli elefanti, le gazzelle e le scimmie, mentre in quelli italiani la scena è occupata da altri animali: il gatto, il cane e la volpe.

I proverbi, però, non sono di facile comprensione per coloro che non appartengono alla cultura da

cui provengono. A volte non basta neppure la traduzione letterale, perché spesso giocano su

assonanze linguistiche, che tradotte in altre lingue, non conservano lo stesso senso.

Per esempio, un proverbio Lomué, dell’Alta Zambesia, Mozambico recita: “Tutti vengono nella

maiaca (letteralmente “a casa di mia madre”), eppure non si tratta di una costatazione circa l’af-

fluenza di gente estranea nella casa di chi lo pronuncia, ma piuttosto di un avvertimento a coloro

che agiscono male, perché “maiaca”, in questo caso, significa “cimitero”. Il proverbio è allora un

invito a percorrere con saggezza e magnanimità il cammino della vita, per poter arrivare nella

“casa” dei giusti, insieme agli antenati.

 

Dio è unico e trascendente. È Creatore e Signore assoluto. È fonte della vita e della forza. Protegge e difende le sue creature. Cercare il volto di Dio è la tensione umana più alta, anche per chi non si definisce credente, perché significa scoprire e dare senso compiuto alla ricerca di giustizia,

di pace, di verità, di armonia e di bellezza che ogni persona custodisce e alla quale non può rinunciare.

 

 

 

 

Per vie diverse tutti i popoli esprimono con Dio l’incontro con l’uomo come armonia e pace.

Un orecchio e un occhio sono grandi davanti a Dio.

(Samburu, Kenya)

 

Ciò che per un uomo può sembrare piccola cosa, è grande davanti a Dio.

Una persona dice: “Questo è bene, questo è male” ma non sa cosa sia bene o male: solo Dio lo sa. (Samburu, Kenya)

 

Nonostante gli uomini si sforzino di essere retti nei loro giudizi, esiste sempre un margine d’incertezza su cosa sia veramente il bene e il male. Soltanto Dio sa e può giudicare rettamente.

Dio non cancella le impronte.

(Samburu, Kenya)

 

I Nomadi hanno una grande capacità di distinguere le orme: una conoscenza indispensabile per sopravvivere nel deserto. Per questo hanno la certezza che Dio le conosce e non le can-cella, per cui farà in modo che la verità venga a galla un giorno e che le orme del ladro vengano scoperte.

Non puoi correre a casa prima di Dio.

(Samburu, Kenya)

 

Non bisogna mettersi in competizione con Dio per impedirgli di agire. Noi dobbiamo mettercela tutta nel correre verso casa per salvare la famiglia in pericolo. Ma è importante ricordare

che Dio corre davanti a noi ed è lui – e non noi – che si prende cura della nostra casa.

È Dio che mastica il cibo delle galline perché esse non hanno denti.

(Africa Occidentale)

 

Dio veglia sulle sue creature, soprattutto sui poveri, dei quali prende le difese. Nel prendersi cura dell’orfano e della vedova, non trascura le piccole cose e, anche se non interviene subito, vedremo

come Dio interverrà per punire chi agisce male contro il prossimo.

 

La vita, nella sua identità più profonda, è un mistero che “avvolge” l’essere umano: la vita è dentro e oltre la ragione, dentro e oltre i sentimenti e le emozioni, dentro e oltre la precarietà dell’esistenza, dentro e oltre anche la stessa bellezza e ricchezza. La vita non è unicamente una realtà

biologica, chimica e fisica, ma un dono. La vita, che appartiene solo a Dio, è anche nelle mani dell’uomo e della donna, affinché la custodiscano, la sviluppino e l’arricchiscano.

 

La vita sulla terra è un grande mercato. (Africa Occidentale)

 

Il mercato è il luogo privilegiato degli scambi di beni. Più degli affari contano le relazioni personali. Una volta alla settimana ci s’incontra, per condividere gioie e dolori, ma nessuno fa del mercato

la sua dimora: al pomeriggio tutti tornano a casa propria. Così è la vita: non è eterna, quindi occorre spenderla bene ed essere intraprendenti per poter poi dimorare con gli antenati.

