VI PRESENTO IL MIO BLOG

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Sperare non è sognare

ma è la capacità

di trasformare un sogno

la realtà.

Torino, 28 giugno 2017

Carissimi,

Due parole su di me: mi sono diplomato fotografo, andavo ancora a scuola, quando ho iniziato a lavorare in una toeletta cani, dopo sono stato assunto dal commendatore Luigi Bertazzini, fotografo di “Tutto Sport” e della “Juventus”.

Per motivi economici sono andato dalla Lievito Bertolini di Collegno (Torino). Dopo due anni sono stato assunto dalla LDC, la casa editrice dei salesiani,  lavorando nel laboratorio audiovisivi/filmine, ho iniziato a fotografare i ragazzi come oggi nelle comunità straniere.

Contemporaneamente ho iniziato a fotografare per solidarietà in vari progetti di cooperazione dove ho conosciuto don Fredo Olivero dell’Arcidiocesi di Torino collaborando volontariamente a rimborso spese, successivamente con l’Ufficio Migranti e la Chiesa di San Rocco di Torino nella documentazione fotografica quotidiana, tecnicamente nella “scannerizzazione/riversione” di video e immagini sull’emigrazione, volontariato, pacifismo, ambiente, ecumenismo che in alcuni incontri  continuo ad essere testimone.

Quarant’anni fa ho iniziato a scrivere le lettere agli amici a mano e le spedivo per posta: un modo per tenere un rapporto di amicizia. Ora con “internet” è più facile e meno oneroso: i network sono strumenti di collegamento mondiali. Le lettere agli amici sono delle informazioni. Inoltriamo molte informazioni, io inoltro solo dove sono attivo e personalizzo con i miei saluti come fosse una cartolina. Con i moderni cellulari si leggono subito l’email però, a volte,  non si riescono a leggere gli allegati. E’ consigliabile aprirli, anche in un secondo tempo perché,  presenta la mia lettera con i saluti.

Se vi fa piacere inviatemi la vostra e-mail, e vi scriverò ogni tanto anche a voi; ma ora con il “blog” non vi importunerò più con le lettere agli amici, a voi la scelta di venirmi a leggere iscrivendovi, che essendo io sempre attivo, il blog sarà aggiornato. Se vi interessa tenere i contatti con me e non avete la possibilità di internet datemi il vostro indirizzo che vi scriverò in cartaceo. Tecnicamente e logisticamente sarà sempre più facile e meno onerosa  fare “informazione”.

…e quando avremo perso la memoria le fotografie di Daniele Dal Bon lo racconteranno. La tua funzione di “ape della comunicazione” (nel senso che vai da un fiore all’altro e in questo modo contribuisci a fecondare i vari fiori) è positiva. (Antonio)

Abitando in una società caratterizzata dal cambiamento e dall’innovazione continui è necessario se non indispensabile, essere flessibili, nell’accogliere il nuovo, stare al passo con i tempi.

Il cellulare ha trasformato un po’ tutti in reporter d’assalto in grado di produrre immagini fruibili in pochi istanti da moltissime persone in ogni parte del pianeta. Ecco, quindi la nascita di piattaforme come “You Reporter” con sistema informativo che utilizza le immagini di persone comuni come mezzo d’informazione, divenendo estremamente potente perché aggiornatissimo.

Qualcuno, ai piani alti, deve aver notato questa tendenza ed ecco spuntare vere e proprie agenzie di stampa che funzionano proprio grazie alle immagini inviate col telefono, compagno irrinunciabile di ognuno di noi. Chiunque, grazie al proprio cellulare ed a una connessione internet, testimone di un fatto di cronaca, di un evento sportivo, o semplicemente di un episodio curioso può diventare un veicolo “informativo” e rendere partecipi istantaneamente milioni di utenti in tutto il mondo.

Giusto o sbagliato non si sa. Certo e che stiamo assistendo ad una rivoluzione (e non evoluzione), del tipo e della qualità delle informazioni cui siamo bombardati ogni giorno.

 Senza ambizione, nel mio piccolo, desidero essere un “collante sociale” tra i vari gruppi  e amici, un servizio utile; in tre anni oltre trentamila visualizzazioni ed oltre ottomila visitatori in tutto il mondo e quotidianamente soprattutto locale: uno strumento di collegamento per creare dei “ponti” e delle “opportunità”, perché solo insieme usciremo dalle difficoltà della vita.

 Abitando in una società caratterizzata dal cambiamento e dall’innovazione continui è necessario se non indispensabile, essere flessibili, nell’accogliere il nuovo, stare al passo con i tempi.

Puoi conoscere la saggezza di una persona dalle sue risposte. La sua intelligenza dalle sue domande. (Nagrib Mahfus)

Palermo non mi piaceva,

per questo ho imparato ad amarla.

Perché il vero amore consiste

Nell’amare ciò che non ci piace

per poterlo cambiare. (Paolo Borsellino)

Dobbiamo recuperare l’ambizione di mostrare la via verso il futuro di cui essere fieri e in cui la felicità di tutti sia un diritto. Dobbiamo recuperare il coraggio di costruire la forza sociale e politica che potrà aprire uno squarcio oltre un presente nato vecchio e un futuro che troppi vorrebbero trasformare nella riedizione di un passato triste. Ci troviamo a vivere un momento eccezionale. Un momento in cui le certezze vengono meno. Un momento in cui un progresso tecnologico inarrestabile fa il paio con i rigurgiti delle peggiori pulsioni. Un momento carico di contraddizioni e di rischi. Non è il tempo della malinconia e dell’abbandono. E’ il tempo del coraggio e dell’impegno. Perché quando i nostri nipoti ci chiederanno, dove eravamo, noi, in un momento come questo, dobbiamo essere in grado di poter rispondere: dal lato giusto, a fare la nostra parte. (Claudia Filippi – Il Granello di Senape Comunità di Mambre Busca)

 

Torino, 25 ottobre 2017

 Carissimi,

vi ripresento la “Biblioteca del Tempo” con un elenco molto generale del mio materiale fotografico. Il tutto lo metto poi al termine di “Vi presento il mio blog”Immagine1

 OPEN HOUSE  (casa aperta)

al Ciabot di Mamma Rita

 

La macchina fotografica è

uno strumento che insegna

alle persone come guardare il

mondo senza di essa.

….una piccola biblioteca cartacea e “multimediale (la biblioteca del tempo) dove si possono organizzare dei momenti d’incontro, e visionare l’archivio fotografico permanente. Un piccolo museo contadino-fotografico-analogico-digitale vissuto. Un “salotto culturale”, dove ci si può incontrare per scambiarsi impressioni ed informazioni, leggere e visionare film; per seminare “speranza” ed opportunità, soprattutto alle prossime generazioni: non dimenticare, dare voce a chi non ha voce. Il ragazzo nato nel 2000 non solo non sa quello che è successo nel 1500 ma non sa neanche cosa è accaduto nel 1990. Fare memoria insieme, dialogando come si faceva un tempo nelle nostre stalle.

Il mio blog è un modo di comunicare e condividere ciò che stò facendo.

Liber, l’archivio delle mie “esperienze”, le “lettere agli amici”, i miei libri pubblicati privatamente per solidarietà. I libri d’autore offrono una informazione “concreta e corretta”. Non perdiamoci di vista.

Il fotografo è l’essere contemporaneo per eccellenza; attraverso i suoi occhi l’oggi diventa passato. (Berenice Abbot)

Per l’uomo, l’avvenire è più importante dei passato e del presente.

La storia è destinata a ripetersi. Nel passato si vedono problemi simili: simili, mai uguali, ai nostri. Il passato è un buon maestro per aiutarci nel nostro presente ed illuminare il nostro futuro.

TANTE FOTO, TANTE STORIE

 OGNI FOTO HA QUALCOSA DA RACCONTARE

“Cortometraggi statici”. Foto che parlano da sole, presentano la vita delle persone nella loro quotidianità,

…una piccola biblioteca cartacea e “multimediale” dove si possono organizzare dei momenti d’incontro, visionare l’archivio fotografico permanente. Un piccolo Ciabot contadino vissuto nella memoria, con una biblioteca contenente, circa 1000 volumi e un archivio digitale di circa centomila immagini: dei “cortometraggi statici” dove le foto parlano da sole. Un museo fotografico analogico e digitale.

..in un’area verde di vigneti e delle colline del Roero (tra il Monferrato e le Langhe nella  terra del vino genuino, di Cesare Pavese e di Beppe Fenoglio) sorge in un’area ricca di richiami storici un “Ciabot” in cui ognuno può trascorrere una serata in allegria, dei momenti di riflessioni, di silenzio, alcuni giorni di pace e serenità,  un incontro di solidarietà tra amici come una riunione, una grigliata, una mostra fotografica;  creare delle occasioni di incontro e di dialogo, un piccolo centro studi; una casa a disposizione per gestire, proporre e realizzare attività a carattere naturalistico e di solidarietà,  un punto di riferimento sociale.  Un Centro di ritrovo per delle escursioni sui sentieri del Roero che attraversano le caratteristiche Rocche, un luogo che potrebbe aiutare ad aumentare l’attenzione verso il territorio a delle iniziative attorno, nei confronti delle azioni positive che favoriscano la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

Una casa a gestione solidale che si “potrebbe vivere” insieme avendo reciproci diritti e doveri nel senso civile ed usuale del termine ma “soprattutto” dal punto di vista etico, avendo in comune delle disponibilità. Vivere dell’essenziale attraverso il  baratto come ad un tempo che fu, con a disposizione la tecnologia di oggi. Molti stanno vivendo con il baratto, con lo scambio, grazie ad internet con i suoi numerosi siti. Ed i vecchi lavoratori? Come i taxisti, e gli autotrasportatori. Ma ci si chieda: si può combattere una rivoluzione culturale ed economica con i vecchi argomenti di un mondo che va a scomparire? Non sarà il caso di anticipare il futuro anziché opporvisi?

Per arrivarci in treno: linea Torino/Bra con il Servizio Ferroviario Metropolitano e scendere a Sommariva del Bosco e da lì, telefonando si può prendere un taxi (costa circa 20 euro), distanza di circa 18 chilometri.

 Alcuni interventi e riflessioni tratti da riviste, opuscoli, documenti del volontariato, solidarietà e cooperazione, non profit raccolti in quarant’anni.

 Torino, 21 aprile 1993

Alcuni interventi e riflessioni tratti da riviste, opuscoli, documenti del volontariato, solidarietà e cooperazione, non profit raccolti in quarant’anni, (leggendo e lavorando nella solidarietà internazionale) che potrebbe essere il mio pensiero come desidero viverlo, le scelte e i comportamenti in cui quotidianamente mi devo confrontare.

Incoscienza, è lo slancio, senza troppi calcoli, con cui fai un grande passo nella tua vita. Perchè da molti anni non mi sono sentito  al posto giusto. Poi finalmente (dopo un cammino durato molti anni tra un viaggio e l’altro) la vocazione la intuisco, come un dono, scoprire quale strada, camminare per tutta la vita, capire cosa fare… Non sono risposte che ho trovato da solo, sono stato aiutato tantissimo, trovato le persone giuste al momento giusto. Ed è nata una mia riflessione raccogliendo vari scritti tratti da riviste, opuscoli e documenti del mondo del volontariato/solidarietà/cooperazione/no profit

E mia sorella Anna Maria, che è mancata l’8 febbraio del 1996, aveva questo stile di vita. Come disse don Dino Negro durante l’omelia funebre: “…come San Giovanni Bosco, morì e visse  in modo ordinario straordinariamente…”

In questo brano, cerco di viverne gli ideali, ritrovandomi nella sua vita   condividendo con mia mamma, con i suoi cugini, colleghi ed amici. Nella sua quotidianità è stato un punto di riferimento importante. C’’era per tutti, non chiedeva niente in cambio, mi ha aiutato moltissimo nella mia vita ,  seguendo lo stesso stile di nostro padre mancato quarant’anni fa.

