Buona giornata!

Per essere felici ci vuole coraggio. (Karen Blixen)

 

Torino, 25 febbraio 2018

 

Carissimi,

 

1) un messaggio da Enza per il rinnovo delle tessere dei soci dell’Associazione “Marianella Garcia”. Più soci sono iscritti è più l’Associazione è radicata sul territorio dove opera ed può essere aiutata, certo è importante non solo essere iscritti ma lavorarci in una “rete collettiva”

 

E poi alcuni pensieri che mi sono arrivati tra cui pregare richiesta da Papa Francesco.

 

Ciao ! Premetto che ho sempre un po’ di vergogna a sollecitare la vostra adesione all’associazione Marianella Garcia Villas. Capisco tutte le motivazioni che si possono addurre, tutte motivazioni valide e per le quali mi guardo bene dall’esprimere anche solo una piccola ombra di giudizio.

   Vorrei solo portare alla vostra riflessione due piccole motivazioni che mi spingono a scrivervi:

– la quota (10 euro) di adesione è molto importante per dare continuità ai progetti senza togliere risorse agli stessi;

– il numero delle adesioni (proprio in senso quantitativo) è sinonimo di radicamento associativo e diventa, anche indirettamente, un grande valore aggiunto per la credibilità associativa.

  Qualunque sia la vostra scelta vi ringrazio.

Un saluto fraterno, Enza D’Agosto

 

Desideravo condividere alcuni pensieri …

 

La pace che auspico per il mondo intero spero possa nascere dapprima nel cuore di ciascuno …

Vedo e sento moltissima indifferenza!

Alle volte sono piccoli segnali, cose da poco

Ma io sono attenta alle piccole cose perché credo rappresentino l’essenza!

Sono segnali che provengono anche dalle persone credenti

C’è davvero tanto qualunquismo, pressapochismo, populismo, tanta superficialità.

Poca solidarietà

Durante la guerra non stavano certo meglio ma c’era più condivisione, più empatia

Allora vorrei che la pace crescesse nel cuore di ogni individuo

Ciascuno può essere o meno portatore di pace

La pace non deve essere solo una parola

Ma deve concretizzarsi anche nei nostri piccoli gesti.

 

Ho la fortuna di guardare dei bimbi

Uno è davvero piccolo, 5 mesi

Se quando piange non gli do subito, immediatamente il latte, piange come se non ci fosse un domani

… Allora pensavo a tutti i bimbi che non hanno neppure il latte con il quale crescere

Alle loro mamme con i seni svuotati

A cosa possano provare nel non potere soddisfare una esigenza primaria dei loro figli, la loro stessa carne!!!

Che frustrazione 😞

Ai mille giochi ed alle premure ed attenzioni che circondano i nostri bimbi

Con loro la cicogna è stata molto generosa

Anche se non sempre si riesce ad offrire tutto, è comunque un altro pianeta!

Io do spesso tutto per scontato

Non voglio dire che sarebbe giusto che tutti avessero le stesse pene, giammai, ma che bisognerebbe aiutare i nostri bimbi a capire i privilegi che hanno

Che hanno senza un perché

Perché la cicogna li ha lasciati nel posto giusto

 

Allora in questo giorno in cui spegniamo la luce (così impariamo un po’ di rinuncia per il bene di tutti) preghiamo forte per la pace nostra e del mondo!

Un mondo di pace non deve accettare che tantissimi vivano la violenza, l’odio, il terrore e la privazione

Un mondo di pace non può chiudere gli occhi, né il cuore

 

Tanta pace a tutti e in tutto il mondo

 

Alle 22 di stasera, come chiesto da Papa Francesco, siamo convocati in tutto il mondo oltre il luogo geografico in cui ci troviamo, al di là del credo o la religione, ad un momento di  raccoglimento, orazione e supplica per la pace in Siria.

È abominevole la sofferenza di migliaia di bambini, donne e uomini che non hanno a chi chiedere aiuto, di fronte agli sguardi di tutto il mondo, ci sentiamo impotenti dal momento che non possiamo fare molto più che pregare.. Allora tutto il pianeta unito in preghiera per la pace.

Una forte richiesta.

Trasformiamo la nostra compassione in forte preghiera d’ implorazione.

Annunci

Buona serata! Lettera agli amici!

 

Tutti i rumori che ci circondano fanno molto meno strepito di noi stessi. Il vero rumore è l’eco che le cose fanno in noi. (James Jojce)

 

L’importanza delle piccole reti contadine e gli sprechi dell’agricoltura industriale.

 

…il 70% della popolazione mondiale si nutre grazie alle reti contadine a piccola scala…questa rete dispone di meno del 25% della terra, dell’acqua e dei combustibili usati in agricoltura. Dall’altro lato, la catena alimentare agroindustriale occupa più del 75% di tali risorse, ma alimenta solamente l’equivalente del 30% della popolazione mondiale…

 

Università del Perdono Via Paolo Borsellino, 3 Torino

 

L’Associazione Volontari Penitenziari Liberi Dentro Onlus, di Saluzzo e l’Università del Perdono di Torino propongono un Corso sul Perdono (3 incontri)

…tutti abbiamo sperimentato la sofferenza causata da ferite (conflitti, inganni, tradimenti, calunnie, ingiustizie,…): ha senso continuare a soffrire reagendo con offese rivolte al nostro offensore o conviene fare “un dono a se stessi” e utilizzare le nostre energie per prenderci cura di noi stessi e ricomporre il nostro equilibrio personale e relazionale?

Sabato 3,10,17 marzo 2018 ore 9-13 presso il Caffè Intervallo di Voci Erranti Piazza Turletti Savigliano

 

…per questo scrivo, e condivido con voi le mie esperienze. Scrivere mi aiuta a elaborare i miei pensieri, a formularli, a decifrarli e rende anche più semplice condividerli. E ciò è fondamentale, soprattutto in un’esperienza che si fa da soli. Come mi scrisse un amico augurandomi buon viaggio: “Rafforza e interiorizza i tuoi pensieri, essi diverranno realtà nel tuo mondo fisico. I pensieri sono molto potenti”, (W.Dyer). Putroppo trovo ipocrisia in tutto…(Giulia Marro, antropologa).

 

Erodoto è andato di persona a controllare il modo di vivere degli individui. Come? Osservando raccogliendo daìti su ciò che le persone stavano facendo, dicendo…il suo primo passo era sempre il viaggio. Più leggo Erodoto, più scopro in lui un’anima gemella. Cosa lo spinse a partire, a esplorare la diversità delle cose? Molto probabilmente la curiosità del mondo. Il desiderio di essere lì, di vedere, di provare tutto di persona…per conoscere il mondo è necessario uno sforzo che assorba tutte le facoltà dell’uomo. Persone come Erodoto non sono in grado di limitarsi a un solo evento o paese. Sono sempre in movimento, sono spugne che non possono trattenere qualcosa di troppo lungo. Sono sempre alla ricerca di nuove cose da scoprire, conoscere, assimilare….devono partire, andare avanti, andare oltre. Queste persone sono così utili alla società ma anche infelici perchè sono sole. Naturalmente, nella loro continua ricerca di altre persone, spesso scoprono persone simili con le quali sono connesse e conoscono molto da vicino. Poi arriva un nuovo giorno e si rendono conto che nulla impedisce loro di andarsene poiché alla fine nulla li trattiene indietro… (R.Kapuscinski)

 

Enrico Peiretti è uno dei maestri più lucidi e appassionati della cultura e dell’impegno di pace e di non violenza: bloghttp://enricopeiretti.blogspot.it

 

Comunità di Mambre

Strada San Martino, 144

12022 Busca (Cn) Tel. 0171 943407 – mambrebusca@alice.it

 

 

 

 

 

Stò perdendo la memoria quindi devo scrivere la mia autobiografia

 

Torino, 20 febbraio 2019

 

Carissimi,

 

mi sono programmato di stare a Torino a “fare le mie cose” almeno fino al 3 con la prima dello spettacolo di Oscar Barile e la Compagnia “Nostro Teatro di Sinio”. Per l’occasione andrò al 2 e mi incontrerò al Ciabot con Fabio. In questi giorni ho voluto informarmi per la linea “tutto compreso” della Telecom in modo che possa utilizzare il tutto via internet, nei prossimi anni i televisori si dovranno cambiare nella nuova “cablatura”, mi hanno detto alla Tim che sarà già dal 2019. E a me  serve internet a visionare i video, anche se poi non ho tempo, il modem mi scadeva il prossimo mese, invece da ieri. Volevo andare ad Alba ieri poi all’arrivo in stazione sono stati cancellati i primi treni per Alba. Sono andato dal mio conoscente della Tim a Torino in corso Francia, era chiuso: da due anni ha aperto un nuovo punto vendita. Mi ha raccontato la sua storia, è giovane, nato nel 1977, suo padre e suo zio erano fotografi della mia generazione; sono in pensione. Suo zio aveva il laboratorio fotografico “Studio 4” in bianco-nero” in via Pacchiotti a Torino. Avevo collaborato ed avevo commissionato dei lavori quando lavoravo sia da Bertazzini che alla Ldc. Suo padre invece aveva collaborato con Tardivello e Fotocolor, li conosco, avevo commissionato alcuni lavori, come Ldc. Con il digitale, ma anche prima era ed è stato molto ambizioso: era un imprenditore. Mi han detto: “…non dico che è sceso dalle stelle alle stalle…ma non se la passa bene!”.

Quando lavoravo da Bertazzini tra colleghi avevo Roberto che poi assieme altri due amici si sono aperti un laboratorio fotografico che mi sono servito fino a quando sono stato assunto alla Ldc, e durante gli anni che lavoravo in fabbrica alla Lievito Bertolini, poi ha chiuso. Era il periodo degli anni del terrorismo. Guidavo il mio motorino, un Ciao della Piaggio, facevo 100 chilometri al giorno, venivo a casa a mangiare da mia mamma, ed era ben contenta di prepararmi da mangiare, era appena morto mio padre, e poi per quelle piccole commissioni che aveva bisogno c’ero io non mia sorella che partiva al mattino presto e tornava alla sera: era “funzionaria” all’Olivetti; prendeva il bus che passava sotto casa e “come servizio” faceva il capobus.

