Europa, Ans, InfoComune

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Monteu Roero, 13 aprile 2019

 

Carissimi,

 

nel 2014 mi telefona don Piero Nota se, per caso,  posso accompagnarlo alla Certosa. Mi ha disturbato, comunque sono andato e sono stato contento perchè ho incontrato tutto lo staff di Libera, don Tonio Dalloglio, direttore della Cittadella,  ma perchè  perchèè  l’unico prete, tutti laureati in comunità  ma non preti. Ho conosciuto don Antonio Antonelli, ho rivisto tra gli altri don Ciotti il che è difficilissimo incontrarlo perchè ogni settimana cambia il numero di cellulare. Tra un incontro e l’altro, una manifestazione, una riunione, tra le mie esperienze ho realizzato anche un Dvd su don Ciotti e Libera di cui il “sommario” è in rete. Dico questo per sottolineare che il nostro impegno deve essere con “amore”, un minimo di amicizia. Ho sentito adesso un teologo su Radiomaria: la fede non è razionale. Nulla è sicuro, la stessa frase non è sicura. “Chi vive per amore è vincente, chi vive per amore è perdente”, dice Frei Betto. Ora che sono sul viale del tramonto posso dire che vero, visto la mia situazione personale. I miei “amici” conoscenti sono come voi. I miei colleghi sono “bravi”, i miei parenti  pure. Non posso dire che i miei parenti siano serpenti. Voglio dire che sono sul seminato buono. Bisogna essere realisti però. Che alcuni conoscenti, colleghi fanno “i propri interessi” non necessariamente sono negativi, inconsciamente, mi hanno chiuso la porta, il dialogo. Il dialogo c’è solo nel caso che ci sià qualcosa in comune. Loro stessi ora si godono una buona pensione e magari si sono chiusi la porta del passato. Mentre io vivendo dell’amore, forse non mi godrò neanche la pensione però non ho chiuso la porta del passato e continuo ad avere gli stessi “amici e conoscenti” a testa alta come ho sempre avuto.  Il mondo cambia. Ho sempre detto e scritto che “vivere in Italia” è come vivere “in Nicaragua”, con le dovute proporzioni. Certo io sono un “previlegiato”, ho le stesse conoscenze. Sono cittadino del mondo. Però colgo ciò che potrebbe capitare, ascolto la gente. Ieri mentre andavo a Moncalieri ho incontrato sul bus un venezuelano con due bambini e al ritorno una ragazza messicana con una bambina. Ci siamo messi a parlare. Eravamo in sintonia, ci siamo trovati d’accordo. Il venezuelano mi ha detto che lui si sente in Italia come due anni fa quando era al suo paese: mi ha detto che si augura che non capita altro. Anch’io mi sento come quando ero in Nicaragua l’anno scorso. E’ una sensazione.  Il mio amico in Nicaragua mi aveva detto: bisogna reimpostare tutto. Eliminare tutti gli stereotipi che abbiamo, i pregiudizi. Ed incontro giovani, persone nelle strade, nei supermercati che ne sono coscienti: ciò che conta è la passione, il buon senso di vivere in un paese che è il nostro paese. Stasera sono andato a Mango ad una serata con Oscar Barile che ha letto delle letture di Fabio Gallina. Con due case ed il tutto da fare sono arrivato in ritardo. L’ultimo spettacolo che ha scritto finisce con:  “Siamo tutti in questa gabbia di matti”. Mi ha aggiunto: “E ogni giorno di più”. Ed è vero perchè gli stessi nostri “amici e conoscenti” che incontro, dalla loro bocca escono frasi e pensieri pregiudiziali e stereotipate malgrado ciò che scrivo e parlo. Ma un’amica me lo dice sempre: “Daniele scrivi meglio di come parli”. Quindici anni fa mia zia ci diceva rimpiangendo il passato. “E na vota (una volta)”. E mia mamma: “Na vota era na vota ora un votin” Buonanotte a domani! Grazie!

