Lettera agli amici: A Castino

Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in sé stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall’odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest’odio e l’avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo. È l’unica soluzione possibile. E così potrei continuare per pagine e…

(Etty Hillesum)

 

Torino, 30 luglio 2017

 

Carissimi, ieri Castino un bell’incontro con Salcio, Fenocchio e Carbone: ho comprato suoi tre libri, sono arrivato in tardo ritardo, pochi minuti per conoscere altra gente ed insieme continuare il nostro cammino anche se su sponde diverse: un bel gruppo, la Proloco paesana… mi hanno invitato alla festa patronale giovedi 10 agosto ad un pranzo langarolo in mezzo alle contrade di Castino.

E ora che “inauguro” la mia “Biblioteca del Tempo” al Ciabotto anche ieri mi hanno detto: “Tua mamma sarà contenta”, non sono andato ieri da Paolo ma mi aveva già detto a suo tempo: “Daniele hai già fotografato molto, ora ci sono i giovani”. E poi alla mia risposta affermativa aveva aggiunto: “hai ragione, metti ancora il fotovoltaico e poi…”

Aggiungo un articolo pubblicato su “La Stampa” del 29 luglio 2017 scritto dalla dott. Maria Teresa Martinengo su la testimonianza delle due suore che sono andate via dal Campo Zingari di via Germagnano a Torino: conosco da sempre Rita e Carla per la loro presenza, testimonianza tra gli zingari, li ho viste la prima volta nel 1990 al campo Arrivore quando il Comune di Torino voleva già allora sgomberare il campo.

La Stampa del 29 luglio 2017

Suor Rita e suor Carla hanno lasciato l’insediamento dopo 38 anni “Campi rom abbandonati, costrette a mollare” Le religiose: “In via Germagnano serve la presenza delle forze dell’ordine e degli educatori”

«Vi chiudiamo dentro, così non andate via. Se ve ne andate questo campo non sarà più come prima», ha detto un capofamiglia rom a Rita e a Carla. Ma loro, le suore Luigine che hanno vissuto 38 anni nei campi nomadi di Torino, con le lacrime agli occhi un mese fa hanno lasciato la loro casetta di via Germagnano. «Avremmo voluto restare, ma la nostra età e le condizioni del campo non lo permettevano più», raccontano le religiose, sorelle, 78 e 77 anni. Una frase a testa, con serenità e malinconia insieme, le suore Luigine che ai sinti e ai rom hanno dedicato la vita, dando una mano con i bambini, con le medicazioni, con la burocrazia, raccontano: «La nostra è stata e continua ad essere, perché siamo già tornate più volte, una presenza di amicizia, condivisione di vita». Dal 1979 in via Lega, tra i sinti, poi all’Arrivore, gli ultimi quindici anni in via Germagnano. «Ma il campo comunale di via Germagnano, dove vivono 30 famiglie con la residenza, da cinque-sei anni vive un momento brutto. L’abbiamo detto in Comune: l’abbandono in cui versa è un segnale negativo per i rom prima di tutto». Le suore, che raramente si sono espresse in tutti questi anni, ammettono che «le pietre lanciate di notte contro la roulotte di un poveretto da ragazzi, sono il segno che mancano i genitori, che non c’è più autorevolezza». La scuola è trascurata. «I ragazzi non ci vanno, i genitori non insistono. Il pulmino che li portava non c’è più e per le famiglie è difficile accompagnarli: se li mettono sul furgone capita che appena usciti dal campo prendano la multa. Poi, l’impressione è che il diploma di terza media venga dato con una facilità che non è educativa». Rita e Carla hanno pianto. «Saremmo rimaste, ma non aveva più senso stare in un posto di cui non si cura più nessuno. Per un po’ ci siamo fermate a pensare alla proposta che i sinti di via Lega, di fronte a via Germagnano, ci hanno fatto. Ci volevano di nuovo con loro, si sarebbero accollati la spesa per comperarci una casa mobile. Ma alla nostra età non avrebbe avuto senso. Così abbiamo accettato la casa che don Ciotti ci ha offerto», spiega Rita. «Certo – aggiunge la sorella, guardandosi intorno nell’appartamento dove si trovano provvisoriamente – per noi co

Due sorelle Suor Rita e suor Carla sono suore Luigine, una congregazione nata nel 1915 ad Alba. Dal 1979 sono vissute prima tra i sinti e poi tra i rom della ex Jugoslavia

me per i rom è difficile abituarci a una casa. Il campo è un’altra vita. Al mattino presto là c’era sempre qualcuno che gridava se volevamo un caffè…». I problemi sono arrivati dai prepotenti. «Cinque-sei anni fa è arrivata gente che minacciava, bruciava le case, poi le occupava. Ora piazzano i camper dentro l’area, se ci sono controlli se ne vanno. Alcune famiglie in regola se ne sono andate. Noi – tengono a ribadire – non siamo andate via per i rom, ma per l’abbandono: nonostante questa situazione

