Gay Pride a Torino

La follia è egoismo e inversamente l’egoismo, cioè vivere solo per sé, è follia. (Leone Tolstoi)

Gay Pride a Torino

Torino, 17 giugno 2017

Carissimi,

solo due parole. Le immagini parlano da sole, una bella manifestazione, pacifica, tutti uniti, come dice Maria Teresa nell’articolo su “La Stampa” che ho riportato. Sono stato presente quasi tutti i dodici anni, i primi anni sono partiti da Porta Susa, poi da via Cibrario, quest’anno da piazza Carlo Felice. Forse i primi anni c’era più volgarità, più ressa, forse più gente, dico forse. Anche quest’anno, ma tutti rispettandosi e me ne accorgo quando scatto le foto. Nessuno si mette davanti alla camera fotografica e chi involontariamente lo fa chiede scusa.

Ed ora arrivederci sabato 8 luglio ad Alba nella capitale delle Langhe, Patrimonio dell’Unesco, nella città di Beppe Fenoglio, le famose sei giornate in cui dopo la guerra Alba si è liberata da sola, tra l’altro lo diceva anche mia mamma che non era una storica. Diceva: “Ho la quinta elementare al paese”.

Da “La Stampa” del 18 giugno 2017 di Maria Teresa Martinengo.

 

Il dodicesimo Torino-Piemonte Pride, una parata da oltre ottantamila partecipanti, è stato ancora una volta una grande festa, una sfilata infinita, da piazza Carlo Felice e piazza Statuto, di volti, colori, condizioni, istanze. Ma con qualche caratteristica «specifica», perché, volere o no, questo Pride 2017 è arrivato in un momento segnato da tragici fatti, paure, molto vicino alla sera di due settimane, alla morte di Erika Pioletti. Il corteo di ieri comunque ce l’ha fatta: giustamente rivendicativo su tanti fronti, a cominciare dal matrimonio egualitario, dal riconoscimento dei figli alla nascita da parte del genitore non biologico, dalla depatologizzazione della transessualità, dalla legge contro l’omofobia. È stato «sicuro», ha rispettato tutte le prescrizioni. Ed è stato anche, come volevano gli organizzatori, rispettoso. «Di fronte agli eventi drammatici che stanno succedendo nel mondo e anche dopo i fatti di Torino una manifestazione come la nostra può portare un messaggio positivo di coesione, comunione e solidarietà», diceva il coordinatore del

Torino Pride, Alessandro Battaglia alla partenza, dietro allo striscione «A corpo libero» che ha aperto il corteo.

Piazza in silenzio Quando la banda dei vigili urbani ha smesso di suonare, quando si è spenta la musica sui carri che seguivano e la folla ha invaso in silenzio piazza San Carlo, il pensiero di chi era lì è andato davvero alla tragica sera di due settimane fa e alla fine assurda di Erika Pioletti. L’assessore Marco Giusta, aveva appena spiegato che la sin

daca Chiara Appendino non sarebbe arrivata perché poco prima era avvenuta la cremazione della salma della donna.

La festa Da piazza Castello è stata festa, con l’inserirsi dei carri grandi, con la musica a palla e migliaia di giovani a ballare tutt’intorno. E, come sempre, due ali di torinesi di ogni età ai lati a fotografare il popolo arcobaleno, ad osservarlo con espressioni di condivisione, a salutare le Famiglie Arcobaleno con i passeggini, a chiedere che cosa sia mai una

bandiera mai vista nera-viola- bianca-gialla e sentirsi rispondere che è «non binary, il genere non-binario, genderqueer, la persona che non si riconosce nel binarismo uomo/donna».

I diritti di tutti E così si arriva in piazza Statuto, per il finale, con la gente sudata e allegra. «È stato un Pride meraviglioso, persino più emozionante dello scorso anno, l’edizione del decennale. Quest’anno, ho visto partecipanti molto motivati prestare grande attenzione ai messaggi che la manifestazione lancia, ed è questo è ciò che conta», dice Battaglia dal palco. Poi salgono l’assessora Monica Cerutti, che invoca l’approvazione dello «ius soli, un atto di dignità», il presidente del Consiglio regionale Mauro Laus, per il quale «il Pride può guarire chi discrimina». Marco Giusta annuncia di essere diventato «assessore ai Diritti, delega che accorpa Pari Opportunità e Integrazione. La decisione è stata presa perché quando si parla di diritti si parla di diritti di tutti. Oggi – ha detto alla folla – avete occupato spazi pubblici con un manifestazione che ha restituito il respiro e la speranza a una città che ne aveva bisogno».