La miglior cosa per ricordare i nostri cari scomparsi, è di cercare di viverne i valori che ci hanno trasmesso in vita. Sono passati otto anni con mia mamma: abbiamo vissuto insieme nell’orto, nella casa,  poi  il 20 maggio del 2004 è mancata  lasciandomi solo. Ho cercato, con difficoltà, di riprendere il filo della strada  che avevo lasciato oltre dieci anni prima quando si era ammalata mia sorella.

Con questo scritto voglio iniziare una collaborazione: un cambiamento dei nostri stili di vita: lasciare stare i nostri preconcetti e andare verso l’altro, il diverso, per conoscerci e vivere in un mondo più giusto.

E’ importante recuperare la relazione di un tempo.  Di amicizia.  Non isolarci.  Dobbiamo “globalizzare” la solidarietà.  Per scambiare esperienze e lavorare assieme, per poter condividere non sempre con cattive notizie, ma anche con quelle buone,

 

Da un aereoporto all’altro, da un hotel Hilton all’altro, voi potete già percorrere il mondo dall’est all’ovest e dal sud al nord senza sentirvi mai straniero in alcun luogo, senza provare una sola volta la sensazione di un vero spaesamento. Dappertutto le stesse architetture di vetro e acciaio, le stesse autostrade, gli stessi ingorghi. Gli stessi oggetti di plastica, gli stessi televisori, gli stessi stadi. E le stesse bottiglie di Coca-Cola. Fino ai ricordi esotici, che sono ora fabbricati per tutto il mondo nelle stesse fabbriche.

Il mondo è diventato un villaggio.

 E’ necessario saper guardare un palmo oltre il pavimento, la parete, il tetto o anche il volto che abbiamo davanti. Tutto dipende dalla nostra testa. Come esseri umani, siamo ciò che è inciso nella nostra mente; idee, nozioni, fantasie, impressioni. Se siamo cresciuti nella convinzione che ci sono razze superiore ad altre, o ci siamo fatti persuadere dalla pubblicità che guidare un’auto a 300 km. all’ora è più nobile che partecipare alla lotta contro la fame, allora i nostri atti saranno guidati dal razzismo o dal culto degli idoli del consumismo.

In Occidente, stiamo diventando sempre più miopi. Stipati in grandi città, incarcerati in appartamenti o case circondate da palazzi da tutte le parti, non guardiamo ormai più la natura.

Abbiamo perso il silenzio dell’indio che cammina nella foresta a caccia, o del viaggiatore che, a cavallo o sul suo veicolo, si lascia inebriare dalla varietà dei toni dei pendii e dalle piantagioni.

Vediamo senza guardare, ascoltiamo senza udire, parliamo senza misurare il peso delle parole.

La vita, come mistero, declina nella nostra mancanza di sensibilità. Il pragmatismo ci spinge, rapido, nella lista degli ansiosi, nell’anticamera dei cardiopatici a rischio d’infarto.

La tradizione giudaica ci insegna un insieme di doveri, le mitzuot, che aiutano ad impregnarci della presenza divina.

 

La mia esperienza di incontro con la gente, quella che sta bene e quella che sta male, mi ha insegnato che uno dei bisogni più profondi delle persone è quello di parlare, e parlare di se. E’ una verità così evidente che può sembrare banale rilevarla; eppure io la ritengo importante e preziosa sia per la conoscenza dell’animo umano sia perchè può guidarci, egregiamente, negli incontri e nei colloqui con i nostri simili. Basta osservare come ciascuno di noi faccia di tutto per inserire un suo intervento nella conversazione a cui partecipa, con quali accorgimenti e astuzie prepari il momento, idoneo o no, per entrare nel discorso, noncurante delle precedenze e della logica.

Spesso, mentre si ascolta qualcuno, si concentra l’attenzione molto meno su quanto va dicendo lui e molto più quanto ci prepariamo a dire noi. Ma, evidentemente, perché  si possa parlare, occorre che ci sia qualcuno disposto ad ascoltare. E qui le cose si fanno difficili. Oggi non c’è più nessuno che abbia voglia e tempo per ascoltare; almeno così pare.

 

Siamo in un periodo di grossi cambiamenti, ma il più grosso cambiamento deve avvenire dentro di noi, prima di tutto perché  è voluto da noi, dal nostro spirito. Nel film “Jurassik Park” viene detta una frase che a molti è passata inosservata: “La creazione è un atto assolutamente voluto”, la massa ignorante andrà subito a cercare chi ha voluto, senza domandarsi altro. Il cambiamento a cui stà  andando incontro la terra è proprio questo: “un atto voluto”.

 

Un nuovo sguardo sulla realtà: perché la cultura della condivisione si affermi c’è ancora molto da fare! Spesso senza accorgercene con i nostri acquisti di giornali e riviste sosteniamo un modo di fare informazione e valori molte volte contrari alla piena dignità dell’uomo e della donna.

 

Proposte operative

 

1) Consumo critico, evitare gli acquisti inutili o dannosi. Ridurre gli scarti ed i consumi collettivi come l’illuminazione, la benzina ed i medicinali.

Bisogna stare attenti nel comprare; non basta guardare solo i prezzi e pensare al nostro tornaconto.

Chi è sensibilizzato ai problemi della mondialità, chi sa superare i confini della propria nazione, chi sa “pensare globalmente ed agire localmente” può farsi promotore di queste iniziative per offrire opportunità concrete agli uomini di oggi perché  si sentano partecipi dei destini dell’umanità e cittadini autenticamente democratici e solidali.

 

 2) Riciclare, con il riciclo delle risorse: riutilizzare la roba, riparare gli oggetti.

A lungo può  essere remunerativo, lo fanno già in altri Paesi come negli Stati Uniti d’America.

I poveri ci insegnano che si può vivere con i rifiuti dei ricchi.

E’ in atto tra tutte le forze sociali e ambientaliste una campagna per produrre e acquistare meno rifiuti.

Serve un coordinamento nazionale, delle azioni territoriali e delle associazioni che aderiscono.

Un coordinamento tra i vari gruppi, in modo da valorizzare al meglio tutte le energie, far circolare le esperienze, le idee, i nuovi strumenti elaborati come mostre, audiovisivi, opuscoli, riviste e varia documentazione.

 

 3) Aziende Terzo Settore No Profit, le attività cooperative no-profit, capaci di offrire una risposta al diritto al lavoro di tutte le categorie sociali, anche di quelle più problematiche, dimostrando come la produttività socio-ambientale sia una ricchezza non incompatibile con le esigenze del mercato.

Andre’ Gorz già lo scriveva vent’anni fa: quando lavoreremo tutti a metà tempo e basterà quel lavoro per far funzionare le cose e ci sarà pagato quanto serve per vivere, e su di esse pagheremo le tasse ce ne verranno due vantaggi. Per primo sarà evitato il rischio di spaccare in due le nostre società fra i lavoratori stabili e il sottomondo dei lavoratori precari, tra gli inseriti e gli esclusi. Il secondo, nel tempo recuperato alla disponibilità personale ciascuno potrà liberamente arricchire la propria esistenza impegnandosi culturalmente, realizzando lavori artigianali, di bricolage, l’orto sotto di casa e altri.

Aumenterebbe la ricchezza complessiva, si redistribuirebbe meglio, vivremmo vite più piene, più interessanti…

Vi sono milioni di indispensabili giornate di lavoro (indispensabili per il vivere comune, per il piacere generale, per la ricchezza di ognuno e di tutti) che non si realizzeranno mai, se si partirà dal profitto e dal potere burocratico. Lo farà il terzo settore se sapremo farlo nascere e respirare stimolandolo nelle attività in cui è presente.

E’ una opportunità nuova anche per i cattolici: dare vita a quella forma di economia che possiamo chiamarla “economia civile” da affiancarsi a quella privata autofinanziandosi per non essere costretti a dipendere da contributi pubblici.

Dal 1995 al 2004 i dipendenti sono   diventati 12.000 affiancati da 826 volontari.

 

4) La Banca del Tempo, la riflessione sui tempi diventa momento di scelta di una politica dei tempi; una politica che restituisca a donne e uomini dei momenti di socialità al di fuori degli spazi lavorativi e dei momenti da dedicare ai propri interessi personali.

La Banca del Tempo riconosce l’importanza ed il valore del tempo e ci aiuta a scoprire un nuovo aspetto della solidarietà, che non si basa unicamente sul dare, ma che si fonda su un rapporto paritario, che tiene conto delle disponibilità e dei bisogni di ciascun individuo.

Tempo da prestare e tempo che si può ricevere all’interno di un progetto che si riscopre anche solidarietà e sottolinea nuovi bisogni.

 

5) Commercio equo e solidale, il mercato mondiale è pesantemente condizionato dalle multinazionali che impongono i prezzi delle materie prime. Risultato: i poveri sono sempre più ai margini.

Il Commercio Equo e Solidale propone un’alternativa: rapporti diretti fra produttori e consumatori, trasparenza, rispetto dell’ambiente. Per un’economia a misura d’uomo.

Per noi occidentali la soluzione più rapida è la sua diffusione che consiste proprio in una serie di atteggiamenti che dovremmo rispettare per iniziare questo cammino dei popoli. Occorre un consumo critico facendo attenzione all’ambiente, ai quali le materie prime vengono usate nella produzione.

 

 6) Mag, restituiscono il denaro al suo valore di strumento per rispondere all’esigenza individuale e comunitaria di una qualità della vita integrata ai bisogni essenziali di sicurezza e di futuro; gestite in termini di democrazia e di trasparenza; indirizzate da criteri etici partecipati e condivisi.

La banca rappresenta per molti di noi la forma di risparmi e di investimento più a portata di mano, ma non sempre i suoi costi e condizioni ne fanno la soluzione più conveniente per il privato.

I fondatori del commercio equo e solidale per finanziarsi si sono dati una soluzione, che ancora oggi trova conferma in tutta la sua validità, la Mag , cooperativa creata nel 1990 con una specifica finalità: raccogliere i risparmi tra i soci ed investirlo nel mondo del commercio alternativo, sia in Italia che nei Paesi da cui provengono i prodotti. Insomma, una banca alternativa, nella quale i risparmiatori hanno il controllo diretto degli investimenti fatti con il loro denaro ed esercitano il diritto-dovere di partecipare alle decisioni dell’Assemblea generale, cui fanno parte tutti coloro che hanno versato almeno una quota sociale, e che dunque sono soci a pieno titolo.

 

 7) Banca etica, una ventina di organizzazioni del volontariato, della solidarietà sociale, del commercio equo e solidale, dell’ambiente, del risparmio alternativo inizialmente si sono riunite in un’associazione, denominata “Verso la Banca Etica”, che si è proposta nel 1994 di  dare vita alla prima banca italiana del cosiddetto “Terzo Settore”, il vastissimo arcipelago di cooperative, movimenti, associazioni dell’economia solidale.

Da diversi anni c’era l’esigenza in Italia di una struttura finanziaria efficace che si proponga come alternativa al sistema creditizio.

La filosofia d’intervento è di aggregare consensi, finalizzati alla raccolta del capitale necessario per il decollo del progetto appena possibile.