 

Se non stai attento alla carne, brucerà con il fumo. (Camerun)

 

La vita è preziosa, bisogna evitare i pericoli, essere prudenti e previdenti, aver cura della propria persona e non trascurare nessun particolare: se si va nella savana, non ci si può dimenticare di portare il bastone.

 

La vita si può trovare solo nel momento presente. (Asia)

 

È necessario valorizzare il momento presente perché racchiude l’immenso tesoro della vita.

 

Nascere è avere una responsabilità sacra.

(Indiani d’America)

 

La vita umana è un dono eccezionale al di sopra di quello me-

raviglioso della vita delle piante, dei pesci, dei boschi, degli

uccelli e di tutte le creature che riempiono il mondo. Per que-

sto dobbiamo prenderci cura di loro.

 

Cadi sette volte, rialzati otto. (Giappone)

 

È importante adattarsi agli alti e bassi della vita, alle gioie e ai dolori, al successo e all’insuccesso: c’è una gomma per ogni matita.

 

Chiedi la strada anche se la sai. (Corea)

 

.

)

È un proverbio che suggerisce ai giovani che si aprono alla vita, di chiedere consiglio agli anziani più esperti, per evitare errori che potrebbero mettere a repentaglio l’esistenza.

 

 

La saggezza è un dono divino che rende capaci di dare senso, gusto e sapore all’esistenza; coinvolge tutte le dimensioni dell’essere e lascia una scia di grande umanità.

 

L’intelligenza senza sapienza sarebbe come un naviglio senza bussola, che può procedere, ma non ha meta.

 

La società contemporanea, che non trova più persone che sanno indicare la strada, si ritrova vuota, inconsistente …

 

Tu costeggi il fiume, un giorno lo dovrai attraversare.  (Africa Occidentale)

 

Chi è fortunato, ed è riuscito ad evitare molti pericoli, prima o  poi dovrà fare i conti con la difficoltà e con la morte. “Insegnami Dio, a contare i miei giorni, affinché raggiunga la sapienza

del cuore” (Salmo 90,12).

 

L’Asia – casa di quasi due terzi dell’umanità – ospita una ricca va-

rietà di culture, ciascuna con i propri valori, riti, musica, lingua, ar-

te, sapienza. Questo proverbio aiuta a scoprire la bellezza e la luce

 

Non pensare mai alla conoscenza e alla saggezza come se fossero piccole. (Mongolia)

 

In un Paese dai grandi spazi come la Mongolia, dove si è sempre a contatto con l’immensità, la gente è “allergica” al piccolo, all’angusto. Il proverbio, allora, invita a scoprire la vastità

degli orizzonti del sapere e della saggezza, guide indispensabili per percorrere, in maniera sicura, il cammino della vita.

 

Il peperoncino piccolo è più piccante. (Corea)

 

In Corea il cibo viene insaporito con grandi quantità di peperoncino piccante, per rendere gustoso il cibo. Questo proverbio è simile a quello italiano che recita: “Il vino migliore sta nelle botti più piccole”; entrambi stanno ad indicare che una

persona di piccola statura è più in gamba di una alta.

 

Anche il miele è amaro quand’è dato come medicina. (Corea)

 

Di solito le medicine amare fanno bene. Il proverbio vuole sottolineare che anche le critiche, difficili da accettare, si possono rivelare utili per migliorare la nostra vita.

 

Contro ogni forma di fatalismo, i proverbi sottolineano che il bene e il male passano attraverso la libertà umana e hanno sempre un volto e un nome: quelli di coloro che liberamente scelgono di stare o da una parte o dall’altra. Perciò, non è consentito a nessuno di cedere alla rassegnazione, all’indifferenza, ma a resistere.

 

La bontà è più potente del male che fa rumore. Bisogna cominciare a fare il bene, anche se poco, e così potremo riparare il male fatto in passato.

 

A bocca buona segue bocca buona (Samburu, Kenia)

 

Se parli dolcemente, ti sarà risposto dolcemente. Al contrario, se parli male ti sarà risposto male.

 

Il millepiedi sa che, con le parole dolci, si può dimorare anche in mezzo alle formiche rosse.

(Africa Occidentale)

 

Una delle peggiori punizioni consiste nel far sedere il nemico su di un formicaio. Tuttavia, anche le formiche rosse, carnivore, trattate con amore permettono al millepiedi di uscire in-

denne dal loro malefico potere: la dolcezza fa miracoli!