 

Pax Christi International   Manifesto europeo: “L’Europa che vogliamo”   3 aprile 2019

In occasione dell’elezione dei membri del Parlamento Europeo (23-26 maggio 2019), Pax Christi International e alcuni dei suoi membri nazionali pubblicano il seguente manifesto incoraggiando candidati e cittadini a scegliere per un rinnovato progetto europeo basato sulla solidarietà, la fraternità e la pace.

  1. L’Europa in cui crediamo

1 “L’Europa” è un progetto di pace unico che dura da oltre 70 anni. Quando è iniziato dopo la seconda guerra mondiale, il “progetto europeo” è stato costruito su due pilastri paralleli: uno era il controllo congiunto sulle risorse belliche, in particolare attraverso la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio (1951); l’altro era la promozione e la protezione dei diritti umani come mezzo significativo per prevenire la guerra tra le nazioni europee, attraverso la creazione del Consiglio Europeo (1949). In seguito, sono state istituite la Convenzione Europea sui Diritti Umani (1950) e la Corte Europea dei Diritti Umani (1959).

2 Da allora sono stati sviluppati approcci per la cooperazione europea, portando pace e prosperità in modo ineguagliabile nel nostro continente. La Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio dei 6 si è allargata ad un’Unione Europea dei 28 e i Paesi che sono vincolati alla Convenzione Europea sui Diritti Umani ammontano oggi a 47. Tutti gli Europei condividono gli stessi diritti e le stesse libertà fondamentali, la pace è stata ampiamente mantenuta in tutto il continente e andare in guerra contro un altro stato europeo è ora semplicemente impensabile. Inoltre, sono stati apportati contributi cruciali alla risoluzione dei conflitti e alla costruzione della pace in altri continenti.

3 Ma questi risultati non sono privi di difetti: la prosperità non è equamente condivisa, i diritti umani sono ancora violati e la solidarietà è messa in discussione. Durante i 70 anni di pace, i conflitti armati sono riapparsi sul continente europeo e la corsa agli armamenti che si era invertita dopo il crollo dell’Unione Sovietica è ripresa, con diversi Paesi europei che giocano un ruolo importante nella produzione e nel commercio di armi sofisticate. Le esportazioni di armi degli Stati membri dell’UE rappresentano circa un quarto del totale delle esportazioni mondiali, causando devastazioni in tutto il mondo.

4 L’afflusso di immigrati ha suscitato apprensione e paura in tutte le società europee. I sentimenti di insicurezza hanno minato la fiducia che le persone avevano nell’Europa come progetto di pace e sicurezza. Alcuni cittadini preferirebbero che l’Europa erigesse muri come un modo per bloccare questo afflusso; associano gli immigrati al terrore e alla possibile scomparsa della loro identità, della loro cultura e dei loro valori tradizionali. Politici con programmi nazionalistici e populistici rifiutano l’idea della diversità e della cooperazione europea piuttosto che rimanere aperti e tolleranti e affrontare le sfide europee in modo congiunto, come necessario.

5 Noi, le organizzazioni di Pax Christi legate al movimento di pace cattolico in tutta Europa, ribadiamo la nostra fiducia nel progetto europeo:

  • Sì, “l’Europa” è ancora molto necessaria per raggiungere gli obiettivi di pace, prosperità e sostenibilità in un mondo scosso da disuguaglianze, conflitti, cataclismi climatici e squilibri geopolitici;
  • Sì, “l’Europa” dovrebbe rimanere un faro di speranza e di umanità per tutti coloro che sono privati della loro dignità e del diritto a condizioni di vita decenti, e
  • Sì, “l’Europa” ha le risorse e il coraggio per adattarsi a un mondo che cambia senza rinnegare i suoi valori fondamentali, come il rispetto per la dignità umana, la democrazia e i diritti umani.

6 Di conseguenza, riteniamo che questi principi fondamentali debbano essere posti nuovamente al cuore del progetto europeo e che le prossime elezioni del Parlamento Europeo che si terranno il 23-26 maggio 2019 in tutti gli Stati membri dell’UE costituiscano il momento giusto, per tutti coloro che credono in un’Europa, di mobilitarsi a suo sostegno.

