A Roddino (Strì) e Govone (Sagra Arneis)!

Vogliamo essere forti spiritualmente, e semplici e sani e volerci bene così. E questa è la più bella e più grande e più forte ragione del mondo.     (Antonio Gramsci)

 

Sant’Anna di Monteu Roero, 22 luglio 2017

 

Carissimi,

 

l’altro ieri sono andato a Roddino ad un’ennesima replica di Strì. Vedendola mi ricordo le vija che trascorrevo con la mia famiglia, i miei parenti a raccontarci tutto, senza pudore, era un confronto, aperto, sereno, senza litigare, magari anche litigare alzando la voce, ma senza rancore, il trascorrere la vita di sempre.

Poi sabato a Govone, una corsa veloce, un tempo, era un lavoro, un impegno ma avevo anche meno da fare e poi c’era la mia famiglia che mi ha sempre appoggiato. La Sagra Arneis è iniziata quasi trent’anni fa da alcune persone che sono state “lungimiranti” tra cui Giovanni Negro che ne è ancora il presidente e che mi ha sempre voluto come fotografo: l’anno scorso ha fatto una “capatina” al Ciabot dove stavamo vedendo le foto con Oscar e amici. E lui ha detto che ho lavorato per lui per “trent’anni”. Purtroppo tutto cambia, le foto può farle chiunque, ma non c’è chiunque che le coordini e abbia voglia di farlo. Ci si potrebbe “creare un gruppo” dove si coordinano queste “iniziative” insieme con la cultura /commercio mettendoci sullo stesso piano e guardandoci come guardarci nello specchio senza pregiudizi finali ma solo con l’obiettivo di volerci bene e lavorare per il “territorio”. Il mio piccolo blog vorrebbe essere un punto di riferimento con i libri della “Biblioteca del Tempo” e trovarsi insieme a leggere, confrontarsi magari al Ciabot che potrebbe essere un “punto di riferimento”, una libreria per poter visionare dei libri, spulciarli insomma, una futura libreria che come tutte le future libreria saranno dei “punti d’incontro”.

 

 

Sant’Anna di Monteu Roero, 16 luglio 2017

 

Carissimi,

 

Ho letto su “La Stampa”, una notizia che riporto; il 21 luglio ci sarà a Govone il 29’ Premio Giornalistico  del Roero Arneis”.

Ventinove anni sono passati e quasi dieci anni che non ne sono testimone se non sporadicamente. Mi ricordo quante corse facevo, prendevo dei permessi dal lavoro, per venire in campagna con mia mamma e la raggiungevo perché era già partita con mia sorella. Tutto quello che inizia finisce, e poi la tecnologia ci fa “smettere” alcune cose per riprenderne di nuove.

Vi riporto le foto del 1990, la prima volta che fotografai, il premio e la cena, è stata una festa che era stata organizzata in collaborazione con il “Comune di Monteu Roero”: molte iniziative sono nate.  C’erano tanti giovani che mia sorella piaceva vederli lavorare con tanto entusiasmo, ora sono sposati e impegnati in altre attività.

Personalmente ho stampato un libro nel 2004, non ci sono più copie, sugli avvenimenti di Monteu e delle frazioni. Stò archiviando e mettere il tutto su un Dvd.

 

Domani è anche il 38’ Anniversario della Rivoluzione Sandinista, sono stato nel 1982, 35 anni fa con Padre Testa e don Fredo Olivero. Ho stampato, in digitale, alcune copie delle mie esperienze in Nicaragua di questi anni. Piacerebbe tornarci e ritornare nei luoghi dove sono stato. Ma non so!

 

Le mie impressioni, i miei commenti sono già stati scritti in questi libri che riporterò sul blog nella sezione Liber prossimamente!

 

VENERDÌ 21 LUGLIO ALLE 18 NEL CASTELLO DI GOVONE Un Premio speciale per chi racconta il mondo del Roero.

