Associazione “La Ragnatela”

Bisogna combatterle come pulci, le tante piccole preoccupazioni per il futuro che divorano le nostre migliori forze creative. (Etty Hillesum)

COOPERATIVA “LA RAGNATELA”

 

 

Torino, 20 giugno 2017

 

Carissimi,

e ora la Cooperativa e Associazione “La Ragnatela”. Francesco e Bruna nel 1984 costituita la cooperativa sono stati a Barbiana e simbolicamente hanno messo la prima tessera sulla tomba di don Milani.

 

 

Torino, 18/10/2016

 

Carissimi,

 

ho terminato un’altra memoria: la cooperativa “La Ragnatela” con Francesco e Bruna Rocco. Li ho conosciuti insieme sull’aereo, nel 1984, mentre si andava in Nicaragua. Non avrei dovuto andarci perché mia mamma era stata male in seguito ad una forte depressione a causa di un’aggressione successa l’anno prima al Ciabot, era la prima volta che mia sorella ed io l’abbiamo lasciata sola per due ore, e gli sono state fatte più di 100 iniezioni; gli amici, Padre Testa che eravamo stati insieme due anni prima, mi stavano convincendo  di ritornare, veramente ci ero stato sei mesi prima, a Natale, per realizzare un audiovisivo in diapositive per ragazzi scritto da Padre Gianfranco Testa e amici, che mia mamma mi ha sempre detto che non era il caso di ritornarci, poi nell’ultimo mese è venuto fuori un biglietto aereo lasciato libero da un rinunciatario del viaggio. Al ritorno Francesco e Bruna con amici hanno costituito la cooperativa “La Ragnatela” per “seguire” le persone in difficoltà. Mia mamma mi aveva detto: “Non potresti lavorare con Francesco?” E mia sorella Anna Maria: “Quando sarò in pensione potrei fare la contabilità!”.  Io alzavo le spalle con la speranza di lavorare in futuro nella solidarietà. E Francesco: “Per adesso prendi i soldi dai Salesiani!”. Avevo pochi anni di contributi, ci siamo sempre frequentati e ogni volta facevo le foto dell’avvenimento che veniva organizzato. Nel 1984 la Ldc mi fece una “proposta dimissionaria”, era il momento che si era dimesso un mio collega per “i raggiunti limiti di età pensionabile”, fu anche dimesso un “rappresentante sindacale”. Non mi dimisi, per la proposta non allettante e poi non avevo quindici anni di contributi e mi dicevo: “…per adesso andiamo avanti così…”. E lo dicevo sia sul lavoro che in famiglia: è stato il tempo che avevo tre agende, una per il lavoro fisso, una per il lavoro fotografico ed una per i miei impegni “sociali” che poi tutte e tre coincidevano tra loro. Inoltre erano pochi anni che era morto mio padre, tutti e tre della famiglia abbiamo continuato ad andarci in campagna: due case, due impegni che praticamente erano due lavori, due ambienti sociali, mia sorella un po’ meno perché dal lunedì al venerdì era all’Olivetti di Ivrea e il sabato e alla domenica in campagna con mia mamma facendo l’orto, le visite degli amici, dei parenti e le feste paesane. Mentre lavoravano nell’orto c’era sempre gente che passava, si fermava e tanti ragazzi che venivano a bere in casa in garage e giocavano nel piccolo campo da calcio davanti casa dove ora c’è la vigna dell’Azienda Agricola “Giovanni Negro” e figli.

Ora, sono qui da ieri, mi fermo due giorni, posso pensare di stare nei mesi più caldi ma siamo ad ottobre che stà arrivando il freddo, dormo con due coperte e un copriletto mentre a Torino ho messo il copriletto l’altro ieri. Ho sistemato il Ciabot come “Casa delle Memorie”, mi ha suggerito un mese fa telefonicamente don Piero Nota, che voleva salutarmi, è un ex missionario di Città del Guatemala, ci sono andato a trovarlo nel 1995, dopo dieci anni di missione. Era parroco della parrocchia del Redentore, una parrocchia di periferia, in zona Mirafiori, negli anni settanta, quando ci furono le lotte sindacali/studentesche, il referendum sul divorzio, sull’aborto, gli oratori si stavano spopolando, il Partito Comunista aveva molti accoliti, c’era una sinistra extraparlamentare, Lotta Continua, Lotta Comunista tra l’altro solo di questi giorni mi suonarono il campanello della porta a Torino, andai ad aprire ed era un ragazzo che voleva vendere il giornale “Lotta Comunista”. La settimana scorsa sono stato a prendere il caffè dai Salesiani della Crocetta da don Stefano Rosso, biblista, esperto di rito bizantino. Coordinava un gruppo del Vangelo dove facevano parte mia mamma e mia sorella; mi disse anche lui: “…è una casa delle memorie con tutti i libri che ci sono, “lascia” alla tua morte ad una associazione, se possibile locale che lavori con la gente, che ha “bisogno”: non fare la carità ai ricchi!”.

 

Con la Cooperativa ho fotografato anche le feste che ha organizzato tutti gli anni Elia Viola, lo conobbi nell’iniziativa di “Solidarietà ’83 organizzata a Torino con don Fredo Olivero e Padre Testa, a giugno: una festa in discoteca dove il ricavato è stato devoluto per il Nicaragua. Negli ultimi anni ha portato avanti con i suoi amici delle “adozioni a distanza” per i ragazzi nicaraguensi.

 

Giorgio e Graziella Benedetto, abitando al Fioccardo di Torino e partecipando al Circolo locale vicino dove sono residenti, spesso organizzavano annualmente delle feste dove il ricavato è stato devoluto, inizialmente per il Nicaragua e successivamente per il Brasile.

 

Ed io, di corsa, passavo da un’iniziativa e l’altra facendo tappa in campagna aiutando mia mamma ed mia sorella, magari partecipavo anche ad una riunione del “Collegamento del Piemonte” e poi a Berzano San Pietro da Lina Ferrero e amici dove ad essere una famiglia affidataria si stampava un piccolo opuscolo di informazione sul Salvador. Tra sabato e domenica facevo più di duecento chilometri; cercavo di raggiungere tutti anche don Fredo con le sue iniziative.

 

Poi alla morte di mia mamma mi sono sentito solo, ho continuato più assiduamente, perché nel frattempo mi sono dimesso dalla Ldc, in un certo senso ero più libero, sono stato “assunto da don Fredo che nel frattempo è stato nominato direttore dell’Ufficio Migranti e alcuni anni dopo Rettore della Confraternita di San Rocco.

 

E ora il tempo cambia, le esperienze stanno chiudendo, quarant’anni fa mia mamma mi diceva: “…tutto quello che inizia finisce…” Ed io: “…viviamo l’oggi, il presente e poi in futuro vedremo.” I miei “maestri” mi dissero di fotografare sempre, che le mie foto non saranno  eccezionali, ma messe insieme faranno una storia. Sono stato fortunato, di essere in ambienti e con persone  “fuori del coro” in un certo senso “profeta”, che è necessario per non dire indispensabile, documentare, perché non sono molti che fotografano come me, con la stessa mia passione e umanità: Francesco mi ha nominato “Vagabondo della Solidarietà”, come un’ape cha va di fiore in fiore, mi ha suggerito don Paolo Mignani, il fu prete spazzino ora parroco, di Mezzi Po, Settimo Torinese che fino all’anno scorso c’era don Domenico Cravero, un sacerdote sociologo, teologo, fondatore e coordinatore di molte comunità tossicodipendenti. Pierangelo suo fratello mi ha suggerito di metterlo sul blog, che due anni fa Fabio mi ha “instradato”. Fabio l’ho conosciuto nell’Associazione Arvangia, laureando in ingegneria al Politecnico, impegnato in molte iniziative locali come lo Yepp, associazione per i giovani delle Langhe. E Paolo Tibaldi nell’ultimo mese mi ha suggerito: “Pellegrino dell’Arte”.