7 Esortiamo i nostri membri e i nostri concittadini europei a dare uno sguardo critico ai programmi e ai manifesti dei partiti politici europei e dei singoli candidati in corsa per le elezioni del Parlamento Europeo, al fine di scegliere coloro che sostengono l’Europa come un progetto di pace. La vostra voce sarà fondamentale, poiché le elezioni del Parlamento Europeo del 2019 saranno combattute su questioni europee molto importanti e potrebbero essere le elezioni più decisive sul futuro dell’Europa.

  1. L’Europa come progetto di pace

8 L’Europa ha la forza, l’esperienza e le risorse per svolgere un ruolo attivo, forte e costruttivo nelle questioni mondiali. È un partner economico fidato, possiede una solida liquidità, e ha una legislazione sociale modello e abili diplomatici che possono guidare la popolazione attraverso i cambiamenti necessari per un mondo sostenibile. Il nostro movimento è convinto che queste capacità possano raggiungere gli obiettivi di benessere, prosperità e sicurezza senza significativi sforzi militari. Mentre l’UE sta spendendo enormi somme su un “Fondo Europeo di Difesa” appena istituito, dovrebbe invece investire le sue risorse per:

i Far convergere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite in tutte le politiche interne ed esterne e farli diventare una strategia globale.

  1. Mantenere l’innalzamento della temperatura terrestre al di sotto di 1,5° C attraverso politiche di contenimento coraggiose e socialmente responsabili all’interno dei confini europei, nonché nei Paesi poveri e in via di sviluppo, che sono ugualmente esposti ai cambiamenti climatici, in linea con l’accordo sul clima di Parigi. iii. Sviluppare una cultura della pace e della nonviolenza in aree dominate da conflitti per mezzo di uno sviluppo economico sociale e sostenibile, di iniziative per la giustizia e la costruzione della pace, di formazione alla pace e di istruzione.
    iv. Promuovere e garantire il disarmo nucleare, compresi gli Stati europei che hanno firmato e ratificato il Trattato sulla Proibizione delle Armi Nucleari, che è stato adottato all’ONU.
    v. Garantire che gli Stati aderiscano rigorosamente al Trattato sul Commercio delle Armi. L’UE deve stringere ulteriormente i criteri europei per le esportazioni di armi, e sono necessari maggiore trasparenza e obblighi uniformi di rendicontazione per gli Stati, anche attraverso l’assunzione di responsabilità per le esportazioni contestate.
  2. Partecipare in modo attivo e costruttivo ai negoziati per un forte Trattato delle Nazioni Unite sulle Imprese e i Diritti Umani, che possa portare giustizia alle vittime di violazioni dei diritti umani, anche istituendo difensori civici europei.

III. L’Europa come faro di giustizia

9 Nello spirito della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1948), sono state istituite la Convenzione Europea sui Diritti Umani (1950) e la Corte Europea dei Diritti Umani (1959); queste dovrebbero essere salvaguardate a tutti i costi. Esse hanno ispirato altri meccanismi a livello internazionale e sono integrati nell’UE dalla Carta dei Diritti Fondamentali (2000), dalle disposizioni sui diritti umani nel Trattato di Lisbona (2009) e dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea (dal 1952). In questi tempi in cui i diritti umani e i loro difensori sono sotto pressione, l’UE dovrebbe fare di più per sostenerli attraverso: i La conferma inequivocabile del suo attaccamento alla Convenzione Europea sui Diritti Umani, riprendendo le procedure per l’adesione ad essa. ii. Il rafforzamento delle capacità dell’Agenzia dell’Unione Europea per i Diritti Fondamentali di sensibilizzare maggiormente sulla Carta Europea dei Diritti Fondamentali e su altri strumenti dei diritti umani, e di controllarne la conformità in Europa attraverso la politica e il lavoro di ricerca. iii. Il miglioramento della protezione mondiale dei difensori dei diritti umani, in conformità con la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Difensori dei Diritti Umani (1998), con le Linee-guida dell’UE sui Difensori dei Diritti Umani (2008), e con la raccomandazione del Consiglio Europeo sulla necessità di rafforzare lo spazio della società civile (2018 ). iv. La regolamentazione delle attività di lobbismo all’interno delle istituzioni dell’UE e negli Stati membri, in conformità con la raccomandazione del Consiglio Europeo sul lobbismo nel contesto del processo decisionale pubblico (2017). v. La promozione di un quadro più forte per far fronte alla legislazione restrittiva sulle ONG, sia all’interno che all’esterno dell’Europa, e la condanna di tali pratiche, allo scopo di sostenere la società civile.