 

 

Monteu Roero, 15 giugno 2017

 

Carissimi, sul numero di “Langhe” ho pubblicato un piccolo “servizio” sul Gay Pride”. Qua riporto il testo e le date quando l’ho fotografato. Sono gli ultimi anni, come è morta mia mamma, avevo cessato di viaggiare e allora mi sono detto: “Fotografo il locale”, nella continuità che ora, forse, è meglio che termini. Prossimo sabato il 17 giugno a Torino e ai primi di luglio ad Alba, nella capitale delle Langhe, Patrimonio dell’Umanità. Non andiamo verso il peggio ma in meglio, dobbiamo saperci accontentare con “semplicità”.

Torino, 7 febbraio 2017

 

Carissimi,

 

e sono passati nove anni da quando fotografo il “Gay Pride”. Morta mia mamma mi sono sentito “solo”, nessuno che mi appoggiava, che mediava, perchè ogni volta che tornavo a casa, mia mamma ed io ci confrontavamo “raccontandoci i fatti della giornata” Però solo non ero: gli amici, la solidarietà, il lavoro, anzi la morte di mia mamma è stato uno “spartiacque”. Un modo di realizzare tutte queste cose in un’unica strada. E poi non avevo più un orario per essere a casa il più presto possibile, essendo “libero” allora ho cercato di fare con più calma lasciandomi coinvolgere in altre “situazioni” in cui credo e che, nonostante tutto, è un modo di conoscere gente, avere degli amici che potranno essermi di aiuto”. Ed ho continuato a fare le foto ai vari avvenimenti che accadono attorno a me come il Gay Pride, nello stesso modo di quando mia mamma era malata e dovevo rientrare a casa entro due ore.

 

Donato Bosca dell’Associazione “Arvangia” direttore della rivista “Langhe” che esce due volte all’anno, dal 2012 mi concede uno spazio sulla rivista per un articolo sui miei appunti di viaggio. Mi ha incoraggiato Luciano, il grafico, un po’ perché le mie foto sono quasi le uniche a colori, tutta la rivista essendo una rivista di memoria è quasi totalmente in bianco e nero. E poi la mia testimonianza è un modo di allargare gli orizzonti per una memoria che tace su tutto. “…In un mondo che si alzano i muri, mettiamo i recinti, chiudiamo i cancelli, anche noi dobbiamo costruire ponti, dare degli spunti, degli interrogativi, e lavorare tutti insieme per un mondo il più possibile in pace in un dialogo fraterno e vivere autonomamente in modo dignitoso…quindi su questo numero vedrei bene che tu presentassi il Gay Pride…” mi ha detto l’altra sera Donato a Diano dopo la conferenza della presentazione del libro “Meghi, la staffetta partigiana” di Giovanna Zanirato.

 

 

 

Il movimento per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, ritorna con il Torino Pride 2006, nella città dove 35 anni fa nasceva il FUORI! Dal 1971, via via, altre tappe importanti: Brigate Saffo (era il ’76), primo gruppo lesbico politico italiano, Davide e Gionata (’81), prima associazione di gay credenti. Torino è anche la prima città a dotarsi, nel 1983, di un centro di sanità pubblica per il percorso di cambio di sesso e, più avanti, del primo ufficio comunale contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale. L’università è stata la prima, tre anni fa, a consentire il “doppio libretto” agli studenti in transizione di genere…

Ne sono stato testimone per nove anni: gli ultimi due anni ha partecipato anche il sindaco di Torino.

In un mondo dove si alzano i muri, si mettono i recinti, si chiudono i cancelli, dobbiamo costruire ponti, dare degli spunti, porre degli interrogativi, lavorare insieme dignitosamente, in autonomia ed in pace…fare memoria; al di là delle polemiche e delle opinioni di ognuno sono momenti di festa e di incontro per il movimento e i suoi amici ed un modo di dare visibilità alla società civile.

 

2006: 17 giugno da piazza Vittorio con l’Asai

e Sergio Durando, le Comunità di Base, con Marco Pannella,

2007: 30 giugno da Piazza Castello,

2010: 19 giugno da Porta Susa con la Comunità San Benedetto, e la Casa delle Donne,

Comunità di San Benedetto,

2011: 21 maggio da piazza Arbarello, con Franco Barbero e “Viottoli”,

2012: 16 giugno da piazza Arbarello,

2013: 8 giugno da Porta Susa (foto della zona)

2015: 27 giugno da via Cibrario con il Sindaco di Torino Fassino,

2016: 9 luglio, da piazza Statuto, (foto della zona)

 

 

Torino, 10 luglio 2016

 