Quando venivo a casa a mangiare spesso passavo dal Gamma 3 a ritirare le foto, uno di quei giorni, ci si era spaventati per il “rapimento a Moro” (35 anni fa). Tra l’altro avevano documentato fotograficamente la prima “Estate Ragazzi del 1976” con il Sindaco Diego Novelli.

Ogni volta che venivo a casa mia mamma mi raccontava delle disgrazie che capitavano e aveva paura quando io guidavo. Erano gli anni dell’inflazione a due cifre, ogni volta che andavo a comprare materiale fotografico mi trovavo i prezzi aumentati. I salesiani scrivevano libri, filmine Don Bosco, avevano provato anche il “super 8” che era carissimo: 3 minuti costavano quindicimila lire e bisognava svilupparli a Milano e stare ad attendere una settimana. Scrivevano su “I problemi dell’Uomo”, “La droga”, “I diritti del fanciullo”, “Gibran, Hillesun…” Don Bosco…”, “L’altra estate dei giovani con l’Operazione Mato Grosso”. Quando sono stato assunto alla Ldc, l’anno che è divenuto Papa Giovanni Paolo II, c’era tantissimo lavoro, non avevo neanche il tempo di “andare in gabinetto”. Si sviluppavano rulli in diapositive e si mandavano le foto a stampare al “Laborcolor” come standard che ha poi chiuso e i dipendenti sono andato “Eurofoto” che è l’unico che c’è tutt’ora ma perchè si è messo in collaborazione per il digitale “Ramero” di Cuneo. Ho anche sbagliato a consegnare un rullo usato invece che vergine e l’avevo consegnato a Giorgio Bianchi quando andò in Nicaragua nel 1982 come Missione per don Fredo e Pierangelo. Me l’ha ricordato ancora solo in questi mesi. Ma la memoria non mi è mai mancata anche perchè scrivevo le date con le foto su quaderni e poi in cartelle su computer, il primo un Pc128 Olivetti regalatami da Anna Maria (1987). L’ho mandai poi da don Lisa dieci anni dopo: andò perso nelle strade del Brasile.

 

Avevo tanto lavoro come caricare i rullini (una bobina da 30 metri si facevano 10 rulli), mi portavo il lavoro in campagna con mia mamma e mia sorella senza macchina fotografica, con il bus e mia sorella mi veniva a prendere a Canale e mi raccontava degli ultimi avvenimenti con i parenti. Se ci fosse ancora Anna Maria!

Il “Gamma 3” ha chiuso più ho meno nel 1979 però prima si era trasferito nei locali di Caudano in Porta Nuova che poi comprò Marvin:  sono gli anni che Marvin comprò molti locali dandoli in leasing come a suo tempo aveva fatto Garetto con la Photocolor che poi nel 1980 chiuse per aprire l’Unionphotomarket”.

Roberto del Gamma 3, abitava a Vercelli, è andato a lavorare nella sua città. Vinicio si è aperto un negozio di foto/ottica in via Fratelli Carle e fino a poco tempo fa era ancora aperto. Dario è stato assunto dalla Tardivello, stampatore e poi  alla ricezione: il materiale che commissionavo lo riceveva lui ma sapeva a tutti dare una risposta; ha sposato la figlia di Tardivello, poi è iniziato ad arrivare il digitale, e la Tardivello ha traslocato in un bellissimo ambiente industriale a Collegno (anni 1990).  L’altro giorno ho saputo che da anni ha chiuso e che Dario si è separato dalla moglie.

Ogni tanto provo a digitare su internet il nome dei miei colleghi ma non ci trovo nessuno. Ora su facebook ci ho ritrovato alcuni salesiani che erano stati miei superiori.

Tutto ha inizio e tutto ha una fine e per tutto c’è un ritorno.

 

E poi questa settimana sono andato a salutare gli amici del Mais impegnati nei loro progetti di cooperazione e vendita dei prodotti del commercio equo e solidale dove sono cliente di alcuni prodotti come caffè, ceci, miele.

E poi a salutare Giorgio e Graziella al Fioccardo che mi hanno consegnato dei libri “storici” per la mia Biblioteca; poi Francesco, presidente dell’Associazione “La Ragnatela”, che mi dà l’opportunità di leggere quotidiani e riviste che nel suo piccolo è un appoggio al Ciabot come lo è il Mais. Venerdi al Fioccardo hanno organizzato una “cozzata” per solidarietà, sono passato a salutarli, erano parecchi, ho rivisto Nadia, grande animatrice della passata cooperativa “La Ragnatela”, Elia con i suoi amici che siamo andati insieme in Nicaragua: ha un buon gruppo di adozioni a distanza.

Dopo pochi giorni ho rivisto Germano con la sua famiglia e vendeva alcuni prodotti per il Nicaragua, che da 17 anni costruisce casette per il Nicaragua a nome dell’Associazione, prossimamente organizzerà una cena degli alpini a San Mauro.

Sono andato a dormire una notte al Ciabot, a portare delle cose tra cui i libri di Giorgio. E poi mentre ritornavo a Torino sono passato a fare una commissione da Fabio e poi alla Scuola dell’Infanzia di Valle Talloria a lasciare i disegni fatti dai bimbi nica che gli avevo portato i disegni fatti fare dai bimbi italiani della scuola di Giovanna. Stava nevicando, l’indomani non ho potuto andare ad Alba al mattino perchè avevano “cancellato” i primi treni.

 

 

Quando ero in Nicaragua Oscar mi scrisse: “Buon viaggio in Nicaragua e dentro te stesso!” E’ stato un viaggio “dentro me stesso”, ho vissuto come stò vivendo ora qua mentre scrivo e riflettendo a freddo forse non stò neanche male, in maniche corte, con la brezza, le zanzare (ma questo è un problema”), durante la pausa vado in giardino e poi mi allontano magari fino da Tonito, o al negozio all’angolo oppure al Supermercato Palin, o piccolo bar del benzinaio dove posso prelevare. Trenta minuti a piedi sono nel Barrio don Bosco dai miei amici salesiani e nella zona altri amici.

E poi c’è il centro dove hanno costruito la casa di Sandino, la città vecchia in miniatura, tutte le cattedrali dell’America Latina con alcuni bar dove si può prendere un gelato. E poi altri amici che non ho incontrato in questi giorni anche perchè tutti lavoriamo.

In questi giorni le scuole erano chiuse. Altrimenti ci sarebbero le scuole d’Infanzia della Ragnatela, il Parco del Sogno, e poi magari girare…non ho più bisogno di organizzare con anticipo, decidere come quando vado al Ciabot. Andando là “le mie cose” sono raddoppiate e quindi per adesso andiamo avanti così…carpe diem!

di ritorno dal Nicaragua

Quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il previlegio di essere liberi. (Charles Hugues)

 

 

Torino, 25 febbraio 2018

 

Carissimi,

 

il mio viaggio continua, il Nicaragua è stata una parentesi, solo quando erò là potevo scrivere ogni giorno mentre qua, “le mie cose da fare” sono in ritardo di una settimana ed intanto la vita continua con le sue opportunità, i suoi problemi e difficoltà e le sue risorse.

 

Berzano San Pietro, 19 febbraio 2018

 

oggi sono andato a pranzo a Lina, un dormito un poco di più, non più di tanto “perchè dovevo occuparmi delle mie cose”. Lina è come fosse mamma, ci parliamo, ci confrontiamo sulla situazione sociale/politica ed economica. Tante cose positive ci sono: dobbiamo solo dialogare, mediare tra di noi.

 

Almine Ruiz-Picasso

“L’arte vale tanto perché scrive la nostra storia” “Senza l’arte non ricorderemmo la storia umana fin dai disegni delle caverne. L’arte scrive la nostra storia». L’arte vale tanto perché scrive la nostra storia.

 

Sono esenti dal blocco i veicoli funzionanti a motore elettrico o a idrogeno, mezzi pubblici, taxi, noleggio e car sharing e altre categorie elencate nell’ordinanza, che indica anche i confini della Ztl Centrale… l’obbiettivo è di dare l’opportunità a tutti i cittadini di «sperimentare modalità di trasporto che, spesso, non si conoscono o che non vengono considerate abbastanza efficaci o piacevoli: è un invito a modificare le proprie abitudini di trasporto finalizzato a migliorare la qualità dell’ambiente».

 

Jena

Perfino

Sono antifascista, antirazzista, democratico e perfino di sinistra. Quindi tra una settimana per chi devo votare?

 

(da “La Stampa” del 25 febbraio 2018)

 

Torino, 14 agosto 2018

 

Oggi scrivo i “miei appunti” su carta con penna e li stò battendo al computer dopo sette giorni che sono tornato in Italia.

E’ stata una buona permanenza, forse ottima,  come se vivessi in Italia. La sera prima mi ero coricato alle 21, rialzato dopo tre ore per prepararmi al viaggio, mi sono ricoricato e poi alle 3 e mezza mi sono rialzato. Avevo un principio di diarrea, ieri sera ma penso che mi stia passando.

Gennaio è un bel mese per Nicaragua: caldo, nelle ore centrali della giornata può arrivare ai 30 gradi ma le altre sui 20 25 gradi: si stà con le maniche corte, non si suda, non piove; ha piovuto negli ultimi due giorni della mia permanenza. Mi è stato interessante questo viaggio per il mio “lavoro e la mia formazione”. Devo proprio abitare in un “posto fisso” (in Italia fa ancora freddo, anche se non lo stò sentendo e poi ero partito con una mezza influenza e “dolori” che non ho avuto più, almeno fino ad ora): a Torino o al Ciabot che non è la stessa cosa. Al Ciabot dovrebbe costarmi di meno però non c’è la connessione “massima”. E’ vero che internet non lo stò usando molto, solo per “lavoro” però su internet posso vedere tutti i video e gli audio che “voglio”, anche se è relativo perchè poi bisogna avere il tempo e la voglia. Ed è per quello in quarant’anni e oltre mi sono sempre detto: “per adesso andiamo avanti così”.