La raccolta del risparmio stà avvenendo sull’intero territorio nazionale, ma l’impiego del denaro sarà circoscritto esclusivamente al finanziamento di cooperative e associazioni del Terzo Settore.

 

8) Cooperazione internazionale, impegnata in micro progetti che promuovono lo sviluppo economico, sociale e culturale soffocate dai registri produttivi dominanti;

alle varie forme di sostegno a quelle soggettività del Sud del Mondo (gruppi, associazioni, movimenti) attualmente escluse dall’accesso alle risorse e ai meccanismi del potere, per promuovere le strategie ed il ruolo politico ed economico.

9) Informarsi, regalarsi o regalare un abbonamento significa investire sulla formazione: qualcosa che fa crescere sia noi che, in prospettiva, la solidarietà e qualche settore del sud del mondo.

 

10) Cambiamento dello stile di vita quotidiano, si tratta di evitare gli sprechi, puntare al riciclaggio dei prodotti, ridurre i consumi, lavorare meno (part-time o solo un lavoro in famiglia), per dedicare tempo a:

lavoro per se stessi (autoproduzione, manutenzione), per non pesare sugli altri nelle nostre necessità più umili e per una maggior autonomia; lavoro per gli altri (piccoli, anziani, malati, per l’ambiente); lavoro intellettuale (formazione continua e partecipazione politica).

E’ essenziale mettere al centro della nostra attenzione l’uomo, con i suoi bisogni e le sue esigenze affettive, sociali, materiali, spirituali…l’uomo del sud, come l’uomo del nord, dell’est e dell’ovest.

 

 11) E poi c’è la logica del ritornare al baratto “… vivere nello scambio di capacità, in futuro potrebbe essere di nuovo alla base della nostra economia…” Ci sono gìà strutture come gli agriturismi o i “Bed and Breakfast” che lo usano…(come a Brusasco vicino a Torino); la formula è semplice, al posto di pagare il soggiorno, gli ospiti si offrono di realizzare piccoli lavori di manutenzione, oppure servizi di vario genere, dalle pulizie alle riparazioni, dalla sistemazione del sito Internet all’arricchimento del materiale fotografico. si offre l’ospitalità e in cambio si mettono a disposizione le proprie competenze…bed&brakfast.it

 

Utopia? Sogno irrealizzabile? L’impresa è certamente ardua, ma non impossibile. Il tempo lavora in questa direzione. La gravità dei problemi è sotto gli occhi di tutti: disoccupazione dilagante, divario crescente tra ricchi e poveri, tra Nord e Sud del mondo, equilibri ambientali ai limiti della rottura definitiva. Tutto ciò significa che ridisegnare, reinventare il sistema economico-finanziario potrebbe diventare, tra non molto, un obbiettivo prioritario della nostra società.

Ha scritto il Prof. Tonino Perna, docente di economia all’università di Messina: “Il rapporto etica-economia ridiventa centrale proprio nel momento in cui assistiamo ad una deriva criminale del capitalismo ed alla crescente insostenibilità di questo modo di produzione a livello ambientale, sociale e culturale.

 

In passato l’uomo produceva meno rifiuti rispetto ad oggi.

Le risorse si riutilizzavano e prima di essere gettate erano riparate,

trasformate e rese nuovamente utili.

 

 

La mia proposta operativa

In riferimento ed in continuazione alle esperienze precedenti ed in particolar modo al viaggio del 1995 effettuato in America Latina ed in Centro America…

In un momento in cui diminuisce l’impegno dei volontari è necessario informare nel nostro quotidiano sui progetti dei Paesi in via di sviluppo e sulle comunità, gruppi, realtà in Italia cui collaboriamo ed appoggiamo.

Mancano sempre di più immagini appropriate in cui mostrano la vera realtà, la fatica e la sofferenza quotidiana.

In Italia i fotografi “sociali”, quelli che usano la macchina fotografica o video per testimoniare la realtà e documentarne i fatti andando “al di là del fatto stesso” non sono molti. Intere generazioni di fotografi colti, sensibili, hanno dovuto troppe volte cambiare mestiere.

Una professione che può essere definita “una sfida” oppure “uno stile di vita”.

Raccontare il dolore, la fatica,  di ogni persona, gruppo, movimento, la realtà, spesso scomoda, del mondo con uno “scatto” è un mezzo che può servire a cambiare il mondo, come tanti altri mezzi (medico, insegnante, etc.). Ognuno di noi, facendo la sua piccola parte, può contribuire a rendere migliore l’ambiente in cui vive.

Innanzitutto è limitato suddividere il mondo in Nord ricco e Sud povero, in quanto nei paesi poveri esiste una minoranza che è straricca; così non è superato parlare di terzo mondo, in quanto il secondo non esiste più. Possiamo però parlare di uomini e dirci che la suddivisione più esatta è tra chi è dentro un certo sistema e chi ne è fuori. Tra gli esclusi è opportuno, per far si che migliori la loro condizione, in modo che anche questi uomini siano sempre più uomini. Per far questo occorre creare nuove alleanze sopratutto commerciali.

Il volontariato sociale non è un fenomeno recente, ma soltanto in questi ultimi anni ha trovato visibilità, considerazione e valutazione nell’opinione pubblica, fino a quasi diventare una moda nei mass-media ed una componente del costume di una parte significativa della popolazione. E’ una scelta di vita che parte dai valori della solidarietà esaltata nell’esperienza religiosa, e sancita, per noi italiani, nel dettato della Costituzione della Repubblica.

Descrivere la “galassia” del variegato mondo del volontariato sociale attraverso le immagini è certamente un compito difficile. Tuttavia cerco di realizzare della documentazione video/fotografica attraverso le testimonianze dei volontari, le più variegate realtà dei gruppi e delle associazioni alle quali appartengono: dalla creazione del gruppo allo sviluppo sul territorio, dalle più antiche e consolidate associazioni alle più “moderne” forme di solidarietà, spesso attive grazie anche al coinvolgimento di imprese.

L’idea che mi ha spinto ad impegnarmi è di far crescere nel territorio cui appartengo le persone che ci vivono dentro, anche quelle più deboli, perché possano trovare nuove opportunità ed iniziative per stare insieme, crescere e lavorare.

Per questo motivo cerco di non limitarmi ad un lavoro sociale specifico ma cercare di elaborare più proposte possibili, iniziando dalle iniziative cui sono coinvolto, nella realizzazione di un mondo più giusto.

 

1)  Segnalare candidati per i vari progetti.

2)   Alle riviste:

  1. a) Fare abbonamenti.
  2. b) Segnalare indirizzi.
  3. c) Ottenere contributi ed articoli.

3)  Promuovere/tenere/partecipare a conferenze e/o corsi tematici e presentazione delle    organizzazioni.

4)   Promuovere/tenere/partecipare a serate ed incontri.

5)   Tenere rapporti con i mass-media/giornalisti.

  1. a)
  2. b)
  3. c) Carta stampata.

6)   Far conoscere e partecipare a viaggi di conoscenza e campi di lavoro.

7)   Organizzare e/o gestire mostre di vendita artigianato e pubblicazioni varie.

8)   Partecipare attivamente a gruppi

9)   Organizzare e/o gestire mostre di educazione allo sviluppo.

10)  Promuovere la presenza nelle scuole.

11)  Promuovere la presenza a fiere e manifestazioni.

12)  Accogliere e dialogare con gli immigrati.

13)  Ricercare fondi per le attività in Italia e per i progetti del Sud del Mondo.

14)  Proporre ai comuni di cofinanziare i progetti di cooperazione sulla base della legge 68/93

 

  Finanziamenti al volontariato

 

La legge n. 266 del  1991 obbliga le associazione e le cooperative di solidarietà sociale e vari enti sociali a stipulare una polizza assicurativa in favore di quanti offrono la loro opera senza un contratto di lavoro, il contratto assicurativo copre i rischi relativi e infortuni, malattie e la responsabilità civile verso terzi.

Il Ministero Affari Esteri concede finanziamenti alle ONG (Organismi Non Governativi) riconosciute idonee ai sensi della Legge 49 del 1989. Tale riconoscimento viene concesso sulla base degli ultimi tre bilanci.

 

In base alla Legge n. 68 del 1993, i Comuni e le Province possono finanziare progetti di cooperazione allo sviluppo, destinando ad essi l’8 per mille delle prime tre voci di bilancio di previsione.

Accanto a questa possibilità, qualora non fosse stato possibile inserire i progetti nel bilancio preventivo, in qualsiasi momento la giunta può deliberare la destinazione della somma dell’8 per mille, indicando da quale voce di bilancio si attinge.

L’articolo 19, comma 1 bis, della legge 68/93 recita infatti: “I comuni e le province possono destinare un importo non superiore allo 0,80 per cento della somma dei primi tre titoli delle entrate correnti dei propri bilanci di previsione per sostenere programmi di cooperazione allo sviluppo ed interventi di solidarietà internazionale”.

 

L’Unione Europea destina finanziamenti alla cooperazione allo sviluppo e l’aiuto umanitario attraverso:

  1. a) crediti iscritti nel budget annuale della Commissione delle Comunità Europee.
  2. b) crediti del Fondo europeo di Sviluppo/Convenzione di Lomè.

 

Agevolazioni fiscali al volontariato

Ai centri sociali niente tassa alla Siae: legge n. 728/1994 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 30/12/94 che ha escluso il pagamento dei diritti per l’esecuzione “dell’opera nell’ambito normale dei centri sociali o degli istituti di assistenza, formalmente istituiti, nonché  delle associazioni di volontariato, purchè  destinata ai soli soci ed invitati e sempre che non venga effettuata a scopo di lucro”.

 

Dalla “Voce del Popolo” (13 luglio 1997)

 

Chi procede a donazioni di beneficenza nei confronti degli enti senza scopo di lucro (non profit) potrà detrarre sul 740 l’importo donato fino alla somma di 4 milioni: lo stabilisce un decreto legislativo che il governo ha varato venerdi 4 luglio.

Il decreto è stato messo a punto da una commissione di esperti presieduta da Stefano Zamagli dell’Università di Bologna.

Se l’erogazione di beneficenza viene effettuata da imprese, la soglia può essere elevata fino al 2% dell’intero reddito dichiarato, può essere scontato, in questo caso anche il costo specifico di derrate alimentari e prodotti farmaceutici e prodotti farmaceutici ceduti a titolo gratuito.

Il decreto provvede a individuare con precisione le organizzazioni non profit.

Vengono tassativamente fissati settori d’interesse (sanità, istruzioni, sport, ambiente, cultura, diritti civili) esclusi i sindacati, partiti, enti pubblici, società commerciali e fondazioni bancarie.

 

Come sempre il rischio, per chi ha nuove idee e vuole agire in modo serio e coerente proponendo nuovi modelli di sviluppo, è quello di far emergere i problemi e trovare le soluzioni che poi altri realizzano magari in modo distorto. Bisogna superare il concetto di “massimo profitto e di massimo interesse”, a favore invece di esperienze di massimo beneficio sociale e massima qualità e trasparenza dell’uso delle risorse finanziarie gestite.

Bisogna dunque prima di tutto porsi il problema morale e sociale di come il nostro vivere/lavorare venga utilizzato e non quanto rende!

Bisogna dunque aiutare, finanziariamente tutte le esperienze alternative che lavorano per un modello di sviluppo diverso.

 

Una delle sfide per il futuro, sarà sicuramente quello di convivere nelle diversità di cercare di “lavorare” insieme. Se non è possibile e se le differenze e le rivalità dovessero prevalere a subirne le conseguenze saremmo tutti noi; ma ancor più grave e che produrebbero pesanti ripercussioni con i partners del “Sud del Mondo”. Già ora è il momento in cui “il non profit” va crescendo” di peso nel nostro paese e si avverte la necessità di lavorare in un clima di trasparenza massima.