Carissimi,

 

ieri 9 luglio 2006, decennale dal primo Gay Pride che sfilò per le vie di Torino nel 2006. Quasi tutti ne sono stato testimone, i primi si andava con “paura”. In redazione di “Tempi di Fraternità” abbiamo invitato alcuni di “Gionata”. Sono partiti da piazza Statuto di Torino, una bella zona rinnovata, ristrutturata. Ci passavo a piedi quando mia mamma era a casa malata. Raccontavo e lei mi rispondeva: “…hai ragione, ma non mi interessa più…non so se esco ancora da casa…”

 

Angela Lano, che la conosco da vent’anni, direttrice di “Tempi di Fraternità” giornalista, eravamo nel gruppo Bolivia ha un contenzioso con il foglio e vi mando il suo messaggio che mi ha inviato, grazie per la considerazione:

 

Alcune citazioni di don Oreste, ho finito ora il libro di Valerio Lessi: mi sono ritrovato, tante frasi dette da lui cui riporto le ha dette anche mia mamma negli ultimi anni che ho vissuto insieme. Si dice “Dio vede e provvede”. I progetti di Dio non li capiamo però in tutti gli avvenimenti che mi sono e stanno capitando sono nell’ottica di quando parlavamo insieme con Anna Maria ed è per quello che dicevo: “…per adesso andiamo avanti così…”. Si, anche la morte di mia sorella non è un incidente di percorso, nulla per caso. Pensandoci, se non fosse morta cosa sarebbe successo? Cerco di intuirlo. Quando è morto don Franco Del Piano di leucemia a 42 anni mia mamma disse: “Se non moriva si guastava”. Questo è un paradosso, bè certo se fosse vivo nella nostra situazione si troverebbe in difficoltà come tanti sacerdoti come erano lui oppure sarebbe un “credente” normale secondo i parametri della Chiesa istituzionale. Ha detto don Fredo nell’omelia di oggi del Samaritano: “…un tempo i credenti erano coloro che seguivano le norme della chiesa…gli amici si trovavano nei vari clan, gli stranieri non erano considerati…quando saremo di là non ci si chiede quante messe abbiamo preso ma se siamo stati vicini ad ognuno di noi…” Non è solo don Fredo ma anche altri sacerdoti come a Radio Maria. Mia mamma faceva dire tante messe ma con ironia raccontava quanti rosari si dicevano un tempo, non è mai stata bigotta, anche negli ultimi tempi non fissava una volta al mese il sacerdote che venisse a trovarla e portare la comunione ma me lo diceva quando aveva voglia…

 

Una considerazione, tutte le esperienze positive sono nate in questi anni, gli anni da quando è morta mia mamma e qualcuna prima ma dopo la morte di mia sorella che nel 1998 l’ho sognata sull’aereo, era una hostess, mi disse: “…Daniele quando apri una comunità?…..”.

 

Mi sono fatto un voto: se avessi avuto dei soldi a disposizione, ne farò una fondazione. Vent’anni fa per fare una fondazione ci voleva un miliardo. Ora non più a meno che si abbia una struttura molto solida alla spalle. Se ci fosse ancora Anna Maria!!! Ho ristrutturato la sua “casa”, ho speso tutto con persone che dovrebbero capirmi, la mia illusione per ora non è positiva, però se continuo è perché il mio sogno si deve realizzare. Ho avuto alcuni incidenti piccoli, se senza danni è perché non devo approfittare della buona salute e devo continuare.

L’ultimo voto fatto, quest’ inverno, dopo essere caduto a Cuba e una forte influenza: di non viaggiare più. Quindi viaggiare per “lavoro”. L’ultimo avvenimento dell’altro ieri mi ha fatto capire di viaggiare “solo” in questo caso. E poi, in me, sarà che ho parlato con Sergio, Fredo, ho  una sensazione di “non viaggiare più”. Quando mia mamma era malata, la stavo alzando, e lei a dirmi: “Daniele quando non ci sarò più viaggerai di nuovo”. Ed io pensavo: “…non so, mi capiterà qualcosa che non viaggerò più…”. Morta mia mamma, dopo tre anni sono andato in Brasile, sono andato in Nica dopo due anni e mezzo. Ho viaggiato per l’Italia, le marce della pace, (dopo due anni alla morte di mia mamma) dove  ho ritrovato i figli dei miei amici, ho continuato ad andare da Lina, mi sono impegnato con l’Ufficio Migranti…e poi le persone mi sono venute incontro, la biblioteca del tempo mi hanno fatto capire che “potrebbero” esserci degli acquirenti e potrebbe avere un valore, che poi il valore c’è in quello che contiene”, e quindi vendere,  e il ricavato utilizzarlo secondo il mio impegno.