 

E ora  sono qua a “Prachiors” così chiamavo il Ciabot con i miei, Prachiors deriva dal greco e vuol dire “Prato chiuso”…ed il futuro è arrivato che tanto pensavo e che “forse” sognavo.

Adesso non ho più sogni, “voglio” finire tutto quello che ho fotografato, coordinare, mettere insieme, scannerizzare, darne un filo logico; Bernardino Serenari, figlio di Angela, una carissima amica di mia mamma, ha scritto alcuni romanzi sulla sua famiglia, mi ha proposto che potrà scrivere un romanzo su di me.

 

Nel 2004 la Cooperativa ha chiuso, ha continuato alcuni anni, ed ho smesso di fotografare gli avvenimenti nel 2014 dopo avere fotografato alcune comunità: un trasloco delle comunità dove tengo, come ricordo, alcune cose che sono nella mia Biblioteca del Tempo, e verranno date a chi fa più difficoltà a vivere, sono state messi in vendita due alloggi che il ricavato sarà per i nicaraguensi che fanno più fatica di noi a vivere.

 

 

 

 

NICARAGUA

 

 

Torino, 16 novembre 2015

 

Carissimi,

 

è la mia esperienza in Nicaragua con la “Ragnatela”. Con Francesco abbiamo fatto una piccola mostra fotografica itinerante permanente in loco nella nostra casa. Ho finanziato alcuni progetti, con la “buona uscita” della Ldc (in nero), non molta anche perché ero in part-time, che mi è stata data nel 2005 e i soldi di mia sorella che ogni volta che partivo mi dava dei dollari con la commissione di comprare dei piccoli ricordi per i suoi amici, colleghi, amici di mia mamma ed i parenti, ho costruito una casa in un parco giochi e ristrutturato la casa dell’associazione.

Nel 1995 sono andato in America Latina per tre mesi, chiedendo un’aspettativa dal lavoro, al ritorno a casa, morta mia sorella,  mi sono fermato otto anni, per stare con mia mamma, anche se lei alla mia affermazione: “Continuerò a viaggiare”, mi rispose che mi avrebbe aspettato. Ripresi a viaggiare due anni dopo la sua morte.

 

 

Da un’esperienza di OBIETTORI DI COSCIENZA…

 

La cooperativa “La Ragnatela” segue diversi progetti tra i quali una comunità mista per minori a rischio, una comunità per minori extracomunitari, un centro diurno per adolescenti (educativa territoriale), una mensa festiva per poveri, una comunità per malati terminali di AIDS, sei alloggi di pronta accoglienza, un centro di ascolto per anziani…un progetto in Nicaragua avviato da quattro anni e una comunità-famiglia per bambini e pre-adolescenti.

 

Il servizio degli obiettori è svolto nelle comunità e in educativa territoriale. Al primo impatto si può essere un domestico, un insegnante o un fattorino, in realtà il nostro compito è di condividere tutti i momenti della vita dei ragazzi: il gioco, gli impegni, le difficoltà. E por questo che ci troviamo spesso ad essere la mamma, il fratello o l’amico dei ragazzi con relativi vantaggi e svantaggi: lunghe chiacchierate e splendide partite a calciobalilla e biliardo. In tutto questo siamo accompagnati da un’equipe di educatori.

Aiutare i ragazzi nella loro crescita per mezzo di un contatto quotidiano è una cosa molto importante. Loro parlano con noi di ogni cosa, questa è una possibilità che loro sfruttano perchè vedono il loro mondo più vicino a loro e non ci vedono come i loro educatori, non essendo per noi un lavoro, e quindi il confronto diventa un modo per confidarsi e ascoltare le nostre esperienze di giovanissimi.

 

Noi all’interno della comunità ricopriamo comunque il ruolo di Obiettori di Coscienza e questo si vede nel modo in cui facciamo i nostri compiti e ancor più’ nel nostro dialogo con i ragazzi. Quando ci troviamo a parlare con loro si nota immediatamente un modo diverso di fare le cose e di affrontare i problemi. Il rapporto con le cose e con l’ambiente viene troppo spesso trascurato dai ragazzi a vantaggio della loro comodità.

Noi cerchiamo di dare un esempio rispettando e chiedendo loro di rispettare le cose comuni, con scarsi risultati immediati ma sperando che in futuro…

Anche il modo di vedere il mondo non e’ lo stesso e la sensibilità rispetto alle questioni internazionali e’ diversa. Un esempio di discussione che ci ha molto colpito e’ sul boicottaggio di una nota marca di scarpe, gli operai secondo noi sottopagati, visto il loro stipendio di lire 2950 per ogni paia di scarpe da lire 120000, potrebbero essere pagati di più’, dato che per lo stesso paio di scarpe, si spende quasi il doppio in pubblicità. Un ragazzo ci ha fatto invece notare che gli operai in questo modo potevano almeno vivere. Noi gli abbiamo chiesto se lui avrebbe lavorato in queste condizioni e così speriamo di avergli dato uno stimolo per riflettere sul problema perchè questo è il modo migliore che abbiamo per dimostrare di essere Obiettore di Coscienza.

 

1984/2000: Audiovisivo sonoro (Piazza della Mostra Euroflora a Genova, Planisfero, Panorama di Torino, Comunità in Italia, Sala del centro in via Cellini, Ex giardino zoologico, L’entrata di via Vignale della mensa festiva, Cucina,  Francesco Rocco con gli ospiti,  Lavaggio delle pentole, Soggiorno, Salone giochi, Libro Nicaragua: Nicaraguita: appunti di viaggio, Calendario 1987,

1988: Calendario 1988, Mostra fotografica: Alla   raccolta del caffè, Don Tonito Castro a Torino,

Opuscolo Nicaragua Vietnam Guinea Bissau,

 

1988: Lettera di Natale di presentazione delle mie iniziative

 

1989: Comunità e riunione ragazzi stranieri, Incontri di formazione per i volontari con Guido Tallone e il cardiologo,

 

1990: Le otto cartoline dal mondo

 

1991: Un’Africa diversa

 

1993: Stand della cooperativa a Torino Esposizione, Nel salotto della vecchia casa di Francesco Rocco,

 

1993: Mostra dei presepi, Stand della festa del Volontariato, Messa di Don Lisa in via Vignale,

Elia, Francesco, Bruna, Renzo e Luciana a Brandizzo,

 

1994: Battesimo nella parrocchia del Fioccardo in via Oristano di Alex con don Ciotti, Elia durante la festa del Nicaragua a Brandizzo, Festa di Paolo Rovina in comunità,

 

1995: Festa per il Nicaragua al circolo del Fioccardo, Festa del Nicaragua di Elia, Festa di Elia a casa di Francesco, Mostra sul Brasile,

 

1996: Cartelloni del progetto del Nicaragua, Stand della cooperativa alla festa del Volontariato, Alex a casa di Francesco, Murales e foto nella mensa festiva, Mostra sul Brasile al Fioccardo di Giorgio e Graziella Benedetto, Stand alla Tre giorni del  Volontariato Torino, Gruppo biblico a casa di Francesco, Polentata in comunità, Festa del Nicaragua a Cavoretto,

 

1997: Mensa festiva e comunità di stranieri in via Vignale, Comunità per stranieri in via Ormea (video), Inaugurazione con cena della mostra fotografica permanente di Daniele Dal Bon,