Nelle nostre cooperative, gruppi, organismi dobbiamo collaborare con operatori volontari e dipendenti che siano motivati, preparati professionalmente e capaci non solo di assicurare il massimo profitto ma di comprendere in ciò che si crede.

 

Sono necessarie persone disponibili all’autocritica e alla verifica del loro operato.

 

Collaborare significa mettere in comune chi mette i soldi e chi lavora, non è un’elemosina ma un modo di creare un unione.

 

Il mondo è cambiato, in meglio per le molteplici conquiste di scienza e tecnica che in molti casi hanno consentito l’impiego di nuove macchine per alleviare le fatiche fisiche e concederci una vita media più lunga di quella d’inizio secolo, nonostante che la voglia di fare tutto di corsa ed in fretta sia diventata denominatore comune delle molteplici attività umane.

Anch’io sono affascinato dalle nuove tecnologie: resto incredulo nello scoprire che schiacciando un tasto posso collegarmi con tutto il mondo od ascoltare, con il telefonino, la voce di chi stà passeggiando per le strade di un paese lontano.

Tuttavia non ritengo che queste conquiste possano sostituirsi anche alla commozione insita nel vedere il risveglio della natura con il sorgere del sole. Non ritengo neanche che possano sostituire i rapporti personali anzi saremo sempre più carenti di spazio per poterci confrontare e quindi dobbiamo lavorare sull’UOMO!.

 

Piccoli esempi positivi. Amici, se al tempo di Abramo fossero esistite almeno dodici persone come possono esistere oggi, Sodoma e Gomorra non sarebbero state distrutte. Io sono sicuro che in Europa ci siano ed è sufficiente.

Ecco, allora, nella mia utopia aspetto una grande manifestazione: i giovani del Sud America, Cina, India, i Paesi arabi e africani in processione verso l’Europa e l’America per svegliare il gigante dei giovani addormentato, e i giovani del nord America e dall’Europa scendere verso il sud del mondo; un nuovo ’68. In fondo sono già passati più di 30 anni, potrebbe nascere un nuovo grido rivoluzionario, certo più ragionevole del nostro di 30 anni fa, gli uni sveglierebbero gli altri e questi altri avrebbero qualche mezzo in più per aiutare a liberarsi, e cosi sia.

 

…sono gli uomini che fanno le cose, è l’uomo che ha inventato il computer, il computer è solo una macchina, utile all’uomo, infatti Dio ha detto all’uomo di dominare la terra. Penso che il computer, internet sia una grossa invenzione se usato nel modo corretto, cioè orientato verso il bene, è un grande strumento tecnologico che serve per avvicinare le persone, per istruire, dare informazioni di ogni genere, uno strumento che mi affascina molto, spero tramite esso di conoscere persone che credano negli ideali più alti e luminosi della vita che altrimenti la vita non avrebbe senso.

 

Gli indiani hanno rispettivamente bisogno di un ettaro pro-capite, hanno a disposizione mezzo ettaro produttivo e quindi gravano al di fuori dell’India per mezzo ettaro.

Da questi dati risulta che gli italiani per essere “autosufficienti” avrebbero bisogno di quasi tre Italie e non una.

E’ altrettanto evidente che a livello di singole nazioni — al di là di considerazioni di giustizia ed equità – uno Stato può pensare di mantenere il suo “stile di vita” prendendo da altre nazioni ciò che gli serve, ma volendo portare tutti gli abitanti del nostro pianeta ad un livello dignitoso, dove si può prendere ciò che manca? Come minimo le nostre società più ricche devono iniziare a ridurre il consumo di materia ed energia usandole con più parsimonia: non farlo significa condannare altri popoli a vivere nell’indigenza, significa rinunciare ad un futuro più sicuro e sereno.

 

 Cosa puoi fare tu concretamente

 

– Protesta quando ti incartano i prodotti con troppi imballaggi: li paghi almeno tre volte (come costi che il fornitore ti ricarica, come tassa smaltimento rifiuti e come ambiente depauperato).

–  Privilegia i prodotti dell’agricoltura biologica: sono quelli a minor impronta ecologica

–  Privilegia i prodotti in vetro, meglio se vuoto a rendere.

– Chiedi che gli oggetti che compri siano riparabili: è meglio spendere qualcosa in più, piuttosto che riempire le discariche di oggetti dalla breve durata e che hanno comunque inquinato per essere prodotti e trasportati.

– Portati sempre da casa i sacchetti per fare la spesa: meglio ancora se usi borse in stoffa.

– Esigi che i prodotti che acquisti non siano frutto di lavoro minorile o non abbiano inquinato paesi lontani. La corsa al massimo profitto porta le grandi aziende a cercare i minori costi di produzione andando in nazioni dove la manodopera costa meno, i controlli sono minori e dove spesso sono impiegati anche i bambini; sostieni la campagna acquisti trasparenti.

– Compra, quando puoi, nei negozi del commercio equo e solidale che si riforniscono da associazioni  di produttori del Sud del Mondo pagati il giusto.

– Chiedi al tuo fornitore che  ti indichi il livello di impatto biologico di ogni prodotto esposto: se tu lo sapessi, sicuramente non compreresti le ciliegie in dicembre…

– Acquista possibilmente prodotti locali, per ridurre l’inquinamento ed il consumo di risorse necessari per il trasporto.

– Chiedi ai politici di detassare il lavoro e di aumentare le tasse sulle materie prime. In questo modo avresti più soldi da spendere che compenserebbero il maggior costo dei beni. La manodopera però costerebbe meno e quindi tornerebbe ad avere senso la riparazione degli oggetti, si creerebbero posti di lavoro, ci sarebbe meno spreco di preziose risorse.

– Ricicla con cura tutte le materie, chiedi al tuo comune di adottare tutte le tecniche disponibili per evitare lo spreco di materiali; combatti l’incenerimento dei rifiuti.

– Rifiuta i prodotti con imballaggi inutili. L’azienda che li produce sta puntando ad “accalappiarti” con l’apparenza: l’imballaggio superfluo inquina e basta, punta alla sostanza!

– Rifiuta l’usa e getta: l’apparente praticità nasconde la distruzione dell’ambiente.

– Per acquistare consapevolmete leggi la Guida al consumo critico del Centro Nuovo Modello di Sviluppo  abbonati a AltrEconomia

–  Sostieni le associazioni che promuovono un consumo rispettoso della salute e dell’ambiente.

 

In concreto, nel nostro piccolo:

 

Vivere felici ingannando i gas serra…consumare meno si può e senza rinunce…(lo dicevo sempre a mia mamma quando stava ancora bene…)

Con una caldaia che è a condensazione, quattro stelle, con recupero energetico avrà un suo timer e un termostato, tenuti in efficienza, e capaci quindi di garantire una temperatura decente (e non tropicale)…evitare il rasoio elettrico, l’acqua della doccia pre-miscelata se poi è ottenuta con il pannello solare è ottimo che può dare anche i 280 litri al giorno.

Evitare i bollitori elettrici, caffè,  alla Moka… razionalizzare gli spostamenti, meglio i servizi pubblici e in bicicletta…piuttosto che viaggiare è meglio la videoconferenza o l’e-mail..

Diete povere di proteine animali a chilometro zero…privilegiare i consumi di generi a bassa anidride carbonica. Meglio il forno micro onde che quello elettrico. Per la notte scegliere una lavatrice classica A+++ che consuma molto meno di quella tradizionale, evitare i prelavaggi e usare solo a pieno carico…e anche nel tempo libero scegliere gli spettacoli a emissione zero come quelli di Jovanotti e di Ligabue in Italia o quelli degli U2; compensano le emissioni prodotte con iniziative “pulite”, per esempio di piantumazione.

 

Informare i propri amici

 

Un’alternativa alla globalizzazione? Potrebbe essere l’economia di comunione: un progetto che molti gruppi, organismi, movimenti stanno vivendo, con non molti problemi ma è pur sempre una speranza per chi crede in un mondo più giusto…

 

UNA FINESTRA SUL MONDO (1997)

Dieci anni di viaggi per il mondo in realtà di solidarietà, una presentazione per un futuro di condivisione nei lunghi rivoli del volontariato sociale, un’occasione d’incontro che può diventare impegno a fianco degli ultimi.

Dal Kenya al Brasile, dal Vietnam al Nicaragua, per tanti paesi e città del Terzo Mondo, seminando il seme della fratellanza: è il costante impegno che caratterizza questo “vagabondo” della solidarietà.

Un’esperienza che ha significato è condivisa con gli altri.

 

Un’esperienza che Daniele vuole offrire a chi chiede di conoscere e continuare a proporre iniziative di solidarietà nell’ampio mondo del volontariato.

Tutto questo movimento sotterraneo ha bisogno di un salto di qualità, di una rete e di un collegamento, di una partecipazione reciproca che può anche significare reciproco sostegno.

Non abbiamo niente da nascondere, stiamo lavorando nel nostro piccolo per un mondo migliore, dove  ognuno abbia una vita dignitosa.

 

Daniele partecipa attivamente al lavoro di vari gruppi:

 

“L’Ufficio Pastorale Migranti di Torino”, “Scuola Popolare La Ghiaia”, “Comunità di Sant’Andrea”, “Gruppo Progetto”, “Gruppo Appoggio Guatemala”,  le redazioni “Tempi di Fraternità”, “Dialogo in Valle” e la rete telematica “Peace Link”  non tralasciando altre realtà delle quali si lascia coinvolgere sostenendone i progetti ed impegnandosi per raggiungerne gli obbiettivi.

 

La Cooperativa “La Ragnatela” è nata per tentare di offrire piccole risposte a chi vive situazioni di disagio ed emarginazione sia con il “terzo mondo” di casa nostra, che con quello comunemente inteso. Daniele collabora con noi da molti anni, ora vogliamo che il suo impegno diventi più stabile e duraturo: è una scelta che lui ha sollecitato.

Vuol dedicare la sua vita in un coordinamento tra i gruppi dei quali fa parte e documentarne i progetti  “per” e “con” la gente. Per noi può  essere una possibilità di far sentire un “pizzico” della nostra  presenza nei vari gruppi.

Un primo passo per lasciarsi poi coinvolgere concretamente.

Voi siete collaboratori fedeli e generosi, chiediamo di aiutarci a trovare amici disposti a condividere con Daniele questo suo progetto di vita e a suggerirgli forme e iniziative che gli permettono di mantenersi autonomo e ne garantiscono la continuità. E’ gradita la vostra partecipazione ai progetti dell’associazione e dei gruppi nei quali Daniele s’impegna per una collaborazione comune affinchè la sofferenza degli altri non rappresenti più’ una realtà d’indifferenza, ma sia motivo di riflessione ed impegno per tutti noi.

Pensando a Daniele ci sembra opportuno collegargli ciò che dissero tre protagonisti della storia:

Martin Luther King: “non temo il rumore dei violenti, temo il silenzio dei giusti, è tempo di aprire le finestre sulla vita che non fa rumore, ma segna la storia vera degli uomini”.

 

San Giovanni Bosco: “La nostra vita è troppo breve. Bisogna fare in fretta quel poco che si può prima che la morte ci sorprenda”.

Madre Teresa di Calcutta: “La carità comincia oggi. Oggi qualcuno sta soffrendo…La nostra opera è per oggi…Oggi: noi abbiamo solo oggi per far conoscere e amare Gesù, per servirlo…Oggi non aspettiamo domani. Domani potrebbe non venire”.