  1. L’Europa come terra di umanità

10 Nel 1950, l’ambizione dell’unità europea era garantire la pace attraverso la prosperità condivisa, entro i suoi confini e oltre. La migrazione intercontinentale oggi è una realtà che richiede una risposta collettiva europea basata sulla solidarietà, il rispetto dei diritti umani e della giustizia, e politiche efficaci per l’integrazione socioeconomica. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero rafforzare la loro cooperazione in materia di migrazione al fine di: i. Rinegoziare i regolamenti di Dublino con l’obiettivo di rendere i processi di richiesta di asilo più equi e veloci, nel pieno rispetto dei diritti e del miglior interesse dei bambini e con un’attenzione speciale per i minori non accompagnati.
ii. Realizzare attivamente il Global Compact delle Nazioni Unite per Migrazioni Sicure, Ordinate e Regolari, adottato a Marrakech (Marocco) il 10 dicembre 2018 come importante cornice per la cooperazione internazionale. iii. Adottare una legislazione sui “visti umanitari”, in quanto vi è la necessità di vie legali e sicure per l’Europa per i civili in fuga dalle zone di guerra e di conflitto.
iv. Resistere alla criminalizzazione degli atti di solidarietà della società civile e sfidare le misure discutibili che limitano l’accesso alla protezione sociale di rifugiati, richiedenti asilo e migranti.
v. Adottare la legislazione e le pratiche che consentono ai rifugiati, ai richiedenti asilo e ai migranti di stabilirsi, adattarsi e arricchire le stesse società che forniscono loro un rifugio, nel rispetto dei valori e delle norme dei paesi ospitanti, come stabilito dalla Convenzione Europea sui Diritti Umani e da altri strumenti per i diritti umani.

  1. L’Europa come continente con un futuro

11 L’Europa è un progetto per i suoi cittadini e per tutti coloro che la abitano. Dovrebbe offrire opportunità ai bambini e ai giovani attraverso appropriate politiche educative, vocazionali e lavorative, che includono l’apprendimento per vivere in pace, il rispetto del pluralismo e la diversità come una risorsa in una società multiculturale. Ciò include opportunità di scambio e apprendimento con bambini e giovani di altri continenti per aumentare la comprensione interculturale. L’Europa dovrebbe continuare a investire nelle generazioni presenti e future mediante:
i. Lo stanziamento di maggiori fondi per progetti di scambio internazionale, come “Erasmus +”, per giovani europei, allo scopo di studiare, formarsi o apprendere all’estero, in linea con la proposta della Commissione Europea per il raddoppio di tali fondi con il prossimo bilancio UE, e in particolare per l’educazione e la formazione alla pace e alla nonviolenza.

  1. L’adozione di politiche e azioni che promuovano l’educazione ai diritti umani e alla democrazia, la comprensione reciproca, la tolleranza e il rispetto della diversità, facendo uso dei suggerimenti e delle lezioni apprese dal Consiglio Europeo. L’investimento volto a proteggere e rendere accessibili a tutti, specialmente alle giovani generazioni, il suo patrimonio culturale come mezzo per comprendere la natura composita delle sue radici storiche, culturali e spirituali.
  2. L’Europa in cui crediamo e per la quale lavoriamo