Festa del Brasile al circolo del Fioccardo, Natale a casa di Francesco e in via Vignale,

 

1998: Festa della Befana al circolo, gennaio, festa in mensa di via Vignale,

 

1999: Festa in via Vignale, la Cascina a Berzano San Pietro prima della restrutturazione, Festa di Natale,

 

2000/2004: Tre giorni del Volontariato Torino (incontro con il Ministro di Solidarietà Sociale Livia Turco), mostra fotografica “La Ragnatela” alla Cascina di Berzano San Pietro,

 

2002: L’incontro” cd musicale di “fine della vita” di Francesco Rocco e Bruna Moriondo e Nadia Croin

 

2003: Coro a San Mauro,

 

2004: video in Nicaragua dal 10 al 28 aprile, laboratorio di Miriam, manifestazione pace in piazza Arbarello Torino, casa dei Cunioli Moncalieri, Cd musicale di Francesco Rocco e Bruna Moriondo musiche di Nadia Croin

 

2005: Serate e cena in   comunità di via Vignale, Mensa festiva in via Vignale, 4 a Torino, alla Tre giorni del Volontariato con il Ministro Livia Turco, pranzo e grigliata Argentina in cascina, compleanno di Nadia al campo Zingari in via Germagnano a Torino, la Comunità di via Vignale nella casa di Kezzal, Natale in comunità di via Vignale,

 

2006: Comunità in via Vignale, Grigliata a Berzano, Natale in mensa, Gianluca Fassio,

 

2007: Margot da Francesco, Casa di Miriam, S.T.O.P. concerto (Siamo tutti ormai perdutu),

Grigliata a Berzano, Kezzal, Via Germagnano campo zingari compleanno di Bruna, Mostra fotografica di Daniele Dal Bon 1997/2007,

 

2008: Casa di Miriam e la sua famiglia, Casa di Francesco Rocco a Moncalieri, Concerto a San Mauro, Grigliate a Berzano San Pietro, Calendario 2008,

 

2009: Bimbi famiglia Rocco da Daniele e Francesco, casa di Francesco, grigliata a Berzano in cascina, bimbi di Mario e Miriam a casa e al Ciabot, Compleanno di Margot ad Ulzio,

Mostra fotografica di Daniele a Torino in corso Trieste, presentazione dell’associazione “La Ragnatela”, Un regalo di Natale diverso di Bruna Moriondo, Fotovoltaico di Mario Supino,

 

2010: Compleanno di Elliot, Impegno e calendario di Daniele,  Mensa in corso Trieste a Moncalieri, Miriam, Emanuel, Paola e bimbi al Ciabot, Mercato natalizio, Pallapugno di Nadia,

 

2011: Emanuel, Paola e Davide, 18’ Compleanno di Sara Supino, Compleanno di Bruna, Festa di Pierangelo ai Cunioli Alti a Moncalieri, Bimbi a casa di Francesco, Concerto a San Mauro, Polentata in cascina, Mercatino di natale in mensa, cena da Francesco  con  i nipoti,

 

2012: Nevica casa di Francesco, teatro a Torino in Borgo San Paolo via Chiomonte, casa e ufficio di Miriam, Famiglia di Emanuel, Battesimo di Eliot e Margot, Battesimo di Davide, Inaugurazione del centro sanitario di Giusi Moriondo, Emanuel Miriam e Francesco, Mensa in corso Trieste,

Casa di Miriam e Mario,

 

2013: Emanuel, Paola e Davide, il mio impegno finanziario,

 

2014: a Berzano San Pietro, a Kezzal, intervento di Francesco Rocco

 

 

NICARAGUA

 

1988: audiovisivo “Costruire il futuro”

1995: Statue precolombiane, il parco Larreinaga,

la prima mensa, la prima scuola, la casa,

2006: il parco con il comedor, le scuole, il Pueblito,

la casa, gli animatori,

2009: idem con la nuova scuola

2014: idem

2015: Mostra sul Nicaragua

 

Nadia Croin: torneo di pallapugno – canzone “l’incontro” di Francesco Rocco

 

Elia Viola: festa Nica 1997,1999,2005,2006,2007,2008,2009,2010

 

Benedetto Giorgio al Fioccardo:

 

2002,2003: Festa del Fioccardo

2004:  Festa San Giovanni e Cena Sociale per i bambini del Brasile,

2005:  Festa San Giovanni dedicata ai bambini del Brasile,

2005:  Festa del Fioccardo, Presentazione di libri,

2006:  Festa del Fioccardo, Famiglia Geda Benedetto,

2007:  Festa della Solidarietà al Brasile (2 e 3 giugno), Famiglia Benedetto, Festa del Fioccardo,

2008:  Festa del Fioccardo, Mariasole bimba di Cristina con i nonni in via Milano, Foto di Daniele,

2009: Festa della Befana, Festa di San Giovanni, Festa del Fioccardo,

2010: Festa di San Giovanni, Festa del Fioccardo (video), con don Giovanni Lisa, Benedetto, Tibaldi, Juana,

2011: Dedicato a Giovanni Quaregna all’Educatorio della Provvidenza, Festa San Giovanni (video), Festa del Fioccardo (video), Festa dei nonni,

2012: Con la Famiglia Rocco e la Famiglia Biora dalla famiglia Benedetto, Festa del Fioccardo,

2013: Famiglia Benedetto – Geda

2014: 6 gennaio festa della Befana, settembre Festa del Fioccardo,

 

 

Da “Solidarietà Tenerezza dei Popoli” dell’Associazione “La Ragnatela della Solidarietà”

Blog: http://www.unsognocondiviso.it

 

…la solidarietà è “reciprocità”: non solo solidarietà materiale, molto necessaria, ma anche solidarietà negli affetti, nei sorrisi, nelle strette di mano, nel condividere “il pane dolce con una tazza di caffè”…insomma anche questi piccoli esempi ci confermano che si è sulla strada giusta e aiuta a vedere l’orizzonte con occhi aperti alla mondialità e alla speranza.

…qua nel nostro paese cosa è che mi ha colpito è l’aggressività, la rabbia espressa nel pretendere dallo “Stato” la casa, il lavoro…quale enorme differenza passa tra un Nicaraguense che dalla nascita fa i conti soprattutto con se stesso, eventualmente trova solidarietà nella sua cerchia parentale e niente di più.

Non voglio dire che dobbiamo regredire, cancellare quel rarefatto stato sociale che ci dovrebbe garantire i “diritti”, ma certamente in una società complessa e sempre più complicata, il paternalismo, l’assistenzialismo, la cultura del voto di scambio, non ha aiutato a responsabilizzarci, a far crescere, accanto allo stato sociale, la coscienza civica, la capacità di guardare al di là di noi stessi, della nostra realizzazione individuale.  Abbiamo delegato “il buon vicinato”, la costruzione della “civica”, alle Agenzie che negli anni si sono sempre più allontanate dal loro mandato, costruendo la loro struttura, sempre più costosa e poco efficace, impegnando denari importanti per reggere i loro elefantiaci corpi. In Nicaragua è chiaro che ti “devi sbattere”. Non c’è chi faccia per te o ti inserisca in “percorsi di autonomia”. E’ anche vero che puoi aprire una “frittanga” senza chiedere i permessi, puoi decidere di vendere a casa tua fagioli bolliti, affiggendo semplicemente alla porta “vendesi fagioli”  e nessuno ti verrà a chiedere di pagare le tasse.

