Progettomondo Mlal

https://youtu.be/Y4f1sK3HUgk
Collasso Brasile: 3 discese verso il baratro

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http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2Fartigiani30062020_101120.jpg&method=cover&params=258%2C100 Il Perù virtuale anti virus Appuntamenti formativi on-line e la realizzazione di un negozio e un catalogo virtuali. Così proseguono le attività degli aritigiani andini nel sesto Paese del mondo più colpito dalla diffusione del Coronavirus. leggi tutto
  http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2Fdisinfezzione%202.jpg&method=cover&params=258%2C100 Come salvare il turismo La situazione in Bolivia diventa sempre più critica. Il settore turistico è ormai fermo da mesi e le imprese turistiche comunitarie coinvolte nel progetto INCAmino si dedicano quindi totalmente al settore produttivo. leggi tutto
http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2Fburkina2.jpg&method=cover&params=258%2C100 Quale sviluppo? La situazione causata dal Covid-19 in Burkina Faso rischia di rallentare le prospettive di sviluppo. La formazione per il contrasto alla pandemia, anche nei villaggi più remoti, rappresenta l’occasione per continuare a prevenire e curare altre malattie, come la malaria o la malnutrizione. leggi tutto
  http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2Fhaiti530062020_001939.jpg&method=cover&params=258%2C100 Il Covid che genera fame Ad Haiti la mancanza di cibo è diffusa.
Per questo, nonostante l’emergenza sanitaria e il numero esponenziale di contagi certificati, le nostre attività sul campo sono proseguite in particolare per distribuzione dei semi in vista della campagna agricola. leggi tutto
http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2Fwhorty2.JPG&method=cover&params=166%2C90 Futuro e memoria Aver vissuto questo tempo inedito ci ha ricordato quanto siamo protagonisti della Storia che viviamo. Con il progetto WORTHY, la nostra Ong invita giovani e docenti a rafforzare il ruolo della memoria nella costruzione di un futuro pacifico e dignitoso. leggi tutto   http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2Fburkinaok.jpg&method=cover&params=166%2C90 Il Burkina giovane La partecipazione dei giovani alle azioni di sviluppo è una delle principali sfide di governance affrontate dal Burkina Faso.
Da qui l’avvio del nuovo progetto “Giovani cittadini impegnati” appena lanciato. leggi tutto   http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2FFotoragazzi.jpg&method=cover&params=166%2C90 Smart Education Start the Change ci ha permesso quest’anno di avviare cambiamenti, di immaginarli, di ascoltarli, di raccontarli. Vogliamo sperare in un futuro che non ci faccia essere semplicemente quelli di prima, ma anche quelli che hanno attraversato insieme qualcosa di inedito e doloroso. leggi tutto
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ALTRE NOTIZIE   PERCHÉ I POPOLI INDIGENI NON VOGLIONO TORNARE ALLA NORMALITÀ? 30 Giugno 2020 La Bottega del Barbieri Lascia un commento La situazione dei popoli indigeni latinoamericani al tempo della pandemia. di Ollantay Itzamna (*) http://www.labottegadelbarbieri.org/wp-content/uploads/2020/06/WhatsApp-Image-2020-06-28-at-11.54.52-PM-1-1.jpeg Niña Quechua. Internet   Nella normalità “tanto anelata”, la cosa normale per le popolazioni indigene era di sussistere senza diritti, assumendo obblighi. La normalità nella “desiderata” normalità era ed è la discriminazione sistematica, non solo per ragioni razziali. La cosa normale era ed è una costante negazione dei diritti. Sebbene nessuno sappia quando si raggiungerà il picco planetario più alto delle infezioni da COVID-19, al momento, più di 10 milioni di persone sono infettate dal virus e quasi mezzo milione di persone ha perso la vita. La comunità internazionale, nonostante la moderna globalizzazione, non è stata in grado di attivare una strategia globale per affrontare la pandemia globalizzata a causa dell’interconnessione mondiale. I governi di ogni paese fanno ciò che possono o ciò che vogliono … cercando di salvaguardare gli interessi delle élite globali e locali. Al momento, l’epicentro della pandemia è il Continente di Abya Yala. Soprattutto, i paesi più popolati … Il virus viaggia dalle principali città alle aree rurali. Non discrimina biologicamente, ogni essere umano è o può essere una potenziale vittima. La differenza è a livello sociale. I settori impoveriti ed esclusi del sistema soffrono e patiscono di più. Il COVID-19 è socialmente discriminatorio. Proprio come non esistevano strategie coordinate di contenimento a livello internazionale, non esistono nemmeno strategie coordinate per la “descalata” planetaria. Dopo essere stati “rinchiusi” per oltre 100 giorni, risuonano ovunque delle voci che chiedono di tornare alla normalità. Persino alcuni “rappresentanti” dei movimenti indigeni chiedono ai governi di revocare le misure di restrizione e di “tornare alla normalità” per esercitare i diritti limitati in tempi di pandemia.
