Castell’Alfero

La non violenza attacca la coscienza,

l’anima e il cuore, mai il corpo. (Jean Goss)

 

Torino, 3 luglio 2017

 

Carissimi,

 

sabato sera sono stato nell’astigiano, dopo essere andato a messa da don Fredo al “Gesù Operaio” di Torino, ho preso l’autostrada e dopo circa un’ora e mezza sono arrivato a Castell’Alfero in provincia di Asti, vicino al paese di Gianduia, Callianetto. Tutti paesi che mia mamma, non aveva la patente, li conosceva, ne parlava e li ricordava. Sono sempre stato “distratto” a quanto diceva per il lavoro che ho sempre avuto molto. E poi le sagre hanno avuto il loro “exploit” alla fine degli anni ottanta quando ho cominciato a scattare foto a Monteu Roero.

I tempi cambiano, dicono che non bisogna avere rimpianti, ma cambiano le situazioni ed anche in meglio. Le “comodità” che ci sono ora e che rendono la vita più facile solo trent’anni fa non c’erano. In uno di questi spettacoli si parlava con Oscar pensando ad un tempo che la gente era “foll” ma ci siamo corretti dicendo che non c’erano le possibilità che ci sono oggi. Abbiamo il dovere di testimoniare e documentare il “positivo”, che non capiti come quest’anno all’esame di maturità che hanno dato “Caproni” che nessuno aveva studiato. Ma nessuno ha studiato neanche don Milani, don Mazzolari che il Papa è andato sulla loro tomba a pregare. Ho chiesto ai ragazzi che aiutano Oscar e ai figli dei miei amici (sono del 1998 liceo scientifico di Alba): hanno fatto Caproni, anche perché erano domande facili, hanno studiato don Milani per conto suo. E alla mia affermazione che bisogna far conoscere le iniziative positive, sono “coscienti” che non vengono fatte conoscere abbastanza.

 

Nella piazza di Castell’Alfero un giardino dedicato ad un morto a Mathausem. Il direttore artistico della rassegna è Luciano Ravizza, esperto in lingua piemontese e studioso di Carlo Artuffo (poeta piemontese); socio dell’Associazione Arvangia con Donato Bosca.

E’ bello anche l’Astigiano. Mi piace Oscar che dice che ognuno di noi ha un luogo che pur non abitarci, non viverci, è nel nostro cuore o come aveva detto Paese: “Ci resta ad aspettare” e da parte mia assieme a tutta la mia famiglia.

Certo ormai conosco quasi tutto il Piemonte per averlo girato in auto trent’anni, gli ultimi sei anni con la Compagnia. E’ giusto che mi ferma, che non ci siano rischi per me e per gli altri, e poi è un “risparmio notevole”, vivere con più semplicità: sono stati degli anni trascorsi molto bene!

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