In questi tempi difficili, per noi “ricco e garantito” (o forse ex…) Paese del primo mondo, i Nicaraguensi ci insegnano (molto probabilmente perché costretti da situazione contingente e non perché indenni dal terribile virus del consumismo) a non perdere la speranza, a credere nella solidarietà tra pari, a costruire dinamiche di organizzazione che partono dalla base e cercano interlocutori istituzionali…

Chissà quale antidoto potranno trovare perché il loro “buon vivere” divenga un modello da esportare; non più consumare per produrre, ad esempio…                                        (maggio 2014)

Il mio impegno nell’Associazione La Ragnatela

 

COOPERATIVA “LA RAGNATELA”

 

 

Torino, 18/10/2016

 

Carissimi,

 

ho terminato un’altra memoria: la cooperativa “La Ragnatela” con Francesco e Bruna Rocco. Li ho conosciuti insieme sull’aereo, nel 1984, mentre si andava in Nicaragua. Non avrei dovuto andarci perché mia mamma era stata male in seguito ad una forte depressione a causa di un’aggressione successa l’anno prima al Ciabot, era la prima volta che mia sorella ed io l’abbiamo lasciata sola per due ore, e gli sono state fatte più di 100 iniezioni; gli amici, Padre Testa che eravamo stati insieme due anni prima, mi stavano convincendo  di ritornare, veramente ci ero stato sei mesi prima, a Natale, per realizzare un audiovisivo in diapositive per ragazzi scritto da Padre Gianfranco Testa e amici, che mia mamma mi ha sempre detto che non era il caso di ritornarci, poi nell’ultimo mese è venuto fuori un biglietto aereo lasciato libero da un rinunciatario del viaggio. Al ritorno Francesco e Bruna con amici hanno costituito la cooperativa “La Ragnatela” per “seguire” le persone in difficoltà. Mia mamma mi aveva detto: “Non potresti lavorare con Francesco?” E mia sorella Anna Maria: “Quando sarò in pensione potrei fare la contabilità!”.  Io alzavo le spalle con la speranza di lavorare in futuro nella solidarietà. E Francesco: “Per adesso prendi i soldi dai Salesiani!”. Avevo pochi anni di contributi, ci siamo sempre frequentati e ogni volta facevo le foto dell’avvenimento che veniva organizzato. Nel 1984 la Ldc mi fece una “proposta dimissionaria”, era il momento che si era dimesso un mio collega per “i raggiunti limiti di età pensionabile”, fu anche dimesso un “rappresentante sindacale”. Non mi dimisi, per la proposta non allettante e poi non avevo quindici anni di contributi e mi dicevo: “…per adesso andiamo avanti così…”. E lo dicevo sia sul lavoro che in famiglia: è stato il tempo che avevo tre agende, una per il lavoro fisso, una per il lavoro fotografico ed una per i miei impegni “sociali” che poi tutte e tre coincidevano tra loro. Inoltre erano pochi anni che era morto mio padre, tutti e tre della famiglia abbiamo continuato ad andarci in campagna: due case, due impegni che praticamente erano due lavori, due ambienti sociali, mia sorella un po’ meno perché dal lunedì al venerdì era all’Olivetti di Ivrea e il sabato e alla domenica in campagna con mia mamma facendo l’orto, le visite degli amici, dei parenti e le feste paesane. Mentre lavoravano nell’orto c’era sempre gente che passava, si fermava e tanti ragazzi che venivano a bere in casa in garage e giocavano nel piccolo campo da calcio davanti casa dove ora c’è la vigna dell’Azienda Agricola “Giovanni Negro” e figli.

Ora, sono qui da ieri, mi fermo due giorni, posso pensare di stare nei mesi più caldi ma siamo ad ottobre che stà arrivando il freddo, dormo con due coperte e un copriletto mentre a Torino ho messo il copriletto l’altro ieri. Ho sistemato il Ciabot come “Casa delle Memorie”, mi ha suggerito un mese fa telefonicamente don Piero Nota, che voleva salutarmi, è un ex missionario di Città del Guatemala, ci sono andato a trovarlo nel 1995, dopo dieci anni di missione. Era parroco della parrocchia del Redentore, una parrocchia di periferia, in zona Mirafiori, negli anni settanta, quando ci furono le lotte sindacali/studentesche, il referendum sul divorzio, sull’aborto, gli oratori si stavano spopolando, il Partito Comunista aveva molti accoliti, c’era una sinistra extraparlamentare, Lotta Continua, Lotta Comunista tra l’altro solo di questi giorni mi suonarono il campanello della porta a Torino, andai ad aprire ed era un ragazzo che voleva vendere il giornale “Lotta Comunista”. La settimana scorsa sono stato a prendere il caffè dai Salesiani della Crocetta da don Stefano Rosso, biblista, esperto di rito bizantino. Coordinava un gruppo del Vangelo dove facevano parte mia mamma e mia sorella; mi disse anche lui: “…è una casa delle memorie con tutti i libri che ci sono, “lascia” alla tua morte ad una associazione, se possibile locale che lavori con la gente, che ha “bisogno”: non fare la carità ai ricchi!”.

 

Con la Cooperativa ho fotografato anche le feste che ha organizzato tutti gli anni Elia Viola, lo conobbi nell’iniziativa di “Solidarietà ’83 organizzata a Torino con don Fredo Olivero e Padre Testa, a giugno: una festa in discoteca dove il ricavato è stato devoluto per il Nicaragua. Negli ultimi anni ha portato avanti con i suoi amici delle “adozioni a distanza” per i ragazzi nicaraguensi.

 

Giorgio e Graziella Benedetto, abitando al Fioccardo di Torino e partecipando al Circolo locale vicino dove sono residenti, spesso organizzavano annualmente delle feste dove il ricavato è stato devoluto, inizialmente per il Nicaragua e successivamente per il Brasile.

 

Ed io, di corsa, passavo da un’iniziativa e l’altra facendo tappa in campagna aiutando mia mamma ed mia sorella, magari partecipavo anche ad una riunione del “Collegamento del Piemonte” e poi a Berzano San Pietro da Lina Ferrero e amici dove ad essere una famiglia affidataria si stampava un piccolo opuscolo di informazione sul Salvador. Tra sabato e domenica facevo più di duecento chilometri; cercavo di raggiungere tutti anche don Fredo con le sue iniziative.

 

Poi alla morte di mia mamma mi sono sentito solo, ho continuato più assiduamente, perché nel frattempo mi sono dimesso dalla Ldc, in un certo senso ero più libero, sono stato “assunto da don Fredo che nel frattempo è stato nominato direttore dell’Ufficio Migranti e alcuni anni dopo Rettore della Confraternita di San Rocco.

 

E ora il tempo cambia, le esperienze stanno chiudendo, quarant’anni fa mia mamma mi diceva: “…tutto quello che inizia finisce…” Ed io: “…viviamo l’oggi, il presente e poi in futuro vedremo.” I miei “maestri” mi dissero di fotografare sempre, che le mie foto non saranno  eccezionali, ma messe insieme faranno una storia. Sono stato fortunato, di essere in ambienti e con persone  “fuori del coro” in un certo senso “profeta”, che è necessario per non dire indispensabile, documentare, perché non sono molti che fotografano come me, con la stessa mia passione e umanità: Francesco mi ha nominato “Vagabondo della Solidarietà”, come un’ape cha va di fiore in fiore, mi ha suggerito don Paolo Mignani, il fu prete spazzino ora parroco, di Mezzi Po, Settimo Torinese che fino all’anno scorso c’era don Domenico Cravero, un sacerdote sociologo, teologo, fondatore e coordinatore di molte comunità tossicodipendenti. Pierangelo suo fratello mi ha suggerito di metterlo sul blog, che due anni fa Fabio mi ha “instradato”. Fabio l’ho conosciuto nell’Associazione Arvangia, laureando in ingegneria al Politecnico, impegnato in molte iniziative locali come lo Yepp, associazione per i giovani delle Langhe. E Paolo Tibaldi nell’ultimo mese mi ha suggerito: “Pellegrino dell’Arte”.