12 “L’Europa non sarà realizzata in un solo giorno, ma attraverso azioni concrete che costituiranno quindi una solidarietà di fatto”. Queste parole di Robert Schuman suonano ancora vere quasi 70 anni dopo essere state pronunciate (9 maggio 1950). L’Europa è ancora incompleta e rimangono molte sfide, ma i suoi risultati sono enormi. Sarebbe una follia non riconoscerli. Tuttavia, non possiamo accettare che un progetto così generoso – pace, solidarietà, partecipazione – venga interrotto a causa della paura: paura del futuro sconosciuto, paura della diversità dell’umanità che bussa alla nostra porta, paura di un disastro ecologico incombente.

13 Crediamo che l’Europa sia l’unica risposta alle immense sfide all’interno dei nostri confini e al di fuori di essi. Più che mai, è in gioco il futuro dell’Europa. Mentre populisti e nazionalisti stanno facendo sentire la propria voce durante la corsa alle elezioni del Parlamento Europeo, interveniamo e convinciamo le persone a partecipare alle elezioni e a sostenere l’Europa che vogliamo: un’Europa pacifica, fraterna e lungimirante per tutte le donne e tutti gli uomini di buona volontà.

 

Notizie dal Mondo Salesiano

Venerdì, 12 Aprile 2019

NOTIZIEZambia – Sostieni le donne, sostieni il mondo

(ANS – Mazabuka) – L’educazione è potere. Storicamente, questo fatto ha portato a limitare l’accesso all’educazione sulla base di fattori come il sesso, la classe sociale o l’etnia. L’accesso all’educazione, anche a quella elementare, in Paesi come lo Zambia non è scontato per le ragazze. Gravidanze e matrimoni precoci e l’estrema povertà sono tutti elementi che limitano le ragazze e le giovani donne nei loro percorsi educativi, così come l’aspettativa sociale che esse restino a casa e si occupino solo di cucinare, pulire e prendersi cura dei fratelli.

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Colombia – “I giovani vogliono essere compresi, educati e accompagnati”: don Jaime García riceve il primo “Ordine Civile al Merito Javier de Nicoló”

(ANS – Bogotá) – “I giovani vogliono essere compresi, educati e accompagnati nel loro processo di crescita culturale, lavorativa e professionale. È questo che noi offriamo a quanti storicamente vengono ignorati: i più poveri di Bogotá”. Così ha affermato don Jaime García, SDB, nel ricevere il primo “Ordine Civile al Merito Javier de Nicoló” assegnato dal Consiglio Municipale di Bogotá.

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INTERVISTE

Italia – ll volto giovane dell’ADMA 150 anni dopo

(ANS – Torino) – Organizzatore nato, Don Bosco non lasciò alla sola devozione spontanea il culto per Maria Ausiliatrice. Fondò un’Associazione che da Lei prendeva nome, l’ADMA. È una delle iniziative più care a Don Bosco e di più vasta risonanza dopo quella delle due congregazioni religiose e dell’associazione dei Salesiani Cooperatori. Qual è il suo volto attuale? Ne parliamo con il Presidente, Renato Valera.

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​L’APPROFONDIMENTO

Vaticano – Papa Francesco: “La tratta di persone deturpa l’umanità della vittima”

(ANS – Città del Vaticano) – Nel suo ultimo rapporto sulla tratta di persone, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine sottolinea che la gran maggioranza delle vittime di tratta nel mondo “sono donne e ragazze” (72%). E l’Organizzazione Internazionale del Lavoro stima che a livello globale siano quasi 21 milioni le persone vittime del lavoro forzato. Papa Francesco ha concluso ieri, 11 aprile, la Conferenza Internazionale sulla Tratta di Persone, affermando con forza che questo triste fenomeno è un “crimine contro l’umanità”, che “deturpa l’umanità della vittima, offendendo la sua libertà e dignità”, e che al tempo stesso, “disumanizza chi la compie”.