Rosario mi ha preparato l’ultima colazione. Ho rivisto Silvia, sua figlia con il marito, la bambina che aveva sei anni, ora ne ha dodici, da tre mesi è nata un’altra bambina.

E’ stata una bella vacanza, mi sono riposato. La diarrea mi è passata. Purtroppo non ho visto gli asili de “La Ragnatela”, Donna Sandra solo salutato, il parco l’ho visto ed incontrato “i gestori” il primo giorno che mi hanno accompagnato per il centro di Managua.

Sono arrivato nel pomeriggio in Costarica. Ora che tutti hanno i cellulari ci sono delle postazioni con “connessioni registrate”. Cinque anni fa c’era la connessione libera e molte più prese di corrente. Internet ora è un macello, ci sono cani e porci, è necessario regolarla: c’è tutto e il contrario di tutto. Da parte nostra usarlo per “accordarsi” come quando si telefonava.

Ho incontrato una ragazza costaricana, stava aspettando la nascita di un bimbo, andava a Padova dove si sarebbe sposata con suo marito laureato enologo.

Anche il Costarica è caro, alcune spese in proporzione come scarpe, magliette costano di più che in Italia. Vivere in Centro America bisogna avere un reddito di almeno mille dollari, però ci si può accontentare. La cultura occidentale fa da timone in tutto il mondo ma in America a volte ha le sue contraddizioni. Intanto l’inglese o l’americano spende molto per i viaggi, l’italiano risparmia per la casa anche se adesso non può più. Esempio: i capelli corti dei giovani si usano anche in America però i parrucchieri non ci sanno fare. Stessi modi da vestire, pantaloni corti/lunghi che mia mamma me li faceva già in questo modo quando ero preadolescente, stesse felpe. Le canottiere che in Italia spesso i giovani li omettono lì non più, anzi una felpa sopra una maglietta o una camicia.

Wattzap è un “ponte”, ci si comunicherà ma nel presente è ancora difficile, la stessa connessione locale ha delle lacune: bisogna vivere il presente accettando tutte le opportunità. Per esempio nel 1989 sono stato in Brasile ed ho preso dodici aerei in venti giorni; la Varig ha poi fallito e non ci sono più state queste facilitazioni. Oggi ho preso sei aerei tra andata e ritorno.

Ho mangiato al “selfservice” dell’aereoporto: molto caro, a detta anche della ragazza che ha speso trenta dollari, io mi sono accontentato di una pizza ed una pepsi ed ho speso venti dollari.

Il caffè viene venduto in tre forme di tazza: piccola, media e grande. Sono ragazzi giovani che lavorano, aperti, sensibili, guardandoli sono tornato indietro nel tempo quando sviluppavo alla “Ldc”. I robot qua sono quasi nel “quotidiano di ogni persona”; l’avevo già visto quando andai a Washington Dc a trovare Alfredo nel 1986 che lavorava in un centro pacifista (Peace Center).

L’Iberia è partita puntuale, subito dopo ci ha dato la cena, ho scelto il pollo, e poi al mattino prima di arrivare a Madrid ci han dato un panino e affini.

 

Tempo di volo: 7 ore e mezza – Temperatura esterna: meno 44 gradi

Altitudine: 10668 metri.

 

Avevo portato cinque libri da leggere, due li ho dati a Pierangelo assieme a delle riviste alternative, uno l’ha letto Germano. Non ho avuto tempo e li ho letti poi tutti e tre durante il viaggio di ritorno.

 

Concerto a San Rocco

C’è qualcosa di peggio che avere un’anima perversa, ed avere un’anima paralizzata dall’abitudine. (Charles Pèguy)

 

Torino, 16 febbraio 2018

 

Come sono arrivato a casa, ho fatto la e messo tutto in lavatrice, piccole cose da fare insignificanti ma mi sono bastate per andare a dormire a mezzanotte. Mi sono svegliato due volte per riaddormentarmi e svegliarmi definitivamente alle 8 e sono da Fredo nel suo ufficio ai Migranti a portare i saluti dagli amici del Nicaragua in particolare da don Tonito Castro, parroco nel quartiere di Managua “Larreinaga” dove ho vissuto. Era venuto a Torino oltre trent’anni fa in un incontro organizzato dal Comune di Rivoli con i gruppi di solidarietà. Don Fredo mi ha lasciato dicendomi;

“Domenica pomeriggio c’è un incontro a San Rocco”. Ed io: “E sabato sera ci sei alla tua parrocchia?”. E lui: “Si”.

 

Torino, 17 febbraio 2018

 

Sono ritornato a Torino per pranzo, facendo le mie cose, sono andato a messa da don Fredo, nella parrocchia vicino a casa sue, “Gesù Operaio”, semplice, genuina nel quartiere “Barriera di Milano” da sempre terra di immigrazione.

 

Torino, 18 febbraio 2018

 

Sono arrivato a Torino per pranzo passando da Francesco, Giorgio e Graziella e al pomeriggio sono andato alla manifestazione dello sfruttamento sessuale delle donne immigrate organizzata dall’Associazione Papa Giovanni. Nel 2009 ha organizzato la prima volta come “Ufficio Migranti”, poi nel 2016, nel 2017, e quest’anno 2018 ha organizzato la manifestazione, per tre volte consecutivamente, a San Rocco.

 

 

 

 

 

 

Torino, 18 ottobre 2017

 

Carissimi,

 

nel 2002 con don Fredo e Ugo siamo entrati nella Chiesa di San Rocco a Torino. Ho iniziato a fotografare tutto e poi domenica dopo domenica, tra un avvenimento e l’altro spesso per un progetto di solidarietà, sono passati oltre dieci anni. Con don Fredo sono passati più di trent’anni.

Festa a Sinio con Oscar Barile!

La meta della vita di un uomo è passata a sottintendere, a girare la testa e a tacere, (Albert Camus)

 

Torino, 16 febbraio 2018

 

Mi sono alzato per fare le “mie cose” e poi andare a Sinio passando dal Ciabot, per la festa organizzata dal Comune in occasione del “pensionamento di Oscar: dopo oltre quarant’anni, è stato assunto nel 1975. Sono arrivato in ritardo, quindi mi sono perso un piccolo filmato che avevano preparato. La Proloco lo stavano intervistando, dopo Oscar con Paolo hanno recitato un “pezzo” del loro repertorio.

Durante l’intervista Oscar parlando delle varie persone che hanno sempre fotografato, mi ha menzionato: “…ma poi abbiamo anche il nostro fotografo personale che ci segue in tutto il Piemonte… (e adesso posso dirlo Daniele?) è arrivato in questo dal Nicaragua apposta per me”.

E poi al termine della serata rivolgendosi a me: “Daniele, ci vediamo a messa, giovedi?! Ti ho già preparato i biglietti”.

Ci eravamo messi d’accordo mentre ero in Nicaragua. In quel momento ero ancora “fuso”.

Ho salutato tutti con amicizia e sono andato a dormire al Ciabot dove avevo accesso il riscaldamento.

 

Torino, 18 febbraio 2018

 

Mi sono nuovamente alzato presto e sono andato a messa a Sinio (anche perchè Raffaele mi aveva nuovamente ceduto l’auto e quindi è un modo di utilizzarla il più possibile in pochi giorni). Il mio problema e che per tutta una vita ho cercato di salvare “capre e cavoli” perchè ad ognuno mi interessa. Morendo mia mamma è caduta un’opportunità per andare e stare in campagna. Una bella messa, un sacerdote, parroco da alcuni anni originario dell’America Latina. Una bella cerimonia dove hanno presentato i bambini per la celebrazione del Battesimo nella notte di Pasqua: è da dieci anno che fanno questa cerimonia. Trent’anni fa si faceva a Sant’Andrea ed io ritornavo di corsa a casa che c’era mia mamma da sola (al Ciabot) con l’amica Margherita che il figlio agronomo aveva fatto il servizio civile in Burundi. Un caffè con Oscar e amici, baci e abbracci, ho rivisto Enrico il tecnico delle luci di Oscar che ha smesso e da due volte c’è un giovane: mi han detto che è felice.

Enrico. Katiuska e Stefania hanno deciso di allevare tre agnelli, le Balenghe, e di fare formaggi per autoconsumo. E vivono come contadini nel vecchio Mulino di Sinio e alcune domeniche hanno organizzato il “Forno Sociale”. L’anno scorso sono andato a trovarli e avevo scritto un articolo pubblicandolo sul blog e poi Donato me lo ha riportato sulla rivista Langhe.

Dopo messa sono ritornato a Torino.

Buona domenica!

L’uomo sarebbe davvero messo male se dovesse essere trattenuto dalla paura della punizione e dalla speranza di una ricompensa dopo la morte. (Albert Eistein)

 

Torino, 15 febbraio 2018

 

Arrivo puntualmente a Madrid: leggo nell’attesa per partire al pomeriggio alle 16 per Milano: senza colazione ma avevo mangiato ciò che avevo avanzato sull’aereo precedente. Sono arrivato alle 18 e 15 a Torino. Sono uscito, ho telefonato a Florina, che mi è venuta a prendermi con Lara preparandomi la cena di due porzioni.