 

E ora   sono qua a “Prachiors” così chiamavo il Ciabot con i miei, Prachiors deriva dal greco e vuol dire “Prato chiuso”…ed il futuro è arrivato che tanto pensavo e che “forse” sognavo.

Adesso non ho più sogni, “voglio” finire tutto quello che ho fotografato, coordinare, mettere insieme, scannerizzare, darne un filo logico; Bernardino Serenari, figlio di Angela, una carissima amica di mia mamma, ha scritto alcuni romanzi sulla sua famiglia, mi ha proposto che potrà scrivere un romanzo su di me.

 

Nel 2004 la Cooperativa ha chiuso, ha continuato alcuni anni, ed ho smesso di fotografare gli avvenimenti nel 2014 dopo avere fotografato alcune comunità: un trasloco delle comunità dove tengo, come ricordo, alcune cose che sono nella mia Biblioteca del Tempo, e verranno date a chi fa più difficoltà a vivere, sono state messi in vendita due alloggi che il ricavato sarà per i nicaraguensi che fanno più fatica di noi a vivere.

 

 

ASSOCIAZIONE LA RAGNATELA

 

 

A Daniele

 

Nel mondo variopinto dell’impegno sociale, nelle più diverse forme in cui ognuno di noi sa esprimere il proprio coinvolgimento solidale, esiste un denominatore comune: rendere concreta la speranza di un mondo più umano e fraterno. E’ l’utopia dei sognatori, di coloro che credono ancora possibile trasformare l’egoismo in solidarietà, combattere la povertà con sentimenti di giustizia, salvare la Natura violentata dal profitto insensato difendendola dallo sfruttamento e dallo scempio. Uomini famosi, ai quali la stampa regala spesso titoli ed articoli, ma anche uomini sconosciuti, uomini comuni, immersi nella vita quotidiana di ogni giorno, attenti e sensibili, convinti che si può sognare e far rinascere la speranza anche attraverso piccoli, ma piccoli non sono, gesti di concreta solidarietà con il mondo degli impoveriti, qui nel cosiddetto primo mondo, e laggiù in Paesi lontani, dove la povertà e la miseria sono più evidenti. Si avvicina il trentesimo anniversario della nostra Associazione e Cooperativa, trent’anni di fatiche e di gioie, di sconfitte e piccole vittorie di incontri con “l’Altro”, per creare relazioni che potessero rendere migliori la vita di entrambi. Quanti ricordi, quanti sentimenti, a volte contrastanti, riaffiorano nel nostro animo. L’occasione di un recente incontro mi spinge oggi a scrivere di un amico che in questi anni è stato sempre presente, di un “uomo normale”, che ha saputo vivere la normalità in modo straordinario, perché straordinario è stato il suo impegno in tempi e modi diversi, qui e in tante parti del mondo. Caro Daniele, se questo è il tempo dei ricordi di tanti momenti condivisi sia nella Cooperativa che nell’Associazione. È anche il tempo, forse, di lasciare su fogli di carta testimonianze antiche e recenti, con la speranza che possano essere utili ai più giovani. Foto e parole che, tuttavia, difficilmente potranno esprimere appieno il senso profondo di un impegno trentennale. Buon lavoro! Noi sappiamo che ogni foto che tu sceglierai, significherà per molti di noi momenti di nostalgia e di commozione. E’ stata la tua capacità di testimoniare la sofferenza e la fatica di tanti ragazzi, considerati irrecuperabili, che oggi fanno parte di una società cosiddetta normale. Noi sappiamo che ogni didascalia non sarà una semplice data, ma piuttosto la scansione di un tempo che ha visto lo scorrere di mesi e anni quali testimoni di ragazze e ragazzi che hanno voluto ”rinascere” ad una nuova vita attraverso percorsi che cercavamo di offrire loro. Un’ultima cosa ancora: grazie per il tuo impegno, per le tue insistenze, per non arrenderti mai, per credere che tante piccole cose quotidiane possano anche loro trasformare il futuro di qualcuno. Noi non siamo chiamati ad essere famosi, ad occupare i grandi spazi dei media, a riempire teatri, a discutere sui massimi sistemi, a risolvere i grandi problemi posti dalla fame nel mondo, meglio dall’egoismo dei più. Noi siamo chiamati a non perdere le piccole occasioni di ogni giorno, a non chiudere i nostri occhi e le nostre orecchie di fronte al bisogno e al grido di chi ci sta accanto. In questi trent’anni, a noi pare che tu abbia cercato di fare questo, con disponibilità e grande sensibilità. Nel mondo della solidarietà e dell’impegno sociale, chi non vorrebbe un mondo diverso? Chi non vorrebbe più giustizia e uguaglianza? Chi non manifesta contro il dio “profitto”? Chi non lotta contro l’imperialismo presente nei Paesi in via di sviluppo? Siamo in tanti a volerlo. Non tutti, tuttavia, siamo convinti che la grande rivoluzione è fatta dai semplici, dagli umili, da chi vive giorno dopo giorno la realtà del rispetto, dell’accoglienza, della gratuità, del fare il bene. Caro Daniele, in tanti anni di impegno quotidiano vicino a noi tu hai cercato di trasformare questi valori in vita quotidiana. Ora… non stancarti, il cammino continua e, incrociando ancora le nostre strade, forse un po’ più stanchi e affaticati, non tralasciamo di continuare a sognare in una notte stellata che l’aurora vicina sia segno di una vita nuova, più bella e più giusta.    

Francesco Rocco – giugno 2012

 

Perché fare gli auguri’

Perché dire Buon Natale?

Perché dirti Buone Feste?

Perché 2000 anni fa nacque un bambino di nome Gesù, mandato dal padre, per annunciare agli uomini, un mondo nuovo, un mondo di pace, un mondo dove tutti sono fratelli.

Auguri a te, affinchè possa accettare il Suo messaggio e lottare perché diventi realtà.

Francesco Rocco

 

Non vivere su questa terra come un estraneo o come un turista nella natura.

Vivi in questo mondo come nella casa di tuo padre: credi al grano, alla terra, al mare ma prima di tutto credi all’uomo.

Ama le nuvole, le macchine, i libri. Ma prima di tutto ama l’uomo.

Ti diano gioia tutti i beni della terra: l’ombra e la luce ti diano gioia, le quattro stagioni ti diano gioia.

Ma soprattutto, a piene mani, ti dia gioia l’uomo.

Nazim hikmet – Ultima lettera al figlio

 

 

L’Associazione di Volontariato “La Ragnatela della Solidarietà” è nata nel 1994 e come simbolo si è scelto la ragnatela per indicare che la solidarietà deve necessariamente espandersi, allargarsi, creare altra solidarietà.

Una solidarietà che tesse sempre nuovi rapporti e che coinvolge gruppi e singoli per condividere un impegno sociale e culturale nel permettere ai più poveri ed ai più svantaggiati di pensare e realizzare un futuro diverso e migliore….

 

…la nostra associazione ha promosso per i ragazzi di strada a Managua (Nicaragua) la realizzazione di un parco giochi: “EL PARQUE DE LOS SUENOS” (Il parco dei sogni).

Oltre a questo è nostra intenzione costruire anche un piccolo villaggio “EL PUEBLITO” composto da cinque o sei case, per le famiglie più povere del barrio.

