Una borsa di studio per don Toni Revelli

 

Il mondo è cominciato senza l’uomo e finirà senza di lui. (Claude Lèvi Strauss)

 Torino 16 luglio 2017

 Carissimi,

sabato, domenica, clima estivo, poca gente per le strade, anch’io ho “meno impegni esterni”, rientrare nella “normalità” cioè “ordinarietà”. Ieri sera sono stato a messa da don Fredo, mi ha detto una cosa positiva, che il “Bunker” un quadrilatero vicino corso Regio Parco, c’era una fabbrica mentre ora un gruppo di architetti stà realizzando un “punto d’incontro”, degli “orti comunitari”. E’ possibile realizzare delle “alternative”, non solo per il facile guadagno. Stamattina alcune commissioni di solidarietà e poi messa a Sant’Andrea dove ho letto la notizia che vi riporto assieme

alla mia esperienza con don Toni Revelli, l’Associazione “La Ragnatela” vuole ricordarlo con una “borsa di studio”.

 Torino, 30 aprile 2017

 Carissimi,

ho sempre conosciuto don Toni nei vari gruppi ed incontri, sono stato anche a casa sua alla Comunità di “Enzo B” e abbiamo mangiato insieme.  L’ultima volta che ci siamo visti è nel 2015 quando lo accompagnato in montagna a Kezzal da Francesco ed era sofferente a causa della mia guida “non tranquilla”.

 

 

1987/2017:  Don Toni Revelli

 

1987 – 2002 alla Chiesa di Sant’Andrea a Torino

1988 – 2000 alla Comunità Ragnatela

2007 – Manifestazione a Torino del Primo Maggio

2017 – Nicaragua da Isa Isa

2017 – Ricordo di don Toni alla Chiesa di Sant’Andrea e Messa don Claudio – articolo di Armando Pomatto pubblicato su “Il Regno” nel giugno del 2017 e la borsa di studio a lui dedicata.

 

Nato il 20 aprile 1934, don Antonio Revelli (don Toni) fu ordinato sacerdote il 29 giugno 1957 e, giovane prete, sarà vice parroco a Coazze, a S. Gaetano e a Settimo Torinese. Da subito comincia la sua attenzione pastorale al mondo operaio come cappellano del lavoro ma, dopo soli cinque anni, sarà allontanato, insieme a don Carlo Carlevaris, dagli stabilimenti della Fiat perché giudicato non funzionale alle politiche dell’azienda. In quegli anni, don Toni, insieme ad altri presbiteri, matura la convinzione della priorità dell’evangelizzazione rispetto alla pastorale e all’annuncio e che questa deve essere fatta a partire dai poveri. Ma chi sono i poveri? O meglio chi erano i poveri nella Torino di quegli anni, la risposta per don Toni fu chiara: erano gli

operai sfruttati. E così, dopo gli studi in sociologia a Trento, nel 1973 comincia a lavorare saltuariamente e nel giugno 1974 è assunto come operaio metalmeccanico alla Olimpia Acciai e qui lavorerà sino al 1994, anno del suo pensionamento. La scelta della fabbrica non fu una semplice scelta di andare al lavoro, fu la scelta della condizione operaia, la consapevolezza di continuare a vivere la propria realtà ministeriale in una condizione diversa, il tentativo di riuscire a costruire spezzoni di Chiesa in classe operaia. Essere come «loro». Questa attenzione di don Toni per l’altro, per chiunque ha incontrato nel suo lungo e faticoso cammino, è stata il filo rosso della sua vita. Infatti non solo la fab

brica e i giovani adolescenti e preadolescenti in cerca di serenità famigliare ma  barboni, senza tetto, drogati, i terremotati del Friuli prima e dell’Irpinia poi, i migranti, chiunque entrasse in contatto con lui trovava attenzione, affetto, condivisione e aiuto materiale.

Anche dopo il pensionamento non si è adagiato ma, sempre in punta di piedi, ha offerto il suo magistero e la sua guida spirituale a chiunque bussasse alla sua porta: al gruppo End To 08, a Cascina Archi, al Cisv, a vari gruppi impegnati nel cammino ecumenico e interreligioso, a Chicco di senape, al Centro Studi Sereno Regis, alla Gioc, a Enzo B, alla Cooperativa Strana Idea e alla comunità di S. Andrea dove ha celebrato e predicato in questi ultimi anni. Don Toni torna alla casa del Padre nella notte tra il 16 e il 17 dicembre, all’inizio della Novena di Natale: ha finito la sua corsa e ha conservato la fede. Ci lascia senza clamore, con il suo sorriso ironico e sornione, in modo riservato come ha sempre vissuto. don Domenico MITOLO

 

 

 

La Ragnatela – Associazione di Volontariato

 

Borse di studio da Ricordare DON TONI REVELLI

 

Don Toni ci ha lasciati,

senza preavviso, come era nel suo stile!