Chi ruba un ago diventa un ladro di buoi. (Corea)

 

Chi è disonesto nelle piccole cose, diventerà disonesto anche nelle grandi. Una cattiva abitudine, anche se piccola, non stroncata sul nascere, crescerà.

 

La bocca della gente può far seccare un albero verde (Samburu, Kenia)

 

Le chiacchiere della gente sono molto pericolose. A forza di sentirsi criticati, si arriva alla disperazione.

 

La morte è un ventaglio che rinfresca tutti. (Africa Occidentale)

 

La vita è bella, ma termina e nessuno si può sottrarre alla morte. Ama la vita chi pensa alla morte come a un guado che tutti devono attraversare, o ad una stuoia sulla quale tutti dovranno riposare.

 

Nella tradizione africana e non solo, un posto preminente è riservato alla famiglia. I proverbi descrivono le caratteristiche e gli atteggiamenti richiesti a coloro che la compongono.

 

Le famiglie si costruiscono con i polmoni. (Samburu, Kenya)

 

Per costruire una buona famiglia, sono necessarie perseveranza e pazienza come quelle dei polmoni, che respirano lentamente, e non le maniere forti del cuore che batte impetuoso.

 

Nel tempo della prova, la casa è il miglior riparo. (Birmania)

 

Il proverbio ribadisce la centralità della famiglia estesa: nonni. qenitori, figli, nipoti … e il valore della pietà filiale e della lealtà familiare, fondate sul senso di appartenenza e la venerazione degli antenati.

 

I piccolo del tuo cane è a casa. (Camerun)

 

I cuccioli non vanno in giro. Il loro posto è in casa o nel cortile dove non ci sono pericoli. Il proverbio insegna non solo l’importanza di proteggere i bambini, ma anche l’attaccamento

alla casa e alla famiglia.

 

Quando una persona ha solo una freccia, non la scaglia ai bordi della foresta. (Africa Occidentale)

 

Ritorna a bagnarti nel tuo stagno; limpido o fangoso che sia, lo stagno di casa è sempre il migliore. (Vietnam)

 

Non lasciare la famiglia pensando di trovare altrove condizioni di vita migliori di quelle offerte nella tua casa natale

 

Il figlio unico crea problemi e, secondo la tradizione, se è buono suscita l’invidia degli spiriti cattivi, che lo faranno morire. È l’unica freccia … come e quando usarla?

 

Il fratello cattivo è il tuo migliore amico. (Africa Occidentale)

 

I legami di sangue sono più forti di ogni amicizia. Si può essere ingannati da un amico, mai da un fratello, con il quale possono nascere dissidi, ma non odio e vendetta.

 

Io ti ho aiutato a far spuntare i tuoi denti, tu aiutami a perdere i miei. (Africa Occidentale)

 

 

Il figlio deve prendersi cura dei genitori anziani, come in passato essi si sono presi cura di lui. Non amarli nella loro vecchiaia, vuoi dire anticiparne la morte.

 

Il mondo che nasce

 

Innumerevoli astri puri

come gli occhi dei saggi

brilleranno

come il destino dell’umanità.

 

Saremo uniti:

non più uno sguardo di angoscia.

Saremo fratelli e sorelle:

non più uno sguardo d’odio.

 

E se in Cielo

c’è un bagliore,

sarà per rischiarare il nostro amore.

E se tra le foglie

c’è una melodia,

sarà per cullare il nostro sonno.

Saremo fratelli e sorelle,

saremo uniti.

Ed innumerevoli astri puri

Come gli occhi dei saggi

brilleranno

come il nostro destino.  (Bernard B. poeta ivoriano)

 

In tutte le culture, l’amicizia viene intesa e percepita come un   sentimento d’affetto, solidarietà e stima tra due o più persone, che si traduce in una reciproca frequentazione, dimestichezza e familiarità.

La vera amicizia è difficile da coltivare; le persone

amiche si riconoscono soprattutto nei momenti difficili della vita.

 

La presenza rafforza lo comunione. (Asia)

 

I popoli asiatici hanno un senso profondo del valore della comunione, ma sanno che essa non nasce senza l’impegno e la costanza di ciascuno. Il primo passo proposto dal proverbio è di essere presenza accogliente per far sbocciare la comunione.