 

Poche parole che vogliono riassumere il modo con cui oggi Daniele vuole scavare nell’animo di tutti noi, con la sua insistenza e provocatorietà.

 

Lettera di assunzione

Con la presente si dichiara che il sig. Daniele Dal Bon è alle dipendenze della nostra cooperativa dal 2/1/99 con contratto par/time presso la nostra segreteria di c.so Moncalieri.

Tale collaborazione vede il sig. Dal Bon impegnato con noi sopratutto nel campo specifico della solidarietà.

La Sua esperienza nazionale ed internazionale fa sì che possa seguire e mantenere quei necessari collegamenti con gli altri gruppi che operano nel mondo del volontariato e che già lo vedono impegnato in modo attivo.

Questo suo impiego è per noi ulteriore motivo di approfondimento dei problemi che da sempre, con una esperienza pluriennale, fanno parte del mondo della solidarietà e che accomuna diversi gruppi sopratutto operanti nell’area torinese.

Il sig. Dal Bon assume in questa fase di stretta collaborazione la figura di colui che può maggiormente mettere a disposizione dei nostri soci e delle realtà diverse sopra accennate la sua esperienza maturata in tanti anni passati nella condivisione degli ideali di solidarietà e nella concreta e attiva presenza in tanti progetti realizzati.

Le sue risorse sempre messe a disposizione dei gruppi e dei singoli, potranno solo arricchirci e saranno motivi di maggior impegno da parte di tutti noi.

Il sig. Dal Bon ha altresì il compito di operare c/o la nostra segreteria affinchè i problemi sopratutto del sud del mondo siano costantemente monitorati dalla sua sensibilità e resi attuali nel nostro impegno progettuale a favore di quei popoli e di quelle nazioni con le quali siamo in collegamento, in particolar   modo nel Centro America, ma non solo. Questo è sopratutto l’impegno che lui si è assunto, incontrando la nostra disponibilità ad un maggior approfondimento e collaborazione.

…dare voce e visibilità ai problemi concreti delle persone senza fissa dimora a partire da una presa di parola di chi vive questa condizione, parlando direttamente alla città, troppo assente e vittima di un’immagine stereotipata – “il barbone” . che trasforma cittadini coinvolti in una condizione materiale di indigenza e di difficoltà in uno stigma sociale…un’opportunità per rielaborare collettivamente la propria esperienza, per sentirsi parte attiva e propositiva di un dialogo possibile con la città…ci si riconosce nella cultura dei diritti e della solidarietà fra le diverse persone, nelle culture ed esperienze di vita, contro ogni forma di emarginazione e di razzismo…è di cercare sempre la ragione degli altri…

 

 