Per tutti noi dell’Associazione, vuol dire aver perso un amico, un consigliere acuto e intelligente, un testimone concreto di come noi “soci” dovremmo svolgere il nostro impegno solidale, la nostra fatica quotidiana per essere coerenti e fedeli a quella realtà dove i poveri sono privati dei più elementari diritti ad una casa, ad un lavoro, ad una vita dignitosa.

Abbiamo visto Don Toni per le strade polverose di Managua, in Nicaragua, trasportare il legname e le lamiere che sarebbero poi servite per riparare o costruire le case dei poveri.

Lo abbiamo visto condividere quel poco denaro che aveva con chi ne aveva meno di lui.

Lo abbiamo visto accarezzare i bimbi del parco, sorridendo felice. Lo abbiamo visto visitare le famiglie del quartiere, regalando loro speranza, la speranza di un domani più bello. Lo abbiamo visto ascoltare la gente con tanta pazienza e rispetto, che anche dopo diversi anni lo ricorda commossa come uno di loro. (Francesco Rocco dell’Associazione “La Ragnatela”

 

 

Da “Il Regno” di giugno 2017 di Armando Pomatto

 

Caro direttore,

 

La testimonianza di don Toni Revelli (Torino 1934-2016) stà suscitando nella Chiesa Torinese un’attenzione tanto doverosa quanto ricca di stimoli. La concretezza dei suoi gesti e l’umanità velata da bonaria ironia cui sapeva affrontare persone e situazioni anche inedite, lo teneva lontano da ruoli e manifestazioni, terreno di facile consenso e applauso.

Tranne il momento in cui, nel lontano 1962, cappellano del lavoro in Fiat, fu improvvisamente allontanato dall’azienda per aver sostenuto le ragioni dello sciopero proclamato negli stabilimenti torinesi del gruppo, e per questo denunciato al Sant’Uffizio con l’amico don Carlo Carlevaris.

Allontanato dalla Fiat, trasferì la sua missione di cappellano in altre aziende torinesi, in particolare alla Michelin, constatando con sempre maggior chiarezza la contraddizione di un ruolo non compreso dai lavoratori e sovente subalterno alle logiche aziendali.

Il Concilio è la riproposizione dell’esperienza dei preti operai in Francia, favoriva nella diocesi di Torino l’avvio di una nuova forma di missione della Chiesa nel mondo del lavoro, sulla falsariga della mission ouvrière francese. Con Carlo Carlevaris, don Toni fu tra i primi ad accettare la sfida della condivisione totale della condizione operaia, per verificare la possibilità di un nuovo modo di essere Chiesa in quel Contesto.

“Fino al radicalismo, fedele al Vangelo e a Gesù di Nazareth”. Questo riconoscimento che ho letto in uno dei testi della Comunità di Sant’Andrea dove don Toni guidava l’eucarestia in questi ultimi anni, mi ha incuriosito. Il termine radicalismo non suona così suasivo ai nostri orecchi in questi tempi. Ne ho cercato la definizione sulla Treccani: radicalismo, atteggiamento di chi vuol risolvere una questione senza mezzi termini e compromessi”.

Effettivamente don Toni, in tutta la sua vita, ha affrontato una “questione da risolvere”: la difesa di chi è senza difesa, la tutela dell’abbandonato, la compagnia di chi è condannato alla solitudine. Come abbia affrontato il problema, lo si è visto il giorno del suo funerale; la fila di carrozzine di disabili di fianco all’altare e il grazie commovente di una giovane donna immigrata, esprimevano senza troppe enfasi la “questione” che da sempre accompagnava la sua vita.

In quel momento mi è tornata in mente un’altra figura della nostra Chiesa Torinese che nel suo tempo aveva saputo riconoscere la centralità della sua missione sacerdotale, nella cura verso gli orfani, gli invalidi, i cerebrolesi della Torino del primo Ottocento.

Don Toni era troppo umile e semplice per accettare l’accostamento del suo impegno con quello del Cottolengo; avrebbe commentato con una sonora risata di scongiuro. Per…il suo Maestro aveva ricordato che i frutti dichiarano la bontà dell’albero.