 

35 anni fa la tragedia del cinema «Statuto». Mi ricordo come fosse ieri. Stavamo organizzando l’Iniziativa Solidarietà ’83 nel Salone della Camera di Commercio che il primo incontro con l’economista Rivas è stato “prorogato” per lutto alle vittime dello Statuto,

 

E poi tre notizie, verificate…: Infocomune, Solidarietà ai fisici, Storia dei Patti Lateranensi,

 

…davanti al futuro che ci aspetta bisogna imparare a invecchiare senza ammalarci oppure cercare di morire sani erroneamente vengono segnalate troppe persone che sono sane portando così queste stesse persone sane a sottoporsi a esami e terapie inutili.,,

 

 

UN MONDO NUOVO COMINCIA DA QUI [LA CAMPAGNA DI COMUNE]

 

SULLA PELLE DEI MIGRANTI

La squallida campagna elettorale in corso alimenta e al tempo stesso si nutre di una narrazione ricca di odio contro i migranti e della mistificazione dei fatti. Nessuno racconta sul serio quello che accade in mare e in Libia

FULVIO VASSALLO PALEOLOGO

 

“DAREMO FUOCO A VOI E AI VOSTRI NEGRI”

Scrivono quelli di Baobab experience, l’unico centro di accoglienza in Europa gestito da migranti e non: “I difensori della patria sono venuti di nuovo a farci visita. Non per portare cibo, o tende, o per un servizio giornalistico, ma per gridarci questo e minacciare le volontarie e i ragazzi ospiti del nostro presidio… Insulti razzisti, sessismo d’accatto, ‘puttana sei una puttana’ ripetevano a una volontaria… Continueremo a fare quello che facciamo… Abbiamo tre pasti da servire ogni giorno, tende e sacchi a pelo da procurare, malati e vittime di tortura da far visitare, pratiche di assistenza legale da mandare avanti, curriculum da scrivere per la ricerca di lavoro, attività sociali e sportive da mettere in piedi…. Domenica sarà una delle tante giornate di manutenzione del campo… Venite a farci compagnia… “. Ci vediamo domenica

BAOBAB EXPERIENCE

 

CRIMINI DI PACE ESPORTATI NEL SAHEL

Sono il frutto di un sistema violento e perverso che li produce e li esporta, vengono garantiti da accordi internazionali firmati e ratificati dall’ipocrisia dei potenti. Uccidono nell’invisibilità ma i loro assassinii non sono rivendicati, come accade invece per i crimini di guerra. I crimini di pace, così li chiamava Franco Basaglia riferendosi alle malattie della mente generate dall’esclusione sociale, dilagano nelle frontiere coloniali dell’Europa, in corso di trasloco dalle coste del Mediterraneo ai deserti del Sahel. Chi li esegue, quei crimini, può indossare una tuta mimetica come una camicia inamidata e spesso traveste il suo operato da opera di bene umanitaria. Quel che conta è che metta insieme attività efficaci con ogni mezzo necessario: misure di co ntenimento della libera circolazione delle persone, progetti di rapina delle risorse naturali travestiti da “sviluppo” e, all’occorrenza, reti metalliche e filo spinato. Nei giorni scorsi, i sostenitori del crimine di pace, che prospera a meraviglia nel sottosuolo, hanno festeggiato la scoperta di nuovi giacimenti di idrocarburi nel deserto del Niger

MAURO ARMANINO

 

COCHABAMBA. L’ACQUA È LA COMUNITÀ

Le vittorie dei popoli, anche quelle entrate nella storia, non sono eterne. A Cochabamba, quasi vent’anni dopo la rivolta che ha insegnato a difendere la proprietà collettiva dell’acqua al mondo intero, l’accesso alla fonte primaria della vita è tornato a essere non un diritto ma un privilegio per pochi, la causa di profonde ingiustizie sociali. Ci sono i planes maestros ma, racconta Oscar Olivera, sono stati progettati da tecnocrati e politici con lo stesso fine che aveva la Bechtel nel Duemila: espropriare la gestione comunitaria, questa volta per conto dello Stato boliviano. La sola via resta auto-organizzarsi. Non si tratta di un’opzione necessariamente “minoritaria”: in undici paesi dell’América Latina sono stati censiti oltre 50 mila sistemi comunitari, molto diversi tra loro, che provvedono all’accesso per oltre 30 milioni di persone. L’acqua, come suggeriscono a Cochabamba le voci del passato che parlano al futuro, è la prima materia di cui abbiamo bisogno, per fortuna la più abbondante che c’è nel pianeta, una materia viva che possiamo desiderare ma non possedere. E men che mai vendere. L’acqua è la comunità, la vita insieme

MARCO CALABRIA

 

DOPO FRANCESCO, RITORNANO INVISIBILI

Passata la festa, gabbato lo Santo, dice un proverbio della saggezza popolare che ben si adatta alle tendenze dei governi del Sudamerica che si vantavano di aver mostrato, almeno sulla carta, almeno una qualche attenzione formale verso il riconoscimento dei diritti dei popoli indigeni in occasione della visita del papa Francesco. A distanza di qualche settimana, quei popoli sono tornati a essere invisibili o, nella migliore delle ipotesi, un antico “problema”. Un’analisi della situazione in Cile e Argentina, dove la repressione, in particolare dei Mapuche, resta un pane quotidiano che la secolare resistenza indigena non ha però alcuna intenzione di digerire”

PATRIZIA LARESE

 

COLPI DI MARTELLO SUI CHIODI DELLA BARA DEL TAV

Quando un anno e mezzo fa abbiamo pubblicato un articolo dal titolo “Wallsusa, il Tav è fallito” qualcuno ha pensato che avevamo un po’ esagerato. Nei giorni scorsi, anche se i grandi media (a cominciare da Repubblica) hanno fatto finta di niente, la presidenza del Consiglio dei ministri, in un documento ufficiale, ha detto che il progetto della Torino–Lione è basato su stime sbagliate e previsioni infondate (ma dai?). In parole povere: la linea è completamente inutile. Quella linea non esisterà mai. A 27 anni dai primi annunci, non se ne è ancora realizzato un solo centimetro (anche questo sono pochi a ricordarlo). Il movimento No Tav sta vincendo anche se il governo non può ammetterlo, si va avanti perch&eacu te; i soldi sono stati spesi ma prima di tutto perché, come spiega Wu Ming 1, è “una questione di dominio sui territori, bisogna far vedere chi comanda, occultare il più possibile la vittoria dei No Tav, evitare il ‘contagio’…”

WU MING 1

 

IL PANE E LE ROSE. L’ACQUA E LA LUCE

In un mondo capovolto ci sono gruppi di persone che smettono di delegare e di attendere e recuperano spazi abbandonati per restituirli alle città attraverso mercatini di autoproduzioni, osterie popolari, piccole librerie con testi di case editrici indipendenti, e ancora bizzarri cineforum che buttano giù stereotipi e muri, piazze del baratto, laboratori per bambini e bambine, iniziative con e per i più fragili di ogni angolo della terra… In un mondo capovolto l’importanza delle elezioni sarebbe periferica, in fondo le istituzioni sarebbero niente di più che leggere forme di organizzazione al servizio dei cittadini, utili magari all’accesso all’acqua e alla luce… Bread&Roses è una storia imprevista, uno spazio di mutuo soccorso. Che ha com inciato a capovolgere il mondo

BREAD&ROSES

 

EDUCAZIONE POPOLARE TRA I LOTTI DI GARBATELLA

A volte li trovi in bici tra le vie di Garbatella, altre a mettere in cerchio grandi e piccoli intorno a libri o a preparare costumi di carnevale, più spesso in gruppi di studio. La Scuola popolare Piero Bruno non è solo un modo per promuove il diritto allo studio e il mutuo soccorso tra ragazze e ragazzi di diverse generazioni, ma una comunità solidale in cui educare è sinonimo di ascoltare, cambiare, liberare, “immaginare un futuro, perché nell’educazione c’è speranza…”

SILVIA MORICI

 

LA ROMA DISEGUALE, UNA RICERCA

Per avviare percorsi autonomi di trasformazione sociale in una città complessa come Roma c’è bisogno prima di tutto di attraversarla ogni giorno e di sostenere i tentativi meno visibili di ricomposizione delle relazioni sociali, insomma di assumere lo sguardo della “città di sotto”, ma c’è bisogno anche di leggerla in modo diverso. #mapparoma è un progetto di ricerca che propone dati e mappe sui quartieri romani, per fornire nuove chiavi di lettura su come cambia la città. Qui le mappe sulle disuguaglianze soci o-economiche (livelli di istruzione, opportunità occupazionali, redditi, sviluppo umano)

  1. LELO, S. MONNI E F. TORNASSI

 

L’ALLUCE VERDE CON IL CUORE AL CENTRO

L’esperienza dell’Ecovillaggio l’Alluce Verde si basa sulla certezza che possiamo andare verso il cambiamento della nostra vita anche rispettando i ritmi, la sensibilità e la storia di ognuno. La condivisione totale, economica, produttiva, quotidiana non è la sola strada possibile per costruire comunità. Per questo proviamo a immaginare una comunità diffusa dove, intorno a spazi comuni, si possa creare una rete di persone e organizzazioni che generino attività a servizio del territorio e momenti di formazione dove poter creare comunità temporanee e vivere anche solo per un week end o un’intera settimana un’esperienza quasi-comunitaria

ANTONIO GRAZIANO</ a>

 

A TEL ABBAS RITORNANO LE FIAMME

Vivere in un campo profughi non è una cosa normale. Quando, anche solo per un momento, sembra di poterlo dimenticare, la cruda realtà di un villaggio libanese a soli quattro chilometri dal confine siriano, torna a ricordarlo con spietata puntualità. Accade ai volontari dell’Operazione Colomba, che hanno scelto di vivere a Tel Abbas con una tenda tra le tende, in un tranquillo pomeriggio dedicato alle pulizie. D’improvviso, il fuoco: il secondo incendio in una settimana, dopo quello della scuola. Si può riuscire a sopravvivere alle bombe per poi morire tra le fiamme in un campo profughi? Quella che arde è la tenda di Zahra, una donna di Raqqa che ha avuto diciotto figli e il coraggio per affrontare un uomo dell’Isis che voleva imporle di copri rsi il volto. Il fuoco l’ha colta di sorpresa mentre era in tenda con la figlia e due nipotini, poi però l’incendio è stato spento e le lacrime di Zahra sono state asciugate ancora una volta. La vita è forte e va avanti testarda, tra la cenere, il terrore e la rabbia

MATTEO PIOVACARI

 

QUEL FILM È UN ELOGIO DELL’EVASIONE

“La forma dell’acqua” è un film di altissima qualità cinematografica e poetica. Un raffinato elogio dell’evasione, “da un mondo di regole ipocrite e di convenzioni oppressive – scrive Carlo Ridolfi -, a mezzo dell’arte e dell’amore…”

CARLO RIDOLFI

 

MARVEL SCOMMETTE SU BLACK PANTHER, SUPEREROE NERO

Pantera Nera fu il primo vero supereroe nero. Oggi torna protagonista di un film dal successo mondiale

LANFRANCO CAMINITI

 

IL MONDO NUOVO DEI REPAIR CAFÉS. VIDEO

A Parigi hanno cominciato con due appuntamenti al mese. Resta il dubbio: riparano oggetti o relazioni sociali?