Da internet: Come costituire una fondazione  – 02 maggio 2001

Una guida pratica sotto forma di domande

e risposte a cura della Fondazione Giovanni Agnelli

Rispondiamo ad alcune domande: – perché creare una fondazione? – di cosa si occuperà la fondazione? – dove opererà la fondazione? – come la fondazione perseguirà concretamente il suo scopo? – quali risorse economiche e umane saranno disponibili per la fondazione? – chi prenderà le decisioni ? Gli organi della fondazione. – Come redigere l’atto costitutivo della fondazione ? – quale tipo di riconoscimento giuridico? – quali le differenze fra un’associazione e una fondazione? Perché creare una fondazione? Una fondazione è uno strumento giuridico che una persona, un gruppo di persone o anche un’impresa o un ente pubblico possono utilizzare per perseguire uno scopo socialmente utile. I fondatori decidono di destinare un patrimonio ad uno scopo ritenuto socialmente utile. Si tratta di uno strumento molto flessibile, in quanto assai diverse possono essere le motivazioni che inducono a costituire una fondazione: perseguire scopi filantropici, perpetuare il proprio nome o quello di un familiare scomparso, intervenire nel sociale in maniera riservata e discreta, ottenere un miglioramento della propria immagine e del proprio credito presso il pubblico, ecc. Come ogni strumento deve essere coerente col fine per il quale viene utilizzato, così anche la scelta di utilizzare lo strumento della fondazione deve essere coerente con gli obiettivi che il fondatore si è prefissato: in certi casi, infatti, può essere più efficace uno strumento diverso, quale ad esempio un’associazione, un lascito o un legato Anche se la bibliografia più completa è di provenienza statunitense, sono ormai numerose le pubblicazioni italiane sugli enti senza scopo di lucro in generale e sulle fondazioni in particolare. Di cosa si occuperà la fondazione? E’ molto importante individuare quali obiettivi deve raggiungere la fondazione, cioè il suo scopo, perché costituisce l’elemento più difficilmente modificabile della fondazione stessa. Una fondazione, infatti, è prima di tutto un patrimonio vincolato al perseguimento di uno scopo e, pertanto, quest’ultimo può essere cambiato solo nei limiti del vincolo che il fondatore – con la costituzione dell’ente – ha posto sul patrimonio (uniche eccezioni sono i rari interventi che l’autorità vigilante può effettuare nei casi in cui lo scopo sia stato raggiunto o sia diventato desueto o irraggiungibile). La determinazione dello scopo è importante anche per l’individuazione della materia, cioè il campo d’intervento (sanità, istruzione, ricerca scientifica, ecc.); la materia infatti consente di: 1) verificare se la fondazione possa ottenere il riconoscimento giuridico regionale, consentito solo quando la materia rientra fra quelle trasferite per competenza dallo Stato alle Regioni (D.P.R. 616/77): assistenza sanitaria ed ospedaliera, beneficenza pubblica, istruzione artigiana e professionale, assistenza scolastica, beni culturali, turismo, artigianato, agricoltura e foreste, trasporti e viabilità, ecc.; 2) individuare quale sia l’autorità vigilante nel caso di riconoscimento giuridico nazionale (ad esempio il Ministero della Sanità per una fondazione operante nel campo dell’assistenza medica agli handicappati). Dove opererà la fondazione? La zona geografica di intervento ha rilevanza ai fini del tipo di riconoscimento giuridico e della dimensione del patrimonio. Se la fondazione si pone un preciso vincolo statutario in base al quale le attività dell’ente devono esaurirsi nell’ambito di una regione – ovvero in una zona geografica più ristretta – è possibile chiedere il riconoscimento giuridico regionale, altrimenti deve essere chiesto quello nazionale (che si può chiedere comunque, in assenza di vincoli territoriali). Premesso che “l’ambito della regione” deve essere valutato di volta in volta (considerando le attività concretamente poste in essere) e che un’attività stabile e continuativa in due o più regioni obbliga sempre una fondazione a richiedere il riconoscimento nazionale, si possono individuare alcuni elementi che si presume non ostacolino una istanza di riconoscimento regionale (anche se sul tema i pareri non sono tutti concordi): – il possesso di immobili e terreni in altre regioni; – l’erogazione di borse di studio e premi a persone di altre regioni, purché l’assegnazione avvenga all’interno della regione; – il compimento di attività occasionali al di fuori della regione; – la conduzione di sedi secondarie in altre regioni, a condizione che i servizi ivi offerti siano destinati prevalentemente a persone residenti nella regione che riconosce la fondazione Come la fondazione perseguirà concretamente il suo scopo? Lo statuto di una fondazione non deve necessariamente contenere l’oggetto, cioè le modalità effettive per il raggiungimento dello scopo: infatti il Consiglio di amministrazione, nei limiti dello statuto, è libero di intraprendere qualsiasi attività funzionale – anche indirettamente – al perseguimento dello scopo istituzionale. Tuttavia, la previsione di un oggetto statutario è indubbiamente utile per: – fornire alcune linea-guida agli amministratori circa le strade che il fondatore intendeva seguire per raggiungere le mete prefissate; – vietare agli amministratori alcuni tipi di attività ritenuti dal fondatore inadeguati allo scopo o alla fondazione in quanto ente senza scopo di lucro; – obbligare gli amministratori ad intraprendere specifiche attività (ad esempio l’erogazione di borse di studio), lasciandoli liberi di iniziare altre attività non espressamente vietate dallo statuto. – stabilire se la fondazione perseguirà il suo scopo in proprio (è il caso di una fondazione operativa che, dotata di strutture logistiche ed organizzative, gestisce direttamente le attività istituzionali) ovvero indirettamente (è il caso di una fondazione di erogazione, che al contrario non possiede proprie strutture ma finanzia quelle di terzi). Quali risorse economiche e umane saranno disponibili per la fondazione? Il patrimonio è un elemento necessario, in quanto la legge e la giurisprudenza non ammettono fondazioni finanziate esclusivamente da contributi di terzi; la costituzione di una fondazione, pertanto, può essere vista come una immobilizzazione di risorse economiche e di conseguenza il legislatore si è preoccupato di garantire che tali risorse vengano utilizzate efficacemente ed efficientemente a beneficio della collettività. E’ per queste ragioni che l’autorità preposta al riconoscimento giuridico della fondazione é legittimata a richiedere un patrimonio minimo, tale da consentire l’effettiva possibilità di raggiungere lo scopo (congruità del patrimonio rispetto allo scopo).Per il riconoscimento nazionale il Ministero dell’Interno ha imposto una soglia minima di 200 milioni di lire, al di sotto della quale l’istanza di riconoscimento non viene accolta dalla prefettura competente a riceverla, é ammesso un capitale inferiore ai 200 milioni solo se la fondazione dispone di un patrimonio immobiliare di una certa entità, valutata dal Ministero caso per caso; il Consiglio di Stato, comunque, nel corso della procedura di riconoscimento, può richiedere una soglia più elevata per fondazioni che operino in particolari settori o che comunque adottino una struttura operativa anziché di semplice erogazione. Per il riconoscimento regionale, invece, in genere non esiste una soglia minima, solo alcune regioni hanno fissato un patrimonio minimo, mentre in genere viene effettuata una valutazione caso per caso tenuto conto degli scopi statutari Una fondazione é costituita non solo dal patrimonio, ma anche da una organizzazione, cioè un insieme di persone che operano per il concreto perseguimento dello scopo. Nelle fondazioni di erogazione l’organizzazione é molto ridotta (ad esempio un’unica segretaria oppure soltanto un professionista esterno), mentre nelle fondazioni operative può essere così estesa da includere migliaia di persone suddivise in più livelli gerarchici. Il fondatore deve poi decidere se la fondazione si avvarrà in prevalenza di volontari (potendosi iscrivere nell’apposito Registro del volontariato), se accoglierà persone che hanno scelto il servizio civile (occorre un’apposita autorizzazione. Vedi legge su istituzione servizio civile nazionale e la legge n. 230/98 ) e se si avvarrà di personale dipendente. E’ necessario inoltre definire la struttura organizzativa, cioè suddividere le attività e le funzioni in gruppi di lavoro e di responsabilità; a titolo esemplificativo di seguito si elencano le principali attività che devono essere implementate da una fondazione: la gestione operativa (erogazione di contributi a terzi, amministrazione delle partecipazioni strumentali, gestione dei progetti operativi), la gestione amministrativa (pianificazione, programmazione e controllo, contabilità e bilancio, decisioni finanziarie e fiscali, gestione del personale, supporti informatici, gestione degli acquisti) la gestione delle relazioni esterne (promozione dei progetti, raccolta fondi da terzi, promozione dell’immagine) e la gestione del patrimonio (rendita finanziaria, proprietà immobiliari, attività imprenditoriali). Occorre infine valutare, nel caso in cui esista già un’organizzazione operante prima della costituzione della fondazione (è il caso ad esempio dei comitati promotori di fondazioni o delle associazioni non riconosciute che si “trasformano” in fondazioni), quale ruolo debbano avere le persone durante e dopo la fase di costituzione: le nuove cariche istituzionali e la nuova struttura organizzativa devono essere in grado di innovare senza perdere le competenze acquisite Chi prenderà le decisioni? Gli organi della fondazione Le azioni di una fondazione sono il risultato delle decisioni prese dalle persone istituzionalmente preposte a governare l’ente; risulta quindi evidente l’importanza di una chiara e preventiva definizione delle competenze e delle responsabilità del vertice organizzativo composto da: -organo decisionale, – organo esecutivo – organo di controllo al fine da ridurre al minimo la conflittualità interna e di perseguire efficacemente ed efficientemente lo scopo statutario. Sono organi della fondazione: – il Consiglio di Amministrazione (o Consiglio Direttivo, o affini), composto da uno o più amministratori che sono responsabili verso l’ente secondo le norme del mandato. E’ l’organo obbligatoriamente previsto dal Codice Civile; il Consiglio di Amministrazione ha poteri di amministrazione ordinaria e straordinaria della fondazione; Sarà necessario definire quanti membri deve avere il Consiglio di Amministrazione, quanto durano in carica e come vengono prese le maggioranze. – il Presidente del Consiglio di Amministrazione che è il legale rappresentante della fondazione; – il Direttore o Segretario Generale, organo non obbligatorio, ha il compito di attuare i programmi deliberati dal Consiglio di Amministrazione; – il Collegio dei Revisori dei Conti, non obbligatorio, è generalmente composto da tre membri di cui uno è spesso nominato dall’Autorità vigilante ed esercita la vigilanza contabile sull’amministrazione della fondazione; –  il Comitato scientifico, anch’esso non obbligatorio, è generalmente composto da studiosi ed esperti nel campo di attività della fondazione. E’ necessario decidere se questo organo “tecnico” è da consultare obbligatoriamente o con un parere vincolante. Inoltre bisognerà decidere chi interverrà sulla legittimità degli atti e sui conflitti interni, ed in che modo e chi supervisionerà l’avanzamento dei progetti e con quali poteri. Sono queste le domande alle quali il fondatore deve fornire risposte coerenti fra loro e con lo scopo della fondazione. Inoltre il fondatore deve chiarire subito quale sarà il suo ruolo all’interno dell’organizzazione: se ad esempio parteciperà effettivamente alle decisioni in qualità di membro del Consiglio di Amministrazione oppure avrà una presenza meramente simbolica in qualità di presidente onorario. Se sarà del tutto estraneo all’amministrazione dell’ente o vi apporterà le proprie competenze “tecniche” in qualità di presidente del Comitato Scientifico. Come redigere l’atto costitutivo della fondazione? Per redigere l’atto costitutivo occorre individuare la sede legale dell’ente, che può essere la sede operativa o amministrativa (se già esistente o prevista) ovvero presso lo studio di un notaio o di un commercialista (ad esempio nel caso di fondazioni di pura erogazione). La sede ha rilevanza per individuare la competenza della Prefettura o della Regione in caso, rispettivamente, di istanza di riconoscimento giuridico nazionale o regionale. Il fondatore deve poi scegliere la denominazione dell’ente, che, sebbene sia libera (può anche non contenere la parola “fondazione”), risulta spesso composta dal nome del fondatore (o della sua famiglia) seguito da una breve indicazione dello scopo (ad esempio “fondazione Rossi per la ricerca sulle malattie genetiche”). Come ogni organizzazione, anche la fondazione ha bisogno di uno statuto, cioè un complesso di norme che regolano l’attività e la struttura dell’ente. Solitamente lo statuto viene redatto dal fondatore, ma può anche essere disposto dall’autorità vigilante nei casi in cui il fondatore non provveda (esempio frequente è quello delle fondazioni testamentarie). Lo statuto è uno strumento flessibile, è l’espressione della volontà dei fondatori, è un atto che mette nero su bianco le risposte che il fondatore ha voluto dare a tutte le domande elencate nelle pagine precedente, per questo il codice civile non ne detta in modo puntuale il contenuto ma stabilisce genericamente che “l’atto costitutivo e lo statuto devono contenere la denominazione dell’ente, l’indicazione dello scopo, del patrimonio e della sede, nonché le norme sull’ordinamento e sulla amministrazione. … i criteri e le modalità di erogazione delle rendite” (CC art. 16). Dopo aver creato la fondazione “sulla carta”, cioè dopo aver redatto lo statuto, è necessario darle vita in senso giuridico, tramite l’atto costitutivo. L’atto costitutivo è un atto pubblico che individua gli elementi sostanziali della fondazione (denominazione, sede, patrimonio, ecc.) nonché le prime nomine alle cariche istituzionali; deve essere redatto da un notaio, tranne i rari casi in cui la fondazione sia costituita in una delle forme Ogni modifica dello STATUTO deve essere “ufficializzata” presso un notaio. Occorre inoltre anche il benestare dell’autorità vigilante, se la fondazione abbia già ottenuto il riconoscimento giuridico. Testamentari e ammesse dal Codice Civile e che non prevedono la presenza di un notaio Quale tipo di riconoscimento giuridico? Una volta costituita la fondazione, prima di poter operare occorre chiedere il riconoscimento giuridico nazionale (art. 12 del Codice Civile) o regionale (art. 14 del D.P.R. 616/77). Nel caso di riconoscimento nazionale si deve inoltrare una istanza al Ministro competente tramite la Prefettura del luogo in cui ha o avrà sede la fondazione; il Prefetto promuove eventuali atti conservativi ed avvia la procedura di individuazione dell’autorità vigilante, la quale poi verificherà sia l’esistenza di uno scopo di pubblica utilità che l’efficacia dell’atto costitutivo e chiederà il parere del Consiglio di Stato in merito alla congruità del patrimonio rispetto allo scopo. Alla fine il riconoscimento verrà rilasciato per mezzo di un decreto del Ministero competente. Nel caso invece di riconoscimento regionale si deve inoltrare l’istanza alla Presidenza della Giunta regionale competente per territorio; dopo un breve iter, il Presidente della Giunta regionale con proprio decreto concederà il riconoscimento. Se una fondazione regionale intende estendere la propria attività in altre regioni non può chiedere ulteriori riconoscimenti regionali, perché una fondazione può essere riconosciuta una volta sola. E’ necessario invece chiedere il riconoscimento nazionale, previa modifica dello statuto (eliminazione o ampliamento del vincolo territoriale) ed incremento del patrimonio per adeguamento alla soglia minima nazionale (200 milioni di lire). E non è possibile per una fondazione regionale operare in altre regioni prima di ottenere – o senza richiedere – il riconoscimento giuridico nazionale La procedura per l’ottenimento del riconoscimento giuridico ha durata variabile (dai pochi mesi per quello regionale ai molti anni per quello nazionale anche se oggi, a livello nazionale esiste un massimo di 730 giorni ai sensi del regolamento di attuazione della Legge 241/90). Le fondazioni acquisiscono la personalità giuridica soltanto quando questo iter è concluso. In assenza di riconoscimento giuridico, l’ente che inizia ad operare costituisce una fondazione non riconosciuta e gli amministratori rispondono solidalmente e personalmente dell’operato dell’ente prima del riconoscimento (art. 41 del Codice Civile). Il decreto di riconoscimento di una fondazione viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel caso di riconoscimento nazionale e sul Bollettino Ufficiale della Regione nel caso di riconoscimento regionale. Ai sensi degli artt. 33, 34, 35 CC e 22 delle disposizioni attuative del CC, dopo aver ottenuto il riconoscimento una fondazione deve essere iscritta nel pubblico registro delle persone giuridiche tenuto presso la Cancelleria del Tribunale di ogni capoluogo di provincia sotto la diretta sorveglianza del Presidente del Tribunale. In mancanza di detta iscrizione, anche se la fondazione è riconosciuta, gli amministratori hanno responsabilità illimitata e solidale, insieme con la persona giuridica, per le obbligazioni quali le differenze tra un’associazione e una fondazione? La legge individua fra gli enti forniti di personalità giuridica e che non hanno per scopo lo svolgimento di attività economiche le associazioni e le fondazioni. E’ utile capire le differenze che esistono fra le due. – nel caso delle associazioni, la Legge conferisce la personalità giuridica ad un complesso di persone mentre nel caso delle fondazioni, ad un complesso di beni destinati ad uno scopo. Nel caso delle fondazioni quindi, prevale l’importanza del patrimonio dato che questi enti si costituiscono per destinare ad uno scopo un complesso di beni messi a disposizione dall’ente stesso. – l’atto costitutivo di un’associazione è un contratto a cui partecipano più persone, contrariamente al caso della fondazione dove la persona è una sola. – nelle associazioni le persone che hanno dato vita alle fondazioni influiscono tramite le delibere assembleari all’attività stessa, mentre nel caso delle fondazioni saranno gli amministratori a perseguire lo scopo pensato e voluto dal fondatore (tratto da http://www.fondazioni.it)

 

 

Da “La Stampa” del 1 novembre 2005

                 Fondazione per gestire i beni lasciati in eredità al Comune

Dice l’ex Sindaco del Comune di Rivoli Guido Tallone: “…ma non di soli alloggi si vive o si eredita, possono anche essere campi, che potrebbero diventare giardini o parchi pubblici, o dei lasciti in denaro. Comunque sia il messaggio che ritengo debba star dietro q queste donazioni e che sia una bella testimonianza pensare alla propria città in vita, per essere ricordati dopo la morte. Un elemento di solidarietà tra le generazioni presenti e passate…”

 

Ogni cambiamento, anche agognatissimo, ha le sue malinconie, perché quel che si lascia è una parte di noi: bisogna morire a una vita per entrare in un’altra.

Siti internet: Giovanni Ruggeri – La quarta rivoluzione – (Rocca 15 marzo 2017)

 La quarta rivoluzione industriale si chiama sharing economy, economia della condivisione, e stà iniziando proprio adesso, sotto i nostri occhi: parola di DerricK de Kerchove. L’anziano maqssmediologo, allievo prediletto di Marshall McLuhan, è convinto che dopo l’impiego del vapore e dell’automazione nell’industria, dell’elettricità nella vita di tutti i giorni, dell’informatica nei sistemi collettivi e individuali, Internet stia oggi sfornando una nuova infrastruttura di socializzazione e, dunque di riorganizzazione economica, nel segno sempre più marcato del sociale e della condivisione.

I numeri, in effetti, sembrano stare tutti dalla sua parte. Con clamorosi esempi: Uber, che di suo non ha neppure un’auto, vale 69 miliardi di dollari (13 miliardi di capitale già investito), a fronte della Hertz che, con una flotta di 570 mila vetture, 29 mila dipendenti, 9400 punti in 150 Paesi, capitalizza appena 1,75 miliardi: Airnb, sito per affittare camere e case, e che di suo non ha neanche un appartamento, viene valutata 30 miliardi di dollari, mentre la Hilton, con 774 mila camere in 4.820 alberghi in tutto il mondo, vale quasi la metà. E si potrebbe continuare a lungo, in ogni continente, con nomi e raffronti clamorosi, tipo Lufax.com, portale cinese per l’interscambio diretto di prestiti, che vale quasi sei volte la nostra Ubi Banca, o anche il ben noto BlaBlaCar, sito per scambio di passaggi in auto, che capitalizza un miliardo e mezzo.