E’ il momento di fare un piccolo sforzo.

Sappiamo di chiedere a chi già dà, ma voi potete estendere questo appello agli amici, ai conoscenti, a tutti coloro che non sono ancora stati coinvolti, potete fare da casa di risonanza.

Ce la faremo se ci impegnamo tutti!

Detto questo, ecco il resoconto di quello che abbiamo raccolto, ecco i progetti con la “vendita” di “PEZZI DI SOGNO”, perché diventino REALTA’!

 

a nome di tutti Francesco

 

E ora la Cascina Abya Yala

 

Nella condivisione della mensa, nella festa con gli amici, puoi essere strumento di solidarietà.

Altre cose, con la tua collaborazione, le potremo fare insieme. Questa cascina può essere l’inizio di un’avventura che l’incontro fra gli uomini potrà concretizzarsi giorno dopo giorno, nella fatica quotidiana e nella speranza.

 

I potenti potranno tagliare una, due, tre rose, ma non potranno fermare la primavera.

 

Un luogo dove, se vuoi, puoi incontrare l’uomo, la natura, l’assoluto.

Tre religioni, un unico Dio. Il candelabro ebraico, il corano ed il vangelo.

 

La cascina Abya Yala può essere anche questo: attraverso il silenzio, l’ascolto e la riflessione puoi ritrovare te stesso.

 

Associazione di Solidarietà sociale LA RAGNATELA

 

Centro Sociale “Abya Yala”: mensa per bambini, ambulatori medico-dentistici, centro d’incontro: pre-scolare in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione in un quartiere di Managua (Nicaragua)

Adozione internazionale a distanza in Nicaragua.

Per eventuali sottoscrizioni versare sul c.c.p. n. 30329106 intestato a “La Ragnatela della Solidarietà” – Via Massena, 85 10128 Torino

Corso Moncalieri, 494/8 10100 Torino – Tel. 011.66.12.034 (Francesco Rocco)

Sito – http://www.la-ragnatela.it

 

UN’ASSOCIAZIONE LAICA

Mi capita spesso di sentirmi chiedere, quando cerchiamo di spiegare agli altri chi siamo e cosa facciamo, qual è la nostra collocazione religiosa.

Vorrei qui, seppur brevemente, affrontare que¬sto concetto.

Rivendicare la laicità, significa innanzitutto “Riconoscere la propria autonomia nelle attivi¬tà umane”.

Significa queste attività con regole proprie, non imposte dall’esterno, ben sapendo che “nessu¬na attività è tuttavia fuori dal campo di compe¬tenza della coscienza morale”.

Di questa laicità, la nostra associazione ha una visione “INCLUSIVA” ,che semplicemente significa “l’apertura e la garanzia di uno spazio o di un terreno d’incontro fra soggetti diversi, per religione, ideologia, cultura, stili di vita … ” in vista di una scelta codivisa che diventi condivi-sione e solidarietà col mondo degli impoveriti e degli esclusi.

“Essere laici non vuoi dire allora costruire spazi svuotati dal religioso, ma offrire un ambito in cui tutti, cittadini credenti e cittadini secolariz¬zati (tutti nella loro varietà) possano trattare di ciò che è accettabile e di ciò che non lo è, delle differenze da rispettare e delle derive da impe¬dire, e questo nell’ascolto reciproco, senza tacere le convinzioni e le motivazioni degli uni e degli altri, ma evitando scontri distruttivi del legame sociale.

In questo senso laicità non significa indifferen¬za, neutralismo, ma costruzione di percorsi che mirino a far incontrare e comunicare le differenze, senza negare le identità, anzi invitando¬le a manifestarsi nello spazio della discussione pubblica, e senza accettare come inevitabile la frammentazione, la lacerazione, il riflusso etni¬cistico ed identitario. In questo spazio pluralisti¬co ogni esperienza religiosa e ogni posizione culturale sarebbe chiamata e sollecitata, secondo un processo di apprendimento com¬plementare, a dare il meglio di sé, in vista della giustizia e del bene comune.”

. .. Mai la certezza che una verità esista dovrà coincidere con la certezza che la mia compren¬sione di essa sia perfetta e in trascendibile, e proprio questa consapevolezza mi spingerà ad interrogare gli altri, a sottoporre la mia comprensione alle loro critiche, a criticare i loro punti di vista, cioè in definitiva alla discussione effettiva, alla pratica del CERCARE ANCORA.” (Marco Ivaldo)

Se riferiamo quanto detto alla nostra associazione, essere laici significa dare un grande valore a concetti come la libertà, democrazia, tolleranza, significa innanzitutto pensare ed agire per il bene dell’uomo.

Significa lottare contro l’ingiusta povertà, contro ogni violenza e sopraffazione, contro le disuguaglianze, per una liberazione integrale.

Significa prendere come riferimento quelle persone che hanno incarnato questi valori, a loro ispirarsi, approfondendone il messaggio e cercando, nel nostro vivere quotidiano, di metter¬ne in pratica i loro insegnamenti.

Uno fra tutti può riassumere tutto questo, almeno per me: Gesù di Nazareth.

Non c’è alternativa all’Amore,

non ci sono percorsi che portino alla costruzione di un mondo migliore al di fuori della solidarietà.

 

 

Quale mistero nascosto nel volto dell’altro? Il desiderio profondo di essere amato.

 

“E’ possibile abitarvi?” Non avevo scelta, è l’unico spazio che mi hai lasciato!”

 

I bimbi si sentano uguali, stanno bene insieme…diventando adulti si creano le disuguaglianze.

 

Non ho mai capito perché al loro posto non ci sono io.

 

Ho mai pensato che “forse” sono anch’io responsabile di tutto questo?

 

Il futuro, un futuro diverso…dipende da loro.

 

Ogni incontro nasconde in sé qualcosa di bello: scoprirlo dipende solo da me.

 

Apriamo le porte, spalanchiamo le finestre, lasciamo entrate il vento della solidarietà.

 

Siamo alla ricerca disperata  della felicità, non la incontreremo lontani da noi stessi.

 

Guardo a questa realtà con la rabbia delle cose ingiuste…con l’amore possibile, capace di trasformarla.

 

Non ci sono giustificazioni sufficienti per restare spettatori inermi.

 

La speranza è quel sentimento che ci spinge a lottare per cambiare la realtà.

 

 

UN SOGNO, QUANDO LO SI FA INSIEME, DIVENTA REALTA’

NATALE 2010:

“IL RISCHIO DI AMARE”

 

Quando penso al Natale, penso a milioni di bambini che in Africa, in America latina, in India, in Cina. .. ma anche nei cosiddetti Paesi occidentali (il 1°mondo) nascono segnati dalla mancanza dei più fondamentali diritti, nascono condannati al dolore e alla sofferenza, spesso alla morte.

Ho più volte ripetuto che guardare al Natale è, per credenti e non credenti, rimanere in silenzio per assaporarne il suo più profondo significato: un bambino, Gesù, che nasce per ridare speranza ad una umanità che l’ha persa, agli esclusi, agli impoveriti, agli emarginati.

Oggi, più che mai, abbiamo bisogno di speranza.

La speranza è come un sogno che ognuno di noi deve coltivare, per uscire dal solito tran-tran, per spalancare le finestre della propria casa e lasciarvi entrare aria fresca, per sostituire alla tristezza il sorriso, per abbracciare ogni uomo, sapendo che da quell’abbraccio può nascere un

uomo nuovo.