 

Una felice intuizione nata da Giovanni Negro e altri pionieri a Sant’Anna di Monteu ventinove anni fa, oggi il Premio Giornalistico del Roero continua ad essere una tappa significativa per il territorio. Venerdì 21 luglio alle 18 nella splendida cornice del Castello di Govone ci sarà la premiazione 2017. Saranno sette i giornalisti che riceveranno l’ambito riconoscimento: fanno parte della carta stampata, della tv, del web a livello locale, nazionale e internazionale. Sono coloro che hanno scritto del Roero, scoprendone alcuni aspetti, esaltando le eccellenze, facendo conoscere questa suggestiva terra

racchiusa tra le Rocche nel mondo. «Sono fiero di questo Premio – spiega Giovanni Negro. – Sta funzionando molto bene e cresce di anno in anno. Anche quest’anno la giuria ha fatto fatica a scegliere coloro che verranno premiati perchè sono arrivati alla segreteria tantissimi articoli, tutti molto belli e validi, che parlano di questa nostra bellissima terra che è il Roero dove tanto è stato fatto ma tanto resta ancora da fare. Ogni anno, proprio in occasione della cerimonia di premiazione, sollecito, invito, sprono le amministrazioni a fare sempre di più per promuovere il Roero e le sue eccellenze, che

sono davvero tante, alcune più conosciute altre che devono ancora trovare una loro strada». Guardando il tempo che passa, Negro aggiunge: «Sono contento di vedere che le nostre colline continuano a fiorire, c’è molta sensibilità verso l’ambiente, il rispetto per la natura, il voler proteggerla. Basti pensare all’uso dei diserbanti che un tempo venivano utilizzati senza molti scrupoli, oggi invece abbiamo vigne e campi non trattati con questi prodotti dannosi. E un’altra cosa che mi rende orgoglioso è vedere che sono tanti i giovani che hanno preso in mano le cantine dei genitori, dei nonni e le portano avanti con grande passione. Il Consorzio di Tutela del Roero, nato solo alcuni anni fa, è fatto soprattutto di viticoltori giovani, che credono nella nostra terra e nei buoni frutti che questa ci dà. Il Premio giornalistico vuole riconoscere proprio chi ha scoperto queste nostre particolarità e continua a farle conoscere, a divulgarle in tutto il mondo. Con i premiati di venerdì saranno 169 i riconoscimenti assegnati in questi 29 anni». La cerimonia terminerà con l’AperArneis dove si potranno degustare i

buoni piatti preparati dal ristorante Castello di Govone. Saranno presenti dieci bancarelle che propongono i prodotti del territorio roerino e cuneese, dai pregiati vini alle tinche di Ceresole, ai prodotti degli orti, la carne e tanto altro ancora. «Ringrazio tutti i volontari che ci aiutano nell’organizzazione della giornata, le Pro Loco che fanno molto durante trutto l’anno, i viticoltori e i giornalisti che divulgano questo bel Roero. Quest’anno abbiamo una nuova segreteria con Gian Mario Ricciardi che ringrazio per aver accettato l’incarico. Un grosso grazie va a Giancarlo Montaldo che fino allo scorso anno ha seguito il Premio e poi, per motivi familiari, non ha più potuto portare avanti il progetto». Aggiunge Ricciardi: «Il Premio Giornalistico del Roero è una tappa importante, una buona intuizione avuta da questo gruppo di volontari tanti anni fa per far parlare del Roero nel mondo. Un obiettivo che il Premio ha sicuramente centrato . Sono salito su questo treno in corsa e ci sono salito volentieri». I vincitori saranno svelati solo venerdì, ma mentre si sta per celebrare la 29esima edizione, l’organizzazione ha già in mente il 2018, quando il Premio arriverà ad un traguardo importante: trent’anni. Conclude Ricciardi: «Abbiamo già in serbo delle sorprese. Ho idee che confronterò con l’associazione perchè vorre già partire nell’autunno ad inviare il bando in giro per il mondo in varie lingue, dal tedesco al russo, al cinese, spagnolo, francese, in modo che possa diventare sempre più internazionale».

 

 

PIANGERE. PER RI-PARTIRE CON OCCHI ASCIUTTI E MENTE RILAVATA

luglio 2017

 

Giancarla Codrignani

 

Se una persona ha speso anni della sua vita con l’intenzione di cambiare il mondo, non può evitare il pianto leggendo l’appello di Zanotelli ad ascoltare il grido dell’Africa: Sudan, Repubblica Centrafricana, Somalia, Sahel, Libia, Eritrea paesi tutti travagliati da guerre e conflitti a cui si aggiungono i disastri di ampie aree devastate dalla siccità; di contro le voci tardive che chiedono di “aiutarli in casa loro”.

