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Torino, 21 maggio 2019

Carissimi,

questa settimana sento molta paura attorno a me, molto pessimismo, in realtà è da mesi che ho questa sensazione come avevo già detto, mi sento come quando ero in Nicaragua l’anno scorso. Ho avuto alcuni incontri “significativi” con Gerard Lutte, Frei Betto, mons. Bettazzi. Sono stato alla manifestazione degli antichi mestieri a Roddi: non c’era da aspettarsi tanta gente, è un ambiente di elite come il teatro, da sempre. Esco ed incontro dei ragazzi adolescenti che si stavano divertendo, ad un certo punto un ragazzo grida “Viva il duce”. Ieri sono stato ad Alba, ho letto una scritta sui muri fatta tra sabato e domenica: “Il fascismo è una brutta cosa”. L’hanno cercata di cancellarla con del rosa.  Arrivo a Porta Susa molta pubblicità sul mangiare italiano, comprare italiano. E’ giusto, ma per quanti anni andavamo a comprare l’auto straniera perchè ci dava più vantaggi? Per quanti anni,  non ci informavamo sul commercio equo e solidale? Tav Si, Tav no, ma anche l’Asti Cuneo, non ne discutevamo, davamo per scontato che si avrebbe fatto.  Troppo consumismo ma è da più di trent’anni che tutto “è commercio”. Mi ricordo che nelle Festival dell’Unità, le Feste dell’amicizia oltre agli stand internazionali sempre pochi anno per anno fino a sopprimerli, erano commerciali in tutto. Ora manca lavoro, si vuole “ricominciare daccapo”,  “resettando tutto” per riprendere in mano il “proprio destino”. La storia insegna che la guerra è un modo di “azzerrare”. Non abbiamo più memoria in noi stessi, non vogliamo ricordare anche perchè ci fa star meglio quotidianamente. In questo caso la storia ci insegna molto e poi abbiamo paura che ci sia una guerra perchè sarebbe totale, analogica e digitale, quindi ben vengano che le formiche, come me, che da anni continua il suo impegno nella solidarietà che non essendomi sposato e senza famiglia “sono solo”.  Mia mamma prima di morire aveva detto ai suoi nipoti: “Aiutate Daniele, che lui resterà solo”.

Sono ottimista, le prossime elezioni non cambieranno molto. Sono ottimista perchè il nostro governo, malgrado tutto, mi diceva Gerard Lutte, non ha preso posizione contro il governo di Maduro in Venezuela. Sono ottimista perchè siamo un popolo “risparmiatore”, “conservatore”. Nel 1946 al referendum sulla repubblica aveva vinto la monarchia. Mia mamma stessa che aveva vissuto con i partigiani ed incontrava i repubblichini ogni giorno mentre andava in bicicletta a fare commissioni aveva votato per il Re. Mio padre, che aveva un buon stipendio dall’aereonatica si era congedato nel 1946. Non c’era lavoro. La Fiat era stata obbligata ad assumere gli operai che, non essendoci lavoro, li ha mandati alla scuola Allievi Fiat di corso Dante a Torino. Ora hanno costruito dei condomini mantenendo la “vecchia struttura”.

Ho sentito mia mamma, quando c’era ancora Bossi che diceva: “abbiamo fatto una guerra per l’Italia Unita ed ora vogliamo dividerla”

Nel 1970 quando i Sandinisti vinsero decisero di mettere al governo Daniel Ortega invece di Tomas Borge. Daniel Ortega è sempre stato molto ambizioso ed ha gestito il governo come piaceva a lui.

Ed Alba si era liberata da sola contro il regime di Mussolini.

La tecnologia, il teatro ci reinterpreta mettendoci insieme aiutandosi l’un con l’altro per non perdere ciò che i nostri nonni hanno “risparmiato” e ci hanno lasciato, lasciando indietro i nostri “pregiudizi” che ci sono stati “tramandati”. E poi “mettendoci insieme, “radicalizzando il territorio” potremo accedere anche a molti contributi Cee e “realizzare molti progetti per il mondo”, ma da sempre non ci fidiamo neanche tra di noi. Negli anni ottanta, quando è iniziata la cooperazione internazionale, il 2 per mille del bilancio nazionale, c’erano progetti che non funzionavano per causa locale.

 

 

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