Quando penso al Natale penso anche a come sarà il futuro di quel bambino, quale sarà il suo messaggio, la sua proposta, i suoi atteggiamenti, la sua sfida con le sue conseguenze. Ricordare questa nascita diventa spesso un’occasione per costruirvi attorno una grande festa, con luci e

colori, regali e incontri conviviali, mentre tutto attorno nulla cambia.

Ci siamo abituati, talmente abituati da dimenticare che il Natale, la nascita di Gesù, ha rivoluzionato la storia dell’umanità e lo ha fatto con un semplice messaggio, alla sua nascita e poi nella sua vita, così semplice che lo possiamo riassumere in queste poche parole: vuoi una vita felice, vuoi

un mondo giusto, vuoi una realtà dove si può star bene?

Ama ,ama ,ama il tuo prossimo, il tuo nemico, l’altro.

Non uccidiamo la speranza.

 

Faccio a tutti una proposta concreta: sostituiamo l’acquisto di un regalo con un’equivalente offerta. A gennaio ritorneremo in Nicaragua e con il denaro raccolto acquisteremo cibo e lo consegneremo a quelle famiglie che, con i loro bimbi, non hanno potuto festeggiare il natale.

Auguri inquieti.

Francesco

 

 

… DI RITORNO

DAL NICARAGUA …

 

Cari amici, ancora una volta, dopo il viaggio di agosto in Nicaragua, desideriamo rendervi partecipi dell’andamento dei progetti che sono resi possibili grazie al vostro contributo.

Cominciamo dai più piccoli, i bimbi dell’asilo.

La nostra associazione negli anni, come ben sapete, ha dovuto costruire un nuovo asilo che rispondesse alle norme vigenti in Nicaragua. E’ stato inaugurato a febbraio 2010 ed è … il

migliore di tutta Managua!

Non lo diciamo noi, incensadoci, ma è il riconoscimento del Ministero del I ‘ educazione.

Porta sempre il nome di Madre Terra, Abya Yala, però si trova nel barrio Costarica, contiguo al solito barrio Larreynaga in cui abbiamo tutte le altre attività, per cui “culturalmente” ha costretto la gente ad aprirsi, perché c’è ancora forte la mentalità dei quartieri separati e magari anche rivali.

La partecipazione dei genitori è buona e costruttiva: si sono costituiti in commissione e appoggiano o propongono attività per rendere più stimolante la vita del pre-escolar, concepita invece dalla stragrande maggioranza dei centri comunitari come “parcheggio” dei bimbi. La loro attenzione è rivolta alle

famiglie più indigenti per non far pesare le differenze economiche (in realtà sono poveri tra poveri, ma qualcuno è ricco di idee) organizzano delle attività per autofinanziare le iniziative.

Il “vecchio asilo”, bello, ma non più adeguato per 125 bimbi, è stato dato in concessione ad un gruppo di insegnanti che hanno aperto un pre-escolar bilingue, spagnolo e inglese. Il loro contributo ci permette di alleggerire le spese di gestione ordinaria dei centri che abbiamo e intervenire a favore di partticolari situazioni. Oggi l’asilo si chiama Kingdom.

Il terzo pre-escolar, la Estrella de David, ט stato acquistato dopo che due giovani avevano visitato una famiglia che vive in un barrio poverissimo, senza acqua, senza strade decenti, insomma un asientamento, come dicono a Managua, cioè una zona della periferia che ט rifugio per chi lascia la campagna e cerca fortuna in città, o per chi vive giא da anni in città ed ha avuto l’assegnazione di un terreno dal comune di Managua, che promette da tempo ormai quasi immemore di portare tutti

i servizi utili per viverci .

Abbiamo ristrutturato il locale, rendendolo abitabile, attrezzandolo almeno di bagno e di cisterna per la raccolta dell’acqua, indispensabile, perchי l’erogazione dell’acqua, laddove c’è, viene sospesa per parecchie ore del giorno, figuratevi una scuola materna senza acqua!

 

Nel tempo, ci siamo anche assunti in parte l’onere di sostenere gli insegnanti che, non solo animano l’asilo, ma al pomeriggio fanno recupero scolastico e alfabetizzazione degli adulti.

Passiamo al pueblito Gianluca: continua ad accogliere donne sole con bambini che hanno subito maltrattamenti. Il miracolo consiste nel vedere, anche se con tanta fatica, che in questi anni, quattro famiglie hanno trovato una sistemazione definitiva con casa e lavoro, permettendoci cosל di aiutare altri nuclei.

Maryourie, referente del pueblito, per permettere la socialità e superare le difficoltà relazionali che molte volte si incontrano in situazioni problematiche, ha pensato di allestire un “taller de manualidad”, valorizzando una ragazza sordo-muta, che fa parte del gruppo dei ragazzi sostenuti dai padrini, i cosiddetti becados (che vuol dire fruitori di una borsa di studio,termine normalmente tradotto con adozione a distanza, ma noi preferiamo usare sostenuti dal vostro contributo … ).

Questo laboratorio ט stato aperto anche a “madri violente” che il tribunale assegna ad una psicologa, affmchי possano elaborare e superare la loro situazione.

La stessa psicologa, dona Sandra, ha realizzato un sogno che cullava da anni: aprire una scuola per papà, perchè in Nicaragua si verifica il fenomeno della grande assenza della figura patema.

Ha potuto realizzare la scuola perchט ha trovato disponibilitא presso i padri che sono coinvolti dalla nostra associazione. Le abbiamo offerto la struttura, sia presso la casa las cuatros palmas, che presso l’asilo Abya Yala, presso cui ha uno studio, così pure presso il parco de los suenos, dove usa un altro grande spazio per incontrare individualmente o a piccoli gruppi genitori, bimbi e persone che chiedono il suo supporto.

 

Già si vede la ricaduta benefica di questa iniziativa: genitori partecipi alla vita dell’asilo, come sopra detto.

 

Bambini a Mensa

 

Il parco dei sogni, negli anni sta acquisendo una valenza culturale sempre più complessa e interessante: l’accademia di musica sta riscuotendo successo. Don Freddy il maestro instancabile ha organizzato diversi concerti con i suoi allievi e sono stati invitati alla “casas de los Mejias” , casa musicale fondata dal più famoso cantautore nicaraguense, Carlo Mejias.

Il gruppo di ballo Amapola , grazie alla generositא di Rebecca e di alcune mamme dell’asilo, impartisce corsi di danza folkloristica.

La giovane coppia che vive nella casetta del parco sta pensando di allestire, al posto del cafetin , piccolo bar, un luogo dedicato alla conoscenza dei miti e delle leggende, un luogo di

narrazione, di conoscenza della propria storia, non quella ideologizzata dal Frente Sandinista, ma la storia vissuta dei padri, dei nonni, per poter riscoprire le proprie radici, ritornare a credere in se stessi e aprirsi per diventare cittadini del mondo e non solo consumatori passivi.

Infine las becas, cioè il sostegno a distanza che esiste grazie alla vostra partecipazione: una famiglia italiana sostiene uno o più ragazzi o ragazze nicaraguesi, oppure sostiene persone

disabili o anziani.

 

Ad oggi sono 427 le persone sostenute, di questi sei disabili e otto anziani, gli altri sono studenti.

La commissione delle donne verificano l’andamento dei ragazzi a scuola, stimolando i genitori alla responsabilità, segnalano problemi che sorgono in famiglia ai responsabili dell’area beca in modo che si possa intervenire a favore dei ragazzi, coinvolgendo anche altre risorse, se possibile e

opportuno.