Il Dipartimento (oggi Direzione generale) per la cooperazione allo sviluppo nasce nel 1979 e fu affiancato nel 1985 dal Fondo aiuti italiani per dare effettività alla richiesta di una lotta radicale alla “fame nel mondo”. La prima Repubblica gestì in modo scandaloso questo delicatissimo comparto. Prendo da un mio articolo del 2014: “Non si può prendere atto della deriva senza limiti in cui la Somalia è naufragata senza riconoscere il fallimento della politica italiana di “cooperazione allo sviluppo”…. Impossibile determinare uno per uno i finanziamenti erogati – che i documenti indicano in 1.400 miliardi (di lire) – destinati “alla costruzione di grandi infrastrutture (cioè opere di regime)… (e) alla realizzazione di investimenti produttivi concentrati (industrie e aziende agricole super moderne)… (o ad interventi) a tecnologia non idonea e non gestibile dalla Somalia, ovvero per i quali la Somalia non è in grado di provvedere né alla manutenzione, né alla gestione” (così il rappresentante della Corte dei Conti). Chi ha visto la strada Garoe Bosaso (con relativo porto e aeroporto in funzione per il traffico delle nostre imprese (mentre un ospedale in loco non entrò mai in funzione per eccessiva sofisticazione degli apparecchi) sa che da decenni è ricoperto dalla sabbia: costò 605 milioni a chilometro. Gli scandali, le denunce, i processi, le commissioni d’indagine si susseguirono senza esito. Il ministro De Michelis riferendosi alle contestazioni di un progetto, il 9 gennaio 1991 sostenne in Parlamento che si trattava di: “un’iniziativa, per un impegno complessivo di 30 miliardi, volta a fornire due gruppi elettrogeni alla centrale di Mogadiscio Nord. La ragione vera per la quale abbiamo adottato tale deliberazione… consiste nel fatto che la commessa relativa a tale iniziativa riguarda l’Ansaldo. Negli ultimi mesi tutte le forze politiche hanno operato pressioni perché fossero garantite all’Ansaldo tutte le commesse possibili, al fine di evitare una forte crisi occupazionale causata dalle vicende del Golfo”.

Gli Zanotelli del tempo – tra i quali mi ascrivo – hanno fatto di tutto per denunciare e moltissime furono le contestazioni da parte di esperti e delle ONG del tempo, i servizi dell’Espresso, la solita Commissione parlamentare d’inchiesta e nuove determinazioni di legge. Il 2008 ha ridimensionato i finanziamenti a partire dalle scelte degli Stati Uniti di Obama e dell’Europa. Oggi si pubblicizza un’esigenza non “politicamente corretta”, ma una richiesta di egoismo securitario. Tuttavia non si possono ripetere gli errori e non impegnarsi solo con il cuore nella ricerca di modalità di vera politica di cooperazione e di sincera responsabilità solidaristica.

Chi aveva avuto la vista lunga era stato Enrico Berlinguer, che nel 1977 aveva argomentato di una nuova politica internazionale: “L’austerità è il mezzo di contrastare alla radice – e porre le basi del superamento – di un sistema che è entrato in una crisi strutturale, di fondo e non semplicemente congiunturale. Un sistema il cui carattere distintivo è lo spreco, lo sperpero, l’esaltazione del particolarismo e dell’individualismo più sfrenati, del consumo più dissennato. L’austerità comporta un nuovo quadro dei valori, significa rigore, efficienza, serietà, giustizia: cioè il contrario di tutto ciò che finora abbiamo conosciuto e pagato, di tutto ciò che ci ha portato all’attuale, gravissima crisi… sobrietà come occasione di uno sviluppo economico di tipo nuovo, di risanamento e di trasformazione sociale, di difesa e di espansione della democrazia. In una parola, può diventare il fattore decisivo di liberazione dell’uomo e di tutte le sue energie”. Anche “la sinistra” respinse. Oggi quella proposta è improponibile, ma nessuno può evitare di pensare il mondo senza accontentarsi di dare due soldi a qualche governo corrotto per tenerci al riparo dalle invasioni.

 

 

 

 

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