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EVENTI

Belgio – Attiva presenza salesiana nelle Istituzioni Europee

(ANS – Bruxelles) – La prima settimana di aprile è stata una settimana molto intensa presso le istituzioni europee e per questo il “Don Bosco International” (DBI) ha accolto molti visitatori. Il 2 e 3 aprile la Commissione Europea ha organizzato la XII edizione del Forum sui Diritti dei Minori, un evento a cui i salesiani sono stati ben rappresentati, attraverso la partecipazione di don Antoine Farrugia, della Visitatoria di Malta; di Hélène Muller, di “Don Bosco Action Sociale”, dell’Ispettoria Francia-Belgio Sud; e del Segretario del DBI, Angel Gudiña.

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TUTTI PER TUTTI [CARLO RIDOLFI, RETE DI COOPERAZIONE EDUCATIVA]

“… Com’è noto a chi abbia letto uno di quei romanzi senza i quali la nostra vita sarebbe ben peggiore, i tre moschettieri erano quattro e fra di loro ricordavano sempre che è necessario continuare a battersi per le cause in cui si crede, raddoppiando energia e coraggio soprattutto quando sembrerebbero cause perse. Tutti per tutti, verrebbe da dire. Insieme, ancora una volta e per il prossimo lungo tempo che ci attende…”

UN ATTO CONTRARIO FONDATIVO DI MOLTI ALTRI [SERGIO SEGIO]

“Aderisco a partecipo alla campagna di Comune, convinto che sia sempre tempo e caso di ripartire quando si ha l’ambizione – e la vitale necessità – di promuovere cambiamento: anzitutto cercando di esserlo, nel proprio piccolo e con le proprie forze, quali che siano. È questo, specie di questi tempi, un atto contrario fondativo di molti altri e capace, di per sé, di mettere in comune. Sapendo che quel “tre” da cui ci si propone di ricominciare è numero perfetto, sintesi di pari e di dispari…”

[CARLO RIDOLFI E SERGIO SEGIO HANNO ADERITO A RICOMINCIAMO DA 3]

 

MĒTIS

Abbiamo bisogno di riscoprire, difendere e reinventare quelle pratiche vernacolari, informali e poco codificabili, fondate sull’esperienza locale. Abbiamo bisogno di aprire campi di riflessione inediti, immaginare mondi nuovi con lo sguardo dei più deboli e mettere in discussione dogmi, ad esempio quello secondo cui la creazione dello Stato è stato un momento fondamentale per il progresso dell’umanità. Ma abbiamo bisogno anche di accogliere incertezza e complessità per non affidarci unicamente alle infallibili ricette della tecnica e della scienza e per rifiutare il dominio della produzione mercantile in cui la forma Stato svolge ancora oggi una funzione centrale. James Scott, già noto per un testo che ha segnato la storia del movimenti sociali (Il dominio e l’arte della resistenza), definisce quelle conoscenze pratiche legate ai territori mētis e in Lo sguardo dello Stato argomenta i n modo brillante, approfondito e interdisciplinare perché sono così importanti per cambiare il mondo JAMES C. SCOTT

FUORI DAL RECINTO

Dobbiamo smettere di pensare che i cambiamenti importanti nella società passino per leader carismatici e parlamenti. È tempo di pensare e fare politica senza le gabbie della crescita, della meritocrazia, del lavoro salariato GIUSEPPE CAMPAGNOLI

L’ARTE COME VOCE DEI SENZA VOCE

Il suo grido nasce da incontri della vita quotidiana nelle terre di confine tra Usa e Messico. L’arte di Malaquías Montoya, artista chicano (statunitense di origine messicana), espone gli spettatori a verità scomode e non è mai un’esperienza passiva perché chiede empatia con i pensieri di coloro che vivono in basso. L’ultima potente e commovente mostra di dipinti e stampe è intitolata Mujeres que he Encontrado: le donne sull’autobus dirette a casa dopo aver lavorato per una lunga giornata; le madri piegate sui campi; le donne impaurite che attraversano confini disegnati da quelli che sono in alto… BILL BERKOWITZ