Mia mamma aveva capito come sarebbero andate le cose: aveva predisposto per togliermi ogni problema anche per non andare contro ad alcune persone. Perché mia mamma sapeva cosa facevo ed era anche orgogliosa, e lo raccontava a tutti. Solo che benevolmente mi frenava ed io pensavo che non fossi stato d’accordo….

 

E poi…le cose belle si fanno e poi si pensano, perché, se si pensano troppo, finisce che non si fanno più.

 

Parliamo di tutti i problemi perché io qua non torno più.

 

Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la mia corsa, ho conservato la fede. Ora mi resta solo la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà in quel giorno. (Don Oreste Benzi)

 

Valerio Lessi

Don Oreste Benzi

Un infaticabile apostolo della carità – San Paolo – Euro 17.00

 

 

Torino, 17 giugno 2006

 

Il movimento per i diritti delle persone gay, lesbiche, bisessuali e transessuali, ritorna con il Torino Pride 2006, nella città dove 35 anni fa nasceva il FUORI! Dal 1971, via via, altre tappe importanti: Brigate Saffo (era il ’76), primo gruppo lesbico politico italiano, Davide e Gionata (’81), prima associazione di gay credenti. Torino è anche la prima città a dotarsi, nel 1983, di un centro di sanità pubblica per il percorso di cambio di sesso e, più avanti, del primo ufficio comunale contro le discriminazioni legate all’orientamento sessuale. L’università è stata la prima, tre anni fa, a consentire il “doppio libretto” agli studenti in transizione di genere…

 

…al di là delle polemiche e delle opinioni di ognuno è stato un momento di festa per il movimento e un modo di dare visibilità alla società civile…

 

dal volantino:

 

http://www.torinopride2006.it

info@torinoprid2006.it

 

Il comitato Torino Pride saluta la piazza del Primo Maggio con il calore e l’emozione di quella che crediamo sia una prima volta: la prima volta che rappresentanti di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali sono invitati come soggetti politici a parlare sul palco nel giorno della Festa del Lavoro. Se libertà e uguaglianza sono patrimonio del movimento dei lavoratori, la conquista e la difesa dei diritti è un percorso storico che fa i conti con l’intero percorso di civiltà nel suo complesso. La battaglia contro le discriminazioni sul lavoro è più ardua quando riguarda discriminazioni indirette, a volte occulte ma non per questo meno odiose e radicali, e tra queste ci sono anche quelle che distinguono i lavoratori e le lavoratrici sulla base del loro orientamento sessuale e della loro identità, di genere. La condizione dei soggetti più deboli all’interno del posto di lavoro e la loro precarietà non riguarda solo la loro condizione particolare ma mette in discussione i diritti di tutti e di tutte, come insegna la condizione dei lavoratori precari e interinali.

D’altronde le discriminazioni e il mobbing trovano nutrimento nel pregiudizio e non possono essere superate interamente con leggi di parità ma declinando un agire sociale, è anche un agire culturale tra lavoratori stessi. Crediamo che il riconoscimento della differenza, di ogni differenza, possa essere un arricchimento di valore e la solidarietà contro ogni discriminazione, il modo più attuale e concreto per coniugare il principio di giustizia e solidarietà che è nel “DNA” del movimento dei lavoratori e delle lavoratrici.

 

Vincere la battaglia per il superamento di ogni forma di discriminazione sul posto di lavoro è una priorità assoluta che riguarda tutte e tutti, perché il posto di lavoro diventi anche uno spazio di pratica di quella pienezza di cittadinanza che vogliamo si affermi nella società tutta; e per questo nessun diritto civile deve stare fuori dal cancello della fabbrica o dalla porta dell’ufficio.

 

Sono passati 37 anni da quel giugno del 1969 a New-York quando un gruppo di persone si ribellarono alle violenze e agli abusi, alla derisione e al disprezzo di cui erano vittime per la loro identità di genere e per il loro orientamento sessuale. In quel giorno nacque il moderno movimento omosessuale e transessuale che riconosce nel Pride celebrando ogni anno la propria festa.

Quest’anno è a Torino il Pride nazionale, che abbiamo costruito confrontandoci con tutte le componenti nella società civile nella convinzione che si tratti di una battaglia di civiltà e che riguardi la libertà di tutte e tutti.

Per questo vi invitiamo a essere con noi il 17 giugno, come persone ma anche come lavoratori, come soggetti politici organizzati, così come abbiamo inteso e portato la nostra presenza in questo PRIMO MAGGIO.

 

Il 17 giugno 2006 tutti in strada per la “Grande Festa Popolare”

 

Esserci è diverso.

 

Con il patrocinio della Città di Torino, Provincia di Torino, Regione Piemonte

 

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...