Se da un lato fa bene chi invita a diffidare di possibili bolle speculative, dall’altro ha ragione chi individua in questo segnale una tendenza globale e di lungo corso, sostanziata anche dal fatto che il 60% di quanti vivono nel Nord del mondo e il 40% di quelli che abitano nel Sud si dichiara pronto a condividere risorse. L’importanza anche economica di questa tendenza è evidente: “In questo settore, avverte Francesco Caputo Nassetti, responsabile di una società svizzera di investimenti, è importante a presidiare per primi un determinato comparto e le possibilità di imitazione sono limitate”. Peraltro, sempre sul piano economico, altri segnalano che in questo momento “uno dei punti discriminanti è il valore attribuito non solo al business ma al fatto che queste società posseggono un numero impressionante di dati personali che possono avere molti utilizzi, e sono il vero tesoro industriale di oggi” (G.Olivi). D’altra parte, ancor più interessante per noi è quanto si dà a vedere sul piano sociale e degli stili di vita collettivi: in un modo inatteso, nel marasma deterritorializzante e omologante della globalizzazione, sorgono forme inedite di socialità e collaborazione, nelle quali il vantaggio economico non solo è comune e condiviso, ma si accompagna strutturalmente a uno stile di rapporti dove valori come lealtà, affidabilità, reciprocità, onorabilità riacquistano una rilevanza che sembrava sparita dal lessico sociale collettivo. E ancora da Kerchove a sintetizzarlo: “Serve una comunità matura, onesta e sufficientemente altruista per dar vita alla sharing economy. E se possibile trovare tutto questo su scala globale, non lo chiamate un progresso straordinario?”. Potenzialmente si, maestro. Vedremo il seguito.

 

 

Fotoreporter, mestiere senza età

 

Ogni generazione dovrebbe

diventare custode piuttosto che

proprietaria delle nostre risorse e assumersi,

nel contempo, l’obbligo di passare questa

eredità ad altri nel futuro.  (Charles Lindberg)

 

 

da “La Stampa” del 8 luglio 2017

 

ALESSANDRO BARBERA INVIATO A PARIGI

“L’asse franco-tedesco non basta, l’Europa ha bisogno dell’Italia” Coeuré: (Bce): “La crescita di lungo periodo nel Paese resta debole”

All’inizio del 2017 l’Europa sembrava voler imboccare la strada sbagliata del bivio. Da un lato la speranza del rilancio dell’Unione, dall’altra il rischio dell’autodistruzione. L’esito delle elezioni in Olanda e Francia ha ribaltato la prospettiva. Per dirla con Mario Draghi, la maggioranza silenziosa dei cittadini europei ha ritrovato la sua voce. Ma quanto è forte davvero quella voce? Può far ripartire il progetto comune? Benoit Coeuré è di Grenoble, giusto dall’altra parte delle Alpi piemontesi. È uno dei sei membri del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, ma la lunga esperienza al Tesoro francese gli ha lasciato un’impronta da tecnocrate illuminato. In una

lunga conversazione a Parigi con La Stampa e Le Monde nella sede del quotidiano e pubblicata integralmente già ieri nella versione on line, Coeuré parla molto di tassi, di politica monetaria, dei tempi entro i quali la Banca centrale europea rivedrà il suo orientamento di politica monetaria. Ma l’economista francese parla anche e molto di Europa. Come tutti gli uomini di frontiera, Coeuré conosce bene uno dei grandi mali della storia europea: il pregiudizio fra vicini. Se c’è una ragione che finora ha impedito al Vecchio Continente di fare un passo decisivo in direzione di una piena integrazione, è proprio per via di invincibili pregiudizi: sui costi di un’assicurazione comune sui depositi, contro la disoccupazione, sulle limitazioni alla sovranità che imporrebbero un ministro delle Finanze unico o qualcosa di simile agli eurobond. Da buon europeista Coeuré sarebbe favorevole a molte di queste cose, ma non si fa illusioni. «Le soluzioni tecniche non possono porre rimedio ai problemi politici. A monte di qualsiasi riforma nell’area dell’euro occorre discutere i progetti comuni e il loro fondamento democratico. Il debito pubblico, francese o europeo che sia, rappresenta le imposte di domani o dopodomani. Chi le voterà? I parlamenti nazionali o quello europeo? Cosa finanzieranno?» Sono tutte scelte «profondamente politiche». Con il ritorno della fiducia in Europa, «è arrivato il momento di avviare questa riflessione comune». La politica di bilancio unica, ad esempio: «Non è che uno strumento per permettere di finanziare progetti collettivi». Ma «per compiere progressi in questo senso, occorre spazzare via i pregiudizi che paralizzano il dibattito fra i grandi Paesi fondatori». Coeuré non risparmia nessuno: «In Germania, ad esempio, si ritiene che sia stata soltanto Berlino a pagare per gli altri paesi durante la crisi, il che è falso. In Francia si pensa che l’Europa sia dominata dalla Germania, e anche questo è falso. Quanto all’Italia, il pregiudizio consiste nel credere che l’euro sia responsabile dei problemi del Paese, mentre invece le debolezze dell’economia italiana, come la produttività anemica, risalgono a prima della moneta unica. Questi pregiudizi non si dissolveranno fino a quando non vi sarà una sufficiente convergenza delle economie». Ecco, l’Italia. A Francoforte non possono esprimere giudizi, ma è evidente che nel grattacielo che governa la moneta unica c’è parecchia preoccupazione sul clima che si respira nel Belpaese. «Oggi in Italia c’è una forma di sfiducia verso l’Europa, che è particolarmente preoccupante in un Paese fondatore in cui i valori comunitari sono sempre stati forti. Una delle grandi sfide nei mesi a venire sarà che l’Italia si riappropri del progetto europeo. È essenziale. L’Europa ha bisogno di un’Italia che la difenda». Perché «il buon funzionamento dell’intesa franco-tedesca è necessario, ma non sufficiente. L’Italia è un

cardine della costruzione europea. Oggi abbiamo bisogno che sia una forza propositiva a sostegno dell’euro». Ci riuscirà? Coeuré dice chiaramente che dipende solo dall’Italia: «L’economia beneficia dell’incremento della crescita europea». Inoltre «riforme come il “Jobs Act” producono frutti». e «il problema dei crediti deteriorati delle banche è affrontato proattivamente». Ma «le prospettive di crescita nel lungo periodo restano inferiori a quelle dell’area dell’euro, e questo è un problema. Il problema esisteva già prima dell’introduzione della moneta unica». Coeuré ripete il concetto due volte, casomai qualcuno non l’avesse ancora capito.

 

Nel board Benoit Coeuré è membro del Consiglio direttivo Bce Sul sito de La Stampa l’intervista integrale.

 

 

La Stampa del 9 luglio 2017 di Francesco Taddia

In principio era la serata diapositive. Incubo e tormento: l’invito con trappola, la cena con gli amici tornati dalla vacanza e desiderosi di esporre in mille scatti ogni dettaglio del viaggio. Poi sono arrivati i filmini: stesso rito, stessa noia. Tutti a sperare in un qualche inciampo tecnologico per risparmiarsi la visione delle ferie altrui. L’arrivo del web prima, nello specifico dei blog, e dei social network dopo ha amplificato il fenomeno, con la differenza di non trovarsi più stravaccati mezzo addormentati su un divano a fingere interesse verso spiagge non calpestate e vette non raggiunte poiché adesso le vacanze degli altri ci arrivano direttamente sullo smartphone: sequele di selfie dall’alba al tramonto, dal mare alla montagna, sguardi felici e sorridenti dai panorami più svariati. Luoghi e spazi che diventano un mero corollario: non ti mostro quello che vedo, ti mostro dove sono: io sono il centro, il resto e accessorio. «Raccontare un viaggio è viaggiare due volte; fare un selfie è poco più che inviare una cartolina, con il rischio di stufare, esagerare e sfiorare l’effetto antipatia. Quando invece condividere il viaggio significa suggerire mete, mettersi in gioco, trasformare un’esperienza individuale in un’esperienza sociale, rendere contagiose emozioni e suggestioni, storie e incontri». Parola di Guido Bosticco, docente di scrittura all’Università di Pavia, autore insieme ad Andrea Bocconi di un’agile guida edita da Touring Club Italiano intitolata proprio «Raccontare il viaggio». Ispirare destinazioni ed esperienze e non ispirare invidie:

questa la regola zero, l’assioma base di partenza a cui pensare prima di pubblicare qualsiasi foto o testo. Il giro del mondo in 80 selfie non interessa a nessuno: intasare Facebook o Instagram di sorrisi e aperitivi, bikini e piedi sulla sdraia fa oramai lo stesso effetto di un catalogo dell’azienda turistica di turno. Se davvero si vuole portare virtualmente gli amici in vacanza con sé, e non perdere gli amici stessi, bisogna fare uno sforzo in più. Uno sforzo di creatività e – udite udite – di sobrietà: meglio uno scatto in meno, ma ragionato, cercato, pensato. Desiderato.

Uno sguardo personalizzato, prezioso: mi sono preso un momento per te, per voi. Insomma, per noi. «Partire con l’intenzione di condividere il viaggio, con le parole, le immagini o entrambi, aiuta a essere turisti più interessati e attenti. Più consapevoli – aggiunge Bosticco –. Si va a caccia di dettagli, di sfumature, non ci si accontenta di quello che tutti gli altri vivono o scoprono. E nel momento in cui si va a postare qualcosa è bene rammentare che è più apprezzata e incisiva una foto al giorno, con poche righe pensate e curate, che decine di scatti disordinati accompagnati da torrenti di aggettivi. Ci sta anche il selfie, fa parte della nostra contemporaneità, ma l’occhio del viaggiatore è ben altro». Dare un senso a ciò che si ha visto, provare il piacere del mettere nero su bianco le esperienze vissute, solleticare la memoria, dare un nome alla propria avventura, sperare che qualcuno possa riconoscersi in quelle riflessioni. Cercare e offrire empatia. In fondo offrire un profilo di sé, in un altro spazio e in un altro tempo. Per dire qualcosa che magari non si riesce a trasmettere nell’ordinarietà e nella quotidianità. Condividere le vacanze, in punta di piedi, senza ostentare e ammorbare, può essere tutto questo. Prendersi una pausa dallo scontato e il consolidato per rendere pubblici scorci nascosti di sé.

LA LOTTA, LA SEMINA E IL RACCOLTO (infocomune giugno 2017)

“– Compa, sono cinque anni che vengo qui e ancora non ho visto che frutti dà quest’albero.

Che frutti dà?

– Quest’albero dà ombra, compa.

Si semina per oggi e per domani. Alcuni semi germogliano subito, altri tardano una o due stagioni, e altri ancora uno o due anni; e ci sono alberi che tardano dieci anni, o di più, a raggiungere una dimensione considerevole e dare il loro frutto; alcuni danno semplicemente ombra e impegnano i propri decenni per dare quello che devono dare.

Raccogliamo frutti di stagione, ciò che abbiamo piantato di recente, ma raccogliamo anche ciò che le nonne e i nonni hanno piantano nelle generazioni passate.

La lotta è così. Si semina per oggi e per domani, si riesce a raccogliere alcuni frutti per il quotidiano, ma soprattutto si raccoglie ciò che hanno seminato le nonne e i nonni.