REPORTERRE

 

AGENDA

 

CASERTA 23 FEB.: ASSEMBLEA PER IL DIRITTO ALLA CASA

 

BOLOGNA 24 FEB.: LA BOLOGNA DI ANDREA PAZIENZA

 

MILANO 24 FEB.: RIFUGIATI E LAVORO, LE BUONE PRATICHE

 

ROMA 28 FEB.: LE NOSTRE PROPOSTE. PER CAMBIARE L’ORDINE DELLE COSE

 

 

 

 

 

METTI UN BANNER SU COMUNE-INFO

 

Li abbiamo chiamati «Consigli Comunali» e sono l’offerta di banner per promuovere (a prezzi per tutte le tasche) attività, iniziative o anche prodotti a interlocutori selezionati in modo diretto (da noi) e molto rigoroso. È una scelta rara perché richiede capacità, impegno e investimenti che graveranno sulla redazione, ma è il solo modo, per mantenere il controllo della propria indipendenza in un campo minato come quello della pubblicità. Per informazioni sulle prenotazioni degli spazi pubblicitari scrivete ad amministrazione@comuneinfo.net

 

—————————————————–

Se non vuoi ricevere questa newsletter clicca su Annulla l’iscrizione

 

Per modificare le tue impostazioni clicca su questo link

 

 

APPELLO PER LA SOLIDARIETÀ AI FISICI PROF.SSA GATTI E PROF. MONTANARI (DA DIVULGARE PERCHÉ SI SAPPIA!)

 

Pierfranco Devias

 

APPELLO PER LA SOLIDARIETÀ  ALLA PROF.SSA GATTI E AL PROF. MONTANARI

 

 

Sono sconcertato dalla notizia del blitz della Guardia di Finanza alla professoressa Gatti.

 

Giusto due giorni fa la fisica, esperta di nanoparticelle, aveva deposto al processo di Quirra.

Nel corso dell’interrogatorio ha spiegato come le esplosioni e le sperimentazioni spargono nell’ambiente nanoparticelle cancerogene, rivelando che dai suoi studi era emerso che nel canale midollare della tibia di un pastore di Quirra, morto di leucemia e riesumato, aveva trovato particelle metalliche che derivavano senza ombra di dubbio da inquinamento bellico.

Stranamente ieri mattina, cioè il giorno dopo della deposizione al processo, la Finanza piomba a casa della Gatti e del suo compagno e collaboratore professor Montanari e perquisisce sia le loro abitazioni che il laboratorio Nanodiagnostics.

La motivazione sarebbe quella di presunte irregolarità sulla gestione di un microscopio elettronico.

Il risultato è il sequestro della documentazione e di tutti i loro computer che contengono, appunto, gli studi sulle nanoparticelle e i lavori di ricerca sugli effetti dell’inquinamento militare nelle zone dei poligoni in Sardegna.

Senza i computer la Gatti non potrà proseguire la deposizione e la spiegazione delle sue ricerche alla prossima udienza del processo.

Ecco, all’indomani del regalo della caserma di Pratosardo, delle strette di mano, dei sorrisi e delle dichiarazioni di eterno amore tra generali, Soddu e Pigliaru, questo è il vero volto dell’occupazione militare in Sardegna.

Una storia di inquinamento mortale, di malformazioni, di padri di famiglia ammazzati dalle nanoparticelle e di una terrificante cappa di silenzio che ricorda da vicino le metodologie del regime egiziano.

Non è questa la Sardegna che vogliamo.

Vogliamo una Sardegna libera dall’inquinamento, libera dall’occupazione militare, libera dalle malattie oscure.

E libera dall’intimidazione nei confronti di chi osa dire la verità.

 

Solidarietà alla professoressa Gatti e al professor Montanari.

 

 

ART.7 STORIA PATTI LATERANENSI

 

 

 

ARTICOLO 7: STORIA DEI PATTI LATERANENSI.

 

 

 

Nel settantesimo anniversario della sua nascita, Carocci editore lancia una interessante serie di volumetti su ciascuno dei 12 articoli contenuti nei principi fondamentali della Costituzione Italiana. La serie si chiama Sfere extra ed è diretta da Pietro Costa e Mariuccia Salvati. Nel novembre scorso è stata pubblicato “Art.7” di Daniele Menozzi, Professore Ordinario di Storia contemporanea alla Scuola Normale Superiore di Pisa dove dirige anche il Centro Archivistico e gli “Annali della Classe di Lettere” e coordina la direzione della “Rivista di Storia del Cristianesimo”. (Art.7 Carocci editori, 2017 pp 141)

 

“Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. I loro rapporti sono regolati dai Patti Lateranensi. Le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”. Come si è giunti a questa formulazione, quali sono gli antefatti che risalgono all’unità d’Italia? Come mai la Costituzione italiana ha incorporato una normativa così distante e talora in patente contrasto con i suoi principi di libertà ed uguaglianza? Ed infine, quali sono stati i cambiamenti successivi (il nuovo Concordato nel 1984 firmato dal governo Craxi) e quali gli ostacoli ancora verso una piena laicità dello Stato? Questi potrebbero essere gli interrogativi a cui, mi pare, risponda con precisione e ricchezza di notizie il pur breve volume (141 pp) dedicato a questo controverso articolo della Costituzione.

 

Il saggio prende le mosse dal principio “libera Chiesa in libero Stato” che Cavour presentò alla Camera il 27 marzo 1861 col quale lo statista intendeva proporre al pontefice uno scambio: “la rinuncia ai territori ancora sottoposti al governo papale … compensata dal riconoscimento di una piena libertà di autogoverno della Chiesa. L’abbandono da parte dello stato italiano di quelle pratiche giurisdizionale che in Antico regime avevano ostacolato l’indipendenza organizzativa della Chiesa”. Egli vedeva per il nuovo Regno un ulteriore vantaggio: “liberata dagli interessi temporali, l’autorità ecclesiastica si sarebbe interamente dedicata a coltivare quella cura spirituale delle anime che egli riteneva essenziale al mantenimento della solidarietà e della coesione sociale  in una società liberale basata sull’attribuzione di larghe sfere di autonomia degli individui”. Alla linea separatista si affiancava con maggior successo la linea giurisdizionalista con Bettino Ricasoli che riteneva necessaria una legislazione ecclesiastica in grado di promuovere una riforma della Chiesa. Stante il Sillabo (1864) e la proclamata contrapposizione tra cattolicesimo e civiltà moderna, si riteneva necessario assumere una legislazione che adeguasse la comunità ecclesiale ai nuovi tempi e ai nuovi diritti di libertà. Intanto le leggi Siccardi emanate nel 1850 e 1851 limitavano fortemente il diritto di proprietà degli enti ecclesiastici e la cancellazione di alcuni privilegi della Chiesa. Nel 1855 le leggi Rattazzi avevano soppresso ordini e congregazioni religiose non dedite alla predicazione, all’educazione e all’assistenza degli infermi. Nel 1866 si trasferivano i registri di stato civile dalle parrocchie ai Comuni e l’alienazione dei beni di tutti gli enti ecclesiastici con l’assicurazione di una rendita del 5% a favore del Fondo per il culto. Ricasoli cercò di attenuare  le alienazioni fino alle cosiddette guarentige, Garanzie della indipendenza del Sommo Pontefice e del libero esercizio dell’autorità spirituale della Santa Sede, nel 1871, che riconoscevano la sacralità e l’inviolabilità del pontefice e rinunciava ad interferire negli affari interni della Chiesa sebbene rimanesse la placitazione delle nomine ecclesiastiche da parte dello Stato. E’ interessante la risposta di Pio IX con l’enciclica Ubi nos in cui respingeva la legge del governo “subalpino” non italiano. Per lui la sovranità territoriale  costituiva la sola garanzia di una effettiva libertà. “In tale situazione nessuno poteva avere la certezza che gli atti compiuti dalla Santa Sede per il governo della Chiesa universale rispondessero al mandato divino, alla legge naturale ed ai criteri della giustizia”. Le potenze europee, il cui aiuto Pio IX invocò, non lo soccorsero, neppure quelle cattoliche in quanto non potevano più condividere la motivazione che il papa poneva a base del richiesto soccorso; “il papato godeva di un supremo potere sull’intera vita collettiva di tutti gli uomini, cui governanti e governati dovevano ossequiosamente sottomettersi”.

 

All’ascesa al potere della sinistra storica, nel 1876, seguirono una serie di norme sempre più restrittive per la chiesa: nel 1873 la soppressione della Facoltà di Teologia, nel 1877 la legge Coppino toglieva l’obbligatorietà della religione cattolica dal curriculum degli studi della scuola primaria (anche se fu reintegrata come materia facoltativa a carico dei bilanci comunali), nel 1890 la legge Crispi toglieva alla chiesa la gestione delle opere pie.