 

L’unione e lo solidarietà possono prosciugare i mari e abbattere le montagne. (Cina)

 

In Cina e in altri Paesi dell’Asia, se si ricevono in prestito da un vicino una pentola o un vassoio, non si restituiscono vuoti. La solidarietà è un modo per creare unità. Nelle Filippine, per esempio, si

condividono i fiumi, gli alberi, i pozzi, gli animali della fattoria, i sistemi di irrigazione, le barche da pesca, i televisori, i computer …

 

 

 

La simpatia e l’affetto richiedono reciprocità: se non si donano, non si può pretendere di riceverle.

 

Sotto lo papaia dai frutti eccellenti spesso si trova il bastone. (Africa Orientale)

 

La papaia si coglie con un lungo bastone: il proverbio è riferito ad un amico al quale ci rivolgiamo per cogliere il meglio della vita. Per tutti c’è una persona amica, però, bisogna saperla riconoscere ed apprezzare.

 

Non c’è fiera che non abbia un amico o un parente. (Samburu, Kenya)

 

Ogni persona, anche cattiva come una fiera selvatica, ha un

amico che le somiglia e con la quale si trova bene.

 

La polenta di grano turco unisce lo grande famiglia. (Samburu, Kenya)

 

In Africa, il cibo viene preparato in maniera abbondante, perché un viandante, un povero, un amico o un parente potrebbero bussare alla porta: per tutti deve esserci il pranzo.

 

Nella società tradizionale africana il lavoro si svolge in piena convivialità e armonia. Nell’economia tradizionale di sussistenza, le attività (coltivazione, raccolta, caccia … ) spessosono compiute in modo comunitario dai clan familiari e dai gruppi etnici. Nonostante l’espansione del commercio e dell’industria, gli Africani rimangono prevalentemente legati all’agricoltura, alla pastorizia e, per tradizione, il possesso degli animali da allevare è tuttora indice di un relativo benessere economico e sociale.

 

La povertà non si vince con lo bocca. (Macua, Mozambico)

 

Il lavoro, non le chiacchiere, aiuta a vincere la povertà.

 

Fatica e sforzo vengono per primi. (Samburu, Kenya)

 

Prima c’è la fatica, poi il successo. Mai viceversa. Non si ottiene nulla senza lo sforzo e la buona volontà.

 

Chi prima dell’alba si avvia al campo, non soffrirà lo fame.

(Macua, Mozambico)

 

Se c’è simpatia che viene, c’è simpatia che va. (Core)

 

Se si vuole avere un buon raccolto, occorre iniziare il lavoro presto: il pomeriggio è fatto per organizzare il lavoro, non per lavorare.

 

“Marito che non zappa, mangia gli avanzi del piatto. (Macua, Mozambico)

 

I Macua sono matrilineari e i lavori dei campi sono equamente divisi fra il marito e la moglie. Se il marito non fa la sua parte, anziché mangiare per primo, dovrà accontentarsi degli avanzi del piatto comune, da dove tutti si sono già serviti.

 

Abbassa lo testa verso terra e vi troverai qualcosa. (Camerun)

 

In Africa, tutto ciò che le persone possiedono è frutto del lavoro della terra; il proverbio sottolinea l’importanza della sua fecondità. Il chinare la testa, allora, diventa quasi un gesto rituale, un atto di fiducia e di riconoscenza verso la terra che per secoli ha nutrito e reso felici molte generazioni.

 

La povertà è uno scandalo inaccettabile per il 21’ secolo. Questo è il messaggio centrale della Campagna “Zero Poverty” che Caritas Europa promuove in occasione dell’Anno Europeo di lotta alla povertà e all’esclusione sociale.

 

Gloria Elena Lòpez C.

Missionaria della Consolata

via Crea 15/a – 10095 Grugliasco (To) Italy

Tel. casa 011.41.44.611 – Tel. ufficio 011.41.44.649

Cellulare. 338.37.86.116

 

Viviamo una vita folle, ma poiché viene vissuta da tutti, non vediamo più la differenza tra follia e ragione e consideriamo ragionevole la nostra vita folle. (Leone Tolstoi)

 

Come ha scritto Umberto Eco, la verità è che stiamo perdendo la memoria, «quella personale, inghiottita dall’iPad, e quella collettiva, forse per la pigrizia di non voler comprendere il passato per capire il presente».