La lotta è una selva, un bosco e una milpa che bisogna curare e difendere con costanza, per la coscienza, la dignità, l’amore e il sogno; contro l’indegnità, l’ignominia, l’impunità e la stupidità. Quando ci scoraggiamo, piuttosto che smettere di raccogliere i frutti di stagione… SEGUE QUI” Il sistema del dominio del capitale si decompone in un vortice di caos, guerre e dolore ma non c’è dominio senza i dominati. Quelli che stanno in alto alzano nuove muraglie per nascondersi ma dipendono da noi. Dobbiamo allargare le crepe dei loro muri, resistere difendendo la vita e ricostruirla in una dimensione comune e autonoma del fare. Non siamo in lotta contro il tempo ma per un tempo non più sottomesso al denaro e libero dall’astrazione. Non siamo gli ingranaggi impotenti di un tempo-orologio. La campagna 2017 di Comune. Vi chiediamo di aiutarci a cominciare un’altra volta, ad aprire un nuovo ciclo di cinque anni con una testata ridisegnata. Inviate almeno 20 euro, con bonifico o con Paypal, perché chiunque possa continuare a leggere Comune liberamente. E poi scriveteci (info@comune-info.net oppure nei commenti in coda a questo articolo) qualche riga di adesione: diteci da dove e come pensate che Comune possa cominciare un’esistenza più utile, più bella e più capace di raccontare quel che accade

 

 

 

 

ARCHIVIO FOTOGRAFICO (in lavorazione ed in aggiornamento)

 

1 – DANIELE

 

2 – ARCHIVIO STORICO

 

3 – LIBER

 

Da blog “Diario di viaggio di Daniele Dal Bon

 

1 – Libri di Autori

2 – Libri di Daniele

3 – Esperienze

4 – Riviste alternative

5 – Riflessioni

 

Diario di un fotografo

 

 

4 – FAMIGLIA DAL BON

 

5 – AMICI

 

6 – FRASI E PENSIERI

 

7 – NATURA E ECOLOGIA

 

8 – MUSEI CONTADINI

 

9 – MANIFESTAZIONI

 

10 – MANIFESTAZIONI POLITICHE

 

11 – AVVENIMENTI A TORINO

 

12 – FREDO OLIVERO

 

13 – SAN ROCCO CHIESA

 

14 – FESTA DEI POPOLI

 

15 – TRE GIORNI E FESTA DEL VOLONTARIATO

 

16 – IDENTITA’ E DIFFERENZA

 

17 – GIORNATA MIGRANTI – 1993/2004

 

18 – UFFICIO PASTORALE MIGRANTI

 

19 – COMUNITA’ IMMIGRATE

 

20 – ASSOCIAZIONI

 

21 – ASSOCIAZIONI.2

 

22 – ESPERIENZE

 

23 – ITALIA

 

24 – PIEMONTE

 

25 – TORINO

 

26 – TORINO Provincia

 

27 – EUROPA

 

28 – AMERICA DEL NORD

 

29 – AMERICA LATINA

 

30 – ASIA

 

31 – AFRICA

 

32 – CENTRO AMERICA

 

33 – VARIE

 

 

34 – MUSICA

 

 

 

CD

 

Lo Zingarelli (1998)

Enciclopedia copta

Bethoven

Redentorem Mater

Liturgia Bizantino

Suore Clarisse

Sinfonie di Bach

Concerti di Handel

Celebrazioni di Giovanni Paolo II

Mozart

Musiche varie

Inno di Mameli

Canalensis Brando

Todo cambia

Bona Vista: musiche del Roero e Monferrato

Canti della mia terra di Piero Montanaro

Masca vola di Simona Colonna

Hora Nona

Torino Jazz Orchestra – Jubilation

Coro Torino San Rocco

Chicken little (2) musiche delle Zecchino d’oro

 

Le più belle canzoni piemontesi

Migranti, canti dei Pionieri Italiani/1

Migranti, canti dei Pionieri Italiani/2

 

Gipo Farassino

Sangon blues

Le più belle canzoni piemontesi

Le canzoni di Porta Pila

Il mio Piemonte

Le più belle canzoni

Le più belle canzoni

 

 

 

AUDIOCASSETTE

 

 

 

 

DVD

 

1970 – Mamma, Babbo, Anna Maria ed i miei parenti

1972 – Gruppo Omg a Saint Nicolas – a Prachiors con Mamma e Anna Maria

1986 – Inaugurazione casa di Prachiors, 18 anni di Fabrizio, Festa al Ciabot sotto il tiglio,

1989 – 1983 Viaggio in Brasile

1990 –  Monteu in festa

1990 – Chiesa di Sant’Andrea con le vecchie scritte e con il Cardinale Anastasio Ballestrero

1992 – Brasile San Paolo con Marina Dughera e il Mais

1992 –  Brasile Recife da Jocimar e Vera

1993 – Mais Convegno dei Ragazzi di strada

Aratura con il bue biondo

1995 – Curitiba in Brasile con Padre Miguel Ramero

1996 – Gruppo Progetto Brasile

2000 – Comunità Talita in Brasile con don Pescarmona

2000 – L’archivio della memoria (L’Eco del Chisone, Gipo Farassino), come eravamo in Italia

2004 – Viaggio in Nicaragua con La Ragnatela

2005 –  Viaggio in Nicaragua con La Ragnatela (Vittorio Scheni)

2006 –  idem

2008 –  idem

2004 –  Necrologio di Mamma

2005 – Canto il Sogno del mondo

 

2013 – Apy con don Giovanni Lisa

 

2015 – Ciao Elio, Uai Brasil Casa Nazareth, Mais: agua de oro,

2015 – Mais agua de oro

2015 – Artisti in gioco  (Giovanna Zanirato)

2014 – Spettacolo di Natale (Giovanna Zanirato)

2015 –  Spettacolo di Natale (Giovanna Zanirato)

 

2016 – La storia di Vittorio Alfieri di Gianfranco Monaca

2016 – Quella cena a Lisbona di Gianfranco Monaca

2016 – 6 settembre Rai Storia Carlo Maria Martini Profeta del Novecento

 

La strada è bella – Fraternità Comunione e Liberazione

 

Popoli e luoghi dell’Africa: Le grandi civiltà antiche, Egitto e Etiopia

Popoli e luoghi dell’Africa: Le grandi civiltà antiche, Congo Brazzaville, Mozambico

Popoli e luoghi dell’Africa: Le grandi civiltà antiche, un turismo nuovo, Capo Verde, Uganda,

 

Padre Pio

Padre Mariano

Francesco Oggi

I Vangeli

Tra acqua e cielo: cento anni di missione in Amazzonia

La mia Assisi: San Francesco racconta la sua città

Cottolengo

 

2010 volte Capo Verde

Quando l’ultimo diventò il primo il Servo di Dio- Padre Angelo Pasa

Un bel Servizio

Clemente Vismara

Tra Acqua e Cielo: Amazzonia

Beato Giuseppe Allamano

Il Segreto di Esma

Don Niente

Uomini di Dio

I Sacri Monti del Piemonte

 

 

Videocassette minidvd, originali

 

1996: Natale dei popoli a Valdocco/Torino – Preghiera Ecumenica

2003: 15 marzo alla Facoltà di Teologia a Torino – Le donne Migranti si confrontano con la città

2003: 30 settembre “Seduti su due sedie” a cura dell’Asai

 

2002: Festa dei Migranti all’Arsenale della Pace a Torino

2003: Festa dei Migranti all’Arsenale della Pace a Torino

2004: Festa dei Migranti all’Arsenale della Pace a Torino

 

2005: 13 marzo Giornata Nigeriana

 

2003 – 2004: Processione Peruviana a Torino

 

1997 – 2003: Identità e Differenza a Torino

 

2004: Festa dei Popoli al Redentore a Torino

2005: Festa dei Popoli in Duomo a Torino

2006: Festa dei Popoli in Duomo a Torino

2007: Festa dei Popoli in Duomo a Torino

 

Chiesa di San Rocco

 

2003: 19 settembre, gli Alisei

2003: 24 dicembre. Hora Nona Gospel

2004: 26 marzo, Coro Alisei con l’Associazione Abio

2004: 1 agosto Messa in aramaico

 

2003: 1 aprile, mons. Michel Sabbah a Missioni Consolata

2003: 23 luglio Isaac Newton a Missioni Consolata – Rosanna Lavezzato all’Ufficio Migranti

2004: Intervista a Padre Douglas e intervista a Padre Raad,

Proposta economica

Le spese del progetto comprensive della mia esperienza in casa, l’archivio fotografico digitale, la biblioteca di autori sulla memoria, i viaggi fatti, l’arredamento (un museo contadino e fotografico di un passato che fu, e un arredamento moderno a norma) sono stimati 344000,00 euro (febbraio 2015) ed sono le spese sostenute in oltre quarant’anni vivendo dell’essenziale: è un “piccolo fondo” dedicato a mia mamma, al mio babbo e sopratutto a mia sorella Anna Maria che ha vissuto per questa casa e che “probabilmente” sarebbe venuta ad abitarci in periodi più lunghi durante la pensione.

Il tutto è in vendita “come asta benefica” rivolta a persone che “credono che l’impossibile venga possibile”. Il ricavato servirà per aiutare altre persone che fanno più fatica a credere che l’impossibile venga possibile”.

Tutto è relativo diceva Einstein. E’ fondamentale “l’amicizia” che spesso prendiamo come “conoscenza”, anche su questo mia mamma mi ha insegnato. E deve esserci un minimo di ideale comune, mettendo in pratica ciò che disse don Oreste Benzi nel 1972: “Tu sei mio fratello quando sei ammalato e quando stai bene, quando hai un tormento di coscienza e quando hai un problema terra terra. Quando mi incontro con te, non mi incontro con un pezzo di te, ma con te tutto intero per quello che sei in quel momento”. Nel caso d’immobili fare come ha iniziato don Oreste nelle sue case famiglia che lo sono diventate dopo un periodo di famiglia affidataria: (Esempio: un affitto a riscatto dato a chi è capace di pagare un esborso iniziale di dieci milioni e rate mensili di 100-120 mila lire al mese per circa vent’anni fino alla copertura del costo totale. Aggiungo che bisogna essere “amici” e come mi ha detto Claudia alla mia affermazione che quando sarò vecchio l’avrei chiamata lei mi ha risposto: “Ma Daniele noi ci vogliamo bene!” Un discorso difficile da capire perché purtroppo o per fortuna abbiamo tutti la pancia piena. Solo chi non ha tante alternative lo capisce. Se io continuo nel mio impegno è perché non ho alternative, anche se ho le spalle coperte, avendo avuto una famiglia dove ho vissuto per cinquant’anni vivendo dell’essenziale risparmiando e dicendomi “…per adesso vado avanti così. Bisogna iniziare quando si hanno ancora le spalle coperte.

Il progetto è un modo di dare aiutare alcune persone (circa 200 mila euro) ed il rimanente è stato dato “quasi tutto in solidarietà”: praticamente vivo con il “fondo”.

Mia sorella Anna Maria è morta da oltre vent’anni. Mi ricordo come fosse ieri. Avevamo ancora passato le vacanze natalizie insieme, con lo scambio dei doni. Mi ha sempre aiutato, e continua ora, in un’altra dimensione. Nei giorni in cui si è ammalata erano pochi gli assistenti “domiciliari”. Solamente la Faro telefonò quando lei ormai era mancata. Ho utilizzato le sue risorse, come quelle di mia mamma e mio padre, nella ristrutturazione della casa di campagna, per vivere e “viaggiare/lavoro/solidarietà”. Qualche settimana fa ho visitato la Comunità di Nomadelfia: potrei andare a vivere in una di queste comunità. Non avendo “eredi” diretti ho creato “un fondo” che potrebbe essere una “bancarella della solidarietà” per sostenere le attività di un’Associazione come potrebbe essere la “R.aVi.” che aiuta le persone ammalate, sole in difficoltà. E poi ci sarebbe l’ipotesi per aiutare il progetto di acquistare la “Biblioteca” con un “affitto a riscatto”.

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