 

Numerosi furono i tentativi di conciliazione negli anni seguenti come l’Associazione nazionale per soccorrere i missionari cattolici italiani, costituita da personalità del mondo cattolico e laico; l’ardente patriottismo di alcuni vescovi per la conquista italiana della Libia ritenuta una “crociata contro il turco”; la modificazione della legge elettorale nel 1912 con l’abbandono del divieto contenuto nel non expedit (1874) con l’elezione di candidati cattolici e liberali che si impegnassero a rispettare alcuni punti programmatici decisivi per la Chiesa. Furono ad un passo dall’accordo il governo di Vittorio Emanuele Orlando  e la Chiesa cattolica nel 1919, con contenuti ripresi poi nel 1929 dai Patti lateranensi, ma questa volta ad opporsi fu Vittorio Emanuele III.

 

I Patti Lateranensi furono preceduti da una serie di misure del Fascismo a favore della Chiesa: obbligo del crocefisso nei tribunali, nelle caserme e nelle scuole, festività religiose nel calendario civile, obbligatorietà dell’insegnamento religioso, parificazione delle scuole e riconoscimento della Università Cattolica, il reato di vilipendio della religione cattolica ed altri benefici. Misure che venivano bilanciate con la tolleranza da parte di Mussolini per le violenze squadristiche contro le organizzazioni politiche e sindacali cattoliche. Atteggiamento che portò il Fascismo ad ottenere quanto voleva cioè l’abbandono del Partito Popolare e delle leghe sindacali cattoliche da parte della Chiesa in cambio delle concessioni pubbliche in suo favore. Operazione che riuscì “dal momento che non solo comuni erano i nemici (liberalismo e comunismo) ma convergente anche la visione della società che agli occhi delle due parti doveva assumere un’organizzazione gerarchica, autoritaria, corporativa, ruralistica e familistica”. L’11 febbraio 1929 sancisce questa convergenza con un accordo che si compone di un Trattato, una Convenzione finanziaria ed il Concordato. Non entrando nel dettaglio dei contenuti, per i quali si rinvia alla lettura del libro, sottolineo che “si sarebbe rivelata ben presto illusoria la convinzione pontificia che grazie al fascismo ed al suo  Duce, la Chiesa avrebbe potuto di nuovo contare su un’autorità civile pronta a tradurre in legislazione civile le norme etiche del cattolicesimo” dal momento che lo Stato fascista rivendicò energicamente un carattere di piena eticità attraverso l’educazione giovanile alla virilità, alla potenza ed alla conquista e mantenne tratti di giurisdizionalismo che proponeva anche una religione politica sostitutiva del cristianesimo. La pratica attuazione dei Patti visse una stagione di contrastanti interpretazioni anche  se prevalsero alla fine le ragioni dell’accordo come nel caso della decisione di chiudere i circoli dell’Azione Cattolica nel 1931 perché vi si svolgeva l’attività educativa al di fuori delle direttive del fascismo sebbene l’associazione fosse riconosciuta dall’art. 43 del Concordato. Ma nonostante la forte tensione lo scontro si compose nella consapevolezza che non si poteva mettere “in questione la fondamentale conquista che per entrambe le parti, (i Patti) avevano felicemente assicurato; una società autoritaria, gerarchica e corporativa che limitava l’autonomia dei singoli”. La questione dell’Azione Cattolica si riaprì nel ’38 quando le leggi razziali, vietando il matrimonio di un cittadino italiano di razza ariana con persona appartenente ad altra razza, violava il Concordato che attribuiva al diritto canonico la disciplina del matrimonio. Il Duce minacciò di togliere la tessera del partito fascista, con conseguenza perdita del lavoro pubblico, agli aderenti all’Azione Cattolica. La minaccia fu ritirata in cambio, come nel ‘31, ma questa volta in cambio del silenzio della stampa cattolica sulla politica razziale del governo.

 

Con queste premesse si giunge alla caduta del fascismo ed alla elaborazione della Costituzione del 1947. Il libro presenta le posizioni del papato, dei partiti e del mondo cattolico. Sembra un periodo durante il quale le parti in gioco seppero tenere un ruolo estremamente responsabile e realistico. Si trattava di introdurre in una Costituzione democratica e che riconosceva i diritti degli individui una normativa antidemocratica e autoritaria. La quasi unanime accettazione della menzione dei Patti nella Costituzione fu il prezzo pagato per il pieno sostegno della Chiesa alla gracile Repubblica democratica. “L’inserimento degli accordi lateranensi nello statuto portava l’istituzione ecclesiastica ad accettare quelle libertà religiose e civili che, richieste dagli Alleati e proposte dal mondo contemporaneo come dal mondo protestante, per secoli erano state da essa osteggiate. In tal modo si garantiva il sostegno vaticano (tutt’altro che scontato e peraltro affatto necessario, anche alla luce della fascistizzazione della società italiana nel ventennio) all’edificazione di un moderno assetto democratico nella penisola”. Il libro di Menozzi da conto dell’articolato dibattito che vide, tra i cattolici, l’impegno di Dossetti, artefice del compromesso poi votato a larghissima maggioranza, basato sul principio della pluralità degli ordinamenti giuridici quale garanzia  con cui la Repubblica poteva sottrarsi alla logica totalitaria e diventare effettiva garanzia di sfere di libertà. Anche se la pluralità degli ordinamenti non impedisce, a mio parere, che in alcuni di essi vi possa essere una grave negazione di diritti individuali, Dossetti era convinto che la costruzione di un moderno ordinamento democratico in Italia richiedeva l’appoggio della Chiesa. Era chiaro che la realizzazione di un ordinamento pienamente democratico passava poi attraverso una revisione delle norme concordatarie. La posizione di Togliatti era animata dalla volontà di mantenere la pace religiosa in un paese che ne aveva assoluto bisogno per la sua rinascita. L’articolo come formulato da Dossetti fu approvato con 350 voti a favore e 149 contrari.

 

Gli anni successivi fino ala revisione del 1984 sono l’oggetto dell’ultima parte del libro, anni caratterizzati da un sostanziale immobilismo sul fronte dell’adeguamento delle norme concordatarie alla Costituzione, anni in cui si critica la DC da parte della gerarchia per non costituire un argine alla secolarizzazione ed alla modernizzazione della società italiana. Il cardinale Ottaviani nel 1954 elogiava l’accordo con il regime franchista che riconosceva la Chiesa come società perfetta e si impegnava a tutelarne i conseguenti diritti. Nel 1955, Dossetti, ritiratosi dalla politica ed impegnato a Bologna in un’attività di approfondimento culturale, preparava un documento sulla situazione italiana richiestoli dal card. Lercaro in vista di un’assemblea di vescovi. Dossetti rilevava che il sistema concordatario non aveva prodotto risultati sul piano della cultura religiosa della società e che per la Chiesa sarebbe stato più utile affidare la sua presenza nella società italiana ad altri strumenti come l’impegno per la giustizia sociale, piuttosto che la gestione spesso burocraticamente routinaria, dei vantaggi derivanti dall’inserimento degli accordi del Laterano nella Carta fondamentale. Dossetti, a queste date, non invocava certo l’abbandono del Concordato. Auspicava piuttosto che la Chiesa… si impegnasse nella realizzazione di quella società autenticamente democratica che egli aveva vagheggiato da costituente”. Si trattava di una posizione assolutamente lontana dai pensieri della gerarchia cattolica dell’epoca su cui il libro fornisce ampia documentazione. Ci vorrà l’ascesa al papato di Giovanni XXIII per chiudere la questione romana con la celebrazione, nel 1961, del centenario dell’Unità d’Italia. Un contributo al superamento della filosofia concordataria fu anche il Concilio Vaticano II che nella Gaudium et Spes, rivendicava piena libertà per il ministero apostolico, ma aggiungeva che la Chiesa “non pone la sua speranza nei privilegi offertigli dall’autorità civile. Anzi, essa rinunzierà all’esercizio di certi diritti legittimamente acquisiti, ove constatasse che il loro uso può far dubitare della sincerità della sua testimonianza o nuove circostanze esigessero altre disposizioni”. Anche la sconfitta della Chiesa nei referendum del divorzio e dell’aborto accelerarono la revisione conclusa poi dal governo Craxi nel 1984 i cui esiti principali furono l’abbandono del principio della religione di Stato, la piena libertà della Chiesa cattolica, il ridimensionamento del carattere sacro della città di Roma trasformato in un riconoscimento del particolare significato di Roma per il mondo cattolico, la limitazione dei privilegi fiscali agli enti con finalità di religione o di culto, il controllo da parte dei tribunali italiani dell’annullamento del matrimonio pronunciato dai tribunali ecclesiastici come avviene per le sentenze di stati esteri, il carattere non obbligatorio dell’insegnamento della religione, l’estensione dell’assistenza religiosa oltre che alle forze armate anche agli istituti ospedalieri e penitenziari nel pieno rispetto delle credenze religiose di quanti vi operano”. Sebbene Craxi celebrasse il nuovo accordo come il raggiungimento di una moderna separazione, subito si sollevarono degli interrogativi dovuti al mantenimento di privilegi mal conciliabili con la laicità: retribuzione statale degli insegnanti direligione scelti dall’autorità ecclesiastica, la spesa pubblica per l’assistenza negli ospedali, nelle carceri e nell’esercito con i cappellani inquadrati come ufficiali, con relativo stipendio e pensione, nei ruoli dell’esercito, l’esenzione fiscale per edifici ed attività religiose così genericamente definite che il turismo vi si faceva facilmente rientrare. Ma soprattutto l’istituto dell’8 per mille e la distribuzione delle non-scelte in proporzione alle scelte (modalità peraltro criticata di recente dalla Corte dei Conti ndr). Ma anche la Chiesa con Giovanni Paolo II aveva definito una accettazione della laicità molto “condizionata”. “Se nella costituzione del 1948 il rapporto pattizio tra Chiesa e stato era dettato dalla prospettiva di garantire lo sviluppo della vita democratica, la sua riproposizione nel 1984 ha rappresentato un rallentamento del percorso della società italiana verso quell’effettiva laicità auspicata anche da quegli ampi settori della comunità ecclesiale che vi scorgevano l’attuazione di una istanza evangelica”.