Alla fine degli anni Sessanta questo suo radicalismo lo aveva portato in fabbrica: l’amicizia con don Carlo Carlevaris e don Carlo Demichelis, lo stimolo di Padre Pellegrino, la collaborazione di don Matteo Lepori e di don Esterino Bosco, i suoi studi di sociologia a Trento e. soprattutto, la sua acuta intelligenza nel saper entrare “in dialogo” con quanti in contrava, lo avevano convinto della necessità di una scelta che avrebbe segnato tutta la sua vita.

La persona concreta accolta con la capacità d’intuirne il bene, a partire dalle sue radici nel messaggio di Cristo. Non stupisce la sua costante passione per le iniziative di solidarietà qui a Torino o nel Nicaragua sandinista; commovente la cura con cui aiutava a fare i compiti e accompagnava a scuola una ragazza immigrata, sola e senza altri sostegni; con la stessa cifra evangelica con cui con cui un secolo prima il Cottolengo si ingegnava nel procurare il tabacco o i cioccolatini per i malati e i vecchi del suo ospizio.

La quotidianità come spazio e strumento di testimonianza. Una Chiesa che si fa “ospedale da campo”, “missione senza confini o dogane” per l’uomo di oggi. Don Toni a Mirafiori Sud, come Lia Varesio che con l’Associazione Bartolomeo%C ha da anni accompagnato molte situazioni di emarginazione nella Zona di Porta Nuova a Torino. Simboli di un percorso prefigurato dalla Camminare Insieme di Padre Pellegrino e profondamente ancorato nella nuova visione di Chiesa che Papa Francesco ci stà proponendo. A noi non resta che accoglierne l’insegnamento e constatate quanto sia impegnativo accostarci ai poveri “senza mezzi termini e compromessi”.

 

 

 

Grazie, Flora e Franco, auguri a tutti!

 

Mi permetto, visto che molti di Voi hanno amato Toni , don Toni Revelli, inviarvi la partecipazione dei fratelli Nicaraguensi al “nostro” dolore.

Purtroppo il Vescovo aveva premura e sono solo riuscita ad appoggiare la piccola bandiera Nica sulla bara. Credetemi c’è stata una commossa partecipazione, mentre accompagnavamo Toni, là a Managua in piena notte, si alzava un applauso fragoroso.

Passo la parola a due Nica : Lucilla , che è stata responsabile della Telarana nica e ora ha ben 82 , ma continua a collaborare con passione e Sandra Guevara, motore incredibile di capacità includente, formatrice per papà e mamme che hanno bisogno (e noi qui?) di pensare l’essere genitori,, psicologa che collabora con Telarana da molti anni con un “vero sentido de mission”.

 

Dona Sandra così scrive:

 

 “Bruna, padre Toni fue un gran papà para muchos, por eso no puse padre con mayuscola reverencia, porque creo que el fue papà de muchos pobres en espiritu y pobre de amor. Seamos como el un roble (quercia) para amar y trabajar por/con los semejantes y una luce cita (posta) de esperanza en este planeta. El es un Bodhisattva de la tierra por su amor compasivo por los que representan a Jesus Cristo y al Buda Nichiren Daishonin. Acompanamos todos los hermanos italiano en esta tristeza. Pero el es como el palo de mango de mi casa, yho le digo.

 

NAM MYOHO RENGE KYO.

donaLucilla:

“Amados hermanos, la noticia del fallecimiento del Padre Toni me hace venir a la mente los recuerdos, sus consejos sabios, su risa cuando le preguntaba algo , su caminata en el barrio, cargando material en sus espaldas para construir csas, la opera Aida que me trajo en italiano pidiendome disculpas porque no estaba en espanol.

Nuestro creador ya lo llamo ante su presencia y nos dejo su legado de amor y de servicio a los mas necesitados. Dios lo bendiga y fortalezca.”

In febbraio, quando andremo in Nicaragua , organizzaremo un “evento” riunendo tutti i Nica che l’hanno conosciuto, amato, lavorato con lui, i bambini , tanti, che ora sono già ragazzi e ragazze e anche uomini e donne, sarà una grande festa e lui sarà con noi, con il suo sorriso sornione, con le sue mani “pinza” che non sempre erano gradite ai bimbi….

porta pazienza…porta palass  amava dire, giocando con le parole.

Ultima nota dal nica, a commento dell’idea di vivere con Toni alcuni momenti in febbraio:

“Me parece bien – scrive Sandra- que nos reunamos y que cada quien segun su religion comparta la herencia (l’eredità)  de un hombre fuerte y laborioso como un Roble (quercia) y de alma tierna como un nido de pajaritos. Que nos sirva de reflexion y armonia”  (Francesco Rocco)

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