IN AMBULATORIO UN GIORNO HO CONOSCIUTO BINTA

Il giorno dell’iscrizione alla scuola media di Binta, i racconti di Maiga sulla terra di confine tra l’Africa nera e quella araba, il grido del Forum sociale mondiale di Bamako, le meravigliose biblioteche del deserto della Mauritania… Gli ambulatori e le scuole di italiano per migranti restano straordinari spazi di relazioni sociali nei quali emergono ogni giorno sguardi nuovi sul mondo, come dimostra il libro di Claudia Berton Nel mondo alla rovescia: appunti da un ambulatorio per immigrati, di cui pubblichiamo un paragrafo CLAUDIA BERTON

UNA VALIDA UTOPIA CONTRO LA CATASTROFE

Cosa possiamo fare qui e ora contro il riscaldamento globale? Possiamo vivere come facciamo attualmente senza combustibili fossili? Parte da queste domande una lettera-appello di alcuni ricercatori francesi che sta facendo il giro della rete, per accompagnare la mobilitazione mondiale cominciata a metà marzo. Secondo i ricercatori si tratta di creare connessioni tra conoscenze disperse per cambiare in profondità le modalità dell’attuale funzionamento socio-economico. Si tratta, ad esempio, di “accettare l’intermittenza e cioè il fatto che non avremmo energia a volontà ogni giorno”, di “riflettere su ciò che è il lusso e ciò che è il bisogno”, di contribuire a costruire subito una società ugualitaria, di rifiutare l’idea di quelli che “sono in alto” per i quali la sobrietà fa rima con tristezza, “perché per loro la felicità è avere uno yacht…”. Forse il 15 marzo 2019 è iniziato l’anno uno AA.VV.

DILEMMI PER I GIOVANI ECOLOGISTI

Non saranno certo gli esponenti politici italiani, europei e mondiali a dare risposte (o almeno una sponda) utili al movimento di giovanissimi ecologisti noto ormai come Friday for future. Per provare a crescere, quel movimento dovrà organizzarsi e decidere che cammino vuole percorrere. Ha di fronte almeno due vie: quella rivendicativa, che però non troverà controparti credibili con cui negoziare, e quella costruttiva: si comincia con le cose che si è capaci di fare dove si sta – nella scuola, nel condominio, nel quartiere, nella città – per poi progettare i cambiamenti veri, necessari e urgentissimi. In questo caso, le controparti, molte e agguerrite, si faranno sentire al più presto, svelando con chiarezza chi sta da una parte e chi dall’altra. Sarà indispensabile, però, porsi anche altri problemi: conciliare una visione globale con pratiche e mobilitazioni locali su progetti conc reti; unire la dimensione ambientale e quella sociale; affrontare il nodo della relazione tra scienza e politica senza delegare e delegittimare la presunzione di un credito scientifico per un’economia che conosce solo le ragioni del denaro e del prezzo GUIDO VIALE

NON È SOLO QUESTIONE DI SOLDI

Il voto europeo è ormai vicinissimo e l’eterno mantra della riduzione delle tasse deve occupare come sempre i titoli di testa della discussione sui programmi. La parte del leone la fa ovviamente la flat tax, la grande promessa leghista che prevede una stessa aliquota per chi guadagna 20mila euro l’anno e per chi ne guadagna 200mila. Secondo certe teorie è bene che i soldi rimangano in tasca a chi ne ha molti per avere chi investe invece che consumare. E poiché l’investimento è ritenuto sinonimo di crescita, la conclusione è che la concentrazione fa bene alla collettività. Niente di più assurdo, se si ha la pazienza di verificare le conseguenze reali delle disuguaglianze nella società FRANCESCO GESUALDI

IL LATO OSCURO DELLA SPESA

Il 70 per cento degli acquisti alimentari in Italia avviene in un esercizio della Grande distribuzione: il supermercato è in realtà il terminale di un intreccio di rapporti produttivi, sociali ed economici di cui il cittadino acquirente finale non sa nulla. Ad accendere un faro su questo universo arriva Il grande carrello, il libro di Fabio Ciconte (dell’associazione Terra!) e di Stefano Liberti: la storia dello straordinario inganno dell’insalata in busta, degli agricoltori che subiscono l’impatto degli sconti e del sottocosto, delle vite precarie di braccianti sfruttati e della ossessiva ricerca di strategie capaci di fidelizzare i clienti FRANCESCO PANIÈ