 

L’INFINITO

 

Numero 133                                                                            __  ____ 6 giugno  2017

giornalino senza pretese che esce, se può, una volta al mese…

 

 

SAGGEZZA GENOVESE

 

Un genovese entra in una banca di New York e chiede di parlare con l’impiegato addetto ai prestiti. Dice di doversi recare a Genova per un mese ed ha bisogno di un prestito di 5.000 dollari.

Il funzionario gli comunica che, per concedere un prestito, la banca richiede alcune forme di garanzia.

Il genovese, allora, tira fuori di tasca le chiavi di una Ferrari (la macchina era parcheggiata in strada di fronte alla banca) e le consegna al funzionario insieme al libretto di circolazione e ai documenti comprovanti la proprietà.

Il funzionario accetta di ricevere l’auto come garanzia del prestito e incarica un usciere di portarla nel parcheggio sotterraneo della banca.

 

Completata la pratica, il presidente della banca e tutti i funzionari si fanno quattro risate alle spalle di quel genovese che utilizza una Ferrari da 250 mila dollari come garanzia per un prestito di 5 mila dollari.

 

Quattro settimane più tardi il genovese ritorna a New York, restituisce alla banca i 5 mila dollari e paga in aggiunta un interesse di 15 dollari e 41 centesimi.

 

A questo punto il funzionario lo congeda con queste parole: “Gentile Signore, siamo veramente lieti di averla avuta come cliente, anche se la sua richiesta ci ha molto stupiti: abbiamo assunto qualche informazione sul suo conto e abbiamo scoperto che lei è un miliardario! Perchè allora ci ha chiesto un prestito?”.

 

La risposta del ricco genovese non si è fatta attendere:

“Secondo lei, come posso trovare a New York un posto dove

parcheggiare per un mese la mia Ferrari pagando 15 dollari e 41 centesimi e sperare di ritrovarla al mio ritorno?”

 

Il denaro non può comprare la felicità, ma aiuta a cercarla (anonimo genovese)

 

 

 

 

 

 

 

 

C’era una volta …

 

… una coppia con un figlio di 12 anni e un asino. Decisero insieme di viaggiare, di lavorare e di conoscere il mondo. Così partirono tutti e tre con il loro asino.

 

Arrivati nel primo paese, la gente vedendoli commentava: “Guardate quel ragazzo quanto è maleducato: lui sull’asino e i poveri genitori, già anziani, che lo tirano”. Allora la moglie disse a suo marito: “Non possiamo permettere che la gente parli male di nostro figlio”. E così il marito lo fece scendere e salì lui sull’asino.

 

Arrivati al secondo paese, la gente mormorava: “Guardate che svergognato quel tipo… lascia che il ragazzo e la povera moglie tirino l’asino mentre lui vi sta comodamente in groppa”. Allora presero la decisione di far salire la moglie in groppa all’asino.

 

Arrivati al terzo paese, la gente commentava: “Povero uomo: dopo aver lavorato tutto il giorno, lascia che la moglie salga sull’asino. E povero anche quel figliolo, chissà cosa gli spetta con una madre del genere! ”. Allora decisero di sedersi tutti e tre sull’asino.

 

Arrivati al paese successivo, ascoltarono cosa diceva la gente: “Sono delle bestie, più bestie dell’asino che li porta. Spaccheranno la schiena a quel povero animale! ”.

 

Alla fine decisero di scendere tutti e tre e di camminare insieme all’asino. Ma, passando nel paese seguente, non poterono credere alle voci che sentivano: “Guarda quei tre idioti: camminano anche se hanno un asino che potrebbe portarli! ”.

 

Conclusione:

 

Ti criticheranno sempre, parleranno male di te e sarà difficile che incontri qualcuno al quale tu possa andare bene come sei. La vita – diceva Charlie Chaplin – è un’opera di teatro che non ha prove iniziali; quindi canta, ridi, balla, ama e vivi intensamente ogni momento della tua vita prima che cali il sipario e l’opera finisca senza applausi.

 

ecco una pillola di spiritualità alfieriana:

 

molto oprar, poco dir, nulla vantarsi

case son di chi vuol libero farsi

Misogallo, Epigramma XX

 

…con colori e linee, il mondo non è vuoto,

ma pieno di motivi e tonalità…

Basta vedere le cose con la giusta prospettiva…

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