Gli universitari che continuano ad essere appoggiati dai padrini si impegnano nelle varie aree del progetto: chi fa doposcuola ai più piccoli, chi dא una mano alla psicologa, al parco, chi

organizza attività sportive, insomma l’essere aiutati significa impegnarsi a restituire alla propria gente “qualcosa” di te. Bruna

 

Confesso che ci ho messo un po’ di tempo per decidere di andare in Nicaragua con l’associazione “La Ragnatela della Solidarietà”, Poi per non deludere e non deludermi decido di partire. Il viaggio è lunghissimo, Non si arriva mai.

Il fuso orario per 8 ore di differenza ti fa tornare indietro. Un viaggio a ritroso. Vivo per 22 giorni 8 ore in più per perderle poi al ritorno. Non ho grandi aspettative, anche se storicamente e politicamente qualcosa del Nicaragua conosco. Conosco Sandino e la lotta di liberazione condotta con il movimento socialista e rivoluzionario del Sud e Centro America. Conosco la lotta di liberazione condotta dal Fronte contro l’atroce Dittatore Somoza. So della lotta condotta sempre dal Fronte contro i contras del Presidente americano Reagan.

 

Ma non ho grandi aspettative. Ho letto della condizione economica e sociale del Nicaragua che è pessima ed è il frutto, come per altri paesi poveri del mondo, del meccanismo di sviluppo capitalistico che premia pochi a scapito di molti. Arriviamo. Managua mi si presenta come un’immensa baraccopoli. Una città estesissima dove si concentrano due milioni di Nicaraguensi. La povertà si tocca con mano, anche se guardi a fondo c’è molta dignità: resta però la povertà, vivono con due dollari di media al giorno. L’associazione italiana Onlus “La Ragnatela della Solidarietà” è da anni che opera in quella realtà. Si occupa un pò di tutto e ha realizzato alcune significative iniziative: un parco pubblico con molte attività quali un bar, una scuola di musica, uno studio psicoterapeuta. Ha realizzato prescolar per alcune centinaia di bambini. Inoltre mantiene quasi cinquecento famiglie con il sostegno a distanza. Tutte iniziative pregevoli ed encomiabili. E meno male che ci sono persone che in nome della solidarietà si occupano dei più poveri al mondo. Nella realtà Nicaraguense può sembrare una goccia nel deserto, forse lo è. AI tempo stesso però è una presenza che può spronare queste popolazioni a prendere coscienza di sé e della loro condizione, a non abbandonarsi ed impegnarsi per migliorare la vita dei cittadini del Nicaragua. Molto però dipende da loro.

Anche una goccia nel deserto può dare inizio ad un processo di riscatto, può dare speranza e far nascere un delicato e profumato fiore. (Silvio Canapè)

 

QUALCUNO VUOLE DARE UNA MANO PER:

 

– Adozioni scolastiche a distanza – Mensa per bambini di strada –

– Pre-scolar comunitario – Pueblito Casa Amiga “Gianluca” –

– Adozioni disabili e anziani – – Interventi sanitari e acquisto farmaci –

– Parco dei Sogni – Riparazione case anziani soli –

– Centro Culturale – 2 Nuovi Pre-escolar –

 

ASSOCIAZIONE ONLUS “LA RAGNATELA. DELLA SOLIDARIETÀ”

Corso Moncalieri, 494/8 – 10133 Torino

C.F 97559270018 Iscritta al Registro Reg. del Volontariato Decr. 2439/95

 

Conto Corrente Postale – Cod. IBAN IT 60T0760101 000000030329106

Intesa San Paolo Cod. IBAN IT 66 F030 6901 1871 0000000065

Unicredit Banca Cod. IBAN IT 2210200801 1170000022818113

 

 

PER INFORMAZIONI:

 

335 5850467 (Francesco) – 340 2779675 (Bruna)

333 7227171 (Nadia) – 335 7462656 (Marina) – Uffici: 011 6612083

http://www.la-ragnatela.it-associazione@la-ragnatela.it

 

Se intendi destinare il 5 per mille alla Nostra Associazione,

inserisci nell’apposito quadro della dichiarazionedei redditi

Codice Fiscale il numero: 97559270018 e apponi la tua firma.

 

“…una pignatta per Natale…” per i bimbi del Nicaragua….

( Iniziativa che organizzo con i miei bimbi Elliot e Margot….

a Natale andremo noi personalmente in Nicaragua e faremo una bella festa per i bimbi del barrio…).

 

” Un sogno quando lo si fa insieme diventa realtà ”

 

PER CHI VUOLE DESTINARE UNA PARTE DEI REGALI DI NATALE PUO’ :

– CONTATTARMI DIRETTAMENTE AL 348/2542264

– OPPURE FARE…

UN BONIFICO SUL CONTO DE ” LA RAGNATELA DELLA SOLIDARIETA’ ” ONLUS

iban _ IT 60T0760101000000030329106

– OPPURE BOLLETTINO POSTALE

  1. 30329106 INTESTATO A ” LA RAGNATELA DELLA SOLIDARIETA’ ONLUS .

 

per info BLOG: www. un sogno condiviso.it

 

 

Torino, 29 marzo 2016

 

Carissimi,

 

ho iniziato a “scrivere le mie memorie” andando “indietro” nel tempo;  finchè la vecchiaia e la salute non mi facciano perdere la memoria e la vista che per me, (per il lavoro che svolgo)  sono  importanti. Proprio in questi giorni ho avuto dei “ problemi di salute” che mi fa vedere le cose in un’ottica più realista, e poi ho oltre trent’anni vissuti con i miei cari, che ho sempre accantonato ciò che avevo da fare. Ora è giunto il momento di “fare”, di concludere come leggerete nelle mie riflessioni sul libro. Al termine (fra dieci anni) potrò anche andare “in pensione” e vivere in campagna, tagliare l’erba, raccogliere le fragole oppure in Nicaragua dove è stato il mio primo campo di lavoro dove gli amici mi aspettano? Mia mamma diceva sempre che sarei andato in Nicaragua (“2011 Ciabot Mamma Rita”, “2012 Sempre in viaggio”)

 

E sono passati “quattro anni” da quando ho iniziato il mio lavoro di Archivio, me ne restano sei, sarà il momento che non guiderò più ( nel marzo del 2019) e percepirò la pensione, (nell’aprile del 2020, se non cambiano le leggi anche in negativo). Oggi don Fredo mi ha detto: “Se non muori prima!). Qualche traccia ho lasciato, “La Ragnatela” e il “Fioccardo” sono terminati.

 

Le ricevute che “metto da parte” è per dare l’idea di quanto spendo per vivere e per il mio impegno, che nel mio caso, sono i trasporti (bus, benzina, gpl, autostrada) e internet/telefono per spedire le foto e mantenere il blog tenendo presente che vivo con il “baratto” e con i risparmi, e gli amici che mi stanno vicino secondo il progetto “La Biblioteca del Tempo”, (già scritto sul blog) aiutando Lina della Ghiaia abbonandola a “La Stampa” per i suoi ragazzi e ad usare il computer e l’Ipad per andare su internet (la mia spesa è di circa 200 euro al mese).

 

Grazie Francesco, Bruna, Emanuel, Paola, Miriam e Mario, Graziella e Giorgio per questi trent’anni dove ci siamo “accompagnati” nel mondo della solidarietà dall’altra parte della barricata, nelle periferie dove vive chi fa più fatica.

 

 

Ho letto con interesse la tua voglia di continuare a scrivere le tue memorie…è un buon segno e vuol dire che c’è sempre in te l’entusiasmo di continuare e non perdere la grinta che sempre ti ha contraddistinto nel mondo difficile del volontariato. Coraggio e ti sono vicino.

Un abbraccio Francesco e Bruna

 

 

 

 

 

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