 

Maurizio Portaluri

 

ART.7 STORIA PATTI LATERANENSI

 

 

0

Buona giornata e buon proseguimento!

La fede comincia là dove la religione finisce. (Soren Kierkegaard)

Torino, 21 febbraio 2018

Carissimi,

una settimana fa ero in viaggio sull’aereo per rientrare a Torino. Ed ora sono qui a Torino a casa, ho avuto un “tour de force” tra cose burocratiche, fuso orario, festa di Oscar. Stò elaborando il mio diario di viaggio.

Vi metto delle “impressioni lette qua e là edelle informazioni su:

1) Tempi di Fraternità

2) Info Comuna

3) Gruppo di conferenze all’Educatorio della Provvidenza a Torino

 

E poi una mia riflessione:

 

Se avete tempo e voglia abbonatevi a queste comunicazioni. Tra l’altro stò leggendo un libro “Un naturalista nel Sureste del Nicaragua”: La cooperazione piemontese per conoscere e conservare la Foresta Tropicale” della Regione Piemonte.

 

E’ uscito un libro sulla storia del Nicaragua degli ultimi trent’anni: È possibile acquistare il libro tramite bonifico o carta di credito attraverso PayPal.  1) Bonifico Bancario di euro 12,00 (10,00 + 2  di spedizione) al seguente IBAN IT43Q0200805145000104742404 intestato a Fabrizio Casari inserendo nella causale Nome, Cognome, indirizzo di recapito. 2) Per acquisto con carta di credito tramite PayPal collegarsi al sito http://www.altrenotizie.org seguire istruzioni.

 

C’è tutto ormai ed il contrario di tutto. Niente da inventare anzi dobbiamo “riprendere” i contatti personali. Facebook va bene come “informazione” come si usava un tempo il fax. Usate pure il cellulare ma non limitatevi solo ad inviare foto e video o leggere i titoli che vi mandano, non siate superficiali ma andate “oltre”. Non avete tempo? Invece di divertirvi “andate oltre”.

Da parte mia voglio tornare al “cartaceo” e alle telefonate. Ho accettato un offerta ora dalla Telecom il tutto compreso “illimitato” con la visione di 10 mila film gratis quando nel futuro sarà tutto su “internet”, futuro che sarà già il prossimo anno (2019) con le nuove cablature e dovremmo cambiare il televisore.

 

Sulla legge della privacy è la legge del diritto d’autore (633/1941) che stabilisce che il ritratto di una persona può essere esposto solo con il suo consenso (salvo eccezioni). E poi è stata ripresa nella legge dei dati personali del 2003.

 

La difesa della libertà della rete è un imperativo categorico per evitare che lo strapotere delle multinazionali e delle lobby economiche e finanziarie condizioni o addirittura manipoli le nostre scelte o determini i nostri destini. Ma sul web c’è una battaglia culturale altrettanto importante da compiere: quella contro la distorsione delle notizie e l’imbarbarimento dell’informazione.

 

Dunque è una realtà che ci riguarda, ci riguarda alla stessa stregua del cumulo di menzogne e di mistificazioni usate per coprire le sofferenze, le ingiustizie e i crimini inferti ai palestinesi. Ci riguarda e dovrebbe interpellare le nostre coscienze. Diceva Vittorio Arrigoni, reporter e attivista per i diritti umani assassinato a Gaza nel 2011: restiamo umani.

 

Stante questa situazione, non resta che osservare con attenzione il susseguirsi degli eventi, ben consci del fatto che la tanto acclamata via della presa del potere in America Latina ha fallito e che per i movimenti si apre ora una nuova, e forse più interessante fase, che potrebbe essere fonte di ispirazione per i movimenti globali. Si tratta, come detto in precedenza e seguendo l’esempio delle comunità indigene zapatiste e non solo, di recuperare la capacità di organizzarsi, ognuno nella propria comunità, nella propria città, nel proprio quartiere, e di costruire dal basso percorsi reali e radicali di autonomia in difesa dei diritti umani e dell’ambiente; percorsi che non mirino alla presa del potere, ma a costruire una società nuova dove tornino ad avere peso parole come accoglienza, diritti, solidarietà, umanità. Più che un lavoro politico, è un lavoro culturale: non sarà una passeggiata e non sarà breve, ma è arrivato il momento di agire. Come disse Berta, alla premiazione del Goldman Prize: “Despertamos humanidad, ya no hay tiempo”…

 

…tra due o tre decenni chissà come si evolverà la storia, e ciò che oggi appare assurdo potrebbe diventare realistico.

 

Solamente il deserto però ci farà riscoprire le cose che valgono e quelle che non servono. È nel deserto che si impara ad amare la vita, è nelle cose essenziali che si impara ad amare la vita, perché la vita è una delle cose essenziali. La vita non ha bisogno di aggettivi per essere amata: vita comoda o vita difficile, vita spirituale o vita materiale, vita bella o vita brutta; la vita ha solamente bisogno di essere vissuta.

 

La politica va ricostruita sul piano etico…dobbiamo iniziare a cambiare noi, con i nostri comportamenti, rinunciare al superfluo…insomma una specie di educazione civica militante, analogica e digitale…perchè è solo materialmente impegnandosi a risolvere problemi di tutti che si costruisce empatia sociale…i muri come si costruiscono crolleranno tutti ma con la collaborazione di tutti…prima o poi tutto torna…

 

…E’ legittimo, anzi doveroso, avanzare proposte per stimolare l’economia, migliorare il welfare state, coprire i bisogni delle persone in difficoltà: ma bisogna dire con quali risorse pagare tutto ciò…essere sicuri del fatto che queste spese (o minori entrate) porteranno benefici all’economia e il debito rientrerà in futuro, invece che accelerare…

 

Da “La Stampa” del 20 febbraio 2018 di Mattia Feltri

 

Cari elettori, è difficile vi venga voglia di votarci, poiché i nostri avversari sono puri e onesti, di una purezza e di un’onestà personalissima, opposta a quella degli altri, ma noi purtroppo siamo umani, impuri, e talvolta sbaglieremo, e forse qualcuno commetterà reati e in tal caso non sarà linciato ma giudicato secondo le regole garantiste della Costituzione. Non espelleremo tutti i migranti, giacché è impossibile, né li faremo entrare tutti, giacché è disumano farli entrare e abbandonarli per strada: serve organizzazione e umanità. Non abbasseremo le tasse, non ne leveremo alcuna, ora è impossibile. Vorremmo recuperare un po’ d’evasione e avere più risorse per gli ultimi. Proveremo a ridurre assenteismo e sprechi, e chi si assenta e spreca ci pensi. Non creeremo posti di lavoro per

ché non è la politica a crearli, ma la società se è dinamica, e la politica deve assecondarla. Se necessario faremo accordi e saranno al ribasso: accordi al rialzo non esistono in natura. Se i nostri ragazzi vorranno andare all’estero li incoraggeremo perché il mondo deve essere loro, e altri con lo stesso spirito verranno da noi. Affronteremo e non subiremo i cambiamenti imposti dall’economia digitale. Non abbiamo niente da regalarvi se non un po’ di senso di responsabilità e però sia anche vostro, perché le società prosperano se tutti sentono di farne parte, le amano e sanno che il dovere viene prima dei diritti. Non ci taglieremo lo stipendio, cercheremo di meritarcelo». Che discorso fantastico, vero? Sapete chi l’ha fatto? Nessuno.

c BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI Manifesto marziano

 

–          È stata aggiornata l’agenda di appuntamenti ed eventi – http://www.tempidifraternita.it/applicazioni/agenda/agenda.php

 

–          È possibile leggere i numeri arretrati fino al mese di dicembre 2016  http://www.tempidifraternita.it/public/archivio_gio/indice_gio.htm

 

In attesa di migliorare l’archivio e di mettere in linea tutta la produzione del mensile (al momento c’è la produzione da dicembre 2009 a dicembre 2016 )

 

Per le modalità di abbonamento consultate il sito alla pagina http://www.tempidifraternita.it/segreteria/abbonamenti.htm

 

Sono graditi indirizzi, cartacei e/o email, di persone interessate a TdF. Invierò loro un paio di numeri come copia saggio; grazie.

 

INFOCOMUNE

 

MASCHI E CONTRO IL PATRIARCATO?