Perché le popolazioni indigene non dovrebbero chiedere di tornare alla normalità? I popoli indigeni, e tutti i settori che sono subordinati o sfruttati dal sistema egemonico neoliberale, il meno che dovremmo chiedere è “tornare alla normalità”. Nella normalità “tanto attesa”, la cosa normale per le popolazioni indigene era di sussistere senza diritti, assumendo obblighi. La normalità nella “desiderata” normalità era ed è la discriminazione sistematica, non solo per ragioni razziali. La cosa normale era ed è una costante negazione dei diritti. La cosa normale nella normalità era ed è reprimere e uccidere coloro che difendono i diritti. La cosa normale nella normalità era ed è che i maschi maltrattano e uccidono le donne con l’impunità perché sono donne. La cosa normale nella normalità era ed è saccheggiare i territori … consegnare beni comuni a quelli privati ​​… Questo fa parte del grafico della normalità del sistema mondiale in cui abbiamo sussistito e sussistiamo. Nella “pretesa” normalità, la cosa normale era ed è la corruzione pubblica. È normale per i governi corrotti ipotecare i nostri figli con debiti esterni non pagabili … È normale per noi distruggere la nostra Madre Terra cercando di soddisfare i nostri desideri maliziosamente attivati ​​dal mercato. Per questi e altri motivi, ci opponiamo a tornare alla normalità di prima della pandemia. Le condizioni di confinamento o auto-confinamento in cui viviamo come famiglie, comunità o villaggi, in questi tempi di pandemia, sono difficili da sostenere. Soprattutto quando c’è fame. Ma sono anche periodi fecondi che devono rafforzarci nel nostro impegno con nostre proposte che sosteniamo per la “nuova normalità” post-pandemia. Una nuova normalità con un’umanità riconciliata con la Madre Terra. Una nuova normalità in cui l’umano trova la sua pienezza e felicità nella felicità del resto dei membri della comunità cosmica. Sappiamo che i tempi a venire non saranno facili. Le dispute per i territori, per i bacini idrici, per i beni pubblici saranno più cariche e forse più violente … Ma, nonostante questa certezza, non dobbiamo chiedere un ritorno alla normalità che ha normalizzato la nostra condizione di subalternità colonizzata. (*) Fonte: https://ollantayitzamna.com/ Traduzione a cura di Gianni Hochkofler Condividi:   Share     Condividi su Tumblr Salva E-mail Stampa   La Bottega del Barbieri La Bottega del Barbieri taggato con Abya YalaCOVID 19dirittidiscriminazionidonneGianni Hochkoflermadre-TerraOllantay Itzamnápandemiapopoli indigeni Finestra latino-americana Navigazione articoli « La pelle dell’orso – Marco Segato Valle della gomma: il lavoro delle donne vale 150 euro al mese » LASCIA UN COMMENTO Inizio modulo Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati * Commento Fine modulo
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  http://www.give-newsletter.cloud/admin/backend-php/img/?src=http%3A%2F%2Fwww.give-newsletter.cloud%2Fadmin%2F..%2F_attach%2F167%2FphpThumb_generated_thumbnail30062020_003700.jpg&method=cover&params=166%2C90 In Burkina Faso dal 2004, Progettomondo.mlal basa i suoi interventi su un approccio integrato per garantire i diversi diritti di cittadinanza a livello sociale, sanitario ed economico. Cerca ora un capoprogetto ed esperto/a capacity building gestionale con esperienza senior. invia la candidatura
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