PICCO ALGERIA

La distruzione dei boschi provocata dagli europei, la scoperta di gas e petrolio, l’aumento della popolazione, il crollo del prezzo del petrolio, i rischi di avvelenamenti irreversibili, il ruolo delle imprese straniere… La fine del sistema Bouteflika resta un processo complesso. “Per ora, il cambiamento in Algeria è avvenuto pacificamente e apparentemente senza interventi esterni – scrive Miguel Martinez – Ma ci permettiamo di dubitare che un nuovo governo sia in grado di affrontare il meccanismo che incombe sull’Algeria. E sono oltre 40 milioni di persone alle porte dell’Europa…” MIGUEL MARTINEZ

PROVE TECNICHE DI AUTONOMIA

Autonomia è una parola preziosa, pensiamo ad esempio a quanto sia rilevante per l’azione e il pensiero critico dei movimenti sociali. La sua ascendenza etimologica, ricorda Renata Puleo, piega il nomos, il corpo delle norme, verso il soggetto quale autore o co-autore delle stesse: ma seguire la propria regola in realtà è un processo più che un obiettivo da raggiungere una volta per tutte, “come è evidente nella lunga fase evolutiva di ogni nato da donna, la cui uscita dalla minorità è un accidentato percorso di affrancamento e di accettazione dei limiti”. Un processo relazionale. In quanto tale l’autonomia è una facoltà sempre potenziale e a rischio. Come dimostrano le recenti vicende sulla regionalizzazione dell’istruzione, se c’è un ambito in cui questa parola è stata usurata e intrecciata con l’ossessione delle valutazioni, è nel sistema scolastico RENATA PULEO

STRAVOLGIAMO I FINALI, RIVOLTIAMO I PERSONAGGI

«Come facciamo a cambiare la costruzione sociale per cui una famiglia vale più di un’altra? Per cui una ragazza non è necessariamente debole e un ragazzo non si deve preoccupare di metterla in salvo? Come facciamo – scrive Penny, maestra – a far sì che le femmine non siano considerate, come ha detto oggi un bambino, esperte di sentimenti e un maschio no? E il suo compito debba solo essere quello di mostrarsi forte? E quando non lo è? Quale senso di frustrazione potrebbe raggiungerlo se venisse lasciato o rifiutato? Potrebbe minacciare, uccidere o che altro?… Credo che una possibilità sia quella di iniziare a raccontare la verità, narriamo fiabe, favole e storie che non siano già scritte. Stravolgiamo i finali, rivoltiamo i personaggi….» PENNY

 

RIBELLARSI FACENDO: UN’AGENDA COMUNE

12/14 APRILE, TREZZANO SUL NAVIGLIO-MI L’ECONOMIA È DI CHI LAVORA

Incontro euromediterraneo da Ri-Maflow sul lavoro autogestito

13 APRILE, PADOVA MIRAGGIMIGRANTI

Convegno, spettacolo teatrale, dibattito e “stanze di vita educativa” con Rce

13 APRILE, DAJE MONTEROTONDO

Una campagna per un nuovo welfare comunitario

14 APRILE, ROMA FESTIVAL INTERNAZIONALE DELLA ZUPPA

Casale Garibaldi: “Riscalda la zuppa, non il pianeta”

FINO AL 14 APRILE, ROMA VIVA SAN LORENZO

Festival della cultura diffusa promosso dalla Libera Repubblica di San Lorenzo

16 APRILE, BOLOGNA UN CORSO CON SILVIA FEDERICI

“Caccia alle streghe e capitale”

2 MAGGIO, RIMINI ARRIVANO I PACIFICI

Al parco Marecchia, i pacifici della primaria Montessori

 

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