 

Nel mondo di oggi dominano le semplificazioni e forse si corre più che in passato il rischio di pensare che sia sufficiente usare parole adeguate, assumere posizioni e atteggiamenti “politicamente corretti”, per non essere dalla parte di chi opprime. Non è affatto così, in modo particolare per quel che riguarda gli uomini e l’eredità del patriarcato. Se non possiamo sentire la sofferenza della violenza e del disprezzo sulla nostra pelle, di quale cambiamento possiamo parlare nell’oppressione maschile? E allora? Dobbiamo rassegnarci e accettare con l’opportunismo del caso, oppure con amara e comoda serenità, il destino che ci ha fatto nascere dalla parte di un privilegio per il quale proviamo vergogna? Naturalmente no, sebbene non ci siano linee da seguire né percorsi liberatori segnati. Possiamo cominciare, tuttavia, dalla consapevolezza di dover attraversare una crisi molto profonda

RAÚL ZIBECHI

 

QUANTO CONTA IL SILENZIO MASCHILE? LEA MELANDRI

 

CARI MASCHI, TOCCA A NOI

 

SPARI, BOTTE E SCUOLA DELL’IGNORANZA

Le discussioni sui casi di violenza tra ragazzi e verso gli insegnanti per lo più sembrano puntare il dito sulle famiglie iperprotettive, sulla tecnologia, sul consumismo. Restano da parte i limiti della sistema scuola, moltiplicati con l’aziendalizzazione dell’apprendimento in corso, ma prima di tutto le diverse forme di violenza diffuse nella società. Secondo Paolo Mottana, non solo la vita sociale è sempre più violenta ma quasi nessuno, nel mondo degli adulti, si preoccupa di offrire “una elaborazione seria, men che meno la scuola”. In questo modo la maggior parte dei ragazzi sono esasperati dalla scuola “ma anche dal nulla che trovano fuori”. Per questo occorre un ripensamento radicale che parta da noi, dalle nostre vite, dal nostro tempo, dalla nostra voglia e dalla capacità di stare con loro, insomma dalla vita sociale, un ripensamento attraverso il quale bambini e bambine, ragazzi e ragazze possono diventare soggetti in grado di trovare nella società ascolto ma anche gestione del conflitto, opportunità ma anche ospitalità

PAOLO MOTTANA

 

SCOMODA ROSARIA GASPARRO

 

LA CRISI CULTURALE DELLA SCUOLA ITALIANA ANTONIO VIGILANTE

 

IL BISOGNO DI RIPARTIRE DA BARBIANA

Sullo scandalo della “pubblicità regresso” dei licei segregazionisti molto si è detto, “Se fossimo in un Paese civile, le aule di tali istituti dovrebbero svuotarsi rapidamente… – scrive Maurizio Parodi – Intanto, si consiglia un pellegrinaggio etico-pedagogico a Barbiana… purificatore, rigenerante…”

MAURIZIO PARODI

 

CI VUOLE IL TEMPO CHE CI VUOLE

Il quaderno Ci vuole il tempo che ci vuole (edizioni Comune) ha ispirato un progetto educativo in corso nella scuola elementare Rodari di Roma: uno dei momenti più importanti del progetto è la giornata dei laboratori (pane con pasta madre, giochi cooperativi, letture animate, scrittura creativa collettiva). Dopo il primo appuntamento nei prossimi lunedì si replica. Apprendere in modo diverso per cambiare il mondo

R.C.

 

A GAZA RICORDANDO LE FOSSE ARDEATINE

Ci sono territori del pianeta dove le parole, anche quelle più segnate dalla storia e connotate da significati difficili da equivocare, sembrano poter perdere di senso giorno dopo giorno. La corrispondenza da Gaza di Patrizia Cecconi ne porta alla luce una di grande rilevanza evocativa: rappresaglia. Un sostantivo che richiama alla mente non solo gli orrori di un passato dal punto di vista storico relativamente recente, ma una valenza punitiva precisa quanto abietta. Eppure, una pratica vendicativa da tempo routinaria e la consueta maestria delle capacità narrative della propaganda mediatica israeliana raccontano all’informazione mondiale che una rappresaglia che sostituisce i bombardamenti aerei ai rastrellamenti e alle fucilazioni diventa un “diritto a difendersi”. Pot rà sembrare assurdo ma funziona, via via ci si abitua, come alla somministrazione quotidiana di un veleno, salvo che non si racconti questa cartomagia illusionista dai quartieri e dai villaggi rasi al suolo della Striscia di Gazao

PATRIZIA CECCONI

 

FETICISMI, MONNEZZA E BUS

La penosa scelta del Comune di Roma di sottrarre, durante la nauseante campagna elettorale in corso, in maniera del tutto arbitraria all’associazione Piccolo America le gestione di piazza San Cosimato, volontariamente trasformata in una grande piazza del cinema, è ormai nota, anche per la protesta di volti noti del cinema. Inutile aggiungere qualcosa. Poi due nostri compagni di strada, Ascanio Celestini e Mauro Biani, hanno trovato il modo per esprimere punti di vista non scontati

ASCANIO CELESTINI

 

SIAMO TUTTI STRANIERI RESIDENTI

Gli Stati hanno dichiarato guerra ai migranti in nome di un sorta di diritto di proprietà sul territorio. In realtà siamo tutti “stranieri residenti”, a vario titolo ospiti del luogo nel quale si vive e si opera, senza alcun diritto proprietario. L’unica cosa certa è che il diritto di migrare è una battaglia simile a quella combattuta contro la schiavitù

LORENZO GUADAGNUCCI

 

ROSA CI TIENE MOLTO A MIGLIORARE IL SUO ITALIANO

Ma il suo datore di lavoro le concede solo un pomeriggio a settimana: a lei dispiace. Racconti da un corso di italiano per stranieri

LINO DI GIANNI

 

CREARE RELAZIONI SOCIALI NUOVE

Cominciare da “noi” qui e ora, creare e sperimentare cambiamento non solo a livello individuale e collettivo ma anche territoriale, produrre cultura alternativa, condividere la propria esperienza… Alberto Castagnola, economista e obiettore di crescita, è da molti anni animatore di reti di economia solidale: in questo articolo prova a raccogliere quelli che possono essere i passaggi importanti per favorire la costruzione di un’economia diversa da quella dominante

ALBERTO CASTAGNOLA

 

A QUANDO LA CONVERSIONE ECOLOGICA?

Siamo sull’orlo del disastro ecologico. Eppure continuiamo a procedere come se nulla fosse. La colpa è di tutti noi, spiega Alex Zanotelli, hanno fallito la politica istituzionale e gli ambientalisti. Abbiamo bisogno di un movimento popolare

ALEX ZANOTELLI

 

IL GRANDE FRATELLO DEL DEBITO

A chi transita in questi giorni nelle principali stazioni ferroviarie, non sarà sfuggita la trovata pubblicitaria del Centro Studi Bruno Leoni, think tank iper-liberista…

MARCO BERSANI

 

DIECI PUNTI PER UN VERO REDDITO MINIMO GARANTITO

A differenza del reddito di inclusione approvato dal governo Gentiloni, quella della Rete dei Numeri pari è una proposta in grado di rovesciare la situazione e contrastare davvero povertà e mafie. E a differenza dal «reddito di cittadinanza» del M5S, il «reddito minimo garantito» distingue tra la congruità dell’offerta di lavoro e l’obbligatorietà del lavoro «purché sia», insomma i suoi beneficiari non possono essere costretti ad accettare qualsiasi lavoro

ROBERTO CICCARELLI

 

POSSIAMO RIFIUTARE LA GUERRA

Non restiamo a guardare: è tempo di avviare la riconversione della Rwm, fabbrica di bombe d’aereo

ARNALDO SCARPA

 

LA FRANCIA DICE ADDIO AL NASAN

Si chiama Nuova Alleanza per la sicurezza alimentare e nutrizionale (Nasan), un programma pensato per sostenere l’agricoltura familiare in Africa che in realtà si è rivelato occasione di guadagno per le grandi imprese dell’agroindustria. La Francia per una volta ascolta il grido dei contadini africani e abbandona il programma

FRANCESCO GESUALDI

 

IL BUSINESS CONTAMINATO

L’allattamento non costa nulla: un bel problema per le multinazionali del latte artificiale. La mancanza di allattamento è responsabile di oltre 800mila morti di bambini tra zero e cinque anni ogni anno nel mondo. Ma il recente caso del latte in polvere contaminato – accolto con imbarazzante e insopportabile silenzio della ministra della Salute Beatrice Lorenzin – ricorda anche al nord del mondo che quel latte non è sterile: naturalmente scrivere “non è sterile” cozza un po’ con il marketing della grande industria

LINDA MAGGIORI

 

AGENDA

 

TRENTO 20 FEB.: UNA STRADA DI LIBRI, PRESENTAZIONE

 

FIRENZE 20 FEB.: ORGANIZZARE LA SPERANZA – NON SONO CHE UN UOMO

 

ROMA 22 FEB.: CONTRO OGNI FASCISMO, CON VALERIO VERBANO

 

 

: INCONTRI ARTE SCIENZA FEDE ALL’ EDUCATORIO DELLA PROVVIDENZA

 

 

 

Cari amici, conoscenti ed affini

 

Vi rammentiamo che

Venerdì 23 Febbraio 2018 ore 17,30

Educatorio della Provvidenza

Corso Trento 13 ( zona Politecnico )

Sala Ambrosia

Ambito “ Amici dell’ Educatorio della Provvidenza “

Incontri mensili a tema su SCIENZA FEDE ARTE

 

La Scienza . Una strada verso Dio ?

Relatore Gualtiero Buechi  ( autore del testo di pari titolo )

La scienza “ o “ la fede ?

oppure

La scienza “ e “ la fede ?

 

“ Intra due cibi distanti e moventi

D’ un modo, prima si moriva di fame,

Che liber uomo l’ un recasse  ai denti “

Incipit Canto IV del Paradiso di Dante

 

 

 

Quanta verità ed attualità in Dante, come sempre !

 

Ma saranno proprio così “ distanti e moventi “ , cioè moventi ma distanti, questi due cibi, “ la scienza e la fede “?

 

Secondo George Lemaitre, prete e scienziato, uno dei padri più illustri della Teoria del Big Bang, vissuto nel periodo trionfalistico della Chiesa Cattolica, i due “ cibi “ sono  distanti  se pure moventi come “ due rette parallele “ che non si possono incontrare mai ( divergenze parallele )

 

Secondo Aldo Moro invece “ due rette parallele “  si possono incontrare per esempio in politica ; vedi  le famose “ convergenze parallele “ del compromesso storico tra DC e PC ai tempi

 

Di questo ed altro, molto “ interessante “,  il relatore dibatterà ed illustrerà ed argomenterà

 

Nel titolo della conferenza c’ è infatti al riguardo un punto interrogativo che prelude ad un ragionevole dubbio

Anche se pare, detto fra noi,  che ci sia una certa propensione verso l’ Aldo Moro di cui sopra…

Quindi arrivederci a Venerdì 23 prossimo venturo

Franco Ottone

 

Il programma  2017/2018 degli incontri mensili a tema SCIENZA FEDE ARTE dell’ Educatorio della Provvidenza

 

Il pranzo con gli alpini avrá luogo domenica 4 marzo alle ore 13 . Ci sentiamo più a avanti. Ciao