MARIA TERESA MARTINENGO La storia

Il piano è articolato. Si basa su scadenze e regole che – è bene dirlo subito – non sarà per niente facile far rispettare. Eppure proprio su questi paletti Chiara Appendino e la sua giunta – che l’hanno presentato ieri sera in circoscrizione 6 – si giocano una fetta non irrilevante di credibilità, soprattutto con quei residenti che sul cambiamento targato Cinquestelle hanno scommesso, credendo che alcuni problemi irrisolti da anni sarebbero stati affrontati. Nel prossimo anno il Comune proverà a risolvere – o quanto meno tamponare l’emergenza rom, mettendo in regola le baraccopoli in cui vivono circa 1.500 persone, la metà irregolari. Lo farà attraverso un regolamento che come cardine ha un provvedimento inedito: chi vive nei campi dovrà essere autorizzato. Il permesso avrà validità di un anno e potrà essere rinnovato. Potrà anche essere revocato: in quel caso, entro tre giorni, la persona dovrà abbandonare il campo.Regole da rispettare Il tentativo è abnorme: riportare nei confini della legalità quel che si muove ai margini, spesso molto al di fuori. Eppure la scelta della sindaca e degli assessori che hanno lavorato al progetto – Unia, Finardi, Schellino – è questa. L’autorizzazione a stare nei campi potrà essere concessa solo a chi è in regola sul territorio, che sia italiano, comunitario o extra comunitario. I nomadi non dovranno avere provvedimenti di allontanamento da altre aree sosta della città, morosità, condanne per specifici reati. Dovranno pagare 600 euro l’anno e mandare i figli minorenni a scuola. Non potranno ospitare persone non autorizzate, accendere roghi, introdurre veicoli senza documenti di circolazione, realizzare opere abusive, allacciarsi abusivamente a luce e acqua. In parallelo la Città attiverà percorsi di inclusione. Lo farà tentando il confronto: ogni campo avrà tre rappresentanti. Individuarli sarà un’impresa. Ma questo è il progetto. Che prevede anche, nella primavera del prossimo anno, di spostare le famiglie Korakanè in via Germagnano da strada dell’Aeroporto dove si trovano ora in condizioni disumane, tra faide etniche e religiose. Nel frattempo, tra agosto e ottobre, partiranno la pulizia dei due insediamenti e gli abbattimenti.

Organici da rafforzare Nel piani di Appendino questi paletti servono a tracciare una linea di confine tra chi vuole essere partecipe di un percorso di inclusione e chi invece Il regolamento messo a punto dalla giunta Appendino Ci vorrà un permesso per vivere nei campi rom Tassa di 600 euro l’anno e obbligo di mandare a scuola i minorenni

Trasloco Il piano prevede nella primavera del prossimo anno, di trasferire le famiglie Korakanè in via Germagnano da strada dell’Aeroporto dove si trovano ora in condizioni disumane, tra faide etniche e religiose

REPORTERS

ANDREA ROSSI Retroscena

1.500 nomadi

Nei quattro campi di Torino si stima vivano circa 1.500 persone

non intende rispettare le regole. Nella sua ottica le baraccopoli sono una situazione che da troppo tempo si trascina e non è più sostenibile, né per chi ci abita né per i residenti nelle zone circostanti. La vera sfida sarà fare in modo che queste regole non restino lettera morta. Perché non accada servirà un impegno straordinario da parte delle forze dell’ordine, a cominciare dai vigili. Non sarà agevole assicurare il rispetto delle nuove norme. Servirà rafforzare la sorveglianza, effettuare sopralluoghi costanti per controllare documenti, persone, eventuali ospiti, veicoli. Si dovrà intensificare il contrasto a chi brucia rifiuti. Tutto ciò richiede uomini e mezzi, e questa è la sfida che hanno davanti a sé la sindaca e il neo assessore alla Sicurezza Finardi. Negli ultimi tempi il Nucleo nomadi dei vigili ha vissuto una pesante emorragia: è passato da 45 a 28 addetti e potrebbe ulteriormente assottigliarsi visto che pendono altre domande di trasferimento. Una fuga che il comando non riesce ad arginare, non potendo trasferire d’imperio agenti in un nucleo di cui si fa parte su base volontaria.

E poi una testimonianza/ricordo sulla morte  di Miguel D’Escoto, il prete  che era negli anni ottanta nel governo Sandinista del Nicaragua.

Il 6 e l’8 giugno sono morti Francois Houtart e MiguelD’Escoto. Ho incontrato Houtart in El Salvador nel 1994 ad un convegno della Teologia della liberazione. Professore di sociologia all’Università di Lovanio aveva lasciato l’Europa per traferirsi in America Latina dove ha lavorato con molti esponenti di spicco di quel mondo. Esperto al Concilio Vaticano II aveva partecipato alla stesura della Gaudium et spes. Impegnato con il movimento della JOC da esse aveva assunto il metodo: Vedere, giudicare ,agire. Castro lo chiamò come consultnte per l’incontro con G.P.II a Cuba nel 1998. Tra i suoi alunni ci sono stati Karol Woitila, Camilo Torres, Frei Betto.

Miguel d’Escoto, gesuita, sostenne la rivoluzione sandinista contro la dittatura di Somoza, insieme ai monaici di Solentiname in Nicaragua. Ho incontrato Miguel nel 1985 durante il mese di digiuno e preghiera svolto in tuoo il Nicaragua per songiurare l’invasione USA. Insieme  ad E. e F. Cardenal ricopri l’incarico ministeriale nel governo Nicaraguense. Sfuggi ad un attentato degli Usa che gli avevano fatto arrivare un Brandy avvelenato che mostrava a tutti.  Ho un foto con lui scattata proprio in una delle serate più calde di quel periodo. Ebbe rapporti con i fratelli Boff, francescani del Brasile che pure ho incontrato, impegnati anch’essi in quello storico periodo accanto alle masse oppresse dal capitalismo usa e internazionale.

Accanto a loro, posso ricordare Giulio Girardi, Giovanni Franzoni, e tanti altri compagni di viaggio e maestri degli anni del post-concilio.

Questa notizia vuole essere un ricordo per non dimenticare che il Vangelo deve essere incarnato nella storia. don Franco Corbo

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